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Giuseppe Garibaldi
POEMA AUTOBIOGRAFICO
Carme alla Morte
E ALTRI CANTI INEDITI


to de baten parà thina pulofloìsboio thalàsses...
ton d'euron fréna terpòmenon fòrnigghi ligheìe
kale daidalènepì d'argùreon zugòn een...
te o ghe tumòn èterpenàeide d'àra clèa andron...
stan de prost'aùtoio tafòn d'anòrousen Achilleùs
autè oùn formigghilipòn èdosènta tàassen.


Ivano i due per il lido del molto-ondisono mare
* * * *
Gioia e' dàvasi al cuore sonando la tinnula cetra
bellaben lavoratacon sópravi il giogo d'argento
* * * *
Dàvane all'animo gioiacantando le glorie de' forti
* * * *
Stettero in faccia di lui: sbalzò su attonito Achille
con nelle mani la cetradal seggio ov'era seduto.

OMEROIliadel. 9vv. 182-194.





CANTO I
CAPRERA

Sulle tue cime di granitoio sento
Di libertade l'aurae non nel fondo
Corruttor delle Reggieo mia selvaggia
Solitaria Caprera. I tuoi cespugli
Sono il mio parcoe l'imponente masso
Dammi stanza sicura ed inadorna
Ma non infetta da servili. I pochi
Abitatori tuoi ruvidi sono
Come le roccie che ti fan corona
E come quelle alteri ed isdegnosi
Di piegar il ginocchio. Il sol concento
S'ode della bufera in questo asilo
Ove né schiavo né tiranno alberga.
Orrido è il tuo sentierma sulla via
Dell'insolente cortigiano il cocchio
Non mi calpestae l'incontaminata
Fronte del fango suo vil non mi spruzza.
Io l'Infinito qui contemplo(1)scevro
Dalla menzognaed allor quando l'occhio
Mi si profonda nello spazioa Lui
Che il seminò di Mondiun santuario
Erger sento nell'anima: scintilla
Vicinissima al nullama pur parte
Di quel tutto supremo. Oh! sí di Dio
Sí! particella dell'Eterno sei
Anima del proscritto! E lo sarebbe
L'anima del tiranno? Il sol risplende
Pur sulle colpe del malvagio. O forse
Meglio del cedro del potente il nano
Arbusto cresce del tapino? Forse
È il Regio Ostello più colpito e salvo
Lo sdrucito tugurio dal flagello
Tempestoso di Bora? Allora un dubbio
Dalla materia sollevatoil santo
Di Natura sorriso ed i superni
Dell'Eterno decreti e le speranze
Rinnegherei. Ma no! Sulle superbe
Cervici del Libànoil fulminante
Tuono ha percossoe giù nelle convalli
Sono i giganti capovolti. Il timo
Sorge allor sulla vettairradïato
Dagli amplessi di Febo e all'Infinita
Mi prostro allor potenza e umíle adoro!
Qui non passeggia l'impennato e ritto
Variodipinto sgherroall'imperante
Vile stromento. Il menzogner Levita
Come il suo cuornero vestitoil lezzo
Non trasfonde nel puro aerche avvolge
Questa di quarzo irta scoglieraonusta
Non di dovizieindispensabil pasto
All'indecente archimandrita e donno
Delle plebi infelici. Alli scoscesi
Inseminati suoi dirupi ed ermi
Non approda il polputo; i delicati
Non consente calzari il fier macigno
Che copre la desertae l'aspro irsuto
Spinodi seta le dorate giubbe
Non consentee la mensa all'appetito
Del Monsignor non è adeguata. E poi
Ognun qui fugge l'impostorla jena
D'Italia secolar maledizione.
Quitranqüilloil mio pensiero spazia
Tra le vicende del passatoe posa
Spesso su' campi insanguinati in ambi
Gli emisferi. Ove maitra le superbe
Schiere dominatricifu macchiata
Questa mia destra allo schiavo sacrata?
Degli oppressi la causaovunqueardente
Io propugnaie la genia scettrata
Invan nei lacci mi ha sospintoe l'anima
Immacolata la final battaglia
Sospiraove decisa sia la sorte
Dell'Italia e di tuttiove una volta
Sulla liberticida Idra travolta
Piombi sicura scimitarra e il mondo
Del pestifero suo morbo sia terso.
CANTO II
IL CORSARO

Cara memoria di compagnia voi
Mi collega la mente e l'Atlantico
Sorvolae cerca invan su quelle sponde
Una pietrache segni ove cadeste
Per l'altrui patria liberare Italia
Salutaste cadendo. O mio Rossetti(2)
Fratello di sventuraall'Oceàno
Quando fidammoe libera bandiera
Primi sciogliemmo(3)di Marica(4) all'erta
L'occhio correa sull'ondee cento prede
In balía del corsaro(5) inosservato
S'offrian ricche ed inermiil vil metallo
Meta non fu degna di noima il santo
Nome di Libertade; e sulla tolda
Del legno Imperïalallorché umile
S'inginocchiò di Mauritania il figlio
Vita chiedendo«Oh! solleva la fronte
«Infrante son le tue cateneil bacio
«Ti accolga d'un fratello»(6). E dolce amplesso
Confondeva il liberto e il generoso
Guerrier della Liguria! Or tra le sabbie
Moventi del Brasil posa la salma
Inonorata dell'illustree appena
È Italia conscia di tal figlio. Un giorno
Forse verràove l'ingrata schiatta
Che i governi presiede alla memoria
Del martirio de' prodia cui fu angusto
Il mondoaccennerà. Non eran quelli
Itali campi di battagliaè vero
Altri eran gli oppressoraltri gli oppressi
Altro il vessillo coll'oscuro emblema
Igneo-dorato del Vesuvio(7)e sempre
Alla vittoria prediletto e caro.
Ma quando il nato da Marsala all'Alpi
L'Oceano solcae dall'inospitale
Conculcata sua terra(8) alla lontana
Chiede asilo Columbiae su quel lido
Di libertade scendeItalia! il tuo
Pur caro nome riverito ei trova!
Son de' tuoi prodi le virginee zolle
Del nuovo Mondo insanguinate e l'ossa
Forse insepolte; ma se ricca mole
I generosi non albergae invano
Ricerca il vïator ove caduto
Sia il fratello o l'amicoalle solinghe
Capanne chieda del deserto o all'aureo
Del cittadin palazzo. Oh! dell'Italia
Diranse degni furon figli i forti
Che Libertade propugnâr sui lidi
Sorridenti del Plata. Ove s'inoltri
Del salto alle spumanti cataratte
Udrà de' suoi tai fattiche le gesta
Uguaglian dei trecento di Leonida.(9)
CANTO III
SANT'ANTONIO

Dell'Uruguay sulle incantate sponde(10)
Sorge ridente un collee su quel colle
Di sepolcro una croce. Un dìnei monti
Della libera Elveziail prepotente
Temerario s'accinse(11)e gl'insoffrenti
Di giogo montanariall'alabarde
Corser furenti. Chi resister puote
Del popolo al terribile cimento
Quando davver voglia cacciar nel nulla
Impostori e tiranni? Un monte sorge
Nella pianura di Morat e... d'ossa
Accatastate di tiranno e servi.
Tal sorgeo Saltosulla tua corona(12)
De' miei fratelli la memoria. Un d'essi
Monti l'ossa racchiude(13) ed ivi posan
Le frammiste di servi. Oh! per fortuna
Son delle Reggie le reliquie informi
E del pasciuto nel tugurio. Il teschio
Imbianca il sole del potente e il cranio
Dello schiavo. Le turgide e polpute
Sembianze del Levita al sozzo verme
Servon di pastoe le sparute e scarne
Guancie dell'infelice al suol dannato.
Sacre reliquie dei miei prodi! Italia
Prostrata ancella dell'estraneoe serva
D'eunuchi serviper vergogna nati
De' Scipïoni sulla terraun raggio
Rivide in ciel della sua gloria antica
Al battagliar de' nuovi Fabi(14); un cenno
Di gioia rallegrò la veneranda
Rugata frontee sollevolla altiera
Come ne' tempi di Marcelloallora
Che dominati da Cartago i sette
Collie di Cannee Trasimeno il truce
Vincitor la premevaalle lontane
Iberiche campagne i suoi guerrieri
Rimandava superbae i calpestati
Dal numido corsier campi vendeva
Ad altissimo prezzo(15)ed alle mura
Bronzo-merlate di cittadin petti
Lo straniero sfidavae le stupende
Mostre il fatale vincitor fuggiva.
E tufiglio d'Alzate(16)Anzaniun piede
Sulla polvere e il fuoco nella destra
Ricevevi il protervoche la resa
Voleva importi de' fratelli stanchi(17)
Dalla battaglia decimati e pochi
Rimasti illesi; la fatal rovina
Tu risparmiasti colla generosa
Intemerata tua parola: «In aria
«Io volerò colle macerie e i monchi
«De' miei compagni corpi e le codarde
«Salme di voi all'oppressor vendute».
E allontanossi il gallonato e tronfio
Mercenarioe la libera contrada
Tutta festantei coraggiosi accolse.
E le pie donne al capezzal dell'egro
Curvelambenti l'orride di ferro
E di piombo feriteil dolce labbro
Ricettacol d'amornon ripugnavan
Posar sul gonfio lacerato fianco
Del libero soldato. «A noi la vita
«Salvasteo prodie dall'oltraggio vile(18)
«Ed essa a voi sia consacrata(19)». Oh! l'uomo
Che non risente della donna il plauso
Di fango ha il cuoree del gentil affetto
Della bella di Dio impareggiabile
Operaè indegno. Oh! sotto il palpitante
Di donna senoil creator depose
D'ogni virtude il semee santuario
Di generosi sensi è la bellezza.
E finché Roma alle vestali il sacro
Fuoco affidòdell'Orïente i molli
Costumi non fiaccâr delle quiriti
Alme la tempra indomitaed il Mondo
Vide robusto di matrona il figlio
Passeggiar vincitor dalle paludi
Mïotidi all'Atlantico e dal Reno
All'Eufrate. Maquando la corrotta
D'Asia preferse meretriceal casto
Della sua donna amplessoe l'indorata
Alla di ferro sua armaturail truce
Iperboreo soldatoa cui la daga
Pesante troppo avea cedutoil donno
Contemplò sogghignandoimpiastricciato
Di lezzosi profumi e di vivande
E di licori dondolanteil piede
Sulla cervice disprezzante pose
Del Romanoe lo fe' tant'anni servo!
CANTO IV
MONTEVIDEO

Eri pur bellao di Colombo terra
Avventurosae l'ospital tuo seno
Al proscritto porgesti! Ivi trovammo
Non quietenoperché della malnata
Dei tiranni genía anche gl'immensi
Non difettan tuoi campima una daga
Per combatter gl'infestied una patria
Non di rovine seminata. Un cielo
Come d'Italiaabitator fratelli
E donne impareggiate. Il santo nome
Pur della servacalpestatadoma
Nostra terraun sol dì non fu bandito
Dagl'Italici crocchie quando il fiero
Dei ferri tintinnio la furibonda
Rabbia segnava della mischiail tuo
Italianome qual fatal scintilla
I tuoi proscritti percuotevae imbelle
Diventava il nemicoe rinfrancate
Di libertade le falangie placidi
Potea sonni dormir la non armata
Folla di donne e di fanciulliquando
L'Itala Legïon copría le mura.(20)
Tojesprode dei prodia noi fratello
Nelle battaglieove la patria tua
Scevra di gareun dì ricordi il braccio
Più valoroso de' suoi figliil forte
Che più li valse nel periglioun sasso
Ergerà almen sulle reliquie sante
Di chi morì per essa e di chi l'elsa
Porger sdegnò del mercenario al grido
E si trafisseall'Utican simíle
Al servir preferendo inclita morte!(21)
CANTO V
RIO-GRANDE

Pria di lasciar l'Americano lido
Ad altra terra io devo un cennoun segno
Che mi ricordi ai prodiintemerati
Figli del Continente(22). All'Oceàno
Quando prima affidai la venturosa
Tempestata mia vitaalle cocenti
Dell'Ianeiro approdai sponde ospitali.
Ivi un imperoe schiavi ed insoffrenti
Popoli del servaggio. Incarcerato
Di Santa Croce nell'oscuro speco(23)
D'Italia un figliodi color che il Mondo
Trovano angustoe libertà dovunque
Santa. Il fatal delle battaglie evento
Condusse al piè dell'Imperante un stuolo
Di generosi Rio-Grandensi e seco
Il mio fratello Zambeccari(24)illustre
Tra gl'Italiani illustri. Il fier vessillo
Repubblicano mi affidaroe 'l sciolsi
Primo sull'Oceàno. Allorché il laccio
Ove m'avvinse la fallace fede
De' Governi del Plata infransi(25)e il sole
Di libertà risalutai sull'orme
Del valoroso Ligure(26)le terre
Toccai del Rïo-Grandeove tremenda
Ferveva inegual lotta tra le immense
Falangi dell'Impero ed i valenti
Di libertà campioni; asilo e ferro
Trovai tra questi ed imparai siccome
Si combatte e si vincee a non contare
Se son molti i nemici. Il valoroso
Del deserto Centauro(27)ove si pugni
Per la sua terraper la donna sua
Non conosce perigli; il suo destriero
Lo nutre(28) e la foresta lo ripara
Dall'intemperie. Egli a padron non serve
E libertà preferisce alla vita.
Oh! de' primi anni miei felice etade
Dalla speranza sì abbellitae scevra
D'ogni pensierche di virtù non fosse!
Là del Camacuànsulle ridenti
Sponde(29) ed al limitare della selva(30)
Sorge un ostelloove non aspettato
Può capitare il vïator; le antiche
Dell'ospitalità leggi sacrate
Trovaed è accolto e festeggiato. Stanco
Può riposar le membrao se la via
Percorrer vuolivi un corsiero è pronto(31).
Ivi le prime gestaonde l'umile
Mio nome noto ai generosi venne
Ospiti mieie del materno affetto
Ritrovai le delizieil già canuto
Donno(32) era talche di leggende antiche
Guerrier più prodeio non suppongo.
Non fu fortuna al coraggioso sempre
Propiziatrice; alla sua patria il dono
Di libertà fu differito e troppo!
E sulla faccia della terra sparso
Di traditori il seme(33); essi sovente
Di Moderati hanno l'assisae sempre
Ostentazione di virtude; il volto
Camaleonio mal nasconde il tetro
Dell'alma umore per sventura ovunque
Sono la feccia dell'Infernoil tifo
Divorator della famiglia umana(34).
O patria miacome di donna amata
Chi non risente il celestial tuo spiro
È ben malvagioo ben codardo! Eppure
Sorge una gente nel tuo senoe figlia
Per tua vergognatüache l'impronta
Sopporta dello schiavo e se ne abbella.
Moderati!... e finiamla; il lezzo sgorga
Dalla pennascrivendo il scellerato
Infame nome. Voi la stessa creta
Veste a color del Vatican simíle.
Due son le storie dell'Italia: l'una
Di grandezze e di glorïela vile
Nel letamaio trascinata è l'altra.
Patteggiatori di misfatti e d'onte
Liberator vi proclamate?... Oh! via
CANTO VI
I 73 - RITORNO

Là dalle pampe del desertoun nucleo
Veleggia alla tua voltaItalia! E forse
Le tue miniere li hanno spintii tuoi
D'arte e d'oro palagio le vezzose
Tue donne? I tuoi martirii ed il dolente
Rantolo del servaggio a te guidava
I novelli Argonauti. Essi hanno inteso
Rumoreggiarlà nel lontanoun grido
Chedisperatasollevar volevi
La rugata tua frontee di catene
I frantumi spezzar sulle cervici
Di chi t'oppresse e vilipese. Un ferro
Noi ti portammo e non tesori(35)e l'alma
Di chi pugnava in Sant'Antonio. Eppure
La rossa giubba de' miei fier soldati
Abbarbagliò la delicata e casta
Nelle battaglie sempre e nell'onesto
Schiatta de' Moderati. Invano i prodi
Seminâr l'ossa dal Verbano a' spalti
De' sette colliagl'inesperti e imberbi
Segnando il come alle costor masnade
Si travaglian le spalle!(36) Oh! le lor gesta
Non son tra i fasti dell'Italia conte.(37)
Anzaniun cenno ancor! Tudalle sponde
Americanele affralite membra
Al mar fidavie nell'egro tuo cuore
Sol confortato dalla spemeil caro
Della natia tua terra almo sembiante
Era scolpito; ove l'invitta destra
Sulla bilancia delle patrie sorti
Pesato avesseil masnadier predone
Che da tanti anni questa sventurata
Non sua contrada padroneggiai monti
Per sempre avria varcatoe non dimessa
Smorta saria la fronte de' suoi figli.
Così nol volle il fatoe la Lombarda
Terra che ti diè vitae che di ferrea
Tempera avvolse la guerriera e pura
Anima tüanon dovea che l'ossa
Raccoglier del più grande de' suoi prodi!(38)
Oh!... sii propizio alla fatal coorte
De' proscrittiOceàno! Essi al conquisto
Non van del Vello(39)e sulla tolda uniti
Il tuo seno solcandoalla natia
Inneggian terra(40)e così bella e tanto
Sventurata! Al fragor de' tuoi marosi
De' miei compagni la sonora e maschia
Voce s'immischia. Un giovinetto(41) all'arte
D'Orfeo cresciutodelle pugne il canto
Dei men periti disciplina e tutto
Modulaverso ed armonia. Il fiero
Di vergin sembïante e la chiomata
Frontealle belle di Colombia figlie
Eran di fiamme ; ma l'intemerata
Alma all'Italia avea sacrata. E l'ossa?...
Il mercenario le calpesta. Il nome?...
Il dispotismo lo ripudia. E Italia?...
Scorderà forse chi morì per essa!
Dondola i fianchi maestosie solca
Leggera l'onda inargentata e azzurra
Bella «Speranza!»(42) Il tuo nocchier non conta
Portar d'Italia la fortuna in seno
De' suoi cantanti passeggiered essi
Ben venturosiLibertà cercando
Troveranno una tomba. Il suol che copre
Degli Orazi la polveè degno ostello
Ai generosi; ma più degno il cenno
Che segnerannoprecursor de' Mille
Intemerati confratelli. Italia
Insuperbir può di tal proleil vecchio
Voltoatteggiato alla mestiziaaltiero
Risollevare dal lezzoso immondo
Letamaio sortireove tant'anni
La tuffaro i codardi; alle sue glorie
Non tornerà delle conquistee il patto
Santo consacrerà delle Nazioni.
Alto e spumante è l'Oceànoe lungi
Equi-distanti i continenti; snello
Sguizza il delfin festante alla fendente
Prora sfidandoe l'apparir giocondo
Dell'innocuo del mar ospite amico(43)
Unico forse a dissipar la immensa
Monotonia del flutto. Eppurcol dardo
Lo guata l'uomo per ferirloe pasto
Farlo innocente ; ma una voce cupa:
«Al fuoco!» grida; «incendio nella stiva»(44).
Un inespertola mal chiusa fiamma
Avvicinava all'alcool e in un punto
Erane il fusto divampante appresso
Di combustibil vettovaglie pieno.
Grande il periglioe confusion non poca
Nella ciurma. Il leonquando la prole
Minacciataè men fiero. I valorosi
S'accalcar nella stiva e la vorago
In un momento divorar. La morte
Colpir poteama non fugar quei forti!(45)
Sorgon dal marcome due fari eccelsi
Le d'Alcide colonnee le saluta
Commosso il navigantee chi le sponde
Mediterranee chiama patriai due
Vede colossi d'Anfitriteil segno
Che non lontana è la sua terra e i cari
Suoi congiunti. E chi pianse per vent'anni
Sulle sciagure della desolata
Italia süao figli della terra
Rivalicando dell'Atlante i mari
Verso coleidi vero affetto ei v'ama.
Salveo terra di prodiantica Iberia!
Come son belle le tue sponde! Il flutto
Come d'Italia ne carezza il lido.
Come d'Italia son festanti i colli
Di vendemmiee di fiori le convalli
Imbalsamate; ma sulle tue zolle
Dello straniero posan l'ossae il fiero
Natio corsierdelle tue pampe è donno!(46)
Troppo preziosa è libertade e Dio
Non a ciascuno la consente. Il prete
Infesta ancor le tue contradee gare
S'odono ancor tra le tue gentiignare
Tutt'or del vero; ma se il calpestio
S'ode d'estraneo corridortentando
L'inespugnati tuoi confiniun nembo
Condensato di forti alla riscossa
Del minacciato focolarle ingorde
Avranno tomba invaditrici turbe.
Come di vampa vacillanteal fine
Del vitale licor spegnesiil forte
Mortal involto del guerriero il lungo
Vïaggio avea spossato; isterilito
L'avanzo nerboruto. Anzani l'aura
Avea fiutato dell'Ibera terra
Ove tant'anni avea pugnato e vinto.
Nobile schiera di proscrittia cui
Ove si atterrano i tiranni è patria
A voi ben noto è il prode a Contavecchia(47)
Assalitor primieroe Lusitania
Lo salutò tra gl'Itali redenti
Da una nuova Termopile.(48) Una lagrima
Trasser dall'occhio del soldato invitto
Le ricordanze glorïose. Un lieve
Refrigerio trovammo al sofferente
Sulla terra spagnuola e proseguimmo.
CANTO VII
NIZZA

Fuggon le coste della Gallia al celere
Della «Speranza»(49) scivolar. La spinge
Ponente impetuosoe le nevate
Cimeche un dì furon d'Italia ed ora...
Son l'appannaggio d'un tiranno! Il bianco
Manto sporgon dall'onda e il più sublime
Bello mostrano aspetto(50) al navigante!
Chi vi vendette non vi video sommi
Baluardi d'Italia; ei di paludi
Limo aveva nell'anima e i codardi
Abitatori di pantani e vili
Che lo sorresser nella scellerata
Impresa fedifràgail puro etereo
Aerche spira dalle imbalsamate
Valli non respirarono. Il mercato
Se nocompito non sariaed io
Senza l'Italia rinnegar le stanche
Membra potrei posar sul suol natio.
Salve! o di Segurana e di Massena
Terra diletta! Il masnadier che compra
T'haper tuffarti nel servaggioil prezzo
Non godrà dell'inganno. I conculcati
Popolistanchi delle sue nequizie
Il macchiato di sangue abbatteranno
Tronosostenitor dell'impostura.
Giunge la notte. Il venticel dell'Alpi
Quale custode del virgineo seno
Respinge i flutti accavallati e gonfi
Dalle tempeste(51)che il Lïone e il Giano(52)
Furïosi tramandano nel verno.
Fiuta nell'aer tuo natioo stanco
Reduce navigantee ben ricordi
Imbalsamato quel fragrante aroma
Che ti beò bambinoe nell'oscura
Notte accennavan dell'ostel la via
De' giardini i profumi(53)ed il tranquillo
Di Limpia porto(54) t'accogliea festante.
Soverchia gioia nella vita è infausto
Precursor di sciaguree la tremenda
Mi balenò sentenzaallorché chiara
L'alba del mio ritorno il natio loco
Illuminava e la perduta patria
Ormai redenta e figli e sposa e Madre
Io rivedea felici. Oh! chi ridire
Della canuta genitrice i cenni
Prorompenti d'affetto? «Io ti rividi
«Ed obliate ho le mie pene»disse
La veneranda! collo stesso accento
Che m'accogliea fanciulloallorché illeso
Io m'affacciava da' periglie dolce
Ammonitrice all'irrequieta audace
Natura frapponea miti consigli
Con quel suo fare d'angiolo. Oh! immenso
Sorriso d'una madreil tuo ravviva
Incantatore refrigerio e il duolo
Tutto s'oblïa d' un'intiera vita.
Furon giorni di gioia. I miei fratelli
D'arme dovunque festeggiatiaccolti
Come in famiglia dagli affettüosi
Concittadini miei. Nizzad'Italia
Sentiva i danni e le vergogne; i prodi
Correan suoi figli alla riscossa il truce
Pugnar stranieroed olocausto alfine
Sull'altare caderda traditori
Sacrificati per viltà e venduti.
Italia mia! io non dispero. I ceppi
Tu frangerai sopra gl'infranti troni
De' carnefici tuoie Libertade
Benedirà le tue sventure e il sangue
Per lei versato. Ma sulla tua terra
Pesa ancor tal canagliache la meta
Molto allontana del riscattoe molte
Saranno ancor le tue sventurei guai
Accumulati da' perversi. Il pondo
De' vestiti di piombo(55) ancor il piatto(56)
Fanno innalzar de' generosie il ventre
L'anima signoreggia e la deturpa.
Addio Plata ridenteaddio compagni
Del nuovo Mondo; il nostro posto voi
Sí! degnamente sosterrete(57) a fianco
De' valorosi Americani. Il nero
Vi affidammo vessillo(58) alle masnade
D'un tiranno funestoe alla vittoria
Sacro!
CANTO VIII
LUINO E MORAZZONE
1848.

