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Né mainé sempre!

di Giovanni Verga

Se un angelo del cielo fosse disceso a promettere sul serio la dolce lusingache Casalengo credevasi obbligato di tubare tratto tratto all'orecchio roseodella signora Silverionei momenti buoni: - Per sempre uniti! - L'unodell'altro! - Sempre! - leino. Lei non ne diceva delle sciocchezzeneanche inquei momenti... Ora poida che aveva corsoil pericolo di vedersi cascare fra capo e collo tanta felicitàperl'imprudenza di un domestico - da che suo marito stava in guardia e minacciavauna catastrofeera diventata prudentein modo da far disperare Casalengol'imprudente! - Ahnomio caro! Se sapesteche paura! -La bomba scoppiò all'improvvisoquando meno la povera signora sentivasidisposta a dar fuoco alle polveri: uno di quei colpi di vento o di follìa chevi fanno perdere la bussola. E Casalengo l'aveva persa davvero dietro a quelladonna che rassegnavasi docilmente al supplizio di non riceverlo più da solo asolo - specie quando la incontrava al ballo o in teatroe non poteva neppuremetterle un bacio sull'omero nudo. Qualcosa gli diceva: - Badaessa non è piùquella di prima. C'è qualcosaun pensiero fissoun segretoun altronegli occhi che ti guardanonelle labbra che ti sorridononel gestonel suonodella voce. Proprio! il vostro peccatoche vi si rivolta controe vipunisce... - Ginevra! È impossibile durarlacosì... quando si ama... se mi amate ancora... -Ingrato! - ribatté leifermandosi un minuto solosull'uscio della sala dagiuoco. - Perdonatemi... Avete ragione...sempre. Ma mettetevi nei miei pannis'è vero che mi amate...- Lasciatemi! Lui s'è voltato a guardarci... Avete visto? -Aveva ragionesemprelei; anche quando rideva e civettava in mezzo auna folla di cicisbei per sviare i sospetti; mentre lui doveva tenersi in corpoil dubbiola febbrela gelosiain fino! la smania di sapere e di toccare conmano la sua disgraziadi stringersela fra le bracciae di conficcarsela benbene nel cuore - costretto a mostrarsi disinvolto anche luionde evitare ilridicoloallorché finalmente ella volle offrirgli una tazza di thènel vanodi una finestra. - Grazie. Me la sonmeritata. È vero. - Ma... secondo.Lasciatemi guardarvi in viso... - Ah no! Nonfacciamo imprudenze! Ioper esempiopotrei vedere nel vostro qualcos'altro...- Che cosa? - Lui...- Luichi? - Luiquell'altro...Vedete se sono buono! - Il poverettoarrivava a bruciarle sotto il naso il granellino d'incenso della gelosiaamabile. Una cosa deliziosa. Ellaridendodiceva di nodi nocol sì negliocchi. - Un altrochi? Siete matto?- Che so io... il sogno di stanotteil chiaro di lunala canzone chepassal'ultima parola che vi è rimasta nell'orecchiofra tante... forse senzache ve ne siate accorta voi stessa... - Casalengosi batteva i fianchinon potendo combattere il rivale incognito ch'era inutilecercarech'ella non avrebbe confessato giammaie che non osava forseconfessare a se stessaancora. Una voce gli diceva all'orecchioa lui pure: -È inutiletutto ciò che farai aggraverà i tuoi torti di geloso che ha deidirittied è diventato un ostacolo. Non potrai essere con lei né magnanimoné dispoticoe neanche innamoratoquasi. Se minacci t'avviliscie se piangisei ridicolo. L'ultimo di cotesti imbecilli che le fanno la corte ha un granvantaggio su di te. Non puoi mostrarti a lei né umilené minacciosonéindifferentené sospettoso. Comunque ella ti rispondasdegnosao docileotranquillao timidati butterà egualmente in faccia un rimproveroun'accusauna di quelle parole che rompono braccia e gambee fanno chinare il capo:«Seccatore!» Bisogna umiliarti colle finzioniscendere alle indaginitortuoserassegnarti al supplizio stesso che hai inflitto al marito di lei: lapena del taglioneil castigo di Diopoiché c'è giustizia lassù anche perqueste cose: e diventare odioso come un maritopeggio ancoraperché tu seilegato a lei soltanto da quel vincolo ch'essa vorrebbe mettersi sotto i piedi.Tu non hai la scusa della Famiglia