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La serata della diva

di Giovanni Verga

- Sublime!... impareggiabile!... divina!... - acclamarono in coro gliammiratori della seratante ammessi all'onore d'esprimerle a viva voce i loroentusiasmi. - Celeste! - le soffiò sullanuca Barbettiil cronista teatrale. Ladivinaimbacuccata nella pelliccia preziosa che la cameriera le aveva buttatopremurosamente sulle spalle appena fra le quinteansantecol viso accesopassò modestamente orgogliosa in mezzo alla folla degli amici che le facevanoala sino all'uscio del camerinoringraziando col sorriso distratto i suoiammiratori. C'erano tutti quelli della piazza.Il principe d'Antonain giacchettacome uno che da per tutto si reputa in casapropriaBarbetti e il banchiere Macerata in cravatta bianca come dei principi;i soliti amici di tutte le prime donne che passano pel palcoscenico dell'Apollo.C'erano anche delle facce nuoveche se ne stavano timidamente in seconda fila:un giovanotto pallido e dagli occhi sfavillanti che tartagliavauna signora invoce di poetessala quale eclissavasi con affettazione dietro agli altri; e unpo' in disparte il Re di cuoricome lo chiamavanoil patitodella signora Celesteun bel giovane taciturno che assumeva un'aria misteriosa.Barbetti scriveva già le impressioni della serata sul ginocchioposando loscarpino inverniciato sulla sponda del canapèelegantissimo e insolentequand'era in cravatta biancamugolando fra le labbra:- AhCeleste mia! Celeste voluttà!... - Lontanoal di là della scena buia e di un caos d'attrezzicontinuava ancoral'applausocol crepitìo di un fuoco d'artifizio. Delle ballerine discinte siaffacciavano alle ringhiere dei camerini soprastanti. Il buttafuoriin manichedi camiciaaccorreva scalmanato. Le stesse voci plaudenti ripigliarono:- Sentite! sentite!... Vi vogliono ancora!... Li avete proprioelettrizzati!...- La divanell'orgoglio deltrionfofece un atto sublime di disdegnolasciandosi cadere quasi sfinita sulcanapèaccanto al ginocchio del cronistae colla coda dell'occhio seguiva illapis d'oro di luimentre rispondeva col solito sorriso stracco ai complimentiche le piovevano da ogni parte. L'impresario venne in persona a supplicarla di«accondiscendere al desiderio del pubblico»arruffatogongolantecolsorriso cupido che voleva sembrar benevolo. -Cara signora Celeste... abbiate pazienza!... un momentino solo!... Buttanosossopra il teatrose no!... - Latrionfatricea cui gli occhi sfavillavano di desiderioebbe però il coraggiodi ripetere il magnanimo rifiutostringendosi nelle spallequesta volta inbarba all'uomo che teneva la cassetta. Ma il giornalista paternamente le tolsela pelliccia di dossosenza dir nullae la spinse verso la ribalta in un certomodo che significava: - Viaviafigliuolanon facciamo sciocchezze -. L'applausoquasi soffocato sino allorarinforzò a un tratto collo scrosciare impetuoso diuna grandinata. Delle acclamazioni ad alta voce irruppero qua e là. E a misurache l'entusiasmo s'eccitavapropagandosi dall'uno all'altrodei visi accesidelle mani inguantatedei petti di camicia candidissimi sembravano staccarsiconfusamente dalla follae avanzarsi verso l'attrice. Più vicinodinanzi aleidei professori d'orchestra si erano levati in piediplaudentie sino infondo alla vasta salalungo la fila dei palchi gremiti di spettatorinelbrulichìo immenso della folla variopintasi sentiva correrequasi un fremitod'entusiasmol'eccitamento delle note d'Aida ancora vibranti nell'aria e deiseni ignudi che si gonfiavano mollementetutta la vaga sensualità diffusa perla salache rivolgevasi verso l'attrice