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IL PASTOR FIDO

TRAGICOMEDIA PASTORALE
DI BATTISTA GUARINI.

Dedicata
al Sereniss. D. CARLO Emanuele Duca Di Savoia&c

Nelle Reali Nozze di S. A. con la Serenissima Infante D. Caterina d'Austria.

Di nuovo corretto& di vaghe figure ornato.

IN FERRARA
Appresso Vittorio Baldini. MDXCIX
Con licenza de' Superiori



ARGOMENTO.

SACRIFICAVANO gli Arcadi à Diana loro Dea ciascun'anno una giovane del paese; così gran tempo avanti per cessar pericoli assai più gravi; dall'oracolo consigliati. Il quale indi à non moltoricercato del fine di tanto malehaveva loro in questa guisa risposto:
Non havrà prima fin quel che v'offende
Che duo semi del ciel congiunga Amore
E di Donna infedel l'antico errore
L'alta pietà d'un PASTOR FIDO ammende
Mosso da questo vaticinio Montano sacerdote della medesima Dea: si come quegliche l'origine sua ad Ercole riferivaprocurò che fosse à Silvio unico suo figliuolosi come solennemente fùin matrimonio promessa Amarilli nobilissima Ninfa& figlia altresì unica di Titiro discendente da Panele quali nozze tutto che instantemente i padri loro sollecitasseronon si recavano però al fine desiderato; conciofosse cosa che il giovinettoil quale niuna maggior vaghezza havevache della cacciada i pensieri amorosi lontanissimo si vivesse. Era in tanto della promessa Amarilli fieramente acceso un pastore nominato Mirtillofigliuolocome egli si credeadi Carino pastore nato in Arcadiama che di lungo tempo nel paese d'Elide dimorava; ed ella amava altresì luima non ardiva discoprirglielo per timor della leggeche con pena di morte la femminile infedeltà severamente puniva. La qual cosa prestando à Corisca molto comoda occasione di nuocere alla donzellaodiata da lei per amor di Mirtillodi cui essa capricciosamente s'era invaghita sperando per la morte della rivale di vincer più agevolmente la costantissima fede di quel pastore; in guisa adopra con sue menzogneed inganniche i miseri amanti incautamente& con intenzione da quellache vien loro imputatamolto diversasi conducono dentro ad una spelonca. dove accusati da un Satiroambeduo sono presi& Amarilli non potendo giustificare la sua innocenzaalla morte vien condennatala quale ancora che Mirtillo non dubitilei troppo bene haver meritata; ed egli per la leggeche la sola donna gastigasappia di poterne andar assoluto; delibera nondimeno di morire per lei; si come di poter fare dalla medesima legge gli è conceduto. Sendo egli donque da Montanoà cui per essere Sacerdotequesta cura s'appartenevacondotto alla mortesopragiunto in questo Carinoche veniva di lui cercando& vedutolo in atto à gli occhi suoi non meno miserabileche improviso; sì come quegliche niente meno l'amavache se figliuolo per natura stato gli fossementre si sforza per camparlo da mortedi provare con sue ragionich'egli sia forestiero& perciò incapace à poter esser vittima per altrui; vienenon accorgendosene egli stessoà scoprireche'l suo Mirtillo è figliuolo del sacerdote Montano. Il quale suo vero padre rammaricandosi di dover esser ministro della legge nel sangue proprio; da Tirenio cieco indovino vien fatto chiaro colla interpretazione dell'oracolo stessonon solo repugnare alla volontà de gli Iddijche quella vittima si consagri: ma essere eziandi delle miserie d'Arcadia quel fin venutoche fù loro dalla divina voce predetto. Colla quale mentre tutto il successo vanno accordando; conchiudono che Amarilli d'altrui non possa nè debbia essere sposa che di Mirtillo. Et perche poco innanzi Silviocredendosi di saettare una ferahavea piagata Dorindamiseramente accesa di lui; & per cotale accidente la solita sua durezza in amorosa pietà cangiata; poiche già era la piaga di quella Ninfache fù creduta mortaleridotta à termine di saluteed era di Mirtillo divenuta sposa Amarilli; anch'esso già fatto amante sposa Dorinda. Per cagione de' quali oltre ad ogni loro credenza felicissimi avvenimentiravvedutasi al fin Corisca: dopò l'haver trovato da gli amanti sposi perdonotutta racconsolataancor che sazia del mondosi dispone di cangiar vita.


Le persone che parlano

Alfeo Fiume d'Arcadia.
Silvio Figlio di Montano.
Linco Vecchio servo di Montano.
Mirtillo Amante di Amarilli.
Ergasto Compagno di Mirtillo.
Corisca Innamorata di Mirtillo.
Montano Padre di SilvioSacerdote.
Titiro Padre di Amarilli.
Dameta Vecchio servo di Montano.
Satiro Vecchio amante già di Corisca.
Dorinda Innamorata di Silvio.
Lupino Capraioservo di Dorinda.
Amarilli Figlia di Titiro.
Nicandro Ministro maggiore del sacerdote.
Coridone Amante di Corisca.
Carino Vecchio padre putativo di Mirtillo.
Uranio Vecchio compagno di Carino.
Messo
Tirenio Cieco indovino.
Choro di Pastori. Cacciatori. Ninfe. Sacerdoti.

La scena è in Arcadia



PROLOGO

Alfeo fiume d'Arcadia.

Se per anticae forse
Da voi neglettae non creduta fama
Havete mai d'innamorato fiume
Le maraviglie udite
Cheper seguir l'onda fugacee schiva
De l'amata Aretusa
Corse (o forza d'amor) le più profonde
Viscere de la terra
E del mar penetrando;
La dove sotto à la gran mole Etnea
Non so sò se fulminato ò fulminante
Vibra il fiero gigante
Contra 'l nemico ciel fiamme di sdegno
Quel son'io: già l'udiste: hor ne vedete
Prova talch'a voi stessi
Fede negar non lice.
Eccolasciando il corso antico e noto
Per incognito mar l'onda incontrando
Del Re de' fiumi altero
Qui sorgoe lieto à riveder ne vegno
Qual esser già solea liberae bella;
Hor desolata e serva
Quell'antica mia terra ond'io derivo.
O cara genitrice ò dal tuo figlio
Riconosciuta Arcadia
Riconosci il tuo caro
E già non men di te famoso Alfeo.
Queste son le contrade
Sì chiare un tempoe queste son le selve
Ove 'l prisco valor visse e morìo.
In questo angolo sol del ferreo mondo
Cred'io che ricovrasse il secol d'oro
Quando fuggìa le scelerate genti.
Quì non veduta altrove
Libertà moderata e senza invidia
Fiorir si vede in dolce sicurezza
Non custodita e 'n disarmata pace.
Cingea popolo inerme
Un muro d'innocenzae di virtute
Assai più impenetrabile di quello
Che d'animati sassi
Canoro fabro à la gran Tebe eresse.
Equando più di guerre e di tumulti
Arse la Grecia e gli altri suoi guerrieri
Popoli armò l'Arcadia
A questa sola fortunata parte
A questo sacro asilo
Strepito mai non giunse nè d'amica
Nè di nemica tromba.
E sperò tanto sol Tebe e Corinto
E Micene e Megara e Patra e Sparta
Di trionfar del suo nemicoquanto
L'hebbe cara e guardolla
Questa amica del ciel devota gente
Di cui fortunatissimo riparo
Fur esse in terraella di lor nel cielo
Pugnando altri con l'armiella co' prieghi.
E benche qui ciascuno
Habito e nome pastorale havesse
Non fù però ciascuno
Nè di pensier nè di costumi rozzo
Però ch'altri fù vago
Di spiar tra le stelle e gli elementi
Di natura e del ciel gli alti segreti;
Altri di seguir l'orme
Di fuggitiva fera;
Altri con maggior gloria
D'atterrar orso ò d'assalir cignale.
Questi rapido al corso
E quegli al duro cesto
Fiero mostrossi ed à la lotta invitto;
Chi lanciò dardo e chi ferì di strale
Il destinato segno;
Chi d'altra cosa ebbe vaghezzacome
Ciascun suo piacer segue.
La maggior parte amica
Fù de le sacre Museamoree studio
Beato un tempohor infelice e vile.
Ma chi mi fà veder dopo tant'anni
Qui trasportatadove
Scende la Dora in Pol'Arcada terra?
Questa la chiostra è purquesto quel antro
Dell'antica Ericina;
E quelche colà sorgeè pur il tempio
A la gran Cintia sacro. Or qual m'appare
Miracolo stupendo?
Che insolito valorche virtù nova
Vegg'io di traspiantar popoli e terre?
O fanciulla reale
D'età fanciulla e di saver già donna
Virtù del vostro aspetto
Valor del vostro sangue
Gran Caterina(hor me n'avveggio)è questa
Di quel sublime e glorioso sangue
A la cui monarchia nascono i mondi;
Questi sì grandi effetti
Che sembran maraviglie
Opre son vostre usateopre natie.
Come à quel solche d'oriente sorge
Tante cose leggiadre
Produce il mondoerbefiorfrondi e tante
In cieloin terrain mare alme viventi
Così al vostro possentealtero sole
Ch'uscì dal grande e per voi chiaro occaso
Si veggon d'ogni clima
Nascer province e regni
E crescer palme e pullular trofei.
A voi dunque m'inchinoaltera figlia
Di quel monarcaà cui
Nè anco quando annotta il sol tramonta
Sposa di quel gran Duce
Al cui sennoal cui pettoà la cui destra
Commise il ciel la cura
De l'Italiche mura.
Ma non bisogna più d'alpestre rupi
Schermo ò d'horride balze:
Stia pur la bella Italia
Per voi sicurae suo riparoin vece
De le grand'Alpiuna grand'alma or sia.
Quel suo tanto di guerra
Propugnacolo invitto
È per voi fatto à le nemiche genti
Quasi tempio di pace
Ove novella deità s'adori.
Vivete purvivete
Lungamente concordianime grandi
Che da sì glorioso e santo nodo
Spera gran cose il mondo
Ed ha ben anco ove fondar sua speme
Se mira in oriente
Con tanti scettri il suo perduto impero
Campo sol di voi degno
O magnanimo Carloe dai vestigi
Dei grand'avoli vostri ancora impresso.
Augusta è questa terra
Augusti i vostri nomiaugusto il sangue;
I sembiantii pensiergli animi augusti:
Saran ben anco augusti i parti e l'opre.
Ma voimentre v'annunzio
Corone d'oroe le prepara il fato
Non isdegnate queste
Nelle piagge di Pindo
D'herbe e di fior conteste
Per man di quelle vergini canore
Chemal grado di Mortealtrui dàn vita
Picciole offerte sìma però tali
Chese con puro affetto il cor le dona
Anco il ciel non le sdegna; ese dal vostro
Serenissimo ciel d'aura cortese
Qualche spirto non manca
La cetrache per voi
Vezzosamente or canta
Teneri amori e placidi imenei
Soneràfatta trombaarme e trofei.



ATTO PRIMO



SCENA PRIMA

SilvioLinco.

[Sil.]
ITEvoi che chiudeste
L'horribil feraà dar l'usato segno
De la futura caccia; ite svegliando
Gli occhi col corno e con la Voce i cori.
Se fù mai ne l'Arcadia
Pastor di Cintiae de' suoi studi amico
Cui stimolasse il generoso petto
Curaò gloria di selve
Hoggi il mostrie me segua
Là dove in picciol giro
Ma largo campo al valor nostro è chiuso
Quel terribil cinghiale
Quel mostro di Naturae de le selve
Quel sì vastoe sì fiero
E per le piaghe altrui
Sì noto habitator de l'Erimanto
Stragge de le campagne
E terror de' bifolchi. Ite voi dunque
E non sol precorrete:
Ma provocate ancora
Col rauco suon la sonnacchiosa Aurora.
NoiLincoandiam à venerar gli Dei
Con più sicura scorta
Seguirem poi la destinata caccia.
Chi ben cominciaha la metà de l'opra
Nè si comincia ben se non dal cielo.
Lin.
Lodo benSilvioil venerar gli Dei
Ma il dar noia à coloro
Che son ministri degli Deinon lodo.
Tutti dormono ancora
I custodi del Tempioi quai non hanno
Più tempestivoò lucido orizonte
De la cima del monte.
Sil.
A teche forse non sè desto ancora
Par ch'ogni cosa addormentata sia.
Lin.
O Silvio Silvioà che ti diè natura
Ne più begli anni tuoi
Fior di beltà si delicato e vago
Se tu cotanto à calpestarlo intento?
Chè s'avess'io cotesta tua sì bella
E sì fiorita guancia
A Dioselve direi;
E seguendo altre fere
E la vita passando in festa e 'n gioco
Farei la state à l'ombra e 'l verno al foco.
Sil.
Così fatti consigli
Non mi desti mai più: come tè hora
Tanto da te diverso?
Lin.
Altri tempialtre cure.
Così certo fareise Silvio fussi.
Sil.
Ed iose fussi Linco.
Maperche Silvio sono
Oprar da Silvio e non da Linco i' voglio.
Lin.
O garzon folleà che cercar lontana
E perigliosa fera
Se l'hai via più d'ogni altra
E vicina e domestica e sicura?
Sil.
Parli tu da dovero ò pur vaneggi?
Lin.
Vaneggi tunon io.
Sil.
Ed è così vicina?
Lin.
Quanto tu di te stesso.
Sil.
In qual selva s'annida?
Lin.
La selva sè tuSilvio
E la fera crudelche vi s'annida
È la tua feritate.
Sil.
Come ben m'avvisai che vaneggiavi
Lin.
Una Ninfa sì bella e sì gentile
Ma che dissi una Ninfa? anzi una Dea
Più fresca e più vezzosa
Di mattutina rosa
E più molle e più candida del Cigno
Per cui non è sì degno
Pastor hoggi tra noi che non sospiri
E non sospiri in vano
A te solo dagli huomini e dal cielo
Destinata si serba;
Ed hoggi tusenza sospiri e pianti
(O troppo indegnamente
Garzon avventuroso haver la puoi
Ne le tue bracciae tu la fuggi Silvio?
E tu la sprezzi? e non dirò che 'l core
Habbi di feraanzi di ferro il petto?
Sil.
Se 'l non haver amore è crudeltate
Crudeltate è virtutee non mi pento
Ch'ella sia nel mio corma me ne pregio
Poi che solo con questa hè vinto Amore
Fera di lei maggiore.
Lin.
E come vinto l'hai
Se nol provasti mai?
Sil.
Nol provando l'hò vinto.
Lin.
Oh s'una sola
Volta il provassiò Silvio
Se sapessi una volta
Qual è grazia e ventura
L'esser amatoil possedere amando
Un riamante core
So ben io che diresti
Dolce vita amorosa
Perche sì tardi nel mio cor venisti?
Lascialascia le selve
Folle garzon; lascia le fereed ama.
Sil.
Lincodi' purse sai:
Mille ninfe darei per una fera
Che da Melampo mio cacciata fosse.
Godasi queste gioie
Chi n'ha di me più gusto; io non le sento.
Lin.
E che sentirai tus'amor non senti
Sola cagion di ciò che sente il mondo?
Ma credimifanciullo:
A tempo il sentirai
Che tempo non havrai.
Vuol una volta Amor ne' cuori nostri
Mostrar quant'egli vale.
Credi à me purche 'l provo:
Non è pena maggiore
Che 'n vecchie membra il pizzicor d'amore
Che mal si può sanar quel che s'offende
Quanto più di sanarlo altri procura.
Se 'l giovinetto core Amor ti pugne
Amor anco te l'ugne:
Se col duolo il tormenta
Con la speme il consola;
E s'un tempo l'ancidealfine il sana.
Ma s'e' ti giugne in quella fredda etade
Ove il proprio difetto
Più che la colpa altrui spesso si piagne
Allora insoportabili e mortali
Son le sue piagheà l'hor le pene acerbe;
Allorase pietà tu cerchimale
Se non la trovi; ese la trovipeggio.
Deh non ti procacciar prima del tempo
I difetti del tempo;
Chese t'assale à la canuta etate
Amoroso talento
Havrai doppio tormento
E di quel chepotendonon volesti
E di quel chevolendonon potrai.
Lascialascia le selve
Folle garzon; lascia le fereed ama.
Sil.
Come vita non sia
Se non quella che nutre
Amorosa insanabile follia.
Lin.
Dimmi: se 'n questa sì ridente e vaga
Stagion che 'nfiora e rinovella il mondo
Vedessiin vece di fiorite piagge
Di verdi prati e di vestite selve
Starsi il pino e l'abete e'l faggio e l'orno
Senza l'usata lor frondosa chioma
Senz'herbe i prati e senza fiori i poggi
Non diresti tuSilvio: il mondo langue
La natura vien meno? hor quell'orrore
E quella maravigliache devresti
Di novità sì mostruosa havere
Abbila di te stesso. Il ciel n'ha dato
Vita agli anni conformeed à l'etate
Somiglianti costumi; ecome amore
In canuti pensier si disconvene
Così la gioventù d'amor nemica
Contrasta al ciel e la natura offende.
Mira d'intornoSilvio:
Quanto il mondo ha di vago e di gentile
Opra è d'amoreamante è il cieloamante
La terraamante il mare.
Quellache la sù miri innanzi à l'alba
Così leggiadra stella
Ama d'amor anch'ella e del suo figlio
Sente le fiammeed essache 'nnamora
Innamorata splende.
E questa è forse l'hora
Che le furtive sue dolcezze e 'l seno
Del caro amante lassa.
Vedila pur come sfavillae ride.
Amano per le selve
Le mostruose fere; aman per l'onde
I veloci delfini e l'orche gravi.
Quell'augellinche canta
Sì dolcemente e lascivetto vola
Or da l'abete al faggio
Et hor dal faggio al mirto
S'havesse humano spirto
Direbbeardo d'amoreardo d'amore.
Ma ben arde nel core
E parla in sua favella
Sì che l'intende il suo dolce desio.
Ed odi à puntoSilvio
Il suo dolce desio
Che gli rispondeardo d'amore anch'io.
Mugge in mandra l'armentoe que' muggiti
Sono amorosi inviti.
Rugge il leone al bosco
Nè quel ruggito è d'ira:
Così d'amor sospira.
Alfineama ogni cosa
Se non tuSilvio; e sarà Silvio solo
In cieloin terrain mare
Anima senza Amore?
Deh lascia omai le selve
Folle garzon; lascia le fereed ama.
Sil.
A te dunque commessa
Fù la mia verde etàperche d'amori
E di pensieri effeminati e molli
Tu l'havessi à nudrir? nè ti sovviene
Chi sè tuchi son io?
Lin.
Uomo sonoe mi pregio
D'esser humano; e tecoche sè huomo
O che più tosto esser dovrestiparlo
Di cosa humana; ese di cotal nome
Forse ti sdegniguarda
Che nel dishumanarti
Non divenghi una feraanzi che un Dio.
Sil.
Nè sì famoso mai nè mai sì forte
Stato sarebbe il domator de' mostri
Dal cui gran fonte il sangue mio deriva
S'e' non havesse pria domato Amore.
Lin.
Vedicieco fanciulcome vaneggi
Dove saresti tudimmis'amante
Stato non fosse il tuo famoso Alcide?
Anzise guerre vinse e mostri ancise
Gran parte Amor ve n'ebbe. Ancor non sai
Che per piacer ad Onfalenon pure
Volle cangiar in femminili spoglie
Del feroce leon l'hispido tergo
Made la clava noderosa in vece
Trattare il fuso e la conocchia imbelle?
Così de le fatiche e degli affanni
Prendea ristoroe nel bel sen di lei
Quasi in porto d'Amorsolea ritrarsi
Che sono i suoi sospir dolci respiri
De le passate noie e quasi acuti
Stimoli al cor ne le future imprese.
E come il rozzoed intrattabil ferro
Temprato con più tenero metallo
Affina sìche sempre e più resiste
E per uso più nobile s'adopra;
Così vigor indomito e feroce
Che nel proprio furor spesso si rompe
Se con le sue dolcezze Amore il tempra
Diviene à l'opra generoso e forte.
Se d'esser dunque imitator tu brami
D'Ercole invitto e suo degno nipote
Poi che lasciar non vuoi le selvealmeno
Segui le selve e non lasciar Amore
Un amor sì legittimo e sì degno
Com'è quel d'Amarilli. Che se fuggi
Dorindai' te ne scusoanzi pur lodo
Ch'a tevago d'honorehaver non lice
Di furtivo desio l'animo caldo
Per non far torto à la tua cara sposa.
Sil.
Che dì tuLinco? ancor non è mia sposa.
Lin.
Da lei dunque la fede
Non ricevesti tu solennemente?
Guardagarzon superbo
Non irritar gli Dei.
Sil.
L'humana libertate è don del cielo
Che non fà forza à chi riceve forza.
Lin.
Anzise tu l'ascolti e ben l'intendi
A questo il ciel ti chiama
Il ciel ch'a le tue nozze
Tante grazie promette e tanti honori.
Sil.
Altro pensiero à punto
I sommi Dei non hannoà punto questa
L'almo riposo lor cura molesta
Linconè questo amor nè quel mi piace.
Cacciatornon amanteal mondo nacqui.
Tuche seguisti Amortorna al riposo.
Lin.
Tu derivi dal cielo
Crudo garzon? Nè di celeste seme
Ti cred'ionè d'humano;
Ese pur sè d'humanoi' giurerei
Che tu fussi più tosto
Col velen di Tisifone e d'Aletto
Che col piacer di Venere concetto.



SCENA II

MirtilloErgasto.

[Mir.]
CRUDA Amarilliche col nome ancora
D'amarahi lasso amaramente insegni;
Amarillidel candido ligustro
Più candida e più bella
Ma de l'àspido sordo
E più sorda e più fera e più fugace;
Poi che co'l dir t'offendo
I' mi morrò tacendo;
Ma grideran per me le piagge e i monti
E questa selvaà cui
Sì spesso il tuo bel nome
Di risonare insegno.
Per me piagnendo i fonti
E mormorando i venti
Diranno i miei lamenti:
Parlerà nel mio volto
La pietate e 'l dolore;
Ese fia muta ogn'altra cosaal fine
Parlerà il mio morire
E ti dirà la morte il mio martìre.
Erg.
MirtilloAmor fù sempre un fier tormento
Ma piùquanto è più chiuso;
Però ch'egli dal freno
Ond'è legata un'amorosa lingua
Forza prende e s'avanza;
E più fiero è prigionche non è sciolto.
Già non dovevi tu sì lungamente
Celarmi la cagion de la tua fiamma
Se la fiamma celar non mi potevi.
Quante volte l'hò dettoarde Mirtillo
Ma in chiuso foco e' si consuma e tace.
Mir.
Offesi me per non offender lei
Cortese Ergastoe sarei muto ancora;
Ma la necessità m'ha fatto ardito.
Odo una voce mormorar d'intorno
Che per l'orecchie mi ferisce il core
De le vicine nozze d'Amarilli.
Ma chi ne parlaogni altra cosa tace
Ed io più innanzi ricercar non oso
Sì per non dar altrui di me sospetto
Come per non trovar quel che pavento.
Sò benErgastoe non m'inganna Amore
Ch'a la mia bassa e povera fortuna
Sperar non lice in alcun tempo mai
Che ninfa sì leggiadra e sì gentile
E di sangue e di spirto e di sembiante
Veramante divinaà me sia sposa.
Ben conosco il tenor de la mia stella:
Nacqui solo à le fiammee 'l mio destino
D'arder mi feonon di gioirne degno.
Mapoi ch'era ne' fati ch'io dovessi
Amar la morte e non la vita mia
Vorrei morir almensì che la morte
Da leiche n'è cagiongradita fosse
Nè si sdegnasse à l'ultimo sospiro
Di mostrarmi i begli occhi e dirmi muori.
Vorreiprima che passi à far beato
De le sue nozze altruich'ella m'udisse
Almen sola una volta. Horse tu m'ami
Ed hai di me pietatein ciò t'adopra
Cortesissimo Ergastoin ciò m'aita.
Erg.
Giusto desio d'amante e di chi muore
Lieve mercèma faticosa impresa.
Misera leise risapesse il padre
Ch'ella à prieghi furtivi havesse mai
Inchinate l'orecchieò pur ne fosse
Al sacerdote suocero accusata
Per questo forse ella ti fuggee forse
T'amaancor che nol mostriche la Donna
Nel desiar è ben di noi più frale
Ma nel celar il suo desio più scaltra.
Ese fosse pur ver ch'ella t'amasse
Che potrebbe altro far se non fuggirti?
Chi non può dar aitaindarno ascolta
E fugge con pietà chi non s'arresta
Senz'altrui pena; ed è sano consiglio
Tosto lasciar quel che tener non puoi.
Mir.
Ohse ciò fosse veroò s'io 'l credessi
Care mie pene e fortunati affanni
Mase ti guardi il cielcortese Ergasto
Non mi tacer qual è il pastor tra noi
Felice tanto e de le stelle amico.
Erg.
Non conosci tù Silviounico figlio
Di Montansacerdote di Diana
Sì famoso pastore hoggi e sì ricco?
Quel garzon sì leggiadro? quegli è desso.
Mir.
Fortunato fanciulche 'l tuo destino
Trovi maturo in così acerba etate;
Nè te l'invidionòma piango il mio.
Erg.
E veramente invidiar nol Dei
Che degno è di pietà più che d'invidia.
Mir.
E perche di pietà? Erg. Perche non l'ama.
Ed è vivo? ed ha core? e non è cieco?
Ben chese dritto miro
A lei per altro core
Non restò fiamma piùquando nel mio
Spirò da quei begli occhi
Tutte le fiamme suetutti gli amori.
Ma perche dar sì pretiosa gioia
A chi non la conosce? à chi la sprezza?
Erg.
Perche promette à queste nozze il cielo
La salute d'Arcadia. Non sai dunque
Che qui si paga ogn'anno à la gran dea
De l'innocente sangue d'una Ninfa
Tributo miserabile e mortale?
Mir.
Unqua più non l'udij: e ciò m'è nuovo
Che nuovo ancora habitator qui sono
Ecome vuol Amore e 'l mio destino
Quasi pur sempre abitator de boschi.
Ma qual peccato il meritò sì grave?
Come tant'ira un cor celeste accoglie?
Erg.
Ti narrerò de le miserie nostre
Tutta da capo la dolente istoria
Che trar porria da queste dure querce
Pianto e pietànon che da i petti humani.
In quella età che 'l sacerdozio santo
E la cura del Tempio ancor non era
A sacerdote giovane contesa
Un nobile pastor chiamato Aminta
Sacerdote in quel tempoamò Lucrina
Ninfa leggiadra à maravigliae bella
Ma senza fede à maravigliae vana.
Gradì costei gran tempoò 'l mostrò forse
Con simulati e perfidi sembianti
Del giovane amoroso il puro affetto
E di false speranze anco nudrillo
Misero mentre alcun rival non ebbe;
Manon sì tosto (or vedi instabil donna)
Rustico pastorel l'ebbe guatata
Che i primi sguardi non sostennei primi
Sospirie tutta al nuovo amor si diede
Prima che gelosia sentisse Aminta.
Misero Amintache da lei fù poscia
E sprezzato e fuggito sì ch'udirlo
Nè vederlo mai più l'empia non volle.
Se piagnesse il meschinse sospirasse
Pensal tuche per prova intendi Amore.
Mir.
oimequesto è 'l dolor ch'ogn'altro avanza.
Erg.
Mapoi che dietro al cor perdutoebbe anco
I sospiri perduti e le querele
Voltopregandoà la gran dease mai
Disse con puro corCintiase mai
Con innocente man fiamma t'accesi
Vendica tu la miasotto la fede
Di bella Ninfa e perfida tradita.
Udì del fido amante e del suo caro
Sacerdote Diana i prieghi e 'l pianto
Tal chene la pietà l'ira spirando
Fe' lo sdegno più fiero; ond'ella prese
L'arco possente e saettò nel seno
De la misera Arcadia non veduti
Strali ed inevitabili di morte.
Perìan senza pietàsenza soccorso
D'ogni sesso le genti e d'ogni etate;
Vani erano i rimediil fuggir tardo;
Inutil l'artee prima che l'infermo
Spesso ne l'opra il medico cadea.
Restò solo una speme in tanti mali
Del soccorso del cielo e s'ebbe tosto
Al più vicino oracolo ricorso
Da cui venne risposta assai ben chiara
Ma sopramodo orribile e funesta:
Che Cintia era sdegnata e che placarla
Si sarebbe potutose Lucrina
Perfida ninfaò vero altri per lei
Di nostra genteà la gran dea si fosse
Per man d'Aminta in sacrificio offerta:
La qualpoi ch'ebbe indarno pianto e 'ndarno
Dal suo nuovo amator soccorso atteso
Fù con pompa solenne al sacro altare
Vittima lagrimevole condotta
Doveà quei piè che la seguiro in vano
Già tantoai piè de l'amator tradito
Le tremanti ginocchia alfin piegando
Dal giovane crudel morte attendea.
Strinse intrepido Aminta il sacro ferro
E parea ben che da l'accese labbia
Spirasse ira e vendetta. Indià lei vòlto
Disse con un sospirnuncio di morte:
Da la miseria tuaLucrinamira
Qual amante seguisti e qual lasciasti
Miral da questo colpoecosì detto
Ferì se stesso e nel sen proprio immerse
Tutto 'l ferroed esangue in braccio à lei
Vittima e sacerdote in uncadeo.
A sì fèro spettacolo e sì nuovo
Instupidì la misera donzella
Trà viva e mortae non ben certa ancora
D'esser dal ferro ò dal dolor trafitta.
Macome prima ebbe la voce e 'l senso
Disse piagnendoò fidoò forte Aminta
O troppo tardi conosciuto amante
Che m'hai datamorendoe vitae morte
Se fù colpa il lasciartiecco l'ammendo
Con l'unir teco eternamente l'alma.
Equesto dettoil ferro stessoancora
Del caro sangue tiepido e vermiglio
Tratto dal morto e tardi amato petto
Il suo petto trafisse e sopra Aminta
Che morto ancor non era e sentì forse
Quel colpoin braccio si lasciò cadere.
Tal fine ebber gli amantià tal miseria
Troppo amor e perfidia ambidue trasse.
Mir.
O misero pastorma fortunato
Ch'ebbe sì largo e sì famoso campo
Di mostrar la sua fede e di far viva
Pietà ne l'altrui cor con la sua morte
Ma che seguì de la cadente turba?
Trovò fine il suo mal? placossi Cintia?
Erg.
L'ira s'intiepidìma non s'estinse
Chedopo l'annoin quel medesmo tempo
Con ricaduta più spietata e fiera
Incrudelì lo sdegnoondedi nuovo
Per consiglio à l'oracolo tornando
Si riportò de la primiera assai
Più dura e lagrimevole risposta:
Che si sacrasse à l'hora e poscia ogn'anno
Vergine ò donna à la sdegnata dea
Che 'l terzo lustro empiesse ed oltre al quarto
Non s'avanzasse; e così d'una il sangue
L'ira spegnesse apparecchiata à molti.
Impose ancora à l'infelice sesso
Una molto severa ese ben miri
La sua naturainosservabil legge
Legge scritta col sangueche qualunque
Donna ò donzella habbia la fè d'amore
Come che sia contaminata ò rotta
S'altri per lei non muoreà morte sia
Irremissibilmente condannata
A questadunquesì tremenda e grave
Nostra calamità spera il buon padre
Di trovar fin con le bramate nozze;
Però che dopo alquanto tempoessendo
Ricercato l'oracolo qual fine
Prescritto havesse à nostri danni il cielo;
Ciò ne predisse in cotai voci appunto:
Non havrà prima fin quel che v'offende
Che duo semi del ciel congiunga Amore;
E di donna infedel l'antico errore
L'alta pietà d'un Pastor Fido ammende
Hor ne l'Arcadia tutta altri rampolli
Di celesti radici hoggi non sono
Che Silvio ed Amarillideche l'una
Vien del seme di Panl'altro d'Alcide;
Nè per nostra sciagura in altro tempo
S'incontraron già mai femmina e maschio
Com'orde le due schiatte; e però quinci
Di sperar bene ha gran ragion Montano.
Ebenche tutto quel che ci promette
La risposta fataleancor non segua
Pur questo è 'l fondamentoil resto poi
Ha negli abissi suoi nascosto il fato
E sarà parto un dì di queste nozze.
Mir.
Oh sfortunato e misero Mirtillo
Tanti fieri nemici
Tant'armi e tanta guerra
Contra un cor moribondo;
Non bastava Amor solo
Se non s'armava à le mie pene il fato?
Erg.
Mirtilloil crudo Amore
Si pasce benma non si satia mai
Di lagrime e dolore.
Andiamoi' ti prometto
Di porre ogni mio ingegno
Perche la bella ninfa hoggi t'ascolti;
Tu datti pace intanto.
Non soncome à te pare
Questi sospiri ardenti
Refrigerio del core;
Ma son più tosto impetuosi venti
Che spiran ne l'incendio e 'l fan maggiore
Con turbini d'amore
Ch'apportan sempre ai miserelli amanti
Foschi nembi di duolpiogge di pianti.



SCENA III

Corisca.

