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LE ANTITESI E LE PERVERSITÀ
di GIAN PIETRO LUCINI
LE ANTITESI


Tomo secondo delle Ironie
E delle Esperienze del Melibeo
PROLOGO




Or faccio il Giardiniere:
non vi han detto: "Coltiva rosai in riva alle paludi?"
Perfettamenteson io e schietto
IL MELIBEO: e faccio il Giardiniere-per-bene.

Ho coltivato e vado scegliendo rosa da rosa
tutte rose innocentiquasi senza profumo:
rose di setadi pannodi velluto;
rose che sembran cameliefrigide e pretenziose
rose di strano e pur comune tessuto.
Immettotra la folla dei concorrenti astiosi
la mia candidatura al Premio di Virtù.

Vi è un Premio di Virtùparmiin Italia
ne traffican Curato e Ministroambo salesiani.
Ci allevanocosìampia covata emerita
d'impostori e di lerci ciarlatani:
son quelli che verrannoall'indomani
in sui trionfi rossiprovvidamente impiccati.

Or faccio il Giardiniere ameno e cortese:
ho pur castratoquitutti li Eroi:
in generale saran dei Fantocci
ese hanno sessolo copriran folto;
tutti qui gridan per l'Ideale;
ne hannoin compensola pancia vuota:
son futuristio quasiper morire di fame.

Lasciatemi ridereun pocoprima d'incominciare:
voglio celiare sopra le pietre del mio proprio altare
sul rito strambo del mio sacrificio!
Ho rosequirose di carta inodore;
non faccio il Giardiniere di corbeilles
dignitoseofficiali e severe?

Di sulla siepe mieto bottino;
n'empio il canestrocompongo mannelle;
ne getto in grembo alle signore
con gesto largo e dispensiero
alle bambinealle vecchiealle verginipure!
Non arrossitenon c'è di che;
regaloregalomunifico.
Voi non sapete che il Poeta è un Re?
Re di valsenteRe di corona e Re del mondo
compreso inferno e paradiso;
il re di Broceliandail bel paese
che proprio non c'è.

Per mazzi di festa
per sopra l'altare
per scagliarveli ai piedi in protesta:
codesta frasca scabra per la cucitrice
zitellona deforme e bisbetica:
unica rosa pel bicchiere fesso
posto sul comodino all'ammalata povera:
e molte rose pel bouquet sgargiante:
due foglie verdi per la passante:
un bocciolo socchiuso all'amicizia:
tutte le spine per l'odio e l'amore:
le spine che cavano il sangue
il mio bel sangue rosso come è rossa la rosa
il mio bel sangue denso ove ciascun s'imbelletta;
tutte le spine che mi buchino il corpo.
Poi la corona classica alla pallida sposa:
ma imperialeincuneatoirto di sacrificio e di passione
simbolo caro all'acquisto dell'inquieta Umanità
il serto in fronte al Cristo pel tempo che verrà.

Or faccio il Giardiniere d'Academia
e non m'attardo a bere nelle bettole
per quanto mi dimentichi a chiacchierare;
in sulla sogliadispenso fiori ingenui e bastardi.
Quante corolle raccolte da sui rosai in riva alle paludi!
Han maturato tardi: ma nessuno vi illude.
Ohper amarvi megliosapessero come fan tutti
- e non lo sanno! - ingannare!
Giàve lo dissinon hanno profumo
né vi celano il serpe di sotto:
- Fratelli mieimalvagie Sorelle
non attendete cotidianamente a divorarmi il cuore? -
Oggile rose mie non hanno più odore.
Libro primo

ANTITESI
Prometeo

Whilst mewho am thy foeeyeless in hate
Hast thou made reing and triumphto they scorn
O'er mine own misery and thy vain revenge.
SHELLEYPrometheus UnboundAct I.

Per non piangere noperché non voglio
che altri mi pianga di codesta angoscia. -
Tra la porpora viva dell'orgoglio
la passional tempesta dentro scroscia
eritto al fortunalesullo scoglio
Prometeo dà se stesso. - Sulla coscia
l'adunghiato carnivoroall'imbroglio
dell'inguine e del sanguedi una floscia
carne si pasce sciapa; ma il pensiero
vagola e la ragione sopra intende.

Turbina dentro al vento la prescienza.

Sta sopra ai ghiacci il sol calmo e severo.

Una valanga d'argento scoscende.

Dettaenorme Prometeol'avvertenza.

Scienza conferma: "A che sformare il volto
nelli insulti spasmodicial dolore?
perché conturbar l'occhioun dì rivolto
al profumato nascere del fiore?"

Arte spiega: "Perché la man che ha culto
grazie di bimbe ed ebbe per l'amore
le soavi carezze- oh quantooh molto
predilette e studiate! - nell'orrore
della moral tortura disperate?"

Dolce in pensiero passan le memorie:
Stavano i tralci pingui e rugiadosi;
noi abbiamo in sull'alba incantate
dei nostri amori le assai vaghe istorie,
e le bocche non erano piagate.

Convien saper far partein grave giro
Prometeoalla sequenza della vita
richiamarci davantinel sospiro
ultimola più dolce e più squisita
voluttà delibata. - Nel martiro
la carne a brani morsaredimita
sorriderà benigna al flavo e miro
uccelloreligiosa e in se contrita.

Ecco,diremo compresi e sereni
la testa sanguinosa un dì tra i seni
d'una gioconda Galatea posava,
maraviglie di vezzi e di giojelli:
ci splendea una corona sui capelli,
ai nostri piedi il mondo s'inchinava.

Diremo ancora: "Ho rapinato l'oro
e le fiamme ed il sole al vecchio Iddio.
Umilemente alli umili il tesoro
volli partecipato; ma quest'Io
fu di superbia intatto tra l'alloro
e la palma composto oltre all'obblio.
Seppi al metallo con rude lavoro
foggiar spada ed aratro e pur col mio
strologar sopra il cielo. - Enorma gloria! -
Il sacrificio innerba la coscienza
coll'opera e conferma la vittoria.
Tumultuano li Eroi fieri e pazienti
si rifiutano ai Re: armati e ardenti
trabalzano li Dei esautorati."

Ma Galatea nel mare assiderato
che ne ricinge ebbe al suo bel peccato
tomba per essi già pietrapoivita.
La fiamma dalla cima scaturita
si spense sulle cenerilo stralo
millenario gravi sull'infinita
sciagura della terra e senza aita
clami l'Uomo percosso e disperato.

Senza amore risposero le rudi
Teogonie astiose. - Ancor dischiudi
Prometeoun gesto di virilità
incatenato al Caucaso ferrigno
a Zeus rinfaccia l'immortalità
rittocalmosolennein sul macigno.

Modernamente prono sui guanciali
giovane inerte complica un suo drama
quotidiano e imagina ospedali
di sogno e d'oppio per l'anima grama.
Se si sveglia delira; i penetrali
dettaglia del suo cuoreindi declama
febre e pazziaostende i genitali
flacidi d'impotenza e senza brama
li soppesa in un ridere convulso.

Prometeo aspetta: livida di noja
s'avvelena la razza a pocoa poco.

Noi veniamo con te: dai pali avulso
scardina il mondo: ribellion di gioja
rida di fiammadomini col fuoco.
Sade
Per Rachilde

Non puoi dimenticare il tuo passato
donde venisti o per quale ventura;
se anche una notte eternaorribilmente oscura
scendesse(oh carità!) sulla tua memoria
se per sempre i tuoi occhi s'acciecassero
e la tua bocca rimanesse muta
codesta enorme istoria è suggellata nella tua carne.

Volgiti. Un'acuta disperazione è la tua vita.
Tu l'hai voluto: chi l'ha ferita?
Chi? Non direnon parlare: taciin silenzio convien sofrire

Non puoi dimenticare il tuo passato.
La tua carne si è fatta al tuo peccato
e il vino avvelenato che hai bevuto
scorre dentro al tuo sangue
Non parlarenon puoi.
Il tuo orgoglio al delitto fu sì enorme
perché fu mostruoso il tuo piacere
Tu hai sorbito follementeamandoquasi in un sogno
come una belva notturna e circospetta
tutto il piaceretutta la gioja.
Così le labra tue alla feritaventose oscene e tumide
succhiandoti s'empirono di vita(moria) non della tua;
ora sì è tuain te per non dimenticareIl tuo delitto sta nella tua carne.

Passan delle creature davanti all'usciuolo della tua tanaadditano
Resta nel bujosolo: senti i passi a morire
Dei volti gravi e freddi stanno in fondo alle speranze tue:
ma i passi s'allontanano al quadrivio.

Pensi: "L'alba mi parve assai pallida ieri.
Ho avuto la speranza che fosse morto il sole!" -
Non è morto: tu non puoi morire con luise fosse morto.
Pensi: "Occhieggian fiori: o fiori dolorosi e severi
religiosi. intenti.
Anime vicino all'agonia accolgono la morte.
Ella era pur così!
Oh! l'aurora rossa; vigilò innamorata innanzi al dì;
del sangue sulle nuvole: avran sacrificato la più bella
la più lucida stella al suo apparire.
Anche qui sulla terra aveano sparso sangue:
certo una gola bianca ancora caldaaperta nelle vene
gorgogliava un rigagnolo d'amore: la bocca alle ferite si slabbrava:
...Ahi! ...No!" -
Pensi: "Il sole fu assai pallido jeri! Morirà!" -
Non morirà.
Passifrusciiun sorriso di pacefuoriall'aperto.
Ma s'allontanano. Certo la porta tua dà sulla via;
non la voglion conosceree ciascuno s'affretta alla sua sera;
ciascuno ha sulla bocca un'armonia
di speranza ed i passi vanno lungi
passi di pacesorrisi di fioripassi di speranza.
Nessuno ha avuto l'ardire di battere forte alle quercie della porta tua.
Ogni passo lontano è una speranza morta.

Semprenel fondo dell'inesplorato
cuore fumiga il lievito fatale;
semprenel fondo del tuo bel peccato;
semprealla soglia della tana tua
sempredei fiori troppo profumati;
sempre nell'Ombra pallida pel sangue
tutto versatopallido di lagrime;
semprenell'ora di cenere grigia
semprenella tua carne
sempre. entro a' tuoi occhi!

Per la sacra e infernale voluttà,
del momento supremo
(ultimo sguardo fisso alle pupille
alle lunghe scintille d'amore;
ultimo grido alle labra straziate
ebbe il mio nome e tacque,)
pel fremito divino della morte,
schiudetemi le porte,
fate ch'io venga di nuovo al sereno, nella casa di vita.
Sarò sempre con lei,
sarò dunque costretto a seguir chi partiva
araldo d'un amore scellerato,
colei che porto dentro, e che mi mangia il cuore?
Per la superba e atroce voluttà,
non un riposo, non la carità?
Un'Ombra grigia ha la mia faccia di sogno
dentro alle tenebre.
Ha tra le mani candide come un raggio di luna?-

Guarda di sotto alle unghie il sangue raggrumato!
L'Ombra oscura non ha lembo di luce,
le mani non si muovono, son floscie e non sono più;
il tuo cuore traduce la vendetta suprema,
batte, s'impazza, trema.
Va esci fuori al giorno: nessuno ti conduca? Vieni con me;
io sarò la tua guida: va esci, che fai?-

Taci! Questa guida perché?
Ah! Ah! sulla gola ... . ... dalla gola, l'Ombra, le tenebre:
queste tenebre viscide di vita poc'anzi sparsa,
ed un riso; ed un riso a cantare,
dalla bocca a spirare in torno a me!-

Non puoi dimenticare il tuo passatocarne della tua carne.
Se hai goduto in un attimo l'eccesso misterioso e grande
fermo nelle tue mani e le tue mani plastiche
l'han foggiato a tua guisache domandi di più?
Hai piantato la croce in sul calvario della tua coscienza
e vi ti sei confitto:
vividentro al sudario della voluttàatroce e sospettosoderelitto.
Aria

Frammento di una "Genealogia"
secondo il sistema del Conte di Gobineau.

Or l'Uomo agricoltorespargendo sementa sul campo
propizia a sé la Terra e il Dio autoctono.
Eglipei quattro punti del grande orizzonte
col pugno teso e gonfio di muscoli e di germini
benedice alla Luna ed al Soleall'Acque lucide ed ai Venti sonori.
E pensa:
Il grembo della Madre si feconda e produce al mio gesto:
e questo è il Sacrificio.
Sacrifico ai Geni nascosti, se inalzo la calda dimora;
se il focolare splende di rutili fiamme all'aurora;
se la mandria, al presepe, rumina sdrajata,
sognando pascoli verdi ed acque pure, al guado che l'abbevera;
sacrifico all'Iddio della Famiglia,
se la Donna prescelta dà figli miei e di mia schiatta,
bianchi, come le nevi del Caucaso gigante,
biondi, come l'orzo che fluttua, all'estate, sui solchi maturati.
Così abbondi una lunga genitura d'Uomini liberi a mia simiglianza.
Essi avranno in retaggio, colla vita, il comando
e le gioje errabonde dello spazio domato;
Pastori e Cavalieri e Marinai,
col pungolo, col remo e colla scure,
dai peripli del mare, ai deserti di arena,
da un Polo all'altro Polo, vittoriosi:
oggi, dall'altipiano, da cui scoscende sdrucciolando il Fiume,
che rispecchia le stelle, o le intorbida di schiuma,
nell'acqua calma od infuriata; oggi,
dall'altipiano iranico,
su cui splendono i fiori e ciarlano li uccelli.
Bigio e verde, tra il granito ed i pini crociferi odoranti,
scala d'un ultimo passo la cupola del cielo:
e domani deserto;
quando per il settentrione e l'oriente,
per l'occaso ed il sud, dilagante,
valanga umana, bionda e rosea, urlando,
rovineranno le falangi d'Aria, infaticate,
dell'Aria, i ben securi, advocati e promessi al dominio del Mondo.
Codesta è Buona Legge, o Figliuoli....
Ode la Terra Madre:
persuade coll'alito denso delle nebbie;
annuisce inchinando la nera testa ai cipressi
col murmure del cedro lato alla brezza:
e val la Buona Legge sopra il campo arato.
La Madre corrisponde:
O Tu, che mi lavori, dall'albe chiare alle equivoche notti,
col tuo braccio sinistro e col tuo destro,
fratelli sull'asta di bronzo che mi squarcia,
a Te confiderò, con lena alterna,
suolo che ti ha prodotto e che ti porta,
Uomo,
l'enorme Ventre mio flavo e ferace,
l'enorme parto flavo del frumento.
Il Cielo immenso è la Tenda perenne,
pronuba alle nostre Nozze divine:
Tu hai labbra d'acciajo per baciarmi,
e tutta la Terra è la tua Patria,
tutta la Patria Tu porti nel cuore, ardente d'imperio.
Domani, in ogni luogo della decliva amante
vedrai sementa bionda, come i tuoi figli di carne,
sparsa e feconda,
vedrai rutilar biade ricciute e fragranti,
come sopra alle spalle delle belle fanciulle guerriere
svolgersi bionde trecce serpentando,
cariche ed ornate
di mirti per l'amore, di quercia per la gloria,
di pallidi ulivi oleosi per le secrete fiamme familiari.
Per Te sarò sempre fedele:
prodiga ed inesausta t'offrirò vigne, granai e pomerii:
ma sarà necessario che Tu mi sia fedele,
sposo possente ed infaticato,
munifico del tuo sesso al mio sesso,
benedicendo all'amore coll'amore.
Odio l'accidioso e chi si niega.
Or, Tu, inquieto, che incroci le braccia,
il sinistro sul destro, flacide e glabre,
davanti al tuo lavoro, culto e religione,
Tu, miserabile accosciato alla porta d'altrui, o senza casa,
vedrai passare il tempo,
l'ore d'oro, d'argento ed oscure,
tornando, dall'abisso nell'abisso,
pigri crepuscoli d'anima, di sole e di speranze.
Vane, Tu, sporgerai le mani scarne chiedendo
pane alla fame ed acqua alla tua sete;
baci all'amore, in vano.
Ché l'Uomo imperiale ti schiverà torcendo l'occhi dall'abbiezione,
gittandoti da lungi il tozzo fermentato delli animali immondi.
Ti porteranno i frusti acidi e l'acqua sciapa,
che si ammuffa nei truogoli ai majali,
o steso in l'angolo bujo della casa che non sarà mai tua,
ma fuggirà dalla tua bocca siziente
donna nostra che vigila il fuoco e contempla le stelle
ne mai ti porgerà labra sincere,
o divorato d'amore e d'invidia,
Uomo accidioso.
Sta, non cercare, non volgerti a chieder di più.
Questo bel cane rosso, come un lioncello,
che protegge i bambini e le pecore, ti addenterà alle gambe,
perché la carità profusa all'ozioso è nefanda,
e Tu vivi come il corvo, gracchiando, pasciuto di carogne.
Tale è la buona legge.
La Terra Madre si ammutagaudiosa se il solco è profondo.
Per l'Anima di un Vaso Infranto

Quinquaginta pars Mediolani non remansit
ad destructionem.
Hist. Rer. Laudentium
Rer. Italic. Scriptorestom. VI.

Il passato e l'avvenire
a fluire ....
G. CARDUCCICongedo.

Ora non piùOrciuolo millenario
uscitoun giornoa maraviglia
dal grembo sofficedalle ipogee viscere della terra lombarda;
oranon più:
ultimo mi soffermoa rammentare le tue virtù
postremoappassionato protettore l'eroiche cronache:
oranon più
rozzo lavoro e pur squisito all'Epoca
fragile conca di vini preziosie d'acqua limpida
Anfora panciuta.
E che ti valse la cripta astrusa ed umida
tabernacolo fresco della mia gente vindice
dentro il suolo fruttifero delli orti suburbani
se delle mani distratte e rapide
travolsero la tua breve fralezza dura
che insiste a rammentar li evi trascorsi
cimelio nobilebacchico monumento?

Bizantino esarcato sul mare
dalle adriache arene riguardava
all'Impero d'Oriente:
occhi d'argento ed occhi verdi e fondi
e d'Adria e da Ravennaal sospirar della brezza dall'alto
riflettevan nostalgiche le iconi al Basileus.
Già Teodorico aveva al suo prestigio
per arte maga e di guerraun simulacro rizzato
milite equestre e bronzeo
in faccia ed a sfida de' flutti
Re di Sole invocato:
ma nelle teche d'oro aspre di gemme
il Cristo antifonetatra il benedire de' Vescovi bianchi
Voci di fiamma e Gesto del Theos
per riti selvaggi e condannetra salmi e peana
accomandòcoll'armialla folla il dominio
e rivolleortodossounica ragione
fede assoluta ed ubbidire.

Rischiaraci od uscito dalle Torri,
--Eone tu, sorgente dello Spirito,
Arca di forza.
Dardo di fuoco,
ed Ala di colomba;
amaci ed ama:
a Te, per Te, volare,
penne d'aquila immensa, alla Tua visita,
l'anima nostra, come un razzo di gemme e di faville:
e sia il Tuo sacrificio a trasportaci,
Vino del cielo,
Bacio ed Ebrietà della Parola,
erotta sul Mondo, fattrice,
d'ogni e qualunque creatura mortale;
a Te, per Te, nel turbine emanato,
assorbici, consolaci;
fecondaci Dolcezza, Clemenza, Potenza,
dentro l'enorme acquisto della Tua Santità,
o Gesù Nazareno, o Imperatore Cristo.

Agni del Theossanguinoso e sarcastico appeso
cui vela il lungo camice stellato
nero stellato di punti d'argento;
Agni sacrificatiimmobili tra i ceri
lo scongiuro accoglievaadattava
e ordinava la sua plebe impaziente.

E Bisanzio ricurvasotto ai domi della Santa Saggezza
ha carezze dal Bosforo e brezze dalla palmifera Asia sorella:
nelle notti lunari graveolente si stende gemella
dispensatricedisputatrice
meravigliosa e rosea;
rosa di sopra al Ponterosa dentro i giardini incepressati
pei festini di Irene e di Teodora;
rosa di sangue all'Ippodromo mobile;
sangue sotto alle zampe dei cavallisul petto alli stalloni
perché goda l'Autocrate sui troni della magnificenza
l'amore dall'incestoe dalle stragi acri fumi di gloria e di clemenza.

Ora sfoggiastiAnfora millenaria
dall'arenaria e dalla creta bigia
qui l'iniziale tua curva molle:
alenavati in contro l'Egeo pacificato
sulla cinta marinase il pollice brunoche ti plasmavavolle
sotto l'acanto e il tetto di soatti
e sul ritmo delli attifigulina materiaassegnarti
forma preclara e consacrarti.

Volle tuo Padre che Tu fossi ventre
ventre a similitudine di femina;
onde il ricolto del tino gonfiasse la creta all'assetato:
ventre a comprendere ed a concepire
sonno per la stanchezzasogni per la speranza
brindisi rosso per l'esultanza.
E volle l'ansa come il braccio forte
di una bulgara e fiera gladiatrice
il pugno fermo sull'anca e stante
a sfida e guardia del tuo liquore.
E volle benedirti sullo smaltoin un segno di pace
azzurra croce sul ventre suggellata;
volle alla croce aggiungere glauchi olivi
e pel martirio rosse palme doppiare:
pace pel vinomartirio pel vino
biondo o porpureo Bakchosreincarnato sulla mistica mensa
Jesus alla postrema Cena della Vita
pei clivi scendenti a vittoria in sul mare
divinità solaredivinità cristiana
ad Eleusied a Sòphia.

L'Egeo dormivach'espresse in gloria
Aphrodite gioconda e libertà;
ritornato dimentico bambino
invocava Maria stella sul Marealli esorcismi gnostici:
sopra all'orbita nuova in grembo a Dio ed al Cesare
si svolgeva l'eterna antinomia
e con mutate insegne trascorrevano l'onde le navi
porfirogeniti al rapido tramonto di Regni e di Numi
tra le nebbie dell'albe ed i profumi
propizianti alle imprese
d'in sulle prore ritti altari emesse e spiegati pavesi
alle promesse di stupri e di ricchezze.

Battono i remi per dove ne vennero
tornano all'Occidente: portano le galee il Leon d'Oro;
Croce rossa e Leon d'Oro
vengono a conquistar l'Aquila mamertina
i diruti acquedotti e le basilichenostalgici di lor patria lontana
ombelico di prisca legge romana.

Orciuolo al sacco di un catafrattario
tra lo scudo e il cimiero appesi all'arcione
ai balzi del cavalloe al tinnir dell'arnese
fosti e per Te la rossigna Romagna
aperse il suo paese:
dalla grappa spremuta ti offerse l'accoglienza
e invitò il cavaliere maternamente a bere.

Croce azzurrasperanza!
La pace non si avanza sulle bandiere imperiali e i corni
vigili alla dianain sul mattino delle brughiere.
Grigio ulivo smaltato: autoctoni ulivi ai pingui colli
diedero all'arrivato salutiarricciando le chiome
sotto al fresco grecalevenuto d'oriente
profumato di resina e di sole:
Te videro lustraresimilitudine
tra li elmile zagagliee il volo delle freccie;
per le battagliepalme dipinte
alle palme del circosposar palme cruenti.

Fragile Orciuolo
per l'arsura e la polvere bellica
hai serrato l'umor delle fontanebattesimo alla bocca
d'una ferita recente al morente.
Sporgevano le labra sizientinell'agonia: -
ohBisanzio a morirnella visione
pianto nel pianto d'oro del sole moriente
o nebbioso e lontano Bosforo imperiale! -
ed hai udito gorgogliare nel sorso
il rantolo e il sospiropostremi aneliti
congiungimenti estremidella Terra e dell'Acqua
della Vita e della Morte
della Carne all'Anima
sotto li occhi implacati del Demiurgo
in sulle fredde soglie delle portespalancate a riceverli.

E pegno d'alleanzaultima funzione
per beghe di popolo armato
in sulle quercie della ruvida mensa:
se dall'aspra Romagna ai nuovi dì
rutili in sulle assisi comunali
contro alli Svevi il rinnovato sangue latino avvampò;
se venne e si provvide alla vendetta
l'Orciuolo ed attestò a patria d'adozione carità sincera;
confessò sopra ai prati abduani e acquitrinosi
e nei pomerii lombardi in fiore
asprigno umore di vite giovani
acqua di pozzo diaccia e medicata.

E venne e volse in giro tumido d'odio giurato
perché ancora le labra ne bevessero
si avvelenasse l'anima
in sull'ansa impugnato come un'arme:
venne pel brindisi di glabri magistrati
mercantipodestà e cavalieri
e per labra sottili e severe
per labra ispide villose e grosse
per assorti sorrisi di monaci bianchi
per acuta ironia violacea di vescovi
tra le croci di ferro e le coccie palmate delle daghe
tra i fermagli di bronzo e di smalto
le corazze di cuojo e d'acciajo;
venne lustrando tra volti rugosi e travagliati;
come l'annosa corteccia del faggio
nel gesto cortese e selvaggio
tra signori e marrani deliberati
fratelli nelle pugne per la morte
falange formidabileirta di pungolidi lancie e di spiedi
il signacolo roseoimprovvisa fortezza d'approccio
lentasolenne e piaal passo mansueto de' buoi
schiera d'Eroie milanese Carroccio.

Stette nel sacrificio della croce rossa croce d'azzurro
Ollae nel vituperio del saccheggio noverò le ruine
sul campo viscido e combattuto:
noverò li incendii per la notte
sopra il braciere dell'ampia città.
Irte le fiamme discapigliate
vivi mostri ruggenti
anime di dolori e di portenti ignivomi
belve flave ad ascendere
su per le stelle
su verso il sole
in un nembo di scintille
per dieci giorni e notti
fiamme a specchiarsi in sullo smalto latteo
rigonfio e miniato del Vaso;
e il Vaso intatto subire
tra le macerie imposta sepoltura di fiamme e di carbone.

Giacque dunque sul rogoassunzione pagana
come dal rogo nacquein contro alla dottrina professata;
giacque rigonfio di storia come fu di vino
e insospettati i secoli passarono
colle vicende dell'umanità sulla sua tomba.
Accolse vicino preziose a suggere
mille radici alacri al festino
della terra grassaper l'alternata vegetazione
gagliardo nutrimento;
e il sentimento della maturità:
desiderò copertanascosta e protetta
di tra i ciottoli erratici e cheta vena d'acqua
sorgiva ed ipogeatra la sabbia e la creta
pace condegna alla propria umiltà.

Testé non più: ai plurimi appetiti la Città
reclama campo più vasto e lavoro
anime umane maggiori e muscoli:
e se la lama forbita della vanga
daga saturnia e benigna concesse
rispetto alla criptal'infranse il piccone;
rimise l'Anfora risuscitata espatriata alla luce del sole.
Sostituiti comignoli alle torrisostituiscono ai gonfaloni
fumanti ciarpe grigie di fumo;
rauche le sirene come i corni barbarici
chiamano alli ergasteri nuove vittime
per le fattuccherie pestilenziali e chimiche.

E ventura a Tese una mano a raccoglierti
Ti levò dalla gleba insudiciatati ripose in onore.
Se in torno a Temiracolo al pensiero
nello spontaneo ricordare di cronache
tessé la poesia simboli e rimpianti
e ti affidò nel volo delle imagini
che suscitan le tue antiche forme.
E s'io amai assaggiare la terrache Ti avea conservato
seppi il sale del sangue di mio Padre
e li latte della Madre in sul palato.

Anforafosti:
il Tempo come un fiume ha già estuato
sopra l'Epoca fosca;
per vanto atavico e religione
si ripresenta ancoranella nostra coscienzasenza lacuna.
Futuropresente e passato
fermentano del pari; la mente aduna tutti i motivi
sul tornear comune che ripete queste attuali possibilità.
O Vaso infrantonon abolito
canta la storia nella mia memoria
canta dai cocci tuoi; ricanta un sacrificio
Orciuolo millenariola nostra e tua passione
nel frangersi di questa ultima nobilità.

Per l'anima di un vaso infranto il XV Luglio del MCM.
In lode al Mosto

Uva parit dulces, sed sole coquente, liquores,
Qui recreant homines, qui recreantque Deum.
Sed cessent radii solis, lux aurea cesset,
Nullis erit Bacchus, frigida vitis erit.
Anonimus

En toi je tomberai, végétale ambroisie,
Grain précieux jeté par l'éternel Semeur,
Pour que de notre amour naisse la poésie
Qui jaillira vers Dieu comme une rare fleur!
BAUDELAIREL'Âme du Vin

Aujourd'hui l'espace est splendide!
Sans mors, sans éperons. sans bride,
Partons à cheval sur le vin
Pour un ciel féerique et divin!
BAUDELAIRELe Vin des Amants

Raggio di sole caldo e profumatoVita del Mondo
e Sangue della Vita
vena d'oro flagrantenell'istante giocondo e nuziale
col sangue rosso della terra incita
bacchico ardore.

Vena porpureatrillantelucente dentro al bacino bruno della tinozza
rivolo capziosoun capriccioso
fumo d'ebrietà svolgesi e satura
l'aura autunnale.
E sotto alla strettoja della vite gema l'umore fervido
e cigoli la vite dentro al ceppo.

Ceppo proboscidatooscuro e dubiosotto alla volta bassa
megaterio mecanicoprotende la mole del suo peso e del suo corpo.
Frangonsi l'acinifrangonsi le grappe;
giri la vitecigoligema e prema.
Oh sangueoh sangue puro della Vitesignificazione;
sangueuniverso lievito di Solesangueal Sole sposatofresco e dolce.

Oranella maturità ampia dell'annole giovanili forze
s'accrescono di linfe porporine;
oraal profumo dell'ultime rose sfacciate ed orgogliose
i miti fiori della Morte sposano
l'odorati sospiri delle corolle fragili e piccine.
Ma la porpora e l'ori delle selve e i rumori
lungo le frappe e le forrele belve e a ricercar selvaggie
or fulveor bigiese i cani in lenti giri
o correndo la mutane discovan le tane ascose;
ma le risa alle vigne e dentro ai clivi
empiono di giulivi rivolgimenti la campagnae godono
questi saccheggiatori della messe materna la dovizia!
Latrar sui corni squillanti al massacro
sacro sonito e bellico al tepore del meriggio cortese
cantar la bocca aspersa dal liquore recente
e giuochi di mano e dita brunepreste e lascive
dentro al corsetto delle villanelle!
E i Fauni alla squisita esistenza de' boschi sulle Ninfe
gettano le bramose occhiate lucidee la Ninfa acconsente.

Evohé! dal tino fermenta l'amore!
Schiacci la machina; vortichi al sole
fascia d'oro corruscal'impeto feminile.
Puntan le braccia sopra le barre
gonfiansi i muscoli
le terghe incurvansi;
voli la ridda da torno al palo
voli nel solevoli faticavoli entusiasmo;
rida la vite nel ceppo gravee gemano le grappe;
il vino nasceil vino bulica;
evohé dal tino fermenta la gloria!
Eal vento della corsaecco le gonneimporporate cappe
scomporsi e svolgersi
scoprire e dimostrare
le gambe sode e l'anche volontarie;
ed il bustoguaina sulle spallerigonfiarsi alli sforzi.
Rivolo scorre limpido dal canaletto nella tinozza.
Evohé! dal tino augurio ai baci anonimi.

O riso feminile! Queste nuche protese e sudanti
spirano un'altra grazia; hanno dedizioni
pei baci sotto ai vellicanti e buoni
profumi di quest'aria ubriacata.
Così concedersi e così amare?
La possessione immensa; tutta la terra venga nel respiro
dentro le vene; e venga il bacio iniziale e fervido
sulla bocca anelante
Amore!
Ridda alla ridda e nel torneo del palo
la gagliardia feminile; al mosto
captivansi quest'ilari fanciullecaptivansi i garzoni.

Orauna vecchia brunaquasi a covar gelosa sulle botti
intende alla bisogna e bada alla fatica;
Munifico l'Autunno ci ha prodotto, come un Re Mago,
dalla promessa pampinosa, il frutto:
tutto il villaggio giubila nel balenìo tiepido ottobrino.
Munifico l'Autunno il sangue della Terra dona alle nostre vene.
- "Rosettail damo aspetta impaziente"
- "Claraperché la bocca vi è più turgida e rossa?"
- "Ninaquesta mattina è un incanto d'amore
sopra alle saccheggiate pendici pruinate".
E vi son dell'accesi occhi che guardan basso.
- "A me! A me!" - "Darete a me il fiore di questo vino dolce!"
- "Oh nonon dolce mai come il tuo bacio"
- "Taci!" - "Via!" - "Sususu!" Dicon le belle.
E la vecchia: "Col giro della vite sulle vinaccie gonfie
trabocca il vino fin sopra le doghe".
Giri la vite e rotei sui perni allo strettojo;
e le ragazze tendono i collispingon le braccia.

Il Vinoil Vinoil Vino!
O ricolto nell'Isole Egeeo dalle vendemmiate sabbie perverse
della biblica Sodoma;
o sopra ai pergolati fiesolani (l'olmi mariti n'han malinconia);
o sui gradi scheggiati delle creste abduane
mentre muggono le mandre ai larghi pascoli;
(cerulo volteggiar tra i massi e il muschio dell'onde alpine e vergini)
o biondo come una capigliatura gallicain faccia al Reno
e nei castelli spremuto; o pallido e salato come un capriccio isterico
spuma e profumo di donna incipriata;
VinoFalernopei festini classici
(le nude gesta della mitologia!) -
Vinomistero e rivelazione
sulle candide mense cristiane;
il Vinoil Vino!
Cratere scintillantenel divino
istante della prima agape fraterna
corno bruno e ricolmoche si alterna nelle parche sissizie
tra le scolie e il peana si conserva
sotto il liquido tuo consentimentola patria libera.

Tazza di vinotazza di sangue!
San Graal gnostico fiamma: ma il vino del delitto!
Vino amaro e veleno nelle gole dei pezzenti angosciati;
il vino de' peccati delli oziosi si intorbida e dà feccia
aceto e assenzio. Vino senza speranza al condannato
vino macabro e denso al sabba della morte.
Triste sorbire dalla tazza estremapoi che l'incalza
partenza all'avventure sconosciutedel fuoruscito;
lagrime dentro al vino; ed il vino di Giuda.
Voli la ridda da torno al palo
voli nel solevoli faticavoli entusiasmo;
il vino nasceil vino bulica;
evohèil vino suscita l'istoria.

Aromati di gloria!
Una memoria pervicace e pagana
si plasma dentro ai fumi cordiali.
Erano i geniali giorni della virtù sincera e grata
erano i trionfali ditirambi all'Iddio
Dionysosle lotte ed i trionfisacrificio e vittoria.
He-van-he! Dall'Egitto in Fenicia
dall'India in Grecia; e i cimbali profetici
fremono e squillano!
Simbolo imperituro della forzasimbolo di natura;
al carro aggiogansi le tigri gaje e fulvele fauci rosse aperte
il carro ruotanelle battaglieevohé! e stride
fiammeggia fra nubi di fiamme.
Meteora!
Insanguinato Jakkosanche il supplizio destinavi alla carne
poi che la carne-mito pasca d'idee l'uomo
e sia certezza alla rivelazione
incendio siderale!
Jesus bacchico e pallido: l'Adoneesangue come il vino tuo
piangon le donne frigieBacco d'istoria e di fantasia;
sull'ara fumigadi recente cosparsa di sole di sangue e di vino
il caprone sgozzato: si impersona la tragedia.

Manei boschi di Traciale Baccantierto il tirso esiziale
insanguinano i pampini di vino e d'assassinio
colla morte d'Orfeo;
ma dentro alle Suburre capuane e tiburtine
il baccheggiar delle spumanti ancelle a Licisca vicine
se il gladiatore male accetta l'offerta del bacio.
Edentro all'aranceti (riva protesa alla carezza molle
del mar partenopeo)rincorrersi affannoso;
e il timoroso pastore abbandonarsi alle lascivie;
Baccanti vincitrici.

Ederafienotuberose e verbenecorone semplici
e corone spavaldele mani calde delle vendemmiatrici
hanno contesto sui fronti in sudore.
Vada il trionfoe suggello rimanga il segno porporato
sull'ubero maternodella grappa schiacciata
e sia deliziosa alla materia questa strage di viti e di cuori.

Noi ridiremo al calice spumante la nostra elevazione,
noi bacieremo dal calice le labra a pena tolte la bocca del garzone:
pensano le fanciulle.
Noi bacierem la nuca, nella corsa vertiginosa,
in torno a questa machina divina, la nuca alle ragazze
offerta a noi nel laborioso desiderio bacchico:
pensano i giovani.
E tutti: "A noia noi! Sususu! Giri la mole
franga la macina; vortichiriddisvolga il lavoro
la forza orgogliosa ed eccitata;
il vinoil vinoal sole!"

Vino, ristoro delle vecchie vene, farmaco alla podagra,
fuoco della vecchiaja; vino, liquore, oh vino, giovinezza della terra,
vino, maturità dell'anno!Pensa la vecchia e grida:
Le giovanette a' nostri tempi meglio sapevan spingere
e sapevano amare!E poi sorride astuta
stende la gonna e sciorina il grembiulechioccia umana
sul tinoforma bruna e golosa a covare.
I giovanili ardori servono alle cantine
zeppe di botti, fresche ed opime.
Su, su spingete!

Raggio di sole caldo e profumatoVita del Mondo
vena porpurea trillante e lucenterivolo capzioso
scaturiente sotto il peso enorme della primordial machina oscura
dentro alla volta bassa si assicura
il fatal vostro congiungimentoo sangue della Terra
o fiamma dell'empireo:
evohéla ridda da torno al paloruota nel vino
ruota nel sole; evohéil divino mosto
consacra l'agonia imperiale e rossa all'anno.
Libro secondo

CRISTOLOGIA
La Prima Alba di Maggio

Una via attraverso alla campagna. I prati sono ingemmati di fiori e si ridestano. Le ciminiere delle officine urbanenella nebbiasi profilano lontanosenza pennacchii di fumo. La luce irrompe dalla chiostra celeste. Una brezza scompone mollemente le chiome arboreetenere e novelle. Prevedesi una calma giornata di sole in un'epoca nuova. Indistinta armonia.

Voci dai prati

Fiori: un amore incita
linfa nuova alli steli
sulli sfaceli delle cose cadute e sui detriti
dei palazzi superbi ed oziosi - Fiori:
Che un sangue vivido incolori i petali viventi e cortesi:
esui paesi della gramignala rosa si sposa
al gilio imbalsamato

Le campane

Noi prolunghiamo un giubilo che il rito non consacra.
Invidiando alla lucela nostra squilla vuol esser luminosa.

Una voce

Egli è giunto!

Le campane

Ed i gufi notturni spaventati fuggono all'oscillare
del bronzo: oh! Ve' le stanche ali remiganti volgono al nido tra i vecchi merli
ch'innonda la luce.

Una voce

Voi avrete una pace.

Voci dai prati

Fiori; s'aprono i cuori
nel dì beato e senza condizione: l'aria conduce
a torno una parata di forme nobilidi forme giovani.
L'anima ha preso forma: e l'augusta torma
danza nel ritmo infinito del Tempo.

I sussurri

Vengono dalle case passi allegri.
Essi batton sul suolo in ritmo dolcecome battono i cuori nel petto
in questo giornoarmoniosamente. Che sperano? La brezza è calda e profumata.

Voci di una folla lontana

O giocondo sentire di più grati profumi; tenerezze alle piante rinnovanoalle stanche
membra lena al lavoro di domani.
I sussurri

Li uomini sognano ancora; forse non anche
han visto il mutamento.
(Una Folla di Contadini e di Operai passa sulla via; s'incontranosi fermano e parlanoalzano li occhi al cielo ed accorgono qualche cosa).

I contadini

Non sitivan le piante giorni fa? La pioggia della notte
passata ristorò l'ardore.

Li operai

Le machine stridean nelle officine: poi si fermar d'un tratto.

I contadini e li operai

Questa luce novissima pare.

Un contadino

Io vidi creature fluttuantisopra l'erbe e dentro ai colonnati
delli alberi: m'invitavan a loro e lunghi bacid'in sulla punta delle dita
inviavanmi. L'erbe fremeano: nebbie si stendeano: qua e là sorgevano
steli tra ricchi fioriecom'io passavasi rialzavano dai margini
coi calici a tentarmi fin sopra al petto: ed anche dalle oscure capigliature
delli alberi si protendean figure fino alla boccasfiorandomi le labra.
Li armenti riedevano e le giovenche sferzavansi i fianchi colla prolissa ed infioccata coda
li occhi desiderosi: lungi il muggito dei bovi. - Io pensava: "lavor senza febre e dolori
o amar soavementeper mezzo delle messi; amor che dona il calice squisito
delle labra e che dà la fonte pura della vita! Amorprofumo dell'esistenza!"
Fra tanto s'accendevano le stelle e la luna accennava a comparire.
Io ebbi il principio rivelatore che qualche cosa doveva giungere.

Un operaio

La Città de l'industrie strepitava nell'assordata diana dei martelli:
fuoraper l'aria densascarsi lumi a tremolar tra i vapori adagiati sui tetti delle case.
Io stava alla vigilia: le machine russavano; nel bujo a tratti a tratti per i sotterranei
qualche lume a risplendere: colli d'acciajo tesilucidi e forbiti
suste d'acciajoruote d'acciajovorticavan nel buio. Fruscio di stoffe
e gemer d'acque e sibili compressi e stridere di lime
oltre al russare immenso. Io invigilava al moto. I colli
vorticavanole membra si stiravanoa scatticadenzate
e le seghe passavan sui metallisenza arguzia di denti famelici
e come un olio lubrificava tuttoe bambagia all'udito facea
intoppo: ma le viventi machine russavano: fremean nei sotterranei.
Poidi tra un roseo fumosulle botti di rame inchiavacciate
vidi esprimersi un grigio sembiante: non vidi l'occhi né la bocca;
nulla vidi di forma che m'indicasse una presenza umana:
pure credetti che ella fosse donna. E non parlò: non accennò
ad alcuno. Distintamente fu uno smuover di veliun aprirsi
di pieghe prolisseun prosciogliersi dolce di cintura;
e alcuni veli cadderoe alcune membra apparver luminate
tra i veliche il desiderio della vista intiera per quel bel corpo
ancor mi punge... o forse fu un delirio. Quella nebbia
fantastica e grigia si librò sulle machine nel roseo vapore
giganteoltre la volta e sui martelli in moto. - Io colsi fiori
varii fiori di acuto profumo.

Un contadino

Se non fu sognoquesto s'ugguaglia alla mia avventura.

L'operaio

Odorai di quei fiori e uscito fuoriall'albadopo la sveglia
laboriosaparvemi altro mondo la terra.

Il contadino

Come a me in questo punto.

L'operaio

Poi che scoppiò il primo tuonoquando l'Apparizionesforzando
la volta ascendea verso il cieloohl'acciajo s'incinse d'un pensiero!
Sciolse il grembo la Forma umanata e fu sorriso sopra le machine.

Il contadino

La mia donna è pregnante di promessa: raggia il ventre rotondo ed opimo
come vidi raggiere a torno all'ostiesopra l'altare.

Li operai ed i contadini

Questa è la prima aurora:
i Principi destini han stabilito in noi l'essenze prodigiose.
Nel candido mattinoi flutti oscuri del mar vengono placidi
sulle scogliereai baci delle roccieed il rumor del bosco
ora c'incanta con accoglienze nuove all'inno delli alati.
L'aria palpita d'ignorate ebrezze; profumi senza ambagi
si sprigionano ai sensi: fiori vediamo ancora sullo stelo
che già produsse fiori. La tenebria crolla
muro di ramein contro al volere delli Umili imperanti.

L'operaio

La mia progenitura di velidi fiori e di fumi
mi pose in man lo scettro d'un pensier che non ha pari.

Il contadino

Il grembo della mia Donna ci apporta tale dono
umanatocui lo sguardo dei potenti non potrà sostenere.

L'operaio ed il contadino

Questa forza si svolge per noi all'infinito;
poi che la notte pronuba appresta all'uno un corpo
umano ed all'altro una machinae in quel punto di sopra
alla materia si compivanell'uraganoun duplice volere.
Noi abbiamo volutonoi abbiamo regnato procreando
e fu il piacer sovranopoi che si volse il frutto ai posteri aspettanti.

I contadini e li operai

E noi saremo i Padri di chi dovrà regnare; già la semente gonfia il seno della Madre.

L'operaio

O Cittàe alla fine riassunta nella tua gloriaper cui non stanno
invidiose chiostreo liberata! Canteran sotto i raggi del Titano
come l'uccelli al riaccendersi in ciel dell'alba purali uomini
emancipati nel lavoro; squilleran l'inni del giorno della festa
per le donne e le bimbe ch'han penatoe fuggiran lontano i vecchi
retori ch'obbligar il silenzio sopra le rosse labra. Anima mia
tu canterai nella feconda fatica; anima miach'hai ritrovato
compimento di sopra alla terra dei padri al tuo sogno incantato!