e l'avviluppava come una carezza delpubblico intero - colle mani che si stendevano verso di lei per applaudirla -colle grida che inneggiavano al suo nome - col luccichìo dei cannocchiali checercavano il suo sorriso ancora inebbriatoil sogno d'amore ch'era ancora neisuoi occhil'insenatura delicata del suo petto e la curva elegante della magliache balenava tratto tratto fra le pieghe della tunica d'Aidatrasparente esemiapertaquasi cedendo già all'invito delle braccia tese verso di leimentre essa inchinavasi dolcementecol sorriso tuttora avidovolgendo sguardilunghi e molli che cercavano l'amore della folla. -Proprio così! - stava dicendo il giornalista che aveva fretta di andarsene acena. - Stasera non ce n'è più per noialtri. Siamo in troppiamici miei! Vipare?... Dopo aver dato il cuore a duemila persone... e in musica per giunta!...- E Barbetti stonacchiò sotto il naso del Redi cuori: - Morir d'amor per te!... perteee!... - Il principe sorrise lievementestendendosi sul divano. Maceratamentre la diva rientrava nel camerinoribatté con molto spirito: - Va bene. Vuoldire che noi rappresentiamo l'entusiasmo pubblico... la deputazione deidimostranti venuta a prendere l'accolade!... E la vogliamoper bacco! -Così dicendo fece mostra di aprirle le braccia confidenzialmente. Ellavi mise soltanto la pellicciasedendo accanto al principeil quale le baciòla mano. - Un successone!... un verotrionfo! - ripeteva intanto il coro. Ma essanon dava retta. Sembrava assortaun po' stordita dall'applausoe interrogavasolo Barbetti con uno sguardo insistente. Questichinò il capo affermandosenza dire una parola. -Ci penserete voi al telegrafo? - diss'ella un momento dopo.Barbetti esitò. - Va benecipenserò io... c'è tempo... - Una dozzinadi persone pigiavansi nel camerino. E delle altre teste si ammonticchiavanoall'usciodegli altri visitatori sopraggiungevano: il direttore d'orchestra cheveniva a congratularsi «del legittimo successo»un compositore famoso percercare dei complimenti da per tuttocol pretesto di farne agli altri:- Ahsignora Celestenon ci siete che voi!... il vostro metodo!... lavostra voce!... l'arte vostra!... - Percinque minuti si parlò anche d'arte e di musica. Il giovanetto tartaglionestrozzato dall'emozionebalbettò qualche frase sconnessafacendosi rossodiuna fiamma sincera d'entusiasmo che avvivava le sue guance e i suoi occhigiovanilie faceva sorridere la commediante. La poetessa si fece avanti allafinebisbigliando a mezza voce: - Miacara... Non ho saputo resistere... Quali sensazioni deliziose!... -Il principe si era alzato per cederle il posto; ma essa preferivadrappeggiarsi nel suo mantelloper recitare con voce dimessa un madrigalepomposo. Barbetti che si era messo a sedere sul bracciolo del canapè e laguardava insolentementesi chinò poi all'orecchio della signora Celestedicendole: - Ahfigliuola miasem'innamorate anche le donneadesso!... - L'attricericeveva tutti quegli omaggi negligentemente seduta sul canapècome in tronosorridendo a mala pena di tanto in tantoin aria distrattaquasi tendesseancora l'orecchio al rumore degli applausiquasi cercando ancora il suopubblico delirante coll'occhio assorto che fissavasi incerto su chi parlava. Etornava a sorridere incontrando gli occhi sfavillanti del giovinetto ingenuo chela divoravano. Fragranze rare e delicate emanavano dai fiori ammucchiati da pertuttosulla poltronasulle seggiolesul tavolinetto che reggeva lo specchiofra le quinte: dei mazzi enormidei monogrammi inquadrati su dei cavallettidelle giardiniere che impedivano il passo e che nessuno guardava; un