Chi vide maichi mai udì più strana
E più folle e più fera e più importuna
Passione amorosa? amore & odio
Con sì mirabil tempre in un cor misti
Che l'un per l'altro (e non sò ben dir come)
E si strugge e s'avanza e nasce e muore.
S'i' miro à le bellezze di Mirtillo
Dal piè leggiadro al grazioso volto
Il vago portamentoil bel sembiante
Gli attii costumi e le parole e 'l guardo;
M'assale Amor con sì possente foco
Ch'i' ardo tuttae par ch'ogn'altro affetto
Da questo sol sia superato e vinto:
Ma se poi penso à l'ostinato amore
Ch'ei porta ad altra donnae che per lei
Di me non curae sprezzail vò pur dire
La mia famosa e da mill'alme e mille
Inchinata beltàbramata grazia
L'odio cosìcosì l'abborro e schivo
Ch'impossibil mi parch'unqua per lui
Mi s'accendesse al cor fiamma amorosa.
Tal Hor meco ragiono; Os'i' potessi
Gioir del mio dolcissimo Mirtillo
Sì che fosse mio tuttoe ch'altra mai
Posseder no'l potesseò più d'ogn'altra
Beata e felicissima Corisca.
Ed in quel punto in me sorge un talento
Verso di lui sì dolcee sì gentile
Che di seguirlo e di pregarlo ancora
E di scoprirgli il cor prendo consiglio.
Che più? Così mi stimola il desio
Chese potessialhor l'adorerei.
Da l'altra partei' mi risento e dico:
Un ritroso? uno schifo? un che non degna?
Un che può d'altra donna essere amante?
Un ch'ardisce mirarmi e non m'adora?
E dal mio volto si difende in guisa
Che per amor non more? Ed ioche lui
Devrei veder come molti altri i' veggio
Supplice e lagrimoso à i piedi miei;
Supplice e lagrimosa à piedi suoi
Sosterrò di cadere? ahnon fia mai;
Ed in questo pensier tant'ira accoglio
Contra di luicontra di me che volsi
A seguirlo il pensiergli occhi à mirarlo
Che 'l nome di Mirtillo e l'amor mio
Odio più che la mortee lui vorrei
Vedere il più dolenteil più infelice
Pastor che viva; ese potessià lhora
Con le mie proprie man l'anciderei.
Così sdegno e desireodio ed amore
Mi fanno guerraed ioche stata sono
Sempre fin qui di mille cor la fiamma
Di mill'alme il tormentoardo e languisco
E provo nel mio mal le pene altrui.
Io che tant'anni in cittadina schiera
Di vezzosileggiadri e degni amanti
Fui sempre insuperabileschernendo
Tante speranze lortanti desiri
Hor da rustico amorda vile amante
Da rozzo pastorel son presa e vinta.
Oh più d'ogn'altra misera Corisca
Che sarebbe di tese sproveduta
Ti trovassi or d'amante? che faresti
Per mitigar quest'amorosa rabbia?
Impari à le mie spese hoggi ogni donna
A far conservae cumulo d'amanti.
S'altro ben non havessialtro trastullo
Che l'amor di Mirtillonon sarei
Ben fornita di vago? ò mille volte
Mal consigliata donnache si lascia
Ridurre in povertà d'un solo amore
Sì sciocca mai non sarà già Corisca.
Che fede? che costanza? imaginate
Favole de' gelosi e nomi vani
Per ingannar le semplici fanciulle.
La fede in cor di donnase pur fede
In donna alcuna (ch'io no'l so) si trova
Non è bontànon è virtùma dura
Necessità d'amormisera legge
Di fallita beltàch'un sol gradisce
Perche gradita esser non può da molti.
Bella donna e gentilsollecitata
Da numeroso stuol di degni amanti
Se d'un solo è contenta e gli altri sprezza
O non è donna os'è pur donnaè sciocca.
Che val beltà non vista? ose pur vista
Non vagheggiata? e se pur vagheggiata
Vagheggiata da un solo? E quanto sono
Più frequenti gli amanti e di più pregio
Tanto ella d'esser gloriosa e rara
Pegno nel mondo ha più sicuroe certo.
La gloriae lo splendor di bella donna
È l'haver molti amantie così fanno
Ne le cittadi ancor le donne accorte
E 'l fan più le più belle e le più grandi.
Rifiutare un amanteappresso loro
E peccato e sciocchezzae quelch'un solo
Far non puòmolti fanno: altri à servire
Altri à donarealtri ad altr'uso è buono;
E spesso avvien chenol sapendol'uno
Scaccia la gelosia che l'altro diede
O la risveglia in tal che pria non l'hebbe.
Così ne le città vivon le donne
Amorose e gentiliov'io col senno
E con l'esempio già di Donna grande
L'arte di ben amar fanciulla appresi.
Corisca mi diceasi vuole à punto
Far degli amanti quel che de le vesti:
Molti averneun godernee cangiar spesso
Che 'l lungo conversar genera noia
E la noia disprezzo& odio alfine.
Nè far peggio può donnache lasciarsi
Svogliar l'amante: fa pur ch'egli parta
Fastidito da tenon di te mai
E così sempre hò fatto. Amo d'haverne
Gran coppiae li trattengo& honne sempre
Un per manoun per occhio; ma di tutti
Il migliore e 'l più commodo nel seno;
Equanto posso piùnel cor nessuno.
Manon sò comeà questa voltaahi lassa
V'è pur giunto Mirtilloe mi tormenta;
Sìche à forza sospiroequel ch'è peggio
Di me sospiroe non inganno altrui
E le membra al riposo e gli occhi al sonno
Furando anch'iosò desiar l'aurora
Felicissimo tempo de gli amanti
Poco tranquillied eccoio vò per queste
Ombrose selve anch'io cercando l'orme
De l'odiato mio dolce desio.
Ma che faraiCorisca? il pregherai?
Nò che l'odio non vuolbench'io 'l volessi.
Il fuggirai? nè questo Amor consente
Benche far il devrei. Che farò dunque?
Tenterò prima le lusinghe e i prieghi
E scoprirò l'amorma non l'amante;
Se ciò non giovaadoprerò l'inganno;
Ese questo non puòfarà lo sdegno
Vendetta memorabile. Mirtillo
Se non vorrai amorproverai odio;
Ed Amarilli tua farò pentire
D'esser à me rivaleà te sì cara;
E finalmente proverete entrambi
Quel che può sdegno in cor di donna amante.




SCENA IIII

TitiroMontano.

[Tit.]
Vagliami il verMontano: i' sò che parlo
A chi di me più intendeoscuri sempre
Sono assai più gli oracoli di quello
Ch'altri si credee le parole loro
Sono come il coltelchese tu 'l prendi
In quella parte ove per uso humano
La man s'adattaà chi l'adopra è buono;
Ma chi 'l prende ove fereè spesso morte.
Ch'Amarillide miacome argomenti
Sia per alto destin dal cielo eletta
A la salute universal d'Arcadia
Chi più deve bramarlo e caro haverlo
Di meche le son padre? Mas'i' miro
A quel che n'ha l'oracolo predetto
Mal si confanno à la speranza i segni.
S'unir li deve Amorcome fia questo
Se fugge l'un? com'esser pon gli stami
D'amoroso ritegno odio e disprezzo?
Mal si contrasta quel ch'ordina il cielo;
E se pur si contrastaè chiaro segno
Che non l'ordina il cieloà cuise pure
Piacesse ch'Amarillide consorte
Fosse di Silvio tuopiù tosto amante
Lui fatto havria che cacciator di fere.
Mon.
Non vedi tu com'è fanciullo? ancora
Non ha fornito il diciottesim'anno.
Ben sentirà col tempo anch'egli amore.
Tit.
E 'l può sentir di fera e non di Ninfa?
Mon.
A giovinetto cor più si conface.
Tit.
E non amorch'è naturale affetto?
Mon.
Ma senza gli anni è natural difetto.
Tit.
Sempre e' fiorisce alla stagion più verde.
Mon.
Può benforsefiorirma senza frutto.
Tit.
Col fiormaturo hà sempre il frutto amore.
Qui non venn'io nè per garrirMontano
Nè per contender tecoche nè posso
Nè fare il debbo; ma son padre anch'io
D'unica e cara ese mi lece dirlo
Meritevole figlia econ tua pace
Da molti chiesta e desiata ancora.
Mon.
Titiroancor che queste nozze in cielo
Non iscorgesse alto destìnle scorge
La fede in terrae 'l violarla fora
Un violar de la gran Cintia il nume
A cui fù data; e tu sai pur quant'ella
È disdegnosa e contra noi sdegnata.
Maper quel ch'i' ne sento e quanto puote
Mente sacerdotal rapita al cielo
Spiar là su di que' consigli eterni
Per man del fato è questo nodo ordito;
E tutti sortiranno (abbi pur fede)
A suo tempo maturi anco i presagi.
Più ti vò dirche questa notte in sogno
Veduto hò cosa onde l'antica speme
Più che mai nel mio cor si rinnovella.
Tit.
Son i sogni alfin sognie che vedesti?
Mon.
Io credo ben ch'abbi memoria (e quale
Sì stupido è tra noi ch'hoggi non l'habbia?)
Di quella notte lagrimosaquando
Il tumido Ladon ruppe le sponde
Sì che là dove avean gli augelli il nido
Notaro i pescie in un medesmo corso
Gli huomini e gli animali
E le mandre e gli armenti
Trasse l'onda rapace.
In quella stessa notte
(O dolente memoria) il cor perdei
Anzi quel che del core
M'era più caro assai
Bambin tenero in fasce
Unico figlio allorae da me sempre
E vivo e morto unicamente amato.
Rapillo il fier torrente
Prima che noi potessimo sepolti
Nel terrorne le tenebree nel sonno
Provar di dargli alcun soccorso à tempo;
Ne pur la culla stessain cui giacea
Trovar potemmoed hò creduto sempre
Che la culla e 'l bambincosì com'era
Una stessa voragine inghiottisse.
Tit.
Che altro si può credere? ben parmi
D'haver inteso ancorae da te forse
Di questa tua sciaguraveramente
Sciagura memorabileed acerba
E puoi ben dir che di duo figlil'uno
Generasti à le selve e l'altro à l'onde.
Mon.
Forse nel vivo il ciel pietoso ancora
Ristorerà la perdita del morto.
Sperar ben si dè sempre. Or tu m'ascolta.
Era quell'ora à punto
Chetra la notte e 'l dìtenebre e lume
Col fosco raggio ancor l'alba confonde;
Quand'iopur nel pensiero
Di queste nozze avendo
Vegghiata una gran parte della notte
Alfin lunga stanchezza
Recò negli occhi miei placido sonno
E con quel sonno vision sì certa
Ch'avrei potuto dir dormendo i' veggio
Sopra la riva del famoso Alfeo
Seder pareami à l'ombra
D'un platano frondoso
E con l'hamo tentar ne l'onda i pesci
Ed uscire in quel punto
Di mezzo 'l fiume un vecchio ignudo e grave
Tutto stillante il crinstillante il mento
E con ambe le mani
Benignamente porgermi un bambino
Ignudo e lagrimoso
Dicendoecco 'l tuo figlio;
Guarda che non l'ancidi
Equesto dettotuffarsi ne l'onde.
Indi tutto repente
Di foschi nembi il ciel turbarsi intorno
E minacciarmi orribile procella;
Tal ch'io per la paura
Strinsi il bambino al seno
Gridandoah dunque un'hora
Mel dona e mel ritoglie?.
Ed in quel punto parve
Che d'ogn'intorno il ciel si serenasse
E cadesser nel fiume
Fulmini inceneriti
Ed archi e strali rotti à mille à mille;
Indi tremasse il tronco
Del Platano e n'uscisse
Formato in vocespirito sottile
Che stridendo dicesse in sua favella:
MontanoArcadia tua sarà ancor bella.
E così m'è rimaso
Nel corne gli occhi e ne la mente impressa
L'imagine gentil di questo sogno
Ch'i' l'hò sempre dinanzi;
E sopra tutto il volto
Di quel cortese veglio
Che mi par di vederlo.
Per questo i' men venìa diritto al Tempio
Quando tu m'incontrasti
Per quivi far col sacrificio santo
De la mia vision l'augurio certo.
Tit.
Son veramente i sogni
De le nostre speranze
Più che de l'avvenirvane sembianze;
Imagini del dì guaste e corrotte
Da l'ombra de la notte.
Mon.
Non è sempre co' sensi
L'anima addormentata;
Anzi tanto è più desta
Quanto men traviata
Da le fallaci forme
Del sensoallor che dorme.
Tit.
Insommaquel che s'habbia il ciel disposto
De nostri figliè troppo incerto à noi;
Ma certo è ben che 'l tuo sen fugge e contra
La legge di natura amor non sente;
E che la mia fin quì l'obbligo solo
Ha de la data fènon la mercede.
Nè sò già dirse senta amorso bene
Ch'a molti il fa sentire
Nè possibil mi par ch'ella nol provi
Se 'l fa provar altrui.
Ben mi par di vederla
Più de l'usato suo cangiata in vista
Che ridente e festosa
Già tutta esser solea.
Ma l'invaghir donzella
Senza nozze à le nozzeè grave offesa.
Come in vago giardin rosa gentile
Che ne le verdi sue tenere spoglie
Pur dianzi era rinchiusa;
E sotto l'ombra del notturno velo
Incolta e sconosciuta
Stava posando in sul materno stelo
Al subito apparir del primo raggio
Che spunti in Oriente
Si desta e si risente
E scopre al solche la vagheggia e mira
Il suo vermiglio ed odorato seno
Dov'Apesusurrando
Ne i mattutini albori
Vola suggendo i ruggiadosi humori;
Mas'alhor non si coglie
Sì che del mezzo dì senta le fiamme
Cade al cader del sole
Sì scolorita in su la siepe ombrosa
Ch'a pena si può dir questa fù rosa
Così la verginella
Mentre cura materna
La custodisce e chiude
Chiude anch'ella il suo petto
A l'amoroso affetto;
Ma se lascivo sguardo
Di cupido amator vien che la miri
E n'oda ella i sospiri
Gli apre subito il core
E nel tenero sen riceve amore;
E se vergogna il cela
O temenza l'affrena
La miseratacendo
Per soverchio desio tutta si strugge.
Così manca beltàse 'l foco dura
Eperdendo stagionperde ventura.
Mon.
Titirofa buon core;
Non t'avvilir ne le temenze umane
Che bene inspira il cielo
Quel cor che bene spera;
Nè può giunger la sù fiacca preghiera.
Es'ognun dè pregare
Ove 'l bisogno sia
E sperar negli Dei
Quanto più ciò conviene
A chi da lor deriva;
Son pure i nostri figli
Propagini celesti
Non spegnerà il suo seme
Chi fa crescer l'altrui.
AndiamTitiroandiamo
Unitamente al Tempioe sacreremo
Tu il capro à Pan ed io
Ad Hercole il torello.
Chi feconda l'armento
Feconderà ben'anco
Colui che con l'armento
Feconda i sacri altari.
Tu và fido Dameta:
Scegli tosto un torello
Di quanti n'habbia la feconda mandra
Il più morbido e bello
E per la via del monte assai più breve
Fa ch'io l'habbia nel Tempioov'io t'attendo.
Tit.
E da la greggia miacaro Dameta
Conduci un'hirco. Da. I farò l'unoe l'altro.
Questo sogno Montano
Piaccia à l'alta bontà de i sommi Dei
Che fortunato sia quanto tu speri.
Sò ben iosò ben io
Quant'esser può del tuo perduto figlio
La rimembranza à te felice augurio.



SCENA V.

Satiro.

Come il gelo à le pianteà i fior l'arsura
La grandine à le spicheà i semi il verme
Le reti à i cervi ed agli augelli il visco
Così nemico à l'uom fù sempre Amore.
E chi fuoco chiamollointese molto
La sua natura perfida e malvagia
Chese 'l foco si miraoh come è vago
Mase si toccaò come è crudo: il mondo
Non ha di lui più spaventevol mostro.
Come fera divora e come ferro
Pugne e trapassae come vento vola;
E dove il piede imperioso ferma
Cede ogni forzaogni poter dà loco.
Non altrimenti Amor: chese tu 'l miri
In duo begl'occhiin una treccia bionda
O come allettae piace; ò come pare
Che gioia spirie pace altrui prometta
Mase troppo t'accosti e troppo il tenti
Sì che serper cominci e forza acquisti
Non ha tigre l'Hircania & non ha Libia
Leon sì fiero e sì pestifero angue
Che la sua ferità vinca ò pareggi.
Crudo più che l'infernoe che la morte
Nemico di pietàministro d'ira
È finalmente Amor privo d'amore.
Ma che parlo di lui? perche l'incolpo?
È forse egli cagion di ciò che 'l mondo
Amando noma vaneggiandopecca?
O femminil perfidiaà te si rechi
La cagion pur d'ogni amorosa infamia;
Da te sola derivae non da lui
Quanto ha di crudo e di malvagio Amore
Che 'n sua natura placido e benigno
Teco ogni sua bontà subito perde.
Tutte le vie di penetrar nel seno
E di passar al cor tosto gli chiudi
Sol di fuor il lusinghie fai suo nido
E tua cura e tua pompa e tuo diletto
La scorza sol d'un miniato volto.
Nè già son l'opre tue gradir con fede
La fede di chi t'amae con chi t'ama
Contender ne l'amareed in duo petti
Stringer un core e 'n duo voleri un'alma;
Ma tinger d'oro un'insensata chioma
E d'una parte in mille nodi attorta
Infrascarne la fronte; indi con l'altra
Tessuta in rete e 'n quelle frasche involta
Prender'il cor di mille incauti amanti.
O come è indegna e stomachevol cosa
Il vederti tal'hor con un pennello
Pinger le guance ed occultar le mende
Di naturae del tempoe veder come
Il livido pallor fai parer d'ostro
Le rughe appianie 'l bruno imbianchi e togli
Col difetto il difettoanzi l'accresci
Spesso un filo incrocicchie l'un de capi
Co denti afferrie con la man sinistra
L'altro sostienie del corrente nodo
Con la destra fai giroe l'apri e stringi
Quasi radente forficee l'adatti
Su l'inegual lanuginosa fronte
Indi radi ogni piumae svelli insieme
Il mal crescente e temerario pelo
Con tal dolorch'è penitenza il fallo:
Ma questo è nullaancor che tantoà l'opre
Sono i costumi somiglianti e i vezzi.
Qual cosa hai tuche non sia tutta finta?
S'apri la boccamentie se sospiri
Son mentiti i sospir; se muovi gli occhi
È simulato il guardo. In somma ogn'atto
Ogni sembiantee ciò che in te si vede
E ciò che non si vedeò parli ò pensi
O vadi ò miri ò pianga ò rida ò canti
Tutto è menzognae questo ancora è poco.
Ingannar più chi più si fidae meno
Amar chi più n'è degnoodiar la fede
Più della morte assaiqueste son l'arti
Che fan sì crudoe sì perverso Amore.
Dunque d'ogni suo fallo è tua la colpa
Anzi pur ella è sol di chi ti crede.
Dunque la colpa è miache ti credei
Malvaggia e perfidissima Corisca
Qui per mio danno solcred'iovenuta
Da le contrade scelerate d'Argo
Ove lussuria fa l'ultima prova:
Ma sì ben figni e sì sagace e scorta
Sè nel celar altrui l'opre e i pensieri;
Che trà le più pudiche hoggi tèn vai
Del nome indegno d'honestate altera.
Oh quanti affanni hò sostenutioh quante
Per questa crudaindignità sofferte
Ben me ne pentoanzi vergognoimpara
Da le mie peneò mal'accorto amante:
Non far idolo un voltoed à me credi:
Donna adorata un nume è de l'inferno.
Di se tutto presumee del suo volto
Sovra te che l'inchiniequasi Dea
Come cosa mortal ti sdegna e schiva
Che d'esser tal per suo valor si vanta
Qual tu per tua viltà la fingi ed orni.
Che tanta servitù? che tanti preghi
Tanti pianti e sospiri? Usin quest'armi
Le femmine e i fanciullie i nostri petti
Sien'anche ne l'amar virilie forti.
Un tempo anch'io credei che sospirando
E piangendo e pregando in cor di donna
Si potesse destar fiamma d'amore.
Hor me n'avveggioerraiches'ella il core
Ha di duro macignoindarno tenti
Che per lagrima molle ò lieve fiato
Di sospir che 'l lusinghiarda ò sfaville
Se rigido focil no'l batte ò sferza.
Lascialascia le lagrimee i sospiri
S'acquisto far de la tua donna vuoi;
E s'ardi pur d'inestinguibil foco
Nel centro del tuo cor quanto più sai
Chiudi l'affettoe poisecondo il tempo
Fà quel ch'Amore e la natura insegna.
Però che la modestia è nel sembiante
Sol virtù de la donnae però seco
Il trattar con modestia è gran difetto;
Ed ellache sì ben con altrui l'usa
Seco usatal'ha in odioe vuol che 'n lei
La miri sìma non l'adopri il vago.
Con questa legge naturale e dritta
Se farai per mio senno amerai sempre.
Me non vedrànè proverà Corisca
Mai più tenero amanteanzi più tosto
Fiero nemicoe sentirà con armi
Non di femmina piùma d'huom virile
Assalirsi e trafiggersi: Due volte
L'hò presa già questa malvagiae sempre
M'è(non sò come) da le mani uscita;
Mas'ella giunge anco la terza al varco
Hò ben pensato d'afferrarla in guisa
Che non potrà fuggirmià punto suole
Tra queste selve capitar sovente;
Ed io vò purcome sagace veltro
Fiutandola per tutto. O qual vendetta
Ne vo farse la prendoe quale strazio
Ben le farò veder che tal'hor anco
Chi fù ciecoapre gli occhie che gran tempo
De le perfidie sue non si dà vanto
Femmina ingannatrice e senza fede.
CHORO
O nel seno di Giove altae possente
Legge scrittaanzi nata;
La cui soaveed amorosa forza
Verso quel ben chenon intesosente
Ogni cosa creata
Gli animi inchina e la natura sforza.
Nè pur la frale scorza
Che 'l senso à pena vedee nasce e more
Al variar de l'hore;
Ma i semi occulti e la cagion interna
Ch'è d'eterno valormovee governa.
Ese gravido è il mondo e tante belle
Sue maraviglie forma;
E se per entro à quanto scalda il Sole
A l'ampia lunaà le Titanie stelle
Vive spirto che 'nforma
Col suo maschio valor l'immensa mole;
S'indi l'humana prole
Sorgee le piante e gli animali han vita;
Se la terra è fiorita
O se canuta ha la rugosa fronte
Vien dal tuo vivo e sempiterno fonte.
Nè questo purma ciò che vaga spera
Versa sopra i mortali
Onde quà giù di ria ventura ò lieta
Stella s'additaor mansueta or fera
Ond'han le vite frali
Del nascer l'ora e del morir la meta:
Ciò che fà vaga ò queta
Ne' suoi torbidi affetti humana voglia
E par che doni e toglia
Fortunae 'l mondo vuol ch'à lei s'ascriva:
Dall'alto tuo vàlor tutto deriva.
O detto inevitabile e verace
Se pur è tuo concetto
Che dopo tanti affanni un dì riposi
L'arcada terra ed habbia vita e pace;
Se quel che n'hai predetto
Per bocca degli oracoli famosi
De' duo fatali sposi
Pur da te vienee 'n quello eterno abisso
L'hai stabilitoe fisso;
E se la voce lor non è bugiarda
Deh chi l'effetto al voler tuo ritarda?
Eccod'amore e di pietà nemico
Garzon asproe crudele
Che vien dal cielo e pur col ciel contende;
Ecco poi chi combatte un cor pudico
Amante in van fedele
Che 'l tuo voler con le sue fiamme offende
E quanto meno attende
Pietà del pianto e del servir mercede
Tant'ha più focoe fede;
Ed è pur quella à lui fatal bellezza
Ch'è destinata à chi la fuggee sprezza.
Così dunque in se stessa è pur divisa
Quell'eterna possanza?
E così l'un destin con l'altro giostra?
Onon ben forse ancor domae conquisa
Folle humana speranza
Di porre assedio à la superna chiostra
Rubella al ciel si mostra
Ed armaquasi nuovi empi giganti
Amantie non amanti?
Qui si può tanto? e di stellato regno
Trionferan duo ciechi Amoree Sdegno?
Ma tu che stai sovra le stelle e 'l fato
E con saver divino
Indi ne reggialto motor del cielo
Mirati prego il nostro dubbio stato;
Accorda col destino
Amore Sdegnoe con paterno zelo
Tempra la fiamma e 'l gelo:
Chi dè godernon fugga e non disami;
Chi dè fuggirnon ami.
Deh fa che l'empia e cieca voglia altrui
La promessa pietà non tolga à nui.
Ma chi sa? forse quella
Che pare inevitabile sciagura
Sarà lieta ventura.
Oh quanto poco humana mente sale
Che non s'affisa al sol vista mortale.


Il fine del Primo Atto



ATTO SECONDO



SCENA PRIMA

ErgastoMirtillo.

[Erg.]
O quanti passi hò fattial fiumeal poggio
Al pratoal fonteà la palestraal corso
T'hò lungamente ricercato: al fine
Qui pur ti trovoe ne ringratio il cielo.
Mir.
Ond'hai tu nuovaErgasto
Degna di tanta fretta? hai vitaò morte?
Erg.
Questa non ti dareiben ch'io l'havessi;
E quella spero darben ch'io non l'habbia.
Ma tu non ti lasciar sì fieramente
Vincer al tuo dolorvinci te stesso
Se vuoi vincer altrui: vivie respira
Tal volta: maper dirti la cagione
Del mio venir à te sì rattoascolta.
Conosci tu (ma chi non la conosce?)
La sorella d'Ormino? è di persona
Anzi grande che no; di vista allegra
Di bionda chiomae colorita alquanto.
Com'ha nome? Mir. Corisca. Erg. I' la conosco
Troppo benee con lei alcuna volta
Hò favellato ancora. Er. Hor sappi ch'ella
Da un tempo in qua (vedi ventura) è fatta
Non so già come ò con che privilegio
De la bella Amarillide compagna
Onde à lei tutto hò l'amor tuo scoperto
Segretamente e quel che da lei brami
Holle mostratoed ella prontamente
M'ha la sua fede in ciò promessa e l'opra.
Mir.
Oh mille volte e mille
Se questo è veroe più d'ogn'altro amante
Fortunato Mirtillo Ma del modo
T'ha ella detto nulla? Er. A punto nulla
E ti dirò perchedice Corisca
Che non può ben deliberar del modo
Prima ch'alcuna cosa ella non sappia
De l'amor tuo più certaond'ella possa
Meglio spiare e più sicuramente
L'animo de la ninfae sappia come
Reggersiò con preghiere ò con inganni
Quel che tentarquel che lasciar sia buono.
Per questo solo i' ti venìa cercando
Sì rattoe sarà ben che tu da capo
Tutta la storia del tuo amor mi narri.
Mir.
Così à punto farò; ma sappi Ergasto
Che questa rimembranza
(Ahtroppo acerba à chi si vive amando
Fuori d'ogni speranza)
È quasi un'agittar fiaccola al vento
Per cuiquanto l'incendio
Sempre s'avanzatanto
A l'agittata fiamma ella si strugge
O scoter pungentissima saetta
Altamente confitta;
Chese senti di svellerlamaggiore
Fai la piaga e 'l dolore.
Ben cosa ti diròche chiaramente
Farà veder com'è fallace e vana
La speme degli amanti e come amore
La radice ha soaveil frutto amaro.
Ne la bella stagion che 'l dì s'avanza
Sovra la notte (hor compie l'anno à punto)
Questa leggiadra pellegrinaquesto
Novo sol di beltade
Venne à far di sua vista
Quasi d'un'altra Primaveraadorno
Il mio solo per lei leggiadro allora
E fortunato nidoElide e Pisa
Condotta da la madre
In que' solenni dì che del gran Giove
I sacrifici e i giochi
Si soglion celebrarfamosi tanto
Per farne à suoi begli occhi
Spettacolo beato:
Ma furon que' begli occhi
Spettacolo d'Amore
D'ogn'altro assai maggiore.
Ond'ioche fin allor fiamma amorosa
Non havea più sentita
Oime non così tosto
Mirato hebbi quel volto
Che di subito n'arsi
E senza far difesa al primo sguardo
Che mi drizzò negli occhi
Sentii correr nel seno
Una bellezza imperiosa e dirmi:
Dammi il tuo cor Mirtillo.
Erg.
Oh quanto può ne' petti nostri Amore
Nè ben il può saper se non chi 'l prova.
Mir.
Mira ciò che sà fare anco ne' petti
Più semplici e più molli Amore industre.
Io fo del mio pensiero una mia cara
Sorella consapevolecompagna
De la mia cruda ninfa
Que' pochi dì ch'Elide l'ebbe e Pisa.
Da questa solacome Amor m'insegna
Fedel consiglio ed amoroso aiuto
Nel mio bisogno i prendo.
Ella de le sue gonne femminili
Vagamente m'adorna
E d'innestato crin cinge le tempie;
Poi le 'ntreccia e le 'nfiora
E l'arco e la faretra
Al fianco mi sospende;
E m'insegna à mentir parole e sguardi
E sembianti nel voltoin cui non era
Di lanugine ancora
Pur un vestigio solo.
Equando hora ne fue
Seco là mi condusseove solea
La bella ninfa diportarsie dove
Trovammo alcune nobilie leggiadre
Vergini di Megara
E di sanguee d'amorsi come intesi
A la mia Dea congiunte.
Tra queste ella si stava
Sì come suol tra le violette umìli
Nobilissima rosa;
Epoi che 'n quella guisa
State furono alquanto
Senz'altro far di più diletto ò cura
Levossi una donzella
Di quelle di Megarae così disse:
Dunque in tempo di giochi
E di palme sì chiare e sì famose
Starem noi neghitose?
Dunque non habbiam noi
Armi da far tra noi finte contese
Così ben come gl'huomini? Sorelle
Se 'l mio consiglio di seguir v'aggrada
Proviam hoggi tra noi così da scherzo
Noi le nostr'armicome
Contra gli huominiall'hor che ne fie tempo
L'userem da dovero.
Baciannee si contenda
Tra noi di baci; e quellache d'ogn'altra
Baciatrice più scaltra
Li saprà dar più saporitie cari
N'avrà per sua vittoria
Questa bella ghirlanda
Risero tutte à la proposta e tutte
Subito s'accordaro
E si sfidavan moltee molte ancora
Senza che dato lor fosse alcun segno
Facean guerra confusa.
Il che veggendo allor la Megarese
Ordinò prima la tenzone e poi
Disse de' nostri baci
Meritamente sia giudice quella
Che la bocca ha più bella
Tutte concordemente
Elesser la bellissima Amarilli;
Ed ellai suoi begli occhi
Dolcemente chinando
Di modesto rossor tutta si tinse
E mostrò ben che non men bella è dentro
Di quel che sia di fuori;
O fosse che 'l bel volto
Havesse invidia à l'honorata bocca
E s'adornasse anch'egli
De la purpurea sua pomposa vesta
Quasi volesse dirson bello anch'io
Erg.
Oh come à tempo ti cangiasti in ninfa
Avventurosoe quasi
De le dolcezze tue presago amante
Mir.
Già si sedeva all'amoroso ufficio
La bellissima giudicee secondo
L'ordine e l'uso di Megaraandava
Ciascheduna per sorte
A far de la sua bocca e de' suoi baci
Prova con quel bellissimo e divino
Paragon di dolcezza
Quella bocca beata
Quella bocca gentilche può ben dirsi
Conca d'Indo odorata
Di perle orientali e pellegrine;
E la parte che chiude
Ed apre il bel tesoro
Con dolcissimo mel purpura mista.
Così potess'io dirtiErgasto mio
L'ineffabil dolcezza
Ch'i' sentij nel baciarla
Ma tu da questo prendine argomento
Che non la può ridir la bocca stessa
Che l'ha provata. Accogli pur insieme
Quant'hanno in sè di dolce
O le canne di Cipro ò i favi d'Hibla;
Tutto è nulla rispetto
A la soavità ch'indi gustai.
Erg.
Oh furto avventurosooh dolci baci
Mir.
Dolci sìma non grati
Perche mancava lor la miglior parte
De l'intero diletto:
Davagli Amornon gli rendeva Amore.
Erg.
Ma dimmi: e come ti sentisti allora
Che di bacciar à te cadde la sorte?
Mir.
Su queste labbraErgasto
Tutta sen venne à l'hor l'anima mia;
E la mia vitachiusa
In così breve spazio
Non era altro che un bacio
Onde restar le membra
Quasi senza vigor tremanti e fioche.
E quando i' fui vicino
Al folgorante sguardo
Come quel che sapea
Che pur inganno era quell'attoe furto
Temei la maestà di quel bel viso.
Mada un sereno suo vago sorriso
Assicurato poi
Pur oltre mi sospinsi.
Amor si stavaErgasto
Com'ape suolne le due fresche rose
Di quelle labbra ascoso.
E mentre ella si stette
Con la baciata bocca
Al baciar de la mia
Immobilee ristretta
La dolcezza del mèl sola gustai.
Mapoi ch'anch'ella mi s'offerse e porse
L'una e l'altra dolcissima sua rosa
(Fosse ò sua gentilezza ò mia ventura
So ben che non fù Amore)
E sonar quelle labbra
E s'incontraro i nostri baci (oh caro
E prezioso mio dolce tesoro
T'hò perdutoe non moro?)
Allora sentij de l'amorosa pecchia
La spina pungentissima soave
Passarmi il corche forse
Mi fù renduto à l'hora
Per poterlo ferire.
Iopoi ch'a morte mi sentij ferito
Come suol disperato
Poco mancò che l'homicide labbra
Non mordessie segnassi;
Ma mi ritenneoimel'aura adorata
Chequasi spirto d'anima divina
Risvegliò la modestia
E quel furore estinse.
Erg.
O modestiamolestia
Degli amanti importuna
Mir.
Già fornito il su' arringo havea ciascuna
E con sospension d'animo grande
La sentenza attendea
Quando la leggiadrissima Amarilli
Giudicando i miei baci
Più di quelli d'ogn'altro saporiti
Di propria man con quella
Ghirlandetta gentilche fù serbata
Premio al vincitoril crin mi cinse.
Ma lasso aprica piaggia
Così non arse mai sotto la rabbia
Del can celeste allorche latrae morde
Come ardea il cor mio
Tutto alhor di dolcezza e di desio
E più che mai ne la vittoria vinto.
Pur mi riscossi tanto
Che la ghirlanda trattami di capo
A lei porsidicendo:
Questa à te si convienquesta à te tocca
Che festi i baci miei
Dolci ne la tua bocca.
Ed ellaumanamente
Presalaal suo bel crin ne feo corona;
E d'un'altrache prima
Cingea le tempie à leicinse le mie.
Ed è questa ch'io porto
E porterò fin al sepolcro sempre
Arida come vedi
Per la dolce memoria di quel giorno
Ma molto più per segno
De la perduta mia morta speranza.
Erg.
Degno sè di pietà più che d'invidia
Mirtilloanzi pur Tantalo novello
Che nel gioco d'Amor chi fa da scherzo
Tormenta da dovero. Troppe care
Ti costar le tue gioie; e del tuo furto
E il piacer e 'l gastigo insieme avesti.
Ma s'accorse ella mai di questo inganno?
Mir.
Ciò non so dirtiErgasto.
So ben ch'ellain quei giorni
Ch'Elide fù de la sua vista degno
Mi fù sempre cortese
Di quel soave ed amoroso sguardo:
Ma il mio crudo destino
La 'nvolò sì repente
Che me ne avvidi appena; ond'iolasciando
Quanto già di più caro haver solea
Tratto da la virtù di que' begli occhi
Quìdove il padre mio
Doppo tant'anni ancorcome t'è noto
Serba l'antico suo povero albergo
Me'n vennie viddiah misero già corso
A sempiterno occaso
Quell'amoroso mio giorno sereno
Che cominciò da sì beata aurora.
Al mio primo apparirsubito sdegno
Lampeggiò nel bel viso;
Poi chinò gli occhi e girò il piede altrove.
Miseroalhor i' dissi
Questi son ben de la mia morte i segni.
Havea sentita acerbamente intanto
La non previstae subita partita
Il mio tenero padre
E dal dolore oppresso
Ne cadde infermoassai vicino à morte;
Ond'io costretto fui
Di ritornar à le paterne case.
Fù il mio ritornoahi lasso
Salute al padreinfermitate al figlio
Ched'amorosa febbre
Ardendoin pochi dì languido venni.
E da l'uscir che fe' di Tauro il sole
Fin à l'entrar di Capricorno sempre
In cotal guisa stetti;
E sarei certo ancora
Se non havesse il mio pietoso padre
Opportuno consiglio
A l'oracolo chiestoil qual rispose
Che sol potea sanarmi il ciel d'Arcadia.
Così tornaimiErgasto
A riveder colei
Che mi sanò del corpo
(Oh voce degli oracoli fallace)
Per farmi l'alma eternamente inferma.
Erg.
Strano caso nel vero
Tu mi narriMirtilloe non può dirsi
Che di molta pietà non ne sij degno.
Ma solo una salute
Al disperato è 'l disperar salute.
E tempo è già ch'io vada à far di quanto
M'hai detto consapevole Corisca;
Tu vanne al fonte e là m'attendidove
Teco sarò quanto più tosto anch'io.
Mir.
Vanne felicemente Il ciel ti dia
Di cotesta pietà quella mercede
Che dar non ti poss'io cortese Ergasto.



