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Trattato sul governo di Firenze
di Girolamo Savonarola


Trattato
di Frate Ieronimo da Ferrara
dell'Ordine de' Predicatori

Circa el reggimento e governo
della città di Firenze
composto ad instanzia delli eccelsi Signori al tempo di
Giuliano Salviati Gonfaloniere di Iustizia


Proemio


Avendo scritto copiosamentee con grande sapienziamolti eccellenti uomini d'ingegno e di dottrina prestantissimidel governo delle città e delli regnimagnifici ed eccelsi Signoriparmi cosa superflua componere altri libri di simile materianon essendo questo altro che multiplicare li librisenza utilità. Ma perché le Signorie Vostre mi richiedononon che io scriva del governo de' regni e città in generalima che particularmente tratti del nuovo governo della città di Firenzequanto spetta al grado miolasciando ogni allegazione e superfluità di parole e con piú brevità che sia possibilenon posso onestamente denegare tal cosaessendo convenientissima al Stato vostroe utile a tutto el popoloe necessaria al presente allo officio mio.
Perchéavendo io predicato molti anni per voluntà di Dio in questa vostra cittàe sempre prosequitate quattro materie: cioèsforzatomi con ogni mio ingegno di provare la fede essere vera; e di dimostrare la simplicità della vita cristiana essere somma sapienzia; e denunziare le cose futuredelle quali alcune sono venute e le altre di corto hanno a venire; eultimodi questo nuovo governo della vostra città: e avendo già posto in scritto le tre primedelle quali però non abbiamo ancora pubblicato il terzo librointitulato Della verità profeticaresta che noi scriviamo ancora della quarta materiaacciò che tutto el mundo veda che noi predichiamo scienzia sana e concorde alla ragione naturale e alla dottrina della Chiesa.
E avvenga che mia intenzione fusse e sia di scrivere di questa materia in lingua latinacome sono ancora stati composti da noi li primi tre librie dichiarare come e quanto e quando si aspetta a uno religioso a trattare e impacciarsi delli Stati seculari; nientedimenochiedendomi le Signorie Vostre che io scriva volgare e brevissimamente per piú commune utilitàessendo pochi quelli che intendono il latino a comparazione delli uomini litteratinon mi rincrescerà prima espedire questo trattatello; e dipoiquando poterò essere piú libero dalle occupazioni presentimetteremo mano al latino con quella grazia che ci concederà lo onnipotente Dio.
Primaadunquebrevemente tratteremo dello ottimo governo della città di Firenze: secondodel pessimo. Perchéavvenga che prima bisogni escludere el malee dipoi edificare el benenientedimenoperché el male è privazione del benenon si poteria intendere il male se prima non si intendessi el bene. E però è necessariosecondo l'ordine della dottrinatrattare prima del governo ottimoche del pessimo. Terzionoi dechiareremo qual sia il fundamento da tòrre via el governo pessimoe da fundare e fare perfetto e conservare el presente buon governoacciò che diventi ottimoin essa città di Firenze.




Trattato primo



Che è necessario il governo nelle cose umane;
e quale sia bonoe quale sia cattivo governo.

