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Bono Giamboni

 

 

Libro de' Vizî e delle virtudi

 

 

edizione di riferimento: Bono GiamboniIl libro de' Vizî edelle virtudi e il trattato di virtù e di vizia cura di Cesare SegreGiulioEinaudi editoreTorino 1968.

 

 

INDICE

 

CAP. I - Incominciasi il libro de' Vizî e delleVirtudi e delle loro battaglie e ammonimenti. Ponsi in prima il lamentodel fattore dell'opera onde questo libro nasce.

CAP. II La risponsione de la Filosofia.

CAP. III Come la Filosofia si conobbe per lo fattoredell'opera.

CAP. IV Le cagioni perché 'l fattore dell'opera erainfermato.

CAP. V. Risponsione alla prima cagioneche fu per la perditade' beni della Ventura.

CAP. VI. Responsione alla seconda cagioneche fu per laperdita de beni della Natura.

CAP. VII. Della detta materia.

CAP. VIII. Il lamento della Filosofia.

CAP. IX. Opposizioni al detto della Filosofia.

CAP. X. Risponsioni a le dette opposizioni.

CAP. XI. Del convertimento per le dette risponsionie inviamento per andare alle Virtudionde s'acquista paradiso.

CAP. XII. Amonimenti della Filosofia.

CAP. XIII. La promessione della Filosofia di menare ilfattore dell'opera alle Virtudi.

CAP. XIV. Dello 'ncominciamento del viaggio per andare a leVirtú.

CAP. XV. De l'albergheria de la Fede Cristiana.

CAP. XVI. Del rapresentamento che fece la Filosofia delfattore dell'opera a la Fede.

CAP. XVII. Dell'esaminamento che fece la Fede.

CAP. XVIII. Della fedaltà che si fece a la Fede.

CAP. XIX. Perché la Fede non si cura d'ornare la persona.

CAP. XX. De la buona cena.

CAP. XXI. De la cena rea.

CAP. XXII. De la cena perfetta.

CAP. XXIII. Del luogo onde si comínciaro a vedere i Vizî ele Virtú.

CAP. XXIV. Della segnoria della Superbia.

CAP. XXV. Delle schiere de la Vanagloria e de' suoi capitani.

CAP. XXVI. Delle schiere de la 'Nvidia e de' suoi capitani.

CAP. XXVII. De le schiere dell'Ira e de' suoi capitani.

CAP. XXVIII. De le schiere de la Tristizia e de' suoicapitani.

CAP. XXIX. Delle schiere dell'Avarizia e de' suoi capitani.

CAP. XXX. De le schiere della Gola e de' suoi capitani.

CAP. XXXI. De le schiere de la Lussuria e de' suoi capitani.

CAP. XXXII. Il partimento delle quattro osti de le Virtú perischierarsi.

CAP. XXXIII. Delle schiere de la Prudenzia e de' suoicapitani.

CAP. XXXIV. Delle schiere della Fortezza e de' suoi capitani.

CAP. XXXV. Delle schiere della Temperanza e de' suoicapitani.

CAP. XXXVI. Delle schiere della lustizia e de' suoi capitani.

CAP. XXXVII. Del concedimento che possa la Fede aringare.

CAP. XXXVIII. De l'aringamento della Fedenel qualdice quando si cominciò la guerra tra Satanas e l'uomoe tra' Vizîe le Virtudie tra l'una Fede e l'altra.

CAP. XXXIX. Del romore de l'aringheria.

CAP. XL. De la battaglia tra la Fede Cristiana e quelladell'idoli.

CAP. XLI. Della battaglia tra la Fede Cristiana e la Giudea.

CAP. XLII. Della battaglia tra la Fede Cristiana e le seiRisie.

CAP. XLIII. Dell'edificare delle chiesee dell'ordinare de'prelati.

CAP. XLIV. Del consiglio ch'ebbe Satanasso co le Furieinfernali.

CAP. XLV. Della legge che dànno i demoni a Maometti.

CAP. XLVI. De la battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana.

CAP. XLVII. De la venuta che fa di qua da mare la FedePagana.

CAP. XLVIII. Del consiglio che piglia la Fede Cristiana.

CAP. XLXIX. Della raunanza delli amici che fa la FedeCristiana.

CAP. L. De la seconda battaglia tra la Fede Cristiana e laPagana.

CAP. LI. De la sconfitta della Fede Pagana.

CAP. LII. Della rivinta delle terre di qua da mare che fa laFede Cristiana.

CAP. LIII. Del consiglio che pigliano le Virtudiperché la Fede Cristiana abandoni lo campo e torni nell'oste ariposarsi.

CAP. LIV. Delli ambasciadori che vanno per la Fede Cristiana.

CAP. LV. Del triunfo che fanno le Virtudi a la FedeCristiana.

CAP. LVI. Del consiglio che piglian le Virtudi per uscire nelcampo a le battagliee de la fossa de la Frode.

CAP. LVII. Dell'uscita che fanno le Virtú e i Vizî nelcampo a le battaglie.

CAP. LVIII. De' rimproverî de la Superbia contra le Virtudi.

CAP. LIX. De la morte de la Superbia e de la sconfitta dellasua gente.

CAP. LX. De' rimproverî della Pazienzíache fa sopra 'lcorpo della Superbia.

CAP. LXI. De la carità che si fa de le cose de la sconfittade' Vizî.

CAP. LXII. Delle parole che dice la Filosofia per andare a leVirtúper compiere il viaggio.

CAP. LXIII. Dell'andata che fa la Filosofia alle Virtudi.

CAP. LXIV. Del rapresentamento che fa la Filosofia delfattore dell'opera alle Virtudi.

CAP. LXV. Di quel che dice la Prudenzia de la Filosofiae leparole che dice al fattore dell'opera della Fede

CAP. LXVI. De le parole che dice la Prudenzia della gloriamondana..

CAP. LXVII. De le parole che dice di non atare in altro ilfattore dell'opera che in acquistar paradiso.

CAP. LXVIII. Delle parole che dice di star fermo nel buoncominciamento.

CAP. LXIX. De le parole che dice de le cinque Virtú chetegnono le cinque chiavi di paradiso.

CAP. LXX. Delli ammonimenti della Prudenzia.

CAP. LXXI. Delli ammonimenti della Iustizia.

CAP. LXXII. De li ammonimenti della Fortezza.

CAP. LXXIII. Delli amonimenti della Temperanza.

CAP. LXXIV. Che parole dice la Prudenzia al fattoredell'opera.

CAP. LXXV. Come 'l fattore dell'opera piglia consiglio dellaFilosofia.

CAP. LXXVI. Del consiglio che dà la Filosofia al fattoredell'opera; e come fue ricevuto per fedele.

 

 

 

 

 

CAPITOLO I

Incominciasi il libro de' Vizî e delle Virtudi e delle lorobattaglie e ammonimenti.

Ponsi in prima il lamento del fattore dell'opera onde questolibro nasce.

 

Considerando a una stagione lo stato mioe la mia venturafra me medesimo esaminandoveggendomi subitamente caduto di buon luogo inmalvagio statoseguitando il lamento che fece Iobo nelle sue tribulazionicominciai a maladire l'ora e 'l dí ch'io nacqui e venni in questa misera vitae il cibo che in questo mondo m'avea nutricato e conservato. E piangendo eluttando con guai e sospirili quali veniano della profondità del mio pettocontra Dio fra me medesimo dissi: “ Idio onnipotenteperché mi facesti tuvenire in questo misero mondoacciò ch'io patisse cotanti dolorie portassecotante fatichee sostenesse cotante pene? Perché non mi uccidesti nel ventredella madre miaoincontanente ch'io nacquinon mi desti la morte? Facestilotu per dare di me esemplo alle gentiche neuna miseria d'uomo potesse nel mondopiú montare? Se cotesto fu di tuo piacimentoavessimi fatto questamisericordiache de' beni de la Ventura non m'avessi fatto provaree avessimiposto in piú oscuro e salvatico luogoe piú rimosso da gentisicché di menon fossero fatte tante beffe e schernele quali raddoppiano in molti modi lemie pene! ”

 

 

CAPITOLO II

La risponsione de la Filosofia.

 

Lamentandomi duramente nella profundità d'una oscura nottenel modo che avete udito di soprae dirottamente piangendo e luttandom'apparve sopra capo una figurache disse: - Figliuol mioforte mi maravigliocheessendo tu uomofai reggimenti bestialiin ciò che stai sempre col capochinatoe guardi le scure cose della terralaonde se' infermato e caduto inpericolosa malatia. Ma se rizzassi il capoe guardassi il cieloe le dilettevoli cose del cielo considerassicome dee far l'uomo naturalmented'ogni tuamalizia saresti purgatoe vedresti la malizia de' tuo' riggimentie sarestinedolente. Or non ti ricorda di quello che disse Boezio: “Con ciò sia cosa chetutti gli altri animali guardino la terra e seguitino le cose terrene pernaturasolo all'uomo è dato a guardar lo cieloe le celestiali cosecontemplare e vedere”?

 

 

CAPITOLO III

Come la Filosofia si conobbe per lo fattore dell'opera.

 

Quando la boce ebbe parlato come di sopra avete intesosiriposò una pezzaaspettando se alcuna cosa rispondesse o dicesse; e veggendoche stava mutoe di favellare neun sembiante faceasi rapressò inverso meepigliò il gherone de le sue vestimentae forbimmi gli occhii quali erano dimolte lagrime gravati per duri pianti ch'avea fatti. E nel forbire che feceparve che degli occhi mi si levasse una crosta di sozzura puzzolente di coseterreneche mi teneano tutto il capo gravato.

Allora apersi li occhie guarda'mi dintornoe vidi appressodi me una figura tanto bellissima e piacentequanto piú inanzi fue possibile ala Natura di fare. E della detta figura nascea una luce tanto grande e profondache abagliava li occhi di coloro che guardare la voleanosicché poche personela poteano fermamente mirare. E de la detta luce nasceano sette grandi emaravigliosi splendoriche alluminavano tutto 'l mondo. E ioveggendo la dettafigura cosí bella e lucenteavegna che avesse dal cominciamento pauram'asicuraitostamentepensando che cosa ria non potea cosí chiara luce generare; ecominciai a guardar la figura tanto fermamentequanto la debolezza del mio visopotea sofferire. E quando l'ebbi assai mirataconobbi certamente ch'era laFilosofiane le cui magioni era già lungamente dimorato.

Allora incominciai a favellaree dissi: - Maestra delleVirtudiche vai tu faccendo in tanta profundità di notte per le magioni de'servi tuoi? - Ed ella disse: - Caro mio figliuololattato dal cominciamento delmio lattee nutricato poscia e cresciuto del mio paneabandoneret'ioch'ionon ti venisse a guerireveggendoti sí malamente infermato? Non sa' tu che miausanza è d'andare la notte cu' io voglio perfettamente visitareacciò che lefaccende e le fatiche del dí non possan dare alcuno impedimento a li nostriragionamentí? - E quando udí' dire che m'era venuta per gueriresuspirandodissi: - Maestra delle Virtudise di me guerire avessi avuto talentopiútosto mi saresti venuta a visitare; perché tanto è ita innanzi la mia maliziache m'hanno lasciato li medici per disperatoe dicono che non posso campare.

Allora si levò la Filosofiae puosesi a sedere in su lasponda del mio lettoe cercommi il polso e molte parti del mio corpo; e poi mipuose la mano in sul pettoe stette una pezzae pensòe disse: - Per lopolsoche ti truovo buonosecondo c'hanno li uomini sanicertamente conoscoche non hai male onde per ragione debbi morire. Ma perchéponendoti la mano alpettotruovo che 'l cuore ti batte fortementeveggio c'hai male di pauralaonde se' fortemente sbigottito ed ismagato. Ma di questa malattia ti credo ala speranza di Dio tostamente guerirepurché meco non t'incresca di parlarené ti vergogni di scoprire la cagione de la tua malatia -. E io dissi: -Tostamente sarei gueritose per cotesta via potessi campareperché sempre mipiacquero e adattârsi al mio animo le parole de' tuoi ragionamenti.

 

 

CAPITOLO IV

Le cagioni perché 'l fattore dell'opera era infermato.

 

Poscia che per via di ragionamenti la Filosofia mi tolse aguerirecominciaro i nostri ragionamenti in questo modo: - Io t'adomando -disse la Filosofia -con ciò sia cosa che 'l medico non possa lo 'nfermo bencurare se prima non conosce la cagione del suo maleche mi mostri e apri lacagione della tua malatia -. A questo domandamentosuspirando imprimaduramentedissi: - Maestra de le Virtudia volere cotesto di mia bocca saperenon è altro che voler or qui rinovare le mie pene. Chi sarà quelli di sí durocuore che udendo lo mio dire non si muova a pietade e dirottamente non pianga?Ma dirollotiavegna che mal volentierisol per la volontade ch'i' ho diguerire.

- Tu saiMadre delle Virtudicome la potente Natura dallo 'ncominciamentodella mia nativitade mi fece compiutamente con tutte le membrae come a ciascunmembro diede compiutamente la virtú dell'oficio suosecondo ch'è usata - difare cui ella vuole perfettamente naturare. Veracemente posso dire che m'aveaperfettamente ornato di suoi ornamentiché 'l capo m'avea ornato di quattrosensi principalicioè di vedere e d'udire e d'odorare e di saporare; e aciascun membro avea dato compiutamente la sua virtute. E sai bene come la vagaVentura m'avea allargata la mano suae arricchito di doni suoi desiderati egoliaticioè di gentilezza e ricchezzaamistadionoridi cittadinanza edessere bene nutricato e costumato; e sai ben che con questi doni della Venturaera morbidamente cresciuto e al levato.

- Oimè miseroessendo da la Natura cosí ornatoe dallaVentura cosí avanzato e fornitoe dilettandomi e gloriandomi ne' dettibenificinon so la cagioneDio contra me suscitò l'ira suae subitamente mitolse uno de' maggiori benifici che la Natura m'avea dato. E avegna che nol mitogliesse al postuttosí 'l mi tolse in tal modoche mi rendé inutili tuttele mie operazionilaonde io era al mondo buono e caro tenuto. Da ind'innanzi m'abandonârl'amistadi e li onori e' guadagni e tutti li altri beni della Venturaesopravennermi tante e sí diverse tribulazioníche no le potrei co la linguacontaree son caduto in molte miserie.

- Solo un dono della Ventura m'è rimasocioè lacittadinanzaesser conosciuto da le genti; e questo è solamente per mio dannoché sono piú beffato e schernitoe sono quasi com'una favola tra lorolaondesi raddóppiaro in molti modi le mie pene. Per le qua' cose ch'io t'ho dette disoprasono sí malamente sbigottito e ismagato che non mi giova di manicare nédi bere né di dormire né di posare; ma penso e piango e lamentomi die e notteed èmmi in noia la vitae prego la Morte che vegna tostamenteche mi traggadi questi gravi tormenti; ed ella è sí dura e crudele che non mi degnad'udireanzi si fugge e dilunga da mee pare che m'alunghi la vita. E dommenegran maravigliaperchéessendo in qua dietro in buono statopoco meno che inuna trista ora la vita mia non terminò.

 

 

CAPITOLO V

Risponsione alla prima cagione

che fu per la perdita de' beni della Ventura.

 

Dacché puosi fine alle mie parolee per lo mio detto laFilosofia ebbe conosciuta la cagione del mio malecominciò in cotal modo aparlare: - Veggio oggimai e conosco la cagione della tua malatiae socertamente per lo tuo detto che se' infermato per due cose: l'unaper laperdita de' beni della Ventura e della gloria del mondo; l'altraper la perditadi certi beni che la Natura t'avea dato. Ond'è tempo e stagione di trovaremedicine a le tue malatiee in prima a quella onde se' infermato per la perditade' beni de la Ventura e de la gloria del mondo; appresso a quella onde se'infermato per la perdita de' beni che la Natura t'avea dato. E a ciò ch'io tipossa ben medicare de la malatia onde se' aggravato per la perdita de' benidella Ventura e della gloria del mondovo' che mi dichi qual fue la cagione perche Dio fece l'uomo e la feminae a che fine volle che l'uno e l'altro venisse-. E io dissi: - Hoe inteso da' savi che l'uomo e la femina fur fatti da Dioperché riempiessero le sediora vòte delli angeli che caddero di cielo; e 'lloro verace fine è de andare in paradiso in quelle luogora santissimeacciòche si facciano gloriosi e beati e partefici colli buoni angeli della gloria diDio -. Ed ella disse: - Cosí è come tu hai contato; e cotesta è la cagioneper che Dio fece l'uomo e la feminaperché venissero a quel fine glorioso.

E poi disse: - Se tu sai il fine tuo e la cagione per che daDio fosti fattodommi gran maraviglia che ti turbi e infermi come m'hai dettodi sopra perché abbi perduto le ricchezze e la gloria del mondo e' beni dellaVentura. Or non vedi tu che son tutte le dette cose contrariee impedimentomolto grande di venire al detto fine? Se ben ti ricorda del Vangelioche dice:“Cosí puote intrare lo ricco nel regno di Cielocome lo cammello per lacruna dell'ago”; e però intrare non vi puoteperché le ricchezze sonl'erbesecondo che dice il Vangelioch'affogano lo seme che cade nella buonaterra. Dio aiuta! quant'uomini son già stati nel mondo che volentieri e congrandissimo desiderio hanno udita e ricolta la parola di Dio nel cuore e nellamente loro! Ma quello buono pensamento è stato affogato solo perché hannoavuto ricchezzee quelle sole sono state la cagione per che hanno perdutoparadisoe di venire a quel fine glorioso e beato per che fu fatta la femina el'uomo. Vuo' tu vedere come le ricchezze e la gloria del mondo dilungano l'uomodal servigio di Dio? Or ti ricordi come Dio disse nel Vangelio: “Neuno puòservire Dio e Mamone ”cioè quello demonio ch'aministra le ricchezze e lagloria del mondo.

- Questi due signori voglion esser diversamente serviti:perché Mamone vuol esser dall'uomo servito di due cosecioè di cupidità ed'avarizia. Di cupidità vuol esser servitoperché vuole che l'uomo siacúpido di guadagnareacciò che rauni molte ricchezze; d'avarizia vuol esserservitoacciò che le ricchezze guadagnate strettamente conservi e ritenga. Ela cupidità del guadagnare vuole che sia tantache per guadagnare ricchezze eragunare avere ne offenda Dione offenda il prosimone offenda la suaconscienzane offenda la sua famae non si curi perché sia mal detto di lui;e però vuol che ne faccia micidî e tradimenti e forze e ingiurie e furti erapine e frodi e ingannie faccia ogni sozzo peccato per moneta. E la suaavarizia vuol che sia tantache per ritenere e conservare quello che nel dettomodo ha guadagnatoil prossimo non sovegnacome Dio comandò là ove dice: “Inchinaal prossimo sanza tristizia l'orecchie tue e rédili il debito suo”l'amiconon aiuticome naturalmente è tenuto di fareonde dice Seneca: “Aiuta econsiglia l'amico tuo in su' bisogniacciò che 'l possi ritenere e vogliatibeneperché sanza amici non s'ha mai vita gioconda; e come del campo sanzasiepe son tolte e portate le cosecosí sanza li amici si perdono le ricchezze”;né di se medesimo non li ricordi di farsene bene; e però dice Salamone: “L'uomocúpido e tenace è una sustanzia sanza ragione: chedacché non è buono asénon sarà mai buono a neuno: però si perderà colle sue ricchezze”. Evuole che colui ch'è guadagnatore tutto 'l tempo della vita sua dalle ricchezzenon adomandi guiderdone; il qualecome dice un savio: “Le ricchezzeispendendolenon raunandolebeneficaro altrui ”. E dopo la morte di costuivuol Mammone che 'l figliuolo o l'erede manuchi e bea e vesta e calziismisuratamentecioè oltre a quello che dovrebbe far di ragionee compiatutti i desiderî della carnee abbia molta famiglia e be' cavagli e granmagioni e ricche possessionie faccia di sé gran falò e vista alle gentiemostri la gloria del mondoacciò che per lo fatto di costui ne possa moltiingannare a cui dica di far lo simigliante.

- Ma Dio onnipotente vuol esser servito dall'uomo tutto didiversi riggimenti da quelliperché vuole che l'uomonel suo guadagnarenonl'offendama servi le sue comandamentae la sua conscienzia non danni; e peròdisse santo Paolo: “Questa è la nostra allegrezza nel mondoche laconscienza nostra nell'opere nostre buona testimonianza ci porti”e la famasua guardi e salvi sopra l'altre cose del mondo; onde dice Salamone: “Quelguadagno onde l'uomo è male infamatosi dee veracemente perdita appellare”.

- Se' tu forse di sí vano pensamento che credi che l'uomopossa avere i beni di questo mondo e dell'altro? Certo non può essere; e questomostra santo Bernardoche dice: “Neuno puote avere i beni di questo mondo edell'altro; e certo non puote essere che qui il ventree colà la mente possaempieree che di ricchezze a ricchezze passie in cielo e in terra siaglorioso”. Anzichi al mondo piacea Dio piacer non puote; ma quanto piú èvile al mondocotanto è piú prezioso e grande appo Dio; e però santo Iacopofavellando di sé e degli altri Apostolidisse: “Domenedio fece noi apostolivilissimie al parere de le genti vie piú sottani che li altrie uomini quasipur della mortee com'una spazzatura del mondo”. Ondese tu hai perdute lericchezze e la gloria del mondonon te ne dovresti crucciarema esserneallegropensando che se' meglio acconcio di venire a quel fine glorioso per chefosti fatto da Dio. E però disse Cato: “Dispregia le ricchezzee stiati amente di rallegrarti del pocoperché la nave è vie piú sicura nel picciolfiume che nel gran mare ”. E altrove dice: “Se nell'animo tuo vuoli esserbeatodispregia le ricchezze ”però che neuno uomo giusto né santo ledisiderò anche d'avere.

 

 

CAPITOLO VI

Responsione alla seconda cagione

che fu per la perdita de' beni della Natura.

 

- Ramaricastiti ancorae dicesti che se' infermato eaggravato fortementeperc'hai perduti certi beni che la Natura t'avea datilaonde ti sono abbondate molte tribulazioni che non se' usato d'averee se'caduto in molte miserie. E acciò che a questa gran malatia possiam trovarmedicinafa bisogno che mi dichi s'ha' inteso come Dio formò Adamo ed Eva nelparadisoe come peccaro contra luie come fur cacciati di quel luogoe postiin su la terra in questo mondo -. E io dissi: - Ben so tutta cotesta materiaeholla già molte volte letta nella Bibbia -. E quando èi cosí rispostodisse:- E sai tu che parole ebbe tra Dio e Adamo ed Evaquando li ebbe posti in su laterrae di

che maladizione li maladissequando da loro si partio? - Eio dissi: - Ben lo soglio saperee hol già letto ne la Bibbia; ma èmmi uscitodi mente per molte altre vicende che mi stringon nel mondo -. Ed ella disse: -Credo bene che l'abbi dimenticatoperché se l'avessi a mente tenutonel malche tu hai non t'avrebbe lasciato cadere. Ma ramenterolticon cotali patti tranoiche 'l ti tenghi mai sempre sí a memoriache mai non t'esca di menteacciò che non possi piú in quella malatia ricadere.