SCENA II.

DorindaLupinoSilvio.

Dor.
O del mio bello e dispietato Silvio
Curae dilettoavventurosoe fido:
Foss'io sì cara al tuo signor crudele
Come sè tu Melampoeglicon quella
Candida man ch'à me distringe il core
Tedolcemente lusingandonutre
E teco il dìteco la notte alberga:
Mentr'ioche l'amo tantoin van sospiro
E 'n vano il prego; e quel che più mi duole
Ti dà sì cari e sì soavi baci;
Ch'un sol che n'avess'ion'andrei beata.
Eper più non poterti bacio anch'io
Fortunato Melampo. Horse benigna
Stellaforsed'Amore à me t'invia
Perche l'orme di lui mi scorgaandiamo
Dove Amor mete sol Natura inchina.
Ma non sent'io tra queste selve un corno
Sonar vicino. S. Tè Melampotè
Dor.
Se 'l desio non m'ingannaquella è voce
Del bellissimo Silvioche 'l suo cane
Chiama tra queste selve. S. Te'Melampo
Tètè. D. Senz'alcun fallo è la sua voce.
Oh felice Dorinda il ciel ti manda
Quel ben che vai cercando. È meglio ch'io
Serbi il cane in disparte: io farò forse
De l'amor suo con questo mezzo acquisto.
Lupino. L. Eccomi. D. Và con questo cane
E ti nascondi in quella fratta. Intendi?
Lup.
Intendo. D. E non uscirs'io non ti chiamo.
Lup.
Tanto farò. D. Và tosto. L. E tu fa' tosto
Chese venisse fame à questa bestia
In un boccone non mi mannicasse.
Dor.
Oh come sè da poco sù va via.
Sil.
Dove misero me dove debb'io
Volger più il piede à seguitartiò caro
O mio fido Melampo? hò monte e piano
Cercato indarnoe son già mollee stanco.
Maladetta la fera che seguisti
Ma ecco ninfache di lui novella
Mi darà forseò come male inciampo
Questa è colei che mi dà sempre noia.
Pur soffrir mi bisognaò bella ninfa
Dimmi: vedesti il mio fedel Melampo
Che testè dietro ad una damma sciolsi?
Dor.
Io bellaSilvio? io bella?
Perche così mi chiami
Crudelse bella à gl'occhi tuoi non sono?
Sil.
O bella ò bruttahai tu il mio can veduto?
A questo mi rispondiò ch'io mi parto.
Dor.
Tu sè pur aspro à chi t'adoraSilvio
Chi crederia che 'n sì soave aspetto
Fosse sì crudo affetto?
Tu segui per le selve
E per gli alpestri monti
Una fera fugacee dietro l'orme
D'un veltrooime t'affanni e ti consumi;
E meche t'amo sìfuggi e disprezzi.
Deh non seguir damma fugace; segui
Segui amorosa e mansueta damma
Chesenza esser cacciata
È già presae legata.
Sil.
Ninfaqui venni à ricercar Melampo
Non à perder il tempoà Dio. D. Deh Silvio
Crudelnon mi fuggire:
Ch'i' ti darò del tuo Melampo nova.
Tu mi beffiDorinda? D. Silvio mio
Per quello amor che mi t'ha fatta ancella
Io so dove è il tuo cane.
Nol lasciasti testè dietro una damma?
Sil.
Lasciailo e ne perdei tosto la traccia.
Dor.
Or il canee la damma è in poter mio.
Sil.
In tuo poter? D. In mio poter. Ti duole
D'esser tenuto à chi t'adoraingrato?
Sil.
Cara Dorinda miadaglimi tosto.
Dor.
Ve'mobile fanciulloà che son giunta
Ch'una fera ed un can mi ti fa cara.
Ma vedicore miotu non gli havrai
Senza mercede. S. È ben ragion: darotti
Vò schernirlacostei. S. Che mi darai?
Sil.
Due belle poma d'oroche l'altr'ieri
La bellissima mia madre mi diede:
Dor.
A me poma non mancano; potrei
A te darne di quelleche son forse
Più saporite e bellese i miei doni
Tu non havessi à schivo. S. E che vorresti?
Un capro od una agnella? ma il mio padre
Non mi concede ancor tanta licenza.
Dor.
Nè di capro hò vaghezza nè d'agnella:
Te soloSilvioe l'amor tuo vorrei.
Sil.
Nè altro vuoi che l'amor mio? D. Non altro.
Sil.
Sì sìtutto tel donohor dammi dunque
Cara ninfail mio canee la mia damma.
Dor.
O se sapessi quanto
Vale il tesor di che sì largo sembri
E rispondesse à la tua lingua il core
Sil.
Ascoltabella ninfa. Tu mi vai
Sempre di certo amor parlandoch'io
Non so quel ch'e' si sia. Tu vuoi ch'i' t'ami
E t'amo quanto posso e quanto intendo.
Tu dì ch'io son crudelee non conosco
Quel che sia crudeltànè sò che farti.
Dor.
O misera Dorinda ov'hai tu poste
Le tue speranze? onde soccorso attendi?
In beltà che non sente ancor favilla
Di quel foco d'Amorch'arde ogn'amante.
Amoroso fanciullo;
Tu sè pur à me focoe tu non ardi.
E tuche spiri amoreamor non senti.
Tesotto humana forma
Di bellissima madre
Partorì l'alma Dea che Cipro honora;
Tu hai gli strali e 'l foco:
Ben sallo il petto mio feritoed arso.
Giugni à gli homeri l'ali:
Sarai novo Cupido
Se non c'hai ghiaccio il core
Nè ti manca d'Amore altro che amore.
Sil.
Che cosa è questo amore?
Dor.
S'i' miro il tuo bel viso
Amore è un paradiso;
Mas'i' miro il mio core
È un infernal ardore.
Sil.
Ninfanon più parole
Dammi il mio cane homai:
Dor.
Dammi tu prima il pattuito Amore.
Sil.
Dato non te l'hò dunque? oime che pena
E'l contentar costeiprendilofanne
Ciò che ti piacechi tel nega ò vieta?
Che vuoi tu più? che badi?
Dor.
Tu perdi ne l'arena i semi e l'opra
Sfortunata Dorinda?
Sil.
Che fai? che pensi? ancor mi tieni à bada?
Dor.
Non così tosto havrai quel che tu brami
Che poi mi fuggiraiperfido Silvio.
Sil.
No certobella ninfa. D. Dammi un pegno.
Sil.
Che pegno vuoi? D. ahche non oso à dirlo
Sil.
Perche? D. Perch'hò vergogna. S. E pur il chiedi
Dor.
Vorrei senza parlar esser'intesa.
Sil.
Ti vergogni di dirlo e non havresti
Vergogna di riceverlo? Dor. Se darlo
Tu mi promettii' tèl dirò. Sil. Prometto
Ma vo' che tu me 'l dica. D. Ahnon m'intendi
Silviomio ben; t'indenderei pur io
S'a me il dicessi tu. Sil. Più scaltra certo
Sè tù di me. D. Più caldaSilvioe meno
Di te crudele io sono. S. A dirti il vero
Io non son indovin: parlase voi
Esser intesa. D. O misera Un di quelli
Che ti dà la tua madre. S. Una guanciata?
Dor.
Una guanciata à chi t'adoraSilvio?
Sil.
Ma careggiar con queste ella sovente
Mi suole. Dor. Ah so ben io che non è vero.
E talor non ti bacia? Sil. Nè mi bacia
Nè vuol che altri mi baci.
Forse vorresti tu per pegno un baccio?
Tu non rispondi. Il tuo rossor t'accusa.
Certo mi son apposto. I' son contento;
Ma dammi con la preda il can tu prima.
Dor.
Me'l prometti tuSilvio? S. I' tel prometto.
Dor.
E me l'attenderai? S. Sìti dich'io.
Non mi dar più tormento. D. Esci Lupino
Lupino ancor non odi? Lu. ohsè noioso
Chi chiama? ohvengovengo Io non dormiva
No certo. Il can dormiva. D. Ecco il tuo cane
Silvioche più di te cortese è in questo...
Sil.
Ohcome son contento. D. In queste braccia
Che tanto sprezzi tuvenne à posarsi...
Sil.
Oh dolcissimo mio fido Melampo
Dor.
Cari avendo i miei baci e i miei sospiri.
Sil.
Baciar ti voglio mille volte e mille.
Ti sè fatto alcun mal forse correndo?
Dor.
Avventuroso can perche non posso
Cangiar teco mia sorteà che son giunta
Che fin d'un can la gelosia m'accora?
Ma tuLupint'invia verso la caccia;
Che fra poco i' ti seguo. L. Io vòpadrona.



SCENA III

SilvioDorinda.

Sil.
Tu non hai alcun maleal rimanente:
Ov'è la damma che promessa m'hai?
Dor.
La vuoi tu viva ò morta? S. Io non t'intendo.
Com'esser viva puòse 'l can l'uccise?
Dor.
Ma se 'l can non l'uccise? Sil. È dunque viva?
Dor.
Viva. Sil. Tanto più cara e più gradita
Mi fia cotesta preda: e fù sì destro
Melampo mioche non l'ha guasta ò tocca?
Dor.
Sol è nel cor d'una ferita punta.
Sil.
Mi beffi tuDorindaò pur vaneggi?
Com'esser viva puònel cor ferita?
Dor.
Quella damma son io
Crudelissimo Silvio
Chesenza esser attesa
Son da te vinta e presa
Vivase tu m'accogli;
Mortase mi ti togli.
Sil.
E questa è quella damma e quella preda
Che testè mi dicevi?
Dor.
Questa e non altraoime perche ti turbi?
Non t'è più caro haver ninfa che fera?
Sil.
Nè t'hò cara nè t'amoanzi t'hò in odio
Bruttavilebugiarda ed importuna
Dor.
È questo il guiderdonSilvio crudele?
È questa la mercè che tu mi dài
Garzon ingrato? Abbi Melampo in dono
E me con luiche tutto
Pur ch'à me tornii ti rimettoe solo
De' tuoi begli occhi il sol non mi si nieghi
Ti seguiròcompagna
Del tuo fido Melampo assai più fida;
E quando sarai stanco
Ti asciugherò la fronte
E sovra questo fianco
Che per te mai non posahavrai riposo.
Porterò l'armiporterò la preda
Ese ti mancherà mai fera al bosco
Saetterai Dorindain questo petto
L'arco tu sempre esercitar potrai:
Chesol come vorrai
Il porteròtua serva
Il proveròtua preda
E sarò del tuo stral faretra e segno.
Ma con chi parlo? ahilassa
Tecoche non m'ascolti e via ten fuggi?
Ma fuggi pur: ti seguirà Dorinda
Nel crudo inferno ancors'alcun'inferno
Più crudo haver poss'io
De la fierezza tuadel dolor mio.



SCENA IIII

Corisca.

Ohcome favorisce i miei disegni
Fortuna molto più ch'io non sperai
Ed ha ragion di favorir colei
Chesonnacchiosail suo favor non chiede.
Ha ben ella gran forzae non la chiama
Possente Dea senza ragione il mondo;
Ma bisogna incontrarla e farle vezzi
Spianandole il sentieroi neghittosi
Saran di rado fortunati mai.
Se non m'havesse la mia industria fatta
Compagna di coleiche potrebbe hora
Giovarmi una sì commoda e sicura
Occasion di ben condurre à fine
Il mio pensiero? Havria qualch'altra sciocca
La sua rival fuggitae segni aperti
De la sua gelosia portando in fronte
Di mal occhio guattata anco l'havrebbe
E male havrebbe fattoch'assai meglio
Da l'aperto nemico altri si guarda
Che non fa da l'occulto. Il cieco scoglio
È quel ch'inganna i marinari ancora
Più saggi. Chi non sa finger l'amico
Non è fiero nemico. Oggi vedrassi
Quel che sa far Corisca. Ma sì sciocca
Non son io giàche lei non creda amante.
A qualch'un'altro il farà creder forse
Che poco sappia; à me non giàche sono
Maestra di quest'arte. Una fanciulla
Tenera e semplicettache pur hora
Spunta fuor de la bucciain cui pur dianzi
Stillò le prime sue dolcezze Amore
Lungamente seguìta e vagheggiata
Da sì leggiadro amanteequel ch'è peggio
Baciata e ribaciatae starà salda?
Pazzo è ben chi se'l crede; io già nol credo.
Ma vedi il mio destìn come m'aita.
Ecco à punto Amarilli. I' vo' far vista
Di non vederla e ritirarmi alquanto.



SCENA V

AmarilliCorisca.

[Am.]
Care selve beate
E voi solinghi e taciturni horrori
Di riposo e di pace alberghi veri;
Oquanto volentieri
A rivedervi i' torno; e se le stelle
M'havesser dato in sorte
Di viver à me stessa e di far vita
Conforme à le mie voglie
Io già co' campi Elisi
Fortunato giardin de' semidèi
La vostr'ombra gentil non cangerei.
Chese ben dritto miro
Questi beni mortali
Altro non son che mali:
Men'ha chi più n'abonda
E posseduto è piùche non possede:
Ricchezze noma lacci
De l'altrui libertate.
Che val ne' più verdi anni
Titolo di bellezza
O fama d'honestate
E 'n mortal sangue nobiltà celeste;
Tante grazie del cielo e de la terra:
Quì larghi e lieti campi
E là felici piagge
Fecondi paschi e più fecondo armento
Se 'n tanti beni il cor non è contento?
Felice pastorella
Cui cinge à pena il fianco
Povera sìma schietta
E candida gonnella:
Ricca sol di se stessa
E de le grazie di natura adorna;
Che 'n dolce povertate
Nè povertà conosce nè i disagi
De le ricchezze sente;
Ma tutto quel possede
Per cui desio d'haver non la tormenta
Nuda sìma contenta
Co' doni di natura
I doni di natura anco nudrìca;
Col latte il latte avviva;
E col dolce de l'api
Condisce il mel de le natie dolcezze.
Quel fonte ond'ella beve
Quel solo anco la bagna e la consiglia;
Paga leipago 'l mondo.
Per lei di nembi il ciel s'oscura indarno
E di grandine s'arma
Che la sua povertà nulla paventa:
Nuda sìma contenta.
Sola una dolce e d'ogn'affanno sgombra
Cura le stà nel core:
Pasce le verdi herbette
La greggia à lei commessaed ella pasce
De' suo' begli occhi il pastorello amante
Non qual le destinâro
O gli huomini ò le stelle
Ma qual le diede Amore.
E trà l'ombrose piante
D'un favorito lor Mirteto adorno
Vagheggiatail vagheggianè per lui
Sente foco d'amorche non gli scopra
Ned ella scopre ardorch'egli non senta:
Nuda sìma contenta.
Oh vera vitache non sà che sia
Morire innanzi morte
Potess'io pur cangiar teco mia sorte
Ma vedi là Corisca. Il ciel ti guardi
Dolcissima Corisca. Cor. Chi mi chiama?
Ohpiù degli occhi mieipiù de la vita
A me cara Amarillie dove vai
Così soletta? Am. In nessun altro loco
Se non dove mi trovi e dove meglio
Capitar non poteapoi che te trovo.
Cor.
Tu trovi chi da te non parte mai
Amarilli mia dolcee di te stava
Pur or pensando e fra mio cor dicea:
S'io son l'anima suacome può ella
Star senza me sì lungamente? E'n questo
Tu mi sè sopraggiuntaanima mia.
Ma tu non ami più la tua Corisca.
Am.
E perche ciò? Cor. Come perche? tu 'l chiedi?
Hoggi tu sposa... Am. Io sposa? Cor. Sìtu sposa
Ed à me nol palesi? Am. E come posso
Palesar quel che non m'è noto? Cor. Ancora
Tu t'infingi e mel neghi? Am. Ancor mi beffi?
Cor.
Anzi tu beffi me. Am. Dunque m'affermi
Ciò tu per vero? Cor. Anzi tèl giuro; e certo
Non ne sai nulla tu? Am. Sò che promessa
Già fui; ma non so già che sì vicine
Sien le mie nozze. E tu da chi 'l sapesti?
Cor.
Da mio fratello Ormino. Esso l'ha inteso
Dice da molti; & non si parla d'altro.
Par che tu te ne turbi. È forse questa
Novella da turbarsi? Am. Gli è un gran passo
Corisca; e già la madre mia mi disse
Che quel dì si rinasce. Cor. A miglior vita
Si rinasce per certo; e tu per questo
Viver lieta dovrestià che sospiri?
Lascia pur sospirar à quel meschino.
Am.
Qual meschino? Cor. Mirtilloche trovossi
Presente à ciò che 'l mio fratel mi disse
E poco men che di dolor nol vidi
Morire. E certo e' si morivas'io
Non l'havessi soccorsopromettendo
Di sturbar queste nozze; eben che tutti
Dicessi sol per suo confortoio pure
Sarei donna per farlo. Am. E ti darebbe
L'animo di sturbarle? Cor. e di che sorte
Am.
E come ciò faresti? Cor. Agevolmente
Pur che tu ti disponga e ci consenta.
Am.
Se ciò sperassi e la tua fè mi dessi
Di non l'appalesarti scovrirei
Un pensier che nel cor gran tempo ascondo.
Cor.
Io palesarti mai? aprasi prima
La terra e per miracolo m'inghiotta.
Am.
SappiCorisca miachequand'i' penso
Ch'i' debbo ad un fanciullo esser soggetta
Che m'ha in odioe mi fuggee ch'altra cura
Non ha che i boschie ch'una fera e un cane
Stima più che l'amor di mille Ninfe
Mal contenta ne vivo e poco meno
Che disperata; ma non oso à dirlo
Sì perche l'honestà non me'l comporta
Sì perche al padre mio n'hò di già data
Equel ch'è peggioà la gran Deala fede.
Che se per opra tuama però sempre
Salva la fede miasalva la vita
E la religion e l'honestate
Troncar di questo à me sì grave nodo
Si potesser le fila; hoggi saresti
Tu ben la mia salute e la mia vita.
Cor.
Se per questo sospirihai gran ragione.
Amarilli: deh quante volte il dissi:
Una cosa sì bella à chi la sprezza?
Sì ricca gioia à chi non la conosce?.
Ma tu sè troppo saviaà dirti il vero
Anzi pur troppo sciocca. E che non parli?
Che non ti lasci intendere? Am. hò vergogna.
Cor.
Hai un gran malsorellai' vorrei prima
Haver la febbreil fistolola rabbia.
Macredi à mela perderai tu ancora
Amarillisì ben basta una sola
Volta che tu la superi e rinieghi.
Am.
Vergognache 'n altrui stampò natura
Non si può rinegarchese tu tenti
Di cacciarla dal corfugge nel volto.
Cor.
O Amarilli miachitroppo savia
Tace il suo malealfin da pazza il grida.
Se questo tuo pensiero havessi prima
Scoperto à mesaresti fuor d'impaccio.
Oggi vedrai quel che sa far Corisca.
Ne le più sagge manne le più fide
Tu non potevi capitar. Maquando
Sarai per opra mia già liberata
D'un cattivo maritonon vorrai tu
D'un buon amante provvederti? Am. A questo
Penseremo à bell'agio. Cor. Veramente
Non puoi mancare al tuo fedel Mirtillo.
E tu sai pur s'hoggi è pastor di lui
Nè per valornè per sincera fede
Nè per beltàde l'amor tuo più degno.
E tu 'l lasci morire? ah troppo cruda
Senza che dir ti possaalmenoio moro?.
Ascoltalo una volta. Am. Oh quanto meglio
Farebbe à darsi pacee la radice
Sveller di quel desio ch'è senza speme
Cor.
Dagli questo conforto anzi che moia.
Am.
Sarà piuttosto un raddoppiargli affanno.
Cor.
Lascia di questo tu la cura à lui.
Am.
E di me che sarebbese mai questo
Si risapesse? Cor. Oh animo da poco.
Am.
Da poco e' siapur ch'à bontà mi vaglia.
Cor.
Amarillise lecito ti fai
Di mancarmi tu in questoanch'io ben posso
Giustamente mancartià Dio. Am. Corisca
Non ti partir; ascolta. Cor. Una parola
Sola non udireise non prometti...
Am.
Ti prometto d'udirloma con questo
Ch'ad altro non m'astringa. Cor. Altro non chiede.
Am.
E tu gli faci à credere che nulla
Saputo i' n'habbia. Cor. Mostrerò che tutto
Habbia portato il caso. Am. E ch'indi possa
Partirmi à mio piacernè mi contrasti.
Cor.
Quando ti piaceràpur che l'ascolti.
Am.
E brevemente si spedisca. Cor. E questo
Ancora si farà. Am. Nè mi s'accosti
Quanto è lungo il mio dardo. Cor. Oimeche pena
M'è hoggi il riformar cotesta tua
Semplicità Fuor che la linguaogn'altro
Membro gli legheròsì che sicura
Star ne potrai: vuoi altro? Am. Altro non voglio.
Cor.
E quando il farai tu? Am. Quando à te piace
Pur che tanto di tempo or mi conceda
Ch'i' torni à casaove di queste nozze
Mi vò meglio informar. Cor.Vannema guarda
Di farlo accortamente. Hor odi quello
Ch'io vò pensando: c'hoggi su'l meriggio
Quisolafra quest'ombre e senz'alcuna
De le tue ninfe tu ten venghidove
Mi troverò per questo effetto anch'io.
Meco saran NerineAglauroElisa
E Fillidee Licoritutte mie
Non meno accortee saggeche fedeli
E segrete compagneovecon loro
Facendo tucome sovente suoli
Il giuoco de la ciecaagevolmente
Mirtillo crederà che non per lui
Ma per diporto tuo ci sij venuta.
Am.
Questo mi piace assai; ma non vorrei
Che quelle Ninfe fossero presenti
A le parole di Mirtillosai?
Cor.
T'indendoe ben avvisi e fie mia cura
Che tu di questo alcun timor non haggia
Vattene pure ti ricorda in tanto
D'amar la tua fidissima Corisca.
Am.
Se posto hò il cor ne le sue manià lei
Starà di farsi amar quanto le piace.
Cor.
Parti ch'ella stia salda? A questa rocca
Maggior forza bisogna. S'à l'assalto
De le parole mie può far difesa
A quelle di Mirtillo certamente
Resister non potrà. Sò ben'anch'io
Quel che nel cor di tenera fanciulla
Possano i preghi di gradito amante.
Se ridur ci si lasciaà tal partito
La stringerò ben io con questo giuoco
Che non l'havrà da giuoco. Ed io non solo
Da le parole suevoglia ò non voglia
Potrò spiarma penetrar ancora
Fin ne l'interne viscere il suo core.
Come questo habbia in mano e già padrona
Sia del segreto suofarò di lei
Ciò che vorròsenza fatica alcuna
E condurrolla à quel che bramoin guisa
Ch'ella stessanon ch'altriagevolmente
Creder potrà che l'habbia à ciò condotta
Il suo sfrenato amornon l'arte mia.



SCENA VI

CoriscaSatiro.

[Cor.]
oimeson morta. Sat. Ed io son vivo. Cor. Torna
TornaAmarilli miache presa i' sono.
Sat.
Amarilli non t'ode: à questa volta
Ti converrà star salda. Cor. Oimele chiome
Sat.
T'hò pur sì lungamente attesa al varco
Che ne la rete sè cadutae sai
Questo non è il mantelloè 'l crinCorisca.
Cor.
A meSatiro? Sat. A te. Non sè tu quella
Oggi tanto famosaed eccellente
Maestra di menzogneche mentite
Parolette e speranze e finti sguardi
Vendi à sì caro prezzo? che tradito
M'ha' in tanti modi e dilegiato sempre
Ingannatrice e pessima Corisca?
Cor.
Corisca son ben io; ma non già quella
Satiro mio gentilch'agli occhi tuoi
Un tempo fù sì cara. Sat. Hor son gentile
Sìscelerata; ma gentil non fui
Quando per Coridon tu mi lasciasti.
Cor.
Te per altrui? Sat. Hor odi maraviglia
E cosa nuova à l'animo sincero
E quando l'arco à Lilla e 'l velo à Clori
La veste à Dafne ed i coturni à Silvia
M'inducesti à rubarperche 'l mio furto
Fosse di quell'amor poscia mercede
Ch'a me promessofù donato altrui;
E quando la bellissima ghirlanda
Che donata i' t'haveadonasti à Niso;
E quandoà la cavernaal boscoal fonte
Facendomi vegghiar le fredde notti
M'hai schernito e beffatoallor ti parvi
Gentileahscelerata? Hor pagherai
Credimihor pagherai di tutto il fio.
Cor.
Tu mi strascinioime come s'i' fussi
Una giovenca. Sat. Tu 'l dicesti à punto.
Scotiti pur se sai; già non tem'io
Che quinci or tu mi fugga: à questa presa
Non ti varanno inganni. Un'altra volta
Ten fuggistimalvagia; ma se 'l capo
Qui non mi lasciindarno t'affatichi
D'uscirmi hoggi di man. Cor. Deh non negarmi
Tanto di tempo almenche teco i' possa
Dir mia ragion comodamente. Sat. Parla.
Cor.
Come vuoi tu ch'io parliessendo presa?
Lasciami. Sat. Ch'i' ti lasci? Cor. I' ti prometto
La fede mia di non fuggir. Sat. Qual fede
Perfidissima femmina? ancor osi
Parlar meco di fede? I' vò condurti
Ne la più spaventevole caverna
Di questo monteove non giunga mai
Raggio di Solnon che vestigio humano.
Del resto non ti parlo; il sentirai.
Farò con mio diletto e con tuo scorno
Quello strazio di teche meritasti.
Cor.
Puoi tu dunquecrudeleà questa chioma
Che ti legò già il coreà questo volto
Che fù già il tuo dilettoà questa un tempo
Più de la vita tua cara Corisca
Per cui giuravi che ti fora stato
Anco dolce il morireà questa puoi
Soffrir di far oltraggio? ò cielo ò sorte
In cui pos'io speranza? à cui debb'io
Creder mai piùmeschina? Sat. ahscelerata
Pensi ancor d'ingannarmi? ancor mi tenti
Con le lusinghe tuecon le tue frodi?
Cor.
Deh Satiro gentilnon far più strazio
Di chi t'adora. Oime non sè già fera
Non hai già il cor di marmo ò di macigno.
Eccomi à piedi tuoi. Se mai t'offesi
Idolo del mio corperdon ti cheggio.
Per queste nerborute e sovrhumane
Tue ginocchia ch'abbraccioà cui m'inchino;
Per quello amor che mi portasti un tempo
Per quella soavissima dolcezza
Che trar solevi già dagli occhi miei
Che tue stelle chiamavior son duo fonti
Per queste amare lagrimeti prego
Abbi pietà di melasciami homai.
Sat.
La perfida m'hà mosso; es'io credessi
Solo à l'affettoà fè che sarei vinto.
Ma in somma io non ti credo. Tu sè troppo
Malvagia e 'nganni più chi più si fida.
Sotto quell'umiltàsotto que' preghi
Si nasconde Corisca: tu non puoi
Esser da te diversa. Ancor contendi?
Cor.
oime il mio capoah crudo ancor un poco
Fermati prego; ed una sola grazia
Non mi negaralmen. Sat. Che gratia è questa?
Cor.
Che tu m'ascolti ancor un poco. Sat. Forse
Ti pensi tu con parolette finte
E mendicate lagrime piegarmi?
Cor.
Deh Satiro cortesee pur tu vuoi
Far di me strazio? Sat. Il proveraivien' pure.
Cor.
Senza avermi pietà? Sat. Senza pietate.
Cor.
E 'n ciò sè tu ben fermo? Sat. In ciò ben fermo.
Hai tu finito ancor questo incantesimo?
Cor.
O villano indiscreto ed importuno
Mezz'huomo e mezzo caprae tutto bestia
Carogna fracidissima e difetto
Di natura nefandose tu credi
Che Corisca non t'amiil vero credi.
Che vuoi tu ch'ami in te? quel tuo bel ceffo?
Quella succida barba? quell'orecchie
Caprigne? e quella putrida e bavosa
Isdentata caverna? Sat. O scelerata
A me questo? Cor. A te questo. Sat. A meribalda?
Cor.
A te caprone. Sat. Ed io con queste mani
Non ti trarrò cotesta tua canina
Ed importuna lingua? Cor. Se t'accosti
E fossi tanto ardito. Sat. In tale stato
Una vil femminuzzain queste mani
E non teme? e m'oltraggia? e mi dispregia?
Io ti farò. Cor. Che mi faraivillano?
Sat.
I ti mangerò viva. Cor. E con qua' denti
Se tu non gli hai? Sat. O cielcome il comporti?
Ma s'io non te ne pago vien' pur via.
Cor.
Gnaffe s'io ci verrò. Sat. Non ci verrai?
Cor.
Nomal tuo gradonò. Sat. Ci verrai pure
Se mi credessi di lasciarci queste
Braccia. Cor. Non ci verròse questo capo
Di lasciarci credessi. Sat. horsù veggiamo
Chi di noi ha più forte e più tenace
Tu il collood io le braccia. Tu ci metti
Le maninè con questo anco potrai
Difendertiperversa. Cor. hor il vedremo.
Sat.
Sì certo. Cor. Tira ben. Satiroà Dio
Fiàccati il collo. Sat. oime dolente ahi lasso
Oime il capo oime il fianco oime la schiena
O che fiera caduta A pena i' posso
Movermi e rilevarmene. E pur vero
È ch'ella fugga e qui rimanga il teschio?
Oh maraviglia inusitata O ninfe
O pastoriaccorrete e rimirate
Il magico stupor di chi sen fugge
E vive senza capo. Oh come è lieve
Quanto ha poco cervello e come il sangue
Fuor non ne spiccia Ma che miro? ò sciocco
O mentecatto Senza capo lei?
Senza capo sè tu. Chi vide mai
Huom di te più schernito? Hor vedi s'ella
Ha saputo fuggirquando tu meglio
La pensavi tener? Perfida maga
Non ti bastava haver mentito il core
E 'l volto e le parole e 'l riso e 'l guardo
S'anco il crin non mentivi? Ecco Poeti
Questo è l'oro nativo e l'ambra pura
Che pazzamente voi lodate. Homai
Arrossiteinsensatiericantando
Vostro soggetto in quella ++vece sia
L'arte d'una impurissima e malvagia
Incantatriceche i sepolcri spoglia
Edai fracidi teschi il crin furando
Al suo l'intesse e così ben l'asconde
Che v'ha fatto lodar quel che aborrire
Dovevate assai più che di Megera
Le viperine e mostruose chiome.
Amantihor non son questi i vostri nodi?
Mirate e vergognatevimeschini.
E secome voi ditei vostri cori
Son pur qui ritenutihomai ciascuno
Potrà senza sospiri e senza pianto
Ricoverar il suo. Ma che più tardo
A publicar le sue vergogne? Certo
Non fù mai sì famosanè sì chiara
La chioma ch'è là sù con tante stelle
Ornamento del cielcome fie questa
Per la mia linguae molto più colei
Che la portavaeternamente infame.
CHORO
Ahben fù di colei grave l'errore
Cagion del nostro male
Che le leggi santissime d'Amore
Di fè mancandooffese:
Poscia ch'indi s'accese
De gli immortali Dei l'ira mortale
Cheper lagrimee sangue
Di tante alme innocentiancor non langue.
Così la fèd'ogni virtù radice
E d'ogn'alma ben nata unico fregio
Là su si tiene in pregio
Così di farci amantionde felice
Si fa nostra natura
L'eterno amante ha cura
Ciechi mortalivoi che tanta sete
Di possedere Havete
L'urna amata guardando
D'un cadavero d'òrquasi nud'ombra
Che vada intorno al suo sepolcro errando;
Qual amore ò vaghezza
D'una morta bellezza il cor v'ingombra?
Le ricchezze e i tesori
Son insensati amori. Il vero e vivo
Amor de l'almaè l'alma: ogn'altro oggetto
Perche d'amare è privo
Degno non è de l'amoroso affetto.
L'animaperche sola è riamante
Sola è degna d'amordegna d'amante.
Ben è soave cosa
Quel bacio che si prende
Da una vermiglia e delicata rosa
Di bella guancia. E pur chi 'l vero intende
ComE intendete vui
Avventurosi amanti che 'l provate
Dirà che quello è morto bacioà cui
La baciata beltà bacio non rende.
Ma i colpi di due labbra innamorate
Quando à ferir si va bocca con bocca
E che in un punto scocca
Amor con soavissima vendetta
L'una e l'altra saetta
Son veri baciove con giuste voglie
Tanto si dona altruiquanto si toglie.
Baci pur bocca curiosa e scaltra
O seno ò fronte ò mano: unqua non fia
Che parte alcuna in bella donna baci
Che baciatrice sia
Se non la boccaove l'un'alma e l'altra

Corre e si bacia anch'ellae con vivaci
Spiriti pellegrini
Dà la vita al bel tesoro
De' bacianti rubini
Sì che parlan tra loro
Quegli animatie spiritosi baci.
gran cose in picciol suono
e segreti dolcissimi che sono
a lor solo palesialtrui celati.
Tal gioia amando provaanzi tal vita
alma con alma unita
e son come d'amor baci baciati
gli incontri di duo cori amanti amati.



ATTO TERZO



SCENA PRIMA

Mirtillo.