Capitolo primo

L'onnipotente Dioel quale regge tutto l'universoin due modi infunde la virtú del suo governo nelle creature. Però che nelle creatureche non hanno intelletto e libero arbitrioinfunde certe virtú e perfezioniper le quali sono inclinate naturalmente ad andare per li debiti mezzi al proprio finesenza difettose già non sono impedite da qualche cosa contraria: il che accade rare volte. Onde tale creature non governano sé medesimema sono governate e menate alli fini proprii da Dio e dalla natura data da lui. Ma le creatureche hanno el dono dello intellettocome è l'uomosono da lui per tale modo governateche ancora vuole che si governino sé medesime: perché dà a loro el lume dello intellettoper lo quale possino cognoscere quello che li è utile e quello che li è inutilee la facultà del libero arbitrio da potere eleggere liberamente quello che a loro piace. Ma perché el lume dello intelletto è molto debilemassime nella puerizianon può perfettamente uno uomo reggere sé medesimo senza adiutorio dell'altro uomoessendo massime quasi ogni uomo particulare insufficiente per sé medesimonon potendo provedere solo a tutti li suoi bisogni cosí corporali come spirituali. Onde noi vediamo che la natura ha provisto a tutti li animali di quello che hanno bisogno per la vita lorocioèdi cibodi veste e d'arme da difendersi: e ancoraquando si infermanoper istinto naturale si governano e corrono all'erbe medicinali; le quali cose non sono state proviste dall'uomo; ma Diogovernatore del tuttoha dato a lui la ragione e lo instrumento delle maniper le quali possa per sé medesimo prepararsi le predette cose. E perché considerata la fragilità del corpo umanosono necessarie quasi infinite cose per nutrirloaugumentarlo e conservarloalla preparazione delle quali si richiedono molte artele quali sería impossibile o molto difficile che si potessino avere tutte insieme da un uomo soloè stato necessario che li uomini vivino insiemeacciò che uno aiuti l'altrodando opera alcuni a una arte e altri ad un'altrae faccendo insieme tutto uno corpo perfetto di tutte le scienzie e arte.
Per la quale cosa bene è dettoche chi vive solitarioo che è Dioo che è una bestia; cioèo che è tanto perfetto uomoche è quasi come uno Dio in terra; perché come Dio non ha bisogno di cosa alcunacosí lui non ha bisogno di adiutorio di alcuno uomocome fu santo Giovanni Battista e santo Paulo primo eremita e molti altri; o veroche è come una bestiacioè che è totalmente privato della ragione: però non si cura di vestené di casené di cibi cotti e preparatiné di conversazione di uominima va seguitando lo instinto della parte sensitivarimossa da sé ogni ragione. Perché dunque si truovono pochissimi uomini che siano o di tanta perfezione o di tanta bestialitàeccetti questitutti gli altri sono constretti a vivere in compagniao in cittào in castelleo in villeo in altri luoghi.
Oraessendo la generazione umana molto prona al malee massime quando è senza legge e senza timoreè stato necessario trovare la leggeper refrenare l'audacia delli cattivi uominiacciò che quelli che vogliono vivere bene siano sicurimassime perché non è animale piú cattivo dell'uomo che è senza legge. Onde noi vediamo l'uomo goloso essere piú avido e piú insaciabile incomparabilmente di tutti li altri animalinon li bastando tutti li cibiné tutti li modi di cuocerliche si truovano nel mondoe cercando non di satisfare alla naturama al suo sfrenato desiderio. E similmente supera tutti li animali nella bestialità della lussuriaperò che non servacome le bestiené tempi né modi debitianzi fa cose che a pensarleanzi a udirlesono abbominevolile quali né fa né si imagina di fare bestia alcuna. Nella crudeltà ancora li superaperché non fanno le bestie cosí crudeli guerre insiememassime quelle che sono d'una medesima speciecome fanno li uominili quali etiam truovano diverse arme da offendersie diversi modi da martoriarsi e ammazzarsi. Oltre a queste cosenelli uomini poi è la superbiaambizione e invidia: dalle quali ne seguita tra loro dissensione e guerre intollerabili. E peròessendo li uomini necessitati a vivere in congregazione delli altrivolendo vivere in paceè bisognato trovare le leggieper le quali li cattivi siano puniti e li buoni premiati.
Ma perché non appartiene a fare leggie se non a chi è superioree non si possono fare osservare se non da chi ha potestà sopra li altri uominiè stato necessario constituire chi abbia cura del ben commune e chi abbia potestà sopra li altri. Perchécercando ogni uomo particulare il proprio benese qualcuno non avessi cura del ben communenon poteria stare la conversazione umana e tutto el mondo anderia in confusione. Alcuni uomini dunque convenneno insieme di constituire un soloche avessi cura del ben communeal quale ognuno obedisse; e tale governo fu dimandato regnoe re colui che 'l governava. Alcuni altrio per non potere convenire in unoo per parergli meglio cosíconvenneno nelli principali e migliori e piú prudenti della communitàvolendo che tali governassinodistribuendo tra loro li magistrati in diversi tempi; e questo fu domandato governo delli ottimati. Altri volseno ch'el governo rimanesse nelle mani di tutto el popoloel quale avesse a distribuire li magistrati a chi li paressein diversi tempi; e questo fu chiamato governo civileperché appartiene a tutti li cittadini.
Essendo adunque el governo della communità trovato per avere cura del ben communeacciò che li uomini possino vivere insieme pacificamente e darsi alle virtú e conseguitare piú facilmente la felicità eternaquello governo è bonoel quale con ogni diligenzia cerca di mantenere e accrescere il ben commune e inducere li uomini alle virtú e al ben viveree massime al culto divino; e quello governo è cattivoche lascia el ben commune e attende al suo bene particularenon curando delle virtú delli uomininé del ben viverese non quanto è utile al suo bene particulare: e tale governo si chiama tirannico. Sí che abbiamo vista la necessità del governo nelli uominie quale è buonoe quale è cattivo governo in generali.



Cheavvenga che il governo di unoquando è buonosia di
sua natura ottimonon è però buono a ogni communità.