...... O propizieaddioonde benigne
Dell'Oceàno! Sull'interminato
Tuo sen l'acciar noi arrotammoa' Regi
Ligio giammaima a Libertade ed ora
Giunti a servir qui questa servail donno
Ce lo disprezzae invan ti abbiam solcato
Lieti e fidenti di poter alfine
Dar questa vita all'infelice e bella
Italia nostra.
Erranti ancorcacciati
Siam sulla nostra terrae chi servirla
Senza l'assisa allaccïar da servo
Vuolè rejetto! E si richiede forse
Se reduce di pan manca o di tetto
Onde posar le stanche membra? Il tetro
Di diffidenza sguardo sulla rossa
Camicia fisoalle lontane colpe
D'aver tramato per la causa stessa
Che or capitana il Sire(59)e il simulacro
Della ragion(60)che governar il Mondo
Dovriaincresce; ma si finge amarlo
Ché diritto divin più nol consente.
Dello schiavo la prolee le sorgenti
Generazioni della coscia il dritto(61)
Infame han calpestatoe della gleba
Colla sudata fronte il vil guadagno
Ma non servaggio li contenta. «E dunque
«Statuto diamo a questi servialcuni
«Di lor chiamiam sotto la real mensa
«A roder l'ossa»! E non difettan mai
Adoratori della panciao compri
Con fettucciela patria ed i congiunti
Rinnegando! La frode e la menzogna
Così si aggiunge al dispotismoil giogo
Così indorato Libertà si chiama.
Fugge impaurito il masnadierlo incalza
Moltitudine fiera oltre il confine
E la terra Lombarda e la Vinegia
Di Libertà respiran l'aura; il forte
Siculo spazza la mendace turba
Degli oppressorie da Marsala all'Alpi
Sgherro stranier più non alberga.
Stanza
Però della nostrana lüe il seme
Appestator; e tanto più il suo morbo
È micidialquanto lo copre il velo
Del Galant'uomoe tal gramigna abbonda
In questa sciagurata Italia nostra
In tanta copia d'appestarne il Mondo.
«Ecco l'Armata! al cittadin non cape
«Di guerreggiar il dritto; il villanello
«Vada alla vanga e la canaglia al banco.
«Qui siamo noi! Di Filiberto il cuore
«Ereditammoe dell'ancella il fiore
«Vogliam raccoglier noinon mani lorde
«Di catrame o di fangoed il carciofo
«A fogliaa fogliapapperem da noi
«Senza consortiché saria tutt'una
«A voi non sarem grati... » Oh! lo sappiamo
Sire! e l'Italia noi serviamnon voi!
Funesta figlia del delitto(62)i tuoi
Non son sconti peccati! Il sacerdote
Di Satana t'offusca e la scettrata
Genía ti travolge! Invan di prodi
Mandi folla al martirio ; alla catena
Tu sei dannata ancor da chi ti sugge
Da chi ti oltraggia e ti mantiene serva!
Son gl'Italiani giubilantiindarno
Ammaestrati dal passatoil regio
Custode è alla frontierail simulacro
Di libertà li ha disennati. Importa
Poco dell'armi! Il disputare importa
Di Governo la formae lo impennato
Pavoneggiar berretto e di velluto
La zimarra o la giubba; e l'argomento
De' sapienti: qual del grand'Impero
Capitale saràcittà cospicua!
Intanto il lupoche la ricca preda
Sciolta per un momento aveai lanuti
Sconsigliati contempla eritemprato
Dalle solite gareil truce dente
Riappicca sicuro alle divise
Pecorellee fa stragie frutta e donne
E sostanze non sue sgavazza e sperde.
Cadde ingannataderelittaesangue
La gran donna Lombarda! Un dì soletta
Ma pure cinta del suo ferroi donni
Avea spazzato come nebbia. I forti
Avean provato ai variopinti sgherri
Chechi non temevince e le masnade
Poco servon di serviai valorosi
Di libertà campioni. Orafidente
Alle regal promesseil suo non vinto
Popol soggiace al truculentoesoso
Esercito dell'Austria. Un'oste intiera
Senza pugnarfuggita a capo chino
Attraversa le vie ove fanciulli
Fugar que' mercenari vincitori!
A testimoni di viltà chiamati
Dai confini Lombardi(63)i rossi figli
Di ben altre battaglie il vergognoso
Spettacol contemplare nella foga
De' fuggenti travoltiil retroguardo
Fecer(64) fremendoe sui vicini colli
Piantar d'Italia lo stendardo. E il grido:
«Sulla terra d'esigliooh! forsennati
«Ove correte?» echeggiò tra le turbe.
Ma indarno! Alle vicine aspre montagne
Dell'Elvezia i fuggenti le vergogne
Portan d'Italia al disprezzantealtiero
Sogghigno de' superbi montanari.
Là sulle sponde del Verbano il fiero
Borïoso stranier le rovesciate
Aquile a rïalzar correa; ma tutti
Non son fuggiti gl'Italianiun pugno
L'aspetta e lo martella. Il saccomanno
Fugge incalzato da paura tale(65)
Da morirnee le sponde inargentate
Rallegransi del Lago al fragoroso
Inno della vittoria. I poverelli
Abitatorisventurati e buoni
Delle belle contrade i redentori
Riconoscenti salutaroe il tetro
Dimenticâr delle masnade aspetto
Per un momento.
Ma chi mai dall'onde
S'avventuraove ancor ferve la mischia
De' combattentisu ben fragil schifo?
Una è di quelle creature a Dio
Care ed all'egro. Il portamento altiero
Dolcead angiol simílcaro foriero
Di Provvidenza sembrae la sua voce
Incantatrice ti fascina: «Oh! lascia
«Ch'io raccolga i soffrenti; i tuoi caduti
«Col nemico cadutoalle mie stanze
«Consenti. Il sangue uno ha il colorle carni
«Accomunate nel patirconfini
«Più non conoscon. L'imperante al servo
«Che mandava al macelloun scellerato
«Disse l'Italoereticonemico
«E di Dio e dell'uomoedificante
«Opera esterminarlo e la sua polve
«Gettar al vento! La menzogna al furbo
«Tiranno è saldo piedistalloè vita».
Fise alle Orïental sponde le luci
Laura scorge il conflitto(66)il trepidante
Affretta barcajuol; ritta alla poppa
Segna al più folto della pugna e chiede
Del capo! O Donnanon sei tu del bene
La vera imagoed il tiranno il male
Non rappresentache l'umana specie
Affligge? Io chino bacerò la zolla
Dal tuo piede solcata ed il tuo santo
Nome all'Italia consacrato sia!
Per un momentosìfur rallegrate
Le campagne Lombarde. A Morazzone
Cinta dovunque la sottil colonna
De' vincitori di Luinoun cerchio
Di fuoco li restrinse(67) ed obbligati
Di aprirsi il varco colla spadail suolo
Raggiunser poi dell'ospitale Elvezia.
Sei ricaduta nel servaggioo Donna
Un dì del Mondo e sempre educatrice
Delle genti. I tuoi falli non scontati
Sono tuttor; molli di tempraimbelli
Sono forse i tuoi figli o non concordi?
L'Austro ripiglia le ben note vie
Nell'aperto tuo seno. Alla Vinegia
Non doma ancora suo bell'agio invia
Numerose le schiere e la circonda.
Morbo di Reggia(68) m'affastella e inutile
Diviene il corpo. Nel perenne moto
Del campoio non sentiva il distruttivo
Malore; ma l'inerzia ed il cordoglio
D'una caduta patria a soggiacere
M'impone. Allor le stanche ed ammorbate
Membra trascinodagli alpestri monti
Alle belle del Varo inospitali
Sponde(69). Ma Nizza all'imperante addita
La mal intesa prepotenza e varco.
Reducetra i miei cariio mi ritempro
Ma non m'acqueto. Alla soggetta Italia
Come può uno non pensar? V'è forse
Altro da fare nella vitaquando
La patria è schiavache cercar il modo
Di liberarla e preparare un ferro
Per sterminar i suoi tiranni?
Taccio
Di stoltizie narrar con cui la nera
Setta ci perseguiva dalle sponde
Del Varo all'Adrioove per poco il nerbo
De' miei migliori all'Ottomano lido
Era respinto(70). Il prete-re tal sorte
Già avea decisoallorché Romastanca
Di menzogneil maggior de' suoi Ministri
Immolavae la schiera de' proscritti
Alle Romane squadre assocïava.
Sacra memoria del passatoimmensa
Ruina di due mondiil tuo recinto
Sembra la culla del Creato. Accanto
Al simulacro della pietà umana(71)
Intierointattoil cadavere sorge
Trastullo de' Tiranni(72). E sorge il padre
Dell'umane grandezze(73) accanto al buco
Fetido del mendicoe nell'ammasso
Accatastato delle tue macerie
Tutto spira di grandee le miserie
Ed i delittiche t'han fatto serva!
Io ti vidi fanciullo! e la tua imago
Come sul bronzo si scolpì nel cuore
Incancellata. Tra i confusi e sparsi
Di giganti rottamiil giovanile
Mio senno s'ispirava e forse il poco
Oprato a quel fascíno io tutto devo!
CANTO IX
ROMA

Quattordici anni conta la malvagia
D'un tiranno fazioneall'urna il voto
Fu d'un intero popoloe menzogna
Il proditor rapacealle non salde
Mura condusse(74). All'insolente cenno
Di resaun pugno di guerrier rispose
Col ferro e sul Gianicolo di fronte
Spinse i suoi formidabilie se ria
Fortuna a Italia non negava un genio
Oh! sin d'allor dalla Sicana terra
All'Alpisgombro avria l'estraneo e forse
Questa chiamar dovria «Terra di vivi»(75).
Forato è il poncho(76) e sotto la mia rossa
Camiciail sangue gronda. Un Franco piombo
M'avea tastato il fiancoe Bonaparte
Fu mal servito per la prima volta!
Guardo d'attorno. E sotto le frementi
Zampe del mio corsier non è un dei sette
Colli calpesto? Io non giurai tant'anni
Di servir questa schiava e liberarla
O seppellirmi tra le sue rovine?
Che bella morte! Ed io sorrisi come
All'apparir d'una fanciulla amata.
Non era morteché ben altre ancora
Dovea miserie sopportared altro
Piombo solcare queste membraad altra
Mano affidato colla stessa impronta!
Sì! sul finire dell'April pugnammo
Come si pugna per la patriae l'inno
Della vittoria rallegrò le antiche
Dell'Eterna contrade ed i protervi
Masnadier d'un tiranno alle calcagna
La salvezza affidâre nuovi inganni
A meditar sulle lor navi e nuove
Schiere aspettar. La libertà Romana
A chi la Franca libertà distrugger
Voleva era molestae con menzogne
Invïava i suoi bravi a risaldare
Le Italiche catene e la Tïara
Pestilenza del Mondoagli insoffrenti
Impor col ferro. Ei ben sapeal'infame
Alle liberticide arti il chercume
Più d'ogni altro propensoe sull'ignaro
Miserabile popoloil fallace
Onnipotente. Con quel serpe a mano
Facil divenne il soggiogar l'incauto
Francoe comprar da servi Moderati
La mia povera Nizza.
Infin pugnammo
Per Roma e per l'Italia! I sarcofàghi
Che di donni del Mondo le reliquie
Serbandi polve non indegna aspersi
Furone l'ossa de' guerrier caduti
L'ossa de' padri non macchiârper Dio!
Molto il valorma la viltade molta
Tra questa gente d'una razza stessa
Anche una volta la fatal ancella
Prostituïrono all'estraneo. Io vidi
Fatti da Fabio o Lëonìdae turpi
Mercati ed inudite codardìe!
Ormai cessata è la difesa. Il fiero
S'aspetta vincitor con sulle labbra
Il dileggio pei vinti. Invan da forti
Pugnaron pochi contro molti(77). Il prete
Rinnegò Italia e il moderato; al ventre
Fanno di patria il sacrificio. Indegni!
Han preferito a libertà il servaggio
E al nazional decorole vergogne!
Son le macerie delle tue grandezze
Di brutture lordateRoma. E morte
Non saria meglioche la sciagurata
Vita di schiavo sotto il puzzolente
Negromante modernoinfëudato
A tutte le tirannidi e bastardo
Animalaccionon simile a belva
Veruna? Il bruto abitator di selva
Il suo luogo natio discerne ed ama.
Al sacerdote di Satàna chiedi
Della sua patria il nome! Egli nel ventre
Ha patriaDiofamiglia ed Universo!
Cessata è la difesa e corteggiate
Saran domani le belle Romane
Dall'altiero soldatoe tunipote
Di Camillola fronte al suo cospetto
Chinae ti prostra del tuo donno al piede.
Intanto a me si fe' davanti un messo
Della grande Repubblica(78)e la nave
Pronta a ricevermi mi accenna. Il figlio
Della Colombia alla non vinta schiera
Offre un asilo generoso; e grato
Ricorderò tutta la vita. Accetta
Pur non venne l'offerta. «Alle nevate
«Cime dell'Appennin questo di prodi
«Avanzo io condurrò. Questo vessillo
«Di piombo e ferro traforatoa' servi
«Servir potria di pernoe se la sveglia
«Dal popololeon che dormeè udita
«Del destino d'Italia io non dispero».
Stolto!... passeggerai dall'uno all'altro
Maree lo schiavo l'incallito collo
Dal giogo appena moverà a guardarti
E tornerà alla glebaove sudante
A fecondar le biadeche l'estraneo
Corridor nutriranno ed il satollo
Vitichiomato masnadiergiacente
Nel focolar briaco e la tua donna
Accarezzando. Oh! di vergogne il cruccio
Più de' disagi m'infastidiail pigro
Torpore dei soffrenti e la venale
De' soddisfatti contentezzaallora
Che questo paradiso delle genti
È manomessodepredatoe infetto
Stolto! che speri da cotesta inerte
Discendenza di frati? I tuoi più fidi
Ti lascerannoi tuoi più cari affetti
Saranno spenti; e le forestei monti
Più scoscesi alle tue stanche piagate
Membra un rifugio accorderan tra i lupi
Men scellerati dello sgherroa' tuoi
Passi insidiosoad inseguirti intento.
Perdona Italiase le tue sventure
E il mio dolor m'inacerbaroe tetra
Fecer l'indole mia. Non tutti i tuoi
Nati son pravi. Alla furente caccia
Del tiranno segugioio fui protetto
Da intemerata gioventù(79)siccome
Leona la sua prolee sul Tirreno
Dall'Adrio io giunsi inosservato e salvo
Dalla Grifagna e da' cagnotti suoi.
GrazieItaliana gioventù! la vita
Ch'io vi devo è a voi sacra. Alle venture
Pugne la serbo e quel pensiero solo
Me la fà cara. Ove l'egra mia salma
Non corrisponda al cuornelle battaglie
Non mi lasciate indietro. Oh! questo pondo
Ben conosceteo generosi; e carchi
Io vi ho veduti di queste miserie
Tra le scoscese d'Aspromonte rupi
Balzarmi al lido. Un corridorun carro
Potrò forse salirma se impotente!...
Non mi lasciate indietro. Oh! non negate
A me chefido per trent'anni al vostro
Liberator vessilloaltro non volli
Io guiderdon che Libertade. Oh! Dio
Non mi negate nel final conflitto
Tra i primi un posto e salutar tra i primi
Il santo giornoche l'Italia sgombra
Sia da ladroni e che non più lamento
S'oda d'oppresso sulla nostra terra.
Di Buonaparte s'introduce l'oste
Nella città de' preti. Il nuovo Brenno
Guarda invano e impauritose un Papirio
Od un Manlioagguatatocolla destra
Sulla daga il trafigga o lo minacci.
Invan! Tutto è grandezza in quel recinto
Ma di reliquie! Nelle vie calpeste
Dai padroni del Mondo un popol geme
Che si chiama Romano e simulacro
Altro non è. Ove l'antico al carro
I vinti regi trascinavail nuovo
Cenci trascina e vilipende. I forti
Che moriron per lui sono insepolti
E i pochi avanzi mutilati o privi
Di libertadeincatenati e chiusi
Nelle infernali bolgieove a Satàna
Porge culto il Levita ed alle genti
Nascondeinfame inquisitornequizie
Per cui s'oscurerebber le divine
Luci del solse di tenebre orrende
Non fosser carche e nel sepolcro avvolte.
CANTO X
RITIRATA

Prosegui il tuo camminProscritto; un pugno
Troverai sempre d'insoffrenti il peso
Delle catene. Invano la birraglia
Di quattro Re t'insegue!(80) Il santüario
Che porti in cuore per l'Italiainfranto
Non sarà questa volta. A dure prove
Tu sei serbato ancore degli sgherri
Tutt'ora i sonni turberai. L'impronta
Del ferro del tuo baio(81)alle regali
Stanze stampatainsegnerà a' protervi
Che anche per loro giunge l'orae il pane
Assaggeran della sventurae il duolo.
Sono le turbe istupidite. Il prete
Seminatore di menzogneaccenna
Al castigo di Dio; un plauso sorge
Pur tra le moltitudinial cospetto
De' pochisprezzatori di tiranni.
Istupidito è pure il mercenario
Del risoluto a fronte Italo stuolo.
Tale il Leon che si ritiraspinto
Da numeroso di shakali(82) stormo
Qualche volta si fermaacciò nol creda
Timor la ciurma di codardie indietro
Respinge la canaglia. Imbaldanziti
Dal numerogli sgherri il sacro nucleo
Resto onorato delle patrie pugne
Minaccian d'assalir. Ma le scoscese
Rupi dell'Appennin e l'imponente
Marziale aspetto de' miei fidiil baldo
Frenano ardor delle masnadee salvi
Si giunge alfin sulla neutral contrada
Di San Marinounica terra allora
In Italia non servaed il gentile
Ospitale suo popolo accoglieva
Come fratellii reduci guerrieri.
Ma che! Rispetta de' neutrali i lari
Il prepotente? E non son forse vane
Voci giustizialeggie il decantato
Diritto delle genti? I numerosi
Battaglioni son leggeed il capriccio
D'un tiranno è giustizia; e così fia
Sinché lo schiavo all'impostor consenta
La fede suae sinché il ventre all'anima
Se pur ne hanno unavenga ammesso primo
Da' Moderatie soddisfattie stolti.
Itali! Allor che per la nostra terra
Brandir un ferro voi potrete ancora
Non vi stancate! La fatal genìa
Che vi conculca da tanti anniil fio
Paghi de' suoi delittie sinché un solo
Straniero o nostro infesti questo vostro
Terrestre paradisoalla guaina
Non affidate il brando. Il seme iniquo
Di chi ambisce l'altruicome gramigna
Propaga in questo suolo. Eppure stanchi
Io vi ho veduti tante volte al sacro
Anfiteatro delle pugnee il campo
Abbandonar alla mal'erbaquando
Non arduo era lo svellerlae glorioso
Tanto il finire del riscatto l'opra.
Sempre un pugno d'eroi estolle al Mondo
L'Italiana virtudee sempre è pronto
A' più duri cimentiove si pugni
Per Libertà; ma indifferenti troppo
Sono le masse e non costanti. I pochi
Cadono adunquee con lor cade Italia
In vergognosa servitù prostrata.
«Torna a' tuoi focolario stanco stuolo
«De' miei giovin compagni. Alla tua donna
«Non raccontar che ti stancastie preda
«Lasciasti Italia allo stranier. Ma dille
«Che accomiatato fostie che la serva
«Patria giurasti di salvarallora
«Che richiamato nelle file(83)».
Intanto
Io seguiròché son reiettoestraneo
In questa terra(84) che tant'amo...e meco
Seguirà la mia donnaintemerata!
Inseparabile compagna ed egra
Del proscritto. Infelice!... Essa i suoi cari
Bimbi non rivedrà; sulle deserte
D'Adriamoventi sabbiei suoi dolori
Termineranno ed una croceun sasso
Non segneranno al passeggero l'ossa
Di chi moriva per l'Italiae spesso
Per liberarla i suoi guerrieri spinse(85).
Oh! donna del mio cuor! fu questo duro
Alla mia patria sacrifizio! e il pondo
Nelle tue viscere nutritoe i cari
Superstitiche grazie alle vigliacche
D'ermafroditi meneinterminata
Fan dell'Italia la contesaforse
Dovran gettarsi in olocaustomentre
Gozzoviglia il codardoed i successi
Non suoi millantae vil predon si sfama
Del popol nelle viscere e nel sangue.
«Scendete e disarmate quei felloni»(86)
Io dissi a' miei compagnial limitare
Di Cesenatico. E siccome lampo
Furono presi e disarmati i pochi
Sgherri dell'Austriainsedïati e tronfi
Nell'Italiana terra. Era preludio
Non disprezzabil di salvezzae donni
Di numerosi legnialle Lagune
Potriasi giunger. La fortuna intanto
Non cessò di esser ria. Un temporale
L'onda infuriò dell'Adrioe nell'angusta
Foce i marosi accavalcati e infranti
Ostinata barriera a' perseguiti
Spumeggianti innalzavan. E la fune
De' ferriinfranta(87)alla balìa dell'onde
Ributtava i bragozzi(88) e il perigliante
De' miei compagni pugno alla mercede
Dell'Austro numeroso e non lontano.
Ad altra strage era serbato il fido
De' superstiti nucleo! Io navigava
Alfin coi pochie sullo stesso pino
Congiunti aveva la dolente donna
Il Bassi e l'integerrimo tribuno
Della Romana plebeil valoroso
Ciceruacchio(89)e due diletti imberbi
Figli di lui. Io contemplava muto
Quei carie alla consorte un sorso d'acqua
Porgeaconforto miserando e solo
Alla fuggente vita.
Era un tramonto
Come ne' dì più faustie nel mio cuore
Amareggiato dalla dolorosa
Scena presenteal primo nato e bello
Figlio della Natura il mesto sguardo
Rivolsi; a lui che riverente e lieto
Io salutavo ne' prim'anniquando
Figlio dell'onde il tramontar o l'alba
Religiosoio salutava... ed ora
«L'ultima sera tu segnar potessi
«Di questa vita sciagurata e nulla!»
E tusollievo del dolenteo Dea
Propiziatrice della notte! il latteo
Tuo disco sorge a confortar sovente
Il nocchier perigliante e lo smarrito
Vïator del deserto. In questa notte
Ben fosti avversa all'infelice(90)e nunzia
Ai masnadieri d'un tiranno! Il tuo
Chiaror scoperse ai perseguenti i legni
Che tragittavano i fuggenti; e allora
Come mastini sulle nostre traccie
Tutto il naviglio s'affollòe ben lieve
Costò fatica lo assalirlo sperdere
Quel resto miserandoche pur alto
Portava ancor il marzïal vessillo
Rottoforatoma che pure Italia
Potea guardare insuperbita e dire
A' suoi predonche le calcagna alate
Mostrâr più volte a questi macilenti
Calunniati suoi figli. E questa vita
Tra le miserie e le tempeste scorsa
Nell'esiglio incallita e nel dolore
Ha pur un lato che alla patria mia
Posso sacraralta la frontee il piede
Sopra rottami di catenee il pugno
Sopra le labbia di stranier protervo
Segnando a lui che se del vecchio Mondo
Lei fu matronaove non sian divisi
Non soffriran padrongl'Italio sgherri!
Fummo dispersie dei tredici(91)pochi
Approdaro alla sponda. I più prigioni
Furon dell'Austro. Io approdai col caro
Peso di lei che si morivae lascio
Pensar lo stato del mio cuor. Da un lato
Le barche perseguentiil grosso stuolo
D'Austrïaci sul lidoed i ribaldi
Birri del pretecome bracchi attenti
A fiutare la preda. In una nube
Come nei dì che furoavviluppati
Credo noi fummo. Io mi rimasi a poca
Distanza dalla sponda il mio tesoro
A custodire di cotanto amore
Giammai avevo amato l'infelice
De' miei bambini Madre.
Il sacerdote
Vero di CristoBassi(92)non lontano
Cadea nell'ugna del chercutoe fiera
Morte affrontavadopo la tortura
Che tanto ambisce il scellerato avanzo
De' Ministri d'Inferno. A poche miglia
Moriva pur Ciceruacchio e i figli
Da piombo; il pargoletto delli due
Moria trafitto sulla sabbiae un pio
Soldato al calcio del fucil fidava
Il fracassar del giovinetto il cranio(93).
E i Moderati si affatican oggi
L'amicizia dell'Austria a meritarsi!
CANTO XI
ANITA