e dello scandalo da evitarequando non haiil coraggio di rompere quella catena; non hai il diritto e la leggepercostringere e dominare la donna di cui sei geloso; non puoi averla sotto gliocchi a tutte le ore per spiarla; non hai l'interesse per difendertiné lascelta del momento per riconquistarla. Le stesse armi con le quali haicombattuto ti si ritorcono contro: le astuziei ripieghi inesauribili che ellasapeva trovareil sangue freddo nei momenti difficili che ammiravi in leie ilcandore delle bugie che ti sembravano deliziose nella sua bocca... E l'ebbrezzadella vittoriapoi! il ricordo di certi momenti che ti si ficca nelle carni colsospetto di un rivale latente fra te e lei... - Proprioun affare serioanche per un uomo meno innamorato di Casalengo - giacchél'immagine di un rivale passatopresente o futuro c'entra un po' in tutti iromanzi del cuore. Una tentazione da farvi perdere il lume degli occhi.- SentiteGinevra!... È assurdo... quando si ama... se si ama... noncercare... non trovare in tutta Napoli un cantuccioun momento per ritrovarsicome prima... fosse anche per cinque minuti soli... A meno che...- A meno chenulla! Lo sapete e avete torto -.Pure gli aveva accordato quell'appuntamentoproprio perché non ne avevavogliaper lealtàperché era un'imprudenza e un pericolo serio in quelmomentocol marito che le stava alle costolee sembrava fiutasse in ariaqualcosa anche lui. Giel'aveva accordato fors'anche perché indovinava isospetti di luie sentivasi colpevolein fondo in fondo.Le donne hanno di coteste delicatezze che noi uomini non arriveremo mai acomprendere. - Ebbene- gli disse-giacché lo volete assolutamente... Sia pure. Ditemi quando e dove... Nonimporta. Cercate voi -. Casalengo avevatrovato: un alberguccio losco che essendo brutto assai sembravagli non potesseessere scoperto da altri. Essa ripeté: -Sia pure... dove volete. Non importa -. Presea due mani il suo coraggio e le sue sottanee salì in punta di piedi quellascaletta sudiciasfidando alteramente gli sguardi avidi e indiscreti delservitore bisuntoappena velata da un pezzetto di trina che si era cacciata intascacome non s'era curata del viso che aveva fatto la cameriera vedendolauscire a quell'ora e vestita così dimessamentecome s'era rassegnataall'insolenza del lazzarone che l'aveva scarrozzata sino ai vicoletto oscurodopo mille andirivieni sospettighignando ed ammiccando alla gente cheincontravaper accusare il soffietto traballante sotto il quale tentava dinascondersi la povera signora messa così alla berlinarinfacciandole altermine della corsa: - Cinque lire? A chi le date? Un servizio come questo! -Casalengo aspettava dietro la finestracolle tendine calateil cuore insussultoinnamorato sino ai capellidopo tanto tempo che non si erano piùvisti... o quasi. Essa entrò senza esitarepallidissimapremendosi il pettoanche lei. Ritirò la mano che egli le aveva presae cavò dal manicotto unaboccettina che fiutò a lungosenza risponderglisenza muovere un passoguardandosi intorno cogli occhi lucenti: degli occhi in cui erano tante coseall'infuori dello smarrimento e dell'abbandono che aspettava lui. Peròin quelmomento Alvise vide soltanto leibellabiancabiondaodorosasola con lui.E la ringraziava colla voce tremantecol cuore traboccante di riconoscenza ed'ardorecol viso accesocolle mani tremanti. Accarezzava il manicotto e iguanti di lei; le faceva dolce violenza per attirarla vicino a luisul canapèa grandi fiori gialli e rossi: - Cara Ginevra... Bella e buona tanto!...Finalmente!... Povera bimba... come le batte il cuore!... Quiqui sul mio!...- Ditemi- rispose invece leisempre colla boccetta sotto il naso. -Non potreste aprire quella finestra? - Ah! -esclamò Casalengolasciandosi cadere le braccia. - Ah! -Ella si pentì subito d'essersi lasciata sfuggire quelle parole che eranostate una fitta al cuore del povero innamoratoe sedette rassegnatascusandosicol dire: - Ma si soffoca qui!...