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Papa Sisto

di Giovanni Verga

Di commedianti come Vito Scardo non ne nascono più a Militellomassime dacché fu toccato dalla graziae da povero diavoloarrivò ad essere guardiano dei cappuccinicome Papa Sisto.

Dopo aver provato cento mestieri - e averne fatte d'ogni colore anchedicevasicolla donna e la roba altrui - ridotto colle spalle al muromalandato di borsa e di saluteVito Scardo capì alfine: - Qui bisognamutar strada -.

Era l'anno della fame per giuntache i seminatidal principiodissero chiaro che si voleva ridere quell'invernoe tutti quantipoverie ricchisi strappavano i capellialla raccolta. Vito Scardo stavabestemmiando anche lui nell'aia di massaro Nasca - compare Nascasfogandosi coi figliuoli a pedate - sua moglie covando le spighe magrecogli occhi arsi e il lattante al petto - lo stesso marmocchio che sidisperava e non trovava nulla da poppare - una desolazione insomma da pertuttoper la campagna brullasenza una canzone o un suono di tamburelloquando si vide arrivae fra Angelicoquello della cercafresco come unarosatrottando allegramente sulla bella mula baia dei cappuccini. - Sialodato San Francesco! - E lodato siafra Angelico! - disse compare Nascafuori della grazia di Dio stavolta. - Che a voi altribenedicail pane eil companatico non ve lo fa mancare San Francesco!... Sangue di!... Corpodi!... - Le bestemmie della malannatain una parola. Ma fra Angelico sene rideva. - O dunque chi prega Domeneddio per la pioggia e pel bel tempognor asino? -

Un pezzo di tonaca sulle spalleuna presa di tabacco qua e làilbuon viso e la buona parolae fra Angelico raccoglieva granooliomostosenza bisogno di mietere né di vendemmiaree senza pensare aiguai e a malannateché al conventograzie a Dioil caldaione erasempre pienoe i monaci non avevano altro da fare che ringraziare laProvvidenza e correre lesti al refettorio quando suonava la campanella. -Quello è il mestiere che fa per me- disse allora Vito Scardo.

Di lì a pocoun bel giorno - volontà di Dio - lo trovarono tuttopesto e malconcio nel podere di Scaricalasinoo che l'avessero colto acerca di olive senza permesso del padrone del campoe senza la tonaca diSan Francescoo che a Scaricalasino quella notte gli dicessero le cornadi tornare a casa insalutato ospite. Il fatto è che glie ne diederotanteal povero Vito Scardoda lasciarlo più morto che vivoe inquell'occasione volle confessarsi dal guardiano dei cappuccini appunto.

- Padre Giuseppe Maria - disse veramente contrito - padre GiuseppeMariao me ne vo in paradisoo prometto di cambiar vita e fo voto didarmi a Dio.

- Va beneva bene. A questo c'è tempo -. Il guardiano credeva chefossero le solite chiacchiere di ogni galantuomo ridotto al mal passoepromise d'aiutarlo ancheper sbrigarsene. Ma però non furonochiacchiere. Vito Scardo aveva la pelle e la testa dura. Non s'era fittoin capo di mutar vita? O dunque perché gli aveva promesso Roma e tomaquel servo di Dio? Il guardianodi lì a un mesecome se lo vide capitardinanzi con quel dettatosano come una lascafece il segno della croce:- Monaco tu? Non ci mancherebbe altro adesso! - E vossignoria che vicresceva qualche cosa? Per arrivare guardiano anche!... -

Voi che avreste fatto? Un arnese come Vito Scardoche puzzava di tuttii sette peccati mortali! Però egli giurava che era un altroormai. Lopigliassero a prova. Tanto disse e tanto fece che il povero guardianodovette pigliarlo a provapel vitto e la tonaca soltantofrate converso.- Se la tonaca fa questo miracolovuol dire ch'è una santa cosa davverofigliuol mio!-

Bastao che la tonaca abbia fatto il miracoloo che sia stato ilbisogno a far trottare l'asinoVito Scardo divenne l'esempio dellacomunità. Bravomodestoprudente - le donnemagarinon le guardavaneanchein strada. - E per la cerca poi valeva un Perù; meglio di fraAngelicoch'è tutto dire. La gente al vederlo così cambiatoche parevaun santodiceva: - Questa è opera di San Francesco. - E mandavaelemosine.