Morteio sorrisi al tuo cospetto! e questa
Certamente non fu la prima volta.
Il volto mioben noto alla sventura
Nel tremendo frangente di mia vita
S'atteggiava al dolore... e che dolore!
Nell'agonia l'amata donna! e un sorso
D'acqua negato a quell'inaridite
Labbia!... Io sorrisi! Ma da disperato
Ma di demon fu quel sorriso. Il fuoco
Dell'Inferno m'ardevae pur io vissi!
Solo compagno di sventura allato
Mi sedeva Leggiero(94); alla scoperta
Perché ignari del sitoegli s'accinse
E trovò un coraggioso: era Bonetti.
Della falange dei proscrittiinerme
Abitator di quei dintorniil birro
Avea deluso e sulle terre sue
Dalle città appartateinosservato
Da profugo vivea. Il caro amico
Com'Iride apparì nella tempesta.
Io lo seguíanon conscio della vita
Lei sorreggendo all'ospital dimora.
Ivi un giaciglio la raccolse ementre
Corcatail pugno mi stringea... di ghiaccio
Si fe' la man della mia donna!... e l'alma
S'involava all'Eterno!
Io brancolando
Baciai la fredda fronte e del mio pianto
L'inumidiva! «Oh! perché una lagrima
«Non spargerò su tanta donna! e quanto
«Io perdonon sapeteo circostanti!»
Furon le sole mie parole a loro
Che m'accennavan di fuggir i fieri
Non lontani segugied inselvarmi(95).
Itala terra è che ti copreAnita!
E terra schiava! La vaganteincerta
Vita trascinerò nelle foreste
E l'Oceàn risolcherò ; ma l'ossa
Tüequasi insepolte(96)alla birraglia
Non lascerò dello straniero! I campi
Ove ramingo e perseguitoappena
Io scamperòrisuoneran del pianto
E rantolar di mercenari e spie
Trafitti e moribondi. Al santüario
Venduto de' miei padri avranno stanza
Le tue reliquiee d'altra donna amata
Madre ad entrambiadornerai l'avello!(97)
CANTO XII
PROSCRITTO

E m'inselvai nella Pineta(98) e pia
Gioventù mi protesse! Allor che il tetro
Persecutor il mio covil fiutava
Un gareggiar tra i generosi a sito
Più sicuro guidarmie ben sovente
Pochi cespugli dividean l'ambita
Preda ed i perseguentie la favella
Spesso di loro mi colpì l'orecchio(99).
Dall'Adrio all'Appennindai monti al lido
Tirrenoio corsi in salvatrice nube
Di coraggiosi cittadini. Invano
S'udì minaccia di tirannia morte
Dannar chi asilo concedesse al fiero
Di Religion nemico e delle Leggi!
Leggi e Religïon si noma il ventre
Dai prepotenti della terra e dalla
Ciurmaglia che l'incensa. IoLibertade!
Il venerando e santo nome tuo
Udii tant'anni profanar dal truce
Di Buenos-Ayres oppressore delle
Leggi sostenitor chiamarsi un fido
Di quel tirannoal suo padron simíle(100).
Sant'AlbertoForlìPratoRavenna
E voi ben cari Maremmaniun cenno
Di gratitudine accoglietee un dolce
Ricordo a Modiglianaove gentile
Di Cristo un sacerdote(101) all'ospitale
Sua magion mi raccolseed instancabil
Guida seguimmi tra i dirupi e l'erte
Dell'Appennino.
La fatal d'Italia
Sortee de' pretie de' codardi l'opra
L'avean ridotta prostitutaancella
Dello straniero tra le bracciae tutta
Fu di Ferruccio la contrada ingombra
D'Austriaci sgherri. Sulla via che guida
Da Bologna a Firenzee sul pendio
Che guarda a questain un ostel seduto
Col mio fido compagnoun po' di cibo
Ci rinfrancavaed alle stanche membra
Lieve riposo si concesseil capo
Della destra nel concavo e addossato
Sovra un pancaccioquando udii sommesso
Tocco alla spallaed inalzati gli occhi
Ceffi di birri mi s'affacciâr. Tosto
Chinai la fronte ancore allora il sonno
Non era vero(102) e sinché le masnade
Sgombrar l'ostello u' dal licor attratte
Furnon mi mossi. Eran coloro un corpo
D'Austripadroni dell'Italiae spinti
Sul Tirreno dall'Adrioove sedare
De' turbolenti servi il pazzo ticchio
Di Libertadee passeggiar solean
Pomposamente e senza meta spesso.
Per comparir più tantialcuna volta
Da una porta vedeansi entrardall'altra
Eran usciti(103)e del contado ingombre
Le vïe a contemplar le bellicose
Orde di sgherri ben pasciutialtere
E disprezzanti la canagliacui
Se non sollecita a far largo ai donni
Davan di sbieco nelle reni ed ilare
Sorrideva il colpitoacciò men truce
Lo guardasse il padrone erecidivo
Qualch'altro calcio non piombasse a tergo
Di quella schiena da bastone(104).
Ed io!
Fuggir ho visto questi tracotanti
E morir di paura!(105) ed a' miei piedi
I più protervi!(106) E son tuo figlioo Italia
Ad onta de' codardiche venduta
M'hanno la cullae succhiai latte tuo
Immacolatoe i miei maggiori tutti
Furon d'Itala creta e nella vita
T'idolatrai e... quanto Diosicuro!
Non imprecarprofugoai tuoi. Sventura
Forse più che malvagia a così umíle
Stato han condotto l'Italo; è la pecca
Forse antica di Romadelle genti
Dominatrice. Chi l'altrui depreda
Par destinato ad esser preda altrui!
Tale il Romanoil Macedoneil Franco;
Degl'odierni predon tal sorte fia!
Si lascia a tergo l'Appenninil lido
Del Tirreno cercando; alle Maremme
Etruschefidi condottieri Etruschi
Ci guidan salvi. Il mare appar propizio
Come una voltaquando al primo albore
Della mia gioventùmi sorrideva
Con il sembiante d'un amicoe altero
Solleticava nel mio cuor desio
D'imprese virtüose. Io lo rividi
Il vasto seno d'Anfitriteansante
Intenerito dall'innumerabile
Somma d'affettidi memorie e sensi
Suscitati nel cuor dall'imponente
Elemento primiero. Un fragil schifo
I proscritti raccolse ecosteggiando
Il Liburno confinsulle Ligùri
Coste ci pose inosservati e salvi
Della vita; ma non di Libertade!
CANTO XIII
SECONDO ESILIO

Furono i piani di Novara infausti
All'Esercito Regioe Italia vinta
Senza pugnare quasi! Il Sir Sabaudo
Del popol diffidenteai pochi suoi
Volle affidar l'impresa. E non capiscono
Questi Siri «ch'amor d'amor si paga»
Non di menzogne. E son sin'or menzogne
Gli affetti vostri per le plebi! Il giorno
In cui davvero Libertà vorrete
E il ben di tutti procacciarquel giorno
Vedrà la meta dell'uman riscatto
Aspirazion di secolinon vana
Voce; e dimessi i gallonati e gonfi
Gran dignitari servied all'aratro
L'impiegato e il Levitasanguisughe
Invereconde del laborïoso
Agricoltor; delle città la feccia
Non atteggiata a spie e le masnade
Alto-piumate alla robusta vanga
Sospinte. Allor di corruzione il germe
Inariditoe la Nazion dotata
D'incliti figli ed operosi e forti
Chiamati alla riscossaa milïoni
Voleranno all'appello e lo straniero
Simile a nube mattutinai monti
Rivarcherà per non più metter piede
Su questa terra nostra sciagurata!
Così non è! «Pochima fidi a noi
Vogliam soldati e la metà di voi
Servaalla gleba!... l'altra ben pasciuta
Inciondolatameretrice... ai cenni
Nostri devota. I vostri figli il carro
Trascineranno del potente; il vostro
Fia dimezzato averalle dorate
Sale e tripudii provvedendo e... zitto!
Ché il lamentarsi è vieto; anzi plaudenti
Sulla felicità de' governati
E la nostra Maestà clemente e amata»!
E intantoè Italia calpestata e serva
Dello straniero. In bando i suoi più fidi
Di vergogne insoffrenti. Il fier delitto
D'aver servito il mio paese ancora
Una volta mi sfratta. Alle lontane
Dell'Indo sponde un mendicato asilo
Cercaproscritto; la tua terra il pondo
Tüo più non consente. Invan l'amasti
Come Dio s'ama! Se a vestir livrea
Piegato avessi il dorsoe nella folla
Accomunato di camaleonti
Il tüo ai tanti prostituti nomi
Avessi aggiuntoil tuo vagar cessato
Avria e pinguee festeggiatoaccolto
Come in famiglia da chi regge. E il resto
Pera del Mondocondannato al basto
Ed a servir della fortuna i cari.
Io vagherò nelle foreste! I flutti
Dell'Oceàno insaleranno queste
Guance abbronzate. Il parco mio sostegno
Implorerò dalle selvaggie torme
Del nuovo Mondoe l'incallita destra
Ripiglierà la vangaanziché il mio
Piegar ginocchio ai prepotentie a voi
Porger consorzioo moderata feccia
Dell'Inferno e vergogna delle genti!
Ventiquattr'ore ad abbracciar i miei
Orfani figlie sotto occulta scorta(107)
Mi fu concesso. I pargoletti al seno
Mi strinsi eaddoloratoalle pietose
Cure d'amici generosiio porsi
I derelittied il cammin ripresi
Dell'esiglïo.
Il dispotismo ovunque
Ha i suoi segugie le deserte arene
Trovai di Libia inospitali(108) e l'irto
D'Alcíde scoglio ora Britanno(109). Un caro
M'accolse amico alfin sul Tangitano
Lido(110)u' trovai quïete — se quïete
V'è pel proscritto sulla terra e in cuore
Quando s'ha Italia vergognata e schiava!
Deve il suo frutto con sudata fronte
L'uomo acquistarnon aggravar l'altrui.
Benché gentile a me l'ospite amico
Non più pesar sul generoso io volli
E solcai l'onde di bel nuovoal prisco
Mestier volgendo; ma pur ardua via
Resta per viver al proscrittoe molto
Mi toccò di salir per l'altrui scale
E scenderpria di contentar la brama
D'indipendente vita. Io generosi
Concittadini ritrovai dal freddo
Settentrione all'abbruciate falde
Del Cimborazzoe di gran meraviglia
Non è dovunque ritrovar fratelli
Italie prodi ed ospitali e sacra
In lor di patria caritate il culto(111).
Migliori son gl'Itali fuorie tale
Non altra gente(112).
In irrequieta vita
Così vagai per la Colombia. Alfine
In Limaun mercantil legno m'accolse
E alle lontane della China sponde
Drizzai l'antenna e verso l'India e verso
Il nuovo quinto della Terra(113). Il giorno
Quasi alla notte non far luogo io vidi
La prima volta(114)e la stupendaimmensa
Meravigliosa vastità del padre
Degli Oceàni(115). Sulla fredda zona
Spinto a Levante dall'etereo moto
Traslatore dell'Orbe(116) al tempestoso
Dell'Orno capo m'avvicinae a Bora
Torcendo ancornella perenne brezza
M'ingolfa e spinge al Peruano lido.
Propizi i geni del ritorno e cari
Io rividi del cuorealle fraterne
Mense ospitali fui accoltoe quasi
Mi sembrai tra i miei lari(117). Ove il fatale
Che mi lega destin a quella mesta
Sventurata mia terra e le sue ingiurie
Di vendicar io non giurassiforse
Tra le ben care Americane il mio
Destin fissato avria! Ma chi scordare
Si può dei nati tuoiItalia? Infame
Sarà colui che ti rinnegao il nero
Delitto lo conculcao di letame
Ha l'anima perversa. Il masnadiero
Che ti ha coperto di vergognail vile
Chemoderatosi millantaoh! soli
Ponno oblïarti o in braccio allo straniero
Prostituirti. Ma la maschia tua
Prole che t'idolatrae che la morte
Solo pretende per mercede e l'onta
Lavarti col suo sangueoh! quellaItalia
Piange commossa nel pensar che un giorno
Col proprio ferro ti farà redenta!
Sempre ha l'Italia in cuor l'esule e il suo
Nome santo lo abbella. Alle lontane
S'avventura contrade esia fortuna
Sorridente od avversail suol natio
Anelante ricercaove deporre
Tra le miserie o le dovizie l'ossa(118).
E tal son io. Questa soperchia vita
Ti sacrai da fanciulloe le tue zolle
Spero bagnar col vecchio sangue mio
Per libertà recarti. E che m'importa
D'ingrate turbe le nequizie e l'odio
De' potentati della Terra? In croce
Il pio tribuno delle plebie primo
Fra tutti l'alma amareggiata ruppe
Conficcante il martel del mercenario
Le sue inchiodate(119) membra; e quanti a lui
Voller seguir nella fatal carriera
Di libertàdi popolodi dritto
Periron come lui. E che più monta
L'ingrata folla delle plebi al boia
Plaudiva e per la vita di Barabba(120)
Chiedevae truce al Nazaren la morte!
I Gracchii Rienzied i Dentati un fine
S'ebber simíle. Di tiran la scure
Sul palco fe' le nobili cervici
A piè del popol rotolare schiavo
Tornar l'inverecondoistupidito
O rinnegando chi per lui moria!
Pur non ritraggon dal sentier tracciato
I tuoi campioniItalia! E non la sola
Vita daranma l'alma lor sull'ara
A te sacrata com'a Dio daranno!
Ripiglia l'Oceànprofugoil tuo
E di vagar destino. Il tempestoso
Orno rivarca e il Boreal ricerca
Emisferoove un dì la gran scintilla
Di libertà svegliava un Mondo(121) e il Mondo
Dell'immensa Repubblica fregiava.
E di là all'Angliade' proscritti asilo
Terra di fortibaluardo onusto
Di generosi. Ove la maschia voce
Non rimbombasse d'Albion sui fati
Dell'Europail fallace protettore
D'ogni tiranno in schiavitù le genti
Avria respinto!... ed il fruir de' secoli
Per l'uom perduto. Il menzogner t'avvinse
Tra le fetide bracciae nel tuo cuore
Un pugnal configgevainfame drudo
Millantando d'amartiItalia! e vili
Codardi figli e ruffian trovasti.
Dall'Anglia al Lusitan lido e all'Ibero
Volgi la prora. A manca il Gallo golfo
Lasciae la tua natia Nizza al tiranno
Infeudata! Al cospetto la superba
Ligure Donna si presenta; è questa
Alfin Italia non contesa? O forse
Nei pendii(122) del Magnanimo costei
Entra pur essa? Se l'ultima volta
Non t'arrivaron le lunghissime unghie
Genovaguarda che in ulterïori
Unghiate puoi caderse di castrati
Governanti t'abbellicome suoli.
CANTO XIV
SECONDO ARRIVO

Sono in Italia dopo un lustro. E questo
Sarà l'ultimo esiglio? Oh! di frementi
Del servaggio non manca; ma di malve
Sempre è ripieno questo suolo. Il clima
Sarà che invola l'ardimento a questi
Di Roma discendenti! E il sole stesso
Non èche alzava sulle Legïoni
Dominatrici dell'antico Mondo?
Illuminato non è ancora il Foro
Da' raggi stessi? I sette colli stessi
Non son che vider trascinati ai carri
Trïonfatori del gran popoll'oste
Dei Regi della Terra? Oh!... le macerie
Restano sol di tante gloriee i figli
De' Scipioni son chercutio servi
Dello straniero!
Alla fatal di Roma
Difesason caduti Itali tali
Da glorïar il Mondo. Io quando vidi
Pugnar Masinail Bolognesee il forte
Figlio della Liguria(123) e il duce invitto
De' Lombardi(124) oh! la fronte alzai superbo
D'essere nato sulla terra stessa
Che donava tal prole e fui fidente
Sulla sorte di leibenché tradita
E manomessa da predoni. E Roma
Stessa così depressa ed avvilita
E ingombra di perversa e corruttrice
Geníache l'Universo tutto appesta
Non ha il suo popol che insoffrente porta
Dello straniero il giogo ed odia e sprezza
Il trafficante vil di sue vergogne?
Scordata ha forse la sua storia? Alcide
Delle storie del Mondo? Ove l'invidia
Di chi fu servo a lei spariscae nudo
S'erga il colosso ch' ha per base l'orbe
«Ti prostra genuflessoe la primiera
Verme! contempla delle glorie umane».
Sono in Italia co' miei figli. Il tetto
Paterno non m'albergail dolce amplesso
Non m'ha beato di mia Madree lei
Che di mia vita fu compagnadorme
Su d'una terra non redentaItalia
Ma serva! E lo stranier v'impera e il passo
Non drizzeraiproscrittoal solitario
Tumulo santo che la copre. Il donno
È l'assassino de' tuoi carie solo
Ti resta il ferro per aprirti il varco
Al desïato avello.
Ebbene il ferro
Arroterò tutta la vitao vile
Impudente canaglia; e se la voce
Mïa è sentita dagli schiaviil sonno
Vostro sarà turbato e più fecondi
Dal vostro sangue letamatii campi.
Poco è sentita la mia voce. Un velo
D'inerzia copre l'infelice terra!
Pochi a tentar s'avventanma chi regge
Non vuol consorti alle sue prede. Il Sire
Ei chiamerà d'inferno alla riscossa
Ma non gl'invitti ch'egli teme. Il serto
All'altrui serto sull'oppresse genti
Fia sostitutoe libertàmenzogna
Per ingannar le turbee la corrotta
Del popol parte accalappiar con doni
Infin servaggio che Statuto ha nome.
Reducel'onda a rivarcar t'appresta.
Se vuoi la vita sostentarl'antica
Arte ripiglia. Non servir l'Italia
Tu puoima il donnovariopinta assisa
Se non vesti. Sei servoe nella gregge
Il tuo posto ripigliae la tua parte
Della mercè sudata a piè del trono
Reca a impinguar del dignitario il pasto.
Propiziatrice non trovai fortuna
Alle fatichee dell'uman consorzio
Stufoil deserto m'apparia qual asse
Nella tempestadi salvezza. E l'ermo
Anelantecercai sul derelitto
Lido della Sardegnae te trovai
Caprera venturosa. Oh! caro scoglio
Refugio amato dal mio cuorqual donna
Amata! E se scordar potessi il Mondo
Tra i tuoi dirupinulla più vorrei
Desiderar su questa terrae un sasso
Chiederti del superbo tuo granito
Per ricoprirmi...! Ma non sarà vero
Io che giurai di non depor l'acciaio
Sinché l'Italia sia calpestaancella
Di masnadieri! E làsulle Lagune
Schiavenon son della mia donna l'ossa
Forse insepolte ancor? Dunque quïete
Non si ricerchi in questa vita. I Regi
Tormentatorie tormentatie pravi
Vogliono...e sia; noi che siam nati al culto
Dell'amore fraternoalla vendetta
Ed alla strage sol si pensi. I campi
Noi solcherem sudantie le carezze
Calpesteremo de' potenti. Ov'arda
Dello schiavo lo sdegnoalle battaglie
Ritornerem. Intantoil solitario
Tuo sen disserra alla sventurao sacra
Figlia dell' ondee l'ombra de' tuoi massi
Consentiinfin che Libertà ci appelli!
Qui non s' innalzan di colossi alteri
Le superbe macerieil simulacro
Della burbanza de' potentieretto
Dalla fatica dello schiavoe il segno
Di fasto non iscorgi. Il santuario
Della natura è questa alle Tirrene
Onde ritolta dall'immensa destra
Di chi sospinse l'Imalaia e l'Alpi.
Di prischi abitator sorgon vestigi
Dovunquetra le balze ed i dirupi
Della selvaggiama di umíl proscritto
E perseguiti furon gli abituri(125)
Connessi appena da cemento. Il clima
Come il granito vi è robusto e i venti
Non consenton le nebbiee quindi il morbo
Micidial non vi alberga; alle propinque
Ubertose costiere i suoi mïasmi
Accumulandogli abitanti uccide
O ne deturpa della vita il nerbo(126).
Ivi gl'immensi milïoni ad opra
Salvatrice sariane non nel vano
Mantener d'oste numerosae pingui
Camaleonti inutil non soltanto
Ma perniciosi corruttori e peste
Dell'umana famiglia. Intanto il mesto
Sardo trascinaegroignoratoimmondo.
Che importa! Il grande dignitario sciala.
Basta d'affanni e di rancori. Un'asta
Impugnamma di vanga. Il dorso a' Regi
Poco pieghevolben si piega al santo
Della terra lavoroe se il sudato
Alla famiglia pan bastache importa
Se popolato di tiranni e schiavi
Mai sempre è il mondo? Così non fu sempre?
Chi se 'l soffre se 'l merta! Alla catena
Chi piega il collodopo la catena
Avrà il bastone. E che mai serve il male
Pugnar tutta la vita e de' soffrenti
La causa propugnar? Quando alla meta
Arrampicar sembrommi e nella destra
Stringerlaindietro mi voltai: la patria
Che Dio mi diede allo stranier venduta
Vidie da Grande il truffator fregiarsi!
Più tardiun sciame di liberti al Prence
Dicea: «Da voi noi libertade avemmo
E libertade da voi sol vogliamo»(127).
Come se Prence e Libertade un solo
Principio fosse!... Vanga! Vanga! Vanga!
E cerca d'oblïar tante stoltizie
Dell'umana famiglia. Oh! se il Leteo
Fosse quest'onda che ti accerchiao fosse
Tra il Continente e te l'ampio Oceàno
Vanga! e ti acquetaagricoltor. La via
Da percorrer è lungama ad usura
La fatica avrai paga. A quei tiranni
Che la tua patria conculcârmercede
Daran gli eventi. La fatal birraglia
Che i tuoi compagni assassinò a' piedi
Tuoi fia prostrata e tuguardavendetta
Non prenderai di lorperché sul vinto
E genuflesso tuo nemico il ferro
Non hai bagnato ancor(128). L'inverecondo
Sgherroallorché fortuna arrideè fiero
E tracotante; ma altrettanto è vile
Quando infelice.
La fatal genía
Di chi l'Italia reggealle battaglie
Non s'avventa per noi. Sottrar la imbelle
Dal dominio d'infami tirannelli?
Alla buon'ora! ma dominatrice
Essere in luogo di colore plebe
Tacita vuole sottomessa e prava
Come fu semprelusingata e serva.
CANTO XV
IL '59

Un dìtra i solchi del mio campoun messo
Apportator di fausta nuova giunge
«Guerra all'Austriaco- ei dice- il Re Sabaudo
«Immantinente bandirà. L'aiuto
«Del Sir di Francia è certoe questa volta
«Si vuol il popol parteggiante al fiero
«Di Libertà conflitto». Un mio sogghigno
Accolse il messaggier. Il Lupo e il Falco
Patteggiaron tra lor dunquee le agnelle
Voglion compagne nell'arringo. Oh! guai
Per le lanute e per l'Archimandrita
Che le conduce. Immascherato il Falco
Da Aquilal'Adriaco mar ritrova
Sul Mincio e torna il patteggiato agnello
Ad aggrappar. I denti il fier compagno
Configge all'altro. Archimandrita e mandra
All'Inferno per orae poi vedranno
Le Mäestà di regolar l'Interno
Cioè: «Coi soldi tuoipopolun nembo
«Ti doneran di dignitari e birri».
Eppur convien marciar ove si pugna
Contro i nemici dell'Italia. È bello
Veder un giorno di battagliain fuga
Queste masnade assuefatte al pingue
Viver del ladrodepredar non solo
Ma disprezzar questi di Roma figli
Perché discordi e nell'inganno spinti.
E fur sconfitte le indecenti! I prodi
Italisolinon sommanti a molti(129)
Si risovvenner che la terra stessa
Partoriva i Camillie nelle reni
Mi preser quei ribaldi spaventati
Di baionette a punta. I campi ameni
Di Varese e di Como i bellicosi
Vider dell'Alpi Cacciatorie i canti
Delle vittorie rallegrâr le belle
Figlie del Lario e del Verbano. I fatti
Dell'antiche d'Italia armii nipoti
Avrian rifattose l'ermafrodita
Casta de' Moderati il sonnolente
Licora stillesulle sventurate
Plebi non diffondeva! Il barattiere
Della povera Nizza ai coraggiosi
Che finirla volean collo straniero
Rapiva l'armi. «E si lasci a chi tocca
«Fare»dicea l'astuto: e ben sapeva
Che coll'armi alla man l'Italoil turpe
Avria infranto mercato e le catene
Rotte agli schiavi suoi fratelli e il lordo
Sir di Cajenna maledettoe a schifo.
Sulla sponda gentil del Garda un sito
Sorgeove l'arte e la natura a gara
Spandon bellezze. Ivi le nevi ai monti
Ne argentan la corona e le convalli.
Partenopeo il climae le fragranze
Hanno e la sicula dolcezza i frutti.