Capitolo secondo

Essendo dunque quel governo buonoche ha cura del ben commune cosí spirituale come temporaleo sia amministrato per uno soloo per li principali del popoloo per tutto el popoloè da sapere cheparlando assolutamenteel governo civile è buonoe quello degli ottimati è miglioree quello de' re è ottimo. Perché essendo la unione e pace del popolo el fine del governomolto meglio si fa e conserva questa unione e questa pace per uno che per piúe meglio per pochi che per la moltitudine; perché quando tutti li uomini di una communità hanno a risguardare ad uno solo e quello obedirenon si distragono in partema tutti si constringono nello amore o nel timore di quello. Ma quando sono piúchi risguarda a uno e chi ad un altroe a chi piace uno e a chi piace o dispiace un altro; e non rimane el popolo cosí bene unito come quando uno solo regna; e tanto meno rimane unitoquanto sono piú quelli che governano. Itemla virtú unita è piú forte che la dispersa: onde el fuoco ha piú forza quando ha unite e constrette insieme le sue partiche quando le sono sparse e dilatate.
Conciosiaadunqueche la virtú del governo sia piú unita e constretta in uno che in piúseguita che di sua natura el governo di unoquando è buonosia migliore e piú efficace degli altri. Itemessendo el governo del mondo e della natura ottimo governoe seguitando l'arte la naturaquanto piú el governo delle cose umane si assomiglia al governo del mondo e della naturatanto piú è perfetto. Conciosiaadunquech'el mondo sia governato da unoche è Dioe tutte le cose naturalinelle quali si vede qualche governosiano governate per uno (come le ape per uno ree le potenzie della anima per la ragionee li membri del corpo per il coree simile è nell'altre che hanno governo)seguita che quello governo delle cose umaneche si amministra per uno governatoredi sua natura sia ottimo tra tutti li governi. Onde el nostro Salvatorevolendo mettere nella Chiesa sua ottimo governofece Pietro capo di tutti li fidelie in ogni diocesianzi in ogni parrocchia e monasteriovolse che si governassi per unoe che finalmente tutti li capi minori fussino sotto un capovicario suo.
Sí cheassolutamente parlandoel governo di unoquando è buonosupera tutti li altri boni governi; e sería da instituire tale governo in ogni communitàs'el si potesse: cioèche tutto el populo concordemente facesse uno principe buono e iusto e prudenteal quale ognuno avessi a obedire. Ma è da notareche questo non è buononé si puòné si debbe attentare in ogni communitàperché molte volte accade che quello che è ottimo assolutamente non sia buonoanzi sia malo in qualche luogo o a qualche personacome è il stato della perfezione della vita spiritualecioè il stato religiosoil quale in sé è ottimo statoe nientedimeno non è da imponere tale stato a tutti li Cristiani; né tal cosa si debbe attentarené sería buonaperché molti non la poteriano portare e fariano scissura nella Chiesacome dice il nostro Salvatore nello Evangelio: "Niuno cuce il panno nuovo al vecchioaltrimenti si romperia il vecchio e fariasi maggiore scissura; e niuno mette il vino nelli utri vecchialtrimenti si romperiano li utri e spargeriasi il vino". Onde noi vediamo ancora che qualche cibo in sé è buono e ottimoche a qualcunose lo mangiassisería veneno; e un'ariain sé perfettaè cattiva a qualche complessione. Cosí etiam il governo di uno in sé è ottimoil quale però a qualche popolo inclinato alla dissensione sería cattivo e pessimoperché spesso accaderia la persecuzione e morte del principedalla quale ne resulteria infiniti mali nella communità; perché morto el principeel popolo si dividerebbe in partee ne seguiteria la guerra civilefaccendosi diversi capi: tra li quali quello che superassi li altridiventeria tirannoe finalmente guasteria tutto il bene della cittàcome dimosterremo di sotto. E se in tale popolo el principe si volessi assicurare e stabilirsisería necessario che lui diventassi tiranno e che scacciassi li potentie togliessi la roba alli ricchie aggravassi il popolo con molte angarie; altrimenti non si poteria mai assicurare.
Sono dunque alcuni popolila natura delli quali è taleche non può tollerare il governo di uno senza grandi e intollerabili inconvenienti: come la complessione e consuetudine di alcuni uominiusi a stare all'aria e nelli campiè tale cheche li volessi fare stare nelle buone e calde camerecon buone veste e cibi delicatili faria subito infirmare e morire. E però li uomini savi e prudentili quali hanno a instituire qualche governoprima considerano la natura del popolo; e se la natura sua o consuetudine è taleche facilmente possa pigliare il governo di unoquesto innanzi alli altri instituiscono; ma se questo governo non li convenissisi sforzano di darli el secondodelli ottimati. E se questo ancora non lo potessi patireli dànno el governo civilecon quelle legge che alla natura di tale popolo si convengano. Ora vediamo quale di questi tre buoni governi piú conviene al popolo fiorentino.



Che il governo civile è ottimo in la città di Firenze.