E po' disse: - Poscia che Dio ebbe Adamo ed Evaper lopeccato ch'aveano fattotratti di paradiso e posti in su la terra in miluogodel mondocioè in quel luogo dove la città di Ierusalem è fondatasíchiamò Dio Adamo ed Evae disse: “Adamo ed Evamal facesteche trapassastele mie comandamentatanto v'avea buon luogo assegnato e dato a godere cotantobene. Ma perché nol faceste per vostro movimento ma dal serpente inimico nostrofoste tentatinon vi voglio eternalmente dannarecome feci colui che vitentò: il quale per suo propio movimento insuperbiovogliendo porre la suasedia allato a la mia. Ma questo vi faccio per lo vostro peccato: che stiateoggimai in su la terra a termine chente sarà la mia volontade; e li desideri dela carnei quali non poteano in voi luogo averevi debbiano mai sempresegnoreggiaree patiate oggimai fame e sete e freddo e caldoe quattrodurissime e asprissime cosecioè dolori e fatiche e paura e morte. Dolori dimolte generazioni di penele quali sono apparecchiate per voi tormentare;fatiche di diverse maniereperché vo' che del sudore del volto vostro vi siadato il pane vostroe per via di fatica vo' che abbiate tutte l'altre cose chebisogno vi fanno a la vita; paura vo' ch'abbiate di molte terribili e spaventosecose che sentirete e vedrete stando nel mondo; e da sezzo vo' che vi segnoreggila Mortela quale non potea avere luogo in voi; e morti non sarestese contrame non aveste peccato.

- “ E se sentirete le dette pene stando nel mondonon vo'che ve ne crucciate né vi lamentiate di mema con molta pazien zia le portiatein pace per mio amore. E io vi dico e prometto che se queste pene e fatiche inpace porteretee non vi lamenterete di meche dopo la vostra morte io vi daròluogo che sarà vie migliore che quello ch'avete perduto: perché avete perdutolo paradiso diliziaro il quale è in su la terra; ma io vi renderò il paradisocelestialelà ove sono li angeli mieie metterovvi nelle sante sediora diquelli angeli che caddero di cieloacciò che voi siate partefici co li buoniangeli della gloria e de la beatitudine mia. Ma se in pace no le porterete permio amorema crucceretevi e dorretevi e lamenteretevi di meinfin a ora vidico ch'e' vi converrà al postutto patiree non ne sarete da me meritati. Eavegna che questo luogo del mondo sia molto tormentoso e rioe sie valle dilagrime appellatoperché dato è all'uomo acciò che possa qui piangere epurgarsi de le sue peccataio vi dico che dopo la vostra morte io il vi daròvie peggioreperché vi metterò in podestà del Nimicoil qual vi metterànello inferno e vi tormenterà mai sempre di molte pene eternali ”.

 

 

CAPITOLO VII

Della detta materia.

 

Aperto e mostrato la Filosofia come Dio onnipotente si partioda Adamo e da Eva quando gli ebbe tratti di paradiso e posti in su la terra nelmondoe le maledizioni che diede loro nel suo partimentodisse: - Credi tuforse che le dette maledizioni toccassero solamente Adamo ed Eva per lo peccatoch'avieno fatto? Non vo' che sia di tua credenza; anzi toccaro bene i lorodiscendenti; e però si dice nella Bibbia: “I padri nostri manicaro l'uveacerbee' denti de' figliuoli ne sono allegati”. E veggendo Dio che per ledette cose si ricomperava il peccatoe andavane l'uomo in paradiso sepazientemente le sostenesse; e vogliendo che l'uomo in pace le portasseacciòche venisse al detto benificiode la sua persona medesima ne diede esemplochefaccendosi omo e vegnendo nel mondotutte le dette pene ne la sua personain pace sofferse; e però dice l'Apostolo: “Con ciò sia cosa che Cristo abbiaportata e sofferta molta pena ne la sua carnee voi v'apparecchiate disimigliante pensiere”. Chi fu anche verage figliuolo di Dioche per questavia non passasse? Pensa d'Abelche fu il primaio giusto del mondocome fuemorto da Caino suo fratello. Pensa de' profeti e delli apostoli e de' martiricome furono straziati e tormentati. Vedi santo Pauloche fue cosí amato daDio; di se medesimo favellando disse: “Chi è quelli ch'abbia in questo mondosofferte pene e tribulazionie io no?”; e quando ha contate moltetribulazioni e angosce ch'avea sofferte in questo mondoin terra e in acquasí torna alle pene della sua carne e dice: “Dato è a me lo stimolo de lacarne mial'angelo Satanasso che mi offenda. Però adorai tre volte a Dio chelo sceverasse da meper li gravi tormenti che sentia; e Dio mi disse: Basti atePaulola grazia mia”. Or non ti ricorda de l'Apostoloche dice: “Colorche pietosamente voglior vivere in Cristobisogno fa che siano perseguitati emolestati”?

- Se questa è dunque la via di buoninon vuole esser buonochi de le tribulazioni del mondo non vuol sentire. Perché secondo che sidilunga da la bontà e dal ben fare colui che disdegna i gastigamenti che fattili sonoe hae in odio colui che 'l gastigacosí non puote esser buono chi letribulazioni del mondo e i pericoli non soffera in pacema se ne cruccia elamenta contra Dio: perché le tribulazioni e l'angosce del mondo sono igastigamenti di Dioe allora dé pensar l'uomo che Dio l'amiquando ditribulazioni da lui è visitato e tormentato. E però disse san Paolo: “Figliuolmionon avere in negligenzia la disciplina e i gastigamenti di Dioimperò checui egli riceve per figliuolosí 'l gastigae gastigando sí 'l fiagella etormenta” e poi conchiude e dice: “ Se tu se' fuori de' suoi gastigamentidi quali sono partefici tutti i figliuolidunque non se' tu legittimo figliuoldi Dioma bastardo”. Chi vuol dunque esser verace figliuol di Dioporti inpace le pene e le tribulazioni del mondoi quali sono i suoi gastigamentielaonde coloro cui egli riceve per figliuoli sono gastigati: pensando che sesarà compagno di Dio nelle passionisarà suo compagno nelle consolazioni.

 

 

CAPITOLO VIII

Il lamento della Filosofia.

 

Poscia che la Filosofia ebbe parlato come di sopra aveteintesocominciò a sospirare fortemente e turbarsi nel volto; e con una bocemolto adirata disse:

- O umana generazionequanto se' piena di vanagloriac'haigli occhi de la mente e non vedi! Tu ti rallegri delle ricchezze e della gloriadel mondoe di compiere i desideri della carneche possono bastare quasi perun momento di tempoperché poco basta la vita dell'uomo; e queste sonoveragemente la tua morteperché meritano nell'altro mondo molte pene eternali;e della povertà e de le tribulazioni del mondo ti turbi e lamentiche pocotempo posson durare; e queste sono veracemente la tua vitaperchése siportano in pacemeritano nell'altro mondo molta gloria perpetuale.

- E perché poca gloria nel mondo merita nell'altro moltapenae poca pena nel mondoin pace soffertamerita nell'altro molta gloriadisse un savio: “ Quel che ne diletta nel mondo è cosa di momentoe quel chene tormenta nell'altro durerà mai sempre”. E l'Apostolo disse: “Non sondegne né da aguagliare le passioni di questo tempo alla gloria di vitaeternalela qual sarà aperta e data a noi”. Che aguaglio può esser da lacosa finita a quella che non ha fineda la cosa piccola alla grandeda la cosatemporale a la eternale? E però disse san Paulo: “Il Signore di tutta lagrazia n'ha chiamati ne la sua gloria eternaleper sofferendo nel nome diCristo poca cosa”. E Salamone dice: “Di poca cosa tormentatiin molte cosesarem ben disposti”.

 

 

CAPITOLO IX

Opposizioni al detto della Filosofia.

 

Parlato la Filosofia cosí profondamente sopra la materia delmio rammaricamentoe mostratomi per cotante vive ragioni come era matta e vanacosa il mio lamentaree la cagione della mia malatiasí mi sforzai didifendere il mio errorese per alcuna via o modo potesse.

Però dissi: - Se cotesta è la via d'acquistar paradiso e diricoverare la perdita che facemmo per lo primo peccato d'Adamo e d'Evae divenire a quel fine beato per che fuor fatti l'uomo e la feminabene fece dunqueDio sefavellando alli apostoli suoidisse: “Lasciate i parvuli venire a meperché di costoro è lo regno di Cielo”perché veracemente è de' parvolisolamentee non d'altra persona che viva con alcuno conoscimento delle cose delmondo. Cui mi saprestú contare con alcuno conoscimentoche fosse di tantafermezzache per amore d'aver paradisocioè cosa che non vede né palpamasolamente l'ode a paroledisideri di vivere in povertadee abbia in dispregioe in disdegno i beni della ventura e la gloria del mondo; e se di doglie o ditribulazíoni è gravatole porti in tanta pazienziache contra Dio non se necrucci e doglia fortemente? Certo non me ne sapresti alcuno nominare. Potrebbeforse essere delli apostoliche fur pieni dello Spirito Santo in tal modo cheposcia non pottero peccareché furo di cotesta maniera; ma non d'altra personache de lo Spirito Santo e della grazia di Dio cosí fornito non fosse. Anzi saitu che dicono i savi? ch'ogni creatura è sottoposta e data alla vanità delmondoe quanto può istudia di compiere i diletti della carne. Per la qual cosail detto tuo pare che sia nulla a volere confortare l'uomo per le parole c'ha'detteche de le cose del mondo abbia alcuno conoscimento.

 

 

CAPITOLO X

Risponsioni a le dette opposizioni.

 

A queste parole rispuose la Filosofiae disse: - Intendifigliuoleil detto mioe pon ben fede a le mie parolee guarda che nont'inganni il desiderio della gloria del mondo. Il regno di Cielo è la maggiorcosa che l'uomo e la femina possa avereperch'è 'l fine loroe la cagione perche fuor fatti da Dioe lo loro luogo naturale e stanzialee il loro paese; eperò Cristo n'amonisce nel Vangelioe dice: “Imprima e sopra tutte le cosechiedete il regno di Cieloe poscia tutti li altri beni vi saranno dati”. Eanche ne l'orazione del paternostro la prima chiesta che Dio insegna fareall'uomo si è questa: “Vegna l'anima mia allo regno tuo”; e questo regno diCielo ch'è cosí grandissima cosaIdio onnipotente nol dà all'uomomaciascun per li suoi meriti propri l'acquista e vince per forza; e però dice ilVangelio: “E regno di Cielo patisce forzae que' l'acquistan che voglionpugnare”. E questa vuol esser gran pugnaperch'è posto molto ad altievavisi per una via molto strettae per una piccola porta vi s'entra; e peròdice il Vangelio: “Stretta è la viae picciola è la porta che ne mena allavitae pochi son che vadaro per quella; e ampia è la via e larga la porta chene mena alla mortee molti sono che per quella vanno”. E avegna che vogliagran forza e richieggia gran pugnanon si dé l'uomo anighiettiremafrancamente pugnareperché dice il Savio: “Sanza grave fatica le gran cosenon si possono avere”.

- Or pensa e considera bene le vilissime cose del mondo cheappo li uomini mondani sono alcuna cosa tenutesí come scienzia e signorie eonori e ricchezze e gran nominanza e fama tra le genticon quanta forza efatica nel mondo s'hanno; tanto maggiormente il regno di Cielo vuole fatica eforza grandissimail qual è sommo e perpetual bene all'uomoe compimento ma'sempre di tutti suoi desideri. Sola una cosa dé muovere l'uomo a farevolentieri questa pugnaperché chi pugnare vuole è certo di conquistarequesto regno. Ma la gloria del mondo è sí vana e fallaceche non si puòavere a posta dell'uomo; anzi molte voltequando ha molto pugnato e credelaabracciare e pigliare e teneresi parte e fugge da luie lascia e abandonal'uomo molto dolente.

- Dio aiuta! quanti uomini sono già stati c'hanno volutoabracciare e pigliare questa gloria del mondoe hannovi messo tutto loroingegno e forzae sonsi mortie non hanno potuto avere niente! E altri sonostati che l'hanno abracciata e pigliata con molta fatica e angosciae per neunoingegno e senno l'hanno potuta tenere; ma tostamente s'è fuggita e partita daloroe halli lasciati molto dolenti.

- La qual cosa non può intervenire del regno di Cielo; anziè cosa stabile e fermae non si parte giamai la gloria suada ch'èconquistata; e a posta dell'uomo si conquista e si vincepurché 'n questomondo voglia pugnare. E avegna che sian pochiche per questa stretta via chemena l'uomo a·regno di Cielo vogliano andare e che vogliano fare quelladurissima e asprissima pugnasappi che non sono pur li pargolicome tu dicestidi soprama sono molti altri c'hanno buono e perfetto conoscimento delle cosedel mondo; ma nel Vangelio sono appellati pochiperché pochi sono a rispettodegli altri che per la larga via e ampia porta che ne mena alla morte voglianoandare.

 

 

CAPITOLO XI

Del convertimento per le dette risponsioni

e inviamento per andare alle Virtudionde s'acquistaparadiso.

 

- Maestra delle Virtudimolto m'hai consolato delle mietribulazionie hammi inolto migliorato e rallevato de la mia malatiain ciòche m'hai apertamente mostrato che le tribulazioni e l'angosce del mondo sono igastigamenti di Dioe coloro ha per veragi figliuolicu' elli visita di cotalegastigamento; e ha'mi mostrato come la povertà è la diritta via laonde piúsicuramente si può andare allo regno di Cielo. Anche m'hai detto che lo regnodi Cielo è la maggiore e la miglior cosa che l'uomo e la femina possa avere; ehailmi mostrato e provato per molte belle e aperte ragioni: per la qual cosam'è venuto in talento questo regno di paradiso beato voler conquistare.

- Ma d'una cosa mi spaventoche m'hai detto di sopra che nonsi può avere se non s'acquista e vince per forza; e io mi sento sí pocabalíache non posso vedere com'io potesse fare questa pugnasicché a buoncapo ne venisse. Però ti priego che in su questi fatti mi debbi consigliaresicché di cotanto bene non potesse esser perdente: perché se 'l perdesse a miapecca o per providemento che far si potesseio ne sarei mai sempre dolenteenon me ne potrei consolare.

A queste parole la Filosofia levò alte le manie rizzò liocchi al cieloe umilmente adoròe disse: - Benedetto sia Gesú Cristochet'ha recato a buon pensamentoe a quello c'hanno li òmini saviche nonistanno pur col capo chinato a guardare le scure cose de la terracome haifatto tu per li tempi passati; ma rizzano il capo e guardano il cielo e ledilettevole cose della luce: però sempre stanno coll'animo allegroe per neunatribulazione del mondo si posson turbare; e però dice un savio: “Con ciò siacosa che tutti li altri animali guardin la terrasolo all'uomo è dato aguardare lo cielo e le dilettevoli cose della luce”.

- Ondeda che m'hai chesto consiglio in ciòche di' chevuoli lo regno di paradiso conquistaree io ti consiglierò volontieri; e soloper confirmarti in su questa volontà ti sono venuta a visitare. E darolotitalese credermi vorraiche tosto verrai a capo del tuo intendimento.

E poi disse: - Il regno di Cielo è molto forte aconquistareperché è posto molto ad altie vavisi per una stretta viae peruna piccola porta vi s'entrasecondo che t'ho detto di sopra. E ha ne la dettavia molti nimicii quali die e notte assaliscono altruie non dormono nientee se truovano alcuno in questa via che ben guernito e armato non sia eacompagnatosí il fanno sozzamente a dietro tornare. E però fa bisogno acoloro che vi vanno che sian forniti di fedeli amici; e in altra guisa sarebbermalamente traditi e ingannati.

E io dissi: - Mal son fornito di cotali amicianzi li hotali che m'àmaro solamente a la loro utilità -. Ed ella disse: - E io lit'insegnerò tali acquistare che t'ameranno e serviranno solamente a la tuautilitàe ti guarderanno e salveranno da' detti nimicie tosto ti daranno lavittoria del regno -. E io dissi: - Chi son coloro cui io mi potesse fare adamicionde ricevesse cotanto benificio? - Ed ella disse: - Sono la bellacompagnia delle Virtudi. - E chi so queste Virtudi? - Ed ella disse: - I cortesicostumi e li belli e piacevoli riggimenti. - E ove stanno? Ed ella disse: - Nelnobile castello de la mente. - E ov'è questo castello? - Ed ella disse: -Dentro a la chiusura del cervellolà ove si raccolgono i sensi e' sentimentidel corpo. E in quello luogo hanno una magione molto fortetutta di fortissimoosso murata; ed è in tre parti divisa: nella primaiach'è nella frontedinanzisi imaginano e si veggono tutte le cose; ne la seconda seguente tuttele cose vedute e imaginate si conoscono e sentenziano e giudicano; nella terzatutte le cose sentenziate e giudicate si scrivono e fassene memoriaacciò chenon escano di mente. A la qual magione càpitano tutte le genti c'hanno alcunperfetto conoscimentoma pochi n'albergano co le dette Virtudi: non che per lorvolontà non albergassero assai - e sarebbero ben ricevutichi vi volessealbergaree onorati e serviti -; ma sono fuggite e schifate dalle genti delmondoperché vivono sotto grande ubidenza.

- E chi è segnore di queste Virtudi? - Ed ella disse: - Nonhanno segnoria d'alcuna personama so' in questo mondo libere e franche; eperò disse un savio: “Sole le Virtú sono libere nel mondo; e tutte l'altrecose sono sottoposte a la Ventura ”. Ma fanno di loro gente un capitano c'hanome Umilitàquando in servigio d'alcun loro amico vanno a conquistare questoregno; e mettonlo innanzi a tutte le coseperch'egli è capo e fondamento ditutti coloro che vogliono intendere al servigio di Dio; e però disse santoBernardo: “Per l'umilità sarai alla grandezzae questa è la viae altranon si truova che questa; e chi per altra via salecade poscia ch'è montato”.

E io dissi: - Prègoti che m'insegni andare a queste Virtúe che m'acompagni co·lloroperché vo' doventare loro fedelee giurare leloro comandamentaacciò che questo regno di paradiso beato m'aiutinoconquistare. Ed ella disse: - Figliuol mionon fa bisogno ch'io t'insegniandare alle Virtudiné ch'io t'aconti' co·lloro: per che se andare vi vuoliritorna alla tua conscienza ed entra per la via de' buoni costumi e savi ecortesi riggimenti; e quella stradase tu non ti torciti conducerà allo loroalbergoe ivi ti potrai co·lloro acontaree richiederle de' tuoi bisogni.Elle sono tanto cortesi che t'udiranno volentieri; e se parrai loro persona conbei riggimentiti riceveranno e faranti onore e acompagnerannosi teco; e da tenon si partiranno giamaise da te non viene il partimentoinfino che nont'hanno data la vittoria del regno che tu hai detto di voler conquistare.

 

 

CAPITOLO XII

Amonimenti della Filosofia.

 

Poscia che la Filosofia m'ebbe insegnata la via onde sipoteva andare alle Virtudie insegnata la casa dove mi potea co·lloroacontaredisse: - Figliuol mioio ti vo' dire alcuna cosa di riggimenti diqueste Virtudiacciò chese pigliassi loro amistadede' lor fatti non titrovassi ingannato. Egli è ben vero che 'l regno di Cielo sanza queste Virtudinon si può conquistareed elle hanno sí l'ingegni alle maniche non si puòdifendere da loro. Ma se pigliassi loro amistà per cagione di conquistarequesto regnoconverrebbeti aver puro e fermo proponimento di menarle solamenteper questo regno conquistare e avereché per altra cagione non ti farebberocompagnia né vorrebbero tua amistade. E se le movessi da casa dandone questacagioneed elle si potessero acorgere in niuno modo che le menassi per compierealtri tuoi intendimenti - come hanno già fatto molti altri che sotto lorocagione hanno commesso molto male - elle si recherebbero questi fatti fortementea gravezzae sceverrebbersi da tee partirebberti da' buoni; e quando fosserosceverate ti infamerebberoe farebberti gran vitiperioe non avresti maionore. E anche se intervenisse che le movessi da casa per questo regnoconquistaree quando fossi nella viasí come vile e codardol'abandonassiper paura ch'avessi di molti nimici che si veggono d'intornoo l'abandonassiper alcuna promessione delle cose del mondo che da que' nimici fatta ti fosseabbandonerebberti incontanente e partirebberti di tra' buonie rimarrestivituperato. E se ti pentessi per alcun tempoe tornassi a loro con buonointendimento per cagione d'aver paradisoavegna che sien tanto cortesi che illoro aiuto non ti negassero' al postuttomolto si farebbero pregare anzi chepalesemente t'acompagnassero o di servire ti promettessero. A questoconsiderandoun savio disse: “Chi d'infamia d'alcuna macula si sozzamoltaacqua vi vuole a potersi lavare”. Però ti ricordo e dico che se in alcuna dele dette tre cose credessi caderenon t'acompagni co·lloroperché non te nepotrebbe altro che male incontrare; e del tuo buono incominciamento nonnascerebbe altro che mala fine.

 

 

CAPITOLO XIII

La promessione della Filosofia di nienare il fattoredell'opera alle Virtudi.

 

Dacch'ebbe la Filosofia posto fine al suo consiglio e alleparole de' suoi amonimentidissi: - Dimmimaestra delle Virtudequal è lavia de' buoni costumi e de' cortesi e savi riggimentiper la quale si puòandare alle Virtudi?

Ed ella disse: - Figliuolecome ti mostri semplice ne lituoi adimandamenti! Chi è colui che voglia ricorrere a la sua conscienziachecotesta via non sappia tenere?

E io dissi: - Non te ne dare maraviglia perché te n'abbiadomandato: ché m'hai detto di sopra che cotesta è una strettissima viaevannovi poche personee truovasi in cotesto viaggio larghissime strade ondevanno molte genti; però potrei errare sozzamentee tornare adietro mi sarebbegravoso. Però ti priego che vegni mecoe faccimi il tuo servigio a compimento.

Ed ella disse: - Molto volentierida che me ne prieghiavegna che 'l mio venire non faccia bisogno.

 

 

CAPITOLO XIV

Dello 'ncominciamento del viaggio per andare a le Virtú.

 

Poscia che la Filosofia m'ebbe promesso d'acompagnare inquesto viaggioil giorno che ponemmo insieme movemmoe cavalcammo tanto chefummo a un prato là dove avea una bellissima fonte ad una ombra d'un pino.

Allora disse la Filosofia: - Riposianci a questa fonte unapezzache ti vo' favellare -. E ismontati e assettati a sederedisse: - Quipresso ha una Virtù che s'apella Fede Cristianala quale è capo e fondamentodi tutte l'altre Virtú a coloro che vogliono intendere al servizio di Dio.Imperò che colui che il regno di Cielo vuol conquistareconvien due cose insé averecioè fede buona e opere perfette; e fede sanza operaovero operasanza fedeè neente a potere avere paradiso. E però dice la Scrittura: “Fedesanz'operaovero opera sanza fedeè cosa perduta”. E questa sola virtù dàall'uomo la Fede Cristianae tutte l'altre Virtú intendono solamente a farebuone l'opere dell'uomo. E però è questa capo dell'altre e verace fondamentoperché non è d'avere alcuna buona speranza dell'uomo c'ha in sé buon'operesanza fede; ma chi ha solamente buona fedeposcia che l'opere non vi sianopuò stare a grande speranza nella misericordia di Dioe in una oraper unobuono pentimentopuò paradiso acquistare; e però disse uno savio: “Iovoglio che mi vegnaro anzi meno l'opere che la fede”. Onde se paradiso vuoliaveredi questa Virtú ti converrà diventare verace fedelee ubidire eoservare tutte le sue comandamenta. Ma solo d'una cosa mi spaventocheanziche riceva promessione o fedeltà da neunone fa gran cercamento e diligenteinquisiziones'è bene d'ogni cosa in concordia co·llei: perché se 'ltrovasse pur d' una vile cosa discordantenol riceverebbe per fedelené ilprometterebbe d'atare; e per questa via n'ha già molti schifati e fuggiti. Eperò ti vo' qui ammaestrare di tutte le cose onde da lei sarai dimandatoacciò che sappi rispondere perfettamente.

