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Emilio Salgari

 

Le due tigri

 

Capitolo I

LA «MARIANNA»

 

La mattina del 20 aprile del 1857il guardiano del semaforodi Diamond-Harboursegnalava la presenza d'un piccolo legno che doveva essereentrato nell'Hugly durante la nottesenza aver fatto richiesta di alcun pilota.

Sembrava un veliero malesedalle dimensioni straordinariedelle sue velela cui superficie era immensaperò lo scafo non eraprecisamente simile a quello dei prahosnon essendo provvisto dibilancieri per appoggiarsi meglio sulle onde quando le raffiche aumentano diviolenzané avendo al centro quella tettoia che chiamasi attap. Anziera costruitoa quanto parevacon lamine di ferro anziché di legnonon avevala poppa bassala tolda era sgombra e poi stazzava tre volte di piú dei prahosordinarii quali di rado hanno una portata di cinquanta tonnellate.

Comunque fosseera un bellissimo velierolungoaffilatoche a vento largoomeglio ancoracon vento di poppa doveva filare meglio ditutte le navi a vapore che allora possedeva il governo anglo-indiano. Erainsomma una vera nave da corsa che rammentavasalvo la velaturai famosi legnidei violatori di blocco della guerra fra il sud e il nord degli Stati Unitid'America.

Ma quello che piú doveva stupire il guardiano del semaforoera l'equipaggio di quel velierotroppo numeroso per una nave cosí piccola edanche assai singolare.

Pareva che tutte le razze piú bellicose della Malesia viavessero uno o piú rappresentanti. Vi erano malesi dalla tinta fosca e glisguardi cupi; bughisimacassaresibattiassidayachii famosi e terribilitagliatori di teste delle foreste bornesi; si vedevano perfino dei negriti delMindanao e qualche papuaso dall'immensa capigliatura raggruppata intorno a unpettine non meno gigantesco.

Nessuno però indossava il costume nazionale: tutti portavanoil sarongquel pezzo di stoffa bianca che scende fino alle ginocchia edil kabayspecie di giacca assai largaa tinte svariateche nonimpedisce alcun movimento.

Solamente dueche forse erano i comandanti del velieroindossavano costumi differenti e d'una ricchezza inaudita.

L'unoche nel momento in cui il legno passava dinanzi aDiamond-Harbour stava seduto su un largo cuscino di seta rossacollocato pressola ribolla del timone era uno splendido tipo d'orientale.

Era un uomo di statura altastupendamente sviluppatoconuna testa bellissima quantunque la pelle fosse assai abbronzatacon unacapigliatura foltaricciutanera come l'ala d'un corvoche cadevagli sullespalle e due occhi che pareva avessero dentro il fuoco.

Vestiva all'orientalecon casacca di seta azzurra a ricamid'oroampie maniche e bottoni di rubinicalzoni larghi e lunghi stivali dipelle gialla a punta rialzata.

In testa portava un turbantino di seta biancacon pennacchiofermato da un diamante grosso quasi quanto una noce e certo d'un valoreinestimabile.

Il suo compagno inveceche stava appoggiatospiegazzandonervosamente una letteraera invece un europeo di statura pure altadailineamenti finiaristocraticicon occhi azzurri e dolci e i baffi neri checominciavano a brizzolarsiquantunque sembrasse piú giovane dell'altro.

Vestiva con molta eleganzama non all'orientale: giacca divelluto marronecon bottoni d'orostretta ai fianchi da un'alta fascia di setarossacalzoni di broccatello e uose di pelle gialla con fibbie d'oro. Sul capoinvece del turbanteportava un ampio cappello di paglia di Manillacon alcunenappine di seta rossa appese al nastro.

Già il veliero stava per passare dinanzi alla casetta biancae all'albero dei segnalipresso cui stavano i due guardiani del faro e duepilotiin attesa di una richiestaquando l'europeo che fino ad allora parevache non si fosse accorto della vicinanza della stazionesi volse verso ilcompagno che sembrava immerso in profondi pensieri.

- Sandokan- gli chiese: - Siamo entro il fiume e quella èla stazione dei piloti. Ne prenderemo uno?

- Non amo alcun curioso a bordo del mio legnoYanez-rispose l'interrogatoalzandosi e volgendo uno sguardo distratto verso lastazione. - Sapremo trovar noi Calcutta anche senza piloti.

- Sí- disse Yanezdopo un momento di riflessione. -Meglio conservar l'incognito. Non si sa mai: una indiscrezione può mettere insospetto quel brigante di Suyodhana.

- Quando giungeremo a Calcuttatu che l'hai altre voltevisitata?

- Prima del tramonto di certo- rispose Yanez. - La mareamonta e la brezza è sempre favorevole.

- Sono impaziente di rivedere Tremal-Naik. Povero amico!Perdere la sua donna prima ed ora la figlia!

- La strapperemo a Suyodhana: vedremo se vincerà la Tigredell'India o quella della Malesia.

- Sí- disse Sandokanmentre un lampo gli balenava neglisguardi e la sua fronte si aggrottava burrascosamente. - Gliela strapperemodovessi sconvolgere l'India intera e annegare tutti quei cani di Thugs nelleloro misteriose caverne.

Che il nostro dispaccio sia pervenuto a Tremal-Naik?

- Un telegramma va sempre a destinazione; non temere Sandokan

- Dunque ci aspetterà?

- Penso però che sarebbe meglio avvertirlo che siamo giàentrati nell'Hugly e stasera saremo a Calcutta. Ci manderà incontro Kammamuriper risparmiarci la noia di cercare la sua abitazione.

- Vi è qualche ufficio telegrafico lungo il fiume?

- Quello di Diamond-Harbour.

- La stazione dei piloti che abbiamo or ora oltrepassato?

- SíSandokan.

- Giacché siamo ancora in vistamettiamoci in pannafa'staccare un canotto e mandiamo qualcuno. Un ritardo di mezz'ora non sarà unagran perdita.

E poi penso che forse la casa di Tremal-Naik può esserespiata dai Thugs.

- Ammiro la tua prudenzaSandokan.

- Scrivi dunqueamico mio.

Yanez staccò un foglietto dal suo libriccinolevò da unatasca una matita e scrisse:

 

Da bordo della Marianna

 

Signor Tremal-Naik

Via Durumtolah

 

Siamo entrati stamane nell'Hugly e giungeremo questa sera.Inviateci incontro Kammamuri.

La nostra nave inalbera la bandiera di Mompracem.

Yanez de Gomera.

 

- Ecco fatto- dissemostrando il foglietto a Sandokan.

- Va bene- rispose questi. - Meglio la tua firma che lamia. Gli inglesi possono ancora rammentarsi di me e delle mie scorrerie.

Un canotto montato da cinque uomini era stato già calato inacquamentre il veliero si era messo in panna a mezzo miglio da Diamond-Harbour.

Yanez chiamò il timoniere della piccola scialuppa e gliconsegnò il bigliettounitamente a una sterlinadicendogli:

- Non una parola su noi e parla portoghese. Il capitano sonoio pel momento.

Il timoniereun bel tipo di dayacoalto e robustissimoraggiunse rapidamente il canotto il quale prese immediatamente il largodirigendosi verso la stazione dei piloti.

Mezz'ora dopo era di ritorno annunciando che il dispaccio erastato già spedito a destinazione.

- Non ti hanno rivolto alcuna domanda i guardiani delsemaforo? - chiese Yanez.

- Sícapitano Yanezma io sono rimasto muto come un pesce.

- Benissimo.

Il canotto fu rapidamente issato e sospeso alle grupoi la Mariannariprese la sua corsatenendosi quasi in mezzo al fiume.

Sandokan si era ricoricato sul suo cuscino di setaimmergendosi in profondi pensierimentre Yanezaccesa una sigarettasi eraappoggiato nuovamente alla murata poppieraguardando distrattamente le duerive.

Immense jungle formate da bambú alti quindici e piú metrisi estendevano a destra e a sinistra dell'imponente fiumecoprendo quelle terrebasse e fangose che chiamansi le Sunderbunds del Gangerifugio favorito delletigridei rinocerontidei serpenti e dei coccodrilli.

Un numero infinito di uccelli acquatici volteggiavano soprale rizophore che coprivano le rivema nessun abitante si vedeva.

Aironi gigantile grandi cicogne nereibis bruneebruttissimi e colossali arghilahallineati come soldati sui rami curvidei paletuvierifacevano la loro toletta mattutinaspennacchiandosi a vicenda;mentre in alto stormi di anitre braminichedi marangoni e di folaghes'inseguivano e folleggiavano giocondamenteper precipitarsi poi tutti in acquaallorquando qualche banda di manghiquei deliziosi pesci rossi del Gangecommetteva l'imprudenza di mostrarsi.

- Bei posti per la cacciama brutto paese- mormorava Yanezche a poco a poco s'interessava di quelle rive. - Non valgono queste jungle lemaestose foreste del Borneo e nemmeno quelle di Mompracem.

- Se questi sono i luoghi abitati dai Thugs di Suyodhananonli invidierei certo. Cannespine e pantani: spinepantani e canne. Ecco ildelta del sacro fiume degli indi. E nulla è ancora cambiato da quando io hovisitato l'India. Decisamente gli inglesi non si preoccupano che di tosaremeglio che possono i poveri indiani.

La Marianna continuava ad avanzare sempre rapidamentenondimeno le due rive non accennavano a cambiarealmeno a destra. Sull'oppostainvece cominciava ad apparire qualche gruppetto di meschine capanne con lepareti di fango disseccato e i tetti di foglieombreggiate da qualche gruppo dicocchi semi intristiti e da qualche colossale nim dal tronco enorme e dalfogliame cupo e fitto.

Yanez stava appunto osservando uno di quei miserabilivillaggidifesi verso il fiume da uno steccato per salvaguardate gli abitantidagli attacchi dei coccodrilliquando Sandokan gli si appressòdicendogli:

- Sono questi i pantani abitati dai Thugs?

- Sífratellino mio- rispose Yanez.

- Che quello sia uno dei loro covi o qualche posto diosservazione? Non vedi laggiúfra le canneergersi una specie di torre chesembra di legno?

- È uno degli asili per i naufraghi- rispose Yanez.

- Eretto da chi?

- Dal governo anglo-indiano. Il fiume è piú pericoloso diquello che tu credafratellino mioin causa degli enormi banchi di sabbia chela forza della corrente sposta continuamentesicché i naufragi sono piúfrequenti qui che in mare.

Siccome le rive sono popolate da animali ferocicosí sisono erette in vari luoghi delle torri di rifugio pei naufraghi alle quali siaccede mediante una scala a mano che si può ritirare.

- E che cosa contengono quelle torri?

- Dei viveri che vengono rinnovati ogni mese da appositivaporini.

- Cosí pericolose sono dunque queste rive? - chiese Sandokan.

- Sono infestate da belve e nulla possono offrire aldisgraziato che vi approda. Credi tu che dietro quei paletuvieri non vi sianodelle tigri che stanno spiandoci? Sono piú audaci di quelle che abitano lenostre foresteperché sovente osano cacciarsi in acqua e assalire i piccolivelieri all'improvvisoportando via qualche marinaio.

- E non pensano a distruggerle?

- Gli ufficiali inglesi fanno sovente delle battute; sonoperò cosí numerose quelle fiereche finora non accennano a diminuire.

- Mi viene un'ideaYanez- disse Sandokan.

- Quale?

- Te la comunicherò questa seraquando avremo veduto quelpovero Tremal-Naik.

Il praho passava in quel momento dinanzi alla torresegnalatala quale sorgeva sul margine d'un isolotto pantanosodiviso dallavera jungla da un canaletto.

Era una costruzione robusta quantunque formata con panconi econ bambúalta quasi sei metri e di forme tozze. L'entrata s'apriva verso lacima e non già a pianterreno e vi si giungeva con una scala a mano. Unaiscrizioneripetuta in quattro linguein francesetedescoinglese eindostano raccomandava ai naufraghi di fare economia dei viveri contenuti nellatorreavvertendo che il battello rifornitore non giungeva che una sola volta almese.

Naufraghi non ve n'erano in quel momento. Solamente alcunecoppie di marabú sonnecchiavano sulla cimacolla testa affondata nelle spallee l'enorme becco semi-nascosto fra le piume del petto.

Certo stavano digerendo qualche cadavere d'indianoarenatosisu quelle rive.

Fu solamente dopo mezzodí che le due rive cominciarono amostrarsi un po' popolatequantunque la jungla si estendesse sempre su unasuperficie immensacolle sue erbe gigantesche dalla tinta giallastrae le suepianure monotoneinterrotte da fanghiglia e da pozzanghere sulla cui smortauniformità spiccavano invece vivacemente i fiori di loto.

Degli abitanti apparivano di quando in quando su quelle riveimpregnate di febbre e di choleraintenti a raccogliere il sale nelle naturaliefflorescenze di quei terreni pantanosi e nei quadrati a truogolo ed a fondod'argilla nei quali si conduce l'acqua a mezzo di chiuse.

Erano dei poveri molanghinudiscarnianzi quasiischeletrititremanti di febbre e che rassomigliavano a ragazzi malaticcipiuttosto che a uominitanto erano bassi di statura e poco sviluppati.

Di miglio in miglio che il praho guadagnavaanche sulfiume la vita diventava piú attiva. Gli uccelli diventavano rari e soli imartini pescatoriappollaiati sulla cima delle canne facevano udire il loromonotono kri... kri... kri... Si succedevano invece le barche le qualiindicavano la vicinanza dell'opulenta capitale del Bengala. Banglemur-punkypinasse e anche delle grab di buon tonnellaggioattraversavano oscendevano il fiumeben cariche di derrate e qualche vapore filava lungo lerivemanovrando con precauzione.

Verso le seiYanez e Sandokan che si erano collocati aprorascorsero fra una nuvola di fumole alte cime delle pagode della cittànera ossia della città indiana di Calcutta e i bastioni imponenti del forteWilliam.

Sulla riva destra bengalows e palazzine graziosed'architettura inglese mista all'indianacominciavano ad apparire in grannumeroallineate dietro a graziosi giardinetti ombreggiati da gruppi di bananie di cocchi.

Sandokan aveva fatto spiegare sull'alberetto maestro labandiera di Mompracemtutta rossa con in mezzo una testa di tigre dalle fauciaperteritirare buona parte dell'equipaggio e coprire le due grosse spingardedi poppa e le due di prora.

- Che Kammamuri non venga? - stava chiedendo a Yanez che glistava a fianco coll'eterna sigaretta in boccaguardando le barche ches'incrociavano in tutti i sensiquando l'europeo tese la destra verso la rivadestraesclamando:

- Ecco il fedele e coraggioso servo di Tremal-Naik. VediSandokan quella scialuppa che porta a poppa la bandiera di Mompracem?

Sandokan aveva seguito cogli sguardi la direzione indicatadal compagno e vide infatti un piccolo ma elegantissimo fylt' sciarradiforme snellecolla prora adorna d'una testa d'elefante doratamontato da seirematori e da un timoniere e sulla cui poppa ondeggiava la bandiera rossa collatesta d'una tigre.

S'avanzava rapidissimofra le grab veleggianti e le pinasseche ingombravano il fiumepuntando sul praho il quale si era subitomesso in panna.

- Lo vedi? - disse Yanez con voce giuliva.

- Gli occhi della Tigre della Malesia non si sono ancoraindeboliti- rispose Sandokan. - È lui che siede al timone.

Fa' gettare la scalamio caro portoghese. Finalmente sapremocome quel cane di Suyodhana è riuscito a rapire la figlia di quel poveroTremal-Naik.

Il fylt' sciarra in pochi minuti superò la distanza eabbordò il praho a babordosotto la scala che in quel frattempo erastata abbassata.

Mentre i remiganti ritiravano i remi e legavano la scialuppail timoniere salílesto come una scimmiala scala e balzò sulla toldaesclamando con voce commossa:

- Signor Sandokan! Signor Yanez! Ah! Quanto sono felice dirivedervi!

Quell'uomo era un bel tipo d'indiano di trenta o trentadueannipiuttosto alto di staturadai lineamenti bellifini ad un tempo edenergicicol corpo piú vigoroso dei bengalesi i quali ordinariamente sonomagri.

Il suo viso abbronzato aveva dei riflessi dell'ottone espiccava vivamente sul vestito biancomentre i pendenti che portava agliorecchi gli davano un non so che di grazioso e strano.

Sandokan respinse la mano che l'indiano gli porgeva e se loattirò fra le bracciadicendogli:

- Qui sul mio pettovaloroso maharatto.

- Ah! mio signore! - esclamò l'indiano con voce rottamentre impallidiva per l'emozione.

Yanezpiú calmo e meno espansivogli diede una vigorosastretta di manodicendo:

- Questa vale quanto un abbraccio.

- E Tremal-Naik? - chiese Sandokancon ansietà.

- Ah! mio signore! - disse il maharattomentre un singhiozzogli faceva nodo alla gola. - Temo che il mio padrone impazzisca! I maledetti sisono vendicati!

- Racconterai tutto fra poco- disse Yanez. - Dove dobbiamoancorarci?

- Non gettate l'ancora davanti alla spianata del fortesignor Yanez- disse il maharatto. - Noi siamo vigilati dai Thugs e queimiserabili devono ignorare il vostro arrivi.

- Saliremo il fiume fino dove tu vuoi.

- Al di là dal forte Williamdinanzi lo Strand. I mieibattellieri s'incaricheranno di guidarvi.

- Ma quando potremo rivedere Tremal-Naik? - chiese Sandokancon impazienza.

- Dopo la mezzanottequando la città sarà addormentata.Dobbiamo essere prudenti.

- Posso fidarmi dei tuoi uomini?

- Sono tutti abili marinai.

- Falli salire a bordo e affida loro la direzione del prahopoi vieni nella mia cabina. Voglio sapere tutto.

Il maharatto con un fischio fece accorrere i suoi uominiscambiò con loro alcune parolepoi seguí Sandokan e Yanez nel salotto dipoppa.

 

 

 

Capitolo II

IL RAPIMENTO DI DARMA

 

Se quel praho si presentava splendido al di fuorinelquadro di poppa lo era ancora di piú e si capiva subito che il suo proprietarionon aveva certo lesinate le spese nella costruzione e negli addobbi.

La saletta entro cui i tre uomini erano entratioccupavabuona parte del quadro. Le sue pareti erano tappezzate di seta rossa cinese confiori trapunti in filo d'oro e ornate di gruppi d'armi disposte artisticamente:kriss malesi dalla lama serpeggiante e colla punta probabilmente avvelenata colterribile succo dell'upas; kampilang e parang dayachidalla lamalarga e pesante soprattutto verso la punta; pistole e pistoloni con le cannearabescate ed i calci d'ebano con intarsi di madreperla; carabine indiane conincrostazioni meravigliose e non mancavano nemmeno i vecchi tromboni dalla boccalarghissima usati un tempo dalle bellicose tribú dei bughisi e dei mindanesi.

Tutto all'intorno correvano dei divani bassidi seta biancaa fiorami: nel mezzo una tavola di ebano con intarsi di madreperlain alto unagran lampada di Veneziacon un globo color rosa e già accesaspandeva unaluce dolcissima.

Yanez prese da una mensola una bottiglia e tre bicchiericheriempí d'un liquore color del topaziopoi disse al maharattoche si eraseduto presso Sandokan:

- Ora puoi parlaresenza timore che alcuno oda i nostridiscorsi. I Thugs non sono già pesci per sorgere dal fondo del fiume.

- Se non sono pesci sono diavoli di certo- rispose ilmaharattocon un sospiro.

- Bevi e sciogli la linguamio bravo Kammamuri- disseSandokan - la Tigre della Malesia ha lasciato Mompracem per dichiarare la guerraalla Tigre dell'Indiama prima desidero conoscere tutti i particolari delrapimento.

- Sono ventiquattro giorni signoreche la piccola Darma èstata rapita da emissari mandati da Suyodhana e sono ventiquattro giorni che ilmio padrone la piange senza un momento di tregua. Se non fosse giunto il vostrodispaccio che annunciava la vostra partenza da Mompracema quest'ora sarebbecertamente impazzito.

- Temeva che noi non giungessimo in suo aiuto? - chiese Yanez.

- Síper un momento lo ha credutosupponendovi impegnatiin qualche impresa.

- I pirati della Malesia da qualche tempo dormono e non vi èpiú nulla da fare ormai laggiú. I tempi sono mutati e i bei giorni di Labuan edi Sarawak sono ormai lontani.

- NarraKammamuri- disse Sandokan. - Come fu rapita lapiccola Darma?

- Con un colpo di mano veramente diabolicoche dimostraquale genio infernale abbia Suyodhana.

Il mio disgraziato padronedacché Ada era mortadando allaluce la piccola Darmaaveva concentrato sulla bambina tutta l'affezione chenutriva verso la moglie e vegliava rigorosamente onde i Thugs non tentasseroqualche cosa contro la debole creatura.

Vaghe voci giunte ai nostri orecchi ci avevano messo inguardia sulle mire dei settari di Kalí. Si diceva che i Thugsdopo essersi perqualche tempo dispersi onde sfuggire alle giuste rappresaglie dei cipayesdel capitano Macphersonerano tornati ad abitare le immense caverne che siestendono sotto l'isola di Rajmangal e che Suyodhana pensava a procurarsiun'altra «Vergine della pagoda».

Quelle voci avevano gettato un vivo turbamento nel cuore delmio padrone. Egli temeva che quei miserabiliche già per tanti anni avevanotenuto prigioniera sua moglieadorandola come la rappresentante della dea Kalísulla terratramassero per rapirgli la figlia.

I suoi timoripur troppodovevano avere una terribile edolorosa conferma.

Conoscendo le astuzie e l'audacia dei Thugsavevamo presegrandi precauzioni onde non potessero giungere nella stanza della piccina.

Avevamo fatto mettere delle sbarre di ferro alle suefinestrecorazzare la portavisitare minutamente le pareti per timore cheesistesse qualche passaggio segretocome ve ne sono tanti negli antichi palazziindiani.

Per di piú io dormivo nel corridoio che conduceva allastanzaassieme alla tigre addomesticata ed a Punthyil feroce cane neroanimali che come sapetei Thugs conoscevano.

Passammo sei mesi fra continue ansie e continue vigilanzesenza però che i Thugs dessero segno di vita.

Un mattino Tremal-Naik ricevette un dispaccio da Chandernagorfirmato da un suo amicoun piccolo rajah spodestatocompromesso nell'ultimainsurrezione che aveva trovato sicuro asilo nella piccola colonia francese.

- Che cosa diceva quel dispaccio?- chiesero ad una voce Yaneze Sandokanche non perdevano una sola parola del maharatto.

- Non conteneva che quattro sole parole: «Vieniurgemiparlarti. Mucdar.»

Il mio padroneche si era stretto di profonda amicizia conquell'ex principotto da cui aveva ricevuto non pochi favori quando noi tornammoin Indiacredendolo minacciato dalle autorità inglesipartí senza indugiodopo avermi raccomandato di vigilare sulla piccola Darma.

Durante il giorno nulla accadde che potesse mettermi insospettosul colpo che forse dal lungo meditavano i settari di Kalíper averela figlia della loro «ex-Vergine della pagoda».

Era già giunta la seraquando ricevetti anch'io untelegramma da Chandernagor e che portava la firma del mio padrone.

Mi rammento ancora parola per parola ciò che diceva:

«Parti immediatamente con Darmala quale corre un gravepericolo da parte dei nostri nemici.»

Spaventato assaimi recai alla stazione senza perdere unsolo minuto assieme alla piccola Darma e alla sua nutrice.

Il dispaccio mi era giunto alle 6 e 34e un treno partivaper Chandernagor e Houghy alle 7 e 28.

Salii in uno scompartimento che era vuotoma alcuni istantiprima che il treno partissedue bramini salirono puresedendosi di fronte ame.

Erano due personaggi dalle lunghe barbe bianchedall'aspettograve ed imponenteche avrebbe rassicurato l'uomo piú sospettoso.

Partimmo senza che alcun che di straordinario fosse accadutoquando un'ora dopoappena oltrepassata la stazione di Sirampuraccadde unfatto semplicissimo in apparenza e che doveva avere invece terribiliconseguenze.

La valigia d'uno dei due bramini era caduta e nell'aprirsiera sfuggito un globo di sottilissimo cristallo che nell'interno conteneva deifiori.

Dall'urto fu spezzato e quei fiori si sparsero per loscompartimento senza che i due bramini si curassero di raccoglierli.

Vidi però che entrambi avevano subito estratto unfazzolettoaccostandoselo alla bocca e al naso come se il profumo di queifioriche era acutissimoavesse dato loro noia.

- Ah! - esclamò Sandokanche s'interessava assai di quellostrano racconto. - ContinuaKammamuri.

- Che cosa successe poi? - disse il maharatto la cui voce eradiventata tremante. - Io non ve lo saprei dire.

Mi ricordo solo d'aver sentito la mia testa diventare a pocoa poco pesante... poi piú nulla.

Quando mi svegliai un profondo silenzio regnava attorno a meed ero al buio. Il treno non correva piúin lontananza udii invece un fischioprolungato.

Balzai in piedi chiamando la nutrice e Darma e nessuno mirispose. Credetti per un momento di essere diventato pazzo o di essere in predaa uno spaventevole sogno.

Mi precipitai verso lo sportello: era chiuso.

Completamente fuori di mecon un pugno sfondai il vetrotagliandomi la manoaprii lo sportello e mi slanciai fuori.

Il treno era fermo su un binario morto e non vi erano piúné macchinistiné frenatori.

In lontananza vidi però dei fanali che pareva illuminasserouna stazione. Mi misi a correre gridando sempre:

“Darma! Ketty! Aiuto! Le hanno rapite! I Thugs! I Thugs!”

Venni fermato da alcuni policeman e da alcuni impiegati dellastazione. Dapprima mi credettero pazzo tanta era la mia esaltazione e mi civolle non meno di un'ora per persuaderli che il mio cervello era sano e narrareloro quanto mi era toccato.

Io mi trovavo non già nella stazione di Chandernagor bensíin quella di Houghyche è situata a una ventina di miglia piú al nord.

Nessuno del personale si era accorto della mia presenzaquando il treno fu fermato nel binario mortosicché ero rimasto nelloscompartimento fino al mio risveglio.

Dal policeman della stazione furono fatte pronte ricercheche lí per lí non dettero risultato.

Al mattino partii per Chandernagor per avvertire Tremal-Naikdella scomparsa di Darma e della nutrice. Non era piú là e appresi dal suoamico che non aveva spedito al mio padrone alcun telegramma.

Nemmeno quello da me ricevuto era stato mandato daTremal-Naik.

- Quanto sono astuti quei Thugs! - esclamò Yanez. - Chiavrebbe potuto architettare un piano cosí infernale?

- ProseguiKammamuri- disse Sandokan.

Il maharatto si asciugò due lagrimepoi riprese con vocerotta:

- Non riuscirei mai a descrivere il dolore del mio padronequando apprese la scomparsa della piccola Darma e della nutrice.

Fu un vero miracolo se non impazzí.

La polizia intanto continuava le sue indaginiunitamente aquella francese di Chandernagorper scoprire i rapitori della bambina e diKetty.

Fu cosí constatato che quei due dispacci erano stati speditida un indianoche prima di allora non era mai stato veduto dagli impiegatidell'ufficio telegrafico di Chandernagor e che parlava malissimo il francese.Poi che i due bramini che erano saliti con meeran scesi alla stazioneferroviaria di quella città sorreggendo una donna che pareva fosse statacolpita da un grave malore e portando in braccio una bambina bionda.

Il giorno seguente la nutrice era stata trovata morta inmezzo a un bosco di bananicon un fazzoletto di seta nera stretto al collo.

I Thugs l'avevano strangolata!

- Miserabili! - esclamò Yanezstringendo i pugni.

- Ciò però non prova che siano stati i Thugs di Suyodhana arapire la piccola Darma- osservò Sandokan. - Possono essere stati dei banditivolgari che...

- Nosignore- disse il maharattointerrompendolo. - Sonoi Thugs di Suyodhana che hanno fatto il colpo perché una settimana dopo il miopadrone trovò nella sua stanza una frecciache doveva essere stata scagliatadalla stradala cui punta era formata da un piccolo serpente colla testa didonnal'emblema dei settari della mostruosa Kalí.

- Ah! - esclamò Sandokanaggrottando la fronte.

- E non è tutto- prosegui Kammamuri. - Un mattino trovammosulla porta della nostra abitazione un foglietto di carta con sopra dipintol'emblema dei Thugssormontato da due pugnali incrociati fra un S.

- La firma di Suyodhana? - chiese Yanez.

- Sí- rispose il maharatto.

- La polizia inglese non ha scoperto nulla?

- Ha proseguite le indagini per qualche settimana ancorapoilasciò morire la cosa. Sembra che non desideri troppo imbarazzarsi coi Thugs.

- Non ha fatto ricerche nelle Sunderbunds? - chiese Sandokan.

- Si è rifiutatacol pretesto che non poteva disporre diuomini per organizzare una spedizione abbastanza forte per assicurare un buonsuccesso.

- Non ha piú soldati dunque il governo del Bengala? - chieseSandokan.

- Il governo anglo-indiano in questo momento è troppooccupato per pensare ai Thugs. L'insurrezione si allarga sempre piúe minacciadi travolgere tutti i possedimenti inglesi dell'India.

- Ah! Vi è stata un'insurrezione in India? - chiese Yanez.

- E diventa di giorno in giorno piú terribilesignore. Ireggimenti dei cipayes si sono rivoltati in piú luoghia MerutaDelhia Lucknowa Cawnpore e dopo d'aver fucilato i loro ufficiali accorronosotto le bandiere di Tantia Topi e della bella e coraggiosa Rani.

- Ebbene- disse Sandokanalzandosi e facendo un giroattorno alla tavola con una certa agitazione- giacché né la poliziané ilgoverno del Bengala possono occuparsi dei Thugs in questo momentoci penseremonoiè veroYanez?

Abbiamo cinquanta uominicinquanta piratiscelti fra i piúvalorosi di Mompracemche non temono né i Thugsné Kalíarmi di buonaportatauna nave che può sfidare anche le cannoniere inglesi e dei milioni dagettar via.

Con tuttociò si può sfidare la potenza dei Thugs e dare aquel mostro di Suyodhana un colpo mortale.

La Tigre dell'India alle prese con la Tigre della Malesia! Cisarà da divertirsi.

Vuotò il bicchiere colmo di quel delizioso liquorestetteun momento immobile cogli occhi fissi sul fondo della tazzapoigirandobruscamente su se stesso e guardando il maharattochiese:

- Tremal-Naik crede che i Thugs siano tornati nei loromisteriosi sotterranei di Rajmangal?

- Ne ha la convinzione- rispose Kammamuri.

- Dunque la piccola Darma deve essere stata condotta là?

- Certosignor Sandokan.

- Tu conosci Rajmangal?

- E anche i sotterranei. Vi dissi già che rimasi per seimesi prigioniero dei Thugs.

- Síme ne ricordo. Sono vasti quei sotterranei?

- Immensisignoree si estendono sotto tutta l'isola.

- Sotto mi hai detto! Ecco una bella occasione per affogarelà dentro tutte quelle canaglie.

- E la piccola Darma?

- Li affogheremo piú tardiquando saremo riusciti astrappare a loro la piccolamio bravo Kammamuri.

- Da quale parte si discende in quei sotterranei?.

- Da un foro aperto nel tronco principale d'un immenso banian.

- Ebbeneandremo a visitare le Sunderbunds- disse Sandokan.- Mio caro Suyodhanaavrai ben presto notizie di Tremal-Naik e della Tigredella Malesia.

In quel momento si udirono un fragor di catene e un tonfopoi dei comandiquindi si sentí una scossa piuttosto brusca.

- Hanno gettato le ancore- disse Yanezalzandosi. -SaliamoSandokan.

Vuotarono le tazze e rimontarono sulla tolda.

La notte era scesa già da un paio d'oreavvolgendo lepagode della città nera e i campanilile cupole ed i grandiosi palazzi dellacittà biancama miriadi di fanali e di lumi scintillavano lungo le ampiegettatenello Strand e nei superbi squares che sono annoverati tra ipiú belli del mondo.

Sul fiumeche in quel luogo era largo piú d'un chilometroun numero infinito di navi a vapore ed a velaprovenienti da tutte le parti delmondoondulavano sulle loro ancorecoi fanali regolamentari accesi.

La Marianna si era ancorata verso gli ultimi bastionidel forte Williamla cui massa imponente giganteggiava fra le tenebre.

Sandokan si assicurò se le ancore avevano preso buon fondofece abbassare le immense vele che sfioravano le grab vicine poi ordinòdi calare la bandiera.

- È quasi mezzanotte- disse a Kammamuri. - Possiamorecarci dal tuo padrone?

- Síma vi consiglierei di indossare un costume menovistoso per non allarmare le spie dei Thugs. Io ed il mio padrone abbiamo lacertezza di essere sorvegliati dai banditi di Suyodhana.

- Ci vestiremo da indiani- rispose Sandokan.

- E meglio ancora da sudra - disse Kammamuri.

- Che cosa sono questi?

- Servisignore.

- L'idea è buona. Le vesti non mancano a bordo; vieni adacconciarci in modo da poter ingannare le spie e cominciamo la nostra campagna.

- Se la Tigre dell'India è furbaquella della Malesia nonlo sarà meno. VieniYanez.

 

 

Capitolo III

TREMAL-NAIK

 

Mezz'ora dopo la baleniera della Marianna scendeva ilfiumemontata da SandokanYanezKammamuri e da sei robusti malesidell'equipaggio.

I due comandanti del praho si erano camuffati da serviindianiannodandosi intorno ai fianchi un largo pezzo di telail dootéee coprendosi le spalle con una specie di mantello di tela grossolanadi colormarroneil dubgah.

Entro la fascia però avevano nascoste un paio di pistoledalla canna lunga e il kriss malesequel terribile pugnale a lama serpeggiantelungo piú d'un piedeche produce delle ferite orribili che di rado guarisconoperfettamente.

La città era ormai immersa nelle tenebreessendo statispenti tutti i fanali delle gettate e degli squares; solamente i fanalidelle navi rispecchiavano le loro luci biancheverdi e rosse nelle oscure acquedel fiume.

La baleniera filò fra i velierile grabi pariahle pinasse ed i piroscafi che ingombravano le due rivepoi si diresseverso i bastioni meridionali del forte Williamapprodando dinanzi alla spianatache in quel momento era buia e deserta.

- Ci siamo- disse Kammamuri. - La via Durumtolah è a pochipassi.

- Abita un bengalow? - chiese Yanez.

- Noun vecchio palazzo indiano che un tempo era abitato daldefunto capitano Macpherson e che ereditò dopo la morte di Ada.

- Guidaci- disse Sandokan.

Scese a terrapoi volgendosi verso i malesidisse:

- Voi rimarrete qui ad aspettarci.

- Sí capitano- rispose il timoniereche aveva guidata labaleniera.

Kammamuri si era messo in marcia inoltrandosi attraverso lavasta spianata. Sandokan e Yanez lo avevano seguito tenendo una mano sotto il dubgahper essere piú pronti a estrarre le armi nel caso che fosse stato bisogno diservirsene.

La spianata però era deserta o almeno appariva talepoichéin quell'oscurità non era facile poter distinguere un uomo.

Dopo pochi minuti imboccarono la via Durumtolahfermandosidinanzi ad un vecchio palazzo di stile indianodi forma quadratasormontato datre piccole cupole e da terrazze.

Kammamuri trasse una chiave e la introdusse nella toppa.Stava per aprire la portaquando Sandokanla cui vista era piú acuta diquella dei compagniscorse un'ombra umana staccarsi da una delle colonne chereggevano una piccola veranda e allontanarsi rapidamentescomparendo fra letenebre.

Per un momento ebbe l'idea di precipitarsi sulle tracce delfuggitivo; però si trattenne temendo di cadere in qualche agguato.

- L'avete scorto quell'uomo? - chiese a Kammamuri e a Yanez.

- Chi? - domandarono a una voce il portoghese e il maharatto.

- Un uomo che si teneva celato dietro a una di quellecolonne. Avevi ragione Kammamuri di sospettare che i Thugs sorveglino la casa.Ne abbiamo avuto or ora la prova. Poco importa; quello spione non ha potutovederci in viso con questa oscuritàe poi non mi conosce. Cercheremo però disorprenderlo.

Kammamuri aprí la porta che poi richiuse senza far rumore esalita una scala di marmo che era ancora illuminata da una specie di lanternacineseintrodusse i due comandanti del praho in una saletta ammobiliatasemplicemente all'inglesecon sedia e tavola di bambú artisticamente lavorate.

Un globo di cristallo azzurrosospeso al soffittoproiettava una luce dolcissimafacendo scintillare le pietre lucidissime delpavimentograziosamente intarsiate in neroin rosso ed in giallo.

Erano appena entratiquando una porta s'apri e un uomo siprecipitò fra le braccia di Sandokan primapoi fra quelle di Yanezesclamando:

- Miei amici! Miei valorosi amici! Quanto vi ringrazio diessere venuti. Voi mi renderete la mia Darmaè vero?

L'uomo che cosí parlava era un bellissimo tipo d'indianobengalinodi trentacinque o trentasei annidalla taglia elegante e flessuosasenz'essere magradai lineamenti fini ed energici colla pelle lievementeabbronzata e lucentissima e gli occhi nerissimi e pieni di fuoco.

Vestiva come i ricchi indiani modernizzati della Young-Indiai quali hanno ormai lasciato il dootée e il dubgah pel costumeanglo-indianopiú semplicema anche piú comodo: giacca di tela con alamaridi setafasciaricamata e altissimacalzoni strettipure bianchi eturbantino ricamato.

Sandokan e Yanez avevano contraccambiato l'abbracciodell'indianopoi il primo gli aveva risposto con voce affettuosa:

- CalmatiTremal-Naikse noi abbiamo lasciata la nostraselvaggia Mompracem e siamo quivuol dire che siamo pronti a impegnare la lottacontro Suyodhana e tutti i suoi sanguinari banditi.

- La mia Darma! - gridò l'indiano con un singhiozzostraziantementre si comprimeva gli occhi come per impedire alle lacrime disgorgare.

- La ritroveremo- disse Sandokan. - Tu sai che cosa èstata capace di fare la Tigre della Malesiaquando tu eri prigioniero di JamesBrookeil rajah di Sarawak.

Se io ho detronizzato quell'uomo che si chiamava losterminatore dei pirati e che con una sola parola faceva tremare tutti i sultanie i rajah del Borneosaprò vincere anche Suyodhana e costringerlo a rendertila figlia.

- Sí- disse Tremal-Naik- tu e Yanez soli potrestemisurarvi contro quei settari maledetticontro quei sanguinari adoratori diKalí e vincerli. Ah! Se dovessi perdere anche la figliadopo d'aver perduto lamia Adala sola donna che io abbia amata al mondosento che non sopravvivereie che impazzirei.

Aver tanto lottato e sofferto per strappare a quei mostri ladonna che doveva diventare un giorno mia moglie e veder ora nelle loro mani miafiglia. È troppo! Sento che il mio cuore scoppia.

- TranquillizzatiTremal-Naik- disse Yanezche eravivamente commosso pel profondo dolore dell'indiano. - Non si tratta ora dipiangerebensí d'agire e di mettersi in campagna senza perdere tempo.

Udiamomio povero amico: sei tu convinto che i Thugs sisiano nuovamente riuniti nei sotterranei di Rajmangal?

- Ne ho la certezza- rispose l'indiano.

- E che Suyodhana sia là?

- Si dice che sia tornato fra di loro.

- Dunque la piccola Darma sarà stata portata a Rajmangal? -disse Sandokan.

- Non ne ho la certezza.

Essa però deve aver rimpiazzato il posto che occupava ungiorno sua madremia moglie.

- Può correre qualche pericolo?

- Nessuno: la «Vergine della pagoda» incarna sulla terra lamostruosa Kalí e la si adora e la si teme come una divinità autentica.

- Dunque nessuno ardirebbe farle alcun male.

- Nemmeno Suyodhana- rispose Tremal-Naik.

- Quanti anni ha la tua Darma?

- Quattro anni.

- Che strana idea di fare d'una bambina una divinità! -esclamò Yanez.

- Era la figlia della «Vergine della pagoda» che per setteanni rappresentò Kalí nei sotterranei di Rajmangal- disse Tremal-Naikconun singhiozzo soffocato.

- Fratellino mio- disse Yanezvolgendosi verso Sandokan-Tu mi hai parlato d'un progetto.

- E l'ho anche maturato- rispose la Tigre della Malesia. -Solamente vorreiprima di metterlo in esecuzioneavere la certezza che i Thugssi trovino realmente nei sotterranei di Rajmangal. Ciò è necessario.

- Come fare dunque?

- Bisogna impadronirci di qualche thug e costringerloa confessare. Suppongo che a Calcutta ve ne saranno.

- E non pochi- disse Tremal-Naik.

- Cercheremo di scovarne qualcuno.

- E poi? - chiese Yanez.

- Se si sono nuovamente radunati a Rajmangalandremo a fareuna partita di caccia fra quelle jungle. Kammamuri mi ha detto che fra queipantani le tigri abbondano.

Andremo quindi a ucciderne alcune: prima quelle a quattrozampepiú tardi quelle a due e senza coda.

Cosí potremmo sorvegliare Rajmangal e scoprire forse certecose che potrebbero essere molto preziose per noi.

Tu sei sempre un buon cacciatoreè vero Tremal-Naik?

- Sono un figlio delle Sunderbunds e delle jungle- risposel'indiano.

- Ma perché cacciare le tigri prima degli uomini?

- Per ingannare l'amico Suyodhana. I cacciatori non sono né cipayesné policemane se è vero che quelle jungle sono ricche di selvagginai Thugsnon si allarmeranno della nostra presenza. Che cosa ne diciYanez?

- Che la fantasia della Tigre della Malesia è ben lungidallo spegnersi.

- Abbiamo da lottare con un furbocerchiamo di essere piúfurbi e piú abili di lui. Tu conosci quei pantaniTremal-Naik?

- Tutte le isole e tutti i canali sono noti a me e aKammamuri.

- Vi è un buon fondo dinanzi alle Sunderbunds?

- Vi sono dei bracci di mare anchedove il tuo prahopuò trovare degli ottimi rifugi contro le onde e i venti.

- Dimmene uno.

- Quello di Raimatlaper esempio.

- Lontano dal covo dei Thugs?

- Una ventina di miglia.

- Benissimo- disse Sandokan. - Oltre Kammamuri hai qualcheservo fidato?

- Síanche due se ne vuoi.

Sandokan mise una mano nella tasca interna della sua giubbaed estrasse un grosso pacco di venti biglietti di banca.

- Incaricherai quel tuo fedele servo di provvederci dueelefanti coi rispettivi conduttori senza lesinare sul prezzo.

- Ma... io... - chiese l'indiano.

- Tu sai che la Tigre della Malesia ha diamanti da vendere atutti i rajah e i maharajah dell'India- rispose Sandokansorridendo.

Poi aggiunse con profonda tristezza e con un sospiro:

- Non ho figli io e nemmeno Yanez. Che cosa dovrei farnedelle immense ricchezze accumulate in quindici anni di scorrerie? Il destino èstato crudele con metogliendomi Marianna.

Il formidabile pirata si era vivamente alzato. Un doloreintensoindescrivibileaveva scomposto i fieri lineamenti dell'anticoscorridore dell'arcipelago malese. Fece due o tre volte il giro della stanzacon la fronte aggrottatale labbra increspatele mani strette sul cuoree gliocchi fiammeggiantifissi nel vuoto.

- Sandokanfratellino mio- gli disse Yanez con voce dolceposandogli una mano sulla spalla.

Il pirata si era arrestato mentre un rauco singhiozzo glimoriva sulle labbra.

- Che non la possa dimenticare mai? - gridò con vocestrozzata e asciugandosiquasi con rabbiadue lagrime che si raccoglievanosotto le folte ciglia. - Mai! Mai! L'ho troppo amata la Perla di Labuan!Maledetto destino.

Tremal-Naik si era avvicinato alla Tigre della Malesia. Anchel'indiano piangeva senza cercare di frenare le lagrime.

I due uomini si gettarono l'uno nelle braccia dell'altro erimasero alcuni istanti stretti.

- Morta la tua donna e morta anche la mia- disse l'indianoil cui dolore non era meno intenso di quello della Tigre della Malesia.

Kammamuriin un angolosi asciugava gli occhi; anche Yanezsembrava profondamente commosso.

Ad un tratto la Tigre della Malesia si separò bruscamente daTremal-Naik. Il suo viso poco prima cosí alteratoaveva la sua abitualeespressione calma e ad un tempo energica.

- Quando avremo la certezza che Suyodhana si trova laggiú-disse- andremo nelle Sunderbunds. Puoi domani avere gli elefanti?

- Lo spero- disse Tremal-Naik.

- Noi rimarremo qui fino a quando potremo avere nelle nostremani qualche thug poi vedremo che cosa si dovrà fare. Quando verrai abordo? Sei piú sicuro sul nostro praho che nel tuo palazzo.

- Domani seraa ora tarda onde non mi spiino. Il mio palazzoè sorvegliato dai Thugslo so.

- T'aspettiamo. Yaneztorniamo a bordo. Sono già le due delmattino.

- Perché non vi riposate qui? - chiese Tremal-Naik.

- Per non destare alcun sospetto- rispose Sandokan. -Vedendoci domani uscirequalche spia potrebbe seguirci fino al praho eciò non mi garberebbe.

Con questa oscurità anche se qualcuno tentasse di tenercid'occhionon vi riuscirebbe perché abbiamo la baleniera sul fiume e possiamoingannarlo sulla nostra direzione. AddioTremal-Naikdomani avrai nostrenuove.

- Partiremo domani seradunque?

- E molto tardise potrai trovare gli elefanti. Prendi peròdelle precauzioni per non venire seguito.

- Saprò ingannare le spie. Vuoi che Kammamuri ti accompagni?

- È inutilesiamo armati e la gettata è vicina.

Si abbracciarono nuovamentepoi Sandokan e Yanez scesero loscalone accompagnati da Kammamuri.

- State in guardia- disse il maharatto mentre apriva laporta.

- Non temere- rispose Sandokan. - Non siamo uomini dalasciarci sorprendere.

Appena fuorii due comandanti del praho levarono lepistole che tenevano nascoste nella larga fascia e le armarono.

- Apriamo gli occhiYanez- disse Sandokan.

- Li aprofratellino mioma confesso che non ci vedo al dilà della punta del mio naso. Mi pare di essere entro un'immensa botte dicatrame. Che bella notte per una imboscata!

Si fermarono qualche istante in mezzo alla viatendendo gliorecchipoirassicurati dal profondo silenzio che regnavasi diressero versola spianata di forte William.

Si tenevano però lontani dalle pareti delle case chefiancheggiavano la viae mentre l'uno guardava a destra l'altro guardava asinistra.

Ogni quindici o venti passi si fermavano per guardarsi allespalle e per ascoltare. Erano convinti di essere seguiti da qualcunoforsedall'uomo che Sandokan aveva veduto allontanarsi nel momento in cui Kammamuristava aprendo la porta del palazzo.

Tuttavia giunsero felicemente all'estremità della viasenzache nulla fosse avvenuto e sboccarono sulla spianata dove l'oscurità era menofitta.

- È là il fiume- disse Sandokan.

- L'odo- rispose Yanez.

Affrettarono il passo ma non erano ancora giunti a metàdella spianataquando ad un tratto caddero l'uno sull'altro.

- Ah! Canaglie! - gridò Sandokan. - Hanno teso un filo diferro!

Nel medesimo istante alcuni uomini che si tenevano appiattatifra le folte erbesi precipitarono sui due scorridori del mare facendofischiare in aria qualche cosa.

- Non alzartiSandokan! I lacci! - gridò Yanez.

Vi risposero due colpi di pistolasparati l'uno dietrol'altro.

Sandokan aveva fatto fuoco precipitosamentenel momento incui si sentiva colpire alle spalle da una palla di ferro o di piombo. Uno degliassalitori caddemandando un grido che subito si spense. I suoi compagni sigettarono a destra e a sinistra e scomparvero rapidamente fra le tenebreprendendo diverse direzioni.

Sui bastioni del forte William si udí una sentinella agridare:

- Chi va là?

Poi piú nulla.

Yanez e Sandokantemendo un ritorno offensivo degliassalitorinon si erano mossi.

- Se ne sono andati- disse finalmente il primonon vedendocomparire piú nessuno. - Non sono molto coraggiosi questi Thugsammesso chefossero veramente gli strangolatori di Suyodhana. Sono scappati come lepri aiprimi spari.

- L'agguato era stato ben preparato- rispose Sandokan. - Setardavo a scaricare le pistole ci strangolavano. È un filo d'acciaio che hannoteso per farci cadere.

- Andiamo a vedere se quel briccone è proprio morto.

- Non si muove piú.

- Può fingersi morto.

Si alzarono guardandosi intorno e tenendo in alto un braccioper tema di sentirsi imprigionare il collo da qualche altro laccioes'avanzarono verso l'uomo che giaceva disteso fra le erbecolle mani strettesul capo e le gambe ripiegate.

- Ha ricevuto una palla nel cranio- disse Sandokanvedendoche aveva il viso imbrattato di sangue.

- Che sia un thug?

- Kammamuri ci ha detto che quei settari hanno un tatuaggiosul petto.

- Portiamolo nella scialuppa.

- Taci!

Un fischio erasi udito in lontananzae un altro vi avevarisposto verso la via Durumtolah.

- Mio caro Yanez- disse Sandokan. - Alla baleniera e senzaperdere tempo. Avremo altre occasioni per osservare i tatuaggi dei Thugs.

Balzarono in piedisaltarono il filo d'acciaio e sidiressero rapidamente verso il fiumementre fra le tenebre echeggiava un terzofischio.

La baleniera era ormeggiata al medesimo posto e mezzoequipaggio era sulla gettata armato di fucili.

- Padrone- disse il timoniere scorgendo Sandokan- sietestato voi a far fuoco?

- SíRangary.

- L'avevo detto ai miei uomini che quegli spari erano dipistole di Mompracem. Stavo per accorrere in vostro aiuto.

- Non c'era bisogno- rispose Sandokan. - È venuto nessunoa ronzare attorno alla scialuppa?

- Nosignore.

- A bordotigrotti miei. È già molto tardi.

Fece accendere il fanale collocato a prora e la baleniera siallontanò.

Quasi nell'istesso momento un piccolo gonga che eranascosto dietro una pinassaancorata presso la gettata e montato da due uomininudi come vermi e unti di olio di coccosi staccava silenziosamente dalla rivafilando dietro la baleniera del praho.

 

 

 

Capitolo IV

IL «MANTI»

 

L'indomani Yanez e Sandokandopo d'aver dormito alcune orestavano sorbendo un'eccellente tazza di the; e mentre chiacchierando sugliavvenimenti della nottevidero entrare nel salotto il mastro dell'equipaggioun superbo malesetarchiato come un lottatore e dai muscoli enormi.

- Che cosa vuoiSambigliong? - chiese Sandokan che si eraalzato. - È giunto qualche messo di Tremal-Naik?

- Nocapitano. Vi è un indiano che chiede di salire abordo.

- Chi è?

- Un mantimi ha detto.

- Che cos'è questo manti?

- È una specie di stregone- disse Yanezche avendosoggiornato nella sua gioventú parecchi anni a Goane sapeva qualche cosa.

- Ti ha detto che cosa vuole quell'uomo? - chiese Sandokan.

- Che viene a compiere un sacrificio a Kalí-Ghât onde inumi dell'India ti siano propiziscadendo oggi la festa di quella divinità.

- Mandalo al diavolo.

- Vi osservocapitanoche egli è stato ricevuto anche abordo delle grab che ci stanno intorno e che è accompagnato da unpoliceman indigenoil quale mi ha detto di non rifiutare la sua visitase nonvogliamo avere dei fastidi.

- Facciamolo salireSandokan- disse Yanez. - Rispettiamo icostumi del paese.

- Che uomo è? - chiese il pirata.

- Un bel vecchiocapitanodall'aspetto maestoso.

- Fa' abbassare la scala.

Quando salirono poco dopo sulla toldail manti eragià a bordomentre invece il policeman indigeno era rimasto nel piccolo gongain compagnia di parecchi capretti che belavano lamentosamente.

Come Sambigliong aveva dettoquel medico e stregone ad untempoera un bel vecchio dalla pelle abbronzatai lineamenti un po' angolosigli occhi nerissimi che avevano uno strano splendore ed una lunga barba bianca.

Sulle bracciasul petto e sul ventre aveva delle righebianche e cosí pure sulla frontedistintivi dei seguaci di Sivai qualiadoperano le ceneri di sterco di vacca o ceneri raccolte sui luoghi ove sibruciano i cadaveri.

Il suo vestito si limitava a un semplice dootée chegli copriva appena i fianchi.

- Che cosa vuoi? - gli chiese Sandokanin inglese.

- Compiere il sacrificio della capra in onore di Kalí-Ghâtdi cui oggi scade la festa- rispose il manti nell'egual lingua.

- Noi non siamo indiani.

Il vecchio socchiuse gli occhi e fece un gesto di stupore.

- Chi siete dunque?

- Non occuparti di sapere chi noi siamo.

- Venite molto da lungi?

- Forse.

- Io compirò il sacrificio onde il tuo ritorno possa esserefelice. Nessun equipaggioanche stranierosi rifiuterebbe di lasciar compiereuna tale cerimonia a un manti che può gettare dei malefizi. Chiedilo alpoliceman che m'accompagna.

- Allora spicciati- disse Sandokan.

Il vecchio aveva portato con sé una capretta tutta nera eduna bisaccia di pelle dalla quale estrasse dapprima un pentolino che parevacontenesse del burroquindi due pezzi di legnouno piatto da una partecon unbuco nel mezzol'altro piú sottile e acuminato.

- Sono legni sacri- disse il mantimostrandoli aSandokan e a Yanez i quali seguivano con curiosità le mosse del vecchio.

Piantò quella specie di punteruolo nel bastone piattopoiservendosi d'una piccola correggia lo fece girare vertiginosamente.

- Pare che accenda il fuoco- disse Sandokan.

- Il fuoco sacro per il sacrificio- rispose Yanezsorridendo. - Quante barocche superstizioni e credenze hanno questi indiani!

Dopo mezzo minuto una fiamma scaturí dal buco e i due legnipresero fuoco ardendo rapidamente.

Il manti girò lentamente su se stesso curvandosiverso orientepoi a occidentequindi a mezzodí e finalmente a settentrionedicendo con voce solenne:

- Luci d'Indiadi Sourga e d'Agniche illuminate la terra eil cielorischiarate il sangue dell'olocausto che io offro a Kalí-Ghâte nonquello degli uomini che qui vedono. - Incrociò i due pezzi di legno sacrolasciando che si carbonizzasseropoi li depose su una lastra di rame e versòsu di essi un po' di burro contenuto nel pentolino.

Ravvivatasi la fiammail vecchio stregone prese il caprettoestrasse un coltello e con un rapido colpo lo decapitòlasciando che il sanguecolasse sui legni sacri.

Quando il sangue cessò di uscire e il fuoco fu spentoraccolse le ceneri diventate rossesi segnò la fronte e il mentoquindiavvicinatosi a Sandokan e a Yanez marcò la loro frontedicendo:

- Ora potete partire e tornare al vostro lontano paesesenzatemere le tempesteperché lo spirito d'Agni e la forza di Kalí-Ghât sono convoi.

- Hai finito? - chiese Sandokanporgendogli alcune rupie.

- Sísahib- rispose il vecchio fissando sullaTigre della Malesia i suoi occhi nerissiminei quali pareva splendesse unraggio soprannaturale. - Quando partirai?

- È già la seconda volta che tu mi rivolgi questa domanda- disse Sandokan. - Perché ti preme saperlo?

- È una domanda che io faccio sempre a tutti gli equipaggidelle navi. Addio sahib e che Siva unisca la sua possente protezione aquella di Agni e di Kalí-Ghât.

Prese il capretto e discese nel suo gongadove ilpoliceman indigeno lo aspettavaseduto sulla panchina di prorafumando unasigaretta di palma.

Il piccolo battello si staccò dalla scalama invece discendere il fiume dove vi erano altri moltissimi velierilo risalí passandosotto la poppa del praho.

Sandokan e Yanezche lo avevano seguito collo sguardovidero con loro sorpresa il manti abbandonare per un istante i remivolgersi vivamente a fissare gli occhi sul coronamento di poppadove in lettered'oro spiccava il nome della navequindi riprenderli e allontanarsivelocementescomparendo in mezzo alla moltitudine di velieri che ingombravanoil fiume.

Sandokan e Yanez si erano guardati l'un l'altrocome se unmedesimo pensiero fosse balenato nel loro cervello.

- Che cosa ne pensi tu di quel vecchio? - chieso Sandokan.

- Penso che quella barocca cerimonia è stata una scusa persalire a bordo e sapere chi noi siamo- rispose il portoghese che apparivaturbato.

- Il tuo sospetto è identico al mio.

- Sandokanche siamo stati giuocati?

- Non è possibile supporre che i Thugs sappiano già che noisiamo amici di Tremal-Naik e che siamo venuti qui per aiutarlo a ritrovare lapiccola Darma. Che siano demoni quegli uominio stregoni?.

- Non so che cosa dire- rispose Yanezche era diventatopensieroso. - Aspettiamo Kammamuri.

- Mi sembri inquietoYanez.

- E ne ho il motivo. Se i Thugs sanno ormai quali sono lenostre intenzioni e lo scopo del nostro viaggiotemo che avremo da fare condegli avversari formidabili.

- Forse ci siamo ingannatiYanez- disso Sandokan. - Quel mantipuò essere invece un povero diavolo che cerca di guadagnarsi qualche rupia coisuoi sacrifici piú o meno sciocchi.

- Purequella domanda ripetuta e quello sguardo dato al nomedella nostra navemi hanno profondamente impressionato.

- Che abbia corbellato anche quel policeman?

- Trovo anzi strana la presenza di quel poliziotto nel gongadel ciarlatano.

Sandokan rimase alcuni istanti silenziosopasseggiando sulcasseropoi avvicinandosi rapidamente al portoghese e prendendolo per unbracciogli disse:

- Yanezho un altro sospetto.

- E quale?

- Che fosse un thug truccato da poliziottoper meglioingannarci.

Il portoghese guardò Sandokan con sgomento.

- Lo credi? - chiese.

- E scommetterei il mio narghilé contro una delle tuesigarette che sei anche tu convinto che quell'uomo non era un vero policeman-disse Sandokan.

- Sífratellino mio: noi dobbiamo essere stati mistificatida gente piú furba di noi. Mio caro Sandokanla Tigre dell'India dà prova diesserealmeno finorapiú astuta di quella malese.

- Sípiú civilizzata questa indianamentre quella maleseè ancora selvaggia- disse Sandokansforzandosi a sorridere. - Bah!Prenderemo presto la nostra rivincita. D'altrondo quel briccone di mantiammesso che fosse veramente una spia di Suyodhananulla ha appreso dalle nostrelabbra e ignora ancora chi noi siamoper quale motivo noi ci troviamo qui e...

Si era bruscamente interrottoaccostandosi alle murate ditribordo. Pareva che seguisse qualche imbarcazione che scivolava fra le naviancorate in mezzo al fiume.

- Mi sembra d'aver veduto la scialuppa colla testa d'elefanteche ieri ci venne incontro con Kammamuri- disse. - È scomparsa dietro quelgruppo di pinasse e di grabma non tarderà a mostrarsi.

- Dovrebbe essere già qui- disse Yanez estraendo unmagnifico cronometro d'oro.

Salirono sul capo di banda tenendosi aggrappati alle griselledell'albero maestro e scorsero infatti un fylt' sciarrasomigliante aquello che la sera innanzi aveva condotto il maharatto a bordomanovrareabilmente e anche velocemente fra le navi.

Era montato da quattro remiganti e guidato da un uomo chepareva un mussulmano dell'India settentrionaledal costume che indossava.

- Che Kammamuri si sia camuffato? - chiese Sandokan. - Quellascialuppa si dirige verso di noi.

Infatti il fylt' sciarra uscito da quel caos dinaviglicorreva verso la Mariannarimontando velocemento la correnteche in quel luogo si faceva sentire pochissimoostacolata da tutti queigalleggianti che ne rompevano la violenza.

In pochi minuti giunse sotto il tribordo del prahoarrestandosi presso la scala.

Il mussulmano che lo guidava dopo d'aver scambiate alcuneparole coi remigantisalí rapidamente a bordoinchinandosi dinanzi a Yanez ea Sandokan che erano accorsi e che lo guardavano con sorpresa.

- Non mi riconoscete piúdunque? - chiese il nuovoarrivatoscoppiando in una risata. - Sono ben contentoperché allora potròingannare anche quei cani di Thugs.

- Ti faccio le mie felicitazionimio caro Kammamuri- disseYanez. - Se non facevi udire la tua voce stavo per dare l'ordine di rimandartinella tua scialuppa.

- Una truccatura magnifica- disse Sandokan. - Seiirriconoscibilemio bravo maharatto.

Il fedele servo di Tremal-Naik era diventato veramenteirriconoscibile e chiunque lo avrebbe scambiato per un maomettano di Agra o diDelhi.

Aveva lasciato il dootée e il dubgah pel kurtycostume che a prima vista rassomiglia a quello dei turchi e dei tartarisebbenesia un po' diverso perché la casacca è piú corta e aperta dal lato sinistroinvece che dal destroi calzoni piú ampi e anche il turbante d'altra formaessendo piú piatto sul davanti e piú rigonfio di dietro.

Per meglio completare l'illusioneil brav'uomo aveva fattosparire le linee che i seguaci di Visnú portano sulla fronte e si eraappiccicata una superba barba nera che gli dava un aspetto imponente.

- Ammirabile- ripeté Yanez. - Mi sembri un qualche santonedi ritorno dalla Mecca. Non ti mancherebbe che un po' di verde sul turbante.

- Credete che i Thugs mi possano riconoscere?

- A menoché non siano diavoli o stregoninessuno potrebbesospettare in te il maharatto di ieri.

- Le precauzioni sono necessariesignore. Anche stamane hoveduto ronzare attorno alla casa del padrone delle figure sospette.

- Che ti avranno seguito- disse Sandokan.

- Ho preso le mie precauzioni per far perdere le mie tracce espero di esserci riuscito. Ho lasciato la casa in un palanchino ben chiuso e misono fatto condurre allo Stranddove vi è sempre una folla straordinariascendendo dinanzi a un albergo.

La mia trasformazione l'ho compiuta colà e quando sonouscito nessuno mi ha riconosciutonemmeno i servi.

Il fylt' sciarra m'aspettava lontano dallo Strandsulquai della città neraquindi nessuno può avermi seguito.

- Bada! I Thugs sono assai furbi e ne abbiamo avuto la prova.Essi ormai sanno che noi siamo amici del tuo padrone e ci sorvegliano.

Il maharatto fece un gesto di spavento e divenne livido.

- È impossibile! - esclamò.

- Hanno già tentato di assassinarci quando uscimmo dalpalazzo di Tremal-Naik- disse Sandokan.

- Voi!

- Bah! Un attacco male riuscito che abbiamo ricambiato condue palledi cui una non andò perduta. Non è però quell'agguato che inquesto momento ci preoccupa. È una visita che ci fu fatta poco fa e che ci hamesso indosso dei gravi sospetti.

È venuto uno stregoneo qualche cosa di simileasacrificare una capra...

- Un manti- disse Yanez.

Kammamuri mandò un grido e impallidí maggiormente.

- Un mantiavete detto! - gridò.

- Lo conosceresti forse? - chiese Sandokancon inquietudine.

Il maharatto era rimasto mutoguardandoli con gli occhidilatati da un profondo terrore.

- Orsúparla- disse Yanez. - Che cosa significa lospavento che leggo nel tuo sguardo? Chi è quell'uomo? L'hai veduto anche tu?

- Come era? - chiese Kammamuri con voce strozzata.

- Altovecchiocon una lunga barba bianca e due occhinerissimi e splendentiche pareva avessero entro la pupilla due carboni.

- È lui! È lui!

- Spiegati.

- È lo stesso che è venuto due volte a casa del mio padronea compiere la cerimonia del putscie e che ho veduto aggirarsi altre duevolte nella viaguardando le nostre finestre. Síaltomagrocolla barbabianca e gli occhi fiammeggianti.

- Putscie! - esclamò Sandokan. - Che cosa vuoldire?... Spiegati meglioKammamuri; non siamo indiani.

- È una cerimonia che si compie nelle casein certe epocheper propiziarsi le divinitàe che consiste nell'aspergere le stanze di orinamista a sterco di mucca()nel gettare fiori di riso entro un secchiod'acquae nel bruciare molto burro messo entro lampade disposte intorno alrecipiente.

- E il manti l'ha compiuta nella casa del tuo padrone?- chiese Sandokan.

- Síquindici giorni or sono- rispose Kammamuri. - È lostesso che stamane è venuto quine sono sicuro. Quel miserabile è una spia diSuyodhana.

- Era accompagnato da un policeman indigeno?

- Da un policeman! - esclamò Kammamuri facendo un gesto distupore. - Da quando in qua la polizia scorta i manti o i bramini nelloro giro? Siete stati doppiamente burlati.

Kammamuri s'aspettava da parte della Tigre della Malesia unoscoppio d'irainvece il formidabile pirata non perdette un atomo della suacalmaanzi parve piú soddisfatto che malcontento.

- Benissimo- disse. - Ecco una burla da cui trarremo deivantaggi inapprezzabili. Riconosceresti ancora quell'uomomio bravo Kammamuri?

- Anche fra sei mesi.

- E anch'io. Hai portato le vesti che ti avevo raccomandato?

- Ne ho quattro casse nel fylt' sciarra.

- Che cosa vuoi farne Sandokan? - chiese Yanez.

- Il manti ci dirà se i Thugs sono tornati nella loroantica sede e se la piccola Darma si trova nascosta nei sotterranei di Rajmangal- rispose la Tigre della Malesia. - Ci era necessario un thug per farlocantare: lo abbiamo sottomano e per Allahcanterà ben alto.

Si tratta solo di scovarlo e non dispero.

- Calcutta è vasta e popolosaamico. Sarebbe come trovareun granello perduto in un deserto di sabbia.

- Forse è meno difficile di quello che credete- disse adun tratto Kammamuri. - Vi è una pagoda dedicata alla dea Kalínella cittàneradove i Thugs bazzicano e dove da tre giorni si festeggia Darma-Ragia e lasua sposa Drobidè. Non sarei sorpreso se ritrovassimo là il manti.

- Sarebbe una grande fortuna- disse Sandokan. - Quandocomincia la festa?

- Alla sera.

- Devi ritornare dal tuo padrone?

- Gli ho detto di non aspettarmi; d'altronde prima di domanmattina egli sarà qui. Ha deciso di rifugiarsi sul vostro praho ondepoter meglio agire senza essere spiato.

- Volevo proporglielo. Qui è al sicuro meglio che nel suopalazzo e poi la sua presenza può esserci necessaria.

Andiamo a pranzare poi faremo la nostra tolettaonde il mantinon ci possa riconoscere.

Non credevo di aver tanta fortuna in dodici ore. Se ilbriccone cade nelle nostre manidaremo il primo scacco all'amico Suyodhana. Ah!E gli elefanti?

- I servi del mio padrone sono già partiti per acquistarlie fra qualche giorno noi li possederemo.

- È necessario che i Thugs non ci vedano. Potrebberosospettare la nostra intenzione di recarci nelle jungle del sud.

- Hanno già avuto l'ordine di condurli in un bengalowche appartiene al mio padrone e che si trova nei pressi di Kharil'ultimaborgata delle Sunderbunds.

- Andiamo a pranzareamici la giornata non è stata perduta.

 

 

 

Capitolo V

LA FESTA DI DARMA-RAGIA

 

Il sole stava per tramontare dietro le alte cupole dellepagode della città neraquando la baleniera lasciò il prahorisalendoil fiume sotto la poderosa spinta di otto remimaneggiati da altrettantimalesiscelti fra i piú robusti dell'equipaggio.

A poppa stavano seduti KammamuriSandokan e Yaneztutti trecamuffati da mussulmani kolkarie Sambigliongil mastro della Mariannao meglio l'aiutante di campo del formidabile pirata.

Non avevano nessuna arma in vistama da un certorigonfiamento della casaccasi poteva supporre che fossero inveceformidabilmente muniti di bocche da fuoco e anche d'armi bianche.

La balenierache marciava rapidissimacosteggiò lo Stranddella città biancaossia inglesela via piú bella e piú frequentata diCalcuttache si prolunga fino alla spianata del forte William e che èfiancheggiata da palazzi e da giardini degni di Londra; poi filò dinanzi ai quaisdove si seguivano senza posa eleganti palazzine chiamate bengalowcinteda graziosi giardinie dopo una buona ora giunse di fronte alla città neralablack-town.

Mentre la città inglese non ha nulla da invidiare alle piúbelle capitali europeequesta non è altro che un ammasso immenso dicatapecchiecon pochi monumenti degni della grandiosa architettura indiana chesfolgora invece a Delhiad Agraa Benares ed altrove.

Dalle splendide palazzine inglesidai palazzi immensidainegozi sfolgoranti di lucedalle chiese anglicane ai teatriagli squaresdella città bianca si passa senza transizione alle capanne miserabiliallepagode semi-crollantiai bazar oscuri e fetentialle viuzze luride e fangose.

Tutto è rovinasporciziamiserianell'antica cittàindiana. Casupole o capanneparte di mattoni mal connessiparte costruite conpoche tavole inchiodate alla meglioche non hanno quasi mai piú d'un pianosiseguono per parecchi chilometrisenza ordinesenza regola alcunadivise soloda stradicciuole che sono pericolose a percorrersi di seranonostante lacontinua vigilanza dei policeman bianchi e indigeni.

Erano le otto di seraquando KammamuriYanezSandokan eSambigliong sbarcarono sul quai della città neraingombro in quelmomento di barche di pescatori e di pinasse provenienti dall'alto corsodel Gange.

Quantunque fosse un po' tardiuna certa animazione regnavasulle gettate.

Dalle pinasse sbarcarono numerosi indianiaccorsiprobabilmente dai villaggi vicini per assistere alla festa in onore diDarma-Ragiala quale doveva già essere cominciataudendosi in lontananza unfrastuono assordante di tam-tamdi tamburi di sitar e di mirdeng.

- Arriveremo in tempo per assistere alla danza del fuoco-disse Kammamuri a Sandokan. - Vi saranno molti piedi scottati questa seraperché è l'ultima e quindi la piú importante.

Si unirono alla folla sbarcata dalle pinasse che sirovesciava attraverso le viuzze fangose della cittàa malapena illuminate damezze noci di cocco sospese alle finestre delle casequasi ricolme di olio incui nuotava uno stoppino.

Lasciandosi portare da quell'onda di curiosidopo ventiminuti si trovarono in una vasta piazzailluminata da un gran numero di aste diferro piene di cotone imbevuto di materie resinosee chiusa da un lato da unavecchia pagoda d'antico stile indianoche s'innalzava in forma di piramidetronca con colonnatiteste d'elefantidivinità mostruose e animali anneritidal tempo.

La piazza era gremita di braminidi babúossia diborghesidi sudradi battellieri e di contadiniperò nel mezzo vi erauno spazio tenuto vuoto da alcuni drappelli di cipayesdove ardevanoimmensi bracieri che proiettavano intorno un calore piú che torrido.

- Che cosa si cucinerà su quei bracieri? - chiese Sandokanche s'apriva faticosamente il passo fra quella folla di curiosi e di fanatici.

- Dei piedisignore- rispose Kammamuri.

- Quali piedi? Di chi? Di elefanti forse? Ho udito raccontareche sono squisiti.

- Umanicapitano- disse il maharatto. - Vedrete chespettacolo; ma giacché non è ancora cominciato spingiamoci verso la pagodasepotremo giungervi: Quegli che cerchiamo possiamo trovarlo colà.

Facendo forza di gomitipoterono non senza fatica giungerealla base della gradinata che conduceva alla pagodama colà si videroarrestati da una vera muraglia umana che non era possibile sfondare.

Essendo però la terrazza che si estendeva dinanzi al tempioabbastanza elevatapotevano assistere egualmente alla cerimonia che si svolgevadinanzi alla statua della deacollocata davanti alla porta.

Tutte le pagode indiane hanno due statue che rappresentano lastessa divinità a cui il tempio è stato dedicato: una collocata all'esterno acui il popolo può presentare le sue offerte; l'altra interna a cui gliadoratori possono egualmente far pervenire i loro doni per mezzo dei sacerdotii quali si sono riserbato il diritto di poterla avvicinare da soli.

Ad essi spetta il lavarla col latte di vaccao coll'olio dicoccol'ornarla di fiori e farle unzioni durante le grandi cerimonie.

Il popolo dove accontentarsi di guardare l'idolo interno dalontanofelice di poter avere almeno un petalo dei fiori che l'ornano e che isacerdoti distribuiscono terminata la festa.

Intorno alle due statue di Darma-Ragia e di Drobidé suamoglieerano state accese un gran numero di fiaccolementre bande di suonatoripercuotevano con furore tamburi e tamburelli e laceravano gli orecchi coi suoniacutissimi dei gong e molte coppie di bajadere intrecciavano danzefacendo volteggiare in ariacon graziai loro veli trapunti in oro o inargento.

Kammamuri e i suoi compagni si fermarono alcuni minutigettando qua e là degli sguardi in mezzo alla follacolla speranza di scoprireil vecchio manti poidisperando di poterlo scovare fra quel mare diteste agitantisi burrascosamenteretrocessero verso il centro della piazza.

- Cerchiamo un buon posto presso i fuochi- aveva detto ilmaharatto a Sandokan.

- Sono certo che troveremo il vecchio stregone nel corteodella dea Kalí.