Capitolo terzio

Non si può dubitare (chi considera diligentemente quello che noi abbiamo detto) ches'el popolo fiorentino patisse il governo di unosería da instituire in lui uno principenon un tirannoel quale fussi prudenteiusto e buono. Ma se noi esaminiamo bene le sentenzie e ragioni delli sapienticosí filosofi naturali come teologicognosceremo chiaramente checonsiderata la natura di questo popolonon li conviene tale governo. Però che dicono tale governo convenirsi alli popoli che sono di natura servilecome sono quelli che mancano di sangueo di ingegnoo dell'uno o dell'altro: però cheavvenga che quelli che abundano di sangue e son forti di corpi siano audaci nelle guerrenientedimenomancando di ingegnoè facil cosa farli stare subietti a un principe; perché contra di lui non son facili a machinare insidie per la debilità dello ingegnoanzi lo seguitano come fanno l'ape il suo recome si vede nelli popoli aquilonari; e quelli che hanno ingegnoma mancan di sangueessendo pusillanimisi lascian facilmente sottomettere a un solo principee quietamente vivano sotto quellocome son li popoli orientalie molto piú quando mancassino in l'una e l'altra parte. Ma li popoli che sono ingegnosi e abundano di sangue e sono audacinon si possono facilmente reggere da unose lui non li tiranneggia; perché continuamenteper lo ingegnovanno machinando insidie contra el principee per la loro audacia facilmente le mettono in esecuzionecome si è visto sempre nella Italiala quale sappiamoper la esperienzia dei tempi passati insino al presenteche non ha mai potuto durare sotto el reggimento di uno principe: anzi vediamo cheessendo piccola provinciaè divisa quasi in tanti principi quante sono le cittàle quali non stanno quasi mai in pace.
Essendo dunque el popolo fiorentino ingegniosissimo tra tutti li popoli di Italiae sagacissimo nelle sue impreseancora è animoso e audacecome si è visto per esperienzia molte volte; perché avvenga che sia dedito alle mercanzie e para quieto popolonientedimenoquando comincia qualche impresa o di guerra civile o contra li nimici esterniè molto terribile e animosocome si legge nelle cronice delle guerre che ha fatte contra diversi grandi principi e tirannialli quali non ha mai voluto cedereanzi finalmente si è difeso e ha riportata vittoria. La natura dunque di questo popolo non è da sopportare el governo di uno principeetiam che fussi buono e perfetto; perché essendo sempre piú li cattivi che li buoniper la sagacità e animosità de' cittadini cattivi o che saria tradito e morto (essendo loro massimamente inclinati alla ambizione)o che bisogneria che diventassi tiranno. Ese piú diligentemente consideriamointenderemo che non solum non conviene a questo popolo el governo di unoma ancora non li conviene quello delli ottimatiperché la consuetudine è un'altra natura; però checome la natura è inclinata a uno modo e non si può cavare di quellocome la pietra è inclinata a descendere e non si può fare salire se non per forzacosí la consuetudine si converte in naturaed è molto difficile e quasi impossibile cavare li uominie massime li popolidelle loro consuetudineetiam maleperché tali consuetudini sono fatte a loro naturale.
Ora el popolo fiorentinoavendo preso antiquamente el reggimento civileha in questo fatto tanta consuetudinecheoltre che a lui questo è piú naturale e conveniente di ogni altro governoancora per la consuetudine è tanto impresso nella mente de' cittadiniche saria difficile e quasi impossibile a rimuoverli da tale governo. E avvenga che siano già molti anni governati da tiranninientedimeno quelli cittadiniche si usurpavano el principato in questo temponon tiranneggiavano per tal modo che liberamente si pigliassino la signoria del tuttoma con grande astuzia governavano el popolonon lo cavando del suo naturale e della sua consuetudine: onde lasciavano la forma del governo nella città e li magistrati ordinariiavendo però l'occhioche in tali magistrati non entrassi se non chi era suo amico. E peròessendo rimasa la forma del governo civile nel popoloè tanto a lui fatta naturalechea volerla alterare e dare altra forma di governonon è altro che fare contra al suo naturale e contra la antiqua consuetudine; la qual cosa genereria tale turbazione e dissensione in questa communitàche la metteria a pericolo di farli perdere tutta la libertà: e questo molto meglio dichiara la esperienziache è maestra delle arti. Però cheogni volta che nella città di Firenze è stato occupato il governo dalli principalisempre è stata in gran divisionee mai se è quietata insino che una parte non ha scacciata l'altra e che uno cittadino non è fatto tiranno; el qualepoi che è stato fattoha per tale modo usurpata la libertà e il ben communeche li animi del popolo sono sempre stati malcontenti e inquieti; e se fu divisa e piena di discordia nelli tempi passati per la ambizione e per li odii delli principali cittadinimassimamente sería al presentese Dio non li avessi per sua grazia e misericordia provistoessendo ritornati li cittadinili quali furno scacciati in diversi tempi da chi ha governatomassime dal '34 in qua; ed essendosi in lei in questo tempo nutriti molti odiiper le iniurie fatte a diverse case e parentadiper li qualise Dio non li avessi posto la manosi saria sparso di molto sangue e disfatte molte case e sequitate discordie e guerre civili cosí dentro come di fuori. Ed essendo state le cose che sono state per la venuta del Re di Francianon è dubbio ad alcunoche si è trovato in essa città in questi tempi e ha qualche iudicioche questa era l'ultima sua destruzione; ma il consiglio e governo civileil quale fu in lei fundato non da uominima da Dioè stato instrumento della virtú divinamediante le orazioni delli buoni uomini e donneche si truovano in leia mantenerla nella sua libertà. E certochi non ha totalmente per li suoi peccati perso el iudicio naturaleconsiderando in quanti periculi è stata da tre anni in quanon può negare che non sia stata governata e conservata da Dio.
Dunque concludiamo chesí per la autorità divinadalla quale è proceduto il presente governo civilesí per le ragioni precedentinella città di Firenze il governo civile è ottimobenché in sé non sia ottimo; e il governo di unobenché in sé sia ottimonon è però buononon che ottimo al popolo fiorentino; come el stato della perfezione della vita spirituale è ottimo in sé benché non sia ottimo né buono a molti fideli Cristianialli quali è ottimo qualche altro stato di vitail quale in sé non è ottimo. Abbiamo dunque dichiarato el primo puntocioè quale sia el governo ottimo della città di Firenze: ora è tempo di dichiarare el secondocioèquale sia el pessimo governo in lei.