La voce

O lasciate che scenda il mio grido per la pianuraa richiamar
colei che solitaria pena!

I contadini

Odi dal cielo clamare a vittoria!

Li operai

Odi la rispondenza
al nostro cuore!

Il contadino

Odi la vecchia annunciazione sorta per incantoquifuori
sulle stradeche passano tra i campi e che conducono alla Città!

L'operaio

Io vengo
dalla Città.

La voce

Ecco la grazia della Quietudine: ogni cosa si mostra
nel suo aspetto! L'ora è venuta: il Sogno è mortoil Figlio è nato!

Un borghese tra la folla

Che voglion dire queste oscure parole ch'odoma che provengono da bocche strane!
Che vogliono sapere questi barbari ch'io mi veggo a torno?

Il poeta al borghese

Oh morituroconvien sostare
e credere fors'anche. Umiltà vi spiana intendimento al mistero.

Il borghese

Io non credo.

(Una limpidissima atmosfera incombe: li alberi sembrano dissolversi e diafanarsi nella raggieraed il volto delli uomini spira infinito sentimento celestiale. Quasi nessuna ombra danno le cose poi che tutto è lucetutto movimento: sembra che ogni cosa si veda vibraresecondo le leggi di natura di questo paradiso.)

L'operaio

L'Ora novella rifulgediamantetra l'ombre del sospetto
in fronte a quelle nebbierapide al corsoprecipitanti a vuoto.

Il contadino

L'Ora novella è qui: il sogno si risolve e si rinfrancan le membra
sulla terra. Di qui non onderan le fonti
sopra le avare glebi ribelle e proibite.

L'operaio

Né le viventi machine
le membra d'acciajo volgeran alla bisogna d'altruiche nulla
fa ed a dolore dei condottierise quel Bambino è giunto.

Il contadino

E ancor la Madre pia tra li animali che son naturaall'alleanza
dolce producerà quel suo fiore di carne: e fermi li animali
staranno a contemplarlo.

La voce

Egli venne col Sognoe pur al Sogno
diede sostanza intera. Egli è incoronato di mirti e di olivi
e sta su tutti i Templi d'ogni religione. Due sole ha condannate
tra le cose terrestri: Egoismo e Ignoranza.

Li operai ed i contadini

O portento: ogni cosa si ridesta
ferma e soave alla nostra coscienza ch'ogni cosa ignorava. O portento:
credenza al sopra naturale or non ci accieca piùda che sappiamo
come si plasmi in noi tutto il creato.

(La Folla si prostra sulla strada. Solo sovrastano il Borghese ed il Poeta. L'umiltà dell'atto in tanta luceappare sublime. Confuso ed ispiratoprima lentopoi errompente e fortissimosi svolge il cantico.)

Li operai

Salveo Sogno del Mondo fatto carne!

I contadini

Salveo Cristallo
fermo di Giustizia!

Li operai

Salveo Lievito santo di Sapienza!

I contadini

Salve
Coppa di balsami eterni!

Li operai

Salveo Rosa dorataod Alleanza perenne
avanti all'Arca di tutti i Popoli!

I contadini

SalveStella surgente in sul mattino
Re dei profetiintemeratoinviolabilesalve!

Li operai

Salveo Raggio splendente
d'Amore!

I contadini

Salveo Stella del mar pacificato.

Li operai

Salveo fiore di Gloria futura!

I contadini

Salveo Fortezza dei nostri lombi e Bastone sicuro per la via!

Li operai

Salveo Martire santo per l'Idea trionfata e universale!

I contadini

Salveo Consolazione d'ogni penaPargolo redentore delle lagrime
dei Padri!

Li operai

SalveSorriso d'incominciamentoprestigioso Aspetto!

I contadini

Salvespargente grazia ed umanato Spirito di pietà!
Allelujah! Allelujah! La mia Donna s'incinse del Messia;
io m'inchino a quel seno che racchiude la promessa incondizionata.

Li operai

Allelujah! Allelujah! La mia Mente
S'incinse della Ideabandiera tesa e ferma in contro
alle Barbarie; e come spiegherà la sua divisa il gonfalone
al vento la faccia della Terra sarà tutta mutata!

Il poeta

Nulla vi dice al cuore questo cantico libero e giocondoquesta canzone verginale?
Nelle mille coscienze che clamano a vittorianelle voci del cuorequiosannanti
voi non udite in voi la rispondenza amata? Non un grido di donna o di fanciullo
vi commuove le viscere? Lagrime non vi scendon dalli occhi? Voi non avete senso?
Voi non sofriste mai? Non aveste già mai una gioia? Il vostro cuore è muto?

Un borghese

Perché tentarmiperché irritarmi? Non voglio altro sapere.
Voi un rogo accendete e tanto sangue volete spargere d'innondare la terra
dentro l'Idea s'abrucia l'ali e s'impaluda. Sobillatore di coscienze
pregate pace.

Il poeta

Rassegnazione? Ma domani
chi regge avrà paura di questa preghiera rassegnata
che serra molte cose inesplicate per lui. Ma domani chi regge
scruterà pei ventri feminiligestantitorbido e sospettoso
fremendo a quelle intumidite viscereche forse dentro pregnano
l'avvento minacciato. Il ventre feminilara d'offerta
dà l'attuarsi oscuropredestinatopreludio sanguinoso
delle rivelazioni.

Un borghese

Serpe! Non volgete le mani alla famiglia
alle sacre memorie delli avi. Come vuoi che ti credase tutto ciò è parola
condannata?

Il coro dei contadini e delli operai

Allelujahallelujah!

Un borghese

Cantico di Chiesa: la vostra religione scimiotteggia la vana
e decrepita. Dove l'avviarsi a conquista? Voi tornate alla Chiesa col vecchio inganno;
voi fantasticherete per i posteri: Cristo spiròmitesopra una croce: Voi frabricate
vento di sopra al vento. Lunga stagione fu per snebbiarvi la mente dal fumo
delle fattuccherìe. L'Avi nostri vi diedero la vista pura: voi l'intorbidate.
Pontificate salmi senza redenzione. Lasciatemi quieto. Lasciatemi goder di questa
mattinata: son troppo vecchiovecchio goliardoa cui piacevolezza
svolgono le miserie che contemplae tento ridere.

Il poeta

Sofri per la vecchiaia! Ma sai tu
se domani così misera e sola s'abbatterà sul capo del lavoratore?

Un borghese

Non tentateminon parlatemi più.

Il poeta

Sai tu se la tua donna
ti morirà di stenti e di faticheavanti il temponella grama
casasospirerà ripositravagliata; avrà sete di fiori e di gioconde
visteper sempre niegate a lei; sai tu se il tuo figliolo avrà
mai fame nel bel tempo futuro?

I contadini e li operai

Cammineremo nella vita astretti
di corone di roseeingioiellate le frontile fanciulle sorrideranno a quel nostro passare.
Verranno li animali gravi al passosalutandoci in tornoi fratelli animali.
Allelujahallelujah! Poi che in questo nataleuna Forma si smuove
insperata dalli occhi invidiosi.

(La luce si attenua in cielomasopra alla Folla inginocchiatapersiste un globo di fuoco. A poco a poco l'aspetto del paesaggio ritorna consuetamente a dimostrarsi. Il Borghese sta ritto ed il Poeta tenta amorevolmente di piegarlo colli altri.)

Un borghese

Non credonon credo più!

Il poeta

Inchina la fronte!
Tal vento ideal qui passa che rovescia anche i troni. E piega le ginocchia!
Questa forza non teme rivali! Questa litania non invoca la Vergine o Dio;
non i Santinon i Re; non è ringraziamento a diniegato
benenon vaneggiar d'isterismo. Coscienze umane parlano
il sentire universo di tutta una famiglia; troppo ha soferto
l'uomotroppo ha piantotroppo ha sperato ancora.
Allelujahallelujahecco il Messia che porta guerra
e pacee la Regina Arte a Lui s'inchinagli apre il cammino
tra i roveti acuti egli infiora il sentiero. Già gli spalanca
la porta del tuo cuore. Inginocchiatipassa in questa aurora
il soffio dell'Idea fatta Azione. Inginocchiati: il Re del Mondo
nasce: Uomofratello all'uomoUomoVittima e Dio sopra
l'uomoper l'uomo redento.

Un borghese

Che è quel globo di fuoco che sovrasta
sopra il capo delli umili inchinati? Che è mai il turbamento
che mi prende?

La voce

Io distendo qui l'ali late e fermeche difendon
la terra dall'oltraggio d'ogni folgore pazza d'Iddio.

I contadini

Non vedi tu
quel fuoco su nel cielo?

Li operai

E non senti il tuo cuore alzarsi a Lui
fuoco anch'esso odoroso sì come fosse attratto?

Il poeta

Anima! Io vengo
in te. Il mio corpo ha raggiunto la perfezione.
(S'inginocchia.)

Un borghese

Oh potessi pregare; potessi credere! Sgorgan lagrime amare sopra la tomba
de' miei figli e della moglielà dove piangon tutti; solo rido ai nepoti
superstiti. Non odo forse il nepote più caro cantar con quei pezzenti?
Io vorrei credereio non posso pregar che alla memoria?
Io ritto sfido qualche cosa che non soforse quel fuoco che intimamente
amoma che non posso ancora venerare. O fra tutti costoro
io che non abdico alla mia fermezza e non mi piego
al sognonon son forse il più pazzo ed il meno felice?

Il contadino

Io sono nel divino fanciullo!

L'operaio

Io son fuoco tra il fuoco siderale!

Il poeta

Io mi sublimo in questa umiliazione come un Cristo risorto.

(Tutta la Folla è inginocchiata; lentamente il Borghese si flette e cade colla faccia a terra.)

Le campane

Suoniam gioconde la liberazione: ora i gufi acciecati si sbatton nella polvere
coll'ali inutili. Il nostro suono è luce.

I sussurri

Tutta la terra palpitacome un gigante buono.
La rosa bacia il gilio: e la spiga il papavero.
L 'erbe soffici e verdi preparano i giacilii delli amori.
Fiori. Nei cuori germina la certezza.
Nella purezza del cielo immensurato
corre un beato fremito. Sanno e riposano.
Cristo di Fiandra

Un Borghese

Ecco risplendon corazze e cimieri
in fondo della viain questa dubia oscurità d'androni:
poi verran molti onesti alabardieri
dall'una man portando doppieridall'altra l'arme.

Una Ragazza

E in fondo?

Un Borghese

Dove?...Ah! Il Capitolo abbaziale in belle stole
mitre e bastoni curvi ed ermellini.

Una Ragazza.

Rifioriscon gilii rose e viole
sull'abiti prolissi.

Un Borghese

Son ricchi assai di fiori di sete e di velluto.

Una Dispensatrice di fiori

Calici e petali lungo la viaarmonia di colori e di profumi
vado spargendo perché verrà sul ghiaccio e nella neve:
ohli olezzi invernali son più miti più leggiadri e squisiti
tra le brume ed il vento.

Una Dama

Dalle secrete viole accompagnati
i pifferi sommessi intonano un concerto che non mi so spiegare:
sembra un riso di bimbo nella culla od un lamentoma dolce
ma lontanoma benigno: tutto mi molce l'animo mio angustiato.

Un Barone

A che pensate Signora?

Una Dama

Al fantolin che nasce in un freddo presepe
per liberare il mondo.


Un Barone

Pensate ad altro; al giocondo festino
di domani.

Un Mastro d'opere

Son pur lontani i dì del caldo solecompare
e le squillanti opere dell'incudineed il penar astruso se pur caro
dei nielli sopra le daghe forbite!

Un altro Mastro d'opere

Ed a chi portan per le vie in pompa
non sentito nel cuore un risveglio d'amore? Io sentoche passano
recando in trionfoil figlio nostro benedetto.

Un Giudeo

Ehiehiridatemi il berretto
un berretto di sciamito a punti d'oroehigalantuomomarrano!...

Un Impertinente

Portate panno giallo di Amsterdamun'altra voltabello caro alle forche.

Delle Voci

I lanzii lanzi! Rubacchionifurboni. Guardate le coscie ragazzine.
Guardatevi la borsa.

Quella Ragazza

Ed il Bimbo?...

Quel Borghese

Più avantiin un cestello di freschi
dentro candidi lini di bucato.

Un Pezzente

Quanta ricchezza sul suolo nevicato.

L'Araldo

Largo al corteobuon Popolo di Fiandra!

Un Astrologo

Sarà la Salamandra accoppiata al Biscione
od il Leone col procace e cornuto Caprone?
O l'elettro all'argento? Un corno d'oro dentro le storte
io forse troverò domani all'alba. Oh felice mattina del tesoro!

Un Giovane Signor

Rialzate la cortina alla lettigabella Signora.
lo intravedo un giojello di volto tutto raccolto in teneri pensieri.
Beate cure! Porgetemi le manie sian sicure
le bianche dita tra le mie serrate. Udite il salmodiare:
giunge lento e cordiale ai motti d'amoreall'intenzioni
pure e sereneSignora. Or cantan tra le nubi a stuolo l'angiole:
ahma la vostra voce che non ho ancora udita è più che celestiale.
Su via una parola.

La Signora

Siete ardito perché son sola; ed importuno
or che passa il corteo.

Delle Grida

Al fiumeal fiume ed al bitume bollente
questo giudeo. - Che c'è? - Che hanno fatto là giù? -
Del sangue? - Pace; passa la rosea pacefantolino ridente
e penitente sulle vostre sciagure e sui delitti.

Una Fanciulla

Poco fa nel passar dei Derelitti vidi asciugarsi l'un l'altro le lagrime
baciarsi sulle gote e piangere di gioja.

Il Pezzente

Dopo la grossa biada del convento. Eh! Vi son fiori commisti colla neve
pure il vento è crudele alle mie lividure.

Un Bimbo

Veggo persone oscure passar davanti ai cerimamma.

La Mamma

Non guardarle: domani avran volti mutati
come snebbiaticalmi e sorridenti.

L'Araldo

Largolargo buon Popolo di Fiandra.

Un Filosofo

Egli è tra i Due il Terzo nel Mistero;
nel trino aspetto dimostra carità
quindi verrà sacrificato spargendo lagrime e sangue
per chi langue ed ancor non lo comprende...

Il Giovane Signore

Voibella miavezzeggiate dietro alle tende...

Il Filosofo

...ed allora d'un nucleolo e capire
dentro a un severo giro di frasi
e si crede per cuore quant'era facile alla coscienza d'amare.

Il Borghese

Ecco il Capitolo è svoltato: entrano le bandiere
nelle severe ogive della basilica. Odi l'organo!...

La Ragazza

Sono l'angioli che cantano!

Il Borghese

Che folla! Umana siepe fa il popolo
da torno all'adorno corteggio.

La Ragazza

Ecco un seggio: e vi siede?...

Il Borghese

Un gran Signore.

Il Pezzente

Dai lucidi arabeschidalle collane d'orodalle ingemmate dita
e dalla cagna preferita ai piedi accovacciata che si lascia portare come il padrone
da livreati cialtroni di staffierinon vivremmo noi tutti in letizia?

Uno Stuolo di Giovani

Le graziosele bellein tutte l'ore
festevoli alla danzale profumate
cinte di preziose raritàincanto del cervello
e tormento del cuoredispensatrici di bianchi favori
favori di sangue e di carnele Cortigiane!
E sotto al velo come male si cela lo sguardo irrequieto
e come punge fuori e come indaga alla bracchetta e al gruzzolo;
se prende l'uzzolo d'una proficua nottele Cortigiane!
E nel pio seguitar la comitivaoh non danzano ancora
muovendo l'anchemuovendo il ventrele Cortigiane.

Dei Vecchi

Zittizittia corteo si va con pie intenzioni!

Lo Stuolo dei Giovani

Questi vecchi cialtroni catarrosi!

L'Araldo

Largolargo buon Popolo di Fiandra!

Il Borghese

I Consiglieri. Li Scaccini e il Prevostoe tra li Arcieri il Boja.

La Ragazza

Quanti fior'quanti lumiquante perle.

Un Giovane ancora

Delle fanciulle in vesti lilliali sembran stelle a vederle
tra le flagranti fiaccole.

Le Cortigiane

Api dorate in fondo al mel del bacio
conserviamo un veleno; pure un sereno
incantamento sgorgan le pupille.
Van dalle armille cupree scintille
e dalli anelli con i giojelli della notte impende
corruschii alle fiamme. Amiamo il vino
ed i liquori fervidi ai cuori della spumante e vaga gioventù
e i seni aderti in belle pose
sopra a letti di rose accogliam le carezze saporose...

Mormorii nella Folla

Zittezitte!...

Un Hidalgo

Fate largo villaniio discendo dal Cid.

Il Pezzente

Un regolo di ferro catalano tra le costole nobili al Signore!

Mormorii nella Folla

Zitti! - Passa il portento - voi profumate di [...] e d'ambre fini - O beate le coltrici che vi copron ragazza e vi sorvegliano lungo la notte e i sogni! - Ah! Ah! -Signor!...- Lanzo briaco! - Il vino è meglio assai della birra: il temporale dello scorso ottobre l'ha guastata alquanto - Oh desiderii al cuor che non si placa e tenta l'infinito - Passapassa di tra le torciedormee un angiolo tra il verdee in paradisopassanel viso ha la sovranità del mondo! -GesùCristo! -

La Mamma

Occhi di cielo in gran serenità
bocca scarlatta in tutta maestà
volto divinoe bionda umanità!
Ho paura del fascino insistente
che emana questa carne fatta simbolo!

Il Bambino

Mammail fratello Gesù ha vicino
Il Bove e l'Asinello.

Il Filosofo

Or sta tra l'animali in compagniasimilitudine
della veniente e pia sublime carità.

L'Astrologo

La congiunzione tra il caldo e l'umido:
questo ci esprime la figurazione della coppa d'argento
piena d'acqua cui un serpente attorce.
E il sangue d'un bambino tra l'azzurre pietre d'un mar lontano
le corna di narvali e tre penne di stridule civette
dentro alle storte fumanobruciano e danno...
Che danno? Ah! ah! Una pepita d'oro dentro al fegato
del Basilisco torbido.

Il Borghese

Santosanto pel cuore e per la mente
santofigliuolaquesto arcano passare.

La Ragazza

E il riso della bocca piccolina!

La Folla

Passapassali angioli cantano a stuolo dentro l'aria che trema

Coro di Voci in Cielo

Noi distendiamo l'ali tra le Stelle
silenziose enigmatiche sorelle
allelujahallelujah;
e diamo il canto alla Natività.
Noi siamo i Demones
sorti all'altari
profumi rari
dei cuori che non temono:
Siam l'ideali forme della mente
uscite fuor pei Cieli a proclamare
e senza ambagi incondizionatamente
il futuro che avanza.
Allelujah allelujah!
La Terra tutta candida raccoglie
il lievito dell'anima cenerita
in un corpo di Bimbo;
la speranza secreta
dà fiori e frutti all'azione sperata
Allelujahallelujah!
La Terra non s'abbuja
se noi cantiamo in cielo.

Coro di Voci in T erra

Noi bruciamo d'amore
senza timore diamo pegno di pace
colla destra impellente: l'odio si tace
fugge lontano dentro le tenebre.
Il guardo afferra nuove luci e attende
sul camminopel tempo che verrà
la stella nuova dell'Umilità.
L'Umili son predestinati al fatto
dell'eterno a venire;
freme il sentire nuovo alla coscienza
e volgon là sicuri forti e senza titubar nel cammino.
Rosso rubino della cintasopra la Povertà
distilla una Virtù per il ben fare:
poi che nello sperare e nel sofrire
sta la vita e l'ardire
dell'opere mirabili.
Il Cristo esseno e i pescatori

Per i bambini che verranno

Sinite parvulos venire ad me
Novum Testamentum

Nimbo di Sole in cielo senza vento
ultimo bacio di compiacimento
bacio d'oro sul Mare
stanno secrete alla coscienza care
fantasime nel vespero;
stan lunghi sogni e molle estasiare
dentro alli occhi delli Umili

Orcome fa il tramonto imperiale
sulla piana marina
la porpora all'azzurro disciorina
il suo colore intenso e augurale:
l'Anima stabambina
nell'immenso raggiare
bella vittima e altare
sacra passioneintenta al divenire.

- " Son l'acque avare:
la tartana rullò sotto la vela
turgida e benedetta dalla croce
lontanoper il marove si vela
conoscenza di case sulla spiaggia.
Le reti brune
furono immerse
salir piangentilucide e leggiere.
Questa notte vi furon delli incanti
maliziosi sull'acque:
ad alcuno qui piacque
d'affatturar la pesca:
forse l'hanno stregata nelle grotte
in fondotra i coralli.
In vano l'esca
tentò la cupidigia: i pesci non v'accorrono.
Aspetterem domani? Ose non raggia
lume di Fede e di Speranza ancora!
I nostri figli gridano per fame.
Onell'aria selvaggia
impeto strano di vento sui volti
dei naviganti
al sorger dell'aurora;
ed udimmosul ventoacuti pianti
strazianti
nella trascorsa notteein giù rivolti
a minacciasull'albero veliero
dei vapori attorcenti e materiati
in un dragone impetuoso e fiero;
ohnotte senza luna!
Quindisorrise l'alba;
spaziavan d'ora in ora
dei veli biondi e rosei;
poi risuonò uno squillo:
una argentea campana in mezzo al mare;
e dopo una canzone
una nuova canzone di mestizia.
Animeabbiam faticato troppo
senza mai rallegrarci
anime rosse erette
per la Consolazione all'Ideale.
Abbiam visto i Bambini e le Bambine
guardarci in volto e chiedercia tormento
in un breve momento
di passione
il perché della Vita.
E l'occhi erano fari
l'occhi splendidi e cari
li occhi magici in fronte alle Bambine!
Anime! Siamo stanche
di sofrire e di piangere;
animevaghe per il mondobianche
come nubi sul cielsenza riposo
all'eterno viaggiare.
Anime! In questo vespero
ch'è una dorata gloria
preme già la Vittoria e ci rinfranca?
La carne pigra e stanca
ora s'impenna d'ale?
Per l'empireo fatale
ed incondizionato
sorge un nuovo perché
e rovina il passato?" -

Muta preghiera si svolge e s'accusa
dalle labra indurite al maestrale.
(La ghiaja della spiaggia
par d'oro fino e irraggia;
le reti brune stese
ricamano la spiaggia).
E quella rozza man a cui il sale
ch'è bruno aspetto di cosa marina
sopra l'acciajo s'affina
e prestamente
scorre le maglie
nervosa e grossa
a rattoppare.
Non così gentilmente
le fanciulle riaccomodano i veli
per la vicina festa;
non così lesta
la mano bianca e lunga è in sui mestieri.
Ma vi sono de' Bambini a cianciea giuochi
e a raccoglier conchiglie:
e dentro all'occhi loro
a cui intende un prestigio immagatore
trascorrono dei misteri
delle rivelazioni
delle conciliazioni: ...
ed eccoecco ...
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Il Sole discende nel Mare
ed il Mar si solleva in sino a lui
tumidofresco e avido a baciare.
Qui s'integrano i giovani ardimenti
che non s'ammorzan se pur cali l'astro;
l'innocente esistenza
giovanetta qui si veste di una gioia
per i baci sperati.
Festa nei cuori candidi e pei nidi
festa d'apoteosi:
i fiori rugiadosi
fremono sullo stelo.
Poi che lungo la spiaggia è questo amore
cosciente e fermoma non senza rimpianti
e sonper l'ariai biondi incanti
di letiziadi lucee d'esultanza
è il Destino acclamato e vincitore
che sul Futuro avanza!

- "Che è maiche è mai! Dai nimbi
una raggiera emerge!" -
Dicono i Bimbi
e lasciano il sollazzo.
- "Che è maiche è mai?
Codesta fiamma va dunque sull'acque?" -
Dicono i Marinai
e lasciano il lavoro.
- "C'è un velo in la raggiera!" -
Gridano in coro.
- "Velo scarlatto e nobile
petalo fresco di rosa montana
più lucido del sole!"
E sotto al velo ecco una forma umana;
benedice ed impera;
pallida come un gilio,
svelto da una bufera!

- "Egli sorge! Egli incede!" -

Egli inoltra sull'onde
s'aprono molli e lucide
dove pone il suo piede
germoglian spume candide
e cantano gioconde.
Ma per dove Egli passa
non lasciano sentiero.

- "Ohla Porpora viva!" -

Viva come il suo sangue
profuso enorme dono
per l'amor di chi langue.

- "Egli è tutto una fiamma!" -

Fiamma sorgente in cima della Vita
flagrar d'incensi per questa tradita
Umanitàdelirio e sacrificio
sul bieco meretricio
del braccio e della mente.

- "Egli è giunto alla riva;
è il Gesù che largiva
lagrime e sangue a noi
affaticati eroi.
Noi ci siamo abbattuti
l'un contro all'altro tremando di fame
sospettandoci muti:
Egli parla e nutrisce
di coraggio e d'amor questa fatica
che teme l'indomani." -

Anacronismosimboloe mistero
col volto esangue nobile e severo
Egli accennando detta;
non promette vendettama vittoria
e sommuove l'Istoria.

- "In ginocchioin ginocchio; ecco il portento
che sospira dal mare e tende al cielo:
in ginocchio!" - I Bambini
muovono verso la rossa apparizione
tenendosi per mano.

Egli disse sovrano:
- "Sono il Cristo Gesù di Galilea:
come un dì per le rive patrie e apriche
lustro per la plebe
gentedisconosciuto alle nemiche
avidità d'imperio.
Venni tra voi
poi che in cuor mi portate.
Ed io son tutto voi.
Nell'animo indagate
mi vedrete morire e benedire.
Conosco il Pietro e il Paolo ed il Giuda;
ma il Giuda non prevalse e n'ebbe scorno.
Ho nepente pel corpo che vi suda
nel diuturno lavoro ingrato al pane
per l'animo che sofre ho la parola.
Nessuno s'impauri e mi respinga;
la grande Idealità
il capo vi recinga
d'un diadema pungente
se questa pargoletta Umanità
che mi attende sperando
lieta sommette e dà
fiori e sorriso
al redentore.
Ohma il sorriso è smorto
ed una spina è il fiore.
Non importa!
Le febri e l'agonia
incoronan la Morte
come a me sopra al Golgotha
d'un cerchio siderale:
e non v'ha poesia
e fine nella vita
se non nella squisita
pena del perdonare
poi che li altri sorridono.
OhBambini! Vi bacio sulle gote;
domani il vostro braccio
rinnoverà la terra.
Ho infranto le catene secolari
ed ho vinto l'oblio
per sempre Uomo-Dio".

Dissesparì.
La tenebra: ed il mare
sulla spiaggia languiva
come morisse
per compiacenza di blandizie rare.
Libro terzo

INTERMEZZO LUNATICO

Au ciel antérieur où fleurit la Beauté!
Mais, hélas!

MALLARMELes fenêtres

Da tutti i metalli si fondono campane diverse, e pur si conciliano armoniosamente nell'orchestre. Così la luna sempre varia nelle fasi del suo mese, e pur unica.

OLDRADOLe Cose Nuove
Luna classica e piena per le lunatiche

Lunai polledri s'inalberano territi;
ecco la faccia tua pallida e lucida
dalle ogive smerlate delle nubi
Lunaa risplendere sopra le vie.
Vie di Roma e di Atene
bianche come le schiume del mare
le grandi vie dell'umanitào mitica Selene
ripide tra i cipressi eroici e i pini italici
erti ed espansi sul cielo tragico.

Ecate; a te uggiolano i levrieri serpentini
alita il fresco tra la brumaarreca sito di belve;
nel boscoun tempietto di marmo protegge
il tuo simulacro di bronzo.
Bramiscono le damme; rispondono i cervi;
battonsi i levrieri colle code le costole;
apron le fauci- trabocca la lingua rossa-
sorbiscon bavapregustano la preda sanguinante.
Snelli e feroci a Te riconfortano
Ecatescudo di rame sospeso
l'ora che affolta la caccia selvaggia.
I cignali grugnisconofrugano tra le ghiande
stanno in agguatoin ascoltofuggono nella frappa.
Scintilla al tuo riflessocome un'amazzone armata
la tua statua di bronzo nel tempietto.

Iside doppia in cielo.
Li elefanti discendono sulle rive del fiume;
copioso aspirano le proboscidi il bevere.
Traluce una falce di Luna
dalle palmeai papiri stormenti.
Tornano all'isole rosse di fioriper l'acqua
i fenicotteri; navigan tra le rose
divelte dai rosai colla corrente.
Dall'azzurra sorgente del Nilo
corronsquittendole scimie verdi e sacre.

- Rodope n'accolse una divina bestia
compagna alla mensa ed al talamo. -
S'impauriscono agili e ironiche
dalla spondaal giunchetoalle rame
caprioleggiandopensilia grappoli.
Bruni tondeggiano al raggio massicci e catafratti
li elefanti e passeggiano tra li uccelli porpurei svolazzanti;
giuocan coll'acqua; improvvisan fontane d'argento;
crepita il getto dalle narici e scroscia.
Vedi aspirata coll'acqua una rosa;
s'indiamantaspiccata nel volo
come la piuma scoccata col dardo;
questa s'offre sacrata
Isidepel tuo gemino sessoed eletta.
La profezia parlò: - Mormoran pianti e gemiti;
Luna trapassa; agonizzan le scimie di languori;
la falce corrusca s'oscurascoscende
dietro i monti di Libia.
Livido è il cielo: la fattura si compie;
il cuore delle vergini boccheggia di passione.

Persefone dell'Hades: i colchici di Lete
distilli nel vapore della sera.
Appari loto funebreche alla tomba compiace.
Le giovanette morte hanno tra i denti
coll'oboloun fiore di loto
sopra le labra lividegelato l'ultimo soffio;
così pagano il valico eterno.
Kore purifica! Bacchico Kurios protende la piota;
trabocca di sangue e di vino:
solare Adone risorge per morire nello stesso istante
sopra il tappeto delle capigliature
recise in dono delle donne di Siria
sui cestelli intrecciati de' giardini fittizii ed appassiti.
Occhio geloso: per Te li abissi del mare si gonfiano
come il ventre materno e si riversano sopra le spiagge bionde.
Estua e sgorga verso di Tedal sesso
al segno rossosangue e frenesia.
Senti pianger d'amore e delirare
sul marmo millenario dell'altare
le inutili fanciulle ardenti ed infeconde
geloso elettropupilla giallasul cielo e sul mare?

Eurimene fila dalla conocchia d'oro
per un vario lavoro di matassanella notte maligna.
Vede le lupe grigieprotette nel covodiscendere;
venire per le steppebalzando e latrando di gioia.
- ArtemisDeaFebea!
Sorella nell'Ortigiaombelico all'Egeo;
Foibos divise con Te la sua luce
quandoper sette puntiil Carro di Boote
s'aggeminò sotto al trono di Zeus;
quandodall'arco seminator di morte
come volestihai Tu scoccato il dardo alla moria
serbasti Ifigenia pallida e tremante dal culto rituale.
Eurimene fila dalla conocchia d'oro
i mirabili incanti della notte;
si svolgono le lane colorate
occhio gelosoaffatturate.

SelenePersefoneIsisEcateLuna
pentagramma stellare.
La tua malia si protende dalla febre al desio;
verso la Sfinge precipitasti Edipo;
reggi li amori proibiti e li incesti
che interrompono l'ordine del mondoe incalzano il dimani.

Dehva! Ogni cosa tramonta colla Luna
ogni cosa che amiamo;
il tuo corpo di luna si difende dal Sole che ritorna.
Hai veduto morire la notte?
Fuggiamo il dì che rasserena.
Quando nasce con Foibos riprova
la silenziosa nostra carezza
l'umida e tumida celebrazione.
Il Soleche domina nudo
sul mondo coi baci del maschio
apre feritecontamina ed uccide.
Noi ci baciamocolli occhiDehva
silenziosamente; occhi di luna e di stelle
e sappiamo morire di gioja
senza spargere sangue
senza mai possederci
le labra sulle labraamantisorelle.
Parade

J'ai seul la clef de cette parade
RIMBAUD

La Lunaa quando a quandoama mostrare
languidamente le sue nudità
ambrate e rare:
orasbuca da specchi nubilari
oras'invola alli occhi curiosi
oraprofuma tra nubi languenti
oradisfuma in tenui vapori.

Eccoall'istanteorbe magnifica
affaccia il ventre e si rigira
dolce e melataofferta e piana
pandemia alata del molle cielo
ad ogni stella che le vien presso:
mase sospira un alito di brezza
eccoscoscendere pare alla terra
languidabiondatenue carezza;
s'adagia e si riposa
in cima ai colli folti di verzura
nel seno di un giacinto
nel cuore di una rosa.

Ohla frescura!
Dondola il pioppo la rama oscura
la lunga ramora canora all'alito!
etra le ramorepassa silente
e riverente il bacio della Luna.

* * *

La Luna non s'addorme nei boschetti
per quanto prediliga CaccieSilvestriPastorelli e Ginnetti:
guizzasgusciasi effonde
dalla frappain sull'onde.
L'acque fremono al raggio:
salgono a lei per ribaciarla in bocca;
l'attirano nel gorgo per berla intimamente
per possederla liquida come l'argento colato
frigida e smortacattiva come un filtro fatato.

Or son gorgoglirisa commosse
sciacquii indecisifresche promesse:
gemiti stridonose gemon li spruzzi
strepiti azzurri e stelleggianti
di fuochi erranti
sulla criniera ispida e grigia
dell'onda neratonda e callipigia.
Quindiin sordinaun trillar piano
spunto in cadenza a morire lontano:
propone il la la Rana assorta
a governare l'orchestra:
interza presso il Grillo
un lesto compromesso
tra le tenebre e il dì;
li riassume una Voce; li trasforma
nell'inno lucentesigillo di note
l'imprime in sull'acque
in sul cielocosì:

* * *

- "La Luna!
Sopra ai rivoli d'argento
sommessitrillando ai vicini
salici inchinati;
tra le nubi fuggentio pallid'Astro
di prezioso alabastro incandescente;
la Luna!
vigilatrice nel Sonno:
stanno i convegni d'amor sospirati
dentro alla selva e i prati che s'addormono.
Io rilevai la man gocciando stille
fosforiche scintille
dal rivolo lucente del tuo raggio
e m'aspersi la frontee ne profersi
all'amata vicina.
Ohserene promesse oh incantamento
ohfelice momento del tempo avventurato!
Un sospir ti raggiunge nel viaggio
Lunae ti ferma alcun poco ad attendere:
tu lo assorbi col fuoco pallido del tuo volto;
il sospir si è rivolto e scende a me
tiepida gocciola
lagrima tiepida
bacio di luce
nota d'amore
sulla mia boccaprotesa a beverlo." -

* * *

Ohle bell'acque s'incantano e fremono
sotto lo strascico dell'imperiale
frigida Amanteperfida Amica
sterilenobile e vagabonda!

Ella sorge stillante; si riasciuga
le membra neghittose e lattescenti
macerate in un bagno medicato
dall'ambra acida di bergamotto
dentro alla chioma bionda
di una nube che incontra e corre via.
La nube tremula in leggiadria;
sorpresapallida si trascolora;
dietro una scia di rosei veli
lascia guizzandocome il pudore
delle intraviste sue nudità.
La Luna va.

* * *

Non par che fumi
come un Pascià
dal corno fossile di un cupreo chibouck
il suo sogno d'Oriente
coll'oppio dispensiere
pel mitologico vecchio verziere
se si addormenta
grossa e rotonda
sopra un sofà
di turchesi imperlati
semi scoperta in mezzo all'alone
che le sopporta le sue beltà?

* * *

Miracoliapparir nel plenilunio
disegnati sull'orbe completa
palmizii e case e il cane sacro a Persefone
pozzo e villano con la falce in mano
vecchie streghe che accorrono al sabbato
vieti perché di fiaba e d'illusione.

Ma se Boschita il teschio scialbo
spicca dal busto d'Huytaca curva
sulla fattura a condensare
gilio e tamala composti in droghe
sanguinolente lo sferra all'empireo;
ruota il teschio nel vuoto della notte
cangiante cresce come un opale:
il sangue si raggruma sul lembo delle nubi
climatericopiovespasimando.

* * *

A pocoa pocoLuna enigmatica
volgi e ti posa dietro al dorso dei colli:
calati umilia sull'ultimo rossore
estremo cilio socchiusomentre trabocchi in giù.

Sbattesvolazza; nera virtù
membrana tesa di pipistrello;
ti stampa invidioso sulla faccia
l'ala protesamezza larva a fortuna
per le brillanti maschere del cielo
ti affattura a risorgere opportuna.
Saporosi vapor' teneri e molli!
Frusciasospirocon alito di brezza:
passacarezzasulla frescura
sulla verzura impietosita
al morir della Luna
dentro la selva discreta.
Filo di luceoltre al dorso dei colli
o Pallidissima-Irrequieta
piangi in silenzio l'androgina avventura
Insaziata-Complessa dell'Amore?

Ginandremuor la Luna
alli angiporti delle vagole nubi
la Luna strana che vi assomiglia
riversa confonde di sotto le cilia
lunghe e perverse l'iridi revulse
le spegne nel patema convulse!

BaciateviGinandrepiangendovi in faccia
tentandovi i senile gotele labra
stringendovimutel'una l'altra le braccia
irresolutefebrili:
scioglietesui prati soffusi di umori
sui fiori in vigilia di luce
nell'ultimo sguardo morente
pur l'ultimo velo;
estrema non vi copre di reti d'argento
di labili intrichi di perla pallenti
pur nude e vestite
Ginandre bruciate d'inutile amorela Luna?

La Luna è morta:
piove lagrime e sangue dal cielo profondo
ne allaga il mondo.
E che? Avvampa ed abrucia
nel cuor dell'orizzonte
un sesso incandescente;
lo vedete flagrare imperiale
ritta divinità sopra l'altare?
Riempie l'orientescoscende dai monti sul piano
fecondaSoledi germini nuovi
l'utero sitibondo delle Spose e del Mare.
Miraggi di luna

Eccolaa puntobalena
tra la frappa e il torrente indecisa
brulica sopra il greto dentro la bigia arena;
è bagnata di luce lunare
corrusca come il petto di una imagine
esposta in sull'altare:
vedi la Caravana
sul margine del bosco
come pitocchi imperiali al bivacco
d'un umorista Roman comique
personaggi di conto dalle tele istrioniche
personaggi d'amore e di passione
dentro ai sogni ebefrenici?

Qui sta; e manda da torno la sua gente
a riconoscere il passo nel torrente;
etra i cespugli bassile lancie verdii cuori
aperti ed accoglienti delle languide foglie d'acquitrino
tra i bianchi e rossi fiori del margine
brillano come li occhi del pavone
verdi d'argentoverdi d'oro e porpora
d'oltre le piantei riflessi dell'acque intenebrate:
poil'ironia ripone; a mò di prospettiva
l'estetico indecisoal di là di uno stagno e delli alberi
di sfondo velato di Città confusa tra le nuvole.

Messer Grande impacciato s'avvicina a Madama:
- "Madamaè una follia!" -
- "È un capriccio squisito;
sento la nostalgia della Città;
in questa eterna amenità del Regno delle Fate
noi ci siamo oh! quantoahime! annojate

- Ma passare lo stagno non si può!" -

- "Voi lo dite Messere!
Convien pagarvi per Tesoriere
se non ci è lecito ogni e qualunque cosa;
il 'non si può'napoleonicamenteè bandito
d'oltre i miei stati
mi sia concesso o no.
Passeremo lo stagno; è un capriccio regale
passeggiar pel Palazzo Comunale colli arguti Scapini
parlare col Prevosto de' Mercanti
farmi inchinare dal Podestà.
Ho prurigine fresca e curiosa
d'uscire dalla 'routine' della divinità
per farmi una Preziosa e blaterare
per le frequenti vie della Città
a seguito di 'snobs' e di borghesi." -

- "Oh Madamaconsideri l'incongruenza enorme;
la Città si riaddorme covando pranzo e cena
la faticala fame e il disonore.
Non ha festoni appesi
non drappi alle finestre
non orifiamme in piazza
sciorinatedistese pel fausto avvenimento
non luminarie aeree sulle torri e li spalti.
Li arcieri alle balestre sonnecchiano appoggiati;
le rane cantano dentro i fossati:
Madamanon è il caso
d'importunar ConsiglioVescovo e Generale
per grattarsi sul naso d'impazienza e dispetto
lasciate d'urgenza la coltrice e il letto
intiepidito dalla tonda e canonica metà
per un vostro reale e malsano diletto!" -

- "Preparate di che passare al di là!" -

- "Sua Maestà vorrà dirmi però come!
Noi non abbiamo parco di pontoniere.
Ella crede un piacere
passare a piedi scalzi le pozzanghere?
Ed i catarri? e i raffreddori? e le ostinate corizze?
Ma è stagione di bagno o pediluvio?
a pena dà il suo bagno la Colomba
e il Vento Marzolino ed inquieto
ci spia sull'alto delle Roccie al balzo.
E vi saran molti gradi di meno
oltre il fiorito confine del Regno;
raggricciato il mercurio permaloso
rifiuterà salire in sul termometro.
Quindila mota del lubrico pantano
V'impegolerà i piedi: oh! delitto bruttar l'estremità
rosee e delicate e sacrosante;
ohsacrilegio pungerle sui ciottoli
insidiosi tra la melmaaccorgere
guizzar di biscie lotofaghe e cieche
incavigliate tra tufo e tufo
libidinose a salir sui malleoli
con fredde smaniglie incerchiando le gambe!
Indiil resto ed il peggioMadama."

Siete improprio Messere!
Ritenete da vero un Laghetto minuscolo
il più gran mare dell'Universo?
A voi la Primavera serve, mi par, d'ambra grigia
vi deprime e vi umilia:
vi soffoca l'ardore, certo fittizio, delle lunghe serate invernali
vendemmiate alla fiamma del 'cognac'.
A Noi la Primavera allarga il cuore.
Voi temete lo Stagno, Tesoriere
e rimanete tutto il dì racchiuso
tra i sucidi segreti delle Banche?
Rivedete di notte i 'Mastri a cassa dei Comptoirs d'Escompte',
rabbrividite de' serpentelli
gajetti e snelli, ciechi, innocenti e frigidi
a pena ridestati dal fango de' fossati?
Ma l'unto della 'carta monetata'
non vi impecia le dita?
Impiastricciamo i piedi onestamente
per passare al di là,
che l'acqua limpida ce li risciaquerà;
ma voi dimenticate, con molta indiferenza,
che il fango delle 'Azioni ferroviarie'
non lo lava che il sangue:
Messer Grande, Ministro Tesoriere,
date li ordini 'ad hoc', voglio passare.-

- "Vostra Maestà mi dà tempo a pensare? ..." -

Mezz'ora, non di più; spicciatevi dunque:
per mezz'ora governo alla costituzionale,
il mio senno ... materno fa la pioggia e il bel tempo,
e non voglio aspettare-

Vecchio Ministro
parola d'oro
non è tesoro che ha corso in Corte;
l'esperienza le vele ammaini;
la scienza dorma nelli scaffali;
dentro la noja delle biblioteche
la polvere ricopra i calamai
ammuffiti sui guai delle pragmatiche operazioni
Primavera sull'ali dell'Allodole
turba la festa ai giovani Padroni del Regno delle Fate
Ministro Tesoriereal suo apparire
strozza il buon senso ed affoga la pratica
dentro il bicchiere espanso e impollinato
di un Giacinto rosato
fugain un attimotutto il sapere
tutto il parere dell'arti gesuitiche
- A sghimbescio il topé
prude la cuticagna;
l'egoismo si lagna sopra la Primavera
la presa del rapé
tra l'indice ed il pollice
ha perduto il perché del suo profumo
aperitivo scaccia pensieri! -
Ministroil grand'affare a traversare il mare dello stagno:
un uomocome tuttilo scavalca di un balzo.

Mezz'ora d'intermezzo passa nel meditare.
(Tabacchiera a coperchio rabescato
l'oro e l'argento vi han niellato
un candido peccato ed infantile
della sovranaun dì primaverile.
Le mani tremano se vi s'immergono;
la commozione sparge il tabacco:
le rane cantanosolfeggio arguto;
l'acqua si sdraja sotto la luna.
La convinzione sprizza di un subito
dalle meningidalle cervicidalle narici
coll'ufficioso pensier gesuitico
dentro la testa di un paralitico
Messer-Grande-Ministro-Tesoriere
in un saluto di ilarità
collo starnuto di verità!
Eccì!; eccì! - Salute! -
Tutta la Caravana del Roman Comique
augura all'impresario felicità!)