- Perdonatemi... C'è un mondo di gente alla finestra dirimpetto... Nonho potuto trovare di meglio... per la vostra sicurezza...- Vi ringrazio. Avete ragione -. Adessorimanevano in silenzio l'uno rimpetto all'altraimbarazzati e quasicerimoniosi. Talché leibuona in fondose ne avvidee volle togliersi iguanti e la velettaper compiacenzacercando ove posarli. Poia buon contocacciò ogni cosa nel manicottoche si tenne in grembo.- ScusatemiAlvise... Vi semberò strana... Sono tutta... così... -Alvise continuava a tacereseduto di faccia a leiguardandolafissamentetristamente. E nei suoi occhi un sentimento nuovouna grandeamarezza balenava. Infinecon voce mutatanella quale tradivasi suo malgradoquell'angosciale disse: - AhimèGinevra... siete come una che non ama più! - Anch'essaallora alzò gli occhi splendentiguardandolo fissocon un sorriso amaroall'angolo della bocca. - Avete ragione adirmi ciò... adesso... e qui!... - Ah! Nonvedete quanto soffro? Non sentite che vi amo come un pazzo? Non avete indovinatotutte le torture?... - Vinto dallacommozionedal desideriodalla passionesi lasciò trascinare a dirle tutto:le angoscei palpitiil dubbiole notti passate sotto le sue finestrelafebbre che gli metteva addosso solamente quella breve striscia del suo polsonudoi castelli in ariai sognile follie... tuttotuttoproprio come unbambino: l'abbandono intero che tanto piace alle donne. Essa gli posò infattile mani sui capelliquasi per accarezzarlocommossa di vedersi ai piedi laforte giovinezza di quel fanciullo di trent'annicome abbandonandosi anche leiper riconoscenza. Soltantovedendogli luccicare le lagrime negli occhitornòfredda come prima. - No... ecco... Ho avutouna gran paura... Ecco cos'è... - Paura dichepovera bimba?... - Ma di luimio caro.Si fa presto a dire... Vorrei vedervici voi! - Eanch'essa sciorinò allora tutto ciò che aveva patito e temutodal giorno chesuo marito era entrato in sospetto. Non si riconosceva più quell'uomo. UnOtello addirittura! Dormiva col revolver sotto il guanciale. Una paura atroceun batticuore continuo... Se incontrava luiCasalengo... se non lo vedeva...temendo che un gesto o una parola lo tradisse... trasalendo a ogni lettera cheportava la posta... se udiva il campanello... Ogni cosa che la mettevasottosopra... l'umore del maritoil contegno dei domestici...- Insomma una cosa da far venire i capelli bianchiamico mio!- Ebbene! - esclamò Casalengo raggiantestringendole le mani da farlemaleseduto ai piedi di leisupplicandola cogli occhi innamoratiaccarezzandola col sorriso ebbro. - Ebbene!... -Ebbene! che cosa? - Fuggiamo insieme!...lontano da Napoli!... in capo al mondo!... Troveremo pure un nido dovenascondere la nostra felicità!... - Ellaspalancò gli occhiattonitaquasi le avessero proposto di condurla alla lunain palloned'andare a un ballo in veste da cameradi camminare a testa ingiù. Sicché il lirismo e l'entusiasmo del povero innamorato caddero a untratto. Ma leivedendolo così mortificatoripigliò immediatamentemettendogli la mano sulla bocca: - Zitto!...zitto!... per carità... - Cercò di fargliintendere ragionedi farlo rientrare in se stessoquel gran fanciulloneproprio colle buonecon dolcezzaabbandonandogli le mani anchepurché non neparlasse più... Egli non ne parlava più infattibaciava e ribaciavaquell'epidermide fine e profumatarisalendo lungo il bracciosollevandosisulle ginocchia. Allora la bella Ginevratornò ad avere la paura di prima. - BadateAlvise!... Siete proprio sicuro che nessuno m'abbia vista?... Voglio dire chenessuno abbia potuto vedermi... mentre venivo?... -Ma... certamente... - Perché... m'èsembrato che qualcuno mi seguisse... una carrozzellasì... dalla Villa sino aForia... E anche nel salir la scala... Lui non pareva risolversi ad uscire. M'hachiesto se andavo al concerto... Siete sicuro della gente di questa casa?