O primaveragioventù dell'anno
Bella madre di fiori
D'herbe novelle e di novelli amori
Tu torni benma teco
Non tornano i sereni
E fortunati dì de le mie gioie;
Tu torni bentu torni
Ma teco altro non torna
Che del perduto mio caro tesoro
La rimembranza miserae dolente.
Tu quella sètu quella
Ch'eri pur dianzi sì vezzosa e bella;
Ma non son io già quel ch'un tempo fui
Sì caro à gli occhi altrui.
O dolcezze amarissime d'Amore
Quanto è più duro perderviche mai
Non v'haver ò provate ò possedute
Come saria l'amar felice stato
Se 'l già goduto ben non si perdesse;
O quando egli si perde
Ogni memoria ancora
Del dileguato ben si dileguasse
Ma se le mie speranze hoggi non sono
Com'è l'usato lordi fragil vetro
O se maggior del vero
Non fa la speme il desiar soverchio
Quì pur vedrò colei
Ch'è 'l sol degli occhi miei:
Es'altri non m'inganna
Qui pur vedrolla al suon de miei sospiri
Fermar il piè fugace.
Quì pur da le dolcezze
Di quel bel volto havrà soave cibo
Nel suo lungo digiun l'avida vista;
Quì pur vedrò quell'empia
Girar inverso me le luci altere
Se non dolcialmen fere
Ese non carche d'amorosa gioia
Sì crude almench'i' moia.
Oh lungamente sospirato in vano
Avventuroso dìsedopo tanti
Foschi giorni di pianti
Tu mi concediAmordi veder hoggi
Ne begli occhi di lei
Girar sereno il sol degli occhi miei
Ma qui mandommi Ergastoove mi disse
Ch'esser doveano insieme
Corisca e la bellissima Amarilli
Per fare il gioco de la cieca; e pure
Qui non veggio altra cieca
Che la mia cieca voglia
Che va con l'altrui scorta
Cercando la sua lucee non la trova.
O pur fraposto à le dolcezze mie
Un qualche amaro intoppo
Non habbia il mio destino invido e crudo:
Questa lunga dimora
Di paura e d'affanno il cor m'ingombra
Ch'un secolo à gli amanti
Par ogn'ora che tardiogni momento
Quell'aspettato ben che fa contento.
Ma chi sa? troppo tardi
Son fors'io giuntoe qui m'havrà Corisca
Fors'ancoindarno lungamente atteso.
Fui pur anco sollecito à partirmi.
Oime se questo è veroi' vo' morire.



SCENA II

AmarilliMirtilloChoro di NinfeCorisca.

Am.
Ecco la cieca. Mir. Eccola à puntoahivista.
Am.
Hor che si tarda? Mir. Ahivoce m'ha punto
E sanato in un punto
Am.
Ove sete? che fate? e tuLisetta
Che sì bramavi il gioco de la cieca
Che badi? e tuCoriscaove sè ita?
Mir.
Hor sì che si può dire
Ch'Amor è cieco ed ha bendati gli occhi.
Am.
Ascoltatemi voi
Che 'l sentier mi scorgetee quincie quindi
Mi tenete per mancome fien giunte
L'altre nostre compagne
Guidatemi lontan da queste piante
Ov'è maggior il vanoe quivi sola
Lasciandomi nel mezzo
Ite con l'altre in schiera e tutte insieme
Fatemi cerchioe s'incominci il gioco.
Mir.
Ma che sarà di me? fin qui non veggio
Qual mi possa venir da questo gioco
Comodità che 'l mio desire adempia;
Nè so veder Corisca
Ch'è la mia tramontana. Il ciel m'aiti.
Am.
Alfin sete venute. E che pensaste
Di non far altro che bendarmi gli occhi?
Pazzerelle che sete Hor cominciamo.
Cho.
CiecoAmornon ti cred'io
Ma fai cieco 'l desio
Di chi ti crede;
Ches'hai pur poca vistahai minor fede.
Cieco ò nomi tenti invano;
E per girti lontano
Ecco m'allargo;
Checosì ciecoancor vedi più d'Argo.
Così cieco m'annodasti
E cieco m'ingannasti;
Or che vò sciolto
Se ti credessi piùsarei ben stolto.
Fuggi e scherza pur se sai;
Già non fara' tu mai
Che 'n te mi fidi;
Perche non sai scherzar se non ancidi.
Am.
Ma voi giocate troppo largoe troppo
Vi guardate da risco:
Fuggir bisognasìma ferir prima.
Toccatemiaccostateviche sempre
Non ve n'andrete sciolte.
Mir.
O sommi Deiche miro? ò dove sono?
In cielo ò in terra? O cieli
I vostri eterni giri
Han sì dolce armonia? le vostre stelle
Han sì leggiadri aspetti?
Cho.
Ma tu purperfido cieco
Mi chiami à scherzar teco;
Ed ecco scherzo
E col piè fuggo e con la man ti sferzo.
E corro e ti percoto
E tu t'aggiri à vòto.
Ti pungo ad hora ad hora:
Nè tu mi prendi ancora
O cieco Amore
Perche libero hò'l core.
Am.
In buona fèLicori
Ch'i' mi pensai d'averti presae trovo
D'haver presa una pianta.
Sento ben che tu ridi.
Mir.
Dehfoss'io quella pianta
Hor non vegg'io Corisca
Tra quelle fratte ascosa? è dessa certo;
E non sò che m'accenna
Che non intendoe pur m'accenna ancora.
Cho.
Sciolto cor fa piè fugace.
O lusinghier fallace
Ancor m'alletti
À tuo' vezzi mentitià tuo' diletti?
E pur di nuovo i' riedo
E giro e fuggo e fiedo
E tornoe non mi prendi
E sempre invan m'attendi
O cieco Amore
Perche libero hò'l core.
Am.
Oh fusti sveltamaladetta pianta
Che pur anco ti prendo
Quantunque un'altra al brancolar mi sembri
Forse ch'i' non credei d'haverti colta
Sicura al varco à questa voltaElisa?
Mir.
E pur anco non cessa
D'accennarmi Coriscae sì sdegnosa
Che sembra minacciar. Vorrebbe forse
Che mi mischiassi anch'io trà quelle ninfe?
Am.
Dunque giocar debb'io
Tutt'hoggi con le piante?
Cor.
Bisogna pur che mal mio grado i' parli
Ed esca de la buca.
Prendiladappochissimo: che badi
Ch'ella ti corra in braccio?
O làsciati almen prendere. Sùdammi
Cotesto dardoe valle incontra sciocco.
Mir.
Oh come mal s'accorda
L'animo col desio
Sì poco ardisce il cor che tanto brama
Am.
Per questa volta ancor tornisi al gioco
Che son già stanca eper mia fevoi sete
Troppo indiscrete à farmi correr tanto.
Cho.
Mira nume trionfante
A cui dà il mondo amante
Empio tributo
Eccol hoggi derisoeccol battuto.
Sì come à i rai del sole
Cieca nottola suole
Ch'augei mille ha d'intorno
Che le fan guerrae scorno
Ed ella picchia
Col becco invano e s'erge e si rannicchia;
Così sè tu beffato
Amore in ogni lato:
Chi 'l tergo e chi le gote
Ti stimolae percote;
E poco vale
Perche stendi gli artigliò batti l'ale.
Gioco dolce ha pania amara
E ben l'impara
Augelche vi s'invesca.
Non sà fuggir Amorchi seco tresca.



SCENA III

AmarilliCoriscaMirtillo.

Am.
A fè t'hò coltaAglauro:
Tu vuoi fuggir? t'abbrazzerò sì stretta.
Cor.
Certamentese contra
Non glie l'havessi à l'improvviso spinto
Con sì grand'urtoi' faticava in vano
Per far ch'egli vi gisse.
Am.
Tu non parli: sè dessa ò non sè dessa?
Cor.
Quì ripongo il suo dardoe nel cespuglio
Torno per osservar ciò che ne segue.
Am.
Or ti conoscosì: tu sè Corisca
Che sè sì grande e senza chioma; à punto
Altra che te non volev'io per darti
De le pugna à mio senno.
Hor tè questo e quest'altro
E quest'anco e poi questo. Ancor non parli?
Mase tu mi legastianco mi sciogli
E fà tostocor mio
Ch'i' vò poi darti il più soave bacio
Ch'havessi maiche tardi?
Par che la man ti tremi. Sè sì stanca?
Mettici i dentise non puoi con l'ugna.
Oh quanto sè melensa
Ma lascia far à meche da me stessa
Mi leverò d'impaccio.
Hor ve' con quanti nodi
Mi legasti tu stretta?
Se può toccar à te l'esser la cieca...
Son pureccosbendata. Oime che veggio?
Lasciamitraditor Oime son morta
Mir.
Stà chetaanima mia. Am. Lasciami dico
Lasciami. Così dunque
Si fa forza à le Ninfe? AglauroElisa
Ah perfide ove sete?
Lasciamitraditore. Mir. Ecco ti lascio.
Am.
Quest'è un inganno di Corisca. Hor togli
Quel che n'hai guadagnato. Mir. Dove fuggicrudele?
Mira almen la mia morte. Eccomi passo
Con questo dardo il petto.
Am.
Oime che fai? Mir. Quel che forse ti pesa
Ch'altri faccia per teninfa crudele.
Am.
oimeson quasi morta
Mir.
E se quest'opra à la tua man si deve
Ecco 'l ferroecco 'l petto.
Am.
Ben il meriteresti. E chi t'ha dato
Cotanto ardirpresontuoso? Mir. Amore.
Am.
Amor non è cagion d'atto villano.
Mir.
Dunque in me credi amore
Poi che discreto fuiche se prendesti
Tu prima meson io tanto men degno
D'esser da te di villania notato
Quantocon sì vezzosa
Comodità d'esser ardito e quando
Potei le leggi usar teco d'Amore
Fui però sì discreto
Che quasi mi scordai d'esser amante.
Am.
Non mi rimproverar quel ch'io fei cieca.
Mir.
Ahche tanto più cieco
Son io di tequanto più sono amante
Am.
Preghi e lusinghee non insidiee furti
Usa il discreto amante.
Mir.
Come selvaggia fera
Cacciata da la fame
Esce dal boscoe 'l peregrino assale;
Tal ioche sol de' tuo' begli occhi i' vivo.
Poi che l'amato cibo
O tua fierezza ò mio destìn mi nega
Safamelico amante
Uscendo hoggi de' boschi ov'io soffersi
Digiun miseroe lungo
Quello scampo tentai per mia salute
Che mi dettò necessità d'Amore
Non incolpar già meninfa crudele;
Te sola pur incolpa;
Chese co' preghi solcome dicesti
S'ama discretamentee con lusinghe
E ciò da me non aspettasti mai
Tu sola tu m'hai tolto
Con la durezza tuacon la tua fuga
L'esser discreto amante.
Am.
Assai discreto amante esser potevi
Lasciando di seguir chi ti fuggiva.
Pur sai che 'nvan mi segui.
Che vòi da me? Mir. Ch'una sola fiata
Degni almen d'ascoltarmi anzi ch'io moia.
Am.
Buon per te che la grazia
Prima che l'habbi chiestahai ricevuta.
Vattene dunque. Mir. ah Ninfa
Quel che t'hò dettoà pena
È una minuta stilla
De l'infinito mar del pianto.
Deh se non per pietade
Almen per tuo diletto ascolta cruda
Di chi si vuol morir gli ultimi accenti.
Am.
Per levar te d'erroree me d'impaccio
Son contenta d'udirti;
Ma vè con queste leggi.
Dì pocoe tosto partie più non torna.
Mir.
In troppo picciol fascio
Crudelissima ninfa
Stringer tu mi comandi
Quell'immenso desioche se con altro
Misurar si potesse
Che con pensiero humano
A pena il capiria ciò che capire
Puote in pensiero humano.
Ch'i' t'amie t'ami più de la mia vita
Se tu nol sai crudele
Chiedilo à queste selve
Che tel dirannoe tèl diran con esse
Le fere loro e i duri sterpi e i sassi
Di questi alpestri monti
Ch'i' hò sì spesse volte
Inteneriti al suon de' miei lamenti.
Ma che bisogna far cotanta fede
De l'amor miodov'è bellezza tanta?
Mira quante vaghezze ha 'l ciel sereno
Quante la terrae tutte
Raccogli in picciol giroindi vedrai
L'alta necessità de l'arder mio.
E come l'acqua scende e 'l foco sale
Per sua naturae l'aria
Vaga e posa la terra e 'l ciel s'aggira
Così naturalmente à te s'inchina
Come à suo beneil mio pensieroe corre
A le bellezze amate
Con ogni affetto suo l'anima mia.
E chi di traviarla
Dal caro oggetto suo forse pensasse
Prima torcer potria
Da l'usato cammino e cieloe terra
Ed acquaed ariae foco
E tutto trar da le sue sedi il mondo.
Maperche mi comandi
Ch'io dica pocoah cruda
Poco diròs'io dirò sol ch'io moro;
E men farò morendo
S'io miro à quel che del mio strazio brami.
Ma farò quellooime che sol m'avanza
Miseramente amando.
Mapoi che sarò mortoanima cruda
Havrai tu almen pietà de le mie pene?
Deh bella e cara e sì soave un tempo
Cagion del viver miomentre à Dio piacque
Volgi una voltavolgi
Quelle stelle amorose
Come le vidi maicosì tranquille
E piene di pietàprima ch'i' moia
Che 'l morir mi sia dolce.
E dritto è ben chese mi furo un tempo
Dolci segni di vitaor sien di morte
Que' begli occhi amorosi;
E quel soave sguardo
Che mi scorse ad amare
Mi scorga anco à morire;
E chi fù l'alba mia
Del mio cadente dì l'Espero or sia.
Ma tupiù che mai dura
Favilla di pietà non senti ancora;
Anzi t'innaspri piùquanto più prego.
Così senza parlar dunque m'ascolti?
A chi parloinfeliceà un muto marmo?
S'altro non mi vuoi dirdimmi almen: mori
E morir mi vedrai.
Questa è ben'empio Amormiseria estrema
Che sì rigida Ninfa
E del mio fin sì vaga
Perche grazia di lei
Non sia la morte miamorte mi neghi
Nè mi rispondae l'armi
D'una sola sdegnosa e cruda voce
Sdegni di proferire
Al mio morir.
Am.
Se dianzi t'avess'io
Promesso di rispondertisì come
D'ascoltar ti promisi
Qualche giusta cagion di lamentarti
Del mio silenzio havresti.
Tu mi chiami crudeleimmaginando
Che da la ferità rimproverata
Agevole ti sia forse il ritrarmi
Al suo contrario affetto;
Nè sai tu che l'orecchie
Così non mi lusinga il suon di quelle
Da me sì poco meritate e molto
Meno gradite lodi
Che mi dai di beltàcome mi giova
Il sentirmi chiamar da te crudele.
L'esser cruda ad ogn'altro
(già nol nego) è peccato;
A l'amanteè virtute;
Ed è vera honestate
Quella che 'n bella donna
Chiami tu feritate.
Ma siacome tu vuoi peccatoe biasmo
L'esser cruda à l'amante: hor quando mai
Ti fù cruda Amarilli?
Forse allor che giustizia
Stato sarebbe il non usar pietate
E pur teco l'usai
Tantoch'à dura morte i' ti sottrassi.
I' dico alhor che tufrà nobil coro
Di vergini pudiche
Libidinoso amante
Sotto abito mentito di donzella
Ti mescolasti ei puri scherzi altrui
Contaminandoardisti
Mischiar trà finti ed innocenti baci
Baci impuri e lascivi
Che la memoria ancor se ne vergogna?
Ma sallo il cielch'alhor non ti conobbi
E che poiconosciuto
Sdegno n'hebbie serbai
Da le lascivie tue l'animo intatto;
Ne lasciai che corresse
L'amoroso veneno al cor pudico
Ch'alfin non violasti
Se non la sommità di queste labbra.
Bocca baciata à forza
Se 'l bacio sputaogni vergogna ammorza.
Ma dimmi tu: qual frutto havresti alhora
Dal temerario tuo furto raccolto
Se t'avess'io scoperto à quelle ninfe?
Non fù sull'Ebro mai
Sì fieramente lacerato e morto
Da le donne di Tracia. il Tracio Orfeo
Come stato da loro
Saresti tuse non ti dava aita
La pietà di colei che cruda hor chiami.
Ma non è cruda già quanto bisogna
Chese cotanto ardisci
Quanto ti son crudele
Che faresti tu poi
Se pietosa ti fussi?
Quella sana pietàche dar potei
Quella t'hò dato. In altro modo è vano
Che tu la chiediò speri
Che pietate amorosa
Mal si dà per colei
Che per se non la trova
Poi che l'ha data altrui.
Ama l'honestà mias'amante sei;
Ama la mia saluteama la vita.
Troppo lunge sè tu da quel che brami.
Il prohibisce il ciella terra il guarda
E 'l vendica la morte;
Ma più d'ogn'altro e con più saldo scudo
L'honestate il difende
Che sdegna alma ben nata
Più fido guardatore
Haver del proprio honore. Hor datti pace
DunqueMirtilloe guerra
Non far à mefuggi lontano e vivi
Se saggio séch'abbandonar la vita
Per soverchio dolore
Non è attoò pensiero
Di magnanimo core;
Ed è vera virtute
Il sapersi astener da quel che piace
Se quel che piaceoffende:
Mir.
Non è in man di chi perde
L'animail non morire.
Am.
Chi s'arma di virtùvince ogni affetto.
Mir.
Virtù non vince ove trionfa Amore.
Am.
Chi non può quel che vuolquel che può voglia.
Mir.
Necessità d'amor legge non have.
Am.
La lontananza ogni gran piaga salda.
Mir.
Quel che nel cor si portainvan si fugge.
Am.
Scaccerà vecchio amor novo desio.
Mir.
Sìs'un'altra alma e un altro core havessi.
Am.
Consuma il tempo finalmente Amore.
Mir.
Ma prima il crudo Amor l'alma consuma.
Am.
Cosìdunqueil tuo mal non ha rimedio?
Mir.
Non ha rimedio alcunse non la morte.
Am.
La morte? Hor tu m'ascolta e fa' che legge
Ti sian queste parole. Ancorch'i' sappia
Che 'l morir degli amanti è più tosto uso
D'innamorata lingua che desio
D'animo in ciò deliberato e fermo
Pur se talento mai
E sì strano e sì folle à te venisse
Sappi che la tua morte
Non men de la mia fama
Che de la vita tua morte sarebbe.
Vivi dunquese m'ami
Vattenee da quì innanzi havrò per chiaro
Segno che tu sij saggio
Se con ogni tuo ingegno
Ti guarderai di capitarmi innanzi.
Mir.
Oh sentenza crudele
Come viver poss'io
Senza la vitaò come
Dar fin senza la morte al mio tormento?
Am.
Horsù Mirtilloè tempo
Che tu tèn vada; e troppo lungamente
Hai dimorato ancora.
Partiti; e ti consola
Ch'infinita è la schiera
Degli infelici amanti.
Vive ben'altri in pianti
Sì come tuMirtilloogni ferita
Ha seco il suo dolore
Nè sè tu solo à lagrimar d'amore.
Mir.
Misero infrà gli amanti
Già solo non son io; ma son ben solo
Miserabile esempio
E de vivi e de mortinon potendo
Nè vivernè morire.
Am.
Horsù pàrtiti omai.
Mir.
Ah dolente partita
Ah fin de la mia vita
Da te parto e non moro? e pur i' provo
La pena de la morte
E sento nel partire
Un vivace morire
Che dà vita al dolore
Per far che moia immortalmente il core.



SCENA IIII

Amarilli.

O MirtilloMirtilloanima mia
Se vedessi qui dentro
Come sta il cor di questa
Che chiami crudelissima Amarilli
So ben che tu di lei
Quella pietàche da lei chiedihavresti.
Oh anime in amor troppo infelici
Che giova à te cor mio l'esser amato?
Che giova à me l'haver sì caro amante?
Perchecrudo destino
Ne disunisci tus'Amor ne strigne?
E tu perche ne strigni
Se ne parte il destinperfido Amore?
Oh fortunate voifere selvagge
A cui l'alma natura
Non diè legge in amar se non d'amore
Legge humana inumana
Che dài per pena de l'amar la morte
Se 'l peccar è sì dolce
E 'l non peccar sì necessariooh troppo
Imperfetta natura
Che repugni à la legge
Oh troppo dura legge
Che la natura offendi.
Ma che? poco ama altrui chi 'l morir teme.
Piacesse pur al cielMirtillo mio
Che sol pena al peccar fusse la morte
Santissima honestàche sola sei
D'alma bennata inviolabil nume
Quest'amorosa voglia
Che svenata hò col ferro
Del tuo santo rigorqual innocente
Vittima à te consacro.
E tuMirtillo (anima mia) perdona
A chi t'è cruda soldove pietosa
Esser non può: perdona à questasolo
Nei detti e nel sembiante
Rigida tua nemicama nel core
Pietosissima amante;
Ese pur hai desio di vendicarti
Deh qual vendetta haver puoi tu maggiore
Del tuo proprio dolore?
Che se tu sè 'l cor mio
Come sè pur mal grado
Del cielo e della terra
Qualhor piagni e sospiri
Quelle lagrime tue sono il mio sangue
Que' sospiri il mio spirto e quelle pene
E quel dolorche senti
Son mieinon tuoitormenti.




SCENA V

CoriscaAmarilli.

[Cor.]
Non t'asconder già piùsorella mia.
Am.
Meschina meson discoperta. Cor. Il tutto
Hò troppo ben inteso. Hor non m'apposi?
Non ti diss'io ch'amavi? Or ne son certa.
E da me tu ti guardi? à me l'ascondi?
A me che t'amo sì? Non t'arrossire
Non t'arrossirche questo è mal comune.
Am.
Io son vintaCoriscae tèl confesso.
Cor.
Hor che negar no'l puoitu me'l confessi.
Am.
E ben m'avveggioahilassa
Che troppo angusto vaso è debil core
A traboccante amore.
Cor.
O cruda al tuo Mirtillo
E più cruda à te stessa
Am.
Non è fierezza quella
Che nasce da pietate.
Cor.
Aconitoe Cicuta
Nascer da salutifera radice
Non si vide già mai.
Che differenza fai
Da crudeltà ch'offende
A pietà che non giova? Am. oimeCorisca
Cor.
Il sospirarsorella
È debolezzae vanità di core
E proprio è de le femmine da poche.
Am.
Non sarei più crudele
Se 'n lui nudrissi Amor senza speranza?
Il fuggirlo è pur segno
Ch'i' hò compassione
Del suo male e del mio.
Cor.
Perche senza speranza?
Am.
Non sai tu che promessa à Silvio sono?
Non sai tu che la legge
Condanna à morte ogni donzella ch'aggia
Violata la fede?
Cor.
O semplicetta ed altro non t'arresta?
Qual è tra noi più antica
La legge di Diana ò pur d'Amore?
Questa ne' nostri petti
NasceAmarillie con l'età s'avanza;
Nè s'apprende ò s'insegna
Ma negli humani cuori
Senza maestrola natura stessa
Di propria man l'imprime;
E dov'ella comanda
Ubbidisce anco il cielnon che la terra.
Am.
E purse questa legge
Mi togliesse la vita
Quella d'Amor non mi darebbe aita.
Cor.
Tu sè troppo guardinga. Se cotali
Fusser tutte le donne
E cotali rispetti havesser tutte
Buon tempoà Diosoggette à questa pena
Stimo le poche prattiche Amarilli;
Per quelleche son sagge
Non è fatta la legge.
Se tutte le colpevoli uccidesse
Credimisenza donne
Resterebbe il paese; e se le sciocche
V'inciampanoè ben dritto
Che 'l rubar sia vietato
A chi leggiadramente
Non sa celare il furto
Ch'altro alfin l'honestate
Non è che un'arte di parere honesta.
Creda ognun à suo modo: io così credo.
Am.
Queste son vanitàCorisca mia.
Gran senno è lasciar tosto
Quel che non può tenersi:
Cor.
E chi tel vietasciocca?
Troppo breve è la vita
Da trapassarla con un solo amore;
Troppo gli huomini avari
(o sia difetto ò pur fierezza loro)
Ci son de le lor grazie.
E sai? tanto siam care
Tanto gradite altruiquanto siam fresche.
Levaci la beltàla giovinezza
Come alberghi di pecchie
Restiamosenza favi e senza mele
Negletti aridi tronchi.
Lascia gracchiar agli huominiAmarilli
Però ch'essi non sanno
Nè sentono i disagi de le donne
E troppo differente
Da la condizion de l'huomo è quella
De la misera donna.
Quanto più invecchial'huomo
Diventa più perfetto
Ese perde bellezzaacquista senno.
Ma in noi con la beltate
E con la gioventùda cui sì spesso
Il viril senno e la possanza è vinta
Manca ogni nostro ben; nè si può dire
Nè pensar la più sozza
Cosa nè la più vil di donna vecchia.
Horprima che tu giunga
A questa nostra universal miseria
Conosci i pregi tuoi.
Se t'è la vita destra
Non l'usar à sinistra.
Che varrebbe al leone
La sua ferocitàse non l'usasse?
Che gioverebbe à l'huomo
L'ingegno suose non l'usasse à tempo?
Così noi la bellezza
Ch'è virtù nostracosì propria come
La forza del Leone
E l'ingegno de l'huomo
Usiam mentre l'habbiamo.
Godiamsorella mia
Godiamche 'l tempo vola e posson gl'anni
Ben ristorar i danni
De la passata lor fredda vecchiezza;
Mas'in noi giovinezza
Una volta si perde
Mai più non si rinverde.
Ed à canuto e livido sembiante
Può ben tornar Amorma non amante.
Am.
Tucome credoin questa guisa parli
Per tentarmipiù tosto
Che per dir quel che sentiò quel che brami
E però sij pur certa
Chese tu non mi mostri agevol modo
E sopra tutto honesto
Di fuggir queste nozze
Hò fatto irrevocabile pensiero
Di più tosto morir che macchiar mai
L'honestà miaCorisca.
Cor.
Non hò veduto mai la più ostinata
Femmina di costei.
Poi che questo conchiudieccomi pronta.
Dimmi un pocoAmarilli:
Credi tu forse che 'l tuo Silvio sia
Tanto di fede amico
Quanto tu d'honestate?
Am.
Tu mi farai ben ridere: di fede
Amico Silvio? e come
S'è nemico d'Amore?
Cor.
Silvio d'amor nemico? O semplicetta
Tu nol conoscie' sa far e tacere
Ti so dir io. Quest'anime sì schifeeh?
Non ti fidar di loro.
Non è furto d'amor tanto sicuro
Nè di tanta finezza
Quanto quel che s'asconde
Sotto il vel d'honestate.
Ama dunque il tuo Silvio
Ma non già tesorella.
Am.
E quale è questa Dea
Che certo esser non può donna mortale
Che l'ha d'amore acceso?
Cor.
Nè Dea nè anco ninfa. Am. ò che mi narri
Cor.
Conosci tu la mia Lisetta? Am. quale
Lisetta tua? la pecoraia? Cor. Quella.
Am.
Di' tu veroCorisca? Cor. questa è dessa
Questa è l'anima sua.
Am.
Hor vedi se lo schifo
S'è d'un leggiadro amor ben provveduto
Cor.
E sai come ne spasima e ne muore?
Ogni giorno s'infinge
D'ire à la caccia.
Am.
Ogni mattina à punto
Sento su l'alba il maladetto corno.
Cor.
E su'l fitto meriggio
Mentre che gli altri sono
Più fervidi ne l'opraed egli alhotta
Da' compagni s'invola e vien soletto
Per via non trita al mio giardinoov'ella
Tra le fessure d'una siepe ombrosa
Che 'l giardin chiudei suoi sospiri ardenti
I suoi prieghi amorosi ascoltae poi
A me gli narra e ridehor odi quello
Che pensato hò di fareanzi hò già fatto
Per tuo servigio. Io credo ben che sappi
Che la medesma leggeche comanda
A la donna il servar fede al suo sposo
Ha comandato ancorche ritrovando
Ella il suo sposo in atto di perfidia
Possamal grado de' parenti suoi
Negar d'essergli sposae d'altro amante
Honestamente provvedersi. Am. questo
So molto bene& anco alcuno esempio
Veduto n'hò: Leucippe à Ligurino
Egle à Licotaed à Turingo Armilla
Trovati senza fèla data fede
Ricoveraron tutte. Cor. hor tu m'ascolta.
Lisetta miacosì da me avvertita
Ha col fanciullo amante e poco cauto
D'esser in quello speco hoggi con lei
Ordine datoond'egli è 'l più contento
Garzon che vivae sol n'attende l'ora.
Quivi vò che tu 'l colgai' sarò teco
Per testimon del tuttoche senz'esso
Vana sarebbe l'oprae così sciolta
Sarai senza periglioe con tuo honore
E con honor del padre tuoda questo
Sì noioso legame. Am. oh quanto bene
Hai pensatoCorisca Hor che ci resta?
Cor.
Quel c'hora intenderai. Tu bene osserva
Le mie parole. A mezzo de lo speco
Ch'è di forma assai lunga e poco larga
Su la man drittaè nel cavato sasso
Unanon so ben dir se fatta sia
O per natura ò per industria humana
Picciola cavernettad'ogni intorno
Tutta vestita d'edera tenace
A cui dà lume un picciolo pertugio
Che d'alto s'apreassai grato ricetto
Ed à furti d'amor comodo molto.
Hor tugli amanti prevenendoquivi
Fa che t'ascondae 'l venir loro attendi.
Invierò la mia Lisetta intanto;
Poile vestigia di lontan seguendo
Di Silviocome pria sceso ne l'antro
Vedrolloentrando anch'io subitamente
Il prenderò perche non fuggae 'nsieme
Faròche così seco hò divisato
Con Lisetta grandissimi rumori
À quali tosto accorrerai tu ancora
Esecondo 'l costumeesequirai
Contra Silvio la legge; e poi n'andremo
Ambedue con Lisetta al Sacerdote
E così il marital nodo sciorrai.
Am.
Dinanzi al padre suo? Cor. Che 'mporta questo?
Pensi tu che Montano il suo privato
Comodo debbia al publico anteporre?
Ed al sacro il profano? Am. Or dunquegli occhi
Chiudendofedelissima mia scorta
A te regger mi lascio.
Cor.
Ma non tardar; entraben mio. Am. Vò prima
Girmene al tempio à venerar gli Dei
Che fortunato fin non può sortire
Se non la scorge il cielmortale impresa.
Cor.
Ogni locoAmarilliè degno tempio
Di ben devoto core.
Perderai troppo tempo.
Am.
Non si può perder tempo
Nel far preghi à coloro
Che comandano al tempo.
Cor.
Vanne dunquee vien' tosto.
Hors'io non erroà buon camin son vòlta.
Mi turba sol questa tardanza. Pure
Potrebbe anco giovarmihor mi bisogna
Tesser novello ingannoà Coridone
Amante mio creder farò che seco
Trovar mi voglia; e nel medesim'antro
Dopo Amarilli il manderòlà dove
Farò venir per più segreta strada
Di Diana i ministri à prender lei
La qualcome colpevoleà morire
Sarà senz'alcun dubbio condennata.
Spenta la mia rivalealcun contrasto
Non avrò più per ispugnar Mirtillo
Che per lei m'è crudele. Eccolo à punto.
Oh come à tempo I' vo' tentarlo alquanto
Mentre Amarilli mi dà tempo. Amore
Vien' ne la lingua mia tutto e nel volto.



SCENA VI

MirtilloCorisca.