(Cantan le rane la serenata
cantans'invitano per l'al di là
Cuore di Fata!
Ohpiccolina accesa e sitibonda
di molto beveredi molto amare!
Per chi si innonda di luna la notte
e stelleggiano ironici miraggi
fiamme danzantiequivoci palazzi
riflesso di fornace da' chimici incanti
al di là dello stagno?)

Mezz'ora d'intermezzo passa nel fluttuare
del pensier burocratico a pensare.

- "Messer Grande?!" -

- "Madama!" -

- "Vi siete persuaso?" -

- "È un gran casoMadama!" -

- "Non mi pareMessere!" -

- "Noi usciamo di Stato.
E le complicazioni internazionali?
È necessario radunare li Stati Generali
chiedere consiglio alli Eccellentissimi;
bisogna promulgare un decreto speciale:
proporre una legge pei fondi del viaggio:
sua Eccellenzafra tantoil Ministro dei Lavori Pubblici
farà approvare i piani e stendere i rilievi della strada;
qui costruire un ponte:
non se ne fa a meno!" -

- "MessereMessere; tanto rumore per nulla!" -

- "Questanon èMadamauna comedia inglese!" -

- "Dei 'calembours'Messere?" -

- "Madama? ..." -

- "Non più!
Dentro un'ora i cannoni delli spalti
tuonino sul mio giungere in Città." -

Furbescamente il vecchio ride.

- "Che cosa è quel cipiglio
questa smorfia e li occhiacci?" -

- " Pensiamoci per bene!
FrivolitàRegina
bagnarsi i piedi ad andare di là ...
a vedere che cosa? Tutto quanto è già qui.
Almeno comandare il solito equipaggio
delle entrate trionfali
che le servì nel viaggio l'altr'anno a Kalikut
per salutarvi il Gran Kan dell'Orse bianche:
Ha disposte conchiglie smaglianti
madrepore e coralli aggeminati d'oro
il traino retto dal gigante Faifol
la gondola specchiante come il bucintoro
o quadriglie di Gatti sapienti per cavalli
remiganti tre Foche addomesticate?
Codesta è necessaria sua etichetta!" -

- "Dunque si può passare in qualche modo?
E per far tutto ciò? ..." -

- "Bisogna radunare li Stati Generali;
chieder consiglio alli Eccellentissimi;
bisogna promulgare un decreto speciale;
proporre una legge pei fondi del viaggio;
Sua Eccellenzafra tantoil Ministro dei Lavori Pubblici
farà approvare i piani e stendere i rilievi della strada;
qui costruire un ponte ..." -

- "Messer Grandealle corte!
Sono ancora bambina?" -

- "OhMadamal'amore ..." -

- "Basta cosìnon RichelieuMazzarino;
non mi permetto d'esser Anna d'Austria.
Passate nei 'caveaux' della Tesoreria
a pesar li zecchini tosati delle vostre figliuole." -

- "OhMadamal'amore ..." -

Continua la disputa tra Scrivania e Trono.
La Luna sboccia in alto de' colli.
Tela di Ragno alacre lavora.
Le prime Nottole intinte di grigio
schizzan dai geroglifici sui guizzi lunari.
Come una vaga giocondità infantile
dice che bussa al cuore ed all'imaginazione
il risveglio d'Aprile.
Poi il Seguito si sdraja sopra all'erba;
torna a giuocare a domino:
si dà la bajasparlacinguettas'addormenta.
La Luna è un fiore enorme
che si spetala in cielo e si riversa
come una coppa tondaaperta e tersa
vecchio vermeil sopra un vassojo di malachite;
si specchia nello stagnotra il bosco e la città
suscitando miraggi e luminelli
dentro le frappe tenere
fuggevoli ceselli
sopra l'oscurità.
Un tisico alla luna
La chair est triste...
MALLARMÉBrise Marine

Luna
luogo comune delli sfaccendati;
in ogni prova prosodica
facile rima ai sonetti romantici;
belletti e vernice sentimentale alla bionda e alla bruna
per gustar la primizia dei contatti antematrimoniali;
lenocinio archetipo alle adultere;
mezza maschera vuota di simboli;
tegghia d'ottone a friggervi i capricci di Diana;
crachat maggiore allo stomaco immedagliato del cielo;
Lunaho creduto in te;
al tuo patrocinio incappai nella ragna tesa
da due sguardi e da quattro parolette
buscai solennemente
d'una verginità posticcia e macra
l'imberciatura classica.

Luna
clorotica fortuna d'argento a navigare
della tua faccia mi feci un altare:
vi ho depostoin offertale più tirchie ed amare soddisfazioni
de' miei sensi impotenti e castigati
tutto quanto lasciaicon falsa umiltà
alle gioie del mondo
alla tentata e recusatasi felicità.

Luna
il mio cuore ti sospira e si svuota
d'amarezze e ti vomita bestemie:
sono un povero tisico che rece
coi coaguli rossi il suo buon cuore.

Luna
balzata sul palcoscenico del firmamento
mongolfiera celeste in convulsione sorretta dal vento
simulata matrice in gestazione
per scodellarci questa Primavera;
ho vergogna di te chesenza velo
balli la danza del ventre sul cielo.

Occhiaccio strabico e permaloso
sbìrciami in terrasono il tuo sposo;
sogguarda dalla palpebra rossa e purulenta.
Testéfosti uno specchio verdognolo
gobbuto ad occidente
di un'acida e bacata melarancia:
sarai libidinosa bocca spalancata
con lunga lingua di luce a imbavare
i bei fianchi alle Nubi vaghe e strane
prone al divano dell'orizzonte
callipigie e impudiche cortigiane.

Questo a tequesto a me
il contagio riserba alla fregola:
anche sopra le cime della notte
stirano e snodano le membra erette dal peplo le Nubi
pazze e infecondeconvulse e corrotte.

Luna
civetta ipocrita a starnazzare
per l'aja insabbiata di stelle
fra il Carro e lo Scorpione
sopra il catarro e il colascione della poesia classica
ho le vertigininon guardarmi più.
Un giovane impotente e smidollato ti squadra le fiche
Luna smortao sorella
oggi compunta e avvelenata
dispensatrice di atroci virtù.
Libro quarto

LE DANZE

(Da "Canti e Danze di Maschere")

La pifferata

Io vidi i Re venir dall'Oriente
l'uno era giovanel'altro era bruno ed il terzo un vegliardo cadente.
Per la città silente e nevicata
passar portando doni ognun pe' bisogni
dei bimbidelle bimbe e dei malati e dei sofrenti:
lunga parata di camelli e schiavi vestiti a stole d'oro
e magico lavoro d'oreficeria.
Squillano le campanule d'argento
per il vento invernale a quando a quando:
gettansi fior' da canestri ingemmati
i bei fior' della state incensando.

La fistola silvestre sopra le cennamelle
Ci proclama i prestigio
trilla e gorgheggia il piffero
dalla pancia ventosa
or si riposa
ora ride ora sospira.
Oh meglio che la lira
l'armonia rusticana
dice la storia strana
di questa caravana
che ha trovato il Messia.
La fistola silvestre sopra le cennamelle
acqueta le procelle nei cuori avvelenati.
Le mortelle ora son troppo verdi
sulla neve caduta troppo bianca
e il capperuccio e la bauta
troppo oscuri sui visi feminili?
I Re d'Oriente van per far ritorno
Quest'altr'anno in letizia

Io chiesi a loro perché camminassero
di notte e in pompe per la città:
le cennamelle diedero un sospiro e la fistola tacque nell'aspettare.

Il primo disse:
Io son giovane e biondo
e viaggio pel mondo:
son porporato e ho scettro
sopra strani abitanti,
ch'ignorano le lagrime ed i pianti.
Incapace il tuo plettro
non saprà raccontar le mie virtù.
Ho nell'anfore il vino della vita,
pei moribondi appresto il calice
essi bevono e sperano ancora.
Le mie corone fatte di giacinti;
di rubini e di perle
pajon soli a vederle.
Tre ne porto di sopra al berretto
e mi prometto
di largir dolci sogni ai derelitti
ed a chi sofre per li altrui delitti.
In ciel la stella caudata e vaga della buona fortuna
per la diafana e buona tenda notturna
testé si soffermò sopra a una casa.
Là giù una turba immota e persuasa
attende ad un natale: passerem dalle soglie
a fare riverenza:
la presenza
imperial d'un triplice corteggio
s'inchina al seggio
di paglia d'un pastore:
sempre al nascer d'un bambino
si profondono l'ori dei potenti
e attende l'indovino a strologar sull'astri
congiunzioni mirabili.
Il Bambino vagisce
e la terra fiorisce.
Vedeste, uomini miei, un'aurora più dolce
splendere a mezza notte se si addolce
la luna sulla neve con uno sguardo d'azzurro?
Udiste di tra i canti anche un sussurro
anelante e convinto per la rivelazione?
Molti bambini sognan delle spade
e molte bimbe dei baci.
Largirem spade e baci dentro al sogno
per la bisogna della felicità.
Ed il primo si tacque.

In modo flebile batte l'accordo
il piffero singhiozza.
Udite meglio? le giulive note
mujon dentro alla strozza
del suonatore.
Battono l'ore o suonano a mortorio?
Il riso del Re giovane era un'ingenuità
sulla rigidità di queste vie.
Silente la città sembra che dorma:
auspicii enormi vengono poi.
Prepariamo sarcofaghi alli Eroi.
La Caravana passa sui ghiacciuoli:
le cennamelle hanno malinconia
per l'allegrie perdute.
Fiori all'inverno?
E pure molti fiori dai canestri
gettansi ancora dai famigli ornati
de' fiori tristemente profumati.

Disse il secondo:
Io son rozzo e mal destro:
venni per mar senza che il navalestro
spingesse vela o battesse di remo.
E pure i miei paesi son lontani.
Là stanno per i piani
a battaglie elefanti ed unicorni
e portan grappoli d'acini acri
i peschi e l'olmi.
Idoli neri cui morde la ruggine
si ascondon nel mistero,
e reggon sulle teste gaschi lucidi
e diamante e cimiero.
Veglian la Morte.
So il perché della Morte:
fra la mirra nascondo il buon nepente
che fa dimenticare.
Tutte le cose care
volgon dentro alla notte.
Non volete sofrire?
Non s'allenti l'ardire
di scoperchiar la fiala dei profumi
che lieti vi conducono a' bei fiumi
della mia eternità.
Io sono nero.
Rosse troppo s'accendono le labra
di tra le guancie.
Porto le melarancie medicate
pel bimbo che si lagna:
così chiuderà l'occhi;
la testina reclina sui ginocchi
della mamma che vigila.
Dorme tranquillo?
Oh, più tranquillo d'ora,
non potrà mai dormire.
So la Natura: ha bisogno di sangue:
io vengo a richiamar tutti li stanchi.
Oh quante molli bocche desianti una pace!
Oh come tace ermetica questa vergine bocca!
Sono il buon Re della liberazione.
Ho corone di ferro e manto verde;
tutto che qui si perde
io raccolgo per via.
Così affaticano sotto ai fardelli
di mille cose disparate e oscure
quest'umili camelli
che vengon dietro.
Odo vagir là giù:
un essere di più su questa terra?
Porterà pace o guerra?
Forse un predestinato
e molto sofrirà.
Faremo riverenza di presenza
a questa devozione fatta carne.
Seminerà pei posteri:
un mio ministro già gli prepara
la più rustica bara.
Ancor si sente piangere là giù:
o voi pregate; o voi sperate?
Se nel passar mi apriste la postierla
vi condurrò a vederla
la ben amata, la Felicità.
Molti bambini sognano delizie
tra le pigrizie dei letti spiumacciati.
Sogno beato se non vi destate.
Molte bambine sognano amori
sorridendo tra i fiori
di giardini impossibili.
Sognate quindi se volete vivere.
Dispensieri, dei sogni, ancor dei sogni,
da questi aerei troni
si domina la vita.
E se il sogno è la Morte
Dispensier' spalancate le porte
a quest'anima vagola e sperduta.
Tutto che qui si perde
io raccolgo nel mio mantello verde
soffice come l'erbe
e riposa alla fine
sotto all' oscuro
mio sguardo di notte,
sicuro.
Ed il secondo tacque.

Colle baute passano mute
altre rigide forme
e un consigliere
dal borzacchiere rosso
s'avvoltola la barba nella pelliccia folta.
Le ciocie montanine
calpestano la neve e si maceran dentro.
Venite tutti qua!
Il piffero sogghigna
e la fistola ghigna.
Codesta pifferata
ha una pazza intenzione.
Se va Filosofia per la via
dovrà stare al suo tono.
Vengono ancor camelli
son ripieni i cestelli
d'altre preziosità:
l'ultimo che verrà
sarà assai più munifico.
Questi Re spensierati
hanno ducati a staja
ne spendono dovunque: alla fungaja
e sopra ai mosaici.
Dei lumi alle finestre.
Venite tutti qua.
Lasciate le minestre insipide
ecco dei maccheroni.
Se va Filosofia per la via
deve far luccicar cospiquii doni
all'occhi che li sognano
e dar nelle parole
cenere coi carboni.
Il piffero sogghigna
e la fistola ghigna
le argute cennamelle
dan la baja alle stelle.

E disse il terzo
Sono vecchio e canuto,
tutto ho veduto,
perciò la mia cesarie
più giova delle parie
membra d'Elèna
e della forte e piena
gamba di Paride.
Sotto il cranio ricciuto
ritrovi vento e vuoto.
Fui sopra l'anni
sopra li affanni
e coi tiranni.
Son Sacerdote e Re: è semplice il perché
dei tristi inganni.
La Plebe al zuccherino
fa le moine come il bambino,
zuccherino oratorio.
Sopra il martirio
d'ogni civiltà
stesi uno scettro imarcescibile.
Venne lo scibile in compunzione
a recitarmi la sua devozione.
Io sorrisi e ricolsi nelle ceste
parole che scintillano e fumi che sfavillano
all'aria come stille: fuochi di gioia
contro alla noia; sorrisi che dismagano
e guardi che rinnegano,
e i dilemma che danno e che non danno
un motivo e disfanno.
Così i cestelli portano i fornelli
delle materie prime,
fanno la neve il gelo e le pruine
il buon caldo ed il vento:
e nelli affaticati crogiuoli dei tempi
stampar l'immemoriali eterni esempii
di quanto ora qui sta.
Badate all'oro,
questo è un tesoro
che non muta fortuna.
Io fui sopra l'Istoria
e se esiste memoria
eccomi gloria
vivente ed ultima.
Sono Teocrazia e Dispotismo,
presso di me il cinismo vale la forca.
Son l'Impostura ricca e la Paura
dell'Inferno angosciata
e sono una cruciata
divinità rabbiosa.
Krônos, Saturno?
Faccio ritorno in me.
O Sapiente o Filosofo?
Per l'indomani
carezzo i ciarlatani
perché faccian prodigi
e sui fastigi delle torri di rame
do il folgore innocente
per la gente che grida.
Ah! Ah! Oh! Oh!
Il vecchio riso
tra la barba bianca
è l'ultima ironia che balbetta e manca
sulle livide labra d'un morente.
Filosofo da burla, se contemplo il passato!
Schiavi gettate argenti
commisti a' bei rubini
questi pezzenti, applaudiranno
con mille inchini.
Schiavi, che le bombarde
vomitin fuoco:
questi pezzenti hanno le gambe tarde,
si scalderanno un poco
all'incendio improvviso e dentro al sangue.
M'han detto poco fa che è nata a pena
una dolce e serena meraviglia:
per chi si piglia
a tali annunci basta
un vagito di bimbo.
Or, tutto il limbo è pieno di tali intenzioni.
Un Messia? Una eresia!
Andrem per intricare di presenza
a fare riverenza
al nuovo Re del mondo.
Or voi, Sicarii, bene osservate
il suo musetto biondo,
per ritrovarlo al colpo che decide.
Sciocchi, sciocchi!
Solo i pitocchi
hanno queste speranze lontane
che dormon sulla paglia de' giaciglii
nel presepe.
Altri sono migliori i consigli.
Li Eroi van sulle cime della vita
come a scalar Bastiglie,
li Schiavi stanno a basso vicino ai palafreni
e lavoran di striglie.
Le donne curiose fremono delli Eroi
tendon le braccia, tendono i seni:
sotto a' cieli né oscuri né sereni
ingorde assorbono la genitura:
li Schiavi come i buoi, tiran l'aratro.
E i forti dan presenti d'astri e di stelle
all'incaute belle.
Esse giuocan coi fuochi e vi s'abbruciano
coi diletti guerrieri.
Oh! jeraticamente sta nel mondo
Amor, gran Dio, porpureo all'aspetto,
porpureo come un pazzo ed un predestinato,
con ali d'oro in cima dell'elmetto.
E faretra pei clivi e le boscaglie
dove cozzan zagaglie
invidiose e gelose.
Io passai sui cadaveri recenti
risi ai tormenti, risi alle fiamme:
ricolsi lance spezzate e versiere
per il piacere della vendetta;
e per dono alli eredi delli estinti.
Altro vuol l'Uomo: un Dio, forse se stesso.
Vidi la luna scioglier lo strascico
sui limpidi paduli;
vidi garzoni ignudi
giocar nell'acque pregne di luna:
vidi il corteo che aduna
l'orror del bujo.
Passai sulle paure e risi ancora.
Molti raggi di luna ho là raccolti,
e bene involti
nella malinconia,
largisco qui a favore d'una prosodia
che suda sulla rima.
Oh, ma in me stesso era tutto il creato;
guardai nel cuor per veder tutto il mondo:
fummo una schiera
ora solo rimango,
ed i morti non piango.
Di tra i ferri crudeli e dardeggianti
fu gran copia di pianti,
e le mitre orgogliose
sorrisero alle rose.
Dei leopardi a' piedi ingiojellati,
furbi e domesticati
venivano a lambire
squittendo come volesser morire
di voluttà,
e delle donne dopo aver danzato
han sospirato nell'ultimo momento
il nostro nome.
Sospiri ed aliti ho pur riposti
sotto nascosti a piume rare
in queste bare che portano i somieri:
ai bimbi altieri
che tornano al passato per comporre
un giocondo a venire
farem piovere sopra all'origlieri
questi pensieri gravi di lagrime.
Oh le magie!
I capricci disfoggiano la veste
Più inusitata:
gustai le atroci feste
di sangue e di baci:
l'unghie polite
s'intriser nel vermiglio
delle ferite,
per veder di cosa sanguinavano.
Famiglie, ora è questo il tugurio
del portento umanato?
È cattivo l' augurio
di nascer tra lo strame.
Schiavi, per il festino una volta conviene
colle verbene mescere il vino:
chi ne assaggia di rado
perde tosto la mente:
astutamente incitiam la catastrofe.
Molti garzoni sognano vittorie
tra le glorie dei nimbi cimmerii:
ai focolari
deporremo una croce ed una ruota.
Molte fanciulle sognan balli e sciali:
in sulli alari
deporremo li specchii e le collane.
Schiavi: l'harem or mai mi va in fastidio.
Evireremo i forti in eunuchi;
penseran sui caduchi
lauri di quanto fu.
Comprerem le zitelle, le più belle
fra quante si guardar dentro allo specchio
il collo ornato di queste collane
regalate di notte ad intenzione.
Passiamo altrove: son ricco troppo,
ho paura di troppo donare.
Anche l'ultimo tacque.

Saran tutti passatisaran tutti sfumatiin fondo della via
per la città silente e nevicata
or per poco destata
al calpestio dei barbari camelli e al tintinnire delle catenelle?
E tutti i fiori e tutti li ori? Ohson gelati i fiori
per i rigori della bianca stagione!
E le bauteed i cappuccie quelle forme mute?
E le ciocie bagnate nella neve? Ed il mantello del consigliere?
Pifferipifferi:
dalla pancia ventosa danno il gorgheggio
e colle cennamellerustiche sorelle
in questa nenia.

Calmo riposo in ciel sotto le stelle:
l'alberi ricoperti di diamanti.
sembrano stanchi
imperator' di gelo.
Non un velo per l'aria:
precedendo la luna
un chiaror sorge dietro le torri e i campanili.
Lieta cullantebuona incurante
triste graziosa e tenebrosa
la pifferata
sembra intuonata
sopra al raccoglimento
e un sentimento
grave accoglie la terra.
Questo mantello peso di ghiacciuoli
non soffoca la vitanon soffoca il respiro.
Ed i valletti che seguono i potenti
e i dispensier' li schiavi ed il carnefice
lagriman nel cammino e gettan doni.
Oh incatenati ai fati
di una lunga sciagura!
Oh vinti alla congiura
della fame e del freddo!
Ah a ah! oh ooh!
La culla dondola
sotto l'occhio materno
non prevalgon lo scherno e l'impostura.
Oh ooh! Ah aah!
Chiudi l'occhi che son troppo sereni
e ch'han lo sguardo libero e sicuro.
Dormia domani:
i Re t'han fatto festaalla tua testa
chinaron le corone e le tiare.
E come pare limpida la notte.

Tra i sempre verdi
e le mortelle
il capannuccio
rustico sta.
E in un cantuccio
sopra la greppia piena ed odorosa
color di rosa in fasce
dorme e si giace
l'imperial divina maestà.
Soffiano il bove e l'asinello
similitudine di carità
sul frutto tenerello
sangue e miele commistodi tra i baci d'un amor senza pari
bel giojello e tra i rari
se uscito fuor di culla spezzerà all'umili il pan d'or della parola
ed ai forti veggenti donerà
una teda pel bujo e una bipenne
per la foresta della cattività.

Passa un ascoltatore che se ne intende: sogghigna e se ne va.
Codesta pifferatadicepar confettata come una disgraziata
parata funambolica. Andate là:
o i suonatori perdono le note o sono vuote le zucche dei marrani
che aspettan l'indomani sopra il trillo dei pifferi.
Ed in fine m'annoia.
La danza d'amore

Sotto ai miti splendori
delle notti serene
sorgonocoll'incantole Sirene
brune a comporre le strofe ed i cori.
Van pel calmo giardino
che la rugiada bagna
da che la viola ride e trilla il ribechino.
Io lo sosotto le piante odorose
stanno i molli giaciglistanno i grati refugi;
io lo soche tra i gigli e le rose
ride propizio il Nume.

Or voi le uditequeste mie note
cantano d'amorecantano.
La Dama e il Cavaliere vanno lontano
sotto alla volta verde dei laureti.
- "RespiriamoSignora
li aromati capziosi e inebrianti
che da i calici i fioricome bracieri di giada
inalzanoSignora:
inebriamoci del vino
dolce che spreme la bionda Citerea
dalle turgide grappe raccolte nella vigna del piacere;
inebriamociSignora." -
La Dama e il Cavalier vanno lontano
lontan' sotto alla volta verde dei laureti.

Or voi le udite queste mie note
cantano d'amorecantano.
- "Oh perché maiSignora
l'occhi miei s'affisano nei vostri;
oh perché mai Signora
freme la vostra mano nella mia?
Guardatenoi sempre danzeremo
cosìfino all'aurora;
e domani e dopo e poi?
Non credete al futuro; non temetelo mai.
Siete stanca Signora?" -
Or voi le uditequeste mie note
son domande d'amanti.
- "Che importa? Non fuggono i vostri occhi i miei imploranti.
Lasciatevi guardar bella e sincera. Temete?
Di che temete? Nel giardin' delle fate viaggiamo;
sentibambinanon è questa la vita?
Viaggiamviaggiam lontano
per la terra del sogno
per le regioni immensearcaneeterne dell'irreale.
Non è un sogno la vita? Ed è un inganno il sogno?
Sì: ma se noibambinanon ci destassimo mai?" -
Or voi le uditequeste mie note;
son baci le note.

La Dama e il Cavalier vanno lontano
lontan' sotto alla volta verde dei laureti:
e nei miti splendori
delle notti serene
la danza e il ritmo sperdonsi sonori
sulle rose
amorose
sbocciate nei cespugli e appassite tra i seni
candidi e sodi:
La mia nota si muore.
Sopra di "Un disegno macabro e bacchico"

Eccola Morte vendemmiatrice chiude
la sequenza mirabile delli atti.
Come spreme le grappe e ne fa vino
spreme la Vita e ne fa sangue e Notte.
Bacchiche mani adunghiate e forti
annunciano la Fine ed il Principio;
gettan le grappe spremute sul suolo
che se ne impingua e germina
sparge sangue sui fiori che ne bevono.

Eccola Morte che scende
dai gradi della pendula scala;
sotto il nudolo cilio e nella occhiaja vuota
le rosseggia uno sguardo
fiaccola di una vita insospettata
le balena nell'orbita infossata.

Masopra a questo suoloe a questa Vita
antinomia squisita
non s'intreccia il Rondò della Morte?
Quindi si presta alla palestra di una nuova danza:
e mascula e fallofora dichiara
la sua celebrità nobile e rara.

Cielo crepuscolare!
S'aggruman le più care intenzioni uccise
aggroviglian cadaveri protesi sul fango della vita.
Qui vieni ritmata dalle virtù defunte
tu coraggiosa esteta
di stinchidi costoledi vertebre spolpate!
Suonasostasospiramormora e manca
la viola d'amor come una bimba stanca
se la passion le inchina
la testolina all'omero del damo che la regge:
lampeggiò nel clangor porpureo delle trombe
la scudisciata erotica
nudo [...] il pazzo all'incidenza.

Ed è notte: che finge
li intrichi al ballo archetipo
ultima Camargòsadica ballerina!
Su pel fandangosu per la seguidillia
pel furor ginnico della furlana!
Su biondo Scheletro
sul labirinto del suolo vendemmiato
pigia nel vino e nel sangue
in necessaria promiscuitàogni virtùogni peccato.
La furlana

Des jeunes filles dansaient aussi entre elles la forlane, bras dessus, bras dessus; elles après l'autre, si vivement que nous ne pouvions remarquer lequel elles avaient en l'air. On ne sait plus tourner comme cela aujourd'hui.

HUGUES REBELLLa Nichina. Histoire d'une
courtisane vènitienne

Alvise Vendramin sta sulla Piazza;
qui si gavazza meglio che in chiesa.
La maggior spesa è un bacio ed un abbraccio.

Alto il busto,
fermo il capo,
l'occhio sfacciato,
le mani all'anche!
D'in sulle panche riguardano i gaglioffi
al muoversi grottesco;
alto il busto,
le mani a brancicare,
uno scambietto;
le man protese accennano al corsetto
di Caterina
o di Rosina.
Battiamo i tacchi
sopra al mosaico.
Lo stile farisaico
sànno le dita: alla squisita taglia s'adunghiano
e non la lasciano.

Alvise Vendramin s'acconcia a sciali
sopra la Piazza: or qui s'impazza
il montanaro allocco col pitocco
dei canali.
- Che fanno i Tre? Che fanno i Dieci?
Comandan preci
per li annegati di Canal Orfano
e per quei che verranno
assassinati. -
- Zittipassano i Zaffi. -
Alvise Vendramin è un gentiluomo.

Colomba va colla tiorbaa spasso
per le sucide calli:
mormora la laguna e non fa chiasso
sopra l'ormeggi varii
delle gondole.
I legnia strisciedentro all'acque mobili
somiglian delle biscie
impazienti a mordere.
Gioconda flava è innamorata forse d'uno Uscocco?
A Malamocco
han trovato due giovani annegati
strettiabbracciati.
Una era pallida e rugiadosa
come una rosa
colta al mattino:
l'altro robusto e ben formato
e il giustacuore aveva pezzato
in verde e in rosso:
Speranza! Amore! Quale peccato!
L'Avogador ha scritto sulla bara
ma il Francescano mi andò lontano coll'acqua santa.

Balla, canta! La tiorba
singhiozza sul mortorio?
Le galeote van lungi: i mezzà
s'impinzano di mille rarità.
Vasi ed argenti!
E all'indigenti? -
Canta, balla,
balla, canta,
cosa santa è vedere e non godere.

Alvise Vendramin sorride a pena:
questa serena giornata d'aprile
è ben mite e gentile
se fa risuscitare sopra ai farsetti
ed ai giubbetti
qualche vecchio ricamo e qualche medagliuzza.
- Chi singhiozza là giù? -
Zitti passano i Zaffi:
una gondola nera e sospettosa
va sopra l'acqua d'un color di rosa.

Friuli, Friuli!
bel paese dei muli,
delle castagne,
della polenta!
Venezia, Venezia!
Le donne son parche di profumi.
I pensieri son fumi delle caminiere
troppo ardite e severe
dell'intelletto: meglio è il diletto.

Alvise Vendramin è gentiluomo
Zanze affattura baci mentre compone
mazzolini e corone.
Zecchini?
Leonini?
La scarsella soppesa se si avvii
al convegno d'amore.
Comprerai fiori

Ai dadi, ai dadi!
Zara e Zecchinetta?
Una vendetta
si rifà con un colpo di pugnale
sul funerale
del morto giovane.
Giuoca!

Il Doge è molto vecchio ed è Faliero:
qualche nocchiero
s'incarica per lui della donzella moglie
e gli apparecchia
la genitura
senza paura
e senza doglie.
Barnabapescatore
sciupa l'ore.
A questa pesca la gente è troppo lesta
per farsi accalappiare:
la bocca del Leone è molto astuta;
ma il tempo si tramuta
e ognuno fa le sue cose sotto vento.

Balla, canta, canta, balla,
non traballa il colonnato
né il mosaico pezzato.
Il vino, in capo,
la pancia vuota,
si ripercuota
sul tamburello.
Alto il busto
audace il capo,
uno sfacciato
sorriso sulle labra.
Bacia: che il bacio
meglio del cacio
dà piacere al palato.
Polenta e maccheroni;
e il resto ai goccioloni.

Il bel Signore si liscia i baffi:
passano i Zaffi
e inchinano.
Beati inchini
alessandrini
certo indovini

delli zecchini
che squillan nelle tasche:
onor' dogali e imperiali.

Un pizzicotto ad una giravolta:
la rosa che ti ho tolta
non te la rendo subito.
Di rosso giubilo
S'empion le teste;
l'azzurra veste
si gonfia in orbita!
Hai dunque l'ali?
Ah, ah! Oh, oh!
come si può!
Alza le gonne
mostra i polpacci;
questi divini istanti non torneranno più!
Una farfalla vola
tra i fiori e poi s'invola
se ha succhiato a bastanza;
ma se ti avanza
lena ed ardire
perché non proseguire?
Più in alto ancor le gonne:
per le donne
è profumato
è riguardato
quanto sta di sotto ascoso.
Oso, o non oso?
A te? A me?
Non vi ha perché
d'aver paura.
Belle bionde, belle more,
Caterina, o Rosina.

No Signore,
sì Signore;
è per l'amore
è per l'onore;
e il disonore è un crepacuore
in tutte l'ore
per chi s'affanna:
ah! ah! ah!
Bevi e tracanna,
che la furlana,
rimesta
lesta
e vi ridesta
il lievito e la feccia.
Sì Signore, no Signore:
al disonore
si fa la pelle
se le scarselle impinguansi.
La turba passa; grida la scorta:
- È viva o morta
la forosetta? -
Ah, ah, ah! L'ilarità!

Battiamo i tacchi
tutti in cadenza,
e riverenza.

Alvise Vendramin sta sulla Piazza.
La turba pazza
gli gira a torno.
Questo bel giorno d'aprile innocente
va cantando alla gente
(subdolo pare e ingannatore?)
mille storielle antiche e rare
sul passo rusticanoin quest'ore di festa e d'amore.
La danza del ventre

Les colliers de sequins
Sur les seins
Frissonnent et brillent comme du beau
sole il dans l'eau.
MARIE KRYSINSKADanse d'Orient

Contro ai zecchini
cozzano l'orecchini.
Questa collana d'oro inanellata
a squisito lavoro
è tutto il tesoro
ricolto nelle lotte barbaresche
tra le bombarde e le balestre
sulle Galee di Cristo.

Ma rauca al suono la derbouka finge
sui crotali scrosciantiaspri all'impulso
questa danza lasciva e stimolante al sangue e alle carezze.
Vento fresco e leggiero:
un arabesco tracciano i veli dentro al severo
portico illuminatoi veli dell'Almea.
Ventoper l'ansia s'aprecalice sanguinoso
troppo acceso di rosela bocca dell'Almea.
E la bocca si schiude a un pallido sorriso;
Vento fresco e leggiero
sotto al severo sguardo del Padiscià.

Ma sui crotali aspri e gracidanti
indica la derbouka il passo cadenzato
e il tornear dei fianchi.

Ventrepromessa:
la testa aderta è una protesta
contro al Signore. Nelle pallide ore
trama la notte secreta paura dentro l'alcove;
Ventrepromessa.
Questa sacerdotessa bruna in volto
fugge la genitura.
Ventresignificazione:
una passione durano i fianchi di sotto a i bianchi
lini che ondeggianovele sul mare delle lascivie tese
veloserpente candido
sopra al suggello della generazione.
Ventre:
un anello d'oro incastona l'ombelico:
torna e ritornagira e rigira
ruota sui fianchi
ambrati e stanchi
freme e poi spira;
Ventre infecondo
nel martirio giocondo.

L'Oriente fatidico tramonta
nel torneareAlmea consacrata;
questa Danza del Ventre è una pena
sulle tue carni ambratesulle tue carni molli
pasciute d'acque profumate e pallide
e di zuccari rosei nel serraglio.
Ventre: il fermaglio lucido staccasi nell'ondeggiare
e tutto il Ventre è nudo: orbe lucente
i fianchi incurvansi
e freme il clipeo
occhiutoumano e martoriato.
Ventre; il desiderato
peso di carne viva s'è fuso
come vuol l'uso
nell'ondeggiar della danza feroce
dentro alla tua matrice;
Ventre infecondo
d'Almea danzatrice.

Se un simbolo scarlatto e floreale
pompeggia tatuato di tra l'anche
sotto le coscie bianche
il sesso glabro appare.
Doppio piacere e doppio irritamento.
Giovanetta o garzone?
Gazzella o montone?
Il dubio spinge a riprovare
se i modi subdoli sono i più cari.

Berremo il vin violetto di Casbin
un'ametista liquida;
odorerem la carne di Fathmé
rosa probatica!
La fontana singhiozza
sulla conchiglia d'alabastro;
simula la fontana
il sospir dell'Almea nella strozza.
Fra poco ahimé! dopo il sacro festino
cadrà la bella nel molle trialino
dentro a una rossa pozza.

Gracchiano i crotali
battonsi come i ciottoli
in un torrente in piena.
Questa notte serena
si piace a un sacrificio.
SaloméSalomé!
sono vaghi i perché del precursore.
Un fior di Genioo fiore di Bellezza?
SaloméSalomé!
doppio è il perché tra il Verbo e la carezza.
La Danzatrice o il Mago?

Fra tanto nei Caffèle giovani Circasse
recano i narghilé sui piattelli d'argento
offrono i seni e le coscie grasse
ai giovani Cady.
Dietro alle tende s'ascondono i turbanti
per le dolci promesse.
Son risa e grida
dietro le tende compiacenti a velar le coppie estasianti.
Contro ai zecchini
cozzano l'orecchini.
Andrem per mar a Genova e a Venezia
e fonderemo i vasellami sacri.
La mezza lunaai patri minareti
scintilla nella notte contro la luna.
Nell'ora brunasotto al severo portico
un moresco giro di passi finge la derbouka:
vento leggiero e fresco: il Padiscià sonnecchia
sull'ambra del chibouck
e la testa superba dell'Almea
chinasi sulle spalle;
iridi violacee e languenti
dopo i contorcimenti
della personasotto le ciglia lunghe e piangenti.
Barcarola sul Reno

Passa un fiume da Coblentz. Ohimé! ohimé!
e il ponte bruno è coperto di neve.
Se avvien che piovaalla vicina notte
la neve struggesi e anela al marevia coll'acqua del fiume.

L'acqua distilla e va nel giardin dell'amata:
ed il giardino è vuoto. Acqua passata
non ritorna più. Io attenderò di sera e di giorno
sotto al sole e alle stelle. Le viole ribacian le mortelle:
ma nella brezza e soli mormorano li ontani.

Ohimé! ohimé! Le cime verdi e fragili
sorgon ancora dall'onde a riguardare il cielo
e tutto intorno: oh per l'ultima volta.
La sera è oscura; più triste è il giorno.
Le cime annegheranno. La mia amata ha già fatto partenza
dal giardino; e perché non l'ho veduta?

Mio dolce cuorconviene aver pazienza.
Verremo a te? In che modo?
Le cime verdi e fragili scompajon sotto l'acque
o Soleo Sole! un raggio si rispecchia
sul fiume che sonnecchia; o Soleun arco
variopinto e lucidocome la coda dei pavoni striduli
stendi di sopra al fiume. O Soleil tuo saluto!
Io ho dunque perduto la bella del giardino?
Ed una bianca manogilio aderto
all'apertosull'acque si distende.
O bianca manoo bianco corpo! L'aliga ascende
sul tuo bel seno ad allacciartil'alighe ch'aman le vergini:
ed il ligustro vario intesse il drappo oscuro e funerario.

Passa un fiume da Coblentz; ohimé! ohimé!
e il ponte rosso ride all'aurora.
O Dameo quante Dame passano in pompa e in sciali
e attraversano il fiume. O sguardi vuoti
e senza tenerezzeo sguardi morti a me!
Perché passan di qui? passano ed io riguardo
L'acque del fiume maestoso e tardo.
Ranz des vaches

Lez' armailli dei Colombette
De bon matin se san lehà:
Ah ah ah ah
Liauba, liauba! por arià.

Ranz des Vaches du Canton de Fribourg

- "Pastoragià a quest'ora il torrente minaccia:
voi siete all'altra riva in sicurtà: volgete qua un'occhiata
e datemi la mano. I macigni che fanno sopra l'acque
sì come al primo piacque di gettarliun istabile ponte
sono muffosi e lubrici assai.
Pastoragià a quest'ora il torrente minaccia:
e più radiosa faccia io non vidi già mai risplendere sui prati d'Appenzell".

I grossi armenti di papà Gilles
furon di buon mattino qui sui pascoli:
volan coll'ali tese al vento azzurro l'avoltori rapaci:
rapiran cuorirapiran baci?
Dovequandoqua e là?
Dadafallerìfallerà.

- "Pastorpiù in là v'è il passator'; a tutte l'ore
imbarca gente come gli piace.
Le mie mani son tenere e gentili
né le braccia mi giungono al di là dell'acque ad ajutarvi.
Le vacche muggonomuggono in coro:
miglior lavoro non v'ha del mungere.
Le vacche vengono in un sonoro squillar di campanelle
stellatebiondenere
roseegiovanialterecapriccioseor lenteor timorose.
Vacchevacche per mungeresotto ai mobili faggi
innamorati del vento azzurro e frigido."

Le sonagliere squillan sui dirupi e dalli acuti scogli
si rivolgono l'echi alla pianura. Una sicura giornata
anticipa la grata e profumata levata del sole.
Un avoltore figge lo sguardo nella pupilla azzurra alla captiva.
Piagherà il cuore a questa montanina pastorella?
Dovequandoqua e là?
Dadafallerìfallerà.

- "Pastorad'ora in orail torrente decresce;
sì che d'un balzo attingo all'opposita riva. Siete triste o giuliva?
Io vidi in torno a un fiore men fulgido e vermiglio delle labra vostre
le pecchie tornear impazienti e ghiottone.
Le vacche sbandansi verso più molli prati.
Le catenelle d'argento del corsetto splendon nell'aria pura:
state sicura: le vostre pupille risplendon di più.
L'acqua bianca ai macigni dice lunghe canzoni
di nuove intenzioni sopra antiche passioni.
Porgetemi la mano! Già le dita vi bacio.
Oh la gradita alba sui prati d'Appenzell."

Son bianchiazzurrie gialli i prati a primavera.
La canzone sincera va colle vacche al suono delle cupree
campanule squillanti. Nei rossi istanti dell'aurora giungono
le allodole dal nido. Maggio si volge all'alberi:
si fondono i ghiacciai. Già sui rosai s'inturgidan l'urgenze;
avrem siepi fiorite qua e là.
Dadafallerìfallerà.

- "Pastorse così vuole il torrente che sta lieto e placato siate il ben arrivato:
quest'acque stanno a difender le belle. O mostra di difesa!
Se l'attesa chiede che l'acque turbinose dimettano la rabbia spreca il suo tempo.
Lontano vanno l'onde capricciose. Che volete da me?
Questo perché m'intrica assai: temo la pioggia e il vento.
Por arià: le vacche sbandansi dietro al torello
ardito e snello: la giù più molli prati l'attendon ai beati istanti dell'amore
se le amare cicute non portino fiori e l'assenzio sia lungi assai.
Mille paure e desiderii irritano
sorrisi di pastori e prati e primavera."

- "Voi non credete a me? Le vostre labra sanno di verbena."

- "Perché? La pena dell'accogliervi non deterge
l'amaro dentro al miele del bacio?".

Dindondan! L'allegro suon della maggior campana del campanile
sal nel mattino; dindondansopra l'esile tinnir delle campanule
viandanti al collo delle vacche. I grossi armenti di papà Gilles
escon di buon mattino qui sui pascoli:
le sonagliere squillan sui dirupi e dalli acuti scogli
scende il torrente. Avoltori e allodole pel vento
azzurro e profumato. Dindondan! Il sol si affaccia sopra ai ghiacciai.
Molti rosai dan fiori ma i rododendri stan umili ancora.
Un non so che di strano va sui pratison troppo verdi e molli.
O pastorao pastoraper di qua: il faggio a maggio dà scarsa ombrìa:
o pastorper di qua:
dindondan
dadafallerìfallerà.
La maschera ebrea

La bella maschera
ride e folleggia;
inver
non ha pensier
la bella maschera.

Garçon da ber;
champagne! Colma il bicchier
o bella maschera;
e vuotalo:
canta la danza
ride il piacer
lascia le chiome al vento
svolazzare. Ti va?
Senti che waltzer
t'invita.
Oh nel waltzer la vita
e nella vita l'amore!
Non ti pare? Danziamo
fin che ci regge il cuore.
Procace maschera
trilla il flauto strambo e la chitarra
stride lagrime.
Che fa? Poi che si suoni il waltzer
si brindi al piacer
se fesso sta il bicchier
e se la corda strida;
forse non vuoi ch'io rida?
Rido se il cuor mi piange.
Ebben se al volto tuo grazioso e sfacciatello
poni la larva nera
a me sul volto cui scende la sera
pongo il lucente giorno.
Se intorno
van sospiri innamorati
convien piangere i bei giorni passati?
Oh no da vero affé;
giuliva maschera
un bacioun altrotre:
su vial'ultimo a me
giuliva maschera!
Libro quinto

SCHERZI INGENUI E CLASSICI


Solamente le Divinità conoscono la morte; Apollo non è più: ma Giacinto, che, dicono li uomini, venne sgozzato da lui, vive ancora. - Nerone e Narciso stanno tutt'ora dentro di noi.

OSCAR WILDE: Frasi e filosofie pe' giovani


Di "Una Fontana"

Anima liquida della fontana
mormora e scroscia dentro alla vasca
zampilla in altodalla coppa s'accende;
l'Arte l'addusse a gioja delli occhi.

Drittainesaustaardita
canta di bragiao di cristallo
di luceo d'ombra
colle Ore del Giorno azzurreo brune
anche le Ore di vita.

Amore ed Amiciziatenendosi per mano
vengono a bere insieme;
duplicio singoli veggonsi in l'acqua
torbidio limpidicome a lei piace:
ma lietio tristisempre
gratuitamente preziosi
amici-inimicicontesi e fragranti
volgono nell'invito - e la richiamano -
alla bizzarra e rosea Gioventù
generosi sembianti
disponendole il Tempo variopinto davanti.
Narcisa
Così, molti hanno veduto la loro imagine riflessa nelle acque, e se ne meravigliarono e se ne spaurirono: essi hanno creduto che l'acqua producesse, taumaturgicamente, de' prodigi infernali e temettero loro stessi.

OLDRADOQuelli che verranno dopo

Intimo fonte e gajo i miraggi del bosco accomuna
sopra al mobile specchioocchio del prato
sinceramente
e sta:

acqua cangiante e sericariflettonsi le ale vaganti
di smaragdini uccelli intenti ai pesci
cupidamente
e freme

al tuffarsi del rostro goloso alle prede guizzanti;
acquafresco riposotra i fruscii
lungo le rive
amiche.

Ma il fiore imperialeche inchinasi e attinge alle linfe
ecco: Narcisa ignuda e curiosa
sporta sul margine
sdrajata.

- "Vedi nei cerchi d'orocontempli l'imagine tua
riflessa e voluttuosa nell'ambigua
coscienza equorea
immersa?

VediNarcisai petali porpurei e ridenti del labro
e vedi le viole intenerite
delle pupille
assorte?"