Però c'era ancora quella certa tizia che tirava a fargli perdere ilpane - comare Menica la moglie di Scaricalasinodopo che suo marito eraandato in galera per le legnate di quella notte - lei a tentarlo fino inchiesae occhiate di fuocoe imbasciate con questa e con quella. Unasera poi l'appostò al cancello del podereche tornava tardi dalla cercae non passava un canee lo strinse proprio colle spalle al muro: - Dopoaverla messa in quello stato - né vedova né maritata! - E tutto quelloche aveva fatto per lui! - Le legnate che s'era prese! - Sissignore!Eccole qua! - Quasi quasi si spogliava lì dov'eradietro la siepe. Lasiepe fittal'ora tardasulla strada che non passava un cane... SanFrancesco gloriosose Vito Scardo tenne duro come Giuseppe Ebreofututto merito vostro. - Sorella mia - rispose lui - sorella miain galerasi va e si vienema se mi scacciano dal convento cosa foditelo voi? -

E lo disse anche al Padre Guardianoa titolo di confessione - la carne- il demonio. - La sai più lunga di lui! - pensò il guardiano. Madovette chinare il capo anche stavoltatoglierlo dalla cerca e metterloai servizi interni del convento. Vitocontentonebadava a far la suastrada. Un colpo al cerchioun colpo alla bottebarcamenandosi fraquesto e quell'altroche il convento è come un piccolo mondoe lenimicizie covano anche fra i seni di Dio. Quando s'accapigliavano fra diloroe volavano le scodellelui orbo e sordo. A tempo e luogo poilisciare i pezzi grossi pel verso del peloe pigliare ciascuno pel viziosuofra Serafino col tabacco buono di Licodiafra Mansueto chiudendo unocchio in portineriail Padre Lettore a colpi d'incensiere. - Ahchegrazia v'ha fatto il Signore! Quante cose sapetevossignoria! - Figliuolmioho sudato sangue. Vediho tutti i peli bianchi. Che mi giova? PadreLettoree nulla più.

- Birbonate! La solita storia che chi più merita meno ha... M'intendoiose fossi padre da messa e avessi voce in capitoloquando fanno ilguardiano!...

Il guaio era che per entrare in noviziato ed arrivare padre da messa civoleva un po' di latinoe 20 onze di patrimonio. Quanto al latinopazienzaVito Scardopicchia e ripicchiasudando sui libracci comeGesù all'ortotendendo l'orecchio a questo e a quellopigliandosi latesta a due mani - testa fine di villano che quel che voleva voleva -coll'aiuto di Dio e del Padre Lettore riescì a farvi entrare quel che civoleva. Ma trovare le 20 onze del patrimonio era un altro paio di maniche.Ci si struggeva mattina e serasenza contare i digiunile astinenzeesimili privazioniche ormai era diventato tutto pelo e nasoe le divotesusurravano anche che portava il cilizio sotto la tonaca. In chiesa poiservizievole con tutti quantipremuroso colle figlie penitenti delguardiano e dei pezzi grossiinnamorato del Patriarca San Giuseppesìche la vedova Brogna s'indusse a fare l'altare nuovoe fu tutto meritosuo. Insommase il Patriarca non gli faceva trovare i danari per entrarein noviziato e darsi a Diovoleva dire che non c'è religione né nulla.- O tu che credi d'arrivare Papa? - Gli diceva alle volte il guardianoridendo. E luiminchione minchione: - Papano -.