[Mir.]
VDitelagrimosi
Spirti d'Avernoudite
Nova sorte di pena e di tormento;
Mirate crudo affetto
In sembiante pietoso:
La mia donnacrudel più de l'inferno
Perch'una sola morte
Non può far sazia la sua ingorda voglia
E la mia vita è quasi
Una perpetua morte
Mi comanda ch'i' viva
Perche la vita mia
Di mille morti il dì ricetto sia.
Cor.
M'infingerò di non l'haver veduto.
Sento una voce querula e dolente
Sonar d'intornoe non so dir di cui.
Oh sè tuil mio Mirtillo?
Mir.
Così foss'io nud'ombra e poca polve
Cor.
E bencome ti senti
Da poi che lungamente ragionasti
Con l'amata tua Donna?
Mir.
Come assetato infermo
Che bramò lungamente
Il vietato licorse mai vi giunge
Meschin beve la morte
E spegne anzi la vita che la sete:
Tal'iogran tempo infermo
E d'amorosa sete arso e consunto
In duo bramati fonti
Che stillan ghiaccio da l'alpestre vena
D'un indurato core
Hò bevuto il veleno;
E spento il viver mio
Più tosto che 'l desio.
Cor.
Tanto è possente Amore
Quanto dai nostri cor forza riceve
Caro Mirtillo; ecome l'Orsa suole
Con la lingua dar forma
A l'informe suo parto
Che per sè fora inutilmente nato
Così l'amante al semplice desire
Che nel suo nascimento
Era infermo ed informe
Dando forma e vigore
Ne fa nascere amore.
Il qual primanascendo
È delicato e tenero bambino
Ementre è tale in noisempre è soave;
Mase troppo s'avanza
Divien'aspro e crudele:
Ch'alfinMirtilloun'invecchiato affetto
Si fà pena e difetto.
Che s'in un sol pensiero
L'animaimmaginandosi condensa
E troppo in lui s'affisa
L'amorch'esser dovrebbe
Pura gioiae dolcezza
Si fà malinconia
Equel ch'è peggioalfin morte ò pazzia.
Però saggio è quel core
Che spesso cangia amore.
Mir.
Prima che mai cangiar vogliaò pensiero
Cangerò vita in morte
Però che la bellissima Amarilli
Così com'è crudelcom'è spietata
Sola è la vita mia
Nè può già sostener corporea salma
Più d'un corpiù d'un'alma.
Cor.
O misero pastore
Come sai mal usare
Per lo suo dritto amore
Amar chi m'odia e seguir chi mi fugge?
I' mi morrei ben prima.
Mir.
Come l'oro nel foco
Così la fede nel dolor s'affina
Corisca mianè può senza fierezza
Dimostrar sua possanza
Amorosa invincibile costanza.
Questo solo mi resta
Fra tanti affanni mieidolce conforto.
Arda pur sempre ò mora
O languisca il cor mio
A lui fien lievi pene
Per sì bella cagion piantie sospiri
Straziopenetormentiesiglio e morte
Pur che prima la vita
Che questa fèsi scioglia:
Ch'assai peggio di morte è il cangiar voglia.
Cor.
Oh bella impresaòvaloroso amante
Come ostinata fera
Come insensato scoglio
Rigido e pertinace.
Non è la maggior peste
Nè 'l più fero e mortifero veleno
A un'anima amorosade la fede.
Infelice quel core
Che si lascia ingannar da questa vana
Fantasima d'erroree de' più cari
Amorosi diletti
Turbatrice importuna.
Dimmipovero amante:
Con cotesta tua folle
Virtù de la costanza
Che cosa ami in colei che ti disprezza?
Ami tu la bellezza
Che non è tua? la gioia che non hai?
La pietà che sospiri?
La mercè che non speri?
Altro non ami alfinse dritto miri
Che 'l tuo malche 'l tuo duolche la tua morte.
E sè sì forsennato
Ch'amar vuoi sempree non esser amato?
Deh risorgiMirtillo:
Riconosci te stesso.
Forse ti mancheran gli amori? forse
Non troverai chi ti gradisca e pregi?
Mir.
M'è più dolce il penar per Amarilli
Che il gioir di mill'altre;
E se gioir di lei
Mi vieta il mio destinohoggi si moia
Per me pure ogni gioia.
Viver io fortunato
Per altra donna maiper altro amore?
Nèvolendoil potrei
Nèpotendoil vorrei.
Es'esser può che 'n alcun tempo mai
Ciò voglia il mio volere
O possa il mio potere
Prego il cielo ed Amor che tolto pria
Ogni volerogni poter mi sia.
Cor.
Oh core ammaliato
Per una crudadunque
Tanto sprezzi te stesso?
Mir.
Chi non spera pietànon teme affanno
Corisca mia. Cor. Non t'ingannarMirtillo

Che forse da dovero
Non credi ancor ch'ella non t'ami e ch'ella
Da dovero ti sprezzi.
Se tu sapessi quello
Che sovente di te meco ragiona
Mir.
Tutti questi pur sono
Amorosi trofei da la mia fede.
Trionferò con questa
Del cielo e de la terra
De la sua cruda voglia
De le mie pene e de la dura sorte
Di fortunadel mondo e de la morte.
Cor.
Che farebbe costui quando sapesse
D'esser da lei sì grandemente amato?
O qual compassione
T'hò ioMirtillodi cotesta tua
Misera frenesia
Dimmi: amasti tu mai
Altra donna che questa?
Mir.
Primo amor del cor mio
Fù la bella Amarilli
E la bella Amarilli
Sarà l'ultimo ancora.
Cor.
Dunqueper quel ch'i' veggia
Non provasti tu mai
Se non crudele Amorse non sdegnoso.
Dehs'una volta sola
Il provassi soave
E cortese e gentile
Provalo un pocoprovalo; e vedrai
Com'è dolce il gioire
Per gratissima donna che t'adori
Quanto fai tu la tua
Crudele ed amarissima Amarilli;
Com'è soave cosa
Tanto goder quanto ami
Tanto haver quanto brami;
Sentir che la tua donna
Ai tuoi caldi sospiri
Caldamente sospiri
E dica poiben mio
Quanto sonquanto miri
Tutto è tuos'io son bella
A te solo son bellaà te s'adorna
Questo visoquest'oro & questo seno;
In questo petto mio
Alberghi tucaro mio cornon io.
Ma questo è un picciol rivo
Rispetto à l'ampio mar de le dolcezze
Che fa gustar'Amore;
Ma non le sa ben dir chi non le prova.
Mir.
Oh mille volte fortunato e mille
Chi nasce in tale stella
Cor.
AscoltamiMirtillo
(quasi m'uscì di bocca: anima mia)
Una ninfa gentile
Fra quante ò spieghi al vento ò 'n treccia annodi
Chioma d'oro leggiadra
Degna de l'amor tuo
Come sè tu del suo
Honor di queste selve
Amor di tutti i cori;
Dai più degni pastori
In van sollecitatain van seguìta
Te solo adora ed ama
Più de la vita suapiù del suo core.
Se saggio sèMirtillo
Tu non la sprezzerai.
Come l'ombra del corpo
Così questa fia sempre
De l'orme tue seguace;
Al tuo dettoal tuo cenno
Ubbidiente ancellaà tutte l'ore
De la notte e del dì teco l'havrai.
Deh non lasciarMirtillo
Questa rara ventura.
Non è piacere al mondo
Più soave di quelche non ti costa
Nè sospirinè pianto
Nè periglio nè tempo.
Un comodo diletto
Una dolcezza à le tue voglie pronta
A l'appetito tuo sempreal tuo gusto
Apparecchiataoime non è tesoro
Che la possa pagar. Mirtillolascia
Lascia di piè fugace
La disperata traccia
E chi ti cercaabbraccia.
Nè di speranze vane
Ti pasceròMirtillo:
A te stà comandare.
Non è molto lontan chi ti desia.
Se vuoi oraora sia.
Mir.
Non è il mio cor soggetto
D'amoroso diletto.
Cor.
Proval sola una volta
E poi torna al tuo solito tormento
Perche sappi almen dire
Com'è fatto gioire.
Mir.
Corrotto gusto ogni dolcezza abhorre.
Cor.
Fallo almen per dar vita
A chi del sol de' tuo' begli occhi vive.
Crudel; tu sai pur anco
Che cosa è povertate
E l'andar mendicandoah se tu brami
Per te stesso pietate
Non la negare altrui.
Mir.
Che pietà posso dare
Non la potendo havere?
Insomma io son fermato
Di serbar fin ch'io viva
Fede à colei ch'adoroò cruda ò pia
Ch'ella sia stata e sia.
Cor.
Oh veramente cieco ed infelice
Oh stupido Mirtillo
A chi serbi tu fede?
Non volea già contaminarti e pena
Giugner à la tua pena;
Ma troppo sè tradito
Ed ioche t'amosofferir no'l posso.
Credi tu ch'Amarilli
Ti sia cruda per zelo
O di religione ò d'honestate?
Folle sè ben se 'l credi.
Occupata è la stanza
Misero ed à te tocca
Pianger quand'altri ride.
Tu non parli? sè muto?
Mir.
Stà la mia vita in forse
Tra 'l viver e 'l morire
Mentre stà in dubbio il core
Se ciò creda ò non creda;
Però son io così stupido e muto.
Cor.
Dunque tu non me'l credi?
Mir.
S'io tel credessi; certo
Mi vedresti morire; es'egli è vero
I' vo' morire hor'hora.
Cor.
Vivimeschinovivi
Sèrbati à la vendetta.
Mir.
Ma non tel credo e sò che non è vero.
Cor.
Ancor non credie pur cercando vai
Ch'io dica quel che d'ascoltar ti duole.
Vedi tu là quell'antro?
Quello è fido custode
De la fède l'honor de la tua donna.
Quivi di te si ride
Quivi con le tue pene
Si condiscon le gioie
Del fortunato tuo lieto rivale.
Quiviper dirti in somma
Molto sovente suole
La tua fida Amarilli
A rozzo pastorel recarsi in braccio.
Hor vàpiagni e sospira; hor serva fede:
Tu n'hai cotal mercede.
Mir.
Oime Coriscadunque
Il ver mi narri e pur convien ch'i'l creda?
Cor.
Quanto più vai cercando
Tanto peggio udirai
E peggio troverai.
Mir.
E l'hai veduto tuCorisca? ahi lasso.
Cor.
Non pur l'hò vedut'io
Ma tu ancor il potrai
Per te stesso vedereed hoggi à punto
Ch'hoggi l'ordine è datoe questa è l'ora.
Talchese tu t'ascondi
Tra qualch'una di queste
Fratte vicinela vedrai tu stesso
Scender ne l'antro ed indi à poco il vago.
Mir.
Sì tosto hò da morir? Cor. Vedila appunto
Che per la via del tempio
Vien pian piano scendendo.
La vedi tuMirtillo?
E non ti par che mova
Furtivo il piècom'ha furtivo il core?
Hor qui l'attendie ne vedrai l'effetto.
Ci rivedrem da poi.
Mir.
Già ch'io son sì vicino
A chiarirmi del vero
Sospenderò con la credenza mia
E la vita e la morte.



SCENA VII

Amarilli.

NON cominci mortale alcuna impresa
Senza scorta divinaAssai confusa
E con incerto cor quinci partimmi
Per gire al Tempioondemercè del cielo
E ben disposta e consolata i' torno
Ch'a le preghiere mie puree devote
M'è paruto sentir moversi dentro
Un animoso spirito celeste
E rincorarmi e quasi dirChe temi?
Và sicuraAmarilli: E così voglio
Sicuramente andarche 'l ciel mi guida.
Bella madre d'Amore
Favorisci colei
Che 'l tuo soccorso attende.
Donna del terzo giro
Se mai provasti di tuo figlio il foco
Abbi del mio pietate.
Scorgicortese Dea
Con piè veloce e scaltro
Il pastorello à cui la fede hò data.
E tucara spelonca
Sì chiusamente nel tuo sen ricevi
Questa serva d'Amorch'in te fornire
Possa ogni suo desire.
Ma che tardiAmarilli?
Quì non è chi mi vegga ò chi m'ascolti.
Entra sicuramente.
O MirtilloMirtillo
Se di trovarmi quì sognar potessi



SCENA VIII

Mirtillo.

AH pur troppo son desto e troppo miro
Così nato senz'occhi
Foss'io più tostoò più tosto non nato
A chefiero destìnserbarmi in vita
Per condurmi à vedere
Spettacolo sì crudo e sì dolente?
O più d'ogni infernale
Anima tormentata
Tormentato Mirtillo
Non stare in dubbionòla tua credenza
Non sospender già più; tu l'hai veduta
Con gli occhi proprioe con gli orecchi udita.
La tua Donna è d'altrui
Non per legge del mondo
Che la toglie ad ogni altro;
Ma per legge d'Amore
Che la toglie à te solo.
O crudele Amarilli
Dunque non ti bastava
Di dar'à questo misero la morte
S'anco non lo schernivi?
Con quella insidiosa ed incostante
Boccache le dolcezze di Mirtillo
Gradì pur una volta?
Hor l'odiato nome
Che forse ti sovvenne
Per tuo rimordimento
Non hai voluto à parte
De le dolcezze tuede le tue gioie
E 'l vomitasti fuore
Ninfa crudelper non l'haver nel core.
Ma che tardiMirtillo?
Colei che ti dà vita
A te l'ha tolta e l'ha donata altrui;
E tu vivimeschino? e tu non mori?
MoriMirtillomori
Al tormentoal dolore
Com'al tuo bencom'al gioir sè morto.
Morimorto Mirtillo:
Hai finita la vita
Finisci anco il tormento.
Escimisero amante
Di questa dura & angosciosa morte
Che per maggior tuo mal ti tiene in vita.
Ma che? debb'io morir senza vendetta?
Farò prima morir chi mi dà morte.
Tanto in me si sospenda
Il desio di morire
Che giustamente habbia la vita tolta
A chi m'ha tolto ingiustamente il core.
Ceda il doloreà la vendettaceda
La pietate à lo sdegno
E la morte à la vita
Fin ch'habbia con la vita
Vendicata la morte.
Non beva questo ferro
Del suo signor l'invendicato sangue
E questa man non sia
Ministra di pietate
Che non sia prima d'ira.
Ben ti farò sentire
Chiunque sè che del mio ben gioisci
Nel precipizio mio la tua ruina.
M'appiatterò qui dentro
Nel medesmo cespuglioecome prima
A la caverna avvicinar vedrollo
Improvviso assalendolonel fianco
Il ferirò con questo acuto dardo.
Ma non sarà viltà ferir altrui
Nascosamente? sì sfidalo adunque
A singolar contesaove virtute
Del tuo giusto dolor possa far fede.
Noche potrebbon di leggieri in questo
Locoà tutti sì noto e sì frequente
Accorrere i pastori ed impedirci
E ricercar'ancorche peggio fora
La cagion che mi move: e s'io la nego
Malvagioe s'io la fingosenza fede
Ne sarò riputatoe s'io la scopro
D'eterna infamia rimarrà macchiato
De la mia donna il nomein cui ben ch'io
Non ami quel che veggioalmen quell'amo
Che sempre volli e vorrò fin ch'i' viva
E che sperai e che veder devrei.
Moia dunque l'adultero malvagio
Ch'a lei l'honoreà me la vita invola
Mase l'uccido quinon sarà il sangue
Chiaro indizio del fatto? E che tem'io
La pena del morirse morir bramo?
A l'homicidioalfin fatto palese
Scoprirà la cagione; onde cadrai
Nel medesmo periglio de l'infamia
Che può venirne à questa ingrata; hor entra
Ne la spelonca e quì l'assaliè buono
Questo mi piace entrerò cheto cheto
Sì ch'ella non mi sentae credo bene
Che ne la più segreta e chiusa parte
Come accennò di far ne detti suoi
Si sarà ricovrataond'io non voglio
Penetrar molto à dentro. Una fessura
Fatta nel sasso e di frondosi rami
Tutta copertaà man sinistra à punto
Si trova à piè de l'alta scesa: quivi
Più che si può tacitamente entrando
Il tempo attenderò di dar effetto
A quel che bramoil mio nemico morto
A la nemica mia porterò innanzi:
Così d'ambidue lor farò vendetta;
Indi trapasserò col ferro stesso
A me medesmo il pettoe tre saranno
Gli estintiduo dal ferrouna dal duolo.
Vedrà questa crudele
De l'amante gradito
Non men che del tradito
Tragedia miserabile e funesta;
E sarà questo speco
Ch'esser dovea de le sue gioie albergo
Così de l'un come de l'altro amante
Equel che più desio
De le vergogne sue tombae sepolcro.
Ma voiorme già tanto in van seguìte
Così fido sentiero
Voi mi segnate? à così caro albergo
Voi mi scorgete? e pur v'inchino e seguo.
O CoriscaCorisca
Or sì m'hai detto il verohor sì ti credo.



SCENA IX

Satiro.

Costui crede à Corisca? e segue l'orme
Di lei ne la spelonca d'Ericina?
Stupido è ben chi non intende il resto.
Ma certo e' ti bisogna haver gran pegno
De la sua fede in manse tu le credi
E stretta lei con più tenaci nodi
Che non ebb'io quando nel crin la presi.
Ma nodi più possenti in lei dei doni
Certo avuto non hai. Questa malvagia
Nemica d'honestatehoggi à costui
S'è venduta al suo solitoe quì dentro
Si paga il prezzo del mercato infame.
Ma forse costà giù ti mandò il cielo
Per tuo castigo e per vendetta mia.
Da le parole di costui si scorge
Ch'egli non crede invanoe le vestigia
Che vedute ha di leison chiari indizi
Ch'ella è già ne lo speco. Or fa' un bel colpo:
Chiudi il foro dell'antro con quel grave
E soprastante sassoacciò che quinci
Sia lor negata di fuggir l'uscita.
Poi vannee 'l Sacerdote e' suoi ministri
Per la strada del colle à pochi nota
Conducie fàlla prendereesecondo
La leggee i suoi misfattialfin morire.
E so ben io ch'à Coridone già diede
La fede maritaleil qual si tace
Perche teme di meche minacciato
L'hò molte volte. Oggi farò ben io
Ch'egli di duo vendicherà l'oltraggio.
Non vo' perder più tempoun sodo tronco
Schianterò da quest'elce... à punto questo
Fia buono...ond'io potrò più prontamente
Smover'il sasso. Oh com'è grave oh come
È ben affisso Qui bisogna il tronco
Spinger di forza e penetrar sì dentro
Che questa mole alquanto si divella.
Il consiglio fù buono. Anco si faccia
Il medesmo di quà. Come s'appoggia
Tenacemente. È più dura l'impresa
Di quel che mi pensava. Ancor non posso
Svellerlonè per urto anco piegarlo.
Forse il mondo è qui dentro? ò pur mi manca
Il solito vigor? Stelle perverse
Che machinate? il moverò mal grado.
Maladetta Corisca equasi dissi
Quante femmine ha il mondo O Pan Liceo
O Pan che tutto puoiche tutto sei
Moviti à prieghi miei:
Fosti amante ancor tu di cor protervo.
Vendica ne la perfida Corisca
I tuoi scherniti amori.
Così virtù del tuo gran nume il movo
Così in virtù del tuo gran nume e' cade.
La mala volpe è ne la tana chiusa.
Or le si darà il focoov'io vorrei
Veder quante son femmine malvage
In un incendio solo arsee distrutte.
CHORO
COME sè grande Amore
Di natura miracolo e del mondo.
Qual cor sì rozzo ò qual sì fiera gente
Il tuo valor non sente?
Ma qual sì scaltro ingegno e sì profondo
Il tuo valor intende?
Chi sà gli ardori che 'l tuo foco accende
Importunie lascivi
Dirà spirto mortal tu regni e vivi
Ne la corporea salma
Ma chi sà poi come à virtù l'amante
Si desti e come soglia
Farsi al suo focoogni (sfrenata voglia
Subito spenta) pallido e tremante
Dirà: Spirto immortalehai tu ne l'alma
Il tuo solo e santissimo ricetto.
Raro mostro e mirabiled'humano
E di divino aspetto;
Di veder cieco e di saver insano;
Di senso e d'intelletto
Di ragion e desio confuso affetto
E talehai tu l'impero
De la terra e del ciel ch'à te soggiace.
Ma dirò (con tua pace)
Miracolo più altero
(Hà di te il mondo e più stupendo assai
Però che quanto fai
Di maraviglia e di stupor tra noi
Tutto in virtù di bella donna puoi.
O donnaò don del cielo
Anzi pur di colui
Che 'l tuo leggiadro velo
Fe'd'ambo creatorpiù bel di lui
Qual cosa non hai tu del ciel più bella?
Ne la sua vasta fronte
Mostruoso Ciclopeun occhio ei gira
Non di luce à chi 'l mira
Ma d'alta cecità cagione e fonte.
Se sospiraò favella
Com'irato leon rugge e spaventa;
E non più cielma campo
Di tempestosa ed horrida procella
Col fiero lampeggiar folgori avventa.
Tu col soave lampo
E con la vista angelica amorosa
Di duo soli visibili e sereni
L'anima tempestosa
Di chi ti miraacqueti e rassereni.
E suono e moto e lume
E valor e bellezza e leggiadria
Fan sì dolce armonia nel tuo bel viso
Che 'l cielo invan presume
(se 'l cielo è pur men bel del paradiso)
Di pareggiarsi à tecosa divina.
E ben ha gran ragione
Quell'altero animale
Ch'huomo s'appella ed à cui pur s'inchina
Ogni cosa mortale
Se mirando di te l'alta cagione
T'inchina e cede es'ei trionfae regna
Non è perche di scettro ò di vittoria
Sij tu di lui men degna
Ma per maggior tua gloria
Che quanto il vinto è di più pregiotanto
Più glorioso è di chi vince il vanto.
Ma che la tua beltate
Vinca con l'huomo ancor l'umanitate
Hoggi ne fa Mirtillo à chi nol crede
Maravigliosa fede.
E mancava ben questo al tuo valore
Donna di far senza speranza amore.



ATTO IV

SCENA I

Corisca.

Tanto in condur la semplicetta al varco
Hebbi pur dianzi il cor fisso e la mente
Che di pensar non mi sovvenne mai
De la mia cara chiomache rapita
M'ha quel brutto villanoe com'io possa
Ricoverarla. Oquanto mi fù grave
D'avermi à riscattar con sì gran prezzo
E con sì caro pegno Ma fù forza
Uscir di man de l'indiscreta bestia
Chequantunque egli sia più d'un coniglio
Pusillanimo assaim'havria potuto
Far nondimeno mille oltraggi e mille
Fiere vergognei l'hò schernito sempre
E fin che sangue hà ne le vene avuto
Come sansuga l'hò succiato. Hor duolsi
Che più non l'amie di dolersi havrebbe
Giusta cagionse mai l'havessi amato:
Amar cosa inamabile non puossi.
Com'erba che fù dianzià chi la colse
Per uso salutiferosì cara
Poi che 'l succo n'è trattoinutil resta
E come cosa fracida s'abhorre
Così costuipoi che spremuto hò quanto
Era di buono in luiche far ne debbo
Se non gettarne il fraccidume al ciacco?
Hor vo' veder se Coridone è sceso
Ancor ne la spelonca. Ohche fia questo?
Che novità vegg'io? son desta ò sogno?
O son ebbraò traveggio? sò pur certo
Ch'era la bocca di quest'antro aperta
Guari non hàcom'ora è chiusa? e come
Questa pietra sì grave e tanto antica
A lo 'mprovviso è ruinata à basso?
Non s'è già scossa di tremuoto udita.
Sapessi almen se Coridon v'è chiuso
Con Amarilliche del resto poi
Poco mi curerei. Dovria pur egli
Esser giunto hoggimaisì buona pezza
È che partìse ben Lisetta intesi.
Chi sa che non sia dentro e che Mirtillo
Così non gli habbia amendue chiusi? Amore
Punto da sdegno il mondo anco potrebbe
Scuoternon ch'una pietra. Se ciò fosse
Già non havria potuto far Mirtillo
Più secondo il mio corse nel suo core
Fosse Corisca in vece d'Amarilli.
Meglio sarà che per la via del monte
Mi conduca ne l'antro e 'l ver n'intenda.



SCENA II

DorindaLinco.

Dor.
E Conosciuta certo
Tu non m'aveviLinco?
Lin.
Chi ti conoscerebbe
Sotto queste sì rozzeorride spoglie
Per Dorinda gentile?
S'io fossi un fiero cancome son Linco
Mal grado tuo t'avrei
Troppo ben conosciuta.
Oche veggio? òche veggio?
Dor.
Un affetto d'amor tu vediLinco
Un effetto d'amare
Misero e singolare.
Lin.
Una fanciullacome tusì molle
E tenerella ancora
Ch'eri pur dianzi (si può dir) bambina;
E mi par che pur ieri
T'havessi tra le braccia pargoletta
Ele tenere piante
Reggendot'insegnassi
A formar babbo e mamma
Quando à i servigi del tuo padre i' stava;
Tu che qual damma timida solevi
Prima ch'amor sentissi
Paventar d'ogni cosa
Ch'à lo 'mprovviso si movesseogn'aura
Ogn'augellin che ramo
Scotesseogni lucertola che fuori
De la fratta corresse
Ogni tremante foglia
Ti facea sbigottire;
Hor vai soletta errando
Per montagne e per boschi
Nè di fera hai paura nè di veltro?
Dor.
Chi è ferito d'amoroso strale
D'altra piaga non teme.
Lin.
Ben ha potuto in teDorindaamore
Poi che di donna in huomo
Anzi di donna in lupo ti trasforma.
Dor.
Oh se qui dentroLinco
Scorger tu mi potessi
Vedresti un vivo lupo
Quasi agnella innocente
L'anima divorarmi.
Lin.
E qual è il lupo? Silvio? Dor. Ah tu l'hai detto.
Lin.
E tupoi ch'egli è lupo
In lupa volentier ti sè cangiata
Perchese non l'ha mosso il viso humano
Il mova almen questo ferinoe t'ami.
Ma dimmi: ove trovasti
Questi ruvidi panni?
Dor.
I' ti dirò. Mi mossi
Stamani assai per tempo
Verso là dove inteso havea che Silvio
A piè de l'Erimanto
Nobilissima caccia
Al fier cignale apparecchiata havea;
Ene l'uscir de l'Eliceto à punto
Quinci non molto lunge
Verso il rigagno che dal poggio scende
Trovai Melampoil cane
Del bellissimo Silvioche la sete
Quivicome cred'ios'havea già tratta
E nel prato vicin posando stava.
Ioch'ogni cosa del mio Silvio hò cara
E l'ombra ancor del suo bel corpo e l'orma
Del piè leggiadronon che 'l can da lui
Cotanto amatoinchino
Subitamente il presi:
Ed eisenza contrasto
Qual mansueto agnel meco ne venne.
Ementre i' vò pensando
Di ricondurlo al suo signore e mio:
Sperando farcon dono à lui sì caro
De la sua grazia acquisto
Eccolo à punto che venia diritto
Cercandone i vestigie qui fermossi.
Caro Linconon voglio
Perder tempo in ridir minutamente
Quello ch'è tra noi passato
Ti dirò benper ispedirmi in breve
Chedopo un lungo giro
Di mentite promesse e di parole
Mi s'è involato il crudo
Pien d'ira e di disdegno
Col suo fido Melampo
E con la cara mia dolce mercede.
Lin.
Oh dispietato Silviooh garzon fiero
E tu che festi allor? non ti sdegnasti
De la sua fellonia?
Dor.
Anzicome s'à punto
Il foco del suo sdegno
Fosse stato al mio cor foco amoroso
Crebbe per l'ira sua l'incendio mio
Etuttavia seguendone i vestigi
E pur verso la caccia
L'interrotto cammin continuando
Non molto lunge il mio Lupin raggiunsi
Che quinci poco prima
Di me s'era partito; onde mi venne
Tosto pensier di travestirmi e 'n questi
Abiti suoi servili
Nascondermi sì benche trà pastori
Potessi per pastore esser tenuta
E seguir e mirar comodamente
Il mio bel Silvio. Lin. E 'n sembianza di lupo
Tu sè ita à la caccia
E t'han veduta i cani e quinci salva
Sè ritornata? Hai fatto assaiDorinda.
Dor.
Non ti maravigliarLincoche i cani
Non potean far'offesa
A chi del signor loro
È destinata preda.
Quivi confusa in frà la spessa turba
De' vicini pastori
Ch'eran concorsi à la famosa caccia
Stav'io fuor de le tende
Spettatrice amorosa
Via più del cacciator che de la caccia.
A ciascun moto de la fera alpestre
Palpitava il cor mio;
A ciascun atto del mio caro Silvio
Correa subitamente
Con ogni affetto suo l'anima mia.
Ma il mio sommo diletto
Turbava assai la paventosa vista
Del terribil Cignale
Smisurato di forza e di grandezza.
Come rapido turbo
D'impetuosae subita procella
Che tetti e piante e sassie ciò ch'incontra
In poco giroin poco tempo atterra;
Cosìà un solo rotar di quelle zanne
E spumose e sanguigne
Si vedean tutti insieme
Cani uccisiaste rottehuomini offesi.
Quante volte bramai
Di patteggiar con la rabbiosa fera
Per la vita di Silvio il sangue mio
Quante volte d'accorrervi e di fare
Con questo petto al suo buon petto scudo
Quante volte dicea
Fra me stessa perdona
Fiero cignalperdona
Al delicato sen del mio bel Silvio.
Così meco parlava
Sospirando e pregando
Quand'egli di squamosa e dura scorza
Il suo Melampo armato
Contra la fera impetuoso spinse
Che più superba ogn'hora
S'havea fatta d'intorno
Di molti uccisi cani e di feriti
Pastori orrida strage.
Linconon potrei dirti
Il valor di quel cane
E ben ha gran ragion Silvio se l'ama.
Come irato leon che 'l fiero corno
De l'indomito Tauro
Ora incontriora fugga;
Una sola fiata che nel tergo
Con le robuste branche l'afferri
Il ferma sìch'ogni poter n'emunge:
Tale il forte Melampo
Fuggendo accortamente
Gli spessi giri e le mortali rote
Di quella fera mostruosaalfine
L'assannò ne l'orecchia
Edopo averla impetuosamente
Prima crollata alquante volte e scossa
Ferma la tenne sìche potea farsi
Nel vasto corpo suoquantunque altrove
Leggermente ferito
Di ferita mortal certo disegno.
Alhor subitamente il mio bel Silvio
Invocando Diana:
Drizza tu questo colpo
Dissech'à te fo voto
Di sacrarsanta Deal'orribil teschio.
E'n questo dirda la faretra d'oro
Tratto un rapido strale
Fin da l'orecchia al ferro
Tese l'arco possente
E nel medesmo punto
Restò piagato ove confina il collo
Con l'homero sinistro il fier cinghiale
Il qual subito cadde. I' respirai
Vedendo Silvio mio fuor di periglio.
O fortunata fera
Degna d'uscir di vita
Per quella man che 'nvola
Sì dolcemente il cor dai petti humani
Lin.
Ma che sarà di quella fera uccisa?
Dor.
No'l soperche men venni
Per non esser vedutainnanzi à tutti;
Ma crederò che porteranno in breve
Secondo il voto del mio Silvio il teschio
Solennemente al tempio.
Lin.
E tu non vuoi uscir di questi panni?
Dor.
Sì voglio; ma Lupino
Ebbe la veste mia con l'altro arnese
E disse d'aspettarmi
Con essi al fontee non ve l'hò trovato.
Caro Lincose m'ami
Va' tu per queste selve
Di lui cercandoche non può già molto
Esser lontanoi' poserò frattanto
Là in quel cespuglio: il vedi? Ivi t'attendo
Ch'io son da la stanchezza
Vinta e dal sonnoe ritornar non voglio
Con queste spoglie à casa.
Lin.
Io vo. Tu non partire
Di là fin ch'io non torni.



SCENA III

ChoroErgasto.

[Cho.]
PASTORI havete inteso
Che 'l nostro semideofiglio ben degno
Del gran Montano e degno
Discendente d'Alcide
Hoggi n'ha liberati
Da la fera terribileche tutta
Infestava l'Arcadia;
E che già si prepara
Di sciôrne il voto al tempio.
Se grati esser vogliamo
Di tanto beneficio
Andiamo tutti ad incontrarloe come
Nostro liberatore
Sia da noi onorato
Con la linguae col core.
Eben che d'alma valorosae bella
L'honor sia poco pregioè però quello
Che si può dar maggiore
A la virtute in terra.
Erg.
O sciagura dolente ò caso amaro
O piaga immedicabilee mortale
O sempre acerbo e lagrimevol giorno
Cho.
Qual voce odo di pianto e d'horror piena?
Erg.
Stelle nemiche à la salute nostra
Così la fè schernite?
Così il nostro sperar levaste in alto
Perche poscia cadendo
Con maggior pena il precipizio havesse?
Cho.
Questi mi par Ergastoe certo è desso.
Erg.
Ma perche il cielo accuso?
Te pur accusaErgasto;
Tu solo avvicinasti
L'esca pericolosa
Al focile d'Amortu il percotesti
E tu sol ne traesti
Le favilleonde è nato
L'incendio inestinguibile e mortale.
Ma sallo il cielse da buon fin mi mossi
E se fù sol pietà che mi c'indusse.
O sfortunati amanti
O misera Amarilli
O Titiro infelice ò orbo padre
O dolente Montano
O desolata Arcadia ò noi meschini
O finalmentemisero e infelice
Quant'hò veduto e veggio
Quanto parloquant'odo e quanto penso
Cho.
Oime qual fia cotesto
Sì misero accidente
Che'n sè comprende ogni miseria nostra?
Andiampastoriandiamo
Verso di luich'a punto
Egli ci vien incontraeterni numi
Ah Non è tempo ancora
Di rallentar lo sdegno?
DinneErgasto gentile:
Qual fiero caso à lamentar ti mena?
Che piangi?
Erg.
Amici cari
Piango la miapiango la vostrapiango
La ruina d'Arcadia.
Cho.
Oime che narri?
Erg.
È caduto il sostegno
D'ogni nostra speranza.
Cho.
Deh parlaci più chiaro.
Erg.
La figliuola di Titiroquel solo
Del suo ceppo cadente e del cadente
Padre appoggio e rampollo;
Quell'unica speranza
De la nostra salute
Ch'al figlio di Montano era
Destinata dal ciel e promessa in terra
Per liberar con le sue nozze Arcadia;
Quella Ninfa celeste
Quella saggia Amarilli
Quell'esempio d'honore
Quel fior di castitate;
Oime quella... ah mi scoppia
Il core à dirlo. Cho. È morta?
Erg.
Noma sta per morire.
Cho.
Oime che intendo? Erg. e nulla ancor intendi
Peggio è che more infame.
Cho.
Amarillide infame? e comeErgasto?
Erg.
Trovata con l'adultero. E se quinci
Non partite sì tosto
La vedrete condurre
Cattiva al tempio. Cho. ò bella e singolare
Ma troppo malagevole virtute
Del sesso femminileò pudicizia
Come hoggi sè si rara
Dunque non si dirà donna pudica
Se non quella che mai
Non fù sollecitata?
Oh secolo infelice
Erg.
Veramente potrassi
Con gran ragione havere
D'ogn'altra donna l'honestà sospetta
Se dishonesta l'honestà si trova.
Cho.
Deh cortese pastornon ti sia grave
Di raccontarci il tutto.
Erg.
Io vi dirò. Stamane assai per tempo
Venne (come sapete) il Sacerdote
A visitar con l'infelice padre
De la misera Ninfail sagro tempio
Da un medesmo pensier ambidue mossi
D'agevolar co' prieghi
Le nozze de' lor figli
Da lor bramate tanto.
Per questo solo in un medesmo tempo
Fûr le vittime offerte
E fatto il sacrificio
Solennemente e con sì lieti auspizi
Che non fur viste mai
Nè viscere più belle
Nè fiamma più sinceraò men turbata;
Ondeda questi segni
Mossoil cieco indovino:
Hoggi disse à Montano
Sarà il tuo Silvio amante; e la tua figlia
HoggiTitirosposa.
Vanne tu tosto à preparar le nozze.
Oh insensate e vane
Menti degli indovini e tu di dentro
Non men che di fuor cieco
S'à Titiro l'esequie
In vece de le nozze havessi detto
Ti potevi ben dir certo indovino.
Già tutti consolati
Erano i circostantie i vecchi padri
Piangean di tenerezza
E partito era già Titiroquando
Furon nel tempio horribilmente uditi
Di subito e veduti
Sinistri auguri e paventosi segni
Nunzi de l'ira sacra
Ai qualioime s'attonito e confuso
Restasse ogn'un dopo sì bel principio
Pensatel voicari pastori. Intanto
S'erano i sacerdoti
Nel sacrario maggior soli rinchiusi;
E mentreessi di dentro e noi di fuori
Lagrimosie divoti
Stavamo intenti à le preghiere sante
Ecco il malvagio Satiroche chiede
Con molta fretta e per instante caso
Dal sacerdote udienza. Eperche questa
Ècome voi sapete
Mia curafui quell'ioche l'introdussi.
Ed egli (ahben ha ceffo
Da non portar altra novella) disse:
Padris'ai vostri voti
Non rispondon le vittime e gli incensi
Se sopra i vostri altari
Splende fiamma non pura
Non vi maravigliate. Impuro ancora
È quel che si commette
Hoggi contra la legge
Ne l'antro d'Ericina.
Una perfida Ninfa
Con l'adultero infame ivi profana
A voi la leggealtrui la fede rompe.
Vengan meco i ministri:
Mostrerò lor di prenderli su'l fatto
Agevolmente il modo.
Alhora (o mente humana
Come nel tuo destino
Sè tu stupida e cieca)
Respirarono alquanto
Gli afflittie buoni padri
Parendo lor che fosse
Trovata la cagionche pria sospesi
Gli ebbe à tener nel sacro ufficio infausto;
Onde subitamente il Sacerdote
Al ministro maggiorNicandro impose
Che sen gisse col Satiro e cattivi
Conducesse ammendue gli amanti al tempio.
Ond'ei da tutto il choro
De' ministri accompagnato
Per quella obliquae tenebrosa via
Ch'avea mostrato il Satiro malvagio
Tenebrosa ed obliqua
Si condusse ne l'antro.
La giovane infelice
Forse da lo splendor de le facelle
D'improvviso assalita e spaventata
Uscendo fuor d'una riposta cava
Ch'è nel mezzo de l'antro
Si provò di fuggircome cred'io
Verso cotesta uscitache fù dianzi
Dal troppo accorto Satiroe sagace
Com'e' ci dissechiusa.
Cho.
Ed egliintantoche facea? Erg. Partissi
Subito che 'l sentiero
Hebbe scorto à Nicandro.
Non si può dir fratelli
Quanto rimase ognuno
Stupefatto ed attonitovedendo
Che quella era la figlia
Di Titirola quale
Non fù sì tosto presa
Che subito v'accorse
Ma non saprei già dirvionde s'uscisse
L'animoso Mirtillo
E per ferir Nicandro
Il dardo ond'era armato
Impetuoso spinse:
E se giungeva il ferro
Là 've la mano il destinòNicandro
Hoggi vivo non fôra.
Ma in quel medesmo punto
Che drizzò l'uno il colpo
S'arretrò l'altro. O fosse caso ò fosse
Avvedimento accorto
Sfuggì il ferro mortale
Lasciando il pettoche diè luogointatto;
E ne l'irsuta spoglia
Non pur finì quel periglioso colpo
Ma s'intricònon so dir comein modo
Chenol potendo ricovrarMirtillo
Restò cattivo anch'egli.
Cho.
E di lui che seguì? Erg. Per altra via
Nel condussero al tempio.
Cho.
E per far che? Erg. Per meglio trar da lui
Di questo fatto il vero. E chi sa? forse
Non merta impunità l'haver tentato
Di por man ne' ministri e 'ncontra loro
La maestà sacerdotale offesa.
Havessi almen potuto
Consolarloil meschino
Cho.
E perche non potesti?
Erg.
Perche vieta la legge
Ai ministri minori
Di favellar co' rei.
Per questo sol mi sono
Dilungato dagli altri;
E per altro sentiero
Mi vò condurre al tempio
E con prieghi e con lagrime devote
Chieder al ciel ch'à più sereno stato
Giri questa oscurissima procella.
À Diocari pastori
Restate in pacee voi co' prieghi nostri
Accompagnate i vostri.
Cho.
Così farempoi che per noi fornito
Sarà verso il buon Silvio il nostro à lui
Così devoto officio.
O Dei del sommo cielo
Deh mostratevi ormai
Con la pietànon col furoreeterni.