E quando m'ebbe cosí dettotutte per ordine le m'insegnòe disse e ridisse molte volteperché non mi uscisser di mentemaperfettamente le sapesse.

 

 

CAPITOLO XV

De l'albergheria de la Fede Cristiana.

 

Ammaestrato finemente dalla Filosofia di tutti li articuli dela fedelaonde sapea che sarei domandatomontammo a cavallo per compierenostra giornatae cavalcammo tanto ch'a ora di vespero fummo giunti a l'albergodella Fede. E questo era un palagio molto grandele cui mura eran tutte didiamantelavorate sottilmente ad oro e con buone pietre preziose; e ivismontammoe cominciammo il palagio a guardare.

E quando avemmo assai vedutodisse la Filosofia: - Che tipare di questa magione? - E io dissi: - Questa è tanto maravigliosa e bellache mi pare una de le magioni di paradisoc'ho già udito a' frati molte voltepredicare -. Ed ella disse: - Questo è il tempio che ad onore di Dio edificòSalamone; e avegna che non sia cosí bello come sono le magioni di paradisovo'che sappi che questa è fatta a similitudine di quelle.

E quand'ebbe cosí dettoentrammo là entro e montammo ne lasala là ov'era la Fedeche sedea in su una sedia molto maravigliosa e grande;e intorno di sé avea molta gentecu' ella insegnava e ammaestrava; ed eravestita d'un umile vestimentoe stava tutta cotale accercinata.

E quando la Filosofia fue tanto presso a la Fede che la poteavedereincontanente dalla lunga la conobbee rizzossi in piede e scese dellasedia e vennele incontra. E quando le fu pressosi inginocchiò per baciarle ilpiede; e la Filosofia nol soffersema pigliolla per la mano e rizzolla; equando fue ritta in piede l'abbracciòe cominciaro per gran letizia alagrimare. E quando poteron riavere lo spiritosí si salutaro; e dipo 'lsaluto disse la Filosofia: - Figliuola miaFedecome ti contien tu nelservigio e nella grazia di Dio? - Ed ella disse: - Assa' benequando sono di teacompagnataperché sanza la tua compagnia non si può Dio conoscere né niunobene adoperare -. Ed ella disse: - E a me il mio conoscimento poco varrebbesenon fosse la fede tua e le devote orazioniche die e notte fai al Signore perl'umana generazione.

E quando ebbero cosí dettos'asettaro a sedere e ragionarodi loro fatti comuni. E quando ebbero assai ragionatofurono appellate chen'andassero a cena; e andarnee cenaro a grand'agio e con molta allegrezza. Eavegna che fosse lieve la cena e di poche imbandigionima del rilievo siconsolarono tanti poveriche non avrei creduto che nel mondo n'avesse cotanti.

 

 

CAPITOLO XVI

Del rapresentamento cke fece la Filosofia del fattoredell'opera a la Fede.

 

Cenato ogni gentee rassettate a sederedisse la Fede a laFilosofia: - Grande vicenda' ti mena in questa contradaquando ci vieni cosípalesemente. So bene che ci vieni e vai a tua postama piú di celatoperchése cosí non fossein malo stato saremmosecondo che sono le contrade ove nonregne e governe. Onde dimmi se posso fare alcuna cosa che ti sia a piacere.

Ed ella disse: - Tu saicara figliuolach'a me convieneavere rangola dell'umana generazionee spezialmente di coloro che voglionointendere al servigio di Dio; e solamente son mandata da Dio onnipotente dicielo in terra per questa cagione. Onde qui ha un valletto che da teneretto ènutricato in mia magionee hae sempre volentieri studiatoe sa oggimaiconvenevolmenteed èlli venuto in talento di conquistare il regno di Cielo; esappiendo che non si può conquistare se non per mano delle Virtudisí viene ate e a l'altre per farsi vostro fedele e giurar le vostre comandamentaacciòche possa esser acompagnato da voie lo regno di Cielo li atiate conquistare; efassi da teperché sa che se' fondamento e capo dell'altre. Onde ti prego checome porta l'officio tuoil debbi servire.

Ed ella disse: - Tu sai che mia usanza è d'isaminare l'uomoanzi che per fedele sia ricevuto o che d'atare li si faccia promessione; ma dicostui si faccia tutta la tua volontadeperché so che non può esser altro chesufficienteda ch'è rapresentato per te -. Ed ella disse: - A me piace che neosservi tua usanzaperché non vo' che si spenga neuna buona usanza per me -.Allora mi chiamò la Filosofiae fecemi inginocchiare dinanzi alla Fede; erappresentommi e disse: - Ecco l'uomo: esaminatelo sicuramenteché 'ltroverete ben perfettoe degno di vostra compagnia.

 

 

CAPITOLO XVII

Dell'esaminamento che fece la Fede.

 

Quando la Filosofia m'ebbe rapresentatomi cominciò la Fedea domandare in questo modo: - Io ti domando che mi dichi quanti sono i nostrisacramenti -. E io dissi: - Sette; - E qua' sono essi? - E io dissi: - BattesmoPenitenziaCorpus DominiMatrimonioConfermagioneOrdine e Unzione -.Ed ella disse: - Sa' tu qua' sono le credenze de' sacramenti e i loro benifici?- E io dissi: - La credenza del Battesmo si è che si rimetta il peccatooriginale a colui che si battezzae dealisi lo Spirito Santo. La credenza dellaPenitenza si è che si rimettan le peccata a colui che si confessa e si pente.La credenza del Corpus Domini si è che 'l pane e 'l vino che piglia 'lprete nell'altare a la messa si faccia verace corpo e sangue di Cristo; esecondo che diede sé per noi nella crocecosí si dà ogni dí nella messa inmemoria di quella passione laonde si congiungon le genti d'amore con Cristo. Lacredenza del Matrimonio si è che si possa congiugnere l'uomo colla feminacarnalmente sanza peccato per virtú di quel sacramento. La credenza dellaConfermagionecioè del cresimareche fanno i maggiori prelatisi è che loSpirito Santo dato nel battesmo si confermi a colui che si cresma. La credenzadell'Ordinare si è che per virtú di questo sacramento i preti e li altricherici ordinati abbian podestà e balía di fare certe cose che li altri nonhanno. La credenza dell'Unzione si è che se ne rimettano le peccata veniali acolui che s'ugnee giovi a la infermità del corpo.

Da che m'ebbe domandato de le credenze de' sacramentidisse:- Sa' tu le credenze del Credo in Deoe chi l'orazione del Credo inDeo fece? - E io dissi: - Ben so le dette credenzee ho inteso che la dettaorazione fecero tutti e dodici li Apostoli per partite -. Ed ella disse: -Vièllemi per ordine dicendoe distinguimi le parti che ciascuno apostolo vipuose -. E io dissi: - Credo in uno Idiopatre onnipotentefattore del cielo e de la terra e di tutte le cose visibili enon visibilisecondo che nel detto Credo in Deo disse santo Piero. E inGesù Cristo unico suo figliuoloverace segnore nostrosecondo che v’arosesant’Andrea. Il quale fue dallo Spirito Santo formatoe nacque dalla vergineMariasecondo che v’aggiunse san Giovanni. E ne la segnoria di Pilato fucrucifisso e morto e sepultosecondo che santo Iacopo minore disse. Discese alo ’nfernoe al terzo dí risuscitò da mortecome arose santo Tomaso. Eandonne in cielo e siede da la diritta parte del suo Padrecome disse santoIacopo maggiore. E quindi verrà a giudicare i vivi e’ morticome v’arrosesanto Filippo. Credo nello Spirito santocome disse santo Bartolomeo. E nellasanta Ecclesia catolicacome disse santo Mateo. E ne la comunione di santiene la remissione de’ peccaticome disse san Simone cananeo. E nellaresurressione della carnecome disse santo Tadeo. E ne la vita eternaamen[come disse santo Mattia].

E quando ebbi dette tutte le credenze che nel Credo in Deosi contengonocosí per ordine come ne la detta orazione le dissero liapostolidisse la Fede: - E sai tu quanti sono i comandamenti di Dio che siconvegnono osservare? - E io dissi: - Diecicioè quattro che s’apartengono aDioe sei che s’apertengono a le genti del mondo. - Ed ella disse: - Qua’sono essi? - E io dissi: - I quattro che s’apertengono a Dio sono questi: Unosolo Dio credi. Lui solo ama sopra tutte le cose. Il suo nome non aver per cosavana. Guarda le feste che a suo onore e de’ suoi santi sono ordinate diguardare. E li sei che s’apertengono alle genti del mondo sono questi: Onora eubidisci il padre e la madree sovvielli se sono bisognosi. Ama il prossimo tuocome te medesimoe sovviello se ’l vedi in necessitade. Co la moglie delprossimo tuo non commetterai avolterioné con neun’altra persona timaculerai di lussuria non licita. Il prossimo tuo non ucciderai e nol fedirai eno li farai in persona alcuno rincrescimento. De la cosa del prossimo tuo nonfarai furtoné in mal modo non gliela torrainé non la userai contra suavoluntade. Falsa testimonianza contra ’l prossimo tuo non porterai.

E quando li comandamenti di Dio ebbi cosí per ordine dettidisse la Fede: - E credichi fa contra le dette comandamentache commettapeccato? - E io dissi: - Sípecca mortalmente d’alcun di sette peccatimortali. - E qua’ sono essi? - E io dissi: - Avolteriomicidiofurtopergiuriofalso testimoniorapina e bestemmia.

 

 

Capitolo XVIII

Della fedaltà che fece a la Fede.

 

Quando la Fede m’ebbe domandato di tutte le cose che aveteudito di soprasi rifece da capo e disse: - Credi tu bene i detti sacramenti ele lor credenze? - E io dissi: - Cosí credo veracemente. - E credi le credenzeche nel Credo in Deo si contengonosecondo che di sopra dicesti? - E iodissi: - Cosí veracemente credo. - E chi fa contra le dette comandamentacrediche pecchi mortalmente? - E io dissi che síd’alcuno de’ detti settepeccati mortali. - E credi che si perda chi mortalmente peccase non siconfessa e si pente? - E io dissi: - Sí.

E quande’bbi cosí chiaramente a ogni cosa rispostosecondo che la Filosofia m’avea insegnato e ammaestratodisse la Fede: -Figliuol mionon ti dare maraviglia perché non t’ho lodatoavegna che abbiben rispostoperché neuno si loda dirittamente se non a la fine. Ma or ti dicoche a tutte le domandagioni delle mie credenze hai risposto perfettamentee se’ben degno di nostra compagnia. - E poi disse: - Vuo’ tu diventar nostrofedelee giurar le nostre comandamenta? - E io dissi: - Símolto volontieri.- Ed ella disse: - Vuo’ tu promettere di fedelmente serviree stare fermo insu coteste credenze? - E io dissi: - Sí- e cosí avea creduto d’ogni tempo;ed eranmi sí convertite in natura che non me ne potrei partire per neunaingiuria che fatta mi fosse. - Ed ella disse: - E io t’ametto per fedele daoggi innanzie promettotigiusta la possa miad’atarti conquistare il regnodi paradisoinsino che stara’ fermo in su coteste credenze. - E cosí unnotaio che v’era ivi presso di tutte queste cose trasse carta.

 

 

Capitolo XIX

Perché la Fede non si cura d’ornare la persona.

 

Ricevuto per fedele da la Fede Cristianae giurato le suecomandamentan’andammo a letto; e a l’alba del giorno ci levammoescommiatati da la Fede ci partimmo per compier nostro viaggio.

E cavalcando cominciai co la Filosofia a sollazzo cota’cose a parlare: - Maestra de le Virtudimolto è bella creatura questa Fedelecui comandamenta i’ ho giurate; ma è vilissimamente vestitae sta tuttacotale aviluppata. Credo che se avesse belli vestimenti e curassesi la personacome l’altre femmine fannonel mondo sí bella creatura non avrebbe. Ma forsech’è povera reina; e ben lo mostrò ierserasí ne diede povera cena.

E quando èi cosí dettola Filosofia rise un poco moltopiacevolmentee stette una pezzae parlò e disse: - Figliuol miomal conosciquesta Virtù; ma conoscera’la meglio per innanzida che se’ diventato suofedele. E io ti dirò alcuna cosa de’ suoi fattisopra le parole c’haidette. Questa donna è la più ricca reina che neuna che si truovi nel mondoequella c’ha i piue ricchi fedeli: perch’ella sola ha in questo mondo ilsovrano bene a godimentoe aministralo e dàllo a’ fedeli suoi. E dirotti inche modo il sovrano bene è un ragunamento perfetto di tutti i beni laonde sicompiono all’uomo tutti i suoi desiderî: e questo è Idioin cui sono tuttii beni perfettamente raunatie riempiene colui che perfettamente l’amaecompieli tutti i suoi desiderîperché si fa uno spirito e una cosa co·lluisecondo che vedi per esemplo di due che perfettamente s’amano insiemeche s’usadi dire: “Questi due sono solamente una cosasí gli ha congiunti l’amore”.E colui che perfettamente è nella fedeama Dio sopra tutte le cosee perònon si cura né di manicarené di bere dilicatamentené di vestirené dicalzare pulitamentené della gloria del mondoperò che sa che a Dio nonpiacciono queste cose; ma pensa Idioimagina Idiocontempla Idio; e questopensiero li sa sí buono che non se ne saziama die e notte vi pensaperchési sente per quello pensamento tutti i suoi desiderî compiere. E però dissesanto Ambruogio: Chi nella magione dentro dal suo cuore alberga Cristodismisurati delettamenti pasce l’anima sua”. E santo Augustinofavellandoinverso Idio quando di lui fue bene innamoratodisse: “Segnor miotu m’haimenato a una allegrezza ismisuratache non è altro che vita eterna in questomondo”.

 

 

Capitolo XX

De la buona cena.

 

Mostrato la Filosofia perch’era la Fede mal vestita e stavacotale aviluppatae come era la più ricca reina del mondo e aveva più ricchifedelidisse: - Anche dicestifigliuoleche ne diede povera cena; e io tidico che ne diè cena buonae chente s’usa di dare agli amici; e dirotti inche modo.

- Tutte le cene che si fanno o son buone o son rie o sonperfette. Buona è detta quella cena che per necessità del corpo si piglia; reaè detta quella cena che si piglia a vanagloria o per compiere i desiderî dellagola; perfetta è detta quella cena quando si pasce l’anima della letiziaspirituale. E di queste tre cene ti voglio alcuna cosa dicere.

- Dico che quella è detta buona cenache per necessità delcorpo si piglia solamente: chécon ciò sia che li omori del corpo siconsumino e disecchino tuttavia per lo calore naturalesí fa bisogno dipigliar tanto cibo che ristori quelli omori desiccati; perché se l’omoreperduto non si ristorassetostamente il corpo diseccherebbe e morrebbe. Equesta cenaavegna che per bisogno si piglinon dee esser grandeacciò chesi mangi di soperchio; anzi dee esser piccola e temperataperché quello omordesiccato per poco cibo si ristora: onde dice Boezio: “La natura di poche cosesi chiama contenta; e se le darai il soperchioo fara’le male o avrallo adispetto”. E non dee esser questa cena nascosané a ricchima a poverifatta e apparecchiata: onde dice santo Luca nel Vangelio: “Quando faraiconvitonon apellerai li amici o’ parenti o’ vicini o’ ricchiperchériconvitino te poscia e rendanti vicenda; ma chiamerai li poveri o l’infermi oli ciechi o gli attratti; e sarai beatiperché no hanno onde ti possanoristorare: però serai guiderdonato nel guiderdonamento de’ giusti”. E laFedese ben ti ricordane diede cena di questa formaperché v’ebbe da cenaquanto fue bastevole a coloro che vi cenaro; e fue il cibo sano per lo corpo esaporito per la bocca; e del rilievo della sua mensa si consolaro tanti poveriche non credo che giamai de le cento parti l’una ne vedessi.

 

 

Capitolo XXI

De la cena rea.

 

La seconda cena si è detta cena rea; e questa è quando nonsi piglia per necessitàma per vanagloria o per compiere i desiderî dellagola. E però è detta rea questa cenaperché quando ne la cena ha moltimangiari di diversi saporilo stomaco si diletta in questo sapore e in quell’altrosie che se l’uomo non è savio in temperar la volontademangia e bee disoperchio; per la qual cosa s’affoga il calore naturalee non può ricuocereil cibo che è ito di soperchio nel ventre; e dacché non è ricotto non esceanzi vi si corrompe entrolaonde s’ingenerano nel corpo gravissime epericolose infermità. Onde credi tu che nascan tanti dolori di capotantetorzion di ventretanti corrompimenti di tutti omori di corpose non deltroppo mangiare? E però disse uno poeta: “De la lunga e gran cena si ingeneraa lo stomaco gravissima pena: se tu vuogli esser lievefa che la tua cena siabreve”.

- Anche è riaperché quivi la lingua isfrenatamentefavella; quivi si dicono bugie e parole di scherne; quivi ha canti e stormenti;quivi sono le femine di sozze cose richestee sono spesse volte concedute;quivi hae ogni cosa disfrenata. Certoquando a cotale cena s’intendeDio eil prossimo si offende. E questi cotali mangiari sono minacciati dal Profetaedice: “Guai a voi che vi levate la mattina a seguitare lo vizio della golaemanicate e bevete di forzae soprastatevi insino a vesperoe nell’opere diDio non guardate: però ha sciampiato il ninferno il seno suoe discenderannovii grandi e’ forti e li gloriosi del mondo a lui”. E questa è forse quellacena che tu volei che la Fede ti desse; ma ellaconoscendo ch’era rea eabominata da’ savi e minacciata da Dioce ne volle guardare.

 

 

Capitolo XXII

De la cena perfetta.

 

- La terza cena sí è detta cena perfetta; e questa èquando si pasce l’anima della letizia spirituale. Di questa cena quando l’animapigliadi molta allegrezza si riempie: chécon ciò sia cosa che sia grandiletto quando coloro che si convengon di riggimenti si congiungono insiemequanta allegrezza credi che sia quando la creatura si congiugne col suocreatoreo il figliuolo col suo padreo la sposa collo sposo suo ch’ama? Eperò dice il glorioso del Segnore: “Io sto all’uscioe picchio; e se misarà aperto intrerrò là entro e cenerò co·lluied e’ meco”. Odilettevole cenaquando Idiocui tu amiricevi ad albergo nel tuo cuorequando per grande amore l’abracce e lo stringi! Qual metallo è sí duro cheil fuoco no lo incenda e rechilo a sua natura? Se questo fuoco ch’è appo noilavora cosí nel duro ferrocome credi che ’l fuoco de l’amor divino ch’èdi virtù maravigliosa lavori nell’anima? E di questa cotal cena ti pasceràla Fedese tu per innanzi le sarai buon fedele.

 

 

CAPITOLO XXIII

Del luogo onde si comínciaro a vedere i Vizî e le Virtú.

 

Parlando a sollazzo per la viacome di sopra avete intesocavalcammo tanto che fummo in su 'n un monte ben altolaove avea un romito inuna cella; e a piede avea una pianura molto grandene la quale avea sí grangente raunata che non potrebbe esser annoverata se non come le stelle del cieloo la rena del mare. E ioguardando cosí gran gentemi maravigliaie dissi: -Maestra delle Virtudiche gente è questa cosí grandee perché è quiraunata? - Ed ella disse: - Questa è tutta la gente del mondoch'è divisa indue partisecondo che tu vedi ch'è tra lo steccato ch'è in mezzo tra loro. Esonci assembiati per combattere -. E io dissi: - Chi è l'una gentee chi èl'altra? e chi sono i segnori delle parti? - Ed ella disse: - Questa che tu vedida la parte d'oriente sono le Virtudi con tutto loro sforzo; e questa che tuvedi dal ponente sono li Vizî con tutta loro amistade -. E io dissi: - Moltosono male partiti: se debbono combattere insieme non veggio che le Virtudi da'Vizî si possan difenderese Dio nol facesse per gran maravigliaché son piúdi loro ben cento cotanti -. E la Filosofia disse: - E Dio l'ateraecome haefatto altre volte quando sono venute alle mani; perché le Virtudi son savie escalterite e prodi e valentri; e' Vizî sono rigogliosi e matta gente -. E iodissi: - Dio il faccia per la sua misericordia. Ma pregoti che mi dichi chi sonoi segnori delle partie chi sono le loro amistadi -. Ed ella disse: - Cotestonon ti poss'io mostrareche tu sapessi ch'io mi dicessese non in sul faredelle schiere; ma allotta ti mostrerroe tutte le cose pienamente. Ondeiscavalchiamo e stiamo a veder tanto che questa battaglia si faccia.

 

 

CAPITOLO XXIV

Della segnoria della Superbia.

 

Ismontati e assettati a sedere sotto un bel porticale de lacella del romitoe guardando l'osti di ciascuna partevedemmo nell'oste de'Vizî un segnore ch'andava cavalcando per lo campoe tutta la cavalleriadell'oste il seguitavae le genti a piè lo 'nchinavano con gran reverenzia. Equando vidi questodissi: - Maestra delle Virtudichi è quel signore checosie grandemente cavalca e da questa gente è cosí onorato? - Ed ella disse: -Questo è lo 'mperadore e segnore di tutta l'oste di Vizîe ha quasi sotto sétutto il mondoe ballo in sette parti diviso; e in ciascuna delle dette partiha uno re incoronato ch'è suo fedele e rendeli trebuto -. E io dissi: - Come hanome questo imperadoree come hanno nome i re incoronati che sono sotto lui?Ella disse: - Lo 'mperadore ha nome Superbia; e li sette re che son sotto luisono sette Vizî principali che nascon e vengon da luie son questi:VanagloriaInvidiaIraTristiziaAvariziaGulaLussuria. Questi sono que'Vizî laonde nascono tutti i peccati che per le genti si fanno -. E io dissi: -Ben son cotesti gran segnori e di gran nominanza; e molto ho già udito di lorogran fatti novellare. Ma una cosa vorrei che mi dicessi: come poteo venirequesto imperadore in cotanta grandezza che potesse avere fedeli di cotantapotenzia come sono questi Vizî che nominasti di sopra? - Ed ella disse: - LiVizî che di sopra t'ho detto sono inimici di Dioe intendono a corrompere libuon costumi e li savi reggimenti delle gentiperché sanno che piacciono a Diosopra tutte le cose; ma li uomini e le femineche naturalmente conoscono Idíoe sanno che a lui piacciono cotesti reggimentinon si lasciavano corrompereper paura che avevano che Dio sopra loro non pigliasse vendetta; e cosí nonpotevano li Vizî venire a capo di loro intendimentoe far le genti peccare. Malo 'mperadore 'che t'ho detto di sopra insuperbisce l'uomoe fallo da Diorubellare; e dacché èe rubellato ogni peccato commette; e per questa via fannotutti li Vizî le genti peccare. E però disse un savio: “Quando la Superbiapiglia l'uomoogni peccato commette; e quando si parteogni peccato abandona”:e per questa via vedi che fanno tutti li Vizî le genti peccare. La Superbia ècapo de' Vizî e partefice di tutti i peccati.