AUTOGRAFO RIPRODOTTO FOTOGRAFICAMENTE
DAL «POEMA»
(CANTO XV. IL '59)
CANTO XVI
IL CORRUTTORE

Il campione dell'Ideail padre
Della menzogna e corruttor del Mondo(130)
Discese a patti con chi scrive eturpe
L'animascelleratoalle sue brame
Credea curvarmimisurando il mio
Dal suo cuore di fango! «Il rio Governo
(Diceva il messo del furfante) e voi
Aborre(131) e in cenci i valorosi lascia
Vostri compagni. Io largirò di tutto
Questa prode falangee l'oroin pegno
Della fede del Sireio qui vi porgo».
«Iteforiero d'un tirannoi doni
«Vostri disprezzo! Alla corrotta schiera
«Dei ciondolati i donie sole a noi
«Bastan di pan e ferro le dovizie.
«Oh! se reiettimalarmati e sconci
«Ci condanna chi reggeei sa che Italia
«Non lui si serve dalla coraggiosa
«Gioventùche mi segue. Al coccodrillo
«Che mi vuol suodite: che questa destra
«Io mozzerò pria ch'essa serva al vile
«Scellerato disegno e pria che il patto
«Della mia terrabarattierio segni.
«Tenti la Volpe i Moderati e campo
«Vasto trovar può tra colorche al ventre
«Adoratori si prostran; ma in questa
«Pur sventurata Italiaove s'accinga
«In quella parte che si chiama plebe
«Ah! colla fronte sollevatail giuro!
«I discendenti dei Fabrizi(132) altieri
«Ancora ei troveràe le fallaci
«Calpesteranno sue promesse e... un giorno
«Vendicheran su quell'infame i guai
«Trilustri e la vergogna d'esser stati
«Servi a servile masnadier codardo!»(133)
Donni noi siam dell' occidental sponda
Del Garda e l'Austroimpauritoadocchia
La rossa giubba. Il suo naviglio infesta
L'Itala spondae un dìsulla riviera
Mi risovvenni d'esser nauta e i flutti
Aver solcato da corsaro. Agguato
Teso all'incauto incrociator nemico
In imboscata fu travolto e tetro
Spettacol diè sotto l'inesorabil
Bronzo ignivomoe il capovolse e seco
Nel pelago affondò l'intiera ciurma(134).
Non è libera Italia! eppur compita
Degl'Italiani è la missione!... Il donno
Così comanda: «A Solferino ho vinto
«Ïonon voi; eccovi il suol Lombardo
«Da me conquiso ed io mi pappo Nizza
«E de' Sabaudi le collineil sacro
«De' tuoi maggiori Mausoleoo servo
«Dominator di servi! Ai gracchiatori
«Che chiaman sempre l'altrui ferro all'opra
«Di redimer la patriaa' pugni apponi
«Questo di ferro braccialetto e un morso
«Alla garrula lingua. Al cuor d'Italia
«Il tarlo io pascio da tant'annie lei
«Prostituita ancella alle mie voglie!
Chi se 'l soffre se 'l merta.(135) Ove più il santo
Pudor non tinge le verginee gote
E virtude si chiama il servir sempre
Nostri od estranei donni; ove chi ferve
Pe' suoi lari servir e la sua vita
Getta alle mischie del conflittointento
A vincere o morir solo per lei
Che vita dielliè perseguito a morte
Dalla malnata ermafrodita setta
Come parlar di Libertade? In tempio
Contaminato ella non siedee fiera
Mal costume non soffre. Il masnadiero
Stranier non pesta dell'Elvezia i santi
Campi incontaminatie Morat sorge
Col suo di teschi monumento(136) e attesta
Come s'accolga un Sir liberticida!
Compíto è il patto. A Villafranca il Sire
Detta ad amici ed a nemici legge.
«Chi mormorar osacodardi? Il sangue
«De' mieis'è sparsogenerosi e fia
«Per voï soli?» Oh! millantate pure
I venticinque milïoni e poche
Miglïaia alle pugne. Il ventre dunque
Più dell'onore vi sta a cuor. Posate
Sul letamaio degli schiavi!... I prodi
Sanno acquistarsi libertade e premer
Sotto la suola del calzar i vili!
Oh via! passate come polve al vento
Generazion d'eunuchi! e voi che imberbi
Testimoniaste le vergogne e colpe
Di noi adulti o decrepitiun ferro
Vostro affilate per redimer questa
Pur bella schiavae quando libertade
Vi chiama all'armila fatal favella
Di chi patteggia rintuzzateil pravo
Martellate vampiro a cui mill'anni
Voi dovete d'ignaviae non posate
Nella guaina il sacro acciaro infine
Che non sia terso di briganti tutto
L'appannaggioche diede a voi Natura.
Pace è conchiusa e siamo schiavi! I tardi
S'affollär or sotto l'insegne(137)e i Regi
A trastullarlibersagliati e stanchi
Al focolar li rimandano. Un grido
Ne risuonò di sdegno. Invano! Il patto
Avean compiuto i barattierie come
Merce avean tratto popoli al mercato.
CANTO XVII
LA TOMBA

Esausto è il campo del da far. Al centro
Si voliove son schiavi e sacra via
Si ritrovi di Romaove giurammo
Di non lasciar nelle vergogne Italia!
Rifàproscrittoil tuo camminben noto
Dalla sventura segnalatoe l'ossa
Cerca di leiche fu compagna fida
Alla tua vita avventurosa e tanto
Amata Madre de' tuoi figlie reca
Quei resti informi al sarcofago umíle
Ove sepolti i tuoi Maggiori. Il pio
Abitator delle Lagune avea
In serbo le reliquiee co' miei cari
Pietosa cura ci raccolse accanto
A quel santo ferètroe ci curvammo
Umide le pupille e taciturni.
Immane rabbia de' potentia questa
Povera creatura i tuoi capricci
Funestaron la vita! E quanti sono
De' milïoni condannati al sozzo
Brutal prestigio di tiranni? E il turpe
Deïficar plebeoal plauso pronto
D'ogni laidezza umanache si chiami
Per vergogna dell'anima co' sacri
Nomi di gloria e di grandezza? Infame
Patteggiator di Nizzail grande arcano
Conosci tu delle stoltizie e il vano
Di gloria culto di quel scimunito
Popolche per disgrazia delle genti
È grandee soffre nel servaggioe preme
Sopra i destini dell'Europa immensa
Sol di miseria e vanità satollo.
Dio diede l'uomo all'uom come flagello
Su questa terra sciaguratae gli uni
Ordinmoderazionleggi si chiamano
Gli altri Religïon millantanl'opre
Magnificando dell'Eternoe tutti
Scaturiron d'Inferno e peggior feccia
Son della peste che desola il Mondo!
Posa redentaaccanto alla gentile
Mia genitriceo Anitae ben rammenti
Quel d'angiolo sorriso e la soave
Di lei favella incantatricee il dolce
Che t'accoglieva amplessoallorché stanca
Del lungo andar presso l'amata Madre
Riedevie intorno i festeggianti allegri
Tuoi pargoletti. Le passate angoscie
Si cancellavan dal tuo cuoree immerso
Io nell'ebbrezza degli affettiil pondo
Dimenticavo degli affanni e tutta
Come di cielo m'apparia la terra!
Stolte lusinghe del Creatoil fiele
Della Natura è non lontano. I pravi
Regolatori dell'umano il germe
Covavan della morteove sì bella
Risplendeva la vita! - I frantumi
A pena io m'ebbi del bel corpoe invano
Ragranellaine le reliquie! Il capo
Non poserò sulla natia mia terra
Che racchiude i miei cari! Alle remote
Landenon schiaveaffiderò quest'ossa!
Vaga lontanoavventurierle sponde
Non varcherai del Rubicone. I Regi
Te 'l vietanconsci che di libertade
Ferve l'anima tua. Un simulacro
Voglion di quella ad abbagliar le plebi
E a te non fidan. La fatal scintilla
Tüa incendiar può il Mondoed i tarlati
Scettricospersi di bruttureinfranti
Sarian dal fiero cataclisma avvolti.
Torna alla vangarompicol! La meta
Raggiungeran gli elettie mal ti garba
Quell'assisa fregiata. In rossa veste
Ti riconosco; il simulacro è questo
Vero di libertadeed infedele
Tu non sarai giammai. Il popol t'ama
Benché t'ha derelittoe forse un giorno
Non più travolto da perversiil tuo
Eseguirà consiglio e gli scettrati
Tardi vedranche il lor colosso è polve!


AUTOGRAFO RIPRODOTTO FOTOGRAFICAMENTE
DAL «POEMA»
(CANTO XVII. LA TOMBA)
CANTO XVIII
1860 - MAGGIO

Salveo terra dei Vespri! il tuo destino
È d'esser grande! E se l'abbietta schiatta
De' predoni del Mondo al tuo sentiero
Di grandezza ti tolsee lo stupendo
Genio del popol tuo travolse e tenne
Nel letamaio de' suoi viziil maschio
Resta tirannicida tuo coraggio
A capovolger in frantumi e troni
E di birri masnade. Ovunque gema
Lo schiavo sventurato e tenti scuoter
L'irrugginite sue cateneil grande
Franco scempio rammentae la sicana
Storia gli addita la tremenda via
Che a Libertà conducee come il forte
Si sbarazza in un dì de' suoi tiranni.
Salveo falange di gagliardi! o Mille
Guerrieri venturosi ! Invan l'invidia
Della canaglia vi dilania. Il Mondo
Tutto ha plaudito alla grand'opra; i fasti
Ne rimarranno imperiturie Italia
Per voi raccolse le disperse membra
Infranse i ferrile barrierei scettri
E si sovvenne che fu un dì Regina.
Frementi al grido dei Siculii prodi
Movon da Quartoe a Talamon raccolte
Le non complete vettovaglieil lido
Toccan del Lilibeoburlando il fiero
Sbuffar delle tonanti accavalcate
Del dispotismo squadre. È la tenzone
Ringagliardita dai superbi figli
Della Sicilia e impallidîr gli sgherri!
CANTO XIX
CALATAFIMI

Calatafimi! Sul tuo colle un giorno
Vedesti in fuga la fatal coorte
De' padroni del Mondoe serbi ancora
Di quel conflitto la memoriae nomi
Pianto di Roma(138) l'immortal collina
De' predoni sepolcro. Il sacro campo
Ove l'antica libertà vinceva
Contro il Roman dominatoreil canto
Udì di mille valorosi e l'eco
Ne ripetè il trionfo alle lontane
Valli della Trinacriae fu decisa
La fortuna d'Italia in quel sublime
Giorno di morte d'un tiranno. Un tempio
Di libertade seicolle superbo
E le tue zolle sono sante! Il mirto
Che ti corona è fecondato d'ossa
Degli schiavi e de' donni! Il passeggier
Che ti contemplao che ti calcail suono
Crede d'udir del terribile assalto
De' fieri figli del diritto e l'eco
Lo conserva ai venturiacciò non serva
Ricada Italia tra gli artigli infesti
Di tiranni nostrani o di stranieri.
Serbao terra di prodiil venturoso
Ricordo de' tuoi Mille ! Era ben quello
Il simulacro vero de' tuoi figli
O Italia! e meglio di Legnano il quadro
Di redentrice fratellanzae tutti
Rappresentati dal Cenisio all'Etna.
Qui non lo sfarzo variopinto e osceno
Né la livrea del servo. Era il robusto
Plebeo guerrier non catafratto ed erto
In bellicoso destrïerma il corpo
Modesta giubba gli adornava e quale
Solea l'aratro accompagnar od altra
Onesta cura. L'arrogante schiera
Dei Regi sogghignòlorché s'accinse
La non fregiata a caricar; ma presto
S'avvide al garboche non le dorate
Vesti fanno il valentema la sacra
Del giusto coscïenza e libertade.
Com'eran belli i Mille in quella prima
Gigante pugna di liberatori!
Imberbi i piùe delicatie snelli
Come fanciulledell'intelligenza
Figli diletti! E come fiero io son
D'appartenere a quella schiera! Un gruppo
Di quei leoniantemural serrato
Col petto al piombo degli sgherri e l'occhio
Rivolto al Duce benamatoil corpo
Di lui copria(139). Oh! di fatal presagio
Fu quel conflittoe il scintillante sguardo
De' miei fieri compagni alle masnade
Regie profuse tal timorche invano
Di reggersi tentâr sulle sublimi
Del colle alturee nelle impari pugne
Che seguîr la fatidicail cospetto
Non più sostenner de' superbi figli
Della tradita Genitrice(140). Oh! servi!
Voi dell'Italia non mertate il nome
Portar di figliperché voi la causa
E d'impostori e di tiranni sempre
Serviste a danno della sciagurata
E foste... i fabbri delle sue catene!
Coperto è il colle di morentie giace
Accanto al tronco dello schiavoil forte
Propugnatore del dirittoe i bruni
Linëamenti del Sicano il biondo
Risaltan crine lombardo ed il truce
S'avvinghia figlio del Sannita al molle
Partenopeo cadavere e... la Madre
Di tanti figli pur potria discerner
Che per vergogna dal suo sen son surti!
Fugge il liberticidae le adirate
Gentiche oppresse l'insolenteil fio
Infliggon al perversoe pasto ai cani
Io li ho veduti i ciondolati(141) e sparse
Per il sentier le membra a miserando
Spettacol tetroed a' potenti esempio.
Esempio sì... ma che non giova! Un stormo
D'adoratori della pancia il bene
Altrui dovunque al proprio ben prepone
E lo divorae le miserie eterna
Del popolo infeliceinfinché stanco
Di soprusi e di stentia disperata
Tenzon s'appigliae capovolgee infrange
Sin le reliquie di tiranni e servi.
CANTO XX
PALERMO

Ecco apparir la Conca d'oro(142) e gli orti
Della bella Palermo! Un nembo asconde
La città de' portenti e si rovescia
Sulle libere schiereimperversando
A torrenti di pioggia. Imperturbati
Benché sprovvisti di copertai prodi
Restan guerrier d'Italia alle tempeste
Com'alle pugne preparati. Un lagno
Non s'ode da quei fortie risoluti
Sol di marciarall'inimico è il grido.
Siam pochi e lor son molti! I generosi
A ciò non badandi contar non usi.
Non così il Duce del prezioso e sacro
Sangue de' suoidelle vergogne e danni
Dell'Italia lavacro! Con simile
Gioventù la tirannide di fronte
Pugnar potria. Ma no! Sono più vie
Che guidan a Palermo e i fier Sicani
Sono a stormonon lungiimpazïenti
D'irromper sui malvagii secolari
Soprusi a vendicar! Giriamo adunque
Ed inganniamcon falsa fugai proni
Servi del trono. A Corleone il calle
Seguan gl'impedimenti e le non atte
Per un assalto artiglierie. Le ingorde
Schiere a' fuggenti terran dietroe intanto
Per sentieri ritortia Gibilrossa
Si raggiungan le squadre(143) e con quei prodi
Come torrente rovesciam sui tronfi
Dominatori della sacrosanta
Città dei Vespri.
E così fu! La bella
Fulgente aurorache indorò le cime
De' colli di S. Fermo e lo sbaraglio
De' predoni dell'Austria(144)i masnadieri
Vide fuggire d'un tiranno nostro
Ma non men sozzo d'un estraneo. Il lido
Si rallegrava dell'Oreto al canto
Di trïonfo de' prodied il canuto
Credè tornata l'immortal tenzone
Che la Triquetra liberò in un'ora!
E proseguimmo vincitoriil ferro
Nelle reni al nemico; e ponti e mura
E fulminanti bronziinvan la foga
De' liberi trattenneroe la morte
Invan colpiva nell'eletta schiera
Che guidava all'assalto. In Fieravecchia
Illustre foro di Palermoi primi
S'adunâr cittadini alla battaglia
Pronti ed armati con qualunque ferro.
Pari al ruggito del leonla cupa
Del popol rumoreggia immensa e tetra
Voce di sdegno e di vendetta! Umíle...
Umíl... s'agguatta il maledetto ignavo
Sgherro dïanzi tracotante e altero
Archimandrita degli oppressi. Il pondo
Ei ben conosce delle mille teste
Della terribil Idra; allorché il laccio
Troppo la stringe e la süa possanza
Dimenticata essa ricordastrugge
Ed annïenta gli stromenti vili
Del suo servaggio ed in un fascio stipa
E male e bene ed innocenti e rei
Solo ad infranger il Creato intenta
Che sol sventura nel Creato ottenne.
E a chi la colpa? Oh! mansüeta e fida
Quella plebe infelice io ben trovai
Dovunque il caso al mio destin l'avvolse.
«Amor d'amor si paga»! Ove al tapino
Porgi la man che lo sollevaei bacia
Quella mano benefica e diffonde
Riconoscentenel tuo sen tal senso
Che se non piangi di contentoil cuore
Non hai ben fatto. Le sue doglie e il suo
Natale abbietto e le miserie tempra
Consolaed ama il poveretto e mille
Ne avrai compensi e guiderdon nell'alma.
Se ancora ingrate son le masse e torte
Oh! egroil dì benediranno in cui
Ti sia ridata la salute e il marmo
Adorerannoche racchiude l'ossa
Del Benamato e nell'età venture
Benedetta sarà la tua memoria.
Ma tu chi seiermafrodita belva
Ch'ora ti chiami «Moderata»? ed altro
Non sei che prole della serva etade
Che aggiogò Italia allo stranier tiranno
E accovacciossi sotto il descol'ossa
A roder delle plebi? E... «Moderata»?
Nel bene sìo nulla seiperversa
Ma nel male?... le doti hai di Satàna.
Meretrice del Mondo e dell'umana
Razza la peste seipiù contagiosa
E micidiale di quel morbo stesso.
Sgabello di tiranniil tuo malvagio
Contatto ancor peggiora il già ferino
Temperamento di quei mostrie il lezzo
Tuo corruttor nelle ignoranti masse
Il veleno diffondee la natura
Per te recede dal progresso e langue.
Ferve la pugna nelle stradee ovunque
È l'inimico ricacciato ai forti
Ove s'intanaed i tremendi allora
Bronzi devastan le contrade. Il fiero
Naviglio li secondae di macerie
Il suolo è ingombro. La fatal coorte
De' liberi non temee per incanto
Son barricate di rottamie lastre
Innalzate dovunque a baluardi
Di libertade. Oh! santa usanza e vero
Battagliare di popol! La tua informe
Struttura incute lo spavento ai truci
Del dispotismo sgherrie la fidanza
Al coraggioso cittadinche pugna
Pe' lari suoiper la sua donnae figli
E casae dignità dell'uom e tutto.
Perché chi soffre di servir non degno
Del consorzio de' liberi è giammai!
Sono in frantumi le tue casee templi
E palagie tuguried i rottami
Coprono i tronchi de' tuoi figli informi
E rosseggianti le spaziose vie
Di quel nobile sangue e senza tetto
Le fameliche turbe...! E tusuperba
Città del Vesprola terribil voce
Mandi di sfida al tuo tirannoe arruoti
Delle rotte catene i rugginosi
Avanzie pugnie impallidisce il servo
Tra le sue mura trincerato.
Un messo
Per patteggiar ci manda alfine: «Agli egri
«Aprir il varco alle marinee pane
«Permettere ai rinchiusi... el'insolente!
«Al Sir prostrarvi ei chiede(145)»... Oh! son tant'anni!
E mi risuona ancor l'alto rimbombo
Di quel grido terribile di sdegno
E di sprezzo!... E mi par l'irta vedere
Nero-cigliuta ed inarcata fronte
De' superbi liberti. «A morte! Guerra!
«E seppellirci sotto le ruine
«Della natia cittàpria che segnare
«L'atto nefando di servaggio e d'onta»
E qui Palermo io riconobbie degna
Delle passate glorie! E nelle vie
Nacquero i baluardie sulla fronte
Sino de' bimbi io la certezza lessi
Della vittoria.
Oh! sciagurati servi
Che vi nutrite di paure ai piedi
Del Nerone modernoil generoso
D'un popolo contegno e l'eroismo
Vedeste mai delle giganti pugne
Contro tiranni? Alle dorate soglie
Genuflessi e ricurvi il lezzo solo
Del ventre inebbria l'immoral venduta
Anima vostrae siete per vergogna
La parte dotta dell'umana razza!
Il superbo e viril contegnoe l'opra
De' coraggiosi agghiaccia il tentennante
Duce de' Regie si patteggia. Il tempo
Per noi è oropoverelli! I pochi
Son consunti cartucci e non rimane
Che cuore e ferro per la pugna; e ferro
E cuore bastano ai volenti! E sgombro
Alfin s'ottien da chi da tanto impera.
Salve! o Palermo liberata! Il tuo
Serva esempio ai congiuntie che chi soffre
Se 'l merta il giogoe non il fiacco è degno
Di libertade. Le sublimi fronde
A non umíl cervice essa attorciglia
Né a prostituta alma indecente i suoi
Tesori schiude. Adorator mendace
Dell'altrui boria ha rinnegato il sacro
Dell'uom decoro? E a che servir potrebbe
Libertade a colui? Sol per far pompa
Delle sue colpe e delle sue vergogne?
Libertade alle pecore?... Un bel giorno
Là nelle pampe io guerreggiavae un gregge
Mi s'affacciava derelitto. Il tempo
Tempestoso di pioggiae le infelici
Lanuteove depresso era il terreno
S'affollaron paurose e accavalcaronsi
Per superar la soperchiante e fredda
Acqua piovana; sicché un bianco monte
In poco si formò di quei rigonfi
Cadaveried il vertice mostrava
Alcune vive pecorelleil piede
Sul prossimo calcando. Un sol bastone
Bastato avria a ricondur le incaute
Sul ciglione e sottrarle dall'eccidio
U' le condusse libertade(146). E botte!
Dunque ai lanuti Moderatie forte!
Giacché di Libertà tanto paventano.
Oh! com'è bello il tramontar d'un giorno
Di vittoria sull'empioed il sorriso
D'un sol che leva sull'emancipata
Terra di prodi. All'arti tue invano
ChiediItaliaun conforto e finché il lezzo
Ti putrefà dello stranieroinvano
Lo chiederai alla tua schiava prole.
Sgombra da' fidi del Borbone alfine
È la città festante. Il lupo è sparso
Ancor peròe minaccioso e forte
Sulle Cariddie spondee finché un palmo
Resti di questa venturosa terra
In poter del tiranno il sacro ferro
Che vi redensenon posateo figli
Della Sicilia. Le passate colpe
Ricordate de' vostriallorché ancora
Sulla soglia la belvai vanitosi
Crearon gare ed a codarda posa
S'adagiaron fidenti. Il vigilante
Ladrofrattantoli guatava e baldo
Fatto da' vizi di colorripiomba
Sulle turbe non caute e le sbaraglia
E le rituffa nell'obbrobrïoso
Servaggio a cuicon tanto sangue sparso
S'eran sottratte.
CANTO XXI
MILAZZO