SCENA IV

Corisca.

Cingetemi d'intorno
O trionfanti allori
Le vincitrici e gloriose chiome.
Oggi felicemente
Hò nel campo d'Amor pugnato e vinto;
Hoggi il cielo e la terra
E la natura e l'arte
E la fortuna e 'l fato
E gli amici e i nemici
Han per me combattuto.
Anco il perverso Satiroche tanto
M'ha pur in odiohammi giovatocome
Se parte anch'egli in favorirmi havesse.
Quanto meglio dal caso
Mirtillo fù nella spelonca tratto
Che non fù Coridon dal mio consiglio
Per far più verisimile e più grave
La colpa d'Amarilli Eben che seco
Sia preso anco Mirtillo
Ciò non importa: e' fiè ben anco sciolto
Che solo è de l'adultera la pena.
Oh vittoria solenneoh bel trionfo
Drizzatemi un trofeo
Amorose menzogne
Voi sete in questa linguain questo petto
Forze sopra natura onnipotenti.
Ma che tardiCorisca?
Non è tempo da starsi:
Allontànati purfin che la legge
Contra la tua rivale hoggi s'adempia
Però che del suo fallo
Graverà te per iscolpar se stessa
E vorrà forse il sacerdoteprima
Che far altro di lei
Saper di ciò per la tua lingua il vero.
Fuggi dunqueCoriscaà gran periglio
Và per lingua mendace
Chi non ha il piè fugace.
M'asconderò tra queste selvee quivi
Starò fin che sia tempo
Di venir à goder de le mie gioie.
Oh felice Corisca
Chi vide mai più fortunata impresa?



SCENA V

NicandroAmarilli.

[Nic.]
Ben duro cor havrebbeò non havrebbe
Più tosto cor nè sentimento humano
Chi non havesse del tuo mal pietate
Misera ninfae non sentisse affanno
De la sciagura tua tanto maggiore
Quanto men la pensò chi più la 'ntende:
Che 'l veder sol cattiva una donzella
Venerabile in vista e di sembiante
Celeste e degna à cui consagri il mondo
Per divina beltàvittime e Tempi
Condur vittima al Tempioè cosa certo
Da non veder se non con occhi molli.
Ma chi sà poi di tecome sè nata
Ed à che fin sè natae che sè figlia
Di Titiro e che nuora di Montano
Esser dovevie ch'ambidue pur sono
Questi d'Arcadia i più pregiatie chiari
Non so se debbia dir pastori ò padri;
E che tale e che tanta e sì famosa
E sì vaga donzellae sì lontana
Dal natural confin de la tua vita
Così t'appressi al rischio de la morte;
Chi sà questo e non piange e non sen duole
Huomo non èma fera in volto humano.
Am.
Se la miseria mia fosse mia colpa
Nicandroe fossecome credieffetto
Di malvagio pensiero
Siccome in vista pard'opra malvagia;
Men grave assai mi fora
Che di grave fallire
Fosse pena il morire
E ben giusto sarebbe
Che dovesse il mio sangue
Lavar l'anima immonda
Placar l'ira del cielo
E dar suo dritto à la giustizia humana.
Così pur i' potrei
Quetar l'anima afflitta
Econ un giusto sentimento interno
Di meritata morte
Mortificando i sensi
Avvezzarmi al morire
E con tranquillo varco
Passar fors'anco à più tranquilla vita.
Ma troppooimeNicandro
Troppo mi pesa in sì giovane etate
In sì alta fortuna
Il dover così subito morire
E morir innocente.
Nic.
Piacesse al ciel che gli huomini più tosto
Havesser contra teninfapeccato
Che tu peccato incontra 'l cielo havessi
Ch'assai più agevolmente hoggi potremmo
Ristorar te del violato nome
Che lui placar del violato nume.
Ma non sò già veder chi t'habbia offesa
Se non te stessa tumisera ninfa.
Dimmi: non sè tu stata in loco chiuso
Trovata con l'adultero? e con lui
Sola con solo? e non sè tu promessa
Al figlio di Montano? e tu per questo
Non hai la fede marital tradita?
Come dunque innocente? Am. e purin tanto
E sì grave fallircontra la legge
Non hò peccatoed innocente sono.
Nic.
Contra la legge di natura forse
Non hai Ninfapeccato; Amase piace;
Ma ben hai tu peccato incontra quella
Degli huomini e del cieloAmase lice.
Am.
Han peccato per me gli huomini e 'l cielo
Se pur è ver che di la sù derivi
Ogni nostra ventura;
Ch'altri che'l mio destino
Non può voler che sia
Il peccato d'altruila pena mia.
Nic.
Ninfache parli? frena
Frena la linguada soverchio sdegno
Trasportata là dove
Mente devota à gran fatica sale.
Non incolpar le stelle:
Che noi soli à noi stessi
Fabbri siam pur de le miserie nostre.
Am.
Già nel ciel non accuso
Altro che 'l mio destino empio e crudele;
Mapiù del mio destino
Chi m'ha ingannata accuso.
Nic.
Dunque te solche t'ingannastiaccusa.
Am.
M'ingannai sìma ne l'inganno altrui.
Nic.
Non si fà inganno à cui l'inganno è caro.
Am.
Dunque m'hai tu per impudica tanto.
Nic.
Ciò non sò dirti: à l'opra pure il chiedi.
Am.
Spesso del cor segno fallace è l'opra.
Nic.
Pur l'opra soloe non il corsi vede.
Am.
Con gli occhi de la mente il cor si vede.
Nic.
Ma ciechi sonse non gli scorge il senso.
Am.
Se ragion nol governaingiusto è il senso.
Nic.
E ingiusta è la ragionse dubbio è il fatto.
Am.
Comunque siasò ben che 'l core hò giusto.
Nic.
E chi ti trassealtri che tune l'antro?
Am.
La mia semplicitadee 'l creder troppo.
Nic.
Dunque à l'amante l'honestà credesti?
Am.
A l'amica infedelnon à l'amante.
Nic.
A qual amica? à l'amorosa voglia?
Am.
A la suora d'Orminche m'ha tradita.
Nic.
Oh dolce con l'amante esser tradita
Am.
Mirtillo entròche nol sepp'ione l'antro.
Nic.
Come dunque v'entrasti? ed à qual fine?
Am.
Basta che per Mirtillo io non v'entrai.
Nic.
Convinta seis'altra cagion non rechi.
Am.
Chiedasi à lui de l'innocenza mia.
Nic.
A lui che fù cagion de la tua colpa?
Am.
Ellache mi tradìfede ne faccia.
Nic.
E qual fede può far chi non hà fede?
Am.
Io giurerò nel nome di Diana.
Nic.
Spergiurato pur troppo hai tu con l'opre.
Ninfanon ti lusingo e parlo chiaro
Perche poscia confusa al maggior uopo
Non abbi à restar tu. Questi son sogni.
Onda di fiume torbido non lava
Nè torto cor fa parlar dritto; edove
Il fatto accusaogni difesa offende.
Tu la tua castità guardar dovevi
Più de la luce assai degli occhi tuoi.
Che pur vaneggi? à che te stessa inganni?
Am.
Così dunque morireoime Nicandro
Così morir debb'io?
Nè sarà chi m'ascolti ò mi difenda?
Così da tutti abbandonata e priva
D'ogni speranza? accompagnata solo
Da un'estremainfelice
E funesta pietà che non m'aita?
Nic.
Ninfaqueta il tuo core;
E se 'n peccar sì poco saggia fusti
Mostra almen senno in sostener l'affanno
De la fatal tua pena.
Drizza gli occhi nel cielo
Se derivi dal cielo.
Tutto quelche c'incontra
O di bene ò di male
Sol di là su derivacome fiume
Nasce da fonteò da radice pianta;
E quanto quì par male
Dove ogni ben con molto male è misto
È ben là sùdov'ogni ben s'annida.
Sallo il gran Gioveà cui pensiero humano
Non è nascosto; sallo
Il venerabil nume
Di quella Dea di cui ministro i' sono
Quanto di te m'incresca;
Ese t'hò col mio dir così trafitta
Hò fatto come suol medica mano
Pietosamente acerba
Che và con ferro ò stilo
La latebre tentando
Di profonda ferita
Ov'ella è più sospetta e più mortale.
Quètati dunque homai
Nè voler contrastar più lungamente
A quel ch'è già di te scritto nel cielo.
Am.
Oh sentenza crudele
Ovunque ella sia scrittaò 'n cielo ò 'n terra
Ma in ciel già non è scritta
Che là su nota è l'innocenza mia.
Ma che mi valse pur convien ch'i' mora:
Ahiquesto è pure il duro passo ahiquesto
È pur l'amaro caliceNicandro
Deh per quella pietà che tu mi mostri
Non mi condurti prego
Sì tosto al tempio. Aspetta ancoraaspetta.
Nic.
O NinfaNinfa à chi 'l morir è grave
Ogni momento è morte.
Che tardi tu il tuo male?
Altro mal non ha morte
Che 'l pensar à morire.
E chi morir pur deve
Quanto più tosto more
Tanto più tosto al suo morir s'invola.
Am.
Mi verrà forse alcun soccorso intanto.
Padre miocaro padre
E tu ancor m'abbandoni?
Padre d'unica figlia
Così morir mi lasci e non m'aiti?
Almen non mi negar gli ultimi baci.
Ferirà pur duo petti un ferro solo;
Verserà pur la piaga
Di tua figlia il tuo sangue.
Padreun tempo sì dolce e caro nome
Ch'invocar non soleva indarno mai
Così le nozze fai
De la tua cara figlia?
Sposa il mattinoe vittima la sera?
Nic.
Deh non penar piùninfa.
A che tormenti indarno
E te stessa ed altrui?
È tempo homai che ti conduca al tempio
Nè'l mio debito vuol che più s'indugi.
Am.
Dunque à Dio care selve
Care mie selveà Dio;
Ricevete questi ultimi sospiri:
Fin chesciolta da ferro ingiusto e crudo
Torni la mia fredd'ombra
A le vostr'ombre amate
Che nel penoso inferno
Non può gir innocente
Nè può star tra beati
Disperata e dolente.
O MirtilloMirtillo
Ben fù misero il dì che pria ti vidi
E 'l dì che pria ti piacqui
Poi che la vita mia
Più cara à te che la tua vita assai
Così pur non dovea
Per altro esser tua vita
Che per esser cagion de la mia morte.
Cosìchi 'l crederia?
Per te dannata more
Coleiche ti fù cruda
Per viver innocente.
O per me troppo ardente
E per te poco ardito; era pur meglio
O peccarò fuggire.
In ogni modoi' moroe senza colpa
E senza frutto e senza tecor mio.
Oime morooime Mirtillo. Nic. Certo ella more.
Oh meschina accorrete
Sostenetela mecoò fiero caso
Nel nome di Mirtillo
Ha finito il suo corso
E l'amor e'l dolor ne la sua morte
Hà prevenuto il ferro.
Oh misera donzella
Pur vive ancorae sento
Al palpitante cor segni di vita.
Portiamla al fonte qui vicino. Forse
Rivocheremo in lei
Con l'onda fresca gli smarriti spirti.
Ma chi sà che non sia
Opra di crudeltà l'esser pietoso
A chi muor di dolore
Per non morir di ferro?
Comunque siapur si soccorra e quello
Facciasiche conviene
A la pietà presente
Che del futuro sol presago è'l cielo.



SCENA VI

Choro di CacciatoriChoro di Pastori con Silvio.

[CC.]
O Fanciul glorioso
Vera stirpe d'Alcide
Che fere già sì mostruose ancide.
C.P.
O fanciul glorioso
Per cui de l'Erimanto
Giace la fera superata e spenta
Che pareavivainsuperabil tanto
Ecco l'Horribil teschio
Checosì morto parche morte spiri.
Questo è 'l chiaro trofeo
Questa la nobilissima fatica
Del nostro semideo.
Celebratepastoriil suo gran nome
E questo dì tra noi
Sempre solenne siasempre festoso.
CC.
O fanciul glorioso
Vera stirpe d'Alcide
Che fere già sì mostruose ancide
C.P.
O fanciul glorioso
Che sprezzi per altrui la propria vita
Questo è 'l vero cammino
Di poggiar à virtute;
Però ch'innanzi à lei
La fatica e 'l sudor poser gli Dei.
Chi vuol goder degli agi
Soffra prima i disagi;
Nè da riposo infruttuoso e vile
Che 'l faticar abhorre
Ma da faticache virtù precorre
Nasce il vero riposo.
CC.
O fanciul glorioso
Vera stirpe d'Alcide
Che fere già sì mostruose ancide
C.P.
O fanciul glorioso
Per cui le ricche piagge
Prive già di coltura e di coltori
Han ricovrati i lor fecondi onori
Và pur sicuroe prendi
Homaibifolcoil neghittoso aratro;
Spargi il gravido seme
E 'l caro frutto in sua stagione attendi.
Fiero pièfiero dente
Non fiè più che tel tronchiò tel calpesti
Nè sarai per sostegno
De la vita à te gravealtrui noioso.
CC.
O fanciul glorioso
Vera stirpe d'Alcide
Che fere già sì mostruose ancide
C.P.
O fanciul glorioso
Come presago di tua gloria il cielo
A la cui gloria arride. Era talforse
Il famoso Cignale
Che vivo Ercole vinsee tal l'havresti
Forse ancor tus'egli di te non fosse
Così prima fatica
Come fù già del tuo grand'avo terza.
Ma con le fere scherza
La virtude giovinetta ancora
Per far de' mostri in più matura etate
Strazio poi sanguinoso.
CC.
O fanciul glorioso
Vera stirpe d'Alcide
Che fere già sì mostruose ancide
C.P.
O fanciul glorioso
Come il valor con la pietate accopi
EccoCintiaecco il voto
Del tuo Silvio devoto.
Mira il capo superbo
Che quinci e quindi in tuo disprezzo s'arma
Di curvo e bianco dente
Ch'emulo par de le tue corna altère.
Dunquepossente Dea
Se tu drizzasti del garzon lo strale
Ben dessi à te di sua vittoria il pregio
Per te vittorioso.
CC.
O fanciul glorioso
Vera stirpe d'Alcide
Che fere già sì mostruose ancide



SCENA VII

Coridone

SON ben io stato infin'à quì sospeso
Nel prestar fede à quel che di Corisca
Testè m'hà detto il Satirotemendo
Non sua favola fosse à danno mio
Così da lui malignamente finta
Troppo dal ver parendomi lontano
Che nel medesmo loco ov'ella meco
Esser dovea (se non è falso quello
Che da sua parte mi recò Lisetta)
Sì repentinamente hoggi sia stata
Con l'adultero còlta. Manel vero
Mi par gran segno e mi perturba assai
La bocca di quest'antro in quella guisa
Ch'egli à punto m'ha detto e che si vede
Da sì grave petron turata e chiusa.
O CoriscaCorisca i' t'hò sentita
Troppo bene à la manoche 'incappando
Tu così spessoalfin ti conveniva
Cader senza relievo. Tanti inganni
Tante perfidie tuetante menzogne
Certo dovean di sì mortal caduta
Esser veri presagi à chi non fosse
Stato privo di mente e d'amor cieco.
Buon per meche tardai; fù gran ventura
Che 'l padre mio mi trattenesse (sciocco)
Quel che mi parve un fiero intoppo alhora;
Che se veniva al tempo che prescritto
Da Lisetta mi fùcerto poteva
Qualche strano incidente hoggi incontrarmi.
Ma che farò? debbi'iodi sdegno armato
Ricorrer'a gli oltraggi? à le vendette?
Noche troppo l'honoro; anzise voglio
Discorrer sanamenteè caso degno
Più tosto di pietà che di vendetta.
Havrai dunque pietà di chi t'inganna?
Ingannata hà se stessachelasciando
Un che con pura fè l'ha sempre amata
Ad un vil pastorel s'è data in preda
Vagabondoe stranieroche domani
Sarà di lei più perfidoe bugiardo.
Che? debb'io dunque vendicar l'oltraggio
Che seco porta la vendettae l'ira
Supera sìche fa pietà lo sdegno?
Pur t'ha schernitoanzi honorato; ed io
Ben ho donde pregiarmihor che mi sprezza
Femmina ch'al suo mal sempre s'appiglia
E le leggi non sà nè de l'amare
Nè de l'esser amatae che 'l men degno
Sempre gradisce e 'l più gentile abhorre.
Ma dimmiCoridon: se non ti move
Lo sdegno del disprezzo à vendicarti
Com'esser può che non ti mova almeno
Il dolor de la perdita e del danno?
Non hò perduta leiche mia non era;
Hò ricovrato mech'era d'altrui.
Nè il restar senza femmina sì vana
E sì pronta e sì agile à cangiarsi
Perdita si può dire. E finalmente
Che cosa hò io perduto? una bellezza
Senza honestateun volto senza senno
Un petto senza coreun cor senz'alma
Un'alma senza fedeun'ombra vana
Una larvaun cadavero d'Amore
Che doman sarà fracido e putente.
E questa si dè dir perdita? acquisto
Molto ben caro e fortunato ancora.
Mancheranno le femminese manca
Corisca? mancheranno à Coridone
Ninfe di lei più degne e più leggiadre?
Mancherà ben à lei fedele amante
Com'era Coridondi cui fù indegna.
Horse volessi far quel che di lei
M'ha consigliato il Satirosò certo
Che la fe' da lei data. Hoggi accusando
Senza alcun falloi' la farei morire.
Ma non hò già sì basso corche basti
Mobilità di femmina à turbarlo.
Troppo felice ed honorata fôra
La femminil perfidiase con pena
Di cor virile e con turbar la pace
E la felicità d'alma bennata
S'havesse à vendicar hoggi Corisca
Per me dunque si vivaò per dir meglio
Per me non moia e per altrui si viva:
Sarà la vita sua vendetta mia.
Viva à l'infamia suaviva al suo drudo
Poi ch'è talch'io non l'odio ed hò più tosto
Pietà di lei che gelosia di lui.



SCENA VIII

Silvio

O Deache non sè Dea se non di gente
Vanaoziosa e cieca
Che con impura mente
E con religion stolta e profana
Ti sacra altarie Tempi.
Ma che tempii diss'io? più tosto asili
D'opre sozze e nefande
Per honestar la loro
Empia dishonestate
Col titolo famoso
De la tua deitate.
E tusordida dea
Perche le tue vergogne
Ne le vergogne altrui si veggan meno
Rallenti lor d'ogni lascivia il freno
Nemica di ragione
Macchinatrice sol d'opre furtive
Corruttela de l'alme
Calamità de gli huomini e del mondo
Figlia del mar ben degna
E degnamente nata
Di quel perfido mostro
Che con aura di speme allettatrice
Prima lusinghi e poi
Movi ne' petti humani
Tante fiere procelle
D'impetuosi e torbidi desiri
Di pianti e di sospiri
Che madre di tempestee di furore
Devria chiamarti il mondo
E non madre d'Amore:
Ecco in quanta miseria
Tu hai precipitati
Que' due miseri amanti.
Hor và tuche ti vanti
D'esser onnipotente
Và tuperfida Dea; salvase puoi
La vita à quella Ninfa
Che tucon tue dolcezze
Avvelenate hai pur condotta à morte.
Oh per me fortunato
Quel dì che ti sacrai l'animo casto
Cintiamia sola dea
Santa mia deitàmio vero nume
E così nume in terra
De l'anime più belle
Come lume del cielo
Più bel de l'altre stelle.
Quanto son più lodevoli e sicuri
De cari amici tuoi l'opre e gli studi
Che non son quei de gli infelici servi
Di Venere impudica
Uccidono i Cinghiali i tuoi devoti;
Ma i devoti di lei miseramente
Son dai Cinghiali uccisi.
O arcomia possanza e mio diletto;
Straliinvitte mie forze;
Hor venga in provavenga
Quella vana fantasima d'Amore
Con le sue armi effeminatevenga
Al paragon di voi
Che feritee pungete.
Ma che? troppo t'honoro
Vil pargoletto imbelle;
Eperche tu m'intenda
Ad alta voce il dico:
La ferza à gastigarti
Sola mi basta. Basta.
Chi sè tu che rispondi?
Ecoò più tosto Amorche così d'Eco
Imita il sòno? Sono.
A punto i' ti volea; ma dimmi: certo
Sè tu poi desso? Esso.
Il figlio di colei che per Adone
Già si miseramente ardea? Dea.
Come ti piacesu di quella dea
Concubina di Marteche le stelle
Di sua lascivia ammorba
E gli elementi? Menti.
Ohquanto è lieve il cinguettare al vento
Vien' fuorivien'; nè star ascoso. Oso.
Ed io t'hò per vigliacco. Ma di lei
Sè leggittimo figlio
O pur bastardo? Ardo.
O buon nè figlio di Vulcan per questo
Già ti cred'io. Dio.
E Dio di che? del core immondo? Mondo.
Gnaffe de l'universo?
Quel terribil garzondi chi ti sprezza
Vindice sì possente
E sì severo? Vero.
E quali son le pene
Ch'à tuoi rubelli e contumaci dai
Cotanto amare? Amare.
E di meche ti sprezzoche farai
Se 'l cor più duro hò di diamante? Amante.
Amante me? sè folle
Quando sarà che 'n questo cor pudico
Amor alloggi? Oggi.
Dunque sì tosto s'innamora? Ora.
E qual sarà colei
Che far potrà ch'hoggi l'adori? Dori.
Dorinda forseò bambo
Vuoi dir in tua mozza favella? Ella.
Dorindach'odio più che lupo agnella?
Chi farà forza in questo
Al voler mio? Io.
E come? e con qual'armi? e con qual arco?
Forse col tuo? Col tuo.
Come col mio? vuoi dir quando l'havrai
Con la lascivia tua corrotto? Rotto.
E le mie armi rotte
Mi faran guerra? e romperailo tu? Tu.
Ohquesto sì mi fa veder affatto
Che tu sè ubbriaco.
Vàdormi va' Ma dimmi:
Dove fien queste maraviglie? qui? Quì.
O sciocco ed io mi parto.
Vedi come sè stato hoggi indovino
Pien di vino. Divino.
Ma veggioò veder parmi
Colàposando in quel cespuglio starsi
Un non sò che di bigio
Ch'a lupo s'assomiglia.
Ben mi par dessoed è per certo il lupo.
Ohcome è smisuratoò per me giorno
Destinato à le predeò dea cortese
Che favori son questi? in un dì solo
Trionfar di due fere?
Ma che tardomia Dea?
Ecconel nome tuo questa saetta
Scelgo per la più rapida e pungente
Di quante n'habbia la faretra mia.
A te la raccomando:
Levala tusaettatrice eterna
Di man de la fortuna e ne la fera
Col tuo nume infallibile la drizza
A cui fò voto di sacrar la spoglia
E nel tuo nome scocco.
Oh bellissimo colpo
Colpo caduto à punto
Dove l'occhio e la man l'ha destinato
Dehhavessi il mio dardo
Per ispedirlo à un tratto
Prima che mi s'involi e si rinselvi
Manon avendo altr'arme
Il ferirò con quelle de la terra.
Ben rari sono in questa chiostra i sassi
Ch'a pena un qui ne trovo.
Ma che vo io cercando
Armis'armato sono?
Se quest'altro quadrello
Il va à ferir nel vivo; oime che veggio?
Oime Silvio infelice
Oime che hai tu fatto?
Hai ferito un pastor sotto la scorza
D'un lupoò fiero caso oh caso acerbo
Da viver sempre miseroe dolente
E mi par di conoscerloil meschino;
E Linco è secoche 'l sostene e regge.
Oh funesta saetta oh voto infausto
E tu che la scorgesti
E tu che l'esaudisti
Nume di lei più infausto e più funesto
Io dunque reo de l'altrui sangue? io dunque
Cagion de l'altrui morte? ioche fui dianzi
Per la salute altrui
Sì largo sprezzator de la mia vita
Sprezzator del mio sangue?
Vàgetta l'armi e senza gloria vivi
Profano cacciatorprofano arciero
Ma ecco lo infelice
Di te però men infelice assai.



SCENA IX

LincoSilvioDorinda

[Lin.]
REggiti figlia mia;
Reggiti tutta pur su queste braccia
Infelice Dorinda. Sil. oime Dorinda?
Son morto. Dor. O LincoLinco
O mio secondo padre
Sil.
È Dorinda per certo; ahi voce ahi vista
Dor.
Ben eraLincoil sostener Dorinda
Ufficio à te fatale.
Accogliesti i singulti
Primi del mio natale;
Accorrai tu fors'anco
Gli ultimi de la morte
E coteste tue bracciache pietose
Mi fûr già cullahor mi saran ferètro.
Lin.
O figliaà me più cara
Che se figlia mi fussiio non ti posso
Risponderche 'l dolore
Ogni mio detto in lagrime dissolve.
Sil.
O terrache non t'apri e non m'inghiotti?
Dor.
Deh ferma il passoe 'l pianto
Pietosissimo Linco
Che l'un cresce il dolorl'altro la piaga.
Sil.
Ahi che dura mercede
Ricevi del tuo amormisera Ninfa.
Lin.
Fà buon animofiglia
Che la tua piaga non sarà mortale.
Dor.
Ma Dorinda mortale
Sarà ben tosto morta.
Sapessi almen chi m'hà così piagata
Lin.
Curiam pur la feritae non l'offesa
Che per vendetta mai non sanò piaga.
Sil.
Ma che fai quì? che tardi?
Soffrirai tu ch'ella ti veggia? havrai
Tanto cortanta fronte?
Fuggi la pena meritataSilvio
Di quella vista ultrice;
Fuggi il giusto coltel de la sua voce.
Ah che non posso; e non sò come ò quale
Necessità fatale
A forza mi ritegna e mi sospinga
Più verso quel che più fuggir devrei.
Dor.
Così dunque debb'io
Morir senza saper chi mi dà morte?
Lin.
Silvio t'ha dato morte.
Dor.
Silvio? oime che ne sai?
Lin.
Riconosco il suo strale.
Dor.
O dolce uscir di vita
Se Silvio m'ha ferita
Lin.
Eccolo à punto in atto
Ed in sembiante talche da se stesso
Par che s'accusi. Hor sia lodato il cielo
Silvioche sè pur ito
Dimenandoti sì per queste selve
Con cotesto tuo arco
E cotesti tuoi strali onnipotenti
Ch'un colpo hai fatto da maestrodimmi
Tu che vivi da Silvio e non da Linco:
Questo colpoche fatto hai sì leggiadro
È fors'egli da Lincoio pur da Silvio?
O fanciul troppo savio
Havessi tu creduto
A questo pazzo vecchio
Rispondimiinfelice:
Qual vita fia la tuase costei more?
So ben che tu dirai
Ch'errasti e di ferir credesti un lupo
Quasi non sia tua colpa il saettare
Da fanciul vagabondoe non curante
Senza veder s'huomo saetti ò fera.
Qual caprar per tua vitaò qual bifolco
Non vedesti coperto
Di così fatte spoglie ehSilvioSilvio
Chi coglie acerbo il senno
Maturo sempre ha d'ignoranza il frutto.
Credi tu garzon vano
Che questo caso à caso hoggi ti sia
Così incontratto? ò come credi male
Senza nume divinquesti accidenti
Sì mostruosie novi
Non avvengono à gli huomininon vedi
Che 'l cielo è fastidito
Di cotesto tuo tanto
Fastosoinsopportabile disprezzo
D'amordel mondo e d'ogn'affetto humano?
Non piace à i sommi Dei
L'haver compagni in terra
Nè piace lor ne la virtute ancora
Tanta alterezza. Hor tu sè muto sì
Ch'eri pur dianzi intollerabil tanto?
Dor.
Silviolascia dir Linco
Ch'egli non sà quale in virtù d'Amore
Tu habbi signoria sovra Dorinda
E di vita e di morte.
Se tu mi saettasti
Quel ch'è tuo saettasti
E feristi quel segno
Ch'è proprio del tuo strale.
Quelle manià ferirmi
Han seguìto lo stil de' tuo' begli occhi.
EccoSilviocolei ch'in odio hai tanto
Eccola in quella guisa
Che la volevi à punto.
Bramastila ferirferita l'hai
Bramastila tua predaeccola preda
Bramastila alfin morta; eccola à morte;
Che vuoi più tu da lei? che ti può dare
Più di questo Dorinda? ah garzon crudo
Ah cor senza pietà Tu non credesti
La piaga che per te mi fece Amore:
Puoi questa hor tu negar de la tua mano?
Non hai creduto il sangue
Ch'i' versava da gli occhi:
Crederai questoche 'l mio fianco versa?
Mase con la pietà non è in te spenta
Gentilezza e valorche teco nacque
Non mi negarti prego
(anima cruda sìma però bella)
Non mi negar à l'ultimo sospiro
Un tuo solo sospir; beata morte
Se l'addolcissi tu con questa sola
Voce cortese e pia:
Và in paceanima mia
Sil.
Dorindaah dirò mia se mia non sei
Se non quando ti perdo? e quando morte
Da me ricevie mia non fosti alhora
Ch'i' ti potei dar vita?
Pur mia diròche mia
Sarai mal grado di mia dura sorte;
Ese mia non sarai con la tua vita
Sarai con la mia morte:
Tutto quel ch'in me vedi
A vendicarti è pronto.
Con quest'armi t'ancisi
E tu con queste ancor m'anciderai.
Ti fui crudeleed io
Altro da te che crudeltà non bramo.
Ti disprezzai superbo:
Eccopiegando le ginocchia à terra
Riverente t'adoro
E ti cheggio perdonma non già vita.
Ecco gli strali e l'arco;
Ma non ferir già tu gli occhi ò le mani
Colpevoli ministri
D'innocente voler; ferisci il petto
Ferisci questo mostro
Di pietate e d'Amor aspro nemico;
Ferisci questo cor che ti fù crudo:
Eccoti il petto ignudo.
Dor.
Ferir quel pettoSilvio?
Non bisognava agli occhi miei scovrirlo
S'havevi pur desio ch'io tel ferissi.
O bellissimo scoglio
Già da l'ondae dal vento
De le lagrime miede' miei sospiri
Sì spesso in van percosso
È pur ver che tu spiri
E che senti pietateò pur m'inganno?
Ma sij tu pure ò petto molle ò marmo
Già non vòche m'inganni
D'un candido alabastro il bel sembiante
Come quel d'una fera
Hoggi ingannato hà il tuo signoree mio.
Ferir io te? te pur ferisca Amore:
Che vendetta maggiore
Non sò bramar che di vederti amante.
Sia benedetto il dì che da prima arsi
Benedette le lagrime e i martìri
Di voi lodarnon vendicarmi voglio.
Ma tuSilvio cortese
Che t'inchini à colei
Di cui tu signor sei
Deh non istar in atto
Di servoò se pur servo
Di Dorinda esser vuoi
Ergiti à i cenni suoi.
Questo sia di tua fede il primo pegno;
Il secondoche vivi.
Sia pur di me quel che nel cielo è scritto;
In te vivrà il cor mio
Nè pur che vivi tu morir poss'io.
Ese 'ngiusto ti par ch'hoggi impunita
Resti la mia ferita
Chi la fe' si punisca:
Fella quell'arcoe sol quell'arco pera:
Sovra quell'homicida
Cada la penaed egli sol s'ancida.
Lin.
Oh sentenza giustissima e cortese
Sil.
E così fiatu dunque
La pena pagherailegno funesto;
Eperche tu de l'altrui vita il filo
Mai più non rompaecco te rompo e snervo
Equal fosti à la selva
Ti rendo inutil tronco.
E voistrali di luiche 'l fianco aperse
De la mia cara donnae per natura
E per malvagità forse fratelli
Non rimarrete interi
Non più straliò quadrella
Ma verghe invan pennutein vano armate
Ferri tarpatie disarmati vanni.
Ben mel dicestiAmortra quelle frondi
In suon d'Echo indovina.
O numedomator d'huomini e Dei
Già nemicohor signore
Di tutti i pensier miei;
Se la tua gloria stimi
D'haver domato un cor superboe duro
Difendimiti prego
Da l'empio stral di morte
Che con un colpo solo
Anciderà Dorinda e con Dorinda
Silvioda te pur vinto:
Lin.
Così Morte crudelse costei more
Trionferà del trionfante Amore.
Così feriti ambiduo sete; ò piaghe
E fortunatee care
Ma senza fine amare
Se questa di Dorinda hoggi non sana
Dunque andiamo à sanarla.
Dor.
Deh Linco mio non mi condur ti prego
Con queste spoglie à le paterne case.
Sil.
Tu dunque in altro albergo
Dorindaposerai che 'n quel di Silvio?
Certo ne le mie case
O viva ò mortahoggi sarai mia sposa;
E teco sarà Silvio ò vivo ò morto.
Lin.
E come à tempohor ch'Amarilli ha spento
E le nozze e la vita e l'honestate
O coppia benedettaò sommi Dei
Date con una sola
Salute à duo la vita.
Dor.
Silviocome son lassaà pena posso
Reggermioime su questo fianco offeso.
Sil.
Stà di buon corch'à questo
Si troverà rimedioà noi sarai
Tu cara soma e noi à te sostegno.
Lincodammi la mano. Lin. Eccola pronta.
Sil.
Tienla ben fermae del tuo braccioe mio
A lei si faccia seggio;
TuDorindaqui posa;
E quinci col tuo destro
Braccio il collo di Lincoe quindi il mio
Cingi col tuo sinistro; e sì t'adatta
Soavemente che 'l ferito fianco
Non se ne dolga. Dor. Ahipunta
Crudel che mi trafigge. Sil. A tuo bell'agio
Accónciatiben mio.
Dor.
Hor mi par di star bene.
Sil.
Lincova' col piè fermo. Lin. E tu col braccio
Non vacillar; ma va' diritto e sodo
Che ti bisognasai? questo è ben altro
Trionfar che d'un teschio.
Sil.
DimmiDorinda mia: come ti pugne
Forte lo stral? Dor. Mi pugnesìcor mio
Ma nelle braccia tue
L'esser punta m'è caro e 'l morir dolce.
CHORO
Oh bella età de l'oro
Quand'era cibo il latte
Del pargoletto mondo e culla il bosco;
E i cari parti loro
Godean le greggi intatte
Nè temea il mondo ancor ferro nè tosco
Pensier torbido e fosco
Alhor non facea velo
Al sol di luce eterna.
Hor la ragionche verna
Tra le nubi del sensoha chiuso il cielo
Ond'è ch'il peregrino
Va l'altrui terrae 'l mar turbando il pino.
Quel suon fastosoe vano
Quell'inutil soggetto
Di lusinghedi titolie d'inganno
C'honor dal volgo insano
Indegnamente è detto
Non era ancor degli animi tiranno.
Ma sostener affanno
Per le vere dolcezze;
Tra i boschi e tra le gregge
La fede haver per legge
Fù di quell'almeal ben oprar avvezze
Cura d'honor felice
Cui dettava honestà: Piacciase lice
Alhor tra prati e linfe
Gli scherzie le carole
Di legittimo amor furon le faci:
Havean pastorie ninfe
Il cor ne le parole:
Dava lor Imeneo le gioiee i baci
Più dolcie più tenaci.
Un sol godeva ignude
D'Amor le vive rose:
Furtivo amante ascose
Le trovò sempreed aspre voglie e crude
O in antro ò in selva ò in lago
Ed era un nome sol maritoe vago.
Secol rioche velasti
Co' tuoi sozzi diletti
Il bel de l'alma; ed à nudrir la sete
Dei desiri insegnasti
Co' sembianti ristretti
Sfrenando poi l'impurità segrete
Cosìqual tesa rete
Tra fiorie fronde sparte
Celi pensier lascivi
Con atti santi e schivi;
Bontà stimi il parerla vita un'arte;
Nè curi (e parti honore)
Che furto siapur che s'ascondaamore.
Ma tude'spirti egregi
Forma ne' petti nostri
Verace Honorde le grand'alme donno.
O regnator de' Regi
Deh torna in questi chiostri
Che senza te beati esser non ponno.
Dèstin dal mortal sonno
Tuoi stimoli potenti
Chi per indegna e bassa
Voglia seguirte lassa
E lassa il pregio de l'antiche genti.
Speriamche 'l mal fa tregua
Talhorse speme in noi non si dilegua.
Speriamche 'l sol cadente anco rinasce
E 'l cielquando men luce
L'aspettato seren spesso n'adduce.