profumodelizioso di vari odori che andava alla testa e inebbriava al pari della musicaal pari dell'amore d'Aidaal pari delle parole sonanti accompagnate dal ritmoarmoniosoal pari degli applausi della plateadei tanti visi accesi per leidei tanti cuori che essa aveva fatto palpitaredi tante fantasie e tanti vaghidesideri che essa aveva destato e che erano venuti a deporsi ai suoi piedicoll'adulazione ingenua e ardente del collegiale che aveva osato mandarle la suadichiarazione d'amore per la postacol francobollo da cinque centesimi: -«Stanotte vi ho sognata... Mi pareva di essere sotto un bell'alberoin unameno giardino... e un usignuolo cantava colla vostra voce...» - oppure collalusinga che era nell'articolo del giornale e nei versi dedicati a lei: «Celestescende degli umani al core...» - «Per descrivere le impressioni veramentecelestiali destate dal canto della grande artista signora Celeste...» - Leparole e le frasi che l'avevano inneggiata in tanti modi si ripetevano in quelmomento vagamente dentro di leiquasi un'altra armonia interioretutte quantele più insulse come le più artificiose; le facevano gonfiare il cuoreegualmente del ricordo di tutti i suoi ammiratori - dall'adolescente imberbe cherizzavasi in piedi affascinatodietro le spalle della mammanel palchetto diproscenioal giornalista che smetteva il sorriso canzonatorio quando le parlava- al diplomatico che disertava il Circolo per leie le offriva le ultime fiammeavanzate dalle emozioni del giuoco e della gran vita - all'operaio che legridava brutalmente il suo entusiasmo dalla piccionaia. - Tuttitutti. - Finl'impresario che si mostrava amabile - fino il telegramma che andava a cercarlain capo al mondo - fino il cronista di provincia che assediava il portiere delsuo albergo - dovunquein ogni piazzafin nelle stagioni di riposoaibagniai quattro punti cardinalisemprelo stesso culto l'era stato tributatoin tutte le linguelo stesso sentimento essa aveva letto in viso ad ammiratoridi tutte le razzeil sentimento che le indicava il valore della sua persona eispiravale l'amore di tutto ciò che riferivasi a leiil teatrol'arteAidaValentinaMargheritatutte le creazioni che incarnavansi in lei. E sentiva amomenti in quel trionfo di séin quell'orgoglio sconfinato del suo iouna tenerezzauna gratitudineuna simpatiaun'indulgenza per tutti gli omaggiche erano venuti a leicomunque fosseroda qualunque parte venisseroe che sipersonificavano in tanti ricordiin tante datedei momenti deliziosidelleparole che le avevano fatto palpitare il cuore un momentodi qua e di là...Chi poteva rammentarsi? Delle fisonomie e dei lembi di paesaggio le tornavanodinanzi agli occhidi tanto in tanto: dei visi che dovevano turbarsi anch'essiquando leggevano il suo nome nelle gazzette sparse ai quattro venti della terrao il suo ritrattosparso anch'esso ai quattro venti della terratornava acadere loro sott'occhio. L'avevano tuttiil suo ritrattonel giornaleillustratonella vetrina dell'editoresulle cantonate della via; i fotografilo tiravano a centinaia di dozzineed essa se lo lasciava dietroin ognicittàa dozzine intereper tutti quanticome dava a tutti quanti i tesoridel suo cantole emozioni della sua animai segreti della sua bellezza.Perché accordare delle preferenze quando aveva bisogno dell'ammirazione ditutti? Perché imporsi certi riserbivincolare il suo cuore o il suo capricciose doveva mutare amici e paese a ogni mutar di stagionese nessuno le sarebbestato grato della costanzase la sua dignità stessa di donna doveva esserediversa da quella delle altre? E una malinconica dolcezza le veniva