Fragile e bianca forma accarezzicoll'occhiol'incanto
del volto rivelatosi ad un tratto;
un nuovo fascino
ti prende

vinta dalla lusinga dell'amare te stessa in un fluido
venire e comparire come fa il fonte.
Sogni lontani;
vicina

aspettazione al bacio. E i dorati capelli t'intessono
lunghidal fronteall'acqueun lieve velo
profluso e serico:
e l'iridi

guardan di sotto al velo il sogno umanato compreso
nell'imagine tua; poi che il tuo bacio
dal rispecchiato
sorriso

ti sale in bocca. Bevi! Valgati il bacio liquido
per l'arsura amorosa di te stessa
balsamo dolce;
e valgati

il prezioso assorbirti ad estinguere la febre anormale.
Odidi tra le frappei Satirelli
frusciare e ridere:
attendi:

odi la nota voce del Pastore a cantar il tuo nome:
- "Narcisa come un fior se stessa porge
all'acque limpide
inganno

nella passione morbida: Narcisa protesa sul margine!" -
Ma tra il canneto radoin molli curve
passano l'ali
ironiche

dei pescatori uccelli e le canne continuan li steli
estremi a linearedentro all'acque
l'intrico verde
al volto.

Oh ...il volto di Narcisa che beve bellezza a piacere!
Sacra fontanail fior più vivo pende
sulla tua riva
e sta.
Di "Un Pomo"

Per mutua nixi
Epigraphe Partenicae mediolanensis
Academiae.

Luccica d'oro il Pomo nelle foglie
d'oro tra il verde; un dì l'Esperia subdola
nel giardino serrava i preziosi
frutti del Mito archetipo.

Desiderio? Malia! Ohl'oro splendido
tra le lucide ramore e che incita;
ohla dolcezza dell'umor dorato
sangue alla polpa sapida!

Morbido e feminile desiderio:
Bello,Joessa dice: "alta è la rama;
io sono piccolina a quest'audacia
di raggiungere il Pomo".

Luccica tentazioneall'anelare
della brezza marina in lo smeraldo;
dondola capziosomolle e pendulo
come ondeggia la frasca.

Desiderio? Malia! Ohil fresco corpo
turgido e seminudo dell'amica;
ohdolcezzasorbir da queste membra
l'alacre vita in fiore!

Bella,risponde Aulete; "io ti sopporto
a raggiungere l'oro imperiale;
le mia mani t'erigonbionda e ardita alla
conquista mobile!"

Fremito delle mani e guizzar serico
delle gambe squisite e captivate
sotto la stretta; ohvittoriosa bocca
aperta rossa al riso.

Fragile nuditàelevazione
feminile entusiasmo; va la treccia
come il vento carezzava e sciogliesi:
ohtentazione al bacio!

Il Pomo, il Pomo; io l'ho ghermito e sta
dentro alla mano mia.Grida Joessa.
Il bacio!Il bacio si assicura e dà
sopra la molle coscia

una rosa novella all'alabastro.
Aulete regge l'impaziente e bacia
poi cheal doppio trionfomalizioso
Eros sorride incredulo.
Per danzar "La Collana"

Nude in tutto e senza schermo
combattiam per la bellezza
al Dio d'Amore
in offerta noi stesse e al suo fervore.

Nude a fatto e senza velo
diam la ginnica tenzone
ed al piacer
l'intimo e rugiadoso nostro fiore.

A mea teper tutti!
Nell'incanto del nobile splendor de' nostri corpi
Ginnasiarche e Palestrite
dalle sponde d'Alfeo a paragone
quindi all'altre di Dite
incruentebenigne e sapienti
invochiam l'Aphrodite colla nostra canzone.

Nudemondeagili al giuoco
porpuree come il fuoco
bianche come la neve
mobili come l'acqua
e ferme come il pario;
nudemondeardite e destre
impalmiam le sinistre colle destre
e danziam la Collana.
Di "Un altro Pomo"

Ti prego; afferra a volo
il Pomo che ti getto;
nascondiloin senogelosa.
Ti porta me stesso nel grembo;
aprilo; troverai tutta l'anima mia
in due sole parole;
leggimiriconoscimi.

Tu mi ricusi? Sta bene.
Il Pomo si è ammaccato
cadendoti ai piedi:
s'illividisce già;
presto supporeràfradicionero.

Rifletti; stai per essere simile a questo frutto:
ti basta una caduta
nel fango della via denso e tenace:
ne covi già il veleno
e te ne invoglia la nostalgia;
poilubricodentroti roderà il verme
espresso in virulenta malvagità.
Per "Una Fioraja"

O tuFiorajache vendi rose
sei fresca e chiusa e porporina
come il bocciolo ch'offri e s'altalena
muschiato e sapidodalle tue dita?

Sporgidel restote stessao il fiore?
sudimmeloin un presto
vampar di rossore - veroo mentitoforse? -
bacio profumiFioraja
petali invermigliatiquarto d'ora d'amore?
Per "Un Vecchiardo amator di fanciulli"

Gemmati pure il medio con perle di sette colori
meglio risplenderà aderto al segno:

sottonel pugno chiusostian l'altre dita flesse
fingendo l'attributo priapesco.

Befficosì facendodecenza ateniese e molesta;
adorni il catapigio e lo riabiliti.

Vengono presto al faroche splende da lungi ad invito
le vaghe navicelle emasculate:

l'acqua è propizia in vero come nel porto Eunosto e
conviene
cercar buon ancoraggio in la frequenza.

Fanne coronaintantodestinala al tuo capezzale:
Diodoroil bianco gilioalla viola

bruna d'Heraclide intessi; poi la rosa incarnata e ridente
Dione rubicondoal flavo Areta:

Myiskon le verdi olive ti porti tenaci ed acidule;
la spica del serpillo Udiademo.

Ecco ghirlanda esimia; deliziati a lungoo felice;
facile puerizia Eros comanda.

Che? Tu sudi ed arrossi? Ti tremano sotto i ginocchi?
Flacido e morto il nerbo si ricusa?

DioneAreta e Myiskon eli altri professi mignoni
non san risuscitare il tuo vigore?

Vano scintilla il medio d'anelli preziosi al richiamo
se l'altro medio basso manca e ciondola.
Per "Una Damina promiscua"

Facile ti consentodolce amicail rimprovero ameno
se mi ecciticon graziaa impararti l'arguzia in soccorso.
Vuoi ch'io t'insegni in copiacol discorso importunoo Chione
inganno di retoricae luoghi comuni allo scritto?
Prestosu questa viatu eccelli alla scuola erudita.
Io ti sono da menochese guardo al tuo molto valore
eccoche per tebellail sermone s'abbella e rifulge
massima alla retoricaindustriosa signora del tropo;
già che a tutti ti prestisul talamoluogo comune.
Per "Una vecchia Cortigiana"

Datti per oggi pacese le rose sciupate del labro
segnano l'ore molte trascorse a baciareridendo:
il tempo alacre corre e incalza il secolo.

Sesocosìrattieni la tua vana eloquenza all'invito:
scivolan le parole sul lubrico verso d'amore
la tua voce si affioca e s'arrochisce.

E cessa colla manofallofora esimia all'ufficio
blandizie inefficaci: pigroa capriccioricuso
anima al nervo combattente e nobile.

Amor mi si rifiuta; spuntasi il dardo e cede
su vecchie cuojaobassosi inguaina al turcasso pacifico;
ché l'arme non dà aiuto alla vecchiaja.

Mal si acconcia a sorreggerti i passileggiadra un giornoSeso;
sempre è pei giovani antagonista: per trecche sfatte si sface al punto;
il tempo alacre corret'incalza con il secolo.
Per "Una Damina scrittrice sentimentale "

Tam casta est, rogo Thais?
immo fellat.

MARTIALISLib. IVEp. 85

Nessunper certoné ricconé povero
in tutta la Città si può vantare
d'aver gustato alli acini maturi
della attorcente Ampelide.
Tutti i golosi stan di sotto al ceppo
l'abbracciano al pedagno e si graffian le mani.
Ma la grappache impendenon dechina.
Così casta è costei?chiedo stupito.
Ricusa il sesso, ma ti appresta la bocca.
Libro sesto

PAROLE POVERE
Ad una giovane Amicache va lontano

Innerba la speranza al tuo ritorno
rivolgi la prora. alla Patria e s'incastri
fermo e per sempre lo sprone alla spiaggia
perché traluca a noi più chiaro il giorno
annubilato dalla tua partenza.

Ecco il romito e verde porto per l'angoscia
per l'anima che sofre e pel corpo ferito:
bianca la casa ti appaja tra i cipressi ed i pini
bianca come una cullacome una tombaserena.

Alla tua grazia biondache già seppe la vita
ma non accolse sulle labra rosse
invece del sorriso il bieco sarcasmo
eccola: è tua sinceramente amica
per qualsiasi oltraggio di fortuna
per la terribile e buona ventura
dell'amare e del piangere:
eccola a tesempre e comunque
spalancata ad accoglierti
bianca come la culla per la pace e tranquilla
come una tomba di marmo per la morte.

Innerba la speranza al tuo ritorno:
la preveggenza ch'ora ti sostiene
accomanda e predice per certo il futuro:
sarai ancora e tra breve con noi.
Inradicata la prora virente alle arene
fresche sapide e gaje della Patria;
l'albero disvelatoricoperto di fiori
esprimi dal legno rinverdito e giocondo
novella pianta riuscirà dal mare
a frondeggiar sui monti in libertà.
Ad un Adolescente che raggiunge i tre lustri

Jeri doveva esserenon oggi
invio di complimenti estemporanei:
ragion di Poesia è questa sola
di conservarsi sempre inopportuna:
ohPoesiaanacronismo
che l'estro è una follia
assilla buoiasini e caproniuomini pure
uomini eccezionalidicoPoeti.

È inopportuna al Mondo ed alla scuola
placidafesteggiante e un poco cinica
questa che impiega breve parola d'arte
senza mentirla o scialaquarla
come l'amore e l'entusiasmo detta
sopra le scabre cartespesso inurbane;
questa che incita ed eccita
più celere respiro
maggior sangue pulsante
dal cuore alle arterie
più lucide imagini alli occhi
miracoli e sdegni ed ire rinnovati
disordinatamente sopra il padule che stagna
s'ammala ed avvelena
nell'ordine sovrano;
questa che ammira
sfoggiar sprecato coraggio
inalberarsi tumida altra divina temerarietà;
vano sermonefiato vuoto di rezzo sul vento
della improvvisazione
troppo facile e presta rimunerazione:
insisteinvecea fantasime
continua ad amarti.

Stendi le penne all'ali del tuo potere ed afferma
te stesso lucidofedelecostante
alla promessa ch'io voglio per te fortunata:
sboccia il tuo fiore turgidomantienilo nel frutto
gagliardo e saporoso della maturità.

Facile conservar virtù native
quando all'albero è dato frondeggiare
da pingue ajuola sotto ridente cielo propizio;
questa che riallaccia
con nodi di doloredi carne e di passione
inclemente poeta alla fraterna solidarietà;
questa pur tutta mia
e rossa e sfolgorante poesia.

Pur or divagae tu lo accorgiamico
alacre e generoso che ti affidi
sul tuo cuore sperando a trapassare
tre lustria penain giocondo fervore.

Ma doni non ti chiede
né ti offre; non può:
non può ricchezza mia che si rifiuta
per munta scarsellae non vuole inviare
da pazzo calmo di lettere gratuite
facile profezia se tu l'ajuti un poco
volenteroso al fomento geniale:
facile suadere al buon consiglio
dell'amico severo ma intento
se tu gli vieni incontro alacre a tua natura
mentr'egli addita vasto orizzonte e ti scosta
con gesto rude e schietto
dall'inutile male.

Ohpiù inutile assai di Poesia
questa peste che impecia e corrompe
anzi tempo coscienza e la baca
dentroprofondaegoisticamente;
ohpiù inutile assai di questa inopportuna
omelia che ti giunge tra i giuochi
il giorno dopo e assegna
nell'estremo orizzonte
confine all'ultimi vapori cimmeri e li affolta
nella già valicata pubertà.
Due parole

Tenera rosa piccina
rosanon mettere spina
ora all'albore del vivere
domani in opulenta maestà:
l'amore anche s'affina
senza l'angoscia e il dolore:
bellezza non periclita
senza la vanità.

Volgiti al sole: guìdati sulla sua luce.
Un raggio discende intessuto
d'ogni speranzaconduce
a ritrovarti in pace con te stessa e li uomini
candida giovanezza
sicura promessa giurata
a più matura età.

Versoo parola povera!
Questo non è madrigale
Leninaè accento onesto
è breveè rude; e vale
come un consiglio d'amico;
rosa piccina che sbocci
tu lo sorprendi nascente
su labra che sanno ormai troppo
come una profezia:
Conservati intatta; dice,
racchiusa profuma al tuo richiamo,
esponiti
limpido specchio per li occhi,
limpido e senza mugghi
ma fiamma d'oro pel cuore:
sfuggi la tristizia e la bigia menzogna che cade
dentro l'anima nostra come un tarlo:
vivida e fresca in grazia
bussa alle porte della pubertà.

Versoo parola povera:
fiato vano e capriccio
talora dissonanza sull'armonia diffusa
del mondo misterioso e rivelato!
Quanto meglio ignorare e non comprendere
ma credere appaga la vita sempre d'imagini buone:
oltrepassare colla pupilla intesa e ardita
più in là dell'orizzonte;
sorridere ed amare
questa impaziente e ambigua nostra mortale fraternità.
Ad una Amica

PerdonateSignora
nella brev'ora di questa sera morbida e brumosa
perdonate codesta mia parola imperfetta e povera.

È un dolce sentimento di riconoscimento
frescocompreso e calmo
sì calmo come una conca di lago
se brezza non soffia e riscintilla al sole.
È come un gilio impensato e sincero
sbocciato fuormiracoloche incensa
nel mio torbido ardente e sincero
combatter diuturno in contro al mondo
spesso frainteso e molto bestemiato
è un bianco fiore inalberato
sopra un brunito cimiero.

Oraprofumi il gilio
odoriamolo in pace
lungo il cammino astruso
rivolgiam li occhi all'ale
innocenti che frullano nel cielo
e imaginiamo d'ogni cosa buona
una conciliazione e un vaticinio
di consolata fraternità.

PerdonateSignora
e concedete che si riposi
in quest'oasi irrigua ed ospitale il mio pensiero:
e valgami un istante di questa tenerezza
di nuove certezze
invito suadente tumido di carezze
coll'angoscia nell'anima.

Umiltà che s'inciela al sacrificio
pietà umana già mai non ha posa:
bianca luce e vermiglia
per le basse a fugar ombre di morti
che ne spia e accuccia al capezzale;
e ritta sulla porta della casa
e mesta e pensierosa
nobile Anfesibena a custodire
l'intimo fuoco e il nascosto sofrire
rassegnazione per l'a venire.

PerdonateSignora
questi scomposti versicoli
l'impeto e il vaneggiare
per le selve selvaggie aspre ed amare.
Martire sorridenteo quanto pallida!
sposa e madre turbata in un tormento
muto tormento che sa del passato
e teme del futuro.
Sposa intenta e fraternamadre dolorosa
tenue flagrar di rosa che non teme la spina
colsiSignorache apporta la nepente
per il delirio dell'ammalato
trema su le mani
prega nelle pupille
comprime il cuor che palpita
e porge la bevanda medicata
come recando un calice a festa
oh! perdonate ch'io vi ammiri e taccia.
Alla sorgente cristallina e diaccia
che rigurgita come da un portento
amo battesimar e l'una e l'altra guancia della faccia
riarsa dianzi all'odio della battaglia:
e mormoro:

Ultima a biascicar preghiera antica
e prima a balbettar segno d'amore,
al giorno che si muore
e all'alba che s'inchina;
Ave, Maria.
Un ribelle confessa il suo tremore,
la sua speranza, la sua devozione,
all'esempio umanato, Signora,
nella brev'ora morbida
di una sera brumosa e ti ripete
nenia infantile e pia:
Ave, Maria!
All'Ospite cortese

Ospitecredonon poco indiscreto
s'egli riguarda al suo breve valore
con strette carte
bizzarro paga e pigramente d'arte
la vostra cortesia e il vostro amore.

Pena nel cerchio chiuso di un saluto
il labro che desidera in un muto
contemplar di fantasimespiegare
mani incomposte.
Or sieno le parole meno avare.

Per voinell'ora che segna un ritorno
di memorie soavisoavemente compartecipato
nell'aula famigliare rifioriscano
oggicon giliirose.
Oh portento all'invernomiracolo di fiori!
Sien le nobili rose del futuro
sbocciate in sullo stelo
s'incolorino a un soffio d'entusiasmo:
strani fiori trapunti e vivi
fiori declivi di sui capelli
fiori candidi al dì dello sponsale
turgidi e fermi ancora
a diadema nell'alto crinale
rinnovellati ancora.

Sieno di vostra carne tre fortune
a tendere le braccia divine
o rose umane
per abbracciar l'avvento non oscuro
di colmi giorni profumi
nel presidio sicuro di leali virtù.

Così il profumo di chi fu già la sposa ed or la madre
aggiunga all'olezzare tenerello
il profondo sentire
e la serena viridità del padre
fibra ed anima grande nel salire
o boccioli speranze invermigliate.

Tal si rinchiude cerchio di un saluto
nella brev'ora che segna un ritorno
su il labro a muto contemplar fantasime
scioglie il suono inadorno.
Tal l'Ospite accolga i sentimenti
d'ogni più secreta partecipazione
l'intreccia e li depone
corona augurale
e con qualche tremore
ha li occhi suoi ne' vostri rivolti
se dubita e si scusa nell'atto
del suo poco valore.
Ad una Giovine inquieta

Io ti dirò: "Interrompi
il vagellare dei giorni inquieti".
Stagnan malinconie sopra fittizi dolori
piangono lagrime amare
sui turgidi rossori de' capricci ebefrenici.

Io ti dirò: "Giovinenon conviene
consentire al delirio spasimato
in codesta tristezza che deplora
il bel canto spiegato della vita."
Ed ecco che all'equivoco inalbera
fresca giocondità vittoriosa
le intenzioni sovrane e debellato
premon con orgoglio: ben riposa
sul trofeo delle spoglie cimmerie
arruginite e corrosepersuasa
la ritrovata serenità.

Ma tu ripeterai nell'ore morbide:
Ho gonfio il cuore e balzami
come un uccello al groviglio del serpe;
batte e frenetica in gola;
mi soffoca il singulto.
Vanno le mute scarlatte alla caccia
oh, desiderii, uggiolanti a tormento!
mi addentano le carni, le insanguinano,
mi solcan fonde ed acerbe profonde ferite.

Altro rimprovererai invece ironica
rammaricoveleno fermentato.

Ah!tu lamenterainoja torbida e oscura,
essere rosa sbocciata e attendere
per quanto e invano la mano a cogliermi?
Sprecare per l'aria indifferente profumi
disperdere i petali all' erba piovorna e sul fango
alle sterpi, sui branchi sui dumi
della foresta selvaggia ed in balia del vento?!
Ad una, ad una, concedere al tempo
foglie, bellezze, porpore, e fragranze e speranze
invidiosa tentando d'incalzare nell'età?

SuGiovinebracca il piacere
sorella della bigia inesperienza!
Ti acciuffa la menzogna coll'angoscia
di un più vano fervore di sogno;
e ti tormenta notturna; si accascia
dentro la penombra intimità.
Ti brulica il mosto spremuto e fatale
nelle vendemmie della salacità;
ti sfoggiano imagini allettatrici;
ti siedon guaste ridendo sulle vergini coltrici;
incubi suadenti e licenziosi;
tu vittima nel bacio attossicatoincompleto;
tu supinaesalataconsunta
nel fallace diletto che erompe
se i sudori e li umori ti imperlano
per acerba e scomposta voluttà...-
Poi ti riassumi destata e sfatata?
Sorgideterminiesponi
tutta te stessa dalla nascente tua volontà?

Forse: e qui sonochirurgo benigno
crudelepaziente ed acuto:
stillo il fuoco al consiglio
caustica tenerezzasopra le aperte piagherisano:
Vano il frutto spiccato e assaporato,
con ingordigia acerbo e gittato lontano:
vuoi tu precorrerne il gusto e la stagione?
Triste ragione se ti eccita
pazzescamente col compiere
delle sessuali temerarietà.

Ed andrò ripetendo: "Bella Giovine
sulli sterpi amministra della densa pianta
la scureed il piccone sul groviglio
de' roveti che intricano il passo
bagnati in pieno soleriscaldati al tuo raggio:
Epifaniafioriscirisorta dalle brume
solennità di spirito e di carne.
L'anima tua è pura come una fonte montana
è un cristallo rubino che sfavilla
come la primavera all'aurora
e venuta alla soglia della vita volontaria e sincera;
sacrificata dal vento e della piova
affidata all'alba ventura
la casta sofferenza autentica e prova l'amore;
evolve la gioia serena il saporoso frutto dal fiore."
Per "Un Amico"

Amicoil nostro dì precipita alla notte
prima del sole occiduo;
Amicoe intorno a noi
vediam correre a stuolo molti Eroi
gettando grida e squassando bipenni
eteoria violaceadelle vergini
a lagrimar sulle recenti bare.
Quindi Vecchie ed Infanti
e un lamentar di pianti
senza rimessione
e una canzone
di contadina stanca al ritornare
da i solchi pigri e infranti:
e strida a un'officina senza posa
fischii pel cielo
ed il fumo che fiotta come un velo
nube infaustae s'addensa
sul volto sorridente di una nuvola.
Amicoogni cosami parsi riposa
asfisiata d'amore e di dolore; anche la rosa
sull'erbe lucenti amasi ammala d'amore
e pur noi ci uccidiamo nel pensiero
torbido e nero a fissar l'a venire.

Stagnano brume alla vigilatrice
coscienza del Sogno;
ora il massimo pensier freme e nitrisce
se odora vento di lotta lontana
eroico polledro di peana.
E avvampa ancor nelle basse latebre
della nostra coscienza
una fiaccola rossa di prescienza
e batte il sangue all'arterie gonfiate
come sorge entusiasmo
e squillan le parole
come trombe imboccate
se ghignano ingiustizie.

Nuove intenzioni hanno riposo
tregua e battaglia insieme
dentro alla grande arena del pensiero;
tra chi fescenna canti e chi ne geme
schiudiam le ferree porte del Mistero.
Ohche v'ha giù nel bujo?
Che son quei lumi pallidi di morte
tra i bianchi lini della sepoltura?
E là in fondolontanoa che paura
e rimorsi e perchéoltre alle porte
ferree del Mistero?
Amicoil pensiero
S'arresta e freme.

Ohfredda e triste muda
al possente volare
ohcatene a Prometeo; ohsingolare
incanto che fa muta Galatea
a pena viva in prestigio d'amore;
ohPigmalione pazzo e sanguinoso
svenato in sui gradini
ai freddi piedi di quel marmo; Idea!
E vi sono giardini
amico nostro
che ti sembran fioriti;
vi crescon gelsomini
paiono freschi e graditi
proni alle mani che li voglian cogliere;
ma il tamala ed il loto
smunti han perduto la loro malia;
e se tu vaiAmicoe non osservi
al volgersi del tempo
e giungi in fondo alla fresca fontana
dove il viale termina
getta un'occhiata in dietro ...
e il giardino è sparito.

Non importa! lo spasimo e l'inganno
raffinan noi dall'animalità:
sorridiam dolorosi e perché fanno
l'altri pel ventreci interroghiam muti.
Non importa! Li ajuti
che non scendon dal cieltroviamo in noi
l'Egoismo volgendo in Carità
eall'impetrato Uomo che verrà
vogliam foggiare una culla di fiori
vogliam dare sorrisi;
vogliam porger fanciulle miti in cori
bianchivermigli e verdi
a cantar la rinata ingenuità.
Qui sopra i laureti e sulle palme
tramonti d'orose incensa la terra
il cordiale aròmata;
qui i riposi e le veglie nelle calme
notti amorose che non portan guerra
tra i ricreduti spiriti!
Perciò sognare ancoraAmicoe sempre;
poi che il Sogno è la Vita
per le fatali tempre
volti li occhi all'orienteassicurati
al folgorare del nuovo dì.
Per "Un Tristo"

Anima; abbiam trovato in sulla via
dell'ingrato ricrederci
e tra i pallidi albor della speranza
un falso Mendicante.
Mentito aspetto e mentito sembiante
lungo le siepi spinose e infiorate
sdrajato sotto le piante in accidia
la mano ci stese inerte e dubia
per estrema elemosina.

Anima; abbiamo accolto nella casa
questa lercia figura
e con assidua curaper intima poesia
l'abbiamo assunto a noi;
ed abbiam voluto dischiudergli il cuore
ed abbiamo voluto portare la luce
dentro le tenebre del suo tentare.

Oh! Giardini esultavan nel nostro pensiero
D'insolita vaghezza;
colmi giardini a profumar sentieri
di pace e di bellezza
a porger dolci e care infiorescenze
prospettiche apparenze e colonnati.
E canti e risa e giocondi sollazzi
S'imbaldanzivano dentro i palazzi
alle parate di generose illusioni
come dalla fontanaammaliate
sorgevano Ninfe imperlate
d'argento nell'argento della luna
doviziosa fortuna all'imaginazione.
Oh! Giardini fiorivan nel pensiero;
e carole di bimbe e di bambini
candide e rosei a giocare tra i fiori
a corruscarlontanedi splendori
accesi dalle parole
sacre di gloria e a nobili destini.

Noi gli offerimmo amore.
Istrionesco all'abito e alla voce
ci raccontò un dolore
accattato a ricordo di menzogna:
e pur dentro ghignava insidioso
d'ogni parola mentita.

Ma lo guardammo nelli occhi:
fuggivano i nostri sguisciando
paurose biscie dai cigli socchiusi
reclini di vaga malizia;
si nascondevano dentro.
Anche sul petto gl'imponemmo le mani;
ma il suo cuor ci sfuggiva le palme
convulsionavastridevagemeva
poverotristoindocile
d'ogni e qualunque virtù.

Anima; abbiamo errato:
egli ci ha castigato.
Main un giorno d'oblio
non si era avventurato alla preziosa delizia
di rinnovarsifosco e conturbato?
Non gli offerimmoin grazia
le mani per sorreggerlo
il desco per sfamarlo
la casa a custodirlo
la camicia a coprirlo?
non gli porgemmoa esempioun sacrificio
umile ed imperiale per le lotte feconde
per schiacciare le serpi del livore
riavvolte in sulle spine al maleficio
gelose e invereconde?
Animaabbiamo errato.

Invanoper le labra esulcerate
abbiam recato ristoro e fragranza
dentro coppe infiorate
nepenti d'amicizia e di favori:
tentammoinvanosulle guancie imbiaccate
carezze veritiereconvincenti e sincere
Animase increspar biechi livori
dalle guercie pupille
ai protesi favori della nostra bontà.

Animaabbiamo errato; al Mendicante
abbiam chiuso le porte in sulla faccia.
Quanto egli dica e faccia sarà stolto annaspare;
abbiamo smascherato la Maschera malnata;
oratra ciglio e ciglio gli sigillo
in un marchio rovente
la sua verità.

Non importa! Lo spasimo e l'inganno
raffinan noi dall'animalità.
Fiammeggia in sulle cime
L'entusiasmo a novissime prove.
Non importa! Vagisce la mirabil bisogna
di un Eroe necessario
a sventolare sui tumuli
un gonfalone ardente a redenzione.
Dai carnai della guerra ascende il Milite
terse le armi nei fiori;
s'avviain sulla paceall'indomani:
o aspetta la Sposa gioconda
ansiosa al saluto protesegli le mani.
CONGEDO

... per risciacquarmi la bocca

Vedesti come fui morigerato
come mi presentai pudico e castigato
ti piacquifratello Lettore?
Amai con te li Uomini?!

Ciascuno amami sembrail suo proprio carnefice;
voi noUomo e Lettore
voibojano: non siete sanguinarii
non ve ne basta l'animo
voiche vi angelicate in nuvole jacintie
siete sospesi- così per infingere - tra cielo e mare
sciocchiUomini e Lettoriper farvi commiserare
per ingannare meglio e di più.

Abbiam fatto la pace?
Piccoli sietelo soe lo dite anche voi ...
per ciò mi son chinato
come un Gigante buono
e vi ho steso la mano
per ajutarvi al passo.

Siete piccoli e tristi e infingardi
siete vendicativi ed impostori;
per ciò vi sorreggo a... delinquere
e vi perdono... vi compassiono
piccininiscialbati ostinatuzzi
caro Prossimo mio innocente
come biscia d'acqua
ohcandide coscienze
vendute a plurimi ufficii
ultimi e fumigosi escrementi
di questa stitica e occlusa società.

Pur non vi amoper quanto in oggi si debba amare
il grottesco e il deforme.
Nonon vi amoCritici maligni
Senatori e noin compromesso
con Hegel ed il D'Annunzio
poveri vigliacchetti dalla pancia ritondaimpertinenti
cui fascia il piqué del gilet insaldato.

Oh bellio cario nobili!
Oh come mi fa bene discorrere con voi
e farvi le carezze sulla guancia rosa;
come si appiana e si fa persuasa
senza una grinza la mia folliculare solidarietà.
Come son cosa vostra
mentre sto per passare il limitare
di questa astrusa chiostra
di codesta superba altra mia nuova Casa.

Casa? PalazzoParcoGiardinoOrtoFruttetoForestaVivaio
di caimani e di murene
a cui io vi dò in pasto;
grande Imperio reale di un pazzo
che è più saggio di voi
che siete così saggi;
voiall'incanto di sulla fiera
voicristianelli onesti o quasi
voitimorati catameniali pel ventisette del mese
ohvoifratelli miei.

Che vi avete compresoarche di scienza?
Che vi avete scopertolincei mostri di giornalistica enciclopedia?
Avete scifrato il secreto
della mia interna armonia
della mia passionedalla mia bontà?
Ohquesta volta come vi apparvi buono
come semplice e mite;
che fior di gocciolone è il Melibeo
che va a scordarsi delle proprie pene;
che in sulle piaghe mise a compressa verbene
perché odorassero anche le pustole
e fosse imbalsamata anche la sanie
che suppora all'ulcera del condiloma!
Quante bellezze semplici e gioconde
vi ho messo in bacheca nel libro;
e come fui guardingo in sui vocaboli indicativi
ioche sono di solito sboccato;
niente scatologianiente pornografia
proprio come si usa nei salotti per bene
asessuali ed eunuchi;
proprio come è di moda
broda fogazzarianaelettuario idealista
faccia sentimentale
e misticismo di seminarista.

MaBestie d'importanzascusate siete ottuse!
come sempreleggeste a rovescio.
Fuori dal mio palazzo
via dalla mia Capanna
ritornate in Cittàritornate tra voi.
Qui dentro non passeggerete più;
girate sotto le mura di cintanon entrerete;
non l'effrazione vi giova
e non l'officinale grimaldello della supposizione
non la calunnia alla mano che insiste;
non la scalata di viva forza
ché siete troppo vilitroppo ignoranti e cattolici.
Nulla vi giova ad entrare qui dentro
nel mio Paradisoin Casa mia!
Fuorifuoririmanete fuori!
Vi ho inchiovacciato sul muso i chiavistelli
delli ultimi uscioli;
spie non ne vogliomelensi malfattori per il buon ordine!
Qui non vi è nulla da fare per voi
né meno il ruffianesimo gratis e pel buon cuore;
fuorisotto le mura a riguardare in su.

Già vi risponde l'acciajo ostile
d'irte saracinesched'arcigne postierle;
non le toccatenon le tentate!
Vi uncinano e vi sbrananomeccanicamente metodiche.
Quante scoperte ha la scienzaper favorire la libertà dello spirito!
Ma se pur giunti in Giardino
con circospetta astuzia salesiana
vi lascerò morire di fame!

Non uso gettare nel truogolo
per broda fangosa e cruschello
pasto di Porci avidi e grugnanti
l'anima mia ed il mio cuore
tutto me stesso in fiore
e le mie sante ideelucide e vergini perle;
o grufolantiLettori ed Uominise non potete saperle!

Mi risciacquo più tosto la bocca
colla bestemia sapidaprima di congedarvi
perché a tono Le Antitesi richiedono l'assenzio:
bestemia amarasapiente e cara
estremaProssimo miodistratto Leggiucchiatore
giudice improprio d'infamia e d'onore.
APPENDICE
La Diana moderna

Forsediceste. Ma i belli occhi sorridenti e puri in volto volgevate
a chi vi domandavaVoiporgendo (malizia?) questo novello enigma.
Forse! Ch'indica la parolase il fatto delli occhi riguardanti
sereni in volto insegna la risposta prima che fosse esposta?
Forse! L 'ambiguità volea convincimento al cuoreo fanciullezza
(divina fanciullezza della donna) scherzava per capriccio o per intrigo
né ben sapea quanto desiderava?
Forse! Io crederei nel vostro "forse" come certo credette
chi allor vi domandava
poi che l'occhi sinceri assentiano al gesto e alla dubia parola.

Non credereperché? Se il nome non inganna esso costanza afferma.
Se il nome indica una triforme Deabene afferma Tre Principii
ed un Fine: sicurezza e beltà. Sicurezzapoi ch'alle membra caste
si recingon le zoneese pur nudaai bei stagni dell'Asia
e della Grecia ed ai sonanti fiumi ed ai laghi tranquilli
specchi alla Lunale lunari bianchezze
della carne donava la Vergine bruna
stava a custodia il Coro delle Ninfe del Mito e del Mistero.
Non io Atteon corsiero
or per le selve e bramendo alle damme capricciose nel folto

a Voipel nome antico paurosoattingerò profano ai veli
di presidioné la favola dolce d'Endimion mi tenta
se pur Guglielmo poeta la declami a notte nei giardini
per la bocca semita di Jessicaumida del recente
battesimo di Cristo: e sto muto in questa tenebria
luminosa aspettando. I miei Sogni per l'Anima soave
d'un fantastico mondo a caccia vannorisuscitando
e congiungendo l'oppositi principii
archetipi e la mia realtà qui s'assicura sopra la roccia ferma
poi ch'io comando a un cuore ed a una mente.
Per questo amo ed approvo la bella profezia già disvelata

della Dianaquel "forse" augurale. Pure chi sase lo strano cervello
che sempre mi suscita parvenzepur ora inganni al mio sentire
poi che alla voce calda della donna risuscitan le favole delle voci d'oro
ed al profumo dei capegli l'ardenti aromati d'oriente.
Il Maestro dal ritmo e della rimadi questo ritmo e di questa
già disparata rimainvocava con me assai prima
queste gioconde e turbanti impressioni
esformando pei nervi la realtà vivente della forma
ad altre forme dedicava
il pensiero e l'orgasmo e l'ardire d'esprimer nuove cose dall'antiche.

Miracolo già esiste se si compie dentro alla mia coscienza
questa similitudine di miti e di leggende
per una donna viva: miracolo pur anche s'io non rifiuto
la fatica al desio di questa esposizione. La Giovinezza
dell'anno che incomincia e pur la vostra candida primavera
di vitadanno l'ufficio al nobile lavoro; e l'aspettar pel frutto
della benigna terra e l'aspettare
della vostra persona al buon amore rendon coll'occhi luminosi
vostrila risposta al bel "forse";
s'io pur semineròsia la semente col fomento del tempo e della grazia

produttiva al venturoed accolga la dolce aspettazione
che dentro voi si fa certezza col vicendar dei giorni.
Oh bei fiori crescenti in sulli stelibelle stelle di prato
spesso godé Dianadalla caccia tornataraggrupparvi ad industria
in artistici modi: o bell'acque scorrenti e mormoranti
spesso godé Diana immergervi i rosati piediun cotal poco
stanchi già del cammino: o bei versi
ch'espressero i Poeti ad incenso delle sublimi nudità divine
ebbero un'armonia nuovase alle lunari
notti squillar per la triforme Dea imperante pel cielo.

Non qui il concetto vaga e si sformapoi che versi
qui stannoversi nuovi e sinceri: non qui natura
per me inganna che presso il glauco mare rumoreggia
alle sponde d'argento e tentano per l'aria i fiori
a imbalsamare nella vicina rinascenza dell'Uom Dio cristiano.
Né il desiderio turbaminé mi deturpa insidioso
d'impeti anormali; io
comando a un cuore e ad una mente; e questo cuor m'aspetta
non Belit umile e passivama fedele
e questa mente io l'ho plasmata e vive per me

e con meguardando all'a venire. O Diana nostra
sicura state a rispecchiarvi in l'acque del mare
or mai tranquillo: queste conche azzurre e morbidissime
rendondentro alle rivelenti bacibaci di madre.
Così ritta e benigna fermatevi a guardare l'imagine
riflessa e evanescente vostra e pur migliore e aggentilita
pel mistero dell'acque.
L'acque i Misteri sanno e rappresentanocoll'imagine
bella della formail perché che ci sfugge
della Sostanza. Per ciò Diana nel mare il vostro animo e il fine.
Melusina

S'io dentro guardo in meo a tornosento e trovo composizione
mirabile tra quanto esprime imagine lungo ai versi squillanti
dell'Epopea e quanto in noi si plasma e si concilia
inavvertitamente seguendo quelle prime conseguenze. -
I rustici del fango velenosoi rustici mal nati non credono
e condannano a questa rinascenza.
Non per questo rinuncio al lavoroanzi meglio v'attendoe ne godo.

Melusina: la casa Lusignano ti venera a patronaein sulli scudi
ornati dalle imprese d'Orienteecco imprime il tuo aspetto:
poi seguita l'istoria ch'il buon Giovanni d'Arras ci distende
ad ammaestramento per l'infantili numeri balbettanti
rapiti nel mistero. Ancor la sacra Grecia ti esprimeva
Regina d'Albania nel cristianesimo
troppo memore autoctona delle divine figurazioni antiche;

salda ai principii. Così se invidia alle gemmanti forme
punge la Fata o colpa astrusa e tragica di Padri (Edipo
non è morto) si rinnova per teecco dall'ombelico
in giù trasformarsi nel sabbato le cosciee la coda
squamosa per le conche fluviali alla notte tu immergi
mentre il bel volto rivolto alle stelle
attende l'amatore e lo consiglia pressograzioso e largo d'amori.

E poi ch'a tuoi incanti fu un BaroneRaimondo di Forez
che ti dié fé di sposo e assicuranza di custodir l'enigma
(amor lo accontentava); ma durante la calma e lunare
notte dal folto occhieggiando venne (rimorso lo pungeva
o gelosia) a di scoprir la strana metamorfosi
sparisti ai sensi e pur eterna
oltre servivisorella a Calibano Dio e Pescemigliore.

Vagano le fantasime in sulli spalti di Bisanzio specchiantesi
nel mare; vagano e a Lusignanotra l'urger delle maure coorti
ed il vento dell'Asia e dell'Islam feroceadditano e proclamano
la prossima rovina; attendi Melusina. Fra codeste fantasime
viaggia pur la tua serena in fra minaccia ed urli
un cotal poco mestama benigna
pallida sempre in sulla antica tua terra di Grecia oppressa.

Bella Figurazione del PoetaMelusina aggraziata e confidente
venustà protettriceo madre di pietà e buona suoraper la presenza
e amante pel tenero abbandono! Melusinasplendor della Leggenda
interveniente a tratti per l'istoria cavalleresca del popol Latino
a guida di Baroniconforto e ricompensae bruna e bionda
moral forza; risurgiper le spose
suffragio e custode e libertà verso il Cielo e la Meta.

Melusina incantantecosì il nomeriflette il Daimon classicostae compone
dall'origin la Forma e la Sostanzaintegrando l'ufficii
d'angela guardiana per la veggente umilità d'Amore.
Pur se le grazie del corpo e l'inganni lusinghieri dell'animo attendono
alla bell'opera di caritàallegoria all'umana avventura
l'ibridismo suggella in te foggiando
la congiunzion dell'Arte e del Peccatodella sincerità e dell'insidia.

Accenna la tua mano protettrice candida e calda mano d'avorio
cui segnano le vene azzurreggiantitrama squisita che il buon sangue
diceed accennan le dita coronate dell'onice rosato. O Mani
o Ditalo scettro imperial brilla impugnato e il bastone
d'argento abbaziale. O Mani di Giuditta stringenti l'elsa alla spada
vendicante della carne e della patria ebrea
o Man di Cleopatradonanti alle tazze le perleMani dispensatrici

perché sì pure e belle e crudeli restatese la figura della Donna
poi si distende in drago? Perché benedicete e confermate?
O chiari occhi ridenti e sospirosivoi m'invitate a credereo labra
gioconde imporporate e serie e costanti e turbanti
voi m'invitate a sugger sul cinabro i filtri e l'incantesimo
s'io non riguardo alle coscie sformate
sotto alle squame del serpente araldicoche terminan la forma.

In tal modo t'ammiro e ti conservo arte di Donna ed arte di Poeta
e rivolgo lo sguardo alla tua umana faccia e cerco
dimenticar quanto si snoda di sotto al ventre e all'anche.
Forse Raimondo nuovoper me solo m'appresta queste figurazioni
all'occhi della mentepoi ch'intese al mistero della trasformazione.
Così mi piacque d'ammirare
di possederd'amare e di scoprirti a fondo. O Scienza o Desiderio

ecco le vostre forme innanzi a me: mi cibo e tra il miel della polpa
saporosa e tra il fiele avvelenato dell'ermetico nocciolo nascosto
Melusina: un'Agrippa ti costrinseper brev'oraallo specchio
di fronte all'italianatragica Caterina di Firenze sulla torre
del Louvre. IoCaterina e Agrippasempre ti trovo in me
nell'arte miad'in torno a me
nella Donnae protettrice e santama serpe alla fine.
Lo specchio

a Luigi Rossi

Essi stannoriguardando e non sanno: e pur nelle pupille
immote e intente al nuovo caso e strano
erra un novello lumeuna fiamma indecisa
timida ancora e presta a divampare.
Ingenuità si turba alla presenza di questa forma
prona dell'angoscia;
e va cercando in se ragion' che ne riveli
simiglianza o ricordo.

(La neve alpina sta candidaignara così dell'orma umana
e tutta si commuove a quel suggello d'un primo
passaggio nella liliale apparenza muta:
se avvien che alcun la turbi e rappresenti
simbolo di possesso essa ne freme e geme quasi
a quella macchia oscura.
Non mai prima su quelle eccelse cimevalicò l'ardire
non mai qui s'ebbe vita).

Ma piange la nera forma di Donna: e colle mani
al viso tenta nasconder le lagrime e frenare
quello strazio di pianto soffocante: oh l'ontal'onta
delle percosse sopra il corpo oppresso
dalle miserie e dalle privazioni: oh la brutalità di quelle
voci a minaccia oscena
contro a un affettocontro alla pia speranzacontro a un desio
di migliori giornate!

Ella piange e i singulti l'urtano il petto; Ella piange
per séper l'a venire: in un'orain un'esigua ora
di tempotutta la vita infranta! Ritorneran le gioje
le domestiche gioje incantatrici?
Non forse in quest'ora l'eternità enorme invincibile del Dolore?

E le gaiezze a volo
farfalle d'amor disertanti la chiusa casa ed oscura
dietro al raggio danzante;
e le gaiezze a volo pel ciel calmo del vespero!
I bimbi intorno stanno e temono comprendere.
Perché piange la donna e si lamenta? Non le carezze
scendono sulla fronte reclinata
balsamo d'ogni piaga, conforto d'ogni lagrima?
Non splende il sole,
il bel sole giocondo ch'innonda il villaggio e che spinge
l'infanzia ai giuochi?.

Non ha madre chi sofre? Sui Loro pianti scende
benigna ed alacre a tergere la materna mano e la bocca
mormorante di pace e d'oblio; vigilano e conservano,
dopo l'affanno, il sorriso geniale.
Essi non vider mai: estasiati e pur turbati ancora
miran l'occhi innocenti
e dalla vista un turbine di cose al petto fan tumulto:
splende l'occhio ed attende.

E pure il sol che in fondo alla strada montana or si ritira
poco fa lumeggiava per l'androne li scabri gradi della scala
usata e la porta di quercia persa e ferrata:
è ver che stan le fogliesparse foglie
d'oro vivissime cui il turbine l'altra notte spinse
fin dentro nel villaggio:
ma queste foglie scintillanoed ardori e letizie
bacchiche qui ammoniscono.

Poi che più lontano intorno alla fontana che canta e trilla
nelle fresche acque del prossimo ghiacciajola luce tenta
luminelli e giuochie in questi incanti erranti
sulle muraglie e per le chiome arboree
vengon le forosetteil secchio garrule portandoad attingere;
vengono ed i parlari
ed i sorrisi rinnovare coi galanti preti al convegno dall'ufficio
dei morti ritornati.

Così gioja si spande: spandasi pur la gioja e allegri il cuor e l'occhio
delli aspetti più amatie sian lungi le prone forme
oscure dell'angoscia vibrante. La Donna sta. Di quel tempo beato
forse è muto il ricordo alla coscienza;
e per quell'ore Farfalle d'amor disertanti la chiusa casa
dietro al raggio danzante
colà tra i dami e l'accorse giovanette libere e sincere
erran le gioje a sciami.