Trattato secondo



Che il governo di unoquando è cattivosia pessimo
massime di quello chedi cittadinoè fatto tiranno.

Capitolo primo

Come el regno di unoquando è buonoè ottimo tra tutti li governicosí ancora è piú stabilee non cosí facilmente si converte in tirannidecome il regno di piú: però chequanto piú si dilata el governotanto diventa piú facile a generare discordie. Nientedimenocome è perfetto e piú stabile quando è buonocosíquando è iniusto e cattivoè pessimo di sua natura tra tutti li cattivi governi. Primaperchécome il male è contrario al benecosí el pessimo è contrario allo ottimo: essendo dunque il governo di uno ottimo quando è buonoseguita che sia pessimo quando è cattivo. Itemcome abbiamo dettola virtú unita è piú forte che quando ella è dispersa: quando dunque regna uno tirannola virtú di tale cattivo governo è unita in uno; e perché son sempre piú li cattivi che li buoni e ogni simile ama il suo similetutti li cattivi uomini cercan di unirsi a luimassime quelli che desiderano di essere premiati e onoratie molti ancora si uniscono per timore; e quelli uomini che in tutto non sono pravima pure amano le cose terreneo per timoreo per amore di quello che desideranoli fanno coda; e quelli che sono buonima non in tutto perfettiper timore seguitanoe non hanno ardire di resistere; e trovandosi pochi uomini perfettianzi quasi niunotutta la virtú del governo si unisce in uno. E peròessendo quello uno cattivo e iniustoconduce ogni male a perfezione e facilmente deprava ogni cosa buona. Ma quando sono piú cattivi che regnanouno impedisce l'altro; essendo la virtú del regno sparsa in piúnon hanno tanta forza a fare quel male che desiderano quanta ha uno tiranno solo. Itemtanto uno governo è piú cattivoquanto piú si parte dal ben communeperché essendo il ben commune fine di ogni buono governoquanto piú si accosta a quellotanto piú è perfetto; e quanto piú si allonga da quellotanto è piú imperfetto: perché ogni cosa acquista la sua perfezione per accostarsi al suo fine ediscostandosi da quellodiventa imperfetta. Ma certa cosa èch'el governo cattivo di molti si discosta manco dal bene communeche quello di uno; perché avvenga che quelli piú si usurpino el bene commune e lo dividino tra lorocioè l'entrate e le dignitatenientedimenorimanendo in piú personein qualche modo tal bene rimane commune. Ma quando tutto el ben commune si risolve in unonon rimane in parte alcuna communeanzi diventa tutto particulare; e però il cattivo governo di unotra li altri governiè pessimoperché si parte piú dal ben commune ed è piú destruttivo di quello. Itemqueste ragioni aiuta la diuturnitàperché il governo di uno di sua natura è piú stabile che quello di piúe non si può (benché sia cattivo) cosí facilmente impedire e spegnerecome quello di piú; perché li membri vanno drieto al capoe con gran difficultà insurgono contra il capo. E nel governo del tiranno è molto difficile a fare uno capo contra di lui: però che lui sempre vigila a spegnere li uomini che poteriano fare capoed è sollecito a fare che li sudditi non possino fare ragunatee sempre sta vigilante in queste cose. Maquando piú persone governanoè piú facil cosa a tôr via il loro cattivo governoperché si può piú facilmente congregare li uomini buoni con chi va benee mettere dissensione tra li cattiviacciò che non si unischino insieme: il che è facileperché ciascheduno di loro cerca il bene proprioper el quale presto tra loro nasce discordia. E però il cattivo governo di unoquanto a questa parteè ancora piggiore delli altriperché è piú difficil cosa impedirlo e spegnerlo. Bisogna però notare cheavvenga che di sua natura il cattivo governo di uno sia pessimonientedimeno qualche volta accadono piú grandi inconvenienti nel cattivo governo di piú che in quello di unomassime nel fine; perchéquando el governo di piú è cattivoincontinente è diviso in piú partie cosí si comincia a dilacerare il ben commune e la pacee finalmentese non si rimediabisogna che una parte rimanga superiore e scacci l'altra. Dalla qual cosa ne seguita infiniti malie temporalie corporalie spirituali: tra' quali el massimo è che il governo di piú si risolve in unoperché quelloche ha piú favore nel popolodiventadi cittadinotiranno. E avvenga che il governo di unoquando è cattivo (come abbiamo detto) sia pessimonientedimeno è grande differenzia dal governo di colui che è diventatodi naturale e vero signoretirannoe dal governo di colui chedi cittadinoè diventato tirannoperché da questo ne seguita molto piú inconvenienti che dal primo; però chese lui vuole regnareli bisogna spegnereo per morteo per esilioo per altri modili cittadininon solamente suoi avversariima tutti quelli che li sono equali o di nobiltào di ricchezzeo di fama; e tôrsi dinanzi dagli occhi tutti quelli che li possono dare noia: dalla qual cosa ne seguirà infiniti mali. Ma questo non accade in quello che sia stato signore naturaleperché non ha alcuno che li sia equalee li cittadiniessendo usi ad essere subiettinon vanno macchinando cosa alcuna contra il stato suo: onde lui non vive in quelle suspizioni nelle quale vive il cittadino fatto tiranno.
E perché nelli popoliche hanno governo di ottimati o governo civileè facileper le discordie delli uomini che occorrono ogni giorno e per la moltitudine delli cattivi e susurroni e maledicifare divisione e incorrere nel governo tirannicodebbeno tali popoli con ogni studio e diligenzia provedere con fortissime legge e severeche non si possi fare tiranno alcunopunendo di estrema punizione non solamente chi ne ragionassema etiam chi tal cosa accennasse; e in ogni altro peccato avere compassione a uomoma in questo non li avere compassione alcunaeccetto che l'anima si debbe sempre aiutare: onde non si debbe minuire pena alcunaanzi accrescerla per dare esemplo a tuttiacciò che ognuno si guardinon dico di accennare tal cosama etiam di pensarla. E chi in questo è compassionevoleo negligente a punirepecca gravissimamente appresso a Dioperché dà principio al tirannodal cui governo ne seguitano infiniti malicome dimonsterremo di sotto; perchéquando li cattivi uomini vedeno che le punizioni sono leggieripigliano ardiree a poco a poco si conduce la tiranniacome la gocciola della acqua a poco a poco cava la petra. Colui dunqueche non ha punito tal peccato gravementeè causa di tutti li mali che seguitano della tirannia di tali cittadini; e però debbe ogni popoloche si governa civilmentepiú tosto sopportare ogni altro male e inconveniente che seguitassi dal governo civilequando è imperfettoche lasciare surgere uno tiranno. E perché ognuno intenda meglio quanto male seguita dal governo del tirannobenché altra volta ne abbiamo predicatonondimenoa maggiore intelligenzialo descriverremo nel sequente capitoloquanto alle cose principali: perché volere dire tutti li suoi mancamentie abusionee gravi peccatie quelli mali seguitano da luisería impossibileessendo infiniti.