- Sicurissimo... Chi volete... Nessuno vi conosce... -Alvise non connetteva piùdal momento che quella manina gli si eraposata sulla bocca. Cercava le parolebalbettavatentava di rifarsi al puntodi prima e di riguadagnare il tempo persoindispettito di vederselo fuggire aquel modostupidamentedopo tanti ostacoli e tante difficoltà per trovarsiun'ora insieme!... Ma lei però aveva il coraggio di pensare a tante altre cosein quel momento; badava a difendere la sua veletta e il manicotto!...- No... davvero... Alvise... Ho paura!... -Ahsì!... la carrozzella... Foria... la scala!...- Ecco! - rispose lei corrucciata. - Ecco come siete!- Ma io sono come uno che amacara mia! Non ho i vostri ma e ivostri se... E neanche voi li avevateprima...- Ecco! ecco! Me lo merito! - OhGinevra!... oh!... - Ella si era messo ilfazzoletto agli occhi: un'altra gran tentazioneil profumo di quel fazzolettoe le lagrime di quegli occhi! Alvise le afferrò di nuovo le manibaciandolebaciando il fazzolettogli occhiil vestitofuori di sédelirantechiedendole se l'amava ancorapropriotutta tuttase sentiva anche lei quellostruggimento e quella frenesia. Essa diceva di sìdi sì coi cenni del capocol rossore del visocol tremito delle maniabbandonandoglisi a poco a pocomutandosi in visofissandolo col turbamento delizioso negli occhibalbettandoanche leivinta alla fine: - Non vedete...Non vedi... Sarei qui forse?... Vi pare che sia una cosa da nulla?...- Sìè vero! Perdonatemipovera bimba! Bimbetta bella e cara!... Comebatte quel cuoricino!... Anch'iosai!... Ma è un'altra cosa... Non è vero?...Guardami! Sorridimi! È stato un gran affareehquesta scappata?... Un colpodi testa?... Non siam fatti per le tempeste grosse dell'amore! Preferiamo lamaretta che ci culla e ci accarezza!... Non è vero? di'confessalo! Siamo unpo' civettuole anche! Ci piace di vederci corteggiare e di far perdere la testaal nostro prossimoeh?... Di'! di'!... Tutti coloro che ti corrono dietro esospirano alla luna!... Confessalo! Confessati! Dimmichi è l'amante dellaluna adesso? colui che sospira di più per la mia Ginevra? Lo sai? te ne seiaccorta? ti piacedi'... ti piace far disperare il prossimo tuo?... -Ella sorrideva proprio come una bimbastorditacommossariconoscentedi quella nuova adulazionedicendo di nodi noche amava il suo Alviseluisolo! E gli buttò anche le braccia al collo. Tanto che lui non disse più nullae ricominciò a parlare soltanto coi bacidei baci che se la mangiavano vivaele facevano mettere dei piccoli gridi soffocati: -No!... no!... Davvero!... Zitto!... Sento proprio rumore. Lì... nella scaladietro l'uscio!... sentite?... - Ah!...quella scala maledetta!... - Ma Alvises'arrestò lui pure a un trattoudendo realmente il rumore di un alterco sulpianerottolopoiché il cameriere voleva guadagnarsi coscienziosamente la suamanciae difendeva energicamente l'ingresso del santuario. Una voce li feceallibire entrambila voce di Silverio. L'uscio sgangherato si spalancò a untrattoe apparve luiil maritoOtellocieco di rabbia e di gelosia - estavolta poi con ragionealmeno all'apparenza. - Il cuore le parlavaa lei!Ciò che allora accadde può bene immaginarsi; perché anche deigentiluominiin certe occasioniperdono il lume degli occhi tale e quale comedei semplici facchini. Una scena terribile e tale da guarire in un momento diogni tentazione passata e futura la povera donna che faceva sforzi disperati persvenirsi. Mai piùmai più poté levarsi dagli occhi il gesto di Alvise cheaggiustavasi la cravattacercando il cappello per uscire insieme al suo nemicomortalee andare a tagliarsi la gola d'amore e d'accordo. Fuori di séderelittaandò un'ora dopo a bussare alla porta di lui.Alvise parve stupefatto. - Voi!...qui! - Oramai... - balbettò ella smarrita.- Oramai... siete il mio amante... - Ma noamor mio!... è impossibile!... - E dovevolete che vada adesso? - A casa vostra. Nontemete. Vostro marito è un gentiluomo. Tutto si è accomodato.- Accomodatoin che modo? - Nonsarà fatta parola di voi nella questione fra me e vostro marito... Ci sarà dimezzo un'altra donna... una che non avrà nulla da perdere.