Se è veramente un thugcome abbiamo motivo dicrederevi prenderà parte.

- Non è la festa di Darma-Ragia? - chiese Yanez.

- È veroma essendo la pagoda dedicata a Kalíporterannoin giro anche la mostruosa statua di quella sanguinaria divinità.

Spingendo poderosamente a destra e a sinistrai quattrouomini poterono finalmente raggiungere il centro della piazzail quale eracoperto per un tratto considerevole di tizzoni ardentiche un nuvolo d'indianiravvivava servendosi di ventagli di foglie di palma.

- Sono per gli adoratori di Darma-Ragia queste brace? -chiese Yanez.

- Sí e vedrete come quei fanatici vi correranno sopra.

- Bel gusto ad abbrustolirsi le piante dei piedi.

- Ma guadagneranno il cailasson.

- Ossia? - chiese Sandokan.

- Il paradisosignore.

- Lo lascio volentieri a loro- rispose il piratasorridendo - preferisco conservare intatti i miei piedi.

Un fracasso indiavolato e un vivo ondeggiamento della follali avvertí che la processione usciva in quel momento dalla moscheapercondurre alla prova del fuoco i devoti.

Un profondo squarcio si era prodotto fra quella massa enormedi curiosi e di adoratori e una nuvola di danzatrici vi si era cacciata dentroseguita da drappelli di suonatori e di portatori di torce.

- Tenetevi tutti presso di me- aveva detto Kammamuri-soprattutto non perdiamo il posto.

Quantunque fossero stati dapprima travolti da quel movimentodisordinatoerano riusciti a rimettersi in prima filapresso il marginedell'immenso braciere.

La processione scese la gradinatae s'avanzò verso ilcentro della piazza sempre preceduta dalle bajadere e dai suonatori seguita dastormi di bramini salmodianti lodi in onore di Darma-Ragia e di Drobidè.

Seguivano le due statue delle divinitàl'una di pietra el'altra di rame doratocollocate su una specie di palanchino portato daparecchie dozzine di fedeli; poi l'orribile statua della dea Kalílaprotettrice della pagodain pietra azzurra e coperta di fiori.

La moglie del feroce Sivail dio sterminatoreraffiguravacome una donna negra con quattro bracciadi cui una brandiva una specie di dagae un'altra reggeva una testa mozza.

Una collana di teschi umani le scendeva fino ai piedi e unacintura di mani tagliate le stringeva i fianchimentre dalla bocca sporgeva lalingua che gli artisti indiani avevano dipinto in rosso onde ottenere un maggioreffetto.

Dinanzi le stava un gigante coricato ai suoi piedi ed aifianchi due figure di donnasmunte e smilzecoperte solo da una lungacapigliatura che scendeva fino alle loro ginocchia.

Una reggeva un cranio umano che teneva accostato alle labbracome se vi bevesse dentromentre un corvo pareva che attendessecol beccoapertoqualche goccia di sanguel'altra mordeva ferocemente un braccio umano euna volpe la guardava come se reclamasse la sua parte.

- È quella la dea dei Thugs? - chiese Sandokansottovoce.

- Sícapitano- rispose Kammamuri.

- Non potevano inventarne una piú spaventevole.

- È la dea delle stragi.

- La vedouna dea che fa paura.

- Aprite gli occhisignore. Se il manti è quisaràpresso la statua di Kalí. Forse sarà uno dei portatori.

- Sono tutti Thugs di Suyodhanaquelli che circondano ladea?

- Possono essere tali e questo sospetto mi è confermato daun'osservazione assai importante.

- Quale?.

- Che la maggior parte hanno il corpo coperto da una camiciamentre come vedetequasi tutti gli altri indiani sono semi-nudi e non prendonocura alcuna di nascondersi il petto.

- Per non mostrare il tatuaggioè vero?

- Sísignor Sandokane... Eccolo! È lui! Non m'eroingannato.

Il maharatto aveva stretto un braccio del piratamentrecoll'altro indicava un vecchio che marciava dinanzi alla statua delle divinitàsuonando uno strano istrumento formato da due zucche d'ineguale grossezzatroncate ad un quarto della mole e congiunte per mezzo d'un tubo di legno su cuierano tese delle corde: il bin degl'indiani.

Sandokan e Yanez avevano frenato un grido di sorpresa.

- È quell'uomo che è venuto a bordo del nostro praho- disse il primo.

- Ed è lo stesso che ha compiuto la cerimonia del putscienella casa del mio padrone- disse Kammamuri.

- Sí è il manti! - esclamò Yanez.

- Lo riconosci tu Sambigliong?

- È proprio quel vecchio che ha scannato il capretto-rispose il mastro della Marianna. - È impossibile ingannarsi.

- Amici- disse Sandokan- giacché la sorte ce lo ha fattoritrovarenon lasciamocelo sfuggire.

- Non lo perderò di vistacapitano- disse Sambigliong. -Lo seguiròanche sulla brace se voi lo desiderate.

- Gettiamoci in mezzo al corteo.

Con una spinta irresistibile sfondarono le prime file deglispettatori e si mescolarono ai devoti di Kalí che circondavano la statua.

Il manti non era che a pochi passi dinanzi a loro edessendo egli di statura molto altaera facile tenerlo d'occhio.

La processione fece il giro dell'immenso braciere fra unfrastuono assordantepoi si ammassò dinanzi alla pagodaformando una speciedi quadrilatero.

Sandokan ed i suoi amici avevano approfittato dellaconfusione per portarsi dietro al mantiil quale occupava la prima filaaccanto alla statua della dea Kalí che era stata deposta a terra.

A un cenno del capo dei bramini che aveva la direzione dellacerirnoniale bajadere sospesero le loro danzementre i suonatori posavano iloro strumenti.

Tosto una quarantina d'uomini mezzi nudiper la maggiorparte fakiriche tenevano in mano dei ventagli di foglie di palmasi feceroinnanzi avviandosi verso il braciere chealimentato da centinaia d'altriventagli maneggiati da robusti garzonifiammeggiava lanciando in aria densevolute di fumo soffocante.

Quei fanatici che si apprestavano a subire la prova del fuocoper scontare i loro peccati piú o meno immaginarinon sembravano affattospaventati dal pericolo che stavano per affrontare.

Si fermarono un momentoinvocando con urla selvagge laprotezione di Darma-Ragia e della sua sposasi stropicciarono la fronte collacenere caldapoi si precipitarono sui carboni ardenti a piedi nudimentre i tamtami tamburi e gl'istrumenti a fiato riprendevano la loro musicainfernale per coprire probabilmente le urla di dolore di quei disgraziati.

Alcuni attraversarono lo strato ardente di corsa; altriinvece a passo lentosenza dare prova alcuna di dolore. Eppure dovevano sentirei morsi atroci dei carboniperché i loro piedi fumavano e per l'aria siespandeva un nauseante odore di carne bruciata.

- Sono pazzicostoro! - non aveva potuto trattenersidall'esclamare Sandokan.

Udendo quella voceil manti che si trovava propriodinanzi al piratasi era rapidamente voltato.

I suoi occhi si fissarono per la durata d'un lampo suSandokan e sui suoi compagnipoi si volsero altrove senza che un grido o ungesto gli fosse sfuggito. Aveva riconosciuto i due comandanti del prahoanche sotto le loro vesti di mussulmani indi e anche Kammamuri? Oppure si eravoltato per pura combinazione?

Sandokan però aveva notato quello sguardo penetranteacutocome la punta d'un pugnale e aveva stretta una mano a Yanez che gli stavapressomormorandogli all'orecchioin lingua malese:

- Badiamo! Temo che ci abbia riconosciuti.

- Non credo- rispose il portoghese. - Non sarebbe cosítranquillo e avrebbe cercato subito di allontanarsi.

- Quel vecchio lí deve essere un furbo di prima forza. Seperò cerca di fuggire lo agguanto.

- Sei pazzofratellino mio? Siamo in mezzo a una folla difanatici e i pochi cipayes che si trovano qui non sarebbero capaci diproteggerci. Nosiamo prudenti. Qui non siamo in Malesia.

- Sia purema non me lo lascerò scappare ora che lo abbiamotrovato.

- Lo seguiremo e vedrai che in qualche luogo lo acciufferemomaprudenza mio caromolta prudenza o guasteremo tutto.

Intanto altre squadre di penitenti attraversavano ilbraciereincoraggiati dalle grida entusiastiche degli spettatori e dagliincitamenti dei sacerdoti i quali promettevano a quei fanatici gioie e felicitàinenarrabili nel cailasson.

Quei poveri diavoli giungevano quasi tutti all'estremitàopposta del braciere quasi asfissiati dalle vampate di calore e coi piedi cosírovinati da non potersi piú reggere.

Si guardavano però bene dal tradire i dolori atroci che limartirizzavano. Anzi si sforzavano di mostrarsi ilarie alcuniin preda aun'esaltazione incomprensibileritornavano sui carboni danzando furiosamente esaltando come belve in furore.

Sandokan e Yaneze anche i loro due compagni non siinteressavano che ben poco di quelle pazze corse attraverso i carboni.

La loro attenzione era quasi tutta concentrata sul manticome se avessero avuto paura di vederselo scomparire sotto gli occhi.

Il vecchio non si era piú voltatoanzi pareva ches'interessasse assai dei penitenti che si succedevano sempre in squadre piú omeno numerose. Che fosse poi completamente tranquillo vi era da dubitareperché di quando in quando si tergeva con un gesto nervoso il sudore che glicolava dalla fronte e si agitava come se si trovasse a disagio fra la folla chelo stringeva da tutte le parti.

Già la festa stava per finirequando Sandokan e Yanez cheerano i piú vicinilo videro alzare il bin eapprofittando d'unmomento in cui i suonatori si riposavanofece vibrare le corde adoperando soloquelle d'acciaioche diedero alcuni suoni stridenti e acutissimiche sipotevano udire benissimo in tutti gli angoli della piazza e che parveproducessero una certa emozione fra gli uomini che circondavano la statua diKalí.

Sandokan aveva urtato Yanez.

- Che cosa significano queste note? - gli chiese. - Che siaun segnale?

- Interroga Kammamuri.

Il maharattoa cui Yanez aveva rivolta la domandastava perrisponderequando verso la pagoda si udirono echeggiarefra il silenzio che inquel momento regnava fra la follaprosternata intorno alle divinitàtresquilli poderosi che pareva uscissero da una tromba.

Kammamuri aveva mandato un grido soffocato.

- Il ramsinga dei Thugs! Suona a morte! Signor Yanezsignor Sandokanfuggiamo. Sono certo che suona per noi.

- Chi fuggire? - chiese Sandokancon un sorriso superbo. -Noi?... Le tigri di Mompracem non mostrano le spalle. Vogliono battaglia?Ebbenenoi la daremoè vero Yanez?

- Per Giove! - rispose il portogheseaccendendotranquillamente una sigaretta. - Non siamo già venuti qui per assisteresolamente a delle cerimonie religiose.

- Capitano- disse Sambigliongcacciandosi una mano sottola casacca. - Volete che vi uccida quel vecchio?

- Adagiotigrotto mio- rispose Sandokan. - È vivo che mioccorre: della sua pelle non saprei che cosa farne.

- Quando me lo diretelo porterò via.

- Síma non qui. La festa è finita: amiciattenti alvecchio e preparate le armi. Avremo da divertirci un po'.

 

Capitolo VI

LA BAJADERA

 

La piazza a poco a poco si vuotavamentre i sacerdotiriportavano nella pagoda le statue di Kalídi Darma-Ragia e di Drobidèaccompagnati dai musicisti e dalle bajadere e da coloro che avevano subita laprova del fuoco.

Il manti accompagnò la statua fino dinanzi lagradinatasuonando il suo binma giunto colàinvece di salire nellapagodacon una mossa improvvisa si gettò fra un gruppo di personesperandoprobabilmente di sottrarsi alla vista dei quattro finti mussulmani.

Attraversò rapidamente il gruppopoi imboccò una viuzzache pareva girasse dietro la pagoda e si allontanò a passo di corsa.

Quella manovra non era però sfuggita né a Kammamurinéalle tigri di Mompracem.

Con altrettanta rapiditài quattro uomini avevano girato ilgruppo ed erano giunti allo sbocco della via ancora in tempo per scorgere il mantiil quale si teneva rasente i muri delle case.

- Addosso! - aveva esclamato Sandokan. - Non lasciamoceloscappare di mano.

La viastretta e fangosa era deserta e per di piúoscurissima non essendovi alcuna veranda illuminata. Le tre tigri di Mompracem eKammamuri affrettavano il passo per non perdere di vista il manti.

Non volevano assalirlo subitoessendo ancora troppo vicinialla piazza. Un grido poteva far accorrere delle personefors'anche i settariche portavano la statua di Kalí i quali non dovevano ancora essersi allontanatidalla pagoda.

Il manti allungava sempre il passoma anchegl'inseguitori non perdevano terrenoanzi ne guadagnavano a ogni momentoquantunque non corressero.

Erano già lontani due o trecento passi dalla pagodaquandoimprovvisamente da una viuzza laterale videro irrompere un drappello di bajaderemunite di cimbali e di larghe fasce di seta azzurrascortate da due ragazzi cheportavano due fiaccole.

Erano una trentinatutte belle e giovanidagli occhi difuococoi lunghi capelli neri ondeggianti sulle spallecoperte di mussoletrasparenti e adorne di braccialetti e di collane d'oro.

In una mano tenevano un piccolo tamburellonell'altra inveceuna larga fascia di seta leggerissima che facevano ondeggiare in aria conrapidità fantastica.

In un baleno tutte quelle belle fanciulleche parevano inpreda a una pazza allegriaavevano circondati i quattro uomini danzandoturbinosamente intorno a loro e agitando sempre le fasce ben in altocome seavessero cercato d'impedire che scorgessero il manti.

Sandokan aveva subito gridato:

- Largofanciulle! Abbiamo fretta!

Le bajadere avevano risposto con una risata clamorosa einvece di lasciare il posto si erano maggiormente strette contro le tigri diMompracem e Kammamuriavviluppandoli cosí bene da impedire di fare un passoinnanzi.

- Sgombrate! - tuonò Sandokanche cominciava a perdere lapazienza e che ormai non vedeva piú il manti attraverso a tutte quelleciarpe che svolazzavano sempre.

- Sfonda le linee o il briccone ci scapperà! - gridò Yanez.- Queste ragazze cercano di salvarlo.

Stavano per avventarsi contro le bajaderequando le videroabbassarsi bruscamente lasciando cadere le ciarpe e scorsero dietro di esse unadozzina d'uomini che facevano volteggiare in aria i lacci ed i fazzoletti diseta nera colla palla di piombo dei Thugs.

Le danzatriciagill come giovani panteresgusciarono disotto le braccia degli uominigettandosi a destra ed a sinistra onde nonintralciarli nel loro attacco.

Sandokan aveva mandato un urlo di furore.

- I Thugs! Addossoper la morte d'Allah!...

Con rapidità fulminea aveva estratta una corta scimitarrache teneva celata nell'alta fascia ed una lunga pistola a doppia canna.

Tagliò tre o quattro lacci che stavano per piombargliaddossopoi scaricò a brucia-pelo i due colpi della sua pistola contro gliuomini che stavano dinanzigettandone a terra due.

Nel medesimo istante YanezSambigliong e il maharattoriavutisi prontamente dallo stuporecaricavano a loro volta colle scimitarre inpugnoscaricando contemporaneamente le loro pistole.

I Thugs non opposero resistenza. Dopo d'aver tentatomainvanodi lanciare i loro fazzolettisi sbandarono dinanzi a quella caricafulmineafuggendo a rompicolloassieme alle bajadere che non erano meno lestedegli uomini.

Sulla via non erano rimasti che quattro morti e una delletorce gettata da uno dei due fanciulli che accompagnavano le danzatrici.

­- Saccaroa! - esclamò Sandokan. - Ancora una voltasiamo stati giuocati! Ed il manti intanto è scomparso!

- Un bell'agguato in fede mia- disse Yanezriponendotranquillamente le armi nella fascia.

- Non credevo che quelle belle fanciulle fossero alleate conquei bricconi di strangolatori. Le furbe! Facevano volteggiare le ciarpe perimpedire a noi di scorgere i Thugs che s'avanzavano a passi di lupo. L'avventuraè comica.

- E per poco non finiva tragicamentemio caro Yanez. Mihanno percosso il collo due volte colle palle di piombo e credevo di sentirmi daun momento all'altro strangolare. Che cosa ne diciKammamuri?

- Dico che il manti ha approfittato per scapparci dimano.

- Non è un imbecille costui!

- Se lo inseguissimo? - disse Sambigliong. - Forse non èmolto lontano.

- A quest'ora chissà dove si sarà rifugiato. Orsúlapartita è perduta e non ci rimane che tornare al nostro praho- disseSandokan.

- E andarcene a dormire- aggiunse Yanez.

- Oh! Lo ritroveremo quel vecchio volpone- disse la Tigredella Malesiastringendo le pugna. - Quell'uomo ci è necessariospecialmenteora che sappiamo essere un thug. Non lasceremo Calcutta finché nonl'avremo preso.

- In marciaSandokan. Non spira buon'aria per noi e i Thugspossono tornare alla carica o prepararci un altro agguato.

Sandokan raccolse la torcia abbandonata da uno dei duefanciulli e che non si era spenta ancora. Stava per mettersi in cammino quandoun gemito attrasse la sua attenzione.

- Vi è qualcuno da finire- disseestraendo la scimitarra.

- O da raccogliere invece? - chiese Yanez. - Un prigionierosarebbe preziosissimo.

- È veroamico mio.

Il gemito si era fatto nuovamente udire.

Veniva dall'angolo della viuzza lateraleda dove eranosbucate le bajadere.

- Rimanete qui a vegliare e ricaricate le pistole- disseSandokanrivolgendosi a Kammamuri e a Sambigliong.

Si diresse verso la viuzza seguito da Yanez e vide stesa aterracontro la parete d'una casauna bajadera la quale tentavama invanodirialzarsi.

Era una bellissima giovanedalla pelle leggermenteabbronzatai lineamenti dolci e finicogli occhi nerissimi e i capelli lunghiintrecciati con fiori di mussenda e nastrini di seta azzurra.

Uno splendido costume copriva il suo corpo sottile come ungiuncopur essendo squisitamente modellatotutto di seta rosacon guarnizionidi perlee che finiva in un paio di calzoncini che scendevano fino alla nocedei piedi.

La povera fanciulla doveva aver ricevuto una palla nel pettopoiché una macchia di sangue si allargava sopra il sottile busto di legnodorato che le racchiudeva il corpo.

Vedendo apparire le due tigri di Mompracemla fanciulla sicoprí il viso con una manomormorando:

- Grazia...

- Ah! La bella fanciulla! - esclamò Yanozcolpito dallagraziosa espressione di quel viso. - Sono ben fortunati i Thugs per avere delledanzatrici cosí graziose.

- Non temere- disse Sandokancurvandosi sulla bajadera eaccostando la torcia per meglio osservarla. - Noi non uccidiamo le donne. Dovesei ferita?

- Qua... al petto... sahib... Una... palla...

- Vediamo: ce ne intendiamo noi di ferite e all'occorrenzasappiamo anche curarle e forse meglio dei vostri medici.

Una palla aveva colpito la giovane al fianco sinistro.Fortunatamente invece di penetrare in cavitàera solamente strisciata soprauna costolaproducendo come uno strappo piú doloroso che pericoloso.

- Fra otto giorni potrai essere guaritafanciulla mia-disse Sandokan. - Non si tratta che di arrestare il sangue che fugge in grancopia.

Trasse di tasca un fazzoletto di finissima tela e lo legòstrettamente al petto della danzatricepoi le riallacciò il bustodicendo:

- Per ora basterà. Dove vuoi che ti riconduciamo? Non siamoamici dei Thugs e credo che essi non torneranno certo a raccoglierti.

La giovane non rispose. Guardava ora Sandokan e ora Yanezcoi suoi begli occhi nerissimi e pieni di splendoreprobabilmente stupita chequei due uomini che aveva cercato di perdereinvece di finirla la curassero.

- Rispondi- disse Sandokan. - Avrai una casauna famigliaqualcuno infine che si occuperà di te.

- Portami con tesahib- disse finalmente labajadera con voce tremula. - Non ricondurmi dai Thugs. Quegli uomini mi fannopaura.

- Sandokan- disse Yanezche non aveva mai staccato nemmenoper un solo istantegli occhi dalla danzatrice. - Questa fanciulla può esserciutile e darci delle informazioni preziose. Portiamola a bordo della Marianna.

- Hai ragione: Sambigliong!.

- Eccomicapitano- rispose il maleseaccorrendo.

- Prendi questa fanciulla e seguici. Bada che è ferita alpetto.

Il malese prese fra le robuste braccia la danzatricefacendole posare sul proprio petto la testa.

- Andiamo- disse Sandokanriprendendo la torcia. - In manole pistole e aprite bene gli occhi.

Attraversarono parecchie vie e viuzzesenza incontrarenessun essere viventee verso l'una del mattino giungevano sulla riva delfiume.

La baleniera era a pochi passiguardata dai malesi.

Sandokan fece collocare a poppa la bajadera dalle cui labbranon era piú uscito alcun lamentopiantò la torcia sulla prora e diede ilsegnale della partenza.

Yanez si era seduto sull'ultima pancadi fronte alla giovanee la osservava attentamenteammirandoinvolontariamente forsela bellezza diquel viso e la luce profonda di quegli occhi nerissimiscintillanti comecarboncini.

- Per Giove! - mormorava fra sé. - Non ho mai veduto unafanciulla cosí bella. Come si trovava fra le mani di quei sanguinari settari?

Sandokan quasi avesse indovinato il pensiero del suo amicosi era rivolto alla fanciulla che gli sedeva presso.

- Sei anche tu una seguace di Kalí? - le chiese.

La bajadera scosse il caposorridendo tristemente.

- Come mai ti trovavi allora assieme con quei bricconi?

- Mi hanno comperata dopo la distruzione della mia famiglia- rispose la danzatrice.

- Per fare di te una bajadera?

- Le danzatrici sono necessarie nelle cerimonie religiose.

- Dove abitavi?

- Nella pagodasahib.

- Ci stavi volentieri?

- Noe come hai veduto ho preferito seguirti piuttosto chetornare nella pagoda dove si compiono dei misteri atroci per soddisfarel'insaziabile sete di sangue della dea.

- A quale scopo avevano mandato te e le tue compagne controdi noi?

- Per impedirvi di seguire il manti.

- Ah! Tu conosci quello stregone? - chiese Sandokan.

- Sísahib.

- È un capo dei Thugs?

La fanciulla lo guardò senza rispondere. Una profondaangoscia si era diffusa sul suo bel viso.

- Parla- comandò Sandokan.

- I Thugs uccidono chi tradisce i loro segretisahib- rispose la fanciulla con voce tremante.

- Sei fra persone che sapranno difenderti contro tutti iThugs dell'India. Parla: voglio sapere chi è quell'uomo che noi abbiamo invanoinseguito e che pur ci è tanto necessario.

- Siete nemici degli strangolatorivoi?

- Siamo venuti in India per muovere loro guerra- disseSandokan- e punirli dei loro misfatti.

- Sono cattiviè vero- rispose la fanciulla. - Non sonoche degli assassini.

- Dimmi dunque chi è quel manti.

- L'anima dannata del capo dei Thugs.

- Di Suyodhana! - esclamarono ad una voce Yanez e Sandokan.

- Voi lo conoscete?

- Nosperiamo di conoscerlo e molto presto- disseSandokan. - Yanezquell'uomo ci è piú che mai necessario e non andremo nelleSunderbunds senza averlo prima catturato.

Parlerà il vecchiote lo assicurodovessi strappargli leconfessioni coi piú atroci tormenti.

La bajadera guardava la Tigre della Malesia con spaventomisto a una profonda ammirazione e certo si chiedeva in cuor suo chi potevaessere quell'uomo cosí audace da sfidare la potenza dei formidabili settari diKalí.

- Sí- disse Yanez. - Quell'uomo ci è necessario. Ma tufanciullanon sai dirci dove hanno il loro covo i Thugs? Si dice che sianotornati nei sotterranei di Rajmangal. È vero?

- Lo ignoro sahib bianco- rispose la bajadera. - Houdito a parlare del ritorno del «padre delle sacre acque del Gange»ma non sodove egli possa trovarsise nella jungla delle Sunderbunds o altrove.

- Sei mai stata tu in quei sotterranei? - chiese Sandokan.

- Vi ho compiuta là dentro la mia educazione di bajadera-rispose la giovane- poi mi hanno destinata alla pagoda di Kalí e diDarma-Ragia.

- Non sai dove potremmo trovare il manti? Abita nellapagoda o in qualche altro luogo?

- Nella pagoda non l'ho veduto che poche volte... Ah! Sívoi potreste rivederlo e presto.

- Dove? - chiesero Yanez e Sandokan a un tempo.

- Fra tre giorni si compiràsulle rive del Gangeun oni-gomona cui devono prendere parte le bajadere e le nartachi della pagoda diKalí ed il manti certo non vi mancherà.

- Che cos'è questo oni-gomon? - chieseSandokan.

- Si brucerà la vedova di Rangi-Nin sul cadavere del maritoil quale era uno dei capi dei Thugs.

- Viva?

- Vivasahib.

- E la polizia anglo-indiana lo permetterà?

- Nessuno andrà ad informarla.

- Credevo che quegli orribili sacrifici non si compisseropiú.

- Il numero è ancora assai grandenon ostante laproibizione degli inglesi. Se ne bruciano ancora molte delle vedovesulle rivedel Gange.

- Conosci il luogo ove verrà arso il cadavere e la donna?

- Si trova all'estremità d'una junglapresso una vecchiapagoda rovinatae che era anticamente dedicata a Kalí.

- E credi che il manti interverrà alla lugubrecerimonia?

- Sísahib.

- Fra tre giorni tu potrai camminare e ci condurrai colà.Tenderemo al manti un agguato e vedremo se riuscirà ancora a sfuggirci.Mio caro Yanezdecisamente noi siamo fortunati.

In quel momento la baleniera giungeva sotto la poppa del praho.

- Giú la scala! - gridò Sandokan agli uomini di guardia.

Salí rapidamente sulla tolda e cadde fra le braccia d'unuomo che lo attendeva sulla cima della scala.

- Tremal-Naik! - esclamò il formidabile capo dei pirati.

- Che ti aspettava ansiosamente- rispose l'indiano.

- Buone nuoveamico mionon abbiamo perduto il nostrotempo.

Seguimi nella cabina.

 

Capitolo VII

UN DRAMMA INDIANO

 

La giovane bajaderache era stata trasportata in una dellecabine del quadro e medicata prontamente da Yanez e da Sandokantre giorni dopoerase non completamente guaritaalmeno in grado di condurre i suoi protettorialla vecchia pagoda dove doveva aver luogo l'oni-gomon.

Durante quei tre giorni si era mostrata sempre contentissimadi trovarsi in quella comoda ed elegante cabina e fra quei nuovi protettorideiquali aveva subito abbracciata con entusiasmo la causafornendoli di preziosiparticolari sulla sanguinosa associazione dei Thugs. Non aveva però potuto direnulla della nuova «Vergine della pagoda»la piccola Darmadella quale finoallora non aveva mai udito parlare. Dimostrava poi una speciale riconoscenza pelsahib biancocome chiamava il flemmatico Yanez che si era creato suoinfermiere e che amava volentieri parlare con leila quale si spiegava in uninglese perfettociò che dimostrava una educazione elevata e piuttosto rarafra le bajadere.

Quella cosa aveva anzi colpito anche Tremal-Naikche nellasua qualità d'indiano e soprattutto di bengaleseconosceva meglio d'ogni altrole danzatrici del suo paese.

- Questa fanciulla- aveva detto a Yanez e a Sandokan-deve avere appartenuto a qualche alta casta. La finezza dei suoi lineamentilatinta quasi bianca della sua pelle e la piccolezza delle sue mani e dei suoipiedilo indicano.

- Cercherò d'interrogarla- aveva risposto Yanez- deveesservi lí sotto qualche istoria interessante.

Nel pomeriggiomentre Sandokan e Tremal-Naik sceglievano gliuomini che dovevano prendere parte alla spedizioneYanez era disceso nel quadroper visitare la ferita.

La fanciulla pareva che non provasse piú alcun dolore.Coricata su una comoda e soffice poltronasembrava immersa in un dolce sognoagiudicarla dal sorriso che le coronava le piccole e rosse labbra e dalladolcezza dei suoi occhi.

Vedendo comparire il sahib biancosi era levataappoggiandosi alla spalliera e fissando su di lui uno sguardo penetrante.

- Il sahib bianco mi fa piacerequando lo vedo-disse con voce armoniosa. - È prima a lui che al sahib abbronzato chedevo la libertà e fors'anche la vita.

- Il sahib bronzinocome tu lo chiami- risposeYanez sorridendo- è buono e forse piú di me. Devi l'una e l'altra cosa adentrambi. Come va la tua feritafanciulla?

- Non provo piú alcun doloredopo che le tue manisahibl'hanno medicata.

- Sai che tu non ci hai detto ancora il tuo nome? - disseYanez.

- Lo vuoi saperesahib? - chiese la bajadera. - Michiamo Surama.

- Sei del Bengala?

- Nosahib. Sono assamesedel Goalpara.

- Mi hai detto che la tua famiglia è stata distrutta.

La fronte della fanciulla a quelle parole si era offuscatamentre i suoi occhi si coprivano d'un velo di profonda tristezza.

Stette un momento silenziosapoi disse con voce tetra:

- È vero.

- Dai Thugs?

- No.

- Dagli inglesi?

Surama scosse il capoquindi riprese con voce piú triste:

- Mio padre era zio del rajah di Goalpara e capo d'una tribúdi kotteriossia di guerrieri.

- Ciò non mi spiega chi ha sterminata la tua famiglia.

- Il rajah- rispose Surama- in uno dei suoi momenti difollia.

Stette alcuni istanti silenziosacome se aspettasse qualchealtra domanda del sahib biancopoi disse:

- Ero allora una bambinapoiché non avevo che otto annieppure l'orribile scena me la vedo ancora dinanzi agli occhicome fosseavvenuta ieri.

Mio padreal pari di tutti gli altri parentiera venuto insospetto al rajahsuo nipote- il quale si era fisso in capo che tutticongiurassero contro di lui per carpirgli la corona e dividersi le immensericchezze che possedeva- perciò amava vivere lontano dalla cortefra le sueselvagge montagne.

Correva allora voce che il rajah dedito a tutti i vizi e inpreda ad una continua ubriachezzacommettesse di frequente delle vere atrocitàcontro i suoi servi e contro i suoi stessi parenti che vivevano a corte.

Mi ricordo che mio padre m'aveva un giorno narrato che quelmostro aveva assassinato perfino il suo primo ministro e pel semplice motivod'aver tentato d'impedirgli di scannare un povero servo che inavvertentamentegli aveva lasciato cadere una goccia di vino sul vestito.

- Doveva essere una specie di Nerone- disse Yanez chel'ascoltava con vivo interesse.

- Essendo la carestia piombata sull'Assami bramini e i gurusossia sacerdoti di Sivaindussero il rajah a dare una grandiosa cerimoniareligiosa per cercare di placare la collera delle divinità.

Il principe vi annuí di buon grado e volle che viassistessero tutti i suoi pareri che vivevano disseminati nel suo stato. Miopadre era compreso nel numero degli invitatie non sospettando menomamentel'orribile disegno che quel mostro maturava nel suo cervellomi condusse nellacapitale assieme a mia madre ed ai miei due fratelli.

Fummo ricevuti cogli onori dovuti al nostro grado ealloggiati nel palazzo reale.

Compiuta la cerimonia religiosail rajah diede a tutti iparenti un banchetto grandiosodurante il quale bevve fuor di misura. Quelmiserabile cercava di eccitarsiprima di compiere la strage meditata forse dalungo tempo.

Essendo io troppo piccinane ero stata dispensata em'avevano lasciata a trastullarmi su una delle terrazze del palazzo assieme adaltre fanciulle.

Era quasi il tramontoquando udii improvvisamente un colpodi fucileseguito poco dopo da un secondo e da un urlo di angoscia e diterrore.

Mi precipitai verso una terrazza che prospettava nel cortiled'onore del palazzo e vidi una scena orribile che non scorderò giammaidovessivivere mille anni...

La giovane si era interrottacome se la voce le fosseimprovvisamente mancataguardando Yanez con gli occhi dilatati e pieni diterrore.

Un tremito convulso agitava il suo corpomentre deisinghiozzi soffocati le morivano sulle labbra.

- Continua fanciulla- le disse Yanez dolcemente.

- Sono passati cinque anni- riprese Suramadopo qualcheminuto - eppuredurante le notti insonnirivedo sempre quella scenaterrificantecome fosse avvenuta il giorno innanzi.

Il rajah era ritto su un terrazzinocogli occhi schizzantidalle orbitei lineamenti sconvolticon una carabina in mano ancora fumantecircondato dai suoi ministri che gli porgevano continuamente da bere non soquale bevanda infernalementre nel cortile fuggivano all'impazzata uominidonne e fanciulli gettando clamori orribili: erano i parenti del principe.

Il miserabile aveva fatto chiudere tutte le porte del cortilee li fucilava a brucia-pelourlando come un pazzo:

“Morite tutti! Voglio che scompaiano questi avidi mostriche insidiano il mio trono e che congiurano per impadronirsi delle miericchezze! Da beredatemi da bere o vi faccio decapitare!...”.

I ministriatterriticontinuavano a riempirgli la tazza cheegli trangugiava d'un fiatopoi ricominciava a sparare su quella massa didisgraziatiche invano supplicavano di risparmiarli.

I colpi si succedevano ai colpiperché quel maniaco furiososi era fatto portare sulla terrazza parecchie carabine che i suoi ufficiali siaffrettavano a ricaricare e a porgergli. Ora cadeva un uomo colla testafracassataora una donna col petto attraversato da una pallaora inveceunfanciullo o una fanciullapoiché il rajah non risparmiava nessuno.

Cosí vidi cadere successivamente mio padrea cui unproiettile aveva fracassato la colonna vertebralepoi mia madre colpita inmezzo alla frontepoi i miei due fratellipoi molti altri ancora. Trentasetteerano i parenti del mostro e dieci minuti dopo trentasei giacevano sparsi per ilcortile fra un vero lago di sangue.

Solo era sfuggito uno dei fratelli del principequantunquefosse stato fatto segno a tre colpi di carabina. Quel disgraziatoche balzavacome una giovane tigre per impedire al fratello di prenderlo di miragridavadisperatamente:

“Fammi grazia della vita ed io abbandono il tuo stato. Sonofiglio di tuo padre! Tu non hai il diritto di uccidermi!”

Il rajahsordo a quelle grida disperategli sparò ancoracontro due colpi senza riuscire a coglierlopoi preso forse da un subitaneopentimentoabbassò la carabina che un ufficiale gli aveva sportagridando alfuggiasco:

“Se è vero che tu abbandonerai per sempre i miei statitifo grazia della vita a una condizione”.

“Sono pronto ad accettare tutto quello che vorrai”rispose il giovane principe.

“Io getterò in aria una rupia; se tu la colpirai collapalla di questa carabinati lascerò partire pel Bengala senza farti alcunmale.”

“Accetto”rispose il giovane.

Il rajah gli gettò la carabina che il fratello prese alvolo.

“Ti avverto”gli urlò il pazzo“che se manchi lamoneta subirai la medesima sorte degli altri.”

“Gettala!”

Il rajah fece volare in aria una rupia. S'udí uno sparoenon fu bucata la monetabensí il petto dell'assassino.

Sindhiatale era il nome del giovane principeinvece di farfuoco sulla moneta aveva voltata rapidamente l'arma contro il pazzo e l'avevafulminato spaccandogli il cuore.

I ministri e gli ufficiali si prosternarono dinanzi algiovane che aveva liberato lo stato da quel mostro e senz'altro lo acclamaronorajah.

Quando seppe che anch'io ero sfuggita alla mortequell'uomoche doveva avere l'animo non meno perverso del fratelloinvece di farmiricondurre fra le tribú devote a mio padremi fece segretamente vendere a deiThugs che percorrevano il paese per procurarsi delle bajadere e s'impadronísenza vergognadi tutti i miei beni.

Fui condotta nei sotterranei di Rajmangal dove compii la miaeducazione di bajaderapoi assegnata alla pagoda di Kalí e di Darma-Ragia.

Ecco la mia storiasahib bianco. So che ero natapresso i gradini d'un tronoora non sono che una miserabile danzatrice.

- Che dramma terribile! - disse una voce.

Yanez e Surama si volsero. Sandokan e Tremal-Naik eranoentrati silenziosamente nella cabinae da qualche minuto ascoltavano la giovanedanzatrice.

- Povera fanciulla! - disse Sandokanavvicinandosi a lei. -Non eri certo nata sotto una buona stellama noi penseremo al tuo avvenire. LaTigre della Malesia non abbandona gli amici.

- Voi siete buoni- rispose Suramala cui voce ancoratremava.

- Tu non tornerai mai piú fra i Thugsné sarai piú unadanzatrice. Ormai sei sotto la nostra protezione.

Poi cambiando bruscamente tono:

- Che tu sappiafanciullai Thugs posseggono delle navi?

- Non lo sosahib - rispose la fanciulla. - Hovedutoquand'ero a Rajmangaldelle scialuppe navigare sui canali delleSunderbundsma navi mai.

- Perché questa domandaSandokan? - chiese Yanez.

- Sono giunte or ora due grab e si sono ancoratepresso di noi.

- Che cosa vi trovi di straordinario?

- Quelle due navi sono montate da equipaggi troppo numerosi emi hanno un'aria sospetta.

- Ed a me hanno fatto la stessa impressione- disseTremal-Naik. - Quei miriam() che portano a poppa non li ho mai veduti néa bordo delle grabné delle pariah.

- Le terremo d'occhio- rispose Yanez. - Potreste peròanche ingannarvi. Sono cariche?

- No- disse Sandokan.

- Ammettendo anche che possano appartenere ai Thugsnullapotrebbero tentare contro di noialmeno finché siamo sotto le artiglierie delforte William.

Accontentiamoci di sorvegliarle e occupiamoci della nostraspedizione. Surama può camminare e condurci alla vecchia pagoda. È verofanciulla?

- Sísahib: io posso condurvi.

- Dovremo risalire il fiume per molte ore? - chiese Sandokan.

- La pagoda si trova a sette o a otto miglia dagli ultimisobborghi della città nera.

- Sono già le sei; possiamo partire per sceglierci il postoprima che giungano i Thugs. Le due scialuppe sono pronte e i fucili nascostisotto i banchi. Andiamo.

Porse a Surama un largo mantello di seta oscura fornito dicappuccio e salirono tutti in coperta.

Le due scialuppe erano già state calate e ventiquattrouominiscelti fra i malesi e i dayachiavevano occupato i banchi.

- Le vedi? - chiese Sandokan a Yanezindicandogli le due grabche avevano gettato le ancore a pochi passi dal prahouna a babordo el'altra a tribordo.

Il portoghese le guardò di sfuggita. Erano due solidivelieriun po' meno grossi della Mariannacolla prora a puntatrealberi altissimila poppa assai elevata e che portavano grandi vele latinechenon erano state ancora calate sul ponte.

I marinaitutti indianiche in quel momento erano occupatiad allontanare le catene per meglio assicurare l'ancoraggioerano infattitroppo numerosi per velieri cosí piccoli e cosí maneggiabili.

- Può darsi che abbiano qualche cosa di sospetto quellenavi- disse Yanez. - Ma per ora non occupiamoci di loroné preoccupiamoci.

Scesero nella scialuppa maggiore e presero rapidamente illargoseguiti dall'altra che era guidata da Tremal-Naik e da Sambigliong.

Passarono rapidi come frecce attraverso ai naviglipoidinanzi alla città biancaquindi alla nera e continuarono la loro corsa versoil settentrioneseguendo i serpeggiamenti del sacro fiume.

Due ore dopoSurama additava a Yanez ed a Sandokan unaspecie di piramide tronca che s'alzava sulla riva destrain mezzo a unboschetto di cocchi il quale confinava con una jungla formata di bambúgiganteschi.

Si trovavano in un luogo assolutamente desertonon essendovisulle due rive né capanne e nemmeno barche ancorate.

Solamente alcune dozzine di marabú passeggiavano gravementefra i paletuvieriborbottando e aprendo di quando in quando i loro becchimostruosi in forma d'imbuto.

Dopo essersi ben assicurati che non vi fosse nessunoiventiquattro pirati ed i loro capi presero terralevando le carabine che finoad allora avevano tenute celate.

- Nascondete le scialuppe sotto i paletuvieri- disseSandokan- e che quattro uomini rimangano qui di guardia. Avanti gli altri.

- Surama- disse Yanez- vuoi che ti faccia portare dainostri uomini?

- Non ne ho bisognosahib bianco- rispose lagiovane.

- Quando deve aver luogo l'oni-gomon?

- Verso la mezzanotte.

- Abbiamo un'ora di vantaggio e ci basterà per tenderel'agguato al manti.

Si misero in cammino inoltrandosi sotto il boschetto dicocchi e venti minuti dopo giungevano su una spianata su cui sorgeva la vecchiapagodagià quasi tutta caduta in rovinaad eccezione della piramide centrale.

- Nascondiamoci lí dentro- disse Sandokanscorgendo unaporta.

Stavano per varcarlaquando scorsero verso la jungla deipunti luminosi che pareva si dirigessero precisamente verso la pagoda.

- I Thugs! - esclamò Surama.

- Dentro- comandò Sandokanprecipitandosi nell'internodella pagoda. - Un quarto d'ora di ritardo e giungevamo forse a cose finite.

Preparate le armi e tenetevi pronti a piombare sul manti.

 

 

Capitolo VIII

L'ONI-GOMON

 

Il barbaro costume di abbruciare sui cadaveri dei mariti levedove indianese è interamente abolito dagl'indiani che hanno abbracciata lafede mussulmanasussiste sempre nelle caste dei braminidei Thugs ed in quellemilitarinon ostante gli sforzi prodigiosi tentati dagl'inglesi in quest'ultimosecolo per sradicarlo.

L'impero è cosí vastoche la polizia anglo-indiana nonriesce sempre a intervenire a tempo e non sempre viene a saperlogiacché iparenti del defunto prendono le piú grandi precauzioni per ingannare leautorità.

Oggi quest'uso è abbastanza rarospecialmente nel Bengalama nelle provincie settentrionali e nell'alto corso del Gange si rileva ancoraun numero considerevole di oni-gomon.

Dobbiamo anzi aggiungere che nei primi lustri del secoloscorsoquei sacrifici si erano cosí spaventosamente moltiplicatinon ostantele leggi rigorose emanate dal governo anglo-indianoche in un solo annoossianel 1817 furono consumati nel solo Bengala ben 700 di quei terribili olocausti.

Oggi per evitarlio almeno per attenuarne il numeroilgoverno esige che la vedova che abbia il desiderio d'immolarsicomparisca primadinanzi ai magistrati e ne ottenga l'autorizzazionela quale non viene concessase non quando la sua decisione si mostra irremovibile.

La maggior parte però si rifiutano di lasciarsiabbruciare. Lasciarsi è la vera parolaperché i bramini le costringonocolla violenza e quando quelle povere creaturealla vista delle fiamme sonocolte dal terrore e tentano di fuggirei parenti del morto le respingono nelfuoco a colpi di bastone o le legano al cadavere del marito.

Quante in tal modo ne furono arse nel secolo scorsoviolentemente!... Ben poche furono quelle che vennero salvate all'ultimo istantedai pariache trovandole belle le hanno strappate alle fiamme ancora intempo per poi sposarlenon temendo quei disgraziatidisprezzati da tutte lecastedi disonorarsi prendendo una vedova.

La condizione delle donne indiane che hanno la sventura diperdere il marito è d'altronde taleche buon numero di esse preferiscono lamorte.

Se hanno dei figli sono meno stimate di tutte le altre donne;se non ne hannodiventano in certo modo oggetto d'obbrobrio.

Il lutto di quelle sventurate che non hanno avuto il coraggiodi bruciarsi sul cadavere del maritodura fino alla loro morte.

Sono costrette a radersi il capo una volta al mesenonportare piú gioiellinon vestire abiti di tela biancanon ingiallirsi néungersi piú alcuna parte visibile del corpo; è perfino vietato a loro ditracciarsi sulla fronte i distintivi della casta a cui appartengonodimasticare il betel o di fumaredi assistere alle feste di famiglia. Che piú?Si sfuggono come appestateperché gli indiani credono che l'incontro d'unavedova porti sfortuna.

Eppure bisogna che si rassegninogiacché per quanto siadisprezzataessa lo è sempre meno di colei che si rimarita: in questo casodiverrebbe l'oggetto di disprezzo assoluto da parte di tutte le casteeccettuata da quella dei poveri paria.

 

Il drappello che s'avanzava attraverso la jungla si componevad'una quarantina di persone fra cui una giovane donnala moglie del defuntoche era sorretta da due sacerdoti.

Precedevano il corteoquattro suonatori che portavano dei djugospecie di tamburo di terracotta di forma cilindricacomposti di due particiascuna delle quali è coperta d'una pelle che si può allentare o restringereper mezzo d'una cordicella; seguivano alcuni mussalchi ossia portatori ditorcepoi altri uomini che portavano sulle spalle un palanchino su cui sitrovava il defuntoabbigliato con vesti ricchissime ricamate in oro ed ultimala disgraziata vedova circondata dai parenti piú prossimi e che portavanorecipienti contenenti probabilmente l'olio profumato da versarsi sul rogo.

Il vecchio manti era nel numero che precedeva lavedova recitando delle preghiere assieme ai sacerdoti.

La vedova era una bella giovane che non doveva avere ancoraquindici anni; aveva già i capelli rasi e non portava piú al collo il cordonea cui era appeso un gioiello che tutte le donne maritate usano portare qualeindizio della loro qualità.

Si reggeva a malapenae piangeva e gridava disperatamentemaledicendo il suo destinomentre i sacerdoti che la sostenevano laincoraggiavano a mostrarsi fortepromettendole che il suo nome sarebbe statocelebrato in tutta la terra e cantato in tutti i sacrifici e assicurandola cheandava a godere una felicità immensa e che sarebbe diventata la sposa diqualche dio in ricompensa della sua virtú e del suo sacrificio.

Non opponeva alcuna resistenza e si lasciava trascinare senzaproteste. Certo dovevano averle dato da bere non poco bang() perabbatterla completamente e impedirle di tentare la fuga.

Giunto il corteo sulla spianata che stendevasi dinanzi allapagodaalcuni uomini che erano armati di coltellacciabbatterono rapidamenteun certo numero di grossi bambú formando una catasta alta mezzo metro chesubito annaffiarono abbondantemente d'olio di cocco profumatopoi sopra videposero il cadavere del thug.

I mussalchi si erano già collocati ai quattro angolicolle torce accesepronti a dar fuoco alla piramentre i suonatoripercuotevano con furore i loro tamburi ed i parenti cantavano le lodi deldefunto e l'eroismo e le virtú della vedova.

Il manti si era accostato alla pira tenendo in manouna torciaintanto che la disgraziata vedovacon voce rotta dai singhiozzidava l'ultimo addio ai parenti i qualicolle lagrime agli occhisirallegravano invece dell'eterna felicità che essa andava ad incontrare.

A un tratto una fiamma guizzòpropagandosi rapidamente atutta la pira e avvolgendo il cadavere.

Il manti aveva dato fuoco ai bambú impregnati d'olio:il momento terribile del barbaro sacrificio era giunto.

I sacerdoti avevano afferrata rapidamente la vedova e laspingevano brutalmente verso le fiammementre i tamburi rullavano con fracassoindiavolato ed i parenti gridavano a piena gola per stordire maggiormente lavittima.

La disgraziata si era lasciata spingere senza opporreresistenzama quando si vide dinanzi a quella cortina di fuoco lo spirito diconservazione si ridestò ad un tratto. Mandò un urlo orribile:

- No!... No!... Grazia!...

Poi con una forza che non si sarebbe mai supposta in quelgiovane corpocon una scossa disperata atterrò uno dei sacerdoti e si trasseindietro di alcuni passidibattendosi furiosamente per liberarsi anchedall'altro.

I parenti però accorrevano in aiuto dei sacrificatori. Il mantiaveva intanto raccolto un tizzone acceso e stava per scagliarsi contro lavittima per incendiarle le vestiquando si udí una voce tuonante a gridare:

- Fermi o vi fuciliamo come cani!...

La Tigre della Malesia era improvvisamente comparsa sullasoglia della pagoda circondata dai suoi pirati e dai suoi amicii quali avevanogià puntate le carabine.

Un urlo di spavento si era alzato fra i Thugspoipassatoil primo istante di sorpresatutti si erano sbandati lasciando a terra lavedova.

- Addosso al manti! - aveva gridato Sandokanslanciandosi innanzi.

Il vecchio stregoneche forse era il solo che avevariconosciuto il comandante del prahoera stato il primo a darsi allafugacacciandosi in mezzo alla folta jungla.

In pochi salti però Sandokan e Tremal-Naik gli eranopiombati addossomentre Yanez faceva fare ai pirati una scarica in aria perspaventare maggiormente i parenti del morto ed i loro compagnii qualifuggivano invece attraverso il bosco di cocchi.

- Fermativecchio briccone! - gridò Tremal-Naikpuntandola canna della carabina sul petto dello stregoneil quale tentava di estrarreun pugnale che portava nella fascia.

Sandokan l'aveva già afferrato per le spalle e l'avevacostretto a cadere in ginocchio.

- Chi siete voi e che cosa volete da me? - gridò il mantitentandoma inutilmente di sottrarsi alla stretta poderosa della Tigre. - Voinon siete policemanné cipayes per arrestarmi.

- Chi sono? Vecchio stregonesaresti per caso diventatocieco? - chiese Sandokanlasciandolo rialzare. - Non mi conosci piú dunque?

- Io non ti ho mai veduto.

- Eppure tre sere or sono hai tentato di farmi strangolaredai tuoi amicipresso la pagoda di Kalísubito dopo la festa del fuoco.

Non te ne ricordi?

- Tu menti! - gridò lo stregone con suprema energia.

- Dunque non sei tu quello che hai scannato il capretto eacceso il fuoco sacro a bordo del mio praho? - chiese Sandokanironicamente.

- Io non ho mai scannato capre. Tu mi prendi per qualchealtro personaggio.

- Vieni con noi manti...

- Manti hai detto? Io non lo sono mai stato.

- Troverai nella pagoda una persona che ti darà una solennesmentita.

- Infine che cosa volete da me? - gridò il vecchiodigrignando i denti.

- Vederti il pettoinnanzi a tutto- disse Tremal-Naikrovesciandolo improvvisamente a terra e premendogli il ventre con un ginocchio.

- Fa' portare una torciaSandokan.

Quella domanda era inutile. Yanezdopo un simulatoinseguimento per allontanare i sacrificatori tornava verso Sandokan assieme aSambigliongche si era munito d'una delle torce abbandonate dai mussalchi.

- È preso? - gridò il portoghese.

- E non ci sfuggirà neanche piú- rispose Sandokan. - E lavedova?

- L'abbiamo salvata a tempo e pare che sia anche assai lietadi essere ancora viva. L'abbiamo portata nella pagoda.

- Accosta la torciaSambigliong- disse Tremal-Naiklacerando d'un colpo solo la casacca di tela che copriva il petto delprigioniero.

Il manti aveva mandato un urlo di rabbia e avevatentato di ricoprirsima Sandokan fu lesto ad afferrargli le bracciadicendogli:

- Lascia che vediamo dunque se sei un vero thuginnanzi a tutto.

- Lo vedi? - disse Tremal-Naik.

Sul petto dell'indiano vi era un tatuaggio di color azzurroraffigurante un serpente colla testa di donnacircondato da alcuni segnimisteriosi.

- È l'emblema degli strangolatori- disse Tremal-Naik. -Tutti gli affigliati a quella setta di assassini l'hanno.

- Ebbene- gridò il manti- se sono un thugche v'importa? Io non ho ucciso nessuno.

- Alzati e seguici- disse Sandokan.

Il vecchio non se lo fece ripetere due volte. Appariva assaiabbattuto e preoccupatopur lanciando sguardi feroci contro gli uomini che locircondavano.

Fu condotto verso la pira su cui terminava d'incenerirsi ilcadavere e dove si erano radunati i marinai del prahodopo d'averdisposte qua e là delle sentinelle.

- Surama- disse Yanez alla giovane bajadera che era uscitadalla pagoda. - Conosci quest'uomo?

- Sí- rispose la fanciulla. - È il manti deiThugsil luogotenente del «figlio delle sacre acque del Gange».

- Vile danzatrice! - gridò il vecchiodardeggiando sullabajadera uno sguardo carico d'odio. - Tu tradisci la nostra setta.

- Io non sono mai stata un'adoratrice della dea della morte edelle stragi- rispose Surama.

- Ora che non puoi negare di essere l'anima dannata diSuyodhana- disse Tremal-Naik- mi dirai dove si sono raccolti i Thugs che untempo abitavano i sotterranei di Rajmangal.

Il manti guardò il bengalese per alcuni istantipoigli disse:

- Se tu credi che io ti dica dove hanno nascosta tua figliat'inganni. Puoi uccidermima io non parlerò.

- È la tua ultima parola?.

- Sí.

- Sta bene: vedremo se saprai resistere a lungo.

Il manti udendo quelle parole era diventatopallidissimoe la sua fronte si era coperta d'un freddo sudore.

- Che cosa vuoi fare di me? - chiese con voce strozzata.

- Ora lo saprai.

Si volse verso Sandokan e scambiò sotto-voce alcune parole.

- Lo credi? - chiese la Tigre della Malesiafacendo un gestodi dubbio.

- Vedrai che non resisterà molto.

- Proviamo.

 

 

Capitolo IX

LE CONFESSIONI DEL MANTI

 

A un gesto di Sandokanil malese Sambigliong che doveva avergià ricevute precedentemente delle istruzionisi era diretto verso un grossotamarindo che si innalzava a trenta o quaranta passi dal rogo fra le rovinedella cinta della vecchia pagoda.

Teneva in mano una lunga cordaun po' piú grossa deigherlini e che aveva già annodata a laccio.

La gettò destramente attraverso uno dei piú grossi rami elasciò scorrere il nodo scorsoio fino a terra.

Intanto alcuni marinai avevano legate strettamente le bracciaal manti e passate sotto le ascelle due corde sottili e resistentissime.

Il vecchio non aveva opposta alcuna resistenzatuttavia sicapivadall'espressione del suo visoche un indicibile terrore l'avevaimprovvisamente preso.

Grosse gocce di sudore gli colavano dalla rugosa fronte e unforte tremito scuoteva il suo magro corpo. Doveva aver già compreso qualeatroce supplizio stava per provare.

Quando lo vide ben legatoTremal-Naik gli si accostòdicendogli:

- Vuoi dunque parlaremanti?

Il vecchio gli lanciò uno sguardo ferocepoi disse con vocestrangolata.

- No... no...

- Ti dico che non resisterai e che finirai per dirmi quantonoi desideriamo sapere.

- Mi lascerò piuttosto morire.

- Allora ti faremo dondolare.

- Qualcuno vendicherà la mia morte.

- I vendicatori sono troppo lontani per occuparsi di te inquesto momento.

- Un giorno Suyodhana lo saprà e proverai le delizie dellaccio.

- Noi non temiamo i Thugse ce ne ridiamo di Kalídei suoisettari e anche dei loro lacci. Per l'ultima volta vuoi confessarci dove sitrova ora Suyodhana o dove hanno nascosta mia figlia?

- Va' a chiederlo al «padre delle sacre acque del Gange»-rispose il manti con voce ironica.

- Va bene: avanti voialtri.

I quattro malesi spinsero il vecchio verso l'albero.

Sambigliong gli passò il laccio attraverso il corpostringendolo un po' sotto le costolein modo che la funicella gli comprimesseil ventre e quindi gl'intestinipoi gridò:

- Ohe! Issa!

I malesi afferrarono l'altra estremità della fune che erapassata sopra il ramo e il manti fu sollevato per un paio di metri.

Il disgraziato aveva mandato un urlo d'angoscia. Il nodosotto il peso del corposi era subito stretto in modo da penetrargli quasinelle carni.

Tutti si erano radunati intorno all'alberocompresi Yanez eSandokani quali assistevano a quel nuovo genere di martirio senza battereciglio.

Anzi il portoghesecome sempreaveva acceso la suaventesima o trentesima sigaretta e fumava placidamente.

- Spingete- comandò freddamente Tremal-Naik ai quattromalesi che avevano legato il manti.

- Fatelo dondolare senza preoccuparvi delle sue grida.

I pirati si misero due da una parte e due dall'altra ediedero la prima spinta.

Il manti strinse i denti per non lasciarsi sfuggirealcun gridoperò si vedeva che doveva soffrire atrocemente sotto quellastretta che a causa del dondolamento aumentava sempre.

Aveva gli occhi schizzanti dalle orbite e il suo respiro eradiventato affannoso come se i polmonipure compressinon potessero quasi piúfunzionare.

Alla terza spinta che gli fece penetrare la funicella nellecarniil disgraziato non poté piú frenare un urlo di dolore.

- Basta! - gridò con voce rauca. - Basta... miserabili.

- Parlerai? - chiese Tremal-Naikaccostandoglisi.

- Sí... sí... dirò tutto quello... che vorrai... sapere...ma fammi togliere il laccio... Soffoco...

- Potresti pentirti e mi seccherebbe dover ricominciare ilsupplizio.

Fece arrestare il dondolamentopoi riprese:

- Dove si trova Suyodhana? Se non me lo dicinon faccioallentare il nodo scorsoio.

Il manti ebbe un'ultima esitazioneche non ebbe chela durata di pochi secondi. Ora non si sentiva in caso di resistere piú a lungoa quello spaventevole supplizio inventato dalla diabolica fantasia dei suoicompatriotti.

- Te lo dirò- rispose finalmentefacendo una smorfiaorribile.

- Dimmelo dunque.

- A Rajmangal.

- Negli antichi sotterranei!

- Sí... sí... basta... m'uccidi...

- Una risposta ancora- disse l'implacabile bengalese. -Dove hanno nascosto mia figlia?

- Anche quella... la vergine... a Rajmangal.

- Giuramelo sulla tua divinità.

- Lo giuro... su Kalí... Basta... non ne posso... piú.

- Calatelo- comandò Tremal-Naik.

- Non resisteva piú- disse Yanez gettando via lasigaretta. - Questi diavoli d'indiani possono dare dei punti all'Inquisizionedella vecchia Spagna.

Il manti fu subito calato e liberato dal nodo scorsoioe dalle corde. Attorno al ventre aveva un solco profondoazzurrognolo che incerti punti sanguinava.

I malesi furono costretti a farlo sedereperché ildisgraziato non si reggeva piú sulle gambe.

Ansava affannosamente e aveva il viso congestionato.

Tremal-Naik attese qualche minuto onde riprendesse fiatopoiriprese:

- Ti avverto che tu rimarrai nelle nostre manifinché noiavremo le prove di non essere stati da te ingannati. Se avrai detto la veritàun giorno tu sarai libero e anche largamente ricompensato delle due delazioni;se avrai mentito non risparmieremo la tua vita e ti faremo soffrire torturespaventevoli.

Il manti lo guardò senza fare nessun gesto. Vi eraperò nei suoi occhi un terribile lampo d'odio.

- Dov'è l'entrata del sotterraneo? Ancora presso il banian?- chiese Tremal-Naik.

- Questo non te lo posso direnon essendomi piú recato aRajmangal dopo la dispersione dei settari- rispose il manti. - Credoperò che non sia piú quella.

- Dici il vero?

- Non ho forse giurato su Kalí?

- Se tu non sei piú tornato a Rajmangalcome sai che miafiglia si trova colà?

- Me lo hanno detto.

- Perché me l'hanno presa?

- Per fare di quella bambina la «Vergine della pagoda». Tuhai rapito la prima; Suyodhana ti ha preso la figlia che ha nelle sue vene ilsangue di Ada Corishant.

- Quanti uomini vi sono a Rajmangal?

- Non sono molti di certo- rispose il manti.

- Una parola ancora- disse Sandokanintervenendo. - IThugs posseggono delle navi?

Il vecchio lo guardò per qualche istantecome se cercassed'indovinare il motivo di quella domandapoi disse:

- Quand'io ero a Rajmangal non avevano che dei gonga.Non so quindi se Suyodhana in questi ultimi tempi abbia acquistata qualche nave.

- Quest'uomo non confesserà mai tutto- disse Yanez aSandokan. - D'altronde ne sappiamo abbastanza e possiamo andarcene prima che isacrificatori tornino con dei rinforzi. Ah! E della vedovache cosa ne faremo?

- La manderemo a casa mia- disse Tremal-Naik. - Si troveràmeglio che fra i Thugs.

- Allora partiamo- disse Yanez. - Che siano già giunti glielefanti a Khari?

- Fino da ierine sono sicuro.

- Saranno belli?

- Splendidi animalisenza dubbiogià abituati a cacciarele tigri. Sono stati pagati cari ma meriteranno quella somma.

- Andiamo dunque a cacciare nelle Sunderbunds- concluseYanez. - Vedremo se le tigri del Bengala valgono quelle delle foreste malesi.

Due uomini presero il manti sotto le braccia e latruppaa un cenno di Sandokanabbandonò il piazzaledove finivano diconsumarsisugli ultimi tizzonile ossa del thug.

La foresta dei cocchi fu attraversata senza incontrarenessuno e verso le due del mattino la spedizione prendeva posto nelle duescialuppeaumentata del manti e della vedova.

Avendo la corrente in favoreil ritorno fu compiuto inbrevissimo tempo. Un'ora dopo infatti tutti erano a bordo del praho.

Il manti fu rinchiuso in una delle cabine del quadro eper maggior precauzione gli fu collocata una sentinella dinanzi all'uscio.

- Quando partiamo? - chiese Tremal-Naik a Sandokanprima dirientrare nelle loro cabine.

- All'alba- rispose il pirata. - Ho già dato gli ordiniopportuni onde tutto sia pronto prima dello spuntare del sole. Domani serapotremo trovarci a Khari?

- Certo- rispose Tremal-Naik. - Non vi sono che dieci ododici chilometri dalla riva del fiume a quel villaggio.

- Una semplice passeggiata. Buona notte ed a domani.

Cominciavano a tramontare le ultime stelle quandol'equipaggio del praho era tutto in coperta per prepararsi alla partenza.

Mentre issavano le immense veleSambigliong che dirigeva lamanovra s'avvidecon una certa inquietudineche anche le due grabancoratesi il giorno innanzisi preparavano a lasciare l'ancoraggio.

Le loro tolde eransi rapidamente coperte d'uomini i qualialzavano precipitosamente le vele latine e spiegavano i fiocchicome seavessero avuto timore che la brezza dovesse da un momento all'altro mancare oche la corrente del fiume cambiasse direzione.

Il malese che aveva pure i suoi sospetti su quelle duemisteriose navile quali portavano equipaggi quattro o cinque volte piúnumerosi di quelli che sogliono avere quei velieririmase profondamente turbatoda quelle manovre precipitose.

- Qui gatta ci cova- mormorò. - Che il padrone abbiaragione di aver diffidato di questi vicini? Non ci vedo chiaro in questo affare.

Stava per dirigersi verso poppaonde scendere nel quadro eavvertire Sandokanquando questi comparve.

- Padrone- gli disse. - Anche le due grab salpanocon noi.

- Ah! - si limitò a dire il pirata.

Guardò tranquillamente i due velieri che stavano ritirandole ancorepoi disse:

- E la partenza improvvisa di quelle due navi t'inquietaèvero mio bravo tigrotto?

- Non mi sembra naturalepadrone. Sono giunte l'altro ierinon hanno caricata nemmeno una balla di cotone ed ecco che vedendo noirimetterci alla velas'affrettano ad imitarci. E poi guardate quanti uominihanno a bordo! Mi sembra che siano aumentati.

- Fra tutte e due hanno almeno il doppio dei nostri; sesperano però di darci delle noies'ingannano.

Se vorranno seguirci fino alle Sunderbundsfaremo giuocarele nostre artiglierie e vedremo a chi toccherà la peggio. Alla ribollaSambigliong e bada a non urtare qualche nave.

Le immense vele erano già state alzate con due mani diterzaruoli per diminuire di qualche po' la loro superficie e le ancore di prorae di poppa apparivano allora a fior d'acqua. La Mariannapresa dallacorrente e spinta dalla brezza mattutinacominciava a muoversi.

Una delle due grab si era messa già in marciascivolando fra le numerose navi che ingombravano il fiume e l'altra si preparavaa seguirla.

Sandokandal casserole osservava attentamentesenza darealcun segno d'inquietudine. Non era uomo da preoccuparsi anche se quelle duenavi avevano equipaggi piú numerosi ed erano armate di cannoncini.

Si era misurato con altri avversari ben piú poderosi eformidabili per avere qualche timore.

Una mano che gli si posò sulla spallalo fece volgere.

Yanez e Tremal-Naik erano saliti sul ponteseguiti daKammamuri.

- Che tu abbia ragione? - gli chiese il portoghese. - O chesi tratti d'un puro caso?

- Un caso molto sospetto- rispose Sandokan. - Sono certoche ci seguonoper vedere se noi andiamo a gettare le ancore in qualche canaledelle Sunderbunds.

- Che vogliano assalirci?...

- Nel fiumenon credo; in mare forse. Ciò però miseccherebbequantunque abbia piena fiducia in Sambigliong.

- Dobbiamo sbarcare prima di giungere alla foce del fiume-disse Tremal-Naik. - Khari dista dal mare molte leghe.

- Se potessi liberarmi di quei due spioni! - mormoròSandokan. - Passeremo la notte a bordo e non sbarcheremo prima di domanimattinacosí potremo meglio accertarci delle intenzioni di quei due velieri.

Sono risoluto a chiedere ai loro equipaggi delle spiegazionise questa sera si ancoreranno ancora presso di noi.

Fingiamo per ora di non occuparci di essi onde non metterliin sospetto e andiamo a prendere il thè. Ah! E la vedova?

- La lasceremo nel mio bungalow di Khari- risposeTremal-Naik. - Farà compagnia a Surama.

- La bajadera può esserci necessaria nelle Sunderbunds-disse Yanez. - Preferisco condurla con noi.

Sandokan guardò il portoghese in certo modoche questiarrossí come una fanciulla.

- Oh! Yanez- disse ridendo. - Il tuo cuore avrebbe perdutele sue corazze?

- Invecchio- rispose il portoghesecon aria imbarazzata.

- Eppure io credo che gli occhi di Surama ti farannoritornare giovane.

- Bada- disse Tremal-Naik. - Le donne indiane sonopericolose piú di quelle bianche. Sai con che cosa sono state createsecondole nostre leggende?

- Io so che sono generalmente bellissime e che hanno degliocchi che bruciano il cuore- rispose Yanez.

- Narrano le vecchie istorie che quando Twashtri creò ilmondorimase molto perplesso nel creare la donna e dovette pensare a lungoprima di scegliere gli elementi necessari per formarla. Ti avverto che parlodella donna indiana e non di quella bianca o gialla o malese.

- Udiamo- disse Sandokan.

- Prese le rotondità della luna e la flessuosità delserpentelo slancio della pianta rampicante e il tremolio della zolla erbosail fascino del rosaioil colore vellutato della rosa e la leggerezza dellefoglie; lo sguardo del capriuolo e la gaiezza folle del raggio di sole; ilpianto delle nuvolela timidezza della lepre e la vanità del pavone; ladolcezza del miele e la durezza del diamante; la crudeltà della tigre e lafreddezza della neve; il cicaleccio della gazza e il tubare della tordella.

- Per Giove! - esclamò Yanez. - Che cosa ha preso ancoraquel dio indiano?

- Mi pare che abbia fuso sufficienti materie ed elementi-disse Sandokan. - Mio caro Yanezle donne indiane hanno perfino un po' dellacrudeltà delle tigri!...

- Noi siamo le tigri di Mompracem- rispose il portogheseridendo. - Perché dovremmo o almeno dovrei io aver paura d'una fanciulla cheha... un po' di pelle di tigre indiana?

Scoppiò in un'allegra risatapoi diventando improvvisamenteseriodisse:

- Ci seguono sempreSandokan.

- Le grab? Le scorgo: ma vedremo se domanigalleggeranno ancora.

- Che cosa vuoi fare?

- Lo saprai questa sera- rispose Sandokan con accentominaccioso. - Lascia che ci seguano per ora.

Il praho era uscito dal caos di navi e di barcacce cheingombravano il fiumee veleggiava con sufficiente rapidità verso il bassocorso.

Le due grab lo seguivano semprea una distanza di treo quattrocento passi l'una dall'altratenendosi verso la riva opposta.

Verso il tramontodopo esser passata dinanzi alla stazionedei piloti di Diamond-Harbourla Marianna entrava in un ampio canaleformato dalla riva e da un isolotto boscoso lungo qualche miglio.

Era il posto scelto da Tremal-Naik per sbarcaretrovandosidi fronte alla via che doveva condurli a Khari.

L'equipaggio aveva appena gettato le ancorequandoversol'estremità settentrionale del canalesi videro improvvisamente apparire ledue grab.

Sandokanche si trovava in copertavedendole avevacorrugata la fronte.

- Ah! - diss'egli. - Ci seguono anche qui? Ebbenevi daròil vostro conto. Artiglieri: smascherate i pezzi e gli altri ai posti dicombattimento.

Offro battaglia!

 

 

 

Capitolo X

UNA BATTAGLIA TERRIBILE

 

Al grido della Tigre della Malesiai marinai che stavanogià per dar fondo alle ancore e calare le veleavevano interrotte bruscamentele manovre ed erano balzati verso il loro comandantemandando un solo urlo.

- Alle armi!...

Le terribili tigri di Mompracemquei formidabili scorridoridei mari della Malesia che un giorno avevano fatto tremare perfino il leopardoinglesee che avevano distrutta la potenza di James Brookeil famoso rajah diSarawaksi risvegliavano.

La sete di sangue e di stragida alcuni mesi assopitaliriprendeva tutta d'un colpo.

In meno che non si dicaquei cinquanta uomini si trovaronoai loro posti di combattimentopronti per l'abbordaggio.

Gli artiglieri dietro le grosse spingarde: gli altri dietrole murate e sul cassero con la carabina in manoil kriss fra i denti ed iterribili parangs dalla lama larga terminante a doccia a portata di mano.

Tremal-Naik e Yanez avevano raggiunto precipitosamente laTigre della Malesiache dalla murata poppiera spiava le mosse delle due grab.

- Si preparano ad assalirci? - chiese il bengalese.

- Ed a prenderci fra due fuochi- rispose Sandokan.

- I bricconi!... Approfittano del luogo deserto per piombarciaddosso. Diamond-Harbour è già lontano e sul fiume non ci sono piú navi. Sivede che hanno fretta di sopprimerci.

- Lasciamoli venire- disse Yanezcolla sua solita flemma.- Hanno equipaggi numerosima gli indiani non valgono le tigri di Mompracem.

Non te ne offendereTremal-Naik.

- Conosco il valore dei miei compatriotti- rispose ilbengalese. - Non può competere con quello dei malesi.

- Sandokanche cosa aspettiamo?

- Che le grab aprano per le prime il fuoco- risposela Tigre della Malesia. - Se fossimo in mareattaccherei senz'altroma qui nelfiumesu acque inglesi non oso. Potremmo avere piú tardi dei fastidi da partedelle autorità e venire trattati come pirati.

- I Thugs approfitteranno per prendere posizione.

- La Marianna manovra meglio d'una baleniera e almomento opportuno sapremo sfuggire al doppio fuoco. Lasciamole venire: noi siamopronti a riceverle.

- E anche a calarle a picco- aggiunse Yanez.

- Hanno dei cannoni- disse il bengalese.

- Dei miriam che non avranno molta portata e i cuiproiettili non faranno gran danno al nostro scafo- rispose Sandokan.

- Noi conosciamo quelle artiglierieè vero Yanez?

- Semplici ninnoli- rispose il portoghese. - Ah! ah! Vediuna come si avanza? Mirano a prenderci in mezzo.

- Fa' gettare un ancorotto a prora- disse Sandokan. -Niente catenaun semplice cavo che troncheremo con un colpo solo. Cerchiamo diingannare quei bricconi.

Le due grab avevano già imboccato il canale e siavanzavano lentamentecon parte delle vele ammainate sotto le coffe.

L'una radeva la spiaggia dell'isolotto; l'altra invece siteneva verso la terra ferma. Da quella manovra si poteva facilmente capire chemiravano a prendere fra due fuochi il prahoil quale si teneva in quelmomento in mezzo al canale.

Una certa agitazione regnava sulle tolde delle due navi. Sivedevano i marinai affaccendarsi a prora ed a poppacome se stessero innalzandodelle barricate per meglio ripararsi dalle scariche delle artiglierie nemiche ealtri a trascinare degli oggetti che parevano pesantia giudicarlo dal numerodegli uomini che vi erano intorno.

Sandokantranquillo come se la cosa non lo riguardasseseguiva però attentamente le mosse dei due velierimentre Yanez ispezionava lespingarde e faceva preparare i grappini d'arrembaggioonde tutto fosse prontoper abbordare le avversarienel caso ve ne fosse stato bisogno.

Le tenebre erano appena calate e la luna cominciava adapparire sulle cime dei grandi alberi che coprivano la rivaquando le due grabcon una bordatagiunsero a trecento passi dal prahoprendendolo inmezzo.

Quasi subito dalla nave piú prossima si udí una voce agridarein lingua inglese:

- Arrendetevi o vi coliamo a fondo.

Sandokan aveva già in mano il porta-voce. Lo imboccòrapidamente gridando:

- Chi siete per farci una simile intimazione?

- Navi del governo del Bengala- rispose la voce di prima.