E ragionando cosí tra noiudimmo un trombadore che sonòuna tromba; e da ch'ebbe sonatocominciò a bandire in questo modo: - Il grandeimperadore messer la Superbia fa metter bando e comandare che si vadano adarmare tutte le genti; e li re e segnori che son venuti nell'oste per aiutarlodebbiano le loro genti schierare e dare a ciascheuna schiera buon capitano egonfalone della sua insegnaperché egli intende d'andare sopra l'inimici.

 

 

CAPITOLO XXV

Delle schiere de la Vanagloria e de' suoi capitani.

 

Dacché 'l detto bando fu messosí cominciò tutto 'l campoa bolliree andârsi ad armare le gentie trasse catuna al suo segnorelàove vedevano poste le 'nsegne. E sceverato catuno re per sé co la gente suavedemmo uno di questi Vizî principali che fece otto schiere della sua genteea ciascheuna diede il suo capitano e gonfalone della sua insegna. E quando ebbecosí fattodissi: - Dimmimaestra delle Virtudichi è quel Vizio che hagià le sue genti schieratee chi sono i capitani delle schiere? - Ed elladisse: - Quello è un pessimo Vizio che si chiama Vanagloria; e commettesiquesto peccato in otto modie hae ciascuno il suo nome. E quelli sono i Vizîche nascono di leiche sono fatti capitani delle schieree sono questi:GrandigiaArroganzaNon usanzaIpocresiaContenzioneContumaciaPresunzione e Inobedienzia.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Che è Vanagloria? - Edella disse: - Vanagloria è un movimento d'animo disordinatoper lo quale simuove l'uomo a volere quello onore che non li si conviene -. E io dissi: Dimmialcuna cosa della natura de' Vizî che nascono di lei -. Ed ella disse: -Grandigia è quando l'animo dell'uomo non soffera che alcun sia pare o maggiordi lui; e questa è detta vanagloria. Arroganzia è quando si vanta l'uomod'esser quello che non è; e quest'è vanagloria. Non usanza è quando l'uomohae sí in dispetto li altrui fattiche non soffera di fare la cosa come lialtri la fannoma ingegnasi di farla per nuovo modo e d'avere nuovi riggimentio altra cosa divisata da li altri; e quest'è vanagloria. Ipocresia è quandol'uomo dà vista od apparenza alle genti d'essere quello che non èo di farequello bene che non fa; e quest'è vanagloria. Contenzione è quando l'uomocontende e impugna la verità e credelasi vincere o per grida o per sottigliezzadi parole; e questa è vanagloria. Contumacia è quando l'uomo hae in dispettosuo maggioree negali di fare l'onore o 'l servigio che per ragione li défare; e quest'è vanagloria. Presunzione è quando l'uomo s'apropia l'altruifatto per darsi onore; e questa è vanagloria. Innobedienzia è quando l'uomoper disdegnonon ubidisce il suo maggiore ne le cose che giustamente li soncomandateovero l'onore che li dee fare no li rende; e quest'è vanagloria.

 

 

CAPITOLO XXVI

Delle schiere de la 'Nvidia e de' suoi capitani.

 

Appresso il detto primaio Vizio venne il secondoe fecedelle sue genti cinque schieree a ciascheuna diede il suo capitano. E quandoebbe cosí fattodissi: - Dimmichi è quel Vizio c'ha ora le sue gentischierate? - Ed ella disse: - Quello è un Vizio che s'appella Invidia; ecommettesi questo peccato in cinque modie ciascuno modo hae il suo nome. Equelli sono li Vizî che nascono di leiche sono capitani de le schiere; e sonocosí nomati: DitramentoDipravamentoIngratitudineMaltrovamentoRallegramento o Contristamento.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmiche è Invidia? -Ed ella disse: - Invidia è un mal calore che nasce all'uomo del bene e de lafelicitade altruiche lo incende e dibatte malamente e fallo dolere. E nascequesto duolo per due cose: o quand'elli non vuole ch'a quello ch'è elli altripossa venire; o quando si duole che non può venire elli a quello che vedealcuna persona. Ed è a dire Invidiacioè “non vedere”perché coluich'è invidioso non soffera il bene altrui di vedere -. E quando ebbe cosídettodissi: - Dimmi alcuna cosa della natura de' Vizî che nascono d'Invidia-. Ed ella disse: - Ditraimento è quando l'uomo nasconde li altrui beni; equest'è invidia. Dipravamento è quando l'uomo li altru' beni in altra guisatravolgee li mali suoi dice e reca a memoria; e questo è invidia.Ingratitudine è quando l'uomo del bene che gli è fatto per disdegno grazia nonrende; e quest'è invidia. Maltrovamento è quando l'uomo appone altrui peccatoo vizio onde non è colpevole; e quest'è invidia. Rallegramento oContristamento è quando si rallegra l'uomo dell'altrui male o del bene sicontrista; e quest'è invidia.

 

 

CAPITOLO XXVII

De le schiere dell'Ira e de' suoi capitani.

 

Appresso il detto Vizio venne il terzoe fece diece schieredelle sue gentie a ciascheuna diede il suo capitano. E quando ebbe cosífattodissi: - Dimmichi è quel Vizio c'hae ora le sue genti schieratee chisono i capitani de le schiere? - Ed ella disse: - Quello è un Vizio principaleche s'apella Ira; e peccasi per questo vizio in diece modie ciascuno modo haeil suo nome. E quelli sono i detti Vizî che nascono di leiche sono capitanidelle schieree sono cosí appellati: OdioDiscordiaRessaIngiuriaContumeliaImpazienziaProterviaMaliziaNequizia e Furore.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Che è Ira? - Ed elladisse: - Ira è una súbita tempesta d'animo laonde si muove l'uomo contraalcuna persona -. E io dissi: - Dimmi alcuna cosa de la natura de' Vizî chenascono d'Ira -. Ella disse: - Odio è una malavoglienza d'animo inviziata.Discordia è una diversità d'animo tra coloro ch'erano imprima congiuntid'amore. Ressa è una malavoglienza d'animo tra coloro che sono congiunti disangue. Ingiuria è quando l'uomo fae o dice alcuna cosa contra altrui nongiustamente. Contumelia è una ingiuria di parole. Impazienzia è i súbitimovimenti dell'animo non rinfrenare'. Protervia è uno movimento d'animo arispondere a parole che siano dette. Malizia è una mala volontà d'animonascosta di dare altrui danno. Nequizia è quando l'uomo ardisce a fare quelloch'elli non può. Furore è una súbita tempesta d'animo che non consideraragione.

 

 

CAPITOLO XXVIII

De le schiere de la Tristizia e de' suoi capitani.

 

Appresso venne il quarto Vizioe fece delle sue genti ottoschieree diede a ciascuna il suo capitano. E quando ebbe cosí fattodissi: -Maestra delle Virtudichi è quello Vizio che ha ora le sue genti schierateechi sono li suoi capitani? - Ed ella disse: - Quello Vizio s'appella Tristizia;e commettesi questo peccato in otto modie ciascun modo hae il suo nome. Equelli sono i Vizî che nascono di Tristiziae sono cosí appellati: DesidiaPigriziaPusillanimitàNegligenziaImprovedenzaNon intorno guardareTepiditade e Ignavia -. E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmiche èTristizia? - Ed ella disse: - Tristizia è una pigrezza e cattività d'animoper la quale l'uomo il ben che puote fare non incominciao quello che hacominciato non compie -. E io dissi: - Dimmi alcuna cosa de la natura de' Vizîche nascono di Tristizia -. Ed ella disse: - Desidia è una miseria d'animo perla quale il bene che potrebbe fare non comincia. Pigrizia è una cattivitàd'animo per la quale il ben c'ha cominciato non compie. Pusillanimità è unaangoscia di mente per la quale si teme l'uomo di cominciare le gran cose.Negligenzia è una pigrizia d'animo per la quale l'uomo non è bene studioso diseguitare quello che dovrebbe seguitare. Improvedenzia è una cattività dimente per la quale l'uomo non è bene accorto di provedere le cose che possonoincontrare. No intorno guardare è una cattività d'animo per la quale l'uomonon considera scalteritamente tutte le cose che nuocer li possono. Tiepiditadeè una pigrizia d'animo per la quale l'uomo è nighiettoso ove dovrebbe esserrangoloso. Ignavia è un vizio d'animo per lo quale l'uomo neun suo fatto fa condiscrezione.

- Dunque pecca di questo vizio che s'apella Tristizia ch[i]il ben che potrebbe fare non incominciao lo incominciato non compieo li granbeni che potrebbe fare non ardisceo colà dove dovrebbe esser rangoloso nonèo non si provede bene de le cose che possono avenireo non guarda bene ognicosa che li può nuocereo le cose che fa non fa con discrezione.

 

 

CAPITOLO XXIX

Delle schiere dell'Avarizia e de' suoi capitani.

 

Appresso venne il quinto Vizioe fece delle sue genti dodicischieree diede a ciascuna il suo capitano. E quando ebbe cosí fattodissi: -Dimmimaestra de le Virtudichi è quel Vizio c'ha ora le sue gentiischieratee chi sono li capitani? - Ed ella disse: - Quello è un pessimoVizioe apellasi Avarizia; e commettesi questo peccato in dodici modieciascun modo hae il suo nomeche sono li Vizî che nascono d'Avarizia; e soncosie appellati: SimoniaUsuraLadorneccioPergiurioFurtoBugiaRapinaForzaInquietareMal giudicareIngannare e Onor desiderare.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmiche è Avarizia?Ed ella disse: - Avarizia è una pestilenzia d'uno desiderio d'animo diguadagnare o di ritenere ricchezze -. E io dissi: - Dimmi alcuna cosa dellanatura de' Vizî che nascono di lei -. Ed ella disse: - Simonia è una studiosacupidità di rivendere le cose spiritualied è detta Simonia da Simoneincantatoreil qual volle comperare dalli Apostoli lo Spirito Santo adintendimento di guadagnare. Usura è uno studioso desiderio d'avere alcuna cosaoltre la sorte. Ladorneccio è una palese tolta de l'altrui contra la volontàdel segnore. Pergiurio è una bugia con saramento affermata; e però s'apertienePergiurio ad Avariziaperché dice la Scrittura: “La persona ch'è avara haper nulla il saramento”. Furto è uno ascoso pigliamento de l'altrui cosecontra volontà del segnore. Bugia è una falsa boce detta con intendimentod'ingannare. Rapina è uno predamento per forza dell'altrui cosa. Forza è unaingiuria per forza commessa. Inquietare è altrui non giustamente commuovere omolestare. Mal giudicare è non giustamente sentenziare per intendimento diguadagnare. Ingannare è inganno per frode commesso. Onore desiderare è unasollicitudine d'avere piú onore che non si conviene; e avegna che questo sipossa attribuire a vanagloriasí è detto questo cotale avaro; onde si dice nela Scrittura che Adamo fu avaro perché peccò a intendimento d'avere piú onoreche no li si facea.

- Dunque dé' sapere che que' pecca di questo vizio ches'apella Avariziache guadagna per via di simonia o d'usura o di ladorneccio odi pergiurio o di furto o di bugia o di rapina o di forza o d'inquietare o dimal giudicare o d'ingannare o di desiderare onor che no si convegna.

 

 

CAPITOLO XXX

De le schiere della Gola e de' suoi capitani.

 

Appresso venne il sesto Vizioe fece nove schiere delle suegentie diede a catuna il suo capitano. E quando ebbe cosí fattodissi: -Dimmichi è quel Vizio c'ha ora le sue genti schieratee chi sono li capitanide le schiere? - Ed ella disse: - Quello s'apella il Vizio della Gola; ecommettesi questo peccato in nove modie ciascun modo hae il suo nome. E quellisono i Vizî che nascono di lei e che sono fatti capitani delle schieree soncosí appellati: GolositàEbrietàProdigalitàNon astenersiNontemperarsiVanamente parlareNon esser pudicoNon esser modestoNon esseronesto.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Che è a dire Vizio diGola? - Ed ella disse: - Vizio di Gola è una disiderosa volontà di mangiare obere di soperchio -. E io dissi: Dimmi alcuna cosa de la natura de' Vizî chenascono di lei -. Ed ella disse: - Ebrietà è nel bere di soperchio. Golositàè nel troppo mangiare. Prodigalità è ispendere oltre misura. Non astenersi ènon mangiare a le stagioni. Non temperarsi è desiderare troppe imbandigioni.Vanamente parlare è a dire parole oziose. Non esser pudico è a dire paroleonde appaia lussurioso e vano. [Non esser modesto è ... ]. Non esser onesto èadomandare cose ad uso de la vita non convenevoli a lui.

- Dunque quelli pecca di questo vizio della golache mangiadi soperchioo bee oltre misurao spende quello che non si convieneo allestagioni non mangiao troppe imbandigioni desiderao parla cose vaneo diceparole onde appaia vano e lussuriosoo cose non convenevoli adomanda ad usodella vita.

 

 

CAPITOLO XXXI

De le scbiere de la Lussuria e de' suoi capitani

 

Appresso venne il settimo Vizioe fece sei schiere de le suegentie diede a catuna il suo capitano. E quando ebbe cosí fattodissi: - Chiè quel Vizio c'ha ora le sue genti schieratee chi sono i capitani delleschiere? - Ed ella disse: - Quello è un Vizio che s'appella Lussuria; ecommettesi in sei modi questo peccatoe catuno modo hae il suo nome. E que'sono i Vizî che nascon di Lussuriae sono cosí appellati: SemplicefornicazioneIncestoAvolterioStruproPeccato contra natura e Rapinamento.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmiche è Lussuria? -Ed ella disse: - Lussuria è una mala volontà del corpo non rinfrenata chenasce del pizzicore della libidine -. E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmialcuna cosa della natura de' Vizî che nascon di Lussuria -. Ed ella disse: -Semplice fornicazione è un carnale uso fatto contra ragionecioè o co lavedova o co l'amica o co la putta. Incesto èe uno uso carnale che si fa co laparente o co la monaca. Avolterio è un carnale uso che si fa co l'altruimoglie. Strupo è un carnale uso che si fa co la vergine. Peccato contra naturaè quando si isparge il seme altrove che nel luogo naturale. Rapinamento èquando la vergine si rapisce ad intendimentoquando l'avrà corrottadifarlasi a moglie.

- Dunque si commette questo peccato che s'apella Lussuria conmolte personee avegna che tutta sia fornicazionesí dé' sapere ch'èmaggior peccato coll'una persona che coll'altrae

però son diverse nomora trovate. Solo è conceduto l'usocarnale co la moglie sanza peccato per lo sacramento del matrimonio.

 

 

CAPITOLO XXXII

Il partimento delle quattro osti de le Virtú per ischierarsi.

 

Fatte tutte le schiere delle genti de' Vizîe dato aciascuna il suo capitano e gonfalone de la sua insegnae sceverata per séciascuna schiera al suo gonfalonecominciammo a guardare nell'oste de leVirtudia sapere che riggimento facessero. E poco stante vedemmo che fue tuttain quattro parti divisa. E quando vidi questodissi: - Maestra de le Virtudiche intendono di fare queste genti che sono divise in quattro parti? E chi sonoi segnori di ciascun'oste? - Ed ella disse: - Queste Virtú son provocate abattaglia: però voglion fare le schiere loroda che veggono i loro nimicischierati. E i quattro segnori che son guidatori de le dette quattro osticioècatuno della suason quattro Virtú principali laonde nascono tutte l'altreVirtudi -. E io dissi: - E come hanno nome? - Ed ella disse: - PrudenziaGiustiziaFortezza e Temperanzia -. E io dissi: - Ben so' coteste grandissimeVirtudie molto ho già udito predicare dell'opere loro -. Ed ella disse: - Leloro opere son tutte perfettee nasconne quanti beni nel mondo si fanno.

 

 

CAPITOLO XXXIII

Delle schiere de la Prudenzia e de' suoi capitani.

 

Compiuto di dire queste parolevedemmo che una delle detteVirtudi fece sei schiere de la sua gentee a ciascuna diede il suo capitano. Equando ebbe cosí fattodissi: - Chi è quella Virtude c'ha ora le sue gentischieratee chi sono i capitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quella è unanobile Virtude che s'apella Prudenzia; e usasi questa Virtú in sei modieciascuno modo hae il suo nome. E quelle son le Virtú che nascon di lei e sonfatte capitane delle schieree son cosí nominate: Guardar le cose passateConoscer le cose presentiConsiderare quelle che possono avenireEsaminar licontrarîGuardarsi dal male c'ha conosciutoSeguitar lo bene c'haconsiderato.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmiche è Prudenzia?- Ed ella disse: - Prudenzia è un verace conoscimento del bene e del maleconfuggir lo male ed eleggere il bene. E però diss[i] conoscimento del bene e delmaleperché non sarebbe savio colui che sapesse discernere il bene dal malese non sapesse discernere il bene per sécioè qual fosse buono e qualmigliore; e il male per sécioè qual fosse reo e qual peggiore. E anche nonbasterebbe tutte le dette cose saper discernerese non seguitasse l'elezion delbene e il dispregio del male. Per le dette cose appare che Prudenzia è quandoil bene dal male si conosce e la cosa giusta da la non giusta o la convenevoledalla sconvenevoleed eleggesi il bene e fuggesi il male -. E quando ebbe cosídettodissi: - Dimmi alcuna cosa della natura delle Virtú che nascon diPrudenzia -. Ed ella disse: - Guardare le cose passate si è quando l'uomo hamemoria di molte cose che sono avenute e incontratee assomiglia la cosapresente ad alcuna di quellee considera in che modo sono andateed estima lecosi presenti che nel detto modo debbiano andareo simigliante via vi si debbiatenere. E questo è un modo di prudenzia del quale favella Ezechia profetaedice: “ Recherotti a memoria li anni miei ne l'amaritudine dell'anima mia”.Conoscere le cosi presenti si è quando l'uomo imagina la cosa presente epigliane verage intendimentoe conosce per diritta ragione che è il bene e cheè il male di quella cosa: perché di neuna cosa si potrebbe verace intendimentopigliare se cosí perfettamente non si imaginasse e vedesse. E questo è un mododi prudenzia del qual favella Salamonequando dice: “I tastamenti vadanoinnanzi a la tua via”. Considerare quelle che possono avenire è quando l'uomoconsidera che de la cosa per innanzi può incontrare e avenire. E questo è unaltro modo di prudenzia del quale fa menzione Boezio quando dice: “Non bastadi considerare solo quello che si vede coll'occhio; ma colui ch'è savio pensache de la cosa può incontrare o che uscita la cosa può avere”. Esaminare licontrarî si è considerare diligentemente ogni cosa che nuocer li puotesopr'alcuna cosa. E di questa prudenzia fa menzione Salamone quando dice: “Conogni diligenzia guarda il cuor tuo”; e cosí vedi chedicendo “guarda”disse “con ogni diligenzia”acciò chese ti guardassi d'esser avaroguarda che non diventi guastatore. E [il] medesimo Salamonefaccendo in unaltro luogo menzione di questa Prudenziadice: “Son vie che paiono all'uomodirittema la fine loro li mena a la morte”: e questo aviene perché non sonobene tutte le cose che nuocere possono considerate. Guardarsi dal male c'haconosciuto è un altro modo di prudenzia del quale fa menzione san Paolo quandodice: “Gastigo il corpo mio e recolo in servitudine”. Eleggere e far lo benec'ha conosciuto si è un altro modo di prudenzia del quale favella Salamonequando dice: “Ciò bene che puo' fare co le mani tuesanza dimora il fa”.

 

 

CAPITOLO XXXIV

Delle schiere della Fortezza e de' suoi capitani.

 

Appresso venne la seconda Virtudee fece otto schiere dellasua gentee diede a catuna suo capitano. E quando ebbe cosí fattodissi: -Dimmichi è quella Virtú c'ha ora le sue genti schieratee chi sono icapitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quella è una Virtú che s'apellaFortezza; e usasi questa Virtú in molti modie ciascun modo ha 'l suo nomeche sono le Virtú che nascon di Fortezza.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmiche è Fortezza? -Ed ella disse: - Fortezza è una virtú d'animo per la quale l'uomo né pertribulazioni del mondo si fiaccané per lusinghe de la Ventura monta inaltura. E cosí vedi che Fortezza è virtú per la quale l'animo dell'uomo staefermo contra l'aversità a sostenere i pericoli e le fatiche de le tribulazionidel mondo. E però si riferiscono a costei tutte le Virtú che nell'aversitàfanno l'uomo fermo e costantee son queste: MagnificenziaFidanzaSicurtàFermezzaPazienziaPerseveranziaLonganimitàUmiltàMansuetudine -. Equando ebbe cosí dettodissi: - Dimmi alcuna cosa de la natura de le Virtúche nascono di Fortezza -. Ed ella disse: - Magnificenzia è virtú per la qualel'animo dell'uomo ardisce per sua propia volontà di cominciare le gran coseacciò che le cose si faccian dirittamente. Fidanza è ferma speranza di trarrea capo le cose che dirittamente comincia. Sicurtà è una virtú d'animo dicredere fermamente ben capitare se dirittamente si fa la cosa. Fermezza èvirtú d'animo per la quale l'uomo sta fermo in sul buon proponimento e portaigualmente tutte le cose. Pazienzia è fortezza d'animo per la quale l'uomosoffera in pace le fatiche e i pericoli de le tribulazioni del mondo.Perseveranza è virtú per la quale l'uomo sta fermo insino a la fine in sulbuon proponimento. Longanimità è virtú per la quale pazientemente aspettal'uomo d'essere in vita eterna guiderdonato. Umiltà è virtú per la qualesoffera l'uomo di portare vile abitoe il ben che fa nascondeacciò che nonapaia di fuori a le genti. Mansuetudine è virtú per la quale è arrendevolel'animo dell'uomo.

 

 

CAPITOLO XXXV

Delle schiere della Temperanza e de' suoi capitani.

 

Appresso venne la terza Virtúe fece otto schiere de la suagentee diede a catuna suo capitano. E quando ebbe cosí fattodissi: - Chi èquella Virtú c'ha or le sue genti schieratee chi sono i capitani delleschiere? - Ed ella disse: - Quella è una Virtú che s'apella Temperanzaefassi questa Virtú in otto modie ciascun modo hae il suo nome. E quelle sonole Virtudi che nascon di Temperanzache son fatte capitane delle schieree soncosí nominate: ContinenzaCastitadePudiciziaAstinenziaParcitàUmiltàOnestà e Vergogna.

E quando ebbe cosie dettodissi: - Che è Temperanza? - Edella disse: - Temperanza è virtú d'animo per la quale l'uomo rifrena idesideri della carne ond'è assalito e tentato -. E io dissi: Dimmi alcuna cosadelle virtú che nascono di Temperanza Ed ella disse: - Contenenza è virtú perla quale l'uomo s'astiene de' desideri non liciti. Castità è virtú per laqual l'uomo costringe lo 'ncendio della lussuria col freno della ragione.Pudicizia è virtú per la qual non solamente si rifrena lo 'ncendio dellalussuriama rinfrenasi i suoi segni; e sono i segni della lussuria i reggimentidel corpo e l'abito del vestimento. E cosí vedi che differenza ha tra Castitàe Pudiciziaperché Castità rinfrena i movimenti della lussuriama Pudiciziai movimenti e i segni. E dividesi Castità in tre parti: perché altra èCastità virginaleche non ebbe anche uso d'uomoe altra è castità vedovaleche già uso d'uomo hae avutoma or se ne astiene; e altra è castitàmatrimonialec'ha uso d'uomoma legittimamente; e catuna di queste è dettacastità. Astinenzia è virtú per la quale si costrigne la volontà della golacioè del mangiare e del bere di soperchio. Parcità è virtú per la quale siritiene quel che si convien riteneresecondo che Larghezza è virtú per laquale quel ch'è convenevole si spende. La Umilità è virtú per la quale l'uomporta vile abitoe 'l ben che fa nasconde acciò che non appaia di fuori; edividesi in tre parti: per la prima s'umilia l'uomo al maggioree questa èdetta bastevole; per la seconda s'aumilia al paree questa è detta perfetta;per la terza s'aumilia l'uomo al minoree questa è detta sopraabbondevole.Onestà è virtú per la quale tutte le cose che bisognano alla vita dell'uomosi recano ad uso temperato. Vergogna è virtú per la qual si vergogna l'uomo dele soperchianze e de' malie si rifrena la lingua che sozze parole o disoperchio non favelli.