I Bimbi mirano ancora: ragion sferza la via a perscrutare
e già afferraragion della Maggior tra Loro che li guarda
e Li serba stese le braccia esili al crocchiomaternamente.
Certo la Donna sofre e piange e prega.
Oh su quel fronte non può scender consilio di genitrice or mai
poi che madre è chi sofre
poi che la Soferenza è Madre della Vita e dell'Amore.
E sulle rosse gote
ingenue giù scorron le lagrime e l'Anima si desta
nel petto e sorge forse a conquistaforse a ribellione.
Felicità cercano intorno: dove Felicità? nel bacchico autunno
in quel raggio danzante alla fontana?
(Perché le nuove urgenze dei boccioli floreali attendono
favonii e brezze meliche
per vivere nel mondoe il Bimbo attende la bufera e il dolore
per vivere ed amare?).
LE PERVERSITÀ

Tomo terzo delle Ironie
e delle Esperienze del Melibeo

Le Perversità. Storia di un Passante e di una Passante. Operette frammentarie ed incomplete di Melibeo che rappresentan qualche capitolo dei Giardini in torno alla Palude.
Da riordinarsi e completarsi a cura di G. P. LUCINI
CINQUE EPISODII
PER L'ESEGESI DI UN BLASONE
Per dopo le Nebbie: I Episodio

D'azzurro e di verde alla Luna sorgente.
Passano delle nuvole rosee.

Il Passante

Fermatevi!

La Passante

Le mie compagne partono.

Il Passante

Le incontreremo certo più in giù. Non affrettano il passo.
Riguardano d'in torno. Il prato è assai qui adorno di tutte
le ricchezze floreali. S'incantano dell'aria fresca e giovane.
Vanno coll'ali della speranzacandide sopra all'omeri
raggiere d'angiole d'argento: sono inquiete; si muovono e vanno
tentando l'aria.
O lasciate che l'ali a voi si rilascino un poco lungo le braccia.

La Passante

Non ho compiuta la mia ghirlanda.
Mi mancano dei fiori.
Per dove son passata i fiori che voleva non erano cresciuti.

Il Passante

Fiori! Profumi acuti.
Ho aspettato che tutte fossero discese
per offrirvi i giacinti violetti
e le severe e caste digitali;
io non osava aggiungere questo fresco bottino del bosco
quand'erano presenti.
L'ombraecco l'ombra oscura e meditativa del bosco
a noitra l'oro caldo dei ranuncoli
e tra l'argento delle margherite.

La Passante

Per un raggio di Soleper un raggio di luna
un corteggio s'aduna di forme bianche e d'oro.
Alle malate ombrici delle quercie selvaggie
sulle ruvide piaggie son morte già le Melori
rispuntano le mammole.
E a meperchégiacinti e digitali?

Il Passante

Un lutto delicato: il lutto del filosofo quando gli muor l'idea:
un farmaco pel cuorequando agonizza e muore.
Cercai tutta la notte.
Lande disincantate!
La ghiaja cantava
di sotto al passo presto
il mio cuore cantava
rosso dentro al petto.
Ho pensato in quel punto alla menzogna enorme e gloriosa
d'ogni religione per il bisogno della felicità.
Fluttuavano dei veli forme fuggenti di nebbia
e la foresta amava: di sotto alla rugiada si svolsero i profumi.
E l'erbe a fremere:
tutti i petali si son ricercati
e si sono ritrovati in un bacio prolifico.
Ma i fiori espansii fiori incantatori della notte!
Incensieri
dondolando
in ritmo blando
alla carezza della tenue brezza
sopra all'erba
verdeardentesuperba
oh l'incensieri
turibolando
spargevano pallidibianchisinceri
i mille pollini nei veli della bruma
sotto alla luna.
Attesi.
Un incanto per me manifestava la coraggiosa speranza cantando.
Oltre ai pianti notturni dell'upupe
oltre ai singhiozzi del rivolo scorrente
oltre alla solitudine vivente
aspettareaspettare l'incanto.
E la gioja dell'alba ritornò
nella semplice e vergine virtù:
la notte consiliera è già passata pallida e serena dentro a questa
giornata.
Pel cuorquando agonizzaecco la digitale
per il lutto dell'Ideail giacinto regale sfoglierà la corolla di viola.

La Passante

Arpeministre d'argento nell'alba!
Allora uscii. Un giardino di rose.
Certo pel bosco alcuno avea colto e serbato
l'erbe che nere mi crescono nel prato.
Ed ho dovuto fingere per non seguir la schiera
per lasciarla procedere.
La mancanza dei fiori alla corona
mi pungeva come una mancanza fisica.
Voi lo sapete: vi ho indovinato dietro alle frappe.

Il Passante

Non ho potuto appressarmi: temeva di me stesso: paventavo le amiche.
Oh siete bella come questo Aprile
sorridete:
e siete assai più giovane di meuscita in sull'Aprile.
Sorridete!
Io vidi i vostri piedi nudi a danzar sui fiori
poi che scalzata passaste il rivoletto a guado.
Ed ho sentito i piedi freddi e bianchi
battermi sopra il cuore:
ed ho penato e gioito a questa commemorazione d'un sacrificio
non ancora compiutoma che stava per compiersi.

La Passante

Forse è per questo che i fiori calpestati
hanno lasciato stigmate porpureesui piedi bianchi.
Io sentii languire e fluire come un sospiro dalle corolle.

Il Passante

Passione carnale: una rosa al martirio.
L'amore s'impaura ed impaura.
Gracili a voi le gambe nude di tra le trinetentazioni;
ho sentito il bisogno di ricoprirvi i piedi e le gambe
con moltimolti merlettidi ricoprirvi li occhi
col velo oscuro della capigliatura perché avreste potuto vedere
ch'io vi aveva vista.

La Passante

Nono: educazione falsa per false cose.
Prendetemi alla taglia e scendiamoscendiamo.

Il Passante

Tutte l'altre compagne sono già discese: rientrano in città.

La Passante

Giuochirisa! ...L 'istante singhiozzantetorbidoincompreso...
Ma tenetemi forte. Non vogliate ch'io cada!

Il Passante

Quiqui...? Noper questa follia... in faccia alla città!

La Passante

Guardate?...

Il Passante

Giardini a primavera: delle terrazze di marmo e di fiori.

La Passante

Ancora:...parlate e guardate ...anche s'io m'addormenti.

Il Passante

Dei pensili giardini. Delle fanciulle passare pei viali:
han tra le mani delle ghirlande enormi
hanno corone in capo.
Poi vi son delle coppie.
A Mezzogiorno si siedono sui banchi di marmo molti ciechi
parlano con il soleparlano colle foglie.
Miserecieche spoglie: non se n'accorgono perché non vider mai
la lucemaii ciechi.
A canto sopra ai prati si tengono per mano coppie d'innamorati:
hanno troppo vedutovoglion vedere ancora:
han volti conturbati nella greve mestizia di quest'ora
propizia sotto l'ombre. E splende il sole!
La puerizia delli sguardi è fuggita:
ma se tutto il giardino è un bimbo nudo al sole?
Ecco delle viole che appassiscono.
Le foglie frusciano sopra alle teste:
gioconde feste nella brezza breve.
Le foglie fresche spiavano.
E quelli che passeggiano parlano a voce bassa:
una religionecome una passione: non turbare:
un altare offre bianca e lucente una Venere e sta.
Voci bassemurmuri.
S'appressano dei giovanisporgonsi in altodalle ringhiere.
E sulle ringhiere s'accovaccian pavoni.
Dei cigni navigan dentro ai laghetti.
Ai pavoni l'elmetti impiumati danno lampi sfacciati.
Voci bassemurmuri.
Stridon sui viali scarpettine e stivali.
Quei giovani si sporgon sempre più: solitarii ricercano coll'occhio
in un punto di cielo una grande introvabile virtù.
E sanno dove guardanoma non trovano mai chi vogliono vedere.

La Passante

Voci bassemurmuri...Sarà per l'aspettata
un grido nello sguardo...Continuate: la città è assai vasta.

Il Passante

Giardini pensili: sui fusti di basalto spiove la molle glicine.
Dell'api volitan sopra la glicine. Quanti fiori violetti!
Vengono delle donne: sono giovani ancorasono assai mute.
Deposero matasse. Il sole scende: i ciechi han rincasato.
Sopra ai banchi dei ciechi queste giovani donne hanno posato.
I gomitoli piccoli valanghe di filo accrescono
ma il lavoro che se ne trarrà non vedran forse mai.
I bimbi e i nascituri aspettano il lavoro.
Lo stanco sguardo delli operai dopo il lavoro:
la speranza del desco familiare. Aspettano il sorriso della moglie e del bimbo.
Ma il chiasso burrascoso dei piccini.
Ruzzano sul prato: l'oche schiamazzano.
Le nonne stanno a lato e li proteggono.
Li scolari goliardifanno ridda da torno alla fontana:
sonagliere d'argento: risa: una assai povera carovana
un orsoquattro scimieil giuocoliere. Le fiere van lontano
passano: non si fermano qui.
Li scolari riddano: assaltano le vaghe crestinaie.
Quelle giovani donne deporranno invano: la matassa s'irrita e resiste.
L'ore trascorrono.
La ghiaja dei viali è assai gioconda al vespero.
Ancora dalli spalti guardano i solitariiin vanoin vano.

La Passante

Gioja d'un vespero senza ritorno!
Tenetemitenetemi le mani! Serratemi così presso di voi.

Il Passante

Le terrazze s'annegano nell'ombra.
Le parole hanno suoni morenti.

La Passante

Oh! ma datemi i fiori del bosco; i freschi fiori del bosco!

Il Passante

Noi scenderemo a passeggiar la nottesopra a queste terrazze
di sogno.

La Passante

Baciatemibaciatemitanto da farmi male.

Il Passante

La luna sorge finepuralibera...

La Passante

Baciatemibaciatemi! ...La sera è molto limpida
ma è molto sola: confortiamo la sera coi baci ...Ahi!
Baciatemi ch'io senta la vitala doppia vita in me!

Il Passante

Baciopromessa! Che aveteche avete?...

La Passante

Nulla. Qualcunoqualche cosami prendevami rapiva.
Tenetemifortealla taglia. Ch'io senta le mani vostre.
Quante stelletutte le stelle! Come vi vedo limpidi li occhi!

Il Passante

Pallidezzabruna pallidezza feminile
in questo incontro dopo le nebbie.

La Passante

Scendiamo: non perderemo la ghirlanda? Assicurate dunque la ghirlanda
come una catenaai polsi vostri e ai miei.

Il Passante

La ghirlanda si è sfattama non lamenta
nessun fior caduto; la ghirlanda non lega...

La Passante

Scendiamo.

Il Passante

E nessuno sopra le vecchie vie:
né sangue né fiori né orme.
E saremo l'incogniti.

La Passante

Scendiamoscendiamo!

Il Passante

La Città è morta nelle tenebre.
Per quando fioriscono le Rose: II Episodio

Di rosa e d'argento a losanga sotto al lambello violaceo. Passano dei cigni bianchi. Profumando un garofano muore. Tre lagrime di sangue

Il Passante

Oh bruna pallidezza feminile; ecco il meriggio dopo tanto amore.

La Passante

Di tutti i fiori della ghirlanda sfattauno virente
come un bambino turgido
come un bambino nato d'amore
unoun garofano non è appassito.
Per una luce intima e secreta si è redimito
e la raggiera presenta i colori dell'iridi all'incanto della pace
se dopo l'uragano occhio di sole piove
tra i prisma della piova.

Il Passante

Noi ammettiamocaraun uragano a cui succede lieto tempo.
E dove avete conosciuto
a spiarvi ed a cogliervi
indiscreta ed astuta
l'invidiosa infelicità?
Dovenel tempo che per le foreste coglievate le vergini primule
dove avete voluto ch'io vi cogliessi ancora?

La Passante

In quella sera stessa.
Le fanciulle passavan sui viali dei pensili giardini:
sopra ai banchi di marmo molti vecchi venivano a ciarlare:
eran le coppie in mezzo ai freschi prati
tenendosi per mano.
Ho io forse scoperto nell'occhi entusiasmati
un cercarsi di nuovoun volersi comprendere?
Ho inteso forse delle parole ambigue tra le lagrime e il bacio
che penavan d'esprimere ciò che non si poteva?
D'alloraamicoho vistosolitarii giovani incantarsi
a una stella cometa ed ho pensato ch'aspettavano invano.
Nell'incontroio stessa in quel momento in cui mi proferiva
sospettosasorpresainteneritaaspettava e temeva.

Il Passante

Il ricordo!

La Passante

Oh noper un ricordo!

Il Passante

Pel ricordoSignora!
S'io dovessi foggiare alla parola
un canto di mandolaun trillo d'usignolo
una modulazione vespertina
e nella musica della mia lirica
si sospettasse un lontano rimpianto
o Signorala marcia funebre!
A vendemmiar di fiori: patetica monotona!
Languire nell'attesa: fiori appassiti nelle mani in febre.
Senza coscienza amare! Felicità. Quale?
E riguardare all'acque che passan sotto i ponti
oltre la vallee aver l'inquietudine per non seguirla!
Sotto ai pioppi il torrente:
per il torrente al mare.
Nel caldo d'oro estivorefrigerio dell'acque e dell'ombrie.
Amicaseguitammo il corso del torrente
per la curiosità: il torrente moriva sulla spiaggia
in faccia all'ampiaalla distesa verità dell'oceano.
Nell'ora meridianacome qui sonnecchiavano
i giardini alle sieste.
Coll'edere pendentiglicine scapigliate
menzogna agreste alle ville borghesi:
liane morbidecapri selvaggi
dendriferi viaggiaggrovigliati meandri di sterpi
sopra ai lentischi tenuidei rigidi piumetti a fiammeggiare.
Oh bellezze minuscoledita di araldiche felci e cicute
di tra le foglie acute delli allori
ornamento dai murisui muri dentro ai muri del giardino
a sonnecchiare stanco della parata estiva.
Ho pensato all'enorme vegetazione artistica
sopra le vecchie mura a soffocar le pietre;
ho pensato all'estetica proflusa dalle nostre carezze
sopra a un semplice amore di parola
per una semplice parola d'amorenel cuore!
In fine in riva al mareal mare di tristezza
la sera era calata.

La Passante

Per quella notte al ritornouna promessa: "Fratello!"

Il Passante

Sorellasia: ma l'alba ci sorprese nell'incerto.

La Passante

Lasciate ch'entri il sole del meriggio.

Il Passante

Apriamo le finestre.
Finestra aperta sopra a un paesaggio
imagine leale a un sentimento: ditemiche sentite?

La Passante

Ecco: prima la valle: o quanto verde e soffice
velluto riccio ai piedi. I boschetti a languir di voluttà
sopra alle molli concavità.
Poi il torrentei pioppi in fila processionando.
L'onda camminanon si rivolge
l'onda si svolge e s'avvicina all'estuare.
Seguitiamo la strada dell'acqua.
Il mare: sulla spiaggia a sedersi:
l'altro jeri i marosi infuriati han violato li scogli marmifici:
v'han sradicato delle lucenti preziosità;
alghe e conchigliecoralli e perle.
A piangerlea vederle
così lucide e tonde lagrime d'Anphitrite
abbiam passato il giorno.
Un fremito: il vento.
Inquietudini. Ecco il ritorno. Fraternamente una vana promessa.
E l'alba ci sorprese nell'incanto fatale e naturale.

Il Passante

Chiudete la finestraamica
se in questo giorno la luce non dà
al paesaggio insospettate verginità
d'un ombra nuovad'un nuovo scintillìo.
L'imagine si chiude sui motivi già risaputi senza colore.
Suscitareper semprein ogni istante
le mirifiche piante dell'allegoria:
esser la poesia volontaria e valente della vita.
Conoscere l'oblio per sperare:
lasciare la speranza quando combatte colla realtà.
Farsi piccini ed umili; o gonfiare in superbia
Prometeo e Francescomite Francesco d'Assisi.
E sentirsi ammalatoamar la malattia
pregare di morire per rinascere
per creder nuova la luce del sole.
Ritrovare così ad ogni aurora una convalescenza;
avere la pazienza d'attendere il risveglio della soavità
delle forze di vita trionfanti sopra il morire dell'imaginare.
Voi lo sapete: queste curiose sensibilità
dan le morali convalescenze al cuore.
Ripensarela testa sui cuscini
ed avere una spalla fresca e dolce sotto la palma.
Appoggiarvisi. La calma di un sorriso di sotto alle pupille dell'amica;
e credere al sorriso.
Emozione del corpo molle e bianco
sincerarsi cosìessere una lattea bevanda ed essere assorbito
odore di bevanda campagnola dopo l'essenze distillate e acute
sui letti di bucatoed il petto leggero e liberato
dall'incubi perversi.
Una catharsi ironica sul vuoto
crudele e abbacinante della vita.

La Passante

Per quel giornoSignoreinvece dell'oceano dioscureo
fece al torrente uno stagno prolisso e limaccioso.
La mia esperienzainferiore assai alla vostracredete
M'insegna al giro solito. Non usciamo dall'orbita.
Tutta la vita trascorre lunghesso la corrente di un fiume.
Ogni albero rammentaparmiun albero
ed il ciottolo un ciottoloe una donna una donna.
Seralmente le cose si incontrano: l'incanto: fatale.
La forma dell'anello varia: rimane l'anello e incatena.
Voi sottile a distinguere
avete un ritmo nuovo a nuova poesia?

Il Passante

Ridomandiamo al Maggio la solita canzone
dal Mahabarata all'Heddada Catullo a Verlaine
pei gironi infernali la Vita Nuova spremuta
ed il Viaggio Sentimentale è prossimo parente del germanico Ortis.
Un sottile vantaggio questa palinodia
per la vostra morale ipocrisia. Troviam le frasi fatte alla nojosa
sensibilità del tempo delle rose
quando l'inverno si discioglie e geme sui boccioli futuri.
E vi dirò: "Le giovani del parco intrecciano corone
le giovani al giardino cittadino
dimenando matasse s'irritano sul filo scapigliato;
sospettando con lorostan dalle ringhiere
e accusano li amanti le severe leggi che fermano al cielo le stelle."

La Passante

Santaeternamio carola vecchia e nuova favola
come la via segue il torrentedalla valle alla spiaggia.

Il Passante

Come opinione senza paragone.
La strada lungo il fiume vale il giardino della città.
Le sensazioni semplici son divenute lame affilate;
ci feriscono troppo: noi cerchiamo ogni giorno
i modi artificiali. Passeranno ben presto:
che importa: sopra al miele allettatore
il sospetto d'un rancido saporenon toglieaggiunge alla focaccia.
È assai tristema vero. Per la nostra irritata sensibilità
l'anima si raggrinzafoglia secca d'autunno;
termineremo a bastarci dell'occhi
le mani lasciamo i levigati e tondi e morbidi ginocchi
per suonar il psalterioe l'ascetismo guata
dietro la serenata di Beltramo
come il candor sorride alla sceda opima d'Aristophane.
Ma sotto l'abiti! Noi cerchiam l'ascetismo
non il candore mai: opera pornografica
sollevar le gonne della matrona del sentimento ufficiale.
Passeggiamo di nuovo pel solito viale.

La Passante

Lungo cammino.
Cominciando a sognareprofferirsi all'azzurro:
discutere opportuno nel meriggio glorioso
ingloriosamente nel banchetto d'amore.
Al banchetto serotinosu le porte a distinguere
ciò che voi porteretese tuttoin parte o nulla
del vostro sentimento. La compagna al festinoode e non s'argomenta
su questa restrizione: economicamente prevedete. Non è cavalleresco.

Il Passante

Eliminando vi do un corpo semplice alle scoperte e comodo.

La Passante

Un cristallo squisitoortogonale.
La fisica m'insegna di usar della mazzetta
per cercarvi il motivo iniziale.
Ma vi sono li spigoli taglienti
l'angoli molto acuti: il martelletto sopra al metallo duro
si spezza: le cesoje s'infrangono.
Un cristallo assai ligio alla normale regola della orientazione
e alla vista compitoalla solita estetica morale.
Ditemiil corpo sempliceperché rifrange la luce multipla?
I mirabili spettri da un cristallo! E secondo la luce
e secondo il colorevi si svolge e conduce
una gamma variabile e variata;
o cristallo squisito e ortogonale;
il bene e il male similmente pel giuoco naturale
si ripresentano sulla sua faccia;
ei non si impaccia e rende
nello spettro il motivo della luce del sole
del fosforo ambiguo della lucciola
e di un carboned'una torciae d'un'anima in fine!
Ma badate uno spettro: la virtuale imagine:
vi basta nell'amore? A me nolo sapete.
Beate fantasie di caleidoscopio:
ridde dipinte sul drappo bianco per la lente munifica
d'una lanterna magica!
Ma baciate li spettri: toccate li spettri.
Domandate ad Amleto se nuvole e fantasime
si possono abbracciare nel secreto delle alcove imbottite
ed a Macbeth l'orrore delle infernali apparizioni di Duncan al banchetto.
Terrifiche ed inaniecco l'imagine
o sciocche e pretenziose: Teodata s'innesta sopra Diotima
a rivivere dalla boccavi da a baciare un velo.
Mancherò più tosto a Teodora flavaa Damenassa pandemia
l'ossequio: l'ossequio della carne.
Ma ciascuno di noi...

Il Passante

Perfettamente disputatricema ciascuno di noi
ha la radice dell'esistenza in un sacco di scudi
in un torrente limpidoo nella melma di una palude
o in un cuor di vitellao nel cervello pazzo di Tabarino
nell'elmo di Mambrinoe nessuno o già mainel vero campo
da cui deve spuntar l'anima umana.
Perfettamente: i cristalli s'aggiogano come altrettanti buoi
sotto a un filo di sole e pargoleggiano mitici eroi
al raggio della luna. Quindi ciascuno aduna
quanto può meglio e attira
al suono scintillante d'una ipocrita lira di luce
(non spaventatevil'imagine eteroclita vibra del suono nell'onde luminose)
le sensibili animule che vagano perché vi si riattacchino.
Valanga d'animuccie. L'una soccorre l'altra
così per direper meglio comparire e per meglio deprimere:
e sopra alle congeriepel fuoco per l'acqua pel vento
voltolatacombustalevigata
la polvere dei secoli.
Battete col martellodotto naturalista.
Le faccette si scaglianol'angoli si distorcono
una scintilla a risplenderequando?
La vostra dialetticafa sopra a mel'effetto
del sagace picchiar del martelletto:
sentimenti sotto le scorie si vedon qua e là
le volontà s'irritanouna scintilla a rispondere quando
s'io non lo voglio ancora.
Unico solo un mezzo: per l'istinto al cervello:
oh ma siete commossa più di menel gaudio e non pensate:
e alloranon godeteriflettete e studiate
se questo vi è possibile.

La Passante

O vi farò sofrire.

Il Passante

In che modo? Ma fatelo; ve ne pregoSignora.
Un dì corte d'Amorepreparava losanghe alla divisa
preparava la ciarpa e destinava l'offerta sibillina
all'Edipo scudiero. Un dì la ciarpa intrisa
di sangue e ricamata dalle mani crudeli
(Mandetta da Tolosae Bice e Laura)
veniva riportata e Bertrando del Born
scriveva sirvantesiper il volo d'amore e per le freccie.
Manna celesteVenere rafforzava sulla moda di Londra
il suo assai seduto e conosciuto profilo classico
e stirando le braccia si addormentò sulli stalli scolpiti
dell'abbazia di Canterbury. Chaucer guarda sotto alle gonne
ed imita il Boccaccio nel sorridere.
Poi figlioletto Amorepreso d'invidia delle pecorelle
si fa arricciar l'aluccie. Osservate l'aluccie arricciate!
Così delle bambine ai dubii sogni
sui primitivi ricalcano le foggie
ed i capelli coprono a metà l'orecchie rosee
e le vesti discendon tutte rigide d'una assai elaborata purità.
Ma le labra? ...non mistiche. Guardatevi allo specchio.
Esclamano: "Due gigli!"
Esclamano: "Dei cigni!"
Amore pone e dona dei falsi diamanti
depone sulle sedie liberty le corone d'arancio
l'Estetica accompagna il ricciutello
ed espone il piattellooh Botticelli
della questua ai simbolici anelli meritorii.
Perchésaprete meglio di me
ch'ogni amore è sponsale in lingua nuova
la buona donna accoglie nell'amanteun ajuto al marito
e un amante in ajuto dell'amante...ecceteracosì.
Amore si dimena nei salotti sentimental porchetto
grufola il madrigale e rettifica il letto
secondo la morale dell'epoca che impone di trattare
per quella nottealle coppieda Sapho ad Oscar Wildemia cara.
Ma davanti al bordelloal vero tabernacolo d'amore
Amor sente il pudore di se stessosi vergogna e si fugge:
ma perché volle arricciarsi l'alette
correè troppo veloceincespica del piede
cade nel letamajo della casa
e a penitenzadella notte in fregola
ode tutti i guaitii miagoliile bestemie ed i baci
della casa pandemiasopra al suo corponel letamajo.
Ma...

La Passante

Il martello mi ha dato una scintilla.

Il Passante

Sì.

La Passante

Or vedete mio carola retorica serve.

Il Passante

Come la carne.

La Passante

Batto ancora: ridatemi le stelle di fuoco.

Il Passante

Oh nono!

La Passante

Batto: baciatemi: calmo il meriggio discende al tramonto.
Voglio sentir la vitala doppia vita in me.

Il Passante

Passione carnale: l'amore s'impaura ed impaura.

La Passante

Ma tornatemi vero!
o falsa educazione e false cose.
Siate umano: con mevia discendiamo.

Il Passante

Scoprirmi a voi? Perché voi mi vinciate?
Non avere per voi nessuna cosa ascosa?
E per questa follia?

La Passante

Io sono bella come fu l'Aprile
sorridete:
e sono assai più giovane di voiuscito in sull'Aprile.
Sorridete.
Il leit-motif è mionon è più vostro
e l'imagini ingombrano il periodo:
sulle labraal sospiro che non mente.

Il Passante

Noper pietà.
Non vogliate spogliarmi.
S'io rigetto per voi tutti li orpelli
s'io levo ai molti anelli tutte le gemme false
che vi darò domani?
Comprendete l'accento che mi esprime
l'accento personalemioassolutamente mio
indovinatecercatemi a traverso le inanellate fioriture esotiche.
Non confondeteminon confrontatemi
se tenete un modello d'oppormi.
E sentitemi dentro: sentite quest'arcano e mirifico impeto
rimbucato di sotto all'espressioniil valore sincero incontrastato
di tutto quanto l'essere mio.
Sono la Mascheranon il fittizio Arlecchino romantico.
Ma volete metuttoe quindi?
lo mi debbo serbareracchiudermiserrarmi lontano
essere in altovelato all'occhi feminilidivinità
e alle feminili comprensioni astruso.
Perchéche saròdomani? E voi?

La Passante

Te stesso: sfatato.

Il Passante

No. Jehve il serpente biblico
per te si è compromesso e divenne un giuocattolo di fiaba
quando tu lo vincesti nell'addentar al pomo.
Jehve: la tua scienza di vita predisse
tutti li stadi dell'umanità
nel morso superbo al frutto affatturato.
Svuotami e saggiami:
la tua perversità è l'istinto incosciente
d'un maleficio per il bene forsee regge il mondo.
Bevimi: il fondo porterà l'assenzio alle labra vermiglie
l'ubriachezza ch'io ti darò sarà così feroce ed empia
che tu preferirai d'esserne avvelenata.
Nato da teincompreso: aprimi e saggia.

La Passante

Portar le labra al sangue fresco e giovane
e beverne una coppa:
giuocar sul cuore tenero e pateticoappuntar li spilloni della acconciatura
dentro la carne tiepida:
aver l'unghiette porpuree di vita
sentir di sotto all'unghie scorrere la vita:
specillare il cervello e nelle storte della psicologia
distillare li affetti e i sentimenti:
e letterariamente usar proprie parole della fisiologia
saper l'anatomia sul corpo dell'amico.
Quindi apprestar farmaci certosini
con gesuitiche similitudini
dare un mentito aspetto di salute coi ricostituenti
sollevare il polmone coll'ossigeno chimico.
Attendere all'aprirsi della convalescenza
ed aver le parole che confermano
il passo deboleil gesto goffo
l'idea nobile del risanato:
spiar la crisi che non mancherà
ripeter l'esperienza della nostra benigna crudeltà.
Eccomi a tedonna senza sospettoserena all'infermeria
e malattia eterna.

Il Passante

A teper teli stadii del sofrire:
ogni dolore apparecchiò il motivo dell'accogliente.
Quanto ho passato preparava il modo dell'averti
la mia ingenuità ebbe la cura di riserbarti nuova
tra le molte che ho prima conosciute.
Ammirabile tempo di credenza
d'ogni e qualunque passional credenza
tra il negare la formula di Dioperché la negazione era la scusa
alla divinità e il confondersi dentro l'anormalità dell'illusione.
Ammirabile tempoGiovinezza
per cui fioriva l'indulgenza a torno alle cangianti convinzioni nuove
e sofriva il mio spiritol'umana inquietudine al sorriso.
E badateSignora: le corolle piangenti dei giacinti
ed i narcisi giallie le rose di mesee i bianchi ellebori
convinzioniindulgenzesorriso ed inquietudini.
Noi abbiamo dovuto passare per questa prateria costellata
per raggiungere in alto la collina
rivolta alla mattinama impervia assaiaperta in sul tramonto.
In quel dì recitaia voi ed altriio non lo so
alla prima vicinaa chi mi trascorreva a lato
alla prima vendutaalla povera e sciupata prostituta...
- Non irritatevi: il bisturi anatomico rende ciò che volete:
non dovevate armarvi dell'acciaio scientifico e sicuro
se avevate paura d''arrossirne.
Alla prima vagante recitai:
Gretchen, ragazza, piccolina ragazza;
occhi, turchese giovani e chiari;
sotto ai miei baci irrequieti a battere:
ma sotto alle mie labra, le curve magre dell'anche, oh professionalmente,
hanno vibrato: e mi dispiacquero: e fui insensibile.
I tuoi seni han perduto la freschezza:
eccitami, ti supplico: uccidi il sogno...
ma senza, ahimé, senza quell'artifizii ...
Lo so, li impieghi... coi vecchi, lo so... Non sono vecchio:
ho il sogno troppo biondo e troppo azzurro.
Fa in modo ch'io ti senta, senza ch'io ti veda.
Lasciami imaginare.
Ho bisogno di tenere pietà sensuali e blande:
e non affaticarmi di violente e maldestre aspirazioni.
Così Gretchen, contesta lo sguardo ai seni di troppo affaticati:
e compiacente, va... lasciami, ... non partire.
Eccoti i soldi: numera: ritorna.
No, non per il denaro...
Senti: s'io sono avaro, è per l'anima mia...
e pure in questo istante, non m'hai rubato parola.
Non ridere, ti prego... Io t'ho detto già troppo:
dimentica, ragazza. Gretchen, il Dottor Faust,
avanti Mefistofele era più giovane di me...
e sono giovane io.
Ho declamatoho fatto ridere:
e la mia originalità ebbe gratis un frutto in ogni sera
da portarmi alla boccaed a sermoneggiare nella notte.

La Passante

Io sono assai più giovane di voi uscito in sull'Aprile
sono meno inquietanon mi fabrico pene e reticenze ai piaceri.

Il Passante

Non vi faccio vergogna?
Io vi confessaila pubertà
trova la vanità del sogno bianco
come si piace il libertino stanco
del prezzo afrodisiaco d'una sospetta verginità.
Coll'innocenza dei sedici anni
la femina è più dotta d'un corazziere:
a sedici anni ho composto una culla di liriche volanti
ingenuamente assai sciocco e benigno
addormentai l'amore sopra la berceuse dei belati morali.
Daphni ritrova la scienza sulle labra di Chloe ahimé
poi che Lycori spiega i rudimenti.
Ho dovuto passare per le mani mercenarieSignora
ho dovuto spogliare del velo petrarchesco
la Venere celeste per accettar le vecchie e meste e stanche
lezioni eroticheper profittarneah poco!
Ogni gonna ricopre un mistero:
questo mistero è un sogno: ogni sogno è fratello:
sogno di pubertà: la baldracca di piazza che si dà
per pochi soldi sollecita il sognocome la sposacome l'amante.
Se la carne s'appressa alla carnea dio al sogno.
Per ricercar il sogno vivonobile frenosulla carne?
Per averloe poi? ... La solita domanda: la solita risposta. -
A ciascuno di noi fu grave ingannonon vi pareSignora
un vespero di pura immensitàe un'offerta di fiori.

La Passante

Scendiamo, scendiamo!
Qualcuno, qualche cosa mi prese e mi rapì.
Ch'io seta le tue mani, forte alla taglia mia.
Assicurati i fiori alla ghirlanda, che non cadano i fiori.
Baciami e dimmi: dì se le labra mie hanno il sapore dell'altre notti.

Il Passante

Ma prova di convincermi! Luce rifratta in sette colori: non oltre.

La Passante

Dì ancora: "Nella morteoh biancaoh mia
non potremo sentir la frenesia
non mai provatanon mai sentita
della mia potenzadel tuo valore
non potremo svuotare nella morte tutto l'amorla vita?"
Baciami!

Il Passante

Noi troveremo sempre la carne.

La Passante

Baciami!

Il Passante

Oh ma tutte han saputo questa via
v'hanno lasciato sangue e fiori ed orme.

La Passante

Per la via del fiume?

Il Passante

E sopra alle terrazze del giardino.

La Passante
Sarà sempre così.

Il Passante

Fate portar la lampada: chiudiamo al sol la camera.
Il sole cereo agonizza. Tutto il sangue del cielo preconizza
una vittoria che non conosciamo. Ho paura di noi.

La Passante

La morte è assai lontana.

Il Passante

Noci sorprende vicina ed invigila.
Bambino dell'amore
la madre ha troppo amato nella tua gestazione
garofano un dì rimasto orgoglioso
della ghirlanda sfatta ed appassita. L'abbiamo
avvelenato.

La Passante

Perché pensare a tutte queste cose?
È naturale che muoja il garofanopassie che si
consumi
come le rose.

Il Passante

È naturalesì. Silenziosamente quelle giovani
tiran sulla matassa aggrovigliata
quei giovani pretendono amore dalle stelle.
È naturalesì. Silenziosamente or conviene sorridere
tra il bene e il male lasciarsi trascinare
a cercar la morale nella carne
poi che lo spirito è la più enorme oscenità.

La Passante

Tu non vedrai così tra le mie braccia
sopra il mio corpo(i miei capelli ti velino la faccia)
tu non vedrai così morire il sole.

Il Passante

Ma te sento a morire irreparabilmente.
Per quando cadon le Foglie: III Episodio

Di porpora e di pesco a una fiaccola spegnentesi. La fiaccola fumiga. Passano dei corvi. Crisantemi fioriti.

Il Passante

Signoraecco l'autunno
nella morbidità piange quest'ora
sotto la pioggia il parco moribondo
non ricopre né guarda le nudità di Pomona e Vertumna.
Abbiam l'anima calma e pure accesa
calma di noiaccesa...
Non abbassate li occhiqueste cose si dicono...

La Passante

Ditenon mi rifiuto. Guardo lontano.

Il Passante

Come me.

La Passante

Come voiper lo stesso motivo.

Il Passante

Non abbassate li occhinon guardate lontano.
Per ricordarvi ecco lo specchio.

La Passante

Mi specchio.

Il Passante

E vicino all'orecchiouna trama d'argento
lungasottilenascostapudicache vi pareSignora?

La Passante

Filo intessuto nel velluto cupo
a complemento d'una bellezzadissonanza perfetta
aggiunge altro fomento a giovinezza...

Il Passante

Giovinezza che va...

La Passante

Come l'ingenuità.

Il Passante

Destreggiamo di frasi...

La Passante

Per farci persuasi ch'ora nasce la lunach'ora giunge la notte.

Il Passante

Celiate?

La Passante

No. La luna che ascende ci limita il tempo.
Domani un altro giorno.
Più rossopiù violentose volete più adorno di questo
magistero naturale che l'autunno munifico e regale
ci sciorina da torno. Quanti ori impensatiquante
porpore accese e sanguinose!

Il Passante

Quanto sangue sul cielo e sulla terra!

La Passante

Sanguebandiere di comando.

Il Passante

Imperatrice! Non un giorno così. Specchiatevi.
E per dove passammoper le scale di marmo e pei viali
pei prati di smeraldo e per li specchi delle fontane pallide;
e per dove passammovicino alle fontanequando al vespero
i vecchi venian a conversareper tutti questi luoghi
pei castelli fatati
per le vie del mare ingiojellato di conchiglie e di spume
per le bianche giunchiglieper le acute vainiglie violacee
ma per ogni luogoSignoranon passeremo più.
Vi rammentate le giovani donne che svolgevan gomitoli
al lavoro per le sere indecise indugiando
ad aspettar chi non vedranno più?
Ci metteremo a sedere aspettando vicino a quelle donne.

La Passante

Lo specchio è lisciopurolucente come l'acqua di fonte.
Nessuna nuvola vagola e vela:
non nuvole allo specchio. Non vedo il filo d'argento
a mostrarsitra i ricciolicurioso d'intorno all'orecchio.
DivaghiamoSignore.

Il Passante

Ritirate la mano compiacente
dall'arco profumato delle labra ch'io vi veda almeno
a sbadigliare.

La Passante

Sbadiglio e ve lo mostro. Non mi copro.

Il Passante

Lo Sbadiglio ineffabilerivelazione.
Guardavate lontano per lo stesso motivo.
Sinceramente.

La Passante

Vi sono dei momenti che ritornano a gesti incoscienti.
Fioreè sera. Sbadiglio. Voi?

Il Passante

Io mi faccio in disparte e vi lascio passare.

La Passante

Troppo tardiSignore. Vi siete già scoperto. Mi cercherete.
Calmo il meriggio discende al tramonto.
Ho voluto sentirvi viveremorire e rinascere in me.
Che volete di più? Posseggo la virtù di leggervi nelli occhi.

Il Passante

Per un minuto di crisi isterica?
Credete alle risposte di un isterico?

La Passante

Indemoniato? Isterico?
Domenico di Guzman li abbruciava.

Il Passante

Parliamo senza ambagi
Scoperto spogliato? Se mi sapete.

La Passante

Dalla carne alla carne.

Il Passante

Vi sbagliate di nuovo.
Nel giardino saputo a foglia a foglia
come alla vostra voglia si compiacque
un insettoun virgultouna pietruzza non avete scoperto
rimangono sconosciuti ed inesperimentati.
In sulla stessa soglia della casaun tenue lichene
grigio niello d'argentodisegna una cifra ad insegna
che voi non conosceteleggetela.
Anche una fine peluria di muschio
tra pietra e pietra velluta un'enigma. Leggete ancora.
Per ciascuno minuto la natura vi postilla una sigla
vi convita a sorpresevi porge un problema.
Or voi che amate catalogare l'anime
un gesto vi rimanda all'infinito
svolgete il teorema della semplice anima mia.
Due strofepoesia delicata di versi:
due accordiun'armonia limpida e vocale:
un profumo di fiori: o un impeto selvaggio:
tale una fiamma erompe dal Mongibello e abbrucia:
pioggia lenta di maggio sulle rose:
o polvere vetusta sulle cose:
contradizioni. Ora trovate i nomi
analizzatescomponeteturate dentro le fiale dell'alchimia morale
le varie essenzele varie presenzele infinite virtù
di questo spirito: e sui cristalli che mi serrano bene
incollate leggende a previsione di un non lontano avvelenamento.
Questa chimica è assai pericolosa.

La Passante

(Spiai quest'anima dentro alla carne:
vidi un'ombra agitarsi di sopra a un paravento?
Spiai quest'anima perché si dimostrasse:
e la colsi in un lamponel lampo del mostrarsi?
L'ombra è sparital'anima non c'è più?)

Il Passante

Abbiam dormito nel letto comune il riposo pesante
e affascinato dell'amore saziato;
ho mangiato con voi:
vi apparvi ora l'eroe ora il bambino
singhiozzante e supino ai piedi vostri
ho piantoho pregatoho bestemiato.
Vi tesi tutte e due le mani aperte
come l'amicocome il fratello;
vi ho fissato nell'occhi tutti e due l'occhi a cercare;
abbiam commesso l'identici peccati
per troppo amare noi stessi
per nulla amare altrui;
ripulsecarezzepreghieresorrisi;
i nostri visi sull'unico origliere
atteserorivolti all'orienteraggi improvvisi e forieri
d'aurora ed han bevuto in un unico istante
raggio d'aurora celeste diamante:
ancora e sempre abbiamo confessato
desiderio e capriccio disperati nell'unica malia;
e bene e poi?
Guardateguardate: mi riconoscereste?
Io vi percuoto e sto colla ragione
sopra di voiuomo
indiscusso e terribile ministroimperialmente.

La Passante

Ah! Ah!... Divinità di un giorno!
Maschera disvelata: l'arabesco capzioso di contorno
porge pugnali e veleni alla nostra Bianca Capello
perché più non vi tragga dalla chiostra
effimera del vecchio monastero?
Vecchia coscienza maschile: un umile
egoismo si fabrica il mondo:
umile a postillar lo spazio d'egotismo
e rifiuta la femina e fa vile l'amore?
Vi ho strappato la maschera: udite.
Tu non vedrai così tra le mie braccia
sopra al mio corpo, i miei capelli ti velano la faccia,
tu non vedrai così morire il sole.
Cerca il tuo sole or maisotto la luna:
la stagione ha spiegato il suo artificio
d'oro riccio e di porpore sanguigne
perché anche di notteal lume della luna
le piante pajan vestite di sole. Mente:
come tutto che è femina: mente.
Codesta è nostra gloria.
Raggio di luna sulla mia bianchezza
raggio carezza:
sono l'antica statua perenne della lussuria:
governa il mondo. Mobileeternainconturbata.
Viaggia pel mondo. Troverai me.
Posseggo in ogni istante dominazione.
E posseggo cosìsenza possesso;
desideriil'alcionia viaggiare sul cielo
desiderii di fuoco.
Oh bacio lungoo bacio intensoo bacio soffio; e mi dispenso.
Carne per ogni anima!
Ho comprese le anime!
Non importaSignoreho divagato alquanto
non vi ho infatti compresoVoi che mi possedete e comandate
sorridete e perdonate.

Il Passante

Ora parlatesanta impudicae non dimenticate.
La vostra bocca dica
tutto il bene ed il male:
vada in deliquio la carne vostra
si sprigioni all'apertoil vostro spiritosmarrito al soffio
della passione; spirito a bevere
l'aria ed a vivere perché non muoja di consunzione.
E vi siete tradita.

La Passante

Tradirmi? Sono semplice.
Auguro a voi questa semplicità
che è la mia costante e profumata verginità.
Voi mi avete così fatta molteplice
sotto la vostra imagine: mille cristalli tagliati esponeste
per l'innumeri feste della nostra cerebrazione
mi avete rimirata in ogni modo.
Li specchi riflettendosi l'un l'altro
mi hanno addoppiata. Credeste alla visione affatturata.
Ora vi dico; domani stranieriincontratici ancora
ripeterò la formola:
L'anima mia è nata semplicemente,
e non sono cangiante.
L'anima mia è nata in un soffio, completa e singola.
Sono tutto l'istinto, sono tutto un ufficio,
sono tutto l'amore.

Il Passante

Donna! Gonfia la groppa cavallina e serica
stira i muscoli ai balzi lussuriosi:
danza dei fianchiprotendici il ventre
e assorba l'ingordigia del tuo amore:
serra le naticheaspiraaspira!
La bocca scolorita ti sospira
voci rocheincomprese; oh pel paese del tuo fatale
amore ciascun uomo si serve di ruggitinon di parole.
Sibila di tra i dentidenti freddi.
L'occhi rivulsil'occhi stellari di entro alla morte
rivulsi e spentihanno veduto il teschio?
Protenditi alla tomba dell'alcova. Applaudo!

La Passante

Moralista per l'opera d'amore.
Verrà un istante e vi ricrederete.
Un dì vi siete pure ricreduto. Ripeterete.
Nella notte, oh bianca, oh mia,
non potremo sentir la frenesia
non mai provata, non mai sentita
del mio potere e del tuo volere,
non potremo svuotare nella morte tutto l'amore della vita?
Amare la morte, vivere intensamente!.

Il Passante

(Delle mani a carezza ed a martirio.
Delli sguardi che adorano e che odiano.
Dei gridi di preghiera e di maledizione.
Tutto l'inferno e tutto il paradiso.)
BastaSignoravoi siete oscena.