- Allora favorite mostrarci le vostre carte- risposeSandokan ironicamente.

- Vi rifiutate d'obbedire?

- Almeno per orasí.

- Mi obbligherete a comandare il fuoco.

- Fate purese cosí vi piace.

Quella risposta fu seguita da urla terribili che s'alzaronosulle tolde delle due navi.

- Kalí!... Kalí!...

Sandokan aveva gettato il porta-voce per sguainare lascimitarra.

- Andiamotigri di Mompracem! - gridò. - Tagliate la fune eabbordiamo!

All'urlo dei Thugsl'equipaggio della Marianna avevarisposto col suo grido di guerrapiú selvaggio e piú terribile di quellodegli indiani.

Il canapo dell'ancorotto era stato tagliato d'un colpo soloed il praho si era rimesso al ventomuovendo risolutamente contro la grabche si trovava a ridosso dell'isoletta.

Ad un trattoun colpo di cannone rimbombòripercuotendosilungamente sotto le foreste che ingombravano la spiaggia opposta.

La grab aveva aperto il fuoco col suo piccolo pezzo diproracredendo i suoi artiglieri di sfondare facilmente i fianchi del prahoma le piastre metalliche che ricoprivano lo scafoerano una difesa sufficientecontro quelle piccole palle.

- A voitigrotti! - gridò Sandokanche si era messo allaribolla del timoneper guidare col proprio pugno il piccolo veliero.

Una scarica di carabine aveva tenuto dietro a quel comando. Ipirati che fino allora si erano tenuti nascosti dietro le murateerano balzatiin piediaprendo il fuoco violentissimo sulla tolda della grabmentregli artiglieri facevano girare rapidamente sui perni le lunghe e grossespingardeper prenderla d'infilata da prora a poppa.

Il combattimento era cominciatocon grande slancioda ambele parti e di uomini ne erano già caduti sulla grab e sulla Mariannamolti di piú su quella però che su questa.

I piratigente abituata alla guerranon sparavano che acolpo sicuromentre i Thugs facevano fuoco all'impazzata.

Sandokanimpassibile fra quel grandinare di pallechepercuotevano i fianchi della sua piccolama bensí robustissima navecheforavano le vele e maltrattavano le manovreincitava senza posa i suoi uomini.

- Sottotigri di Mompracem! Mostriamo anche a questi uominicome combattono i figli della selvaggia Malesia!

Non vi era bisogno d'incoraggiare quei temuti predatori deimariincanutiti fra il fumo delle artiglierie e agguerriti da cento e centoabbordaggi.

Balzavano come tigrisalendo sulle murate e inerpicandosisulle griselle per meglio mirare i nemicisenza inquietarsi del fuoco della grabmentre i loro artiglierisotto il comando di Yanezfracassavano con tiriaggiustati l'alberatura ed il fasciame della veliera bengalese.

La lotta però si era appena impegnataquando giunse dietroalla Marianna la seconda grabscaricandole addosso i suoi quattromiriam.

- Orza alla banda! - aveva gridato Yanez.

Sandokan con un colpo di barra tentò di virare sul postomentre Tremal-Naik e Kammamuri si slanciavano a babordo con un pugno dimoschettieriper tener testa alla nuova avversaria.

La Marianna con una fulminea manovra si gettò fuor dilineasfuggendo al fuoco incrociato delle due navipoi messasi di traversofece fronte alle due grab tempestandole colle carabine e colle spingarde.

La piccola nave si difendeva meravigliosamente e aveva ferroe piombo per tutte e due.

Yanezche maneggiava una delle spingardecon un colpo benaggiustatoaveva già fracassato l'albero di trinchetto della prima grabfacendolo rovinare in copertapoi aveva scagliato sugli uomini che tentavano dispingerlo in acqua e di tagliare i paterazzi e le sartieuna bordata dimitraglia che aveva causata una vera strage fra i Thugs.

Tuttavia la situazione della Marianna era tutt'altroche roseapoiché le due navi bengalesiquantunque fossero assai maltrattatela stringevano da presso per abbordarla d'ambo le parti.

Forti del loro numeroi Thugs speravano di espugnarlafacilmenteuna volta messi i piedi sulla tolda.

Sandokan tentavacon manovre ammirabilidi sfuggire allastretta. Disgraziatamente il canale era poco largo ed il vento troppo debole pertentare delle bordate. Tremal-Naik lo aveva raggiunto per consigliarsi sul dafare.

Il coraggioso bengalese aveva compiuto miracoliinfliggendoalla seconda grab perdite considerevolie non era riuscito ad arrestarnela marcia.

- Ci piombano addosso e fra poco avremo l'abbordaggio-aveva detto a Sandokanricaricando la carabina.

- Saremo pronti a riceverli- aveva risposto la Tigre dellaMalesia.

- Sono quattro volte piú numerosi di noi.

- Vedrai i miei uomini come si batteranno. Sambigliong! A me!

Il malese che faceva fuoco dall'alto della grisella dibabordod'un balzo fu sul cassero.

- A te la ribolla- gli disse Sandokan.

- Quale delle duepadrone?

- Abbordiamo noi prima di loro. Quella di babordo.

Poi si slanciò attraverso la toldagridando con vocetuonante:

- Pronti per l'arrembaggio! A metigrotti di Mompracem!

Sambigliongche aveva sotto di sé cinque uomini per lamanovra della vela poppiera fece allentare la scotta per raccogliere maggiorventopoi avventò il praho contro la grab che fronteggiaval'isolotto e che era stata la piú maltrattatamentre Yanez dirigeva il fuocodi tutte le spingarde contro l'altra per cercar di trattenerla.

- Fuori i parabordi! - aveva gridato Sandokan. - Pronti pellancio dei grappini.

Mentre alcuni uomini lanciavano sopra i bordi delle grossepalle di canape intrecciato per attenuare l'urto e altri raccoglievano igrappini disposti lungo le murate per gettarli fra le manovre della nave nemicaSambigliong abbordò la grab a babordocacciando il bompresso fra lesartie e le griselle dell'albero maestro.

I Thugs che la montavanosorpresi da quell'audace attaccomentre avevano sperato di essere essi gli abbordatorinon avevano nemmenopensato a sfuggire l'urtomanovra d'altronde non facile a eseguirsi con un soloalbero e colle manovre gravemente danneggiate.

Quando tentarono di sottrarsi al contattoera troppo tardi.

Le tigri di Mompracemagili come scimmiepiombavano datutte le partislanciandosi dalle griselledai paterazziperfino dai pennonie balzando sul bompresso. Sandokan e Tremal-Naikcon la scimitarra nella destrae la pistola nella sinistrasi erano slanciati pei primi sulla tolda della grabmentre Yanez scaricava bordate addosso all'altra per impedirle di accorrere inaiuto della compagna.

L'invasione dei tigrotti era stata cosí fulmineaches'impadronirono del cassero quasi senza far uso delle armi.

I Thugsquantunque assai piú numerosisi erano dispersiper la tolda senza opporre resistenzama alle grida dei loro capivolsero benpresto la fronte e dopo essersi radunati dietro il troncone dell'albero ditrinchettocaricarono a loro volta coi tarwar in pugnourlando comebelve feroci.

Avevano rinunciato ai loro lacciche non potevano essere dinessuna utilità in un combattimento corpo a corpo.

L'urto fu terribilema i pesanti parangs delle tigridi Mompracem non tardarono ad avere il sopravvento sulle piccole e leggerescimitarre dei bengalesi.

Respinti dappertuttostavano per gettarsi in acqua esalvarsi sull'isolottoquando sul ponte della Marianna echeggiarono legrida di:

- Al fuoco! Al fuoco!

Sandokancon un comando breve ed istintivo aveva arrestatolo slancio dei suoi uomini.

- Alla Marianna!

Balzò sulla murata della grab e si slanciò con unsalto da tigresulla tolda del prahomentre Tremal-Naik con un pugnod'uomini copriva la ritirata e respingeva vittoriosamente un contrattacco deisettari della sanguinaria dea.

Un denso fumo sfuggiva dal boccaporto maestro della Mariannaavvolgendo le vele e l'alberatura.

Qualche pezzo di miccia o qualche lembo di telao un pezzodi corda incendiata dai tiri delle spingarde doveva essere caduta nella stiva edaveva dato fuoco al deposito degli attrezzi di ricambio.

Sandokansenza preoccuparsi dei tiri incessanti dellaseconda grabaveva fatto preparare la pompapoi aveva gridato aSambigliong che non aveva abbandonata la ribolla del timone:

- Al largo! Fila verso l'uscita del canale! Tutti a bordo.

Tremal-Naik e Kammamuriassieme a coloro che avevano copertala ritiratabalzavano in quel momento in coperta.

I grappini d'abbordaggio furono tagliatile vele orientate ela Marianna si staccò dalla grab passando dinanzi la prora dellaseconda.

La ritirata ormai s'imponevanon potendo le Tigri diMompracem far piú fronte alle due navi avversarie col fuoco che avvampava abordo e che poteva comunicarsi alle polveri della Santa Barbara.

Essendo stata la Marianna ben poco danneggiata nellemanovre dai miriam indiani pessimamente diretti da cattivissimiartiglieripoteva allontanarsi senza temere di venire raggiuntatanto piú chela grab abbordatapriva del suo trinchettonon poteva quasi piú viraredi bordo e mettersi in caccia.

Con un solo colpo d'occhio Sandokan si era reso conto dellasituazione e aveva lanciato a Sambigliong il comando:

- Su Diamond-Harbour!

Egli pensava e con ragione che là almeno avrebbe potutoavere dei soccorsi dai piloti della stazionein caso di estremo pericolo e chei Thugs si sarebbero ben guardati dall'inseguirlo fino a quella stazione.

Il comandante della seconda grabcome se avesseindovinato il pensiero di Sandokanaveva fatto spiegare rapidamente tutte levele per mettersi in caccia e dargli nuovamente battagliaprima che la Mariannapotesse uscire dal canale. Doveva aver capito che la preda stava per sfuggirgli.

Il fuoco dei miriamper un momento sospeso per noncolpire l'altra nave che si trovava sulla linea di tirofu ben presto ripresodai Thugsfra clamori assordanti e colpi di carabina.

Sandokan vedendo tanta ostinazione da parte di quel nemicoche aveva già quasi vintoaveva mandato un urlo di furore.

- Ah! - gridò. - Mi dai ancora la caccia? Aspetta unmomento. Tremal-Naik!

Il bengalese si affaccendava a organizzare una catena dimastelli senza troppo preoccuparsi delle palle che grandinavano sempre incoperta.

Alla chiamata della Tigre della Malesia era accorso.

- Che cosa vuoi?

- Tu e Kammamuri occupatevi dell'incendio. Conduci sul ponteSurama e la vedova che sono rinchiuse nel quadro. Ti lascio venti uomini. A megli altri.

Poi si slanciò verso poppa dove Yanez aveva fatto portareanche le spingarde di prora per contrabbattere poderosamente i miriambengalesi.

- Fammi largoYanez- gli disse. - Smontiamo quellacarcassa.

- Non sarà cosa né lungané difficile- rispose ilportoghese colla sua solita calma. - Ecco qui una batteria che scalderà i dorsidei Thugs. Palle e chiodi insieme! Tatueremo i Thugs col ferro.

- A te le due spingarde di babordo; a me quelle di tribordo- disse Sandokan. - Voialtri coprite la batteria col fuoco delle vostrecarabine.

Si chinò su una delle sue due spingarde e mirò attentamenteil ponte della grabla quale continuava ad avanzarsi come se avesseintenzione di tentare l'abbordaggio della Marianna.

Due colpi rimbombarono sul cassero. Il portoghese e la Tigredella Malesia avevano fatto fuoco simultaneamente.

L'albero di trinchetto della nave indianacolpito un po'sotto la coffaoscillò un momentopoi cadde con gran fracasso attraverso lamurata di babordo che si frantumò sotto l'urtoingombrando la coperta di astee di cordami e coprendo i due pezzi del castello di prora.

- A mitraglia! - gridò Sandokan. - Spazziamo la tolda!

Due altri colpi avevano tenuto dietro ai primi. Urlaterribiliurla di dolore e non piú di vittoriasi erano alzate fra i thugs.

I chiodi facevano buon effetto sui corpi degli strangolatori.

Il fuoco era stato sospeso sulla grabma non già abordo della Marianna.

Sandokan e Yanezche erano due artiglieri meravigliosisparavano senza treguaora mirando lo scafo ed ora mandando una vera tempestadi chiodi sulla tolda che infilavano da prora a poppa. Alternavano palle amitraglia e con tale rapidità da impedire all'equipaggio avversario diliberarsi dell'albero che immobilizzava la loro nave.

Cadevano le murateprecipitavano le manovre e i madieris'aprivano. L'albero maestrocinque minuti doposchiantato quasi a livellodella toldaseguiva il trinchettorovinando pure a babordo e sbandando la navein modo da esporre completamente il ponte ai tiri dei pirati.

La distruzione della grab cominciava.

Ormai non era piú che un pontone senz'alberi e senza veleingombro di rottami e di mortituttavia la Marianna non rallentava ilfuocoanzi! E le palle e gli uragani di mitraglia si succedevanomentre lecarabine dei tigrotti distruggevano l'equipaggioche invano cercava un rifugiodietro le murate e dietro i tronconi degli alberi.

L'altra grab invano faceva sforzi prodigiosi peraccorrere in aiuto della compagna. Priva del suo trinchettonon s'avanzava cheassai lentamente e le sue cannonate rimanevano senza effettogiungendo i suoiproiettili di rado a destinazione.

- Orsú- disse Sandokan. - Un'altra bordataYanez e avremofinito. Tiraed a fior d'acqua a palla.

I quattro colpi si successero a brevissima distanza l'unodall'altro aprendo quattro nuovi fori nella carena.

Furono i colpi di grazia.

La povera grabche pareva si mantenesse ancora agalla per un miracolo d'equilibriosi piegò bruscamente sul babordodove glialberi pesavano e dove l'acqua del fiume già irrompeva attraverso gli squarcipoi si rovesciò colla chiglia in aria.

Degli uomini si erano slanciati in acqua e nuotavanodisperatamente. Alcuni si dirigevano verso l'isolotto e altri verso la seconda grabche pareva fosse immobilizzata su qualche bassofondoperché non s'avanzavapiú.

- Spazziamoli? - chiese Yanez.

- Lascia che vadano a farsi appiccare altrove- risposeSandokan. - Credo che ne abbiano abbastanza. Sambigliongrisali sempre ilcanale!

Poi si slanciò verso il boccaporto maestro dove partedell'equipaggio lavorava con accanimento fra il fumo che continuava a irrompererovesciando mastelli d'acqua.

- E dunque? - chiese con una certa ansietà.

- Ormai non vi è piú alcun pericolo- disse Tremal-Naikche lo aveva scorto e che aveva udita la domanda.

- Siamo padroni dell'incendio e i nostri uominiche sonogià nella stivastanno sgombrando il deposito delle vele e degli attrezzi diricambio.

- Avevo tremato per la mia Marianna.

- Dove andiamo ora?

- Riguadagneremo il fiume e scenderemo al di làdell'isolotto. È meglio non mostrarci piú a Diamond-Harbour.

- I piloti devono aver udito le cannonate.

- Se non sono sordi.

- Che suonata pei Thugs!

- Per un po' non ci daranno piú noia.

- E l'altra grab?

- Vedo che non si muove piú. Credo che si sia arenatae poiè cosí malconcia che non potrà piú seguirci in mare- rispose Sandokan. -Potremo cosí sbarcare senza essere disturbati e mandare il praho aRaimatla senza avere delle spie alle spalle.

Ce la siamo cavata a buon mercato: l'affare non e' statotroppo cattivo.

Sbarcando piú al sudpotremo raggiungere egualmente Khari?

- Síattraverso la jungla.

- Dieci o dodici miglia attraverso i bambú non ci fannopauraanche se vi saranno delle tigri. Sambigliong! Risali sempre e vira dibordo all'estremità dell'isolotto. Ritorniamo nell'Hugly.

 

 

 

Capitolo XI

NELLE JUNGLE

 

La Mariannaquantunque due volte piú piccola delle grabe con un equipaggio di molto inferiorema assai piú agguerrito dei bengalesise l'era cavata veramente a buon mercatocome aveva detto la Tigre dellaMalesia.

Nonostante il furioso cannoneggiamento dei miriamaveva subito dei danni facilmente riparabilisenza costringerla a recarsi inqualche cantiere di raddobbo.

Tutto si riduceva a poche corde spezzatea pochi buchi nellavelatura e a un pennone smussato.

Il blindaggio dello scafoquantunque di poco spessoreerastato sufficiente ad arrestare le palle d'una libbra dei piccoli cannonid'ottone e di rame.

Sette uomini però erano rimasti uccisi dal fuoco dellecarabinee altri dieci erano stati portati nell'infermeria piú o meno feriti.Perdite piccole in paragone a quelle subíte dagli equipaggi delle grabche le spingardeabilmente manovrate da Yanez e dai suoi uominiavevano piúche decimato.

La vittoria d'altronde era stata completa. Una delle duenavidopo essersi capovoltaerasi affondata: l'altra invece era stata ridottain tale stato da non poter piú tentare l'inseguimento e per di piú si eraarenata.

I crudeli settari della sanguinosa divinità non potevanocerto essere soddisfatti dell'esito della loro prima battaglia data alleterribili tigri di Mompracemche credevano di schiacciare cosí facilmenteprima che uscissero dalll'Hugly.

La Mariannaguidata da Sambigliongun timoniere cheaveva ben pochi rivalicon poche bordate raggiunse l'estremità settentrionaledell'isolotto e rientrò nel fiumenel momento in cui la seconda grabscompariva sotto le acque del canale.

L'incendio era stato ormai completamente spento daTremal-Naik e dai suoi uominie piú nessun pericolo minacciava il prahoil quale poteva scendere tranquillamente il fiume senza temere di venireinseguito.

Sospettando però che i Thugs si fossero rifugiatisull'isolotto e che li aspettassero al varco per salutarli con qualche scaricadi carabineSandokan fece spingere la Marianna verso la riva opposta.

Essendo l'Hugly in quel luogo largo oltre due chilometrinonvi era pericolo che le palle dei settari potessero giungere fino al veliero.

- Dove prenderemo terra? - chiese Yanez a Sandokan che stavaosservando le rive.

- Scendiamo il fiume per qualche dozzina di miglia- risposela Tigre della Malesia. - Non voglio che i Thugs ci vedano a sbarcare.

- È lontano il villaggio?

- Pochi chilometrimi ha detto Tremal-Naik. Saremo peròcostretti ad attraversare la jungla.

- Non sarà cosí difficile come le nostre foreste verginidel Borneo.

- Le tigri abbondano fra quei canneti giganteschi.

- Bah! Le conosciamo da lunga pezza quelle signore. E poinon ci rechiamo forse nelle Sunderbunds a fare la loro conoscenza?

- È veroYanez- rispose Sandokansorridendo.

- Credi tu che i Thugs avessero indovinato i nostri progetti?

- In parteforse. Probabilmente sospettavano che noiassalissimo il loro rifugio dalla parte del Mangal.

Che tentino la rivincita?.

- È possibileYanezma giungeranno troppo tardi. Ho datogià a Sambigliong le mie istruzioni onde non si faccia sorprendere entro leSunderbunds.

Andrà a nascondere il praho nel canale di Raimatla esmonterà l'alberaturacoprendo lo scafo con canne ed erbeonde i Thugs nons'accorgano della presenza dei nostri uomini.

- E come ci terremo in relazione con loro? Noi possiamo averbisogno di aiuti.

- S'incaricherà Kammamuri di venirci a trovare fra le jungledelle Sunderbunds.

- Rimarrà con Sambigliong?

- Síalmeno fino a quando il praho avrà raggiuntoRaimatla. Egli conosce quei luoghi e saprà trovare un ottimo nascondiglio peril nostro legno.

I Thugs hanno dato prova di essere molto furbie noi losaremo di piú. Spero un giorno di poterli affogare tutti entro i lorosotterranei.

- Raccomanda a Sambigliong di non lasciarsi sfuggire il manti.Se quell'uomo riesce a evaderenon potremo piú sorprenderli.

- Non temereYanez- disse Sandokan. - Un uomo veglieràgiorno e notte dinanzi alla sua cabina.

- Prendiamo terra? - chiese in quel momento una voce dietrodi loro. - Abbiamo già oltrepassata l'isola e non ci conviene allontanarcitroppo dalla via che conduce a Khari. La jungla è pericolosa.

Era Tremal-Naikil quale aveva già dato ordine aSambigliong di dirigersi verso la riva opposta.

- Siamo pronti- rispose Sandokan. - Fa' preparare unascialuppa e andiamo ad accamparci a terra.

- Abbiamo un ottimo rifugio per passare la notte- disseTremal-Naik. - Siamo di fronte a una delle torri dei naufraghi.

Ci staremo benissimo là dentro.

- Quanti uomini condurremo con noi? ­- chiese Yanez.

- Basteranno i sei che sono già stati scelti- risposeSandokan. - Un numero maggiore potrebbe far nascere dei sospetti nei Thugs diRajmangal!

- E Surama?

- Ci seguirà: quella fanciulla può renderci preziosiservigi.

La Marianna si era messa in panna a duecento passidalla rivamentre la baleniera era stata già calata in acqua.

Sandokan diede a Kammamuri e a Sambigliong le sue ultimeistruzioniraccomandando loro la massima prudenzapoi scese nella scialuppadove già si trovavano i sei uomini scelti per accompagnarliSurama e la vedovadel thugche contavano di lasciare nella possessione di Tremal-Naik.

In due minuti attraversarono il fiume e presero terra sulmargine delle immense junglea pochi passi dalla torre di rifugioche s'alzavasolitaria fra le canne spinose e i folti cespugli che coprivano la riva.

Prese le carabine e alcuni viveririmandarono la scialuppadirigendosi poscia verso il rifugio la cui scala mobile era appoggiata contro laparete.

Era una torre simile a quelle che già Sandokan e Yanezavevano osservate presso l'imboccatura del fiumecostruita in legnoalta unamezza dozzina di metricon quattro iscrizioni in lingua ingleseindianafrancese e tedescadipinte in nero a grosse letteree che avvertivano inaufraghi di non fare spreco dei viveri contenuti nel piano superiore e diattendervi il battello incaricato del rifornimento.

Sandokan appoggiò la scala alla finestra e salí pel primoseguíto subito da Surama e dalla vedova.

Non vi era che una stanzaappena capace di contenere unadozzina di personecon alcune amache sospese alle travateun rozzo cassettonecontenente una certa quantità di biscotto e di carne salata ed alcuni vasi diterracotta.

Non dovevano certo farla molto grassa i naufraghiche lamala sorte gettava su quelle rive pericolose e disabitatetuttavia non potevanocorrerealmeno per un certo tempoil pericolo di morire di fame.

Quando tutti furono entratiTremal-Naik fece ritirare lascalaonde le tigriche potevano aggirarsi nei dintorninon neapprofittassero per inerpicarsi fino al rifugio.

Le due donne e i capi presero posto nelle amache; i seimalesi si stesero a terra mettendosi a fianco le armiquantunque nessunpericolo potesse minacciarli.

La notte passò tranquilla non essendo stata turbata chedall'urlo lamentevole di qualche sciacallo affamato.

Quando si risvegliaronola Marianna non era piú invista. A quell'ora doveva aver già raggiunta la foce dell'Hugly e costeggiaregià le Teste di Sabbia che si protendono dinanzi ai melmosi terreni delleSunderbunds e che servono d'argine alle grosse ondate del golfo del Bengala.

Una sola barcamunita d'una tettoiarisaliva il fiumeradendo la rivaspinta da quattro remiganti semi-nudi.

Sulla jungla invece nessun essere umano appariva.Volteggiavano invece un gran numero d'uccelli acquaticispecialmente d'anitrebramine e di martini pescatori.

- Siamo in pieno deserto- disse Sandokan che dall'altodella torre guardava ora il fiume ed ora l'immensa distesa di bambúsui qualigiganteggiava superbamente qualche raro tara e qualche colossale nimdal tronco enorme.

- E questo non è che il principio del delta del Gange-rispose Tremal-Naik. - Piú innanzi vedrai ben altre cose e ti farai un concettopiú esatto di questo immenso pantano che si estende fra i due rami principalidel sacro fiume.

- Non comprendo come i Thugs abbiano scelto un cosí bruttopaese pel loro soggiorno. Qui le febbri devono regnare tutto l'anno.

- E anche il cholerail quale fa di frequente dei grandivuoti fra i molanghi. Ma qui si sentono piú sicuri che altrove; poiché nessunooserebbe tentare una spedizione attraverso questi pantani che esalano miasmimortali.

- Che a noi non fanno né freddoné caldo- risposeSandokan. - Le febbri non ci fanno piú paura: ci siamo abituati.

- E con chi se la prendono i Thugs di Suyodhanase questeterre sono quasi spopolate? Kalí non deve avere troppe vittime di olocausto.

- Qualche molango che viene sorpreso lontano dal suovillaggiopaga per gli altri. E poi se non si strangola molto nelleSunderbundsnon credere che a Kalí manchino vittime: i Thugs hanno emissari inquasi tutte le province settentrionali dell'India. Dove vi è un pellegrinaggioi settari della dea accorrono e un bel numero di persone non tornano piú alleloro case. A Rajmangal io ne ho conosciuto uno che operava appunto suipellegrini che si recavano alle grandi funzioni religiose di Benaresche avevastrangolato settecento e diciannove persone e quel miserabileallorché vennearrestatonon manifestò che un solo dispiacere: quello di non aver potutoraggiungere il migliaio()!

- Quello era una belva! - esclamò Yanezche li avevaraggiunti.

- Le stragi che quei miserabili commettevano ancora alcunianni or sononon si possono immaginare.

- Vi basti sapere che alcune regioni dell'India centralefurono quasi spopolate da quei feroci assassini- disse Tremal-Naik.

- Ma che piacere ci trovano a strozzare tante persone?

- Quale piacere! Bisogna udire un thug per farseneun'idea.

“Voi trovate un grande diletto - disse un giorno uno diquei mostrida me interrogato - nell'assalire una belva feroce nella sua tananel macchinare e ottenere la morte d'una tigre o d'una panterasenza che intutto ciò vi siano gravi pericoli da sfidare e coraggio soverchio da spiegare.Pensa adunque quanto questa attrattiva debba aumentare allorché la lotta èimpegnata coll'uomoallorché è un essere umano che bisogna distruggere! Inluogo d'una sola facoltàil coraggioabbisognano l'astuziala prudenzaladiplomazia. Operare con tutte le passionifar vibrare anche le corde dell'amoree dell'amicizia per indurre la preda nelle reti è una cosa sublimeinebrianteun delirio.”

Ecco la risposta che ho avuto da quel miserabile che avevagià offerta alla sua divinità qualche centinaio di vittime umane... Pei Thugsl'assassinio è eretto a leggel'uccidere per loro è una gioia suprema e undovere; l'assistere all'agonia di un uomo da essi colpito è una felicitàineffabile.

- In conclusione l'uccidere una creatura inoffensiva èun'arte- disse Yanez. - Credo che sia impossibile sognare una piú perfettaapologia del delitto.

- Sono molti anche oggidí i settari di Kalí? - chieseSandokan.

- Si calcolano a centomilasparsi per la maggior parte nellejungle del Bundelkundnell'Aude e nel bacino del Nerbudda.

- E obbediscono tutti a Suyodhana?

- È il loro capo supremoda tutti riconosciuto- risposeTremal-Naik.

- Fortunatamente che gli altri sono lontani- disse Yanez. -Se si radunassero tutti nelle Sunderbunds non ci rimarrebbe altro che farrichiamare la Marianna e tornarcene a Mompracem.

- A Rajmangal non ve ne saranno moltiné credo cheSuyodhanaanche se minacciatone richiamerà dall'altre regioni.

Il governo del Bengala tiene gli occhi aperti e quando puòmettere le mani sui settari di Kalínon li risparmia.

- Tuttavia non ha nulla tentato per snidare quelli che sonotornati nelle caverne di Rajmangal- disse Sandokan.

- È troppo occupato pel momento. Come vi ho dettol'Indiasettentrionale minaccia una formidabile insurrezione ed alcuni reggimenti di cipayeshanno fucilatigiorni sonoi loro ufficiali a Merut ed a Cawnpore. Chissà chepiú tardisedata la rivoltanon dia un colpo mortale anche ai Thugs delleSunderbunds.

- Spero che per allora non ve ne siano piú- disseSandokan. - Non siamo già venuti qui per lasciarceli scappare di manoè veroYanez?

- Vedremo in seguito- rispose il portoghese. - PartiamoSandokan: ne ho abbastanza di questa gabbia e sono impaziente di vedere i nostrielefanti.

Surama e la vedova avevano preparato il thèavendonetrovato una certa provvista fra i viveri destinati ai naufraghi.

Vuotarono qualche tazzapoi ricollocarono a posto la scala escesero fra le alte erbe che circondavano la torre.

Tre uomini armati di parangs si misero alla testa deldrappelloper aprire un varco attraverso l'inestricabile caos di bambúedi piante parassite e la marcia cominciò sotto un sole ardentissimo. Chi non haveduto le jungle delle Sunderbundsnon può farsi la menoma idea del loroaspetto desolante.

Un desertosia pure privo del piú piccolo sterpoè menotriste di quelle pianure fangosecoperte da una vegetazione intensa síma chenon ha nulla di gaioné di pittorescouna vegetazione che pur essendolussureggiante ha un'indefinibile tinta come di cosa malaticcia trasudante germiinfettivi.

Ed infatti tutto quel mare di canne immense e di pianteparassite è giallastro. È ben raro vedere qualche macchia d'un verde brillanteperché le belle mangiferei pipali nimi taradal cupofogliame che caratterizzano le pianure del Bengala e dell'India centralenonsembrano trovarsi a loro agio nei pantani delle Sunderbunds.

Tutte le piante sono altissime e si sviluppano con rapiditàprodigiosa perché il terreno è fertilissimoma come abbiamo detto sonoammalatee hanno un non so che d'infinitamente triste che colpisceprofondamente l'uomo che ha l'audacia d'inoltrarsi fra quel caos di vegetali.

È l'umidità o meglio la lotta incessante che si combattesotto di essifra l'acqua che invade continuamente quelle terre e il caloresolare che le prosciuga rapidamente; lotta che si rinnova ogni giorno da secolie secoli senza alcun vantaggio né per l'una né per l'altro; lotta che non faaltro che sviluppare germi infettivi e miasmi mortali e che aiutati dal rapidocorrompersi di quella vegetazione d'una ricchezza anormalesviluppano ilcholera asiatico.

Il terribile morboche quasi ogni anno fa immense stragi frale popolazioni del mondoivi ha la sua sede. I microbi si sviluppano sottoquelle piante con rapidità prodigiosa e altro non attendono che i pellegriniindiani per espandersi in Asiain Europa e in Africa.

Esso regna in permanenza fra i poveri villaggi dei molanghisoffocati fra quelle canne smisurate; però di rado uccide quei disgraziati.Venga però l'europeo che non è acclimatato e lo fulmina in poche ore.

È l'alleato dei Thugs e vale meglio di tutte le fortezze edi tutte le barriereper tenere lontane le truppe del governo del Bengala.

Ma non è solo il cholera che si trova bene fra quei pantani.Anche i serpentile tigrii rinoceronti e i coccodrilli voracissimi ci stannobenissimo e si propagano meravigliosamentesenza sentirne danno alcuno.

Se le Sunderbunds sono tristisono il paradiso deicacciatoriperché tutti i piú terribili animali dell'India vi si trovano. Vivivono però in piena sicurezza a dispetto degli ufficiali inglesiquegliaccaniti cacciatorii quali non osano inoltrarsi fra quel mare di vegetalinonignorando che un soggiorno anche brevissimopuò essere loro fatale.

L'europeo non può affrontare i miasmi delle Sunderbunds: lamorte lo attendecelata sotto l'ombra delle canne e dei calamus.

Se può sfuggire agli artigli delle tigrial morso velenosodel cobra-capello e del serpente del minuto o del bis-cobra e aidenti del gavialecade infallantemente sotto i colpi del cholera.

Il piccoloma animoso drappelloguidato da Tremal-Naikprocedeva lentamentesenza arrestarsi fra l'intricata junglaaprendosi ilpasso a colpi di parang e di kampilangnon avendo trovato lamenoma traccia di sentiero al di là dalla torre di rifugio.

I malesi della scortaabituati già alla dura manovra dei parangse dotati d'una resistenza e d'un vigore straordinariotagliavano senza posainsensibili ai morsi del sole che faceva fumare la loro pelle e anche ai miasmiche si sprigionavano da quei terreni melmosi.

Abbattevano a grandi colpi le mostruose canneche parevanovolessero soffocarlifacendole cadere a destra e a sinistraper fare largoalle due donne e ai loro capii quali non s'occupavano che della sorveglianzapotendo darsi che da un istante all'altro qualche tigre facesse improvvisamentela sua comparsa.

Già avevano fiutato per due voltesu cinquecento passipenosamente guadagnatil'odore caratteristico che esalano quelle pericolosebelvema nessuna si era fatta vederespaventata forse dal numero delle personee dal brillare delle carabinearmi che ormai quei sanguinari carnivori hannoimparato a temere.

Se il drappello fosse stato formato di poveri molanghiarmati d'un semplice coltellaccio o di qualche lanciaforse non avrebberoesitato a tentare un fulmineo assalto per portarne via qualcuno.

Di passo in passo che s'inoltravanola vegetazione invece discemarediventava cosí foltada mettere a dura prova la pazienza e l'abilitàdei malesiquantunque non fossero nuovi alle jungle.

Le canne si succedevano alle canneserrate e altissimeinterrotte solo di quando in quando da ammassi di calamipiante parassite d'unaresistenza incredibile e che raggiungono spesso lunghezze di cento e perfinocentocinquanta metri e da pozzanghere ripiene d'acqua giallastra e corrottachecostringevano il drappello a fare dei lunghi giri.

Un caldo soffocante regnava in mezzo a quei vegetalifacendosudare prodigiosamente malesi e indiani e soprattutto Yanez che nella suaqualità d'europeoresisteva meno degli altri agli ardenti raggi del sole.

- Preferisco le nostre foreste vergini del Borneo- dicevail povero portogheseche pareva uscisse da un vero bagnotanto le sue vestierano inzuppate di sudore. - Mi pare di essere dentro un forno.

La durerà molto? Comincio ad averne fino ai capelli dellejungle bengalesi.

- Non la finiremo prima di dieci o dodici ore- rispondevaTremalNaikil quale pareva invece che si trovasse benissimo fra quei vegetali equei pantani.

- Giungerò al tuo bengalow in uno stato miserando.Bei luoghi hanno scelto i Thugs! Che il diavolo se li porti via tutti!

Potevano trovarsi un rifugio migliore.

- Di questo no certomio caro Yanezperché qui si sentonopienamente sicuri. Belve e cholera; pantani e febbri che ti portano via un uomoin poche ore: ecco i loro guardiani! Sono stati furbi a ricollocare qui le lorotende.

- E dovremo girovagare fra queste jungle per delle settimaneforse? Bella prospettiva!

- Gli elefanti sono alti e quando sarai accomodato sul lorodorsol'aria non ti mancherà.

- Toh!

- Che cosa c'è? - chiese Yanezlevandosi dalla spalla lacarabina.

I malesi dell'avanguardia si erano arrestati e si eranocurvati verso il suoloascoltando attentamente.

Dinanzi a loro si apriva una specie di sentiero abbastanzalargoper lasciare il passo a tre e anche a quattro uomini di fronte e chepareva fosse stato fatto di recentepoiché le canne che giacevano al suoloavevano le foglie ancora verdi.

Sandokan che scortava Surama e la vedovali raggiunse.

- Un passaggio? - chiese.

- Aperto or ora da qualche grosso animale che marcia dinanzia noi- rispose uno dei malesi. - Deve essersi levato da soli pochi minuti.

Tremal-Naik si spinse innanzi e guardò il terreno su cui siscorgevano delle larghe tracce.

- Siamo preceduti da un rinoceronte- disse. - Ha udito icolpi dei parangs e se n'è andato.

Doveva essere in uno dei suoi rari momento di buonumore.Diversamente ci avrebbe caricati all'impazzata.

- Dove si dirige? - chiese Sandokan.

- Verso il nord-est- rispose uno dei malesi che portava unapiccola bussola.

- È la nostra direzione- disse Tremal-Naik. - Giacché ciapre la via seguiamolo: ci risparmierà della fatica. Tenete però pronte lecarabineda un momento all'altro può tornare sui propri passi e piombarciaddosso.

- E noi saremo pronti a riceverlo- concluse Sandokan. -Alla retroguardia le donne e noi in testa.

Cominceremo la nostra partita di caccia.

 

 

 

Capitolo XII

L'ASSALTO DEL RINOCERONTE

 

Il pericoloso pachiderma doveva aver abbandonato quel luogodove forse si era fermatoper ripararsi dagli ardenti raggi del sole chesovente gli screpolano la pelleda soli pochi minuti.

Avvertito della vicinanza di quegli uomini dal rumore cheproducevano i parangs nel troncare le alte cannesi era allontanatosenza far rumoreprima che giungessero fino a lui.

Come Tremal-Naik aveva giustamente osservatol'animalacciodoveva essere in uno dei suoi rari momenti di buonumorepoiché di rado quelleenormi bestieche personificano se è possibile la forza materiale in tuttociò che può avere di piú violentodi piú brutale e di piú irragionevolecedono il campo.

Consce della loro forza veramente prodigiosadella loroestrema agilitànonostante le forme massicce del corpo e sicure della loroarma che sbudella senza alcuna difficoltà perfino un elefantenon rifiutanoquasi mai la lotta.

Uomini e animalitutti assalgono con cieco furore e nessunopuò arrestare la loro carica irresistibile quando sono lanciati. Lo spessoredella loro pelle d'altronde li protegge anche contro le palle e non hanno che ilcervello di vulnerabilema bisogna giungervi attraverso l'uno o l'altro occhioecome ben si capiscela cosa non è facile.

Quantunque l'animale potesse da un istante all'altro tornaresui propri passiper accertarsi da quali avversari era stato disturbatoSandokan si era cacciato risolutamente sul sentiero seguito da Yanez e daTremal-Naik.

Quello squarcioaperto attraverso l'immensa jungladalcorpaccio del pachiderma e che pareva si prolungasse sempre verso il nord-estossia in direzione di Kharirisparmiava ai malesi una fatica durissima e facevaguadagnare tempo.

I tre cacciatori che formavano l'avanguardias'avanzavanoperò con precauzionecon un dito sul grilletto delle carabine e si fermavanodi frequente ad ascoltare.

Non si udiva alcun rumoresegno evidente che il rinoceronteaveva già guadagnato molto e che continuava la sua ritirata.

- È ben gentile- disse Yanez. - Ci fa da battistrada elascia respirare i nostri uomini. Dovrebbe continuare cosí fino alla porta deltuo bengalowamico Tremal-Naik.

- Anzi entrare nelle scuderie- rispose il bengaleseridendo. - Non gli negherei una buona provvista di radici e di tenere foglie.

- Il fatto è che mantiene sempre la buona direzione.

- Vedremo però fino a quando- disse Sandokan. - Temo cheperda la pazienza nel vedersi inseguito e che tenti un ritorno offensivo. Secambia d'umorece lo vedremo rovinare addosso.

Continuarono ad avanzarsiseguiti a cinquanta passi daimalesi che vegliavano su Surama e sulla vedovae dopo sette od ottocento metrisi avvidero che i bambú cominciavano a diradarsimentre piú innanzi si udivaun baccano assordante che pareva prodotto da un gran numero di uccelli acquaticiguazzanti in qualche stagno.

- Che stiamo per sbucare all'aperto? - chiese Sandokan. - Unaboccata d'aria la desidererei ardentemente.

- Adagio- disse Tremal-Naik- attenti al rinoceronte.

- Non si ode ancora nulla.

- Può essersi fermato. Yanezfa' avanzare tre uomini dellascorta. I kampilangs e i parangs hanno buon gioco sui tendini diquei bestioni.

Il portoghese aveva appena fatto segno a tre malesi diraggiungerliquando si trovarono improvvisamente dinanzi ad una raduranel cuimezzo si allargava uno stagno dalle acque giallastreingombre di canne palustrie di foglie di loto.

Sulla riva opposta vi erano delle rovinedelle colonnedelle arcatedei pezzi di muraglie screpolategli avanzi probabilmente diqualche antichissima pagoda.

Sandokan aveva gettato un rapido sguardo intorno al bacino esubito retrocessenascondendosi in mezzo ai bambú.

- È làl'animalaccio- disse- mi pare che ci aspettiper caricarci.

- Vediamo un po' quel bruto- disse Yanez.

Si gettò a terra e strisciò fra le cannefinché raggiunseil margine della jungla.

Il colosso stava fermo sulla riva dello stagnocollezampacce semiaffondate nel fango e la testa abbassata in modo da mostrare il suoterribile corno teso orizzontalmente.

Era uno dei piú grossi della specieperché misurava almenoquattro metri di lunghezzae grosso quasi quanto un ippopotamo.

Tutto rinchiuso nella sua grossissima pellecome entroun'armaturaquasi impenetrabile alle palle dei fucili usati in quell'epoca chenon avevano la terribile penetrazione delle armi modernee la brutta testacorta e triangolareaffondata nelle spalle deformi e massiccepareva che nonaspettasse che la comparsa dei cacciatori per scattare e mettere in opera il suoaguzzo corno che aveva una lunghezza d'oltre un metro.

- È ben brutto in quella posa- disse Yanez a Tremal-Naikche lo aveva raggiunto.

- Che non voglia lasciarci il passo libero?

- Non se ne andrà cosí presto come speri- rispose ilbengalese. - Sono testardi quegli animali.

- Possiamo colpirlo da qui? Con sei palle si dovrebbeabbatterlo.

- Ehm! Ne dubito.

- Eppure io e Sandokan ne abbiamo ucciso piú d'uno nelleforeste del Borneo. È vero però che quelli non erano cosí enormi.

- Quando è fermo è difficile colpirlo mortalmente.

- E perché?

- Perché allora le pieghe che servono come di cerniere allasua corazzasono aderenti le une alle altre ed impediscono alle palle dipenetrare ben dentro.

Quando è in marcia invece si spostanolasciando scoperto iltessuto sottostante e allora vi sono maggiori probabilità di toccarlo nellacarne viva.

- Lasciamo che vada a farsi uccidere altrove e cerchiamo diraggiungere le rovine di quella pagoda.

Dietro a quelle colonne ed a quelle paretisaremo al riparodalle cariche di quell'animalaccio e potremo fucilarlo con nostro comodo.

- Purché non s'accorga della nostra manovra.

- Finché non ci mostreremo non si muoveràlo vedrai-rispose Tremal-Naik.

Tornarono verso Sandokanil quale stava consigliandosi coisuoi malesi sul da farsinon volendo esporre le due donne ad una carica delpachiderma.

La proposta di Tremal-Naik fu subito approvata. Essendoquella parte della riva cosparsa di macerie e di enormi blocchi di pietrailrinoceronte non poteva spiegare la sua agilità e la sua violenza.

Dopo essersi accertati che il mostro non aveva cambiatoposizionesi gettarono in mezzo ai cannetispostandosi senza far rumore egirarono attorno allo stagno.

Già non distavano dalle rovine che un centinaio di passiquando udirono un niff! niff! acuto come lo squillo d'una trombapoi un galoppo pesante che faceva tremare il suolo.

Il pachiderma si era slanciato verso la junglalà dovesupponeva che si nascondessero i suoi avversari.

Yanez aveva preso per un braccio Suramagridando:

- Di corsa! Ci piomba alle spalle!

Il rinoceronteguidato da quel comando cosíinopportunamente datoinvece di precipitarsi verso il sentiero da lui pocoprima apertoaveva fatto un brusco volta facciascagliandosi là dove scorgevai bambú oscillare.

Pareva un treno lanciato a tutto vapore attraverso allajungla.

Le immense cannespezzate come se fossero fuscelli dipagliacadevano dinanzi a lui come falciatementre col corno sfondava gliammassi intricati dei calami.

Le due donne e i pirati si erano lanciati a corsa disperata.

In pochi minuti raggiunsero la rovinasalvandosi dietro lecolonne e gli enormi blocchi di granito.

Il rinoceronte sbucava in quel momento fra le canne ecaricava colla testa rasente al suolo e il corno teso.

Yanez e Sandokanche si erano rifugiiati su un muriccioloche un tempo doveva essere stato un lembo di cintavedendoselo dinanzifecerofuoco simultaneamentequasi a bruciapelo.

Il colossoferito in qualche piegas'inalberò come uncavallo che riceve una terribile speronatapoi riprese subito la corsa controil muriccioloil qualegià screpolatonon resse a quell'urto poderoso.

I mattoni si sfasciarono di colpo ed i due pirati rotolaronoin mezzo alle macerie a gambe levate.

Tremal-Naik che si trovava su un enorme blocco di pietreassieme a Surama e alla vedovaaveva mandato un urlo di terrorecredendoliperdutia cui aveva fatto subito eco un muggito terribile.

Il rinoceronte era stramazzato al suolo agitandodisperatamente le massicce zampe deretanedai cui tendini recisi sfuggivanoflotti di sangue.

- È nostro! - aveva gridato una voce.

Quasi nel medesimo istante uno dei malesi che teneva in pugnoun parang gocciolante di sangueera balzato fra i rottamiaccorrendo inaiuto della Tigre della Malesia e del portoghese.

Quel coraggiosovedendo i suoi capi in pericoloavevaassalito l'animale per di dietro e colla sua pesante sciabola gli aveva troncatidi colpo i tendini delle gambe posterioriproducendogli due ferite che dovevanofarlo in breve soccombere.

Infatti l'animale era subito caduto mandando un urlospaventevolema tosto si rialzò. Quel momento però era stato bastante aSandokana Yanez e anche al malese per mettersi in salvo su un masso colossale.

Per di piú i loro compagni avevano a loro volta fatto fuoco.

Il colossoferito in piú particolle gambe rovinategiròtre o quattro volte su se stesso come se fosse impazzitomandando clamoriassordantipoi d'un balzo si precipitò nello stagnolasciando dietro di sédue strisce di sangue.

Cercava nell'acqua un sollievo alle ferite.

Per parecchi minuti si dibatté sollevando delle vere ondaterossastrepoi tentò di tornare verso la rivae le forze lo tradirono.

Fu veduto sollevarsi un'ultima volta sulle gambe mutilatepoi cadere fra un gruppo di cannemandando un urlo rauco.

Per alcuni istanti il suo corpaccio fu scosso da sussultiquindi la massa s'irrigidíaffondando a poco a poco nella melma del fondo.

- Ha esalato l'ultimo respiro- disse Yanez. - Bruto! Va'!

- Questi animali sono piú temibili delle tigri- disseSandokanche osservava il corpaccio che affondava sempre. - Ha demolito lamuraglia come se fosse stata di cartone.

Senza quelle due sciabolate non so come ce la saremmo cavata.

- Il tuo malese gli ha dato il colpo dell'elefanteè vero?- chiese Tremal-Naik.

- Sí- rispose Sandokan. - Nei nostri paesi i pachidermi siuccidono recidendo loro i tendini delle gambe posteriori. È un metodo piúsicuro e che offre meno pericoli.

- Che peccato perdere il corno!

- Ci tieni ad averlo? La massa non affonda piú e la testaemerge.

- È un superbo trofeo di caccia.

- I nostri uomini s'incaricheranno di andarlo a tagliare. Ciaccamperemo qui per un paio d'ore e faremo colazione. Fa troppo caldo perriprendere la marcia.

Essendovi presso le rovine della pagoda alcuni tamarindi cheproiettavano una fresca ombrasi recarono là sotto a fare colazione.

I malesi avevano già levato dalle borse i vivericonsistenti in biscotti e carni conservate e banani che avevano raccolti sullariva del fiumeprima di lasciare la torre dei naufraghi.

Il luogo era pittoresco e l'aria era meno soffocante chenella junglaquantunque il sole versasse sullo stagno una vera pioggia difuocoproducendo una evaporizzazione fortissima.

Un silenzio profondo regnava nella vicina jungla. Perfino gliuccelli acquaticiquegli eterni chiacehioronitacevano e parevano assopiti daquell'intenso calore.

Solo un gigantesco arghilahalto quanto un uomocolla testa calva e rognosatraforata da due occhietti rotondi e rossied unbecco enorme appuntato ad imbutopasseggiava gravemente sulla riva dellostagnoagitando di quando in quando le sue ali bianche fasciate di nero.

YanezSandokan e Tremal-Naikterminata la colazionesierano spinti verso la pagoda osservando con viva curiosità le colonne e lemuraglie che portavano numerose iscrizioni in sanscrito e che reggevano ancoradelle statue semi-spezzateraffiguranti elefantitestuggini e animalifantastici.

- Che un tempo appartenesse ai Thugs? - chiese Yanez cheaveva osservato sulla cima d'una colonna una figura che bene o malerassomigliava alla dea Kalí.

- No- rispose Tremal-Naik. - Doveva essere dedicata aVisnú; vedo su tutte le colonne la figura d'un nano.

- Era un nano quel dio?

- Lo divenne nella sua quinta incarnazioneper reprimerel'orgoglio del gigante Bely che aveva vinto e cacciato gli dei dal sorgonossia dal paradiso.

- Un dio famoso il vostro Visnú.

- Il piú venerato dopo Brahma.

- E come ha fatto un nano a vincere un gigante? - chieseSandokanridendo.

- Coll'astuzia. Visnú s'era prefisso di purgare il mondo datutti gli esseri malvagi e orgogliosi che tormentavano l'umanità.

Dopo d'averne vinti moltissimipensò di domare anche Belyche spadroneggiava in cielo e in terra e gli si presentò sotto le forme d'unnano bramino.

- Il gigante in quel momento stava facendo un sacrificio.Visnú gli si rivolse per chiedergli tre passi di terreno onde potersifabbricare una capanna.

Belypadrone del mondo interorise dell'apparenteimbecillità del nano e gli rispose che egli non doveva limitare la domanda así lieve cosa.

Visnú però insistette nella sua richiestadicendo che perun essere cosí piccolo tre passi di terreno erano sufficienti.

Il gigante glieli accordò e per assicurarlo del donogliversò sulle mani dell'acqua. Ma ecco che Visnú acquista subito una grandezzacosí prodigiosa da riempire col suo corpo l'universo intero: misurò la terracon un solo passoil cielo con un altro e pel terzo intimò al gigante dimantenere la promessa fattargli di donargli ciò che aveva misurato.

Il gigante riconobbe subito Visnú e gli presentò la propriatestama il diosoddisfatto di una tale sommissione lo mandò a governare ilPandalon e gli permise di tornare tutti gli anni sulla terra nel giorno dellaluna piena di novembre.

- Chissà allora quali eroiche imprese avrà compiuto durantele sue altre incarnazioni- disse Yanez. - Erano ben bravi gli dei indiani inquelle lontane epoche. Si trasformavano a piacere loroin giganti e in nani.

- E anche in animali- disse Tremal-Naik. - Infatti nellasua prima incarnazionesecondo i nostri libri sacrisi tramutò in un pesceper salvare dal diluvio il re di Sattiaviradem e sua moglie...

- Ah! Anche voi ricordate il diluvio.

- I nostri libri sacri ne parlano. Nella secondaincarnazionein una testuggine per riportare a galla dal mar di latte lamontagna Mandraguiti onde trarne l'amurdon ossia il liquoredell'immortalità; nella terzain un cinghiale per squarciare il ventre algigante Ereniacsciassen che si divertiva a sconquassare il mondo; nella quartain un animale mezzo uomo e mezzo leone per abbattere e bere il sangue delgigante Ereniano; nella quintasestasettimaottava e nona è sempre uomo.

- Quindi si è tramutato nove volte quel bravo dio- disseSandokan.

- Ma nella decima incarnazioneche avverrà alla finedell'epoca presenteapparirà sotto le forme d'un cavallo con una sciabola inuna zampa e uno scudo nell'altra.

- E che cosa verrà a fare? - chiese Yanez.

- I nostri sacerdoti dicono che scenderà sulla terra adistruggere tutti i malvagi. Allora il sole e la luna si oscurerannoil mondotremeràle stelle cadrannoed il gran serpente Adissescien che ora dorme nelmar di lattevomiterà tanto fuoco da abbruciare tutti i mondi e tutte lecreature che li abitano.

- Speriamo di non essere piú vivi- disse Yanez.

- Ci credi tualla discesa di quel terribile cavallo? -chiese Sandokancon accento scherzevole al bengalese.

Tremal-Naik sorrise senza rispondere e si diresse verso lostagnodove i malesi stavano spaccando il muso del rinoceronte per levarne ilcorno. Dopo non pochi colpi di parangs erano riusciti a tagliarlo.

Misurava un metro e venti e terminava in una punta quasiaguzzadovuta al continuo sfregamentoservendosene i rinoceronti non solo comearma difensivabensí anche per scavare la terra onde mettere allo scopertocerte radici di cui sono ghiotti e che costituiscono il loro principalenutrimento.

Quei corni non sono formati veramente da una sostanza osseacome quelli delle rennedelle alci e dei cervibensí da fibre aderenti le unealle altre o meglioda peli agglutinati da materia corneasuscettibile però aricevere una bella pulitura e cosí resistenti da sfidare l'avorio.

Alle quattro pomeridianecessato un po' il caloreildrappello lasciava lo stagno e rientrava nella junglariprendendo la lottacontro i bambú ed i calami.

Non ebbe però che una breve durata perché qualche ora dopogiungeva finalmente sul sentiero che da Khari va fino alla riva del Gange.

La marcia fu spinta allora con tale rapiditàche poco dopoil tramonto Tremal-Naik giungeva dinanzi al cancello del suo bengalow.

 

 

 

Capitolo XIII

LA MANGIATRICE D'UOMINI

 

Khari è uno dei pochi villaggi che ancora sussistono fra lejungle delle Sunderbundsresistendo tenacemente alle insidie del cholera edelle febbri maligne e alle visite delle tigri e delle panteresolo per laricchezza e prodigiosa fertilità delle risaiele quali producono in abbondanzail benafuliquel riso finissimolunghissimomolto bianco e checuocendo spande un odore graditissimoassai apprezzato dai bengalesi.

Non è altro che un'accozzaglia di capannecolle pareti difango secco e i tetti coperti di foglie di coccotierocon tre o quattro bengalowdi meschina apparenza che non sono quasi mai abitati dai loro proprietaritroppo paurosi delle febbri.

Anche quello di Tremal-Naik non aveva la bella apparenza dei bengalowdi Calcutta. Era una vecchia abitazione ad un solo pianocol tetto a punta eduna veranda all'intornofatta costruire dal capitano Corishant durante l'aspraguerra mossa ai Thugs di Suyodhanaonde essere piú vicino alle Sunderbunds.

Nel recintodue mostruosi elefantiguardati dai loro cornacconsumavano la loro razione della serainterrompendosi di quando in quando perlanciare dei barriti che facevano tremare le vecchie muraglie dell'abitazione.

Erano di specie diversaessendovi due razze ben distinte inIndia: i coomareah che hanno il corpo piú massicciole gambe corte e latromba larga ma che posseggono una forza muscolare straordinaria; i mergheepiú alti invecepiú svelticolla tromba meno grossa e le gambe menomassiccee che hanno il passo piú rapido.

Sebbene siano inferiori ai primi come robustezzanondimenosono i piú apprezzati per la loro velocità.

- Che superbi animali! - esclamarono ad una voce Yanez eSandokan che si erano fermati nel cortilementre i due pachidermiad un gridodei loro conduttorisalutavano i nuovi venutitenendo le trombe in alto.

- Síbellissimi e robusti- disse Tremal-Naik che liosservava da conoscitore profondo. - Daranno da fare alle tigri delleSunderbunds.

- Partiremo domani sul dorso di questi giganti? - chieseYanez.

- Síse lo desiderate- rispose il bengalese. - Tutto deveessere pronto per cominciare la caccia.

- Vi staremo tutti nelle haudah?

- Noi con Surama ne occuperemo una; i malesi l'altra. Darma ePunthy ci seguiranno a piedi.

- Darma! - esclamarono Yanez e Sandokan. - È qui la tuatigre?

Tremal-Naik invece di rispondere mandò un fischioprolungato.

Tosto dalla varanda balzò nel cortilecollaleggerezza d'un gattouna bellissima tigre reale la quale andò a fregare ilsuo muso sulle gambe del bengalese.

Yanez e Sandokanquantunque avessero piú volte udito aparlare della docilità di quella belvasi erano tirati precipitosamenteindietromentre i loro uomini si salvarono dietro gli elefantisnudando i loroparangs ed i kampilangs.

Nel medesimo istante un cane tutto neroalto quanto unajenache portava un collare di ferro irto di punte aguzzeuscí correndo dauna delle tettoie e si mise a saltare intorno al padroneabbaiandofestosamente.

- Ecco i miei amici della jungla nera- disse Tremal-Naikaccarezzando l'uno e l'altro- e che diverranno pure anche amici vostri. Nontemere Sandokan e nemmeno tuYanez. Saluta i prodi di MompracemDarma; sonotigri anche loro.

La belva guardò il padrone che le additava Yanez e Sandokanpoi si accostò ai due pirati ondeggiando mollemente la sua lunga coda.

Girò due o tre volte attorno a loro fiutandoli a piúripresepoi si lasciò accarezzaremanifestando la sua soddisfazione con un rom-romprolungato.

- È superba- disse Sandokan. - Non ricordo di averneveduta una di cosí belle e di cosí sviluppate.

- E soprattutto affezionata- rispose Tremal-Naik. - Miobbedisce come Punthy.

- Hai due guardie che terranno lontani i Thugs.

- Le conoscono e sanno quanto valgono. Hanno provato neisotterranei di Rajmangal le unghie dell'una ed i denti d'acciaio del secondo.

- Vanno d'accordo fra loro due? - chiese Yanez.

- Perfettamenteanzi dormono sempre insieme- risposeTremal-Naik. - Orsúandiamo a cenare. I miei servi hanno preparata la tavola.

Li introdusse in un salotto pianterrenomolto modestamenteammobiliato con sedie di bambú e qualche scaffale di acajú ma fornito della punkaossia d'una tavola coperta di stoffa leggeraattaccata al soffitto e che unragazzo fa girare per rimuovere l'aria e mantenere una continua ventilazione.

Tremal-Naik che aveva già da tempo adottati i consumiinglesiaveva fatto preparare carnelegumibirra e frutta.

Mangiarono lestamentepoi ognuno raggiunse la propria stanzadopo d'aver ordinato ai cornac di tenersi pronti per le quattro delmattino.

Fu Punthy infatti che diede la sveglia il giorno dopo coisuoi latrati assordanti. Vuotate alcune tazze di thèSandokan e Yanez sceseronel cortile portando le proprie carabine.

Tremal-Naik vi era già colla giovane bajadera che dovevaaccompagnarli ed i sei malesi.

I due giganteschi elefanti erano già bardati e nonaspettavano che il segnale dei loro conduttori per partire.

- In caccia- disse allegramente Sandokanarrampicandosisulla scala di corda e raggiungendo l'haudah. - Prima di questa seraconto di avere la pelle di qualche belva.

- Forse prima- disse Tremal-Naik che era pure salitoseguito da Yanez e dalla bajadera. - Un uomo del villaggio si è offerto dicondurci in un luogo dove da tre settimane si nasconde una admikanevalla.

- Che cosa sarebbe!

- Una tigre che preferisce la carne umana a quella deglialtri animali. Ha già sorprese e divorate due donne del villaggio e l'altrogiorno ha tentato il colpo contro un contadino il qualeper una fortunapotécavarsela con poche graffiature. È lui che ci guiderà.

- Avremo allora da fare con una tigre astuta- disse Yanez.

- Che non si lascierà facilmente scovare- risposeTremal-Naik. - Le admikanevalla sono ordinariamente tigri vecchiechenon possedendo piú l'agilità per cacciare gli agili nilgò e peraffrontare i bufali della junglase la prendono colle donne e coi fanciulli.

Giuocherà d'astuzia e tenterà tutti i mezzi per evitare lalottasapendo bene che non avrà nulla da guadagnare. Punthy saprà peròtrovarla.

- E Darma come si comporta verso le compagne?

- Si limita a guardarlema non l'ho mai veduta a prendereparte alla lotta. Non ama la compagnia delle tigri liberecome se nonappartenesse piú alla loro razza. Ecco la guida che giunge davanti aglielefanti.

Un povero molangonero quasi quanto un africanopiccolo ebruttissimoche tremava per la febbrecoperto d'un semplice languti earmato d'una piccaera comparso presso al cancello.

- Sali dietro di noi- gli gridò Tremal-Naik.

L'indianoagile come una scimmias'arrampicò su per lascala e si appollaiò sull'enorme dorso dell'elefante.

I cornacche si tenevano a cavalcionicolle gambenascoste dietro le immense orecchie dei pachidermiimpugnarono le loro cortepicche coll'uncino aguzzo e ricurvo e mandarono un grido.

I due colossi vi risposero con un barrito assordante e simisero in marciapreceduti da Punthy e seguiti da Darmala quale non parevaamare troppo la vicinanza dei due bestioni.

Attraversato il villaggio che era ancora desertodopo unquarto d'oragli elefanti raggiungevano il margine delle jungle tuffandosi frale canne e le erbe gigantesche. Avevano preso un buon passo e non esitavano maisulla direzione. Bastava una leggera pressione dei piedi dei cornac ed unsemplice sibilo per piegare a destra ed a sinistra.

S'avanzavano però con una certa precauzionescartando collatromba le altissime canne e tastando il terreno umido e fangoso che potevacelare qualche fondo pericoloso entro cui potevano sprofondare.

La jungla si estendeva a perdita d'occhiomonotona e tristeappena rallegrata da qualche gruppo di palmizi tarada qualche latania o daqualche gruppetto di maestosi cocchi che stendevano le loro lunghe foglie di unbel verde brillante o da qualcuno di quegli immensi alberiche da soli formanouna piccola forestasostenuti sovente da parecchie centinaia di tronchi echiamansi fichi delle pagode o banian.

Un profondo silenzio regnava su quel mare di vegetalidormendo ancora i trampolieri delle lunghe zampe che abitano a migliaia emigliaia quelle terre umide. Non si udiva che il leggero stormire delle cime deibambú giganti ed il rauco e poderoso respiro dei due colossi.

Non essendo ancora sorto il soleuna nebbia pesante egiallastracarica di esalazioni pestifere derivanti dall'imputridire di miriadidi vegetaliondeggiava ancora sull'immensa pianuranebbia pericolosa perchécelava nel suo seno la febbre ed il choleragli ospiti abituali delle junglegangetiche.

Il caloreche doveva diventare intenso piú tardinondoveva tardare ad assorbirla per lasciarla ricadere dopo il tramonto.

- Ecco una nebbia che mette indosso il cattivo umore- disseYanez che fumava come una vaporiera e che di quando in quando si bagnava lelabbra con una sorsata di vecchio cognac. - Deve fare effetto anche sulle tigri.

- Può darsi- rispose Tremal-Naik - perché quelle cheabitano le Sunderbunds godono fama di essere piú sanguinarie delle altre.

- Devono fare dei grandi vuoti fra i poveri molanghi.

- Ogni anno un bel numero di quei disgraziati finisce sotto identi delle “signore bâg”come le chiamano qui. Si calcola chequattromila indiani scompariscono per opera di quei terribili carnivori ed i trequarti spettano alle abitatrici delle Sunderbunds.

- Ogni anno?

- SíYanez.

- Ed i molanghi si lasciano divorare pacificamente?

- Che cosa vuoi che facciano?

- Che le distruggano.

- Per affrontare quelle belve ci vuole del coraggio ed imolanghi non ne hanno abbastanza.

- Non osano cacciarle?

- Preferiscono abbandonare i loro villaggi quando unamangiatrice d'uomini comincia a diventare troppo golosa.

- Non sanno preparare delle trappole?

- Scavano qua e lànei luoghi frequentati da quelle belvedelle buche profondemunite di pali aguzzi e coperte da sottili bambúdissimulati sotto un leggero strato di terra e di erbema di rado riescono aprenderle. Sono troppo astute e poi sono cosí agili che anche cadendo entro lafossaottanta volte su cento riescono ancora a uscirne.

Ne usano anche altre con maggior profittoservendosi d'ungiovane alberoforte e flessibileche piegano ad arco legando la cima ad unpalo piantato nel suolo. Alla corda uniscono l'esca la quale consisteordinariamente in un capretto od in un porcellinodisposta in modo che la tigrenon possa toccarla senza introdurre prima la testa od una zampa entro un nodoscorsoio.

- Che viene stretto dallo scattare dell'albero.

- SíYaneze la tigre rimane prigioniera.

- Preferisco ucciderle colla mia carabina.

- E anche gli ufficiali inglesi sono del tuo parere.

- Vengono qui qualche volta a scovarle? - chiese Sandokan.

- Fanno di quando in quando delle battute con ottimirisultatiperché devo confessare che gli ufficiali inglesi sono bravi ecoraggiosi cacciatori. Ricordo la caccia organizzata dal capitano Lenoxa cuipresi parte anch'iocon molti elefanti ed un vero esercito di scikaryossia di battitori e un centinaio di cani. Anzi per un pelo non vi lasciai lapelle.

- In bocca ad una tigre?

- E per colpa del mio portatore d'armi che fuggí col miofucile di ricambioproprio nel momento in cui ne avevo bisognoessendomitrovato di fronte a tre tigri d'un colpo solo.

- Narra un po' come te la sei cavata- disse Sandokan chepareva s'interessasse straordinariamente.

- Come vi ho dettola spedizione era stata organizzata ingrandeper dare una dura lezione alle tigri che da molti mesi facevano dellevere stragi fra gli abitanti delle Sunderbunds. Spinte dalla fame o da altrimotiviavevano abbandonate le isole pantanose e pestilenziali del golfo delBengalafacendo delle audacissime scorrerie fino entro i villaggi dei molanghidove osavan mostrarsi anche in pieno giorno.

In soli quindici giorni avevano divorato piú di sessantamolanghiquattro cipayes ed il loro sergentesorpresi sulla via diSonapore ed i piloti di Diamond-Harbour sbranati assieme alle loro mogli.

Avevano spinta la loro audaciada mostrarsi perfino nellevicinanze di Port-Canning e di Ranagal.

- Si vede che erano stanche di starsene nelle Sunderbunds eche volevano cambiare paese- disse Yanez.

- Le prime battute diedero buoni risultati- proseguíTremal-Naik. - Di giorno gli ufficiali inglesi le scovavano cogli elefanti; dinotte le aspettavano presso le fontinascosti nelle buche e le fucilavanobenissimo.

In tre soli giorni quattordici erano cadute sotto il piombo etre altre erano finite sotto le zampacce degli elefanti.

Una serapoco prima del tramontogiunsero al campo duepoveri molanghi per avvertirci d'aver veduto una tigre aggirarsi presso lerovine d'una pagoda.

Tutti gli ufficialicompreso il capitano Lenoxerano giàpartiti per raggiungere le fosse d'agguato che avevano fatto scavare durante ilgiorno.

Al campo non ero rimasto che io coi sikaryessendostato trattenuto da un attacco di febbre.

Quantunque le mie braccia non fossero fermein causa deibrividi che non mi lasciavano in pacedecisi di recarmi alla pagodaconducendocon me il mio portatore d'armiun giovane sikaro su cuifino alloraavevo avuto gran fiducia avendomi dato prove di coraggio e di sangue freddo.

Vi giunsi un'ora dopo il tramonto e m'imboscai fra un gruppodi mindi a breve distanza da un piccolo stagnosulle cui rive avevonotato numerose tracce d'animali.

Era probabile che la tigre presto o tardi comparisseamandonascondersi presso gli abbeveratoi per sorprendere i cinghiali o le antilopi chevanno a dissetarsi.

Mi trovavo colà da due ore e cominciavo a perdere lapazienzaquando vidi avanzarsi sospettoso e guardingo un nilgòunaspecie di cervo che ha il capo armato di due corna aguzzelunghe un buon piede.

La preda valeva un colpo di fucile e dimenticando la tigregli feci fuoco addosso. L'animale caddema prima che lo avessi raggiunto sirialzò fuggendo verso la jungla. Zoppicavasicchéconvinto di averlogravemente feritomi slanciai dietro di lui ricaricando la carabina.

Il mio portatore d'armiche aveva un grosso rifle diricambiomi aveva seguito. Stavo per superare un macchione di kalamquando ad un tratto udii fra le alte erbe dei mugolii poco rassicuranti chem'arrestarono di colpotitubante fra l'andare innanzi ed il fuggire.

Quasi nell'istesso momento udii il mio portatore d'armi agridare:

“Bada sahib! La bâg è là dentro”.

“Ebbene” gli risposi“sta' presso di me e noi avremole costolette del nilgò e la pelle della tigre.”

Avevo preso rapidamente il mio partito.

Mi cacciai fra i kalam tenendo la carabina imbracciatae dopo pochi passi mi trovai di fronte... a tre tigri!

- Mi fai venire freddo- disse Yanez. - Deve essere stato unterribile momento quello!

- Tira innanziTremal-Naik- disse Sandokan. - L'avventuram'interessa.

- Quelle maledette belve avevano finito il povero nilgòe stavano mangiandoselo. Vedendomisi erano raccolte su se stessepronte ascagliarsi su di me.

Senza pensare al tremendo pericolo a cui mi esponevofecifuoco sulla piú vicinafracassandole la spina dorsalepoi mi gettairapidamente indietro per evitare l'assalto delle altre due.

“Il mio rifle”gridai al mio sikarotendendo la mano senza voltarmi.

Nessuno mi rispose.

Il mio portatore d'armi non si trovavacome di solitodietro di me. Spaventato dall'improvvisa comparsa delle tre tigriera fuggitoportando con sé la grossa carabinasulla quale molto contavosenza che quelbriccone pensasse che mi lasciava disarmato di fronte a quei terribilimangiatori d'uomini!

Non sarebbe necessario che vi dicessi che cosa provai in quelmomento: mi sentii bagnare la fronte d'un freddo sudore e mi parve che lospettro della morte mi si rizzasse dinanzi..

- E le due tigri? - chiesero ansiosamente YanezSandokan ela bajadera.

- Si tenevano rittea venti passi da mefissandomi collepupille dilatatesenza osare muoversi.

Passò cosí un minutolungo come un secolopoi mi venneuna ispirazione che mi salvò la vita.

Puntai risolutamente la carabinache come vi dissi era ormaiscaricae feci scattare il grilletto.

Voi non lo crederesteeppure le due feroci belveudendoquel lieve rumoremi volsero le spalle e con un salto immenso scomparvero tra ibambú della jungla.

- Ciò si chiama aver fortuna- disse Sandokan- epossedere una bella dose di sangue freddo.

- Sí- rispose Tremal-Naik ridendo- però all'indomaniero a letto con quaranta gradi di febbre.

- Ma la pelle ancora indosso- disse Yanez- e la propriapelle vale bene un febbronelo credi?

- Ne sono profondamente convinto.

Mentre ascoltavano i particolari di quella cacciaemozionantei due elefanti avevano continuato a inoltrarsi nella junglaaprendosi il passo fra i bambú immensi che raggiungevano talora i quindici eanche i diciotto metrie fra le dure erbe chiamate kalampurealtissime.

Il mondo alato si era risvegliato e folleggiava in mezzo allepiantesenza darsi troppo pensiero per la presenza dei due colossi e degliuomini che li montavano.

Bande di corvidi nibbidi cicogne dal lungo beccodipavoni dalle superbe penne scintillanti al soledi tortorelle candidissime e dibozzagris'alzavano quasi sotto i piedi degli elefantivolteggiavano qualchemomento sopra le haudahpoi tornavano a calare fra gli alti vegetali.

Di quando in quando anche qualche gigantesco arghilahdisturbato nel suo sonnobalzava fuori spiegando le sue immense ali e mostrandola sua orribile testa di uccello decrepitoprotestando con alte stridapoi silasciava ripiombare pesantemente al suolopiantandosi sulle lunghissime zampe.

Il terreno a poco a poco diventava pantanoso rendendo lamarcia dei colossi piú faticosa.

L'acqua trapelava dappertuttoessendo quelle terre cheformano il delta del Gange formate solo da banchi di melma appena prosciugati.Ma erano quelli i terreni buonii veri terreni abitati dalle tigrile qualiadifferenza dei gattiamano i luoghi umidi e la vicinanza dei fiumi.

Ed infatti i due elefanti marciavano da appena una mezz'oraattraverso a quei pantaniquando si udí il molango a dire:

- Sahibè qui che bazzica la bâg. Sta' attento: nondeve essere lontana.

- Amiciarmate le carabine e preparate le picche- disseTremal-Naik. - Punthy è già sulla pista della vecchia briccona. Lo udite?

Il grosso cane aveva mandato un lungo latrato. Aveva ormaifiutata la mangiatrice d'uomini.

 

 

 

Capitolo XIV

LA PRIMA TIGRE

 

I due elefantiad un comando dei loro cornacavevanrallentata la marcia.

Dovevano essersi accorti anche essi della vicinanza dellapericolosa belvaperché erano improvvisamente diventati estremamente prudentispecialmente il coomareah che era montato da Sandokan e dai suoi compagnie che s'avanzava pel primo. Essendo meno alto dell'altropoteva venire sorpresoprima di scorgere la bâgperciò appena scartate le canne chegl'impedivano la vistasi affrettava a ritirare la proboscide arrotolandola frale enormi zanne.

Quantunque gli elefanti abbiano la pelle grossissimasono diuna sensibilità estrema. Specialmente la tromba è delicatissimasi puòquindi immaginare come ci tengano a non abbandonarla fra le unghie di quelleformidabili fiere.