Benese il Patriarca non voleva farlol'avrebbe fatto lui ilmiracoloVito Scardo. A un trattocorse la voce che egli guariva asini emulicon certi rimedi che sapeva lui - e la fede viva. Se mancava lafedeaddio virtù dei semplicie tanto peggio per la bestia che crepavasalute a noi. Poi furono i numeri del lotto che gli vennero in mentecomeun'ispirazione del cielo che gli diceva all'orecchio: - Escirà il taleil talee il tal altro numero -. Veramente a tanta grazia divinarecalcitrava egli stessosemplice frate laicosenza neppure gli ordinisacri. Resisteva alla tentazionesi confessava indegnofaceva il sordo olo scemoarrivava a tapparsi le orecchie insinoquando i poverigiuocatori gli correvano dietro supplicando: - Per la santa tonaca cheportate! - Per l'anima dei vostri morti! - e per questoe perquest'altro. - Due parole solee ci togliete dai guai! - Intanto i numeriche gli ballavano dentroe le dita stesse che si tradivano e accennavanoil ternosenza sua vogliasoltanto al modo di lisciare la barba e di farsegno: - zitto! - Chi sapeva intendere poi e cavarne il terno ci pigliaval'ambo almeno. E l'elemosine fioccavano.

Il padre guardianouomo rozzo all'anticaprese infine Vito Scardo aquattr'occhie gli fece una bella lavata di capo: - A che giuocogiuochiamo? Che significa questa faccenda? - Lui a testa bassacolle maniin croce nei maniconirispose tutto compunto che significava che ilSignore lo chiamava in religionee se non lo lasciavano entrare innoviziato sarebbe andato a fare l'eremita in cima a una montagna. - FraGiuseppe Maria capì il latino. - A fare il santo per conto tuoeh? Etirar l'acqua al tuo mulino? - Vito Scardo non capiva neppure. - L'acqua?- Il santo? - Il mulino? - E le 20 onze del patrimonioper pigliar messa?le 20 onze le hai? - aggiunse il guardiano per tagliar corto. - Ahle 20onze?... -

Come abbia fatto a procurarselequel diavolo di Vito Scardolo sa Dioe lui. O che siano stati frutti di stolacome dicevano le male linguedenari rubati allo stesso San Francescomessi da parte sulla cercainbarba a lui; o che la vedova Brogna abbia fatto anche questae si sialasciato toccare il cuore; o sia stata infine carità fiorita di qualchealtra benefattriceche tirava anime a salvamento - la Scaricalasinovendé allora un pezzo di terrasuo di lei. - Il fatto è cheall'impensata saltò fuori il padre di Vito ScardoMalannataunoche il soprannome stesso diceva chi fossepovero e pezzente che avrebbecavato la pelle piuttosto al suo figliuolo per rattoppare la suae misefuori i denari del patrimonio. - Quiecco le 20 onze! - Il guardianochecercava pretesti ancoravoleva sapere donde venivano e donde nonvenivano. Ma Vito Scardo che piangeva di tenerezza e di gratitudineabbracciando gnor padre e baciandogli le maniabbrancò il suo gruzzolo eminacciò di piantar su due piedi baracca e burattini.

- Allorabenedicite! Allora vi lascio la tonaca e me ne vogiacchénon volete salvarmi l'anima neppure col fatto mio! - Questo diavolo cidarà da fare a tutti quanti! - disse poi in capitolo il padre guardiano.E disse beneche gli parlava il cuore.

Bastaper toglierselo dai piedi lo mandarono a fare il noviziato fuoriprovinciaalla Certosa di Santa Maria. Ci pensassero intanto quegli altrifrati a vedere se spuntava grano o loglio da quel seme. E Vito Scardozittofece l'obbedienzafece il noviziatogirò anche un po' il mondocome piaceva ai superiorie tornò fra Giobattista da Militellomonacofattocon tanto di barba e qualche pelo bianco.

Però colla barba e i peli bianchi gli era cresciuto anche il giudizio.Trovò il paese sottosopra: bandiereluminarieritratti di Pio IX da pertuttoScaricalasino a spasso per le stradee il padre guardiano collacoda fra le gambe. Cose che non potevano durarein una parola. Intanto sidoveva riunire il capitolo per la nomina dei superiori. Malcontenti cen'erano moltiminchioni la più parteche pensavano ciascuno: - Orainfine tocca a me! - E brigavanos'arrabattavanotrappolandosi gli uni egli altriliberali e realisti. Lui invece né carne né pesceaffabilecon tuttirispettoso coi superiorie tanto di coltello poi sotto latonacaa buon conto.