da tantiricordi confusinello stordimento e nella vaga lassezza di quell'ora. Esorrideva più volentieri al giovinetto bleso di cui l'adorazione ingenua ridavauna specie di verginità a quelle memorie. E il bel Re di cuoricollosguardo supplichevoleimplorava invano da lei quella sera l'occhiata compliceche avrebbe dovuto assentire e promettere... Egli aspettava semprepaziente erassegnatoaiutando a porre in ordine lo stanzinoscegliendo i fiori damettere da partecedendo il posto ai nuovi visitatoridando sottovoce degliordini alla camerierala quale affrettavasi a riporre i regali che brillavanosulla tavolettasegnati da biglietti da visita. Maceratache covava cogliocchi da un pezzo il suonon seppe tenersi dal protestare:- Come?... Senza farceli neppure ammirare?... Senza «farci vedere ilcuore degli amici?...» - Gli astucci allorapassarono di mano in manoammiratilodatisotto gli occhi sospettosi dellacamerierala quale si teneva ritta presso la cortina che nascondeva il fondodel camerino. Si ripeté un altro coro di esclamazioni:- Bello! - Elegantissimo! - Stupendo! - Il banchiere insistevasull'intenzione che esprimeva il suo donouno spillo a ferro di cavallo dibrillanti. - Per dare un bel calcio alla jettatura! - Nella confusione poialcuni dei biglietti che accompagnavano al dono il nome del donatore andaronosmarritiprima che la diva si fosse degnata di accorgersene. Un magnifico vezzodi perle non si sapeva più da chi fosse stato offerto.- Ehgiacché siete tanto indiscreti... Sono stato iolà! - disseinfine Barbetti. Tutti quanti scoppiarono ariderecompresa la signora Celestequasi Barbetti avesse spacciato la panzanapiù matta. Il principe assentì anche col capo. In quella fece capolinoall'uscio un inserviente del palcoscenicosorridendo alla seratante come unoche aspetti la mancia anche luiporgendole a mano un biglietto da visita.- C'è questo signore... Dice che la conosce tanto... -L'attrice studiava il bigliettocercando di rammentarsi quel nomequando entrò il signore che essa conosceva tantoun bel giovane forestieroriccioluto e azzimato all'ultima modail quale però rimase un po' maletrovandosi a un tratto in sì bella compagniaal cospetto della diva in soglioche lo guardava d'alto in bassoper raccapezzarsie di tutta la sua corte.- ScusatemiCeleste... - balbettò lui. - Ho letto sui giornali... Presisubito il treno... Non potevo immaginare una cosa simile... -E com'ella seguitava a guardarlo in quel modo imbarazzantesenzarisponderein mezzo al silenzio ostile di tutto l'uditorioil povero giovaneperse del tutto la tramontanacercando d'aiutarsi alla meglio.- Ettore... Ettore Baroncini di Sinigaglia... Vi rammentate... per lafiera? - Ah!... - fece lei. - Oh! -Ettore Baronciniincoraggiato dai due monosillabi insidiosisi lasciòsfuggire: - N'è passato del tempoeh! -Non aggiunse altromortificato del sorriso glaciale di leiche ripreseimmediatamente a discorrere col principevolgendo le spalle all'amico Baroncinie alla fiera di Sinigagliacon un certo sorriso fine per giuntache avevatutta l'aria d'essere dedicato a luie che gli tolse il coraggio finanched'andarsene insalutato ospitee lo inchiodò al posto in cui era.- Allora - riprese Barbettiquasi continuando un discorso incominciato.