Sandokan ed i suoi compagniin piedicolle carabine inmanocercavano di scoprire la bâgsenza però riuscire a vederla. Ivegetali erano d'altronde cosí folti in quel luogoche non era cosa facilescrutarvi dentro.

Doveva però essere passata da poco di là. Quell'odorecaratteristicoquella puzza di selvatico che si lasciano indietro si sentivaancora.

Disturbata dal latrato di Punthydoveva essersi allontanatasollecitamente.

- Dove si sarà rintanata? - chiese Sandokanche tormentavail grilletto della carabina. - Che non voglia mostrarsi?

- Avrà compreso che non vi è nulla da guadagnare adimpegnare la lottae la furba cerca di filare verso il suo covo.

- Che ci sfugga?

- Se Punthy è sulle sue tracce non la lascerà.

- E Darma? - chiese Yanez. - Non la vedo piú.

- Ci seguenon temerema a distanza. Non ama gli elefanti;fra le due razze vi è un vecchio odio.

- Zitto- disse Sandokam. - Punthy l'ha scoperta!

Dei latrati furiosi partivano da una macchia di bambúspinosi.

- È alle prese colla tigre? - gridò Yanez.

- Non si esporrà il mio bravo cane- rispose Tremal-Naik. -Sa che malgrado la sua forza e la sua robustezzanon è in grado di competerecolle unghie d'acciaio delle bâg.

In quel momento il molango che stava in piedi dietro l'haudahtenendosi aggrappato al bordo della cassadisse a Tremal-Naik:

- Sahib: viene.

- L'hai veduta?

- Sí: si nasconde laggiú fra i kalam. Non vedi leerbe muoversi? La bâg striscia con precauzione e cerca di sottrarsi allericerche del tuo cane.

- Cornac! - gridò il bengalese. - Spingi innanzil'elefante: noi siamo pronti ad aprire il fuoco.

Ad un fischio del conduttore il coomareah allungò ilpasso dirigendosi verso le alte erbe in mezzo a cui echeggiavano ad intervalli ilatrati di Punthy.

Il merghee che portava i sei malesi l'aveva seguito.

L'odore di selvatico lasciato dalla belva non si sentivapiú. Tuttavia il coomareahnon nuovo a quelle pericolose cacceparevache avesse fiutata la vicinanza della terribile nemica.

Il colosso cominciava a dare segni di viva inquietudine:soffiava rumorosamentescuoteva l'enorme testa e di quando in quando venivaassalito da un forte brivido che si trasmetteva perfino all'haudah.

Non ostante la loro forza immensa e l'eccezionale vigoredella loro trombache sradica d'un sol colpo anche un grosso alberoè unfatto ormai constatato che quei colossi hanno una vera paura delle tigritaleanzi che certe volte si rifiutano perfino di avanzare e che rimangono sordi allecarezze dei loro affezionati cornac.

Il coomareah che portava i tre capi era un animalecoraggioso che da molti anni aveva fatto le sue prime armicome avevaassicurato il suo conduttoree che molte tigri aveva schiacciate sotto i propripiedi o scagliate a sfracellarsi contro gli alberipure in quel momentocomeabbiamo dettoprovava delle esitazioni. Anche il suo compagno che lo seguiva abreve distanzadi tratto in tratto titubava ed era necessario talvolta perdeciderlo un buon colpo d'arpione.

Ad un tratto si udí il molango che era passato dinanzi all'haudahe che s'appoggiava al cornaca gridare.

- Attenzione!

Poi due forme giallastrestriate di neroeransi slanciateal sopra delle alte erbea meno di cinquanta passiper ricadere subito.

Erano due enormi tigri che prima d'impegnare la lotta o dibattere in ritirataavevano spiccato un salto in aria per accertarsi delleforze dei loro nemici.

- Sono due! - aveva esclamato Tremal-Naik. - La mangiatricedi uomini ha trovata una compagna.

Sangue freddoamici mieie non fate fuoco che a colposicuro. Pare che siano decise a darci battaglia.

- Cosí la caccia riuscirà piú interessante- risposeSandokan.

Yanez guardò Surama: la giovane bajadera era diventatapallidissimatuttavia conservava ancora una calma ammirabile.

- Hai paura? - le chiese.

- Accanto al sahib biancono- rispose la fanciulla.

- Non temeresiamo uomini vecchi alle grandi cacce econosciamo le tigri.

Le due belve erano tornate a imboscarsi fra le canne e i kalame pareva che avessero presoalmeno pel momentoil partito di allontanarsiperché si udivano i latrati di Punthy echeggiare piú fiochi.

- Spingi l'elefante- gridò Tremal-Naikal cornac.

Il coomareah pareva che avesse ripreso coraggioperché raddoppiò subito il passo. Non si sentiva però interamente sicuroagiudicarlo dal tremito e dai formidabili barriti che lanciava di quando inquando.

Tremal-Naik ed i suoi compagnicurvi sui bordi della cassacoi fucili montatiosservavano attentamente le alte erbe cercando di scoprirele due belve che si ostinavano a non mostrarsi.

Ad un tratto si udirono i latrati di Punthy a echeggiare apochi passi dall'elefante un po' a destra.

Il molango aveva mandato un grido.

- Attentisahib! Le bâg stanno per venire.Hanno girato intorno a noi!

Nel medesimo istante il coomareah s'arrestò rotolandorapidamente la proboscide che mise in salvo fra le lunghe zanne. Si piantòsolidamente sulle robuste zampaccieinclinando un po' il capo indietro e mandòuna nota formidabile che sembrava un avvertimento per i cacciatori.

Passarono alcuni secondipoi si videro i kalamaprirsi violentemente come sotto una spinta irresistibile ed una tigre enormecon un salto immenso si scagliò contro l'elefante piombandogli sulla fronte etentandocon un poderoso colpo d'artigliodi sventrare il cornac che siera gettato prontamente indietro.

Sandokan che era il piú vicinopronto come il lampo lescaricò la carabinafracassandole una zampa.

Malgrado quella feritala terribile belva non cadde. Con unvolteggio sfuggí al fuoco di Yanez e di Tremal-Naiksi raccolse un momento suse stessapoi con un balzo enorme passò sopra la testa dei cacciatori senzatoccarli e cadde dietro l'elefante mandando un prolungato hoo-hug!I malesi che montavano il mergheevedendola piombare fra le erbeavevano scaricate le loro carabinecol pericolo di ferire le zampe deretane delcoomareahma la bâg ormai era scomparsa fra i bambú.

Per alcuni istanti si videro le alte cime delle canne adagitarsipoi piú nulla.

- È fuggita! - gridò Sandokanricaricando precipitosamenteil fucile.

- Io dico invece che si prepara ad un nuovo assalto- disseTremal-Naik. - Sono certo che si avvicina strisciando.

- Che slancio ha quella bestia! - esclamò Yanez. - Credevoche piombasse sulle nostre teste e mi pareva sentirmi già gli artigli penetrarenel cervello.

- Cerchiamo di non fallirla- disse Tremal-Naik.

- Non si tira troppo bene sul dorso d'un elefante- risposeSandokan. - Non so come sia riuscito a colpirla colle scosse che subiva l'haudah.

- Il coomareah aveva la tremarella- disse Yanez. -D'altronde nemmeno io ero perfettamente calmo.

Si può essere coraggiosi ed avere anche una buona dose disangue freddoeppure la calma se ne va dinanzi a quelle belve.

- Sfido io! Si tratta di non lasciare la pelle fra quelleunghie- rispose Sandokan.

- Badatesahib! - gridò il molango. - Il coomareahla sente.

Infatti l'elefante cominciava a dare nuovi segnid'inquietudine. Sbuffava e tornava a tremare.

Ad un tratto girò rapidamente su se stesso e tornò apiantarsi solidamentecolla testa bassa e la tromba strettamente arrotolata frai denti.

Non erano trascorsi dieci secondi che Sandokan ed i suoicompagni distinsero la tigre. Scivolavastrisciando quasi sul ventrefra lecannecercando di accostarsi all'elefante di sorpresacolla speranza forse dipiombare d'improvviso sui cacciatori.

- La vedi? - chiese Tremal-Naik a Sandokan.

- Sí.

- Anche tuYanez?

- Sto prendendola di mira- rispose il portoghese.

In quell'istante parecchi colpi di carabina rimbombaronosull'haudah del secondo elefante.

I malesi facevano fuocoma in altra direzione.

- È l'altra tigre che assale il merghee! - gridòTremal-Naik. Non perdete di vista la nostra; lasciate a loro la cura disbrigarsela. Eccola!

La tigre che li minacciava era comparsa su un piccolo spazioquasi sgombro di canne. Si fermò un momento sferzandosi colla codapoi con unoslancio fulmineo ripiombò fra le canne per ricomparire poco dopo a pochi passidal coomareah.

Il cornac aveva mandato un grido:

- Va'figlio mio!

L'elefante si slanciò innanzi colla testa abbassatalezanne tesepronto a piantarle nel corpo della belvama questa con un altrovolteggio si sottrasse al pericolo e ritentò l'assalto di prima che per poconon era riuscito fatale al cornac.

Mandò una nota brevegutturale e stridentepoi piombònuovamente sulla fronte del pachidermama male servita dalla sua zampafracassata dalla palla di Sandokanricadde quasi subito al suolo.

Il coomareah fu lesto a metterle un piede sulla codapoi le piantò nel petto una delle sue zanne e la sollevò.

Il felinofuriosomandava urla terribili e s'agitavadisperatamentetentando di dilaniare la testa del colosso.

Sandokan e Yanez avevano puntate le carabine quantunque gliscrolli che subiva l'haudah rendessero il tiro molto problematico. Il cornacche li aveva vedutifece loro segno di abbassare le armidicendo poi:

- Lasciate fare al coomareah.

L'elefante aveva sciolta la formidabile proboscidechearrotolò attorno al corpo della tigre stringendole le zampe per impedirle diservirsi delle terribili unghie.

La staccò dalla zannacon una stretta irresistibile lefracassò le costolela sollevò in aria facendola ondeggiare per qualcheistantepoi la scaraventò al suolo con tale violenza da tramortirla.

Prima che la belva avesse il tempo di riaversiil coomareahle aveva posata sul corpo una delle sue mostruose zampe. Si udí un cracpoi un barrito formidabile che risuonò come una tromba di guerra.

Era il barrito che annunciava la vittoria.

- Bravo elefante! - gridò Sandokan. - Questo si chiama unbel colpo!

- Scendiamo! - gridò Yanez.

- Guai a chi si muove - comandò Tremal-Naik. - Ecco l'altrache giunge! Attenzione!-

Infatti la seconda tigreche era riuscita a sfuggire alfuoco dei malesibalzava attraverso le canne con agilità straordinariaspiccando salti di cinque o sei metri. Accorreva in aiuto del compagnoo megliodella compagnaperché a giudicarlo dalla sua grossezza doveva essere unmaschio. Fortunatamente pei cacciatori giungeva troppo tardi.

Vedendo il coomareah occupato a calpestare e ridurrein poltiglia la compagnail tigre gli si avventò addosso assalendolo sulfianco destro.

S'aggrappò alla gualdrappa e apparve minacciosa sotto l'haudaha tre passi dal povero molango.

- Fuoco! - aveva gridato precipitosamente Tremal-Naik.

Tre colpi di fucile partirono nell'istesso momentoseguitida un quarto sparato da Surama.

La bâg si era lasciata cadereinsanguinando lagualdrappa del coomareah.

La videro strisciare fra le erbepoi coricarsi edallungarsicome se cercasse di nascondere ai suoi nemici le ferite ricevute.

Sandokan e Tremal-Naik che avevano ricaricate le carabine lefecero fuoco addossoguastandole piú o meno la magnifica pelle.

La tigre rispose con un terribile hoo-hug! Sialzò penosamente e si mise a indietreggiaremostrando i denti e ringhiandocome un mastinoquando le forze la tradirono e dopo pochi passi ricadde.

- A teYanez - disse Tremal-Naik. - Finiscila! La bâgsi presenta bene.

Il felino non era che a trenta passicol muso rivolto versol'elefante ed il petto scoperto.

Il portoghese lo mirò per qualche istantementre il cornacmanteneva fermo l'elefantepoi fece fuoco.

La bâg si sollevò un momentospalancò le mascellepoi cadde fulminata. La palla le aveva fracassata una spalla e probabilmenteattraversato il cuore.

- Un colpo da grande cacciatore! - gridò Tremal-Naik. - Cornacgetta la scala e andiamo a raccogliere quella superba pelliccia.

Per precauzione ricaricarono le carabinepotendo darsi chevi fosse nei dintorni qualche altra tigrepoi scesero rapidamente slanciandosifra i kalam.

La prima tigre era stata ormai ridotta in un ammasso di carnee di ossa trituratepestate dalle zampacce del coomareah. La pellecrepata in piú luoghinon poteva servire piú a nulla.

La seconda non aveva che tre fori. Oltre la ferita allaspalla che aveva determinata la morteaveva ricevuta una palla nel dorso eun'altra al fianco destro.

Era una delle piú superbe che i cacciatori avessero finoallora vedute.

- Una vera tigre reale- disse Tremal-Naik. - Non ne avetecerto di simili nelle vostre foreste del Borneo.

- No - rispose Sandokan. - Quelle delle isole malesi non sonocosí belle e poi sono piú basse e meno sviluppate. È vero Yanez?

- Sí - rispose il portoghese che esaminava la ferita dellaspalla. - Non sono però meno coraggiosené meno feroci di queste.

- Questa è una vera acto-bâg beursahcome la chiamano i nostri poeti- disse Tremal-Naik.

- Che vorrebbe dire? - chiese Sandokan.

- Una signora tigre.

- Per Bacco! Quanto rispetto!

- Suggerito dalla paura- disse Tremal-Naikridendo.

- Possiamo accamparci qui- disse Sandokandopo d'aver datouno sguardo all'intorno. - Ecco là quello spazio quasi scoperto che fa per noi.Per oggi possiamo essere soddisfatti dall'esito della nostra caccia; e poi saràmeglio avanzarci lentamente verso le Sunderbunds e farci precedere dalla fama diappassionati cacciatorionde non allarmare i Thugs.

- Domani tutti gli abitanti dei villaggi della junglasapranno che noi siamo venuti qui per distruggere le tigri- disse Tremal-Naik.- Il molango che abbiamo condotto con noi narrerà meraviglie di noi.

- Lo rimandiamo?

- Non ci è piú necessario e poi è meglio che non vi sianotestimoni. Una parola può sfuggirci ed i Thugs devono tenere delle spie neivillaggionde non farsi sorprendere da qualche spedizione di.soldati bengalesi.

I malesi rizzarono due vaste tende di tela bianca escaricarono le casse contenenti i viveri e gli arnesi di cucinaonde allestirela colazione.

I cornac si occuparono di preparare quella deglielefanticonsistente in una enorme quantità di foglie di ficus-indica edi erbe palustri larghe come lame di sciabolein una pagnotta di granturco delpeso di dieci chilogrammi e d'una mezza libbra di ghi ossia di burrochiarificatomescolato quasi ad altrettanto zucchero.

Divorato il pasto e disposte due sentinelle sui margini dellajunglai cacciatori si stesero sotto le tendementre il sole versava torrentidi fuoco su quell'oceano di vegetaliasciugando rapidamente le pozze e glistagni formatisi durante la notte.

 

Capitolo XV

NELLE SUNDERBUNDS

 

Fu solo dopo le cinque che i due elefanti si rimisero inviaggiodirigendosi verso il sudossia verso le Sunderbunds per i terrenidisabitati.

La regione che allora traversavano era ancora qua e làagrandi distanze peròpopolata dai poveri molanghi.

Di quando in quandoal disopra delle canne e dei kalamsi scorgeva qualche gruppetto di casupole di fangodifeso da un'alta cinta permettere al coperto dagli assalti delle belve non solo gli abitantibensí anchele loro mucche ed i loro bufali. Intorno si estendeva qualche pezzo di terracoltivata a risaia e qualche gruppo di bananidi cocchi e di manghituttepiante che danno frutti eccellentiassai apprezzate dagli indi.

Appena però oltrepassati quei villaggila jungla riprendevail suo imperoinsieme agli stagni che diventavano sempre piú numerosiingombri di piante in decomposizionee di paletuvierile piante della febbre.

Miriadi di trampolieri s'alzavano dalle rive all'apparire deidue giganteschi elefantisalutati dai cacciatori da qualche colpo di fucile chenon andava mai a vuoto.

Erano vere nuvole di aironi gigantidi cicogne nerediibische nell'India sono brune invece di essere bianchedi anitre braminedifolaghe dalle penne color porpora a riflessi d'indaco e di marangoni che anchefuggendo non abbandonavano i pesci presi allora negli stagniordinariamente deimanghipiccolirossie assai stimati dai bengalesi per la delicatezza delleloro carni.

Fra le canne fuggivano anche dei bellissimi capi diselvaggina e cosí agilmente da cadere di rado sotto i colpi dei cacciatori.Erano dei graziosi axissomiglianti ai daini comunicol pelame fulvopicchiettato di bianco; degli eleganti nilgòdalla testa cornutachescomparivano colla rapidità d'una freccia; poi torme di cani selvaggidalpelame brunoe grossi sciacallipericolosi se sono spinti dalla fame.

Anche qualche tcitapiccole e bellissime pantereassai sanguinariee che si addomesticano facilmentesi mostravano per qualcheistante sul margine delle macchie piú folteper poi rintanarsi quasi subito.

- Questo è il vero paradiso dei cacciatori! esclamavaSandokanche si entusiasmavavedendo a fuggire tutta quella selvaggina. -Peccato che dobbiamo occuparci piú dei Thugs che delle tigridei bufalie deirinoceronti.

- Questa notte non dormirò- ripeteva dal canto suo Yanez.- Andrò a cacciare all'agguato. Si dice che sia una caccia non menoemozionante. È vero Tremal-Naik?

- E anche piú pericolosa- rispondeva il bengalese.

- Condurremo con noi anche Darma e la lanceremo addosso agli axised ai nilgò. M'immagino che l'avrai abituata a cacciare.

- Vale quanto una tcita meglio ammaestratamio caroSandokan.

- Di quelle piccole pantere che abbiamo vedute a fuggire?

- Sí.

- Si ammaestrano per la caccia?

- E che abili cacciatori diventano! - esclamò Tremal-Naik. -La mia Darma farà però di piú e non esiterà ad assalire anche i bufali.

- A propositodov'è quella briccona? - chiese Yanez. -Quando siamo sugli elefanti sta sempre lontana.

- Non temere- rispose Tremal-Naik- ci segue sempre e lavedrai riapparire all'ora della cenase non ha cacciato per suo conto.

- Vedo un canale dinanzi a noi- disse in quel momentoSankan - Andremo ad accamparci sulla riva opposta. Gli animali abbondano di piúsulle rive dei fiumi.

Un fiumicellolargo una decina di metridalle acquegiallastre e melmosetagliava la viascorrendo fra due rive ingombre dipaletuvierisui cui rami arcuati si tenevano immobili molti marabúquegliingordi divoratori di cadaveri e di carogne.

- Attentocornac- disse Tremal-Naik. - Vi sarannodei gaviali in quel canale.

- Il mio elefante non li teme- rispose il conduttore.

I due colossi si erano fermati sulla rivatastandoprudentemente il terreno e fiutando rumorosamente l'acquaprima d'inoltrarsi.

Non parevano troppo convinti della tranquillità che regnavasotto quel liquido fangoso.

- Sono certo di non essermi ingannato- disse Tremal-Naikalzandosi. - Gli elefanti hanno fiutato qualche gaviale e hanno paura di venirecrudelmente morsicati.

Il coomareahche doveva essere piú risoluto delcompagnosi decise finalmente ad entrare nell'acquala quale era abbastanzaprofondaarrivando fino ai fianchi del colosso.

Aveva percorsi appena tre o quattro metriquando s'arrestòdi colpo imprimendo all'haudah una scossa cosí bruscache per poco icacciatori non furono sbalzati nell'acqua.

- Che cosa c'è? - chiese Sandokanafferrando la carabina.Il coomareah dopo quel soprassalto aveva mandato un barrito formidabilepoi aveva immersa rapidamente la tromba in acquaretrocedendo lestamente.

- L'ha preso! - gridò il cornac.

- Che cosa? - chiesero ad una voce Yanez e Sandokan.

- Il gaviale che l'aveva morso.

La proboscide si era alzata. Stringeva un mostruoso rettilesomigliante ad un coccodrilloarmato di due mascelle formidabili irte di dentiaguzzi e giallastri.

Il mostrostrappato dal suo elementosi dibattevafuriosamentecercando di colpire colla robusta codacopertaal pari deldorsodi piastre osseel'elefante; ma questi si guardava bene dal lasciarsicogliere.

Lo teneva bene in alto e pareva che provasse un piaceremaligno a far crepitare le piastre.

- Lo soffocherà? - chiese Yanez.

- Mai piú: vedrai come farà pagare al rettile il morsoricevuto. Questi pachidermi sono bravi ed intelligentissimi e sono pureestremamente vendicativi.

- Allora lo schiaccerà sotto i piedi.

- Nemmeno.

- Vediamo dunque quale genere di morte destina a quel poverosaurianogiacché suppongo che non lo risparmierà.

- Riderai- disse Tremal-Naik- non vorrei però trovarmial posto del gaviale.

Il coomareahsenza curarsi degli sforzi deldisgraziato ed incauto saurianoe tenendolo sempre ben alto per evitare i colpidi codaindietreggiò fino alla riva che risalí poi lestamentedirigendositosto verso un gigantesco tamarindo che cresceva isolato in mezzo ai bambúlanciando in tutte le direzioni i suoi rami intricatissimi. Guardò per alcuniistanti l'enorme vegetalepoi trovato ciò che gli convenivadepose il rettilefra due biforcazionicacciandovelo dentro a forza in modo che non potesse piúliberarsene.

Ciò fatto mandò un lungo barrito che doveva essere disoddisfazione e ritornò tranquillamente verso il canale sbuffando e dondolandocomicamente la trombamentre un lampo maligno brillava nei suoi occhietti neri.

- Hai veduto? - chiese Tremal-Naik a Yanez.

- Síma senza comprendere molto.

- Ha dannato il rettile ad un supplizio orribile.

- E come? Ah! Comprendo! - esclamò il portoghese scoppiandoin una risata. Il sauriano morrà lentamente di fame e di sete in cimaall'albero.

- Ed il sole lo disseccherà.

- Elefante vendicativo!

- È questo il supplizio che infliggono ai gaviali ed aglialligatori quando riescono a prenderne qualcuno.

- Non si crederebbe che questi colossiche hanno uncarattere cosí dolcecosí mitesiano capaci di tanta cattiveria.

- Anzi sonocome ti dissi poco faassai cattivicome sonoassai sensibili alle gentilezze che loro vengono usate. Ti cito alcuni esempi.Un cornac aveva l'abitudine di rompere le noci di cocco sulla testa delproprio elefante. Sembra che quell'operazione non andasse troppo a garbo alcolossoquantunque non dovesse sentire alcun effetto. Accadde che un giornopassando in mezzo ad una piantagione di cocchiil cornac ne raccogliessealcuni per spaccarlicome al solitosul cranio del colosso. Per un po' questilasciò farepoi a sua volta ne raccolse uno e si provò a romperlo.

- Sulla testa del conduttore? - chiese Sandokan.

- Precisamente- rispose Tremal-Naik- Puoi immaginarti inquale stato fu ridotta la zucca di quel povero diavolo. Fu fracassata di colpo.

- Ah! Briccone di un elefante! - esclamò Yanez.

- Io ne ho conosciuto un altro che diede una volta unatremenda lezione ad un sarto indiano di Calcutta.

Quel colosso tutte le volte che veniva condotto al fiume adissetarsiaveva l'abitudine d'introdurre la proboscide nelle finestre dellecasei cui abitanti non mancavano mai a regalargli qualche dolce frutto. Ilsarto invece tutte le volte che vedeva apparire quel naso colossalesidivertiva a punzecchiarlo coll'ago che aveva in mano. Per un po' di tempo ilpachiderma tollerò lo scherzofinché un brutto giorno perdette la pazienza.Condotto al fiume assorbí piú che poté acqua e fangopoi quando passòdinanzi la casa del sartoscaricò entro la finestra tutto quel liquidomandando a gambe levate il disgraziato indiano e rovinandogli completamentetutte le stoffe e gli abiti che teneva sul banco.

- Che tiro birbone- disse Yanezche schiattava dal ridere.- Scommetterei che quel povero sarto da quel giorno non ha piú toccato glielefanti.

- Sahib- disse in quel momento il cornacrivolgendosi verso Tremal-Naik. - Vuoi accamparti qui? Avremo ombra e buonapastura per gli elefanti.

La riva opposta del canale si prestava infatti megliodell'altra per un buon accampamentonon essendo ingombra né di kalamné di bambú spinosisotto i quali potevano celarsi i pericolosi serpenti chepopolano in numero straordinario le jungle delle Sunderbunds.

Pareva che un incendio avesse distrutti recentemente gli unie gli altriessendo il suolo cosparso d'un fango grigiastroormai seccatodagli ardenti raggi del solema aveva risparmiate le grosse piante cheformavano qua e là dei folti boschettisotto la cui ombra gli uomini dovevanotrovarsi benissimo.

- Abbiamo il fiume da una parte e la jungla dall'altra-disse Tremal-Naik. - Il posto è buono per una fermata e per la caccia.Fermiamoci quicornac.

Scesero dagli elefanti portando le loro armi e si cacciaronosotto gli alberi.

Trovato il posto acconciofecero rizzare le tendementregli elefanti si mettevano senz'altro a saccheggiare il fogliame delle piantevicinefacendo cadere al suoload ogni scossa che imprimevano ai ramiunavera pioggia.

- Toh! - esclamò Yanez che nel passare sotto una di quellepianteaveva ricevuto addosso una doccia tale da inzupparlo. - Che cos'hannoquesti alberifra i loro rami? Dei serbatoi forse?

- Non conosci queste piante? - chiese Tremal-Naik.

- Mi pare d'averne vedute altre di simili durante il nostroviaggio; ignoro però a che cosa servono e come si chiamano.

- Sono alberi preziosissimi specialmente per le regioni chesoffrono la siccità. Si chiamano nim o meglio le piante della pioggia.

Questi singolari vegetaliche sono disseminati abbastanzaabbondantemente nell'Indiaposseggono la facoltà di assorbire l'umiditàdell'atmosfera ed in modo cosí potente che ogni foglia contiene nei suoiaccartocciamenti un buon bicchiere d'acqua. Prova a scuotere fortemente iltronco e vedrai che doccia ti cade addosso.

- È buona l'acqua?

- Veramente non troppo eccellenteperché le foglie che lacontengono le danno un sapore nauseanteper cui a meno di avere una gran setesi stenta a mandarla giú.

Tuttavia i contadini se ne servono per innaffiare i lorocampibastando una sola pianta per darne un paio di barili e anche di piú.

- Abbiamo anchenoinelle nostre isolequalche cosa disimile- disse Sandokan. - Le nostre pianteche non sono da fustosi chiamanonepentes e portano foglie in forma di coppe che ne contengono piú diquelle di questi alberi; è vero Yanez?

- E quante volte l'abbiamo bevuta assieme agl'insetti checontenevaquando gl'inglesi ci davano la caccia fra le foreste di Labuan!

Un latrato ed un ringhio lo interruppero. Punthy e Darmacheavevano attraversato il fiume subito dopo gli elefantisi erano slanciati fra igruppi d'alberi di comune accordodando segni d'una viva agitazione.

S'avanzavanopoi tornavano indietrocacciandosi in mezzo aicespugli di mussenda che sorgevano qua e làpoi descrivevano dei capricciosizig-zagcome se seguissero una traccia.

- Che cos'hanno le tue bestie? - chiese Sandokanun po'sorpreso da quelle ricerche e dalla loro agitazione.

- Non saprei- rispose Tremal-Naik. - Forse qualche cobra-capeloo qualche pitone è passato poco fa di qui e Punthy e Darma l'hanno fiutato.

- O qualche uomo? - chiese Yanez.

- Siamo ormai lontani dagli ultimi villaggi e nessun molangooserebbe spingersi fino qui. Hanno troppa paura delle tigri.

Bah! Lasciamoli a cercare e andiamo a cenarepoi andremo ascavarci la buca per cacciare all'agguato.

Vedo laggiú un bel boschetto di pipalche è abbastanzalontano dall'accampamento e che congiunge la jungla spinosa col fiume. Saràcerto di là che passeranno gli animali che hanno bisogno di dissetarsi.

Mangiarono alla lestaraccomandarono ai malesi ed ai cornacdi fare buona guardiae munitisi d'una vanga ed una zappa s'avviarono verso ilbosco seguiti da Darma.

Punthy era stato lasciato all'accampamento onde coi suoilatrati non spaventasse la selvaggina che Tremal-Naik si proponeva di farcacciare dalla tigre.

Già avevano perduto di vista le tende e gli elefantirimasti nascosti dietro le prime canne della jungla che risorgeva piú fitta chemai al di là dei terreni secchiquando s'avvidero che la tigre dava nuovisegni d'agitazione.

S'arrestava fiutando l'ariasi batteva nervosamente ifianchi colla codaaguzzava gli orecchi come se cercasse di raccogliere qualchelontano rumore e brontolava sommessamente.

- Ma che cos'ha dunque Darma questa sera? - disse Yanez.

- È quello che mi domando anch'iosenza riuscire a trovarela spiegazione di questa inesplicabile agitazione- rispose Tremal-Naik.

- Eppure non abbiamo veduto nessunoné udito alcun rumore- disse Sandokan.

- Nondimeno comincio anch'io a preoccuparmi- disseTremal-Naik.

- Che cosa possiamo temere? Vi è Darma con noi e siamo intre bene armatie non certo paurosi e poi vi sono i malesi ed i cornacad un solo miglio di distanza.

- Hai ragioneSandokan.

- Sospetti la vicinanza di qualche banda di Thugs? Siamolontani dal Mangal e non credo che a quest'ora siano informati della presenza distranieri nella jungla.

- Andiamo innanzi- disse Yanez. - Nessuno oserà venirci adisturbare nella fossa.

Si cacciarono sotto i pipaldove già cominciavano adaddensarsi le tenebreessendo il sole allora tramontato e cercarono uno spiazzoscoperto.

Trovatone uno sufficientemente vastoin poco piú di un'orascavarono una fossa profonda un metro e mezzo e lunga treche mascherarono conalcuni fasci di bambúdisposti in modo da poter uscire dal nascondiglio senzaaver bisogno di spostarli e vi si cacciarono dentro con Darma.

- Accendiamo le nostre sigarette e armiamoci di pazienza-disse Tremal-Naik. - Gli animali tarderanno a giungerema sono certo che per diqui passerannopreferendo ordinariamente i luoghi scoperti ove le tigri e lepantere non possono imboscarsi. La colazione non ci mancherà domani mattina.

La piccola foresta cominciava a diventare silenziosadopo laritirata dei chiassosi trampolieriche poco prima coprivano ancora le rive delvicino canale.

Si udivano solamente di quando in quando le grida discordi diuna banda di ungkoche avevano preso possesso d'un pipal enormeperdedicarsi ad una ginnastica indiavolataessendo quelle scimmie le piú agili dituttetanto che sembrano volatilipiuttosto che quadrumanipotendo spiccareda ramo a ramo dei salti di dieci e perfino di dodici metri.

Di tratto in trattosi udiva l'urlo lamentevole di un bighanaspecie di lupopiú piccolo però del comunedal pelame bruno rossiccio ogrigiastro che diventa biancastro sotto il ventree audacissimoassalendoperfino le persone isolate quando si trova in compagnia d'altri.

I tre cacciatorisdraiati in fondo alla fossa che avevanocoperta d'un denso strato di foglie per evitare l'umiditàfumavano insilenziotendendo gli orecchi verso i rumori lontani.

Darmaaccovacciata presso di lorosi manteneva tranquilla efaceva le fusa con un rom-rom di buon augurio.

Era trascorsa qualche oraquando la videro alzarsiaguzzaregli orecchi e fissare i margini della fossa.

- Ha udito qualche animale avvicinarsi- disse Tremal-Naikalzandosi senza far rumore e prendendo la carabina.

Yanez e Sandokan l'avevano imitato.

Non si scorgeva alcun animale sullo spiazzoperò si udivaun leggero stormire di rami verso il folto della forestacome se qualcunocercasse di aprirsi il passo fra i cespugli di mussenda che si stendevanoattorno ai tronchi degli alben.

- Che animale sarà? - chiesero Sandokan e Yanez guardandoTremal-Naik.

- Odo dei rami schiantarsi e da ciò arguisco che debbaessere grosso- rispose il bengalese. - Un nilgò od un axis odun buesbok non farebbero tanto rumore.

Aveva appena finito di pronunciare quelle parolequandoun'ombra enorme comparve sul margine di un folto agglomeramento di mussenda e dimindi.

Era un bufalo colossalegrosso quasi quanto un bisonteamericanocolla testa piú corta e piú larga dei bufali comunicon due lunghecorna rivoltate all'indietro e assai ravvicinate alla loro baseun animaleinsomma poderoso e anche oltremodo pericolosocapace di tener testa anche aduna tigre.

Sia che avesse fiutato la presenza dei cacciatori o di Darmao che volesse prima esplorare il luogosi era arrestato mandando un brevemuggito.

- Bell'animale! - mormorò Yanezsotto voce.

- Che non s'abbatte facilmente con un colpo e anche due dicarabina- disse Tremal-Naik. - I nostri bufali sono veramente terribili e nontemono i cacciatori. Ma Darma ha buoni artigli.

La tigreche aveva appoggiate le zampe anteriori all'orlodella fossalo aveva già scorto e aveva subito rivolti gli sguardi verso ilpadrone.

- Síva'mia brava Darma- le disse Tremal-Naikaccarezzandola e indicandole l'animale.

L'intelligente e astuta fiera scivolò senza far rumore fra ibambú etenendosi nascosta dietro il cumulo di terra scavata dalla fossasimise a strisciare non già verso il bufalobensí verso alcuni cespugli entro iquali scomparve colla leggerezza d'un gatto.

- Non lo attacca di fronte? - chiese Yanez.

- Darma non è cosí sciocca- rispose Tremal-Naik. - Saquanto sono pericolose le corna dei bufali.

Piomberà sulla preda a tradimentocon un salto solocomefanno le sue compagne.

- Noi d'altronde saremo pronti ad aiutarla- disse Sandokanarmando cautamente la carabina.

Il bufaloche fiutava l'aria da qualche istantead untratto fece uno scarto improvvisopoi girò bruscamente su se stesso guardandoi cespugli che aveva appena allora attraversati e abbassando la testa perpresentare le sue formidabili corna.

Si era accorto dell'avvicinarsi della tigre o lo scrosciaredi qualche foglia secca o la rottura d'un ramo lo aveva allarmato?

Stette cosí in ascoltocome raccolto su se stessoqualchemezzo minuto. Era inquieto perché si batteva i fianchi colla coda e mandava diquando in quando un muggito sommesso.

D'improvviso si vide una massa slanciarsi in aria e caderecon un salto immensosulla groppa del povero animale.

Darma aveva fatto il suo colpo e lavorava già ferocemente diartigliaffondandoli nella carne palpitante.

Il bufalononostante il suo vigore straordinarioerasipiegato sotto l'urto. Si rialzò però quasi subitotentando con uno scrollofurioso di sbarazzarsi dell'avversariapoi tornò a cadere mandando un lungomuggito di doloreche risuonò lungamente sotto le volte di verzura.

I terribili denti della tigre gli avevano spezzata la colonnavertebrale.

Tremal-NaikYanez e Sandokan si erano già slanciati fuoridalla fossa e stavano per raggiungere Darmaquando a breve distanza rimbombòimprovvisamente un colpo di fucileseguito quasi subito da una voce umana chegridava in inglese:

- Aiuto! Mi strozzano!

 

 

 

Capitolo XVI

I THUGS

 

La Tigre della Malesiaudendo quel grido che era echeggiatoin direzione del fiumicellosi era slanciato verso quella parte con velocitàfulmineaseguito tosto da Yanez e da Tremal-Naik. Un sospetto era balenatonella mente di tutt'e tre: che gli strangolatori di Rajmangal avessero sorpresouno dei loro uominiparlando tutti benissimo l'inglesee lo stesserostrozzando.

Lo slancio del formidabile pirata era tale da potergareggiare con quello delle tigri di cui portava il nomesicché in pochisecondi attraversò gli ultimi gruppi di pipalche lo dividevano dal canaledistanziando i compagniassai meno agilidi alcune centinaia di metri.

Presso la riva cinque uomini semi-nudicolla testa copertada un piccolo turbante giallostavano trascinando fra le erbemediante unacordaqualche cosa che si dibatteva e che Sandokan sul colpo non potécomprendere che cosa potesse essereessendo i kalam piuttosto alti.

Avendo però poco prima udito quel grido: “Aiutomistrozzano!”era piú probabile che si trattasse d'una povera creatura umanache d'un capo di selvaggina preso al laccio.

Senza esitare un solo istanteil coraggioso piratacon unultimo balzosi scagliò verso quegli uominigridando con voce minacciosa.

- Fermibricconio vi fucilo come cani rabbiosi!

I cinque indianivedendo piombarsi addosso quellosconosciutoavevano abbandonata precipitosamente la corda levando dalla fasciache cingeva i loro fianchi dei lunghi coltelli simili a pugnali e colla lama unpo' curva.

Senza pronunciare una parolacon una mossa fulminea si eranodisposti in semicerchio come se avessero avuto l'intenzione di chiudervi dentroSandokanpoi uno di loro aveva svolto rapidamente una specie di fazzolettonerolungo un buon metroche pareva avesse ad una delle estremità una pallaod un sassofacendolo volteggiare in aria. Sandokan non era certamente l'uomoda lasciarsi accerchiarené intimorire.

Con un salto si sottrasse a quella pericolosa manovrapuntòla carabina e fece fuoco sull'indiano del fazzolettogridandocontemporaneamente:

- A meYanez!

Il thugcolpito in pieno pettoallargò le braccia e caddecol viso contro terra senza mandare un grido.

Gli altri quattropunto spaventati da quel colpo maestrostavano per scagliarsi risolutamente su Sandokanquando udirono dietro le lorospalle un hu auh spaventevoleche arrestò di colpo il loroslancio.

Era la tigre che accorreva in aiuto dell'amico del suopadronefacendo balzi di dieci metri.

In mezzo alle pianteTremal-Naik gridava:

- PrendiDarma!

I thugs vedendo la terribile belvagirarono sui talloni e siprecipitarono nel canale che in quel luogo era ingombro di piante acquatichescomparendo agli occhi di Sandokan.

Darma si era prontamente gettata verso la rivama troppotardi per poter agguantare uno di quei miserabili ai quali la paura doveva averdato le ali alle gambe e alle braccia.

- Sarà per un'altra voltamia brava Darma- disseSandokan. - Le occasioni non mancheranno. I bricconi ormai avranno raggiunta lariva opposta.

In quel momento Tremal-Naik e Yanez giungevano di corsa.

- Fuggiti? - chiesero entrambi.

- Non li vedo piú- rispose Sandokanche era sceso versola riva colla tigre e che cercava invano di scoprirli fra le folte canne e lelarghe foglie di loto. - L'oscurità è troppo fitta per poter discernerequalche cosa fra quei vegetali.

La comparsa fulminea di Darma è bastata per farli scapparecome lepri e rinunciare a vendicare il loro compagno.

- Erano Thugsè vero? - chiese Tremal-Naik.

- Lo suppongo perché uno di loro ha tentato di gettarmiintorno al collo il fazzoletto di seta.

- Ma l'hai ucciso.

- Giace laggiúin mezzo alle erbe. La mia palla deveavergli spaccato il cuoreperché è stramazzato senza aver avuto nemmeno iltempo di mandare un grido.

- Andiamo a vederlo: mi preme sapere se erano veramente deiThugs o dei banditi.

Risalirono lestamente la rivae s'accostarono al cadavereche giaceva disteso fra le erbecolle gambe e le braccia allargate ed il visocontro terra.

Lo sollevarono guardandogli il petto.

- Il serpente colla testa di Kalí! - esclamò Tremal-Naik. -Non mi ero ingannato!

- E che bel colpoSandokan! - disse Yanez. - La tua pallagli ha attraversato il petto da parte a partefracassandogli la colonnavertebrale e probabilmente toccando anche il cuore.

- Non era che a cinque passi- rispose la Tigre dellaMalesia. Ad un tratto si batté la fronteesclamando:

- E l'uomo che ha gridato? Ho veduto quei bricconi trascinarequalche cosa fra le erbe.

Si guardarono intorno e videro a pochi metri un uomo vestitodi flanella biancache stava seduto fra i kalam e che li guardava condue occhi dilatati ancora dal terrore.

Era un giovane di forse venticinque annicon una foltacapigliatura nera ed un paio di baffetti d'egual coloredai lineamenti belli eregolari e la pelle appena abbronzata. Dal collo gli pendeva ancora una sottilecordicellasenza dubbio uno di quei lacci di seta di cui si servono i Thugs inmancanza del fazzoletto nero.

Il giovane li osservava in silenziocome se non osasseinterrogarlitemendo senza dubbio di aver dinanzi nuovi nemici.

Sandokan gli mosse incontrodicendogli:

- Non temetesignore: noi siamo amici pronti a proteggervicontro i miserabili che hanno tentato di strangolarvi.

Lo sconosciuto s'alzò lentamente e fece qualche passodicendo in lingua inglesenella cui pronuncia si sentiva però un accentostraniero:

- Perdonate signori se non vi ho subito ringraziato delvostro intervento; io ignoravo se avevo da fare con dei salvatori o con altrinemici.

- Chi siete? - chiese Sandokan.

- Un luogotenente del 5° Reggimento della cavalleriabengalese.

- Non vi si direbbe un inglese.

- Avete ragione: sono un francese di nascitaai servigidell'Inghilterra.

- E che cosa facevate qui solo nella jungla? - chiese Yanez.

- Un europeo! - esclamò il luogotenenteosservandolo conuna certa curiosità.

- Portoghesesignore.

- Solo! - disse il giovanedopo essersi leggermenteinchinato. - Nonon sono solo perché ho due uomini con me o almeno fino apoche ore or sono li avevo nel mio accampamento.

- Temete che siano stati strangolati? - chiese Sandokan.

- Non ne so nullatuttavia dubito che quei rettili che hannotentato di strangolarmili abbiano risparmiati.

- Sono dei molanghi i vostri uomini?

- Nodue cipayes.

- Chi ha sparato quel colpo di fucile che ci ha fattiaccorrere?

- Io signor...

- Chiamatemi semplicemente capitanoper orase non vispiace signor...

- Remy de Lussac- disse il giovane. - Ho fatto fuoco controquei cinque furfanti che mi erano piombati addossomentre io stavo coricato frale erbe spiando le mosse di una axis che desideravo abbattere per lacolazione di domani.

- E li avete mancati?

- Pur troppoquantunque io sia un buon cacciatore.

- Siete dunque venuto qui per cacciare?

- Sícapitano- rispose de Lussac. - Ho un permesso di tremesi e da due settimane percorro le jungle fucilando uccelli e quadrupedi.

Ad un tratto fece un balzo indietrogridando:

- Fate fuoco!

Darma risaliva la riva e s'avvicinava al suo padrone.

- È nostra amicanon spaventatevisignor luogotenente -disse Tremal-Naik.

- È essa anzi che ha messo in fuga gli strangolatorichestavano dare addosso al nostro capitano.

- Una bestia prodigiosa.

- Che obbedisce meglio d'un cane.

- Signor de Lussac- disse Sandokan. - Dove si trova ilvostro accampamento?

- Ad un chilometro da quisulla riva del canale.

- Desiderate che vi conduciamo? La nostra caccia per questanotte è finita.

- Siete anche voi cacciatori?

- Per ora riteneteci tali. Andiamo a vedere se i Thugs hannorisparmiato i vostri uomini.

Il francese frugò qualche po' fra le erbefinché ebbetrovata la propria carabinauna bellissima arma a due cannedi fabbricainglesea canne brunitepoi disse:

- Sono ai vostri ordini.

Sandokan fece cenno a Tremal-Naik di mettersi a fianco delluogotenentedicendo poi:

- Io e Yanez rimarremo alla retroguardia con Darma. Teneteviun po' discosti dalla riva; i Thugs possono avere dei fucili oltre i lacci.

Si misero in marciaradendo il bosco di pipal il quale nonaccennava a finiretenendo le carabine sotto il braccio per essere piú prontia servirsene in caso d'un attacco.

Sembrava però che i Thugs si fossero allontanatiperchéDarma non dava alcun segno d'inquietudine.

- Che cosa ne pensi di questa avventura? - chiese Sandokan aYanez- che ci possa essere d'impiccio o d'utilità quest'ufficiale pei nostriprogetti?

- Se quell'uomo ha osato spingersi quasi solo nella jungladeve possedere del coraggio e gli uomini coraggiosi non sono mai troppi nellespedizioni arrischiate. Se ci facesse la proposta di unirsi a noi?

- Lo accetterei- rispose Yanez. - Andiamo a lottare controgli uomini che il governo del Bengala sarebbe ben lieto di veder distrutti.

- E lo metteremo a parte dei nostri progetti?

- Non ci vedoper mio contoalcun inconveniente. Io credoanzi che sarebbe ben lieto di unirsi a noi: è un uomo di guerra al par di noied un giovane vigoroso che non ci sarà certo d'impiccio quando verremo ai ferricorti con Suyodhana.

E poinella sua qualità d'ufficialepotrebbe fornirci deipreziosi appoggi da parte del suo governo.

- T'incaricherai tu di metterlo al corrente dei nostriaffarise si deciderà a unirsi a noi.

Tutto considerato non mi rincrescerebbe avere unrappresentante dell'esercito anglo-indiano. Non si sa mai quello che puòaccadere e di chi si può avere bisogno.

Ah! Mi viene un sospetto.

- QualeSandokan?

- Che quei Thugsinvece di spiare il franceseseguisseronoi.

- Anche a me è venuto il medesimo sospetto. Fortunatamentesiamo in buon numero e nel canale di Raimatla troveremo la Marianna.

- A quest'ora ci sarà già- disse Sandokan.

In quell'istante udí l'ufficiale a mandare un grido.

- Che cosa avete signor de Lussac? - chiese Yanezraggiungendolo.

- Nel mio accampamento non ardono piú i fuochi che avevoraccomandato ai miei due cipayes di mantenere accesi.

Ciò indica una sciagurasignore.

- Dov'è il vostro accampamento? - chiese Sandokan.

- Laggiúsotto quel nim colossaleche s'innalzaisolato presso la riva del canale.

- Brutto segno se i fuochi non ardono piú- mormoròSandokanaggrottando la fronte.

Stette un momento immobiletenendo gli occhi fissisull'alberopoi disse con voce risoluta:

- Avanti: in testaDarma!

La tigread un cenno di Tremal-Naiksi spinse innanzimapercorsi cinquanta passi si fermò guardando il bengalese.

- Ha fiutato qualche cosa- disse Tremal-Naik. - Stiamo inguardia.

Continuarono ad avanzarsi cautamente colle dita sul grillettodei fucilifinché giunsero a cento passi dall'alberosotto cui si vedevanoconfusamente alzarsi due piccole tende da campo.

Il signor de Lussac si mise a gridare:

- Rankar!

Nessuno rispose dapprima a quella chiamatapoi fra letenebre s'alzarono improvvisamente delle urlae delle ombre balzaronoattraverso le erbe fuggendo a tutte gambe.

- Sciacalli che fuggono! - esclamò Tremal-Naik. - Signor deLussaci vostri uomini sono morti e fors'anche a quest'ora sono stati giàspolpati.

- Sí- disse il francese con voce profondamente commossa. -I settari della sanguinosa dea me li hanno assassinati.

Si spinsero innanzi rapidamente e giunsero ben presto pressole tende.

Un orribile spettacolo s'offerse tosto ai loro sguardi.

Due uominigià quasi interamente divoratigiacevano l'unopresso l'altroa breve distanza da alcuni tizzoni che fumavano ancora.

La testa di uno era scomparsa e quella dell'altro era statarosicchiata in modo tale da non poter essere piú riconoscibile.

- Poveri uomini! - esclamò il francesecon un singhiozzo. -E non poterli vendicare!

- Che cosa ne sapete voi? - gli chiese Sandokanappoggiandogli una mano sulle spalle. - Voi ignorate ancora chi siamo noi e perquale motivo ci troviamo qui.

Il francese si era voltato vivamenteguardando con stuporela Tigre della Malesia.

- Parleremo di ciò piú tardi- disse Sandokanprevenendola domanda dell'ufficiale. - Seppelliamo per ora gli avanzi di questidisgraziati.

- Ma... signor...

- A piú tardisignor de Lussac- disse Yanez. - Vipiacerebbe vendicare la morte dei vostri uomini?

- E me lo chiedete?

- Ve ne daremo il mezzo. Avete nulla da portare con voi?

- I Thugs hanno vuotato le tende- disse Tremal-Naikche leaveva già visitate.

- Assassini primapoi ladri: ecco gli adoratori di Kalí!

Scavarono una fossaadoperando le loro scimitarre eseppellirono quei miseri avanzionde sottrarli ai denti degli sciacalliaccumulandovi sopra dei massi.

Terminata quella funebre operazioneSandokan si volse versoil luogotenente che appariva assai triste.

- Signor de Lussac- disse- che cosa intendete di fareora? Tornarvene a Calcutta o vendicare i vostri uomini? Noi siamo venuti qui nongià per dare la caccia alle tigri ed ai rinocerontibensí per compiere unagrande vendetta e riavere ciò che ci hanno preso: il nostro nemico è il thug.

Il francese era rimasto silenziosoguardando con un profondostupore quei tre uomini.

- Decidetevi- disse Sandokan. - Se preferite lasciare lajunglametterò a vostra disposizione uno dei nostri elefanti onde vi conduca aDiamond-Harbour od a Khari.

- Ma che cosa siete venuti a fare quivoisignori? - chieseil francese.

- Io ed il mio amico Yanez de Gomeraun nobile portogheseabbiamo lasciata la nostra isola che sta laggiúin mezzo al mare dellaMalesiaper compiere una missione terribile che libererà questo disgraziatopaese da una setta infamee che ridarà una famiglia a questo indianouno deipiú forti e dei piú fieri uomini che vanti il Bengala e che è parente strettod'uno dei piú coraggiosi ufficiali dell'esercito anglo-indianoil capitanoCorishant.

- Corishant! Lo sterminatore dei Thugs! - esclamò ilfrancese.

- Sísignor de Lussac- disse Tremal-Naikfacendosiinnanzi. - Io ho sposato sua figlia.

- Corishant! - ripeté il francese. - Quello che anni or sonofu assassinato nelle Sunderbunds dai settari di Kalí?

- L'avete conosciuto?

- Era il mio capitano.

- E noi lo vendicheremo.

- Signoriignoro ancora chi voi siatema potete contarefino da questo momentosu di me. Ho una licenza straordinaria di tre mesi e isessanta giorni che ancora mi rimangono li dedico a voi. Disponete.

- Signor de Lussac- disse Yanez- volete venire nel nostroaccampamento?...

Là i Thugs non vi strangoleranno piúve l'assicuro.

- Sono ai vostri ordinisignor Yanez de Gomera.

- Partiamo- disse Sandokan. - I nostri uomini possonoinquietarsi di questa lunga assenza.

- Darmain testa! - comandò Tremal-Naik.

I quattro uomini si strinsero in gruppo dietro la tigre e simisero in camminoseguendo nuovamente il margine della foresta.

Due ore dopo giungevano all'accampamento.

I malesi ed i cornacseduti intorno ai fuochivegliavano ancora fumando e chiacchierando.

- Nulla di nuovo? - chiese Sandokan.

- Nulla capitano- rispose uno dei tigrotti.

- Avete notato niente di straordinario? Degli uomini non sonovenuti a ronzare attorno all'accampamento?

- Il cane se ne sarebbe accorto.

- Signor de Lussac- disse Sandokanvolgendosi verso ilfranceseche guardava con ammirazione i due colossali elefanti che russavanobeatamente a poca distanza dai fuochi. - Se non vi spiacedividerete con Yanezla tenda. È un europeo al pari di voi.

- Grazie della vostra ospitalitàcapitano.

- È già tardi: andiamo a dormire. A domanisignor deLussac.

Fece a Yanez un cenno ed entrò nella sua tenda assieme aTremal-Naikmentre i malesi riattivavano i fuochi e sceglievano gli uomini diguardia.

- Signor de Lussac- disse Yanezcon un sorriso. - La miatenda vi aspetta. Se il sonno non vi tenta discorreremo un po'.

- Preferisco qualche spiegazione al dormire- rispose illuogotenente.

- Vi credo- disse Yanezoffrendogli una sigaretta.

Si sedettero dinanzi alla tendadi fronte ad uno dei fuochiche illuminavano l'accampamento. Yanez fumava senza parlarema dallacontrazione della fronte si poteva comprendere che stava cercando degli antichiricordi.

Ad un tratto gettò via la sigarettadicendo:

- È una istoria un po' lunga che forse trovereteinteressante e che vi spiegherà il motivo per cui noi ci troviamo qui ed ilperché noi abbiamo dichiarata una guerra mortale ai settari di Kalídecisi avincere od a morire nell'impresa.

Alcuni anni or sonofra queste jungleun indiano checampava la vita cacciando coraggiosamente i serpenti e le tigriincontrava unafanciulla dalla pelle bianca e dai capelli biondi.

Per molti giorni si viderofinché il cuore dell'indianoarse d'affetto per quella misteriosa fanciulla che tutte le sereall'ora deltramontogli appariva.

Quel fioreperduto nelle pantanose jungleeradisgraziatamente la "Vergine" dei Thugsrappresentante sulla terra lamostruosa Kalí. Abitava allora gli ampi sotterranei di Rajmangaldove sitenevano celati i settariper sfuggire alle ricerche del governo del Bengala.

Il loro sacerdote l'aveva fatta rapire un giorno a Calcuttaed era la figlia d'uno dei piú valorosi ufficiali dell'esercito anglo-indiano:il capitano Corishant.

- Che ho conosciuto personalmente- disse il francesecheascoltava con vivo interesse quella narrazione. - Era noto pel suo odioimplacabile verso gli strangolatori.

- L'indianoche è l'uomo che voi avete veduto in nostracompagnia e che doveva un giorno diventare il genero dello sfortunato capitanodopo incredibili avventure riusciva a penetrare nei sotterranei dei Thugsperrapire la fanciulla che amava.

L'audace disegno non riuscí ed il disgraziato cadde nellemani degli strangolatori.

Nondimeno gli fu risparmiata la vita non solo; ma gli fuanche promessa la mano della fanciulla purché uccidesse il capitano Corishant:la testa del valoroso ufficiale doveva essere il regalo di nozze.

- Ah! Miserabili! - esclamò il francese. - E ignoraval'indiano che il capitano era il padre della sua fidanzata?

- Sí perché allora il capitano Corishant si faceva chiamareMacpherson.

- E lo uccise?

- No- disse Yanez. - Una circostanza fortunata gli svelò atempo che il capitano era il padre della «Vergine della pagoda».

- E che cosa successe allora? - chiese ansiosamente ilfrancese.

- Una spedizione era statain quel tempoorganizzata dalgoverno del Bengala contro i Thugs ed il comando era stato affidato al capitanoCorishantloro accanito avversario.

I sotterranei furono invasii loro abitatori in gran partemassacratima il loro capo Suyodhana era riuscito a sfuggire con molti settari.

I cipayes del capitanosorpresi nelle folte junglefurono a loro volta distruttiil loro comandante uccisol'indiano e la suafidanzata ripresi.

- Mi rammento questo fatto che produsse una immensa emozionea Calcutta- disse il francese. - Continuatesignor Yanez de Gomera.

- La fanciulla impazzíil suo fidanzato instupidito da unfiltro somministratogli dai Thugse accusato come loro complice vennecondannato alla deportazione perpetua nell'isola di Norfolk.

- Che istoria mi narrate voisignor Yanez?

- Una istoria verissimasignor de Lussac- rispose ilportoghese.

- Accadde che per un caso straordinario la nave che dovevacondurlo in Australiadovesse appoggiare su Sarawakdove allora regnava JamesBrooke.

- Lo sterminatore dei pirati?

- Sísignor de Lussac e nostro implacabile nemico.

- Nemico vostro? Per quale motivo?

- Ma... - disse Yanezsorridendo. - Questione di supremaziaforse altri motivi che per ora non voglio spiegarvisignor de Lussac. Sono coseche riguardano esclusivamente me e il mio amico Sandokanex rajah d'uno deglistati del Borneo e... Lasciamo correreciò pel momento non vi può interessareed intralcerebbe la mia istoria.

- Rispetto i vostri segretisignor Yanez.

- Quasi nell'istessa epoca- riprese il portoghese - unanave naufragava sulle spiagge d'un'isola che si chiama Mompracem.

A bordo vi erano la figlia del capitano ed un fedele servodel suo fidanzato.

Quantunque la fanciulla fosse sempre pazzaera riuscito afarla fuggire e e si era imbarcato onde raggiungere il suo padrone.

Una tempesta invece mandò la nave a fracassarsi sullescogliere di Mompracem ed il servo e la figlia del capitano caddero nelle nostremani.

- Caddero! - esclamò il francesefacendo un gesto distupore.

- Cioèfurono ospitati da noi- disse Yanezsorridendo. -Ci interessammo di quell'istoria drammatica e fu deliberatofra me e Sandokandi liberare il povero indianovittima dell'odio implacabile dei Thugs.

L'impresa non era facile perché era prigioniero di JamesBrooke e in quell'epoca il rajah di Sarawak era il piú potente ed il piútemuto dei sultani del Borneo.

Tuttaviacolle nostre navi ed i nostri uomininon soloriuscimmo a strappargli l'indianobensí anche a cacciarlo per sempre dalBorneo e fargli perdere il trono.

- Voi! Ma chi siete voi dunque per muovere guerra ad unostato posto sotto la protezione della possente Inghilterra?

- Due uomini che abbiamo forse un buon fegatomolte navimolti guerrierimolte ricchezze e... qualche cosa d'altro ancora. - disseYanez. - Lasciatemi proseguire senza interrompere o l'istoria dell'indiano nonla finirò piú.

- Sísícontinuatesignor Yanez.

- La figlia del capitano fu guarita mercé un certoesperimento ideato dalla fantasia del mio amico Sandokaned i due fidanzatipartivano due mesi dopo per l'India dove si sposavano.

La povera figlia del capitano Corishant non era però natasotto una buona stella.

Due anni dopo moriva dando alla luce una bambina: Darma.

Quattro anni dopola piccinacome sua madrescomparivarapita dai Thugs.

La figlia della «Vergine della pagoda» prendeva il postodella madre.

Voi volete sapere perché noi siamo qui: siamo venuti perstrappare agli strangolatori la figlia del nostro amico e distruggere quellasetta infame che disonora l'India e che ogni anno sopprime migliaia di viteumane.

Ecco la nostra missionesignor de Lussac; volete unire lavostra sorte alla nostra? Noioggi combattiamo per l'umanità.

- Chi siete voi dunqueche dalla lontana Malesia venite quia sfidare la potenza dei Thugsche ha resistito e resiste tuttora ai colpi delgoverno anglo-indiano?

- Chi siamo noi? - disse Yanezalzandosi. - Degli uomini cheun giorno hanno fatto tremare tutti i sultani del Borneoche hanno strappato ilpotere a James Brookelo sterminatore dei piratied hanno fatto impallidireperfino il leopardo inglese: noi siamo i terribili pirati di Mompracem!

 

 

 

Capitolo XVII

SEGNALI MISTERIOSI

 

Una mezz'ora dopoquando già il signor de Lussac si eraplacidamente addormentatoYanez usciva silenziosamente dalla tenda ed entravain quella di Sandokan che era ancora illuminata.

Il formidabile capo dei pirati di Mompracem era ancorasveglioanzi stava fumando in compagnia di Tremal-Naikmentre Suramala bellabajaderaapprontava alcune tazze di thè.

Pareva che il sonno non pesasse affatto sulle palpebre delfiero piratagià abituato alle lunghe veglie marittime. Anche il bengalesequantunque la mezzanotte fosse ormai passataaveva lo sguardo limpido comequello d'un uomo che si è ben riposato.

- È finito il colloquio col francese? - chiese Sandokanvolgendosi verso Yanez.

- È stato un po' lungoè vero? - disse il portoghese. -Dovevo però dargli molte spiegazioni che erano assolutamente necessarie.

- Accetta?

- Síegli sarà dei nostri.

- Sa chi noi siamo?

- Non ho creduto di nasconderglielo e sembramio caroSandokanche le nostre ultime imprese abbiano fatto un chiasso enorme anche inIndia. Gli antichi pirati di Mompracem sono gli eroi del giornodopo latremenda lezione che abbiamo inflitta a James Brooke e qui siamo conosciuti piúdi quello che tu creda.

- Ed ha accettato egualmente il luogotenente?

- Non siamo già venuti qui per mettere a sacco l'India-disse Yanezridendo- bensí per liberarla da una setta mostruosa che decimala popolazione.

Noi rendiamo all'Inghilterrala nostra antica nemicaunservizio troppo prezioso perché i suoi ufficiali se ne disinteressino.

E chissàmio caro Sandokanche un giorno gli antichi capidelle tigri di Mompracem non finiscano rajah o marajah?

- Preferirò sempre la mia isola e i miei tigrotti- risposeSandokan. - Sarò sempre piú possente e piú libero colàche qui rajahsottogli occhi sospettosi degli inglesi. Ma lasciamo ciò e occupiamoci dei Thugs.Quando sei entrato eravamo parlando appunto di ciò con Tremal-Naik e Surama.Dopo quello che è avvenuto questa nottemi pare che sia giunto il momento dilasciare in pace le tigri a quattro zampeper dare addosso e senza porre indugia quelle a due sole.

- I Thugs o hanno indovinato o per lo meno sospettano lenostre intenzioni. Ci spianoormai non ho alcun dubbio ed erano noi chesorvegliavano e non già l'ufficiale.

- E tali sono anche le mie convinzioni- aggiunseTremal-Naik.

- Che qualcuno ci abbia traditi? - chiese Yanez.

- E chi? - domandò Sandokan.

- I Thugs hanno spie dovunque e la loro organizzazione èperfetta- disse Tremal-Naik. - La nostra partenza è stata notata e segnalataa quelli che abitano queste jungle.

È vero Surama che hanno emissari sparsi dappertuttoincaricati di vegliare sulla sicurezza di Suyodhanache per loro rappresentauna specie di divinitàuna nuova incarnazione di Kalí?

- Sísahib- rispose la giovane. - Hanno la cosídetta polizia neraformata d'uomini d'un'astuzia e d'una furberia meravigliosa.

- Sapete che cosa dobbiamo fare? - chiese Sandokan.

- Parla- disse Yanez.

- Muovere su Rajmangal a marce forzatecercando didistanziare piú che possiamo le spie che ci seguono e metterci in relazione colpraho.

Cerchiamo di colpire i Thugsprima che abbiano il tempo diorganizzare la resistenza e di sfuggirci portando con loro la piccola Darma.

- Sí! Sí! - esclamò Tremal-Naik. - Sarebbero capaci dicondurla altrovese si accorgono di essere minacciati.

- Alle quattro la partenza- disse Sandokan. - Approfittiamodi queste tre ore per riposarci un po'.

Yanez condusse Surama nella tenda che le era stata destinatapoi raggiunse quella dove il luogotenente dormiva.

- Dorme ben profondamente il signor de Lussac- disseridendo. - La gioventú vuole i suoi diritti.

E si coricò sulla propria copertachiudendo gli occhi.

Alle quattro il corno del primo cornac suonava lasveglia.

Gli elefanti erano già stati preparati e anche i sei malesierano in piedi attorno al merghee.

- Si parte per tempo- disse il signor de Lussacvolgendosiverso Yanez che entrava con due tazze di thè. - Avete scovata qualche tigre?

- Noandiamo però a cercarne altre un po' lontanenelleSunderbunds e non saranno meno pericolose.

- I Thugs?

- Vuotatesignor de Lussac e montiamo il coomareah.Ci staremo egualmente nell'haudah e potremo anche chiacchierare. Abbiamoaltre cose da dirvi sui nostri progetti.

Un quarto d'ora dopo i due elefanti lasciavano il luogo cheaveva servito d'accampamento e prendevano la corsa verso il sudavendo i cornacricevuto l'ordine di spingerli colla maggior rapidità possibile onde cercare didistanziare i Thugs.

Quantunque gli indianiche per la maggior parte sonomagrissimi e assai agiligodano fama di essere corridori instancabilinonpotevano certo gareggiare col lungo passo degli elefantiné colla lororesistenza.

Sandokan ed i suoi compagni però s'ingannavano di poterlasciarsi indietro i bricconiche forse li seguivano fino dalla loro partenzada Khari.

Ed infatti gli elefanti non avevano ancora percorso mezzomiglioquando in mezzo alle altissime canne che coprivano quei terrenipantanosi si udí uno squillo acuto che pareva prodotto da una di quelle lunghetrombe di rame che gli indiani chiamano ramsinga.

Tremal-Naik aveva sussultatomentre la sua tinta bronzinadiventava improvvisamente leggermente grigiastra.

- Il maledetto istrumento dei Thugs- aveva esclamato. - Lespie segnalano la nostra partenza.

- A chi? - chiese Sandokan con voce perfettamente calma.

- Ad altre spie che devono essere disseminate per la jungla.Odi?

Ad una grande distanzaverso il sud si era udito un altrosquilloche giunse fino agli orecchi dei cacciatori come una nota debolissimad'un clarino da ragazzi.

- I bricconi corrispondono colle trombe- disse Yanezaggrottando la fronte. - Verremo segnalati dovunque finché saremo nelleSunderbunds. La cosa è grave.

Che ve ne paresignor de Lussac?

- Io dico che quei dannati settari sono furbi come serpenti- rispose l'ufficiale- e che noi dovremo imitarli.

- In quale modo? - chiese Sandokan.

- Ingannandoli sulla nostra vera direzione.

- Ossia?

- Deviare per oraper riprendere la marcia questa sera emarciare alla notte.

- Resisteranno gli elefanti?

- Accorderemo loro un lungo riposo nel pomeriggio.

- La vostra idea mi pare buona- disse Sandokan. - Di nottenon ci vedono che gli animali a quattro gambeed i Thugs non saranno tigri. Chete ne pare Tremal-Naik?

- Condivido pienamente il consiglio suggeritoci dal signor deLussac- rispose il bengalese.

- È necessario che noi giungiamo nelle Sunderbunds senza chei Thugs lo sappiano.

- Ebbene- disse Sandokan- marceremo fino a mezzodí poici accamperemo per riprendere la corsa questa seraa notte inoltrata. La lunamanca e nessuno ci vedrà.

Diede ordine al cornac di cambiare direzionepiegandoverso orientepoi accese una sigaretta che Yanez gli porgeva e si mise a fumarecolla sua solita calmasenza che un'ombra di preoccupazione apparisse sul suoviso.

I due elefanti intanto continuavano la loro corsaindiavolataimprimendo alla haudah delle scosse abbastanza brusche.

Nessun ostacolo li arrestava e nella loro corsa schiantavanocome fuscelli di paglia bambú grossissimi e sfondavano cespugli ed ammassi di calamussenza fermarsi un momento.

La jungla non accennava a variare: cannesempre cannestrette le une alle altre da una infinità di piante parassite e pantani copertidi foglie di lotosulle quali si riposavano placidamentesenza scomporsinemmeno per la presenza degli elefanticicogneaironi e ibis brune.

Truppe di splendidi pavonivolatili ritenuti sacri dagliindiani perché rappresentavanosecondo le credenzela dea Sarasvatidiquando in quando s'alzavano e se ne fuggivano vialanciando note aspre esgradevolifacendo scintillare al sole le loro superbe piume sulle quali laporpora e l'oro si fondevano alle tinte scintillanti degli smeraldi.

Altre volte invece erano bisontio meglio jungli-kudgiacome vengono chiamati dagli indianiche balzavano improvvisamente dinanzi aglielefanti e chedopo un po' di esitazionescappavano con velocità fulminea nonsenza mandare dei muggiti minacciosi.

Rassomigliavano molto ai colossali bisonti delle praterie delFar West americanoessendo del pari forniti d'una gobba robustissima e ditaglia non inferiore etalvoltasuperando anche la lunghezza di tre metri.

La corsa degli elefanti continuò cosí fino alle undicipoiessendo giunti in uno spazio scoperto dove si vedevano degli avanzi di capanneSandokan diede il comando della fermata.

- Qui nessuno ardirà sorprenderci. Se qualcuno si avvicinalo scopriremo subito e poi abbiamo Darma e Punthy.

- Che non potranno raggiungerci prima di qualche ora- disseTremal-Naik.

Devono essere rimasti assai indietroma il cane non lasceràla tigre e la guiderà al nostro campo.

- Ero un po' inquieto per loro- disse Yanez.

- Non temereverranno.

Gli elefantiappena liberati delle haudah si eranosdraiati al suolo. I poveri animali ansavano fortemente e apparivanostanchissimi e sudavano prodigiosamente.

I due cornac però eransi subito occupati di lorofacendoli sdraiare all'ombra d'un bâr della cui corteccia sonoavidissimi e spalmando immediatamente le loro testegli orecchi ed i piedi congrasso onde la pelle non si screpolasse.

I malesi si erano invece occupati delle tendeessendo ilcalore diventato cosí intenso da non poter resistere all'aperto. Pareva che unavera pioggia di fuoco si riversasse sulla jungla e che l'aria diventasserapidamente irrespirabile.

- Si direbbe che sta per scatenarsi qualche uragano- disseYanezche si era affrettato a rifugiarsi sotto una delle tende. - C'èpericolorimanendo fuoridi prendersi un colpo di sole. Tu Tremal-Naikchesei cresciuto fra queste cannene saprai qualche cosa.

- Sta per soffiare l'hot-winds e faremo bene aprendere le nostre precauzioni. Si corre il pericolo di morire asfissiati.

- Hot-winds? Che cos'è?

- Il simun indiano.

- Un vento caldo insomma.

- Piú terribile talvolta di quello che soffia nel Sahara-disse il signor de Lussacche entrava in quel momento nella tenda. - L'hoprovato due voltequand'ero di guarnigione a Lucknowe ne so qualche cosadella violenza di quei venti. È vero che colà sono ben piú terribilie anchepiú ardentiperché giungendo da ponente si riscaldano prima passando sullesabbie infuocate del Marusthandella Persia e del Belucistan.

Una volta ho avuto quattordici cipayes asfissiati pelmotivo che erano stati sorpresi in aperta campagnasenza alcun riparo.

- A me però sembra che si prepari piú un ciclone che delvento caldo- disse Yanezadditando delle nubi di color giallastroche sialzavano dal nord-ovestavanzandosi verso la jungla con rapidità incredibile.

- Succede sempre cosí- rispose il luogotenente. - Primal'uragano poi il vento ardente.

- Assicuriamo le tende- disse Tremal-Naik- e portiamoledietro agli elefanti i qualicoi loro corpaccici serviranno di barriera.

I malesisotto la direzione dei due cornac e diTremal-Naiksi misero all'operapiantando attorno alle tende un gran numero dipiuoli e tendendo parecchie corde al disopra delle tele.

Le avevano rizzate fra un vecchio muroavanzo d'unvillaggioe gli elefanti erano stati fatti coricare l'un presso l'altro.

Mentre Suramaaiutata da Yanezpreparava la colazionelenuvole avevano ormai coperto il cielostendendosi sopra la jungla e avanzandosiin direzione del golfo del Bengala.

Cominciava a soffiare ad intervalli un vento ardentissimoche essiccava rapidamente i vegetali e le pozze d'acquamentre le nuvole siaddensavano sempre piúdiventando minacciosissime.

Gli elefanti davano segni di viva agitazione. Barrivano difrequentescuotevano gli orecchi e aspiravano fragorosamente l'aria come se nonne avessero mai a sufficienza per riempire i loro enormi polmoni.

- Mangiamo alla lesta- disse l'ufficiale che stavaosservando il cielo sul limitare della tendain compagnia di Sandokan.

- Il ciclone s'avanza con rapidità spaventevole.

- Resisteranno le nostre tende? - chiese la Tigre dellaMalesia.

- Se gli elefanti non si muovonoforse.

- Rimarranno tranquilli?

- Ecco quello che ignoro. Io ne ho veduti alcuni venire presida un terrore improvviso e fuggire all'impazzatasenza piú obbedire alle gridadei loro guardiani. Vedrete che strage farà il vento di questi bambú.

In quel momento si udí in lontananza un latrato.

- Punthy che ritorna- disse Tremal-Naikprecipitandosifuori dalla tenda. - Il bravo cane giunge a tempo al rifugio.

- Sarà seguito da Darma? - chiese Sandokan.

- Eccola laggiú che s'avanza con balzi enormi- disse ilsignor de Lussac. - Che bestia intelligente.

- Ed ecco il ciclone che si rovescia su di noi- disse unodei due cornac.

Un lampo abbagliante aveva spaccata in due la massa di vaporidensi e gravidi di pioggiamentre un improvviso colpo di ventod'unaimpetuosità straordinariaspazzava la junglafacendo curvare fino a terra igiganteschi bambú e torcendo i rami dei tara e dei pipal.

 

 

 

Capitolo XVIII

IL CICLONE

 

Gli uragani che scoppiano nella grande penisola indostana nonhanno ordinariamente che una durata brevissimaperò la loro violenza è taleche noi europei non possiamo farcene un'idea.

Occorrono pochi minuti per devastare delle regioni intere erovesciare perfino delle città. La forza del vento è incalcolabile e soli igrossi edifizi vi possono resistere ed i piú colossali alberi come i pipal ed ifichi delle pagode.

Basta ricordareper farsene una pallida ideaquelloscoppiato nel Bengala nel 1866 che uccise ventimila bengalesi a Calcutta ecentomila nelle pianure costeggianti l'Hugly.