Come si avvicinava il gran giorno delle elezioniil convento sembravaun formicaio messo in subbuglio. Un va e vieni di frati sospettosi -quelli che andavano a caccia di voti - quelli che stavano a spiare -quelli che montavano la trappola - un fruscìo di tonache e di piediscalzispecie la nottecapannelli nei corridoiconciliaboli direligiosi fino in sagrestiavestendosi per la santa messae occhiatetorveanche in refettorioil campanello della portineria che tintinnavaogni momentogente di fuori che veniva a confabularele figlie penitentiche si guardavano in cagnesco fra di loro esse pureil servizio divinosbrigato alla diavolatutti colle orecchie tese alle notizie chegiungevano di fuorial vento che soffiava. - Vincono i regi. - Vincono irivoltosi. - Hanno bombardato Messina. - Catania si difende -. Gli umori ele alleanze segrete che ondeggiavano collo spirare del vento. FraGiobattista vedeva e tacevao al più rispondeva: - Ah? - Eh? - Oh? -quando venivano a tastarlo anche luitirandolo ognuno dalla sua parte. -Fra Mansueto che gli raccomandava in tutta segretezza di guardarsi bene diScaricalasinoil quale voleva reso conto del pezzo di terra venduto dasua moglie. - Il Padre Lettore che lo incensava lui adesso: - Il meritodeve premiarsi. Chi l'avrebbe detto di cos'era capace Vito Scardo se nonfosse stato lui? - Lo stesso fra Serafino che veniva a sfogare le sueamarezzedopo quarant'anni di religionerimasto sempre a veder saliregli altri e vivere di elemosina - anche per una presa di tabacco! - Potetedirlo voi stessoeh! Che ve ne pare? Non è un'ingiustizia? Allora vuoldire che non arriveremo mai a prendere il mestolo in manoné voi né io!

Fra Giobattistarassegnato invecesi stringeva nelle spalle. - Ehtenere il mestolo... al giorno d'oggi... È un affare serio... Ci vuolprudenza... ci vuol giustizia... ci vuol carità -. Tante belle cose. - Eal Padre lettore: - Non dubitate. Il vostro tempo è venuto. Ci voglionouomini in testa e di lettere adesso. E senza di voi... Guardatemettessero anche l'ultimo del convento a quel postomettessero meguardate... Senza il vostro aiuto che potrei fare? - E dare perfinoragione a fra Mansuetoch'era il capo del malcontenti. - Ci vuolpolitica... Chiudere un occhio. Non siamo più ai tempi che il guardianofaceva il commissario di polizia -.

In verità il povero guardiano aveva altro da fare adesso. Latremarella da una partee la bile che gli toccava ingoiare dall'altraefar buon viso a chi gli mirava al cuore. Questo vuol dir politicaora cheil Santo Padre aveva mutato casaccae il ReDio guardimandava truppe afar sacco e fuoco. Se la spuntavabene. Ma se nochi vi andava di mezzoper il primo era luipadre Giuseppe Maria. Un calcio nella schienae losbalestravano chissà dovea far penitenzasemplice fraticellogiacchéi pochi a lui fedeli gli nicchiavano in mano anch'essi.

Era quella famosa settimana santa del '48; le stesse funzioni sacre sitrascinavano svogliatela chiesa quasi vuotatutta la gente in piazzadalla mattina alla seraad aspettare le notizie col naso in aria.Giungevano fuggiaschicarri di masserizie che temevano il saccoanch'essie rivoltosi di tutte le foggeche contavano d'aver fattoprodigie correvano ad aspettare i regi laggiùa Palermopermassacrarli tutti. Il sindacoa buon contofece armare i galantuominiper tener d'occhio la roba del paese.