Questa volta il sacro
Siculo suol sarà purgato e terso
Dall'infeste masnade. Un pensier solo
Domina qui le valorose schiere
De' discendenti di Legnano e i prodi
Di Procida nepoti. I piani aprichi
Di Milazzo vedran correr a fiume
L'Italo sangue ancore la vittoria
Non tradirà di libertà il vessillo.
Invan s'agguatta l'oppressorcoperto
Da merlati riparie la tenzone
Prolungan le difese. Invan del mare
Egli è padrone ancor. I coraggiosi
Liberi figli dell'Italia il varco
Han superatoe sul sinistro fianco
Colto il nemico a freddo ferro e involto
Sin nella Rocca lo han sospinto. Un fiero
Conflitto fu cotestoe per sciagura
Dell'Italïaitalo tutto il sangue
In seno sparso della Madre! Il giorno
Ove tanto valorringhiosi! il tergo
Volga dello stranierper sempre il cielo
Sorriderà su questa venturosa
Predilezione del Creato.
Oh! quando
Ansante il passeggier sulle ruine
Dimanderà di lorche per l'Italia
Seminâr l'ossa dal Cenisio all'Etna
Deh! in queste plaghe un sarcofago accenni
Ove cadetter tanti prodi. E voi
Donne gentilie per bellezza conte(147)
Allorché il giorno della sanguinosa
Pugna ritorni a ricordarvi il fiero
Virgineo volto di quei generosi
Miei guerrieri compagniai pargoletti
Segnate il letto degli eroi. Le gesta
Di lor contatee come fur da servi
A libertade i milïon redenti
Dall'impresa gigante. Oh! seminate
Quelle tombe di fiori! Il grato affetto
Di voivezzoseai vagolanti spirti
Di virtù tanta ricompensa sia
Che annienti il lezzo dell'ingrata setta.
Sono rinchiusi nella Rocca! E forse
Disposti a seppellirsi tra i frantumi
Prima che a patti consentir?... Coteste
Non fan pazzie i ciondolati! Il viver
Troppo è prezioso a loralle dovizie
Ed alle gioie destinati. E tanto
A lor costò di servilismo! A' pazzi
Rompicolli s'addice il ticchio vano
Per altri di morir; son disperati
Che a perigliar altro non han che oscura
E sciagurata vita.
A patti venner
I servi d'un padron signore ancora
Delle vaste marine del Tirreno
E d'oste numerosae fu la via
Che da Milazzo alle Cariddi arene
Guida schiusa e festante. E non latrato
Di Scilla udimmoma le bellicose
Voci de' Bruzziche scuotendo i vecchi
Ferri invitavan le liberatrici
Sorelle schiere all'ultimo tragitto.


AUTOGRAFO RIPRODOTTO FOTOGRAFICAMENTE
DAL «POEMA»
(CANTO XXI. MILAZZO)
CANTO XXII
REGGIO
PASSAGGIO DEL FARO

Era sul libro del destin segnata
D'un tiranno la fine! e invan dal Senna
Il padre de' tiranni una barriera
Volle innalzar sul Faro all'irrompente
Di Libertà falangee l'Allobrògo
Patteggiator di Nizza alla mendace
Voce del Sire unia l'umíl sua voce
Ma gloria a teterra d'asilo! I tuoi
Furon sublimi Reggitorie il tetro
Despota menzogner si rannicchiava
Alla superba d'Albïon favella!
Grazie Britannia! Grazie! Il tuo contegno
Non sol salvò di Partenòpe i figli
Dal ferreo giogoma la tracotante
Boria del gran perturbator del Mondo
Ricacciò nel baràtroove di gente
Cova il mercato e le sventure e l'onta.
Un piede è posto alfin sulle ridenti
Sponde di Reggioe di novella gloria
Ornâr la fronte gli Argonauti. Invano
Ci vieta il varco il despotismo! Invano
Spesseggian folti incrociatorie invano
Oste nemica numerosa! Il dito
Di Dio conduce la tirannicida
Falangeed ostee baluardie troni
Son rovesciati nella polve e riede
Sulle ruine del delitto il Santo
Dell'uom diritto e libertade. E il cielo
Alla redenta Umanità sorride!
CANTO XXIII
IL CONVEGNO
LIBERTICIDA

Ma lànel fondo delle Bolgieil sozzo
Lurido spettro dell'invidia i soci
Chiama a concilio: la menzognae il nume
Corruttor delle genti e la calunnia
E sotto il vel del Galant'uomla pingue
Fallace ipocrisia. Ed il chercuto
Maledizione dell'Italiail torto
Collo sporge nell'aula e lo spavento
Si conosce dal voltose pur volto
Si può chiamar quel ceffoove scolpite
Son le miserie della razza umana.
«Han varcato lo Stretto» irrompe alfine
L'invidia. «E guai se quei protervi il suolo
«Toccan di Pietro! Il secolar fantoccio
«Di Religione e di possanzaeretto
«Con tanta astuzia sulla sciagurata
«Umana stirperovinar potria
«In un balenoove di ferro un muro
«Non s'interponga sulla via tracciata
«Dalla tempesta!» «Io sol potrei- risponde
«Il Patriarca del mendacio - ed altre
«Ben diedi al Mondo provecome s'usa
«Colla canaglia. Le solcate vie
«Da' miei bronziin Parigiaccenneranno
«Ai venturi s'io mentoe le deformi
«Membra di donne e di fanciullisparse
«Accatastate nelle piazzee i pozzi
«Di Cajenna carname e le rovine
«Dell'eterna cittàove gli stolti
«Calpestai demagoghi e questa sacra
«Fonte del divin dritto in piè riposi.
«Ma non dan tempoquesti scapestrati
«Di nulla preparare come lampo
«Trascorron l'ampio spazio e non li ferma
«Ostacolo verun! — «Io supplir posso
«Al tuo difetto - ripiglia il parente
«La maschera appartando - e le frementi
«Provincieal suon delle mie trombeil grande
«Liberator acclamerannoe tolta
«Così gran possa all'Invasor. E pronto
«Sottil veleno tra i suoi stessie agenti
Dovunque a provocar le plebie clero
«E moderata fecciasol preziosa
«Libertade la nostraintoneranno
«Tempestosa Repubblica coloro
«Voler soltanto. Numerose schiere
«E le più fidespingerem nel mentre
«Verso il meriggio a liberar...s'intende
«Noi da' focosi demagoghie dare
«A lor battagliaquando già minati
«Saran da' veltri miei più astuti e scaltri
«Tra le proprie lor fila. Oh! sìrispondo
«Del risultato: l'avversario Duce
«È a me ben noto! Ei non verrà a cimento
«Colle mie squadre: italo sangue aborre
«Versare Italia rigettar nei rischi
«Di civil guerra». - «A noi guerra intestina
«È vantaggiosa!» un barattier soggiunge
Dal doppio occhiale. «E senza questail gonfio
«Popol de' suoi trïonfi incontentabile
«Saria. E stanco e dissanguato ai nostri
«Piedi il vogliamriconoscente e umíle»!
Grande! lo proclamâr le turbe il nuovo
Della menzogna sacerdotee forse
Là nel sacratoove d'Italia i sommi
Sono raccoltila mendace schiera
De' prostituti a lui serbato ha un posto!
Rugge frattanto la tempesta e involve
Ne' suoi vortici un tronoe lo frantuma
Che mal ne scorgi le vestigia. Il rosso
Di sangue catafalcoda tant'anni
Sulle miserie popolari eretto
Crollae trascina nella polve il sciame
De' codardi epuloni. I suoi Camilli
Ha ritrovato Italia e dal Cenisio
Al Lilibeo si scuotee in un baleno
Avria travoltoe mercenarie preti.
E libertade avria beato alfine
La fatata Signora delle genti.
CANTO XXIV
I REGI LIBERATORI

Ma dal Settentrïon s'ode un rumore
D'armi e d'armati! e condottier lo stesso
Galant'uomo s'avanzaalla riscossa
Liberator sovrano! I mandatari
Strombazzan le sue glorie e la virtude
Del magnanimo Sire. Oh! viene dunque
L'opra gigante ad adempir; un trono
Innalzare d'amor sulle ruine
Del macchiato di sangue ed il servaggio
Finir d'Italia. Le superbe schiere
Da lui guidatealle sorelle unite
Insegneranno allo stranier se morto
È il valor Italiano. Alfin de' grandi
Fia compito il desioe questa terra
Non più soggetta giacerà per Dio!
No! La fatal del vilipendio segue
Infame via il Rege. Alla corona
Immortale di gloria e di possanza
Dal suo popolo offertaegli ha prescelto
Il serto vilche l'incatena al carro
Brutto di sangue d'un tiranno. E viene
Con libertade sulle labbra e... in cuore
Del coccodrillo la vorace sete
Dell'isterminio! A dar battaglia ei viene(148)
A chi del Mondo la prima corona
Pose a' suoi piedi. Ingrata volpe! il fio
Pagherai dell'inganno! E questa gente
Sì travagliata e buonaalla speranza
Dischiuso il cuorcredea d'un'età d'oro
Novella il tempo rivedere tutto
T'avea d'affetto circondato e grata
Redentor t'acclamava. Ed oggi...? t'odia
E ti disprezza nella scellerata
Proconsolar tua sedeove nel fango
Trascini il fregio de' tuoi Grandie culla
E tomba ne vendesti al turpe Sire
Fatto tuo donno e delle genti tue!
CANTO XXV
NAPOLI - 7 SETTEMBRE

Delle cento città suora maggiore
Salve! o brillante Partenòpeegregio
Paradiso terrestre! Alla bellezza
Impareggiabil le sciagure tue
Devied ingordo lo stranier ti fiuta
Come la preda il lupoe nel tuo pingue
Seno s'adagia il masnadierche seppe
Divider i tuoi figli. E sin a quando
Durerà questa tresca? Io li ho veduti
I tuoi prodi pugnar puree da meno
Certo non son de' mercenarie servi
Di padron dissoluto. È tempo! È tempo
D'esser padroni in casa nostrae nulla
Hanno gli estranei di miglior nell'alma
Né più vigor nel braccio. Essi compatti
E molti scendon dalle rupi al piano
Della divisa nostra terra. Ed ora
Che siam serratiperché ancor la lue
Oltramontana ci subissa? È questa
Generazione di codardidunque?
O son codardi chi la regge? Il volto
Nasconderò tra queste rupiirsuto
Rugatosmorto assai più che dagli anni
Dalla vergogna d'esser nato in questa
Terra di schiavi e di servili. O sogni
Dell'intiera mia vita! O mercenari
Fugati cento volte! O miei fratelli
D'armicaduti bastonando il vile
Soldato del tiranno! Un monumento
Sorge sui resti glorïosie quello
È monumento di vergogna(149)eretto
D'un masnadier alla vittoria! Italia
Deve un lago scavar nel sito infetto
A lavar la brutturae di quest'anni
Contaminati menomar la storia.
Genti Partenopee! Con soli voi
Pure fugammo il Rege e i cento mila
Servi a lui fidi. In quel solenne giorno
Vi destaste volentie di paura
Impallidiro i donnii tracotanti
Che poco pria avrian sdegnato un sguardo
Gettar sulle miserieove travolti
V'han da tant'anni. Impauriti or vanno
Dimessicurvi e mendicantiun canto
Cercar d'asilo allo stranier o al prete
Che per sventura dell'Italia il cuore
Ancora preme all'infelice. O forti
Valenti figli della plebeil truce
Dominator cacciaste e non macchiate
Furon di sangue cittadin le vie
Né dell'estraneo voi cingeste il ferro
Per libertade conquistar. Sovvienvi
Come tranquillee mansuetee umíli
Fur del tiranno le gagliarde schiere
All'imponente de' redenti aspetto?
Sette Settembre! Allorché le venture
Generazion ricorderanti in questa
Terra d'ignavia e di grandezzail volto
Solleveranno dalla polve al ceffo
De' tirannise schiavee le memorie
Susciteranno del gran dì alla pugna
Sacro di libertàsino le donne.
O le donne di lor con alta fronte
Passeggeran pavoneggiandoai figli
Racconteranno con orgoglio il piglio
Tirannicida dei grand'avie come
È poderoso un popolo che vuole!
Salve! o vetuste del Tifatealtere
Famose cime(150)! Allorché di Cartago
Albergaste l'eroel'aura gagliarda
Che lambe quelle falde all'africano
Guerrier la lena rinfrancavae forse
Di Fabio invan la risoluta astuzia
E di Marcello la bravurail forte
Avrian stancato e combattuto. E Scipio
Forse lo Ionio non avria varcato
E di Zama sui campi insanguinati
Non cadea forse la rival di Roma.
Ma lànell'imostan le incantatrici
Figlie di Capua e l'aer molle e i ricchi
Armenti e le dovizie. Il fier soldato
Che non domaron le battaglie e i mille
Di campagne disagia piè d'un fragil
Viso si prostra e s'accovacciae umíle
Come agnello diventa el'armatura
Depostapiù non cura o sollevarla
Se tentail peso lo soverchiae infranto
Nell'inerzia ricade e giace imbelle.
Tale di Canne e Trasimeno il fiero
Logora vincitor la dissolvente
Aura di Capuae ben per Roma! Il morbo
Perònon colse il coraggioso stuolo
Dalla rossa camicia! Il monteil piano
Vedran se scema è la virtù dei forti.
Sorgifalange intemerata! I Regi
Son spaventati delle tue vittorie.
Qui di fronte t'assalgonma da tergo
Più periglioso sta il nemico e tanto
Che sulle labbra del perverso il vezzo
Del sorriso tu scorgi e d'amicizia
Sono i suoi detti. Ma sorriso è quello
Che sfiorò il volto del Giudeoche i trenta
Avea intascato soldi e... l'amicizia!
Oh! nell'Inferno ha sede! e cotestoro
A dar battaglia... disser a quel Sire
Catafratto di colpeed all'Italia
Da Redentori si spacciavan.
Noi...
A pugnare per essa! e non si contan
Se molti sonomascherati o conti!
Sìsono moltigioventù valente!
Ma molta gloria vi prepara questo
Giorno solenne per la patria. Avanti!
CANTO XXVI
1° OTTOBRE
BATTAGLIA DEL VOLTURNO

Son non ben sparse le tenèbre e un nembo
Assai d'armati le avanzate guardie
Del nostro campo. I feritor primieri
Trovati ha l'albamacellando i vinti
E macellati. Un'onda par chi assale
E chi respinge. La fatal sua sorte
Giuoca il Rege delusoe questa fia
L'ultima volta. Le raccolte schiere
Tutte egli avventa nel conflittoe lui
E la sua donnaed i congiunti a gara
Affrontan il periglio e colle gesta
E colla voce alla battaglia i fidi
Spronan soldati! Le ubertose zolle
Già rosseggian di sangue e seminati
Di cadaveri i campi. I fulminanti
Bronzi s'odon appena nel tremendo
Romoreggiar de' moschetti ed il fitto
Tintinnio dell'acciarla prediletta
Arma de' prodi. Dal Volturno ai colli
Di Maddalonitempestoso rugge
Demon delle battaglie intiero il giorno.
Varia è dell' armi la contesa. I Regi
Voglion lavar delle passate rotte
Le macchiee incalzan furibondie spingon
De' volontari le primiere fila
Sconce e disperse sui compagnie questi
S'adontan della strage eil sacrosanto
D'Italia grido risuonandoa ferro
Freddo s'avventan sul nemico e il perso
Riconquistan terrene i mutilati
Compagnio spenti sul nemico spento.
Giunto è all'occaso quasiil testimone
De' delitti dell'uom! E benché tanti
Illuminatie più tremendiei n'abbia
Pur raccapriccia di ribrezzo a questa
Carneficina di fratelli! e fosco
E d'un rossor come di sanguel'onda
Par si precipiti a cercarstoltizia
Sí nefanda fuggendo. Oh sarà questa
Dei Regi scuola che durar dee sempre?
Stanchi già sonma non ancor satolli
Di sanguei figli d'una terra stessa
Grandi nel bene e nei delittie posa
Per ripugnar è questa. Un suon di tromba
Chiama all'assalto i volontari. È giunta
L'aspettata riserva. A che più giova
Differir la vittoria! e fulminando
Tempestan i miei prodi. Alla rovina
Gli assoldati non reggone non regge
Chi li spronava.
Qual montano angusto
Invernale torrente alle marine
Si rovesciae trascina nel suo corso
E massi e piante ed abituri e gregge
Infuriando in un fascioun argin trova
Che l'impeto ne frenae di furore
Raddoppia quelloe questo tremascosso
Dal crollante nemico al cui sostegno
Giungon spumanti a miglïaia i flutti
E han soperchiato e nel lor sen travolto
Argine e ripa e riparato e tutto
Così i Regi all'incalzante furia
De' campioni d'Italia a precipizio
Fuggon verso il Volturno e tra le mura
Si nascondon di Capuaaltri nell'onda
Cercan rifugio. In questo dìsegnata
Fu la caduta d'un tiràn nel libro
Irrevocabil del destino e Italia
Nota alle genti! E Libertade? Arcano
Diràil futurose la millantata
Dal nuovo Rege e da' suoi servivera
Fïa o menzogna!
CANTO XXVII
2 OTTOBRE
E RITORNO IN CAPRERA

Un dì di gloria ancora(151)
Fregiò la fronte de' superbi Mille
D'Italia orgoglio imperituro! E poi...?
Venne la ciurma ciondolatae colse
Delle vittorie i frutti; e i valorosi
Dalle battaglie da gigantiin uggia
Ai novelli Tersitialla calunnia
Dannati ed all'inediail miserando
Frusto trascinan oblïati e mesti.
E Italia? È fatta una cloacaai piedi
Del più schifoso de' tiranniancella
Dello straniero come sempree preda
Al cuor rifugge!... di Teutoni e Franchi!
Non rigettarmi dal tuo sendeserta
Erma figlia del maree la vergogna
Che mi solca la fronte infra i tuoi massi
Deh! ch'io nasconda! Tra le tortüose
Imprunate tue valliove una volta
Dell'Italiana Libertade il canto
Rimbombava solenneiosilenzioso
Me ne starò tra i tuoi cespugli e nuova
Invocherò generazion più ferma
Al maneggio dell'armi e più decisa
A non lasciarsi abbindolar da falsi
Archimandriti delle gentiinvolti
Nella cappa di piombo(152) e col mentito
Di Libertade sacrosanto nome!
CANTO XXVIII
SARNICO

Un dì tra i massi di granito ascoso
E meditando - che meditar mai
Se non d'Italia e de' suoi danni? – apparve
Venerando un canuto(153). «Agl'inesperti
Disse«solletichiam la voglia al tiro
«Di carabina! E tucui fede appone
«La generosa gioventùconsenti
«Accompagnarmi» - All'affamato il cibo
Porse il valente precursord'un uso
Di libertade salvatoree grazie
Diedi all'illustre amicoinosservato
Da chi regge l'Italiaperché forse
Non può di Corte l'atmosfera impura
Virtude sopportare l'abbagliante
Feritor sguardo d'un onesto l'occhio
Non consente del servo ciondolato!
AddioCaprera! Un'altra volta il vecchio
Destin d'Italia io vo' tentar. Paziente
Fui pedagogo in altri tempied ora
Nol sarò ioche non d'una vita
Si trattama di un popol che redento
Dovrianon servorimaner nel lezzo
Di secolar lordura?
Il trïonfante
Che m'importa passaggio tra le folte
Itale genti festeggiantie il plauso
Del poco oprato per color? Il destro
Giovane tiratorallorché oppresso
Contro tiranni pugneràcapace
Che sia d'uccider chi l'opprimaè vero!
Ma ioche sento tal possanza in questa
Generazion di fortie che di ferro
Freddo fregiata abbia la destrae il cuore
Come batteva in S. Antoniooh! basta
Per sbaragliar queste livree panciute
E toglier lor di ritornar la voglia
In questa Italiache un dì li strappava
Dalle foreste e su due piè li pose.
In quanto un degli eunuchi del serraglio
Archimandrita delle genti sia
Altro che aborti non avretee tale
Fu dell'Italia! Il secolar nemico
Più sicuro non mai visse e godette
La depredata; il suo confin giammai
Più vigilato; i battaglioniarmati
Per redimer gli schiavialla custodia
E sicurezza del tirannoe i pochi
Propugnatori del Diritto in ferri
O nell'esiglio. La fatal ventura
Così lo vuole dell'Italiae intanto
Giace la serva nel ludibrio e l'onta.
Putron nell'ozio i milïonie regge
Di papaveri cinto e di menzogne
Uno che d'uom appena ha il voltoa tresche
A gozzoviglie suscitandoallora
Che pugnar si dovria! Un pugno è sempre
Pronto ad oprar di prodie il tracotante
Impallidisce masnadierche il Mincio
Asserraglia pauroso e la ciurmaglia
Tutta concentra al limitar. E in ferri
Vanno i miei prodie gongolantialteri
Del novello trionfoi prostituti
Per sua vergogna in questa terra nati!
Donna fatal delle Laguneinfausta
Sei per chi t'ama e ti vorria Regina!
De' vincitori di Bisanzio sono
Discendenti i tuoi figli e di coloro
Che l'Ottomano rintuzzâr tant'anni
Oltre il confin di questa non curante
Europa al giogo che ti sgozza? O sono
Bastarda stirpe di vandalial duro
Baston dell'Austro condannati e proni?
Io ben tre volte questa stanca vita
Gettai nella bilanciaove si pesan
I tuoi destini e m'hai reietto! Un cenno
Un solnon vidi che di vita propria
Tu palpitassi! Eppur dalle scoscese
Rupi dell'Alpi al Mongibello l'ossa
Son seminate de' tuoi prodi; il santo
Alto portâr di libertà vessillo
Sui frantumi de' troni ed a novella
Vita destaro i servi e la Torrita
Donna acclamâr Signora delle genti!
Sì! Nella speme t'addormenta il tuo
Patrizio volgo d'Imperanti e Regi
Al culto vile. Stolta! E Campoformio
Tu già scordastisciagurata? E il Terzo(154)
Del venditor Primier(155) piùforse ha in mente
Di libertà recarti? Oh! guarda Roma
E l'Austral nostra Italia insanguinata
Dal vampir della Senna e il nuovo Mondo
Nel dispotismo rigettatoe i suoi
Franchi legati per il collo e tronfi
Pur di portar la servitù dovunque!
Gloria è chiamata dagli stolti l'arte
De' predonie la strage scellerata
Delle genti. Che vale il Ver cennato
Da pochi eletti? Là nella stupenda
Volta dell'Infinitoove l'Eterno
Si compiacque adornar di Mondi eterni
E illuminarlinon trovateo pravi
Stanza degna di lui? senza abbassarlo
Alla corrottache vi coprecreta
Il vostro cuor di fangoe in un recinto
Che puzza insedïarlo? E come fosse
Delle vostre miserie ingalluzzito
Lo inciondolate e lo adornate! Il prandio
Non vi contenta di torture cui
V'adagiava natura? e morbi e pene
E sofferenze d'ogni specie? Senza
Tal babilonia di Governi inetti
Al benma corruttori ed assassini
Delle nazioniassoldando tra voi
La metà più perversaa trucidarvi
O farvi infami e depredar le vostre
Sostanze e figli e donne e libertade
O libertade altrui... E ciò chiamate
Gloria?... Di schiavi e di tiranni è gloria!
CANTO XXIX
ASPROMONTE