- Dunque vedi che s'usa Temperanza quando s'astiene l'uomoda' desideri non licitio quando costrigne l'incendî della lussuria col frenodella ragioneo quando costringe i segni della lussuriao quando s'astiene delmangiare e del bere di soperchioo quando tempera le spese a quel che siconvieneo quando è umile inverso 'l prossimoo quando è onesto e reca lecose de la vita a uso temperatoo quando si vergogna de le soperchianze e de'mali e de le sozze parole. E sempre s'usa questa virtude quando si tiene la viadel mezzo nelle cose.

 

 

CAPITOLO XXXVI

Delle schiere della Iustizia e de' suoi capitani.

 

Appresso venne la quarta Virtúe fece nove schiere dellasua gentee a catuna diede il suo capitano. E quando ebbe cosí fattodissi: -Dimmichi è quella Vírtú c'ha ora le sue genti schieratee chi sono icapitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quella è una Virtú che s'apellaIustizia; e usasi questa Virtú in nove modie ciascheuno modo hae il suo nomeche son Virtú che nascono di Iustiziae son cosí appellate: ReligionePietàSicurtàVendettaInnocenziaGraziaReverenziaMisericordiaConcordia.

E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmiche è Giustizia?- Ed ella disse: - Iustizia è una virtú d'animo di ferma volontà di rendere aciascun sua ragione servando la comune uttilità -. E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmi alcuna cosa delle Virtú che nascono di Giustizia -. Ed elladisse: - Religione è virtú per la quale si muove l'uomo a rendere a Dio la suaragione; e divídesi in tre particioè in FedeCarità e Speranza -. E iodissi: - Che è Fede? - Ed ella disse: - Fede è una ferma credenza di veritàonde ragion non si può assegnare. E perché la verità si crede molte voltemanon s'ha per lo fermoperò ti dissi “ferma credenza”. E perché la veritàsi crede molte volte fermamentema non puossi mostrare e provare per ragioninaturaliperò ti dissi “onde ragion non si può assegnare”: perché nonsarebbe fede quella onde si potesse render ragionema sarebbe scienzia; e peròdisse san Gregorio: “Quella fede non ha meritoche si crede per naturali evive ragioni”. Carità è virtú per la quale si muove l'uomo ad amare eubidire e reverire Idio. Speranza è virtú per la quale s'ha ferma credenzad'esser da Dio del ben guiderdonato -. E quando m'ebbe di Religione e de le sueparti cosí mostratodissi: - Che è Pietade? - Ed ella disse: - Pietà èvirtú per la quale redde il padre al figliuolo e 'l figliuolo al padre e 'lcittadino alla sua città la sua ragione. Sicurtà è virtú per la quale si fadel malificio vendetta e non si lascia neuna cosa a punire. Vendetta è virtúper la quale l'uomo contasta al nimicoche no li faccia né forza né ingiuriadifendendosi da lui. Ma pare che Vendetta e Sicurtà non sian virtúperchéogni virtú intende d'operare alcuna cosa buonaperché hanno cominciamentodalla natura; e per queste non si fa benema puniscesi il male. Grazia èvirtú per la quale rediamo ragione a' nostri benifattoricioè a l'amico e alparente si rende cambio de' lor benifici. Innocenzia è virtú per la quale dele 'ngiurie mal merito non si rende. Reverenzia è virtú per la quale a' nostrimaggiori o a coloro che sono in alcuna dignità facciàn quello onore che siconviene. Ed è detta Reverenzia uno amore mescolato con paurae dividesi indue particioè venerazione e ubidienzia: venerazione è virtú per la quale ali nostri maggiori facciamo reverenzia o in umiliare lo corpo o ne' riggimenti onell'umili parole; obedienzia è virtú per la quale facciam quello chegiustamente n'è comandato: perchése secondo discrezione comandato non fossenon siam tenuti d'ubidire. E obedienzia si divide in due parti: l'unaquando ècomandato cosa che s'apertenga ad onore (e in questa non dee esser la nostravolontàperché non dovemo onore desiderare); l'altraquando è comandatocosa d'aversità o di dispetto: e in questo dee essere la volontà nostraperché ci si conviene di volere aversità. E però disse san Gregorio: “Dasapere èch'è da nulla obedienzia se ha da sé alcuna cosa; e molte volteseda sé non ha nullaè cosa da neente; perchéquando è comandato cosa daonorecioè che vegna in maggiore stato colui che ubidisceperde il meritodell'ubidienza se desidera quella: perché non è ubidienza degna di meritoquando l'uomo ubidisce a quello ov'è 'l desiderio dell'animo suo. Ma quando ècomandato cosa di dispetto o di brigase la volontà di colui che ubidisce nonv'èmenoma il merito che dee avere per l'ubidienza: imperò che a quelle coseche sono di dispetto in questa vita viene contra sua volontade. E cosí vedi cheobedienzia nelle cose contrarie dé alcuna cosa di suo averema ne leprosperevoli non dee avere al postutto nulla”. Misericordia è virtú per laquale l'uomo nelle miserie del prossimo suo si muove a pietà per ispiramento didivino amore; e spezialmente è detta misericordia quando per l'amor di Diocolui ch'è bisognoso d'alcuna cosa soveniamo: e allotta non noi di nostromaquel ch'è suo a Dio reddiamo. Concordia è virtú per la quale li cittadiniovero coloro che sono d'uno paeselega sotto una medesima ragioneovero checoloro che abitano insieme in un volere lega e congiugne.

 

 

CAPITOLO XXXVII

Del concedimento cke possa la Fede aringare.

 

Assettate e fatte tutte le schieresí de' Vizî come de leVirtúe dato a catuna schiera buon capitano e gonfalone della sua insegnalaFede cristianala quale era venuta nel campo per atare le Virtudi con grandesforzo di genteper volontà di tutte l'altre Virtudi si levò ad aringareacciò che confortasse le genti e ammonissele di ben fare. E disse le sue parolein questo modo:

 

 

CAPITOLO XXXVIII

De l'aringamento della Fedenel qual dice quando si cominciòla guerra

tra Satanas e l'uomoe tra' Vizî e le Virtudie tra l'unaFede e l'altra.

 

- Da ch'è volontà delle Vírtudí che sono qui raunate cheio dica queste paroledirolle per loro comandamentoavegna che per ciascuna diloro fossero me' dette e píú saviamente che per me. Veritade è che nel tempoche Dio onnipotente fece il cielo e la terrae formò e fece il mondo e tuttele cosein quella stagione ch'elli ebbe luce da tenebre sceverataformò efece de la luce nel paradiso nove ordini d'angelil'un grande e l'altromaggiore; e allogò catuno angelo nel suo sedio in paradisoacciò che inquelle luogora fossero gloriosi e beati e participassero con Dio la gloria e labeatitudine sua. E quando li ebbe fatti e allogati come ho detto di sopradiedeloro pieno arbitrio di far tutte le lor volontà.

Dopo l'arbitrio dato e concedutoLuciferoveggendosi cosíbello e lucenteinsuperbioe volle porre la sua sedia allato a quella di Dio.E a commettere questo peccato ebbe seguaci molti angeli di ciascuno ordine; perlo qual peccato fuor cacciati di paradiso e posti nell'aria ch'è qui di soprada noie fuor poscia appellati demoni.

- Cacciati i detti angeli di paradisoe rimase vòte lesediora loroDio onnipotenteveggendo e considerando che non era convenevolecosa che avesse alcun sedio vòto in cosí nobile luogodipo tutte l'opere suefece l'uomo e la feminaacciò che quelle santissime sediora vòte dovesseroriempieree co' buoni angioli fosser partefici de la gloria e beatitudine diDio. La qual cosa seppe Luciferoappellato Satanasprincipe de' dimonie fumolto dolente che niun potesse aver le sediora laond'elli co li suoi seguaci eracacciatoover potesse montare o salire colà ond'erano discesi. Però si puosecontra loroe per invidia li tentò e feceli peccare e mangiare il pomevietatoe rompere il comandamento di Dio; per lo qual peccato fuor cacciati diparadiso e posti in su la terra ne le miserie di questo mondo. E allotta sicominciò la gran guerra tra l'uomo e la femina co' demoni di ninfernola qualeè durata infino a ora e durerà infin che basterà l'umana generazione.

- Ma Dio onnipotenteveggendo e considerando che l'uomo e lafemina non avien peccato contra lui per lor movimentoma erano stati tentatidal Nimico; e ricordandosi che gli avea fatti perché riempiessero le santissimesediora vòte di paradisofece le Virtudi e dielle all'uomo e a la feminacole quali si difendessero da' demoni e racquistassero paradiso ch'avian perdutoper le loro proprie operazioni. La qual cosa veggendo Satanassoe pensando chenon potea avere parte nell'uomo né ne la femina infin che de le Virtú fosseroacompagnatiincontanente fece suoi ministri e appellolli Vizîli qualidovesser combattere co le Virtudi e discacciarle dall'uomo e da la feminasicchéprivati di quellerimanessero in sua podestà secondo ch'eran diprima.

E allora si cominciò la gran battaglia tra' Vizî e leVirtúla quale infino a questi tempi è duratae durerà insino che 'l mondosi verrà a giudicare e a disfaree perirae l'umana generazione.

- Ora intervenne che a una stagione i Vizî vinsero leVirtudi e cacciálle dall'uomo sí malamenteche neuno uomo si trovava néfemina nel mondoche alcun bene facesse; anzi li avea sí Satanasso in suapodestàche non solamente li facea peccare d'ogni generazion di peccatomasé e li altri demoni facea nelli idoli adorare e fare sacrificio in luogo diDio. La qual cosa Dio onnipotente non soffersema mandò il suo figliuolo GesúCristo nel mondoil qual diede nuova leggee per vírtú di quella leggediscacciò tutti i Vizî e ripuose in su la segnoria le Virtudi; e convertissi aquella legge tutto 'l mondoe trassesi l'uomo e la femina della segnoria delNemico.

- De la qual cosa fue Satanasso molto dolente; e conoscendoper certo che dell'uomo non potea ravere alcuna signoria mentre che da lui nondiscacciasse la Fede che Cristo li avea dataseminoe nel mondo molte Risieefece credere molte Fediacciò che mettesse l'uomo in erroree non sapesse chesi credesse né qual fosse la verace Fede di Dio.

- Le quali Fedi e Resiee ancor tutti i Vizîche sonministri de' dimoniha ragunati in un campoe sono a petto di noi tutti armatie schierati per combattere; e crede le sue Fedi far combattere co la Fede diDioe' Vizî co le Virtudi. E se la ventura l'atassesí che vincessero le sueResie la Fede di Dioe' Vizî le Virtudie discacciassersi le Virtú e la Fededa le gentiravrebbe per questa via la segnoria che dell'uomo e de la femina èusato d'avere e neuno mai gliel trarrebbe di mano. De le qua' cose nascerebberoquesti malichecon ciò sia cosa che 'l mondo debbia durare tanto che lesediora vòte di paradiso siano pienequelle sediora non s'empierebbero giamaiperché neuno n'andrebbe in paradiso; e cosí durerebbe il mondo d'ogne tempoetutti uomini e femine che nascessero per innanzi sarebbero in podestà delNemico sí in questo mondo come nell'altroe romperebbersi li ordinamenti diDioche volle che questo mondo durasse tanto tempoche li uomini e le feminedel mondo le dette sediora santissime vòte di paradiso dovessero riempiere.Però vi pregovoi Virtú che siete mie compagnee tutta quest'altra buonagente ch'è qui raunata per vostro comandamentoche della detta gran iniquitàde' dimoni vi debbia sovenire; e a voi Virtudi debbia ricordare come v'è l'uomoda Dio raccomandatoe ne la battaglia che s'ammanna d'esser tra noi e' dettinimici che sono a petto di noi dobbiate esser sí prodi e valentri e franche earditeche le dette Risieche i demoni hanno nel mondo seminatesiano tuttemorte e spente; e' Vizî siano vinti e cacciati viae neuno si ne truovi nelmondo; e noi Virtú possiam mai sempreinfin che 'l mondo basteràacompagnarela femina e l'uomosicché coloro che son oggi e che per innanzi nascerannopossano avere verace fede e di Dio perfetto conoscimento; e le loro opere possanesser tutte perfettee vadanne tutti in paradiso a riempiere quelle santissimesedie vòte per che l'uomo e la femina fue fatto: acciò che questo puzzolentemondo là ove le genti sono tormentate di cotante miserie si debbia tostodisfaree vegna tosto il dí del giudicio laonde i giusti stanno in paura.

- E neuno di voi si spaventi perché i nimici siano grangente: chédopo la venuta che Cristo fece nel mondo per ricomperare lipeccatorila loro virtú è menomata e la nostra cresciuta; e' sono sbigottitie noi rassicurati. E Cristoche sempre pugna per noinon sofferrà che contranoi abbian difensa.

 

 

Capitolo XXXIX

Del romore de l'aringheria

 

Posto fine la fede Cristiana a le parole de la suadiceriasilevò un grido sí grande come se tonasse fortementee bastò grandissimapezza. E dicea ciascuno a gran boci: - Vivano le Virtudie muoiano i Vizî; efacciasi il servigio di Dio onnipotenteacciò che si riempiano le sedioravòte di paradiso e disfacciasi tosto questo mondo puzzolente -. E inanimârsisí le Virtù e le lor genti a combattere co li Vizîche neuna ne desideravaaltro che battaglia; ed era ciascuna ferma di questoo di vincere o di morireal postutto.

 

 

Capitolo XL

De la battaglia tra la Fede Cristiana e quella dell’idoli.

 

Dacché fu rimaso il romoreuna delle dette Virtudi sisceverò co le sue gentied essendo disarmate e mal vestiteconfidandosisolamente ne la forza delle loro bracciasí n’andaro a lo steccatoil qualera in mezzo dell’ostee fecerlo ruvinare e caderee le fosse riappianare ch’eranofatte per guardia dell’oste di ciascuna delle parti; e fuoro nel campo là ovele battaglie si facíanoe richiesero di battaglia i nimici.

E poco stante venne contra lei un grandissimo cavaliere moltosformato e terribile a vederetutto armato d’arme nerein su ’n ungrandissimo destriere; e avea seco tanta genteche tutto ’l campo copriano. Equando vidi questo dissi: - Fontana di sapienziachi è quella Virtù cheessendo disarmata e in abito tanto vile ha fatto ruvinare lo steccato e le fosserappianare cosí francamentee con cotanto vigore ha richesto di battaglia inimici? - Ed ella disse: - Quella è la Fede Cristianala cui fedaltà tu haigiurata; e però è venuta disarmata a la battagliaperché tanto ha posto lasperanza ne la potenzia di Dioche d’arme e di vestimenta e di neuna cosamondana non si cura; e per quella speranza si crede fermamente vincere i nimicie trarre a capo tutti i suoi intendimenti.

E quando ebbe cosí detto dissi: - Maestra de le Virtudichiè quel signore ch’è cosí disformato e grande e terribile a vederech’èvenuto con cotanta gente a combattere co la Fede Cristiana? - Ed ella disse: -Quella è la Fede de li antichi che si chiamano Gentilie appellasi Idolatria.E però è cosí grandeperché si distese questo errore per tutto ’l mondoe credettero tutte le genti questa Fede. E però è cosí sformata e sconciach’èsozza cosa e rea a credere che nell’idole dell’oro o dell’ariento o dimarmo potesse avere deità. E però è cosí terribile a vedereperché nell’idoleche adoravano li antichi si nascondiano i demonîe facíansi alle gentiadorare; e dacché li aviano adoratierano poscia in lor podestà e tenealli ingrandissima paura. E perciò sono le sue armi nereperché sempre porta la ’nsegnanera de' demonî.

E quando ebbe cosí dettovedemmo che tra queste due Fedi sicominciò una battaglia molto pericolosa e grande e di mortalità di moltagente; e durò grandissimo tempo. E fuoro mortida la parte della FedeCristianain quella battagliatutti li apostolise non si fu santo Giovanniil qual campò di molti pericoli; e tutt’i martorimaschi e feminelaonde sifa menzione nella Chiesa di Dioe molti altri sanza numerolaonde non è fattamenzione; e i Confessori vi duraro gran faticai quali erano venuti in aiutodella Fede Cristiana. Ma al dassezzo vinse la Fede Cristiana per molti miracoliche fece Dio per lei in presenzia delle genti; e cacciò e spense la Fede dell’idolidi tutto ’l mondosí che poscia non rappariro.

 

 

Capitolo XLI

Della battaglia tra la Fede Cristiana e la Giudea.

 

Cacciata e spenta la Fede dell’idoli del mondocome disopra avete intesocrebbe l’oste della Fede Cristiana ismisuratamente permolte genti ch’a quel tempo si convertirono a la Fede. Però con tutto suosforzo tornò nel campo là ove le battaglie si facienoa combattere con moltealtre Fedi e Resie ch’ella sapea che i demonî aveano seminate e sparte nelmondo per metter le genti in erroreacciò che non sapessero conoscere qualfosse la verace Fede di Dioné che credessero dirittamente. E stando nelcampovenne contra lei un cavaliere molto vecchio con una gran barba canutaecon tanto bella formaquanto più fue possibile a la Natura di fare; armato ditutte armi bianchein su ’n un grandissimo destriere; e avea seco moltagente.

E quando vidi questo dissi: - Dimmimaestra delle Virtudichi è quel barone che viene a combattere co la Fede nostrach’è cosívecchio e canuto e di cosí bellissima formae l’armi sue son cosí biancheavegna che un poco siano offuscate e nere? - Ed ella disse: - Quella s’apellala Fede Giudea; e però è cosí vecchia e canutaperch’è antichissima fede;e però è cosí bella e sono le sue armi biancheperché fue legge data daDio. Ma perché Cristoquando venne nel mondoin molte cose la mutoesecondoche la nostra legge diceil colore delle sue armich’era candidissimo inprimasi offuscoe un pocoe cominciò a imbrunire e a cambiaree sonosozzissime armi divenute.

E dicendo queste parolevedemmo che la Fede Giudea tolsecinquanta cavalieri savi e scalteriti di guerrae mandògli a provedere l’ostedella Fede Cristiana. E quando furo in luogo che pottero vederela guardaro econsideraro assai; e quando l’ebbero veduta e ben guatatasí si maravigliaromolto come cosí era cresciuta; e tornârsi nel campo a dire le novelle. Equando fuor dinanzi alla Fede Giudeasí dissero: - Donna e Fede nostratu haifatta mala venutae se’ morta con tutta tua gentese non t’aiuti dinanzi:però che l’oste della Fede Cristiana non è sí poca come suolema per lavittoria c’ha avuta sopra la Fede dell’idoli è sí multiplicata e cresciutache son più che non sogliono ben mille cotantie vienne più che cento per unode la tua gente. Però piglia consiglio co li tuo’ savie vedi quello che farti convieneanzi che co·llei vegni alle maniperché non avresti alcunadifensa.

Quando la Fede Giudea udí cosí rie novellefue nell’animosuo molto dolente; ma argomentossi dinanzi per non perire al postuttoe raunòil consiglio de’ suo’ savie propuose innanzi loro queste novelleeadomandò consiglio di quello ch’avesse a fare. Al dassezzo fue consigliatache facesse una ricca ambasceria di savi uominie uno sindaco co·lloro andassea giurare le comandadmenta della Fede Cristiana; e se solo la vita vuolperdonare a’ Giuderie che possano usare lor leggee le persone e l’avereloro mettan tutto in sua podestade. Il qual consiglio la Fede Giudea cosímandò a compimento.

E dacché i suo’ ambasciadori ebbero saviamente e beneproposta e detta la loro ambasceriala Fede Cristianaricordandosi com’eranata della Fede Giudea; e ricordandosi di molti benefici ch’avea già ricevutoda li suoi patriarchi e profetie riceveva ogni die de le loro santissimeparole; e considerando il detto delli ambasciadoricome i Giuderi diliberamenteveniano alla mercedesi mosse a misericordiae ricevette il saramento dellaloro fedaltàe perdonò loro la vita. E cotali patti tra loro stabiliro efermaroche stando i Giuderi tra’ Cristiani potesser sicuramente la loro fedeusareacciò che mai sempre fosser servie le persone loro e l’avere fossetutto in sua podestà.

 

 

Capitolo XLII

Della battaglia tra la Fede Cristiana e le sei Risie.

 

Fatte le comandamenta la Fede Giudeae la Fe’ dell’idolimorta e spentacominciò la Fede Cristiana a segnoreggiare tutto ’l mondoedesser creduta da tutte le genti sanza contradicimento d’altra Fede. Ecredendosi tutt’i suoi nimici aver vintisí si tornava nell’oste perposaree perché potessero fare le loro battaglie l’altre Virtù.

E nel tornare ch’ella feceebbe novelle da li suoicavalieri che sei Resie eran giunte nel campo con grande sforzo di gente e congrandissimo furoree richiedevalla di battaglia. A queste novelle tornoe nelcampo co la sua genteamannata di combattere con qualunque altra Fede sitrovasse. E quando vidi questo dissi: - Dimmimaestra de le Virtudichi sonqueste Fedi che sono tanto indugiatee ora son giunte con cotanto furorechepariano tutte le battaglie de la nostra Fede racquietate? - Ed ella disse: -Questi sono sei grandissimi baroni de la Fede Cristianache si sono rubellatida lei per malizia di troppo senno; e catuno ha fatta sua legge. - E io dissi: -In che modo per malizia di troppo senno? - Ed ella disse: - Questi baroni furonosei grandissimi prelati della Chiesa di Dioe uomini molto litterati e savimaestriche leggendo nella Divina Scrittura trovarosecondo veraceintendimentoche la vita dell’uomo era molto stretta a potersi salvare:perché neuno potea avere paradiso seguitando il diletto della carne e la gloriadel mondo. Della qual cosa eran questi prelati molto dolentiché sentendosi ingrandi dignitadi da potere ben goderevoleano paradiso e questo mondoabracciare: però s’ingegnaro con grandi sottigliezzee trovaro nuoviintendimenti a la Divina Scritturaper li quali allargâr la vita dell’uomocon potersi salvare. E per questi intendimenti ha catuno trovata sua legge (enon s’accorda l’una coll’altra); ed hanno la predicata alle gentie fattacredere a molti mattiper la larghezza della vitae spezialmente a coloro ches’aviano già posto in cuore di non servare la legge di Diotanto glistringea il diletto del mondo. - E quando ebbe cosí detto dissi: - Come hannonome queste Risie? - Ed ella disse: - PateriniGazzeriLeonisteArnaldisteSperonisteCirconcisi; e catuna è dal suo prelato nominata.