La folla correva ogni tanto sulla collina del Calvarioin cima alvillaggioper vedere se era già cominciato il fuoco nella cittàlaggiùlontanoin fondo alla pianura verde - uominidonnecappucciniancheciascuno pel suo motivo. Vito Scardo invece non si muovevabadavaalla chiesabadava al conventobadava ad aggiustare le sue faccende conquesto o con quelloa quattr'occhiintanto che fra Mansueto e il PadreLettore perdevano il tempo a vendersi vesciche per lanterne l'un l'altroo a correre lassù al Calvario a cercar notizie e le stelle dimezzogiorno. - Signori mieibadate a quel che fate! - ammoniva VitoScardo. - Vincano questivincano quegli altribadate a quel che fate! -

Soltanto a sera tarda sguisciava fuori un momento per pigliar ariaesentire quel che si dicevae lìsotto gli olmi della piazzettaalbuioamiciconoscentiche spuntavano come funghie perfino Malannntain gran sussurro. Alcuni dissero pure di averci visto Scaricalasinoinconfidenza con fra Giobattista. Malannata poi che faceva ilmestiere di vender erbeed era sempre in girone portava più di ognialtronotizie fresche. Andava a raccoglierle sino a Scordia e a Valsavojainsieme alle erbetalché il figliuoloperché parlasse in libertàloficcava anche in cucinacol naso sulla scodella.

Giunsero le funzioni del giovedì santola comunione per tutti ifratiabbracci e baci a destra e a sinistra. - Fra Giobattista adessocolle lagrime agli occhisi picchiava il petto quasi fosse giuntal'ultima sua ora. Tanto che il guardiano si mise in sospetto e lo chiamòin sagrestia: - Che c'èfigliuol mio? Che sai? - NientePadre. Ho ilcuore grosso. Il cuore mi dice che arriva il finimondo -.

Con tutta la comunione in corpo era più furbo che maiquel diavolo diVito Scardoe non diceva altro. Ma il guardiano tirò un sospirone. Ilfinimondoper un servo di Dio della taglia di fra Giobattistadovevaessere la vittoria dei regi e della podestà legittima. - Gli era rimastosempre sullo stomaco quel religioso. - Fra Mansueto invecegiallo come unmortolo aspettò nel corridoio per raccomandarsi a lui. C'era qualcosaper aria? Eh? Che sapeva di certo? - Nulla... di certonulla...Chiacchiere. «Tempo di guerremenzogne per le terre» -. Insommaciascuno più era al buio di tuttoe più aveva da perderee perciò erainquietoe più Vito Scardo diventava un pezzo grossocon quell'aria didico e non dico di chi la sa lunga davvero. Tanto più che verso seramutò il vento di nuovo: bandefiaccolategrida di viva che arrivavanosin lassùe non si sapeva che credere e che pesci pigliare. Il venerdìfu peggio ancora. Giorno di luttoin chiesa e fuorile notizie chefacevano a pugni fra di lorodei curiosi che correvano in piazza pervedere se c'era ancora la bandiera al Municipio. La sera i reverendiaccompagnavano il Cristo mortoquando all'improvviso corse la voce: -Correte! - Lassùal Calvario! - Si vede la città in fiamme! -Figuratevi come restò la processione! Fra Mansuetonel deporre il ceroin sagrestiagli tremavano le mani. Il guardiano non era tranquilloneppur lui. In refettorio non si mise neppur la tavola. Ciascunomogiomogioera andato a rintanarsi nella sua cellae aspettava come andava afinire. Verso mezzanottetoc-tocfra Giobattista in punta di piedi andòa bussare all'uscio del Padre guardiano - Che èche non è? - Gli altrireligiosiche avevano il suo peccato ciascunoe la tremarella addossostavano ad origliaree quando lo videro uscirepoidopo mezz'oraciascuno voleva sapere la sua. Niente. Si vedrà domaniin capitolo. -Fra Giuseppe Maria protestava che ne aveva abbastanzadel guardianatoefra Mansueto non voleva fastidi neppur lui. - Bastavedremo. Sentiremoquello che consiglia lo Spirito Santo -. E spunta infine il sabato santosempre in quell'incertezza. Gli stessi curiosi in piazza; la bandiera sulcampanile; la città che si vedeva fumarelaggiùdal Calvario. Intantoper pigliar temposi fecero le funzioni in chiesaprima di passare aivotisuonarono le campane a glorias'invocò il Veni creatorefinalmente si riunì il capitolo. Padre Giuseppe Maria esordì con undiscorsetto tutto mieletutta manna: - La religione - la fratellanza-la carità -. Lui domandava perdono a tutti se non era stato all'altezzadella caricamentre ne deponeva il pesotroppo grave per la sua etàsupplicando di lasciarlo l'ultimo degli ultimisemplice servo di Dio. -Fra Mansueto chinava il capo anche lui. Il Padre Lettore cominciòun'orazione in tre puntiper dichiarare che i tempi eran gravi e areggere la comunità ci voleva giustizia - ci voleva prudenza - tutte lebelle cose che aveva detto fra Giobattista. Però il discorso diventavalungoe fra Serafino pel primo cominciò a interrompere. - Basta. - Losappiamo. - Ai votiai voti -. Le lingue si confuseroe successe unababilonia. Allora saltò su fra Giobattista; ch'era stato zittoe dissela sua: - Signori mieia che giuoco giuochiamo? Altro che perdere iltempo per sapere se deve essere Tizio o Caio a pigliare il mestolo inmano! Qui si tratta che stasera non si sa chi lo piglia sul capoilmestolo! -