Le persone sorprese nelle vie della città venivano sollevatecome piume e sbattute contro le pareti delle casei palanchini venivanotrasportati in aria assieme alle persone che vi si trovavano dentro; le capannedella città nera schiantate di colpocorrevano per le campagne.

Il peggio fu quando il ciclonecambiando direzionerespinsele acque dell'Huglyche si rovesciarono sulla città seco trascinando duecentoe quaranta navi che si trovavano ancorate lungo il fiume e che si fracassaronole une contro le altre.

L'enorme massa d'acquaspinta dal ventoin pochi momentispazzò via tutti i quartieri poveri della capitaletrascinando ben lontani gliavanzied atterrò porticipalazzicolonnati e ponti riducendo quellaopulenta città in un mucchio spaventevole di rovine.

E non è tutto. Quasi sempre dietro ai cicloni si succedonodei venti caldi chiamati dagl'indiani hot-windsche non sono menotemuti.

Il loro calore è tale che gli europeinon abituatinonpossono uscire dalle loro case sotto il pericolo di morire asfissiati di colpo.

Ai primi soffi del simunanche gl'indigenisonoobbligati a prendere delle pronte misureper impedire che le loro abitazionidiventino dei veri forni ardenti.

Turano tutte le aperturele finestre compresecon fittipagliericci che chiamansi tatti e che bagnano senza posaonde il ventopassando attraverso quegli ostacoli umidiperda buona parte del suo intensocalore e non renda l'aria irrespirabile.

Per di piú fanno funzionare disperatamente le punka ecerte grandi ruote a vento chiamate thermantidoti per mantenere nellestanze un po' di frescura.

Nondimenomalgrado tutte quelle precauzionimolte personemuoiono asfissiatespecialmente nelle alte regioni dell'India occidentaleessendo colà i venti caldissimi giungendo dai deserti.

Il ciclone che stava per rovesciarsi sulla junglapromettevadi essere non meno terribile degli altri e destava serie apprensioni inTremal-Naikche conosceva la furia di quelle trombee nei due cornac.

In quanto a Sandokan e Yanezsembrava che non se nepreoccupassero affatto. Se non conoscevano i cicloni indianiavevano sfidatiper lunghi anni quelli che si scatenano sui mari della Malesiacerto non menoformidabili e non meno pericolosi.

Quantunque le prime folate di vento cominciassero a scuotereviolentemente le tendeil portogheseimprovvisatosi cuocoaveva allestita lacolazione aiutato da Surama.

- Andiamo- gridò. - Un boccone per diventare un po' piúpesantionde il vento non ci sollevi troppo facilmente. Avremo un po' di musicaa base di tuonima bah! I nostri orecchi ci sono abituati e poi...

Un rombo spaventevoleparagonabile allo scoppio d'unapolverieraecheggiò sulla junglaseguito subito da fragori assordanti che siripercuotevano fra il cielo e la terra con una intensità assordante.

- Che orchestra! - esclamò il signor de Lussacstendendosipresso il tappeto su cui fumavanoentro piatti d'argentodegli intingoli. -Non so se Giove ed Eolo ci lasceranno finire la colazione.

- Si direbbe che il cielo sta per crollarci addossocontutti i mondi noti ed ignoti che contiene- disse Yanez. - Che colpi di grancassa! Adagiosuonatori o ci sfonderete i timpani degli orecchi.

I fragori continuavano aumentando d'intensità. Pareva chemigliaia e migliaia di furgoni carichi di lastre metallichevenisserotrascinati all'impazzata su dei ponti di ferro.

Larghe gocce d'acqua cadevano con un crepitio sinistro suivegetali che coprivano l'immensa pianuramentre lampi abbaglianti solcavano lenerissime nubi.

Ad un tratto si udirono in lontananza dei sibili acuti chediventavano rapidamente piú distinti e che pareva si dovessero tramutare inveri ruggiti. Tremal-Naik si era alzato.

- Ecco le raffiche che giungono- disse. - Appoggiatevicontro la tela o la tenda verrà portata via.

Una tromba d'aria si rovesciava sulla junglasradicando ibambú e quanto incontrava nella sua corsa.

Ramicanne e cespugli volteggiavano in aria come se fosserofuscelli di paglia.

La tromba passò sopra l'accampamento con un fragoreassordanteabbattendo le pareti d'argilla che ancora rimanevano dell'anticovillaggioma la tendariparata dai corpi colossali degli elefantiper un casoprodigiosoresistette.

- Che ritorni? - chiese Yanez.

- Avrà delle compagne dietro di sé- rispose Tremal-Naik.- Non sperare di cavartela cosí presto. Il ciclone è appena cominciato.

Quantunque la pioggia cadesse a torrentiSandokan ed ilfrancese erano usciti per accertarsi se anche la tenda dei malesi avevaresistito.

Videro invece i loro uomini correre all'impazzata fra ibambú diveltidietro la tela che il vento trasportavasimile ad unuccellaccio fantasticoattraverso alla jungla.

La tromba d'aria aveva tutto rovesciato nei dintornidell'accampamento. Solo un enorme pipaldal tronco immensoaveva resistito aquella furia di ventoperdendo solamente buona parte dei suoi rami. Frammentidi cespuglifoglie gigantesche strappate ai palmizi volavano in tutte ledirezionimentre sotto di essi si vedevano a fuggiretravolti e sbattuti dalventoarghilahoche braminemarangonifolaghecicogne e pavoni.

Degli animali balzavano per la pianurain preda ad unterrore pazzo. Si vedevano sfilarea galoppo sfrenatobisontiaxiscervi e daini.

Quattro o cinque nilgòquasi si sentissero piúsicuri presso gli uominisi erano coricati dietro un muricciolo che si ergevanei pressi dell'accampamento e se ne stavano rannicchiati gli uni addosso glialtricolla testa nascosta fra le gambe.

- Dovrebbero rimanere lí fino a che sarà cessato l'uraganoper servire domani di colazione- disse Sandokanindicandolial francese.

- Appena il vento non soffierà piú se ne andranno comefulmini- rispose il luogotenente. - Lasciamoli scomparire; ne troveremo altri.Ecco un'altra trombae s'annuncia piú terribile della prima. Signor Sandokanrientriamo nella tenda.

Sibili spaventosi s'udivano in lontananza e si vedevano ipalmizi tararisparmiati dalla raffica precedentecadere come se fosseroabbattuti da una scure gigantesca.

Quasi nell'istesso momentocome se Giove fosse stato gelosodella possanza di Eoloraddoppiò i suoi tuoni ed i suoi fulmini.

Il fracasso era diventato tale che gli uomini raccolti sottola tenda non potevano piú udirsi.

I due elefantispaventati da quei rombida quegli scoppi edai ruggiti del ventocominciavano ad agitarsi. Non udivano piú le grida deiloro cornac che si erano coricati fuori dalla tenda per calmarli.

La tromba d'aria che s'avanzava con velocità straordinariastava per rovesciarsi sul campoquando il coomareah si rizzòbruscamentemandando un barrito formidabile. Stette un momento rittocollaproboscide tesaaspirando il ventopoipreso da un terrore pazzo si scagliòin mezzo alla jungla senza piú badare alle grida del suo cornac.

Sandokan ed i compagni erano balzati fuori per prestare manoforte ai due guardianima in quell'istante la tromba piombò loro addosso e sisentirono prima sollevarepoi trascinare fra un nembo di vegetali che roteavanoin tutte le direzioni.

La tendastrappata di colpofuggiva dietro di lorosbattendo come una vela.

Per cinque minuti SandokanYanezTremal-Naik ed il francesefurono ruzzolati fra i bambú diveltifinché si arrestarono contro il troncod'un pipalche per fortuna si trovava sul percorso della tromba e che avevaresistito al tremendo urto. Quando la raffica fu passata e successe una brevecalmasi rialzaronopesti sícolle vesti a brandellima senza gravicontusioni.

Il coomareah ormai era scomparso assieme al suo cornacche gli si era lanciato dietro; l'altroil mergheegiaceva ancora inmezzo nell'accampamentocolla testa nascosta fra le zampein una posa peròche non sembrava piú naturale.

- E Surama? - esclamò ad un tratto Yanezmentre sipreparavano a raggiungere il campodove speravano di trovare ancora un rifugio.

- Sarà rimasta presso l'elefante-rispose Sandokan. - Ionon l'ho veduta uscire dalla tenda.

- Gambesignori- disse il luogotenente. - Non lasciamocicogliere qui dalle raffiche. Dietro all'elefante ci troveremo meglio riparati.

- E l'altro?

- Non preoccuparteneYanez- disse Tremal-Naik. - Quandol'uragano sarà passato lo vedremo ritornare assieme al suo cornac.

- Ed ai nostri uominispero- aggiunse Sandokan. - Dove sisaranno rifugiati costoro che non si scorgono piú?

- Affrettiamocisignori- disse il luogotenente.

Stavano per mettersi in corsaquando fra i sibili del ventoe lo scrosciare dei tuoniudirono una voce umana a gridare:

- Aiutosahib!

Yanez aveva fatto un salto.

- Surama!

- Chi la minaccia? - urlò Tremal-Naik. - Dove è Darma?Punthy!... Punthy!...

Né il cane né la tigre risposero. Forse erano statitravolti anche loro dalla tromba ed avevano trovato qualche altro rifugio.

- Avanti! - gridò Sandokan.

Tutti si erano slanciati verso l'accampamentoessendosiudito il grido di Surama in quella direzione.

Non si poteva distinguere bene ciò che accadevaall'accampamentoin causa dell'oscurità innanzi a tuttopoiché lo spessoreenorme delle nubi accumulate in cielo intercettava completamente la luce solaree poi in causa dei vegetali che volteggiavano in alto ed in bassospintitravolti e sbattuti dalle raffiche che si succedevano senza interruzione.

Solamente la massa colossale del merghee spiccava frai muricciuoli diroccati dell'antico villaggio.

Sandokan ed i suoi compagni correvano come se avessero le aliai piedi. Avendo lasciati i loro fucili nelle haudahavevano impugnati icoltelli da cacciaarmi pericolose nelle loro manispecialmente in quelle deidue piratiabituati al maneggio del kriss malese.

In meno di cinque minuti giunsero all'accampamento. Laseconda tromba d'aria aveva dispersi tutti i bagaglii sacchi delle provvistele casse delle munizionile tende di ricambio ed aveva perfino rovesciate le haudahche giacevano col fondo in aria.

Non vi era nessuno: né Suramané il cornacnéDarmané Punthy. Solo l'elefante pareva che sonnecchiasse o che fosse peresalare l'ultimo respiro perché lo si udiva rantolare o per lo meno russare.

- E dov'è quella fanciulla? - si domandò Yanezgirando losguardo in tutte le direzioni. - Io non la scorgo in alcun luogoeppure èstata lei a mandare quel grido.

- Che sia stata sepolta sotto questi ammassi di canne e difoglie? - disse Sandokan.

Il portoghese lanciò tre chiamate tuonanti:

- Surama! Surama! Surama!

Solo i rauchi brontolii dell'elefante risposero.

- Che cos'ha il merghee? - chiese ad un tratto ilfrancese. - Si direbbe che sia moribondo. Non udite come la sua respirazione èsibilante?

- È vero- rispose Tremal Naik. - Che sia stato ferito daqualche tronco d'albero portato da quella maledetta tromba?

Ne ho veduto piú d'uno volteggiare sulle ali del turbine.

- Andiamo a vedere- disse Sandokan. - Mi pare che qui siaavvenuto qualche cosa di straordinario.

Mentre il portoghese percorreva i dintorni dell'accampamentorimuovendo gli ammassi di canne che il vento aveva accumulati in grandequantità e chiamando per nome la povera fanciullagli altri s'accostaronoall'elefante.

Un grido di furore sfuggí a tutti i petti. Il mergheeera realmente moribondo e stava per esalare l'estremo respiro e non già incausa di qualche tronco spintogli addosso dalla trombabensí per manocolpevole.

Il povero animale aveva ricevuto due orribili ferite nellegambe posteriori che gli avevano recisi i tendini e dalle quali sfuggiva ilsangue in cosí gran copia che tutto il terreno ne era inzuppato.

- L'hanno assassinato! - aveva gridato Tremal-Naik. - Ecco ilcolpo di spada dei cacciatori d'avorio!

- E chi? - chiese la Tigre della Malesia con voce sibilante.

- Chi? I Thugsne sono certo.

- E l'elefante sta per morire- aggiunse il signor deLussac. - Esso è perduto; non ha che pochi minuti di vita.

La Tigre della Malesia aveva mandato un vero ruggito.

- Che quei miserabili abbiano approfittato della tromba perpiombare sul nostro campo? - chiese.

- Questa è la prova- rispose Tremal-Naik.

- E come possono essere scampati alla trombamentre noiveniamo portati via come fuscelli di paglia?

Tremal-Naik stava per risponderequando un grido delfrancese lo interruppe.

Il signor de Lussac si era precipitato dietro un muricciolodi fangoil solo che aveva resistito e mostrava una pelle di nilgòurlando.

- Rettili dannati! E noi li avevamo scambiati per animaliautentici. Ah!... È troppo!...

Sandokan e Tremal-Naik si erano affrettati a raggiungerlo.Presso l'ufficialeaddossate contro il muricciolosi scorgevano altre pellid'animali.

- Capitano Sandokan- disse il francese- vi ricordate diquei cinque o sei nilgò che avevano cercato rifugio dietro questomuricciolo?

- Erano Thugs camuffati da cervi- disse la Tigre dellaMalesia.

- Sísignore. Vi rammentate come si avanzavano strisciandosul ventre e tenendo le zampe nascoste fra le erbe?

- Sísignor de Lussac.

- Quei bricconi ci hanno giuocati con un'audacia incredibile.

- E hanno approfittato della tempesta che ci ha scaraventatifuori dal campoper mutilare l'elefante.

- E rapire Surama- aggiunse Tremal-Naik. - La fanciulladoveva essere rimasta impigliata fra le corde della tenda.

- Yanez!... - gridò Sandokan. - È inutile che tu cerchiSurama. A quest'ora deve essere ben lontanama non disperarti. Noi daremo lacaccia ai rapitori.

Il portoghese che in fondo al cuorequantunque non lodimostrassedoveva nutrire una viva affezione per la disgraziata figlia delpiccolo rajah assameseper la prima volta forse in vita suaperdette la calma.

- Devo ucciderli tutti e guai a loro se torceranno un capelloa quella povera fanciulla! Ora sento anch'io di odiare a morte quei mostri.

- Se ci hanno ucciso il merghee ci rimane il coomareah- disse Sandokan. - Daremo la caccia a quei banditi senza accordare a loro unmomento di tregua.

- Eccolo laggiú anzi che ritorna assieme al suo cornaced ai vostri malesi- disse il signor de Lussac. - Pare che si sia calmato.

Infatti il colossale elefante s'avvicinava di corsaportandosulla poderosa groppa non solo il suo guardianobensí anche la scorta diSandokanla quale dopo un lungo inseguimento era riuscita ad impadronirsi dellatenda che il vento doveva aver spinta assai lontana.

Mancavano però il cornac del morente mergheeSuramaDarma e anche Punthy.

Che i Thugs avessero potuto uccidere il primo e rapire laseconda si poteva ammetterlo; che avessero affrontati e vinti la terribile tigreed il grosso cane era un po' difficile a crederlo.

- Che cosa ne pensi Tremal-Naik dei tuoi animali? - chieseSandokan.

- Sono certo che torneranno prestoa menoché non abbianoseguiti i Thugs. Tu sai quanto sia intelligente Punthy e quanto odia i settaridi Kalí dopo che rimase prigioniero nei sotterranei di Rajmangale Darmadivide i suoi rancori.

- Che la tigre abbia seguito il cane?

- Non ne dubito. Sono stati allevati insieme e piú voltequando io cacciavo nelle Sunderbundsli ho veduti aiutarsi a vicenda e anche...

Un barrito acutissimoche parve una nota che sfuggisse daun'enorme tromba di bronzogli interruppe la frase. Il povero mergheecon uno sforzo disperato si era alzato sulle zampe posterioritenendo laproboscide tesa quasi orizzontalmente.

- Muore- disse il signor de Lussaccon voce commossa. -Vigliacchi! Prendersela con una cosí brava bestia!

L'elefante aspirava affannosamente l'aria ed il suo corpaccioera scosso da tremiti convulsi che gli facevano ballare le immense orecchie.

Sandokan ed i suoi compagni stavano per avvicinarglisiquando il colosso stramazzò pesantementerovesciandosi su un fianco evomitando dalla proboscide un largo getto di sangue misto a bava.

Nel medesimo istante si udí una voce lamentevole gridare:

- È morto! Siano maledetti quei cani!

Era il cornac del merghee che compariva fra gliammassi di canne e di cespugli strappati dall'uraganoseguito da Darma e daPunthy.

 

 

Capitolo XIX

LA SCOMPARSA DELLA BAJADERA

 

Il cornac tornava all'accampamento in uno statodeplorevole e pareva che avesse fatta una lunga corsa.

Era infangato dai piedi alla testale sue vesti eranostrappate in dieci partiaveva perduto il turbantino e la fascia che glisorreggeva il dubgah e le sue gambe nude sanguinavano fino sopra ilginocchio.

Aveva però in mano il suo uncino di cui si serviva perguidare il mergheearma sufficiente per spaccare il cranio ad un uomo.Vedendolo compariretutti gli si erano precipitati incontrosoffocandolo didomande.

Il povero diavolo peròche respirava affannosamentenonrispondeva che con gesti disperatiaccennando ora l'elefante ed ora la jungla.

- Bevi un sorso- disse Sandokan che teneva ancora a fiancola sua fiaschetta ripiena di cognac. - Prendi lena e narra tutto senza perderetempo. Che cosa è accaduto qui? Chi ha ucciso il merghee? E lafanciulla?

Il cornac bevette avidamente alcune sorsatepoi convoce ancora rotta per l'emozione e per la lunga corsadisse:

- I Thugs... erano là... nascosti dietro quel muricciolo...con indosso delle pelli di nilgò... i miserabili... aspettavano ilmomento per piombarci addosso.

- Adagio- disse Sandokan. - Spiegati meglio. Per quantofuggano noi li raggiungeremo col coomareahquindi abbiamo tempo.

- La tremenda raffica che ci ha investitimi aveva spinto adue o trecento passi dal mio elefantescaraventandomi in mezzo ad un cespugliodi mindi che attutí l'urto della mia caduta.

Mi ero appena rimesso in piedi e stavo per accorrere invostro aiutoquando udii nel campo delle grida di donna che invocavanosoccorso.

Supponendo che la fanciulla si trovasse in pericolononvedendo piú voimi diressi da quella parte.

Prima che vi potessi giungere vidi cinque animalicinque nilgòalzarsi dietro un muricciolo di fangogettare in aria le pelli... e comparireinvece uomininudi come vermiche avevano attorno le reni il laccio deglistrangolatori.

Due di loro che erano armati di larghe sciabolesiscagliarono contro il mio povero elefantetagliandogli con due poderosi colpi itendini delle zampe posteriori; gli altri invece si gettarono fra le haudahche il vento aveva rovesciate e fra le quali si trovava Surama che il corpacciodel merghee aveva protetto contro la furia della tromba. Afferrarlalegarla con due lacci e portarla via fu l'affare d'un solo momento. Ladisgraziata non aveva avuto che il tempo di gridare: “Aiutosahib!”.

- Lo abbiamo udito quel grido- disse Yanez. - È me chechiamava. E poi?

- Mi sono slanciato sulle tracce dei fuggiaschichiamandodisperatamente il cane e la tigre che avevo veduto ruzzolare fra le canne ed irami dalla parte dell'accampamento e cadere insieme. Il primo fu pronto adaccorrere alle mie chiamatema ormai i Thugsche fuggivano come antilopierano scomparsi fra il caos di vegetali.

Nondimeno continuai ad inseguirli preceduto dal cane eseguito poco dopo dalla tigre.

Tutto fu inutile. La terra inzuppata non permetteva piú aPunthy di fiutare le orme dei Thugs.

- Quale direzione hanno presa? - chiese Sandokan.

- Fuggivano verso il sud.

- Credi tuTremal-Naikche abbiano riconosciuto in Suramauna delle loro bajadere?

- Non ne dubito- rispose il bengalese. - Diversamente nonavrebbero esitato a strangolarla per offrire una vittima di piú alla loromostruosa divinità.

- Allora fra quei Thugs vi doveva essere qualcuno che laconosceva.

- Io ritengo che quegli uomini ci seguano dalla sera in cuinoi assistemmo alla festa del fuoco.

- Eppure noi abbiamo prese tutte le precauzioni per nonvenire spiati.

- Mi viene un sospetto- disse Yanez.

- Quale?

- Che qualcuno o piú uomini che facevano partedell'equipaggio delle grababbiano preso terra contemporaneamente a noie che non ci abbiano piú lasciati.

Diversamente come si spiegherebbe questo ostinatoinseguimento?

- Io credo che tu abbia piú ragione di noi- disseSandokan. Stette un momento silenziosopoi disse:

- Il ciclone accenna a calmarsi e le raffiche diminuisconorapidamente. Organizziamo la caccia ai rapitori. Cornacpuò portarcitutti il tuo elefante?

- È impossibilesignore.

- Vuoi un consiglioSandokan? - chiese Tremal-Naik.

- Parla.

- Dividiamo il nostro drappello.

Noi daremo la caccia a quei bricconi col coomareahmentre i tuoi malesi ci raggiungeranno sulle rive del canale di Raimatla.

- E chi li condurrà?

- Il cornac del merghee che conosce leSunderbunds quanto me.

- È verosahib- rispose il cornac.

- Affideremo anche a loro Darma e Punthy che non potrebberoseguirci.

- Sí- disse Sandokan. - Noi siamo in numero sufficienteper affrontare i rapitori. E poi mi preme mettermi a contatto cogli uomini dellaMarianna.

- Una parola ancoraamico mio. Il canale di Raimatla èlungo ed è necessario che i tuoi uomini ci trovino subitoonde non farciperdere del tempo che può diventare per noi preziosissimo. Cornachaiudito parlare della vecchia torre di Barrekporre?

- Sísahib- rispose il conduttore d'elefanti. - Visono stato una volta per tre giorniper non venire divorato dalle tigri.

- È là che noi ti aspetteremo. Si trova quasi di frontealla punta settentrionale di Raimatlasul margine estremo della jungla.

- Condurrò là i tuoi uominiin quattro o cinque giorni noivi giungeremo.

- Fa' mettere l'haudah al coomareah.

I due cornacaiutati dai malesibardarono l'elefanteche era ridiventato docilissimoassicurando la cassa con catene e larghecinghie d'una solidità a tutta provapoi caricarono i bagagli e le cassettedelle munizioni.

YanezSandokanTremal-Naik ed il francese presero postonell'haudah ed il coomareah ad un fischio del suo conduttorepartí al trottodirigendosi verso orienteossia nella direzione presa dairapitori di Surama.

Il ciclone dopo quelle tre o quattro raffiche poderosecheavevano sconvolta la jungladevastandola completamentesi era calmato.

Quei perturbamenti atmosfericise sono d'una violenzainauditacome abbiamo già dettohanno una durata brevissimatalvolta dipochi minuti.

Le masse di vapore cominciavano a lacerarsi qua e là efuggivano verso il golfo del Bengala. L'oscurità si diradava e attraverso glistrappi delle nuvole scendevano dei raggi di soleproducendo uno stranoeffetto.

La jungla però si era tramutata in un caos di vegetaliammucchiati qua e là capricciosamente. Vi erano ammassi di bambú alti parecchimetriche l'elefante era costretto a girare; tronchi atterratienormi cumulidi foglie ed anche un gran numero di animali mortispecialmente cerviaxise nilgò.

Il suolo poi si era cosí inzuppato d'acqua da tramutare lajungla in un immenso pantanoentro cui talvolta il coomareah sprofondavafino al ventreimprimendo all'haudah delle scosse cosí bruschedaobbligare i cacciatori a tenersi bene stretti alle corde per non venire sbalzatifuori.

Dei rapitori di Surama non si scorgeva però alcuna tracciaquantunque l'elefante avanzasse con una velocità tale da superare il galoppod'un buon cavallo.

Invano SandokanYanez ed i loro compagni giravano glisguardi in tutte le direzioni: i Thugs non si scorgevano in alcun luogoeppurenon sarebbe stato difficile scoprirliora che i bambú erano stati abbattuti eche i kalamossia le alte erbegiacevano piegate al suolo.

- Che ci siamo ingannati sulla direzione che hanno presa?-chiese Yanez dopo un'ora di continuo galoppo. - Dobbiamo già aver percorsoalmeno dieci miglia a quest'ora.

- O che li abbiamo invece sopravvanzati? - disse Tremal-Naik.

- In tal caso li avremmo veduti. La jungla è scoperta e daquesta altezza si può scorgere facilmente un uomo.

- E meglio ancora un elefante- ribatté il bengalese.

- Che cosa vuoi direTremal-Naik?

- Che è piú facile che i Thugs abbiano prima scorto il coomareahche noi.

- Vorresti quindi concludere? - chiese Sandokan.

- Che potrebbero essersi nascosti per lasciarci passare.

- Ed i nascondigli qui non mancano- disse il luogotenente.- Basta cacciarsi sotto uno di questi ammassi di canne e di foglie per rendersiinvisibili.

- Udiamo- disse Sandokanvolgendosi verso Tremal-Naik. -Dove credi che conducano la fanciulla?

- A Rajmangal di certo- rispose il bengalese.

- È un'isolaRajmangalè vero?

- Sí.

- Divisa da che cosa dalla jungla?

- Da un fiume: il Mangal.

- Per raggiungerla dove credi che si imbarchino?

- In qualche rada della vasta laguna.

- Sicché se noi incrociassimo presso l'isola...

- Potremmo sorprenderliarrivando primapotendo avere anostra disposizione una scialuppa.

- Avranno buone gambe i Thugsma che possano rivaleggiarecon un elefante che va di galopponon lo ammetterò mai.

- No di certo.

- Allora concludo- disse Sandokan che parea seguisseun'idea fissa. - Noi spingeremo l'elefante meglio che potremoin modo dagiungere sulle rive delle Sunderbunds con un notevole vantaggio sui rapitori diSurama.

Quando ci saremo messi in comunicazione col mio prahoarmeremo la baleniera e andremo ad incrociare sulle coste di Rajmangal.

- E li prenderemo prima che sbarchino sulla loro isola-disse il signor de Lussac.

- E li fucileremo come cani- aggiunse Yanez.

- Allora avanti e sempre di galoppo- disse Sandokan. - Ehicornaccinquanta rupie di regalo se puoi portarci sulle rive delleSunderbunds prima di mezzanotte. Lo credi possibileTremal-Naik?

- Síse l'elefante non rallenta- rispose il bengalese. -Siamo ben lontanituttavia vi giungeremo.

Il coomareah ha le gambe lunghe e vince un buoncavallo nella corsa. Spingicornacspingi sempre.

- Sísahib- rispose il conduttore. - Mettete soloa mia disposizione alcuni chilogrammi di zucchero ed il coomareah nonsmetterà di trottare.

L'elefante manteneva un galoppo ammirabilesenza che il suoconduttore avesse bisogno di aizzarlo coll'arpionequantunque il terreno siprestasse poco per un corridore cosí pesanteessendo sempre pantanoso.

In meno di due ore attraversò il tratto spazzato dal ciclonee raggiunse la jungla meridionaleche pareva non avesse sofferto nulla daquelle trombe d'aria.

Infatti i bambú gigantii calamus ed i foltissimicespugli di mindi e di mussenda riapparivano a macchioniinterrotti diquando in quando da gruppi di splendidi cocchidi pipaldi mangiferedipalmizi tara e di latanieche crescevano sulle rive degli stagni.

Un'ora piú tardi l'elefanteche non aveva cessato ditrottaresi cacciava in mezzo ad una immensa piantagione di bambú spinosi e dibambú tuldad'altezza straordinaria.

- Apriamo gli occhi- disse Tremal-Naik. - Questo è un veroposto da imboscate e un uomo potrebbe facilmente ammazzarci l'elefante con uncolpo di tarwar nelle gambe posteriori. - Nulla però accadde e nessunpericolo minacciò l'elefante.

Verso il tramonto Sandokan ordinò la fermataper concedereun po' di riposo al bravo animaleil quale cominciava a dare segni distanchezza e anche per preparare la cena.

D'altronde tutti sentivano il bisogno di un po' di treguagiacché le incessanti scosse li avevano completamente fiaccati.

Il cornac che ci teneva a guadagnare le cinquantarupie promessegli da Sandokanfece un'ampia raccolta di foglie di bâr (ficusindica) e di rami di pipal e erbe di typha di cui gli elefantisono ghiottissimi e raddoppiò la razione di ghi e di zuccheroonde ilpachiderma conservasse le sue forze.

Alle nove il coomareah ben pasciuto e rinvigorito dauna bottiglia di gin tracannata d'un sol fiato come fosse semplice acquariprendeva il trotto sfondando impetuosamente l'enorme massa dei vegetali.

L'influenza dell'aria marina cominciava a farsi sentire. Unabrezza abbastanza fresca ed impregnata di salsedine soffiava dal sudindicandola vicinanza delle immense lagune che si stendono fra la costa del continente ela moltitudine d'isole e d'isolotti che formano le Sunderbunds.

- Fra un paio d'ore e anche primagiungeremo sulle rive delmare- disse Tremal-Naik.

- Ma noi non abbiamo pensato ad una cosa- disse ad untratto Yanez. - Se il praho incrocia nel canale di Raimatlacome loraggiungeremo mentre non possediamo alcuna scialuppa?

- Non vi è alcun villaggio di pescatori sulle rive? - chieseSandokan.

- Una volta ve n'erano- rispose Tremal-Naik- ora i Thugshanno distrutte le capanne e anche gli abitanti. Non vi è che la piccolastazione inglese di Port-Canningperò troppo lontana e perderemmo un tempotroppo prezioso per noi.

- Bah! Costruiremo una zattera- disse Sandokan. - I bambúsi prestano benissimo.

- E l'elefante? - chiese Yanez.

- Il cornac lo condurrà là dove abbiamo datoappuntamento ai tuoi malesi- rispose Tremal-Naik. - Se poi... Oh!

Un urlo acuto in quel momento ruppe improvvisamente ilprofondo silenzio che regnava nella jungla.

- Uno sciacallo? - chiese Sandokan.

- Bene imitato- rispose Tremal-Naik che si era bruscamentealzatointerrompendo la frase.

- Come! non credi che sia stato veramente uno sciacallo?

- Che cosa dici cornacdi quell'urlo? - chieseTremal-Naikvolgendosi verso il conduttore del coomareah.

- Che qualcuno ha cercato d'imitare il mangiatore di carogne- rispose l'indiano con accento inquieto.

- Vedi nulla tu?

- Nosahib.

- Che siamo stati seguiti? - chiese il francese.

- Tacete! - comandò Tremal-Naik.

Una nota metallica echeggiò in mezzo ai folti bambúspinosiseguita da alcune modulazioni.

- Ancora il ramsinga! - esclamò Tremal-Naik.

- Ed il suonatore non deve essere lontano piú di tre oquattrocento passi- disse Yanez afferrando la carabina e armandolaprecipitosamente. - L'avevo detto io che questo era un vero luogo d'imboscate.

- Sono diavoli o spiriti quegli uomini! - esclamò Sandokan.

- O uccelli? - disse il signor di Lussac. - Devono avere leali per seguirci sempre.

- Ascoltate! - esclamò Tremal-Naik. - Si risponde!

Un altro ramsinga aveva rispostoassai lontano. Trevolte squillò su diversi tonipoi il silenzio tornò.

I quattro cacciatoriin preda ad una viva agitazionesierano alzati colle carabine in pugnoscrutando attentamente le alte canne dellajungla.

Erano però in quel luogo cosí fitte e l'oscurità cosíprofondache non era possibile discernere un uomo nascosto fra quel caos divegetali d'alto fusto.

- Che ci tendano una imboscata? - chiese Sandokanrompendoil silenzio. - Se fermassimo l'elefante e facessimo una battuta? Che te ne pareYanez?

Il portoghese stava per risponderequando quattro o cinquelampi balenarono fra i bambúseguiti da parecchie detonazioni.

Il coomareah si era arrestato di colpoimprimendoall'haudah una tale scossa che per poco gli uomini che la montavano nonfurono scaraventati in ariapoi fece uno scarto improvviso mandandocontemporaneamente un barrito spaventevole.

- L'elefante è stato toccato! - si udí a gridare il cornac.SandokanYanez ed i loro compagni avevano fatto fuoco verso il luogo oveavevano veduto balenare i lampi.

Parve a loro di udire un gridoma non ebbero il tempo diaccertarsenepoiché l'elefante si era slanciato a corsa disperatariempiendola jungla di clamori assordanti.

- Sahib! - gridò il cornacche aveva lelacrime agli occhi.

- Il coomareah è ferito! Udite come si lagna?

- Lascialo correre finché esalerà l'ultimo respiro-rispose freddamente Sandokan.

- È una fortuna che perderetesahib!

La Tigre della Malesia alzò le spallesenza rispondere.

Il pachidermache doveva aver ricevuto piú d'una pallareso furioso pel doloredivorava la via colla velocità d'un cavallo arabotutto atterrando e fracassando sul suo passaggio.

Barriva incessantemente ed imprimeva all'haudah taliscosse che i quattro cacciatori dovevano tenersi ben stretti ai bordi e allefuni per non venire sbalzati fuori.

Quella corsa indiavolata durò venti minutipoi il coomareahs'arrestò.

Si trovava sulla riva della laguna: stava per morire agiudicarlo dal tremito che scuoteva il suo corpo e dai suoi barriti chediventavano rapidamente piú debolima la sua missione l'aveva compiuta.

I cacciatori si trovavano all'estremità della jungla e leSunderbunds pantanose si stendevano dinanzi a loroal di là della laguna.

Il cornac aveva mandato un grido:

- Scendete: il coomareah sta per cadere!

I cacciatori gettarono frettolosamente la scala di cordapresero le loro armi e scesero a precipiziomentre il cornac si lasciavascivolare lungo il fianco destro del colosso.

Si erano appena allontanati di pochi passi quando il povero coomareahcadde pesantemente colla testa in avantispezzandosi le due zanne.

Era morto sul colpo.

- Ecco altre cinquantamila lire perdute- disse Yanez. -Bah! Non è il denaro che ci fa difettoed i Thugs pagheranno anche questamorte!

 

 

 

Capitolo XX

LA TORRE DI BARREKPORRE

 

L'elefante era stramazzato a venti passi dalla rivasu unsuolo cosí fangoso e cedevoleche pochi minuti dopo metà dell'enorme massa dicarne era sprofondata.

L'acqua trasudava da tutte le parti come se quell'estremolembo della immensa jungla fosse spugnoso e traforato come un crivello.

Piante acquatiche crescevano dappertuttocon uno sviluppoprodigioso ed un enorme gruppo di paletuvieri esalanti miasmi deletericosteggiava la spiaggiaavanzandosi molto innanzi sulle acque della laguna.

Un tanfo ammorbante che faceva arricciare il naso a Yanez edal francesee che pareva prodotto dall'imputridire di carogne gettate in acquaregnava dovunquetanfo pericoloso che doveva produrre febbri e cholera.

- Bel luogo! - esclamò Yanezche si era spinto verso ipaletuvierimentre Sandokanil cornac e Tremal-Naik vuotavano l'haudahprima che il fango la inghiottisse. - Ne avete veduto mai uno di piú splendidosignor de Lussac?

- Queste sono le nostre Sunderbundssignor Yanez- risposeil francese.

- Qui non potremo nemmeno accamparci. Il terreno cede sotto inostri piedi e mi pare che non se ne possa trovare un palmo di resistente.

E da che cosa proviene questa puzza orribile?

- Guardate dinanzi a voisignor Yanez: non vedete queimarabú che sonnecchiano alla superficie dell'acqua e che vanno lentamente alladeriva?

- Síanzi mi chiedevo come quei brutti uccellacciqueirapaci divoratori di carognesi tengono cosí a gallaritti sulle zampe.

- Sapete su che cosa s'appoggiano?

- Su delle barchette invisibiliformate forse da foglie diloto.

- Nosignor Yanez. Ogni marabú ha sotto di sé il cadavered'un indianopiú o meno intero e che a poco a poco passerà tutto nel suoventre.

I bengalesi che non posseggono tanto da poter pagare le spesedella cremazionequando sono mortisi fanno gettare nel Gangeil fiume sacroche deve condurli nel paradiso di Brahmadi Siva o di Visnú ed a poco a pocose per via non vengono divorati dai gavialipassando di canale in canalefiniscono qui.

Su questa laguna vi sono dei veri cimiteri galleggianti.

- Me ne accorgo da questo delizioso profumo che mi farivoltare gli intestini. Potevano scegliere un luogo migliore i signori Thugs.

- Sono sicuri qui.

- Avete veduto nulla? - chiese Sandokan che aveva finito divuotare l'haudah.

- Sídegli uccelli che dormonoe dei cadaveri chepasseggiano a fior d'acqua. Uno spettacolo superbo pei beccamorti- risposeYanezcercando di sorridere.

- Speriamo di andarcene presto.

- Non vedo alcuna barcaSandokan.

- Ti ho detto che costruiremo una zattera. Forse la Mariannaè piú vicina di quello che tu credigiacché siamo sulle rive del canale diRaimatlaè vero Tremal-Naik?

- E anche vicini alla torre di Barrekporre- rispose ilbengalese. - La vedete ergersi dietro quel gruppo di tara?

- È abitabile? - chiese Yanez.

- Deve essere ancora in ottimo stato.

- Andiamo a rifugiarci colàamico Tremal-Naik. Qui nonpossiamo accamparci.

- E poi sarebbe pericoloso fermarci su questa rivacoll'elefante cosí vicino.

- Non vedo quale fastidio potrebbe darci quel poveropachiderma.

- Lui nobensí quelli che fra poco accorreranno perdivorarselo. Tigripanterecani selvaggi e sciacalli non tarderanno adaccorrere per disputarseloe quei carnivorimessi in appetito potrebberogettarsi anche su di noi.

- Se la prendessero almeno coi Thugs che ci hanno tesal'imboscata - disse il francese.

- Tiravano benequelle canaglie!

- E come hanno colpito il coomareah- disse Sandokan.- Hanno forata la pelle in tre luoghiin direzione dei polmoni.

Uno scoppio di urla acutissime miste a latrati rauchiecheggiò in quel momento fra le immense cannea non breve distanza dallaspiaggia.

- Ecco i bighana che hanno già fiutato l'elefante eche accorrono- disse Tremal-Naik. - Amici sgombriamo e lasciamoli banchettare.

Stavano per mettersi in marcia quando in mezzo ad una macchiadi mussenda si udirono dei belati.

- Toh! - esclamò Yanezsorpreso. - Vi sono delle pecorequi?

- Sono le tcite che precedono i cani selvaggi ed aiquali disputeranno coraggiosamente la preda.

- Che animali sono? - chiese Sandokan.

- Dei graziosi leopardid'una audacia a tutta provasanguinarissimi e che nondimeno si addomesticano facilmente per farne deicacciatori insuperabili. Eccone uno: lo vedete? Non ha paura nemmeno di noi; manon temetenon ci assalirà.

Un bell'animale snellosottilecon le gambe un po' alteche aveva la testa del gatto ed il corpo di un canelungo meno d'un metro emezzo e alto poco piú di due piedicoperto da un pelame lungo e ispidoerabalzato agilmente fuori da un cespuglio e si era fermato a venti passi daicinque uominifissando su di loro i suoi occhi verdastri e fosforescenti.

- Somiglia ad un piccolo leopardo e anche un po' allapantera- disse Sandokan.

- E possiede il coraggio dell'uno e lo slancio dell'altra-rispose Tremal-Naik. - È piú lesto perfino delle tigri e raggiunge alla corsale antilopi piú velociperò non resiste oltre i cinquecento passi.

- E si addomesticano?

- Senza difficoltà e cacciano volentieri pel padronepurché si lasci loro il sangue delle prede che riescono ad atterrare.

- Ne avrà da bere fino da scoppiare quel grazioso animale-disse Yanez. - L'elefante deve averne parecchi barili nel suo corpaccio. Buonadigestioneamica mia!

La tcita in quattro slanci era già addossoall'elefante.

I due europeii due indiani e Sandokanudendo echeggiarepiú minacciose ed in luoghi diversile urla dei bighana affrettarono ilpassocosteggiando la sponda della lagunadove le piante non erano cosí fitteda permettere ad una tigre d'imboscarsi.

Al di là delle immense foglie dei palmizi tarasi vedevaspiccare la torre segnalata dal bengalesecol suo cocuzzolo piramidale.

Procedendo cautamentecolle carabine montateattraversaronoquel gruppo di piante che formava un piccolo boscoe giunsero finalmente su unospiazzo ingombro solamente di calamusattortigliati su se stessicomeserpenti smisurati e nel cui mezzo si ergeva la torre coi suoi quattro piani.

Era un edificio quadrangolareadorno di teste di elefanti edi statue rappresentanti dei cateriossia de' giganti dell'antichitàecolle pareti qua e là screpolate.

A che cosa avesse potuto servire anticamente quella torrepiantata in mezzo a quei pantaniabitati solamente dalle belve ferocisarebbestato un po' difficile a dirlo a meno che avesse potuto servire di difesaavanzata contro le scorrerie dei pirati arracanesi.

La scala che metteva nell'interno era crollata assieme aparte della muraglia prospettante verso la lagunaperò ve n'era statacollocata un'altra di legno che metteva al secondo piano. Probabilmente il primonon sussisteva piú.

- Si vede che qualche volta degli uomini sono qui venuti arifugiarsi- disse Tremal-Naik. - Questa scala a mano non si sarà fabbricatada sé.

Già il francese pel primo aveva cominciato a salirequandoun'ombra si slanciò fuori da un gruppo di calamuscadendo in mezzo adun folto cespuglio di mindi.

- Badate! - gridò il cornacche pel primo se n'eraaccorto. - Su fate presto!

- Che cos'era? - chiese Sandokanmentre Tremal-Naik e Yanezseguivano precipitosamente il francese che era quasi sulla cima delle scale.

- Non sosahib... un animale...

- Sali... spicciati!

Il cornac non se lo fece dire due volte e si slanciòa sua volta su per la scala di bambú che crepitava e s'incurvava sotto il pesodi quei quattro uomini.

Sandokan aveva fatto invece un rapido voltafacciaimbracciando la carabina. Aveva veduto vagamente quell'ombra attraversare lospazio e cadere fra i mindiquindi non sapeva se si trattasse d'una tcitao di qualche animale piú pericoloso.

Vedendo i rami delle piante rimanere immobilisi gettòsulla scala montandola rapidamente.

Era giunto a metà altezzaquando provò un urto che perpoco non lo fece cadere abbasso.

Qualcuno erasi slanciato sulla scala un po' piú sotto diluied i bambú avevano provata una scossa cosí violenta da temere che sispezzassero.

Nel medesimo istante si udí il signor de Lussacche sitrovava già sulla piccola piattaforma che girava intorno alla torrea gridare:

- PrestoSandokan! Sta per prendervi!

La Tigre della Malesia invece di innalzarsisi era voltatotenendosi con una mano ben stretto alla scala ed impugnando coll'altra lacarabina per la canna.

Un grosso animale che sembrava un gigantesco gattocollatesta grossa e rotondail muso sporgente ed il corpo coperto da un pelamegiallo rossastro con macchie nerastre in forma di mezza-lunaera piombato sullascalaun po' al di sotto del pirata e si sforzava a raggiungerloaggrappandosiai bambú colle unghie.

Sandokan non aveva mandato né un gridoné fatto atto difuggire. Alzò rapidamente la carabina il cui calcio era guernito di una grossalastra di ottone e vibrò un colpo formidabile sul cranio della belva cherisuonò come una campana fessa. L'animale mandò un ringhio sordogiròattorno alla scala tentando ancora di reggersi colle potenti unghiepoi silasciò cadere al suolo.

Sandokan aveva approfittato per raggiungere i compagniprimache la belva rinnovasse l'assalto.

Il francese che aveva armata la carabina stava per far fuocoquando Tremal-Naik lo trattennedicendogli:

- Nosignor de Lussacnon segnaliamo con uno sparo lanostra presenza in questo luogo. Non dimentichiamo che abbiamo i Thugs allecalcagna.

- Bel colpofratellino mio- disse Yanezaiutando Sandokana salire sulla piattaforma. - Devi avergli spaccato il cranioperché vedo chequell'animalaccio si trascina a stento fra i calamus. Sai che cos'era?

- Non ho avuto il tempo di osservarlo.

- Una panteramio caro. Se ti trovavi due piedi piú sottoti balzava addosso.

- E come era grossa! - aggiunse Tremal-Naik. - Non ne ho maiveduta una di simile.

Se la scala invece di essere di bambú fosse stata di altrolegnonon avrebbe resistito a quel salto e saremmo caduti tutti l'unosull'altro.

- Sono abituate le pantere a fare questi colpi e lo sanno gliincaricati di rinnovare le provviste delle torri di rifugio disseminatesull'Hugly - disse il francese.

- Un giorno ne ho salvati due mentre stavano per veniresbranati sulla scala che metteva nel rifugio.

- Per precauzione ritiriamo la scala- disse Yanez. - Lepantere sono abili arrampicatrici e quella che Sandokan ha cosí ben punitapotrebbe cercare di vendicarsi di quella tremenda mazzata.

- Ed entriamo se è possibile- disse Tremal-Naik.

Una finestra metteva nell'interno della torre. Il bengalesesalí sul davanzale ma ridiscese subito sul terrazzino.

- Tutti i piani sono crollati- disse- e la torre è vuotacome un camino. Passeremo la notte qui: fa piú fresco.

- E potremo nel medesimo tempo sorvegliare i dintorni-disse Sandokan. - Dov'è scappata la pantera che non la vedo piú?

- Pare che se ne sia andataa menoché non sia nascosta frai calamus per assalirci quando scenderemo- rispose Yanez.

- Non mi sorprenderebbe- disse de Lussac. - Quantunquesiano molto piú piccole e meno robuste delle tigrisono piú coraggiose eassalgono sempre anche quando la fame non le spinge. È capace di assediarcicome quelle che avevano assalito i due provveditori della torre di Sjawrah.

- Quelli che poi avete salvati? - chiese Sandokan.

- Sícapitano.

- Signor de Lussacraccontateci un po' quell'avventura-disse Yanezlevandosi da una delle sue dieci tasche un pacco di sigarette eoffrendole ai compagni. - Credo che nessuno di noi abbia desiderio di dormire.

- Non mi fiderei a chiudere gli occhi- disse Tremal-Naik. -Qui siamo allo scoperto ed i Thugs che ci hanno tesa l'imboscata avevano dellecarabine e non sparavano male.

- Síraccontate signor de Lussac- disse Sandokan. - Iltempo passerà piú presto.

- L'avventura risale a quattro mesi fa. Avevo un vivissimodesiderio di fare una partita di caccia fra i canneti della jungla costeggiantel'Huglyed essendo amico d'un tenente di marinaincaricato di provvedere erinnovare i viveri alle torri di rifugioaveva ottenuto il permessod'imbarcarmi su una di quelle scialuppe a vapore che ogni mese visitano queiposti dei naufraghi. Eravamo in otto a bordo: un masterun vice-mastertre marinaiun macchinistaun fuochista ed io

Avevamo già visitate parecchie di quelle torririnnovandoqua e là i viveriquando una serapoco prima del tramontogiungemmo dinanzial rifugio di Sjawrahche s'alzava ad un centinaio di metri dalla rivaessendoil terreno assai fangoso presso il fiume.

Avendo scorto molte oche volteggiare al di sopra dei cannetie anche delle antilopi a fuggiremi unii ai due marinai incaricati di portare iviveri da depositare nella torre.

Avevo preso con me un fucile da cacciaper maggiorprecauzione mi ero anche armato d'una buona rivoltella di grosso calibroessendo stato avvertito che potevo incontrare delle tigri o delle pantere.

Ci eravamo inoltrati sul sentiero che conduceva alla torreaperto a colpi di scure fra un caos di bambú e di paletuvieriquando udimmo ilmaster della scialuppa a urlare.

Nell'istesso momento vidi la scialuppa allontanarsiprecipitosa mente dalla rivaper mettersi fuor di portata dagli assalti di queiferoci carnivori.

“Badatele pantere. Salvatevi nella torre!”

Quell'avvertimento era appena giunto ai miei orecchiquandoudii dietro di me un rumore di rami spezzati.

“Gettate i viveri e fuggite!” gridai ai due marinai chemi precedevano.

Come potete crederenon si fecero ripetere l'ordine duevolte Lasciarono cadere i carichie fuggirono a tutte gambe verso la torre cheera ormai vicinissima.

Io mi ero slanciato dietro di loroma non ero ancora giuntoalla base della scalaquando mi vidi alle spalle due enormi panterechespiccavano salti di cinque o sei metri per piombarmi addosso prima che potessirifugiarmi sulla piattaforma della torre.

Il mio fucile era carico a pallinituttavia non esitai aservirmene e scaricai contro le due belve i miei due colpi.

Sarebbe stata una follia sperare di ucciderletuttavia vidile pantere arrestarsi.

Ne approfittai per salire velocemente la scala. Ad onta dellarapidità della mia ascensionefui subito raggiunto dal maschioil quale conun solo balzo cadde a metà della scalaseguito subito dalla compagna.

Il colpo fu cosí violento che per un momento credetti che ibambú cedessero.

Fortunatamente non avevo perduta la testa. Comprendendo chela mia pelle correva un pericolo gravissimopassai il braccio sinistro attornoad uno dei gradini per non venire trascinato a terracoll'altro levai larivoltella e feci fuoco tre voltequasi a bruciapelo.

Il maschioferito al musocadde trascinando seco la femminaalla quale una palla aveva prodotta una ferita sotto la gola.

Erano appena a terrache quelle terribili belve tornavanoalla caricaslanciandosi nuovamente sulla scala.

Non avevo però perduto il mio tempo ed in quattro slanci miero messo al sicuro sulla piattaformadove i due marinaiimpotenti asoccorrerminon avendo alcuna armaurlavano disperatamente.

Le belve facevano sforzi disperati per raggiungerciaggrappandosi alle traverse colle loro poderose unghie.

“Gettiamo la scala!”gridai ai due marinai.

Unendo i nostri sforzi la rovesciammo assieme alle due belvesenza pensare cheagendo in quel modoci toglievamo la possibilità di poterpoi scendere per tornare a bordo della scialuppa.

- E rimaneste assediati? - disse Tremal-Naik.

- Tutta la notte- rispose il tenente. - Le maledettebestiequantunque feritenon lasciarono i dintorni della torre colla speranzache noi ci decidessimo a scendere.

Al mattino il masteravvertito da noi che le panteresi trovavano sempre sottofece accostare la scialuppa alla riva e fece tuonarereplicatamente il piccolo cannone-revolver di cui era armata l'imbarcazione.

Alla seconda scarica le due belve cadderocosí il mastered i suoi uomini poterono sbarcare e rialzare la scala e liberarci.

- Sono peggiori delle tigri- disse Sandokan.

- Piú audaci e anche piú risolutesignore- rispose ilfrancese.

- Oh! - esclamò in quel momento Yanez alzandosiprecipitosamente.

- Guardate laggiú! Un lume! - Tutti avevano volti glisguardi verso la direzione che il portoghese indicava colla mano.

Sulle tenebrose acque della pestilenziale lagunasi scorgevainfatti un punto luminoso a luce rossache pareva si avanzasse verso la torre.

Veniva da oriente e descriveva degli angolicome se lascialuppa o la nave che illuminava corresse lievi bordate.

- Che sia il nostro praho? - chiese Tremal-Naik.

- O la baleniera? - disse invece Yanez.

- A me sembra che non possa essere né l'unoné l'altra-disse Sandokandopo d'aver osservato attentamente quel punto luminoso chespiccava nettamente sulla nera superficie delle acque.

Entra mai nessun veliero in questa lagunaTremal-Naik?

- Qualche barca di pescatori- rispose il bengalese. -Potrebbero anche essere dei naufraghi.

Il ciclone che si è rovesciato sulla jungla avrà sconvoltoanche il golfo del Bengala.

- Sarei lieto se quella scialuppa approdasse qui. Non avremmopiú bisogno di costruirci una zattera per raggiungere il nostro praho.

Deve avere delle vele quella imbarcazione. Non vedi Yanez chebordeggia?

- E vedo anche che si dirige a questa volta- rispose ilportoghese. - Se passerà dinanzi alla torre chiameremo l'attenzione del suoequipaggio con qualche colpo di fucile.

- Ciò che faremo anzi subito- disse Sandokan. - Udendodegli spariverranno qui.

Alzò la carabina e fece fuoco.

La detonazione si propagò con un rombo prolungato al disopradelle tenebrose acqueperdendosi in lontananza.

Non era trascorso un mezzo minuto che si vide il puntoluminoso cambiare direzione e muovere direttamente verso la torre.

- Quando il sole spunterà quella imbarcazione sarà qui-disse Sandokan. - Ecco laggiú che l'alba dirada le tenebre. Prepariamoci alasciare la torre ed imbarcarci.

- E se quegli uomini si rifiutassero di prenderci a bordo? -chiese il francese.

- O piombo od oro- rispose Sandokanfreddamente. - Vedremose esiteranno.

Cornacabbassa la scala: vengono in fretta.

 

 

 

Capitolo XXI

IL TRADIMENTO DEI THUGS

 

Spuntava il primo raggio di solequando l'imbarcazioneapprodava dinanzi alla torre.

Sandokan non si era ingannato: non era né una scialuppanéun bastimento. Si trattava d'una pinassaossia d'una grossa barcadai bordialtiarmata di due alberetti sostenenti due grandi vele quadre e fornita diponte.

Questi velieri ordinariamente vengono usati in India neiviaggi su pei grossi fiumi della penisola indostanatuttavia possono affrontareil mare al pari delle grab essendo forniti di chiglia e bene alberati.

Quello che era approdato presso la torre poteva stazzare unasessantina di tonnellate ed era montato da otto indianitutti giovani erobustivestiti di bianco come i cipayese comandati da un vecchiopilota dalla lunga barba biancache in quel momento teneva il timone.

Vedendo quei cinque uominifra cui due bianchiil vecchiosi era levato cortesemente il turbantepoi era sceso a terradicendo in buoninglese:

- Buon giornosahib! Avete bisogno di noi? Abbiamoudito un colpo di fucile e siamo accorsi credendo che qualcuno fosse inpericolo.

- Come ti trovi quivecchio? - chiese Tremal-Naik. - Questinon sono luoghi per trafficarené per cercare carichi.

- Noi siamo pescatori- rispose il pilota. - Il pesceabbonda in queste lagune e ogni settimana veniamo qui.

- Da dove venite?

- Da Diamond-Harbour.

- Vuoi guadagnare cento rupie? - chiese Sandokan.

L'indiano alzò gli occhi sulla Tigre della Malesiaguardando attentamentecon una certa curiositàper parecchi istanti.

- Volete scherzaresahib? - chiese poscia. - Centorupie sono una bella somma e non si guadagnano da noi in una settimana di pesca.

- Noi non chiediamo altro che di mettere la tua pinassa anostra disposizione per ventiquattro ore e le rupie passeranno nelle tue tasche.

- Voi siete generoso come un nababbosahib- disseil vecchio.

- Accetti?

- Nessunonel mio casorifiuterebbe una simile offerta.

- Hai detto che tu vieni da Diamond-Harbour- disseTremaiNaik.

- Sísahib.

- Sei entrato nelle lagune pel canale di Raimatla?

- Noper quello di Jamera.

- Allora tu non hai veduto una piccola nave incrociare suqueste acque.

- Ma... mi parve ieri d'aver scorta una scialuppa lunga esottile costeggiare la punta settentrionale di Raimatla- rispose il vecchio.

- Era di certo la nostra baleniera che esplorava- disseSandokan. - Prima di questa sera noi avremo trovato il praho e avremocompiuta la nostra unione. Imbarchiamoci amicie domani manderemo qui la nostrascialuppa a raccogliere la nostra scorta.

Versò nelle mani del pilota metà del prezzo fissatopoitutti salirono a bordocortesemente salutati dagli indiani che formavanol'equipaggio.

Sandokan e Tremal-Naik si sedettero a poppa sotto la tendache i pescatori avevano innalzata per ripararli dal sole; Yanezil francese edil cornac invece passarono sotto coperta per prendere un po' di riposonella cabina messa a loro disposizione dal pilota.

La pinassache pareva fosse una buona velierasi staccòdalla riva e prese il largo dirigendosi verso alcune isole che s'intravvedevanoattraverso la nebbiola che s'alzava sulla laguna.

Una puzza orrenda saliva dalle acque dove finivano disciogliersi un gran numero di cadaveritrascinati colà dai canali delleSunderbunds o spinti dal flusso.

Si vedevano teste semi-spolpatedorsi laceratigambe ebracciaballonzolare fra la scia prodotta dalla pinassa e urtarsi. Su molti diquei cadaveri si tenevano rittisulle loro lunghe zampemarabú e bozzagriiquali di quando in quando davano un colpo di beccostrappando lembi di carnegià putrida e che inghiottivano avidamente.

- Ecco uno dei cimiteri galleggianti- disse Tremal-Naik.

- Ben poco allegro- rispose Sandokan.

- Il governo del Bengala farebbe meglio a far seppelliretutta questa gente con tre metri di terra sopra. Eviterebbe il cholera chevisita quasi ogni anno la sua capitale.

- Gli indiani se desiderano andare in paradiso devonogiungervi per mezzo del Gange.

- Forse che sbocca lassú? - chiese Sandokanridendo.

- Questo lo ignoro- rispose Tremal-Naik- tuttavia non mipare. Io lo vedo finire nel golfo del Bengala e confondere le sue acque colmare.

- E ci andranno poi tutti nel vostro paradiso?

- Oh no! Le acque del Gangeper quanto reputate sacrenonpurgheranno l'anima d'un uomo che ha ucciso per esempio una mucca.

- Pena grave presso di voi?

- Che condurrà diritto all'infernodove il colpevole saràsenza posa divorato dai serpentidalla fame e dalla seteper passare dopomigliaia e migliaia d'anni nel corpo d'una giovenca.

- Un luogo spaventevole il vostro inferno- disse Sandokan.

- I nostri libri sacri dicono che regna laggiú una notteeternae che non vi si odono che gemiti e grida spaventevoli; i dolori piúacuti che possono essere prodotti dal ferro e dal fuoco vi si provano senzaposa. Vi sono supplizi per qualunque specie di peccatoper ogni senso e perogni membro del corpo.

Fuocoferroserpentiinsetti velenosianimali ferociuccelli da predafielevelenopunturetutto s'impiega per martirizzare idannati. Alcunisecondo i nostri Vedasono condannati ad avere le nariciattraversate da una fune mediante la quale sono trascinati senza posa su scuriaffilatissime; altri a passare per la cruna d'un ago; questi stretti fra duerocce piattequelli hanno gli occhi divorati continuamente dagli avvoltoi;altri sono costretti a nuotare entro bacini di pece liquida.

- E durano per sempre quelle spaventevoli pene?

- Noal termine di ogni sugaossia epoca checomprende migliaia d'annii dannati torneranno sulla terra chi sotto le spoglied'un animalechi d'un insetto o d'un uccelloper poi tornare finalmente uominipurificati. Ecco le delizie del nostro naraca ossia infernodove regnaIamail dio della morte e delle tenebre.

- Avrete anche un paradisosuppongo?

- Piú d'uno- rispose Tremal-Naik. - Il snarga deldio Indrasoggiorno di tutte le anime virtuose; il veiconta o paradisodi Visnú; il kailassa che appartiene a Siva; il sattia lokadi Brahmariservato esclusivamente ai bramini che da noi sono ritenuti uominid'una razza superiore e che...

Un colpo di fucile sparato a breve distanzaseguito dal bennoto fischio della palla che sibilò ai loro orecchili fece balzarerapidamente in piedi.

Uno degli otto marinari che si trovava a proraaveva fattofuoco contro di loro e stava ancora rannicchiato dietro una cassasemi-avvoltoin una nuvola di fumocoll'arma ancora in mano.

La sorpresa di Sandokan e di Tremal-Naik era stata tale cherimasero entrambi immobilicredendo in buona fede che quel colpo di fucilefosse partito accidentalmentenon potendo credere lí per lí che si trattassed'un tradimento.

Un grido del pilota li avvertí che un terribile pericolo liminacciava e che quella palla era stata destinata a loro.

Il furfante aveva abbandonato precipitosamente il timone dovein quel momento si trovava e si era slanciato attraverso la toldaurlando:

- Addossoragazzi! Siamo in nove! Fuori i coltelli ed ilacci!

Sandokan aveva mandato un vero ruggito.

Si guardò intorno per afferrare la carabinache avevaappoggiata alla murata: era scomparsa e cosí pure erano sparite anche quelledei compagni.

Con una mossa fulminea levò la barra del timone e siscagliò verso proradove l'equipaggio si era stretto attorno all'uomo cheaveva fatto fuocogridando con voce tuonante:

- Tradimento! Yanez! Lussac! In coperta!

Tremal-Naik l'aveva seguitoarmato d'un'ascia che avevatrovata infissa su un barilefra un gruppo di gomene.

Gli indiani della scialuppa avevano estratti i loro coltellie sciolti i lacci che fino allora avevano tenuti nascosti sotto l'ampia casaccadi tela.

- Addossoragazzi! - aveva ripetuto il pilotache si eraarmato d'una di quelle corte scimitarre usate dai maharattichiamate tarwar.- Accoppate il padre della piccola vergineil nemico di Suyodhana.

- Ah! cane d'un vecchio! - gridò Tremal-Naik. - M'hairiconosciuto! Morrai! - Gli otto marinai si erano avventati a loro volta colloslancio delle tigri. Eranocome abbiamo dettorobusti garzoniscelticertamente con cura e tutt'altro che magri come lo sono ordinariamente ibengalesi.

Tre si gettarono addosso a Sandokan; gli altricol pilotasi scagliarono su Tremal-Naik.

La Tigre della Malesia tentò con un'abile mossa di coprirel'amico che correva maggior pericoloma i Thugsaccortisi a tempoglichiusero il passo.

- Ripara a poppaTremal-Naik! - gridò il pirata. - Tienitesta per un solo momento. YanezLussaccornac a noi!

I tre marinai gli erano addosso. Con un balzo da pantera sisottrasse all'accerchiamentoalzò poi la pesante barra del timone e percossefuriosamente l'avversario piú vicino che tentava di squarciargli il ventre conun colpo di coltello.

Il thugcolpito sul cranio stramazzò a terra come unbue percosso dalla mazza del macellaio e la materia cerebrale schizzò finosulla murata.

Nel medesimo tempo però un laccio piombava addosso al capodei piratiimprigionandogli la destra.

- Sei preso! - gli gridò lo strangolatore. - Gettalo aterraFikar!

- Ebbeneprendi! - gridò Sandokan.

Lasciò cadere la barrasi curvò e colpí l'avversario conun colpo di testa in mezzo al pettoscaraventandolo dall'altra parte dellatolda mezzo accoppatopoi girando rapidamente su se stesso si precipitòaddosso al terzo che stava per assalirlo alle spalleafferrandolo strettamentefra le braccia per impedirgli di far uso del coltello.

L'indiano però era piú robusto di quanto Sandokan avevacreduto e senza dubbio coraggioso.

A sua volta afferrò il capo dei pirati tentando di porgliuna mano attorno al collo. Un'onda che scosse bruscamente la pinassaimprimendole un movimento di rollioli fece cadere entrambi.

Intanto Tremal-Naikassalito dagli altri cinque e dalpilotasi difendeva disperatamenteavventando furiosi colpi d'ascia edindietreggiando verso poppa.

Aveva evitato due lacci ed era sfuggito ad un colpo di tarwarvibratogli dal vecchio pilotama non poteva resistere a lungo a quei sei nemiciche tentavano di accerchiarlo e che lo assalivano da tutte le parti.

Già uno stava per sorprenderlo alle spallequando irrupperosul cassero Yanezde Lussac ed il conduttore di elefanti.

Svegliati di soprassalto dalle grida di Sandokanallarmatida quella parola “tradimento” si erano gettati precipitosamente giú dallebrandecercando le loro carabine.

Come erano sparite quelle di Tremal-Naik e di Sandokananchele loro non si trovavano piú nel luogo ove le avevano deposte.

Qualche marinaioapprofittando del loro sonnole aveva dicerto portate via e forse gettate nella laguna onde togliere loro lapossibilità di difendersi.

De Lussac ed il cornac avevano però i loro coltellida cacciaarmi solide e dalla lama lunga un buon piedementre Yanez tenevanella fascia una di quelle formidabili navaje che aperte somigliano aspade.

Il portoghese l'aprí con un colpo secco e si slanciò su perla scalagridando:

- Avanti amici! Lassú si scannano.

I Thugs che tentavano di sopraffare Tremal-Naikvedendoirrompere in coperta i due bianchi ed il cornacsi erano prontamentedivisi scegliendo ognuno il suo avversario.

Il pilota ed un marinaio erano rimasti di fronte aTremal-Naik che aveva finito per appoggiarsi contro la murata di babordo; duealtri si erano gettati contro il francesegli altri tre addosso a Yanez ed al cornac.

- Ah! Canaglie! - gridò il portoghesebalzando verso latenda di poppa e strappandola d'un colpo soloper avvolgersela attorno albraccio sinistro. - È cosí che si tradisce qui? A me i duea te l'altrocornace fora bene la pelle.

La lotta era incominciata piú furiosa che mai fra queidodici uominimentre la pinassaabbandonata a se stessarollava ebeccheggiava sotto le onde che l'alta marea spingeva attraverso la laguna.

I Thugs avevano gettati i laccidiventati ormai inutili inuna lotta corpo a corpoe lavoravano di coltellobalzando come felini; i duebianchiTremal-Naiked il cornac tenevano però bravamente testa e nonsi lasciavano sopraffare.

Sandokan invecesempre avvinghiato al suo avversariosirotolava pel ponte tentando di finirlo. Era già riuscito a cacciarselo sotto ead afferrarlo pel collo e stringeva con tutte le sue forzefacendogli usciremezzo palmo di lingua. L'indiano tuttavia resisteva con una tenacia prodigiosaed avendo le braccia ed il collo unti d'olio di cocco riusciva di quando inquando a sfuggire.

Appena però cercava di alzarsi sulle ginocchiail piratache possedeva una forza prodigiosa tornava ad abbatterlo a colpi di pugno.

Ad un trattomentre l'aveva nuovamente riafferrato pelcollosentí sotto di sé la barra del timone che una brusca scossa dellapinassa aveva fatto rotolare fino a lui. D'un balzo fu in piedilasciandolibero l'avversario. Raccogliere la barraalzarla e farla cadere sulla testadell'indiano che stava pure per levarsifu l'affare d'un solo momento.

Il thug non mandò nemmeno un grido. Era cadutofulminato.

- E duegridò Sandokan. - Tenete duro amici! Vengo invostro soccorso!

Stava per slanciarsi verso poppaquando si sentí afferrareper di dietro.

L'indiano che aveva abbattuto con quel terribile colpo ditestaquantunque dovesse avere delle costole spezzatesi era rialzato percercare di portare aiuto al compagno.

Disgraziatamente per luiera giunto troppo tardi e da solonon era piú in grado di lottare colla terribile Tigre della Malesia.

- Come! - esclamò il pirata. - Ancora vivo? Andrai a tenercompagnia ai pesci.

Lo sollevò fra le robuste braccia e lo gettò nella lagunasenza che il disgraziatoche vomitava già sangueavesse potuto opporre lamenoma resistenza.

In quel mentre un grido di dolore echeggiò a poppaseguitoda una bestemmia lanciata da Yanez.

Il cornacche lottava a qualche passo dal portoghesecontro uno dei Thugsera caduto col petto squarciato da una tremendacoltellata.

Un grido di trionfo aveva salutata la caduta del poveroconduttore di elefanti:

- Avanti! Kalí ci protegge!

Quell'urlo però si era quasi subito tramutato in un grido dispavento e d'angoscia. Nel momento in cui il cornac stramazzava sullatolda tenendosi le mani raggrinzate sull'orrenda feritadalla quale usciva unvero torrente di sangueun altro cadeva quattro passi piú lontanocolla testaspaccata fino al mento da un formidabile colpo d'ascia.

Era il vecchio pilota.

Tremal-Naikapprofittando d'un passo falso dell'avversariocausato da un colpo di rollíogli aveva assestato quel colpo terribile.

Il vecchio aprí le braccialasciandosi sfuggire il tarware dopo d'aver fatti due o tre passi barcollandoera piombato sulla toldamentre dalla spaccatura del cranio usciva sangue misto a cervella.

Il bengalese non era però ancora vincitore perché aveval'altro alle renituttavia poteva avere buon giuoco e ridurlo presto a malpartito: l'ascia aveva non poca supremazia sul coltello del malandrino.

Sandokan con un colpo d'occhio aveva abbracciata lasituazione e aveva subito capito che quegli che correva maggior pericolo in quelmomento era Yanezche ne aveva tre di fronte.

Il tenente aveva anche lui da fare a sbrigarsela con altridueche gli si stringevano addosso come due mastini rabbiosinondimeno nonpareva che si trovasse a malpartito.

Il bravo giovane giocava mirabilmente di coltello ed ora conattacchi fulminei ed ora con ritirate improvviseteneva ancora a distanza gliavversari.

- A Yanez prima- si disse Sandokan. In tre slanci piombòalle spalle dei bricconigridando:

- Vi uccido!

Due si volsero e gli si avventarono contro urlando:

- È te che uccideremo!

Sandokan con un mulinello della pesante barra li separòpoisi scagliò sul piú vicino e d'un colpo lo atterròsfondandogli le costole.

L'altrospaventatostava per volgergli le spallecoll'intenzione di fuggire verso proraquando la terribile mazza lo colpí frale due spalle.

Cadde sulle ginocchianondimeno ebbe ancora la forzad'alzarsidi varcare d'un salto la murata e di precipitarsi a capo fitto nellalaguna.

Sandokan stava per attaccare quello che lottava con Yanezquando lo vide accasciarsi improvvisamente su se stessopoi distendersi sullatolda.

La navaja del portoghese gli aveva spaccato il cuore.

I due Thugs che armeggiavano col signor de Lussacvedendoche ormai la partita era perdutafuggirono verso prora e a loro volta sigettarono in acqua scomparendo fra le foglie di loto e le canne palustri checrescevano su un bassofondo comunicante con un'isoletta.

A bordo non rimaneva che l'avversario di Tremal-Naikil piúrobusto e forse il piú coraggioso della banda e che lottava ferocementesottraendosi con un'agilità da quadrumane ai colpi d'ascia che gli vibraval'avversario.

Sandokan aveva già nuovamente impugnata la barra per finireanche quel malandrinoquando Yanez gli disse precipitosamente:

- Norisparmialo: lo faremo parlare.

In un lampo gli furono alle spalle assieme al signor deLussac e lo atterraronolegandolo collo stesso laccio che aveva gettato pocoprima sulla tolda.

 

 

 

Capitolo XXII

SIRDAR

 

Il prigionierol'unico forse che era sfuggito a quelsanguinoso combattimentonon essendosi piú veduti tornare a galla i tre che sierano gettati nella lagunaera un bel giovane di forme quasi erculeedailineamenti piuttosto fini che potevano indicare un discendente delle alte castequantunque la sua pelle fosse quasi oscura come quella dei molanghi.

Sentendosi legareaveva detto a Tremal-Naik che lominacciava ancora coll'ascia bagnata nel sangue del vecchio pilota:

- Uccidimi pure: io non ho paura della morte. Abbiamoperduto: è giusto che pigli anch'io la mia parte.

Poidopo d'aver tentato inutilmente di spezzare i legami chegli stringevano le braccia e le gambesi era steso sulla tolda senza piú nullaaggiungerené manifestare alcuna apprensione per la sorte che credeva glispettasse.

- Signor de Lussac- disse Sandokan. - Sedetevi pressoquest'uomo e badate che non fugga. Se lo tentassefinitelo con un colpo dicoltello e noi sbarazziamo la coperta di tutti questi morti. Respira ancora il cornac?

- È morto in questo istante- disse Yanez. - Povero uomo!Il coltello del suo avversario gli è rimasto nella piaga.

- Ma io l'ho vendicato- disse Sandokan. - Miserabili!L'avevano ordito bene il tradimento e possiamo dire che noi siamo vivi perchéAllah l'ha voluto.

- E ci avevano rubate perfino le carabine per impedirci didifenderci.

- Come sapevano che noi eravamo qui?

- Ce lo dirà il prigioniero. Sgombriamo la toldaSandokan.

Aiutati da Tremal-Naikgettarono in acqua i cadaveri deiThugs; solo quello del cornac fu deposto nella cabina di poppa e copertoda una tela per dargli onorevole sepoltura piú tardionde sottrarlo ai dentidei gaviali.

Rovesciarono sulla tolda alcune secchie d'acqua per lavare ilsangue che chiazzava qua e là le tavoleorientarono la velaturaessendo ilvento girato al nord-ovestricollocarono a posto la barrapoi trascinarono apoppa il prigionierodovendo sorvegliare il timone.

Il thug aveva lasciato fareperò nei suoi occhi sileggeva di già una certa apprensioneche s'accrebbe quando si vide circondatodai suoi nemici.

- Giovanotto mio- gli disse Sandokansenza preamboli. -Ami meglio vivere o morire fra i piú atroci tormenti? Non hai che da sceglire.

Ti avverto solo che noi siamo uomini che non ischerzano e nehai avuto or ora una prova.

- Che cosa volete da me? - chiese il giovane.

- Conoscere molte cose che noi ignoriamo e che ci sononecessarie.