Della malizia e pessime condizioni del tiranno

Capitolo secondo

Tiranno è nome di uomo di mala vitae pessimo tra tutti gli altri uominiche per forza sopra tutti vuole regnaremassime quello che di cittadino è fatto tiranno. Perchéprimaè necessario dire che sia superbovolendo esaltarsi sopra li suoi equalianzi sopra li migliori di sé e quelli a' quali piú tosto meriteria di essere subietto: e però è invidiosoe sempre si contrista della gloria delli altri uominie massime delli cittadini della sua città; e non può patire di udire laudare altribenché molte volte dissimuli e oda con cruciato di core; e si allegra delle ignominie del prossimo per tal modoche vorria che ogni uomo fussi vituperatoacciò che lui solo restassi glorioso. E per le gran fantasie e tristizie e timoriche sempre lo rodono dentrocerca delettazioni come medicine delle sue afflizioni: e però si truova rare volteo non forse maitiranno che non sia lussurioso e dedito alle delettazioni della carne. E perché non si può mantenere in statoné dare li piaceri che desiderasenza moltitudine di danariseguita che inordinatamente appetisca la roba: onde ogni tirannoquanto a questoè avaro e ladroperò che non solamente ruba el principatoche è di tutto el popoloma ancora si usurpa quello che è del communeoltra le cose che appetisce e toglie delli particulari cittadini con cautele e vie occultee qualche volta manifeste. E da questo seguitach'el tiranno abbia virtualmente tutti li peccati del mondo. Primaperché ha la superbialussuria e avariziache sono le radice di tutti li mali. Secondoperché avendo posto el suo fine nel stato che tienenon è cosa che non faccia per mantenerlo; e però non è male che lui non sia apparecchiato a farequando fusse al proposito del statocome la esperienzia dimostrachè non perdona il tiranno a cosa alcuna per mantenersi in stato; e però ha in propositoo in abitotutti li peccati del mondo. Terzioperché dal suo perverso governo ne seguitano tutti li peccati nel popolo; e però lui è debitore di tutticome se lui li avessi fatti: onde seguita che ogni parte dell'anima sua sia depravata. La memoria sua sempre si ricorda delle iniuriee cerca di vendicarsie dimenticasi presto li beneficii delli amici; lo intelletto sempre adopera a machinare fraude e inganni e altri mali; la voluntà è piena di odii e perversi desideriila imaginazione di false e cattive representazioni; e tutti li sensi esteriori adopera male o in proprie concupiscenzieo in detrimento e derisione del prossimoperché è pieno di ira e di sdegno. E questo a lui intervieneperché ha posto el fine suo in tale statoche è difficileanzi impossibile a mantenerlo longamente; però che niuno violento è perpetuo: ondecercando di mantenere per forza quello che per sé rovinabisogna che sia molto vigilante. Ed essendo el fine cattivoogni cosa a lui ordinata bisogna che sia cattiva; e però non può mai pensare il tirannoné ricordarsiné imaginarsiné fare se non cose cattive; e se pure ne fa qualcuna buonanon la fa per far benema per acquistare fama e farsi amiciper potersi meglio mantenere in quello perverso stato: onde è come el diavolore delli superbiche mai non pensa altro che male; e se pure dice qualche verità e fa qualche cosa che ha specie di benetutto ordina a cattivo finee massime alla sua gran superbia. Cosí el tiranno tutti li beni che faordina alla sua superbianella quale per ogni modo e via cerca di conservarsi: e però quanto il tiranno di fuori si dimonstra piú constumatotanto piú è astuto e piú cattivo e amaestrato da maggiore e piú sagace diavoloel quale si transfigura nello angelo della luce per dare maggiore colpo.