E dicendo queste parolevedemmo che tutte e sei le detteResie si raccolsero insieme; e di tutte le genti loroch’eran diversefecerouna schiera molto grandead intendimento di venire molto stretti e schieraticosí grossi contra la Fede Cristianae di rompere e di mettere in caccia tuttasua gente. E quand’ebber questa schiera fatta cosí grossatrassersi innanzia cominciar la battaglia. Quando la Fede Cristiana vide venire i servi suoicontra sée coloro che le aveano giurata fedaltà e aviengliele rottaricordandosi del tradimento che le avean fatto fue molto allegraperché videch’era tempo e stagione che se ne potea vendicare; e aperse loro la via elasciolle venireperché s’accorse che veniano molto sfrenatamente e con granfurore e con molte parole. E quando fuor venute quanto le parvele rinchiusenel miluogo della sua gente e preseli tuttisí che neuno ne poté campare. Equando li ebbe presi e legatili esaminò diligentemente e fecesi aprire tuttele loro credenze e l’intendimenti che davano alla Scrittura Divina. Allora s’avideche per semplicità v’eran caduti e per diletto delle cose del mondo: peròperdonò a coloro che di buon core volle tornare; e li altri fece ardereincontanente in un fuoco il qual facea sí fiatoso fummoche tutte le contradeappuzzò.

 

 

Capitolo XLIII

Dell’edificare delle chiesee dell’ordinare de’prelati.

 

Dopo questa vittoria si partí del campo la Fede Cristianaevenne a Romae ivi edificò e fece molte chiese in onore delli apostoli e dimartiri che furon morti nella battaglia ch’ebbe co la Fede Pagana; e in onoredi molti confessori che in quella battaglia duraro gran fatica; e in onore dimolti altri santi e sante di Dioper li cui meriti era molto cresciuta la FedeCristiana. E nelle dette chiese mise ministri per li quali si lodasse ilSegnoree le dette chiese si dovessero ministrare; e fece calonaci e preti epiovani e priori e arcidiacani e arcipreti e proposti e abati e vescovi earcivescovi e patriarche e cardinalie dassezzo fece il papache di tutti icherici fosse signore; e diede il suo officio a catunoe comandoe che come ilsuo officio portasse dovesse ministrare. E la Fede Cristiana innanzie tutti idetti cherici apressoe poi tutta la gente del mondo fecero nelle chiese gransacrificio; e con devote e fedeli orazioni lodaro lo Segnore de la gran vittoriache sopra’ nimici avea lor data. E dipo quelle orazioni fuorono poscia tuttili uomini e le femine del mondoper li amonimenti della Fedemolto perfetti.

 

 

Capitolo XLIV

Del consiglio ch’ebbe Satanasso co le Furie infernali.

 

Veggendo Satanassoil quale è prencipe de’ demonîchetutta la gente del mondo era convertita a la Fede Cristianae per li suoiamonimenti erano molto perfetti divenutie ch’eran cacciate via tutte le sueFedi e Resie ch’avea seminate nel mondoche mettiamo le genti in errorecominciò ad esser molto dolentee specialmente perch’era certo che non poteapiù l’uomo o la femina ingannare infin che de la verace Fede fossero armati.Però raunò tutti i demonî e le Furie infernalie pigliò consiglio da loroche via sopra questi fatti dovesse tenereche de le genti del mondo cosí altutto perdente non fosse.

E fuoro certi demonî che diedero per consiglio che con Dioonnipotente cominciassero la guerra e dessesi grande impedimento alle sueoperazionisicché li venisse voglia di conciarsi co·lloroe delle genti delmondo quetare una parte: che peggio non potea lor fare Dio che privarli de liuomini e delle femine del mondo cosí al postutto. E altri v’ebe che disseroche per li demonî si turbassero e commovessero i pianeti e impedimentissesi ilcorso lorosí che la Natura non potesse in terra fare le sue operazioni; efacesser venire nel mondo gran piaghe e grandissime e terribili pestilenziesicché si spegnesse l’umana generazione e neuno non andasse poscia inparadisoe rimanessero vòte le sante sediora di paradiso che si debbonriempiere.

Al dassezzo si levoe Mamonecioè quel demonio ch’è soprale ricchezze e sopra amministrar la gloria del mondo; e consigliando disse: - Acominciare con Dio onnipotente guerra non mi pare che sia convenevoleperchéla cominciammo altra voltae piglioccene malee fummone di buon luogocacciaticioè di paradisoe delle santissime sediora là ove eravamoallogati. E ad impedimentire il corso dei pianetie a tòrre a la Natura interra la sua operazionee a far venire nel mondo pestilenzie e piaghenoncredo che ci fosse licito a fare: che avegna ch’ogni mal si faccia per noinon è niuno sí piccolo o vile che per noi si possa farese non è prima daDio conceduto.

- Ma se vogliamo spegnere la Fede Cristiana e spogliarne l’uomoal postuttosicché ritorni in nostra podestàparmi che tegnamo questa via.Io ho un uomo alle mani il qual s’appella Maommettiche insin da tenerettaetà è riposto nel mio grembo e nutricato del mio latte e cresciuto e allevatodel mio pane; e oggimai è compiuto e grandee hae in sé tanto scalterimentodi maliziaed è sí desideroso dell’avere e delli onori e della gloria delmondoche già mi soperchia di retàe non mi posso ingegnare che io in me n’abbiacotanta; e ha una bellissima favellae di Dio non ha alcuno intendimento. Sevoi da capo volete fare nuova legge contraria a quella di Dioe insegnarla acostui e farla per lo mondo predicarequesti la farà credere per legge di Dioe corromperanne tutte le gentie farà spegnere la verace Fede Cristianaerimetterà l’uomo in nostra podestà; ma vorrà per queste cose esser da noigrandemente benificiatoed elli menerà a capo tutti i nostri intendimenti.

 

 

Capitolo XLV

Della legge che dànno i demonî a Maometti.

 

Al detto consiglio s’acordaro tutti i demonî e le Furieinfernali; e fue comandato che più non si dovesse in su questa propostaindugiare. E quando fue partito ’l consigliosi raunaro i demonî di ninfernoe fecer nuova legge contraria a quella di Dioe tutta d’altre credenzeechiamârla Alcoran; e insegnârla a Maommetti perfettamenteperché l’avessebene a mano. E poi dissero: - Va e predica questa leggee dí che sia data daDio; e noi saremo sempre teco in tutte le tue operazioni. E se tu ne faraiquesto servigio e andrà innanzi per lo tuo fatto questa leggenoi ti daremomolte ricchezze e segnoria di molte gentie distenderemo la tua famaeavanzeremo il tuo nome e farello glorioso nel mondopiù che non fu anche neunoche nascesse di femina corrotta.

E quando Maommetti si udí fare queste impromesseessendouomo molto mondano e di vanagloria pieno (e di Dio non avea alcun pensamento)esentendosi scalterito de le malizie del mondo e con una bella favella e beneaconcio a queste cosepigliò questa legge e cominciolla oltremare a predicareacciò che la Fede Cristianache era a Roma a quella stagionenon se nepotesse avedere. E convertivvi in piccol tempo molta gentetra per suoiscalterimentie per lo grande aiuto de’ demonî: e appellasi Alcorane appo noi legge pagana.

 

 

Capitolo XLVI

De la battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana.

 

Allevata e cresciuta questa Legge Pagana nelle parti d’oltremaree creduta per legge di Dio da molta gentei demonî di ninferno la condusserocon tutto loro sforzo nel campo là ove le Virtù co li Vizî faccíano lebattaglie; e appellò a battaglia la Fede Cristiana.

E allor s’accorse di prima la nostra Fede di questa Resiae cominciossi in questo modo a lamentare: - O Idio onipotenteverranno mai menole mie fatiche? Vedrò mai tempo ch’io mi possa riposare? Eccoin mezzo de lagran pace ch’aveaessendo tutti i miei inimici vintie convertite tutte legenti del mondo alla mia fedem’è nata di nuovo crudele guerrae sí disùbito che non me ne sono potuta avedere. Ben veggio che chi ha a fare concosí reo inimico com’è Satanasso non si dé mai disarmareperché disùbito assalisce le genti.

- E tu Satanasinimico di Diorimarra’ti tu mai di trovarnovità per tòrre a Dio l’anime delli uominiche sa’ che sono di suaragionee fur fatte da lui per aver paradiso e ché riempiessero le sedioravòte di paradiso che perdesti? Ben ti converrà esser ingegnosoche ’l possiingannare o trarre a dietro i suoi proponimenti. E accorgomi per quel che tu faiche la fede è la maggior virtude che l’uomo in questo mondo possa avere apotersi salvareper tanti ingegni t’asottiglie di provare l’uomo e di farlocadere in errore.

E quando ebbe cosí dettofece incontanente nuov’osteeraunò grandissima genteperché la vecchia era partitaeapparecchiata d’ognicosatornò al campo per combattere co la Fede Pagana. E quando di ciascunaparte fur fatte le schiere e ammonite le genti di ben faresí si cominciò traqueste Fedi una battaglia sí terribile e grandee di mortalità di tantagenteche mai non fu nel mondo neuna simigliante né ove tanta gente perisse.Ma al dassezzo perdeo la Fede Cristiana per lo grande aiuto de’ dimonîe fuecacciata di tutta la terra d’oltremare; e tutta la gente che abitava di là siconvertio a quella Fedee appellârsi Saracini.

 

 

Capitolo XLVII

De la venuta che fa di qua da mare la Fede Pagana.

 

Vinta la Fede Pagana tutta la terra d’oltremare econvertito a sua legge tutte le genticolse baldanza sopra la Fede Cristiana; efece fare molto navilioe passò il maree venne di qua con grandissimo stuolodi gentee arrivò ne le parti di Cicilia.

Quando la Fede Cristiana udí queste novelle fu moltodolenteperché non avea gente che con lei si potesse assembiareper la granperdita ch’avea fatta nell’altra battaglia: e però no le si fece arincontroma cominciò a guernire cittadi e castella per difendersi da leisepotesseche non perdesse più terra. Ma non valse neenteperché poscia che laFede Pagana fu scesa in terra co la sua gentee suo navilio ebbe allogato ne’porti di Ciciliada che vide che la Fede Cristiana non ebbe ardimento dirincontrarlavenne pigliando tutta la terra in qualunque parte andavasicchéin picciol tempo tutta Italia conquistò. E dacch’ebbe vinta Italiach’eradonna de le provincie a quella stagionetutti li altri reami e provincie fecerle comandamenta e giuraro la fedaltàse non solamente il reame di Francia; econvertîrsi alla Fede Pagana tutte le gentie ispensesi la Fede Cristiana ditutto ’l mondosicché in niuna parte palesemente si predicavaavegna che nefossero molti credentima non palesemente.

 

 

Capitolo XLVIII

Del consiglio che piglia la Fede Cristiana.

 

Nel reame di Franciache stette fermofuggío la FedeCristiana con quella gente che la vollero seguitare; e stando ivi pigliòconsiglio da’ suoi saviche fosse da fare sopra tanto pericoloquanto inquesta guerra le era incontrato. E fue consigliata che tornasse nel campo acombattere co la Fede Paganae che rinchiedesse tutte le sue amistadich’acerto tempo la venissero ad atareché non era versimile che Dio onnipotente laFede ch’avea data per lo suo figliuolo Gesù Cristo cosí al postuttolasciasse perire. Il quale consiglio cosí mandò a compimento; e rinchiese perlettere e suoi messi speziali tutti li amici ch’avea nel mondoe pregolli chela Pasqua prossima di Risurressio la venissero ad ataree fece loro assapereper certo che colla Fede Pagana a quella stagione tornerebbe a la battaglia.

 

 

Capitolo XLIX

Della raunanza delli amici che fa la Fede Cristiana.

 

Fatta la richiesta delli amicie sparta la novella per lomondo che la Fede Cristiana tornava alla battagliavennero a lei d’ogni parteli amicie spezialmente due Virtùcon grandissima gente; laonde fue sígrande letizia nel campocome se ciascuno fosse di morte a vita suscitato.

E quando vidi questa allegrezzadissi a la Filosofia: - Chison questi segnori onde questa gente è cosí confortatache stava in primacosie trista? - Ed ella disse: - Quelle sono due Virtudile quali sono sícongiunte colla Fedeche non vale neuna cosa l’una sanza l’altra; mainsieme raunate e congiunte non è cosa neuna che da loro si difendesse. Eoggimai vedrai che i fatti di questa guerra andranno tutti d’altra maniera. -E io dissi: - Come hanno nome? - Ed ella disse: - L’una s’apella Caritadeel’altra Speranza. - E io dissi: - Ben ho già udito di queste Virtù moltevolte predicare; ma dimmiin che è la loro congiunzione cosí perfetta? - Edella disse: - Queste tre Virtudicioè FedeCarità e Speranzason serocchiee nate d’una Virtù che si chiama Religione. Per la Fede si conosce Dio ecrede; per la Carità s’ama e ubidisce e adora; per la Speranza si ha fermacredenza delle dette cose esser da Dio meritato. E cosie interviene che chi ha l’unadi queste Virtù sanza l’altranon li adopera neente; ma chi l’ha tutteinsiemecioè conosce e crede Idio per la Fede; e amalo e ubidiscelo e portalireverenza per la Caritade; e ha ferma Speranza da lui esser de le dette cosemeritato: queste tre cose in uno uomo ragunate ha sí per bene Dio onnipotenteche quel cotale non lascia perirema in tutti suoi bisogni l’aiuta e falvincitore. E cosí queste tre Virtudi che sono ora insieme raunate e sono statescevere in questa nuova guerraquando si verranno a consigliare in su questifatti che sono comuni tra loroDio onnipotente sarà in mezzo di loro; e ditutte le cose piglieranno e faranno il migliore.

E dicendo queste parole vedemmo che queste tre Virtudi sitrassero da una parte a consiglioper vedere e per pensare che sopra questevicende avessero a fare. E diliberaro e fermaro tra loro d’eleggere di tuttaloro gente dodici uomini fortissimi e savi e prodi e valentri e scalteriti diguerrai qualidacché la battaglia fosse cominciataa neun’altra cosa dela battaglia intendessero ch’a confondere il signore de’ nimicicioè laFede Paganae sempre le fossero a petto in qualunque parte della battagliafosse; credendo per quella viacioè quando il loro segnore fosse mortotuttal’oste de’ nimici mettere in isconfitta e in caccia. E secondo chediliberaro e pensarocosí mandaro a compimento; ed elessero dodici uomini chetrovaro fortissimi e savi e iscalteriti di guerrae appellârgli Paladini. Epuosero loro in mano che facesserocominciato la battaglia co’ nimicicomedi sopra avete inteso che avieno ordinato.

 

 

Capitolo L

De la seconda battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana.

 

Raunata l’oste della Fede Cristianae cresciuta molto perli amici che trassero d’ogni parte per atarlae fatta la compagnia de’Paladinie dato loro un leone per insegnae tutte l’altre genti assettateper ischierae dato loro buono capitanovenne nel campo là ove si facíano lebattaglie molto scalteritamentee richiese di battaglia i nimici.

La Fede Paganach’era a Roma a quella stagionee divideatra’ suoi baroni i reami e le provincie ch’avea conquistatie ammonivali econfortavali di ben fare e che fossero prodi e valentipromettendo loro viemaggiori cose per innanziquando udie che la Fede Cristiana era nel campo ovele battaglie si facíeno con grande ostee che la richiedea di battagliaavegna che del detto suo facesse gran beffe e il suo fatto avesse per nientetuttavia s’apparecchiò e rifece sua oste per combattere con leise fosseardita d’aspettarla. E raunò un’oste di tanta genteche tutto ’l mondocoprianoe non potrebbe esser annoverata se non come l’arena del mare; erifece sue schieree molto assettatamente venne nel campo là dov’era la FedeCristiana che l’aspettava.

E quando fur le genti ammonite di ben fare dall’una parte edall’altrache dovesser esser prodi e valentrisi cominciò una battagliasí pericolosa e grandee ove moriro tanta gente da catuna delle partichemolto sarebbe lungo a contare e crudele e terribile a udirechi ben volesseogni cosa contare. Perché nel mondo non ne fue anche neuna sí crudelené ovetanta gente perisse: perché da ciascuna parte avea franca gente e iscalterita esavia di battagliae volonterosa di vincere l’una e l’altra. Imperò chequando la gente della parte della Fede Cristiana si ricordava dell’onta e deldisonore ch’avea ricevuto da’ nimicimolto s’acendeva l’animo loro allabattagliaper potersi vendicare; e quando la gente dell’oste della FedePagana si raccordava del gran dono ch’avea ricevuto dal loro segnorech’avealor donata tutta la terra conquistatasí s’acendea molto l’animo loro a labattagliaacciò che non perdessero il beneficio che con gran fatica avianoconquistato. E cosí pensandociascuna parte stava dura e ferma contra ’l suonimicoe non si lasciava tòrre terra. Anche i re di ciascuna parte eranfranchi segnori e scalteriti di guerra: per che ciascuno andava per lo campoconfortando i suoi di ben fare e lodando l’opere di colui che facea bene epromettendo di farline guiderdone (laonde accendea l’animo loro)e atando esovenendo i suoi là ove facea bisogno. E cosí facendoquesti franchi segnorimanteneano sí iguale la battagliache neuno potea acquistare terra sopra l’altroné si potea vedere chi de la battaglia stesse meglio; ma era pericolosaperché in ogni parte avea guai e strida e crudele mortalità di gente.

 

 

Capitolo LI

De la sconfitta della Fede Pagana.

 

Nel detto modo durò la battaglia infino a nonache non sipotea vedere chi stesse meglio; ma nell’ora di nona i demonîche sempreerano ivi presenti per atare la lor genteavegna che non avessero potenzia dinuocere a neuno che fosse da la parte della Fede Cristianaalla detta stagionecominciaro a rilevare i loroincontanente ch’erano cadutie a fare granromore per lo camposí che colà ove n’avea cento di loropareano più dimille. E cominciaro a confortare i loro in su’ bisogni e a sbigottire i nimicie spander bugie per lo campodicendo d’alcun barone della parte della FedeCristiana ch’era morto (e non era vero): sicché le dette opere faccendo ealtre simigliantique’ de la parte della Fede Cristiana cominciaro asbigottiree trassersi un poco a dietro per paura.

Quando la Fede Cristiana vide questoavegna che avesse da lo’ncominciamento pauratostamente fue rassicurataperché s’acorse ondequesto venía. E incontanente adorò a Dio onnipotentee disse: - Segnore mioGesù Cristotu vedi e conosci la niquitade de’ dimonî e quello che cifannoche siamo tuoi ministri; onde ti leva e pugna per noiche questo è tuofatto. - Dette queste paroleincontanente fuor cacciati i demonî e cessò l’aiutoa’ nimici. Allor la Carità e la speranzaricordandosi e recandosi a memoriail grande vitiperio e ’l disinore ch’era fatto alla Fede loro serocchiaeche toccava loro comunementecominciaro di tal virtù a pugnareche non eraschiera di nimici sí forte o tanto stretta o serrata che no la rompessero ediserrasseroe che no la mettessero in caccia. E la Fede da la sua partepensando ch’era acompagnata dalla Caritade e da la Speranzae là ov’erantutte e tre era Idio in miluogo di lorosí cominciò a prender sí granbaldanzache confondea i nimici in qualunque parte ella andava: di tantavirtude combattea. E i Paladiniche sempre erano a petto a la Fede Pagana inqualunque parte de la battaglia ella fossee impedimentivano tutte l’operesuee sempre guardavan con gran diligenzia com’a lei potesser dare morteveggendo che la schiera sua era diserrata e aperta da le dette Virtudichetutto ’l die era stata serratae che a lei potiero andarel’assaliro contanto vigorech’al postutto l’avrebbero mortase non fosse che si mise afuggire.

Quando la gente sua vider fuggire lo signoree che da’detti Paladini era cacciatoe non avea ardimento di volgersi per atarecominciò tutta quanta a fuggire e abandonar la battaglia. Allora fue sí grandesconfittae durò tanto la caccia della gente della Fede Paganache tutti fuorquali morti di ferroe qual traffelòsicché molti pochi ne camparo.

 

 

Capitolo LII

Della rivinta delle terre di qua da mare che fa la FedeCristiana.

 

Vinta e cacciata la Fede Paganae morta e traffelata lamaggior parte della gente suala Fede Cristiana la venne poi seguitando diterra in terra e di provincia in provincia e d’ogni luogo cacciando senzaregger battaglia in neuna parte: sicché in picciol tempo l’ebbe rivinte tuttele provincie e' reami che di qua da mare avia conquistatise non si fuoro certecastella che sono nelle montagne di Ciciliale quali guerní grandemente d’assaigente e di molta vivanda e d’ogni altro fornimento che fa bisogno a difensionedi castellaad intendimento che se mai s’aconciasse di tornare di quaavesseluogo ove in terra potesse ismontare. E dacché l’ebbe guernitesí siricolse in su le navi con tutta la gente che l’era rimasae molto dolente sifuggío oltremare.

 

 

Capitolo LIII

Del consiglio che pigliano le Virtudi perché la FedeCristiana

abbandoni il campo e torni nell’oste a riposarsi.

 

Racquistata e rivinta la Fede Cristiana tutta la terra di quada mare per forza di battagliaavegna che nell’animo suo fosse molto allegrasecondo che dice il Vangelioche colui che perde la cosa c’ha molto caraeposcia la racquistasí no lile pare aver fatto nulla; considerando il Savioche dice: “Nulla è ancora fatto della cosa che non è tutta compiuta di fare”:però tornò nel campo là ove si facíeno le battagliee cominciò a raunaregrande stuolo di gente e a far fare molto navilio e grande apparecchiamento perpassare oltremare a racquistare la terra e la gente che di là avea perduta.

La qual cosa espiaro le Virtù ch’erano nell’osteeraunate pigliaro consiglio che avessero a fare sopra queste vicende; e fermarotra loro di fare ambasciadori che andasser nel campo alla Fe’ e a la Carità ea la Speranza a pregarle da parte delle Virtudi che debbia lor piacere d’abandonarelo campo e di tornare nell’oste oggimai con tutta loro gente a riposarsi unapezza e a guardare l’ostetanto che facciano elle le lor battagliele qualiaveano a le loro cagioni molto indugiate. E dacché le lor battaglie fien fatteche sarà tostamentes’a Dio piaceràelle tutte passeranno poscia con lorooltremare e ateranno loro tutta la terra e le genti conquistaree elle medesimecacceranno via i Vizî da quella genteonde a cagione della mala fede c’hannopresa son tutti contaminati e corrotti.

 

 

Capitolo LIV

Delli ambasciadori che vanno per la Fede Cristiana.

 

Dacché fue partito il consigliocome fue ordinatocosiemandaro a compimento; ed elessero per ambasciadore una Virtù che s’appellaConcordiach’è del parentado della Fede e delle sue serocchiee pregârlache dovesse fare questa ambasciata. Ed ellavolendo servire le Virtudiv’andòvolentieri.

E dacché fu giuntasí raunò la Fede e la Carità e laSperanza (ed ebbevi la Religione lor madre) e disse e ispuose lorodiligentemente l’ambasciatae aprí loro la volontà delle Virtùe perchéera venuta. Ed elledacché ebbero inteso quel che le Virtù voleanononvolendole crucciarema seguitare la loro volontàil concedetteroe disserodi tornareavegna che mal volontieriperchédacch’erano tutte e treserocchie raunate con tutte lor gentie sapeano che Dio era in mezzo di lorotostamente credíano la loro guerra finire.

 

 

Capitolo LV

Del triunfo che fanno le Virtudi a la Fede Cristiana.

 

Conceduto la Fede Cristiana e le sue serocchie d’abbandonarelo campo delle battaglie e tornarsi nell’osteincontanente si raccolsero cole lor genti e co li padiglioni e co le tende e con tutto loro arneseecominciârne a venire.