- I Thugs non possono tradire i segreti della loro setta.

- Conosci la youma? - gli chiese bruscamenteTremal-Naik.

Il thug sussultò ed un lampo di terrore gli passònegli occhi.

- Io conosco il segreto per comporre quella bevanda chescioglie le lingue e che fa parlare anche il piú ostinato muto. Foglie di youmaun po' di succo di limone ed un granello d'oppio: come vedi io ho la ricetta edho anche indosso quanto è necessario per preparare quella bevanda.

È quindi inutile che tu ti ostini a non tradire i segretidei Thugs. Se taci te la faremo bere.

Yanez e Sandokan guardavano con sorpresa Tremal-Naikignorando di quale misteriosa bevanda intendesse parlare. Il signor de Lussacinvece aveva approvate le parole del bengalese con un sorriso moltosignificante.

- Decidi- disse Tremal-Naik. - Non abbiamo tempo daperdere.

L'indianoinvece di risponderefissò per alcuni istanti ilbengalesepoi chiese:

- Tu sei il padre della bambina è vero? Tu sei quelterribile cacciatore di serpenti e di tigri della jungla nera che un tempo harapito la «Vergine della pagoda d'Oriente.»

- Chi te lo ha detto? - chiese Tremal-Naik.

- Il pilota della pinassa.

- Da chi lo aveva saputo?

Il giovane non rispose. Aveva abbassati gli occhi e sul suoviso si scorgeva in quel momento un'alterazione stranache non doveva peròessere prodotta dalla paura. Pareva che nel suo animo e nel suo cervello sicombattesse una terribile battaglia.

- Che cosa ti ha detto quel miserabile traditore? - chieseTremal-Naik. - Siete tutte canaglie veroadunque?

- Canaglie! - esclamò improvvisamente il giovanementre conuno scatto improvvisoad onta delle corde che lo stringevanosi alzava sulleginocchia. - Sícanaglie è il loro nome! Sono dei vili! Sono degli assassinied io ho orrore di essere iscritto nella loro terribile setta.

Poidigrignando i dentiaggiunse con voce strangolata:

- Che sia maledetto il mio destino che ha fatto di mefigliod'un braminoun complice dei loro delitti.

Kalí o Durgasotto l'uno o l'altro nomedea del sangue edelle stragiio ti impreco. Sei una divinità falsa!

Tremal-NaikSandokan ed i due europeistupiti da quellinguaggio e dall'ira terribile che avvampava negli sguardi del giovaneeranorimasti muti.

Capivano però che un cambiamento improvviso era avvenuto inquell'uomo che fino allora avevano creduto uno dei piú fanatici e dei piúrisoluti seguaci della mostruosa divinità.

- Tu dunque non sei un thug? - chiese finalmenteTremal-Naik.

- Porto sul mio petto l'infame stigmate di quei vili settari- disse il giovane con voce amara- ma l'anima è rimasta bramina.

- Giuochi qualche commedia? - chiese il signor de Lussac.

- Che io perda il sattia loka e che il miocorpodopo la mia morte si tramuti nell'insetto piú ributtantese iomentisco- disse il giovane.

- Come ti trovi allora fra quei malandrini senza averrinunciato a Brahma tuo dio per Kalí? - chiese Tremal-Naik.

Il giovane rimase per qualche istante silenziosopoi disseabbassando nuovamente gli sguardi.

- Figlio d'un uomo appartenente alle alte casted'un braminoricco e potentediscendente d'una stirpe di rajahavrei potuto essere degnodella posizione che occupava mio padre. Il vizio mi traviòil giuoco divoròle ricchezze miedi gradino in gradino precipitai nel fango e divenni piúmiserabile d'un paria. Un giorno un uomoun vecchio che si spacciava perun manti...

- Un manti hai detto? - chiese Tremal-Naik.

- Lascialo finire- disse Sandokan.

- Mi incontrò in una compagnia di giocolieri- proseguí ilgiovane- alla quale mi ero unito per non morire di fame.

Colpito forse dalla mia forza poco comune e dalla miaagilitàmi propose di abbracciare la religione della dea Kalí.

Seppi poi che i Thugs cercavano di arruolare degli uominiscelti per formare una specie di polizia segretaonde sorvegliare le mossedelle autorità del Bengalache li minacciava d'una totale distruzione.

Ero ormai disceso nel fango e la miseria batteva alla portadella mia capanna: accettai per vivere ed il figlio del bramino divenne unmiserabile thug.

Che cosa abbia fatto poipoco vi deve importare di saperloma ora odio quegli uomini che mi hanno costretto a uccidere per offrire allaloro dea il sangue delle vittime. Io so che voi andate a portare la guerra nelloro covo: mi volete? Sirdar mette a vostra disposizione la sua forza ed il suocoraggio.

- Come sai tu che noi andiamo a Rajmangal? - chieseTremalNaik.

- Me lo ha detto il pilota.

- Chi era quell'uomo?

- Il comandante di una delle due grabche hannoassalita la vostra nave.

- Ci avete seguiti?

- Síassieme a altri dodici Thugs che facevano partedell'equipaggio ed io ero del numero. Ci era nato il sospetto che tu sahibti dirigessi su Khari perché eravamo stati informati che uno dei tuoi serviaveva acquistato due elefanti.

Tutti i tuoi passi erano stati spiati. Cosí sapevamo che tueri in relazione cogli uomini che montavano quella piccola naveche aveviinseguito e poi preso il mantiquel dannato vecchio che mi ha fattoabbracciare la religione di Kalí.

Ti abbiamo seguito attraverso la junglaabbiamo assistitonascosti fra i cannetialle tue cacceti abbiamo rapita la bajadera per paurache tradisse l'asilo dei Thugs...

- Surama! - esclamò Yanez.

- Sísi chiamava cosí quella fanciulla- disse Sirdar. -Era la figlia d'un capo montanaro dell'Assam.

- Dove si trovaora?

- A Rajmangal di certo- rispose il giovane. - Si avevapaura che vi guidasse nei misteriosi sotterranei dell'isola.

- Continua- disse Sandokan.

- Poi vi abbiamo tesa l'ultima imboscata per uccidere ilvostro secondo elefante- rispose Sirdar. - Avevamo preparato il nostroprogetto per sterminarvi prima che aveste potuto mettere piede su Rajmangal.

- E la pinassa? - chiese Tremal-Naik.

- Ce l'aveva mandata Suyodhana il quale era stato avvertitoda alcuni corrieri delle vostre intenzioni.

Noi sapevamo che voi vi eravate rifugiati nella torre diBarrekporre e saremmo venuti egualmente ad offrire i nostri servigi anche senzai vostri segnali.

- Che organizzazione meravigliosa hanno dunque quei banditi!- esclamò Yanez.

- Hanno una polizia segreta veramente ammirabileondesventare tutti i tentativi del governo del Bengala per distruggerli- disseSirdar. - Essi temono sempre un colpo di testa da parte delle autorità diCalcutta e la jungla e le Sunderbunds sono infestate da spie dei Thugs.

Che un drappello sospetto si inoltri ed i ramsinga losegnaleranno ed il suono acuto di quelle trombe si propagasempre ripetutofino sulle rive del Mangal.

Come vedete una sorpresa sarebbe impossibile.

- Credi tu dunque che non si possa portare la guerra sullaloro isola? - chiese Sandokan.

- Forseagendo con estrema prudenza.

- Tu conosci quei sotterranei?

- Ci sono stato parecchi mesi là dentro- rispose Sirdar.

- Quando li hai lasciati?

- Quattro settimane or sono.

- Tu dunque hai veduto mia figlia! - gridò Tremal-Naik conun'emozione impossibile a descriversi.

- Sí l'ho veduta una sera nella pagodamentre leinsegnavano a versare nel bacino dove nuota il mango sacro il sangue d'un poveromolango strangolato poche ore prima.

- Miserabili! - urlò Tremal-Naik. - Anche a sua madrefacevano versare del sangue umano dinanzi a Kalíquand'era la «Vergine dellapagoda d'Oriente». Vili! Vili! - Un singhiozzo aveva lacerato il petto delpovero padre.

- Calmati- disse Sandokan con voce affettuosa. - Noi glielastrapperemo. Perché noi siamo venuti qui dalla lontana Mompracem? L'una ol'altra delle due tigri qui morràma sarà quella dell'India che cadrà nellalotta.

Prese la navaja di Yanez e tagliò le corde delprigionierodicendogli:

- Noi ti risparmiamo la vita e ti diamo la libertàpurchétu ci conduca a Rajmangal e ci guidi in quei misteriosi sotterranei.

- L'odio mio verso quegli assassini è pari al vostro eSirdar manterrà la promessa. Che Iamail dio della morte e degli inferni midanni per tutta l'eternità se io tradirò la parola data.

Rinnego e maledico Kalí per tornare bramino.

- Al timoneYanez- gridò Sandokan. - Il vento s'alza e laMarianna non sarà lontana. Stringete le scottesignor de Lussac!Fileremo come uno steamer.

Una fresca brezza coininciava a soffiare con una certaregolaritàgonfiando le vele del piccolo naviglio e disperdendo la nebbiacausata dalle abbondanti evaporazioni delle acque.

Sandokan si era affrettato a mettere la prora verso il suddove si apriva un vasto canale che Tremal-Naik gli aveva detto essere quello diRaimatlaformato da due isole assai basseingombre di canne giganti e chepareva dovessero avere una estensione considerevole.

Altre isole ed isolotti si stendevano verso l'estanchequelli coperti da una folta vegetazionecomposta per la maggior parte di bambúspinosi e da qualche gruppetto di cocchi.

Miriadi di uccelli acquatici volteggiavano sopra quelle terrefangose e di mangiatori di carognemarabúbozzagri e arghilahi qualidovevano trovare abbondante pasto a giudicarlo dall'odore nauseante di carnecorrotta che giungeva da quelle parti. Le rive dovevano essere coperte dacadaveri d'indiani spinti colà dalla marea e dalle onde.

La pinassache pareva fosse una buona velieracome lo sonogeneralmente quella specie di barchefilava benissimo e obbediva alla menomapressione del timone.

In meno di un'ora raggiunse la punta settentrionaledell'isola che si estendeva verso oriente e si mise a seguire la rivatenendosiperò a rispettosa distanza per non subire un improvviso assalto da parte delletigri.

L'audacia di quelle fiere è taleche soventecon un saltosi slanciano sul ponte delle scialuppe e dei piccoli velieri che con mettonol'imprudenza di tenersi troppo vicini a terraper rapire qualche marinaio sottogli occhi dell'equipaggio atterrito ed impotente a respingere quell'inattesoattacco.

- Aprite gli occhi- disse Sandokan che aveva surrogatoYanez al posto del timone. - Se Sambigliong e Kammamuri si sono a tenuti allemie istruzioniavranno celato il praho entro qualche canalone e smontatal'alberatura. Può quindi sfuggire ai nostri sguardi.

- Segnaleremo la nostra presenza con qualche colpo di fucile- disse Tremal-Naik.

- Ho trovato una delle nostre carabine.

- Quella che il thug aveva scaricata contro di noi atradimento?

- Deve essere quellaSandokan.

- Sí- disse Sirdarche si trovava seduto sulla muratapoppiera

- E le altre? - chiese Sandokan.

- Il pilota le aveva fatte gettare nella laguna onde impedirevoi di servirvene.

- Vecchio stupido- disse Yanez. - Poteva usarle contro dinoi

- Non ve n'era che una caricasahibe noi nonavevamo né polverené palle a bordo- rispose il giovane.

- È vero! - disse Sandokan. - Le altre le avevamo scaricatealla torre per attirare l'attenzione della pinassa. È stata una vera fortunaaltrimenti ci avrebbero fucilati a bruciapelo.

- E tale era l'intenzione del pilota - rispose Sirdar. - Learmi vi erano state sottratte a quello scopo.

- Capitano Sandokan- disse in quel momento il signor deLussacil quale era salito sull'antenna della vela di prora per abbracciaremaggior orizzonte- vedo un punto nero solcare il canale.

La Tigre della Malesia lasciò il timone a Sirdar e sidiresse verso proraseguito da Yanez.

- Al sudsignor de Lussac? - chiese.

- Sícapitano e pare che si diriga verso Raimatla.

Sandokanche aveva una potenza visiva straordinariaguardònella direzione indicata e scorse infatti non già un puntobensí una sottilelineetta nera che stava attraversando il canale ad una distanza di sette od ottomiglia.

- È una scialuppa- disse.

- Non può essere che la baleniera della Mananna-soggiunse Tremal-Naik. - Nessuno osa spingersi fra i canali delle Sunderbundsamenoché non vi siano trascinati da qualche tempesta e non mi pare che il golfodel Bengala sia in collera in questo momento.

- Si dirige verso l'isola- disse Yanezche aveva gli occhinon meno acuti della Tigre. - Mi pare anzi di scorgere laggiú una piccolainsenatura.

Forse il praho si è rifugiato colà.

- Orza alla banda! - gridò Sandokan al thug. -Stringi verso la costa.

La pinassa che camminava velocementemantenendosi la brezzasempre frescapoggiò verso Raimatlamentre la scialuppa scompariva entrol'insenatura segnalata dal portoghese.

Tre quarti d'ora dopo il piccolo veliero giungeva dinanzi aduna specie di canale che pareva s'inoltrasse entro l'isola per parecchiecentinaia di metriingombro qua e là di minuscoli isolotti coperti di bambúaltissimi e circondato da paletuvieri.

Sandokan che aveva ripreso il timonecacciò arditamente lapinassa in quel braccio di marementre Tremal-Naik e Sirdar scandagliavano ilfondo onde evitare un arenamento.

- Spara un colpo di carabina- disse la Tigre a Yanez.

Il portoghese stava per obbedirequando una scialuppamontata da dodici uomini armati di carabine e di parangs uscí da uncanaletto lateralemuovendo rapidamente verso la pinassa.

- La baleniera del praho! - gridò Yanez. - Ohè!amiciabbassate le carabine!

Quel comando giungeva a tempopoiché l'equipaggio dellascialuppa aveva abbandonati i remi per impugnare le armi da fuoco e stava permandare una grandine di palle sul piccolo veliero.

Un grido aveva rispostoun grido di gioia:

- Il signor Yanez!

L'aveva mandato Kammamuriil fedele servo di Tremal-Naikilquale pareva che avesse assunto il comando della spedizione.

- Accosta! - gridò il portoghesementre i malesi ed idayachi salutavano i loro capitani con selvaggi clamori.

La baleniera in pochi colpi di remo abbordò la pinassa ababordonel momento che de Lussac e Sirdar davano fondo all'ancorotto di prora.

Kammamuri con un solo salto scavalcò la murata e cadde sullatolda.

- Finalmente! - esclamò. - Cominciavamo a temere che vifosse toccata qualche disgrazia.

Ah! la bella pinassa!

- Quali nuovemio bravo Kammamuri? - chiese Tremal-Naik.

- Poco lietepadrone- rispose il maharatto.

- Che cos'è accaduto dunque durante la nostra assenza? -chiese Sandokan aggrottando la fronte.

- Il manti è fuggito.

- Il manti! - esclamarono ad una voceSandokan eTremal-Naikcon dolorosa sorpresa.

- Sí padrone: è scomparso tre giorni or sono.

- Non lo vegliavate dunque? - gridò la Tigre della Malesia.

- E strettamentesignor Sandokanve ne do la mia parolaanzi gli avevamo messi due marinai nella cabina per paura che riuscisse aprendere il largo.

- Ed è fuggito egualmente? - chiese Yanez.

- Quell'uomo deve essere uno stregoneun demonioche ne soio? Il fatto è che non è piú a bordo.

- Spiegati- disse Tremal-Naik.

- Come sapete era chiuso nella cabina attigua a quella cheoccupava il signor Yanezche aveva una sola finestracosí stretta da nonpotervi passare nemmeno un gatto.

Tre giorni or sonoverso l'albascesi per visitarla e latrovai deserta ed i due suoi guardiani cosí profondamente addormentati chefaticammo assai a svegliarli.

- Li farò fucilare- disse Sandokan con ira.

- Non è colpa loro se si sono addormentaticredetelo signorSandokan- disse il maharatto. - Essi ci hanno raccontato che la sera primaverso il tramontoil manti si era messo a fissarli con uno sguardo chemetteva indosso a loro un certo malessere inesplicabile.

Pareva che dagli occhi del vecchio si sprigionassero dellescintille.

Ad un certo momento egli disse a loro: “Dormite: ve locomando”.

E s'addormentarono cosí profondamente che quando io lamattina dopo scesi nella cabina li credetti morti.

- Li ha ipnotizzati- disse il signor de Lussac. -Gl'indiani hanno dei famosi ipnotizzatori ed il manti doveva esser uno diquelli.

- E come può essere poi fuggito? - chiese Yanez.

- Il brigante avrà aspettata la notte per salire in copertae scendere sulla riva. La Marianna aveva un pontile a terra.

- La fuga di quell'uomo può rovinare i nostri progetti-disse Sandokan. - Egli si sarà recato da Suyodhana per avvertirlo del pericoloche corre.

- Se non è stato divorato prima dalle tigri o stritolato daqualche serpente- disse Tremal-Naik. - E poi Raimatla è separata da Rajmangalda vasti canali e da isole estremamente pericolose.

Ha preso qualche arma il mantiprima di fuggire?

- Un parang che ha levato ad uno dei suoi guardiani-rispose Kammamuri.

- Non t'inquietare per l'evasione di quel vecchioamicoSandokan- disse Tremal-Naik. - Egli ha novantanove probabilità su cento divenire divorato dalle belve ferociprima di giungere a Rajmangal. A menochénon sia un vero demonio e trovi degli aiutilascerà la pelle fra i pantani edi bambú spinosi.

Andiamo sulla tua Mananna a organizzare la spedizioneed intenderci meglio sui nostri progetti.

 

 

23. L'isola di Rajmangal

 

Ventiquattro ore dopola pinassa lasciava la piccola calaentro cui trovavasi nascosta la Mariannaper andare a sorprendere iThugs nel loro covo e strappare a loro la piccola Darma.

La fuga del mantiquantunque vi fosse molto dadubitare che egli fosse riuscito a varcare gli ampi canali delle Sunderbundsinfestati da voraci gaviali ed attraversare le isolepullulanti di tigridipanteredi formidabili boa e di velenosissimi cobra-capelloaveva deciso Sandokan ad affrettare la spedizione.

Tutto l'equipaggio era stato imbarcato sul piccolo velierocon grande scorta di armi e di munizioni e con due spingarde di rinforzo. Solosei uominiquelli che la baleniera aveva ricondotti dalla torre di Barrekporreassieme al cornaceran stati lasciati sul prahoil qualed'altronde non poteva correre alcun pericolo da parte dei Thugsnascosto comeera in fondo a quella cala forse a tutti sconosciuta.

Il piccolo legnocarico quasi da affondareinvece discendere verso il mare e costeggiare le Teste di sabbia che servono da argineall'irrompere delle onde del golfo bengalinociò che avrebbe fatto risparmiarenon poca viasi era diretto verso settentrione per girare la laguna interna.

Tenendosi fra le isolevi erano meno probabilità che ilveliero potesse venire segnalato e perciò i tre capi della spedizione avevanodata la preferenza alla laguna anziché al mare.

Il loro progetto era ormai stato attentamente studiatoaffidandone la parte principale a Sirdardi cui ormai potevano interamentefidarsi. Avevano convenuto di agire dapprima colla massima prudenza e digiuocare d'astuzia per mettere innanzi a tutto in salvo la piccola Darmariservando a piú tardi il colpo terribile chese riuscivaavrebbe dovutodistruggere totalmente quella sanguinaria setta e far scomparire per sempre laTigre dell'India.

Il ventoche fino dal mattino era girato al sudfavoriva lacorsa della pinassa la qualequantunque assai caricasi mostrava sempre assaimaneggevole.

Quattro ore dopo la sua partenza dalla calaossia poco primadi mezzodíil piccolo veliero aveva già raggiunta la punta settentrionale diRaimatla ed entrava a gonfie vele nella grande laguna interna che si estendedalle rive della jungla gangetica alle isole che formano le Sunderbunds.

- Se il vento non cessa- disse Tremal-Naik a Sandokancheosservava con una certa curiosità quelle terre basse coperte dagli alberi dellafebbre- prima di mezzanotte noi saremo nel cimitero galleggiante del Mangal.

- Sei certo che troveremo un buon posto per celarvi lapinassa?

- Il Mangal lo conosco palmo a palmoperché era sulle suerive che io abitavo quand'ero il «cacciatore di tigri e di serpenti dellajungla nera».

Chissà che non sussista ancora la capanna che mi servíd'asilo per lunghi anni. La rivedrei volentieriperché fu in quei dintorni chevidi per la prima volta colei che doveva diventare mia moglie.

- Ada?

- Sí- disse Tremal-Naik con un profondo sospiromentreuna profonda commozione alterava il suo volto. Era una bella sera d'estateilsole calava lentamente dietro le canne giganti fra un oceano di fuocoquand'ella apparvebella come una deafra un cespuglio di mussenda. Ah! Ladolce e cara visione!

- Comei Thugs permettevano alla «Vergine della pagoda» dipasseggiare per la jungla?

- Che cosa potevano temere? Che fuggisse forse? Sapevano chenon avrebbe osato attraversare la immensa jungla e poi ignoravanocredola miapresenza in quei luoghi.

- E ti appariva tutte le sere?

- Síverso l'ora del tramonto e ci guardavamo a lungosenza parlare. Io la credevo una divinità e non osavo interrogarlapoi unasera non ricomparve e la stessa notte i Thugs mi assassinavano un servo cheavevo mandato sulle rive del Mangal per tendere un laccio ad una tigre.

- E tu andasti a cercarla nella pagoda?

- Sí e fu là che la vidi versare del sangue umano dinanzialla mostruosa statua di Kalí e che la udii a singhiozzare ed imprecare controi miserabili che l'avevano rapita e contro il destino.

- E che i Thugs ti sorpresero e che Suyodhanail loro capoti cacciò un pugnale nel petto.

- SíSandokan- disse Tremal-Naik. - Se la sua mano inquel momento non avesse trematoio non sarei piú qui a raccontart questaterribile istoria e del «cacciatore di serpenti della jungla nera» piú mainessuno avrebbe parlato. Ne ho uccisi però prima e molti di quei miserabili enon sono caduto nelle loro mani che dopo una lotta disperata.

- Ti eri calato nella pagoda scendendo lungo una funesostenente una lampadaè vero?

- Sí.

- Che esista ancora?

- Sirdar me l'ha confermato.

- Ebbene scenderemo anche noi con quella- disse Sandokan. -Se Darma si mostrerà noi la rapiremo.

- Aspettiamo prima che Sirdar ci avverta.

- Hai fiducia in lui?

- Assoluta- rispose Tremal-Naik. - Ora odia i Thugs al parie forse piú di noi.

- Se non ci tradisce sarà un prezioso alleato. Gli hoofferto una fortuna se riesce a farci ricuperare la piccola Darma.

- Manterrà la promessane sono sicuro e ci darà nelle manianche la bajadera.

- Che Surama sia già stata condotta nei sotterranei?

- Lo suppongo.

- Salveremo anche quella. Agiamo però con prudenza ondeSuyodhana non ci sfugga. A te Darma; a Yanez Suramaed a me la pelle dellaTigre dell'India- disse Sandokan con un crudele sorriso. E l'avrò o nontornerò piú a Mompracem.

- Rima- disse in quel momento Sirdaravvicinandosi a loroe mostrando un'isola che si delineava dinanzi la prora della pinassa- è laprima delle quattro isole che coprono Rajmangal verso occidente.

Rimontiamo al nordsahib: la nostra rotta è quella.

- Evitiamo Port-Canning- disse Tremal-Naik. - Vi puòessere in quella stazione qualche spia di Suyodhana.

- Passeremo pel canale interno- rispose Sirdar. - Nessunoci vedrà.

- Mettiti al timone.

- Sísahib: guiderò la pinassa.

Il piccolo veliero pochi momenti dopo virava di bordo attornoalla punta settentrionale di Rimaimboccando un nuovo canaleanche quelloassai ampio e sulle cui acque si vedeva a galleggiare un gran numero di avanziumani che spandevano un odore cosí asfissiante da far arricciare il nasoperfino a Darma ed a Punthyche si trovavano in copertal'una coricata afianco dell'altro.

Alle sei di sera anche quel canale era superato e la pinassas'impegnava fra una serie di bassifondi e d'isolotti che dovevano formarel'estuario del Mangal.

Il cimitero galleggianteaccennato da Tremal-Naiks'annunciava.

Centinaia e centinaia di cadaveri che dovevano provenire dalGangeessendo il Mangal un braccio di quell'immenso fiumegalleggiavano sulleacque nerastre e untuosemontati ognuno da una e anche due coppie di marabú.

Testedorsifemori e braccia si urtavano insiemesballonzolati dalle onde prodotte dallo scafo della pinassa.

Le terre a poco a poco si restringevano. Rajmangal si univaalla jungla del continente.

Sandokan aveva fatto chiudere le due grandi velenonconservando che un fiocco e faceva sondare il fondo ad ogni momentoonde lapinassa non si arenasse.

Tremal-Naik si era messo vicino al timoniere per indicarglila via da tenere.

Per venti minuti il veliero salí il fiume poidietro ordinedi Tremal-Naiks'accostò alla riva sinistra cacciandosi entro una piccola calache era ombreggiata da immensi alberii quali intercettavano quasicompletamente la luce.

- Ci fermeremo qui- disse il bengalese a Sandokan. - Ci èfacile nascondere la pinassa in mezzo ai paletuvieri dopo d'averla privata dellasua alberatura e la jungla foltissima non è che due passi.

Nessuno potrà scoprirci.

- E la pagoda dei Thugs è lontana?

- Si trova a meno di un miglio.

- Sorge in mezzo alla jungla?

- Sulle rive d'uno stagno.

- Sirdar!

Il giovane si era affrettato ad avvicinarsi.

- È giunto il momento di agire- disse Sandokan.

- Sono prontosahib.

- Noi abbiamo udito il tuo giuramento.

- Sirdar può essere diventato un miserabilema nonmancherà alle promesse fatte.

- Qual è adunque il tuo piano?

- Io andrò da Suyodhana e gli narrerò che la pinassa èstata catturata da una banda d'uominiche tutto l'equipaggio è stato distruttoe che io sono riuscito a salvarmi con infiniti stenti.

- Ti crederà?

- E perché no? Ha sempre avuto fiducia in me.

- E poi?

- M'informerò se Darma si trova ancora nei sotterranei e vifarò avvertire la sera in cui la bambina andrà a fare l'offerta del sanguedinanzi alla statua della dea. Siate pronti a piombare nella pagodae badate dinon farvi scorgere.

- Come ci avvertirai?

- Se Surama è già giuntave la manderò.

- La conosci tu?

- Sísahib.

- E se non l'avessero ancora ricondotta a Rajmangal?

- Verrò iosahib.

- Ordinariamente a che ora si fa l'offerta del sangue?

- Alla mezzanotte.

- È vero- disse Tremal-Naik.

- Come potremo entrare inosservati nella pagoda? - chieseSandokan.

- Scalando la cupola e scendendo per la fune che sostiene lagrossa lampada- disse Tremal-Naik. - Sussiste ancora quella funeè veroSirdar?

- Sísahib. Sarà però cosa prudente che nonentriate in troppi nella pagoda- disse il giovane. - Lasciate il grosso dellabanda nascosto nella jungla e avvertite i vostri uomini di accorrere solamentequando udranno il suono del ramsinga.

- Chi lo darà lo squillo?

- Iosignoreperché ci sarò anch'io nella pagodaquandovoi piomberete su Suyodhana.

- Sarà lui che condurrà Darma a fare l'offerta del sangue?- chiese Yanez che si era unito a loro.

- Síè sempre lui che presenzia quell'offerta.

- Va'dunque - disse Sandokan. - Ricordati che se turiuscirai a darci nelle nostre mani Darma e anche Suramala tua fortuna èfatta e che se invece ci tradiscinoi non lasceremo le Sunderbunds senza averela tua testa.

- Manterrò il giuramento che ho fatto- disse Sirdar convoce solenne. - Io non sono piú thug; torno bramino.

Prese una carabina che Kammamuri aveva portatafece un gestod'addio e balzò agilmente sulla rivascomparendo ben presto fra le tenebre.

- Che riesca a farmi riavere la mia piccola Darma? - chieseTremal-Naik con ansietà. - Che cosa ne dici Sandokan?

- Il giovane mi sembra non solo audacebensí anche leale ecredo che compirà la sua pericolosa missione senza esitare. Armiamoci dipazienza e disponiamo il campo.

I suoi uomini si erano già messi all'opera per nascondere lapinassalevando le antennel'alberatura e tutte le sue manovre.

Scaricate le armiparte delle munizionile casse dei viverie le tendescesero a terra e trascinarono il legno in mezzo ai paletuvierientro i quali avevano già apertoa colpi di parangsun largo solco percacciarvelo nel mezzo.

Ciò fattocoprirono il ponte con ammassi di canne e diramiin modo da nasconderlo completamente.

Frattanto SandokanYanez e Tremal-Naik con un drappello didayachi s'inoltrarono fino sul margine della jungla che cominciava subito dietrogli alberi che coprivano la rivae stabilivano un posto avanzatomentreKammamuri e Sambigliong ne piantavano un altro lungo la costa occidentale persorvegliare coloro che potevano venire dalle isole delle Sunderbunds.

Scopo principale però di quest'ultimo posto era d'impedirel'approdo al mantinel caso che il vecchio fosse riuscito adattraversare la laguna ed i canali su qualche zattera.

Alle due del mattinodisposti parecchi uomini di guardia avarie distanze per evitare qualunque sorpresai capi e buona partedell'equipaggio s'addormentavano non ostante le urla lugubri degli sciacalli.

Nessun avvenimento turbò il sonno degli accampati.

Si avrebbe detto che l'isolainvece di essere abitata da unnumero considerevole di Thugsfosse deserta.

L'indomanidopo il mezzodíTremal-NaikSandokan e Yanezche erano divorati da una vivissima impazienzafecero una esplorazione nellajunglaaccompagnati da Darma e da Punthyspingendosi fino in vista dellapagoda dei terribili seguaci di Kalíma senza incontrare anima viva.

Attesero la sera sperando di veder giungere Surama o Sirdar.Né l'una né l'altro però si fecero viviné il manti fu scortoapprodare.

In quella notte udirono invecea piú ripreseecheggiare inlontananza un ramsinga.

Che cosa significavano quelle note che erano improntate d'unaprofonda melanconia e che suonavano un'arietta invernale(). Erano segnalitrasmessi da uomini che sorvegliavano le jungle del continente od annunciavanoqualche cerimonia religiosa?

Sandokan ed i suoi compagniudendo quei suoniavevanolasciate precipitosamente le tendecolla speranza che annunciassero l'arrivo diSirdarinvece fu un'altra delusione.

Verso la mezzanotte le note acute della tromba cessaronocompletamente ed il silenzio tornò a piombare sulla tenebrosa jungla.

Anche il secondo giorno trascorse senza che nulla di nuovofosse accaduto. Già Sandokan e Tremal-Naikall'estremo dell'impazienzaavevano deciso di tentare nella notte una nuova esplorazione e di spingersi finonell'interno della pagodaquando verso il tramonto videro giungere a corsaprecipitosa una delle sentinelle scaglionate nella jungla.

- Capitano- disse il malese- qualcuno s'avvicina. Hoscorto i bambú oscillare come se una persona cerchi d'aprirsi il passo.

- Sirdar forse? - chiesero ad una voce Sandokan e TremalNaik.

- Non ho potuto vederlo.

- Guidaci- disse Yanez.

Presero le carabine ed i kriss e seguirono il malese insiemeal signor de Lussac e a Darma.

Si erano appena inoltrati nella jungla quando scorsero lecime d'un gruppo di bambú altissimi a oscillare. Qualcunoprobabilmente unapersonasi sforzava di aprirsi il passo.

- Circondiamola- disse Sandokan sotto voce.

Stavano per separarsiquando una voce armoniosaa loro bennotadisse:

- Buona serasahib! Sirdar mi manda a voi.

 

 

 

Capitolo XXIV

LA PAGODA DEI THUGS

 

Suramala bella bajaderaera comparsa improvvisamentesull'orlo della macchiatenendo in pugno un tarwar di cui si era servitaper aprirsi il passo fra le piante che coprivano il suolo fangoso dell'isola.

Aveva nuovamente indossato lo splendido e pittoresco costumedelle danzatrici religiosecolla leggera corazza di legno dorato e le gonnellinedi seta azzurra trapunte con argento e cosparse di perline di Ceylan.

Tutti le si erano precipitati incontroperfino Darmasembrava lieta di rivedere la fanciullaperché andò a strofinare la propriatesta sulle gonne di seta della danzatrice.

- Mia bella ragazza- disse Yanezche pareva vivamentecommosso. - Ti credevo perduta.

- Come vedetesahib biancosono ancora viva-rispose Surama sorridendo. - Ho avuto però anch'io il dubbio che m'avesserorapita per immolarmi alla loro divinità.

- Chi ti manda? - chiese Tremal-Naik.

- Sirdarvi ho detto. Egli m'incarica di avvertirvi chequesta seraverso la mezzanotteha luogo l'offerta del sanguedinanzi allastatua di Kalí.

- Chi lo verserà? - chiese angosciosamente il bengalese.

- La piccola «Vergine della pagoda».

- Miserabili! Hai veduto mia figlia?

- È invisibile per tutti fuorché pei sacerdoti e perSuyodhana.

- Ti ha detto altroSirdar?

- Che sarà l'ultimo sacrificio del sangue che si faràperché i Thugs si preparano a disperdersi nuovamente onde raggiungere edaiutare gli insorti di Delhi e di Lucknow.

- È scoppiata l'insurrezione? - chiese il signor de Lussac.

- È terribilesignore- rispose Surama. - Ho udito araccontare che i reggimenti dei cipayes fucilano i loro ufficiali; che aCawnpore ed a Lucknow hanno trucidate tutte le famiglie inglesi e che anche laRani del Bundelkund ha inalberato lo stendardo della rivolta.

Tutto il settentrione dell'India è in fiamme.

- E Suyodhana si prepara a raggiungere gl'insorti? - chieseroSandokan e Tremal-Naik.

- Anche perché non si sente piú sicuro qui. Egli ormai sache il padre della piccina minaccia Rajmangal.

- Chi glielo disse? - chiese Yanez.

- Le sue spie che vi hanno seguito attraverso la jungla.

- Sa che ormai noi siamo qui? - chiese Sandokan.

- I Thugs lo ignoranoavendo le loro spie perdute le vostretraccedopo che avete lasciato la torre di Barrekporre per imbarcarvi nellapinassa. Sirdar mi ha narrato ogni cosa.

- Perché non è venuto lui qui? - chiese Tremal-Naik.

- Per non lasciare Suyodhanatemendo che improvvisamenteprenda il largo.

- Rimarrai qui tu ora? - chiese Yanez.

- Nosahib bianco- rispose. - Sirdar mi attende ecredo che per vostro vantaggio sia meglio che io rimanga coi Thugs fino allaloro partenza.

- Se non li annegheremo tutti nelle loro caverne- disseSandokan. - Hai null'altro da aggiungere?

- Che Sirdar seguirà Suyodhana nel caso che il capofuggisse. Addio sahib bianconoi ci rivedremo presto- disse la belladanzatrice stringendo la mano a Yanez.

- Ti do un consiglioprima che tu torni laggiú- disseSandokan. - Quando noi assaliremo il covo dei Thugs non trovarti neisotterranei.

Al primo colpo di fucile rifugiati nella pagoda.

- Sísahib.

- Le caverne non comunicano piú col tronco del banjansacro? - chiese Tremal-Naik.

- Noquella galleria è stata chiusa. Sarete costretti adassalire dalla galleria che mette nella pagoda.

Buona serasahibs: vi auguro di sterminare queimiserabili e di riavere la piccola Darma.

Sorrise a tuttipoi rientrò fra i bambúallontanandosivelocemente.

- Sono le nove- disse Sandokanquando furono soli. -Facciamo i nostri preparativi.

- Condurremo tutti? - chiese de Lussac.

- Non saremo in troppi- rispose Sandokan. - Che cosa ciconsigli di fare tuTremal-Naikche conosci la pagoda?

- Lasciare il grosso nascosto fra le macchie che circondanolo stagno- rispose il bengalese. - Noi scenderemo nella pagoda e daremo ilprimo attacco.

Messa al sicuro Darmase vuoiforzeremo i sotterranei e lafaremo finita con Suyodhana.

- Non tornerò a Mompracem senza portare con me la pelledella Tigre dell'India- disse Sandokan. - Te l'ho già detto.

Tornarono lestamente all'accampamento e mandarono uomini sulcanale occidentale a ritirare le sentinellevolendo avere sottomano tutte leforze disponibili per dare un tremendo colpo ai banditi di Suyodhana.

Alle undici SandokanYanezde LussacTremal-Naik e quattromalesi fra i piú audaci e piú robustilasciavano silenziosamente il campopreceduti da Darma.

Erano tutti armati di carabinedi pistole e di parangse forniti di corde onde aiutarsi nella scalata alla cupola della pagoda.

Il grossocomposto di trenta uomini fra malesi e dayachiagli ordini di Sambigliongdoveva seguirli un quarto d'ora dopo.

Anche i marinai del praho erano armati di carabinedikampilangs e di parangs e per di piú portavano alcune bombe dascagliarsi nei sotterranei o da far scoppiare dinanzi alle porte della pagodasotterranea e parecchie lampade e torce.

Tremal-Naik e Kammamuriche conoscevano l'isola a menaditoguidavano il primo drappelloavanzandosi con precauzionetemendo qualchesorpresa da parte dei feroci settari della sanguinaria dea. Non era improbabileche gli abitatori dei sotterraneimessi in sospetto od avvertiti da qualchespia dell'approdo di quegli stranieridei quali piú o meno conoscevano leintenzioniavessero preparata qualche imboscata fra gli alti canneti checoprivano l'isola.

I loro timori però parevano ingiustificatipoiché Punthyil fedele canenon manifestava almeno pel momento alcuna inquietudinenéringhiava.

La jungla sembrava deserta e solo qualche urlo d'unosciacallo o di qualche bighana affamato rompeva il profondo silenzio cheregnava fra quei mostruosi vegetali.

Mancava mezz'ora alla mezzanottequando il drappello guidatodal bengalese e dal maharattogiunse sulle rive dello stagno. Sull'oppostaestremitàin mezzo ad una spianata che era per la maggior parte ingombra da uncolossale banianformato da un numero immenso di tronchis'ergeva la pagodadei Thugs.

Era un edificio colossaleche terminava in una cupolaenormecolle pareti adorne di teste di elefanti e di divinità che sicollegavano le une alle altre con una sequela di cornicioni che potevano renderepossibile una scalata.

Né sulle rivené sulla spianata si vedeva alcun esserevivente. Anche le finestre della pagoda erano oscuresegno evidente chel'offerta del sangue non era ancora stata cominciata.

- Siamo giunti per tempo- disse Tremal-Naikche parve inpreda ad una vivissima eccitazione.

- Mi sembra strano che i Thugs non abbiano collocate dellesentinelle intorno alla pagodasapendo che noi ci aggiriamo nelle lagune-disse Sandokanche per istinto diffidava.

- E questo silenzio non mi rassicura- disse Yanez. - E tuTremal-Naik?

- Dico che non sono tranquillo- rispose il bengalese.

- E nemmeno la vostra tigre lo è- disse in quell'istanteil francese. - Guardatela.

Infatti Darmache fino allora aveva preceduto il drappellosenza manifestare alcuna inquietudinesi era fermata dinanzi ad una larga zonadi bambú altissimiche si prolungava in direzione della pagoda e che il suopadrone era costretto ad attraversareessendo la riva opposta dello stagnopaludosa e perciò impraticabile.

Aguzzava gli orecchi come se cercasse di raccogliere unlontano rumoreagitava nervosamente la codabattendosi i fianchi e fiutaval'aria brontolando.

- Sí- disse Tremal-Naik. - Darma ha fiutato qualchenemico. Deve esservi qualche thug nascosto lí dietro.

- Qualunque cosa accada non fate uso delle armi da fuocodisse Sandokan. - Lascia che vada a sorprendere quell'uomoTremal-Naik.

- NoSandokanrispose il bengalese. - Quando vi è Darmacon me non ho nulla da temere e sarà essa che piomberà sullo strangolatore. Uncolpo d'artiglio ben applicato e tutto sarà finito.

- Possono essere in due.

- Voi mi seguirete a breve distanza.

S'accostò a Darma che continuava a dare segnid'inquietudinele passò una mano sul robusto dorso e guardandola fissa ledisse:

- SeguimiDarma.

Poivolgendosi verso Sandokan e gli altri:

- Gettatevi a terra e avanzatevi strisciando.

Si gettò il fucile a bandolieraimpugnò il parang esi cacciò silenziosamente fra i bambútenendosi curvo e allontanando adagioadagio le piante.

Darma lo aveva seguitotenendosi a quattro o cinque passi didistanza.

Entro la macchia non si udiva alcun rumoreeppureTremal-Naik sentiva per istinto che qualcuno vi si teneva nascosto.

Aveva percorso cinquanta passiquando si trovò dinanzi adun sentieruzzo che pareva si dirigesse verso la pagoda.

Si era alzato per osservare se non vi era nessunoquandoudí a breve distanza un fruscio di cannepoi si sentí cadere sulle spalle unacorda e stringere alla gola.

Alzò il parang per tagliare il laccioquando unascossa poderosa lo fece subito cadere.

- L'ho sorpreso- disse una voce vicina.

Poi un uomo quasi nudoche portava sul petto il tatuaggiodei Thugs balzò fra le canne e gli si precipitò addosso tenendo in mano unlungo pugnale.

Ad un tratto un'ombra si slanciò fuori dai bambúcon unsalto immenso gli balzò alla golaatterrandolo di colpo.

Si udí un grido soffocatopoi come uno stritolío di ossa.

Darma era piombata addosso allo strangolatore serrandogli lemascelle attorno alla testamentre le poderose unghie gli dilaniavanoatrocemente il petto.

Sandokan che si trovava dieci passi piú indietroa suavolta si era slanciato brandendo il parang.

Quando però giunseTremal-Naik era in piedi e si era giàsbarazzato del laccio ed il thug aveva esalato l'ultimo respiro.

- T'aveva colto? - chiese.

- Sí: ma non ha avuto il tempo di strangolarmi né dipugnalarmi- rispose Tremal-Naikstropicciandosi il collo. - Aveva un pugnoben solido quel birbante e senza il salto fulmineo di Darma non so se sarestegiunti in tempo.

Yanezde Lussac ed i malesi giungevano.

- Non fate rumore- disse Tremal-Naik. - Vi può esserequalche altro thug imboscato.

- Darmalascia!

La tigre beveva avidamente il sangue che sgorgava dalleorribili ferite dello strangolatore.

- Lascialo- ripeté Tremal-Naikafferrandola pel collo.Darma ubbidí ringhiando.

- Per Giove! - esclamò Yanez. - Come ha conciato quel poverodiavolo! Non si riconosce piú il suo viso.

- Taci- gli disse Sandokan.

Si misero tutti in ascolto; nessun rumore pervenne ai loroorecchi fuorché il fruscio dei pennacchi delle canneleggermente agitati dalventicello notturno.

- Avanti- disse Tremal-Naik.

Si misero in marcia sempre nel piú profondo silenzio ecinque minuti dopo sbucavano dinanzi all'enorme pagoda.

Si fermarono alcuni istantiguardando attentamente sotto leombre proiettate dalle mostruose teste degli elefanti e dalle statue e dagliampi cornicionipoisi fecero rapidamente sotto una enorme statua incastratanelle paretirappresentante Supramanieruno dei quattro figli di Sivacui suopadre fece uscire uno dei suoi occhi per ammazzare il gigante Suraparama chedesolava l'India.

Tremal-Naikche era il piú agile di tuttis'aggrappò allegambe del colossoraggiunse il pettosalí su un braccio finché potémettersi a cavalcioni della testa. Legò una fune e la gettò ai compagnidicendo:

- Presto: piú su la scalata sarà facile.

Sopra il gigante pendeva la tromba d'un elefante. Tremal-Naikvi si aggrappòpassò sopra la testa del pachiderma infissa in una colonna didimensioni enormi e raggiunse facilmente il primo cornicione.

Sandokan ed i suoi compagni l'avevano seguito da vicino.Anche il francesequantunque non potesse gareggiare per agilità con quegliuomininon era rimasto indietro.

Sopra il cornicione vi erano altre statue che s'appoggiavanole une alle altrealcune rappresentanti dei deverkeli ossia semideivenerati dagl'indianiabitatori del sorgon che è il paradiso di coloroche non hanno sufficienti meriti per andare nel cailasson o paradiso diSiva; altri le diverse incarnazioni di Visnútestugginiserpentimostrinilgòleoni e mezzi uominicavalli alati ecc.

Passando successivamente dall'uno all'altrogli otto audacigiunsero finalmente sulla cima della cupolaarrestandosi dinanzi ad un forocircolare che era attraversato da una grossa sbarra di ferro su cui s'appoggiavauna enorme palla di metallo dorato.

- È per di qua che sei anni or sono discesiper veder lamadre della povera Darma fare l'offerta del sangue dinanzi a Kalí- disseTremal-Naik con voce profondamente commossa.

- E per farti pugnalare da Suyodhana- disse Sandokan.

- Sí- rispose il bengalese con accento cupo.

- Vedremo se sarà capace di pugnalarci tutti otto.

Si era alzato sulle ginocchia e guardava attentamente versola jungladove la tigreche non aveva potuto seguirliin quel momento sidirigeva.

- Sono là i nostri uomini- disse. - Ecco Punthy che correincontro alla tigre.

Al primo colpo di fucile accorreranno tutti e nonrisparmieranno nessuno.

- Avranno il tempo di scalare la cupola? - chiese Yanez.

- Kammamuri sa dove si trova la porta della pagoda- risposeTremal-Naik. - Basterà un petardo per farla saltare.

- Spicciamoci dunque- disse Sandokan.

Tremal-Naik aveva afferrata una grossa cordalucente come lasetache pareva formata di fibre vegetalie che pendeva verticalmente da sottol'asta di ferro.

La scosse leggermente e dalla nera apertura salí un leggerotintinnio metallico.

- È la lampada- disse.

- Lasciami il posto- disse Sandokan. - Voglio essere io ilprimo a scendere.

- La statua è sotto la lampada e la sua testa è abbastanzalarga per posarvi i piedi senza tema di cadere.

- Va bene.

Sandokan si assicurò le pistole ed il parang allafasciasi mise la carabina a bandolierapoi s'aggrappò alla fune e si mise ascendere lentamentesenza scosseonde non far oscillare e tintinnare lalampada.

L'interno della pagoda era oscuronon essendovi alcunatorcia accesa e anche vi regnava un profondo silenzio.

Sandokancompletamente rassicuratosi lasciò scivolarepiú rapidamentefinché sentí sotto di sé i bracci della lampada.

Abbandonò la fune aggrappandosi ad una traversa di metalloche aveva sentita sotto le mani e si lasciò penzolare.

I suoi piedi non tardarono ad incontrare un corpo duro eruvido.

- Deve essere la testa della dea- disse. - Non perdiamol'equilibrio.

Quando si trovò bene appoggiatolasciò la lampada e silasciò scivolare lungo il corpo della dea che pareva fosse di dimensionienormifinché giunse a terra.

Guardò intorno senza poter nulla discerneretanto era fittal'oscurità; in alto dove scorgeva un lembo di cielo cosparso di stelle videun'ombra calarsi attraverso il foro.

- Sarà Tremal-Naik- mormorò.

Non si era ingannato: era il bengalese che si lasciavascivolare e che ben presto lo raggiunse dinanzi alla statua.

- Hai udito nessun rumore? - chiese l'indiano.

- Nessuno- rispose Sandokan. - Si direbbe che i Thugs sianofuggiti.

Tremal-Naik si senti bagnare la fronte d'un sudore gelido.

- No- disse. - È impossibile che siamo stati traditi.

- Eppure è quasi mezzanotte e credo che...

Un rombo assordanteche pareva provenisse di sotto terralointerruppe bruscamente.

- Che cos'è questo? - chiese.

- L'haukil grande tamburo delle cerimonie religiose- rispose Tremal-Naik. - I Thugs non sono fuggiti e stanno raccogliendosi.Presto amici! Scendete!

Yanez era già sulla testa della divinità e gli altri udendoquel rimbombo si erano lasciati scivolare l'un dietro l'altrocol pericolo dispezzare la fune.

Risuonava un secondo colpo dell'hauk quando gli ottouomini si trovarono riuniti.

- Là vi deve essere una nicchia- disse Tremal-Naikspingendo i compagni. - Nascondiamoci là dentro.

Dei fragori strani si udivano echeggiare sotto terra. Eranogrida lontanerulli di tamburisquilli di trombarintocchi di campane.

Pareva che la rivoluzione fosse scoppiata fra gli abitanti diquegli immensi sotterranei. Tremal-NaikSandokan ed i loro compagni si eranoappena rannicchiati nella nicchiaquando una porta s'aprí con fracasso e unabanda di uominiquasi interamente nudi e spalmati d'olio di coccoirruppenella pagoda con un urlío furioso.

Erano quaranta o cinquantamuniti di torcedi lacci e difazzoletti di seta colla palla di piombodi pugnali e di tarwar.

Un vecchiomagro come un fakirocon una lunga barbabiancasi era aperto violentemente il passo fra quella turbagridando:

- Eccoli là i profanatori della pagoda! Distruggeteli.

Tremal-Naik e Sandokan avevano mandate due grida di stupore eanche di rabbia.

- Il manti!...

 

 

 

Capitolo XXV

NEL RIFUGIO DEI THUGS

 

Come mai quel terribile vecchiofuggito quasi inerme fra leisole pantanose delle Sunderbundsera riuscito a sfuggire al veleno deiserpenti cobraalle spire dei formidabili pitoniai denti dei gaviali e agliartigli delle pantere e delle tigriattraversare le lagune e giungere ancoranel covo dei settari di Kalí?

E come mai invece di veder comparire Suyodhana colla piccolaDarma per compiere l'offerta del sanguesi trovavano invece dinanzi a quellaturba di fanatici? Erano stati traditi da Sirdar od erano stati veduti a scalarela pagoda?

Né Sandokan né gli altri ebbero il tempo di trovare lasoluzione a quelle domande.

I Thugs piombavano addosso a loro da tutte le parti coilaccicoi fazzoletti di setacoi tarwar e coi pugnaliurlandospaventosamente.

- A morte i profanatori della pagoda! Kalí... Kalí.

Sandokanpel primosi era slanciato fuori dalla nicchiapuntando la carabina verso il manti che precedeva gli strangolatoritenendo nella destra il kampilang che aveva preso ad una delle duesentinelle del praho e nella sinistra una fiaccola.

- A te la prima pallavecchio! - tuonò il formidabilepirata.

Un colpo di fucile seguí quelle paroleripercuotendosinella immensa cupola come lo scoppio d'un petardo.

Il manti si era lasciato sfuggire il kampilangportando una mano al petto.

Stette un momento ritto dardeggiando su Sandokan uno sguardoripiendo d'odiopoi stramazzò pesantemente quasi ai piedi della colossalestatua che sorgeva nel centro della pagodaurlando con voce strozzata:

- Vendicatemi... uccidete... sterminate... Kalí lo vuole!...

Gli strangolatori vedendo cadere il vecchiosi eranoarrestatilasciando cosí tempo a Tremal-Naika Yanezal francese e aiquattro malesi di stringersi attorno alla Tigre della Malesia che aveva gettatala carabina per impugnare il parang.

L'esitazione dei settari della sanguinaria divinità non ebbeperò che una durata di pochi secondi. Forti della superiorità del loro numerotornarono ben presto a scagliarsioperando un fulmineo movimento aggirante efacendo volteggiare in aria i lacci ed i fazzoletti di seta.

Sandokanche si era accorto a tempo del pericolo che correvail suo drappello se si lasciava circondaresi gettò verso la parete piúvicinamentre i suoi compagni con una scarica di carabine gli aprivano il passogettando a terra quattro o cinque uomini.

- Mano ai parangs!... - gridò Sandokanaddossandosialla parete. - Attenti ai lacci! - YanezTremal-Naik ed i loro compagniapprofittando del varco aperto da quella scarica micidialelo avevanoprontamente raggiunto vibrando colpi di sciabola in tutte le direzioni pertroncare i lacci che cadevano a loro addossofischiando come serpenti.

La mossa della Tigre della Malesia e le perdite subite parevaperò che avessero un po' raffreddato lo slancio degli strangolatorii qualiavevano forse speratofino dal primo attaccodi vincere facilmente quelpiccolo gruppo di avversari.

Un grido del mantiil quale non aveva ancora esalatol'ultimo respiroquantunque si dibattesse fra una pozza di sangueli rianimò:

- Uccidete... distruggete... il paradiso di Kalí a chimuore... a chi mu...

La morte gli aveva troncata l'ultima parolama tutti avevanoudita la promessa. Il paradiso di Kalí a chi muore! Non ci voleva di piú perinfondere coraggio a quei fanatici.

Per la seconda volta si erano scagliatiincoraggiandosi convociferazioni spaventevolituttavia dovettero ripiegarsi ben presto dinanzi alfuoco del drappello.

Sandokan ed i suoi compagni avevano messo mano alle pistolemassacrando i piú vicinia brucia-pelo.

Dieci o dodici Thugs erano caduti morti o feritiformandodinanzi agli assaliti una specie di barriera. Un solo laccio era caduto sulsignor de Lussac stringendogli ad un tempo il collo ed un braccio; Yanez con uncolpo di parang lo aveva subito troncato.

L'effetto di quella seconda scaricaben piú tremenda dellaprimaaveva sparso tra gli assalitori un vero panicotanto piú che il mantinon era piú là ad incoraggiarli. Sandokanvedendoli ripiegarsi confusamentenon lasciò loro il tempo di riordinarsi per ritentare un nuovo attacco.

- Carichiamo! - gridò. - Addosso a questi banditi!

Il formidabile scorridore del mare si era già scagliatocoll'impeto della belva di cui portava il nomevibrando colpi terribili colpesante parang che maneggiava come fosse un semplice spadino.

I suoi compagni lo seguivanomentre i malesi mandavano urlaselvagge e balzavano come antilopisciabolando senza misericordia quanti sitrovavano a portata dei loro kampilangs.

I Thugsimpotenti a far fronte a quella carica furiosasierano precipitati verso la statua stringendolesi attornoma giunti colàgettati i lacci e i fazzoletti di seta diventati ormai inutili in una lottacorpo a corpoed impugnati i tarwar ed i coltellacciimpegnaronorisolutamente la lottacome se sperassero nella protezione della mostruosa dea.

Sandokanfurioso di trovare una resistenza che ormai credevaspezzatali assaltò con slancio formidabiletentando di disorganizzare leloro file.

La lotta diventava spaventosa. I colpi di parangs e dikampilangsarmi che avevano facilmente buon gioco contro i corti edeboli tarwar ed i coltelligrandinavano fittitagliando braccia eteste e squarciando petti e dorsi; pure gli strangolatori non allargavano leloro file ed opponevano una fiera resistenza.

Invano la Tigre della Malesia aveva trascinato tre volte allacarica i suoi uomini. Malgrado la strage che facevano le terribili sciabolebornesiavevano dovuto retrocedere.

Stava per tentarne un altroquando si udí improvvisamente arullare in lontananza il grosso tamburo delle cerimonie religiosel'haukseguíto quasi subito da alcune scariche di moschetteriache rombavano al difuori della pagoda.

Sandokan aveva mandato un grido.

- Coraggio amici! Ecco i nostri uomini che giungono in nostroaiuto! Addosso a questi banditi!

Non vi era piú bisogno di ritentare la caricapoiché glistrangolatoriappena udito il rullo dell'hauk si erano slanciati a corsasfrenata verso la portadalla quale erano entrati nella pagoda e cheprobabilmente doveva mettere nelle misteriose gallerie del tempio sotterraneo.

Vedendoli fuggireSandokan non aveva esitato a slanciarsidietro di lorogridando:

- Avanti! Seguiamoli nel loro covo!

I Thugsfuggendoavevan gettato via parecchie torce. Yaneze Tremal-Naik ne raccolsero due e si misero dietro a Sandokan.

I Thugs erano già giunti presso la porta e si precipitavanonella galleriaurtandosi gli uni cogli altri per essere i primi a porsi insalvo.

Quando Sandokan ed i suoi compagni varcarono la sogliaglistrangolatoriche correvano come lepriavevano già un notevole vantaggio.

Conoscendo i sotterraneiavevano spente le torce per nonservire di mira ai colpi degli inseguitorisicché non si scorgevano piú. Siudivano però a correre all'impazzataessendo il terreno dotato d'una sonoritàstraordinaria.

Tremal-Naik che temeva un agguatosi era provato atrattenere la Tigre della Malesiadicendo:

- Aspettiamo i tuoi uominiSandokan.

- Bastiamo noi- aveva risposto il pirata. - Ci fermeremopiú innanzi.

Poipresa la torcia che portava Yanezsi era inoltratoaudacemente nel tenebroso passaggiosenza inquietarsi del continuo rullaredell'hauk che forse chiamava a raccolta tutti gli abitatori deisotterranei.

Un altro motivo poi lo spingeva a dare addosso ai Thugs; iltimore che Suyodhana fuggisse colla piccola Darmaperciò si affrettavasenzabadare ai pericoli a cui andava incontro.

Tutti si erano messi in corsavociando per spargere maggiorterrore fra i fuggiaschi e farsi credere in numero maggioree percuotendo lepareti coi kampilangs e coi parangs.

La galleria che metteva negli immensi sotterranei diRajmangalscendeva rapidamente.

Era una specie di budellosemi-circolarescavato in qualchebanco di roccelargo appena due metri su altrettanti di altezzainterrotto diquando in quando da corte gradinate viscide. L'umidità trapelava da tutte leparti e dalla volta cadevano dei gocciolonicome se sopra vi passasse qualchefiume o si estendesse qualche stagno.

Gli strangolatori fuggivano sempresenza cercare di opporrela menoma resistenzaciò che sarebbe stato ben facile tentarein un passaggiocosí stretto.

I pirati di MompracemTremal-Naik ed il franceseliseguivano da vicinovociferando e sparando anche di quando in quando qualchecolpo di pistola.

Erano decisi a giungere nella pagoda sotterranea e diattendere colà i loro uomini che supponevano ormai già entrati nel tempioudendo ancora un lontano fragore di fucilate.

Avevano percorso cosísempre correndo dietro i settariunquattro o cinquecento passiquando si trovarono improvvisamente dinanzi ad unaporta che i Thugs non avevano forse avuto il tempo di chiudereuna porta dispessore enormedi bronzo o di qualche altro metallo e che metteva in unacaverna circolare.

- Fermiamoci- disse Tremal-Naik.

- No- rispose Sandokanche scorgeva vagamente gli ultimifuggiaschi precipitarsi fuori per una seconda porta.

- Non odo giungere i tuoi uomini.

- Giungeranno piú tardi. Kammamuri è con loro e liguiderà. Avanti prima che Suyodhana fugga con Darma.

- Síavanti! - gridarono Yanez e de Lussac.

Si precipitarono nella cavernadirigendosi verso la secondaportada cui erano fuggiti i Thugsma ad un tratto udirono due rombiassordanticome se due petardi o due mine fossero scoppiate.

Sandokan si era arrestato mandando un grido di furore.

- Hanno chiuso le porte dinanzi e dietro di noi!

- Per Giove! - esclamò Yanezche si sentí correre pelcorpo un brivido che spense di colpo tutto il suo entusiasmo.

- Che siamo caduti in una trappola? -Tutti si erano fermatiguardandosi l'un l'altro con ansietà.

Ogni rumore era cessatodopo la chiusura delle due massicceporte.

Non si udivano piú né le fucilate dei tigrotti diMompracemné il rullare sonoro dell'haukné le grida dei fuggiaschi.

- Ci hanno chiusi dentro- disse finalmente Sandokan. -Avevamo dunque dietro di noi degli altri nemici? Ho commessa una imprudenzatrascinandovi dietro quei banditi ed ho avuto torto a non cedere al tuoconsiglioamico Tremal-Naikma io speravo di giungere fino nella pagoda estrappare a Suyodhana Darmaprima che potesse fuggire.

- I Thugs non ci hanno ancora presicapitano- disse deLussacche stringeva ancora il parang che era insanguinato finoall'impugnatura. - Penseranno i vostri uomini a sfondare queste portegiacchéhanno dei petardi.

- Non si odono piú- disse Yanez. - Che siano statisopraffatti dagli strangolatori?

- Non lo crederò mai- rispose Sandokan. - Tu sai quantosono terribili i nostri tigrotti e una volta lanciati non si arrestano nemmenodinanzi ai cannoniné alle piú tremende scariche di mitraglia.

Io sono certo che a quest'ora hanno invasa la pagoda e chestanno forzando la porta della galleria.

- Nondimeno non sono tranquillo- disse Tremal-Naikchefino allora era rimasto silenzioso- e temo che Suyodhana approfitti dellanostra situazione per fuggire colla mia Darma.

- Vi sono altre uscite? - chiese Sandokan.

- Quella che conduceva al banian sacro.

- Sirdar ci aveva detto che era stata turata- osservòYanez.

- Può essere stata riaperta- rispose Tremal-Naik. - Gliuomini dalle braccia solide non mancano a Suyodhana.

- Kammamuri conosceva l'esistenza di quel passaggio? - chieseSandokan.

- Sí.

- Chissà che non abbia mandato alcuni dei miei uomini aguardarlo.

- Signore- disse de Lussacche aveva fatto il giro dellacaverna. - Cerchiamo di uscire di qui.

- È vero- disse Sandokan. - Perdiamo il nostro tempo inchiacchiere inutili. Avete esaminate le portesignor de Lussac?

- L'una e anche l'altra- rispose il francese- e mi pareche non si debba pensare ad uscire di là se non abbiamo un buon petardo. Sonodi bronzo e devono avere uno spessore enorme.

Quelle canaglie fuggivano per trarci in questo agguato e sonopienamente riusciti.

- Non avete scoperto nessun altro passaggio?

- Nosignor Sandokan.

- Ed i nostri uomini che cosa fanno? - chiese Yanez checominciava a perdere la sua flemma. - Dovrebbero essere già qui.

- Darei metà delle mie ricchezze per sapere qualche cosa diloro- disse Sandokan. - Questo silenzio mi inquieta.

- E me pure- disse Tremal-Naik. - Sandokannon perdiamotempo e cerchiamo di uscire di qui al piú presto prima che i Thugs ci giuochinoqualche pessimo tiro.

- Si provino a entrare; abbiamo polvere e palle inabbondanza.

- Sai che una volta in una di queste caverne dove io eKammamuri ci eravamo rifugiati dopo d'aver rapito la madre di Darmaper poconon ci hanno cucinati vivi?

- Potrebbero ripetere quel supplizio spaventevole percostringerci ad arrenderci.

- Spero che i miei uomini non li lasceranno...

- Taci! - disse in quel momento Yanezche si era accostatoalla porta che chiudeva la galleria che menava nella pagoda. Odo delle scarichelontane.

- Da dove provengono?

- Dalla pagodami pare.

Tutti si erano precipitati verso la massiccia porta di bronzoappoggiando gli orecchi sul metallo.

- Sídelle scariche- disse Sandokan. - I miei uominicontinuano a combattere.

Amicicerchiamo di raggiungerli.

- È impossibile rovesciare questa porta- disse de Lussac.

- Facciamola saltare-rispose Yanez. - Io ho circa unalibbra di polvere nel mio sacchettoe voi ne dovete avere quasi altrettanto.

Possiamo quindi preparare una buona mina.

- Purché non saltiamo anche noi- osservò Tremal-Naik.

- La caverna è abbastanza ampia- disse Sandokan. - Non visembrasignor de Lussac?

- Non vi è pericolo- rispose il francese. - Basterà chenoi ci corichiamo bocconi all'altra estremità.

Vi consiglio però di fare un petardo d'un paio di libbre dipolverenon di piú. Basteranno per scardinare la porta.

- Sudunque- disse Yanez. - Scaviamo un fornello percollocarvelo.

- Mentre io confezionerò la bomba- disse il francese-usando la mia cintura di pelle. È larga e resistente.

I malesi avevano già impugnati i parangs e sipreparavano a scavare un foro sotto la portaquando si udirono una serie didetonazioni accompagnate da clamori spaventevoli.

- Che cosa succede? - gridò Yanez.

- Devono essere i nostri che fanno saltare le porte dellagalleria- rispose Sandokan.

- Pare che si combatta furiosamente verso la pagoda.

Ad un tratto si udí Tremal-Naik a mandare un grido difuroreseguito da uno scrosciare d'acqua che pareva precipitasse dall'alto.

- Che cosa c'è ancora? - chiese Sandokan.

- C'è che i Thugs si preparano ad affogarci- risposeTremal-Naik con voce strozzata. - Guardate!

All'estremità opposta della caverna precipitavada unafessura che si era aperta in un angolo della voltaun enorme getto d'acqua.

- Siamo perduti! - aveva esclamato Yanez.

Sandokan era rimasto mutoperò nei suoi occhiforse per laprima voltasi leggeva una profonda ansietàmentre il suo viso si eraoscurato.

- Se fra cinque minuti i vostri uomini non sono quiper noisarà finita- disse de Lussac. - È una tromba d'acqua quella che cirovesciano addosso quei malandnni.

- Che ne ditesignor Yanez?

- Che la mina non possiamo piú prepararla- rispose ilportoghese.

Poi si levò da una tasca una sigarettal'accese e si mise afumare tranquillamentecalmo ed impassibile come se si trovasse sul ponte del praho.

- Che cosa possiamo tentareSandokan? - chiese Tremal-Naik.- Ci lasceremo affogare cosí?

Anche questa volta il pirata non rispose. Appoggiato allaparetecolle braccia strette sul pettole labbra contrattela fronteburrascosamente aggrottataguardava l'acqua che aveva già invaso tutto ilpiano della caverna e che montava rapidagorgogliando cupamente.

- Signori- disse Yanez- prepariamoci a nuotare. Speriamoperò che i Thugs mi lascino finire la sigaretta e che...

Una terribile detonazioneche fece traballare perfino laporta di ferrogli interruppe la frase.

Nel medesimo momento l'acqua raggiungeva le loro cinturemontando con furia crescente.

 

 

 

Capitolo XXVI

L'ATTACCO DEI PIRATI

 

Mentre Sandokan ed i suoi compagniucciso lo strangolatoreche aveva cercato di sorprendere Tremal-Naiksi preparavano a scalareaudacemente la pagodail grosso della bandaguidato da Kammamuri e daSambigliongsi era arrestato in mezzo alla jungla a cinque o seicento metridallo stagnoaspettando il segnale per spingersi innanzi.

Durante la traversata dal Mangal a quel luogo non avevanoincontrato nessun essere viventené Punthyche li precedevaaveva mai datoalcun segno d'inquietudine. Kammamuri che conosceva i dintorni della pagodameglio ancora di Tremal-Naikessendo stato per sei mesi prigioniero dei Thugsaveva collocati i suoi uomini di fronte all'entrata della pagoda che scorgevabenissimosebbene un po' lontanoin causa della sua alta gradinata e le sueenormi colonne sostenenti due mostruose statue rappresentanti Kalí danzante sulcadavere d'un gigante.

Il ritorno di Darma gli aveva annunciato che ormai il suopadrone doveva aver scalata la cupola della pagodaperciò aveva dato ordinealla truppa di avanzarsi fino al margine della jungla onde essere piú pronti adaccorrere in aiuto di lui e dei suoi audaci compagni.

- Non mancano che pochi minuti a mezzanotte- disse aSambigliong che gli si era coricato a fianco. - Il segnale non tarderemo audirlo.

Sono pronti i petardi?

- Ne abbiamo dodici- rispose il mastro della Mananna.

- Sanno usarli i tuoi uomini?

- Sono tutti famigliarizzati colle bombe. Ne facevamo grandeconsumo quando abbordavamo le navi degl'inglesi.

Non temere: la porta salteràanche se sarà di ferro.

Credi che opporranno resistenza i Thugs?

- Non si lasceranno strappare la piccola Darma senzaimpegnare la lotta- rispose Kammamuri. - Gli strangolatori sono coraggiosi eaffrontano la morte senza tremare.

- Ve ne saranno molti?

- Quand'io ero loro prigioniero non ve n'erano mai meno didue o trecento nei sotterranei.

- Mastro- disse in quel momento un maleseche gli stava dapresso- vedo le finestre della pagoda illuminarsi.

Kammamuri e Sambigliong erano balzati in piedi.

- I Thugs devono aver accesa la grande lampada- disse il maharatto.- Essi si preparano a fare l'offerta del sangue.

- E la Tigre della Malesiache cosa farà? - si chieseSambigliong.

- Pronti! - comandò Kammamuri.

I trenta pirati si erano alzati come un solo uomoarmando lecarabine.

In quel momento un clamore spaventevole s'alzò nella pagodaaccompagnato da un primo colpo di fucilepoi da una scarica.

- Assalgono il capitano! - aveva gridato Sambigliong. - Sutigrotti di Mompracem!

- Avanti! - aveva comandato Kammamuri.

La banda si era scagliata attraverso le ultime canne a passodi corsamentre nella pagoda le detonazioni si succedevano alle detonazioni ele urla raddoppiavano.

In cinque minuti i pirati superarono la distanzama quandogiunsero dinanzi alla porta della pagodapareva che il combattimento fossecessatopoiché non si udivano piú spari e le grida si perdevano inlontananzaaffievolendosi rapidamente.

- I petardi! Presto! - gridò Kammamuridopo aver cercatoma invanodi scuotere la porta di bronzo della pagoda.

Due malesi si erano slanciati sulla gradinata deponendodinanzi alla porta due bombe che avevano già la miccia accesaquando dallemacchie lí vicino s'udirono clamori orribili.

Due turbe d'uominiarmati di lacci e di tarwarsierano improvvisamente scagliate sui pirati che si trovavano raggruppati allabase della scala.

Erano almeno duecento strangolatorinudi come vermi e coicorpi unti d'olio di cocco per sfuggire piú facilmente alle strette degliavversari.

I malesi ed i dayachiquantunque sorpresi daquell'improvviso e inaspettato assaltonon si erano perduti d'animo.

Con rapidità fulminea si disposero su due fronti e accolseroi piú vicini con due terribili scariche di carabinegettandone a terra unatrentina fra morti e moribondi.

- Tenete strette le file! - aveva gridato Sambigliong.

Malgrado quelle due scarichegli strangolatori non si eranoarrestati. Urlando come belve ferocisi erano gettati all'impazzata sul piccolodrappellocredendo di schiacciarlo facilmente e di disperderloignorandod'aver di fronte i piú formidabili guerrieri dell'arcipelago malesecresciutifra il fumo delle artiglierie ed agguerriti da cento abbordaggi.

Le tigri di Mompracemgettate le carabineavevano impugnatele loro pesanti sciabolearmi terribili nelle loro mani e meglio adatte adifendersi dai lacci che sibilavano in tutte le direzionimentre Darma e Punthylavoravano di denti sulle carni dei nemici.

Addossati dorso contro dorsoi prodi scorridori del marericevettero il formidabile urto senza oscillaregrandinando sciabolate sui piúvicini.

Una mischia tremenda s'impegnòmischia però che ebbe ladurata di pochi minutiperché i malesi ad un comando di Sambiglionga lorovolta caricarono gli assalitoricon tale slancio da spazzare il suolo.

Come aveva detto Sandokan a de Lussacuna volta lanciatiisuoi uomini non dovevano piú fermarsi.

Vedendo i Thugs ripiegarsi confusamentesi erano scagliatifra le due turbemassacrando quanti se ne trovavano dinanzimentre i dayachidi Kammamuririprese le carabinemantenevano un fuoco infernale per appoggiarel'attacco dei loro camerati.

Nel momento istesso in cui gli strangolatori volgevano lespallei due petardicollocati sulla cima della gradinatascoppiavano conorribile frastuonoscardinando e abbattendo la porta di bronzo della pagoda.

Una banda di indiani che si era ripiegata verso la gradinatatentando di riorganizzare la resistenzaudendo i battenti a crollaresalíprecipitosamenteinvadendo la pagoda.

- Lasciate gli altri! - gridò Kammamuri. - Al tempio! Altempio! La Tigre della Malesia è là!

Sambigliong! Proteggici alle spalle!

Si slanciò sulla gradinata seguito dai dayachimentre imalesi del mastro della Marianna finivano di disperdere i Thugs cheavevano cercato di raggrupparsi presso le rive dello stagnocostringendoli arifugiarsi nella jungla e verso un albero immenso che da solo formava unaforestaun enorme fico baniano sorretto da una moltitudine di tronchi.

I Thugsrifugiatisi nella pagodaavendo forse compreso chei loro avversari miravano ad invadere i sotterranei fecero però fronteall'attacco dei dayachicaricandoli a loro volta coi tarwar in pugno.

Quattro volte i pirati montarono intrepidamente all'assaltodella gradinata ed altrettante volte dovettero ridiscenderla precipitosamentelasciando qualche morto e qualche ferito.

Fortunatamente i malesi di Sambigliong correvano in lorosoccorso.

Con due scariche di carabine spazzarono la cima dellagradinatapoi malesi e dayachi si precipitarono dentro la pagoda. I loroavversari però non li avevano attesi.

Scoraggiati dalle enormi perdite subiteimpotenti amisurarsi coi loro leggeri tarwar contro le pesanti sciabole delle tigridi Mompracemsi erano rovesciati precipitosamente verso la galleria checonduceva nei sotterraneichiudendo la porta che era pure di bronzo e non menorobusta di quella della pagoda.

- Ed il mio padrone? - gridò Kammamurinon vedendo piúnessuno nella pagoda.