La Passante

A scuola vostradottore dell'ideale libertinaggio.
Sono nuovadivarico le coscie
ho svelto i lini alla onestàquella che va per le case
per bene. Non aspiro verbene tenere e lacrimose
ma rose orgoglioselussuriose.
Prenacqui al favoloso serpentello dell'Eden
Jehvese rammentate: il serpente è retorica
un pastore del Libano l'estrusse
nei rudi sbocchi della prosodia. Guardate me
Jehve semplice e prima
per quanto la pruina mi cristalli la chioma
e Jehve giovanettointatta e perfetta
d'oggi alla pubertà.

Il Passante

Imitami e ripetimi. Ti foggerai pur sempre
sul modello maschile.

La Passante

Te stesso; sfatato.

Il Passante

Non ingiuriarmi.

La Passante

L'andromedia trionfa dal primo segno rosso della luna
all'inconscio prurito verginale. Voi maschio ci bevete
coll'occhi assorbenti.
Vi sono dei vecchi ardi che s'indugiano
colle mani di scheletro alle chiome bionde e proffuse
delle giovanette:
e vi sono dei nonni incestuosi che spian dalla toppa
al dispogliarsi della nipotina.
Vi sono dei ragazzi petulanti che nei giuochi innocenti
sminuzzano i pimenti pornografici;
e vi son delle vergini maliziosemezze vergini in fatto
che concedono al tatto quanto non può sciuparsi.
Vi sono delle callide letture di libri sacri
per santa Teresa e per Maria Alacoque che irritano
vi sono dei disegnidei quadridelle statue che ci fanno palese
quanto comunemente ci si asconde.
E vi sono dei lampi fugaci
fosforici procaci.
alle vostre pupille
siate giovane o vecchio
miserabile o ricco
che il mio passare suscita scintille
che il vento della gonna nel passare
fa divampare.
Concedetemi ancoraconcedetemi sempre
questo supremo altare dell'andromedia:
Andromeda sull'Ettore trojano;
amazzone al comando dell'amorenon Briseide schiavettaSignore.
Sempre dal primo segno rosso della luna.

Il Passante

Giovanetta al tuo vizio solitario!

La Passante

È così non lo nego.
Io mi lascio spogliareio mi lascio comprendere;
sono semplice e puranon ho paura.
Non vi chiedo pietà se togliete l'orpelli
se strappate i giojelli barbari e problematici
che la cavalleria mi stelleggiò nel corpo.
Sola a bruciare sui bruciati deserti
della lussuria e sopra ai prati aperti
azzurreggianti di luna nelle sere del sentimento atavico.
Sole e sola signora: non è un bon motné una divisa:
è una ragione di vita.
Io mi ritroverò domani ancora
priva di gemme false come sono oggi giorno.
Rinasco Sfinge: voi restate sfatato.

Il Passante

Non insultaregiovanetta nel vizio solitario.

La Passante

Solitarioinfecondo ed acerbo
ma un vizio piacere.
Giovanetta che esprime allo specchio non conformate ancora
nudità per dolce carità di se stessa inquieta;
e che si spia e che specilla il sessoche sa quanto profitta
giovanetta allo specchio a conturbarsi
delle proprie carezze ed a saziarsi
illanguiditaa mezzo.
Nel piacere incompleto ho profetato a me stessa l'imperio
per questa rabbia d'insoddisfazione
per il vano strisciar del corpo vergine sulle lenzuola
per il vano abbrancar sul mio guanciale
per il vano liquoreper il vano sudore
dell'erotico spasimo notturno.
Taciturno un pensiero: offrirmi
lacerata e la veste e la carnedono e perdono
all'inutilitàed al primo venutoed al primo
passante; essere l'incostante preferita
simulato offertorio nella scelta...
e voi ho preferitoe voi ho posseduto.
La vostra giovinezza ha rifatto la mia:
Io sono bella come fu l'Aprile
e sono assai più giovane di voi, uscito in sull'Aprile.

Il Passante

Nononon parlarenon bestemiare.

La Passante

E perché m'hai rifatta
giovane per l'eterna gioventù
raccolgo dallo spasimo d'amore l'archetipa virtù di rinnovarmi
sempregiovine e giovinezza della vita
accoppio la tradita fede per ogni istante
e sono assai sincera
poi che sento d'amore ancora e sempre
su quel punto ch'io amo
senza doppia intenzione di partecipazione.

Il Passante

Oh per pietànel tuo delirio
non insultare al martirio della ragione ferita a morte e prigione
sotto alla tua bocca di vampiro.

La Passante

Ed ora varespira
o Cristo nazarenoalla conquista del mondo.

Il Passante

Ci siamo insultati.
Ci siamo abbeverati del nostro fiele scorrente dal ventre
lacerato. Apriamo le finestre nella notte
per l'addio necessario.
Vediamo ora e per sempre
i cimieri d'argento delle alpi lumeggiare
sul padiglione oscuro.
Vediamo nell'autunno le villette disperder bianche stelle
dai gelsomini penduli
e tra le siepi madide occhieggiare i bambini malinconici
tra i seni delle belle ad appassire
l'ultime tuberose.
Al vespro poco fa
coi ciuffi imparruccati a pompeggiare
gridarono i pavoni.
Sì la ragione è vostraapriamo le finestre nella notte
la lampada dei montiluna freddaci rischiari la fronte.

La Passante

Apriamo le finestre. È la nostra protesta contro all'alcova.
Cristonel tuo viaggio...

Il Passante

Cristo sfatatoCristo inumano forse.
Vorrò dire domani dopo la rossa prova del tuo vituperio
e la condanna della mia volontà:
Essere una vivente redenzione:
atto di fede atto d'amore:
e per ogni fatica e per ogni dolore
e specialmente per tutti i dolori della voluttà
prestare la mia frusta carità.
Seguir le prostitute in la tempesta,
vagabonde pitocche, lacerate, infangate,
vestirle di broccati e in sulla testa
scarmigliata depor gemme e corona.
Angiole suscitare dal fango, domani, domani in la vendetta,
contro le banche, l'officine, le chiese,
l'ospedali, i musei, e le galere.
E far di queste sucide petroliere
le imperatrici convinte e necessarie.
E per ogni delitto in sulla terra,
e per ogni supplizio della carne e dell'anima fare l'oblio...

La Passante

Cristo, hai tu dunque così atrocemente soferto?

Il Passante

...E nella oblivione d'ogni cosa,
per l'opera incosciente,
nudo riassorba il ventre feminile
fomento e genitura,
sacra funzione e pura.

La Passante

Cristohai tu dunque così atrocemente martoriato?

Il Passante

Per il mio e pel tuo peccato.
Ritrovo l'ironia dopo l'umiliazioni.

La Passante

Pregatestardo: non tentare il dolore.

Il Passante

Per lasciarci convinti del nostro valore
Signoraperdonate ch'io ritrovi il sorriso.
Noi abbiamo giuocato e ci siamo annojati.
Ne conveniamo.
Codesto libro aperto e troppo letto
l'abbiam gualcito: abbiam gualcito l'uomo:
il paesaggio solito c'infastidisce.
La neve che corazza la giogaja
vi pareè un nulla gaja.
Anche questa proflusa ricchezza del mortorio
offertorio d'autunnosopra all'anno che muore
oh dioquanto s'indugia.
Ma vi son mille strade che passano alle porte della villa
portano a mille paesi diversi.
Così l'intingoli che avete assaporato
sopra al piatto comuneripugnano ora mai al sottile
palato: vi ho consentito di non mangiarne più.
Mase usciamo e viaggieremo...
ricorderete quanto avete fatto.

La Passante

RimproveriSignorein quest'ora serena?...

Il Passante

Serena come dite... gentile eufemismo.
Così se usciremo e ci divideremo
ricordatemi almeno.
Fui la preda leggera.
Tutto quanto io aveva io v'ho donato.
Non vi ho cercata: mi avete preso.
Eravate nei limbi inaspettati della mia coscienza.
Ora ladraSignorasono come chiunque.
Ladra per menon io per voi...

La Passante

Parole aspre in quest'ora serena...

Il Passante

Avete scassinato i chiavistelli
avete saccheggiatovi siete ornata dei miei più cari giojelli.
Oh! nel museo dell'anima mia
quante statue spezzatequanti libri abbruciati
quanti dipinti lordatiingiuriati!
LadraSignora.
Ora sapete l'uomo:
ma non portate a torno
l'innumeri e secrete mie ricchezze
non distruggetelenon l'esponete a tutti
proxeneta a richiamo
non mescolate l'anima mia e il sangue
con sangue della folla dentro l'ingordo sesso:
lasciatemi distinto e sconosciuto.

La Passante

Siamo due stranieri e ci ritroveremo;
Cristo-Passantein Maddalena-Jehve:
rinnoveremo la nostra passione:
e sia feroce e breve. Or potete partire.
Dolci parole serene e discrete nell'abbandono estremo.

Il Passante

Per la mia caritàaddioSignora.

La Passante

Da un lembo di cielo scoperto la luna
lanterna dei monti si mostra in corona
di rosee nubi che ridono a torno.
Predice un ritorno. AddioSignore.
Per quando cade la Notte: IV Episodio

Oro sul nero al sole morente: un ermellino soppanna il Blasone: il Teschio

Il Passante

Nevica.

La Ninina

Nevica.

Il Passante

L'ermellino celeste ed ideale copre la catedrale.
Avete visto una più candida ed impensata costruzione
di marmo e di ghiaccio?

La Ninina

Nevica: non convien restar fuori. Vieni: venite?

Il Passante

Curioso questo impiego di due persone alla
coniugazioneDoppia?

La Ninina

È una vecchia abitudine; non ci badare.
Nevica: un bianco altare è la statua del re:
il giardinetto urbano si congela sotto la paglia i bioccoli.
Il re ritrova la coscienza mondasotto al bronzo equestreah! ah!

Il Passante

Le mani molto destre dentro alla cassa della reggia
si purificanopare: e il sesso ben diletto dalle fornicazioni
ragazza... eh? S'angelica... di sotto all'ermellino.

La Ninina

Non comprendo.

Il Passante

Fai bene: per comprenderle bisogna sentirle queste cose.
Les filles publiques de tous temps e il resto: lasciamo.

La Ninina

Non comprendo.

Il Passante

Lo so. T'han detto nell'infanzia
che i bei fiocchi di neve scendono sulla terra
quando l'angiole in cielo per ritrovar l'oblio della perpetua felicità
starnazzan l'ali bianche in faccia al trono di Domineiddio?
T'han detto che le piume come un nimbo pel sole
s'indoranoe poi cadono sotto la nebbia a noi?
T'han detto che li Eroid'ogni tempod'ogni luogo
han costruito delli enormi palazzidei templi a meraviglia
con codeste ciniglie dell'alioh assai sciocchi e vani e pazzi
perché il ghiaccio cristallo con luce di pupazzi
allo sguardo del sol primaverile si fuse e dileguò
e delle costruzioni non restò che un fango di pantano e il desiderio umano?

La Ninina

Non m'hanno detto nulla
indifferenti sopra alla culla della mia fiorente natività
vidi speculatori e intenti il volto materno ed il baffo del padre
non m'hanno detto nulla. Non mi distinguo dall'altreda tutte
sono...

Il Passante

Una assai bella ragazzanon altronon più
non hai la religionela coscienza dell'essere.

La Ninina

Ohin quanto a questo v'ingannate: io ho per me stessa un culto
altoserenodi mille ufficii e di preziosità pel...

Il Passante

S'intendegiàpel sesso.

La Ninina

Come parlate!

Il Passante

Ma ragionevolmenteda filosofo...

La Ninina

Da?...

Il Passante

Da filosofo.

La Ninina

Non comprendo.

Il Passante

Da filosofo e da poeta.
Io vengo di lontanodove tu non sospetti che vi siano case ed uomini
ad abitarledove tutte le ciarle rugiadose dei saltimbanchi civili e profumati
han vergogna dei prati verginali. Ed era con qualcuna: e mi sono
ricreduto sulla sua compagniae ho dovuto pensare che la solitudine
doveva rimanere l'unica poesiaper mepel mio pensiero. Poi...

La Ninina

Da un paese lontanoda una villa regale
dai laghi voluttuosi e sempre calmi
dove passan per giuoco ratti e lucidi i ricchi paliscalmi
le vele imporporate; dove i cignii pavoni...

Il Passante

Sì ...dove i cigni e pavoni dell'imaginazione
trovan l'esistenza dell'irreale nella realtà.
Ma attendi: ho forse fatto maleaccettare e servire per lunghi giorni
ancora una vana passione.
Per andare via e per cogliere
i fiori della carne e i frutti d'oro vivo
per riportarli in patria onde i cipressi teneri
non già fatti giganti si inghirlandino sopra alla malinconia
delle gioje ricolte per le valli;
per non aver rimorsi ed uscir libero
senza pianti di donna e maledizioni
ho aspettato il destino: o vecchio o troppo vecchio destino come
le muse della fontana al parco; ho aspettato il destino che mi riconsegnasse
la chiave arruginita e ospitaliera della vecchia dimora.
Va,dissenon v'è qui più nessuno.E partii.
Colla speranzaall'aurora sempiternaecco il cammino:
ohimé: nelle valli cade la neve. E la mia fede s'arresta qui.

La Ninina

Non comprendo. Nevica. La catedrale è tutta di pelliccia e non patisce
freddo: non sono così coperta come lei. Vieni. Volete?
Mi troverete più cara di quanto non credete. Filosofo: lo dicie bene
io vorrò studiar la tua filosofia.
Poeta: lo dici: e puremi presterò a scandire
sulla grave armonia delle tue sillabe
il mio desiderare ed il mio offrirmi.
Vieni. Il vento è assai pungente. Viene dal tuo paese.

Il Passante

Come la verità.

La Ninina

Come il freddo ed il gelo. Come se noi volassimo pel cielo nudi! Ah ah!

Il Passante

Come il mio sorriso cortese che mi ti rifiuta.

La Ninina

No: le tue povere mani han troppo freddo.
È necessario ch'io te le riscaldi.
No: nelli occhi spavaldi veggo l'indecisione
di seguirmidi avermid'avere il passatempo d'un istante d'amore.
No: le tue mani volontarie e bellepure ed aristocratiche
non svolgon le pragmatiche nojose d'un sacrificio vano
e d'un dovere che ti sei imposto.
Le tue mani gelano.
So una valletta rosea e profumata vicinolà dove mi batte il cuore
la valletta s'inturgida lieta all'anelare ritmico: so il fiore
che cresce rosso e che non perde petaliun eterno tesoro
di feminilitàso la voluttà calma che vi plachi
per i dolori della notte. Donatemi le mani.
Nella valletta dei seni s'ascondanocome due uccellini spauriti
si riscaldino e stiano calme e unite
ad aspettar Primavera e buon sole.
Io sono una munifica regale:
ho ritornato al gusto della vita lo stancol'insaziato:
ho ricantato un molle pastorale sopra ad un tradito e un suicida.
Per chi s'affida alla bionda bellezza
trovo un porto sicuro al fortunale e trovo una carezza
sul lutto di un recente funerale.
Dammi le mani volontarie e bellele mani aristocratiche
che stanno a inlividirsi.

Il Passante

Sai le molte manine irrigidite dei bambini che passan nella neve
e non ritrovan focolare accesoalla seraal ritorno?
Sai i piedini nudi delle bimbe nelle pozze di fango della via
mentre la nostalgia del sole immenso sta ancora alle pupille?
E che non hanno casae madree nulla?
E che saran domani i pitocchi incresciosi e furiosi
delle rosse rivolte ad un perché che non sapranno mai
e moriran per teper noi di un piombo fratricida nei trivi cittadini
mentre che i giojellieri applaudiranno e ti daranno fiori e monili?

La Ninina

La rivolta? a salire!
Perché rammenti un dì del mio passato
coll'abito stracciato e i capelli arruffatile mani sporchee i piedi senza scarpe?
Per il pezzente una preghiera fervidaor io l'ho pur scordata.
No: le tue mani fini e aristocratiche
non svolgan sanguinose le pragmatiche d'un sacrificio e d'un dovere.
Lascia per il piacere d'un istante la coscienza vacante dentro all'aule calde
e sdrajatie riposa. Oh le tue manile tue mani livide! Vieni.

Il Passante

Per la lagrima bella nelle ciliaspiovente perla alla cipria del voltosì.

La Ninina

Io non comprendo. Ho l'occhi asciutti: non ho piantomai...

Il Passante

Pel singulto che trema nella voceper la fatica atroce e dilaniante
di sembrarmi giulivasì.

La Ninina

Ma tu divaghisai: io non sono commossa. Ah ah!

Il Passante

Ridisì ridi. Non vogliamo conoscerci. Eccomi.
Dove sono le rose sfacciatele tue rose di Lesbo condannate
a morire alla brezza se le esponi?
Dove sono li acanti ampii e frondosi
a coprire il tuo talamo pandemio
dov'è la statuetta della Venere per l'offerta del bacio e de' tuoi voti?

La Ninina

Non capisco. È il mio bel boudoir azzurro e nero
la cappella discreta del mistero che si porge alla luce d'una lampada
luna pendula e rosea per l'amore!
Che faiche guardi: ma per la giojaper la gioja folle.

Il Passante

(Costei non ha ragione?) Forsema in ogni caso per dimenticare
perché a vivere sempre con se stesso
sentirsi sempre il cuor pazzo e profondo
lamentare sul mondo la saputa canzone
e aver donato all'occhi ancora e sempre il miraggio giocondo
la bellezza del Maggio tra i fiori e sopra ai talami
la bellezza del corpo feminilemultiplorizzatoeterno a svolgersi;
e racchiudersi invece nella casa languida e persuasa d'un lamento continuo
e d'una infermità che non cessa mairivolgersi ai sospirialla noja
all'incanto spariteper la paura d'essere crudele e di fare sofrire
chi non comprende piùchi guarda fuori e lungiviaper un cielo
ignoto a meper accettare quindi le labra già sapute
che non riprendono più baci e ridarli
ed essere per un corpo un altro corpo
privo di novità e stancoper...

La Ninina

Ma incomincio a comprendere. La man cavalleresca
presa all'esca dei soldi mercantiliun dì forse si sporse per l'anel nuziale
e dopo quattro mesi...

Il Passante

Mai più: non abbiam fatto del romanticismoniente cavalleria
né della prosaassicuroe niente matrimonio.

La Ninina

E allor? La mano lunga e bianca della tua castellana
è forse troppo poco espertalo si sae freddo il corpo alla carezza tua.
Perdonami s'io entro nelli affari dell'alcova:
ma s'ella è bruna e ripete la nascita
da una prosapia corazzata e irsutatra la cocolla d'un frate e lo schidione
d'un baronelo sprone di un paggio...

Il Passante

Dell'araldicacara? Or sono l'Artiglieri della Venaria che te l'hanno
imparata?

La Ninina

Forsefilosofo.
...la tua castellana nata dalla malignità d'una contessa
partecipando uno staffier di gala
ha l'occhi neri e i lampi d'oro alle fonde pupille
ed un imperio nobiliareduro;
la passione assoluta e inespressivae le fosche scintille della gelosia.
No: per l'ozii campestri un corpo biondo esperto...

Il Passante

Un consiglio e una morale. Piacevole bambina
tutto questo è banalechi saforse meno banale della mia favola.
Ma ti sbagli. Recita ai tuoi borghesi il madrigale. Né marito
stancatoné marito cornutoné un'amante tradito; vedrai
un perverso geniale ed ideale. Permetti una mia favola sincera?

La Ninina

Per rubarmi sul tempo dell'amoreindifferentemente?

Il Passante

Anzi per sapere dar pregioal nostro ... al tuo amore.
Io dissi: "Signoraecco l'autunno.
Nella morbidità piange quest'ora
sotto la pioggia e il parco moribondo
non ricopre ora mai le nudità di Pomona e Vertumna.
Abbiam l'anima calma e pure accesa
calma di noiaccesa ...
Non abbassate li occhi.
Al mio premere dolce sui ginocchi vostri non vibra più la carne
vostraSignoraed il mio sguardo non ha più virtù. Signora
non vi pare che sia passato il tempo dell'amare?
Noi ci siamo stancati".
Ed ella non risposesbadigliò.
Io sentii lo sbadiglio aprirmi le mascelle.
Oh le noje sorelle come si richiamano e come si rispondono!
Ragazza ti annoj?

La Ninina

Tu racconti assai bene.

Il Passante

Colei disse così ai primi giorni. È l'eterno torneo che si rivolge.
(Io mi inganno o Ninina diviene l'altra?)
Perché anche a colei fruttò l'inganno del bruno aspetto e acceso
ma i suoi occhi viaggiarono pel Nord e vi stettero assai
m'han portato i ghiacciaiquando li seppi a fondonel tropico d'amore.

La Ninina

Continua filosofonon raziocinare.

Il Passante

Il verbo è molto dotto. Un professore di liceo ne fe' pompa sovrana
in una cena allegra davanti a te ed alle tue compagne?

La Ninina

Seguitail tempo vola.

Il Passante

In un'ode d'Orazio. Dunque io dissi: "E per dove passammo
per le scale di marmo e pei viali d'oro di sabbiapei prati
di smeraldo e per li specchi delle fontane pallide..."

La Ninina

Per le terrazze: oh sì: vi sporgono dei giovani dalle ringhiere a trine
e vi stanno i pavoni colli elmetti impiumati e disciolte le code
irritanti e sfacciati; e quei giovani guardano lontanosi sporgono
sempre più a cercare nel cielo orientale una stellauna stella?...

Il Passante

Io ti prego Nininadove hai visto costoro e le terrazze?

La Ninina

In sogno o in un poemaoh molti anni fa. Non domandare
seguita: l'istoria è assai mirabile. Forse una volta avea i capelli
neri: non mi ricordo. In sommaascolto.

Il Passante

E ripresi: "E per dove passammovicino alle fontane
quando al vespero i vecchi venian a conversare
per tutti questi luoghipei castelli fatati
per le rive del mare ingiojellate di conchiglie e di spume
per le bianche giunchiglie; per le acute vainiglie violacee
ma per ogni luogoSignoranon passeremo più.
Vi rammentate le giovani donne che svolgevan gomitoli al lavoro
per le sere indecise ad aspettare chi non vedranno mai?
Ci metteremo a siedere aspettandovicino a quelle donne".

La Ninina

Qualcuno passeràqualcuna passerà
torneremo a rifar la stessa via ...Non è così?

Il Passante

La stessa viaperché? Che ne sai tu?
Forse il blasone ha mutato divisa e colore. Che sai?

La Ninina

Nulla

Il Passante

E terminai: "Ecco l'autunnonella morbidità grigia dell'ali ferme
gracchiano i corvi: non chinate la testanon abbassate li occhi.
Non è veroSignora; ci siamo amati assai.
Abbiam l'anima calma e pure accesa
calma di noiaccesa ... Oh quante cose esistono nel mondo che noi
non conosciamo!".
Ella non mi rispose e sbadigliò.

La Ninina

Perché le hai detto tutte queste cose?
Tu dovevi sfogliare delle rose davanti alla tua dama
non guardarnon parlaree passare.
Stagno che si opalizzi delli umori vegetali su dal fondo
e tra i canneti e l'alighetrascina la sua pigrizia al fango della riva
stagno lontano dall'acqua sorgivadalla vita anelante alla sua foce
stagno che fumi per grigie spirali la malaria alla sera
e attossica le eroiche e temerarie irruenze correre in sulla sera
e l'innocenza dell'ali (oh corpi dentro al livido groviglio
delle capigliature vegetalioh corpi morti tra le biscie in gioja).
Stagno rimorso cronicorimorso per aver disprezzata la vita:
stagno passato: se vi hai colto un ricordol'hai colto avvelenato.
Or sia per te la porpora viva del sangue fluido
tenda il mio corpo nobile ai fremiti dell'ora
un perfetto strumento e all'armonianella crisi insistente
aggiunga uno straziato rantolo d'asfisia pel bacio più sapiente.
Tu vuoi morsi ferite incantamenti
Sull'enorme pazzia d'un abbraccio
altri tormentie pel tuo amore un altro altare.

Il Passante

Per l'amoreah ah! per la lussuria:
per l'indiscussa imbecillitàcome da un ubbriacarsi
un altro inganno per giungere alla feccia limacciosa del pantano
che fumiga al meriggio le nuvole dei pianti della notte.

La Ninina

Per l'imbecillità di un'ora a pena;
tu usciraitu ti ritroverai.

Il Passante

È questo il più ridicolo del fatto
è quest'inganno che mi prende e lascia nel tempo di un lampo
nel tempo d'uno sguardo; e poi?

La Ninina

L'animale che rugge dentro tel'animale selvaggio ed indistrutto
ti vuole per ora. Tu usciraitu ti ritroverai. Il freddo della via
la neve che discende eccellente alla flogosiper dissiparla
per frugarla e coricarla.
Oh tu sarai fra poco un gentiluomo tra li altri gentiluomini
nella tua realtà d'oggi e di jeri.
Io sono biondavedi?

Il Passante

Lo so ...Non al restomi basta il tuo riso. Rimaniamo alla porta
del tugurioche inopinatamente si dischiude nella parete di una ricca sala:
e non vogliamo entrare.

La Ninina

Oh la jattanza dell'uomo ragionevole! E il tuo orgoglio che non vuole morire;
e questa tua curiosa onestà! No: la tua istoria fu sciocca
un capitolo di romanzo scipito:
hai fatto dell'arguzia: la bionda astuzia
delle mie carni rosee ti viene a paragone:
riguàrdati! Ti ho vinto e sconfessato.
Nell'agonia della tua ragione il dovere risorge e ti suggella
nell'anima assueta all'ubbidire il marchio dell'agnello civile ed elegante
al mercato del mondo. Provati: ribella il vecchio istinto
soffocato dal mantello alla moda! Su.

Il Passante

Lasciami andare

La Ninina

Bambino in veste di filosofo stoico;
io ti assicurotu mi amavi:
sentisenti il profumo delle labra.

Il Passante

Lasciami andaretu mi fai male.

La Ninina

Non è l'orrore fisiconon è l'odionon è l'indifferenza:
è il dovere che detta come un vecchio pedanteper l'abitudine
l'aforisma ingombrante di un triste imperativo categorico...

Il Passante

Che ne sai? Che vuoi dire? Se nulla comprendi perché usar le frasi
di quanto tu non sai? Che vuoi? Come mi sai?

La Ninina

Ho studiato con te filosofia
ho sentito come te la poesia:
son la tua scolara:
ho l'anima pieghevoleassai chiara; ad ogni insegnamento
vi si iscrivono frasi e intenzioni: so quello che tu sai.

Il Passante

NininaNinina!

La Ninina

Il grido di paura!
Io non son più Ninina; non la ragazza ignorante e sfacciata
son colei che ha intesa e ha provata
l'enormità fragrante della Vita.
Tu mi riguardi con un turbamento come davanti alla divinità;
tu ti ritrovi nelle forze in lotta che non hai sospettato intorno a te.
So il passato e il futuro: occupo tutto il mondo.
Sono la gioja ardentela materia che si strugge alla fiamma e peanizza
la carne sublimata che ritorna spirito primordiale
libera forza volente e valente.
Son l'implacabile Iddia implacata
squassando il mio vessillo alto e morale
poi che sono l'eterna morale del desiderio ardente
e l'amore che uccide.
Sto. Palpitanti sul fiore del sessoerigo i seni ribelli e la testa:
e nella festa che non ha rivali
ali di nottola
ali di cigno
rantolo e vagito
e la culla e la bara
ogni cosae te stesso e me stessasi prepara a scomparirea rinascere
a profondersi; e per l'oscura mia infecondità
lo stesso amore nella acerbità
d'una gioja che spira nell'angoscia
sospira tra le coscie ed ha l'orrore
panico del suo ufficio universale.
Eccomi e sto.

Il Passante

Ohnooh no ti prego!

La Ninina

Era ciò che voleviera lo spasimo:
tu non comprendi piùtu l'orgoglioso.
Tu sei l'esterefatto in questa vitain questa ebrietà:
lo spirito imperioso che ti sostenne è morto:
hai il rauco gridole mani tremanole pupille
s'annegano viola
eccohan la vertigine dell'infinito!...

Il Passante

Lubricalubrica!...
(Queste mani hanno colto alla selva i fiori dell'infanzia dell'amore
queste labra hanno baciato i petali delle corolle vergini
questa bocca ha proferito nude scure parole;
io fui colla bellezza bruna e casta lungo i viali quieti e uguali
della ragioneio volliio voglio ancora... nono...)
Ma ti prego!...

La Ninina

Biondasì bionda ...
Un altro saporebevi: una dominazione feminile
enormeimmonda se tu vuoima enorme.
Guardami l'occhima guardami li occhi!...

Il Passante

Come un'esaltazione; perdere se stesso:
come in un altro corpo trasportare se stesso e non trovarsi
estasi in un dolore senza principio e fine;
e smarrire il pudore per esprimere e dire
tutto questo sofrire!...

La Ninina

Ma sìbambino mio. E tutto quanto non ti ho detto ancora
per la tua nojaper la tua gioja;
perché s'anneghi il passato e scompaja
come un baja scipita ed inutile
perché s'anneghin dentro alle mie coscie
il rimorsoil rimpiantol'intenzioni
perché non paja che tu non abbia mai gustato amore
perché tutto divien nuovo per tee eterno e inatteso
perché tu sei oppressocopertoproteso sotto alla mia bellezza...

Il Passante

(E vidi nelle piane dell'estate due cavalieri a perdersi al galoppo
lasciarsi in sul quadrivio e trovarsi alla sera in sulla spiaggia.
E vidi per l'autunno le villette disperder bianche stelle ai gelsomini
e vidi tra le siepi lagrimose occhieggiare i bambini
ed appassir tra i seni delle belle l'ultime tuberose...
E ancora alle ringhiere striduli pavoni coi ciuffi imparruccati a pompeggiare
e immobili i garzoni ad aspettare).

La Ninina

Lentamente sentirsi assorbire
lentamente sentirsi a mancare
lentamente lasciar profluire
tutto il sangue del corpoe dormire... con un velo di viola sull'occhi
un tremito ai ginocchie l'ultime parole balbettate...
Son l'implacabile Iddia al sacrifizio
son più grandepiù nobile del Vizio
sono la Virtù del Viziofunzione della carne
ufficio alla materia; sono pure la Madre d'ogni e qualunque creatura
perché sono la Morte nella Gioja.

Il Passante

Per tutti i lieviti millennarii e perversi della razza umana
perché in codesto istante anche l'amante più pura e più santa
diventa cortigianaoh Ninina!...

La Ninina

Ripetiripeti il mio nome: dì: bella Ninina bionda...

Il Passante

L'insensato olocausto ad offerire
la coscienza alle fiamme del rogo...

La Ninina

Non pensare...

Il Passante

Fiamme lambentibaccanti sorgenti
quante fiamme intangibili e ideali!
Tutto il corpo nera fiamma che divampie si sfacciae risorga:
oh la tua faccia conturbata!
Oh il moribondo!
La neve scende all'agonia del mondo
per coprire la smorfia della morte.
Sciogli le treccienascondimi la faccia
di tutti i tuoi capelli pesanti e dorati
distendi il tuo sudario principescoravvolgimiconfondimi;
ch'io non ti veggach'io non mi vegga più!

La Ninina

Voglio partecipare al tuo piacere
ed atterro le statue pure e fredde.
Chiamami del mio nome: "Cortigiana"
del mio nome scarlatto.
Turbine al turbinedemone al demone
succuba al dubbio... torbida incompresa...

Il Passante

Non parlarenon parlare. Un'altra parla per la tua bocca.

La Ninina

Chi? S'io sono l'unica! Qualcunoqualche cosa
mi prendemi rapisce.

Il Passante

Taci sacrilega: queste parole tu non le puoi dire.

La Ninina

Baciami in modo che tu mi faccia male...

Il Passante

Noper colei che volle pur così ...sacrilega...
Noper queste parole che sono una bestemmia sopra le labra impure;
rendimi il rimorso e la memoria...

La Ninina

Baciamibaciamicom'io dovessi asfisiarmi!
Col tuo rantolo e sotto il tuo sogghigno
fammi morire.

Il Passante

Nell'istante esiziale
codesto funerale della mia volontà
questa lubricità ed il rimorso...
Sulle terrazze abbiamo passeggiato
lo sguardo innamorato e affratellato
serena una bellezza per la notte...
abbiamoabbiamo... Dio! Nulla per l'infinito.
Ahimé! Abbiamo... Ahi! Ahi!

La Ninina

Freddo ed immoto... Su...
Chi è questa persona ch'io non conosco e che mi ha posseduta
e che venne a sdrajarsi lindo e conturbato sopra al mio ricco
letto di gioja!
Per quando la Notte buja: V Episodio

Nero sopra argento. Dalle lingue di fiamma a cavalletto. Il manto di nuvole lascia sgusciare delle stelle. Un'Angiola passa a volo.

Il Passante

Questa è l'unica ora della vita...

La Passante

Io sofro tanto che non ho mai provata
una così intensa ed acre voluttà.

Il Passante

Vi fa piacere il morire? È come il sogno.

La Passante

Sogno che non ha fine. Anche il cuore si ferma.

Il Passante

Il mio cuore si arresta.

La Passante

E le mie mani si stringono alle vostre. - Oh come sono pallide
le nostre mani. Come sentiamo bene gelarci le mani.

Il Passante

E li occhi.

La Passante

Dei veli violacei alli occhi

Il Passante

E stringercie penare.

La Passante

Per sempreper amare.

Il Passante

Amare la Morte.

La Passante

Sono la santitàcarità
come una gravità profonda e stabile.

Il Passante

Amare la tomba. Tutto vi si confonde.

La Passante

Tutto vi si concilia.

Il Passante

Non vedo più. Vivo intensamente.

La Passante

Ed avremo bisogno di parlarci e di baciarci ancora
per manifestare il nostro desiderio? Silenzio!

Il Passante

Silenzio! Essa giunge.

La Passante

Ed è il nostro piacere?

Il Passante

Silenzio!

La Passante

Sofriamo tanto che viviamo d'amore morendo.

Il Passante

Amore della morte ...E tutto è Il passato.

La Passante

Silenzio! Ogni cosa è scomparsa.

L'Ubriaco passa

Gira a tondo
come vuole il tuo padrone
vecchio stanco bagascione
sullo sfondo
assai profondo
d'un bel cielo d'inchiostro
di una nera coscienza;
gira semprea penitenza.
Gira ad ostro ed all'occaso:
sarà un limpido caso
se girando all'impazzatati scardinerai
sopra al naso di Domineiddio. -
Terra verde
terra gialla
come l'invidia itterica
terra pazza che gavazza
in un mare di vino e di sangue
gira; gira tra là là là -
Un gran caso - sopra al naso - io sono persuaso
in un Domineiddio anarchico.

Alcune Voci intonate a Coro
lontane e dall'alto interrompono

Ogni cosa ritorna alle viole.
Oh! sole le viole!
Delle viole piangono dal cielo
in un velo violaceo che si fonde:
tutto il cielo è una immensa viola!
Tutte le Stelle sono giacinti oscuri.
In quest'ora ogni parola
ha una voce di pianto
In quest'ora d'incanto...
Le viole incontro ai gelsomini...
per codesti giardini...
le viole e i giacinti
e i fiori d'oro e rossi
tutti i fiori precinti
dalla sacra grandezza della Morte.
Ma sopra a tutto e sempre
le violele violele viole
quando sia morto il soleper terminar di piangere!

L'Ubriaco

Tre e Due:
Tre per CristoDue pel Dimonio
Cinque pel patrimonio dei Pezzenti;
le cinque dita.
La Trinità si regge sulle corna
come l'amor sull'odio:
ed il doppio appannaggio vuolche adorna tutte le teste dei mariti becchi
la santità della mogliera
e la divinità al bastardo. -
Gira a tornoDue e Tre. -
Tre è Re come comunque:
Due è dunque il Messaggero
dispettoso e severo.
Due dice al Tre: Oh Sire
ho finito d'ubbidire!
Ed il Principe padrone
fa impiccare il mascalzone. -
Due!
Due sono quest'occhiqueste maniqueste orecchie;
la boccauna e trina inforna tutto quanto
e in breve sparito ahimé! la bocca
dove tocca divora e abrucia.

Delle altre Vociintonate a Coro
lontano e dall'alto interrompono

Tutte le cose bianche si spandono sul cielo
languide e stanche.
E tutte le corolle delle rosedelle rose candidetutti i petali bianchi
delle vesti d'argento delle spose
sul cielonel cielopel cielo.
Tutti i picchi di neve
tutte le stelle dei gelsomini
tutte le coscienze dei bambini
tutti li agnelli a pena nati
sul cielosul cielo.
L'Oriente è una coppa di cristallo
piena di latte puro:
un Fantolin regale si è rizzato
risplendente e sicuro agitando una spada di metalloforbito e duro
una spadauna fiamma
candida e trasparente
sul cielosul cielo.
Tutte le cose bianche rinascono da morte.
La bianca apparizioneintuona la canzone.
Teoria che va per li stellati campi notturni
Fate brune e bianchi Frati.
Teoria e processione.
Gelan le bianche cose:
sul cielosul cielo!
Han gelato le rose sui seni delle spose.
Passan le lunghe schierel'una di contro all'altra
piangon d'elevazione
la canzone è un singhiozzo...
Anche le stelle sono a fatto bianche...

Una Voce isolata e assai distinta

Non vedete la luce...
L'Ubriaco

Terra rossa in un mare di vino e di sangue!
No; tutto il sangue delle Trecche innamorate
e le borse inzaccherate delle Mammane
tutte le Mammane alle sottane delle Trecche
eh! ma perché?... -
Già l'amore è gran cosauna foglia di rosa sopra di un letamajo:
fanno il pajo. Due! e danno fuori il Messaggero
Messaggero della Mortegira!
bussa e sta sopra alle portegira! -
Apriretenon aprirete le porte? Ma perché?
Gira ancora. Chi troppo adora perde la fame
e la sete ed il resto. Bacia.
Sìno; come si può; come si fa?
Con questa grande celebrità delle cose sconcie e disonorate
vi divinizzate: chi?
Due! Due morti sulla strada.
Per codesta contrada si va al ballo del carnajo. Due!
Ehibuona congiunzione.
Senza essere importuno non vi voglio sturbare
v'insegnerei a baciare;
ma la trinitàquesta perversità che in un sol corpo gode...
Viagira! e tre testee una testa e un corpo
ed un corpo e tre animecome il fenomeno della fiera;
la Trimurti severaDioil Dimonioil Vino. -
Terra gialla come l'itterizia
Duedue mortie Tre.
(Cade sui morti vomitando)

Un Cenciajuolo grida

Chi riconosce questi due cadaveri insanguinati ed infangati
che cava dal suo vino codesto malandrino d'Ubriaco?
Chi riconosce questi due cadaveridentro al rigagnolo della via
tra i frusti della giornata? Chi riconosce mai queste persone
poc'anzi vive?
LA PSICOLOGIA DI UN PAESAGGIO
O
LE LARIANE

Nuvola d'oro all'alba

Nuvola d'oro
Nuvola araldo
Nuvola foriera
rompe avanti la schiera delle nubi impacciate nella notte;
precorre nel cammino
Nuvola d'oro.

Le nubi stanno floscie e dispettose
ma le cime dei monti fuman già.
Se questa carità della Nuvola d'oro che viaggia
avvisatrice
non apparisse sopra alla pendice del cielo indeciso a svegliarsi?

A mezzo del cammino
la Nuvola foriera sosta e riguarda.
Or dalle trombe canta l'Oriente
In un grido splendente.

La Luce!

E vedi fiori di fiamma e di sangue
nel velo bigio delle nubi basse.

Fumano i monti
violacei veli s'alzano a svanireincensieri i monti.
Nuvola araldo!
Dei clangori scarlatti per il cielo.
L'ultimo velo si straccia alle corna del monte più pugnace.
La schiera bruna si rivolge e scende. È passata.
Nuvola d'oro: rifrange il sole: ricchezza della terra.
Nuvola d'oro sta.
E il cielo d'oro sull'immensità.
Mattino d'inverno

Sul monte un manto d'oro
S'infrangia di porpora:
massiccio e bizzarro tesoro.
Il lago s'invermiglia.

Conca di prato:
sopra il suolo gelato
l'erba è rossa.

Conca di valle:
il Cimitero è brullo come il prato
immobile e ghiacciato.
Ma i morti non patiscon le pruine.

Il muricciuolo del Cimitero
è breveè candido
si riscalda al sole.
Dei vecchi fra poco verranno
ad appoggiarvi le terga:
balbetteranno come fanciulli
avran parole vanestrambe e lente
sono dei mesti pezzenti
sdrusciti dalla lunga fatica della vita:
e si riscalderanno.

L'alberi si riveston di giojelli:
i più belli e i più smaglianti
sono i più caduchi.

Sul monte d'oro
si ricama il lavoro
delle preziosità del sole.

Le fanciulle si riguardano in volto
coll'occhio aperto:
una sincera speranza sfavilla.

E quei vecchi balbettano.

Questa notte
passò nel Cimitero
una processione.
Un Cristo crocefisso avea schiodato
le membra e s'era alzato sanguinoso.
Un mantello di neve ingiojellato
imperialmente lo ricopriva.
Molti bambini traeva con lui.
Il Cimitero non si è turbato
e non l'ha uditonon l'ha sentito;
l'ossa dei morti non l'han riconosciuto.

A mezzanotte la processione passò;
ritornerà timida e imbarazzata.
Le fanciulle hanno l'occhi nel sole.

Vedisacerdotalmentela Cima pontificare
nella limpidità fredda del cielo
vestita a festa d'una dalmatica
ingiojellata di stalattiti.
A mezzo un cingolo di nebbie la fascia
trine leggere di velo.
Il lago brilla verd'oro e rosso
tra l'uno e l'altro dosso
d'oscure e insanguinate malachiti.
LE PERVERSITÀ. ALTRI EPISODII

Non vedi che ogni cosa che si presenta alli occhinon ha il vero aspetto che dovrebbe avere? E non senti che questo aspetto che ci dà l'urto sui sensi non è per noi che la spinta dalla quale scopriamo la vera essenza?
IL MELIBEO
Nota: (Il Melibeo deve fare assai conto di quanto cantano e declamano Il Passante e La Passante).
I Episodio

La Passante

Anche qui?

Il Passante

Vi ho salutata!

La Passante

Vi ho perdonato?

Il Passante

Un perdono è un acido dono: pende immaturo dalla vostra bocca
come dal ramo un pomo. Perdonareperché? Vi ho fatto villania?

La Passante

La vostra cortesia nasconde una richiestacome il serpe il veleno.

Il Passante

No: io sono serenovi offro la mano.

La Passante

Vi ho perdonato?

Il Passante

Ancora? Non è la prima volta?

La Passante

Non vi ho sempre veduto?

Il Passante

Sempre? Dove?

La Passante

Dovunque.

Il Passante

In sognocome me.

La Passante

Ma non è un sogno questo?

Il Passante

Oh! se voi lo vorrete sarà la verità.

La Passante

In che modo?

Il Passante

Non vi fate del male. Voi sentite di porgermi le mani
le manitutte e due; or non vi trattenete. Dovete far così.
E so quanto sofrite. Li orti suburbani vi tedianole vie cittadine vi irritano
siete uscita alla aperta campagnanon per la via maestra
per le strade inquiete in mezzo ai campiper sentir più vicina l'erba
li alberi e l'aria azzurra libera: ma sapevate d'essere raggiunta;
non mandatemi vianon lo potreste piùè troppo tardi
non lo avreste potuto né meno prima; è così.

La Passante

Lo so: temo di confessarveloma lo sapeva.

Il Passante

E benevedete? Diamoci la manoseguitiamo il cammino.
Siamo partiti all'albadietro un capriccio a un desiderioa un sogno
ciascuno da una parte lontana e opposta;
avevamo nel cuore un fiore di rimpiantoun fior d'aspettazione
e la nostra orazione del viatico fu un trepidante e vago incantesimo
verso colui che ci poteva raggiungere. Eravamo partitisuccintisenza some;
avevamo lasciato tutte le grevi cose nell'aule familiari;
avevamo aspettato i lenti e cari indugi delle mattinate primaverili
per svestirci di tutti i mantelli gravi e funerei dell'inverno ...

La Passante

Non di tutti: sapete? Questo mantello di velluto nero
mi fascia in un severo paludamento seguendo il prevenire
per un lungo sofrire.