ATTO QUINTO



SCENA PRIMA

VranioCarino.

[Vra.]
PEr tutto è buona stanzaov'altri goda
Ed ogni stanza al valent'huomo è patria.
Car.
Gli è veroUranioe troppo ben per prova
Tel sò dir ioche le paterne case
Giovinetto lasciando e d'altro vago
Che di pascer armentiò fender solco
Or qua or là peregrinando; al fine
Torno canuto onde partij già biondo.
Pur è soave cosaà chi del tutto
Non è privo di sensoil patrio nido:
Che diè natura al nascimento humano
Verso il caro paeseov'altri è nato
Un non sò che di non inteso affetto
Che sempre vivee non invecchia mai.
Come la calamitaancor che lunge
Il sagace nocchier la portierrando
Or dove nascehor dove more il sole
Quell'occulta virtùcon ch'ella mira
La tramontana sua non perde mai;
Così chi và lontan da la sua patria;
Benche molto s'aggiri e spesse volte
In peregrina terra ancor s'annidi
Quel naturale amor sempre ritiene
Che pur l'inchina à le natie contrade.
O da me più d'ogn'altra amata e cara
Più d'ogn'altragentil terra d'Arcadia
Che col piè tocco e con la mente inchino:
Se ne' confini tuoimadre gentile
Foss'io giunto à chiusi occhianco t'havrei
Troppo ben conosciutocosì tosto
M'è corso per le vene un certo amico
Consentimento incognitoe latente
Sì pien di tenerezza e di diletto
Che l'ha sentito in ogni fibra il sangue.
Tu dunqueUranio miose del cammino
Mi sè stato compagno e del disagio
Ben è ragion che nel gioire ancora
De le dolcezze mie tu m'accompagni.
Vra.
Del disagio compagno e non del frutto
Stato ti sonche tu sè giunto homai
Ne la tua terraove posar le stanche
Membra potrai e più la stanca mente;
Ma ioche giungo peregrinoe tanto
Dal mio povero albergo e da la mia
Più povera e smarrita famigliuola
Dilungato mi sonteco trahendo
Per lunga via l'affaticato fianco
Posso ben ristorar l'afflitte membra
Ma non l'afflitta menteà quel pensando
Che m'hò lasciato addietro e quanto ancora
D'aspro cammin per riposar m'avanza.
Nè sò qual altro in questa età canuta
M'havesse se non tu d'Elide tratto
Senza saper de la cagionche mosso
T'habbia à condurmi in sì remota parte.
Car.
Tu sai che 'l mio dolcissimo Mirtillo
Che 'l ciel mi diè per figlioinfermovenne
Quì per sanarsie già passati sono
Duo mesie più fors'ancoil mio consiglio
Anzi quel de l'oracolo seguendo;
Che sol potea sanarlo il ciel d'Arcadia.
Io che veder lontan pegno sì caro
Lungamente non possoà quella stessa
Fatal voce ricorsià quella chiesi
Del bramato ritorno anco consiglio.
La qual rispose in cotal guisa à punto:
Torna à l'antica patriaove felice
Sarai col tuo dolcissimo Mirtillo;
Però ch'ivi à gran cose il ciel sortillo.
Ma fuor d'Arcadia il ciò ridir non lice.
Tu dunqueò fedelissimo compagno
Diletto Uranio mioche meco à parte
D'ogni fortuna mia sè stato sempre
Posa le membra purc'havrai ben onde
Posar anco la mente ogni mia sorte
S'ella pur fiacome l'addita il cielo
Sarà teco comuneindarno fôra
Di sua felicità lieto Carino
Se si dolesse Uranio. Vra. Ogni fatica
Che sia fatta per tepur che t'aggradi
SempreCarino mioseco ha il suo premio.
Ma qual fù la cagion che fè lasciarti
Se t'è sì caroil tuo natio paese?
Car.
Musico spirto in giovanil vaghezza
D'acquistar fama ov'è più chiaro il grido
Ch'avido anch'io di peregrina gloria
Sdegnai che sola mi lodasse e sola
M'udisse Arcadiala mia terraquasi
Del mio crescente stil termine angusto;
E colà venniov'è sì chiaro il nome
D'Elide e Pisa e fa sì chiaro altrui.
Quivi il famoso EGON di lauro adorno
Vidipoi d'ostro e di virtù pur sempre
Sì che Febo sembravaond'io devoto
Al suo nome sacrai la cetra e 'l core.
E 'n quella parteove la gloria alberga
Ben mi dovea bastar d'esser homai
Giunto à quel segno ov'aspirò il mio core
Secome il ciel mi feo felice in terra
Così conoscitorcosì custode
Di mia felicità fatto m'havesse.
Come poi per veder Argoe Micene
Lasciassi Elidee Pisae quivi fussi
Adorator di deità terrena
Con tutto quel che 'n servitù soffersi
Troppo noiosa historia à te l'udirlo
A me dolente il raccontarlo fora.
Ti dirò solche perdei l'oprae 'l frutto.
Scrissipiansicantaiarsigelai
Corsistettisostennihor tristo hor lieto
Hor alto hor bassohor vilipeso hor caro
Ecome il ferro Delficostromento
Hor d'impresa sublimehor d'opra vile
Non temei riscoe non schivai fatica.
Tutto feinulla feiper cangiar loco
Statovitapensiercostumi e pelo
Mai non cangiai fortunaal fin conobbi
E sospirai la libertà primiera
E dopo tanti straziArgo lasciando
E le grandezze di miseria piene
Tornai di Pisa à i riposati alberghi
Dovemercè di provvidenza eterna
Del mio caro Mirtillo acquisto fei
Consolator d'ogni passata noia.
Vra.
Oh mille volte fortunato e mille
Chi sà por meta à suoi pensieriin tanto
Cheper vana speranza immoderata
Di moderato ben non perde il frutto.
Car.
Ma chi creduto havria di venir meno
Tra le grandezzee 'mpoverir ne l'oro?
I' mi pensai che ne' reali alberghi
Fossero tanto più le genti umane
Quant'esse han più di tutto quel dovizia
Ond'è l'umanità sì nobil fregio;
Ma vi trovai tutto 'l contrarioUranio.
Gente di nome e di parlar cortese
Ma d'opre scarsae di pietà nemica;
Gente placida in vistae mansueta
Ma più del cupo mar tumidae fera
Gente sol d'apparenzain cui se miri
Viso di caritàmente d'invidia
Poi trovie 'n dritto sguardo animo bieco
E minor fede alhor che più lusinga.
Quelch'altrove è virtùquivi è difetto:
Dir verooprar non tortoamar non finto
Pietà sincerainviolabil fede
E di core e di man vita innocente:
Stiman d'animo vildi basso ingegno
Sciocchezza e vanità degna di riso.
L'ingannareil mentirla frodeil furto
E la rapina di pietà vestita
Crescer col dannoe precipizio altrui
E far à sè de l'altrui biasmo honore
Son le virtù di quella gente infida.
Non mertonon valornon riverenza
Nè d'età nè di grado nè di legge
Non freno di vergognanon rispetto
Nè d'amor nè di sangue; non memoria
Di ricevuto ben; nèfinalmente
Cosa sì venerabileò sì santa
O sì giusta esser puòch'à quella vasta
Cupidigia d'onorià quella ingorda
Fame d'havere inviolabil sia.
Hor ioch'incauto e di lor arti ignaro
Sempre mi vissi e portai scritto in fronte
Il mio pensiero e disvelato il core
Tu puoi pensar s'à non sospetti strali
D'invida gente fui scoperto segno.
Vra.
Hor chi dirà d'esser felice in terra
Se tanto à la virtù noce l'invidia?
Car.
Uranio miose da quel dìche meco
Passò la Musa mia d'Elide in Argo
Havessi avuto di cantar talento
Quanta cagion di lagrimar sempr'hebbi
Con sì sublime stil forse cantato
Havrei del mio signor l'armi e gli onori
Ch'è non havria de la meonia tromba
Da invidiar Achille; e la mia patria
Madre di Cigni sfortunatiandrebbe
Già per me cinta del secondo alloro.
Ma hoggi è fatta; oh secolo inumano
L'arte del poetar troppo infelice.
Lieto nidoesca dolceaura cortese
Bramano i Cigni; e non si và in Parnaso
Con le cure mordaci. E chi pur garre
Sempre col suo destinoe col disagio
Vien roco e perde il canto e la favella.
Ma tempo è già di ricercar Mirtillo.
Ben che sì nuove e sì cangiate i' trovi
Da quel ch'esser soleanqueste contrade
Che 'n esse à pena i' riconosco Arcadia
Con tutto ciò vien lietamenteUranio.
Scorta non manca à peregrin c'hà lingua.
Ma forse è ben ch'al più vicino hostello
Poi che sè stancoà riposar ti resti.



SCENA II

TitiroMesso.

Tit.
CHe piangerò di te primamia figlia
La vitaò l'honestate?
Piangerò l'honestate
Che di padre mortal sè tu ben nata
Ma non di padre infame;
E'n vece de la tua
Piangerò la mia vita hoggi serbata
A veder in te spenta
La vitae l'honestate.
O MontanoMontano
Tu sol co' tuoi fallaci
E mali intesi oracolie col tuo
D'amore e di mia figlia
Disprezzator superboà cotal fine
L'hai tu condottaahiquanto meno incerti
Degli oracoli tuoi
Son'hoggi stati i miei
C'honestà contr'Amore
È troppo frale schermo
A giovinetto core
E donna scompagnata
È sempre mal guardata.
Mes.
Se non è morto ò se per l'aria i venti
Non l'han portatoi' devrei pur trovarlo.
Ma eccols'io non erro
Quando meno il pensai.
O da me tardi e per te troppo à tempo
Vecchio padre infelicealfin trovato
Che novelle t'arreco
Tit.
Che rechi tu ne la tua lingua? Il ferro
Che svenò la mia figlia?
Mes.
Questo non giàma poco meno. E come
L'hai tu per altra via sì tosto inteso?
Tit.
Vive ella dunque? Mes. Vivee 'n man di lei
Sta il vivere e 'l morire.
Tit.
Benedetto sij tuche m'hai da morte
Tornato in vita hr come non è salva
S'a lei sta il non morire?
Mes.
Perche viver non vuole.
Tit.
Viver non vuole? E qual follia l'induce
A sprezzar sì la vita? Mes. L'altrui morte
Ese tu non la smovi
Hà così fisso il suo pensiero in questo
Che spende ogn'altro in van preghi e parole.


Tit.
Hor che si tarda? Andiamo.
Mes.
Fermatiche le porte
Del tempio ancor son chiuse.
Non sai tuche toccar la sacra soglia
Se non à piè sacerdotal non lice
Fin che non esca del sacrario adorna
La destinata vittima à gli altari?
Tit.
E s'ella desse intanto
Al fiero suo proponimento effetto?
Mes.
Non puòch'è custodita.
Tit.
In questo mezzo dunque
Narrami il tuttoe senza velo homai
Fa' che 'l vero n'intenda.
Mes.
Gionta dinanzi al Sacerdote (ahivista
Piena d'horror) la tua dolente figlia
Che trassenon dirò dai circostanti
Maper mia fèda le colonne ancora
Del tempio stesso e da le dure pietre
Che senso haver pareanlagrime amare;
Fù quasi in un sol punto
Accusataconvintae condennata.
Tit.
Misera figlia E perche tanta fretta?
Mes.
Perche de la difesa eran gli indizi
Troppo maggiorie certa
Sua ninfach'ella in testimon recava
De l'innocenza sua
Nè quivi era presentenè fù mai
Chi trovar la sapesse.
I fieri segni intanto
E gli accidenti mostruosie pieni
Di spavento e d'orrorche son nel tempio
Non pativano indugio
Tanto più gravi à noi quanto più nuovi
E più mai non sentiti
Dal dì che minacciar l'ira celeste
Vendicatrice dei traditi amori
Del sacerdote Aminta
Sola cagion d'ogni miseria nostra.
Suda sangue la Deatrema la terra
E la caverna sacra
Mugge tutta e risuona
D'insoliti ululati e di funesti
Gemitie fiato sì putente spira
Che da l'immonde fauci
Più grave non cred'io l'esali Averno.
Già con l'ordine sacro
Per condur la tua figlia à cruda morte
Il sacerdote s'inviavaquando
Vedendola Mirtillo (ò che stupendo
Caso udirai)s'offerse
Di dar con la sua morte à lei la vita
Gridando ad alta voce:
Sciogliete quelle maniahlacci indegni
Ed invece di leich'hesser dovea
Vittima di Diana;
Me trahete agli altari
Vittima d'Amarilli.
Tit.
Oh di fedele amante
E di cor generoso atto cortese
Mes.
Hor odi maraviglia.
Quellache fù pur dianzi
Sì da la tema del morire oppressa
Fatta alhor di repente
A le parole di Mirtillo invitta
Con intrepido cor così rispose:
Pensi dunqueMirtillo
Di dar col tuo morire
Vita à chi di te vive?
O miracolo ingiusto Suministri
Sù che si tarda homai
Menatemi à gli altari.
Ahche tanta pietà non volev'io
Soggiunse alhor Mirtillo.
Torna crudaAmarilli
Che cotesta pietà sì dispietata
Troppo di me la miglior parte offende.
A me tocca il morireanzi à me pure
Rispondeva Amarilliche per legge
Son condennatae quivi
Si contendea tra lorcome s'à punto
Fosse vita il morireil viver morte.
Oh anime bennateò copia degna
Di sempiterni honori
O vivie morti gloriosi amanti
Se tante lingue havessi e tante voci
Quant'occhi il cielo e quante arene il mare
Perderien tutte il suono e la favella
Nel dir à pien le vostre lodi immense.
Figlia del cieloeterna
E gloriosa donna
Che l'opre de mortali al tempo involi
Accogli tu la bella istoria e scrivi
Con lettre d'oro in solido diamante
L'alta pietà de l'uno e l'altro amante.
Tit.
Ma qual fin hebbe poi
Quella mortal contesa?
Mes.
Vinse Mirtilloòche mirabil guerra
E inusitatadove
Visse il perdentee'l vincitor morio
Però che 'l sacerdote
Disse à la figlia tuaquetatiNinfa
Che campar per altrui
Non può chi per altrui s'offerse à morte.
Così la legge nostra à noi prescrive.
Poi comandò che la donzella fosse
Sì ben guardatache 'l dolore estremo
A disperato fin non la traesse.
In tale stato eran le cosequando
Di te mandommi à ricercar Montano.
Tit.
Insomma egli è pur vero:
Senza odorati fiori
Le rive e i poggi e senza i verdi onori
Vedrai le selve à la stagion novella
Prima che senza amor vaga donzella.
Mase quì dimoriamcome sapremo
L'hora di gir al tempio?
Mes.
Qui meglio assai ch'altrove
Che questo à punto è 'l locoov'esser deve
Il buon pastore in sacrificio offerto.
Tit.
E perche non nel Tempio
Mes.
Perche si dà la pena ove fù il fallo.
Tit.
E perche no ne l'antro
Se ne l'antro fù il fallo?
Mes.
Perche à scoperto ciel sacrar si deve.
Tit.
E onde hai tu questi misteri intesi?
Mes.
Dal ministro maggiorcosì dic'egli
Da l'antico Tirenio haver inteso
Che 'l fido Amintae l'infedel Lucrina
Sacrificati fôro.
Ma tempo è di partireecco che scende
La sacra pompa al piano.
Sarà forse ben fatto
Che per quest'altra via
Ce n'andiam noi per la tua figlia al tempio.



SCENA III

Choro di PastoriChoro di SacerdotiMontanoMirtillo.

C.P.
O Figlia del gran Giove
O sorella del Solch'al cieco mondo
Splendi nel primo ciel Febo secondo
C.S.
Tu che col tuo vitale
E temperato raggio
Scemi l'ardor de la fraterna luce;
Onde quà giù produce
Felicemente poi l'alma natura
Tutti i suoi partie fa d'Herbe e di piante
D'huomini e d'animai ricca e feconda
L'ariala terrae l'onda;
Deh sì come in altrui tempri l'arsura
Così spegni in te l'ira
Ond'hoggi Arcadia tua piagne e sospira.
C.P.
O figlia del gran Giove
O sorella del Solch'al cieco mondo
Splendi nel primo ciel Febo secondo
Mon.
Drizzate omai gli altari
Sacri ministri; e voi
O devoti pastorià la gran Dea
Reiterando le canore voci
Invocate il suo nome.
C.P.
O figlia del gran Giove
O sorella del Solch'al cieco mondo
Splendi nel primo ciel Febo secondo
Mon.
Traetevi in disparte
Pastorie servi mieinè quà venite
Se da la voce mia non sete mossi.
Giovane valoroso
Cheper dar vita altruivita abbandoni;
Mori pur consolato.
Tu con un breve sospirarche morte
Sembra à gli animi vili
Immortalmente al tuo morir t'involi:
E quando havrà già fatto
L'invida etàdopò mill'annie mille
Di tanti nomi altrui l'usato scempio
Vivrai tu alhordi vera fede esempio.
Ma perche vuol la legge
Che taciturna vittima tu moia
Prima che pieghi le ginocchia à terra
Se cosa hai quì da dirdillae poi taci.
Mir.
Padreche padre di chiamartiancora
Che morir debbia per tua manmi giova
Lascio il corpo à la terra
E lo spirto à colei ch'è la mia vita.
Mas'avvien ch'ella moia
Come di far minacciaoime qual parte
Di me resterà viva?
O che dolce morirquando sol meco
Il mio mortal morìa
Nè bramava morir l'anima mia
Mase merta pietà colui che more
Per soverchia pietàpadre cortese
Provvedi tu ch'ella non moiae ch'io
Con questa speme à miglior vita i' passi.
Paghisi il mio destin de la mia morte
Sfoghisi col mio strazio.
Mapoi ch'io sarò mortoah non mi tolga
Ch'i' viva almeno in lei
Con l'alma da le membra disunita
Se d'unirmi con lei mi tolse in vita.
Mon.
A gran pena le lagrime ritegno.
O nostra umanitàquanto sè frale
Figliostà di buon corche quanto brami
Di far prometto: e ciò per questo capo
Ti giuroe questa man ti dò per pegno.
Mir.
Hor consolato moro e consolato
A te vengoAmarilli.
Ricevi il tuo Mirtillo
Del tuo fido pastor l'anima prendi
Chene l'amato nome d'Amarilli
Terminando la vita e le parole
Qui piego à morte le ginocchia e taccio.
Mon.
Hor non s'indugi piùsacri ministri
Suscitate la fiamma
Con l'odorato e liquido bitume
E spargendovi sopra incenso e mirra
Traetene vapor ch'in alto ascenda.
C.P.
O figlia del gran Giove
O sorella del Solch'al cieco mondo
Splendi nel primo ciel Febo secondo



SCENA IIII

CarinoMontanoNicandroMirtilloChoro di Pastori.

Car.
Chi vide mai sì rari abitatori
In sì spessi abituri? hors'io non erro
Eccone la cagione:
Velli quà tutti in un drappel ridotti.
Oh quanta turbaò quanta
Com'è ricca e solenne veramente
Qui si fa sacrifizio.
Mon.
Porgimi il vasel d'oro
Nicandroov'è riposto
L'almo licor di Bacco. Nic. Eccotel pronto.
Mon.
Così il sangue innocente
Ammollisca il tuo pettoò santa Dea
Come rammorbidisce
L'inceneritaed arida favilla
Questa d'almo licor cadente stilla.
Hor tu riponi il vasel d'oro& poscia
Dammi il nappo d'argento. Nic. Eccoti il nappo.
Mon.
Così l'ira sia spenta
Che destò nel tuo cor perfida ninfa
Come spegne la fiamma
Questa cadente linfa.
Car.
Pur questo è sacrifizio
Nè vittima ci veggio.
Mon.
Hor tutto è preparato
Nè manca altro che'l fin. Dammi la scure.
Car.
Vegg'io forseò m'ingannoun che nel tergo
Ad uom si rassomiglia
Con le ginocchia à terra?
È forse egli la vittima? O meschino
Egli è per certoe gli tien già la mano
Il Sacerdote in capo.
Infelice mia patria ancor non hai
L'ira del ciel dopò tant'anni estinta?
C. P.
O figlia del gran Giove
O sorella del Solch'al cieco mondo
Splendi nel primo cielFebo secondo
Mon.
Vindice deache la privata colpa
Con publico flagello in noi punisci
(così ti piacee forse
Così sta ne l'abisso
De l'immutabil providenza eterna)
Poi che l'impuro sangue
De l'infedel Lucrina in te non valse
A dissetar quella giustizia ardente
Che del ben nostro ha sete
Bevi questo innocente
Di volontaria vittima e d'amante
Non men d'Aminta fido
Ch'al sacro altare in tua vendetta uccido.
C.P.
O figlia del gran Giove
O sorella del Solch'al cieco mondo
Splendi nel primo cielFebo secondo
Mon.
Dehcome di pietà pur'hora il petto
Intenerir mi sento
Che 'nsolito stupor mi lega i sensi.
Par che non osi il cor nè la man possa
Levar questa bipenne.
Car.
Vorrei prima nel viso
Veder quell'infelicee poi partirmi
Che non posso mirar cosa sì fiera.
Mon.
Chi sà che 'n faccia al solben che tramonti
Non sia fallo il sacrar vittima humana
E perciò la fortezza
Languisca in me de l'anima e del corpo?
Volgiti alquanto e gira
La moribonda faccia inverso il monte.
Così sta ben. Car. Misero me Che veggio?
Non è quello il mio figlio?
Il mio caro Mirtillo?
Mon.
Hor posso. Car. È troppo desso. Mon. E'l colpo libro.
Car.
Che faisacro ministro?
Mon.
E tuhuomo profano
Perche ritieni il sacro ferro ed osi
Di por tu qui la temeraria mano?
Car.
O Mirtilloben mio
Già d'abbracciarti in sì dolente guisa...
Nic.
Và in malorainsolente e pazzo vecchio
Car.
Non mi credev'io mai. Nic. Scostati dico
Che con impura man toccar non lice
Cosa sacra agli Dei. Car. Caro agli Dei
Son ben anch'ioche con la scorta loro
Qui mi condussi. Mon. Cessa
Nicandro. Udiamlo primae poi si parta.
Car.
Deh ministro cortese
Prima che sopra il capo
Di quel garzon cada il tuo ferrodimmi
Perche more il meschinoio te ne prego
Per quella Dea ch'adori.
Mon.
Per nume tal tu mi scongiurich'empio
Sarei se tèl negassi.
Ma che t'importa ciò? Car. Più che non credi.
Mon.
Perch'egli stesso à volontaria morte
S'è per altrui donato.
Car.
Dunque per altrui more?
Anch'io morrò per luideh per pietate
Drizza in vece di quello
A questo capo già cadente il colpo.
Mon.
Amicotu vaneggi.
Car.
E perche à me si nega
Quel ch'a lui si concede?
Mon.
Perche sè forestiero. Car. E se non fussi?
Mon.
Nè fare anco il potresti;
Che campar per altrui
Non può chi per altrui s'offerse à morte.
Ma dimmi: chi sè tuse pur è vero
Che non sij forestiero?
A l'habito tu certo
Arcade non mi sembri. Car. Arcade sono.
Mon.
In questa terra già non mi sovviene
D'haverti io mai veduto.
Car.
In questa terra nacquie son Carino
Padre di quel meschino.
Mon.
Padre tu di Mirtillo? ò come giugni
A te stesso ed à noi troppo importuno
Scostati immantenente
Che col paterno affetto
Render potresti infruttuoso e vano
Il sacrifizio nostro.
Car.
Ahse tu fussi padre
Mon.
Son padree padre ancor d'unico figlio
E pur tenero padrenondimeno
Se questo fosse del mio Silvio il capo;
Già non sarei men pronto
A far di lui quel che del tuo far deggio
Che sacro manto indegnamente veste
Chiper publico ben del suo privato
Comodo non si spoglia.
Car.
Lascia ch'i 'l baci almen prima che mora.
Mon.
E questo molto meno.
Car.
O sangue mioe tu ancor sè sì crudo
Che non rispondi al tuo dolente padre?
Mir.
Deh padreomai t'acqueta. Mon. O noi meschini
Contaminato è 'l sacrificioò Dei
Mir.
Che spender non potrei più degnamente
La vita che m'hai data.
Mon.
Troppo ben m'avvisai
Ch'a la paterne lagrime costui
Romperebbe il silenzio.
Mir.
Misero qual errore
Hò io commessoò come
La legge del tacer m'uscì di mente?
Mon.
Ma che si tarda? Suministri: al Tempio
Rimenatelo tosto
E ne la sacra cella un'altra volta
Da lui si prenda il volontario voto.
Quì poscia ritornandoloportate
Con esso voi per sacrificio novo
Nov'acquanovo vino e novo foco.
Sùspeditevi tosto
Che già s'inchina il sole.



SCENA V

MontanoCarinoDameta.

Mon.
Ma tuvecchio importuno
Ringrazia pur il ciel che padre sei;
Se ciò non fossei' ti farei (per questa
Sacra testa tel giuro) hoggi sentire
Quel che può l'ira in mepoi che sì male
Usi la sofferenza.
Sai tu forse chi sono?
Sai tu che quì con una sola verga
Reggo l'humane e le divine cose?
Car.
Per domandar mercede
Signoria non s'offende.
Mon.
Troppo t'hò io soffertoe tu per questo
Sè venuto insolente.
Nè sai tu chese l'ira in giusto petto
Lungamente si coce
Quanto più tarda fùtanto più noce
Car.
Tempestoso furor non fù mai l'ira
In magnanimo petto
Ma un fiato sol di generoso affetto
Chespirando ne l'alma
Quand'ella è più con la ragione unita
La desta e rende à le bell'opre ardita.
Dunquese grazia non impetroalmeno
Fa' che giustizia i' trovie ciò negarmi
Per debito non puoi:
Che chi dà legge altrui
Non è da legge in ogni parte sciolto
E quanto sè maggiore
Nel comandartanto più d'ubbidire
Sè tenut'anco à chi giustizia chiede:
Ed ecco i' te la cheggio:
S'a me far non la vuoifalla à te stesso
CheMirtillo uccidendoingiusto sei.
Mon.
E come ingiusto son? Fa' che t'intenda.
Car.
Non mi dicesti tu che qui non lice
Sacrificar d'huomo straniero il sangue?
Mon.
Dissiloe dissi quel che 'l ciel comanda.
Car.
Pur quello è forestierche sacrar vuoi.
Mon.
E come forestier? Non è tuo figlio?
Car.
Bastiti questoe non cercar più innanzi.
Mon.
Forse perche tra noi nol generasti?
Car.
Spesso men sachi troppo intender vuole.
Mon.
Ma quì s'attende il sanguee non il loco.
Car.
Perche nol generaistraniero il chiamo.
Mon.
Dunque è tuo figlioe tu no'l generasti?
Car.
Ese no'l generainon è mio figlio.
Mon.
Non mi dicesti tu ch'è di te nato?
Car.
Dissi ch'è figlio mionon di me nato.
Mon.
Il soverchio dolor t'ha fatto insano.
Car.
Non sentirei dolorse fussi insano.
Mon.
Non puoi fuggir d'esser malvagio ò stolto.
Car.
Come può star malvagità col vero?
Mon.
Come può star in un figlioe non figlio?
Car.
Può star figlio d'amornon di natura.
Mon.
Dunques'è figlio tuonon è straniero;
E se non ènon hai ragione in lui.
Così convinto sèpadre ò non padre.
Car.
Sempre di verità non è convinto
Chi di parole è vinto.
Mon.
Sempre convinta è di colui la fede
Che nel suo favellar si contraddice.
Car.
Ti torno à dir che tu fai opra ingiusta.
Mon.
Sopra questo mio capo
E sopra il capo di mio figlio cada
Tutta questa ingiustizia.
Car.
Tu te ne pentirai.
Mon.
Ti pentirai ben tuse non mi lasci
Fornir l'ufficio mio.
Car.
In testimon ne chiamo huominie Dei.
Mon.
Chiami tu forse i Deich'hai disprezzati?
Car.
Epoi che tu non m'odi
Odami cielo e terra
Odami la gran Dea che qui s'adora
Che Mirtillo è straniero
E che non è mio figlioe che profani
Il sacrificio santo. Mon. Il ciel m'aiti
Con quest'huomo importuno.
Chi è dunque suo padre
Se non è figlio tuo? Car. Non tel so dire;
Sò ben che non son io.
Mon.
Vedi come vacilli?
È egli del tuo sangue?
Car.
Nè questo ancora. Mon. E perche figlio il chiami?
Car.
Perche l'hò come figlio
Dal primo dì ch'i' l'ebbi
Per fin à questa etàsempre nudrito
Ne le mie casee come figlio amato.
Mon.
Il comprasti? il rapisti? onde l'avesti?
Car.
In Elide l'hebb'iocortese dono
D'huomo straniero. Mon. E quell'huomo straniero
Donde l'hebb'egli? Car. A lui l'havea dat'io.
Mon.
Sdegno tu movi in un sol punto e riso.
Dunque avesti tu in dono
Quel che donato havevi?
Car.
Quel ch'era suogli diedi
Ed egli à me ne fe' cortese dono.
Mon.
E tu poi c'hoggi à vaneggiar mi tiri
Onde avuto l'havevi?
Car.
In un cespuglio d'odorato mirto
Poco prima i' l'haveva
Ne la foce d'Alfeo trovato à caso:
Per questo solo il nominai Mirtillo.
Mon.
Ohcome ben favole fingi ed orni.
Han fere i vostri boschi? Car. E di che sorte
Mon.
Come nol divoraro?
Car.
Un rapido torrente
L'havea portato in quel cespuglio e quivi
Lasciatolonel seno
Di picciola isoletta
Che d'ogn'intorno il difendea con l'onda.
Mon.
Tu certo ordisci ben menzogne e fole.
Ed era stata sì pietosa l'onda
Che non l'havea sommerso?
Son sì discreti in tuo paese i fiumi
Che nudriscon gl'infanti?
Car.
Posava entr'una culla; e questaquasi
Discretta navicella
D'altra soda materia
Che soglion ragunar sempre i torrenti
Accompagnata e cinta
L'havea portato in quel cespuglio à caso.
Mon.
Posava entro una culla? Car. Entro una culla.
Mon.
Bambino in fasce? Car. E ben vezzoso ancora.
Mon.
E quando hà che fù questo? Car. Fà tuo conto
Che son passati già diciannove anni
Dal gran diluvio e son tant'anni à punto.
Mon.
O qual mi sento orror vagar per l'ossa
Car.
Egli non sa che dire.
Oh superbo costume
De le grand'alme ò pertinace ingegno
Che vinto anco non cede
E pensa d'avanzar così di senno
Come di forze avanza.
Questi certo è convintoe se ne duole
S'io bene al mal inteso
Suo mormorar l'intendoe 'n qualche modo
C'havesse pur di verità sembianza
Coprir vorrebbe il fallo
De l'ostinata mente.
Mon.
Ma che ragione in quel bambino havea
Quell'huom di cui tu parli? era suo figlio?
Car.
Questo non ti so dir. Mon. Nè mai di lui
Notizia havesti tu maggior di questa?
Car.
Tanto à punto ne sò. Vedi novelle
Mon.
Conoscerestil tu? Car. Sol ch'io 'l vedessi:

Rozzo pastor à l'habito ed al viso
Di mezzana statura e di pel nero
D'hispida barba e di setose ciglia.
Mon.
Venite à mepastori e servi miei
Dam.
Eccoci pronti. Mon. Hor mira:
A qual di questi più si rassomiglia
L'huom di cui parli? Car. A quel che teco parla.
Nol sol si rassomiglia
Ma quegli à punto è desso:
E mi par quello stesso
Ch'era vent'anni giàche non ha pure
Canuto un peloed io son tutto bianco.
Mon.
Tornatevi in dispartee tu qui meco
RestaDametae dimmi:
Conosci tu costui? Dam. Mi par di sìma dove
Già non sò dirti ò come. Car. Hor io di tutto
Ben ricordar farollo. Mon. À me tu prima
Lascia favellar seco; e non t'incresca
D'allontanarti alquanto. Car. E volentieri
Fò quanto mi comandi. Mon. Hor mi rispondi
Dametae guarda ben di non mentire.
Car.
Che sarà questoò Dei?
Mon.
Tornando tu da ricercargià sono
Vent'anniil mio bambinche con la culla
Rapì il fiero torrente;
Non mi dicesti tu che le contrade
Tutteche bagna Alfeocercate havevi
Senz'alcun frutto? Dam. E perche ciò mi chiedi?
Mon.
Rispondi à questo pur: non mi dicesti
Che ritrovato non l'avevi? Dam. Il dissi.
Mon.
Hor che bambino è quello
Ch'alhor donasti in Elide à colui
Che qui t'hà conosciuto? Dam. Or son vent'anni
E vuoi ch'un vecchio si ricordi tanto?
Mon.
Ed egli è vecchioe pur se ne ricorda.
Dam.
Più tosto egli vaneggia. Mon. Hor il vedremo.
Dove sè peregrino? Car. Eccomi. Dam.O fossi
Tanto sotterra. Mon. Dimmi:
Non è questo il pastor che ti fè il dono?
Car.
Questo per certo. Dam. E di qual dono parli?
Car.
Non ti ricordi tuquando nel Tempio
De l'olimpico Gioveavendo quivi
Da l'Oracolo havuta
Già la risposta e stando
Tu per partirei' mi ti feci incontro
Chiedendoti di quello
Che ricercavi i segnie tu li desti;
Indi poi ti condussi
A le mie casee quivi il tuo bambino
Trovasti in culla e me ne festi il dono?
Che vuoi tu dir per questo? Dam. Or quel bambino
Car.
Ch'allor tu mi donasti e ch'io poi sempre
Hò come figlio appresso me nudrito
È 'l misero garzon ch'à questi altari
Vittima è destinato.
Dam.
Oh forza del destino. Mon. Ancor t'infingi?
È vero tutto ciò ch'egli t'ha detto?
Dam.
Così morto fuss'iocom'è ben vero
Mon.
Ciò t'avverràs'anco nel resto menti.
E qual cagion ti mosse
A donar quello altruiche tuo non era?
Dam.
Deh non cercar più innanzi
Padrondehnonper DioBastiti questo.
Mon.
Più sete hor me ne viene.
Ancor mi tieni à bada? ancor non parli?
Mortosè tu s'un'altra volta il chiedo.
Dam.
Perche m'havea l'oracolo predetto
Che 'l trovato bambin correa periglio
Se mai tornava à le paterne case
D'esser dal padre ucciso. Car. E questo è vero
Che mi trovai presente. Mon. oimeche tutto
Già troppo è manifesto Il caso è chiaro:
Col sogno e col destin s'accorda il fatto.
Car.
Hor che ti resta più? vuoi tu chiarezza
Di questa anco maggior? Mon. Troppo son chiaro:
Troppo dicesti tutroppo intes'io.
Cercato havess'io mentu men saputo
O Carino Carino
Come teco dolor cangio e fortuna
Come gli affetti tuoi son fatti miei;
Questo è mio figlioò figlio
Troppo infelice d'infelice padre;
Figlioda l'onde assai più fieramente
Salvato che rapito;
Poi che cader per le paterne mani
Dovevi à i sacri altari
E bagnar del tuo sangue il patrio suolo.
Car.
Padre tu di Mirtillo? ò maraviglia
In che modo il perdesti?
Mon.
Rapito fù da quel diluvio horrendo
Che testè mi dicevi; ò caro pegno
Tu fusti salvo alhor che ti perdei;
Ed hor solo ti perdo
Perche trovato sei.
Car.
O provvidenza eterna
Con qual alto consiglio
Tanti accidenti hai fin'à qui sospesi
Per farli poi cader tutti in un punto
Gran cosa hai tu concetta
Gravida sè di mostruoso parto:
O gran bene ò gran male
Partorirai tu certo.
Mon.
Questo fù quel che mi predisse il sogno
Ingannevole sogno
Nel mal troppo verace
Nel ben troppo bugiardo.
Questa fù quella insolita pietate
Quell'improvviso horrore
Che nel mover del ferro
Sentij scorrer per l'ossa
Ch'abborriva natura un così fiero
Per man del padreabominevol colpo.
Car.
Ma che? Darai tu dunque
A sì nefando sacrificio effetto?
Mon.
Non può per altra man vittima humana
Cader à questi altari. Car. Il padre al figlio
Darà dunque la morte?
Mon.
Così comanda à noi la nostra legge.
E qual sarà di perdonarla altrui
Carità sì possentese non volle
Perdonar à se stesso il fido Aminta?
Car.
O malvagio destino
Dove m'hai tu condotto?
Mon.
A veder di duo padri
La soverchia pietà fatta omicida:
La tua verso Mirtillo
La mia verso gli Dei.
Tu credesti salvarlo
Col negar d'esser padree l'hai perduto;
Iocercando e credendo
D'uccider il tuo figlio
Il mio trovoe l'uccido.
Car.
Ecco l'horribil mostro
Che partorisce il fato. ò caso atroce
O Mirtillo mia vitaè questo quello
Che m'ha di te l'Oracolo predetto?
Così ne la mia terra
Mi fai felice? ò figlio
Figliodi questo sventurato vecchio
Già sostegno e speranzahor pianto e morte
Mon.
Lascia à me queste lagrimeCarino
Che piango il sangue mio.
Ahperche sangue mio
Se l'hò da sparger io? misero figlio
Perche ti generai? perche nascesti?
A te dunque la vita
Salvò l'onda pietosa
Perche te la togliesse il crudo padre?
Santi numi immortali
Senz'il cui alto intendimento eterno
Nè pur in mar un'onda
Si move ò in aria spirtoò in terra fronda
Qual sì grave peccato
Hò contra voi commessoond'io sia degno
Di venir col mio seme in ira al cielo?
Mas'hò pur peccat'io
In che peccò il mio figlio?
Che non perdoni à lui
E con un soffio del tuo sdegno ardente
Me folgorandonon ancidiò Giove?
Mase cessa il tuo strale
Non cesserà il mio ferro.
Rinnoverò d'Aminta
Il doloroso esempio
E vedrà prima il figlio estinto il padre
Che 'l padre uccida di sua mano il figlio.
Mori dunqueMontanohoggi morire
A te toccaà te giova.
Numinon so s'io dica
Del cieloò dell'inferno
Che col duolo agitate
La disperata mente
Eccoil vostro furore
Poi che così vi piacehò già concetto.
Non bramo altro che morte; altra vaghezza
Non hò che del mio fine.
Un funesto desio d'uscir di vita
Tutto m'ingombra e par che mi conforte.
A la morte à la morte
Car.
O infelice vecchio
Come il lume maggiore
La minor luce abbaglia
Così il dolorche del tuo male i' sento
Il mio dolore hà spento.
Certo sè tu d'ogni pietà ben degno.



SCENA VI

TirenioMontanoCarino.

Tir.
Affrettatimio figlio
Ma con sicuro passo
Sì ch'i' possa seguirti e non inciampi
Per questo dirupato e torto calle
Col piè cadentee cieco.
Occhio sè tu di luicome son io
Occhio de la tua mente.
Equando sarai giunto
Innanzi al Sacerdoteivi ti ferma.
Mon.
Ma non è quelche colà veggio il nostro
Venerando Tirenio
Ch'è cieco in terra e tutto vede in cielo?
Qualche gran cosa il move
Che da molt'anni in qua non s'è veduto
Fuor de la sacra cella.
Car.
Piaccia à l'alta bontà de' sommi Dei
Che per te lieto ed opportuno giunga.
Mon.
Che novità vegg'iopadre Tirenio?
Tu fuor del tempio? ove ne vai? che porti?
Tir.
A te solo ne vengo
E nuove cose porto e nuove cerco.
Mon.
Come teco non è l'ordine sacro?
Che tarda? ancor non torna
Con la purgata vittima e col resto
Ch'a l'interrotto sacrificio manca?
Tir.
O quanto spesso giova
La cecità degli occhi al veder molto
Ch'alhornon traviata
L'anima ed in se stessa
Tutta raccoltasuole
Aprir nel cieco senso occhi Lincei
Non bisognaMontano
Passar sì leggermente alcuni gravi
Non aspettati casi
Che tra l'opere humane han del divino.
Però che i sommi Dei
Non conversano in terra
Nè favellan con gli huomini mortali
Ma tutto quel di grande ò di stupendo
Ch'al cieco caso il cieco volgo ascrive
Altro non è che favellar celeste.
Così parlan tra noi gli eterni Numi
Queste son le lor voci
Mute à l'orecchie e risonanti al core
Di chi le 'ntende; òhquattro voltee sei
Fortunato colui che ben le 'ntende
Stava già per condur l'ordine sacro
Come tu comandastiil buon Nicandro;
Ma il ritenn'io per accidente nuovo
Nel Tempio occorsoed è ben talchementre
Vo con quello accopiandoloche quasi
In un medesmo tempo
È hoggi à te incontrato
Un non sò che d'insolito e confuso
Tra speranza e timor tutto m'ingombra
Che non intendoe quanto men l'intendo
Tanto maggior concetto
O buonoò rione prendo.
Mon.
Quelche tu non intendi
Troppo intend'io miseramente e 'l provo.
Ma dimmià teche puoi
Penetrar del destin gli alti segreti
Cosa alcuna s'asconde? Tir. o figliofiglio
Se volontario fosse
Del profetico lume il divin'uso
Saria don di naturae non del cielo.
Sento ben io ne l'indigesta mente
Che 'l ver m'asconde il fato
E si riserba alto segreto in seno.
Questa sola cagione à te mi mosse
Vago d'intender meglio
Chi è colui che s'è scoperto padre
(se da Nicandro hò ben inteso il fatto)
Di quel garzon ch'è destinato à morte.
Mon.
Troppo il conosciò quanto
Ti dorrà poiTirenio
Ch'ei ti sia tanto notoe tanto caro
Tir.
Lodo la tua pietàc'humana cosa
È l'haver degli afflitti
Compassione ò figlio; nondimeno
Fa' pur che seco i' parli.
Mon.
Veggio ben'hor che 'l cielo
Quanto haver già solevi
Di presaga virtute in te sospende.
Quel padreche tu chiedi
E con cui brami di parlarson io.
Tir.
Tu padre di colui ch'è destinato
Vittima à la gran Dea?
Mon.
Son quel misero padre
Di quel misero figlio.
Tir.
Di quel fido pastore
Cheper dar vita altruis'offerse à morte?
Mon.
Di quel che fàmorendo
Viver chi gli dà morte
Morir chi gli diè vita. Tir. E questo è vero?
Mon.
Eccone il testimonio.
Car.
Ciò che t'hà detto è vero.
Tir.
E chi sè tu che parli? Car. Io son Carino
Padre fin quì di quel garzon creduto.
Tir.
Sarebbe questo mai quel tuo bambino
Che ti rapì il diluvio? Mon. Ah tu l'hai detto
Tirenio. Tir. E tu per questo
Ti chiami padre miseroMontano?
Oh cecità de le terrene menti
In qual profonda notte
In qual fosca caligine d'errore
Son le nostr'alme immerse
Quando tu non le illustriò sommo Sole
A che del saper vostro
Insuperbiteò miseri mortali?
Questa parte di noiche 'ntende e vede
Non è nostra virtùma vien dal cielo;
Esso la dà come à lui piacee toglie;
O Montanodi mente assai più cieco
Che non son io di vista
Qual prestigioqual dèmone t'abbaglia
Sì che s'egli è pur vero
Che quel nobil garzon sia di te nato
Non ti lasci veder c'hoggi sè pure
Il più felice padre
Il più caro agli Dei di quanti al mondo
Generasser mai figli?
Ecco l'alto segreto
Che m'ascondeva il fato
Ecco il giorno felice
Con tanto nostro sangue
E tante nostre lagrime aspettato
Ecco il beato fin de' nostri affanni
O Montanoove sè? torna in te stesso;
Come à te solo è de la mente uscito
L'oracolo famoso?
Il fortunato oracolonel core
Di tutta Arcadia impresso?
Comecol lampeggiar c'hoggi ti mostra
Inaspettatamente il caro figlio
Non senti il tuon de la celeste voce?
Non avrà prima fin quel che v'offende
Che duo semi del ciel congiunga Amore...
(Mi distilla dal core
Lagrime la dolcezza in tanta copia
Ch'io non posso parlar) Non havrà prima...
Non havrà prima fin quel che v'offende
Che duo semi del ciel congiunga Amore
E di donna infedel l'antico errore
L'alta pietà d'un PASTOR FIDO ammende.
Hor dimmi tuMontan: questo pastore
Di cui si parla e che dovea morire
non è seme del ciels'è di te nato?
non è seme del cielo anco Amarilli?
e chi gli ha insieme avvinti altro che Amore?
Silvio fù dai parenti e fù per forza
con Amarilli in matrimonio stretto;
ed è tanto lontan che gli strignesse
nodo amorosoquanto
l'haver in odio è da l'amar lontano.
Mas'esamini il restoapertamente
vedrai che di Mirtillo hà solo inteso
la fatal voce; e qual si vide mai
dopo il caso d'Aminta
fede d'amorche s'agguagliasse à questa?
Chi hà voluto mai per la sua donna
dopo il fedele Aminta
morirse non Mirtillo?
Questa è l'alta pietà del pastor fido
degna di cancellar l'antico errore
de l'infedelee misera Lucrina.
Con quest'atto mirabile e stupendo
più che col sangue humano
l'ira del ciel si placa
e quel si rende à la giustizia eterna
che già le tolse il femminile oltraggio.
Questa fù la cagion che non sì tosto
giuns'egli al Tempio à rinnovar il voto
che cessar tutti i mostruosi segni:
non stilla più dal simulacro eterno
sudor di sanguee più non trema il suolo
nè strepitosa più nè più putente
è la caverna sacra; anzi da lei
vien sì dolce armoniasì grato odore
che non l'havrebbe più soave il cielo
se voce ò spirto haver potesse il cielo.
O alta providenzaò sommi Dei
se le parole mie
fosser anime tutte
e tutte al vostro honore
Hoggi le consacrassià le dovute
grazie non basterian di tanto dono.
Ma come possoecco le rendoò santi
numi del cielcon le ginocchia à terra
umilimente. Ohquanto
vi son io debitor perc'hoggi vivo
Ho di mia vita corsi
cent'anni giànè seppi mai che fosse
vivernè mi fù mai
la cara vitase non hoggicara.
Hoggi à viver cominciohoggi rinasco.
Ma che perd'io con le parole il tempo
che si dè dar'a l'opre
Ergimifiglioche levar non posso
già senza te queste cadenti membra.
Mon.
Un'allegrezza hò nel mio corTirenio
Con sì stupenda maraviglia unita
Che son lietoe no'l sento
Nè può l'alma confusa
Mostrar di fuor la ritenuta gioia
Sì tutti lega alto stupore i sensi.
O non veduto mainè mai più inteso
Miracolo del cielo
O grazia senza esempio
O pietà singolar de' sommi Dei
O fortunata Arcadia
Oh sovra quante il sol ne vedee scalda
Terra gradita al cielterra beata
Così il tuo ben m'è caro
Che'l mio non sentoe del mio caro figlio
Che due volte hò perduto
E due volte trovatoe di me stesso
Che da un'abisso di dolor trapasso
A un'abisso di gioia
Mentre penso di te; non mi sovviene;
E si disperde il mio dilettoquasi
Poca stilla insensibile confusa
Ne l'ampio mar de le dolcezze tue.
Oh benedetto sogno
Sogno non giàma vision celeste
Ecco ch'Arcadia mia
Come dicesti tu sarà ancor bella.
Tir.
Ma che tardiMontano?
Da noi più non attende
Vittima humana il cielo;
Non è più tempo di vendetta e d'ira
Ma di grazia e d'amore; hoggi comanda
La nostra Dea che'n vece
Di sacrifizio orribile e mortale;
Si faccian liete e fortunate nozze.
Ma dimmi tu quant'ha di vivo il giorno?
Mon.
Un'ora ò poco più. Tir. Così vien sera?
Torniamo al tempioe quivi immantinente
La figliuola di Titiro e'l tuo figlio
Si dian la fede maritalee sposi
Divenganod'amantie l'un conduca
L'altra ben tosto à le paterne case
Dove convienprima che'l sol tramonti
Che sian congiunti i fortunati heroi.
Così comanda il cieltornamifiglio
Onde m'hai toltoe tuMontanmi segui
Mon.
Ma guarda benTirenio
Chesenza violar la santa legge
Non può ella à Mirtillo
Dar quella fèche fù già data à Silvio.
Car.
Ed à Silvio fiè data
Parimente la fedeche Mirtillo
Fin dal suo nascimento hebbe tal nome
Se dal tuo servo mi fù detto il vero;
Ed egli si compiacque
Ch'io 'l nomassi Mirtillo anzi che Silvio.
Mon.
Gli è verohor mi sovvienee cotal nome
Rinnovai nel secondo
Per consolar la perdita del primo.
Tir.
Il dubbio era importantehor tu mi segui.
Mon.
Carino andiamo al tempioe da qui innanzi
Duo padri havrà Mirtillo. Oggi hà trovato
Montano un figlio ed un fratel Carino.
Car.
D'amor padre à Mirtilloà te fratello;
Di riverenza à l'un servo ed à l'altro
Sarà sempre Carino.
Epoi che verso me sè tanto humano
Ardirò di pregarti
Che ti sia caro il mio compagno ancora
Senza cui non sarei caro à me stesso.
Mon.
Fanne quel ch'à te piace.
Car.
Eterni numiò come son diversi
Quegli altiinaccessibili sentieri
Onde scendono à noi le vostre grazie
Da quei fallacie torti
Onde i nostri pensier salgono al cielo



SCENA VII

CoriscaLinco.

Cor.
E cosìLincoil dispietato Silvio
Quando men se'l pensòdivenne amante.
Ma che seguì di lei? Lin. noi la portammo
A le case di Silvioove la madre
Con lagrime l'accolse
Non sò se di dolcezzaò di dolore;
Lietasìche 'l suo figlio
Già fosse amante e sposoma del caso
De la ninfa dolente. E di due nuore
Suocera mal fornita
L'una morta piangeal'altra ferita.
Cor.
Pur è morta Amarilli?
Lin.
Dovea morir. Così portò la fama.
Per questo sol mi mossi inverso al Tempio
A consolar Montanoche perduta
S'hoggi ha una nuoraecco ne trova un'altra.
Cor.
Dunque Dorinda non è morta? Lin. Morta?
Fossi sì viva tufossi sì lieta
Cor.
Non fù dunque mortal la sua ferita?
Lin.
A la pietà di Silvio
Se morta fosse stata
Viva saria tornata. Cor. E con qual arte
Sanò sì tosto? Lin. I' ti dirò da capo
Tutta la curae maraviglie udrai.
Stavan d'intorno à la ferita ninfa
Tutti con pronta mano
E con tremante corehuomini e donne;
Ma ch'altri la toccasse
Non volle mai che Silvio suodicendo:
La man che mi ferìquella mi sani.
Così soli restammo
Silviola madre ed io
Duo col consiglioun con la mano oprando.
Quell'ardito garzonpoi che levata
Hebbe soavemente
Dal nudo avorio ogni sanguigna spoglia
Tentò di trar da la profonda piaga
La confitta saetta: macedendo
Non so comeà la mano
L'insidioso calamonascosto
Tutto lasciò ne le latèbre il ferro.
Quì da dovero incominciar l'angosce.
Non fù possibil mai
Nè con maestra mano
Nè con ferrigno rostro
Nè con altro argomentoindi spiantarlo.
Forse con altra assai più larga piaga
La piaga aprendoà le segrete vie
Del ferro penetrar con altro ferro
Si potevaò doveva;
Ma troppo era pietosae troppo amante
Per sì cruda pietà la man di Silvio
(con sì fieri stromenti
Certo non sana i suoi feriti Amore)
Quantunque à la fanciulla innamorata
Sembrasse che 'l dolor si raddolcisse
Tra le mani di Silvio.
Il qualperciò nulla smarritodisse
Quinci uscirai ben tuferro malvagio
E con pena minor che tu non credi.
Chi t'ha spinto qui dentro
È ben anco di trartene possente:
Ristorerò con l'uso de la caccia
Quel dannoche per l'uso
De la caccia patiscoe da le fiere
D'un'herba hor mi sovviene
Ch'è molto nota à la silvestre capra
quand'hà lo stral nel saettato fianco;
essa à noi la mostrònatura à lei)
nè gran fatto è lontanaindi partissi;
enel colle vicin subitamente
coltone un fascioà noi sen venne; e quivi
trattone succoe misto
con seme di verbena e la radice
giuntavi del centauroun molle empiastro
ne feo sopra la piaga.
Oh mirabil virtù cessa il dolore
subitamentee si ristagna il sangue;
e 'l ferroindi à non molto
senza faticaò pena
la man seguendoubbidiente n'esce.
Tornò il vigor ne la donzellacome
se non havesse mai piaga sofferta.
La qual però mortale
veramente non fùperò che'ntatto
quinci l'alvo lasciando e quindi l'ossa
nel muscoloso fianco
era sol penetrata.
Cor.
Gran virtù d'herba e via maggior ventura
Di donzella mi narri.
Lin.
Quel che tra lor sia succeduto poi
Si può più tosto immaginar che dire.
Certo è sana Dorindaed or si regge
Sì ben sul fiancoche di lui servirsi
Ad ogn'uso ella può. Con tutto questo
CredoCoriscae tu fors'anco il credi
Che di più piaghe già ferita sia;
Macome l'han trafitta arme diverse
Così diverse ancor le piaghe sono.
D'altra è fèro il dolord'altra è soave;
L'una saldando si fà sanae l'altra
Quanto si salda mentanto più sana.
E quel fèro garzon di saettare
Mentr'era cacciatorfù così vago
Che non perde costume; ed horch'egli ama
Di ferir anco ha brama.
Cor.
O Lincoancor sè pure
Quell'amoroso Linco
Che fosti sempre. Lin. O Corisca mia cara
D'animo Lincoe non di forzesono
E 'n questo vecchio tronco
È più che fosse maiverde il desio.
Cor.
Hor ch'è morta Amarilli
Mi resta di veder quel ch'è seguìto
Del mio caro Mirtillo.



SCENA VIII

ErgastoCorisca.

Erg.
O giorno pien di maraviglieò giorno
Tutt'amortutto graziee tutto gioia
O terra avventurosaò ciel cortese
Cor.
Ma ecco Ergastoòcome viene à tempo
Erg.
Hoggi ogni cosa si rallegriterra
Cieloariafoco e 'l mondo tutto rida.
Passi il nostro gioire
Anco fin ne l'inferno
Nè hoggi e' sia luogo di pene eterno.
Cor.
Quanto è lieto costui. Erg. Selve beate
Se sospirando in flebili susurri
Al nostro lamentar vi lamentaste
Gioite anco al gioiree tante lingue
Sciogliete quante frondi
Scherzano al suon di queste
Piene del gioir nostro aure ridenti.
Cantate le venture e le dolcezze
De' duo beati amanti. Cor. Egli per certo
Parla di Silvio e di Dorinda. In somma
Viver bisogna; tosto
Il fonte de le lagrime si secca
Ma il fiume de la gioia abbonda sempre.
De la morta Amarilli
Eccopiù non si parla; e sol s'hà cura
Di goder con chi gode; ed è ben fatto.
Pur troppo è pien di guai la vita humana.
Ove si va sì consolatoErgasto?
A nozze forse? Erg. E tu l'hai detto à punto.
Inteso hai tu l'avventurosa sorte
De' duo felici amanti? udisti mai
Caso maggiorCorisca? Cor. I' l'hò da Linco
Con molto mio piacer pur'hora udito
E quel dolor hò mitigato in parte
Che per la morte d'Amarilli i' sento.
Erg.
Morta Amarilli? e come? e di qual caso
Parli tu horaò pensi tu ch'io parli?
Cor.
Di Dorinda e di Silvio.
Erg.
Che Dorinda? che Silvio?
Nulla dunque sai tu La gioia mia
Nasce da più stupenda
E più alta e più nobile radice.
D'Amarilli ti parlo e di Mirtillo
Coppiadi quante hoggi ne scaldi Amore
La più contenta e lieta. Cor. Non è morta
Dunque Amarilli? Erg. Come morta? È viva
E lieta e bella e sposa. Cor. eh tu mi beffi.
Erg.
Ti beffo? il vedrai tosto. Cor. à morir dunque
Condennata non fù? Erg. Fù condennata
Ma tosto anche assoluta.
Cor.
Narri tu sogniò pur sognando ascolto?
Erg.
Tosto la vedrai tuse quì ti fermi
Col fortunato suo fedel Mirtillo
Uscir dal tempioov'hora sono e data
S'hanno la fede già maritalee verso
Le case di Montano ir li vedrai
Per cor di tante e di sì lunghe loro
Amorose fatiche il dolce frutto.
Ohse vedessi l'allegrezza immensa
S'udissi il suon de le gioiose voci
Coriscagià d'innumerabil turba
È tutto pieno il tempio huomini e donne
Quivi vedresti tuvecchi e fanciulli
Sacri e profani in un confusi e misti
E poco men che per letizia insani.
Ogn'un con maraviglia
Corre à veder la fortunata coppia;
Ogn'un la riverisceogn'un l'abbraccia.
Chi loda la pietàchi la costanza
Chi le grazie del cielchi di natura.
Risuona il monte e 'l pianle valli e i poggi
Del Pastor Fido il glorioso nome.
O ventura d'amante
Il divenir sì tosto
Di povero pastoreun semideo.
Passar in un momento
Da morte à vitae le vicine esequie
Cangiar con sì lontane
E disperate nozze
Ancor che molto sia
Coriscaè però nulla.
Ma goder di colei per cuimorendo
Anco godeva? di colei che seco
Volle sì prontamente
Concorrer di morirnon che d'amare;
Correr in braccio di coleiper cui
Dianzi sì volentier correva à morte:
Questa è ventura talquesta è dolcezza
Ch'ogni pensiero avanza.
E tu non ti rallegri? e tu non senti
Per Amarilli tua quella letizia
Che sent'io per Mirtillo?
Cor.
Anzi sì purErgasto:
Mira come son lieta. Erg. ò se tu havessi
Veduta la bellissima Amarilli
Quando la man per pegno de la fede
A Mirtillo ella porse
E per pegno d'amor Mirtillo à lei
Un dolce sìma non inteso bacio
Non so se dir mi debbia ò diede ò tolse
Saresti certo di dolcezza morta.
Che purpura? che rose?
Ogni colore ò di natura ò d'arte
Vincean le belle guance
Che vergogna copriva
Con vago scudo di beltà sanguigna
Che forza di ferirle
Al feritor giungeva.
Ed ellain atto ritrosetta e schiva
Mostrava di fuggire
Per incontrar più dolcemente il colpo;
E lasciò in dubbio se quel bacio fosse
O rapitoò donato
Con sì mirabil arte
Fù conceduto e toltoe quel soave
Mostrarsene ritrosa
Era un nò che volevaun atto misto
Di rapinae d'acquisto;
Un negar sì corteseche bramava
Quel chenegandodava
Un vietar ch'era invito
Sì dolce d'assalire
Ch'à rapirchi rapivaera rapito;
Un restare fuggire
Ch'affrettava il rapire.
Oh dolcissimo bacio
Non posso piùCorisca.
Vo diritto diritto
A trovarmi una sposa
Che 'n sì alte dolcezze
Non si può ben gioirse non amando.
Cor.
Se costui dice il vero
Questo è quel dìCorisca
Che tutto perdiò tutto acquistiil senno.



SCENA IX

Choro di PastoriCoriscaAmarilliMirtillo

[Choro]
Vieni santo Imeneo:
Seconda i nostri voti e i nostri canti;
Scorgi i beati amanti
L'unoe l'altro celeste semideo;
Stringi il nodo fatalsanto Imeneo.
Cor.
Oimeche troppo è veroE cotal frutto
Da le tue vanitàmiseramieti.
O pensieriò desiri
Non meno ingiusti che fallaci e vani.
Dunque d'una innocente
Hò bramata la morte
Per adempir le mie sfrenate voglie?
Sì cruda fui? sì cieca?
Chi m'apre Hor gli occhi? ahmisera che veggio?
L'Horror del mio peccato
Che di felicità sembianza havea.
Cho.
Vienisanto Imeneo
Seconda i nostri voti e i nostri canti;
Scorgi i beati amanti
L'uno e l'altro celeste semideo;
Stringi il nodo fatalsanto Imeneo.
Deh miraò Pastor Fido
Dopò lagrime tante
E dopo tanti affanniove sè giunto.
Non è questa coleiche t'era tolta
Da le leggi del cielo e de la terra?
Dal tuo crudo destino?
Da le sue caste voglie?
Dal tuo povero stato?
Da la sua data fede e da la morte?
Eccola tuaMirtillo:
Quel volto amato tantoe que' begli occhi
Quel senoe quelle mani
E quel tutto che miri & odi e tocchi
Da te già Vanto sospirato invano
Sarà Hora mercede
De la tua invitta fedee tu non parli?
Mir.
Come parlar poss'io
Se non sò d'esser vivo?
Nè sò s'io veggia ò senta
Quel che pur di vedere
E di sentir mi sembra?
Dica la mia dolcissima Amarilli
Però che tutta In lei
Vive l'anima miagli affetti miei.
Cho.
Vienisanto Imeneo
Seconda i nostri voti e i nostri canti;
Scorgi i beati amanti
L'uno e l'altro celeste semideo;
Stringi il nodo fatalsanto Imeneo.
Cor.
Ma che fate voi meco
Vaghezze insidiose e traditrici
Fregi del corpo vilmacchie de l'alma?
Iteneassai m'Havete
Ingannata e schernita.
Eperche terra seteitene à terra.
D'amor lascivo un tempo arme vi fei;
Or vi fo d'honestà spoglie e trofei.
Cho.
Vienisanto Imeneo
Seconda i nostri voti e i nostri canti;
Scorgi i beati amanti
L'uno e l'altro celeste semideo;
Stringi il nodo fatalsanto Imeneo.
Cor.
Ma che badiCorisca?
Comodo tempo è di trovar perdono.
Che fai? temi la pena?
Ardisci purche pena
Non puoi haver maggior de la tua colpa.
Coppia beata e bella
Tanto del cielo e de la terra amica
S'al vostro altero fato hoggi s'inchina
Ogni terrena forza
Ben'è ragion che vi s'inchini ancora
Colei che contra il vostro fato e voi
Ha posto in opra ogni terrena forza.
Già no'l negoAmarilli: anch'io bramai
Quel che bramasti tu; ma tu tèl godi
Perche degna ne fusti.
Tu godi il più leale
Pastor che viva. E tuMirtillogodi
La più pudica ninfa
Di quante n'habbiaò mai n'havesseil mondo.
Credetel pur à meche cote fui
Di fede à l'uno e d'honestate à l'altra.
Ma tuninfa cortese
Prima che l'ira tua sopra me scenda
Mira nel volto del tuo caro sposo:
Quivi del mio peccato
E del perdono tuo vedrai la forza.
In virtù di sì caro
Amoroso tuo pegno
A l'amoroso fallo hoggi perdona
Amorosa Amarilli. Ed è ben dritto
C'hoggi perdon de le sue colpe trovi
Amore in tese le sue fiamme provi.
Am.
Non solo i ti perdono
Coriscama t'hò cara
L'effetto solnon la cagion mirando:
Che 'l ferroe 'l focoancor che doglia apporti
Pur che risanià chi fù sano è caro.
Qualunque mi sij stata
Hoggiamica ò nemica
Basta à meche 'l destino
T'usò per felicissimo stromento
D'ogni mia gioia. Avventurosi inganni
Tradimenti felici Ese ti piace
D'esser lieta ancor tuvientenee godi
De le nostre allegrezze.
Cor.
Assai lieta son io
Del perdon ricevuto e del cor sano.
Mir.
Ed io pur ti perdono
Ogni offesaCoriscase non questa
Troppo importuna tua lunga dimora.
Cor.
Vivete lietià Dio
Cho.
Vienisanto Imeneo
Seconda i nostri voti e i nostri canti;
Scorgi i beati amanti
L'uno e l'altro celeste semideo;
Stringi il nodo fatalsanto Imeneo.



SCENA X

MirtilloAmarilliChoro di Pastori

Mir.
Così dunque son'io
Avvezzo di penarche mi convenga
In mezzo de le gioie anco languire?
Assai non ci tardava
Di questa pompa il neghittoso passo
Se tra' piè non mi dava anco quest'altro
Intoppo di Corisca?
Am.
Ben sè tu frettoloso. Mir. ò mio tesoro
Ancor non son sicuroancor'i' tremo;
Nè sarò certo mai di possederti
Perfin che ne le case
Non sè del padre mio fatta mia donna.
Questi mi paion sogni
A dirti il vero; e mi par d'hora in hora
Che 'l sonno mi si rompa
E che tu mi t'involianima mia.
Vorrei pur ch'altra prova
Mi fesse homai sentire
Che 'l mio dolce vegghiar non è dormire.
C.P.
Vienisanto Imeneo
Seconda i nostri voti e i nostri canti;
Scorgi i beati amanti
L'uno e l'altro celeste semideo;
Stringi il nodo fatalsanto Imeneo.
Cho.
Oh fortunata coppia
Che pianto ha seminato e riso accoglie
Con quante amare doglie
Hai raddolciti tu gli affetti tuoi
Quinci imparate voi
O ciechi e troppo teneri mortali
I sinceri diletti e i veri mali.
Non è sana ogni gioia
Nè mal ciò che v'annoia.
Quello è vero gioire
Che nasce da virtù dopò il soffrire.

Il fine del Pastor Fido.




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