- E la Tigre della Malesia ed il signor Yanez?

- Che siano usciti da qualche altra parte? - disseSambigliong.

- O che siano stati fatti prigionieri? - disse il maharatto.- Qui erano pure venuti ed erano essi che facevano fuoco. Guarda quei morti chesi trovano intorno alla statua di Kalí. Sono stati uccisi da lorone sonocerto.

Una profonda ansietà si era impadronita di tuttiignorandoquanto era avvenuto fra il drappello di Sandokan ed i Thugs.

- Sambigliong- disse Kammamuridopo alcuni istantid'angoscioso silenzio. - Facciamo saltare la porta ed invadiamo i sotterranei.

- Credi che la Tigre si trovi là dentro? - chiese il mastro.

- Se qui non vi sono piú e non abbiamo veduto uscire alcunosignifica che sono penetrati nella galleria.

Affrettiamoci: forse sono in pericolo.

- Collocate due petardi- comandò Sambigliong- caricatele carabine e accendete delle torce.

I malesi che portavano le bombe stavano per obbedirequandouna porticina simulata dietro una statua rappresentante l'ottava incarnazione diVisnú s'aprí ed una fanciulla munita d'una fiaccola si slanciò nella pagodagridando:

- Il sahib bianco ed i suoi amici s'annegano!Salvateli!

- Surama! - avevano esclamato Kammamuri e Sambigliongcorrendo verso la giovane.

- Salvateli! - ripeté la bajadera che aveva le lagrime agliocchi.

- Dove sono? - chiese Kammamuri

- In una delle caverne della galleria. I Thugs hanno tagliatoil tubo che li fornisce d'acqua e l'hanno allagata per affogare il sahibbiancola Tigre e gli altri.

- Sapresti condurci fino a loro?

- Síconosco la galleria.

- Giú la porta! - gridò Sambigliong.

Due petardi furono accesi e messi a terrapoi i piratiretrocessero precipitosamente fino sulla gradinata della pagoda.

Dieci secondi dopola portasfondata dallo scoppio delledue bomberovinava a terra.

- Sta' dietro di noiSurama- disse Kammamuriprendendouna torcia. - Sudi corsa tigri di Mompracem!

Si cacciarono nella tenebrosa galleriaspingendosi gli unicon gli altritutti volendo essere i primi ad accorrere in aiuto della Tigredella Malesia; poi percorsi cento passifurono arrestati da un'altra porta.

- Ve n'è ancora un'altra piú innanzi- disse Surama. -Quella che chiude la caverna dove sono prigionieri i vostri capi.

- Fortunatamente abbiamo ancora una mezza dozzina di petardi- rispose Sambigliong.

Retrocessero dopo aver accesa la miccia.

L'esplosione che avvenne fu cosí formidabile che tutti ipirati caddero l'uno sull'altro sotto la spinta dell'ariaperò anche la portaaveva ceduto.

- Avanti! - comandarono Kammamuri e Sambigliong. Ripresero lacorsa inoltrandosi sotto quelle oscure voltefinché giunsero dinanzi allaterza porta.

Al di là si udiva un rombo strano come se una caterattad'acqua precipitasse da un'altezza considerevole.

- Sono lí dentro- disse Surama.

- Capitano! Signor Yanez! - gridò Kammamuri con vocetuonante. - M'intendete voi?

Quantunque il fragore continuasseudí distintamente la vocevibrante di Sandokan a gridare:

- Siete i nostri uomini?

- Sísignor Sandokan.

- Affrettatevi a sfondare la porta: abbiamo l'acqua fino allagola.

- Allontanatevi tutti; collochiamo il petardo.

- Da' pure fuoco- rispose Sandokan.

La bomba fu posta dietro la portapoi i pirati si ritrasserorapidamente nel corridoioportandosi duecento passi piú indietroentro unagalleria laterale che si biforcava.

Essendo stata la miccia tagliata onde lo scoppio avvenissesenza ritardila detonazione non si fece attendere molto.

- Le armi pronte! - gridò Sambigliong slanciandosi avanti.

Tutti gli si erano slanciati dietro. Avevano percorsicinquanta metri quando un torrente d'acqua che si rovesciava attraverso lagalleria col fragore del tuono li investí rigettandoli indietro.

Era una vera ondata che cessò però quasi subitosfuggendonella galleria laterale che aveva una forte pendenza.

Un momento dopo videro due torce brillare in direzione dellacavernapoi udirono la voce di Sandokan a gridare:

- Non fate fuoco!... Siamo noi!...

Un urlo di gioia sfuggito da trenta petti salutò la comparsadella Tigre della Malesia e dei suoi compagni.

- Salvi!... Salvi!... Evviva il capitano!...

Vi era ancora molta acqua nella galleria perché ne uscivasempre dalla cavernaperò giungeva a malapena fino alle anche dei pirati.

Sandokan e Yanezscorgendo Suramanon avevano potutofrenare un grido di stupore.

- Tufanciulla! - avevano esclamato.

- Ed è a questa brava bajadera che dovete anche la vostravitasignori- aggiunse Kammamuri.

- E stata lei ad avvertirci che eravate rinchiusi in unacaverna ed in pericolo di affogare.

- Chi te lo aveva dettoSurama? - chiese Yanez.

- Lo avevo saputo dai Thugs incaricati di tagliare i canalid'acqua. Vi avevano attirati appositamente in quell'antro per annegarvi-rispose la fanciulla.

- E di Sirdarche cosa è avvenuto? - chiese Sandokan. - Ciha traditiè vero?

- Nosahib- rispose Surama. - Egli è dietro aSuyodhana.

- Che cosa vuoi direfanciulla? - gridò Tremal-Naikconvoce alterata.

- Che il capo dei Thugs è fuggito un'ora prima del vostroarrivodopo d'aver fatto sgombrare l'antica galleria che metteva nel banian sacro.

- E mia figlia?

- L'ha portata con sé.

Il povero padre mandò un grido straziantecoprendosi ilviso colle mani.

- Fuggito!... Fuggito!...

- Ma Sirdar lo segue- disse Surama.

- E dove è fuggito? - chiesero ad una voce SandokanYanez ede Lussac.

- A Delhionde mettersi sotto la protezione degli insorti.Sirdar prima di seguirlo mi ha dato questa carta per voi.

Sandokan s'impadroní vivamente del foglietto che la giovanesi era levata dal corsetto.

- Una torcia! - comandò la Tigre. - Venti uomini ai duesbocchi della galleria e che facciano fuoco sul primo che si avvicina.

Tremal-Naikche si asciugava delle lagrimede LussacYaneze Kammamuri lo avevano circondato in preda ad una profonda ansietà.

Sandokan lesse:

 

«Suyodhana è fuggito per la vecchia galleria dopo laimprovvisa comparsa del manti. Egli sa tutto ormai e ci temema i suoiuomini sono preparati alla resistenza e decisi a sacrificarsi fino all'ultimopur di sopprimervi. Fuggiamo verso Port-Canníng per Calcutta dovec'imbarcheremo per Patna e di là raggiungeremo le truppe insorte che siconcentrano su Delhi.

Checché accada non lo lasceròe sorveglierò Darma.

All'ufficio postale di Calcutta troverete mie nuove.

SIRDAR»

 

Dopo la lettura di quella lettera era successo un brevesilenzio rotto solamente dai sordi singhiozzi di Tremal-Naik.

Tutti guardavano la Tigre della Malesia il cui viso assumevarapidamente un aspetto terribile. Comprendevano che il formidabile uomo stavameditando qualche spaventevole vendetta.

Ad un tratto s'avvicinò a Tremal-Naik e posandogli le manile spalle gli disse:

- Ti ho detto che noi non lasceremo questi luoghi se prima tunon riavrai la tua piccola Darma e noi la pelle della Tigre dell'India e tu saise io e Yanez siamo uomini capaci di mantenere le nostre promesse.

Suyodhana c'è ancora una volta sfuggito; a Delhi noi loritroveremo e piú presto forse di quello che credi.

- Seguirlo fino làin questi momenti in cui tutta l'Indiasettentrionale è in fiamme? - disse Tremal-Naik.

- Che cosa importa? Forse che noi non siamo uomini di guerra?Signor de Lussacpotreste voi farci ottenere dal governatore del Bengalainricompensa del servigio che noi renderemo agl'inglesiun salvacondotto che cipermetta di attraversare l'alta India senza essere inquietati dalle truppeoperanti?

- Lo sperocapitanoanzi ne sono certotrattandosi diprendere un uomo sul cui capo pesa da vent'anni una taglia di diecimilasterline.

- Prenderlo! Nosignoreucciderlo- disse Sandokanfreddamente.

- Come vorrete.

Sandokan rimase un momento silenziosopoi riprese:

- Tu un giornoTremal-Naikmi hai narrato che sopra questecaverne scorre un fiume.

- Síil Mangal.

- Che in un antro si trova una porta di ferro comunicante conquel fiume e che ha un grosso tubo.

- Sil'ho veduta anch'io parecchie volte durante la miaprigionia- disse Kammamuri. - Serve a fornire d'acqua gli abitanti deisotterranei.

- Sapreste condurci in quella caverna?

- Sí- dissero i due indiani.

- È lontana?

- Dovremo percorrere quattro lunghi corridoi e attraversarela pagoda sotterranea.

- Guidateci a quell'antro- disse Sandokancon un crudelesorriso. - Quanti petardi avete ancora?

- Sei- rispose Kammamuri.

- Vi è un altro passaggiosenza sfondare la porta dellacaverna?

- La galleria si biforca a duecento passi da qui- disseKammamuri. - È per di là che devono essere fuggiti i Thugs che si eranorifugiati nella pagoda.

- A metigri di Mompracem - gridò Sandokan. - Qui noicombatteremo l'ultima lotta contro le tigri di Rajmangal.

In testaKammamuri e pianta la tua torcia sulla cima dellacarabina! Avanti! L'ultima ora sta per suonare per gli strangolatori dell'India!

 

 

 

Capitolo XXVII

UN'ECATOMBE

 

Non era trascorso un mezzo minuto che la truppa imboccava lagalleria lateraleche Kammamuri assicurava condurre nella pagoda sotterranea enelle principali caverne che servivano di rifugio ai seguaci di Suyodhana.

Una rabbia furiosa di finirla una buona volta con quellasetta infameche mieteva tante vittime umaneper offrire alla loro mostruosadea il sangue degli uccisiavvampava nel petto di tutti.

Perfino de Lussac non aveva fatta la menoma protesta allacrudelema certo meritata punizione che Sandokan si proponeva d'infliggere aquella setta d'assassini.

I Thugs non avevano piú dato segno di vita dopo la invasionedei pirati e anche l'hauk aveva cessato di rullare in fondo allemisteriose caverneperò Sandokan ed i suoi compagni non s'illudevano di nontrovare resistenzaanzi procedevano con infinite cauteleper non cadere in unagguato e si tenevano molto curvi onde non ricevere qualche improvvisa scarica.

Kammamuriil piú pratico di tuttiessendo statocomeabbiamo dettoparecchi mesi prigioniero degli strangolatoriprocedeva innanzia tuttitenendo la torcia infissa sulla canna della carabinaper meglioingannare gli avversari e far sbagliare i loro tiried era fiancheggiato dallatigre e da Punthy.

Seguivano SandokanTremal-Naik e Yanez con un drappello diotto malesiscelti fra i migliori bersaglieripoi a venti passi il grossocondue torceagli ordini del signor de Lussac e di Sambigliong.

Surama era stata collocata in mezzo all'ultimo gruppo.

L'acqua che continuava a rimontareuscendo sempre dallacaverna e che poi si riversava nella galleria laterale attutiva d'altronde ipassi degli invasori.

Scendeva gorgogliando fra le gambe dei piraticon rapiditàcrescenteaumentando ad ogni istante la pendenza della galleria.

- Che i Thugs siano fuggiti? - chiese ad un tratto Yanez. -Abbiamo già percorsi centocinquanta passi e non ci hanno ancora assaliti.

- Ci aspetteranno in qualche caverna- disse Tremal-Naikche lo precedevatenendosi dietro a Kammamuri.

- Eppure a questo silenzio preferirei un furiosocombattimento- disse Sandokan. - Temo un tradimento.

- Quale?

- Che cerchino d'affogarci in qualche altra caverna.

- Non abbiamo veduta nessun'altra portaquindi potremosempre ritirarci al primo indizio che l'acqua s'innalzi.

- Io sospetto che concentrino la difesa nella pagodasotterranea- rispose Tremal-Naik.

- Nessuno ci tratterrà dal penetrarvianche se fosserodieci volte piú numerosi. Voglio affogarli tutti e distruggere per semprequesto covo di banditi.

- Alto! - disse in quel momento Kammamuri.

Erano giunti ad uno svolto della galleria e Kammamuri si erafermato scorgendo in fondo ad essa dei punti luminosi che agitavano con estremarapidità.

Punthy aveva mandato un latrato sonoro e la tigre aveva fattoudire un sordo miagolio.

- Le nostre bestie hanno fiutato un pericolo- disseTremal-Naik.

- Coricatevi tutti al suolo- comandò Sandokan. - Alzatebene le torce.

Tutti si erano fermati ed avevano obbedito. L'acqua che eraassai abbassataprecipitava rapidissimaindicando in tal modo una fortissimapendenza del suolo. I lumi continuavano a muoversi ora poggiando eraggruppandosi verso destra ed ora verso sinistra.

- Che cosa fanno? - si chiese Sandokan. - Sono segnali o ched'altro?

Punthy mandò in quel momento un secondo latrato. Era unavvertimento?

- Qualcuno si avvicina- disse Kammamuri. Aveva appenaterminato che una violentissima scarica rimbombò nella galleria e che sivideroalla luce dei lampiparecchi uomini addossati alle pareti.

Avevano mirato però troppo in altodove brillavano letorcenon sospettando che fossero infisse sulle canne delle carabine.

- Fuocoe alla carica! - gridò Sandokan balzandoprecipitosamente in piedi. - In riserva le armi da fuoco del grosso!

L'avanguardiache come abbiamo già detto si componeva ditiratori sceltia quel comando scaricò le carabine sui Thugs che aveva giàscorti raggruppati presso le paretipoi si scagliò innanzi col parangin pugnomandando clamori selvaggimentre la tigre e Punthy piombavano a lorovolta sui piú vicinidilaniando e mordendo ferocemente quanti si trovavano aloro portata.

L'effetto di quella scarica doveva essere stato terribilepoiché i pirati inciampavano di frequente su degli esseri umani stesi al suolo.

Sandokanudendo i Thugs fuggirenon permettendo la lucedella torcia portata da Kammamuri di distinguerlinon cercava piú ditrattenere i suoi uominii quali ormai non formavano che un gruppo compattopoiché quelli della retroguardia si erano confusi con quelli dell'avanguardiaansiosi di prendere parte anche essi alla lotta.

La galleria si abbassava sempreallargandosi invece a poco apoco. I lumi che poco prima brillavano alla sua estremità erano scomparsituttavia i pirati potevano vedere dove andavanoperché le torce che ardevanosulle canne delle carabine non si erano spentemalgrado il fracasso enormeprodotto da quelle due scariche.

Quella corsa sfrenataattraverso le misteriose galleriedegli strangolatoridurò due o tre minutipoi Sandokan e Kammamuri che eranodinanzi a tuttimandarono un grido tuonante:

- Fermi!

Dinanzi a loro avevano udito un fragore metallicocome seuna porta di ferro o di bronzo fosse stata chiusa e Punthy si era messo alatrare furiosamente.

I pirati dopo essersi urtati impetuosamente gli uni controgli altrinon avendo potuto frenare di colpo lo slanciosi erano arrestatipuntando le carabine.

- Che cosa c'è adunque? - chiese YanezraggiungendoSandokan.

- Pare che i Thugs ci abbiano chiusa la via- rispose ilcapo dei pirati di Mompracem. - Vi deve essere una porta dinanzi a noi.

- La faremo saltare con un buon petardo- disse de Lussac.

- Va' a vedereKammamuri - disse Tremal-Naik.

- Sempre la torcia molto alta- consigliò Sandokan- e voiabbassatevi tutti.

Il maharatto stava per obbedirequando alcuni sparirimbombarono non dinanzi ai piratibensí alle loro spalle.

- Ci prendono fra due fuochi- disse Sandokan. -Sambigliongprendi dieci uomini e coprici le spalle.

- Sícapitano- rispose il mastro.

Gli spari si succedevano agli sparima i Thugs ingannatidalle torce che venivano tenute sempre molto altenon colpivano che le voltedella galleria.

Sambigliong ed i suoi uominiguidati invece dalla luce deilampi prodotti dalla polverestrisciarono silenziosamente verso quei tiratori epiombarono furiosamente addosso a loroassalendoli coi parangs.

Mentre il suo drappello impegnava un furioso combattimentoKammamuriSandokan e Tremal-Naik si erano accostati rapidamente alla porta cheimpediva loro di avanzareper sgangherarla con un petardo a cui avevano giàaccesa la miccia; invece con loro stupore la trovarono socchiusa.

- L'hanno riaperta- disse Tremal-Naik.

Stava per spingerlaquando Sandokan l'arrestò.

- Vi è forse un agguato lí dentro- disse.

I mugolii della tigre confermavano i suoi sospetti e anche isoffi rumorosi del cane.

- Che aspettino che noi apriamo per fucilarci a brucia-pelo?- chiese Tremal-Naiksottovoce.

- Ne sono sicuro.

- Eppure non possiamo fermarci qui.

- Fate avanzare silenziosamente i nostri uominisignor deLussace dite loro che si tengano pronti a far fuoco. Dammi il petardoKammamuri.

Prese la bomba e soffiò sulla miccia per farla consumarepiú presto a rischio di vedersela scoppiare fra le manipoi socchiusedolcemente la porta e la lanciògridando:

- Indietro!

Un momento dopo si udí una formidabile detonazioneseguitada urla orribili. La portastrappata dai cardini dalla violenza dellaesplosioneera caduta.

- Avanti! - gridò Sandokanche era stato atterrato dallospostamento violentissimo dell 'aria.

Degli uomini fuggivano all'impazzata dinanzi a loromentreal suolo si dibattevanonelle ultime convulsioni della mortealcuni Thugscolle membra strappate ed i ventri orrendamente squarciati.

I pirati si erano trovati in una vasta sala sotterranea cheera illuminata da alcune torce infisse nei crepacci delle paretie adorna dialcune statue mostruoserappresentanti forse dei geni indiani.

Spararono alcuni colpi dietro ai fuggiaschi onde impedireloro di riorganizzarsipoi si lanciarono a corsa sfrenata.

Sambigliongche aveva respinti gli assalitorili aveva giàraggiunti portando fra le poderose braccia Surama onde non rimanesse indietro ericadesse fra le mani dei Thugs.

Non incontravano piú nessuna resistenzané nelle gallerieche attraversavanoné nelle caverne.

Gli strangolatoriormai impotenti a far fronte a queiterribili avversari che nessun ostacolo piú trattenevafuggivano da tutte leparti con clamori assordantiparte rifugiandosi nelle gallerie lateralipartedirigendosi verso la pagoda sotterranea per tentare forse di guadagnare l'uscitadel banian riaperta da Suyodhana.

- Avanti! Avanti! - gridavano malesi e dayachi entusiasmatida quella carica che spazzava via tutto.

Ad un tratto peròquando meno se l'aspettavanoviderorovinarsi addosso un nuvolo di strangolatori.

- Cercano di difendere la pagoda sotterranea! - urlòKammamuri. - Sta' dietro di loro!

Era forse l'ultima lotta che impegnavano i Thugs.

Sandokancon un comando rapidoaveva disposti i suoi uominiin quadratomanovra che potevano eseguire senza difficoltà trovandosi in quelmomento in una sala sotterranea abbastanza vasta e che pareva avesse numerosecomunicazioni. Dalle gallerie laterali uscivanocorrendo furiosamentedegliuomini quasi nudiagitando lacciscuripicozzecoltellacciterwar eanche carabine e pistoloni.

Urlavano spaventosamente invocando la loro divinitàmaquelle urla non sgomentavano affatto né i malesi né i dayachiabituati alletremende grida di guerra dei loro selvaggi compatrioti.

- Fuoco senza misericordia! - aveva gridato Sandokan che sitrovava in prima fila con Yanez e Tremal-Naik. - Badate che non si spengano letorce!

Una fucilata nutritasparata quasi a brucia-pelomandò acatafascio i primi giunti addosso al quadratogettandone molti a terra; neseguí subito una seconda; poi s'impegnò una mischia sanguinosa all'armabianca.

Quantunque cinque o sei volte inferiorii tigrotti diMompracemresistevano tenacemente ai furibondi attacchi dei fanaticisenzaaprire le loro file.

Degli uomini cadevano anche dalla loro parte sotto i colpi dipistola e di carabina dei settari; ma non per questo si sgomentavano e facevanointrepidamente fronte ai nemicimeravigliando de Lussac che credeva di vederliscompaginarsi dopo i primi attacchi.

Il terreno si copriva di morti e di moribondinondimeno iThugs quantunque incessantemente ributtatitornavano alla carica conun'ostinazione ammirabiletentando di schiacciare quel gruppo che aveva avutol'audacia di scendere nelle loro caverne.

Ciò non poteva durare a lungo. La tenacia ed il coraggiopiú che straordinario delle tigri di Mompracem dovevano disorganizzare quellebande indisciplinate che caricavano all'impazzata.

Vedendo i Thugs a esitareSandokan ne approfittò per dareloro l'ultimo colpo. A sua volta lanciò i suoi uomini all'assaltodivisi inquattro gruppi.

Lo slancio dei pirati fu tale che le colonne dei Thugs furonoin brevi istanti tagliate a pezzi a colpi di parangs e di kampilangs.

La disfatta era completa.

I fanaticidopo una brevissima resistenzasi eranoaffollati nella galleria che metteva nella pagoda sotterraneaincalzati daipirati che non risparmiavano piú nessuno e che sciabolavano spietatamente imeno lesti.

Invano gli strangolatori tentarono chiudere la porta dibronzo che metteva nella pagoda. Le tigri di Mompracem non ne lasciarono loro iltempo ed entrarono quasi insieme nell'immenso sotterraneo nel cui centrosottouna grande lampada illuminatas'innalzava una mostruosa statua rappresentantela sinistra divinitàcon dinanzi un bacino entro cui nuotavano alcunipesciolini rossi del Gangeprobabilmente dei manghi.

I piratiguidati da Kammamuri e da Tremal-Naikl'attraversarono di corsacontinuando a fucilare i Thugs che fuggivano dinanzia loro urlando disperatamente ed entrarono in una seconda cavernameno vastadella pagodadove regnava una umidità straordinaria.

Dalle volte cadevano grossi goccioloni e anche lungo lepareti scendevano dei fili d'acqua che si radunavano in una fossa profonda.

Kammamuri additò a Sandokan una gradinata sulla cui cima siscorgeva una massiccia porta di ferro con numerosi tubi che si diramavano invarie direzioni.

- Mette sul fiume è vero? - chiese la Tigre della Malesia.

- Sí- rispose il maharatto.

- Datemi due petardi.

- Che cosa volete fare? - chiese de Lussac.

- Inondare i sotterranei: cosí finirà il regno della Tigredell'India.

- Annegherete tutti!

- Tanto peggio per loro- rispose Sandokan freddamente. - Hogiurato di venire qui a distruggerli e manterrò la mia promessa.

Preparatevi a fuggire.

Prese dalle mani di Yanez due petardi colle micce giàaccesee li collocò presso la portapoi scese rapidamente gridando:

- In ritirata!

Giunto però sulla porta della pagoda si arrestòfissando idue piccoli punti luminosi che scoppiettavano sull'ultimo gradino della scala.

Certo voleva accertarsi che l'umidità non spegnesse lemicce.

Passarono alcuni secondipoi un lampo squarciò le tenebrecui tenne dietro una detonazione formidabile che si ripercosse con cupo rimbomboattraverso le profonde gallerieseguito da un muggito assordante.

Una enorme colonna d'acquaanzi una caterattasi rovesciavanella cavernaspargendosi rapidamente dappertutto.

- In ritirata! - ripeté Sandokan slanciandosi nella pagoda.L'acqua invade i sotterranei!

Tutti fuggivano a precipizio al vacillante chiarore delletorcementre alle loro spalle udivano sempre piú il rombo sinistro delle acquedel Mangalprecipitantesi attraverso le gallerie ed i sotterranei.

Attraversarono come un lampo la pagodamentre in lontananzasi udivano le urla spaventevoli dei Thugs che le acque sorprendevano entro iloro tenebrosi rifugipoi si cacciarono nei corridoi.

Sambigliongla cui forza muscolare era prodigiosaportavasempre Surama onde le acque non la raggiungessero.

Stavano per attraversare l'ultima galleriaquando udirono unfracasso spaventevolecome se le volte sotterranee avessero ceduto e un'ondaenorme li raggiunsecoprendoli di spuma.

Ma già la pagoda dove avevano sostenuti i primicombattimenti e che non correva alcun pericolo di venire sommersanon sitrovava che a pochi passi.

- Annegatevi tutti! - gridò Sandokan varcando l'ultimaporta. Il rifugio dei Thugs non servirà piú che ai coccodrilli ed ai pesci delMangal.

Quando si trovarono all'apertoal sicuro dalle acquescorsero in direzione del banian degli uomini che fuggivano disordinatamenteverso le paludi dell'isola.

Alcuni strangolatori piú fortunati dovevano aver raggiuntal'uscita fatta aprire da Suyodhanaed erano riusciti a salvarsima erano cosípochi che Sandokan non stimò opportuno inquietarli.

- S'incaricheranno le tigri ed i serpenti di distruggerli -disse.

Quindi volgendosi verso Tremal-Naíkgli disse battendoglisu una spalla:

- Ed oraa Calcutta e poi a Delhi. Qual è la via piúbreve?

- Port-Canning- rispose il bengalese.

- Andiamo! Avrò la pelle di Suyodhana o non sarò piú laTigre della Malesia.

 

 

 

Capitolo XXVIII

SULLE TRACCE DI SUYODHANA

 

Il sole cominciava a indorare gli alti bambú delleSunderbunds quando la pinassacoi superstiti della spedizioneridotti aventicinque uominiapprodava a Port-Canningpiccola stazione inglese situataad una ventina di miglia dalle coste occidentali di Rajmangal e collegata aCalcutta da una buona via carrozzabile che attraversa una parte del deltagangetico.

Era quella la strada piú breve per raggiungere la capitaledel Bengalamentre per acqua avrebbero dovuto attraversare tutte le laguneoccidentali delle Sunderbunds per risalire poi l'Hugly oltre l'isola diBaratala.

Prima cosa che fecero Sandokan e il signor de Lussacfud'informarsi dell'insurrezioneche da alcune settimane avvampava nell'Indiasettentrionale.

Le notizie erano gravissime. Tutti i reggimenti indiani sierano sollevati a Cawnporea Lucknowa Meruttrucidando i loro ufficiali emassacrando tutti gli europei che si trovavano in quelle città e la Rani diJhansie aveva inalberato il vessillo della rivolta dopo d'aver fatto fucilare lapiccola guarnigione inglese.

Tutto il Bundelkund era in fiamme e Delhila città santaera già in potere degl'insorti e pronta alla resistenza.

L'antica dinastia del Gran Mogol vi era stata ricollocata sultronoin uno dei suoi ultimi discendentie la piú grande costernazioneregnava fra le truppe inglesi che si trovavano pel momento impotenti a farfronte a quella improvvisa tempesta che minacciava di estendersi in tuttal'India settentrionale.

- Non importa- disse Sandokanquando il tenente gli ebbecomunicate quelle gravi notizie che aveva avute dal comandante della piccolaguarnigione di Port-Canning. - Noi andremo egualmente a Delhi.

- Tutti? - chiese Yanez.

- Una truppa troppo numerosa potrebbe incontrare maggioridifficoltà- rispose Sandokan- anche avendo un salva-condotto dalgovernatore del Bengala. Che ve ne pare signor de Lussac?

- Avete ragionecapitano- disse il tenente.

- Partiremo solamente noi quattrocon una scorta di seiuomini e rimanderemo gli altri al praho con SambigliongKammamuri eanche Surama. La fanciulla ormai ci sarebbe piú d'impaccio che di utilità.

- Ed il signor Yanez costituirebbe un pericolo per voi-disse il tenente.

- E perché? - chiese il portoghese.

- Colla vostra pelle bianca non potreste entrare facilmentein Delhi. Gl'insorti non risparmiano alcun europeo.

- Mi camufferò da indianonon temetesignor de Lussac.

- E voi potrete seguirci? - chiese Sandokan.

- Spero di potervi accompagnare almeno fino agli avamposti.So che il generale Bernard concentra truppe ad Amballah e che gl'inglesi hannogià teso un forte cordone di truppe fra GwaliorBartpur e Pattiallah e che ilmio reggimento vi fa parte.

Certo a Calcutta troverò l'ordine di raggiungere la miacompagnia al piú presto possibile e siccome anche voi viaggerete rapidamentenon mi si negherà di accompagnarvi.

- Allora partiamo- concluse Sandokan.

Kammamuri aveva già noleggiati sei mail-cartleggiere vetture con un sedile sul dinanziche serve al cocchiere e uno didietro ove possono prendere parte due persone e che sono tirate da tre cavalliche si cambiano di bengalow in bengalow.

È la posta indiana nei luoghi ove manca la ferrovia.

Sandokan diede a Sambigliong gli ultimi ordiniincaricandolodi condurre la pinassa ed il praho a Calcutta e di aspettare colà illoro ritornopoi diede il segnale della partenza.

Alle nove del mattino le sei vetture lasciavano Port-Canninglanciandosi a corsa precipitosa sulla via aperta fra la immensa junglagangetica.

I cocchieri indianiai quali Sandokan aveva promessa unavistosa mancianon risparmiavano i cavallii quali correvano come il ventosollevando immense nubi di polvere.

Alle due pomeridiane i viaggiatori giungevano già aSonaporestazione situata quasi a metà fra Port-Canning e la capitale delBengala.

I cavalli però erano completamente fiaccati da quella corsaindiavolatafatta per di piú sotto un sole ardentissimo che li faceva fumarecome zolfatare.

Sandokan ed i suoi compagni fecero una fermata d'una mezz'oraper mangiare un bocconepoi ripartirono con cavalli freschi somministrati dalservizio postale.

- Mancia raddoppiata se noi giungeremo a Calcutta prima dellachiusura dell'ufficio postale- aveva detto Sandokansalendo sul suo mail-cart.

Non ci voleva di piu per eccitare i cocchieri a far largo usodelle loro fruste a manico corto e dalla correggia lunghissima e che sannoadoperare con un'abilità sorprendente. Le sei vetture ripartirono con velocitàfulmineatrabalzando orribilmente sui larghi solchi della viainduritidall'ardente calore solare.

Alle cinque i primi edifici dell'opulenta capitale delBengala si delineavano già all'orizzontee alle sei i mail-cartentravano nei sobborghi facendo fuggire i pedonitanta era la loro velocità.

Mancavano dieci minuti alla chiusura della distribuzionequando giungevano dinanzi all'imponente ufficio postale della capitalebengalese.

Il signor de Lussacche aveva delle conoscenze fragl'impiegati superiorie Sandokan entraronoper uscirne poco dopo con unalettera indirizzata al comandante della Marianna.

In un angolo portava la firma di Sirdar.

Fu immediatamente aperta e letta avidamente.

Il bramino li avvertiva che Suyodhana era giunto a Calcuttaal mattinoche aveva noleggiato il piú rapido fylt' sciarra trovato nelportomontato da scelti barcaiuolie che si preparava a risalire l'Hugly perraggiungere il Gange e di là toccare Patna per prendere la ferrovia di Delhi.

Aggiungeva che vi erano con loro la piccola Darma e quattrodei piú noti capi dei Thugs e che avrebbero trovate sue notizie all'ufficiopostale di Monghyr.

- Ha dodici o tredici ore di vantaggio su di noi- disseSandokan quand'ebbe terminata la lettera. - Credetesignor de Lussac che noipotremo raggiungerlo prima che arrivi a Patna?

- Forseprendendo la ferrovia che va aHougly-Ranigandsch-Madhepurma saremo poi costrettigiunti a Patnaa prenderela linea di Monghyr per ritirare la lettera.

- Ossia tornare indietro?

- Perdendo sei ore almeno e poi voi non avete pensato che iodevo visitare il governatore del Bengala per ottenere il vostro salva-condottoquindi presentarmi al comandoe che ora è troppo tardi per essere ricevuto.

- Dovremo quindi perdere ventiquattro ore- disse Sandokanfacendo un gesto di malumore.

- È necessariocapitano.

- Quando potremo giungere a Patna?

- Posdomani sera.

- Vi arriverà prima quel cane di Suyodhana?

- Tutto dipende dalla resistenza dei suoi barcaiuoli-rispose il tenente.

- Se noleggiassimo anche noi una rapida scialuppa?

- Perdereste maggiore tempo e avreste minori probabilità diriguadagnare le ventiquattro ore che siamo costretti a perdere. Venite a casamiasignori e riposiamoci fino a domani mattina. Alle nove sarò dalgovernatore e prima del mezzodí noi saremo in viaggio.

Comprendendo che sarebbe stato inutile fare altre obiezioniSandokan ed i suoi amici accettarono di buon grado l'ospitalità che veniva loroofferta e si fecero condurre nello Stranddove si trovava la palazzina delfrancese.

La serata la passarono combinando piani su pianiper cercareil modo di poter raggiungere il fuggitivo prima che potesse unirsi ai ribelli.

L'indomanipoco prima delle undiciil tenente che erauscito di buon mattinorientrava nella sua palazzina col volto ilare.

Aveva avuto un lungo colloquio col governatoresulla impresafortunata condotta da Sandokan contro i terribili Thugse recava unsalva-condotto che concedeva ai suoi prodi amici il libero passaggio attraversole colonne inglesi operanti nell'Oudhe e nel territorio di Delhii due centridell'insurrezioneuna lettera di raccomandazione pel generale Bernardnonchéil permesso di accompagnarli fino al gran cordone militare stabilito fraGwaliorBartpur e Pattiallah.

Fecero rapidamente i preparativi della partenza e al tocco ilpiccolo drappello lasciava Calcutta prendendo la lineaHougly-Ranigandsch-Bar-Patnain un comodo carrozzone della North-Indian-Railway.

Le compagnie ferroviarie indiane nulla hanno risparmiato ondei viaggiatori possano trovare dovunque le piú grandi comoditàe le loro lineeben poco hanno da invidiare a quelle dell'America del nord.

Ogni carrozzone non ha che due soli scompartimentiamplissimiin ciascuno dei quali trovasi una panchetta la cui spallierache èrialzata e attaccata per mezzo di correggeforma una specie di letto del generedi quelli che si usano a bordo degli steamers.

Ai due lati dello scompartimento si trovano i gabinetti perabbigliarsi e lavarsi.

Mercé quelle disposizionii treni indiani possonopercorrere distanze immense senza obbligare i viaggiatori a fare delle fermate.

Si aggiunga inoltre che in ogni stazione un impiegato salenello scompartimento per chiedere ai viaggiatori la distinta del pranzo chedesideranoche viene subito telegrafata dove il treno farà la fermata.

In tal modo trovano tutto prontosenza aver bisogno discendere dai loro carrozzoni. Il trenocomposto d'una macchina potentissima edi pochi carrozzonicorreva rapidissimo con grande soddisfazione di Sandokanil quale vedeva scemare di minuto in minuto la distanza che lo separava daPatna.

Comodamente seduti sui loro sediligli audaci avversaridella Tigre dell'India fumavano e chiacchieravano per ingannare il tempo.

D'altronde si trovavano benissimosenza troppo soffrire ilcaldoessendo i carrozzoni indiani circondati da stuoie di vetivermantenute sempre umide da serbatoi speciali per conservare una certa frescura edevitare i casi di apoplessia e le insolazioni che sono cosí frequenti sottoquei climi ardentissimi.

Alle tre avevano già oltrepassata la stazione di Houglyamezzanotte anche Ranigandsch era rimasta indietro ed il treno filava versol'alto Bengala avvicinandosi rapidamente al maestoso Gange.

Non fu però che all'indomaniverso le due pomeridianecheSandokan ed i suoi amici entrarono in Patnauna delle piú importanti cittàdel Bengala settentrionale che bagna i suoi bastioni nelle acque del sacrofiume.

Loro primo pensiero fu di recarsi all'ufficio postalesperando di trovare qualche lettera di Sirdarma non ve n'era nessunaindirizzata al comandante della Marianna.

- Andiamo a Monghyr- disse la Tigre della Malesia. - Sivede che Suyodhana non si è fermato qui e che ha continuato il suo viaggioprecipitoso.

Vi era un treno in partenza per quella città. Lo preserod'assalto e pochi minuti dopo partivano costeggiando per un lungo tratto ilGange.

Tre ore dopo erano all'ufficio postale.

Sirdar aveva mantenuta la sua promessa. La lettera datavadalla sera del giorno precedente e li avvertiva che Suyodhana aveva congedatol'equipaggio e che erano saliti sul treno in partenza per Patnalinea diChupra-Goraklipur-Delhi.

- Il birbante ancora una volta ci è sfuggito- esclamòSandokancon rabbia. - Non ci rimane che di andarlo a scovare a Delhi.

- Potremo entrare in quella città? - chiese Tremal-Naikguardando il luogotenente.

- Gl'inglesi non hanno ancora cominciato le operazionid'assedio- rispose de Lussac. - Credo quindi che potrete facilmente entrarviassieme agl'insorti che stanno sgombrando Cawnpore e Lucknow. Vi prego però dicamuffarvi da indiani e di procurarvi delle armi. Non si sa mai ciò che puòsuccedere.

- Torniamo a Patna e poi in viaggio per Delhi- disseSandokan. - Sarà là che la Tigre della Malesia ucciderà la Tigre dell'India.

- E dove potremo trovare Sirdar? - chiese Yanez.

- Il bramino ha pensato anche a questo- rispose Sandokan. -In un poscritto ci avverte che tutte le serefra le nove e le dieciciaspetterà dietro il bastione chiamato Cascemir.

- Sapremo trovarla quella fortezza?

- E la piú solida della città- disse de Lussac. - Tuttisapranno indicarvela.

- Partiamo- comandò Sandokan.

La sera istessa erano di ritorno a Patna.

Non essendovi treni fino al mattinosi recarono in albergo eapprofittarono di quella sosta per camuffarsi da ricchi maomettani e perprocurarsi delle buone carabine indiane e certi pugnali somiglianti agli jatagan.

Quando al mattino si recarono alla stazionesi viderocostretti a cambiare itinerariopoiché i treni non proseguivano oltreGorakhpurin causa delle scorrerie dei ribelli. Rimaneva però libera la lineadi Benares-Cawnporedopo l'evacuazione dell'insorti da quest'ultima città perconcentrare le loro difese in Delhi.

Fu senz'altro sceltaquantunque piú lunga e alle 10partivano a tutto vapore per l'alta India toccando successivamente BenaresAllabadFatehpur e l'indomani sera scendevano alla stazione di Cawnpore cheportava ancora le tracce delle devastazioni commesse dai cipayes insorti.

La città era ingombra di truppe giunte da tutte leprincipali città del Bengala e del Bundelkundche si preparavano a partire perDelhi dove l'insurrezione avvampava piú furiosa che mai.

Mercé il salva-condotto e sopra tutto la lettera delgovernatore del Bengalapoterono ottenere dalle autorità militari il permessodi prendere posto in un treno che conduceva due compagnie d'artiglieria fino aKoilossia fino alla linea d'osservazione delle avanguardie inglesi.

Fu dopo il mezzodí dell'indomani che poterono giungere aquella piccola stazione.

- Il nostro viaggio in ferrovia è finito- disse illuogotenente scendendo dal treno.

- La linea piú oltre è tagliatama qui i cavalli nonmancano ed in dieci ore potrete giungere a Delhi.

- È qui che ci lasciatesignor de Lussac? - chieseSandokan.

- Vi è qui una compagnia del mio reggimentoperò viaccompagnerò fino presso la città per facilitarvi l'entrata.

- È vero che è già assediata?

- Si può considerarla come talequantunque i ribelli escanosovente a dare battaglia. Vado a procurarvi i cavalli ed a mostrare la letteradel governatore ed il salva-condotto al comandante delle truppe.

Non erano ancora scorse due ore che SandokanYanezTremal-Naikil francese e la loro piccola scortalasciavano la stazionegaloppando verso Delhi.

 

 

 

Capitolo XXIX

L'INSURREZIONE INDIANA

 

L'insurrezione indiana del 1857se ebbe una duratabrevissima fu nondimeno sanguinosissima e fece battere il cuore deiconquistatoritanto piú che nessun inglese l'aveva nemmeno lontanamenteprevista.

La ribellione di Barramporescoppiata alcuni mesi innanzi erepressa in fretta e anche troppo ferocemente dalle autorità militarinon erastata che la prima favilla del grande incendio che doveva devastare gran partedell'India settentrionale. Già da tempo un profondo malumoreabilmentedissimulato peròregnava fra i reggimenti indiani accantonati a MerutaCawnpore ed a Lucknowferiti nel loro orgoglio di casta dalla nomina di qualchesubadhar e jemmadar() di rango inferiore e anche dalle voci sparsead arte da emissari di Nana-Sahibil bastardo di Bitorche gli inglesi davanoai soldati indú cartucce spalmate con grasso di vacca ed a quelli di fedemussulmana con grasso di porcoun'atroce profanazione sia pei primi che peisecondi.

L'11 maggioimprovvisamentequando meno gl'inglesi se loaspettavanoil 3° Reggimento di cavalleria indianaaccantonato a Merutcittà prossima a Delhipel primo dà il segnale della rivoltafucilando tuttii suoi ufficiali inglesi.

Le autorità militarispaventatetentarono subito direprimerlaincarcerando i ribellima la sera del 10 due reggimenti di cipayesl'11° ed il 12°prendono le armi e obbligano i loro capi a scarcerare idetenuti e altri 1200 rivoltosi.

Quell'atto di debolezza fu fatale perché la notte istessa i cipayesed i cavalleggeri si gettarono furiosamente sui quartieri europei incendiandolie massacrando senza compassione le mogli ed i figli dei funzionari inglesi edegli ufficiali.

Simultaneamente si ribellavano le guarnigioni di Lucknow e diCawnporefucilando i loro superiori e trucidando quanti europei si trovavano inquelle due cittàmentre la Rani di Jhansieuna bellissima e coraggiosaprincipessainalberava lo stendardo della rivolta massacrando la guarnigioneinglese.

Le autorità militarisorprese da quello scoppio tremendosi erano trovate lí per lí impotenti a far fronte all'uraganonon disponendod'altronde di forze sufficienti. Si limitarono a tendere un cordone militare fraGwaliorBartpur e Pattiallahsperando d'opporsi ai ribelliche si eranoconcentratisotto gli ordini di Tantia Topiuno dei piú abili ed audacicondottieri indianiche doveva piú tardi far stupire anche gl'inglesi collasua ritirata attraverso il Bundelkund.

Non riuscirono che in parte al loro scopopoiché gliinsortidopo d'aver uccisi tutti gli europeigià alla mattina dell'11induecentocinquanta si gettavano su Delhitrascinando nella rivolta il 34°reggimento dei cipayes che aveva già fucilati i suoi ufficiali.

Gli europeiscampati alle stragi di Merut e di Allighurvisi erano rifugiati. Il luogotenente Willoughbycomprendendo che stavano pervenire trucidatili accolse nella torre dello Stentoredo dove organizzò unadisperata resistenza.

Vedendosi assalito da tutte le partiquel valorosocon unsangue freddo ammirabilediede fuoco alle polverifacendo saltare piú dimille e cinquecento assedianti eapprofittando della confusioneriusciva acondurre ancora in salvo le donnei fanciulli ed i vecchidirigendoli parte aCarnal e parte a Amballah ed a Merut che erano state sgombrate degl'insorti.

Fu allora che accorse in Delhi il reggimento ribelled'Allighuril quale s'affrettò a proclamare un re scelto fra i discendentidella vecchia dinastia del Gran Mogolproclamazione che fu festeggiata colmassacro di cinquanta europei e dei loro figli che si erano barricati nelpalazzo reale.

Furiosi combattimenti si erano seguiti contro le primecolonne inglesi avanzatesi nel territorio battuto dai ribellicon varia fortunae con molte stragi d'ambo le parti.

Gl'inglesi peròaffidato il comando delle loro forze algenerale Bernardpoco soddisfatti delle lentezze e delle esitazioni delgenerale Arisona poco a poco avvolgevano Delhientro cui gl'insorti sifortificavano febbrilmentein attesa di venire assediati.

Ai primi di giugno la città si poteva considerare comeassediatama gl'inglesi non ottenevano alcun successo apprezzabile e sivedevano costretti a ritirarsi sovente dinanzi ai furiosi ed incessanti attacchidegl'insorti. Per di piú mancavano di pezzi d'assediosoffrivano enormementepel caldo intenso e pel clima micidialissimo.

Tuttavia l'ora triste stava per suonare pei ribelli; Delhiera ormai condannata a cadere inesorabilmente in un mare di sangue.

 

Sandokan ed i suoi amicimontati su veloci cavallioltrepassate le avanguardie inglesi di Koilsi erano diretti verso Delhidacui non distavano che poche ore.

Il signor de Lussacche aveva indossata la splendida divisadegli ufficiali bengalesi e che aveva un lascia-passare del comandante di Koilfaceva largo ai suoi compagni.

Bastava la sua presenza per evitare degli interrogatori cheavrebbero fatto perdere tempo a Sandokan.

Il paese formicolava di soldatidi cavalli e di artiglierieche muovevano verso l'antica capitale del Gran Mogol.

Il parco d'assediolungamente attesoera giunto e venivadiretto verso il nord per diroccare i saldi bastioni della cittàche finoallora avevano tenacemente resistito agli assalti della fanteria dei minatori.

Le tracce della terribile insurrezione si vedevano dovunque.Villaggi arsi; campagneche dovevano essere state splendidecompletamentedistrutte; cadaveri dappertutto che ammorbavano l'aria e che attiravano stormiimmensi di marabúdi bozzagridi arghilahdi nibbi e di gypaetiquegli insaziabili divoratori di carogne.

Quattro ore dopo la loro uscita da Koili cavalierigiungevano in vista delle torri e dei bastioni della capitale del Gran Mogol.

Lunghe colonne d'inglesi ingombravano le campagne. Al mattinoun combattimento furioso era avvenuto fra assediati ed assedianticolla peggiodi questi ultimi e montagne di cadaveri fiancheggiavano la via principale.

La linea d'assedio era stata in piú luoghi spezzata dairibellii quali scorazzavano le campagne vicine per predare il bestiame cheancora rimaneva nei dintorni. L'entrata nella città non era quindi difficileper uomini camuffati da indiani e che potevan passare per ribelli giunti daMerut o da Furridabad. Il momento della separazione era giunto.

- Signor de Lussac- disse Sandokanvedendo il luogotenentescendere da cavallodopo aver oltrepassato le ultime avanguardie. - Quandopotremo ritrovarci?

- Ciò dipende dalla resistenza che opporrano gl'insorti-rispose il francese. - Io non entrerò che alla testa del mio squadrone.

- Credete che le cose andranno molto per le lunghe?

- Domanigli inglesi metteranno in batteria i loro pezzid'assedio e vedrete che i bastioni di Delhi non resisteranno molto.

- Come potrei farvi avere nostre notizie?

- Ah sípensavo a questo stamane- disse il francese. -Bisogna che io sappia dove avrete preso alloggio per proteggervi. Quando gliinglesi entreranno in Delhifaranno indubbiamente delle stragi perché sonoesasperatissimi e hanno giurato di vendicare le loro donne ed i loro fanciullimassacrati a CawnporeLucknowad Allighurecc. Un'idea.

- Parlate.

Tutte le notti dal bastione di Cascemir gettate al di là delfossato qualche oggetto voluminoso con entro una lettera. M'incaricherò io difarlo rintracciare. Un turbante per esempiopossibilmente bianco.

- Sta bene- disse Sandokan.

- Il salvacondotto e la lettera del governatore non sarebberosufficienti per proteggerci? - chiese Yanez.

- Non dico di notuttavia non si sa mai quello che puòaccadere nel furore dell'assalto e sarà molto meglio che vi sia io perproteggervi. Ecco le tenebre che scendono: è il momento di approfittare pervoi. Addio miei bravi amici; vi auguro di trovare la piccina e di dare l'ultimocolpo agli adoratori di Kalí.

Si abbracciarono un po' commossipoimentre il francesetornava verso il campo ingleseSandokan ed i suoi compagni si spinseroarditamente verso la città.

Numerosi cavalieri scorazzavano i dintornisaccheggiando leborgate che gl'inglesi avevano sgombrate al mattino.

Vedendo avanzarsi quel gruppo armatoun drappello disaccheggiatori guidato da un subadhars'avanzò intimando loro diarrestarsi. Tremal-Nalk che si era messo alla testafu pronto a obbedire.

- Ove andate? - chiese il subadhar.

- A Delhi- rispose il bengalese- per difendere labandiera della libertà indú.

- Da dove venite?

- Da Merut.

- Come avete fatto ad oltrepassare le linee inglesi?

- Abbiamo approfittato della sconfitta che avete loroinflitto stamaneper girare il loro accampamento.

- È vero che hanno ricevuti molti cannoni?

- Un intero parco d'assedioche metteranno in batteriaquesta notte.

- Maledetti cani! - gridò il subadhar digrignando identi. - Vogliono prendercima vedremo se riusciranno. Siamo in buon numeroentro la città e tutti risoluti a farci uccidere piuttosto che arrenderci.Conosciamo troppo bene la pretesa civiltà degl'inglesiche si riassume in unasola parola: distruggere.

- È vero- disse Sandokan. - Ci fate entrare in città?Abbiamo fretta di combattere e poi siamo stanchissimi e affamati

- Nessuno può varcare la porta di Turcoman senza subireprima un interrogatorio dal comandante delle truppe operanti fuori dei bastioni.

Io non dubito che voi siate degli insortidei fratelli;nondimeno io devo obbedire agli ordini ricevuti.

- Chi è il comandante? -. chiese Tremal-Naik.

- Abú-Assamun mussulmano che ha abbracciata la nostracausa e che ha dato prove non dubbie della sua fedeltà e del suo valore.

- Dove si trova?

- Nella borgata piú avanzata.

- Dormirà a quest'ora- disse Sandokan. - Mi spiacerebbepassare la notte fuori di Delhi.

- Vi offrirò alloggio e vitto: seguitemi. Il tempo è troppoprezioso per noi.

Il subadhar fece cenno ai suoi uomini di circondare ilpiccolo drappello e di armare i moschettipoi si mise in marcia a piccolotrotto.

- Non avevo prevista questa cosa- mormorò Tremal-Naikvolgendosi verso Sandokan che era diventato pensieroso. - Potremo cavarcelabene?

- Mi sento prendere da un irresistibile desiderio di caricarea fondo questi saccheggiatori e di disperderli. Non resisterebbero ad unvigoroso attaccoquantunque siano quattro volte piú numerosi di noi.

- E dopo? Credi tu che noi potremmo entrare indisturbatinella città santa? Non vedi laggiú altri drappelli di saccheggiatori chescorazzano la campagna? Ai primi colpi di fuoco li avremmo tutti addosso.

- È la loro presenza che mi ha trattenuto finora- risposeSandokan.

- D'altronde che cosa abbiamo noi da temere da uninterrogatorio?

- Che cosa vuoiamico Tremal-Naikoggi sono piú diffidenteche mai. Vi possono essere dei Thugs nella borgatae potrebbero riconoscerti.

Il bengalese provò un brivido.

- Non sarebbe una bella avventurané piacevole- risposepoi. - Bah! Forse esageriamo nei nostri timori.

Erano le dieci quando giunsero dinanzi ad una borgatellasemi-distruttaformata da due dozzine di capanne sconquassate.

Numerosi fuochi ardevano qua e làfacendo scintillaregrossi fasci di fucili; e molti uomini d'aspetto brigantescocon immen turbantie le fasce ripiene di pistolonidi jatagan e di tarwars'aggiravano fra una moltitudine di cavalli.

- È qui che abita il capo? - chiese Sandokan al subadhar.

- Sí- rispose l'interrogato.

Fece far largo alla sua scorta e si arrestò dinanzi ad unapiccola capanna col tetto crollanteche era ingombra di insorti coricati suammassi di foglie secche.

- Lasciate il posto- disse con un tono cosí imperioso danon ammettere replica.

Quando i soldati se ne furono andatipregò Sandokan ed isuoi compagni di entrarescusandosi di non avere pel momento di megliomapromettendo che avrebbe mandato loro la cena.

Lasciò la scorta a guardia della casupola e s'allontanò apiedistrascinando rumorosamente la sua enorme scimitarra.

- Bel palazzo che ci hanno offerto- disse Yanezche nonaveva perduto un atomo del suo solito buon umore.

- Scherzifratello? - disse Sandokan.

- Dovrei piangere perché non ci hanno assegnato un postomigliore? Vi sono delle foglie che surrogheranno i letti e che ci basteranno perfare una buona dormitadopo d'aver riempito il ventrese la cena arriverà.

Già prevedo che non entreremo in Delhi prima di domanimattina.

- Se vi entreremo- rispose Sandokanche pareva tormentatoda qualche presentimento.

Yanez stava per rispondere quando entrò un soldato cheindossava ancora la divisa dei cipayesportando una fiaccola ed uncanestro che pareva contenesse la cena. Si era appena inoltrato sotto lacasupolaquando mandò un grido di sorpresa e di gioia.

- Il signor Tremal-Naik!

- Bedar! - esclamò il bengaleseavvicinandoglisi. - Checosa fai qui? Un cipai che ha combattuto sotto gli ordini del capitanoMacpherson fra i ribelli!

L'insorto fece un gesto vagopoi disse:

- Il padrone non è qui e poi l'ho rotta anch'iocompletamente cogl'inglesi. I miei camerati hanno disertato ed io li ho seguiti.E voisignoreperché siete venuto qui? Avreste abbracciata la nostra causa?

- Sí e no- rispose il bengalese.

- Ecco una risposta non troppo chiarasignore- disse il cipairidendo. - Comunque sia lo scopo che qui vi ha condotto sono ben lieto divedervi e lo sarò doppiamente se potrò esservi utile.

- Vedremo piú tardi e ti spiegherò meglio perché mi trovodinanzi alla città santa.

- Ah!

- Cos'hai?

- Ci devono essere i Thugs lí sotto?

- Taci per ora. Che cosa ci hai recato Bedar?

- La cenasignoreun po' magra a dire il veroma i viverinon abbondano mai quando si è in campagna. Un po' d'antilope arrostitadellefocacce e una bottiglia di vino di palma.

- Basterà per noi- rispose Tremal-Naik. - Deponi e se seilibero cena con noi.

- È un onore che non rifiuterò- disse il cipai.

Aprí la cesta e levò la cenanon troppo copiosa; tuttaviapoteva bastare.

Sandokan e Yanezche non avevano ancora aperta la bocca eche tuttavia erano lietissimi di quell'incontromangiarono con appetitoimitati dalla loro scorta e da Tremal-Naik.

- Lasciate che vi presenti un valoroso cipai deldefunto capitano Macphersonuno di quelli che hanno preso parte alla primaspedizione contro i Thugs di Suyodhana.

- Dunque hai assistito alla morte dello sventurato capitano?- chiese Sandokan.

- Sísignore- risponde il cipaicon vocecommossa. - È spirato fra le mie braccia.

- Conoscerai quindi Suyodhana- disse Sandokan.

- L'ho veduto come vedo voi in questo momentoperché quandofece fuoco sul mio povero capitano non era che a dieci passi da me.

- Come sei sfuggito alla morte?

- Mi hanno raccontato che i Thugs di Suyodhana avevanodistrutti gli uomini che erano assieme al capitano.

- Per una fortunata combinazionesahib- rispose il cipai.- Avevo ricevuto un colpo di tarwar sul capomentre cercavo di rialzareil capitano che aveva ricevuto due palle nel petto. Il dolore che provai futaleche caddi svenuto fra le alte erbe della jungla.

Quando ritornai in me un profondo silenzio regnava nelleimmense pianure delle Sunderbunds. Mi trovavo fra cumuli di cadaveri. I Thugsnon avevano risparmiato nessuno dei cipayes che accompagnavano ilcapitano. Tutti i miei compagni erano cadutidopo però aver venduta la vita aben caro prezzo; non vi erano meno di duecento strangolatori distesi fra leerbe.

La ferita che aveva ricevuto non era grave. Arrestai ilsangue e dopo d'aver cercatosenza riuscire a trovarloil cadavere del miocapitanofuggii verso il fiume sperando di trovarvi ancora la cannoniera che ciaveva condotti nelle Sunderbunds.

Non vidi invece che dei rottami e dei cadaveri galleggianti:Suyodhanadopo d'aver distrutti i cipayesaveva dato l'assalto anchealla nave e l'aveva fatta saltare mettendo qualche miccia nel deposito dellepolveri.

- Síabbiamo saputo anche questoè vero Tremal-Naik? -disse Sandokan.

Il bengalese che era diventato assai tristefece col capo unsegno affermativo.

- Continuate- disse Yanezvolgendosi verso il cipai.- Questi particolari m'interessano. Non vi era piú nessuno sul Mangaldeivostri?

- Nessunosignoriperché anche l'equipaggio dellacannonierache ai primi colpi di fucile era accorso in nostro aiutoa suavolta era stato sterminato dai Thugs.

- Erano molti dunque quei furfanti? - chiese Sandokan.

- Quindici o venti volte piú numerosi di noi- rispose il cipai.- Errai per due settimane fra le junglevivendo di frutta selvatichecorrendoventi volte il pericolo di venire fatto a brani dalle tigri o tagliato in duedai gavialifinché passando d'isola in isolaraggiunsi le rive dell'oceanodove finalmente venni raccolto da una barca montata da pescatori bengalini.

- Bedar- disse Tremal-Naikdopo un po' di silenzio. - Haipiú riveduto Suyodhana?

- Maisignore.

- Eppure noi sappiamoda fonte sicurissimache egli sitrova in Delhi.

Il cipai fece un soprassalto.

- Lui qui! - esclamò. - So che i Thugs hanno abbracciata lanostra causa e che numerosi drappelli sono giunti dal Bengaladal Bundelkund eanche dall'Orissama non ho udito a parlare dell'arrivo del loro capo.

- Noi siamo venuti qui per cercarlo- disse Tremal-Naik.

- Volete regolare il vecchio conto? Se tale fosse la vostraintenzionepotete contare interamente su di mesignor Tremal-Naik- disseBedar. - Ho anch'io da vendicare il mio capitano che amavo come fosse mio padrequantunque io indiano e lui inglesee tutti i miei camerati caduti cosímiseramente nelle Sunderbunds.

- Sí- disse il bengalese con voce terribile. - Sono venutoqui per ucciderlo e per strappargli mia figlia che mi ha rapita alcuni mesi orsono.

- Vostra figlia rapita!

- Ti narreremo piú tardi ciò. Mi preme ora sapere da te senoi potremo entrare in Delhio meglio se Abú-Assam ce ne darà il permesso.

- Io non ne dubitosignorinon avendo alcun motivo percredervi spie degl'inglesi. Chi potrebbe asserire ciò? L'avete veduto ilgenerale?

- Non ancora; sappiamo che il subadhar che ci hacondotti quilo ha avvertito del nostro arrivo.

- È molto che siete qui?

- Un'ora.

- E non vi ha fatto ancora chiamare.

- No.

- È strano- disse il cipai. - Ordinariamente nonindugia mai. Lasciate che vada a trovare il subadharche deve essere lostesso che mi ha incaricato di servirvi da cena.

Si era appena alzato e si preparava ad uscirequando lo videcomparire accompagnato da due indiani che tenevano il viso nascosto da unapezzuola che pendeva dai loro enormi turbanti.

- Venivo in cerca ditesubadhar- disse il cipai.- Questi uomini cominciano ad impazientirsi e mi hanno detto che hanno fretta direcarsi a Delhi.

- Venivo appunto ad avvertirli di pazientare ancora un quartod'oraessendo in questo momento il generale occupatissimo. Tu li condurraiBedar.

- Va benesubadhar- rispose il cipai.

Ciò detto il comandante si allontanò facendo cenno ai dueuomini che lo accompagnavano di seguirlo.

- Chi sono quei due indiani con quegli immensi turbanti? -chiese Sandokan al cipai che li seguiva cogli sguardi. - I suoi aiutanti?

- Non saprei- rispose Bedar che pareva un po' preoccupato.- Mi parvero due seikki.

- E perché avevano il viso nascosto?

- Avranno fatto qualche voto.

- Ve ne sono altri seikki nel campo? - chiese Tremal-Naik.

- Non molti. I piú si sono uniti agl'inglesidimenticandoche anche essi sono indiani al pari di noi.

- Avete speranza di tenere testa agl'inglesi?

- Uhm! - fece il cipaicrollando la testa. - Se tuttigli indiani si fossero levati in armia quest'ora non vi sarebbe piú uninglese nell'Indostan.

Hanno avuto paura e ci hanno lasciati soli e noi pagheremoper tuttipoiché sono certo che quei maledetti europei non ci darannoquartiere. Sia! Mostreremo loro come sanno morire gl'indú.

Trascorso il quarto d'oraBedar si alzò dicendo:

- Seguitemisignori. Abú-Assam non ama aspettare.

Lasciarono la casupolaseguiti da un drappello di cavalieriche fino allora si era tenuto nascosto dietro una vicina capannae si avviaronoverso la piazza centrale dove Abú-Assam aveva collocato il suo quartiergenerale.

Tutte le tettoie e perfino le vie erano ingombre di insortie nessuno dormiva. Chiacchieravano attorno a dei giganteschi falòtenendo learmi a portata di manopronti a montare in sella al primo squillo di tromba.

Vi erano cipayes che indossavano ancora i loropittoreschi costumiavanzi di reggimenti di Merutdi Cawnporedi Allighur edi Lucknowbundelkani di Tantia Topi e della Raniseikki barbuti con enormiturbanti e scimitarre pesantissime e fucili lunghissimi; orissani e perfino maharattidi forme stupende che parevano statue di bronzo.

Pareva che aspettassero qualche assalto improvvisoavendotutti i cavalli imbrigliati ed insellati.

Il drappelloguidato da Bedar e sempre scortato daicavalierigiunse ben presto su una vasta piazza pure ingombra d'insorti edilluminata da enormi cataste di legna accesae s'arrestò dinanzi ad unacostruzione in muraturaassai malandatacolle pareti qua e là forate da palledi cannone e da granate e che doveva essere stata prima un elegante bengalowdi proprietà di qualche ricco inglese di Delhi.

- È qui che dimora il generale- disse Bedar.

Diede alle due sentinelleche vegliavano dinanzi alla portala parola d'ordine ed introdusse i pretesi insorti nella prima stanzadovetrovarono il subadhar il quale stava chiacchierando con parecchi uominid'alta staturadei montanari del Bundelkund probabilmentearmati fino aidenti.

- Deponete le vostre pistole e le vostre sciabole- disserivolgendosi a Sandokan ed agli altri.

I due scorridori del mareTremal-Naik ed i loro compagniobbedirono.

- Ora seguitemi- continuò il subadhar. - Il generale viaspetta.

Furono introdotti in un'altra stanza assai vastacon pochimobili sgangherati ed alcune sedie di bambú zoppicanti che erano ancoramacchiate di sangueindizio certo che là dentro era avvenuta qualche lottaaccanita.

Quattro montanari seikkitutti di forme erculeecustodivanole due portetenendo le scimitarre sguainate.

Dinanzi ad un tavolo stava invece un uomo piuttosto vecchiocolla barba quasi biancail naso adunco come il becco d'un pappagallo e gliocchi nerissimi e scintillanti come carbonchi.

Vestiva come i mussulmani dell'India settentrionalechehanno conservato il costume tartaro-turcomanno e sulle maniche di seta verdeaveva dei vistosi galloni d'oro.

Vedendo entrare Sandokan e gli altriaveva alzata la testasocchiudendo le palpebre come se la luce che proiettava la lampada sospesa alsoffitto gli offendesse la vistaosservò in silenzio per qualche minutodicendo quindicon voce nasale:

- Siete voi che chiedete il permesso di entrare in Delhi?

- Sí- rispose Tremal-Naik.

- Per combattere e morire per la libertà

- Contro il nostro secolare oppressore: l'inglese.

- Da dove venite?

- Dal Bengala.

- E come avete fatto a passare attraverso le linee nemichesenza essere stati fermati? - chiese il vecchio generale.

- Abbiamo approfittato della notteche era oscurissima ieripoi ci siamo nascosti in una capanna diroccata fino a che scorgemmo il subadhar.

Il vecchio rimase per alcuni istanti ancora silenziosofissando specialmente Sandokan ed i suoi malesiil cui colore doveva averglifatto una certa impressionepoi riprese:

- Tu sei bengalese?

- Sí- rispose Tremal-Naik senza esitare.

- Ma gli altri non mi sembrano indiani. La loro pelle ha uncolorito che non ho mai veduto sulle genti del nostro paese.

- È verogenerale. Quest'uomo- disseindicando Sandokan- è un principe malesenemico acerrimo degl'inglesi che ha parecchie voltesconfitti e battuti sanguinosamente sulle coste del Borneo e gli altri sono suoiguerrieri.

- Ah! - fece il generale - E perché è venuto qui?

- Era venuto a Calcutta a trovarmiessendo stato io alcunianni or sono suo ospite ed avendo appreso da me che gl'indiani si preparavano adinsorgereofferse il suo braccio potente ed il suo sangue alla nostra causa.

- È vero? - chiese Abú-Assamrivolgendosi verso la Tigre.

- Síil mio amico ha detto la verità- sono stato perlunghi anni il nemico piú tremendo degl'inglesi sulle spiagge del Borneo. Io liho sconfitti piú volte a Labuan e sono stato io a rovesciare James Brookeilpotente rajah di Sarawak.

- James Brooke! - esclamò il generalepassandosi una manosulla fronte come per ridestare qualche lontano ricordo. - Sídeve essere queltenente della compagnia delle Indie che ho conosciuto nella mia gioventú e chemi avevano detto che era diventato un rajah di una grande isola malese.

Già era un inglese anche quellodunque tuo nemico. El'altro che ha i lineamenti regolari come quelli d'un europeoda dove viene? -chiese poi additando Yanez.

- È un amico del principe.

- E anche quello odia gli inglesi?

- Sí.

- Gli inglesi soli? - chiese il generale alzandosi ecambiando bruscamente tono.

- Che cosa vuoi diregenerale? - chiese Tremal-Naikconinquietudine.

Invece di rispondere il vecchio disse:

- Sta bene: fra due o tre ore partirete per Delhi col subadharonde non vi scambino per nemici e vi fucilino. Seguite la scorta che vi ha quicondottima lasciate qui le armi che non vi verranno restituite se non entro lemura della città.

- Dove ci condurrà la scorta?

- Al deposito degli arruolamenti- rispose il generalefacendo loro cenno colla mano di uscire.

Tremal-Naik ed i suoi compagni obbedirono e ritrovarono al difuori la scorta ed il subadhar.

- Seguitemi signori- disse questifacendoli circondare daisuoi uomini. - Tutto va bene.

Bedar si era accostato a Tremal-Naiksussurrandogli agliorecchi.

- Non fidatevi: la va male per voima ci rivedremo presto.

La scorta si era appena messa in marciaquando due uominiche avevano il viso semi-nascosto dagli enormi turbantie che erano gli stessiche avevano accompagnato il subadhar alla casupolaentrarono nella saladel generale.

- Sono essi? - chiese il vecchiovedendoli entrare.

- Síli abbiamo riconosciuti perfettamente- rispose unodei due. - Sono essi che hanno invasa la pagoda di Kalíche hanno inondati isotterranei e che hanno fatto strage dei nostri. Essi sono alleati degl'inglesi.

- L'accusa è gravefigliuoli- disse il vecchio.

- Se sono giunti quinon devono avere che un solo scopo:quello di sorprendere il nostro capo e trucidarlo.

- Che cosa pretendete dunque?

- Che tu li tratti come traditori o tutti i Thugs che sono inDelhi e che sono pronti a morire per la libertà dell'India domani lasceranno lebandiere dell'insurrezione.

- Gli uomini sono troppo preziosi in questo momento perperderli- disse il vecchio dopo un istante di riflessione. - Siamo già troppopochi per difendere una città cosí vasta. Avete la mia parola: andate.

 

 

Capitolo XXX

I TRADITORI

 

Il drappello invece di dirigersi verso la casupola doveSandokan ed i suoi compagni avevano lasciati i loro cavalliprese un'altra viache passava fra bengalow mezzi distrutti dal fuoco e giardini devastati.

Tremal-Naikmesso in guardia dall'avvertimento datogli dal cipaie molto inquietotemendo qualche sorpresa inaspettatasi provò ad interrogareil subadharma l'ufficiale che era diventato bruscamente burberosilimitò a fargli cenno di continuare la via.

- Tremal-Naik- disse Yanez- mi pare che le cose nonvadano troppo lisce. - Che cosa è successo dunque?

- Non so nemmeno io- rispose il bengalese. - Mi sembratuttavia che si abbia ben poca voglia di farci entrare in Delhi.

- Che ci credano spie degl'inglesi? - chiese Sandokan.

- Un simile sospetto ci metterebbe in grave pericolo-rispose Tremal-Naik.

- Le spie si fucilano da una parte e dall'altra e gli inglesispecialmente non risparmiano gl'indiani.

- Eppure non possono accusarci di nulla- disse Yanez.

- Mi viene un sospetto- disse ad un tratto Sandokan.

- Quale? - chiesero ad un tempo Tremal-Naik ed il portoghese.

- Che qualcuno ci abbia veduti a parlare col signor deLussac.

- Guai se fosse vero- disse il bengalese. - Non saprei comepotremmo cavarcela.

- E non abbiamo piú le nostre armi! - disse Sandokan.

- Anche avendolea che cosa ci potrebbero servire? Vi sonoqui almeno un migliaio d'insorti e la maggior parte sono stati soldati.

- È veroTremal-Naik- disse Yanez. - Bah! Forse tuttofinirà invece bene.

- Dove ci hanno condotti? - chiese Sandokan.

La scorta si era fermata dinanzi ad una massiccia costruzioneche pareva fosse stata un tempo qualche torre pentagonale. La parte superioreera però caduta ed i rottami si vedevano accumulati a breve distanza.

- Che sia il deposito degli arruolamenti questo? - chieseYanez.

Il subadhar scambiò alcune parole colle duesentinelle che vegliavano dinanzi alla portapoi disse a Tremal-Naik ed ai suoicompagni:

- Entrate che l'arruolatore vi aspetta per darvi isalva-condottisenza i quali non potreste entrare nella città santa.

- E quando potremo ripartire? - chiese Sandokan.

- Tra qualche ora- rispose l'ufficiale. - Seguitemisignore.

Accese una torcia che aveva portata con séfece aprire lamassiccia porta che sembrava di bronzo e salí una scala piuttosto strettaicui gradini erano in disordine e coperti da uno strato viscido di fangonerastrodepositatovi dall'umidità.

- È qui che abita l'arruolatore? - chiese Tremal-Naik.

- Síal piano superiore- rispose il subdhar.

- Mi sembra piú una prigione che un ufficio.

- Non vi sono piú abitazioni disponibili. Avanti signorihofretta.

Giunti al primo piano spinse un'altra porta pure di bronzo esi ritrasse per lasciar passare SandokanTremal-NaikYanez ed i malesimaappena furono dentro con una rapida mossa la rinchiuse con fragorelasciandolinella piú profonda oscurità.

Sandokan aveva mandato un urlo di furore.

- Canaglia! Ci ha traditi!

Successero alcuni momenti di silenzio. Perfino Yanezchepareva non si sorprendesse di nullasembrava sbalordito.

- Sembra che ci abbiano rinchiusi- disse finalmentecollasua solita flemma. - Questa brutta sorpresaparola d'onorenon me l'aspettavanulla avendo noi fatto in danno degl'insorti. Che cosa ti pareamicoTremal-Naik?

- Dico che quel furfante di generale ci ha ingannatiabilmente- rispose il bengalese.

- Tremal-Naik- disse improvvisamente Sandokan. - Che vi siaqui sotto la zampa di Suyodhana?

- È impossibile che egli sia quiproprio nel momento delnostro arrivo.

- Eppure ho questo sospetto- rispose Sandokan.

- O piuttosto che qualche Thugs ci abbia riconosciuti e cheabbia detto al generale che noi siamo degli spioni? - disse Yanez.

- Potrebbe darsi- rispose Sandokan.

Come dissiio sono certo che qui sotto vi sia la mano deglistrangolatori- ripeté Sandokan.

- Vedremo innanzi a tutto dove siamo e se possiamo farla aituoi compatriotti- disse Yanez. - Siamo in sette e qualche cosa si potrebbetentare.

- Hai l'acciarino e l'esca? - chiese Sandokan.

- E anche una corda incatramatache ci servirà come torciaper una decina di minuti- rispose il portoghese. - E poii nostri malesi neavranno qualche altra in fondo alle loro tasche.

- Accendi- disse Sandokan. - Siamo tutti ciechi.

Yanez batté l'acciarino facendo scaturire alcune scintilleaccese l'esca e diede fuoco ad una sagola.

Sandokan l'alzò guardandosi intorno.

Si trovavano in uno stanzone assai vastosprovvisto dimobilicon quattro finestre di forma allungatache erano difese da grossesbarre di ferrole quali non erano certamente facili a smuoversi.

- È una vera prigione- dissedopo d'aver fatto il girodella sala.

- E non hanno scelto male il luogo- rispose Yanez. -Muraglie che devono avere uno spessore di qualche metro e del ferroin modo dinon lasciarci fuggire.

Io sarei curioso di sapere come finirà questa avventura.