- Allora direi che il donatore incognito è già bell'e trovato... E vuol direche non sarò stato iopazienza! - D'Antonamentre gli altri si accingevano a ridere di nuovodisse galantemente alla bellasignora: - Chiunque sia stato l'ammiratoreincognito... Ne avrete tanti!... Volete permettermi di rappresentarlo? -Ella che aveva già indovinato sorridendo gli stese la manoche ilprincipe si mise a baciare ghiottamentefra il serio e il facetosulla palmasul polsosalendo su pel braccio che sembrava inzuccherato dalla polvere dicipriamentre la Celeste rideva quasi le facesse il solleticofingendo divoler svincolarsiesclamando: - No! no!basta! Così ve la pigliate per venti ammiratori! -Macerata reclamava intanto la sua partee degli altri purecortesemente. Solo la poetessa accomiatavasi a labbra strettee il giornalistaagitava il gibus quasi per scacciare delle moscheripetendo:- Viaviasignori miei... dinanzi alla gente... dei forestierianche!... - Il signore forestieroancorarosso dall'emozioneaveva fatto la bocca al riso anche luiper non restar dagrullotormentandosi i baffigirando intornosuo malgradouno sguardoinquietosulla comitiva di cui la sola faccia simpatica gli sembrò alloraquella del bel giovane taciturnoil quale lisciavasi i baffi anche luisorridendo a fiori di labbro anche lui. Di fuori intanto il macchinistastrepitava per far sgombrare il palcoscenico: -La vita!... Signori!... Abbiano pazienza! - Gli ammiratori della cantantecheerano rimasti sull'uscioondeggiavano di qua e di là. Degli altri mazzi difiori furono cacciati nel camerino alla rinfusa. Il cavalletto e la giardinierafurono spazzati via. Si udì un correr frettolosouno sbatter di uscidellevoci di comandoe uno schiamazzar di voci femminili.- Il ballo! In scena pel ballo! - Lostesso impresarioche era tutto miele un quarto d'ora primamandava ora aldiavolo gli importuni. - Signori miei... unpo' di pazienza... Il pubblico s'impazienta! -Se si andasse a cena? - propose Macerata. Lasignora Celeste fece una smorfia che diceva di no. Ma il banchiere torno adinsistere e a farle dolce violenzachino verso di leiprendendole la manoparlandole sul collo in un certo modo che faceva arricciare il naso al Re dicuori e all'amico di Sinigaglia. Barbetti però approvava il rifiuto.- Andiamoci pure a cenama senza di lei. Lei ha bisogno di riposarepoverina. Lasciateli diremia cara. Questa gente non sa cosa significhi unaserata simile... - Il bel Re di cuori infine perse la pazienzaborbottando che non era quella la maniera... Ettore Baroncini in cuor suo fecelega con lui. - Ma no! ma no! - diss'ella. -Andate viapiuttosto! Non posso mica spogliarmi dinanzi a tutti quanti.- Oh! - Perché mai?... - Magari!... - C'est juste mais sévère!- conchiuse il banchiere. - Bello!bellissimo... le mot de la fin!... - esclamò Barbettie intantospingeva fuori la gentecome uno di casa. Il Re di cuori era rimastocercando il cappelloaspettando dalla diva la parola o l'occhiata che essa gliaveva promesso per quella sera. - CaroSereni- gli disse Barbetti. - non facciamo dei gelosi...- Barbettiehi! il telegrafo l'avete dimenticato? - esclamò la signoraCeleste passando la testa nell'apertura della tenda.- Ehno... pur troppo... - A Milano!E rammentatemi anche a Napolidove farò la quaresima... Non lo dimenticate...Vi accompagnerà Sereni perché non lo dimentichiateal vostro solito...AspettateSerenivi do un rigo per memoria -. Elìscrivendo sul ginocchio anche lei come Barbetticolla tunica di Aidasemiaperta che scopriva il fine contorno della gamba coperta dalla magliacarnicinabuttò due parole su di un pezzetto di carta strappato da un mazzo difiorie sporse dalla tenda il braccio nudo per dare il bigliettino a Sereniilquale lo prese avidamentementre dietro la cortinacon un fruscìo frettolosodi vestitisi udiva ancora la bella voce allegra di lei ripetere:- Andatevene! Andate via tutti quanti! - Isuoi fedeli però l'aspettavano ostinatamente dietro