E dacché fuor mossela Concordia incontanente il feceassapere alle Virtudi per suoi messi speziali; ed elledacché l’ebberosaputoraunaro loro consiglionel quale ordinaro e fermaro che a la FedeCristiana e a la sua gente si facesse il triunfocioè quello onore che s’usadi fare a coloro che tornano a casa con vittoria; e cosí mandaro a compimento.Imperò che le Virtudi in primae tutti i cavalieri dell’oste appressoe poitutti uomini a piedeuscirono incontro alla Fede e alla sua gente con rami d’ulivie co le ghirlande in testafaccendo grandissima allegrezza e cantando Gloriain excelsis Deo e altri belli salmi ad onore e a laude di Diocondolcissime e soavi melodie. E quando furono insieme congiuntesi salutaroefece l’una a l’altra gran festa; e poi misero la Fede e la Carità e laSperanza sotto tre bellissimi palîi quali portaro loro sopra capo. E feceroandare la Fede innanziper la quale si conosce Dio e credeperché questo deeandare innanzi a tutte le cose. Apresso fecero andare la Caritàper la quale s’amaDio e ubidisce e adoraperché questo dé poscia seguitare. Di dietro misero laSperanzaper la quale si spera fermamente d’essere da Dio guiderdonatoperché questo dé venire dipo le dette due coseacciò che l’uomo sia inperfetta religione e per essa si possa salvare. E cosie le vennero menando agrande onore e con sí grandissima festa infin nell’oste; nel quale luogo lericevette la Religione lor madre con grande allegrezza ne’ padiglioni che perloro aveano amannati.

 

 

Capitolo LVI

Del consiglio che piglian le Virtudi

per uscire nel campo a le battagliee de la fossa de laFrode.

 

Abandonato il campo delle battaglie la Fede e la Carità e laSperanzae tornate nell’oste per posarsi con tutte le lor gentil’altreVirtù fecero un parlamentonel quale deliberaro e fermaro che la Religioneinsieme co le dette sue figliuoledovessero rimamere alla guarda dell’oste; etutte l’altre Virtudi co le loro genti uscisser nel campo delle battaglie ilmartedí prossimo vegnente a richiedere di battaglia i nimici.

Il quale ordinamento dacch’ebbe espiatoun pessimo Vizioche s’appella Frodemolto iscalterito e ingegnoso delle malizie del mondodinottetempo si levò molto celatamente e andò nel campo delle battaglielà ovele dette Virtù aveano stanziato di veniree fece una fossa molto grande eprofondae ordíla di verghette da la parte di soprae puose ghiove di terraerbosaacciò che neuno della detta fossa s’accorgesse. E quando ebbe cosífattosi partí tanto nascosamente che neuna persona se n’accorse. E tuttoquesto facea ad intendimento di farvi cadere le Virtùquando venissero nelcampo per richiedere di battaglia i nemici.

 

 

Capitolo LVII

Dell’uscita che fanno le Virtù e i Vizî nel campo a lebattaglie.

 

Da che venuto fue il giorno che per uscire alle battaglie leVirtudi aviano ordinatosí s’armaro e apparecchiaro grandementee co leloro genti molto assettatamente usciro nel campo là ove le battaglie sifaceanoavegna che non tant’oltre quanto era la fossa de la Frodema moltoivi presso; e richiesero di battaglia i nimici.

Veduto la Superbia i nimici nel campoe udita la richesta ch’avienfattas’adirò sí fortementeche gittava schiuma per bocca come fossecavalloe per lo volto e per li occhi fiamme di fuoco: tanto ebbe a dispettoquella richesta; e armossi incontanentee montò a cavallo in su ’n undestriere grandissimo e neroil qual non era men feroce di lei. E fece armare eapparecchiare tutta sua gentee venne nel campo a petto a’ nimici; e quandofue sí pressoche da le Virtù potea esser intesa chiaramentecominciò aparlare co’ nimici parole di sozzi rimprocci in questo modo:

 

 

Capitolo LVIII

De’ rimproverî de la Superbia contra le Virtudi.

 

- O misera gentenon vi vergognate voicon cosí cattivicavalieri di popoloe con cosí misero popolazzo e uomini tutti poveri ebrollidi richiedere di battaglia i re e’ baroni e tutta la gentilezza delmondoa’ qualiper li gran fatti di loro antecessoriè dato tutto ’lmondo a segnoreggiare e a godere? Or non vi ricorda come tutte le battaglie ch’aveteavute co noi avete perdutee delle vostre pruove venute al di sotto? Certo benvi dovrebbe ricordare della pugna primaia che da noi a voi si comincioe ne’discendenti d’Adamoe duroe infino a Noècome nella detta gente vi vincemmoe vi cacciammo; e non si trovava neuno che alcun bene o alcuna virtù volessefarema tutti ubidivano le nostre comandamenta a fare sfrenatamente ognigenerazion di peccato; se non si fuor certi che fuor del seme d’Abele que’fuor sí pochiche agevolmente si poteano annoverare. Per la qual cosa Dioonnipotente no li sofferse; ma ucciseli e annegolli tutti per acquase non fueNoè e tre suoi figliuolili quali trovoe giusti nel mondoch’erano del semed’Abeli quali servò per rifarne l’umana generazioneacciò che tornassemiglioredacché di buon seme procedea.

- Anche vi dovrebbe stare a mente della seconda pugna che siricominciò da noi a voi ne’ discendenti di Noècome in quella gente vivincemmo e cacciammo al postutto: che non solamente fugíano voi e non volienofare alcun bene né adoperare alcuna virtudené si chiamavano contenti d’ubidirenoi a fare ogni vizio e ogni generazione di peccatoma adoravano nelli idoli idemonî e faceano loro reverenza come a Dio. La qual cosa ebbe Dio onnipotentesí per maleche tutta quella gente abandonò a’ demonî e a’ Vizîafarne tutta loro volontà. E disse Dio onnipotente a quella stagione di suabocca: “Pentomi ch’i’ ho fatto l’uomo”; e andonne ad uno che sichiamavan Abraamcui solo trovò giusto nel mondoe disse: “Io vo’ di tefar nascere gente la qual s’apelli mio popoloe avrò cura di loroe farollimultiplicare come le stelle del cielo e come l’arena del maree darò loroterra abondevole di latte e di mèle e d’ogni generazione di vivanda. Mavoglio che si congiungano co le Virtudi e discaccino i Vizî e seguitino le mievolontà”. E fermato il detto patto tra lorosi partio Idio onnipotenteeservolli tutti i patti che promessi li avea.

- Anche dovresti avere a memoriae dovrebbevi benericordarecome ne’ discendenti d’Abraam ricominciammo la terza pugna; edavegna che tutta l’altra gente del mondo fosse in nostra podestàquelcotanto popolo ch’era cosí poco a respetto dell’altra gentenon vi volemmoquetare né lasciare in pace. Anzi in quel medesimo popoloche s’apellava diDiov’assalimmoe combattemmo con voi; e avegna che dal cominciamentofaceste gran pugna e vi difendeste francamente da noi a bontà de patriarche ede profeti e d’altri fini capitani ch’avestee a bontà della legge che vidiè Moisèal dassezzo quella pugna perdestee recammo quel popolo a peccaree a seguitare i Vizî e’ peccati e adorare l’idoli e a ubidire le nostrecomandamentacome tutte l’altre genti facieno. Per la qual cosa Dioonnipotente non volle che questa mala gente più suo popolo s’apellasse; mamandò il suo figliuolo Gesù Cristo di cielo in terrae prese carne mortaleefecesi uomoe fece nel mondo nuova legge ci volle tòrre la gente di manoerimetterla in vostra podestà. Della qual cosa ci accorgemmoe incontanente auomini medesimi del suo populo in cui più si fidava il facemmo pigliare estraziare e mettere nella croce e di crudel morte morire; e a’ suoi apostolich’avea fattie andavano questa legge predicando per suo comandamentofacemmo fare il simigliante.

Dunque se tutte le battaglie ch’avete avute con noi aveteperdutee de le vostre pruove venute al disottoe Dio onnipotente medesimo eli apostolisuoi messi spezialinon ve n’hanno potuto aiutarema hannoladuramente comperatain che avete dunque speranza che de le nostre mani possiatecampareche vi levate ora a richiederne di battaglia? Avete forse fidanza ne laPrudenzia? Molto siete ingannatech’ella rumina e cerca tanto le coseche dineun suo fatto viene a capo. Avetela nella Giustizia? Dehcome fate gran sennoche di neun tempo andò armatama sempre sta con sua mazza in mano fasciata tra’panni come se fortemente la gelasse. Avetela nella Fortezza? Unquanche non vinsebattagliama sempre sta con suo scudo in braccio a sostenere i pericoli e lefatiche delle tribulazioni del mondo. Avetela nella Temperanza? Certo tuttaviatiene in mano le bilance per trovare il mezzo delle cose.

- Or ecco bella gente che si trae innanzi a battagliachequal è magro e afflitto per troppo digiunareagrestando il corpo di moltaastinenzae qual è palido nel volto per troppo vegghiarestando dí e nottein orazione. Certo molto ne sarebbe gran disinore se in cosí misera gente s’adoperasseronostre manio nostro ferro di vostro sangue si sozzazze: però con voi cotalbattaglia fermeremoche solamente vi faremo cadere co le pettora de’ nostricavalli; e quando sarete per terra vi scalpiteremo tanto co’ piè de’destrieriche sarete ben macinate.

 

 

Capitolo LIX

De la morte de la Superbia e de la sconfitta della sua gente.

 

Favellato la Superbia le dette parole de rimproverîdiè deli sproni al destriere (e cominciò per lo campo a rotare)il quale parea chevolassesí di forza correa; e comandò alla sua gente che la dovesseroseguitare. E nel correre che faceaambedue i piè dinanzi del cavallo s’abbattieronella fossa che la Frode avea fattae caddevi entro col capo dinanziinsiemecon esso la Superbiae cadde ella di sottoe ’l cavallo le cadde adosso; efue sí grande lo stoscio per la fossa ch’era cava e profonda e per lodestriere che adosso le caddeche tutta quanta si lacerò e infranse.

E quando i Vizî videro caduto il loro signoree giaceremorto nella fossae ’l corpo suo tutto lacerato e infranto per la dura cadutach’avea fattae videro le Virtù che veniaro contra loro molto strette eserrateperché s’erano accorte che’ Vizî eran già mossi a venire contralorodiedero le reni e cominciaro a fuggire insieme colle loro genti; e leVirtùveggendo questoli seguitaro e miserli in caccia. Allora fue sí grandela sconfitta e la mortalità de le genti de’ Vizî che moriro a quellabattagliache la larga strada che mena l’anime a l’inferno andò sícalcatae a la larga strada che mena l’anime a l’inferno ebbe sí grandestrettache non si ricorda mai che per neuna sconfitta o mortalità di gentiche nel mondo fosse quella strada cosí calcata andasseo a quella porta cosígrande stretta avesse.

E quando i detti Vizî insieme co le anime de le lor gentifurono in infernomeritaro tanta pena e tormento che il solfo e ’l fuoco dininferno multiplicò e crebbe di tal guisa che la terra non potte tanto incendiopatireanzi ruppe in molte parti del mondoe apparve il fuoco di sopra a laterrae spezialmente in Mongiubelloch’è un gran monte in Cicilia. E allorfue manifesto a le genti che ’l ninferno era nel ventre della terra per lodetto fuoco che allotta apparveil quale è poscia sempre durato.

 

 

Capitolo LX

De’ rimproverî della Pazienziache fa sopra ’l corpodella Superbia.

 

Morti e spenti tutti i Vizîe scacciata e sconfitta tuttalor gentele Virtù tornarono a la fossa ove la Superbia era cadutae fecernetrarre il corpo mortoil quale era tutto macerato e infrantoe porre in su ’nuna vilissima stuoia. E trassesi innanzi la Pazienzia e disse: - O Superbiacapo e seminatrice di quanti mali nel mondo si fannogiaci oggimai abbattuta emortasicché ’l mondo possa posare! che l’hai cotanto tribulatoche ben t’èincontrato quello che dice il Vangelio: “I superbi abbatte Idio e fallicadere; e a li umili dà grazia e falli montare”. Molto hai superbiamentefavellatonon solamente contra le Virtùma contra Dio onnipotente: che tivantasti che ’l facesti a’ tuoi servi di crudele morte morire. Molto fuecotesto a dire grande ardimento; nol ti pensavequando cotali parole diceicheavessi la fossa cosí pressolà ove dovessi cadere. E come fue a tepensocosí è a tutti coloro che voglion te seguitareperch’e’ medesimi la sifanno spesse volteo altro amico loro carissimoe però non se ne possonguardare. Come a teSuperbiaè intervenutoche la Frodeche tu hai semprecosí amata e cara tenuta sopra li altri tuoi amici cariti fece la fossa làove tu se’ caduta; la quale avea fatta per farvi cadere le Virtudiquandovenissero al campo là ove le battaglie si facieno; della qual cosa s’ètrovata ingannatae ha morta sé e tutta sua amistà.

E quando ebbe cosí dettofece fare uno grande fuocoearsevi il corpo della Superbiae isparse la polvere al ventoacciò che piùmai non rapparisse né si potesse trovare.

 

 

CAPITOLO LXI

De la carità che si fa de le cose de la sconfitta de' Vizî.

 

Da che le cose furo un poco racquetatesí si mise un bandoda parte delle Virtú che tutte le persone a cui fosse venuto a le mani di quelde' nimiciin mano della Carità incontanente il dovesse[r] rassegnare. La qualcosa cosí si fecee non ne fu frodata d'un danaio; e fu tanta la roba di quelche si trovò de' nimiciche non si potrebbe contare. E quando la Carità ebbea sé ogni cosaraunò tutti i poveri del mondosí come quella che ben lisapeae per volontà de le Virtudi tutta questa roba tra' poveri dispensòdando a ciascun piú e meno secondo la sua povertade. E quando ebbe fedelmentedispensato ogni cosanon si trovò neun uomo nel mondo che fosse mendicoperché ciascuno avea pienamente reggimento della vita sua: tanto fue quello chele genti de' Vizî dell'altrui in mala parte teneano. Perchébastando le cosedel mondo pienamente a tutte le gentitanto aviano i detti Vizî soprapreso del'altrui (e convertiallo in mal uso)che molti ne stavano in gran mendicitate.E dacché fu fatta la detta caritàsí si raccolsero le Virtú con tutta lalor gentee abbandonaro il campo e tornârsi nell'oste; nel qual luogo fuorodalla Religione e da le sue figliuole a grande onore e con molta allegrezzaricevute.

 

 

CAPITOLO LXII

Delle parole che dice la Filosofia per andare a le Virtúpercompiere il viaggío.

 

Tornate nell'oste le Virtú e abbandonato il campo là ove lebattaglie si facíenodisse la Filosofia: - Figliuolo miofatte sono lebattaglie tra' Vizî e le Virtú; sola è rimasa quella della Fede Cristiana cola Fede Pagana per racquistare la terra d'oltremare. Ma questa guerra èammannata gran tempo di durarePerché la gente che tiene co la Fede Pagana èmaggior gente che la nostra; anche ha di là da mare rei e pericolosi passipercerti fiumi che si convengon passaree havvi certe province con istrette epericolose intrate a cagione di montagne; e sopra tutto è ancora perché laFede Cristiana ha di Roma fatto suo capoe la gente d'oltremare vuol gran malea' Romaniperché fur già segnoreggiati da loroe fecero loro dura e asprasegnoria: e però hanno presa la Fede Pagana molto tenacementee vorrebbecatuno di loro anzi morire che la Fede Pagana perdessenon tanto per tema diDioquanto per cagion de' Romaniperché hanno paura che la Fede Cristiana nonli rimettesse in lor podestà per le dette cagioni. E anche assai richiederàquella guerra gran gente e molto navilio e grandissime spese; e però non sifarà a questi tempima predicherassi in prima la Crocee ricoglierassi ildecimo di tutti i Cristiani; e le Virtudi si partirannoe torneranno al tempochente porranno tra loro

- Onde montiamo a cavallo e andiamo alle Virtú mentre chesono insieme raunatee compiamo nostro viaggio; perché ci sarebbe piú duro adandarle caendo per lo mondodacché fossero partite.

 

 

CAPITOLO LXIII

Dell'andata che la la Filosofia alle Virtudi.

 

Quando la Filosofia ebbe cosí dettosí ci apparecchiammo emontammo a cavalloe andammo tanto che fummo nell'oste; e trovammo che tutte leVirtú erano a consiglio nel mastro padiglione del Comune; e ragionavaro di fareun bellissimo tempio e un grande spedale nel luogo ov'erano fatte le battagliein memoria delle vittorie ch'aveano avutee di fare predicare la Crocee difare raccogliere il decimo di tutti i Cristianie di fare molto navilio egrande apparecchiamento d'avere molta gente per lo passaggio d'oltremare.

E quando fummo ivismontammo e intrammo là entro. E quandole Virtudi videro la Filosofia loro donna e maestraincontanente la conobberoe gittârsi in terra ginocchionie corsero a' piedi per baciargliele; ed ellanol soffersema pigliolle per la mano e rizzolle. E dacché fuoro rittesíl'abbracciò catuna per sée poi le salutò e disse: - Figliuole mie careeverage amiche e ministre di Dioda Cristo e da me siate sempre benedettecheveracemente siete la salute e il campamento delle gentitante fatiche portateper l'umana generazione -. Elle tutte la risalutaroe dissero: - Maestra edonna nostral'onnipotente Dio ti guardi e salvi d'ogni tempoacciò chesempre possiamo esser partefici della tua dottrinaverace luce di Dioper cuiè alluminato tutto 'l mondo.

E quando s'ebbero insieme salutatesí s'asettarono asedere; e le Virtu[de] cominciaro a ragionare de le battaglie ch'erano stateede le vittorie ch'aveano avutee come tutti i Vizî erano morti e spenti;laonde la Filosofia fece grande allegrezza. E quando ebbero assai ragionato diquella materiacominciaro a ragionare del fatto del tempio e dello spedale chevoleano edificare nel luogo ov'erano state le battaglie. Allor disse laFilosofia: - Degna cosa è che bellissimo tempio e grande spedale sia fatto incosí vitturioso luogoe in memoria di sí alta e gloriosa vittoria. E iomedesima li voglio disegnareperché siano bellissimi e grandi -. Allor tolsela canna e disegnolli in presenzia di maestri; ed elli iscrissero il suodisegnamentoperché non uscisse loro di mente.

E poi tornaro a l'albergosonata già terzae ivi eraapparecchiato il desinare. E desinò la Filosofia con tutte le Virtudi ad unamensa a grandissimo agio e con molta letizia.

 

 

CAPITOLO LXIV

Del rapresentamento che la la Filosofia del fattore dell'operaalle Virtudi.

 

Desinato ogni gentee levate le mense e rassettati a sederedacché si avide la Filosofia che le Virtudi erano chiare e di buona vogliacominciò a loro de' mie' fatti cota' cose a parlare: - Virtudiministre diDioper cui si salva l'umana generazionevoi sapete che Cristo nel Vangeliodisse che molto è allegro quando un peccatore si converte a penitenzia; e soncerta che sempre state ammannate per dare a Dio di queste allegrezze. Onde quiha un valletto in mia compagniache fue già molto mondano; e perché non liseguitavan le cose del mondo tutte a sua volontàne fu tanto nell'animodolente che ne infermò e aggravò della persona malamente. Onde io il visitaicome amicoperch'era stato a un tempo sotto mia disciplinae fecimi aprire lacagione del suo male; e quando l'ebbi conosciutail medicai co le medicine de'miei gastigamentie fecili l'errore suo apertamente conoscere e vedere; edellisiccome uomo ch'ode volentieri quando è gastigatopuose fede allemedicíne de' miei gastigamenti. E quando s'accorse che la medicina era buonaeche 'l gastigava come amicoabandonò i primai intendimenti e prese la dietache l'impuosicome si dovesse reggere e guardaree guerie tosto della suamalatia; e oggi è fermo di volere conquistare il santissimo regno di paradiso.Ed essendo certo che non si può avere per altre mani che per le vostreviene avoi per diventare vostro fedele e per giurare le vostre comandamenta e intraredi vostra compagniaacciò che l'atiate in su questa vicenda.

E allor mi pigliò per la mano e menommi dinanzi alleVirtudie disse: - Eccol quich'io il v'apresento; e priegovi che come portal'uficio vostro il dobbiate servire -. E quando m'ebbe rappresentatoe io m'inginocchiai dinanzi da loro con gran reverenza; ed elle si sceveraro dauna parte a consiglio.

E dacché furonconsigliatetornaro; e cominciò la Prudenziaper volontà dell'altre Virtùcotali cose a parlare:

 

 

CAPITOLO LXV

Di quel che dice la Prudenzia de la Filosofia

e le parole che dice al fattore dell'opera della Fede.

 

- O verage maestra delle Virtudio chiara luce di questomondoper cui tutte le genti sono alluminatequanti n'hai già recati apenitenzia di coloro che andavano per questo mondo cieco come mattie tu li haidirizzati in buona via co le parole de' tuoi ammonimenti! Ben veggio che chiritiene teco amistàmalagevolmente può perire: e questi non scampa per altrode la mortese non perch'ebbe teco contezza alcuna volta. E sappi che per noisarà bene atatopurché si possa acconciamente.

E poi si rivolseinverso di mee disse: - Figliuol mionoi non ti riceveremmo per fedele né tiprometteremmo alcuno aiuto di darese prima non fossi esaminato da la FedeCristianae avesseti ricevuto per fedele. E ben lo ti volessimo noi fareedessimoti i nostri amonimentie tu li servassi fedelmentetutte le buone operedel mondo non ti varrebbero neentese prima suo fedele non diventassi: onde connoi t'afaticheresti invanose prima da lei non ti facessiperch'ella èfondamento di coloro che vogliono intendere al servigio di Dio.

E quando ebbe cosídettosciolsi una tasca e trassine una carta e puosila in mano della Prudenziae dissi: - Ecco la carta del mio esaminamentoe come per fedele fui ricevuto

-. E quando ebbe la cartasí la lesse; e veduto il tinorefue molto allegraperché vide ch'era vero il detto mio. Allora disse: - Benhai fatto buono cominciamento.

 

 

CAPITOLO LXVI

De le parole che dice la Prudenzia della gloria mondana.

 

Appresso disse: - Figliuol miodue sono le glorie che l'uomoe la femina può averecioè quella di paradiso perpetuale e quella di questomondo temporale; e tanto è contraria l'una a l'altrache chi ha l'unal'altraa niuno partito puote avere. E però disse san Bernardo: “Neuno può avere ibeni di questo mondo e dell'altroe che qui il ventre e colà la mente possaempieree che di ricchezze a ricchezze passie in cielo e in terra siaglorioso”. Onde se di questa mondana avessi alcuno intendimentononrichiedere nostra compagniaperché ad avere vita eterna non ti potremmo alcunacosa valere -. E io dissi: - Come intendete voi gloria mondana? È forse vostrointendimento che chi è ricco non si possa salvare? - Ed ella disse: - Nomachi la desidera e dilettasi con essa. E però disse il Profeta: “Se abonde inricchezzanon vi porre il cuore tuo” -. E io dissi: - Molto desiderai ad untempo questa gloria mondanaavegna che mal me ne cogliesse; ma in mano de laFilosofia vi rinunziaie per lo consiglio di suoi ammonimenti. E se non micredeteed ecco ne le vostre vi rinunzio -. Ed ella disse: - Ben mi piaceestovvi contentadacché per sue mani se' tornato a vita di migliori reggimenti.

 

 

CAPITOLO LXVII

De le parole che dice di non atare in altro il fattoredell'opera

che in acquistar paradiso.