Da Sarnico a Capreraa temperarmi
Dalla nausea de' Regi. I pochi fidi
(Pochiperché dell'io la sciagurata
Smania corrompe i molti. È questo il primo
Poter della tirannide!) il cammino
Delle venture ripigliaroe l'orme
Ricalcâr glorïose dai superbi
Mille solcate e di Marsala il grido
Rimbombò sull'Oreto. E l'immortale
Popol de' Vespri sollevò la fronte
Annullatrice de' tiranni! L'eco
«O Roma o morte» ripetea fremente
Dal Lilibeo all'Etna. Oh! gloria sia
Alla Trinacriainiziatrice e prima
Alle patrie battaglie. I sonnolenti
Figli del Continente il generoso
Udiron grido della Forte epigri
S'accovacciaron nella melmainsani!
Per pentirsi di poima tardi. Intanto
Peria la schiera de' valentiinvolta
Dall'insidia dei Regiinfêudati
Al Franco birro dell'Europa. E giace
Sulla cervice d'Aspromonte inulto
La speranza del Tebro e la vergogna
Eternata d'Italia e le miserie!
O Libertàdel profanato tuo
Nome si pasce il Rege e i genuflessi
Servi. E i sudanti della gleba indegni
Del tuo non son vivificante sole?
Guarda il Franco appestar delle sue ciance
Il Mondoe incomodarlo per la vana
Burbanza d'esser conto! E mentre ieri
Propagatore di Ragion(156) sciogliea
Sull'Europa il suo votooggi sostegno
Della sucida lue che infesta Italia
S'è fatto efier del suo bavaglioall'orbe
Impor vorria e fanatismo e ferri
Di Lojola campion liberticida!
L'Anglo... forse dovrei non favellarne
Perché d'Italia la pericolante
Nave sorresse spessoe questa vita
Mïa lenì nelle sciagure! Intanto
Di Libertà campionei non ripugna
Co' tiranni legarsi ementre il Fato
Della grandezza al vertice lo pose
Guarda nell'imo e si commuove al truce
Destino degli oppressi; ma la quiete
Suaconfortata di dovizieal santo
Delle Nazioni dritto non pospone
E sotto il Boreal mostro trafitta
La Polonia soggiace e isterilito
Un voto giunge alla cadutaallora
Che d'una man gagliarda avria ben d'uopo!
TuoniAlbïonla tua possente voce
Della Neva sui fluttie le anelanti
Torme raccogli a te dintorno e lascia
Nella lor melma gl'Imperanti! Il tuo
Non imbrattare maestoso ammanto
All'infame contatto ed il destino
Delle nazioni reggerai. I servi
Infrante avran le lor catene e il Mondo
Da Dio segnataseguirà la via!
E Italia?... Essa non conta. I battaglioni
De' suoi guerrieri trasformati in birri
Son per frenar de' generosi il sacro
Tirannicida impulso!
Ove di schiavi
S'oda rumore di battaglieal santo
Tuo nomeo Libertadeio la spossata
Mia destra porgerò e un cuor che pulsa
Com'ai verd'anni! Nel tugurio intanto
Ove m'è forza meditar senz'opra
Io me'n starò tranquillo... Ah! no! la quiete
Non è per chi le tue vergogneItalia
Come se proprie sopportar non puote.
Taci!... O demon delle battaglie! il ferro
Più non mi va. Questo mio frale è infranto
Più che dagli annidagli strazi e l'onta
Della mia terra schiava!... Agl'Imperanti
Il lor pasto lasciam: le plebi! E stanche
Se son di battitureai lor tiranni
Non largheggin gli sgherriche dal seno
Scaturiscon di lor. All'impostura
Alimento non denno! e prostitute
Chine all'altare del chercutoinvano
Ho tentato strapparlee maledetto
M'hannoe derisoe abbandonato alfine
De' padroni al capriccio e rinnegato!

CARME ALLA MORTE
ED ALTRI CANTI INEDITI
(DALL'AUTOGRAFO)
ALLA MORTE.

Il disprezzo della morte è vittoria.
MAMELI.

Salve! o Ministra dell'Eternoaltera
Regolatrice degli Umanio Morte!
Salve! Vendicatrice dello schiavo
Incubo del tiranno. Allorché il dardo
Tuo percuote il potente ed all'immondo
Verme ne porge le reliquieil teschio
D'un tapino non sembra? E rose meno
Ne sono l'ossa dalla vecchia falce
Inesorabile del tempo? I resti
Ove son lor dell'Imperante Augusto
E de' servi l'augustointemerato
Spartaco? Il figlio della gleba al tuo
Banco si siede del sovrano accanto
E pari a lui che lo sprezzava. Indarno
Ebbe indorato il catafalco e i ceri
Innumerati. Puzzolentoforse
Più della salma dello schiavoè il lezzo
Di chi trescò nelle lascivie e il lusso
D'inutil vita e dissoluta e prava
Benché di marmo la funerea mole.
Sublime idéa del passatoo Roma!
Gran sarcofàgo dell'Italia e culla
Delle speranze sueEterna e sola(157)!
Splendida imàgo della morte e cuore
Di milïonipalpitanteimmenso!
Son le tue zolle santeed i tuoi colli
Templi! Ove l'uom che ne respira l'aura
Se non risente dignitàla creta
Sortiva dello schiavo ed al bastone
Dallo stranier dannato. Ioquando imberbe
Visitai le tue tombe e le giganti
Tue macerie evocaii catafratti
Tuoi guerrier m'apparian infra i frantumi
De' rovinati mausoleidimessi
E vergognati della stirpe imbelle
Ch'or passeggia mendica in quelle stesse
Vie già solcate dal trionfou' i regi
Eran del mondotrascinati ai carri
De' superbi Quiritiove la sorte
Delle nazioni si segnavae i donni
D'oggi sottratti dalle selve ai donni
D'allor servivan di trastullo. Insania
Di tutti i tempi! Dove il suo simíle
Non s'affratelli l'uomma le dovizie
Strappiinsolenteall'arator de' campi
E lo condanni a miseria perenne
Non avrà quiete il mondoe libertade
Ed uguaglianza gli darà la morte.
«La Nave affondai palischermi pochi(158)
«Per i fanciulli e per le donne appena».
«Io temoo capo de' guerrierde' vostri
«L'affollarsi e il sommergersi d'ognuno».
«Non temerCapitanson dalla Morte
«Questi miei fidi già provatie fiera
«Per quanto sial'affronteranno impavidi
«Come sui campi di battaglia ». Il fischio
S'ode del capo della crew(159) e in mare
Ammainate le lancie. Il lamentarsi
De' bimbi solo si frammischia al cupo
Dell'onda tempestar contro i già fessi
Fianchi del Birkhead; ma da una sola
Voce de' fieri sprezzator di morte
Non è turbato il doloroso addio
Ch'agli sposi ed ai padri invia piangendo
La galleggiante turba. E l'arma al piede
Con fronte alteracome di trïonfo.
Si sommergon quei prodi! O Mortedimmi:
Se mai più bella Legïonpiù fiera
Nel tuo sen raccogliesti? E se la Madre
Degli eroi del naufragio allo straniero
Potrà giammai la bellicosaaltera
Piegar cervice con cotanta prole?(160)

Sono i fratelli di Sicilia afflitti
Da flagello mortalperché flagello
Sono i tiranni! Alcuni audaci han scosso
Della morte il pensiere su pei monti
Sfidan di sgherri le coortie folte
Le hanno affrontate. Il masnadier di preda
E di strage s'inebbria. I pochi arditi
Dalle pugne scampatialle foreste
Son rintracciati come belvee infausto
Il sol d'Italia ridiventa e tetro.
Ma chi son queiche dal Ligure lido
Salpan fidenti a rilevar i vinti
Ma non domi fratelli? I fulminanti
Bronzi e non conti battaglioni han forse
Per sfidar l'oste numerosa ed ebbra
Da recenti vittorie e più dal ricco
Facil bottinche sulla sventurata
Ammassògente inoffensiva e inerme?
Perché non basta allo sfrenatoatroce
Despota sparger del guerrier il sangue:
Ei vuol puniti i consanguinei tutti
E i conterranei. E se potesseil truce
Punir la terrache portò il protervo
Disturbatore de' suoi sonnioh! certo
A sconquassarla lo vedremmo e lieto
Signoreggiar il cataclisma e il fine
Della razza perversa! Ma di schiavi
Si abbisogna e di terra! E che farian
I satrapi odïerniove di servi
L'umana stirpe difettasse e il bue
Come la forza avesse mente ed occhio?
No! non han ostei coraggiosie bronzi
Non hanno. Un grido di sventura a loro
Giunse di schiavi battagliandoe sgherri
Sulla sicula terra e non curando
Se son molti i nemici. Essi son mille
Ma batte in lor de' milioni il cuore
E la santa d'Italia redenzione.

Ove son lor i Mille intemerati
O Morte? Imbiancan le collinel'ossa
E le pianure dal Volturno all'Etna
De' superbi Argonauti. Essi giuraron
Di vincere o morir ed il gran giuro
Attenner. Pria che d'altri mille il fato
A libertà redenti abbia altri schiavi
Sta l'immortal colonna non eretta
Da scalpello servilnon di metallo.
Esso serve ai potentima nel cuore
Di chi la patria dignitade onora.
Furon trecento gli Spartani e pari
Di Roma i Fabiche da te raccolti
In olocausto della patria loro
Morte immortale! alle venture genti
Desti esempio sublime. E son da meno
Di Sarmazia i trecento? Il bronzo invano
Macella i giovinetti; essi han giurato
Di salvare i congiunti(161) o di morire
Eppur distrutta dal tirannoinvitta
Polonia sei. Che vai delle Nazioni
La pietà? Il santo tuo diritto? A morte
Tu sei dannata da' Governi; osasti
I lor sonni turbar. I coccodrilli
Piangon sulla tua bara e tu non sei
Che l'avanguardia de' sepolti; l'onta
Ne cadrà sugli inerti e piangeranno
L'abbandono nefandoallorché il piede
Sulla cervice sentiran gl'incauti.

Salve! o gran Madrenon matrigna! Accogli
De' tuoi figli le turbe ed io fra loro
Cercherò prestonel tuo gremboposa
Alle stanche mie membra. Una sol prece
Porger vorria all'immortale e giusto
Tuo tribunale: - Non mischiar de' vili
La codarda progenie ai valorosi
Orgoglio del creatoai non curanti
Delle sozze ricchezze e della vita
Per l'altrui benesprezzatorieroi! –
Un dì sognai: di catafratti e fieri
Guerrier l'assalto con imberbi e pochi
Non d'armature ricoperti e tersi
Dell'assisa del servoimmaculati
Campioni del pensier. Sul de' Romani
Monte del pianto(162) la superba schiera
Facea vero il mio sogno. Iocircondato
Da quel pugno di prodiche l'Italia
Rifecer bella; adamantina siepe
Ricopriva il mio fral dei loro petti(163)
Vidi fuggir le vario-pinte e folte
Coorti del tiranno! Avea la pugna
Segnato il varco de' morenti. Un d'essi
Colla mano accennommi. O Montanari!
Fratello mio di glorie e di sventure
Tu nuotavi nel sangue! «Il tuo sentiero
«Segui fatatoegli mi disse. Il trono
«Crollerà del tirannoe se di questi
«Mille l'Italia seguirà l'esempio
«Altri tiranni ed altri troni in polve
«Vedran le genti. Io fui tra quei che denso
«Ti coprîr baluardo ed alla Morte
«Sorrisifidanzatoe tucui sorte
«Destinò guida a gioventù bollente
«Di morte a lei favella e morte sola
«È lo spavento de' tiranni(164)amica
«Consolatrice dello schiavoe conta
«Agl'insoffrenti di catene come
«Per l'Italia si muore. I viziil lusso
«Non schiudon via a libertàma il sacro
«Ai tiranni tremendo ed ai servili
«A noi sublime culto della morte!»
Serba le sante del fratel reliquie
Calatafimi! Quando di nipoti
Generazioni non ingratei grandi
Che per l'Italia qui seminâr l'ossa
Ricorderannosorgerà una mole
Alto-insegnante alle venture genti
Come si fugan servi e donni.

«Un sasso
«Che distingua le mie dall'infinite
«Ossache in terra e in mar semina morte!»
Io chiedeva all'amicoallorché un senso
Di paura invadea la circostante
Turba de' miei compagnie già nell'onde
Di seppellirmi era deciso. Il torvo
Sguardo rotava ai forsennati e molle
A me di pianto il rivolgevail fido
Carniglia(165). «Il fral mi pesteran primiero
«Che di posar sulla tua salma l'empia
«Manoi codardi!» E di leone al pari
Custodendo la proleil nerboruto(166)
Mi copria vigilante e mi lambiva
Come la Madre il suo lattante ed era
Dio del ben fatto! come amor celeste.
Sì! tu creasti la gentil celeste
Amicizia! Di balsamo il suo fiato
Ed un tesoro la presenza sua(167).
Morte mi strinse nel suo grembo e indegno
Di lei mi tenne(168). Alle miserieal cruccio
Della vita serbommie questa vita
Tu la salvastio mio Luigi! ed io
Ti vidi in preda della morte e invano
Ti porsi aita.

Il tempestar dell'Ostro
Il fragil legno capovolto immerso
Avea su' lido di Colombo. Un forte
Nocchier stringeacolle robuste membra
Del legno il solo punto galleggiante.
Ed io lo vidi quel gigante ed era
Il salvator della mia vita. Oh! bello
Io fui in quel momento! e mi sembrai
Dominator della tempesta! e un senso
Di gratitudo m'invadeadi pièta
Pel generoso e l'accostai...; gli tolsi
L'importuno pastrano a lui d'impaccio
Per il nuotoed un ferro nella destra
Squarciavo con febril lena l'ingombro
Che il mio fratello minacciava e fiero
Dell'ottenuto intentoun sguardo all'alto
Già rivolgea di grazie(169)!
Avea la morte
Scelto tra noi! Il mio robusto e prode
Benefattor sparia nell'onde; un monte
Di flutti l'avvolgeva e più nol vidi!
Cercaipassato il fluttoinfra i nuotanti
Le preziose sembianze e invan cercai!
Reminiscenze di sciagurea voi
Volgo la mente esterefatta e penso
Ai compagni caduti in cento pugne
Per le nazioni conculcateal grido
Santo di libertade. Ove son loro
Di Sant'Antonio i valorosi? Anzani
Prode tra i prodialmen sulla natia
Terra tu posi ; ma lontan lontano
Giace il nostro Rossetti(170) e sconosciute
Sono le zolleche bagnò un tant'uomo
Col prezioso suo sangue. E chi custode
Sta del tumulo sacroove sepolte
Son le reliquie de' guerrierche Italia
Raggiâr di gloria sulla memoranda
Collina di Venanzio?(171) E la di legno
Durerà croce sul sepolcro? E un sasso
Non ergeran color che pur la fronte
Ergon superbaquando allo straniero
Narran l'itale glorie? E l'immortale
Itala gloria che del Salto i colli
Eternava? Alle belle americane
Che ammiraron quei prodi e il di cui sangue
Redense ai focolari(172)e de' caduti
Così gentil ebbero curail santo
Rammenterò io sarcofago.
Intanto
La Madre patria l'immortal non sdegni
Urna de' forti! e la ricordi ai prodi
Figli chiamati a liberar il resto
Degli schiavi!
Ove sontra le moventi
Arene del Brasilele preziose
Di Eduardo reliquie e di Carniglia(173)
Di Molinari alla Bajada(174) e i mille
Che in Montevideo sparser l'ossaeroi
D'immortale difesae che frenaron
D'un tiranno le voglie ed invincibili
Fur acclamati(175) da chi lo straniero
Con giustizia non ama?
O generosi
Miei fratelli di gloriealle venture
Generazioni io ne consacro il santo
Religioso ricordoe l'inconcusso
Di puro amore per l'Italia culto
Il dì che fieri e decorosi il dono
Non accettaste d'un potente(176) e alteri
Diceste: Italia e libertà servimmo!
Illustre colle del Gianicoll'onta
Tuttor passeggia alle tue falde! Il servo
Che ti vendèchercutoall'insolente
Gendarme fa la spia e un mausoleo
Non orna ancor la tua cerviceu' scolti
Sorgan de' grandi i nomi e ne rammenti
Al passeggier le gesta. Un santüario
Dell'ancòra disperse ossa tu sei
Di tale proleche la Roma antica
Novereria superba infra i superbi
Dominator del Mondo. E chi più bello
Fu di Masina(177) nelle pugnee forte
Più di Manara(178) e del guerrier poeta
Mameli(179)e di Montaldi(180)? Agli Argonauti(181)
O sacro montefatal fosti e vagan
De' più prodi di lor le venerande
Ossa tra le tue zolle e forse il piede
Di straniero cavallo le calpesta.
Non per l'Italia si pugnava adunque
Sulle mura di Romao padri eunuchi
Venditori di Nizzache le gesta
Voi rinnegaste de' caduti eroi
Per la santa difesa? E rinnegaste
Adulatori d'un tiranno! O Morte
Celere varca questa vergognosa
Dell'Italia epopea di preti e padri
Evirati Dottori e bruttamente
Onorevolie falsi mandatari
D'un popolo fidentee le memorie
Ad evocar mi serba di valenti
Propugnatori dell'Eterna. E Risso
E Ramorino rimembraPeralta
DavidMellarail buon Daverio e Brusco
E migliaia di martiri caduti
Coll'Italia sul labbroe per l'Italia
Vissuti e morti! Il mio cadaver lascia
Che posi accanto a quei miei cari il vespro
Della final battagliaallorché terse
Sian le vergogne della Donna antica
Volta ad orgoglio del Creato e altera
Tre volte al Mondo Reggitrice e Guida!

Sola quasi speranza ormai tu sei
Morteall'afflitta Umanitàche invano
Di libertade si millanta! Il truce
Sol dispotismo libertade anela
Per martoriar i derelitti inermi
Popolie progredisce sol nel lutto
Dell'umana famiglia il prepotente
Dio degli eserciti invocando(182) epari
Concordi tutti nella stragei cupi
Dominatori della terra! E solo
In letargo servil dormon tranquille
Le cullate Nazioniinsanamente
De' consorti il martirio contemplando.
Son le deserte di Siberia zolle
Un cimitero di Poloni. Illustri
Figli di terra illustrealle selvaggie
Iperboree tribù pascolo orrendo
Da scettrato carnefice pasciuto
Ed i bei figli del Caucaso forse
Spariran dalla terra e il passeggiero
Dirà: «Qui surse la superba e bella
Dell'uomo stirpe e fu distrutta infranta
Per il capriccio d'un tirannodonno
Di mezza Europa e l'altra mezza forse
Anelando ed il mondo».
Il biondo e fiero
Scandinavo perisce e non un solo
Popol fratello lo sorreggeallora
Che due tiranni lo calpestan.
Muore
Làsulla terra di Colomboinulto
E abbandonatoil discendente altiero
De' compagni di Cortes e non s'ode
Una sol voce di conforto. Umíli
E istupiditi lo contemplan tutti
Che simil sorte forse attende i tanti
Americani suoi congiunti.
E dunque
L'umana stirpe condannata a morte
Od al servaggio? E petulantiinfami
Millantatori di progressoal mondo
Perché garritedi decoro e culto
Di libertadese di giogo solo
Voi siete degni? E mi lasciate a Morte
Votarmi ed a lei sola un santüario
Innalzar nel mio cuorea lei che sola
Di Giustizia è Ministra e dell'Eterno?
Ruggio tempestasul mio capo eflutti
La mia colpite navicella. Io saldo
Non vi pavento. Un famigliare sono
Della superba mietitrice. Allora
Che delle genti calpestatei dritti
Io propugnavapatteggiai con essa
E non la chiamo al legnaiol simíle
Per poi fuggirla(183); ma dovunque un grido
Dell'oppresso s'innalza ed a battaglia
Sfida i tiranniio là mi recoe Morte
Io vedo sempre di codarde piante
Falciar li steli e rispettare i prodi.
Del dispotismo salde son le basi
Pel timor degli schiavie della morte
L'onnipotenza ei ben conoscee invano
Si travagliavan Beccaria e i tanti
Propugnatori della vita. Il palco
No! non cadràfinché non cada infranto
Dell'ultimo tiranno il catafalco;
Più della morteei l'agonia conosce
De' suoi lunghi giudizie l'apparato
Con cui circonda la tremendae il fasto
De' suoi supplizie le piumate ciurme
Imponenti agl'ignavie la sfrenata
De' satelliti suoi boria insultante!