Successe un putiferio. Fra Mansuetoche aveva la maggioranzavolevaapprofittare del momento e passar subito ai voti. Fra Giuseppe Mariaprotestò invece che se ne lavava le mani. - Sì e no. - Una baraonda. Inquella si udì scampanellare in furia alla portineria. - Un momento! -strillò fra Giobattista come un indemoniatocolle mani in aria. - Unmomento! Eccoli qua! -

Che cosa? Lo sapeva lui soloche uscì correndocolla tonaca alvento. Era proprio quell'altroScaricalasinoansante e trafelatocheveniva a pigliar chiesaquasi ci avesse già gli sbirri alle calcagna;poi Malannatagongolantee altri ancorache confermavano la malnuova. Vito Scardo li piantò tutti in assoe capitò di nuovo come unabomba in mezzo ai reverendi che si accapigliavano già.

- Signori mieinon fate sciocchezze. Siamo belli e fritti! Tolgono lebandiere. Andate a vedere -.

Era proprio verola notizia che i regi s'erano impadroniti dellacittà fin dal giorno innanzi si era sparsa come un fulmine. Il paesettoera allibito. E ogni fratedal canto suoper togliersi di impiccioeassicurarsi il quieto viveredava il voto a chi gridava di più:

- Fra Giobattista - Fra Giobattista -. Vito Scardo che assisteva alloscrutinio con tanto d'orecchi apertia un certo punto cadde ginocchionicolle mani in croce. Piegò il capo a recitare in fretta due parole diorazionee poi disse:

- Sia fatta la volontà di Dio -.

E fece anche la suasbalestrando padre Giuseppe Maria a Sortino -glielo aveva detto il cuore al poveraccio! - fra Mansueto e altriturbolenti di qua e di là. S'intese pure col Giudiceora che il buonordine era tornato in paesee le autorità si dovevano aiutare a vicendaper rimettere sotto chiave i malviventi sul fare di Scaricalasinoevivere poi quieti e contenti com'era prima della rivoluzioneciascuno alsuo posto. Vito Scardo rimase alla testa della comunità temuto erispettatoun colpo al cerchioun colpo alla bottechiudendo un occhioa tempo e luogobadando a non far ciarlare le male linguea propositodella Scaricalasinoo della vedova Brognache era gelosa matta. Tutticontenti e lui pel primo.

Chi rimase scontento fu solo Malannata che gli era parso didover mutar vita anche luicol figlio guardianoe diventare non so checosa. Ed era il solo che osasse lagnarsi.

- Monaco! - Tanto basta! - Nemico di Dio! -