Che i tuoi compatriotti stiano discutendo la nostra sorte epensino seriamente a fucilarci? Non sarebbe una cosa troppo allegrain fedemia.

- Aspettiamo che qualcuno venga- disse Sandokan. - Non cilasceranno a lungo senza notizie e senza cibo.

- Ah! Noi dimenticavamo il cipai del capitanoMacpherson- disse ad un tratto Tremal-Naik. - Quel brav'uomo s'interesseràdella nostra sortene sono sicuroe ci farà sapere qualche cosa.

- È vero- rispose Yanez- per mio conto m'ero scordato dilui.

- Ben poco potrà fare- disse Sandokan. - Non ha autorità.

- Avrà però degli amici- rispose Tremal-Naik. - Io hofiducia in lui.

- Cerchiamo di passare la notte alla meno peggio- disseYanezgettando a terra la sagola che si era ormai quasi interamente consumata.

- Fino a domani nessuno si farà vedere.

Non essendovi né lettiné pagliai sette uominisicoricarono sul nudo terrenoche non era però umidoe cercarono diaddormentarsi.

Erano tanto stanchi chemalgrado le loro preoccupazioninontardarono molto a russare.

Quando l'indomani si svegliaronoil sole cominciava a farcapolino attraverso le grosse sbarre di ferro delle finestre.

- In piedi- comandò Sandokan. - Pare che anche senza unletto si possa dormire discretamente bene.

- Nulla di nuovo? - chiese Yanez sbadigliando.

- Nessun cambiamento finora- rispose la Tigre. - La sala omeglio la prigione è vuota come ieri sera.

Ci trattano come se fossimo dei paria. Non sonogentili questi insorti.

- Vediamo dove guardano le finestre- disse Sandokan.

S'accostò ad una e guardò al difuori.

Essa prospettava su una cinta semi-diroccataingombra dimacerie ed in mezzo alla quale s'alzava un enorme tamarindo che spandeva sottodi sé una folta ombra.

Al di là della cinta non si scorgevano altre costruzionicominciando una boscaglia di borassi e di palmizi dalle immense foglie piumate.

Stava per ritirarsiquando la sua attenzione fu attratta daun ramo del tamarindo che veniva scosso poderosamente.

- Che vi siano delle scimmie lassú? - pensò.

Guardò megliosembrandogli impossibile che dei piccoliquadrumani potessero imprimere ad un ramo cosí grosso degli urti cosí violentie scorse fra il folto fogliame qualche cosa di bianco e di rosso che si agitava.

- Vi è un uomo- disse. - Che ci sorvegli? Ah! Tremal-Naik!

Il bengalese che stava chiacchierando con Yanez fu lesto adaccorrere alla sua chiamata.

- Avevi ragione di dire che il cipai non ci avrebbeabbandonati- gli disse Sandokan. - Lo vedi nascosto su quel tamarindo e che cifa dei segniche io non riesco a comprendere? Pare che voglia farci qualchecomunicazione.

- Per Brahma e Siva! - esclamò Tremal-Naik. - È propriolui! Se non osa accostarsiciò significa che noi siamo strettamentesorvegliati e che teme di compromettersi.

- Comprendi i segni che ci fa?

- Pare che voglia dirci di aver pazienza.

- Veramente non ne ho mai avuta ed avrei preferito qualchecosa di meglio- rispose Sandokan.

- Cerca di fargli capire se potrebbe farci avere invece dellearmi.

- Troppo tardi; Bedar si è nascosto. Qualcuno s'avvicina dicerto.-

Guardarono verso la cinta e videro due insorti scalarla esaltare fra i rottami.

- Mi pare di aver scorto ancora quei due enormi turbanti-disse Sandokan.

- Síieri seradopo la cena- rispose Tremal-Naik. -Quegli uomini accompagnavano il subadhartenendosi nascosto il viso.

I due indiani guardarono verso le finestreosservarono lemuraglie della torrepoi rivarcarono la cinta scomparendo dall'altra parte.

- Sono venuti ad accertarsi che noi non abbiamo strappate lesbarre o sfondata la muraglia- disse Sandokan. - Brutto indizio.

In quel momento udirono i chiavistelli a striderepoi lapesante porta di bronzo cigolò sui suoi cardini arrugginiti ed il subadharcomparveaccompagnato da quattro seikki armati di carabine e da due altri cheportavano due ceste.

- Come avete passata la nottesignori? - chiesecon unsorriso un po' sardonico che non isfuggí a Sandokan.

- Benissimo- rispose questi- devo però dirvi che da noii prigionieri si trattano con meno cortesiama con maggiori comodità. Se nonsi può dare loro un lettosi fanno portare delle foglie secche. Forse che laguerra ha distrutti anche gli alberi?

- Avete mille ragioni di lamentarvisignore- rispose il subadhar.- Io credevo che non vi dovessero lasciare qui tutta la notte e che vifucilassero prima dell'alba.

- Fucilarci! - esclamarono ad una voce Yanez e Sandokan.

- Credevo- disse l'indiano con aria imbarazzataquasipentito di essersi lasciate sfuggire quelle parole.

- E con qual diritto si fucilano degli stranieri che nonhanno mai avuto nulla in comune con voi indiani? - chiese Sandokan. - Di cheavete da lagnarvi voi?

- Io non posso rispondervisignore- rispose l'indiano. -È il generale Abú-Assam che comanda qui. Pare tuttavia che alcune personeabbiano fatto pressione sul comandante onde vi facesse fucilare ed al piúpresto.

- Chi sono quelle persone? - chiese Tremal-Naikfacendosiinnanzi.

- Non lo so.

- Te lo dirò io allora: dei miserabili Thugsquegli infamisettari che disonorano l'India e che voi avete avuto il torto di accettare sottole vostre bandiere.

Il subadhar era rimasto silenzioso; però dal suosguardo si capiva che non osava dare una smentita.

- È vero che sono stati dei Thugs a chiedere la nostramorte? - chiese Tremal-Naik.

- Non so- mormorò il subadhar.

- E voi vi creerete complici e solidali con quegli assassini?Se noi abbiamo assalito il loro covonei pantani di Rajmangalè perchém'hanno rapito mia figlia e ne abbiamo uccisi quanti ne abbiamo potutofidentidi rendere un gran servizio all'India e voi in compenso vorreste farci fucilare.Va' a dire al tuo generale che egli non è un soldato che combatte per lalibertà indianabensí un assassino.

Il subadhar aggrottò la fronte e fece un gestod'impazienza.

- Basta- disse poi. - Io non devo occuparmi di ciò; il miodovere è di obbedire e null'altro.

Si volse verso i suoi uominifece deporre al suolo i duecanestripoi uscí colla sua scorta senza aggiungere sillabarichiudendo laporta con gran fragore.

- Per Giove! - esclamò Yanezquando furono soli. - Queldiavolo d'uomo mi ha guastato un po' l'appetito. Poteva dircelo un po' piútardi. Decisamente quell'indiano non è molto educato.

- Si parla di fucilarci! - esclamò Tremal-Naik.

- Non è una cosa che fa molto piacereè veromio poveroamico? - disse il portogheseche aveva acquistato il suo buon umore. - Che cosane diciSandokan?

- Che quelle canaglie di Thugs sono piú forti di quello chesupponevo.

- E noi che credevamo di averli distrutti tutti!

- Mentre invece ce ne troviamo degli altri fra i piediamicoYanez- rispose Sandokan. - Se non troviamo il modo di filare piú che infretta non so come finirà questa fermatache io non avevo prevista.

- Sícerchiamo il modo di andarcene- disse Yanez- dopola colazione però. A pancia piena mi sembra che le idee dovrebbero scaturirepiú facilmente.

- Che uomo ammirabile! - esclamò Tremal-Naik. - Nessuna cosalo scombussola!

- Bisogna prendere le cose filosoficamente- rispose ilportogheseridendo. - Forse che ci hanno di già fucilati? No... dunque?

- È la mia valvola regolatrice. - disse Sandokan. - Quantevolte ho dovuto la mia vita alla sua flemma.

- Al diavolo le chiacchiere! - esclamò Yanez. - Vediamoinvece che cosa ci hanno portato quei bricconi d'insorti.

Per Giove! Ecco una brutta idea che mi farà scappare unaltro po' d'appetito.

- Quale? - chiesero ad una voce Sandokan e Tremal-Naik.

- Se questi viveri fossero avvelenati?

- Che strana idea! - esclamò Sandokan. - Se avessero volutosopprimerci nessuno avrebbe impedito a loro di fucilarci.

- Forse hai ragione- rispose Yanez.

Scoprí i due cesti e vi trovò delle focaccedell'antilopearrostitadel riso condito con pesceun fiasco di vino di palma e perfinodelle sigarette formate da una piccola foglia di palma che conteneva del tabaccorosso.

- Non sono troppo avari- disse.

E dimenticando i suoi timori addentò risolutamente unafocacciama subito un grido gli sfuggí.

- Canaglie! Ci hanno messi dentro dei sassi e per poco non misono spezzato un dente.

- Dei sassi! - esclamò Sandokan.

- C'è qualche cosa di duro lí dentro.

- Vediamo.

Prese la focaccia e la ruppe in due pezzi. Con sua sorpresavide una piccola pallottola di metallo che sporgeva fra la mollica.

- Oh! - esclamò. - Che cos'è questo?

Yanez se n'era lestamente impadronitoguardandolo con vivacuriosità.

- Qui dentro vi deve essere qualche cosa- disse.

- Lo suppongo anch'io- rispose Sandokan.

- Che l'abbia messo Bedar? - chiese Tremal-Naik.

- Vediamo se possiamo aprirla- rispose Yanez.

Si provò a svitarla e s'accorse che la cosa non eradifficile. L'aprí e ne levò una pallottolina di carta.

- Buono- disse.

Lo svolse con precauzionetemendo di guastare la carta evide alcune lettere tracciate con inchiostro azzurro.

- Questo è indiano- disse. - A teTremal-Naikcheconosci la lingua meglio di noi.

- Non vi sono che tre parole- rispose il bengalese.

- Leggi.

- “Aspettate questa sera.”

- E null'altro? - chiese Sandokan.

- No.

- Nemmeno la firma?

- NienteSandokan.

- Chi può averci mandato questo biglietto?

- Un uomo solo: Bedar.

- Aspettate questa sera- ripeté Yanez. - Che venga asegare le sbarre di ferro delle nostre finestre?

- Suppongo che qualche cosa farà- rispose Sandokan. -Abbiamo avuto una grande fortuna nell'incontrarlo. Se ci aiuterà sapremoricompensarlo generosamente.

- Purché non ci fucilino prima del tramonto- disse Yanez.

- Ordinariamente le esecuzioni si fanno al mattino-osservò Tremal-Naik.

- Come mai hanno sospesa la nostra?

- Non credoYanezche pensino d'altronde a fucilarcisenzaprima ascoltare le nostre difese- disse Sandokan.

- Sono ribelli e non si prenderanno la briga di farci subiredegli interrogatorimio caro Sandokan. Che cosa vuoi attenderti da persone chefino a pochi giorni or sonohanno scannato ferocemente quanti inglesi hannopotuto acciuffaresenza risparmiare né le donnené i fanciulli? Che cosasiamo noi per loro? Delle spiesospettanogente che si ammazza come caniidrofobi e che nemmeno gli eserciti regolari delle nazioni piú civilirisparmiano.

Bah! Giacché siamo ancora viviapprofittiamo per finire lamia riserva di sigarette. - Ed il brav'uomo senz'altro preoccuparsi del domaniaccese la sua ventesima sigaretta assaporando l'aroma delizioso del tabaccomanillese.

Durante la giornata nulla accadde di notevole. Nessuno entrònella prigione; solamente furono veduti ricomparire entro la cinta i due indianidall'enorme turbantei quali eseguirono una minuziosa ispezione come almattino.

Il sole stava per tramontarequando il subadharrientrò seguito dalla sua scorta e da due altri indiani che portavano la cena.

- Hanno cambiata idea o si sono persuasi finalmente che nonsiamo delle spie ai servigi degli inglesi? - gli domandò Sandokanappenal'ebbe veduto.

- Temo il contrario- rispose l'ufficiale facendosi oscuroin viso.

- Allora ci fucileranno domani all'alba- chiese Yanez convoce perfettamente calma.

- Non lo sotuttavia...

- Continuate pure. Noi non siamo persone da impressionarcitroppo facilmente. - Il subadhar guardò i prigionieri con vivo stupore.Quella calmain uomini ormai votati alla mortelo aveva scombussolato.

- Credete voi che io abbia voluto semplicemente spaventarvi?- chiese.

- Niente affatto- rispose Yanez.

- Siete uomini di ferro?

- Non siamo femminucceecco tutto.

- Se io fossi il generaleve lo giurovi risparmierei-disse il subadhar. - È un peccato uccidere della gente cosí valorosa.

- Ditemi- disse Sandokan. - Ci fucileranno senzagiudicarci?

- Sembra.

- Quali prove ha il generale per non crederci di essere dellepersone onestequi venute per combattere al vostro fianco?

- Pare che qualcuno gli abbia fornito delle prove.

- Che noi siamo delle spie?

- Lo ignorosignori. Riposate meglio che potete e fate onorealla cena che è abbondante e svariata.

Troverete anzi un pasticcio che v'invia un cipai chevoi conoscete e che mi ha pregato di portarvelo.

- Bedar? - chiese Tremal-Naik.

- Sí. Bedar.

- Lo ringrazierete da parte nostra- disse Yanez- e glidirete che non lo metteremo da parteanzi.

Il subadhar fece fare alla sua scorta un dietrofrontee uscí un po' rattristato che uomini cosí intrepidi si assassinasserosenza nemmeno giudicarlie senza prima udire le loro discolpe.

- Un pasticcio mandatoci da Bedar! - esclamò Yanezquandola porta fu rinchiusa. - Che contenga qualche cosa che possa esserci utile?

Sandokan aprí con precauzione la cesta che i due indianiavevano portata e che era assai altaanzi piú alta che lungae levò unpasticcio superbo in forma di torrecon una splendida crosta d'un bel giallodoratoed un contorno di ananassi canditi che rappresentavano la merlatura.

- Per Giove! - esclamò Yanezaspirando il profumo cheesalavacon visibile soddisfazione. - Non credevo che gli indiani fossero cosíabili pasticcieri e che qui si trovasse un simile capolavoro.

- Deve essere stato comperato in città- disse Tremal-Naik.

- Ben gentile quel Bedar.

- O piú furbo che gentile? - disse Sandokanafferrando unapiccola forchetta di stagno e preparandosi a levare la crosta superiore cheformava come il terrazzo della torre.

- È cosí ampio che mi pare impossibile non debba nasconderequalche cosa nel suo interno.

Levò delicatamente gli ananassipoi sollevò la crosta.Tosto un grido di sorpresa e anche di gioia gli sfuggí.

- Ah! Me l'ero immaginato!

La torre era vuota internamenteossia veramente vuota nopoiché si scorgevano in fondo degli oggetti che Sandokan si affrettò a trarre.

Vi era un grosso gomitolo di corda di setanon piú grossad'un semplice gherlinoma certo d'una resistenza tale da sostenere facilmenteun uomosenza pericolo che si spezzassepoi quattro piccole lime e finalmentetre coltelli.

Ultimo a uscire fu un pezzo di cartasu cui erano tracciatedelle lettere.

- Leggi- dissepassandolo a Tremal-Naik.

- È di Bedar- rispose il bengalese. - Ah! Il brav'uomo!

- Che cosa dice? - chiesero ad una voce Yanez e Sandokan.

- Che a mezzanotte ci caliamo nella cinta dove ci aspetteràe che tiene pronto un elefante per favorire meglio la nostra fuga.

- Come può aver trovato un elefante? - esclamò Yanez.

- Lo avrà noleggiato a Delhi- rispose Tremal-Naik. - Lacosa è facile quando si ha qualche centinaio di rupieuna somma abbastanzamodesta che anche un cipai può possedere.

- E che gli frutteranno bene se riuscirà a salvarci- disseSandokan. - Per fortuna il generale non ci ha fatto frugare.

- Ne hai molti dei diamanti ancora? - chiese Yanez. - Nelcaso io ho la mia riserva.

- Lasciala in riposo la tua riserva- rispose Sandokan. -Quarantamila rupie me le possono pagare a occhi chiusi presentando la miaborsetta.

Basta colle chiacchiere. Il sole è tramontato e la faccendasarà lunga.

- Le lime indiane valgono quelle inglesi- disse Yanez. - Lesbarre cadranno prima di due orequantunque siano grosse.

S'accostarono ad una finestra e guardarono attentamente se viera qualche sentinella nascosta fra le macerie.

- Nulla- disse Sandokan. Non sospettano di noi.

- Facciamo sparire la cena e poi al lavoro- disse Yanez. -Facciamo soprattutto onore al pasticcio di quel caro Bedar. A tavola amici e poidaremo dentro alle sbarre di ferro.

 

 

 

Capitolo XXXI

LA CACCIA ALLE TIGRI DI MOMPRACEM

 

Un quarto d'ora dopoassicuratisi nuovamente che nessunribelle vigilava dalla parte della cintai malesi attaccavano febbrilmente legrosse sbarre di una delle finestrelimando con furore.

SandokanYaneze Tremal-Naikper impedire che si udisse aldi fuori lo stridere del ferrosi erano messi a canticchiare ed a parlare adalta voceprecauzione forse superflua poiché pareva che la torre non fosseabitata da alcun essere vivente.

Qualche sentinella doveva certo vegliare dinanzi all'entratama non vi era pericolo alcuno che potesse udire il rumored'altronde lieveprodotto da quei piccoli istrumenti.

Bedar non doveva essere lontano. Già tre volte un fischiostridente si era fatto udire fra il silenzio della nottein direzione deltamarindo.

Probabilmente il bravo cipaicome al mattinosi eranascosto fra il folto fogliame della piantaonde vegliare ed impedire chequalcuno s'accostasse.

Alle undici già due sbarre erano strappate e non ne mancavache una per avere uno spazio sufficiente.

SandokanYanezed il bengalese avevano surrogati i malesiassai stanchionde affrettare il lavoro.

Mancava un quarto alla mezzanotte allorquando anche l'ultimasbarrasotto un colpo poderoso di Sandokanfu strappata.

- La via è libera- disse la Tigre della Malesiarespirando a pieni polmoni l'aria fresca della notte. - Non ci rimane chegettare la corda di seta.

- E di armarci di queste sbarre che potrebbero esserci utiliin caso d'un attacco- rispose Yanez. - Con un colpo si può ammazzare un uomo.

- Non le avrei lasciate qui- rispose Sandokan.

Prese il gomitololo svolselasciando penzolare al di fuoriun capo e assicurò l'altro alla quarta sbarradopo averne provata lasolidità.

- A me l'onore di scendere pel primo- disse.

Si cacciò nella fascia uno dei tre coltellipassòattraverso la finestra e si appese alla cordicelladicendo ai suoi compagni:

- Pensate a proteggere la ritiratavoi.

- Nessuno entreràfino a che non sarete tutti discesi-rispose Yanezimpadronendosi d'una traversa e collocandosi dietro la porta dibronzo.

- Ed io ti tengo compagnia- aggiunse Tremal-Naik.

- Per Giove!

- Che cos'hai? - chiese Sandokanarrestandosi.

- Mi pare che qualcuno salga la scala.

- Appoggiatevi alla porta ed impedite l'entrata.

- È troppo tardi!

Uno spazio di luce era penetrato sotto la fessura inferiore ela voce del subadhar si era fatta udire.

- Prepariamoci ad accopparlo- disse Sandokanprendendo purlui una sbarra di ferro. - A memalesi!

I quattro marinai si erano slanciati come un solo uomo versoil loro capopronti ad impegnare una lotta suprema.

- Sandokan- disse in quel momento Yanezche non perdevamai il suo sangue freddo. - Lascia fare a me. Coricatevi tutti e fingete didormire. M'incarico io di mandare al diavolo quell'eterno seccatore. Una lottanon potrebbe che perderci.

- Sia- rispose Sandokan- ci terremo pronti ad impegnarlase il subadhar avesse qualche sospetto.

Si erano appena coricati lungo una paretenascondendo icoltelli e le sbarre sotto i loro corpiquando comparve il subadhar conuna lanterna accesa in manoaccompagnato da alcuni soldati che avevano lebaionette inastate.

Yanez si era vivamente alzatofingendosi di pessimo umore edicendo:

- Che non si possa dormire nemmeno l'ultima notte che si stasulla terra? È un paese maledetto dunque questo? Che cosa volete ancorasubadhar?Ripeterci che domani mattina ci fucileranno? La notizia è perfino troppovecchia ed è divenuta noiosa.

L'indiano aveva ascoltato quel torrente di parole con unameraviglia facile a comprendersi.

- Perdonate- disse finalmente- io non vi avevo detto ciòcon piena sicurezza. Era una mia supposizione.

- E volete concludere? - chiese Yanezaggrottando la fronte.

- Che il generale mi ha incaricato di confermarvela e dichiedervi se desiderate qualche cosa.

- Dite a quel noioso che noi abbiamo bisogno di fare unabuona dormita. Udite? I miei compagni russano.

- Avvertiteli.

- Sídomani e andatevene al diavolo.

Ciò detto Yanez si ricoricòbrontolando e bestemmiando.

Il subadhar rimase qualche istante perplessopoivedendo che nessuno si curava piú di luiaugurò la buona notte e se ne andòchiudendo la porta con precauzione.

- Che ti colga il cholera- disse Yanezrialzandosi. -Aspetta di fucilarcibriccone!

- La tua prudenza ed il tuo sangue freddo valgono mille voltepiú della mia impetuosità- gli disse Sandokan. - Io per esempio li avreiassaliti ed accoppati a colpi di sbarra e vi avrei forse perduti invece disalvarvi.

- Sono il tuo regolatore- rispose il portogheseridendo. -Sbrighiamociamicio Bedar s'impazientirà.

Sandokan sali sulla finestras'aggrappò alla corda e silasciò scivolare fino a terra senza fare rumore alcuno.

Si guardò intornoimpugnando la sbarrae non scorsenessuno. Mandò un leggero sibilo per avvertire i compagni che nessun pericololi minacciava e poco dopo scendeva Yanezseguito subito da Tremal-Naik.

I malesi si calavano a loro voltauno dietro l'altro.

- Dove sarà Bedar? - chiese Sandokan.

Si era appena rivolta quella domanda quando vide apparireconfusamentesulla cintauna forma umana.

- Chi sei? - gli chiese sottovoce Tremal-Naik.

- Io: Bedar.

- C'è nessuno?

- Noma affrettatevi: i due Thugs non tarderanno a giungere.

I fuggiaschi scavalcarono rapidamente la cinta e seguirono ilcipai che allungava il passo.

- Dove ci conduci? - gli chiese Tremal-Naik.

- Nel boscosignore- rispose il cipai. - È là chesi trova l'elefante.

- Come hai fatto a procurarti quell'animale?

- L'ho preso a nolo da un mio amico di Delhi. È giunto quiappena tre ore fa.

- E dove ci condurrai?

- Faremo un largo giro onde far perdere le vostre traccepoicercherete di entrare in città.

La sorveglianza non è ancora molto rigorosanon essendol'assedio cominciato.

- Tu poco fa mi hai parlato di due Thugs. Spiegati meglio.

- Sono quei due indiani che tenevano il viso coperto. Sonostati essi a riconoscervi e ad esigere la vostra morteminacciandoin casocontrario di far abbandonare da tutti i settari la causa degl'insorti.

- E Abú ha ceduto?

- Sono ancora potenti i Thugs e si trovano in buon numero aDelhi. Affrettatevisignori; possiamo essere seguiti.

- Da chi? - chiese Sandokan.

- Da quei due uomini. So che vi sorvegliavano strettamente eche ogni due o tre ore si recavano alla torre.

- Galoppiamodisse Yanez. - Ora che siamo liberi mispiacerebbe ricadere nelle mani del vecchio bricconeper quanto sia ungenerale.

Avevano raggiunto il bosco. Bedar si orientò rapidamentepoi si cacciò sotto i borassi ed i palmiziseguendo un sentieruzzo appenatracciato fra le alte erbe che crescevano intorno ai tronchi degli alberi.

Era diventato assai inquieto e si volgeva di frequenteindietrocome se temesse di essere seguito dai due Thugs.

Camminarono cosi per un quarto d'orapoi giunsero in unapiccola radura in mezzo alla quale si vedeva una massa enorme che si agitava.

- Ecco l'elefante- disse Bedar.

Un uomo che si teneva dinanzi al pachiderma gli mosseincontrodicendogli:

- Poco fa sono venuti qui due uomini a chiedermi chiaspettavo.

- Che cosa hai rispostocornac? - disse il cipaicon impeto.

- Che aspettavo un signore di Delhi che si era recato da AbúAssam.

- Hai fatto bene e avrai una rupia di piú- disse Bedar. -Si sono poi allontanati?

- Sípadrone.

- Avevano dei turbanti enormi?

- Ed anche il volto coperto.

- Erano quei maledetti Thugs- disse Bedarvolgendosi versoi fuggiaschi. - Presto signorisalite nell'haudah.

- Ci accompagni tu? - chiese Tremal-Naik.

- Sí per facilitarvi l'entrata in città - rispose il bravo cipai.- Io mi siedo dietro al cornac.

Tremal-Naik e le tigri di Mompracem entrarono rapidamentenella cassa che era larga e comodae fu con vero piacere che scorsero unadecina di carabine appoggiate ai bordi.

- Almeno potremo difenderci- disse Sandokanprendendoneuna ed armandola.

- E sotto i nostri piedi vi sono le munizioni- disse Yanezche si era curvato. - Bravo Bedar! Hai pensato a tutto.

- AvantiDjuba- disse in quel momento il cornac - etrotta bene se vorrai avere doppia razione di zucchero.

L'elefanteche doveva portare quel nomeagitò laproboscide da destra a sinistraaspirò fragorosamente l'aria e partírapidamentefacendo tremare il suolo sotto la sua massa enorme.

Aveva percorso una ventina di passi quando in mezzo ad unamacchia balenarono due lampi seguiti da due detonazioni e dalle grida di:

- Ferma! Ferma!

Una palla fischiò agli orecchi di Sandokan senza colpirlo.

- Ah! Canaglie! - esclamò il pirataesasperato. - Fuocoamici!

Una scarica seguí quel comandoma nessun grido di dolorepartí dalla macchia.

Probabilmente i bricconi che avevano fatto fuocosospettandoche i fuggiaschi fossero pure armati di fucilidovevano essersi lasciati caderea terra per evitare di venire colpiti.

- Non fermarecornac! - aveva gridato Bedar.

- Nopadrone- rispose il conduttorevibrando un poderosocolpo d'arpione sul cranio del pachiderma.

Una voce stridula echeggiò fra le tenebre.

- È Bedar che li ha fatti fuggire! Ti prenderemo presto!

L'elefante si era messo in corsa. Col largo petto rovesciavacespugli ed alberipassando come un uragano attraverso la folta boscaglia.

- Non ci raggiungerà nemmeno un cavallo- disse Yanezchesi aggrappava fortemente all'orlo della cassa per non venire sbalzato fuori. -Se l'elefante non cedefra un'ora saremo ben lontani.

- Che i Thugs organizzino un inseguimento? - chieseTremal-Naikrivolgendosi a Bedar.

- È probabile- rispose il cipai. Abbiamo però aquest'ora un notevole vantaggio e l'elefante è un vigoroso corridore.

- Vi sono elefanti nell'accampamento?

- Síparecchi.

- Sarà con quelli allora che ci daranno la caccia- disseSandokan.

- Certopoiché i cavalli non potrebbero raggiungerci-rispose il cipai. - È per quello che ho fatto acquisto di un centinaiodi palle colla punta di rame.

- Per abbattere gli elefanti? - chiese Sandokan.

- Sísahib.

- Ce ne serviremose sarà necessario.

Il bosco cominciava allora a diradarsifacilitando la corsaal pachiderma. Quell'animale doveva possedere un vigore straordinario non avendoancora rallentatoquantunque corresse da piú di un'ora.

Finalmente con un ultimo slancio sbucò in una vasta pianurache era solamente interrotta da enormi mazzi di bambú alti dai dodici aiquindici metri.

- Dove siamo? - chiese Sandokan a Bedar.

- Al nord di Delhi- rispose il cipai. - Abbiamooltrepassato tutto il campo stabilito intorno alla città per garantirla da unasorpresa.

- Ed ora dove andiamo?

- Ci getteremo fra le jungle che costeggiano la Giumna. Làattenderemo che i nostri inseguitori si stanchino di cercarci.

- Avrei preferito entrare subito in città- disse Sandokana Tremal-Naik. - Mi preme rivedere Sirdar.

- La prudenza ci consiglia di ritardare la nostra entrata-rispose il bengalese. - Non trovandocii due Thugs faranno in Delhi delleminuziose ricerche escoperti un'altra voltanon saprei chi potrebbe salvarci.

- È vero- disse Yanez. - Non si trova sempre un Bedar.

- Purché ci arriviamo- disse Sandokan.

- Io non ne dubito- rispose il portoghese. - E se quel canedi Suyodhana è giuntogli faremo passare un brutto momento.

- Qualche cosa di piúYanez- disse Sandokan. - La Tigredella Malesia non accorderà quartiere a quella dell'India.

- La Giumna- disse in quel momento Bedar.

Un fiumeabbastanza largotagliava la pianura e l'elefantesi era fermato cosí bruscamenteche per poco i fuggiaschi non furonoscaraventati fuori dalla cassa.

- Lo attraversiamo? - chiese Yanez.

- Sísahib- rispose il cipai. - Sulla rivaopposta comincia la jungla.

- Avantidunquese vi è un guado.

- L'elefante saprà trovarlo.

Djuba allontanò colla proboscide i rami degli alberituffòl'appendice nel fiume e frugò per qualche po' il fondo come se volesse primaassicurarsi se era formato di fango molle o di ghiaia. Soddisfatto diquell'esameentrò risolutamente in acquasbuffando e soffiando.

- Quanto sono bravi e prudenti questi animali- disse Yanez.- Non finirò mai di lodarli.

L'acqua cominciava a diventare profonda e la corrente ancheimpetuosapure nulla poteva scuotere quella massa enormesalda quanto unoscoglio.

Col suo largo petto affrontava i gorghispezzandoliecontinuava ad avanzarsiobbedendo docilmente alle indicazioni che gli dava il cornac.

Già stava per toccare la riva oppostaquando i fuggiaschiudirono dietro di loro dei barriti e delle gridapoi dei colpi di fucilerimbombaronorompendo il silenzio della notte.

Sandokan e Tremal-Naik avevano mandato un grido:

- Ci sono addosso!

- Per Giove! - esclamò Yanez. - Sono diavoli costoroperaverci raggiunti cosí presto? Eppure questo valoroso elefante ha filato come unpraho che ha il vento in poppa!

- Come possono esser già qui? - si chiese Sandokan. - Eppuredevono essere essi se ci hanno salutati con dei colpi di fucile.

- Sísono essi sahib- rispose Bedar. - Montano treelefantii migliori di certo di quanti se ne trovavano al campo.

- E hanno scoperto subito le nostre tracce- disseTremal-Naik.

- Non era difficile trovarle- rispose Bedar. - Un elefanteapre un sentiero nelle foreste che attraversache non si chiude subito. Cisiamocornac?

- Sí.

Djuba aveva attraversato felicemente il fiume e stava salendola riva che era ingombra da enormi macchie di bambú alternate a gruppi di tarae di tamarindi.

I tre elefanti montati dai ribelli si erano invece fermatisulla sponda oppostacome se cercassero qualche altro guado piú facile.

- Prendiamo posizione- disse Sandokan. - Daremo lorobattaglia sul fiume. Bedarferma l'elefantee fallo nascondere entro qualchemacchiaonde le palle non lo colpiscano.

Il cipai diede al cornac alcuni ordinimentreTremal-Naik e le tigri di Mompracem s'impadronivano delle carabine e deisacchetti contenenti le munizioni.

L'elefante s'internò fra un foltissimo macchione di bambúpoi si fermò mentre il cornac gettava la scala.

- Giú e lesti- disse Sandokan. - Impediamo loro diattraversare il fiume o avremo addosso una trentina d'uomini che non cirisparmieranno.

Scesero a precipizioraccomandarono al cornac di nonallontanarsi e tornarono verso il fiume imboscandosi in mezzo alle folte erbe.

Il cipai si era unito a lorosicché erano in buonnumero per disputare accanitamente il passaggio del fiume.

- Che siano in molti gli insorti? - chiese Yanez a Bedar.

- Ogni elefante ne avrà certo diedi o dodici- risposeBedar.

- Che vi sia anche della cavalleria con loro? - domandòSandokan.

- Giungerà forsema assai piú tardi.

- A cose finite- disse Tremal-Naik. - Toh! Che cosa fannoche non si decidono a far entrare in acqua gli elefanti?

- Attenderanno l'alba- rispose Bedar. - Ormai sanno che noisiamo qui e sono sicuri di raggiungerci.

- Cosí tireremo meglio- disse Sandokan. - Leva fuori lepalle rivestite di rame. Metteremo subito gli elefanti fuori combattimento.

Si coricarono fra le erbedietro la prima fila d'alberi ondeproteggersi meglio dai colpi di fuoco degli avversaried attesero l'attaccosicuri di non venire facilmente sloggiati.

Yanez aveva accesa la sigaretta e fumava placidamenteguardando verso la riva opposta.

Gli indiani accortisi forse che i fuggiaschi si eranoarrestatipareva che non avessero troppa premura di attaccare.

Alle quattro gli astri cominciarono ad impallidire e letenebre a dileguarsi.

- Bedar- disse Sandokanvolgendosi verso il cipai- erano tre gli elefantiè vero?

- Sísahib.

- Sei certo di non esserti ingannato?

- Ma síerano tre.

- Dov'è andato dunque il terzo che non lo vedo piú?

- Infatti non ne vedo che due soli ora- disse Yanez. - Chel'abbiano mandato in cerca di rinforzi?

- O che lo tengano invece in riservanascosto dietro glialberi? - disse Tremal-Naik.

- Ciò m'inquieta- rispose Sandokan. - Avrei preferitovedere anche quello.

- Badate- disse il cipai. - Si muovono per forzareil passaggio.

I due elefantidue animali mostruosiscendevano in quelmomento la rivaeccitati dalle grida dei loro cornac.

Nella cassa vi erano dieci uomini e altri quattro stavanocoricati dietro. Erano dunque in trentaforza rispettabileeppure non troppotemibile per le tigri di Mompracemabituate a misurarsi con nemici semprenumerosi.

I due pachidermidopo una breve esitazionesi cacciarono inacquatastando prudentemente il terrenomentre gli indiani afferravano lecarabine.

- A te il primo colpoSandokan- disse Yanez.

La Tigre della Malesia appoggiò la carabina su una radiceche usciva da terra e mirò per qualche istante il primo elefante.

Un momento dopo una detonazione scoppiavaseguita subito daun barrito formidabile.

Il pachiderma aveva fatto uno scarto improvviso ed avevaalzato vivamente la trombasoffiando rumorosamente. La palla doveva averlocolpito in qualche parte. Gl'indiani che lo montavanoudendo quello sparoavevano risposto con un fuoco nutrito.

- Facciamoci vivi anche noi- disse Yanez. - Fuocotigrottidi Mompracem!

I pirati si alzarono silenziosamente dietro i tronchi deglialberi che li proteggevano e scaricarono le carabinemirando la cassa.

Piú che gli elefanti premeva a loro di mettere fuori dicombattimento gli uomini.

Tre indiani caddero nel fondo della cassa morti o feritimagli altri non cessarono il fuocoanzi il cornac continuò ad aizzarel'elefante che cominciava a mostrarsi titubante.

Sandokanricaricata la carabinamirò il secondo che erarimasto scoperto e gli strappò un barrito terribile.

- Anche quello è toccato- disse. - Continuiamo finchécadono.

Gli indianinon ostante il formidabile fuoco delle tigri diMompracemresistevano tenacementesparando in mezzo agli albericon nessunsuccesso poiché i fuggiaschi si guardavano bene dal mostrarsi.

Scaricata la carabinasi lasciavano cadere fra le erberendendosi invisibili e ricaricata l'arma riprendevano la musica infernale.

Il primo elefantequantunque perdesse sangue da una spallaaveva raggiunta quasi la metà del fiumequando una palla di Yanez lo colpísotto la golapenetrandogli certo molto addentro.

Il povero colossogià indebolitoindietreggiò vivamenteempiendo l'aria di clamori assordanti.

- Ben presoYanez- disse Sandokan. - È fuori dicombattimento e fra poco cadrà.

- Dagli il colpo di grazia- disse il portoghese.

- Sto mirandolo.

Sandokan si scopri un momento e fece fuoco a ottanta metri didistanza.

Il pachiderma lanciò un barrito piú spaventevole deglialtrisi rizzò bruscamente sulle zampe deretanepoi si rovesciò su un fiancosollevando una ondata spumeggiante e gettando in acqua gli uomini che portava.

- È finito! - gridò Yanezcon voce giuliva. - All'altroSandokan!

Mentre gli indiani si salvavano a nuoto abbandonando lecarabineil pachiderma con uno sforzo disperato si era risollevato per nonaffogarepoi quasi subito ricadde scomparendo per sempre.

L'altrovedendo cedere il compagnosi era messo aindietreggiare barrendo e scuotendo l'enorme capo sotto i colpi d'arpione che ilcornac non gli risparmiava.

- FuocoYanez! - gridò Sandokan. - Facciamolo caderepresto.

I due pirati scaricarono simultaneamente le carabinemirandole spalle del colossopresso le giunture.

Fu un colpo maestro. Il pachiderma voltò il dorso fuggendoverso la rivasalutato da una seconda scaricama quando si trattò di salirlale forze gli vennero improvvisamente meno e stramazzò pesantementescaraventando fra i cespugli gl'indiani che erano nell'haudah.

Un grido di vittoria s'alzò sulla riva opposta. Le tigri diMompracem erano balzate fuori e fulminavano gl'insorti che nuotavano perimpedire a loro di ricongiungersi ai compagni.

- Basta- disse Yanez. - Ne hanno abbastanza e non ciinquieteranno piú.

- Al nostro elefante- comandò Sandokan.

Stavano per prendere la corsa verso il boscoquando udironouna voce umana a gridare:

- Aiuto! Aiuto!

Bedar aveva mandato un urlo di rabbia.

- Il nostro cornac!

 

 

Capitolo XXXII

VERSO DELHI

 

SandokanYanez ed i loro compagni udendo quel grido si eranosubito fermatiricaricando precipitosamente le carabine e gettandosi dietroagli alberi.

Si erano appena messi al riparoquando videro giungere acorsa disperata il cornac. Il pover'uomo pareva in preda ad un vivissimoterrore e si guardava di quando in quando alle spalle come se temesse di vedersiraggiungere da qualcuno.

- Che cos'hai? Chi ti minaccia? - chiese Bedarmuovendogliincontro.

- Là!... là!... - rispose il conduttorecon vocestrozzata.

- Ebbene?... Spiegati.

- Un elefante montato da parecchi uomini.

- Deve essere quello che mancava- disse Sandokan che liaveva raggiunti. - Avrà attraversato il fiume lungi da qui per prenderci allespalle.

Dove si è fermato?

- Presso il mio animale.

- Ti hanno veduto a fuggire gli uomini che lo montano?

- Sísahib; anzi mi hanno gridato dietro di fermarmiminacciando di farmi fuoco addosso. Mi porteranno via Djubasignoreed iosarò un uomo rovinato.

- Ho qui nella mia tasca di che pagare cento elefanti-rispose Sandokan- quindi tu non perderai nulla. E poi noi impediremo a queibricconi di rubartelo. Amici seguitemi e tenetevi sempre nascosti in mezzo aicespugli. Vediamo se possiamo sorprenderli.

- E mettere fuori di combattimento anche quel bestionecosínon potranno piú inseguirci- aggiunse Yanez.

- Avanti- comandò la Tigre della Malesia.

Si slanciarono in mezzo ai cespugli che in quel luogo eranoassai folti e raggiunsero le grandi macchiesenza che gl'indiani del terzoelefante si facessero vedere.

- Dove si saranno fermati? - si chiese Sandokanun po'insospettito.

- Che ci tendano un agguato? - chiese Yanez.

- Ne ho quasi la certezza.

- Conduttore- disse Tremal-Naik- siamo vicini al luogoove hai lasciato Djuba?

- Sísignore.

- Lasciate che vada un po' a vedere io- disse Bedar. -Aspettatemi qui.

- Se li vedi retrocedi subito- gli disse Sandokan.

Il cipai si assicurò se la carabina era caricapoisi gettò al suolo e s'allontanò strisciando come un serpente.

- Preparatevi a far fuoco- disse Sandokan ai suoi uomini.Sento per istinto che quei bricconi ci sono piú vicini di quello chesupponiamo.

Non era trascorso mezzo minuto quando un colpo di fucilerimbombò a brevissima distanza.

Un urlo di angoscia vi aveva tenuto dietro.

- Canaglie! - gridò Sandokanbalzando innanzi. - Hancolpito Bedar. Avantitigri di Mompracem! Vendichiamolo!

In quel momento si udirono i rami della macchia ascricchiolare come se qualcuno cercasse d'aprirsi il passopoi comparve il cipaicogli occhi strabuzzatipallidissimo. Aveva abbandonata la carabina e sicomprimeva il petto con ambe le mani.

- Bedar! - esclamò Sandokancorrendogli incontro.

L'indiano gli si abbandonò fra le bracciadicendo con vocesemi-spenta:

- Sono... morto... là... imboscati... sull'elefante...sul...

Uno sbocco di sangue gli troncò la frase. Girò gli occhiverso Tremal-Naikcome per mandargli l'ultimo saluto e scivolò fra le bracciadi Sandokan cadendo fra le erbe.

- Uccidiamo quei bricconi! - urlò la Tigre della Malesia. -Alla carica!

I sei piratiTremal-Naik ed il cornac si rovesciaronoattraverso la macchia come un uraganosenza prendere piú alcuna precauzionepoi fecero una scarica. Si erano trovati improvvisamente dinanzi al terzoelefante che si teneva immobile sotto un colossale tamarindola cui folta ombralo rendeva quasi invisibile.

Sandokan e Yanez avevano fatto fuoco contro l'animaleglialtri invece avevano diretti i loro colpi sulla cassa che era montata da ottouominifra i quali si trovavano i due Thugs dall'enorme turbante.

Sorpresi a loro volta e con tre uomini fuori dicombattimentogl'insorti avevano perduto il loro coraggiotanto piú chel'elefantegravemente feritoaveva cominciato ad infuriareminacciando dirovesciarli tutti.

Spararono a casaccio le loro armipoi balzarono a terra arischio di fiaccarsi il collofuggendo come lepri attraverso la macchia.

Sandokan aveva caricata rapidamente la carabina.

- Nobriccone- gridò. - Non mi sfuggi!

Uno dei due Thugs era rimasto entro la cassafulminato dauna palla; ma l'altro si era slanciato dietro agl'insortiurlando perché siarrestassero e facessero fronte al pericolo.

Sandokan che lo aveva già scortolo prese di miraprimache s'internasse nella macchia e gli fracassò la spina dorsalefacendolocadere al suolostecchito.

Intanto i suoi uominivedendo che l'elefante stava percaricarlireso furibondo dalle ferite riportatelo avevano accolto con unfuoco nutritocrivellandolo di palle in siffatto modo da farlo stramazzare dicolpo.

- Mi pare che la battaglia sia finita- disse Yanez. -Peccato che quel bravo Bedar non sia piú vivo!

- Seppelliamolo e poi partiamo senza ritardo- disseSandokan. - Povero uomo! La nostra libertà gli è costata la vita.

Tornarono un po' tristi dove il cipai era caduto eservendosi dei loro coltelli scavarono frettolosamente una fossaadagiandovelodentro.

- Riposa in pace- disse Tremal-Naikche era piú commossodi tutti. - Non ti dimenticheremo.

- Partiamo senza indugio- disse Sandokan. - Non tuttigl'indiani sono morti e potrebbero tornare con dei rinforzi.

Cornaccredi che potremo ora entrare in Delhi?

- Síavendomi veduto uscire coll'elefante ed essendo ioconosciuto.

Dirò alle guardie che ho ricevuto l'ordine d'introdurvi incittà da Abú-Assam e sono certo che mi crederanno.

- Vi potremo giungere prima di sera?

- Sísahib.

- Allora partiamo.

Raggiunsero l'elefante che stava saccheggiando alcuni albericarichi di fruttasi accomodarono nell'haudah e ripresero la marcia.

Djuba si era messo nuovamente in corsaallungando semprepiú il passo.

A mezzodí la foresta era già stata traversata.

Si fermarono presso uno stagno per fare colazionepoi versole due ripartivano costeggiando delle immense piantagioni d'indaco e di cotonema per la maggior parte devastate.

Dei combattimenti fra le avanguardie inglesi ed indianedovevano essere avvenuti in quei luoghia giudicarlo dalla quantità prodigiosadi marabúche volteggiavano al di sopra dei solchifra i quali forsegiacevano ancora numerosi cadaveri.

Verso il tramonto le alte mura di Delhi erano in vista.

- Silenzio- disse il cornac. - Se mi fermanolasciate parlare me solo. Non credo che opporrano difficoltà alla vostraentrata.

Alle 9 l'elefante s'inoltrava sotto la porta di Turcomanlasola lasciata apertasenza che le sentinelle avessero fatta alcuna obbiezione.

Delhi è la città piú venerata dei mussulmani indostaniperché contiene fra le sue mura la santa Jammah-Masgidossia la moschea piúgrande e piú ricca che sussista in tutta l'Indiaed è anche una delle piúpopolose e delle piú bellecontando circa centocinquantamila abitantiduecentosessantauna moscheecento e ottant'otto templi inditrecento e piúchiese anglicane ed un numero straordinario di palazzi grandiosid'un'architettura ammirabile. Meraviglioso sopratutto è l'antico palazzo degliimperatori del Gran Mogolchiamato palazzo del padisciàove trovasi losplendido Nahobat-Kanail padiglione imperialealla cui estremità s'apre ilDewani Am o sala delle grandi udienzedecorata in mosaici di gran valoresostenuta da eleganti colonne e con un baldacchino di marmo.

È là che trovasi pure la famosa sala del trono o divanikhâsformata da un chiosco di marmo biancosemplice di fuori mastraordinariamente ricco nell'internocon stupefacenti arabeschi disegnati conpietre preziose incrostate nei marmicon ghirlande di lapislazzolid'onicedisardonia ed altre non meno pregiate; gli appartamenti realii bagni che hannoil suolo lastricato di marmo; la moschea di Muti Masgid o tempio delle perle edi giardini imperiali tanto decantati dai poeti mongoli.

Non hanno forse avuto torto i costruttori di quellemeraviglie d'incidere sulla porta principale del palazzo: Se c'èun paradiso sulla terra; è qui! è qui!...

Quando il drappello entrò in cittàdietro ai bastioniregnava un'animazione straordinaria.

Turbe di soldati s'affannavano a innalzare trincee eterrapieni ed a mettere in batteria pezzi di cannone alla luce delle torce. Lanotizia che gl'inglesi avevano ricevuto il parco d'assedio si era già sparsaed i ribelli si preparavano animosamente alla resistenza.

Tremal-Naik ed i suoi compagni si fecero condurre dal cornacfino al bastione di Cascemirdove riuscí loro facile trovare ospitalitàpresso un notabile che aveva un bengalow in quelle vicinanzenessunoosando rifiutarsi d'accogliere i ribelliormai padroni assoluti della città.

Erano cosí stanchi che appena cenato si ritrassero nellastanza a loro assegnatache dai servi del padrone era stata subito fornita dicomodi letti.

- Domani ci metteremo in cerca di Sirdar- aveva dettoSandokancoricandosi- chissà che non si mostri in questi dintorni anche digiorno.

Quando si svegliaronoun po' dopo l'albail cannone rombavacupamente su tutti i bastioni della città!

Gl'inglesidurante la notteavevano aperte numerose trinceeed avevano collocato a posto i pezzi del loro parco d'assediobombardandofuriosamente le mura.

Come fortezzaDelhi non si prestava male. Gl'imperatorimongoli vi avevano spese somme favolose per renderla inespugnabile.

Aveva una cinta merlata di dodici chilometricostruita congrossi massi di granitoe numerose fortezze e torri massicce.

Un altro muro si estendeva dal bastione di Wellesleyfino alforte di Gar di Selimoalto otto metri e che si appoggiava alla Giumnailfiume che lambiva la città.

Tutte le cinte erano difese da un fossolargo sedici metri eprofondo cinque e da altri bastioni solidamente costruitiche tuttavia nonpotevano durare a lungo contro i grossi pezzi d'assedio dei nemici.

Gl'inglesila notte del 4 settembreavevano collocati inbatteria quaranta pezzi di grosso calibroinoltre avevano concentrato in vistadelle mura due reggimenti di bersaglieri del Tingrab al comando del capitanoWildetiratori del Giût-Ragiàbersaglieri di Merutlancieried avevanosubito vigorosamente attaccato il bastione dei Mori con dieci grossi cannonicollocati a quattrocento metri di distanza dal fossatomentre una divisione difanteria manteneva un fuoco nutrito contro le mura della Cadsia-Bagdove iribelli avevano concentrate le loro migliori truppe. Non si erano però perdutid'animo gli assediatiquantunque scarseggiassero d'artiglierie ed avevanorisposto vigorosamentecon grande slanciodirigendo specialmente il loro fuococontro le fanterie e con tale precisione da ammazzare ben cinquecento uominicompresi i luogotenenti Debrante e Brannernan.

Quando Sandokan e la sua scorta discesero nella viale primebombe cominciavano a cadere sulla cittàprovocando qua e là degl'incendichevenivano prontamente spentima causando gravi danni ai ricchi negozi dellaSciandni Sciowkla piú bella e la piú splendida via di Delhichiamata anchevia degli oreficiabitata quasi esclusivamente da venditori di gioielli.

In tutte le vie regnava un vivo fermento. Insorti e cittadiniaccorrevano sui bastionisulle torri e sulle mura merlatecredendo imminentel'assalto.

Le fucilate scrosciavano senza posagareggiando colleartiglierie inglesicon un fracasso assordante.

- Ecco uno spettacolo che non mi aspettava- disse Sandokana Yanez. - Ma giànoi vi siamo abituati.

Si erano diretti verso il bastione di Cascemir dai cui spaltigl'indiani tiravano con due pezziaiutati da uno stuolo di bersaglierimainvano cercarono Sirdar.

- Aspettiamo questa sera- disse Tremal-Naik.

- E se Suyodhana non avesse potuto entrare in Delhi? - chieseYanez. - Se non è giunto ierinon gli sarà piú possibile il farloora chela città è strettamente assediata.

- Non strapparmi questa speranza- disse Tremal-Naik. -Allora tutto sarebbe finito e Darma sarebbe perduta per me.

- Sapremmo trovarlo egualmente- disse Sandokan. - Noi nonlasceremo l'India finché non ti avremo ridata la figlia e ucciso quel furfante.

Sirdar è con lui e troverà il modo di farci avere suenotizie.

Rientriamo nella nostra casa e aspettiamo. Il cuore mi diceche Suyodhana è qui e non m'inganneròlo vedraiamico Tremal-Naik.

- Non prenderemo parte alla difesa? - chiese Yanez. -Comincio ad annoiarmi.

- Serbiamoci neutrali ora che gl'inglesi non sono piú nostrinemici.

Durante la giornatai cannoni ed i fucili continuarono atuonare con un crescendo spaventevole.

I ribelliincoraggiati dalla presenza di Mahomud Bahadarilnuovo imperatorelegittimo discendente dal Gran Mogolsi battevanosplendidamentecon un coraggio straordinarioaiutati anche dalla popolazioneche aveva promesso di seppellirsi sotto le rovine della città piuttosto chearrendersi.

Alla seraquando il fuoco fu cessatoSandokancome avevapromesso al signor de Lussacfece gettare dall'alto del bastione di Cascemir unturbante bianco contenente una lettera con cui lo avvertiva che avevano trovatoospitalità presso un notabileunendovi l'indirizzopoi assieme ai compagni sisedette sulla scarpa interna della fortezza colla speranza di veder giungere ilbramino.

Fu però un'altra delusione; Sirdar non diede segno di vita.

- Chissà che siamo piú fortunati domani sera- disse aTremal-Naik. - È impossibile che quel giovane siasi pentito dei suoi propositi.

Forse qualche caso improvviso gli avrà impedito di venirequie poi non dobbiamo dimenticare che Suyodhana potrebbe sorvegliarlo.

Anche le sere seguenti però non furono piú fortunate. Checosa era avvenuto di quel bravo giovane? Era stato sorpreso a scrivere qualchealtra lettera compromettente ed ucciso dai settari o Suyodhana non era giunto intempo per entrare in Delhi?

Intanto l'assedio continuava piú stretto che maicon enormiperdite da parte degl'inglesi e degl'insorti.

S'avvicinava il giorno dell'assalto generale.

Già l'11 settembre il forte dei Morivigorosamenteattaccato dal contingente Sumno Cascemir e battuto in breccia a duecento solimetri di distanza da una batteria di mortaiera stato ridotto in un mucchio dirovine; il 12 gli inglesi avevano cominciato a bombardare il forte di Cascemircon dieci grossi cannonimentre avevano collocati otto pezzi da 18 e dodicipiccoli mortai dinanzi alla trincea d'acqua da cui gli insorti si difendevanogagliardamente con un ammirabile fuoco di carabinecausando agli assediantigravi perdite e uccidendo loro il capitano d'artiglieria Fagan.

Il 13 il bastione di Cascemir rovinava fra un nembo di fuocopoi cadevano i fortini vicini e saltava la polveriera della trincea d'acquamentre il nemico tentava un furioso assalto contro il sobborgo di Kiscengangeassalto però respinto vittoriosamente dagli assediati che erano protetti daalcuni pezzi d'artiglieria.

Ma le colonne inglesinotevolmente rinforzatesipreparavano all'attacco coll'ordine feroce dato dal generale Arcibaldo Wilsonsucceduto a Bernarddi ammazzare e di saccheggiare nonrispettando che le sole donne!...

Era l'ultima sera della difesaquando Sandokan ed i suoiamici si recarono ancora una volta dietro le rovine del bastione di Cascemirper attendervi il braminoquantunque ormai avessero perduta la speranza dirivederlo piú mai.

Vi erano là da qualche oraquando improvvisamente un'ombrasorse da uno dei fossati laterali e s'avanzò verso di loro dicendo:

- Buona serasahib!

 

 

 

Capitolo XXXIII

LE STRAGI DI DELHI

 

Un grido di gioia era sfuggito da tutti i pettiriconoscendoin quell'uomo il tanto atteso bramino che credevano ormai di non poter piúrivedere.

- Suyodhana?

- È quisignori- ripose Sirdar.

- Con mia figlia? - chiese Tremal-Naik.

- Sícon tua figliasahib.

- Prestoa casa nostra- disse Sandokan. - Non è questo illuogo di discorrere.

Attraversarono quasi di corsa la spianatache si prolungavadietro le rovine del bastionetutta coperta di morti e di pezzi d'artiglieriee pochi minuti dopo si trovavano riuniti nella stanza che aveva loro assegnatail proprietario del bengalow.

- Ora puoi parlare liberamentesenza tema che nessuno tioda- disse Sandokan.

- Quando siete entrati in città?

- Solamente ieri seraa notte troppo inoltrata per recarmiall'appuntamento che vi avevo dato- rispose Sirdar. - Abbiamo attraversato ilfiume sotto il fuoco degli inglesi e siamo qui giunti sani e salvi in seguito anon so quale miracolo.

- Perché non avete potuto entrare prima? - chiese Yanez.

- La linea ferroviaria era stata guastata dagli insorti esiamo stati costretti a noleggiare due elefanti fino a Merut.

- E perché Suyodhana è venuto quia rinchiudersi in unatrappola? - domandò Sandokan. - La città sta per cadere nelle mani degliinglesi.

- Eravamo presi fra due fuochi- rispose Sirdar - ed eratroppo tardi per ritirarci.

Avevamo nemici dinanzi e di dietro e non ci rimaneva altroscampo che di farci prendere o di rifugiarci in Delhi.

D'altronde Suyodhana non credeva che la città si trovassecosí presto in condizioni tanto disastrose.

- Dove si trova ora? - chiese Sandokan.

- In una casa della via Sciandni Sciowkpresso il municipio.

- Il numero?

- Il 24.

- Perché questa domanda? - chiese Tremal-Naik - se Sirdar cicondurrà colà?

- Lo saprai subito.

La Tigre della Malesia si volse verso i malesi della scortache assistevano al colloquio.

- Qualunque cosa accada - disse loro - non lascerete questacasa se non giungerà il tenente de Lussac.

A quest'ora è probabile che sappia che noi abbiamo trovataospitalità in questo bengalow. Se noi non saremo tornati dopo l'assaltoche gli inglesi daranno probabilmente domani ed egli si presentasseditegli chelo aspettiamo nella casa n. 8 della via di Sciandni Sciowk. Badate che da ciòpuò dipendere la salvezza vostra ed anche la nostra. Ed oraSirdarconducicida Suyodhana. Credi che lo troveremo solo?

- I capi dei Thugs combattono sui bastioni.

- Partiamo: la piccola Darma è con lui?

- Un'ora fa vi era ancora.

- Puoi introdurci senza che se ne accorga?

- Ho la chiave della palazzina.

- Vi sono abitanti?

- Nessunoperché il proprietario ha sgombrato.

- YanezTremal-Naikandiamo senza perdere tempo. È giàmezzanotte e temo che domani gli inglesi tentino un assalto generale.

Non abbiamo tempo da perdere. Si passò nella fascia il lungopugnalesi gettò sulle spalle la carabina e uscídopo aver fatto cenno aimalesi della scorta di coricarsi.

Sui bastioni rombavano sempre le artiglierie degli insorti equalche bombascagliata dai mortai inglesisolcava il cielo cadendo al di làdelle cinte.

I prodi difensori della città tentavano con un ultimo sforzodi rompere le linee degli assediantigià giunti quasi sotto le mura.

La notte era oscurissima ed un vento caldissimo e snervantesoffiava dagli altipiani del settentrione.

Il piccolo drappellotenendosi rasente alle case per nonvenire colpito dalle granates'avanzava rapidamente attraverso le vie dellacittà diventate quasi deserte.

In tutte le abitazioni però ardevano dei lumi. I disgraziatiabitanti nascondevano precipitosamente le loro ricchezzeper sottrarleall'imminente saccheggio e si barricavano per opporre la piú lunga resistenza.

Di quando in quando dei drappelli di combattenti passavano agran corsa per le vietrascinando qualche pezzo di cannone o qualche falconettoche andavano a piazzare sui punti piú deboli e piú esposti.

Ed i cannoni tuonavano sempre cupamente nella tenebrosapianura che si estendeva dinanzi alla cittàannunciando una strage orrenda ela distruzione dell'effimero impero dei Mongoli.

Erano quasi le quattro del mattinoquando Sirdar si arrestòdinanzi ad una elegante palazzinacol tetto acuminato come quello dei bengalowa due pianidall'architettura indo-musulmana.

Tutte le finestre erano oscureeccettuata una sola.

- È là che dorme Suyodhana- disserivolgendosi versoSandokan. - Ed è pur là che si trova la piccina.

- Come potremo entrarvi senza che se ne accorga? Credi chesia sveglio?

- Ho veduto un'ombra a delinearsi dietro i vetri e suppongoche sia lui- rispose il bramino. - La veranda è sostenuta da pali e non cisarà difficile scalarlaquantunque io posseggacome vi ho dettola chiave.

- Preferisco la scalata- rispose Sandokan.

Fece cenno a Yanez ed a Tremal-Naik d'accostarsiquindidisse:

- Qualunque cosa accadavoi rimarrete semplici spettatori. Ola Tigre dell'India ucciderà la Tigre della Malesia o questa quella. Nontemete: non sarò io che cadrò nella lotta.

In altoSirdar!

- GuardatiSandokan- disse Tremal-Naik. - So quanto èterribile quell'uomo. Lascia affrontarlo a me quantunque sappia che tu sei centovolte piú valoroso e piú destro di me.

- Tu hai una figliaio non ho nessuno- rispose Sandokan-e dietro di me vi è Yanez. Egli mi vendicherà.

Sirdar s'era già aggrappato ad una delle colonne di ferroche sostenevano la verandah e saliva silenziosamenteinoltrandosi sottole stuoie di coccottiero che coprivano la balaustrata.

Sandokan ed i suoi due compagni lo imitaronoe mezzo minutodopo i quattro audaci si trovavano riuniti.

Stavano per entrare in una delle stanzequando Tremal-Naikurlò contro un vasorovesciandolo.

- Maledizione! - mormorò il bengalese.

Un'ombra era improvvisamente comparsa dietro i vetri. Sifermò un momentoguardando sulla terrazzapoi aprí la porta.

Quasi subito un uomo gli piombò addossoafferrandolostrettamente pei polsi e facendogli caderecon una stretta terribilelapistola che impugnava. Era Sandokan che assaliva la Tigre dell'India.

Con una spinta irresistibilecacciò Suyodhana entro lastanza che era illuminata da una lampadadicendogli freddamente:

- Se mandi un gridosei morto!

Il capo dei Thugs era rimasto cosí sorpreso daquell'improvviso attaccoche non aveva nemmeno pensato ad opporre resistenza.

Quando però vide comparire dietro a SandokanTremal-Naikepoi Sirdarun urlo di furore gli sfuggí dalle labbra.

- Il padre della piccola «Vergine della pagoda»!- esclamòdigrignando i denti. - Che cosa vuoi tu?... Come ti trovi qui?

- Vengo a riprendermi mia figliamiserabile! - urlòTremal-Naik. - Dov'è?

Il terribile capo degli strangolatori era rimasto silenzioso.

Colle braccia strette sul pettolo sguardo cupoilineamenti sconvoltiguardava i suoi nemicifissando soprattutto Sirdar.

Era un avversario degno della Tigre della Malesia: altotutto muscoli e nervicon larghe spalleil volto fieroreso maggiormente duroda una lunga barba già brizzolatagli occhi nerissimi che parevano iniettatidi sangue.

Stette alcuni secondi immobiledardeggiando sui suoiavversari uno sguardo ferocepoi disse con voce dura:

- Siete voiè verocoloro che mi hanno dichiarata laguerra?

- Sísiamo noi che abbiamo anche distrutti ed inondati isotterranei di Rajmangal ed i loro abitanti- rispose Sandokan.

- Che cosa vuoi tu e chi sei? - chiese Suyodhana.

- Un uomo che porta un nome che un giorno ha fatto tremaretutti i popoli delle isole della Malesia e che è venuto qui appositamente perdistruggere la tua setta infame.

- E tu credi?...

- Che avrò la tua pelle e anche la bambina che hai rapita aTremal-Naik.

- Ti reputi ben forte: è vero che siete in quattro.

- La Tigre della Malesia affronterà sola la Tigredell'India- disse Sandokan.

Un sorriso d'incredulità sfiorò le labbra di Suyodhana.

- Quando ti avrò uccisogli altri mi assaliranno- risposeSuyodhana. - Il «padre delle sacre acque del Gange» saprà difendere controvoi anche colei che ormai incarna sulla terra la possente Kalí.

- Miserabile! - urlò Tremal-Naikfacendo atto di gettarsisu di lui.

Sandokan con gesto imperioso lo trattenne.

Il capo degli strangolatorirapido come un fulmineapprofittò di quel momento in cui Sandokan si era voltato per raccogliere lapistola che giaceva ancora a terra.

Senza pronunciare una parola la puntò verso la Tigre dellaMalesia e gliela scaricò addosso a tre passi di distanzama fu forse appuntoquel breve tratto che gli fece mancare l'avversario e anche la troppaprecipitazione.

- Ah! Traditore! - gridò il piratagettando la carabina esguainando il lungo pugnale che portava alla cintola. - Potrei assassinarti:preferisco combatterti.

Suyodhana con un balzo da tigre si era gettato dinanzi allaporta che metteva in una stanza nella quale forse si trovava coricata la piccolaDarmagridando:

- Bisognerà passare sul mio corpo!

Anche nella sua destra scintillava una specie di tarwardalla lama leggermente ricurva e lunga quasi quanto quella di Sandokan.

- Che nessuno interrompa la lotta delle due tigri- disse ilpirata. - A noi dueSuyodhana.

- Prima te e poi Sirdar- rispose il capo dei Thugs con vocecupa. - Il traditore non sfuggirà alla punizione che l'attende.

Si erano messi entrambi in guardiaraccolti su se stessicome due tigri pronte a scattarecol braccio sinistro ripiegato dinanzi alpetto in modo da coprire il cuore ed il pugnale all'altezza del viso.

L'uno doveva valere l'altroperché entrambiquantunque nonpiú giovanipossedevano ancora un'agilità straordinaria ed una forza pococomune.

Un profondo silenzio regnò per alcuni secondi nella stanza.

Yanezappoggiato ad un enorme vaso di porcellanafumavaflemmaticamente l'eterna sigaretta senza dimostrare la menoma apprensione;Sirdarrannicchiato in un angolostringeva fra le mani un tarwarpronto a prendere parte alla lotta; Tremal-Naikvisibilmente commossotormentava il grilletto della sua carabina risoluto a non lasciarsi sfuggire il thugquantunque avesse promesso a Sandokan di non intervenire.

I due avversari si guardarono per qualche po'provocandosicogli sguardipoi la Tigre della Malesia vedendo che l'avversario non accennavaad assaliresi slanciò tentando di colpirlo alla gola.

Suyodhana con un salto si sottrasse al contattoparò ilcolpo colla punta del pugnalepoi abbassatosi si fece sotto a Sandokan cercandodi squarciargli il ventre.

Nel fare però quell'atto scivolò sul pavimento lucidissimocadendo su un ginocchio. Prima che avesse potuto rialzarsi e rimettersi inguardiail pugnale della Tigre della Malesia gli entrava nel petto fino allaguardiaspaccandogli il cuore.

Il thug rimase un momento col corpo ancora dirittogettando sul suo avversario un ultimo sguardo d'odiopoi s'accasciòmentre ungetto di sangue gli usciva dalle labbra.

La Tigre dell'India era morta! Tremal-Naik e Yanezvedendolacaderesi erano slanciati nella stanza vicina dove in un ricco lettinoincrostato di madreperladormiva fra coperte e lenzuola di seta una bambina daicapelli biondi.

Tremal-Naik con un rapido gesto l'aveva sollevatastringendola freneticamente fra le braccia.

- Darma! Bambina mia!

- Babbo! - aveva risposto la piccinafissando sul bengalesei suoi occhioni azzurri.

Nel medesimo istante un rombo formidabile scosse la casa finoalle fondamentaseguito da un clamore immenso e da un furioso tuonared'artiglierie e di carabine.

- Gli inglesi! - s'udí a gridare Sandokanche si eraprecipitato verso la veranda. - Sono saltati gli ultimi bastioni!

Síerano gl'inglesi chetramutati in ladri ed assassiniavevano fatta irruzione nella città saccheggiando e massacrando la popolazioneche fuggiva e che davano un ben triste saggio della civiltà europea.

Fino dal giorno prima avevano prese tutte le misure per unassalto generaleoccupando la linea di difesa della trincea d'acquala trinceadel bastione dei Mori e la porta di Cascemir ed ai primi albori si eranorovesciati sulla città dopo un terribile combattimento sostenuto dinanzi laporta di Cabuldove gl'insorti spiegarono un coraggio straordinariouccidendoagl'invasori cinquecento uominiotto ufficiali e ferendo il generale Nicholson.

Urla spaventevoli s'alzavano da tutte le vieaccompagnate dascariche tremende. Si combatteva disperatamente dappertutto mentre le donne eparte degli abitanti fuggivano in massa verso il ponte di barche per sottrarsialla strage.

- Fuggiamo anche noi- disse Sandokanche vedeva avanzarsial galoppo alcuni squadroni di cavalleria che sciabolavano senza misericordia ifuggiaschiuominidonne e fanciulli travolgendoli sotto le zampe dei cavalli.Se ci sorprendono qui potrebbero passarci a fil di spadaquantunque possediamola lettera del governatore ed il salva-condotto. Cerchiamose è possibilediriguadagnare il nostro bengalow.

Avvolgi Darma in una copertaTremal-Naike sgombriamo senzaperdere tempo.

Presero le carabine e scesero le scale a precipizio. Dietrola palazzina s'apriva un vasto cortile che confinava con dei giardini.

- Varchiamo la cinta e rifugiamoci fra le piante- disseSandokan. - Lasciamo passare la cavalleria.

Stavano per scalarlaquando la porta del cortile fuabbattuta e una frotta di fuggiaschiper la maggior parte donne e fanciullivisi precipitò dentro mandando urla disperate.

- Troppo tardi! - esclamò Sandokanafferrando la carabina.- Eccoci in un bell'impiccio!

Sette od otto cavalieriche avevano le sciabole insanguinatefino all'elsaavevano fatta pure irruzioneurlando ferocemente:

- Ammazza! ammazza!

Sandokan con un salto si era gettato dinanzi ai fuggiaschiche si erano rifugiatipiangendo e gridandoin un angolo ed aveva puntatarisolutamente la carabina verso i soldatiche si preparavano a massacrarequegli infelici.

- Fermibricconi! - tuonò. - Voi disonorate l'armatainglese! Fermi o vi fuciliamo come cani idrofobi!

Tremal-Naikaffidata la piccola Darma a Sirdare Yanez sierano collocati ai suoi fianchicoi fucili imbracciati.

- Spazzare via quei miserabili! - gridò il sergente checomandava il drappello.

- Bada! - disse Sandokan. - Noi abbiamo un salva-condotto delgovernatore del Bengala e se non obbedisci ci difenderemo.

- Giú a sciabolate! - comandò invece il sergente.

Già i suoi uomini stavano per lanciare i cavalliquando unufficiale seguito da una dozzina di cavalierifra i quali se ne vedevano alcunidi coloreentrò nel cortile gridando:

- Fermi tutti!

Era il luogotenente de Lussac che giungeva coi malesilasciati al bengalow.

Balzò a terra stringendo la mano a Sandokan ed ai suoiamicipoi volgendosi verso il sergente che lo guardava confusogli disse:

- Vattene! Questi uomini hanno reso al tuo paese un servigiotaleche nessuna ricompensa basterebbe a pagarli. Vattene e ricordati che è davile assassinare delle donne.

Mentre i cavalleggeri uscivano precipitosamentedai suoifece rinchiudere la portadicendo:

- Aspettiamo la fine della battagliaamici. Io son qui aproteggervi.

- Avrei amato meglio andarmene- rispose Sandokan. - Nonabbiamo piú nulla da fare qui.

- Domanise le stragi saranno finite. Povera Delhi! Quantosangue! Qui l'esercito inglese vi lascerà il suo onore!

 

 

CONCLUSIONE

 

Tre giorni durarono le stragi di Delhistragi orrende chestrapparono un urlo d'indignazione non solo fra le nazioni europeebensínell'istessa Inghilterra.

Gl'indianisapendo la sorte che li attendevadisputavanopalmo a palmo il terrenocombattendo disperatamente nelle vienelle caseneicortilientro e fuori le cintesulle rive della Giumna.

Erano rimasti ancora in loro possesso il palazzo realeilforte Selinghur e parecchi edifizi porticatie opponevano una resistenza degnadella piú alta ammirazione.

La sera però del 17aperta una breccia nel muro del benguarnito cortile dei magazzinigl'inglesi espugnavano il palazzo realeche eradifeso da centoventi pezzi d'artiglieria e passavano a fil di spada tutti idifensoricompresi i figli dell'imperatorecaduti eroicamente colle armi inpugno.

Il 18 anche la batteria dei Kiscengangeche era armata disettantacinque cannoni e che costituiva l'ultima difesa degl'insortivenivaoppressa sotto il fuoco formidabile dei grossi pezzi inglesi ed i difensorisubivano egual sorte di quelli del palazzo reale.

Lo stesso giorno anche il kotuali o municipio dellacittà cadeva e cento cinquanta indianifra i quali parecchi membri dellafamiglia imperialeche si erano arresi dietro promessa d'aver salva la vitavenivano fucilati ed impiccati dinanzi all'edificio!

Il 20 Delhi era tutta in mano agl'inglesi e allora neseguirono scene spaventevoli e carneficine inauditedegne dei selvaggi dellaPolinesia e non di gente incivilita e di europei.

Migliaia e migliaia d'indiani furono massacrati dalle truppeubriache di sangue e di ginche piú nulla ormai rispettavanoné sessonéetàe la città intera subí un saccheggio spaventevole. I valorosi difensoridella libertà indiana caddero tuttidopo d'aver trucidate colle proprie manila moglie e le figlie perché non cadessero nelle mani dei vincitori.

Il 24 Sandokan ed i suoi compagnidopo averne ottenuto ilpermesso dal generale Wilsonlasciavano la disgraziata città dove migliaia emigliaia di cadaveri cominciavano ad imputridire nelle vie e nelle case e dovegl'inglesi continuavano ad impiccare e fucilare i vinti. De Lussacnauseato daquelle barbarieaveva chiesto ed ottenuto il permesso di accompagnarli aCalcutta.

Ormai l'insurrezione era domata e solo il prode Tantia Topicolla bellissima e fiera Rani di Jhansie ed un pugno di valorositeneva ancoraalta la bandiera della libertàfra le folte jungle e le immense foreste delBundelkund().

Quindici giorni dopoSandokanYanez e Tremal-Naik conDarmadopo d'aver ricompensato largamente Sirdar e d'aver lungamenteabbracciato il valoroso franceseche li aveva cosí validamente aiutati nellaterribile impresas'imbarcavano sulla Mariannasalpando per la lontanaisola di Mompracem.

Suramache aveva ormai conquistato interamente il cuore delflemmatico Yanez la tigre e Punthy li accompagnavano.