Canto alla Morte! e se non posso ad altro
Più lieto canto conformarmiItalia
Non è mia colpa! Alle vergogne tue
Mirar non posso ilare. E le festanti
Tue turbe schiave se disprezzoi donni
Pur non paventoché de' loro sgherri
Vidi le spalle in più d'un campoe sento
Che come nubi volerian le ignave
Proterve lor masnade a un sol ruggito
Concorde. E che m'importa il tuo bel cielo
E le ricche tue messie il paradiso
De' tuoi colli fioriti e le superbe
Tue vergini vezzoseallo straniero
Se son dannate Arëopago eunuco?
Se tu consenti chi vendè la culla
Di chi la vita ti sacrava intera
E che stranier lo fece su di questa
Sua terra idolatrata?
Ai tuoi defunti
Lasciami dunque. Io canterò i viventi
Schiaviallorché lavate avranno l'onte.
Vago sui campi di Varese in mezzo
De' miei caduti con orgoglioe al mondo
Io ricordo Cairoliil giovinetto
Figlio di tanta Madre e precursore
Primier di tanti eroiche dagli alpestri
Colli al Vesuvio seminaron l'ossa
Per farti bella di vittorie tali
Sui tuoi tiranni da uguagliare i tempi
Ove regina dominavi il Mondo!
De Cristoforis tüo intemerato
Lascia ch'io ti rammenti. Ed hai tu forse
Pasta miglior per comandare i prodi
Che all'estraneo oppressor l'ultimo colpo
Martelleranno? E il tuo Pedottiil ricco
Erede di fortunaa cui le molte
Non vietano dovizie illustre Morte
Cercar de' prodi di S. Fermo al campo?
Oh! le belle del Lario abitatrici
E di Varese sulle tombe un fiore
Spargeran pie a ricordarliquando
La fiorita stagion(184) sull'incantate
Sponde de' Laghile festanti turbe
Chiamerà de' gaudenti.
E Cartellieri
Non men prodee Battaglia alle pietose
Donne io commendoché dell'uom non curo
Finché servo(185)gli ossequi e la preghiera
A Dio non grata dello schiavo mai!
Si! Quando Maggio alle ridenti sponde
De' vostri laghi maestosi arrechi
Il paradiso dell'Italiaa loro
Pensateo donneche morir per voi
E per la patrialà sui vostri colli
Monumenti di gloria. E quella notte
Ben ricordateincantatrici e belle
Figlie di Comoche le vie solcate
Fur dal fuggente Teutonoinseguito
Dalla schiera de' liberie recinto
Un cavalier da voiquasi al destriero
Voi lo strappaste. Era cotanto il vostro
Fremente amor d'una vittrice destra!(186)
Lo stesso dìnella città dei Vespri
Trascorso un anno solmolti de' vostri
Liberator cadean in zuffe orrende
Contro altri sgherri e li fugavanprodi
Come il giorno del Lario e alle vezzose
Io di Palermo li consacro. Il fiero
Non obliategentilia cui la sorte
Il primo posto riserbava e sacro
Tra i primieri caduti. Egli d'Italia
Non era figlioma sulle ridenti
Rive era nato del Danubio e l'Austro
Per l'Ungheria sua patriaavea pugnato
In diverse battaglie. All'avanguardia
Precedesti i prescelti alla vittoria
Conducendo gl'imberbi intemerati
Millebagnasti del tuo sangue illustre
La de' Vespri contradao prode Túchery(187)
Cementando così la patria umana.
Estraneo peregrin su questa terra
Io vagherò per pocoe più che gli anni
M'hanno i fastidi già consunto e stanco.
E chi il colmo veder senza rammarico
Dell'umana malvagia e delle turbe
La non curante codardia potrebbe?
L'uom si lamenta di servaggio e d'aspre
Sevizie e di rapine e di calpeste
Leggie se a parte delle sue rapine
Un tiranno lo chiamaaddio l'oppresso
Ei diventa uno sgherro. E guai per tali
Che fur fratelli di sventura e i ferri
A sollevare lo sorresser! Piomba
Da quattordici secoli uno stormo
Che dico! un mondo di locusteassai
Peggior delle Niliache sull'Italia
E la sovvertemercanteggiainonda
Di stranïeri il suolo. I suoi bambini
Sono educati a servilismo e curvo
Sul curvo petto il colloai baciamani
Ed agl'inchin cresciuti. Ioquando penso
A quanto malquante vergogne il prete
Fu cagione in Italiaeppur lo scorgo
Trïonfalmente passeggiarla terra
Rinneghereiche mi diè vita e tante
Può codardïe sopportar de' suoi
Ermafroditi abitatori e a Morte
Per consolarmi mi rivolgo e spero!
Dell'Epomo(188) alle falde sono e fissi
Su Partenòpe gli occhi mieila vaga
Del mar sirena contemplando. È forse
Altra del globo favorita parte
Che ti sostenga il paragonbrillante
Perla d'Italiae svarïata e ricca
D'ogni portento? Imbalsamata è l'aura
Che ti circonda dai fioriti ameni
Colli. Ingemmata dalle meraviglie
Dell'arte e più dalla natura adorna.
Sorge l'igneo gigante alla mia destra
Minacciando rovinee non paventi
Il formidabile vicinma cògli
Dal suo calor le fecondate messi.
Si stende a mancainondolata e bella
La felice Campania ed il Tifate(189)
La signoreggiatorreggiante. Un giorno
Il superbo African(190)stanco di strage
Sul suo ciglion posò le membra e incauto
Lasciò il Numído sollazzarsi in seno
Alle Sirene del Volturno e Roma
Respiròrafforzossi e vinse alfine!
Più fortunatosulla tua cervice
Asceso un giornoo gran Tifateil crollo
Io vidi dar ad un tiranno e in fuga
Le masnade di sgherri avanti ai figli
Di Libertà. E fecondati allora
Furo d'Italo sangue i ricchi piani
Dal Sebeto al Volturnoallo straniero
Ecatombe sgradita. E sin a quando
La fratricida durerà contesa
Tra questi sventurati? E da pugnare
Non han forse nemici alle gementi
Lagune o là sul Tebro? E non più schiavi
Ha questa Italia da redimer? onte
Da vendicar? Serba compatteincauta
De' tuoi figli le destre. I masnadieri
Trini(191)brutti di sangue ancor fumante
Delle tre sventurate(192)al tuo fan segno
Qual più gradito ai sitibondi! E guai
Se impreparatacome sempree scissa
Dalle interne fazioni! Alle deserte
Della Siberia algenti landei troppo
Sventurati Polacchi ed alle ardenti
Sabbie di Libia i coraggiosi figli
Della Circassia son dannati. E ai tuoi
Qual sarà esilio riserbato? Il nuovo
Mondo e l'Australia e l'isole deserte
Dell'Oceania basteranno appena
Per ricovrarli. Ma votàti a morte
Pria che al servaggiose saranno e forti
E nel voler concordiall'esterminio
Del despotismo fuggirannoe il Mondo
Di sgherri scatenati e questa volta
Dileguerassi come nebbia al vento.
Son sul Tifate a contemplar non l'oste
Del tiranno fuggente e le incalzanti
De' miei giovani eroi libere insegne.
Un sarcofàgo a questa terra io chiedo
Che segni i miei caduti e non lo scorgo.
Ove s'innalza di Bronzetti il sacro
Tumulo al passeggier segnante i resti
Di quel nuovo Coclíte? E di Boldrini
Ove posano l'ossa? E del brillante
Cozzofiglio dei Vespri? Oh! più felici
Che cadetter pugnando in quel solenne
Giorno di gloriaovela sospirata
Da' Grandi Italiafu di sé padrona!
I nuovi tempi di vergogne a noi
Sono serbaticui non micidiali
Fur ferro e piombo in quella pugna(193).
E a qual destino tu riserbio Morte
Questo frale già stanco ed ammorbato?
Io sono dunque di finirla indegno
Su d'un campo di gloria? E tra le turbe
Degli inutili tuoi posar quest'ossa
Alle pugne incallite? Oh! trascinate
De' miei mille fratelli alla dimora
Ultimafigli mieiqueste reliquie
Di chi l'Italia tanto amava e il tergo
In tante pugne allo stranier premeva!
VISITA ALL'OSPEDALE(194).

L'ESPOSITO.

Quegli è il più grave! m'accennò sommesso
D'Egea il dotto sacerdoteed io
Passai la mano sulla fronte ardente
Del piagato garzon. Le sue pupille
Sul commosso mio volto egli volgeva
E caramente rispondea col guardo
All'amoroso mio guardoal lambire
Della mia destra amica. «I tuoi parenti
Saranno or consci de' tuoi malie forse
Avvïati a quest'ora a consolarti
A lenir le tue pene.» - «I miei parenti -
«Susurrava quell'egro- io non conobbi!
«Espostofui raccoltoed all'estranea
«Magion dei derelittiil benedetto
«Nome di figlio non udii giammai
«Da chi nutriami infante. Un santuario
«Pur s'ebbe Italia nel mio cuor! La vita
«Per liberarla consacraisiccome
«I prediletti della sorte». Iomesto
Baciai la fronte del morente e il cuore
Sentii squarciarmi inteneritoe molle
Di pianto il ciglio.
La corteccia appena
È graffiata da nemico piombo
Ma figlio è di potentee le servili
Immense turbe son commosse. I bronzi
Suonano a festa. Sulle fredde vette
Dell'alpi son caduti i valorosi
Figli del popolo a migliaia! E mute
Moltitudini stolte e ingangrenite
Dalla miseria e dal servaggiostate?
IL TROVATELLO.

Canta la madre a conciliar il sonno
Del novello suo natoe imbalsamato
Voluttüososcende in ogni fibra
Quel materno concento. Essa lo bea
D'un bacioallor che di Morfeo le care
Placide strette l'hanno avvoltoe pia
Ed amorosa lo contempla e gode
Un paradiso di letizie.
Io solo
Estraneo ai bacialle carezzeal santo
Alito d'una madre! Un dì succhiai
Di mercenaria sventurata il petto
Con più compagni di sventure. E colpa
N'ebbi fors'iopoveretto? Il Fato
Rovescia i grandi sulla terra; a loro
Ogni contentoogni doviziee noi
Servi de' loro servialla Fatale
Ricorriam per sollievo e per giustizia
A lei chesorda al privilegioai torti
Della fortunaci affastella informi
E tapinie scettratie tuttiMorte!
LA PRIGIONIA
(FRAMMENTO).

Sono in prigione! Il mal genio del Mondo
La vinse anche quest'oggi; e ciò che monta!
A Libertà rinunzierò? Da lui
Che le vergogne cumulò d'Italia
Richiederò perdono? Il sacrosanto
Giuro che a Roma mi guidavaimbelle
Rinnegherò? No! Questa vecchia salma
Dal piombo sia disfattaincenerita
Dal rogo pria! I miei nipotiun giorno
Raccolti al focolar della selvaggia
Solitaria dimoraad alta fronte
Narreranno dell'avoe vedovate
Saluterà de' miei cespugli l'ombre
Ma con rispettoil passeggier. Sui colli
Narreran di Mentana e di sconfitta
Ma non di fuga. Un contro quattroe inermi
Le mie giovani bande. Oh! glorïoso
Assalto dell'Ereto!(195) Ivi l'Italia
Piangea d'Uzieldi Mostoe di Vigiani
L'ecatombe sublime. I mercenari
Non reggevano all'urto esupplicanti
Chiedean la vitae Giovagnoli e Testore
Mietean frattanto all'orrida pretina
Rabbia immolatie tetro un grido sciolse
Tal come l'Etna qualche volta rugge
Sulle campagne di Messenia. E polve
Ed ardenti tizzonie grandinata
Di piomboad arrestare l'irrompente
Di quei prodi valanga ormai non valse.
A libertade ed all'onor d'Italia
Eran giuratie non falsaro il giuro!
Fui sconfitto a Mentana! Il masnadiero
Che dalla Senna sulla Franca gente
Seminò la tirannideil suo veto
Mandò sul Tebro e le masnade sue
Son dell'Italia assalitrici. E tali
Perché imbelle l'Italiaa servir sempre
E sempre schiava dagli archimandriti
Suoi condannata.
Furo i mercenari
Da' miei giovani eroiinserragliati
Tra le mura di Romae non più visti
Nella campagna. Eran del Negromante
Le speranze perdute. Il Dio del Vero
Della menzogna sulle turbe infeste
Pesava infin colla superba clava
Della giustizia; ma di Roma ancora
Non era spenta la vendetta altrui
Del dominio del Mondo. I mandatari
Del tiranno di Francia avean dall'Arno
Comandata l'ignaviaed ubbidienti
Anche una voltainsudiciate e prave
Piegavan le ginocchiainverecondi
Dell'Italia i reggentie numerosa
Scendea la soldatesca del tiranno.
«Ritrarsi e non pugnar» era la voce
De' moderati e degl'impietositi
Amici pure! Ma doveasi il baldo
Sogghigno degli sgherri e dei chercuti
Sopportar senza pugna? Oh! se caduti
Son sulle vette di Mentana i prodi
Dell'Italiana libertà campioni
Non è forse con sangue e con sciagure
Che libertà germoglia e che i tiranni
Son rovesciati dal lor seggio infame?
A Mentanaall'Ereto e sulle sette
Colline dell'Eternail mercenario
Ognor tripudiala mitrata jena
Si gavazza di sangue. Oh! fia per poco
La strage delle genti! Il simulacro
Dell'impostura sparirà per sempre
E sulle sue sanguinose rovine
Questa patria vedrà la sacrosanta
Inaugurata religion del Vero.
Salveo prode Cantoni! Alla superba
Fronte mirotti il mercenarioe l'armi. .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
AD ADELAIDE CAIROLI.

Celeste dote è negli umani; e spesso
Per lei si vive con l'amico estinto
E l'estinto con noi ecc.
UGO FOSCOLO.

Sei mesta tu ! Perché sei mestao Donna
Sublime esempio delle madri? A Italia
Pascolo infausto dell'arpieil tuo
Astro risplende qual brillante faro
Al tempestato navigante. E forse
Senza di tecredi che la speranza
Santa d'esser redentaa questa patria
Darebber le livreei corruttori
Sacerdoti del ventre? La celeste
Alza tua fronteed a tuoi piè contempla
Queste turbe ingannate! Esse dal tuo
Labbro di miele e di virtude un cenno
Speran del Veroi farisei del tempio
E del seggio a travolger nella melma.
Quattro ti orbaron figli! Oh! Dio che figli
Ti fregiavan Madonna! E tu perduti
Credi di averli? Dello schiavo il pianto
Dunque non giunse al santuario santo
Ove inchinata ti addolori? E quello
Cambio non fu della materia? quello
Che morte chiama la volgar gentaglia?
Chise non lor sulla venduta serva
D'estranei servi torreggianfregiati
Dall'aureòla del martirioin fronte
Della schiera di prodiper cui rosse
Son l'Italiche zolle? Accovacciati
Invan nel fango si ravvolgon lordi
Questi nuovi giudeiurlando: «manna»!
Ma quando il nome dei Cairoli rombi
Tra queste vili turbeinsofferenti
Le vedrem di servaggioe in un travolti
Impostori e tiranni.
A lungo schiave
Regger non ponno le ingannate genti
Su questa terraove s'innalzasacro
Il mausolëo di Groppello e dove
Inginocchiati - simulacro eterno
Delle italiche glorie - impareranno
Da te i venturi a non soffrir predoni.
A VITTORIO EMANUELE.

Nobile via noi t'accennammoe forti
Figli dell'opra al tuo voler intenti
L'idolatrata libertade e i torti
Regi a' tuoi pie' prostrammoe vita e stenti.

L'immacolato tricolordolenti
Sì! noi macchiammo per veder risorti
Della Romana Italia i macilenti
Nipotia un fascio e ad un cammin consorti.

Or dimmi: hai tu dell'Italo fidente
Appagata la speme? e le proterve
Dei suoi tiranni soldatesche hai spente?

Birri un dì noi vedemmoe genti serve
Su quest'afflitta terrae fatalmente
Di servi e birri noi vediam caterve.
A ROMA.

Ergi la calvavenerata fronte
O Matrona del Mondoe la proterva
Che ti calpesta schiatta e chi nell'onte
Secolari t'avvolge e ti fe' serva

Guarda. Ammantatad'immoral caterva
D'ogni ladrone nel tuo sen fa monte
E con Satàna i patti suoi conserva
Guai dell'Italia inesauribil fonte!

La terribil tua daga hai dunque infranta
Per sempre? E forse la memoria hai spenta?
O mentì quei che tue virtù millanta?

Sorgi una volta! e la vergogna senta
Quella Romana gioventù che a tanta
Somma di gloria la fortuna ostenta!

(FRAMMENTO).

Leggigiustizialibertàdiritto!
Sogni! O progenie di Caino! Ioferri
E conculcata gente e vilipesi
Mercenari e togatiovunque scorgo
E tiranni dovunque e servitude!
Dacché le falde dell'amata mia
Impareggiabil genitrice iobaldo
Lasciai per l'erta perigliosa via
Segnata dal mio cuorsull'uom caduto
Inteneritom'adagiailambendo
Le sue ferite. Il masnadier che Rege
O Imperator si chiamaio ne' due Mondi
Con favella e con ferro intemerato
Pugnai! Le turbe accovacciate e serve
Sollevar volli dal letargoe ritte
Sul piedistallo del dirittou' Dio
Le poserivederle. Il santuario
Fatto cloaca io segnalaie il falso
Di Sionne Levita e tutta all'uopo
Di libertà questa misera vita
Sacrai fidente e conciliantee puro
Dalle sozzurre de' Regnanti. Un giorno
Mentre la mano Onnipotente il crollo
Donava al trono d'un tiranno e infranto
Capovolgeva nella polvee mentre
De' miei leoni le stupende gesta
Meravigliavan l'orbe... il saccomanno
M'invadeva la cullae fui proscritto!
Perché piegato non vedrà il mio dorso
Il più codardo de' tirannie privo
Della natia mia terra e calpestato
De' miei cari l'avelloed insepolte
Le reliquie de' fortionor d'Italia
Salveo miei morti! immacolato io serbo
Quel vessilloche insieme alto sciogliemmo
In cinquanta battaglie e sulle sante
Zolleche l'ossa vi ricopronterso
Lo deporrò. Stanco ed inerteil pondo
Mi pesa della vitae le miserie
Di questo popol non redentoe il sozzo
Moderatume ingordoe la baldanza
Di questi Rodomontia cui si scorge
Sotto il gallon doratoil duro callo
Del collare del servo. Oh! mi travaglian
Ed invidio la tomba e l'onorata
Morte de' prodiche le macilenti
Membra non consentir potranno forse!
Ove del fraleche trascinoi resti
Più non giovino a Leiidolo santo
Dell'intera mia vitaaccanto a voi
Deh! m'accogliete. La fatal scintilla
Ch'ambi ci spinse tra i rottami e il lezzo
Di rovesciati troniall'infinite
Che spruzzano scintille pel riscatto
Dell'umana famigliaio la depongo
A piedi dell'eterno. O non sprezzate
Ombrech'io amode' miei prodiil frale
E canuto soldato! All'Oceàno
Non spingerò lo sdrucito mio legno
Sfidando l'onda e l'uragano. È pino
Che più non regge questo alle tempeste!
Quandocurvo dagli anniItalo! accanto
Al focolar t'adagiin invernale
Stagionee attorno i nipotini ansanti
Di patrie glorieil non remoto conta
Glorïoso perïodo di pugne
Per cui Italia ardì nomarsi questa
Terra di guai e di portentii nomi
Grida de' prodi di Marsala. I fasti
Ne può uguagliar la storiae superarli
Mai! Ardua lotta disfidâr cotesti
Veri figli del Lazio e se più ardua
Disfidata l'avrian. E chi vi teme
Superbi donni della nostra terra?
Conta che solil'emancipatrice
Tentaro impresa da gigantie senza
Regale aiutochecché dica il servo
Smerdafogli di Cortee dei caduti
Rammenta i nomi ai giovanetti!

(FRAMMENTO).

Sono deforme! ed imprecar non deggio
Il fattor d'ogni cosa? Intantoesulta
Accanto a Clara il Cicisbeoche un'unghia
Del mio piede non valee lo contempla
Illanguiditaquell'ingratae un mondo
D'affettuosa voluttà rovescia
Su quel volto di marmoe impietosita
Non volge a meche l'amo tantoun sguardo
Per cui darei tutto il Creato! A Dio
Non imprecardeforme! Il simulacro
Della bellezza ed il curvato ammasso
Del tuo povero corpoun fascioun mucchio
D'imputridita polveu' nemmen l'orma
Del privilegio troverà il sapiente
Indagando le stragi della morte.
E se non fossio Morte? il saccomanno
Che libertà persegue e nella polve
Brama sepoltail redentor de' troni
E patriarca di menzognaeterno
Se fosse?.... Oh! là nel dosso del tiranno(196)
Inesorabil la sua falce preme
La potente di Dio ministra eterna!

(FRAMMENTO).

Io son plebeo! Sull'incallita destra
Porto l'impronta della marra e il tedio
Delle miserie sulla fronte. Invano
M'ingentiliva accanto a Clelia e un cuore
Posi a' suoi piediimmacolato e caldo
Come rovente lava! All'impennato
Prostitüito sgherro ella s'è data
L'impietosala stolta! Alla corteccia
Risplendentebrillanteella s'accinse
Del mercenarioe non curò se l'alma
Di quel venduto servounta di fango
Era d'amor capace. Intantoall'onta
Ed al disprezzo è condannata!... lei!
Che fu la stella di mia vitail dolce
Mio paradiso sulla terra! Ed ora
Che resta? A me che importa degli umani?
Solo al rifugio della Morte anelo.

(FRAMMENTO).

Perché l'altera tua cervice crolli
E con disprezzo mi contemplio figlio
Del privilegio? Oh! se fortuna un trono
Ti prescelse per culla e a me lo strame
Di modesto abituroun dì le aduste
I tuoi simíli contemplâr fattezze
Del non ricco plebeo infra gli arazzi
De' superbi palagie genuflessi
Imploraron mercede. I lisci marmi
Del mio corsier portan l'improntae i ricchi
Del mio rozzo calzar mostran tappeti
Le non terse pedate. Il simulacro
Che ti distingue di grandezzaaltrui
Fu pregioe pregio che tra gli odïerni
Merto sarebbe di capestro e pegno
Di vituperio. Le non tue prodezze
A che millantise sul vil servo i tuoi
Capricci scendon smisurati? È forse
La tua da lui diversa creta? e forse
Allor che un mucchio di maceriei fasti
Confonde e le sventureil tuo schelétro
Sarà distinto dal tapino? O Morte
Tu vera Dea della giustiziasalve!
AD UN AGNELLO
LEGATO ALLA PRORA DI UNA NAVE.

Ov'è tua madreo misero
Addolorato agnello?
Ove il tuo verde pascolo
E il limpido ruscello
L'ombra dell'olmo antico
Ed il belar amico
Del tuo compagno agnel?

Solo! da fune avvolto
Là nella prora implori
Chi libertà t'ha tolto
Chi ti vuol spento e plori.
Ah! non udrà il tuo pianto
Colei che amò cotanto
Il suo perduto agnel.

L'anima mia che lacera
Delle tue pene io sento
Come poter vorrìa
Calmar il tuo lamento!
Lenirlo ed all'afflitta
Piangente e derelitta
Tornar l'amato agnel.

Ma chi del lupo al truce
Predon s'attenta istinto?
Chi lo sterminioil sangue
Vuol risparmiar del vinto?
Sia pur codardoè lupo
Il truculento e cupo
Tiranno ad ogni agnel.

Un dìlà sul ridente
Dell'Appennin pendio
Sorgeva un nido d'Aquila
Come nessunper Dio
Si vide mai e allora
Sul colle ed in pianura
Quieto pascea l'agnel.

(FRAMMENTO).

Dunque è deciso! A che più quest'esosa
Trascinar nel dolor misera vita
Inglorïosa e diventata un carco
Anche ai più cari e all'Infinito?

MIO CARO BIZZONI

L'ho finalmente trovata!

Della materia nello spaziotorna
Miserabile frusto!
A MARIO RAPISARDI.

O Rapisardi! Il Lucifero tuo
Giace negletto ed incompreso. Italia
Non è da tanto. I sacerdoti suoi
Della menzogna e i Regi condannata
L'hanno al servaggio e alle tenèbree pochi
E prediletti son quelli che il fimo
Dell'impostura calpestandoall'alta
Guidan le genti regïon del Vero.
Tutto è menzogna e privilegio! Un vano
Di libertade simulacro illude
Le moltitudini ingannate e curve
Dalla miseria e dagli stenti. Ingordo
Connubïo di furbi e di potenti
L'han snaturata questa Italiae resa
Ludibrio delle genti. Un santüario
Era per noi quest'infelice e bella
Patrïa nostrae lieti e radïanti
Si volava alla pugnaindietreggiando
Le falangi di schiavi al sacro grido
Dell'Italia redenta! E dalle labbra
Degl'imberbi caduti ancor s'udía
Il sacrosanto dell'Italia nome
Ora mancipio di perversiirrisa
Dalle Nazioni. Invan biancheggian l'ossa
Dei suoi prodi la terrae di grandezze;
Ed eroismi invan narran le storie
De' tempi andati glorïosi. Un tetro
L'avvolge nembo di contaminati
Oppressori ed oppressie non si scuote
La sventurata per oltraggi inflitti
E battiture da chi le fu serva.

Dammi l'anelmio Tito
Che già ti diedi il cuor
Senza di te un istante
Io mi morrò d'amor!
Rosina vieni a basso

Io per l'Italia bella
Me ne vado a pugnar
In pacein guerrao Stella
Sempre ti voglio amar!
Un altro amante tengo

Oh! dove vaiingrato
Così non mi tradir
Perdendoti mio bene
Presto ne andrò a morir!
Io per l'Italia bella

Eccomi alfinmia Nina
L'anel ti reco e il cuor
Or che non schiava è Italia
M'inebbrio del tuo amor.

Io per l'Italia bella
Tinsi il mio ferro al cuor
Dello stranier tiranno
Sul campo dell'onor!

Che serve amore all'Italo
Se schiavo a estraneo Sir?
Che serve infame vita?
Non è meglio morir?
Io per l'Italia bella
L'ABBANDONO
(FRAMMENTO).