Il Passante

Ma non avete preveduto in tutto.
Amerete in un tempo aver perduto il velluto oscuro
ed andar nuda sotto la pioggia e il vento. -
Non importaper ora. - Era la gioja forte ed entusiasta
dell'aurora d'aprile: marzo da prima avea irritato i cuori
Marzo più turbolento e insultatore: tra la neve le raffiche e li affanni
del cielo e della terra tormentataaspettavamo come un'incantata porta
ad aprirsi in fondo tra le penombre dubitose e fredde
per spalancarci un giardino giocondo.
E voi ed io uscimmo: noi speriamo il giardino
come il sentiero svoltosperiamo i fioril'acquei frutti
i sogni... sì sopra a tutto i sogni; e forse già sappiamo
che la nostra speranza è cosa vanae né illusi né tristi
né persuasima arditiprocediamo
alla disillusione che vogliamo.

La Passante

È vero. Sento tutto quanto mi dite
e che risponde a ciò che ho già pensato. Lo sento così profondamente
che ho paura che mi inganniate: non avete mai saputo che la comedia
appare molte volte assai più vera della verità?

Il Passante

Dubitosa!
Se ingenuamente una bambina vi porgerà una rosa
rosa vergine e rossa e smagliante
penserete voi forse che la rosa è di seta e a fattura
profumata dalle distillerie chimiche dell'inganno? -
Nei prati verdi e buoni della coscienza
passano i rivoletti a rifrescare coll'argento dell'acque
le radici sizienti all'erbe e ai salici;
acque cortesi e fresche per l'ardori meridiani della passione
acque mediche ai subiti languori della passione instabile;
acque ragione di fermezza e santa costanza alla quiete.
I rivoli canori passano in mezzo ai prati e nutricano i fiori;
anche nel garrulo motivo rauco
radon dai margini i rivoletti
molte pietruzze nere e le portano a mare ad annegarsi.
Acque d'oblio! Lontane all'oceanoquesti indici di notte
codesti dubii che non si confessano.
Passi la buona acqua del lavacro ora e per sempre
sui campi verdi della coscienzapassi e rinfreschi:
molti fior che morivano rinascono.
Ti riconduco l'acqua buona e santa come un guardiano
della fresca calma sui prati che sitiscono.

La Passante

L'oblio risvolge e vi domandaamicoper chi ha soferto prima
per chi ha prima amato. S'io venni fuora
in questa aurora dalla casa patema e maritale
instabile ed ansiosacolomba paurosa o curiosa...

Il Passante

...Perdonatecolombaè una figura retoricama...

La Passante

...colomba in un desio d'aprire l'ale in un luogo assai vasto
per un cielo superbo d'incantesimise più non mi accontenterà
la lenta noja sdrajata in sulle nubi d'una bambina accidia
fastidiosas'io non voglio sentir battere il sangue alacre fiume
di vita all'arteriarinnovellando desiderii ed ansie
s'io voglio il grido di maraviglied'ardired'ajuto
di sofriredi vederegrido rosso e squillante
come una nota di tromba alle caccieal sorgere del sole
s'io preferisco alle morbide viole l'anemone pazzo
o la jattanza acuta del garofano;
s'io infine lasciai le limacciose acque del Letestagnanti
ai crepuscolil'acque di sonnoed obliai fin qui
è per vivere in finee per...

Il Passante

...sofrireditenon per amare. L'una cosa val l'altra:
la sottigliezza scaltra dell'egoistica umanità ha voluto distinguere
ma la natura ha riconciliato.

La Passante

E bene siaio non voglio distinguere come la natura.
Tutto ciò che matura dentro al destino...

Il Passante

...del destino che siede in grembo a Giove... Un'altra vieta
figura retorica: ma non vi pare invece che noi stessi
ci facciamo il destino?...

La Passante

...E bene? Tutto ciò che matura dentro il nostro volere
si manifesti orgogliosamente: vada la vita
tra fiamme d'incendii come un angiolo rosso e si contempli
divinamente dentro ai roghi accesi.

Il Passante

Passionale. Io riconduco l'acqua buona e santa come
un guardiano della fresca calma sui prati che sitiscono...

La Passante

Dell'ironia...

Il Passante

Èla vaga armonia delle coseè sopra un teschio un diadema di rose
la fattucchiera antinomia. La nostra grigia ataraxia
comporta queste calme stridenze:
l'ironia un accento nella voce e una dolce parola
la gocciola d'assenzio o di cianuro che ci avvelena un bacio.
Lasciata via la flogosiandiamo a ricercare
calmi assennati e ragionando i triboli delle soferenze
per un gusto salace o pervertito; badate di non piangere
di non gridaree di non rideredobbiamo fare tutto silenziosamente.

La Passante

Sapete tutto questo? Il mio cervello vi è adunque aperto
come un volume sopra ad un leggio?
Un Demonio od un Dio? Prima ho parlato dell'entusiasmo
come avrei parlato con ciascuno per non inorridirlo
per non irritarlo: un uomosi savuole per iscusa
la passionalitànon il ragionamento.
L'Entusiasmola bajal'amore una menzogna:
una curiosità una perversitàper l'anima: pel corpo.

Il Passante

Abbandoniamo il corpo...

La Passante

Voi tendete un'insidia:... non vi credo!

Il Passante

Vi pare impossibile! Ma no: porgetemi le mani:
lo sapevatemi dovevate porgere le maniè fatale!

La Passante

Un'altra figura retorica.

Il Passante

Il destino ch'io voglio...

La Passante

Sì?...

Il Passante

Dunque?

La Passante

Senza alcuna promessacome quanto si sa da lungo tempo
come una vera necessità. Senza entusiasmo?

Delle Voci a Coro
che si avvicinano

Entusiasmo in ciel d'oro e vermiglio
una nuvola pazza rialza il ciglio
nuvola frangiata di sangue(oh ferita sul cielo
ferita aperta all'oriente caldo)
e sempre l'occhio immenso.

Il Passante

Senza entusiasmo. Tutto il resto è la poesia
dell'estrema anemia della razza. Avete udito?
Per l'aurora che muore o sorge ancora all'indomani
il canto Vedico.l'inno d'Orfeoil numero dell'Edda?
Esagerazioni: l'uomo si conosce di sotto a tutti questi fumi:
voi trovate uno scheletro ed un cuor fascinantedei fili telegrafici
dei solidei metallie delle vibrazioni: la vibrazione è l'anima:
una aurora è una vibrazione ...assai semplice.
La poesia avviluppa;...

Delle Voci a Coro
che si allontanano

Spalanca l'occhio a uno spavaldo
atto di rivelazionein mezzo all'oro caldo d'oriente
sorge il pensiero e l'azione siderale.
Tutte le cose sono lucide e grandi...

Il Passante

...semplice invece in qualunque momento
si presenta ogni fatto e in noi il tormento sta a punto nel cercare
questa duplicità che non esiste...

La Passante

Ora vi contradite...

Il Passante

...per la semplicità.
Tutte le cose enormi sono semplici e assai bambinesche
io che uscii dalle norme sono pure un bambino
cui la madre ha perduto nel cammino. Quindi ad ogni passante
bambino passionale tendo le braccia e mi aggrappo alle gonne
tentoascoltoinvanoahimé! Ho perduto la mamma
la casala sorella; quante casesorelle e madri ho scorte
non ho trovato mai più la mia. Delle fantasime!
Ma voi mi rimarrete: delli Straccioni mi han chiesto molte volte
perché piangeva. Voi sola avete il desiderio di piangere con me.

La Passante

Molle e dolce retorica rugiadosa per chiedermi un istante
di piacere. Siete poco sincero per la semplicità.

Il Passante

Retorica non è drama. Il solo drama è il vagito del neonato:
è assai sempliceè infantilecome mema enorme.
Io sono assai dramatico; amo la vita perché voglio il drama.
Titanica è la forza dell'angosciauna forza mentale.
Tutti i pagliacci sono i profumieri del bel dire;
ma non conoscono l'esclamazione
ch'è una parola semplice e sola.

La Passante

Vi vantate.

Il Passante

Perché sono sincero.

Delle Voci a Coro
giocondamente

Entusiasmo verde; la terra che s'apre ed adora
partecipa osannante alla fecondazione.
Questo principio si rinnova a prova dell'eterna tenzone
della luce e dell'ombra.
Tutti i cuori nel verde entusiasmo
non sanno più mentire
il profondo gioire si riflette dal rosso cristallo
del cuore incontrastato.
Cuore aperto all'aprile ed all'aurora
rinasce dalla subdola menzogna;
per vivere bisogna dimenticare ed amare.

Il Passante

Ancora la canzone della terra. Dov'è l'amore della terra?
Volete dunque rimaner con loro? Che farete con loro?
Come parlano questi? Che vi dicono in fine?
Sìriguardiamo insieme il serpente di luce che si snoda
vittorioso e fermoe par che goda d'una sovranità incontrastata.
Fermiamoci all'incanto suadente del giorno giovanetto
beviam l'aria novellal'aria azzurra e balsamica.
Rimanete fra la luce e i suoniperché andremo lontano
sotto a un'incerta luna: non vedremo più il sole:
che vale il sole se la coscienza nostra è più luce del sole
se noi passando farem ombra la luce?
Rimanete!

La Passante

Io vi ho porte le manie dovete guardarle. Non le ritiro più.

Il Passante

Il capriccio di un'ora?

La Passante

Un'ora non è il tempo? Io sofrirò il capriccio per il tempo:
contro di meanche se mi ribellassi: voi dovete impedire
che mi ribelli mai.

Il Passante

Contro alla volontà?

La Passante

Non è perversità?

Il Passante

O una sciocchezza?

La Passante

Ragionate?

Il Passante

Sempre.

La Passante

Con assai calma voglio quanto domani ributterò: domani nel mio odio
di quanto ho volutotornerò a volere quanto non vorrei.
Nemica di me stessaho contesta la maglia alla mia rete:
volontariamente mi vi sono impacciatanon mi districherò più.

Il Passante

Per sempre?

La Passante

Oltre alla fine.

Il Passante

E bene sia:
venite in compagnia a far ridere li sciocchi.

Una Voce di Donna
fresca e giovanile

Tutti i rosai del ciel si sono accesi
in un rogo di porpore:
tutti i richiami in ciel si sono intesi
in un ampio rivivere.
Tutti i cuori han voluto profondersi
in un bacio sovrano.
Tutte le mani han trovato una mano
offerta ad impalmarle.
Tutti i sorrisi stanno
senza menzogna sopra all'occhi e al labro:
ciascuno ha avuto un bacio ed una lacrima
perché san ciò che fanno.
Tutte le cose muovon verso il cielo
con grande tenerezza:
la voce è una carezza
e il pensiero si svolge senza velo
Aurora o Giovanezza.
Noi sentiamo di vivere un istante
fermo e costante
in una entusiasta sicurezza.

Il Passante

Vi sono molti pazzi che non sanno il perché del dolore.

La Passante

Vi sono molti pazzi che non sanno la gioja del dolore.

Una Voce rauca di Vecchio

Ma la sera e la notte!...
II Episodio

Il Passante

Ascoltatemi il cuore.
Ponete questa vostra mano freddaqui sopra al cuore.
Sentite come balza e galoppacome vuole uscire dalla muda del corpo
e come sofre e come si tormenta.
Che vuole il cuore? Sentite.
Galoppa per dove?
Conoscete i paesi del cuore ch'egli amach'egli vuole?
Lontanolontanoahah!

La Passante

Galoppaabrucia.
Le mie mani assai fredde si riscaldano.

Il Passante

Si riscaldano al bollire del sangue.

La Passante

Sangue? Non ho rosse le mani.

Il Passante

Le tingeretefra poconon in mein voi.
Vedete? Credetemi.

La Passante

Ho freddo.
Le mie spalle nude sono gelide.
Ho scordata la pelliccia?
L'hanno rubata? Dove?
Copritemi le spalle!

Il Passante

Le spalle nude col cuore che abrucia.
Le due antinomie che fan delle pazzie per guarire l'una e l'altra.
La più scaltra è quella gelata. L'arroventata
come un metallo calmasi nel ghiaccio. E perde tutte le sue qualità.
Volete? Vi farò un mantello di porpora.
All'ermellino della nudità
una bracie di porpora conserva la freschezza.

La Passante

La vostra compitezza vi onoraSignore: ma non mi serve ancora.
Fatemi per il tempo che ci annoja e ci insulta
un mantello bruno e pesante
opprimente come un rimorso.
Un mantello di rimpianti e d'odii
un mantello di morta che ricopra una viva che desidera
d'essere morta. No...

Il Passante

Perché no? Sciocchezzecredetemi
val meglio lo scarlatto. Non fermiamociandiam più avanti ancora
dove vuole il mio cuore. Volete accompagnarmi?

La Passante

Che domande! Noi due soli eravamo in cammino ch'avesser rispondenza
nell'occhi. Ho visto il vostro sguardo poco fa
per questa inanità d'una scintilla elettrica ed umana
non ho trovato strana la vostra impertinenza.
Tutta la gente che va per questa viaci ignora e sta assai bene
senza la nostra compagniase pure ci conosca di persona come
qualunque altra persona che trascorre. Mi avete fermata?
Seguitiamo. Per questo? Per il cuore?
Ho bisogno di calma e di calore.

Il Passante

Mi avete ascoltato per questoper le spalle nude?

La Passante ed Il Passante

Su viaandiamo avanti.

Una Fanciulla sopra la porta di un tugurio

Dolce a fermarsi all'ombra dell'olmaja
passa il ruscello e canta
ride alla ghiaja.
Un incanto di nebbie alla mattina
folleggia nella selva; ciarpa di fumifumi di cielo.
La corona di viti alla collina
nell'incensare delle nebbie appare.
Fermatevi. Sotto all'olmajanelle penombre
non sentirete il giorno che tramonta perché è sempre crepuscolo;
tanto presto tramonta il giorno.
Ecco la sera già? Che sperate al di là della sera?
Questa sera fermatevi: v'offro ospitalità;
le vie sono oscure; partirete domani.

Il Passante

Dov'è il mio cuore? Lo sentite voi a battere ancora?
Vuole fermarsi il cuore?

Una Fanciulla sopra la porta di un tugurio

Aurora! Ho aperto nella notte un faro prestigioso
a richiamar lo sposo lontano. Voi?

Il Passante

No.

Una Fanciulla sopra la porta di un tugurio

Ho accesa nella notte una lampada ardita
a richiamare l'amica lontana. Voi?

La Passante

No.

Una Fanciulla sopra la porta di un tugurio

Aurora! Ho perduto il perché dell'aspettare:
tutte le cose care smuntano nella notte. Voi?

Il Passante e La Passante

No: siamo dei forti eroi
che cercano se stessi - Sappiam la casa di marmo nero
l'ampie sale a cortine bianche e nere
le lampade scortesi e assai velate.
Pendono nelli alabastri torbid'astri fittizii
e guardano la vita nostra pallida e impossibile:
tentano di risplenderecome tentiamo noi invano di sapere
che cosa sia la volontàmentre cerchiamo volontariamente
un nuovo pretesto per vivere.
Abbiamo il cuore follee le spalle che assiderano al vento.
Abbiam perduto la memoria di assai miti parole.
Odoriam le viole inaffiate di lagrime.
E il riso è muto. Silenzio!
La luna erra pei cielidopo che molti veli son calati sulli occhi
dei passanti. Noi siamo due pitocchi che van limosinando
luce per l'occhi nostriveli per li occhi altrui.
Chi non vede dovrebbe vedere. Oh! Ma la volontà!
Silenzio: ecco il ventopassacessa.
Codesto viatore siderale è come noi: remeggia d'aleciecamente.
Poi una brezza: anche la brezza manca:
sospiro di morente ed affanno del vento assetato:
un inutile fiato aleggiante ed asmatico: ah ah!
La brezza resta come sospesanon viene a noi:
è troppo pura come una confidenza verginale
o teme di farsi udire? - Chiediamo: vogliamo
tribolarcicome il vento nella viain questa lunga via
che non termina mai: e sappiam tutti i guai che ci nascon da torno
e procediamo egualmente. Perché? La brezza non vuol farsi udire da noi?...
Sorella? - Fratello! - ...
Noi vogliamo sofrire: è qui tutto.
Eravamo felici come ciascuno;
avevamo una casala sposadei figli...
lontano. Ma non si può vivere felici!
Siamo usciti a cercare il disprezzol'odioil doloreil disinganno;
siamo usciti per viverea cercar la luce sotto il velo denso
nelle pupille che guardano e non vedono. Vogliam purificarci.

Il Passante

Ecco il mio cuore che m'infrange il petto.

La Passante

E le mie spalle che gelano.

Una Fanciulla sopra la porta di un tugurio

Porpora e d'oro ho una stanza parata nel mio cuore
per chi s'avanza e chiede. Non andate là giùvi perderete.
V'offro le mani e il labro; restateohma restate!

Il Passante

Eccole scarpe si son spaccate sulle selci acute: cammino a piedi nudi.

La Passante

Ho tutta questa mano insanguinata.

Il Passante

Questa quisopra al mio cuore? Voleva uscireerompere
voi l'avete ghermitoimprigionato ancora. Bene. Oh ma il bel guanto
nuovo di scarlatto.

Una Fanciulla sopra la porta di un tugurio

La luce trionfale che ho nell'anima mia niuno illumina
e splende nel deserto!

La Passante

Ahi! Son ferita alle spalle!

Il Passante

Dei rubini alle spalle. Anche i miei piedi nudi attingono dalla ghiaja
pagliuzze d'oro e grani di brillanti; cominciamo ad ornarci
in tutta umilità; siamo i più fortunatie seguendo il destino
nei paesi incantati dal dolorenon vediamo rilucere il sangue e le lagrime
come pietre preziose e senza pari?

La Passante

Ci orneremo assai più di una volta: l'antiche perle fini
hanno molto sofertonon hanno più virtù;
vogliamo l'illusione delle perle apocrife.

Il Passante

Una volta? Vi basta il ricordo? Vi riconoscete? Vi riconosco?

La Passante

Ritornello il ricordo. Vi riconosco. No? Sì? Mi pare! Ed il resto.
Riconosco due cose.

Il Passante

Ah!

La Passante

Una ch'io porto in ditol'altra che voi portate all'anulare.
Son due antinomie
due malinconie;
tre occhietti strabici dentro un castone brillan di buone e candide preziosità
tre falsi occhietti di diamante
dentro all'anello fanno un suggello questa mia perversità.
A voi sorride un teschio amico dentro un intrico di serpi d'oro
serpi e teschio lavoro che suscitò il cesello
pel vostro anello dell'anulare.
Il teschio parla di una vecchia fola di speranzed'ingiurie
di fedi spuriee gli rispondono trepide e molli (occhietti
languidi sotto le cilianella cinilia delle nere palpebre)queste
pupille strabiche e dolci. Le due antinomie
si conoscono a pieno:
hanno un sereno e severo compromesso di frasi:
le due malinconiedireiecco s'amano quasi
non vi pare? e si conciliano.

Il Passante

Per uscir dalla casa
nella eccitazione persuasa di peggiori giornatedopo questo tramonto;
per lasciar la donna fin qui adorata seguendo una fatale chimera di dolori;
per sofrire la fame dell'anima e la sete del cuore
in questo grande errore di trovar delle vie non ancora sapute;
per sentirsi a languire vicino ad un possesso e non volerlo mai;
per rifiutare il bacio e la carezza
l'ebrezza della carne e la potenza dell'oro;
per custodire intatto il mitico tesoro della mia coscienza
sfidando la viltà del corpol'entusiasmo dei sensie l'acutezza delle prevenzioni
per fabricare un modo di rinuncia e sorbire egoisticamente orgoglioso
tutto il fiele lasciato nelle coppe dalla sete astuta dell'altri che lo rifiutò;
per fuggire il pericolo di vivere più che non lo volessi;
non tardai ed elessi il sorriso sdentato del teschio
e risposi allo strabico fulgor dei diamanti
senza rimpiantiper incontrarvi.

La Passante

Siete certo che mi avreste incontrato?

Il Passante

Voi non sentivate che dovevate incontrarmi?

La Passante

Rispondetenon interrogate.

Il Passante

Silenzio. Guardate.
III Episodio

La Passante

...e siamo giunti quidonde partimmo.

Il Passante

Non mi pare. Cometa gemella v'ho tracciato un'orbita
miracolosa e vaga che non si acconcia né si inanella
col torneo delli astri. Vi ho segnatosorellaa punti d'oro
una elissi curiosa. Abbiam sfiorato i limpidi alabastri
dell'altre stelle lucidee i tremolii inquieti
delle piccole rose celesti: viaggiatori poeti
abbiam raccolto le luci differenti e ce ne siam vestiti
come di ricche e preziose cose: pur non sapremo or mai
se fu vero il viaggiose furon vere le stellese partimmo di qui
in fine se noi non siamo tutto il mondo o dentro al mondo
atomi minerali d'istintoa sopportarenon a volere -
Non importa: siam ritornati ancora
come in quella aurora
alle porte di una città. Ora è vespero.
Anzi siamo rientrati nelle porte
con un passo più fresco e più forte.
Attendendoriposiam nei giardini comunali.
Attendiamo con cura e con diletto a strajarci sull'erbe pettinate
a riposarci all'ombra dei bei pini
a cui già l'ars topiaria fece l'acconciatura.
Non abbiamo paura di riguardare in volto ai cittadini
e fermiamo i bambini per accarezzarli.
È certo invece che il nostro costume lascia alquanto a pensare.
Non trovate?

La Passante

Ho lasciato le maniche di seta sopra alla spina
ho lasciato la gonna tutta lacera sopra allo sterpo della collina.
Ho un semplice guarnello come una pastora
ed il bruno mantello non lo trovo più.

Il Passante

Tutto questo vi onora: è una buona virtùuna fragrante umiliazione.
Rimarrete più nuda ma più casta. Velo non è pudore:
se voi velate il viso tutta nudasarete assai più oscena:
e se il volto scoperto fa l'attucci della civetteria
avrete il corpo fasciato dalla veste prolissa ed ermetica
sarete la Lussuria.
Una volta ai festini eravate coperta assai di più
ma meno virtuosa. -
Ritorniamo bambini.
Odoriamo una rosa senza sfogliarla
non chiediamo i perché delle cose odorose:
saremo più saggi se fuggiremo i profumi.
L'umanità ha bisogno di svestirsi per ritrovarsi.
Un Cinico di Megara guardiano di porcise mi vedesse
mi presterebbe bisaccia e bordoneanche il pileo ombroso
e mi saluterebbe: ma se incontriamo (e vi ammonisco prima)
un cittadino pezzentenon ci vorrebbe porgere la mano
e fra il dubio e il timore chiamerebbe il tutore del buon ordine
per farci rivestire.

La Passante

Io non ho freddo.

Il Passante

La coscienza libera e compresa è un tepidario morale
assai utile. Poi che s'accorse di molte inanità e le lasciò disperse
lungo la via senza la ipocrisia delle lagrime rettificò
la scienza della vita. Ogni atto si comporta sicuro e senza eccesso
e non spreca il calorico del corpo disordinatamente.
Il cuore batte per il sanguesentite come ritma nel battito.

La Passante

Tutti li altri chiamano questo freddezza. Poco fa batteva.

Il Passante

Perché la mente ricordava.

La Passante

Lo so: i ricordi l'inanità lasciati colli orpellile sete
le frangie dell'abiti ed il resto. Vi pare?

Il Passante

Vi ribellate contro alla dottrina. L'ironia non vi serve.
Abbiam gettati li abiti perché erano pratici e servivano
a farci accogliere come non siamo. Ne provate rimorso?
E il vostro desiderio di volere ancora e sempre quanto
vi avrebbe fatto sofrire? Vi ricredete?

La Passante

Ma lasciando la praticaditecome l'invocate qui?

Il Passante

La nostra pratica è di farne a meno.

Passa un Mercante nel viale
Il Passantee La Passante
l'odono a parlaremascherato
dalle piante e dalla sera che scende

Due e due fanno quattro; quattro e quattro otto.
Studiai la tavola pitagorica e mi trovo meglio quando moltiplico.
La moltiplica ingrassa sopra al quoziente delle pancie vuote
come v'ha molta gente che mi profitta a stomaco leggero.
Ho in pensiero
di ridur l'appetito al minimo esponente.
Le cambiali strazieran menocosì ci rifaremo nelle budella
floscie. Ho visto delle dita che tremano sull'ago e dell'occhi
che piangono ad ingranare il filo. Ma passo in alto vago
vicino a queste inezie e scaccio i fumi della poesia
con un bicchiere di malvasia. Ammalo d'anemia nelli ergasteri
le giovanette e irrito i giovanotti colla mia pancia.
Or dunque tutto quanto sdegno non vien reso e lucro anche
sul peso della mercanzia perché la probità è un'utopia.
Ho un debole lo so per le bacioccie tenere
ma chi comanda al cuore? Il cuore è sempre giovane
e tolgo alla miseria antiestetica qualche soave fiore
che vi si può sciupare. È vero che col tempo il fior ritorna
al letamajo se non profitta coll'istruzione paterna al figliuolo.
Sono assai perverso: dono delle camicie ricamate
a chi rubai il salario;
dopo tutto il mio bacio è una fortuna
se dà vesti di seta a chi portò li zoccoli.

Il Passante

Uditequesta è vera morale; si riceve e si spende:
etica dicevano li antichiuna cosa assai pratica.
È una buona avventura se il mercante monologa credendosi
solo. È l'unica voltacredoche vedete un mercante senza maschera.

La Passante

Perché non l'ho mai udito prima?

Il Passante

Non avevate viaggiato con me. Il Mercante è prolisso:
lasciamogli il piacere di raccontarsi le glorie sue.
È l'unico momento nella sua giornata che recita a se stesso
il suo atto d'orgoglio. Ei vuole assicurarsi di non essere sciocco.

La Passante

Ma come è orribile!

Il Passante

Ma la bellezza è tale amica che ripugna dai libri di cassa.

Il Mercante continua

...ma sono molto rigido in famiglia e sermoneggio
la moglie e la figlia. Castigo assai mio figlio
ch'ha delle idee matte sopra la lunail cuorel'a venire
e le ciabatte del Padre Eterno. Io sono ateo: Domineiddio
è caro e non mi rende nullapaga né meno al sabato.Con tutto ciò è buona regola
comandare il viatico all'agonia
perché fa pur così la compagnia.
È ancora buona regola prestarsi all'elemosina gradassa
quando tutti lo sappianoe fare il patriota dietro ai cannoni.
Ho bisogno che trovin nuove vie al commercio
che s'aprano de' porti sconosciuti
per i pasciuti a cui la fame non si placa dopo il pranzo;
e che i coscritti a colpi di fucile
portino la gentile urbanità al di là dell'oceano.
È necessario che le Banche rubino
e che in galera meditino i pazzi della rivoluzione:
sacrifico a Jehova ed a Giove in un dolce eclettismo.
È conveniente che mi vesta alla moda e che porti un nastrino all'occhiello;
pure ottima ditta è una corona
sullo sportello della carrozza.
Mia figlia attenderà a farmi conte.
Per ora passo e ripasso il libro della cassa
e in ogni caso cerco di buggerare il creditore
perché non tutte l'ore stanno al sereno.
(Il Mercante è lontano)

La Passante

Triste figura.

Il Passante

Noè la Praticaè lo Stato attuale
è questa ipocrisia che ha dato forma ai contemporanei.
Nei momenti di calma e di silenziosa di mentire anche a se stesso;
e oscura pitonessa di guaj futuridice le disgraziate proprietà
dell'anima perversa. Non dite mai d'aver udite ascosa
codeste confessioni della gente per bene.
Costoro odiano il bello che è il vero
e odiano la vita che è quest'arte squisita di morire.
Meglio l'occhio sbarrato del bambino fantasioso fiso al nostro
apertoindagatore; o il miracolo espresso dall'alto contadino
alla nostra veduta; meglio la sacra e completa ignoranza
che l'infame jattanza di volere ben vivere
ignorando la Morte. E pure...
la vita è per costoro che non la sanno vivere!

La Passante

E noi?

Il Passante

Siamo dei pazziè cosa risaputa.
Abbiamo rifiutato: il gesto praticonon dice nulla e vuole tutto:
costruisce palazzi di mota.
Il Borghese vuole una tanacome una rana dentro al pantano.
Stia.
Vogliamo il gesto di bellezza pura. Non spaventatevi:
è un gesto che distruggeè il più grande delitto
perché insulta a chiunque.
Per codesta Bellezza la vita è negativaperché non vuole nulla
e possiede ogni cosa.
Noi dobbiamo negare la vita presente torbidalimacciosa e fremente
come un torrente estuante alla foce dentro ad un mare restio a riceverlo.
Vergine Vita: essa è ignota a se stessa: inconscia e liliale
sacerdotessa a lampi ispiratori s'indovina come una bambina
nel dolce tempo della pubertà e sente che avverrà:
or rimane la pura sopra a tutte.
Contemplazione.
Una eterna orazione rivolgon le pupille
in dorate scintille
verso l'empireo; udite in tanto gracidar le rane
nei lividi pantani della pratica: oh ma il Borghese vuole
una tana come una rana dentro al pantano. Stia.
Sorridiamo. - Rimanere difesi dalli insulti poiché nessuno
può giungere a noie crede di schernirci colle risa:
avere nella mente tutto il mondoe nella mente costruire
in modo come a noi piace ...poi ...Sia la morte una fiaccola
e abruci il mondo; essere noi confuse e prime vittime
nell'enorme olocausto.

La Passante

Come vi brillano li occhi! Dov'è la vostra grave e disdegnosa
impassibilità? Come vi turbatecome mi volete turbare!
Ah ...Zitto! Siamo seguiti: un'Ombra ci ascolta!

Il Passante

Un'Ombra. Ombra non è spirito. È l'attestazione della materialità:
un corpo figlia l'ombralo spirito la luce. Ombra? Un parassita.
Io non faccio proseliti
se per avventura ne conoscessimo o se il mondo
volgesse al mio pensieroucciderei l'uomo e distruggerei il mondo.

La Passante

Ed io?

Il Passante

Voi siete la compagnala mendica regina sopra al brago inquinato.
Sapete quanto basti per averlo provato
per non volerlo più: sentite la virtù della miseria.

La Passante

L'Ombra! Ed io l'ombra vostra...

Il Passante

...che vivenon quella. Comprenderete. La fiaccola d'amore
deve distruggere se stessadonde la libertà.
La vera libertà consiste nel sapersi dar morte
come se si vivesse. Per questa nostra morte
pel gesto di bellezza della Morte
fummo noi tutti. Perché il Delitto è l'atto
più libero e fecondo.
Il Cristo comunista non è l'umanitario
è il Cristo utilitario: uscì dai limbi alla paganità
per dar valore all'oro ed al sudore.
Ed ha prostituito il sogno enorme in faccia al paradiso
perché anche il sogno serva a qualche cosa.
- Applaudano a quel Cristo: lo Stato che lo beffa e lo condanna
l'accoglie sottovia e dai codici tenta la religione.
Così acconcian la nave che fa acqua e che non tiene al mare;
si fanno carpentieri e non comprendono che la nave va bruciata.
- Cercano l'amore pel possesso non per l'ideamai:
sono delli animali per la fecondazione a cui regalano
l'archetipa lue.
Io sopprimo e risanoscelgoeligo: tutto che è corrotto
volgo in cenere bianca. Così l'amore da se stesso s'immola
colla sterilitàed usiamo la migliore carità ai posteri tutti
per non marchiarli de' nostri viziiperché le nostre labra
non si sono incontrate.

La Passante

L'Ombra è tra noiascolta.

Quella Persona bruna e immantellata
che alLa Passantesembra un'Ombra
mormora

La Primavera è rigidacostoro son succinti e quasi nudi.
Parlan di vaghi studidi strane intenzionich'io non conosco:
vanno per il giardino quando la sera è scesa;
io sono persuaso tramano un delitto.
Parlano dell'amore al derelittoe confondon Cristo collo Stato.
Io sono pagato per far tacere le lingue maligne.
Rappresento lo Stato: ho nel pugno il bastone
contro il caprone della petulanza anarchica: ma ho un certo rispetto
per l'occhi scintillanti del figuro
e per le spalle nude della sgualdrinella.
Costei certo non ha i lascia passare
controfirmati dall'autorità: ed ho un certo timore
delle parole alte ed imperiose che non conosco ancora
ma che mi fanno passare per questa oscurità.

Fra tanto Il Passante continua

Non comprende. L'amore è il desiderioil desiderio insoddisfatto.
Domanise vi avessi possedutaquesto sofrir l'amore non sarebbe più.
La Vita è la rinuncia e l'infecondità.
La Bellezza è intattacomunque possedutanon si concede.
La Morte è una suprema Bellezza.
Ma i pagliacci moderni hanno voluto infliggere alla Morte
un lievito di Vita. Portan fiori alle tombe: bruciate i cadaveri.
Adornano i cadaveri: spogliate i cadaveri.
S'io sapessi di ricchi cadaveri sepolti ingiojellati sotto le cripte di monumenti
io li deruberei per dar vita a chi muore di fame.
Il pezzente regalato s'ammalerebbe della dovizia e morirebbe
in un ghigno festuosodio divenuto sui resti del banchetto.
Ma tutti questi eredi chiedon d'onorare: il loro onore
è assai più mostruoso del mio onor perverso.

L'Ombra gridando

BastaSignore. Non si manomettono i sepolcri. Sacrilego.

La Passante

L'Ombra ha parlato.

Il Passante

Chil'Ombra? Ha parlato perché non ha compreso.
Siete voi l'Ombra? Un birro!

Il Funzionario pubblico

Basta Signore. Da lungo tempo vi seguito. Basta ragazza:
mostratemi le carte.

Il Passante

Non conta. Non ne usiamo.

Il Funzionario pubblico

Passeggiate per i giardini comunali della nostra città
senza la sicurtà dei recapiti: siete ignoti allo stato civile:
non avete famiglia: non fate nulla.

Il Passante

Contempliamo.

Il Funzionario pubblico

Silenzio: noi vi consideriam pericolosisobillatorifacinorosi:
non fa caldo e vestite leggieri: e nel parlare risplendete in volto.
Siete dei malfattori o dei pazzi.

Il Passante

Vi ringrazio. Dei pazzi...

Il Funzionario pubblico

Tacetesono la Legge.

Il Passante

Non la conosco.

Il Funzionario pubblico

Condannate l'amore: non volete che baciarvi le labra
proibite ai sensi d'eccitarsi e di soddisfarsi
proibite che le donne dello Stato abbiano dei figliuoli:
e l'Esercito domani? Chi difenderà la patria?

Il Passante

Siete un imbecille.

Il Funzionario pubblico

La Legge!

Il Passante

Per l'imbecilli la legge. Stanno in un gregge bambinesco:
hanno bisogno di norme per la fame collettiva
perché ciascuno invidia l'appetito del vicino.
Noi non abbiam più fame: non abbiamo bisogno di leggi.

Il Funzionario pubblico

La legge vi punisce come il falsario e l'assassino.

Il Passante

Costoro avean più fame delli altril'istinto
suggerì il gesto di bellezza.
Hanno distrutto qualche cosa
un uomo ed una borsa di denaro.

Il Funzionario pubblico

Vi farò incatenare!

Il Passante

Lo Spirito? Incatenate lo Spirito? Dove?

La Passante

Incatenate l'amore quando si chiama amicizia?

Il Funzionario pubblico

Sono pazzi! A me...

Il Passante e La Passante

Non toccateci. Non vedete la luce? Non vedete codesta umana
divinità risplendere? Voi! Voi? Chi siete?
Come potreste mai toccarci?
Siamo delle fiamme vive e radiose che portano la cenere sulla fungaja
perché abbruciano i funghi: abbiamo fatto biancoin noiin torno
nel cuore delli amicied abbiamo distrutto. Voi impallidite!
Perché vi tremano le mani? Prendeteci! Che avete?
Noi siamo tutti vostri! Non lo potete. Lasciateci passare.

Il Funzionario pubblico

Non ho compreso: la legge non soccorre a tali enigmi.
Il dovere mi obbliga alla legge: alla catena.
Io debbo incatenare. Chi? Costoro?
No! non lo posso. Perchéperché risplendono?
Come mi brucia il cuore! Non guardatemi più!
La legge! ...Sono in un manto di fiamma;
mi hanno stregato...Voi!...

Il Passante e La Passante

Lasciateci passare. Non curiamoci. Codesta è buona scienza;
voi vedretecompagnisuscitarsi un incanto...
(Vanno lontano)
IV Episodio: L'Episodio dell'Interludio Isterico

La Passante

L'Ignoto è l'Infinito: è un diamante nero
chiuso e severo nell'impenetrabilità:
è un'assoluta ed enorme carità
pel bisogno di credere.
Ed essere guardata e ricondotta
pei cammini vietati
e passare sui prati dell'erbe sotterranee
e chinare la testa nelle grotte
della profonda notte senza luna
e non aver nessunanessuna paura
perché l'anima nostra s'infutura
nel gesto volontario che squarcia il saputo
per giungere al mistero...
È il diamante nerochiuso e severo
sono dell'occhi immobilifascinatori
un sorriso di luce ed un sogghigno d'ombra...
E trovare colui che mi conduce...
guida irrealepadre spirituale
nel profondolà giùalla fineo sopra alle nuvole...
respirando al sublime trionfo conquistato
sopra al sangue versato sulla virtù morente
attiva e pazienteschiava e padrona
respirando il profumo della Morte e della Vita
ritte in faccia alle porte
dell'Infinito...
Oh tramonto squisito e pauroso:
oh nascer radiosoinfinitamente crudele
crudele e cattivo perché ciascun motivo
ha la partecipazione del delitto e dell'amore
come un fiore che odora e che avvelena.
InfinitoIdeale:
questo non si può esprimereDio
cui non raggiungon l'ale temprate alla speranza
che è intenso e vibrante come un vizio
lucido come un'umiliazione.
Ed avere paura ad apprestarsi
a goder del timore come di una sacra voluttà. -
Oh il mio cuore si tormenta e si nutrisce
d'idee e fiorisce nel misterocuore pallido
pallida bambinapallido sentimento
per la vitaalla vita; ecco il peccato
non mai prima narrato
ecco compresa in fine l'angoscia per averla saputa.

Il Passante

Pensate?

La Passante

Perché mi turbate?

Il Passante

Volete?

La Passante

Ahimé!

Il Passante

Basta questo perché per essere compresa da tutto il mondo!

La Passante

Il peccato?...

Il Passante

Di sapere ogni cosa per dimenticarsi? Acconsentite?...

La Passante

Ahah!...

Il Passante

Non turbatevi! ...a rimaner pensierosa e dignitosa
ad essere una sposa ermetica e proterva
a beffare per essere beffata
a sapere la noja di una vita inutile.
Ohnon volete forse l'impossibile?

La Passante

Nono! Vi odio. Non possono!

Il Passante

Ma io non vi prendoio non vi voglio.
Voi vi voletevoi vi cercate: dovete passare in me
prima di sapervi. - Come siete deliziosa in questo istante tragico.
Voi dovete passare colla carne vostra sopra la mia
per conoscervi l'anima. Gridatedisperatevi!
Dolcedolce come un sangue nemico
da una ferita aperta di recente
dolce il pianto. È necessario che la carne fonda
di spasimo per saper qualche cosa.

La Passante

Non è veromi avete tradita! Ahi!

Il Passante

La vocela voce naturale e sacrosanta!

La Passante

No! Vertigini! Dei lumidelle stelle che abbruciano lontano!

Il Passante

È il Sesso che fiammeggia.

La Passante

No!

Il Passante

Sì! Non potreste fuggirvi.
Siete nel mio girone incandescente: sopportate e godete.
Difficilmente io godoe meglioquindile vostre riluttanze.
Puerilmente balbettate: palpitate di gioja e di disgusto.
Curiosa anche ridetevi ribellate.
Sì!
La carne si confonda colla carne
e lo spirito vaghi dissoluto
oppressonudomutoverso a questo infinito che volete.
Il fremito infernale nei capelli
ecco l'esizial malìa.
Vendemmiatrice della perversità
delicate manie suscitiamo a capriccio
sopra a tutto infecondi.
Il lievito dell'Avi rende vino dalle bocche spumanti
e la pornografia ha i rossi canti del fescennare.
Possiediposseduta.
Ogni riccioloogni pupilla è un mondo in formazione...

La Passante

Taci ...taci ...mi hai presa ...Tu; tu solo.

Il Passante

Ah ah! questa prova ha giovato per la sincerità.
Rimettetevi amicaabbiam giuocato...

La Passante

Giuocato tutto...

Il Passante

Credetemi. Non vi ho mai desiderata:
ho parlatosolamente. Rimettetevi.
La parola è un fiato ed è il peccato
tutto il resto non conta e scompare.
CASI DI COSCIENZA
Le Meditazioni e l'Esame di Coscienza del Melibeo


O Melibaeedeus nobis haeco otia fecit
Vergilius - Bucolica

Quid Conscientia? Respondeo. Conscentia est dictamen rationissin actus intellectus quo indicamus aliquid hic et nunc agendum vel omittendum essevel fuisse tamquam bonum vel malumatque vel per mondum Praecepti vel Consilii.

Compendium Theologiae moralis sancti Alphonsi Mariae de LigorioLiber I.
Rimpianti
Perché alcune volte conviene piangere sopra se stesso per non udire il pianto altrui: perché alcune volte abbiamo il bisogno di un nuovo e nostro battesimo di sangue per divenir umili e per comprendere il drama che urla il desiderio contro la realtà: perché le lagrime delli occhi s'app!icano, spontaneamente emostatiche, sulle ferite del cuore; e queste non sanguinano più.
OLDRADOLe Cose Nuove

Rimpianti!
Come un lungo sospiro di mandola
come un'ala candida
perduta nell'immenso deserto del cielo;
come un breve profumo di viola
come un lembo di velo;
come una squisita mistificazione
come l'ultima nota d'una canzone;
come dei fiori in mezzo alla corrente
di un torrentea capriccio;
fiori d'autunnofiorisplendori di primavera
Rimpianti!
Come una menzognera promessa all'amata:
come un viaggio interrotto a mezza via
come una melanconica pazzia
un entusiasmo morente verso un'enorme idealità
come l'attesa verso chi verrà;
rimpianti
eterna fatalità del vivere.

Anima miaa piangere
sugli orgogli porpurei
sopra ai gilii porpurei dell'orgoglio
Animaa riguardare
questo cordoglio miseronudo:
aver svestita la corazza d'oro
obliato lo scudo
in un incanto mollein un bieco lavoro
di malie capziose;
aver troppo odorato le rose affatturate
e rimpiangerne ancora la malia
ridestata dal lungo torpore?

Incominciar di nuovo:
la romanza banale canta al tramonto della serenità
come un'imposta ilarità
sul viso istrionesco e addolorato.
Anima? Ombra? - Tutto quanto è passato
non tornerà? Risalirai pel fiume?
Ribacerai sul volto le Apparizioni?
Volti di fiamme e di fumi
fiamme gelateumido fumigare
ribacerai le amare Disillusioni in bocca?
Ti esalterai di nuovo? Per vivere ancora? Perché?
Partireed andare lontano
col desiderio insano;
come quianche là
malate rose fragranti mi faranno deviare la meta.

Rimpianti!
Dei ricordifremiti ed accordi d'una lira che spira
sull'ultima nota angosciata.
Anima! hai tu creduto d'esser trascorsa per questi paesaggi?
Anima! hai tu creduto ai bei miraggi della sua coscienza?
L'adolescenza è morta: e non fu un sogno?
Ogni sogno è una tua inquietudine.
Ad ogni svolto di strada
hai lasciato una parte di te stessa:
se giungi in fondoritroverai
la bella tomba d'orogià gravida di te:
vi hai nascosto il tesoropassando un poco prima
della tua fragrante ingenuità.

- Se guardi in tornodelle filatrici
filano notte e giorno senza un sorrisosenza una parola
accoccolate lungo le pendici d'improvvisi calvarii;
filano; ohmani indifferentiohdita unghiate e lente!
Lentezza d'agonia; lentezza calcolata: ogni gestonel cuore
rinnovella il bruciore
di fresche ed antiche ferite;
ohsguardo fondo e cavo ed insistente
che riconosce di spegnersi e non cessa!
- Sulle pendiciqueste filatrici
stirano e avvolgono
il lino di una stola funeraria.
Non chieder perché fanno:
fannofilanocome tu vivi

Il sogno è dunque stanco di salire
mandando incensi alle stelle?
Animasei tu stanca di sofrire
pel riso ambiguo delle vicende scipite?
La gioja vacavalca nel vento;
non tornerà! non tornerà!
Il dolore ha violate le tue Divinità
inutili e superbe.
Non vorrai tu sdrajarti in mezzo all'erbe
troppo umide ed alte
per attender Chi giunge?...

Per quanto tu cammini pur ti raggiungerà
Animasempre e sicuro:
ti troverà più stanca e disillusa.
Fermati: il Desiderio
amante appassionatotende invano
i lacci alle Chimere:
la Noja impende densa e si distende.
Neri uccelli pei cieli sempre azzurri
aquile imperialiaquile feroci
aquile ghiotte al luccicare delle tue pupille!