Ancorael tiranno è pessimo quanto al governocirca al quale principalmente attende a tre cose. Primache li sudditi non intendino cosa alcuna del governoo pochissime e di poca importanziaperché non si cognoschino le sue malizie. Secundocerca di mettere discordia tra li cittadininon solamente nelle cittàma etiam nelle castelle e ville e casee tra li suoi ministried etiam tra li consiglieri e familiari suoi; perché cosí come il regno di uno vero e iusto re si conserva per la amicizia delli sudditicosí la tirannia si conserva per la discordia delli uominiperò che il tiranno favorisce una delle partila quale tiene l'altra bassa e fa forte el tiranno. Terziocerca sempre di abbassare li potentiper assicurarsi; e però amazza o fa male capitare li uomini eccellentio di robao di nobilitào d'ingegnoo di altre virtú; e li uomini savii tiene senza reputazionee fagli schernire per tôrgli la famaacciò che non siano seguitati: non vuole avere per compagni li cittadinima per servi: proibisce le congregazioni e ragunateacciò che li uomini non facciano amicizia insiemeper paura che non facessino coniura contra di lui; e si sforza di fare che li cittadini siano insieme piú salvatichi che si puòconturbando le amicizie loroe dissolvendo li matrimonii e parentadivolendoli fare a suo modoedipoi che sono fatticerca di mettere discordia tra li parentie ha li esploratori e le spie in ogni locoche li referiscono ciò che si fa o che si dicecosí maschi come feminecosí preti e relligiosi come seculari: onde fa che la sua donna e le figliuoleo sorelle e parenteabbino amicizia e conversino con le altre donneacciò che cavino li secreti delli cittadini da loro e tutto quello che fanno o dicono in casa.
Studia di fare ch'el popolo sia occupato circa le cose necessarie alla vita; e peròquanto puòlo tiene magro con gravezze e gabelle. E molte voltemassime in tempo di abondanzia e quietelo occupa in spettaculi e festeacciò che pensi a sé e non a lui: e che similmente li cittadini pensino al governo della casa propriae non si occupino nelli secreti dello Statoacciò che siano inesperti e imprudenti nel governo della cittàe che lui solo rimanga governatoree para piú prudente di tutti. Onora li adulatoriacciò che ognuno si sforzi di adularlo e di essere con lui; e ha in odio chi dice la veritàperché non vuole che li sia repugnato; e però ha a sdegno li uomini liberi nel parlare e non li vuole appresso di sé. Non fa conviti molto con li suoi cittadinima piú tosto con li estranei. E tiene le amicizie de' signori e gran maestri forestieriperché li cittadini reputa suoi avversarii e di loro ha sempre paura; e però cerca di fortificarsi contra di loro con li forestieri. Nel governo suo vuole essere occultodimonstrando di fuora di non governaree dicendo e faccendo dire alli complici suoiche lui non vuole alterare el governo della cittàma conservarlo; onde cerca di essere dimandato conservatore del bene communee dimonstrasi mansueto ancora nelle cose minimedando qualche volta audienzia a fanciulli e fanciulleo a persone poveree difendendole molte altre volte etiam dalle minime iniurie. E di tutti li onori e dignitàche si distribuiscono alli cittadinilui se ne monstra autoree cerca che ognuno le ricognosca da lui; ma le punizioni di quelli che erranoo che sono incolpati dalli suoi complici per abbassarlio farli mal capitarele attribuisce alli magistratie si escusa di non potere aiutarliper acquistare fama e benivolenzia nel popolo e per fare che quelliche sono nelli magistratisieno odiati da quelli che non intendono le sue fraude.
Similmente cerca di apparire relligioso e dedito al culto divino; ma fa solamente certe cose esterioricome andare alle chiesefare certe elimosineedificare templi e cappelleo fare paramentie simile altre coseper ostentazione. Conversa etiam con relligiosie simulatamente si confessa da chi è veramente religiosoper parere di essere assoluto; madall'altra parteguasta la relligioneusurpando li beneficii e dandoli alli suoi satelliti e complicie cercandoli per li suoi figliuoli; e cosí si usurpa li beni temporali e spirituali. Non vuole che alcuno cittadino faccia alcuna cosa eccellentecome maggiori palagio convitio chieseo maggiori opere nel governo o nelle guerre di luiper parer lui solo singulare. E molte volte abbassa occultamente li uomini grandiepoi che li ha abbassatili esalta manifestamente ancora piú che primaacciò che loro si reputino obligati a luie che el popolo lo reputi clemente e magnanimoper acquistare piú favore.