l'uscio del camerinoMacerata che voleva aver l'onore di darle il braccio sino alla carrozzailprincipe d'Antona discorrendo con una figurante che non gli nascondeva nullaEttore Baroncini il quale non sapeva risolversi ad andarsene dopo aver presoapposta il trenotemendo di passare per uno zoticoSereni che fiutava unrivale e Barbetti che odorava la cena. Finalmente la bella ricomparve colberrettino di lontra sugli occhiimbacuccata sino al nasoseguìta dallacameriera contegnosa che portava la borsetta delle gioiesgridando Barbetti etutti gli altriche si precipitavano ad accompagnarlaMacerata impadronendosidel braccio di lei che gli era costato uno spillo di brillantiil principestaccandosi garbatamente dalla figurantela quale schermivasi allora coprendoil petto colle maniBarbetti canticchiando: -Andiam! partiam! a cena andiam!... Non dico a voicara Celeste. Voi anderete adormire tranquillamente... Sentirete che brindisidal vostro letto!...- Ah! meraviglia delle meraviglie! Angeli e ministri di graziasoccorretemi voi! - Quest'ultimo complimentoera diretto all'altra diva del ballo «La stella» che attraversava in quelpunto il dietro scenaseminudacolle spalle e il seno appena coperti da unaricca mantellinatutta vaporosa nella cipria e nei veli diafanicol visomordente delle labbra e degli occhi tinti che salutava gli amici e gliammiratori della cantantesuoi ammiratori anch'essi e suoi amiciquasilibrandosi sulla punta delle scarpette di raso all'incitamento della musica chela chiamavaper correre all'applauso che aspettava impaziente lei pure. Iltenorecon cui la diva del canto aveva delirato d'amore in musicae per cuiera morta sul palcoscenico mezz'ora primale passò vicino adesso senzasalutarlarialzando il bavero della pellicciacol fazzoletto sulla bocca. Edessa non lo guardò neppurescambiando invece un'occhiata ostile coll'altradiva della danza. - Nononon vi lascioandar sola... Ho paura che vi rubinoi vostri ammiratori... - diceva ilprincipe che ostinavasi a voler montare in carrozza con leidopo aver messo dabanda tranquillamente Macerata. Ed essa rispondeva con la risatina squillante: -Sciocco!... via! andate via!... Barbetti?... -Sìsìil telegrafonon l'ho dimenticato. Signori bellicosa si fa adesso?Si va a cenaa finir la serata della diva? EhidicoSereniè quantopossiamo far di meglio. Non ti cavare gli occhi sotto quel lampioneche loscritto so io cosa dice -. Ma il principe siscusò dicendo di avere un appuntamento al Circoloe Macerata non si sentiva dipagare anche i brindisi che gli altri avrebbero fatti alla diva. RimaseroBaronciniil quale non voleva passare per straccione o per avaroricusando dipagar da cenae Sereni che aveva letto: «Impossibile per questa seramiocaro... Abbiate pazienza... Sono affranta... Sognerò di voi...». Per altrotutti e due avevano bisogno di pensare alla divavicino a degli altri cheavrebbero pure pensato a lei o parlato di lei. Neifumi del vinopiù tardipoiché Baroncini aveva fatto le cose per beneBarbetticommosso anche luisentenziava: -Cari amici miei... Il telegrafo non sapete cosa significhi... L'impresario...l'agente teatrale... Dei colpi di gran cassa per far quattrini... Siamogiusti... il mondo gira su di un pezzo da cinque lire... Ciascuno secondo il suomestiere... L'arteil giornalismo... tutte belle cose... Segui bene il mioragionamentoSereni... Io sono un artista... Bene... io appartengo alpubblico... il pubblico è il mio amante... Tu sei innamorato di meartista...bene... Se Venerein camiciavenisse a dirmi in certi momenti... Barbettidammi una notte d'amore... Nonoe poi no! -