Rugge il demon della battaglia! I pochi
Di non ceder giurâr ai mercenari
Dell'Italia il decoro. «Un sol non resti
«Di noi» proclama un valoroso«e il pravo
«Dominatore dell'Eterna al prete
«Borïoso non tornie non millanti
«Degl'Italiani la viltà. La morte
«Pria troverem su questi colli! Esauste
«Son le cartuccie? Ebben il freddo ferro
«Dell'affilate baionette provi
«Che non stoffa di servi in queste file
«Sola si trova».
E dove vanno i servi
Mentre in Mentana si combatte? Indegni!
Fuggono impauriti. I lor fratelli
Abbandonaron da codardi. E come
Vi accoglieran le vostre donne? Ai vili
Non si devono amplessi. Iogli onorati
Nomi de' prodisegnerò sul sacro
Album delle fanciulle ed al lavacro
Del macchiato vessillo i fuggitori
Saran dannati. Oh! se a tenebrosa
Notte coprisse almen tanta vergogna!
Della Senna sen torna sulle sponde
Il tracotante che fuggir vi vide.
Egli sogghignamentre un men protervo
D'Italiana virtudeancor credente
O men nemico a libertàl'esoso
Tiranno aborre.
Su quei colli stessi
Militi imberbiche vergogna e scherno
Dello stranier voi cumulasteun giuro
Riportate frementied un lavacro
Promettete di sangue e di vittoria
Sulla rossa camicia! od io dolente
Rinnegherò d'esservi stato Duce
Se del fango a Mentana imbrattata
Questa canizie non tornate monda!
E voi pura canaglia(197) dall'anima
Proterva da coniglial baldanzoso
Gracchiar tornate!
NIZZA.

T'han vendutoo mia Nizza diletta
La mercede gavazzan gli stolti
Ma nel dì che i tiranni travolti
Cogli schiavi l'Italia vorrà
In quel giorno dell'onte lavacro
Chiederanno alla Storia i nepoti
Chi l'infamia vergava dei voti
Chi il baratto nefando sancì.

Non un fior sulla tomba materna
Spargeranno i miei figli proscritti
Finché Italia sui regi delitti
De' suoi prodi non mova il furor
In quel giorno etc. .....


AUTOGRAFO RIPRODOTTO FOTOGRAFICAMENTE
(BRANO DI UN INNO)
NELLA COLLEZIONE DEL Dr. CURÀTOLO
INDICE

POEMA AUTOBIOGRAFICO
Canto
I.
Caprera
»
II.
Il corsaro
»
III.
Sant' Antonio
»
IV.
Montevideo
»
V.
Rio-Grande
»
VI.
I 73 - Ritorno
»
VII.
Nizza
»
VIII.
Luino e Morazzone (1848)
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IX.
Roma
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X.
Ritirata
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XI.
Anita
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XII.
Proscritto
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XIII.
Secondo esilio
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XIV.
Secondo arrivo
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XV.
Il '59
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XVI.
Il corruttore
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XVII.
La tomba
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XVIII.
1860 - Maggio
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XIX.
Calatafimi
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XX.
Palermo
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XXI.
Milazzo
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XXII.
Reggio - Passaggio del Faro
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XXIII.
Il convegno liberticida
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XXIV.
I regi liberatori
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XXV.
Napoli - 7 Settembre
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XXVI.
1. Ottob.-Battaglia del Volturno
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XXVII.
2 Ottobre e ritorno a Caprera
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XXVIII.
Sarnico
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XXIX
Aspromonte
CARME ALLA MORTE
CANTI INEDITI
Visita all'ospedale
Il trovatello
La prigionia
Ad Adelaide Cairoli
A Vittorio Emanuele
A Roma
Leggigiustizialibertàdiritto
Sono deforme! ed imprecar non deggio
Io son plebeo! sull'incallita destra
Perché l'altera tua cervice crolli
Ad un agnello legato alla prora di una nave
Dunque è deciso! A che più quest'esosa
A Mario Rapisardi
Dammi l'anelmio Tito
L'abbandono
Nizza
INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI.
Ritratto di Garibaldi
La mano destra di Garibaldi
Garibaldi dopo la ferita di Aspromonte
INDICE DEGLI AUTOGRAFI.
Autografo (Canto XV - Il '59)
Autografo (Canto XVII - La tomba)
Autografo (Canto XXI - Milazzo)
Autografo (Brano di un inno)



NOTE
(1) Per Infinito intendo anche Diol'Universoil Creato.
(2) Rossetti Luigiligure distintopatriota svisceratomorto combattendo vicino a Porto-Alegrocapitale del Rio Grandecontro gl'Imperiali. Egli aveva ordinato il governo della Provincia di S. Caterina.
(3) Fummo veramente i primi a sciogliere la bandiera repubblicana del Rio Grande sull'Oceano.
(4) Isola di Marica all'imboccatura di Rio Ianeiro.
(5) Avevo patente di corso per la Repubblica contro l'Impero.
(6) Istorico. Rossetti baciava i miseri schiavi da noi liberati.
(7) Vessillo della Legione Italiana di Montevideo ideato dal mio amico e compagno G. B. Cuneo.
(8) È ben duro dover chiamare inospitale l'Italiama pure è così per i proscritti e per i miserabili.
(9) Anzani al fatto di S. Antonio disse: «Ora credo ai trecento ecc.». L'ammiraglio francese l'Ainé lo paragona ai fatti della Grande Armata.
(10) È il più bel fiume ch'io m'abbia veduto.
(11) Carlo il TemerarioDuca di Borgognaalla battaglia di Morat morto con quasi tutto l'esercito.
(12) La città del Salto è veramente coronata di colli.
(13) Sopra una collina che domina il Salto si riunirono i cadaveri dei caduti in S. Antonio in un solo tumulo e si pose una croce di legno collo scritto: «8 Feb. 1856» da una parte e dall'altra «Legione Italiana. Marina e Cavalleria Orientale».
(14) I trecento Fabidi una sola famiglia Romanache pugnarono contro un esercito.
(15) Romaassediata da Annibaleponeva all'asta pubblica il terreno occupato da quello e lo vendeva ad altissimo prezzomentre mandava le Legioni in Spagna che defilavano alla vista dell'Africano.
(16) Alzatein Lombardiapaese nativo di Anzani Francescoil migliore soldato Italiano ch'io m'abbia conosciuto ed a cui la Legione Italiana in Montevideo doveva la sua organizzazione di ferro.
(17) Istorico. Servando Gomezavendo intimato ad Anzani di arrendersi coi pochi invalidi con cui era rimasto nel SaltoAnzani rispose colla miccia alla mano e con un piede sulla Santa Barbara di una batteria da noi edificata.
(18) Era comune impossessarsi delle donne altrui fra i soldati di Rosas.
(19) Le donne del Saltoriconoscenti e stupite del valor dei nostri militisi offriron tutte alla custodia dei feriti e non è pocose si considera che la popolazione del Salto è composta per la maggior parte di famiglie oriunde Portoghesi tra cui la donna è molto ritirata. Mi si disse che alcune succhiarono le ferite dei nostri giovani soldati.
(20) Istorico. La Legione Italiana di Montevideo giammai fu vintaanzi vittoriosa sempre nei numerosi combattimenti da essa sostenuti in tutte le parti del territorio della Repubblica. E durante l'assedioquando essa occupava gli avamposti della linea di difesale famiglie dicevano di dormire sicure.
(21) Il colonnello Tojes di Montevideocaro a tutti gli Italiani ed il più valoroso degli Americani. A Quinteros ove l'infame Medina fece sgozzare tutti i prigionieri compresi 60 ItalianiTojes preferì suicidarsi che arrendersi.
(22) Così si chiamano i Rio-Grandesiforse per distinguerli dagli abitanti dell'isola di S. Caterina.
(23) Fortezza all'entrata del porto di Rio-Ianeiro.
(24) Zambeccari era in prigione allora con Benito Gonzalespresidente della Repubblica Rio-Grandesedi cui era segretario.
(25) Quando arrivai in Rio-Ianeiroio dovevo essere accolto come amico nel Rio della Platainvece fui assalito dai Lancieri di Montevideo.
(26) Rossetti.
(27) I cavalieri del Plata e del Rio-Grande sono veri centauri.
(28) Il cavallo col laccio serve a prendere bestiamel'unico alimento.
(29) Fiume sulla sponda occidentale della Laguna de Las Platos.
(30) Meriggio sull'immensa selva del Brasile. Clima di paradiso.
(31) Verissimo. La famiglia tutta di Benito Gonzalesricchissimaera più ricca ancora di virtù e d'ospitalitàbenché quest'ultima s'incontra dovunque nel Rio-Grande.
(32) Benito Gonzalespresidente della Repubblica del Rio-Grande e generale in capo dell'esercitoera il più compìto cavaliere che io m'abbia mai conosciuto.
(33) Benito Manuelgenerale della Repubblicalo tradì.
(34) Veramente quei traditori che si chiaman « Moderati » e non sono altro che i satelliti del dispotismofanno più male all'umanità del tifo e della peste.
(35) In Nizza non potemmo riunire tra noi tutti il denaro per pagare il pilota.
(36) Si può ormai identificare i Moderati coi tiranni senza mancanza di rispetto.
(37) Il Parlamento Moderato di Torino ha riconosciuto come meritevoli chi servì a Venezia e Sicilia ecc. meno quei di Roma.
(38) Anzani morì a Genova e la sua salma fu portata ad Alzatesua patria.
(39) Il Vello d'oro conquistato dagli Argonauti nella Colchide.
(40) Partendo da Montevideo nel 1848 per l'Italia a bordo della «Speranza» (brigantino) ci riunivamo la sera per cantare un inno all'Italia composto dal nostro bravo Coccelli.
(41) Coccelli uno dei più belli e valorosi dei nostri giovani ufficiali. Poeta e bravo nella mischia e nel canto.
(42) Nome del legno.
(43) Il delfino si dice amico dell'uomo.
(44) Istorico. Ebbimo un principio d'incendio a quasi ugual distanza dai continenti americano ed africano.
(45) I 73.
(46) Vaste pianure della sponda destra del Plata.
(47) Anzani fu ferito a Contavecchia muovendo dei primi all'assalto.
(48) Appartenne ai pochi superstiti della « Compagnia Italiana » tanto onorata in Portogallo.
(49) Nave.
(50) La massa delle Alpi Marittime vista dal mare in lontananza con tempo chiaro è d'una imponenza rara.
(51) È una delle proprietà del Golfo di Nizza e che fanno il suo clima così tranquillo e tempestoso. I Golfi di Genova e di Lione spandono i loro forti venti verso il Golfo di Nizzama raramente vi penetranodifeso quest'ultimo dai venticelli delle Alpi.
(52) Golfo di Genova.
(53) Di notte si può conoscere il Golfo di Nizza dal marequando gli aranci sono in fiore.
(54) Porto di Nizza.
(55) Ipocriti (Dante).
(56) Piatto della bilancia.
(57) La Legione Italiana avea la destra dell'Esercito Orientale.
(58) Il vessillo della stessa.
(59) Carlo Alberto.
(60) Governo della Ragioneche non è certamente il Monarchico Costituzionale che ora regge l'Italia.
(61) Dritto infame degli antichi Signori feudali.
(62) D'aver conquistato il Mondo.
(63) Eravamo a Bergamo e fummo chiamati a Milanoove si dovea dare una battaglia; ma trovammo i fuggiaschi a Monzaove giunsimo dopo aver lasciato i bagagli per marciare più presto.
(64) Istorico.
(65) Mi si disse che dei fuggiaschi Austriaci da Luino morirono dalla paura.
(66) Laura Solero Mantegazza donna che ricorderanno i feritigli orfani e chiunquesoffrendoha conosciuto quest'angelo.
(67) Gli Austriaci hanno per massima la distruzione in Italia ed in ogni modo cercano di incutere spavento massime col fuoco e così fecero a Morazzone incendiando tutto d'intorno il villaggiomentre noi lo difendevamo.
(68) Al quartiere generale di Carlo Albertoa Roverbellapresi le febbri.
(69) Mi fu vietato dal Governo passar il Varo; ma l'attitudine della popolazione di Nizza lo spinse a permettermene l'ingresso.
(70) Poco mancò veramentepoiché cacciati dalla Toscananon accolti in Veneziada Ravenna ci trovammo al punto di dover emigrare in Turchia e ciò succedeva senza la morte inaspettata di P. Rossiper la quale noi fummo incorporati nell'esercito Romano.
(71) Pantheon.
(72) Colosseo.
(73) Tempio di Pietro.
(74) Istorico.
(75) Lamartine chiamò l'Italia «Terra di morti».
(76) Mantello.
(77) Istorico. Eran molti gli armati di Romama pochi i combattenti.
(78) Il sig. Cassambasciatore americanom'offerse una sua corvetta per me ed il mio seguito.
(79) Io devo certamente la mia salvezzadopo la ritirata di Romaal caro e valoroso Nino Bonnet di Comacchioalla coraggiosa gioventù di RavennaSant'AlbertoForlìPratoMaremma Toscana.
(80) BonaparteFerdinandoIsabellaAustria.
(81) Baio era il mio cavallo alla ritirata di Roma; lo stesso sul quale ero stato ferito il 30 aprile.
(82) Shakal: specie di lupoche marcia a tormi dietro il leone per divorare i resti delle sue prede.
(83) Nel congedare la gente a S. Marinoio dissi loro: «Non dimenticate che l'Italia è serva».
(84) Nizza venduta al Sire di Francia.
(85) Istorico.
(86) Istorico Alla porta di Cesenaticoove entrammo verso la metà della nottedisarmammo una guardia austriacache lì si trovavae rimasimo quindi padroni del paese e delle barche che preparammo subito alla partenza per Venezia.
(87) Istorico.
(88) Nome dei trabaccoli di quei paesi.
(89) Istorico.
(90) Veramente in quella notte vi fu una luna come di giorno.
(91) Erano tredici i bragozzi.
(92) Ugo Bassi fucilato dagli Austriaci e dai preti poco dopo.
(93) Istorico. Essi furono fucilati in numero di novecome si fucilano i cani.
(94) Cogliolodi nome di guerra Leggieroera l'unico compagno rimasto meco in quella circostanza.
(95) Istorico.
(96) Istorico.
(97) Fu ben fortuna mia aver potuto nel '59 raccogliere i resti della mia Anita e congiungerli a quelli dei miei maggiori.
(98) Pineta di Ravenna.
(99) Istorico.
(100) Rosas menzionava sempre la Libertà ed Ourives si era intitolato difensore delle Leggi. Che soggetti!
(101) Il Padre Giovanni Verità.
(102) Istorico.
(103) Istorico.
(104) Ben altre viltà io conosco e con cui non voglio bruttar questa penna
(105) A Luino.
(106) A Roma il 30 aprile.
(107) Carabinieri travestiti.
(108) Fui repulso da Tunisi per mene del Console francese.
(109) Gibilterra ove ebbi 6 giorni di tempo per sgombrare.
(110) Il Sig. G. Battista Carpaneti di Tangeri.
(111) Devo ricordare con gratitudine ed affetto Michele Pastacaldilivornesedi New-YorkFrancesco Carpanetto di Genova e Pietro Denegri di Lima.
(112) I Francesi per esempio non sono migliori fuori.
(113) Australia.
(114) Verso Dicembre fra il 55° e il 60° di latitudine meridionale.
(115) Il Pacifico.
(116) I movimenti di rotazione e traslazione della Terra cagionano le brezze di Levante nella zona torrida. Nel suo movimento di traslazione la Terra lascia nello spazio percorso un remolino i di cui vortici tendono a seguire e precedere la stessa Terra. Essi vortici non potendo avvicinare la superficie del globo nella zona torridaove la velocità enorme cagionata dai due movimenti suesposti ve lo vietanoscorrono per la forza di attrazioneche li annette alla terralateralmente verso i poli e cagionano le correnti aeree dirette quasi sempre da Ponente a Levante. Le brezze eterne che regnano nella zona torrida da Levante a Ponente sono per natura più regolari che i venti da Ponente a Levante regnanti sulle alte latitudinipoiché le brezze non sono altro che una massa d'aria o d'atmosfera lasciata indietro dal transitante globo ed il vento Ponente nelle alte Latitudini è aria trascinata o vuoto alternato in cui si precipita l'aria lasciata indietro e più densa della rarefattache tocca la superficie.
La spiegazione suddetta non accenna o poco alle influenze delle diversità di temperatura sulla superficie del globociò che meriterebbe spiegazione più lunga e di capacità superiore alla mia.
(117) Io non scorderò mai la cara accoglienza fattami a Lima dal nostro Pietro Denegri e tanti buoni Italiani.
(118) Molti sono gl'Italiani fuori d'Italiama pochissimi coloro che vi si fissano.
(119) Cristo.
(120) Morte a GesùViva Barabbagridava la plebe.
(121) Boston.
(122) I versants pretesi dal Bonaparte.
(123) Mameli.
(124) Manara.
(125) Tutti i vestigi di antichi abitatori dell'Isola sono veramente d'aspetto meschinissimo.
(126) La Sardegna è appestata dal morbo chiamato Temperie e le sue marine inabitabili.
(127) Che serve di citar nomiquando tanta è la ciurma?
(128) Espressione usata in America.
(129) È opportuno qui osservare la malevolenza di Cavourche ad onta dell'ordine del Re di aggregarmisi i Cacciatori degli Appenninicon un pretesto o coll'altrone differì l'aggregazione sinchéquando quel corpo si riunì a me in Valtellinafu proclamata la pace di Villafrancaavendo dovuto io principiar la campagna con 3000 volontariridotti all'ultimo a meno di 1800verso l'epoca del combattimento di Treponti.
(130) Bonaparte.
(131) Istorico; e non aveva torto.
(132) Che disprezzò i doni di Pirro.
(133) Istorico.
(134) Istorico.
(135) Alfieri.
(136) A Morat ove gli Svizzeri batterono Carlo il Temerario s'innalza un monumento d'ossa Borgognone.
(137) Pur troppo è vero: s'affollarono gl'Italiani alle nostre bandiere nel '59 quando passato era il tempo.
(138) Pianto dei Romani nominano quel colle nel paese.
(139) Istorico. Quei bravi giovani disprezzando la mortea garami coprivano del loro corpo.
(140) Italia.
(141) Istorico.
(142) Nome della valle di Palermo.
(143) Nome delle bande dei Siciliani insortiche si trovavano unite a Gibilrossa agli ordini del prode Lamasa.
(144) Il 27 Maggio a Como ed a Palermo un anno dopo.
(145) Istorico.
(146) Istoricissimoe mi dolgono ancor le spalle per aver portato una quantità di quelli animali in salvo (cioè per mangiarli) e diedi io l'esempiogettandomi il primo nell'acqua.
(147) Vidi veramente donne di bellezza rara in Santa Lucia non lungi dal campo di battaglia di Milazzoove la popolazione era assente.
(148) Parole di Farini a Bonaparte.
(149) I preti eressero un monumento a Oudinot dopo la caduta di Roma.
(150) Monte che domina la pianura di Capua.
(151) Il 2 ottobresusseguente alla battaglia del Volturnoa Caserta vecchiaove si fecero alcune migliaia di prigionieri.
(152) Gl'ipocriti nell'Inferno di Dante.
(153) Plezza.
(154) Napoleone III.
(155) Napoleone I.
(156) La Dea Ragione della rivoluzione Francese.
(157) Varie città si son chiamate eterne.
(158) Si narra del naufragio del «Birkhead» e del Reggimento Ingleseche vi periva. Il 54°credo.
(159) Equipaggio.
(160) La morte di quel Reggimentosommergentesi coll'arma al piede per ubbidire agli ordini del suo capo è tutto quanto si può chiedere d'eroismo all'uomo. La musica suonava l'inno della Regina e suonò finché i flutti inghiottissero e musici ed istrumenti e tutto.
(161) Eran tutti giovani e si lanciarono a morte certa per salvare un corpo di Polacchi.
(162) Monte del Pianto dei Romaniove furono sconfitti i Romani invasori dai Siculi ed ove ebbe luogo la battaglia di Calatafimi.
(163) I miei compagni gareggiavano per coprirmi del loro corpo nella zuffa.
(164) Io non sono per la pena di morte. Quella morte cui accenno è quella che nelle battaglie deve affrontarsi serenipugnando per la causa santa dei popoli e con cui la giòventù deve familiarizzarsi.
(165) Istorico. Mortalmente feritola ciurma aveva deciso di seppellirmi nell'acqua ed io ricordava al mio amico Luigi Carniglia i versi suddetti.
(166) Luigi era avvenente di persona e colossale.
(167) Chi può apprezzare una persona benefica più di un ferito sofferente?
(168) Io stetti alcun tempo senza segno di vita.
(169) Istorico. In quel naufragio io perdetti Luigi ed altri 15 compagni.
(170) Rossettiligureillustre nelle pugne e nell'intelligenzamorto combattendo per la Repubblica del Rio-Grande presso Viamaon nelle vicinanze di Porto-Alegre.
(171) Tapera di Venanzio. Saladero distrutto in S. Antonio.
(172) Nel combattimento di Tapebèove sbaragliammo il corpocomandato dal colonnello Lavellejaliberammo gran parte della popolazione del Salto che il nemico avea obbligato a seguirlo.
(173) Eduardo Mutru da Nizzacompagno mio d'infanzia e prode soldato della libertàmorto nello stesso naufragio in cui moriva Carniglia.
(174) Presso Montevideo. Si pronunzia Bachada.
(175) Sulla medaglia e bandiera decretata dal Governo di Montevideo ai valorosi di S. Antonio stanno le seguenti parole: «Invincibili pugnarono l'8 febbraio 1846».
(176) Il generale Ribera volle ricompensare con doni di terreni i Legionari Italiani. Essi rifiutarono.
(177) Masinabolognesedi raro coraggio.
(178) Manaracome Masina.
(179) Il famoso poeta guerriero.
(180) Montaldiprode ufficiale della Legione di Montevideo. Tutti questi erano giovani di grande speranza per l'Italia.
(181) Argonauti s'intende i venuti dal Rio della Plata nel '48.
(182) Il Re di Prussia felicitando il suo esercito pel macello dei Danesi invoca il Dio degli Eserciti.
(183) Favola ove il legnaiolostancochiama la morte e poi la supplicaquando giuntaa mettergli il fascio sulle spalle.
(184) Il mese di maggio in cui si fugarono gli Austriaci a S. Fermo e a Varese.
(185) Io non cesserò di chiamare gl'Italiani schiavifinché resti un solo tiranno straniero in Italia.
(186) In quella notte del 27 maggio le donne di Como quasi mi strapparono da cavallo.
(187) Tucheryprode ufficiale ungherese.
(188) Monte principale d'Ischia.
(189) Monte sul Volturno dominante la pianura di Capua.
(190) Annibale.
(191) I tre despoti del Nordla nuova Santa Alleanza.
(192) PoloniaCircassiaDanimarca.
(193) Io fui colpito nella mattina del 1° ottobre nel petto da una palla di piombo schiacciata prima sopra uno scoglio e verso sera da un pezzo di granata alla coscia sinistra di piatto e che lasciò solo il segno del ferro.
(194) Nella mia visita all'Ospedale di Bergamoil Dottor Barniche mi accompagnavami segnò un giovane dicendomi: «Questoè il più grave dei feriti». Io m'avvicinai al letto dell'infermopassai la mia mano sulla sua fronte; evolendo dirgli qualche parola amorevolegli chiesi se i suoi parenti lo sapevano ferito e se sperava di vederli. Egli mi rispose: sono esposto!... e non ho parenti...! Tale risposta mi colmò d'inesprimibile cordoglio e di affetto per il povero giovane. Gli domandai il luogo della suanascita e mi disse: Genova.
Io raccomandai al Dottore ed al Sindacocon tutto il fervore di cui ero capacela sorte dell'infelice e chiedeva spesso notizie da Bresciaove avevo il mio quartiere. Il giovane di costituzione fortesi sostenne in vita per qualche tempoma finì per soccombere alle sue ferite ed io alla notizia ne fui addoloratocome se avessi perduto un figlio!
(195) EretoMonterotondo.
(196) Spina dorsale.
(197) I puri non si può negare che abbiano colla diserzione e coi codardi consigli alla gioventù influito assai sulla catastrofe di Mentana. A Talamone essi trovarono i Mille non abbastanza puri e tornarono a casa; a Mentanaper andare a fare le barricate a casae che poi non feceroabbandonarono e tradirono i loro compagni.




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