Sdràjati! o meglio riponiti a dormire;
non così stancané così disillusa
come se avessi fornita la via
con un profumo esiguo di poesia
Animacrederaineghittosa racchiusa!
Acconciati a dormire per lasciarti morire
in un vago sospiro di speranza.

Sdràjati. Filano il lino notturno
le filatrici accidiose e costanti.
Sopra alla stola che ci ordiranno non vi saran ricami
non uno de' fiori che brami.
Dove trovar colori per intesserli?
Il sole è morto dietro alle stelle:
le dita filano;
il filo fremita.

E il tuo lungo pensiero
Animache si svolge
da una cura segreta
che si conturba e volgeAnimaimprecisato
nell'ora del mistero.

* * *

Scialacquatoreracimola le briciole
assomma le cifre sarcastiche e fredde
delle tue facoltà sperperate;
ecco il forziere vuoto e spalancato
come la bocca aperta d'una fornace spenta;
numeravi li scrigni de' giojelli
divaricati sulle cerniere
come sdentate dentiere
vedove di splendori.

Dissipatoreaffànnati
a raccoglier li zeri della vita.
Generoso e giocondo seminatoreun dì
liberavidel pugnoall'atto eroico
miliardi accumulati
di sennodi superbia e d'amore:
sementi sterili non han fruttificato.

Non tutti i chicchi di grano che ascendono
pepite d'oronell'ora del meriggio
rimbalzate dall'ampio ventilabro
aperta man georgica alla brezza
profittano alla spiga ventura ed al pane.
Rinchiudi i battenti sul devastato forziere
riaggancia le mascelle al riso macabro
delli scrigni sdentati; riabbassa le cerniere.

Le mani bianche che ho in vano baciate
e le altre che pur rifiutai;
e li aspri anelli della candida mano
che talvolta le labra mi han piagate;
e li occhi luminosi e cupie calmi
e tristie verginalie ingannatori;
tutti i volti che furononel sogno e nella vita:
queste manili anelli ed i volti
tutto il mondo in un corpo e tutto il desiderio
non saziato già mai;
oras'ammassanogrevi fasciami
e pure imponderabili;
densa malinconia che mi pesa
col morto peso delle cose incompiute
delle parole mute
delli atti trattenuti in sospeso
del rimorso che accampa le pretese
prima d'aver peccato
delle cose di nebbia e di fiato.
- Vagano dissolute giovanette
abbandonate all'aurora d'amore
intatteesacerbate di rimanere racchiuse;
fiori turbanti che non ho staccati
boccioli tentatori che non ho adorati
che rifiutai di portare davanti
come un ricordotra l'abito e il cuore.

E tutte e tutte le nebbie ottobrine
grigiesui montia fiocchisulle spine
veli a dilacerarsi sui rosai
delle rose che lasciano le foglie;
e tutto l'umidore della gleba
che fuma l'anima bigia delle spoglie invernali;
e il vagellar turbato
festuca alla corrente che la travolge e assidera
prima libratasi al vento
minuscolo aeroplano di brevi speranze;
questo insorgere vago ed incommensurato
questo voler disgregarsi verso l'infinità.

E tutta la stanchezza
per quelle mani bianche che ho invano baciato
e per quell'altre che pur rifiutai
per le carezze rese ed accolte
per l'altre imaginate;
e tutta la rivolta contro il corpo
che mi opprime e non si discioglie
come la neve al sole
sotto il soffio di fiamma delle voglie
che scalan l'impossibile;
e tutte le ali floscievele immote nel vento
ali di piombo della malinconia
per la etisia di un cielo scolorito;
e tutte le ali della fantasia
donde già si impiumavariaccesa
scardinataa salirea volare.

Perchéristanno lividi i bei volti
una voltarivolti a me ridendo
edalle labra lividei bei denti
verdi e lunghi si scoprono a mordere...

perchédi sotto ai riccioli
delle profluse capigliature accenna
il teschio angolosoe s'inarcano l'ossa
di sotto ai seni imputriditi
delle terree costole...

Perchénella commossa febre dei veli dimessi
vidi teste raggiare l'alabastro
delle membra impudiche;
e rattenni la mano alle carezze
e castigai la cupidigia
e tormentai la lussuria
col sarcasmo estetico...

Perché se ho sporto ancora le labra goloso
ed ho baciato pupillepaternamente ipocrita
ohle pupille sono cadute
dentro le occhiaje che le hanno ingojate
e li occhi vi son morti...

Perchéle mani bianche strette in vano
stanno inerti alla mia gelida mano
e la parola che ho aspettato sempre
e che non ho proferita
che ho pur voluto udire d'altrui in vano
tace per semprenel turbinelontano.
Dolorose inutilità
Affres du passé necessaires
Agrippant comme avec des serres
Le sépulcre de désaveau
MALLARMÉ

Amare e gustare intimamente
senza che mai nessuno se ne avveda
- perché al volto si plasma una maschera
ohdolce maschera d'indifferenza -
ecustoditeassaporare
la mestizia e l'angoscia le più rare;
riepilogare il dolore del mondo
colle pupille chiare
quasi riverberate di felicità.

Accorgermiintantoche mi stanno in torno
molti visi vigliacchi a compassione;
vedere che adoran la Morte
nelle false apparenze della Vita;
sorrider lorocomunquee non disingannarli;
lasciare il vicino pezzente a pregiarsi li orpelli
mentre si stima un principe.

Sapere che si intesse un'umile catena
per conoscer le serie della Vita
inanellate d'umiltà e d'orgogli;
riconoscere ancorache code sta catena d'amore
mi si ribatte sui polsi
e mi affila il fendente alla mannaja
pur che ne appajavindice
con gesto schiettola mia passione:
e che la nostra piccola esistenza
è troppo misera e debole e folle
gettata in pegno alla lotta
palma avvizzita al martirio
al procedere armato e glorioso
della nostra inquieta umanità.
- Ohdestino tremante ed ambiguo
che afferma la nostra vendetta
sopra la nostra tomba illagrimata! -

Quindistudiar l'equilibrio
sulla mortesui vermi e sulle investiture
delle plurime genesi future
nate da noidalla nostra putredine
dal volo del nostro pensiero:
sacrificare al Giorno della Cronaca
come un sadico giudice feroce
l'impeto generosoimmediatoimpulsivo
per le fatali infiorescenze storiche.
Saper la grande voce che risuscita il fiacco a battaglia
la cote che riaguzza la zagaglia
il nuovo detonante alla mitraglia
e rimanere inerte e muto.

Poicol pigro egoismo della bastarda ragione
contrastar l'illusione libera erotta dal cuore
e por sotto al coltello dilemmatico
la bellezza di un fiore non ancora sbocciato
impedirgli di nascere.

Questo il grande peccato d'eroismo;
consumare se stesso al proprio rogo;
non perdonare a se stesso ed indulgere altrui
emassima superbiaconcedere
che alletti e gridi un lercio ciarlatano
sopra la piazzamiracolando la plebe.

Doverepigriziasentimento del nullaabdicazione!
L'orgoglio forse d'aver sacrificato
la migliore stagionela più ricca
a richiuderci in mudaa non vedere!

Oggidunqueritentare di viveree perché?
Tutto manca alle mani
tutto è cieco per li occhi
mi tremano i ginocchi sulla Terra ubriaca!
E pure imaginarevoli distesi pei cieli infiniti;
folgoreggiar nel volo come una redenzione
trasmutarmiapparireriapparire
lucidofierocostanteed immancabile vendicazione!
Fatuo balbettar sul margine dei secoli
le note ingannatrici della stanca canzone.

Tutte le cose buone son trapassate
e le migliori pur troppo non nate;
tremenda crudeltà questo ostinarmi a vivere.
Meno imperfetti svolgimenti accennano
sul limbo grigio delle remote generazioni:
dubito che il nepote ne sorprenda l'aurora.
Penso che son qualcuno
che è nato intempestivo:
sofro la nostalgia di quanto non è più
di quanto non è ancora.
[Ragionamento]

Ho tutto il Cuore come in una piaga
ho il Cuore lacerato e tormentato
povero Cuorepiaga di sangue
oh stillante l'umore della vita a rivoli porpurei
povero cuorelucente fiore.

Ed ho voluto bevere il liquore
dell'elleboro nero ed efficace;
non ho trovato pacepace alla piaga del cuore ferito.

Ed ho ascoltata la parola calma per una polverosa indifferenza;
ed ascoltai la scienza rigida e fredda al suo convincimento.
Ma stettero pur sempre a un mio seguitato languor di malattia
povero Cuoretutti i miei sospiri
ed ebbero per caso dei martirii dalle pallide gioje e dai sorrisi.

E dissi: "Or coli il rivolo prezioso
rivo di sangue rosso
rivo di vita
coligorghi e inturgidi le tazze.
Oh pei gradi del petto sulle costole
fiumicello divino e trillante
oh tutto il sangue fuori dalle vene:
oh le grigie verbene sulla testa
baciar nuovo alla morte commensale alla fede immemoriale
al festin che si chiuse colla postrema ebrietà del sangue
bevuto dalle tazze inturgidite!"

E dire ancora:
Per tutto quanto fui e per quanto sperava
eccovi il buon liquore
e bevete e impazzite.
V'amministro il mio corpo ed il mio spirito
scarlatta eucaristia,
per tutto quanto fui e per quanto io abbia.

Oh! vedeteche mare di sangue
e come naviga per mezzo al mare
isola e fiore
rosa e profumo
e carne e sentimento
questo mio Cuor spaccato ed ulcerato
portento d'agonia
novissima armonia:
per al di làper il sempre ed il più
naviga gondolanaviga cigno
naviga a ritrovar la fine al giorno
naviga tutto rosso il cuore in una piaga.
Cristalli di Luce e di Ombra

Un mio PensieroOphelia triste e stanca
naviga alla deriva di un torrente.
- La Testa resupinamolle e bianca
dorme sull'acque susurranti e lente? -
S'attarda il corsos'attenuamanca
ed estuain una gora putrescente.
- A che il Pensiero morbido si stanca
a languire sul Volto pigramente? -
Muoja il Pensiero! Ophelia è morta e sta
sopra il letto dell'acqua immemoriale.
- Tonda la Lunatopazio ed opale
solecchia sullo stagno. - Il Teschio ride;
ghigno convulso di luce s'incide.
- Brividi lunghi e fredde ambiguità. -
Una Danzatrice eccezionale

Danza nel nimbo elettricoprescienza.
Nascon dei fiori insoliti sui veli:
spuntan dell'ali candide; demenza?
E i tuoi occhibellezzadove celi?
Il tuo corpo velato? ... In una scienza
ch'io non conosco ancoratu riveli
un possesso o un desìo? Ohla clemenza
delle offerte tue mani! ha nuovi cieli
la tua pupillae questa ho solo scorta
in un giro di veloora. E la bocca?
Nube cangiantefatidico alone
dismaga questa luna di passione
questo corpo vivente; apri la porta
al mistero violento che trabocca!

Arco balenovolgiti; un serpente
innamorato e strano ai tuoi colori
guizzastrisciasi sdraja in mille ardori
dentro all'orbe settemplice e fremente.
Una nube è passata lentamente.
Un braccio aderto dispensa tesori:
son li astrile stellesono i cori
celesti e rutilanti intensamente.
Una nube si chiude e s'inzaffira.
Bandiere rosse e sacre alla gloria
e preghiere violacee della sera
e tramonti d'incendioe una severa
partecipazione a questa istoria
d'una Silfide donna che delira.

Il Delirio? La Morte? Anche la Vita
e l'estasi di un cuore ammaliato.
Questa luce policroma ha cantato
tutti i prodigi della Ermafrodita.
Femina-fior: s'allentano le dita
petali piovonnevearrubinato
liquore ... Sangue? Han qui sacrificato
nella Messa d'amoreuna Tradita?
E i profumi che salgon dalle membra
luceprofuminuvolecarezza!
Danzaconciliazione: oranon sembra
ch'ogni cosa si fonda nella brezza
suscitata dai veli e che discenda
verde una sera sulla calma benda?

Sta la benda: dal calice riappare
la testaelevazione: ha sorvissuto
al volo l'ostensorio in un raggiare
di speranza e di fedecalmo e muto.
Danzaincenso di nebbia; va e scompare;
danza gilio inquieto e imposseduto;
danza fantasma delle notti rare;
danza raggio di sol lucido e acuto.
Arco balenocarezzasaluto:
per dove? Ahimé! ... rimani! Ohquesta sete
delle tue labraohquesto nuovo ajuto
a sfumar nelle tue nubi d'incenso!
E il tuo corpo nascosto nelle sete?
E il tuo torbido sesso audace e intenso?

Fuocoprendimi e va nella magia
del tuo bacio superbo e struggitore.
Amo morir nella fresca asfisia
dei veleni narcotici del fiore
gilio; e coi cigni cantar l'etisia
del viso bianco e del pallido cuore;
o dissolvermi tutto all'armonia
d'una ambigua bellezza di splendore:
...morirmorire...: la tua danza anela
alle ceneri grigie della fine.
Vibran le mani come una vivuola
si scoloran le labra piccoline
e mormorano estreme la parola:
Notte!...Ella enorme e buja si rivela.
Un Anello di Smeraldi
Une dentelle s'abolit
Dans le doute du Jeu supreme
A n'entr'ouvrir comme un blasphème
Qu'absence etemelle le Lit
MALLARMÉ

Due verd'occhi inquieti alli Smeraldi
han desiatoimagine di verde Smeraldoancora
ed inquietamentenella brev'ora
di una passione ahimé! hanno ingannato
corruschi di ripulsaocchi verdiSmeraldi.

Tal fu per la gemina pietra
due pietre al giro dell'Anello fermeancora
una significazione verde a speranza.
- Quand'Egli ha chiesto amorealla supplica prona e servile
l'Anello diede lampiha rammentato una estrema passione.

Fu dunque per l'amore sfidaproposito e scherno.
L'Anello incerchiò il dito a Chi già volle un dì;
oggi di Chi non vollee fu Colei già un dì.
- Anello d'orofebea visione di due verd'occhi;
l'Anello talismano ha perduto il prestigio
passa di mano in mano.

Oraper la Signora che assassina
col rifiuto del bacio e della carne
abrucia l'anima del suo fresc'alito
assidera il cuore colle sue rosse promesse d'amore;
oraper la Signoraraccontin li Smeraldi un greve giorno
caldo di soledi passione e di sangue.
- Turgido Marzo suscitava alli alberi
della foresta tenere foglie e richiami di nido
accolse alla domanda dell'abbraccio breve risposta crudele. -
Raccontino in sommessa voce di rimprovero
l'ultimo giorno della preghiera:
poi che l'anima fieraoggisi ripresenta
si riconosce e stasi comanda ed impera
si rinnovella in sua fulgente volontà.

Anello verde e d'oro
miracolo e tesoro di passione
sul lampeggiar d'una febea visione
e guiderdone non guadagnato
feticcio muto e inutilepassa di mano in mano:
hai declamato un giorno la canzone
angosciata e commossa della carne:
or la canzone vola: non placané consola;
non sta suggello ardente
passadi bocca in boccaindifferentemente.
I Proci e le Lagrime

Il Poeta seduto le mani appoggiate alla frontelagrimante quasima i singulti rattenendo nell'impetuoso sgorgar delle parolesi lamenta.
Il Poeta declama:

Forse ella piange: (Stagion di pianto oscura
sopra la terra al Sole). Lagrime feminili; lagrime pazze!
Un segno in ciel dichiara a noi Destino. - Quale Destino?
Furo i veggenti un dì ch'oltre salirono dalle nebbie terrene
a perscrutare i segni
ricamati in argento ed oro sopra la mobile apparenza
dell'empireo. Io non salgo per tali aeree scale:
io temo un'illusione più triste di quella che porgemi
il fiore. Ora profuma:
domani si corrompe e giace e ammorba sul letamajo.
Queste lagrime sanno di viole: domani? -
A salir ... dove? ... Sorella mia a che ti giova il pianto?
Se fu lunga stagion d'angoscie ed ire
e nulla pace s'ebbe
l'occhio stanco e velato
se pervicaci in cor fremettero li sdegni
perché piangere ancorpiangere sempre?
Le lagrime ti dan profumo di viole: -
Viole di dolorespresse in questi caldi umori
o Viole funerarie! -
Sorellabacia: erran secreti fascini pel mondo
che in vece alterna invitano al piacere.
Quale piacer?... Amor porge la tazza...
Questa è una pazza isteria...
Amor chiama ed invita: - una gradita
giocondità ci aspetta? E dovee quando?...
Oh il liquor della Morte e della Vita.
Oh la goccia brillante del buon Vino
come il Rubino
mistico della Carità! La Carità rifuggesi
umile e mesta e sola
nella soffitta: faremo noi duecento gradini
per bussare alla porta ch'indica una croce? -
Folela Carità ti siede in sulle labra.
La boccadolce sorellaappresta; il calice fatato:
io ti protenderò la mia assetata
e bruciata di febri e di bestemie:
e bevibevi il bacio. - In fondo il bacio sa
un cotal poco d'assenzio: pure l'assenzio inebria.
Ridiamo! Altri compagni vanno per le strade
sorella e sposacome noicui l'assenzio brucia lo stomaco;
e pure veggon il mondo tutto quanto in loro e gridano...
e gridano di gioja e di rabbia... il mondo gira! Via!
Ma l'assenzio ideal non ha rivali davanti all'occhio
dell'umanitàe trasforma l'Inferno in Paradiso
questo ideal assenzio dei baci. Bacia.
O calice foggiato da due labracalice di corolle
vivente significazione del labro mistico
labro infecondo modernolabro sororale
labro che ghigna nel sorriso e piange mentre si bacia.
Briachi! L'Ebrietà del nettare dischiude
il Regno amato delle fantasie. Viaggiamo dunque
in alto per le nubibelle di gloria recinta ed assicurata
in questa gloria verde dell'assenzio.
Viaggiam dove nessuno ci possa mai sorprendere
l'uomini urlano a bassogrufolano quest'uomini
i furtivi uominil'onesti uominii belli uomini
l'uomini signori. Via! - Viaggiamviaggiam compagna
per l'Imperio infinito dell'infinita sterilità
viaggiam per le Chimere. Ma le Chimere
ci aprono un novello orizzontema le Chimere
insegnano e non insegnano
scienza di baci già mai assaporati. -
Queste Chimere stanno nella mente e il novello orizzonte
è sotto al nostro cranioma non c'è.
Dove trovarlo. Basta: o nausea di baci
o nausea d'assenzio. Taci. - Piangi. - Ridi.
No! No! Oltre al mondo su nelli Infiniti
atomi erranti e trepidi e frementi
atomi belli e santi.
Noi ci siamo soffusi arcanamente
ebri osannanti atomi d'amore.
Bevibevi al bacio
il vino delle imagini impossibili!
Il Monologo delle Evanescenze dolorose

Il Poeta in un paesaggio ideale. Tele dipinte quasi affastellature di quinte: pure il paesaggio non è una scena. Una luce scende che non si comprende donde promani: una malata luce di giorno agonizzante; o come passa la luna piena in cielouna luce di notte evocatrice. Il Poeta sofre.

Mon âme!
Et la tristesse de tout celamon âme!
et la tristesse de tout cela!
MAETERLINCK -"Serres Chaudes" -Âme

Il Verbo è morto: che mai potria in questa lutulenta
pianura di fastidii suscitar la Parola? Ma trovi in te un pensiero
che corrisponda alla Parola? Sequenza di note
sequenza di sillabeintendimento nullo.
Io stesso non intendo:
alcune cose appajono e chiare e luminose al mio cervello
altre nel bujo s'allontanano già.
Fuggon la Morte e una Similitudine di Morte ecco le inghiotte.
O parla qui vicino a me qualch'uno?
Io non so se fin'ora ho parlato.
Veli volan sui cieli
diafani rosei veli
non nubied i color mutan d'aspetto;
io non afferro il verde e la Luce dà suoninon colori
e la Parola scolpisce una statua:
Statua idealenon versinon periodi.
S'io tutto sentoio tutto posso fare: e l'Arte si confonde.
E pur non faccio nulla. Una Impotenza? Quale?...
Vogliam più tosto attendere la Luna
che risplenda azzurrina sopra la fresca neve di Natale.
Questo Natale una Esaltazione.
Ecco un'altra Parola che significa una Nascita
e che vuol dire un'Epoca: una stella caudata in cielo
ed un vagito in terraragliò l'Asinoe muggì il Bove.
Poi vengono i Re. I Re? Ma i Re non videro
il mio prodigio. Il calicediamante alle facelle
conteneva un liquore
espresso dal mio cuore. Lacrime?
E volitando leggiera e spensierata
nella stellata notte
io vidi una farfalla l'ali bianche e dorate espanse al zefiro
cadere dentro al cratere.
Forse ella volle bere. - La Farfalla nel calice;
la Farfalla che muore d'asfisia
dentro il bicchiere della malinconia
la Farfalla candida e dorata
un'anima che muore nel bicchiere!
Io non so se il bicchier fosse di vetrodi rubini
o di marmo. I divini
occhi si spensero all'insettoed il liquore
mutò colore alla morte.
Se fossero più presto i Re venuti
questo avrebber veduto.
Oblio di meoblio di religionidell'angiole tra i fumi
dell'incensomagici eoni:
fole di bimboinganni d'impostore
senza amore.
Lasciate andar la celestial baracca
carne ci vuole e soda ed avariata
carne di vergine e di baldracca.
Che volete di più?
Un sogno fu.
Sognò pur la Farfalla che cadde nel Bicchiere.
Che valgon queste apocrife acque d'Oblio?
se il desio di te più ancor m'irrita
e m'impazza il cervello umile e puro
per cercar quanto non c'è?
Oltre le nubi? Andiam susalga la scalavoli la carne
la pigra e capricciosa carne d'asceta
dell'alessandrino poeta astioso
vagoli blandulavagoli scioccavagoli gilio e vagoli profumo.
No... l'anima mia ha paura
delli infecondi sogni arguti e beffeggianti delle mie labra;
poich'io ho delibato rosei calici
d'un fior che non conosco in quelle tazze che vengon d'Oriente.
Il liquore era verde. Anima miaio so dov'è il tuo male. -
Il vicino ospedale
inquina l'aria d'odor di cloroformio.
Io vedo nelle sale
della tortura e della guarigione
io nel laboratorio
vedo una strana operazione;
e all'amata distesa sopra il marmo freddo rigida e pallida
aprono il seno e quel senodà fior commisti a sangue
da cui sorge profumo. Ma più forte è l'odor del cloroformio.
L'amata canta. lo non l'odo a cantare. E più lontano
si rabbercian cervelli. -
Il Verbo non ha logica - Animaalcune monache
veggon passar galee in sui canaliquesti canali che non danno al mar:
ma sulle praterie. Falcian colle cicute l'asfodeli
su queste praterie prive di cieli
animai Moriquattro Mori. Le sette Principesse
del Castello Incantato e addormentato
nel bosco dei cipressi aquilonari
morir di fame e d'ideale che germoglia cicute
dentro all'anima miaanima! Nell'ospedale
si raggiustano cranii e vagiscon neonati sulle scale
delle prigioni che inserran le madri.
Ma il verde è rosso e passan sopra un cielo di sciamito
quattro grigie cicogne e alcuni corvi
io non so se quei corvi siano veriche l'alberi non sono a fatto verdi.
Io temo i pazzi di questi ospedali:
io vedo tutti i pazzi alla finestra.
Una balestra
fischia nell'aria e giunge alla sua meta. Un cigno cade.
Se fosse un cavaliere? Il mio Sosia fu ucciso
il Menegmo ha spezzato il cuor di un dardo.
Un leopardo gli sta dipinto sopra la corazza.
Pure il dardo passò carne ed acciajo.
Gli faremo l'esequie dei ceri e delle salmodie
sopra le praterie di fresco falciate che non daranno fiori.
L'alberi che sorgeran domani(prevedo) saran limpidi assai.
Anima mia e lo strazio di tutte queste coseanima mia
e la profonda tristezza di tutte queste cose!
Non senti un sospiro tra le piante?
II Verbo è morto al cuore ed alla intelligenza
alcune cose appajon luminose
e ben chiare al cervello: altre nel bujo s'allontanano già.
Ho paura di morire ... Oltre? Delle notedei fior'dei profumi
una galea rossigna e un Satiro pilota sopra il ponte
veleggian verso il monte
della disperazione. Tre croci sul calvariola più alta nel mezzo.
Anima! io non ragiono più: del resto domani...
falceranno domani le rose colla ricurva lama della Morte
ed io coi fioriio colle rose mozze. Daran sangue le rose? ...A dio.
Il Monologo alla Finestra
(Il Mortorio)

Il Poeta riguarda dalla finestra aperta. I gomiti appoggiati alla pietra del davanzaledelle mani sopporta il capo. - Meriggio di primavera: una bionda lietezza circola dal sole ai fiori: un non so che di molle e di malinconico. Fremono a quando a quando voci litanianti. E passa gente sotto alla finestra. Il Poeta osserva e pensa.

Passa una Processione.
I campi attingono un mesto riso di malinconia.
Vedeste errare sulle smorte labra nelle sere enigmatiche
questo sorriso che par smorfia di pianto?
O la prolissa scia
della gondola ridere dall'acque? Labra l'increspature bianche dell'acque.
Li scapolari rossi
cingon la Confraternita ai colli. Sangue sembra che piova
dalle gole dell'uomini.
La Processione passa: i ceri non tralucono;
troppo risplende il sole. In questo caldo sole
io mi domando perché si muoja.
Ed i ceri vacillan senza luce come talune Idee.
Una mortauna Vergine: in questi tempi i germogli dei fiori
passano avanti che i teneri colori
vestiscan della fecondità.
E pur cantar sulle cuspidi verdi dei cipressi
le brezze vocali del largo e pur dentro alle palme
espanse e grasse cantar zeffiri incanti.
O bagliori sul fiume o fremiti di luce! Passar le navi al largo.
In quelle sale
del castello ospitale e magico sopra ai politi marmi
facevan grati giuochi i levrieri:
forse odoravan dalle mani candide strani sentieri
per i piaceri. Se una Vergine è morta
ed era ahimé la sola
come avremo parola d'encomio e d'affetto e d'amore
per codest'altro fiore che tenta germogliarmi in capo?
La Vergine viaggia: quale ardor per le strane regioni
quale ardir per il poi inafferrato
splendono al peregrino animo avanti? In un beato
convegno non fermansi l'amanti anime della luce
da che il cero sta fermo e non traluce.
La scienza è uno sconforto: convien quindi l'elleboro apprestare
come sopra a un altare
umilemente: il solo Dubio importa? Un veleno ho bevuto:
un calvario di stelle io m'ho cresciuto
nel cuore senza battito.
Meglio meglio così vagar lontano
colla luce nell'occhi e colla Fede
nei mirabili incanti della Morte.
Iddia Chimera vigila beffarda.
Nella stagion che tarda alle pruine
io vorrei che il mio capo assiderasse di gelo e di sgomento.
Questo portento
io chiamo in vano a me: e pur mi fugge.
Una Fede? Una fola.
O sia bene cresciuta la viola
che spiccata dà lagrime ed odore di Morte.
Fortefortefortebatte una specie d'arteria alle tempie
batton così le barre modellate sopra la pelle tesa d'un tamburo
ed assordano. Quanti anemoni pallidi
e quanti stanchi sfioriti crisantemi!
Portate quiqui sulla barae gettate sull'acque molti fiori
tutti i fiori che voi troverete in questa valle
che discende al fiume.
E pure io so che molti temono i fiori: s'essi odorano il calice liliale
risentono un rimorso. - Molti sfoglian e calpestan i fiori
senza odorarli: ora il profumo è per loro minaccia.
I fiori sulla Vergine! Hamlet cresce alle angoscie col dubio
diffida della tomba e le postreme
lagrime dell'amici indaga e teme:
pure dà fiori a Ophelia.
Svolta la carovana mortuaria dentro al bosco.
Dalle scorze rugose le Napee
spiano indiscrete.
Le secrete cure di chi sen va preceduta dal Cristo
non conoscono ancora.
Conoscono l'aurora.
Nate dall'erbe e nate dalle piante
le compiante salmodie non odono.
E allor? Non so se passi il feretro
fuori nella campagna o qui nel mio cervello.
Se mi passa nel caposono Idee che passano
portando a sepoltura la mia miglior Idea.
Passa pure un uccello
sul cielo senza canti: quelli incanti d'armonia
sono muti se passa un funerale.
Nella terra ospitale
deporranno la Morta: morta di quindic'anni:
intesse la Natura una serie d'inganni
se muor la creatura a primavera.
Per ciò non danno fiori i peschi: rosei erano lo scorso anno:
vivea anche la Morta. - Cantanocantano!
L'Ondine sporgon fuor tra le ninfee il capo:
salutan le Napee. Ma non riconoscono la carovana.
Il fiume ride basso sull'acque cristalline:
indifferenti ricercan l'Ondine
un desiderio di vagar lontano.
Fremono le foglie dell'ontano come la mia coscienza
si tramuta se passano fantasime avanti l'occhi.
E le piante in gentil linea aderte lungo le rive del fiume
si rispecchian nel fiume. Il mio pensiero pure si rispecchia
in questa processione.
Navinavi! Sporgon i bei nocchier' le brune faccie
dai babordi dorati e vedono il passare
odono il salmodiare.
E il capitano in alto saluta del feltro piumato
la bianca fila lungo le piante del bosco attraversato
la Confraternita sanguinosae la bara di rosa.
O bel sciamito sulla bara! Diviseleonicroci e gilii.
Il Capitano si terge una lagrima:
ed i nocchieri piegan le ginocchia. Saluteinchinati all'Idea:
per questo son le Navi per il fiume
per questo irraggia un lume siderale nell'ambigua notte profonda
e dentro l'onda cupa ripassan l'annegate
e le pupille stanche e abbacinatevolte alle stelle
smuntansorelleall'albor della lunae si muojono in fronte del contemplatore.
Ahi! - La processione è tutta morta là giù.
Quei ceri senza luce lasciar nell'aria un sito di cera strutta.
Nella coscienza un velo vagola: e la più bella Idea è fumo.
Si sprigiona un profumo di cose appassite che si rinnovano.
La Notte del Poeta

Un letto bruno di quercia scolpito ed a colonne a spira lumeggia sotto un'alcova: una lampada d'argento ossidato a vetri rossi vi spande delle indecise e vermiglie chiarità. Dei canterani alle paretimolti quadrialcune statue: una ricchezza d'arteuna grigia copertura di polvere. Ori tenui e sfuggenti alle cornici; lustri alle sete delli arazzi. Le vetriate a losanghe sono aperte sulla campagna che non si scorge; sembrano spalancate sopra una vuota e nera immensità. La luna è spenta in cielo. Il Poeta discinto non trova requie: va dal letto alla finestra; delle idee stanche e tenebrose gli turbinano in capo. Oh il pensiero ed il ricordo! Triste momento di angosciosa cerebrazione. Il Poeta ha delle vane parole sul labro che dimostrano l'interno tumulto.
Et je rêve de vie absurde et l'heure expire.
EMILE VERHAEREN: Silencieusement

Aver la nebbia in capo e ritentaredentro la grigia tenda
mille cose preziosemille imagini rare;
aver l'abisso sotto i piedi e dire: "Or mai bando al Sofrire"
e foggiarsi un altare in sul martìre del mio cuore bevendo i vin dell'isole procaci
e comporsi in pensiero strani baci per una illusione che ti uccide
fantasmaticamente ardir la vita come una gradita collana d'ametiste e di carbonchii
e lacerarsi i piedi sopra ai tronchi e li sterpi mal nati della via
poi lasciarsi cader stancoaccasciato troppo martoriato a mezzo del cammino
sotto a un maligno sguardo di stella e sospirare e piangere e sorridere
fors'anche e bestemiare
e non cercare più in là oltre la grigia tenda;
o se una lucciola blandula vagula
nell'ora dell'estate più paurosa sopra una sepultura di ferro smossa
giuochi commossa a torno a un simulacro di croce che si sperde nelle tenebre
seguitarla coll'occhi al volare e ripensare perché muore là giù;
e tra un motto e una nota assaporar l'inconscio che si rimbuca nel tempo
silenziosamente
e vagamente
e da lungicon fedeoscuramente.
O foggiarsi una casa di cristalloroseo ed azzurrino
e veder la Natura compiacersi alla nuova apparenza
e le piante mostrarsi in un corallo tenero come carne
e le capanne assurgere a palazzi
reclusorii di pazzi
che non san genitura ed affezioni:
e tutto solo starecome sopra a un altare
e non cercar più in là dentro l'immensità
di quanto non conosco:
e non aver rimorso e soferenza
e far senza d'amore
e imaginarsi che muoja lentamente il cuore
in una lenta e diuturna etisia. -
Ma vi son delle tende fantasiose
spesso distese sopra alle ringhiere
tende di seta nere e bigie e rosee
tende d'oriente.
Qui ricaman dragoni in irti nodi
un groviglio di spire tra mezzo al sonno
dei nenufari bianchi indecisi e stanchi
come un desio di vecchiaja.
Oh le setele sete del mio cuore
sfilacciate dal vento in la passione
oh queste sete nere a compassione nel mortorio del cuore!
Vi furono de' giorni di dovizia
sulle tende distese per l'uccelli canori ritornati
al nativo paese: vi furono dei giorni di blandizia
per i baci tornati sulle livide labra
come un ricordo dei tempi passati:
baci di solebaci di piume senza costume
rivissuti ad un tratto nel dolore!
Povero amore! Animafinalmente
ti piaci dell'angosciala tua virilità magra s'accascia
sopra la. soglia di un cimiterosopra la soglia d'una prigione.
Amicaabbiam veduto nell'inganni di quanto è trapassato
dei pensieri senza fine e un coraggio sublime
le sterili imprese. -
Oh quanta gente che non ci comprendequanta gente invidiosa
oh tutta questa gente che non osa dire che ci comprende:
e la paura d'essere come ciascuno
d'essere come tuttie la Stranezzatriste madre e i lutti
che la Stranezza porta e di cui ci cingiamo
e i farabutti che ci scimiottano senza sapere che vogliamo dire -
Amicaanche il tuo sguardo sfugge la mia pupilla;
poc'anzi una favilla vidi fugace a spegnersi
desiderio di carne e di carezzenon desiderio d'idealità. -
Ma a nottea notte fonda! Le tende sfumano
dentro alle tenebre; anche se mi scompari e delle nebbie
che portano la forma del tuo corposi plasman vicino a me.
La nebbia! ... Ed è il tuo corpo in sui guanciali bianchi
stanca malata pallida ed esilelunga malata pallida
oh sui cuscini senza orgogliooh frigida malataAmica mia!
Verso l'eternità volgon li sguardi
l'istanti son ben tardi al richiesto tramonto;
li sguardil'occhi di un oro profondo
l'occhi bizzarri e dolci che si muojono.
Così muojon d'estate lentamente i vesperi dorati
sui pantani rappresi in mezzo all'erbe
oro verde sull'acque e verde d'oro sopra la prateria.
Così eran li sguardiAmica mia. -
Oh li sguardi ignorati a sconosciute cosesguardi nel vuoto
sguardi indecisi; oh li sguardi angosciosi verso un Secreto che freme
dentro di noi; oh sguardi della fame e di qualunque fame
fame di paned'amoredi gloria sguardi disconosciuti;
oh li sguardi di chi nascerà poisguardi oltre alla nascita del bimbo;
oh pietà delli sguardi che s'affisano dentro all'occhi brumosi d'una vergine
che freme a indovinare; pietà dei morti sguardi dei ciechi
pietà d'un raggio di sole sopra ad una palude! -
Ed hai vedutoAmicadelle maniesangui mani e lunghe
aderte e ingiojellatescongiuranti nel bujo?
Io non so donde venganoo forse scaturiscon da terra
mani di morte dalla sepoltura uscite qui a richiamo!
Io non amo la vostra preghieratacite man' congiunte
amo il risoamo quanto posso udire
amo rumore e vita.
Ed anche tuOmbra cara e gradita
Ombra paternaa che lustrare in torno
alla casa del figlio? Che mai t'ho fatto?
Che t'abbiam fatto noi? Or va lontano in altra più ricca casa
cui veglia il rimorsonon qui.
Vedi che pace? Vedi la casa di cristallo roseo perché tutti vi specchiano;
vedi l'Amica mia come ti venera
come noi ti piangiamo ancorao Padre!
Accosciata l'Angoscianobile fatica
sul tuo sepolcro sta a simiglianza
della tua lunga che portasti in terra
della nostra che sempre ci opprimePadre.
E di tra quelle maninon la tua congrega a scongiurare
siamo ancor come fummoe sarem come te
e sarem delle mani scongiuranti una benedizione
sopra al capo dell'umili più amati
dell'umili fratellidell'umili difesi;
e pace nelle tenebre!
Che albor d'argento sulle vetriate! Che albor di landa selenite!
Dei grigi uccelli stanno invece a ciancie
sopra le tende e i fior sono smuntati;
non vi sono .più sciali di gialli e di dorati verdi e porpurei
ogni cosa è stanca.
Ma il raggio irrompe e batte sulla spera
di quel vecchio oriuolo lento all'ore ed al tocco
e batte in fronte ad un bianco Alcinoo ermafrodito.
S'inlividan le labras'inturgidano i seni
morto ch'ansima ancora
mortomortomorto.
Raggio di morteo lunava e scompari
raggio più funerale della torcia da torno al catafalco;...
nono... hai tu vedutoAmicaquella statua
d'Alcinoo sorridere e accennare
hai tu veduto dalle dita aperte cader goccie di sangue?
Hai tu veduto come batte il seno;
hai tu veduto come nel sereno di questa notte
vagolan tronfii i gufi e i barbagianni?
Hai tu veduto nell'occhi alla statua
i fantastici inganni che chiamanoche vogliono la nostra vita
che ci assorbon la vita?
Non piùnon più!
Ed i ceri là giùnella stanza rimota e l'oriuolo
e tutti l'orologi della città che ci suonano dentro e che tormentano
in questa nostra casa di cristallo!
Ceri; fiammelle di rimorso e di preghiere
fiaccole lungo i dubii cammini della Morte
ceri sopra ai sarcofaghi doraticeri sopra la bara nuda e misera!
Orologi alla cima delle torri falcate di trinenel marmonel basalto
oscuri ad indicar la luceo niellati tra i seni
minuscoli giojelli delle belleOrologi!
E larve dentro ai fumi dei bracieribigie Larve insidiose
tra le fiammelle dei Ceri e lo studio delle ruote dentate alli Oriuoli.
E nella oscurità e nei silenzii non tocchi qualche cosa d'inavvertito
e non tocchiamo un corpo molle e viscido che non isfugge
ma che non si afferra? E passa un vento vicino all'orecchie!
Ed abbiamo sudate e fredde mani!
e pungon l'occhi le tenebre!
Bastabasta! Chi chiama qui? Mi chiamiAmica mia?
Io non ti vedo piùtu sei mortamorta come il Padre...
Io sono dunque solo? Perché debbo esser solo?
Che ho fatto a voi perché mi abbandoniate?
Io non v'ho consacrata la mia vitala mia giovane vita?
Non forse troppo amato? Ahimé! Ahimé!... -
Zitti: batton le portebattono forte come in quella notte
la notte del mistero sciagurato. Aprior s'apra subito
e dicano i venienti tutto quello che sanno;
voglio tutto saperevoglio saper perché si muoja al fine. -
Oh nonon apritese ne tornino a casa
a quella casa ch'era un dì la mia
voglio guarirevoglio rinchiudermi in una prigionia
perpetuanon voglio che nessuno mi venga a ritrovare...
e nelle nebbie vagarein queste dense nebbie;...
non per questo ho costrutto il magistero
del lucente maniero di cristallo? Non per questo il cristallo era rosato
e la Natura vi si compiaceva apparire così come all'aurora? -
Ohohsono entratisalgono a me
io vedo i tristi volti de' salienti le scale:...
vogliate risparmiarmi; ... io so già quanto mi volete dire...
Entrano: voivoi! ... non parlate! Oh parlate!...

(Il Poeta cade riverso sopra una poltrona).
Seduzioni

Sei quitu bellissima trista?
Che vuoi col tuo fascino muto
continuoinsistentesicuro?
Che vuoi col frusciarmi da torno
col palpeggiarmi le spalle
col porgermi le mani
nuvolafiatospirito oscuro?
Mi passi davantimi provochi
ti vedo sorridereoh cenere
candidacalda le labra incolori
dischiuse al sorrisorappresa nell'angoli
o venere pallida estrema raggrumata nei canti sinuosi.
Hai di cenere il sangue e le lagrime.

Ed ho sulle gambe il tuo strascico.
E lungoprolissoinfinito:
e me ne avvolgi le gambe.
È un velluto violaceo e bigio
tessuto di nuvola e fiatodi spirito oscuro
te stessaè la tua veste
tu vivi la tua veste;
e mi fasciami assiderami ingloba con te.

Non parlieloquentissima?
Chi mai ti ha udito un dì più non ti udrà!
Lo soma tu canti nell'anima
la tua imperiosa volontà.
Oh dolceo completao sovrana
tu che mi streghi e mi avvolgi
lembo del tuo velluto
lembo dell'anima tua
me tutto all'amplesso di cenere!
Ohcenereviole;
così l'autunno crogiola
dentro le nubi estreme
corone di verbene e cinerarie
soffuse nel cielo
speranze invocate di prossima notte profonda.

Sìparla: accarezzami il fronte
lo senti che brucia al riflesso
del rosso pensiero che dentro fucina?
Lo senti parete di pellescatola d'osso battuto dal ritmo
del grande pensiero che afferra
l'universo intero
un pugno di terrail volo d'immensa libertà?
Carezzamipurequisopra alli occhi carezza!
Oh lunghe mani di cenere...
oh mani di velluto che non vedo
come la boccacome il tuo corpo;...
un alito di brezza mi rinfresca
lo bevo dai pori sizienti
lo inghiotto come assorbe
l'ultima luce il morente...
vienista quiho bisogno...
è necessario che ti senta mia...
miatuonon so è necessario...
parole... parole... parole...

Sìparlami almeno col gesto;
consigliamispiegadomanda...
Ti sentoti sento... t'ho in grembo;...
...nosono in grembo io a te:
siamo leggerisiamo come fiato:
mi portimi stringi in le pieghe
anch'io una piega dell'abito tuo
del lungo velluto di cenere
o dolceo bellissima trista;
abbracciami ancoracostringimi
con tedentro di te...
Son iosei tunon è alcuno?...
Non sosono giovine e vecchio
sto per morire e nascere...
soffocosoffoco... e bene?
e poi... non so:... e chi sa?

Sìparla col gesto di velo
parlaconsigliamiinsegnami;
amami tanto e appassionatamente
da farmi maleda smemorarmi...
Tu seiio non sono:... lo so...
Mi guardimi aspiri;... ohpiacere
cader dentro l'occhi tuoivivo
come dentro a uno stagno annegarmi.
Sìsìma non più... oh bellissima.
E parlasìparla parole.

Ti odo: parole di cenere
ti odo: una voce di bigio velluto.
È verohai ragione... non puoi.
Ti sento nel cuornella gola; son io che parlo per te. - E beneche vuoi? -

Liberati alla fine
e libera con te chi ti ama e sofre
perché ti vede, impotente, sofrire.
Esula, esulta, e rompi fuori dalla prigione,
vola su in alto, va
ritrova in me la tua felicità.
- Le ceneri violacee,
la giornata indecisa nei crepuscoli, -
non è più giorno, non è ancora sera -
son io, son qui, affidati al riposo
confidati, raffreddati, soggiaci
irrigidito, compreso, sereno
nella mia grigia immobilità.
Son io che vuoi, l'amante che non ti tradirà,
io che ti annullo, ti custodisco e t'insempro.
Niente nel sempiterno,
e Niente e Morto e Eterno,
piega della mia veste
velluto di cenere inutile
singulto, respiro, vagito, delirio:...
liberati alla fine,
libera li altri con te.
Su, dignitosamente, confonditi con me!

Tu parlitu parli parole...
Sì presto: sì guidami l'atto:
ricercami l'arme perfetta
di un colpoe non sbagli? è per sempre?
Sìsull'istanteora...
Tu ghigni? ...Ti stridono i denti
ti sguiscia nelli occhi una fiamma maligna:
nono; non è vero tu sei
Sorella cadetta e peggiore di Vita;...
domani... mai più...
Lo vedilo senti che ti ho indovinata...
tu mentibellissima trista
tu menti e non è vero
ciò che mi vuoi far credere:
tu ghigni perversa assai più di lei
di chi mi fa vivere:
or ambo volete chiamarvi il riposo
la pacel'amorela felicità
or ambo mentite!
Tu cortigiana ipocrita
m'invischii collo spalancar le porte
divaricando le tende dell'alcova.
Nostrega! il mio strazio
non può cessar colla Morte.






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