- Nessuno vi crederà. - Non importache credano. Ma bisogna che sia così. Vostro marito partirà immediatamente perun lungo viaggio... Voi sarete libera... -Ah!... - Credetemi!... - diss'eglistringendole forte le maniquasi colle lagrime agli occhi. - Credetemi chedarei tutto il mio sangue perché non fosse avvenuto tutto ciò! -Ella gli si buttò fra le bracciapiangendo tutte le sue lagrimeabbandonandosi interamente all'uomo che un'ora prima cercava un nido in capo almondo per andare a nascondervi il loro amore e la loro felicità. Adesso invececercava di calmare la povera Ginevrapreoccupato dei riguardi che doveva allariputazione di leiai ma e ai se che le aveva rimproverato pocoprimacercando di farle comprendere le esigenze mondane che un'ora avantivoleva farle mettere sotto i piediun po' pallidomalgrado il suo coraggioprovatotutto un altr'uomoimbarazzatoesitanteguardando l'uscio el'orologio ogni momentorispettoso e delicatouomo di mondo sino ai capelliè veroma un uomo di mondo cui sia caduta una tegola sul capoe gli siarimasta fra le braccia una gatta da pelareper usare la frase gentileche nessuno dice e tutti pensano in casi simili. -Infine... - proruppe- cara Ginevra... aspetto qualcuno... Non potete farvitrovare qui da questo qualcuno... - Il sensomorale è industrioso in tanti modi. E non è a dire che Casalengo ne fossepeggio dotato degli altri. Quando il suo rivale se lo vide sotto la mira dellapistolacon quella facciadisse piano agli amici che l'assistevano: - Ecco unuomo morto -. Certo non mancò per luichegli piantò due pollici di ferro fra le costolee lo mise a letto per unpezzetto. La signora viaggiò tutto quel tempoalmeno si disse. E se pure andòa trovare il suo amicodi nascostoproprio da suora di caritànon se neseppe mai nulla ufficialmente. Le lettereper andare da lei a luifacevano unlungo girocoll'aiuto di un'amica fidata. Talché quando la signora Ginevrariaprì il suo appartamento in via Partenopelibera e solapiù bella e piùelegante che maifu una gara fra le signore e gli uomini in voga a darvisiritrovo. Alvise vi andò cogli altriall'ora del thèun giorno che il salottoera pieno di gentee la bella Silverio faceva gran festa a tutti.- AhCasalengo! Bravo! Temevo che fosse partitoo che mi avessedimenticata -. Egli vi ritornò altre voltenei giorni di ricevimento e anche dopo. Si fermava allo sportello della suacarrozzaal passeggio; e andava a salutarla nel palchettoal San Carlo. Erasempre uno degli intimicome primail cavalier servente dell'elegante mondanamentre il marito di lei viaggiava lontanotalché non c'era persona che sapessevivere la quale invitando la signora Ginevra dimenticasse di invitare Casalengoe viceversa. Proprio il nido d'amoretappezzato da Leverae col terrazzino sulgolfo di Napoli per contemplare le stellee la luna di miele. Erano liberisoli e senza alcun sospetto. Ma non era più la stessa cosao almeno non erapiù la stessa cosa di prima. Nella loro felicità aprivasi una lacunaunacrepa in cui s'abbarbicavano delle male piante che aduggiavano il bel soled'amore e facevano impaccio alle parole e alle cose gentili. Leiinfinenonsapeva perdonare a Casalengo l'inchino profondol'aria troppo rispettosa con laquale veniva a salutarlain teatroal ballofra i suoi amici. Lui aggrottavale ciglia suo malgradotal quale come Silveriose qualcheduno di essimostravasi più appiccichino degli altripiù assiduo e premuroso degli altriverso di lei - tacendole le sue peneoppure stordendola col cinguettarle alleorecchie delle sciocchezze che la facessero ridere. - Le conosceva anche lui learti di cotesti seccatori... e anche lei un po' civettuola lo era statasempre... per incoraggiare ogni sciocchezza che le tubassero all'orecchio.- Una noiacara Ginevra!... Non capisco come certuni si buttino addossoa una signora e le facciano gli occhi dolci per dirle magari: buona sera!- Quello che facevate voimio caro... allora... nei bei tempi... Quandovi dicevo: «Né mainé sempre....» -.