 

Appresso disse: - Figliuol miose ti ricevessimo per fedelenon voglio che sia tuo intendimento che t'atassimo in altra vicenda che inacquistare paradiso. E se per altra vicenda ci volessinon saresti servito;anzise ci acorgessimo che ci menassi sotto spezie di questoe altri tuoiintendimenti ne compiessil'avremmo molto per malee mosterremmolti perinnanzi che ne fossimo dolenti. E io dissi: - Perché dite queste parole? Crede'forse che io sia traditoreche cosí malamente v'ingannasseche desse vistad'una cosa e un'altra facesse? - Ed ella disse: -Figliuol mionon ti daremaraviglia perché ti diciamo queste paroleperché troviamo che la maggiorparte de' gran mali che son fatti nel mondoson fatti e compiuti alle nostrecagioni e sotto specie di ben faree per altra via non sarebbero menati acompimento. Di questo non ci possiamo accorger dinanzise non quando il male ècommesso: perché tant'è la buona fede ch'aviamo ne le belle parole che ne ditee ne' be' reggimenti che mostrateche vi riceviamo per fedeli e facciànvivenire in grazia de le gentie non sappiamo i vostri mali intendimentiperchésolo Idio il cuor delli uomini conosce: e voi ne gittate queste zare. Mavendichialle molte volte grandementea tal otta che a pena ne ricorda a chil'ha fatto - ma a noi non esce di mente mai. E come a te dinanzi il ricordiamocosí si ricorda a tutti quelli che voglion esser di nostra compagnia -. E iodissi: - Non voglio che in altro mi serviate principalmenteche in acquistarparadiso. Ma non può esser che la vostra amistade non vaglia a molt'altre cosein questo mondo; e di quel non voglio esser repetatoperché non intendo aquelle principalmente venirené vi richiedere per quelle cagioni. E se perneun tempo mi venisse voglia d'ingannarvi per quella via ch'avete dettodellevostre mani non possa campareche in questo mondo gran vendetta non ne siaché nell'altro son io certo che Dio ne farà grandissima vendetta: perché liipocritiche sono di cotesta manierache mostran di fare una cosa e fannoneun'altraDio li innodia sopra li altri peccatori.

 

 

CAPITOLO LXVIII

Delle parole che dice di star fermo nel buon cominciamento.

 

Appresso disse: - Molti sono che con grande affezionericolgono la parola di Dioquando l'odon seminare ad alcuno savio predicatore;e vengon a noi incontanentee prèganne che li facciamo di nostra compagniaediàn loro i nostri amonimenti; e dacché sono ricevuti e amonitili oservanoun gran tempo fedelmentema ritornano addietro e lasciansi ingannare alle cosedel mondo e perdonsi il benificio c'hanno fatto. E questi cotali non sono aconciad aver paradiso; e però dice il Vangelio: “Neun uomo che ponga mano al'aratro e rivolgasi adietro è aconcio al regno di Dio”. Però ti ricordoquestoche se dovessi essere di que' cotalinon adimandi nostra compagniaperché ad avere paradiso non ti varrebbe neente.

E io dissi: - Neun uomopuò giudicare de le cose che debbono avenireperché solo Dio le vede e leconosce; ma dirovvi sopra cotesto fatto il mio intendimento. Io son fermo di bencominciaree credomi cosí seguitare e finiree credo oservare i vostriamonimenti. E il dí che mi vien voglia di mutaremi vegna la morteincontanentesí che più non viva in questo mondo: perché conosco certamenteche molto è ria la vita di coloro che non vivono a Dioma solo al mondo.

 

 

CAPITOLO LXIX

De le parole che dice de le cinque Virtù che tegnono lecinque chiavi di paradiso.

 

Risposto alla Prudenzia a tutte le sue adomandagioni secondoche desiderava d'udiredisse: - Figliuolo mioda che se' in cotesta volontàdi ben fareio ti vo' di nostri fatti alcuna cosa dire. Sappi che cinque sonole porti per le quali s'entraanzi che andare si possa in paradiso. De la primaporta tiene le chiavi la Fede Cristianae a neuno la diserrané 'l lasciaandare in quel luogo beatose non conosce Dio e crede secondamente che comanda.Della seconda porta tien le chiavi la Prudenziae a neuno la diserra né 'llasci' andare in paradisose non è savio e scalterito ne le cose del mondoinconoscere il bene dal male per diritta ragionee in elegger lo bene e fuggir lomale c'ha conosciuto. De la terza porta tien le chiavi la Giustiziae a neunola diserra né 'l lascia andare in paradisose non è d'animo giustoe reddead ogni persona sua ragione a cui è obligato. De la quarta porta tien le chiavila Fortezzae a neuno la diserra né 'l lascia andare in paradisose non èd'animo forte a sostenere con molta pazienzia i pericoli e le fatiche de letribulazioni e aversità del mondoe in non pigliare troppa allegrezza ne leprosperevoli cose. De la quinta porta tiene le chiavi la Temperanzae a neunola diserrané 'l lascia andare in paradisose non è d'animo temperato arefrenare i desiderî de la carne e a tenere il mezzo in tutte le cose.

- E sono qui presentele dette Virtù; e catuna ha suoi amonimentie faratti intendere ciascuna disuoie mosterraliti apertamente. E tu sie savio in saperli pigliare ediligentemente commendare e in memoria ritenereacciò che ti sappi consigliareche via sopra i nostri fatti ti convegna tenere.

 

 

CAPITOLO LXX

Delli ammonimenti della Prudenzia.

 

Quando la Prudenzia ebbe parlato come di sopra avete intesocominciò a pensare e a recarsi a memoria li suoi ammonimenti. E quando ebbe unapezza pensatodisse: - Figliuol miola Fede Cristianasí come capo efondamento di coloro che vogliono intendere al servigio di Diotiene le chiavide la prima porta di paradisoe a neuno la diserrané 'l lascia andare inquel luogo beatose prima non conosce Dio e credesecondo ch'amonisce ecomanda. E però accaderebbe a lei di darti imprima i suoi ammonimenti; ma ellat'ha già esaminato e ammonito e ricevuto per fedelesecondo che si contienenella carta che tu mi mostrasti.

- E cosie viene ora ame la vicenda di farti intendere de' mieiperché tengo le chiavi della portaseconda. E vo' che sappie per certo che a neuno apro questa portané 'l lascioin paradiso andarese prima non è prudentecioè savio e iscalterito in su lecose c'hae a farein conoscere il bene dal male per diritta ragionee aleggereil bene nelle sue operazionie fuggire il male c'ha conosciuto. E puote usarequesta virtù per quattro virtù che nascono di lei: cioè per buona memoriaper buono conoscimentoper buono provedimentoper buono esaminamento dellecose contrarie.

- Per buona memoriapuote l'uomo usare questa virtùquando l'uomo ha memoria e ricordasi di moltecose passate e di molti fatti che sian già avenuti e incontratie adatta ilfatto c'ha a fare ad alcun fatto passatoe dice: “Questo fattosimigliantemente dee andareo in questo fatto simigliante via si dee tenere”.Per buon conoscimento puote l'uomo usar questa virtudequando imagina bene ilfatto c'hae a faree conosce il ben dal male per diritta ragioneo la cosagiusta da la non giusta o la convenevole da la sconvenevolee sí guarda ilbene c'ha conosciuto e manda a compimento. Per buon provedimento può l'uomousare questa virtùquando del fatto c'hae a fare provede dinanzi che ne puòincontrare o avenireperché si giudicano le buone cose da le rie solamente dala fine. Per buono esaminamento puote l'uomo usar questa virtùquando l'uomoesamina bene ogni cosa del fatto o de la cosa c'ha a fareperché molte cosepaion buoneche non sonoperché i contrarî e le cose che posson nuocere nonsono bene esaminate e cercate.

 

 

CAPITOLO LXXI

Delli ammonimenti della Iustizia.

 

Appresso venne la Giustizia ad aprire i suoi ammonimentiedisse: - Figliuol mioio tegno le chiavi della terza porta di paradisoe nondiserro a neuno la detta portase non è d'animo giustoe redde ragione a ognipersona a cui è obligato. Ed è l'uomo per tre ragioni obligato: per ragionescritta e per ragione non scritta e per ragione naturale; per ragione scrittacioè o per legge romana o per istatuto; per ragione non scrittacioè peralcuna usanza che sia tenuto d'oservare.

- Per ragione naturaleè l'uomo obligato in sei modicioè per via di religioneper via di pietàper via d'amoreper via di vendettaper via d'osservanzaper via di verità.Per via di religione è l'uomo obligato naturalmente a Dio; per via di pietà èobligato il padre al figliuolo e 'l figliuolo al padre e lo cittadino alla suacittà; per via d'amore è obligato il parente al parente e l'amico all'amico;per via di vendetta è obligato il nemico al nemico; per via d'oservanza èobligato il suggetto al segnore; per via di verità è obligato naturalmentel'un uomo a l'altro.

E io dissi: - Fammibene intendere come l'uomo è obligato a Dio naturalmente per via di religione-. Ed ella disse: -Religione ha sotto sé tre virtùsecondo ch'io t'ho dettodi sopracioè fedecarità e speranza. Per la fede si conosce e crede Idio;per la carità s'ama e obedisce e portalisi reverenza; per la speranza s'haferma credenza d'esser da Dio guiderdonato. Tutte le dette cose siàn tenuti direndere e di fare a Dio naturalmente; e quelli è in verace religione e redde aDio perfettamente sua ragioneche tutte le dette cose li rendecioè checonosce e crede Dioe amalo e ubidiscelo e falli reverenza e ha in lui fermasperanza d'esser del ben guiderdonato.

E quando ebbe cosídettodissi: - Mostrami come il padre al figliuolo e il figliuolo al padre e 'lcittadino alla sua cittade è naturalmente obligato per via di pietade -. Edella disse: - Il padre è tenuto al figliuolo naturalmente di fare tre cosecioè nutricarlo e amonirlo e gastigarlo: nutricarloperché cresca e possasiaiutare; amonirlo di Dio e darli di buoni costumiperché sia buono; gastigarlodi peccati e de' maliperché non doventi reo. E 'l figliuolo è tenuto direndere al padre altre tre cosecioè onorarloubidirlo e sovenirlo: onorarloper lo benificio che n'ha ricevuto; ubidirloperché li sono utili i suoicomandamenti; sovenirlo quand'è bisognosoper renderli cambio de' suoibenificî. E 'l cittadino è tenuto naturalmente di rendere alla sua città duecosecioè consigliarla e atarla: consigliarla è tenutocioè darle buoni ediritti consigli; atarla è tenuto in su' bisogni e pericoli suoi. E tuttiquesti si muovono a rendere loro ragionecome ho detto di sopraper via dipietade. E quando ebbe cosí dettodissi: - Dimmi come l'amico è obligato al'amicoe 'l parente al parentenaturalmente per via d'amore -. Ed ella disse:- L'amico è tenuto a l'amicoe 'l parente al parentea due cosecioè aconsigliarlo e aiutarlo: a consigliarlo è tenutocioè a darli fedeli ediritti consigli; ad atarlo è tenuto in su' bisogni e pericoli suoi. E a questecose fare si muove l'amico o 'l parente solamente per amore che nel suo amico eparente dé avere.

E quando ebbe cosídettodissi: - Dimmi in che modo è obligato il nemico al nemico naturalmenteper via di vendetta -. Ed ella disse: - Quando il nemico vuole offendere al suonemicoquesti che vuol essere offeso si può naturalmente difendere da lui enon lasciarsi fare né forza né ingiuria; e questo cotale difendere èappellato vendettae la ragione che 'l nemico contra 'l nemico puote usarecioè di difendersi da luiacciò che forza né ingiuria no li faccia. E avegnache per questa via si possa redder naturalmente ragione al nemicoDio volle checolui che vuol esser perfetto questa cotale ragione contra 'l nemico non usiné si difenda da lui. Onde dice il Vangelio di colui che vuole esser perfetto:“Chi ti dà nell'una gotapara l'altra; e chi ti vuol tòrre la gonnelladagli con essa la guarnacca”.

E quando ebbe cosídettodissi: - In che modo è obligato il suggetto al signore naturalmente pervia d'osservanza? -Ed ella disse: - Il suggetto è tenuto al segnore a tre cosecioè onorarloubidirlo e venerarlo con molta reverenzia: ché a queste cose liè obligato naturalmente per via d'osservanzaperché sempre è cosí usato difare.

E quando ebbe cosie dettodissi: - In che modo è obligatoun uomo a l'altro naturalmente per via di veritade? - Ed ella disse: - L'un uomoa l'altro èe obligato naturalmente di dire verità e servarli quello chegiustamente li promette. E anche è tenuto l'un uomo a l'altro a tre cosecioèsovenirlosopportarlo e gastigarlo: sovenirlo quand'è bisognoso; soportarloquand'è infermo over matto; gastigarlo quando e' vede ch'elli erra incommettere o fare alcun peccato. In tutti i modi che son detti di sopra dérendere l'un uomo a l'altro la ragion suaa cui è obligatoacciò che la miaporta di paradiso gli diserri.

 

 

CAPITOLO LXXII

De li ammonimenti della Fortezza.

 

Appresso venne quella Virtù che s'appella Fortezza ad apriree mostrare i suoi amonimentie disse: - Io tegno le chiavi della quarta portadi paradisoe a neuno la diserro se non è d'animo forte a sostenere i pericolie le fatiche delle tribulazioni e angosce del mondoe in non esaltarsimalordinemente per le prosperevoli cose della ventura. E d'animo forte puòesser l'uomo per sei virtù che nascono di fortezzacioè per magnificenzia esperanza e fermezza e pazienzia e perseveranzia e longanimitade. Permagnificenzia è l'animo fortequando l'uomo ardisce le gran cose di fareacciò che dirittamente la cosa si faccia. Per isperanza è l'animo fortequando spera l'uomo fermamente di ben capitarequando la cosa si fadirittamente. Per fermezza è l'animo fortequando sta l'uomo fermo in sul buonprovedimento e porta igualmente tutte le cose. Per pazienzia èe l'animo fortequando soffera l'uomo in pace i pericoli e le fatiche delle tribulazioni eangosce del mondo. Per perseveranza è l'animo fortequando persevera l'uomoinfino alla fine delle cose che dirittamente incomincia. Per longanimità èl'animo fortequando pazientemente aspetta l'uomo d'esser in vita eternaguiderdonato. Per tutte queste virtù è bisogno che sia forte l'animo di coluiche vuole che la mia porta li sia diserrata.

 

 

CAPITOLO LXXIII

Delli amonimenti della Temperanza.

 

Appresso venne la Temperanza ad aprire e mostrare i suoiamonimentie disse: - Figliuol mioio tegno le chiavi de la quinta porta diparadisoe no·ll'apro a neuno che nel detto luogo vogli'andarese non èd'animo temperato in refrenare i desiderî de la carne laonde è assalito etentatoe in tenere il mezzo di tutte le cose. E puote l'uomo esser d'animotemperato per [otto] virtudicioè per [contenenza] e castitade e pudicizia eastinenzia e parcitade e umilitade e onestade e vergogna. [Per contenenza puotel'uomo esser d'animo temperatoquando s'astiene dai desiderî non liciti]. Percastità è l'animo temperatoquando costrigne l'uomo l'incendî de la lussuriacol freno della ragione. Per pudicizia è l'animo temperatoquando nonsolamente l'incendîma i segni della lussuria rifrenache sono ne' reggimentidel corpo e ne' vani ornamenti. Per astinenzia è l'animo temperatoquandos'astiene l'uomo del manicare e del bere di soperchio. Per parcitade è l'animotemperatoquando ritiene l'uomo quello che si conviene: ché la larghezza èquando quello ch'è convenevole si ispende. Per umiltà è l'animo temperatoquando porta l'uomo vile abitoe 'l ben che fa sí nascondeacciò che nonpaia di fuori. Per onestà è l'animo temperatoquando tutte le cose che lifanno bisogno a la vita reca ad uso temperato. Per vergogna è l'animotemperatoquando si vergogna l'uomo de le soperchianze e de' mali e delle sozzeparole. Per tutte le dette virtù è bisogno ch'abbia l'animo temperato chi perla detta porta vuole intrare.

 

 

CAPITOLO LXIV

Che parole dice la Prudenzia al fattore dell'opera.

 

Compiuto di dire i loro amonimenti le quattro Virtùprincipali che tengono le quattro chiavi delle quattro porte di paradisodissela Prudenzia: - Figliuol miotu hai intese le parole degli amonimenti che dettiti sonoi quali si vogliono tutti oservareperché non è niuna delle detteVirtudi che la sua porta ti degnasse d'aprirese' suoi amonimenti non fossonooservati - e niuno potrebbe andare in paradisoa cui alcuna delle dette portefosse serrata. Però ti pensa dinanzi se ti credi bene poterli oservare; e se viti accordidiventa fedele e entra di nostra compagniae noi t'aiuterenovolentieri e apirenti le nostre porti se sarai buono fedele. E se credessi nonpoterli oservarenon ti imbrigare de' nostri fattiperché non sarebbe altroche inganno del mondoe non te ne potrebbe altro che male incontrare.

 

 

CAPITOLO LXXV

Come 'l fattore dell'opera piglia consiglio della Filosofia.

 

Incontanente che la Prudenzia ebbe compiuto di dire come disopra avete intesomi levai ritto in piede del luogo ov'era stato ginocchioneinnanzi alle Virtudi per udire i loro ammunimentie pigliai la Filosofia per lamanoe trassila d'una parte a consiglioe dissi: - Maestra delle Virtudipregotiper l'amore e per la fede che t'ho sempre portatoche in su questifatti mi debbi consigliare: che non son sí savio che per me ci sappia pigliarebuon consiglio. Chéquando mi penso del regno di paradisoch'è cosígrandissima cosa come m'hai di sopra mostratomolto s'accende l'animo mio dipatirne ogne durissima e asprissima cosa per averlo; ma quando mi reco a memoriali amonimenti che m'hanno dato le Virtudili quali mi conviene tutti oservarenon veggio che per neuno modo io far lo potesse. Die aiuta! chi sarebbe di tantabontàche conoscesse e credesse e amasse e ubidisse e reverisse Dio nostrosignoree avesse in lui ferma speranzacome Religione comanda per le dette trevirtudi che nascono di lei? e fosse sí savio e scalteritoche in tutte le cosech'avesse a fareil bene dal male e la cosa giusta da la non giusta o laconvenevole da la sconvenevole per diritta ragione conoscesseil bene eleggessee 'l male schifasse e fuggissecome comanda Prudenzia? e fosse sí giustochereddesse suo diritto a qualunque persona fosse obligato o per legge o per usanzaoper ragion naturalecome comanda Giustizia? e fosse sí d'animo fortechene le prosperevoli cose non si esaltassee i pericoli e le fatiche de letribulazioni e angosce del mondo in pace portassecome comanda Fortezza? efosse d'animo temperato tantoche li desiderî de la carnelaonde è tentato eassalitocostrignesse e temperassee pesasse sí le cose che in tutte il mezzotenessesecondo che Temperanza comanda? Certo non sono io colui che le dettecose credesse oservare; onde ti dico certamente che non ci vorrei esser venutoin tanti duri pensieri sono intrato. Perché prima mi vivea di buona fedesemplicementee a le dette cose non pensava; ma or che veggio quello che far miconvienevivo com'uomo disperatoe non credo potere avere il regno di Cieloil quale desiderava sopra tutte le cose.

 

 

CAPITOLO LXXVI

Del consiglio che dà la Filosofia al fattore dell'opera; ecome fue ricevuto per fedele.

 

Compiuto di dire le dette parolela Filosofia cominciò apensare; e quando fue stata una pezzadisse: - Figliuol miotre sono lepotenzie dell'anima in questo mondocioè lavorareimaginaredesiderare. Perla potenzia ch'è nell'anima del lavoraresempre mai in questo mondo lavora enon può stare oziosa; per la potenzia ch'è nell'anima dello imaginaresempremai in questo mondo vuole impararee di ciò non si sazia; per la potenziach'è nell'anima del desideraresempre mai desidera stando nel mondoe nonadempie i suoi desiderî. Dunquese l'anima dell'uomo è data naturalmente inquesto mondo a queste tre cosee fuggire no·lle puoteperché sono in leinaturaliqual è meglio tra che lavori a Dio o al mondocon ciò sia cosa che'l lavorio che si fa a Dio sia con fruttoe quel che si fa al mondo sia sanzafrutto per innanzi? Del quale lavorio fa menzione san Giovanniquando dice: “Beatique' morti che muoiono a Dio perch'oggimai dice allo spirito che si riposi de lefatiche suee da le sue opere sarà seguitato”. E qual è meglio tra cheappari la sapienzia di Dio o quella del mondocon ciò sia cosa che quella diDio sia di verità e dirizzi l'uomo a verace conoscimento de le cosee quelladel mondo sia di vanitadi e bugiee conduca l'uomo in grandissimi errori? Dellaquale fa menzione il Salterioquando dice: “Figliuoli degli uominiperchésiete voi di cosí vano cuoreperché desiderate voi le vanitadi e andatecaendo le bugie?”; e appella il savere delle cose mondane vanità e bugia. Equal è meglio tra desiderare i beni celestiali o quelli del mondocon ciò siacosa che i celestiali siano stabili e fermi e adempiano i desiderî dell'uomoeque' del mondo siano fallaci e a termine datie' desiderî dell'uomo non possancompiere? Certamente ti dico che non è aguaglio dall'uno lavorio a l'altrodall'uno apparare all'altrodall'un desiderare all'altro. E per le Virtù silavora a Dio e s'appara la sapienzia di Dio e desideransi le cose celestiali.

- Ondeda che m'hai chiesto consiglioe io il ti dovolontierie consiglioti per la fedeonde m'hai scongiuratoche incontanenteti facci fedele de le Virtù ed entri di lor compagnia e prometti d'oservare iloro ammonimentie compî quello per che tu se' venuto. E non ti sbigottire néabbi paura perché ti paiano ora duri i loro ammonimentiperché molte cosepaiono agre nel cominciamentoche sono molto agevoli a seguitare e compiere: equest'è una di quelle. E però dice Dio nel Vangelio alle genti: “O voi chelavorate e affaticati siete (intendi de le cose del mondo)venite a me e io visazierò; e sappiate che 'l mio giogo è soave e l'incarico mio sí è lieve”-. E quando ebbe cosí dettosí mi pigliò per la manoperché s'accorse cheio dubitava e non era d'animo fermo; e menommi dinanzi alle Virtù e disse: -Ecco l'uomoche s'è accordato al postutto d'esser vostro fedele e d'intrare divostra compagnia e osservare i vostri ammonimenti fedelmente.

E le Virtùvogliendo le dette cose di mia bocca saperedissero: - Vuo' tufigliuolodiventarenostro fedele? - Ed ioch'era già rassicurato per li buoni conforti che laFilosofia m'avea datidissi: - Sí voglio molto volontieri -. Ed elle dissero:- E vuo' promettere d'osservare i nostri ammonimenti? - E io dissi: - Síprometto co l'aiuto e a la speranza di Dio -. Ed elle allotta sí mi benedisseroe segnaronmi ciascuna per sée dissero: - E noi t'amettiamo per fedele ecompagno; e fedelmente ti serviremoe promettiamo in questo mondo di darti lagrazia delle gentie nell'altro paradiso e 'l regno di Cielo: nel quale luogoti farai glorioso e beato e partefice co li angeli della gloria e dellabeatitudine di Dio onnipotente.

E dacché m'ebbero benedetto e segnato e ricevuto per fedelescrissero BONOGIAMBONI nella matricola lorosecondo che la Filosofia disse ch'io erachiamato.