Non lascia fare iustizia alli iudici ordinariiper favorire e per amazzare o abbassare chi piace a lui. Usurpasi li denari del communee truova nuovi modi di gravezze e angherieper congregare pecunia; della quale nutrisce li suoi satellitie con essa conduce al soldo principi e altri caporalimolte volte senza bisogno della communitàper dare loro qualche guadagno e farseli amicie per potere piú onestamente aggravare el popolodicendo che bisogna pagare li soldati. E per questa cagione ancora muove e fa muovere guerre senza utilitàcioè che per quelle non cerca né vuole vittoriané pigliare le cose d'altrima solamente lo fa per tenere il popolo magro e per stabilirsi meglio nel stato suo. Ancora delle pecunie del commune molte volte edifica palazzi grandi e templie le arme sue appicca per tutto: e nutrisce cantori e cantatriceperché cerca di essere solo glorioso. A' suoi allevatiche sono di bassa condizionedà la figliuole delli cittadini nobili per donneper abbassare e tôrre la reputazione a' nobili ed esaltare tale persone vilele quali sa che li saranno fideleperché non hanno generosità d'animoma hanno bisogno di luiessendo communemente tali persone superbee reputando tale amicizia essere grande beatitudine. Li presenti riceve volentieriper congregare robae però rare volte presenta li cittadinima piú tosto li principi e li forestieriper farsegli amici. E quando vede qualche cosa di uno cittadinoche li piacciala lauda e guardae fa tali gestiche dimostra di volerlaacciò che quel tale o per vergogna o per paura gliele doni; e ha appresso di sé li adulatoriche eccitano quel tale ed esortano a fargliene un presente: e molte volte le cose che li piacciono se le fa prestaree poi non le rende mai. Spoglia le vedove e pupillifingendo di volerli difendere; e toglie le possessioni e campi e case ai poveri per fare parchio pianureo palazzio altre cose da darsi piacerepromettendo di pagarli el giusto prezzoe poi non ne paga la metà. Non rende ancora la mercede a chi li serve in casacome meritavolendo che ognuno abbia di grazia a servirlo. Li suoi satelliti cerca di pagarli della roba d'altridando loro officii o beneficiiche non meritanoe togliendo ad altri li officii della città e dandogli a loro. E se qualche mercatante ha grande creditocerca di farlo fallireacciò che niuno abbia credito come lui.
Esalta li cattivi uominili quali senza la sua protezione seriano puniti dalla iustiziaacciò che lo difendinodifendendo in questo modo ancora sé medesimi: e se pure esalta qualche uomo savio e buonolo fa per dimonstrare al popolo che è amatore delle virtú: nientedimeno a tali savii e buoni sempre tiene l'occhio adossoe non si fida di loroe però li tiene per tale modoche non li possino nuocere.
Chi non lo corteggia e chi non si presenta alla casa sua o quando è in piazzaè notato per inimico; e ha li suoi satelliti in ogni luogoche vanno sviando li giovani e provocandogli al maleetiam contra li padri propriie conducongli a luicercando di implicare tutti li giovani della terra nelli suoi malvagi consigli e farli inimici a tutti quelli che lui reputa suoi avversariietiam al padre proprio; e si sforza di farli consumare la roba in conviti e in altre voluttàacciò che diventino poverie lui solo rimanga ricco.
Non si può fare officiale alcunoche lui non voglia sapereanziche lui non voglia fare; e insino alli cuochi del palazzo e famigli de' magistrati non vuole che senza suo consentimento si faccino. Esalta nelli officii molte volte il minore fratelloo el minore della casao che sia di manco virtú e bontàper esaltare li maggiori e migliori ad invidia e odioe mettere tra loro discordia. Non si può dare sentenza né lodoné fare alcuna pacesenza luiperché lui sempre cerca di favorire una parte e abbassare l'altrache non è cosí secondo la sua voluntà.
Tutte le buone legge cerca con astuzia di corrompereperché sono contrarie al suo governo iniusto; e fa continuamente nuove legge a suo proposito. In tutti li magistrati e officiicosí dentro della città come di fuoriha chi vigilae chi referisce ciò che si fa e dicee chi dà legge da sua parte a tali officiali come hanno a fare: onde lui è il refugio di tutti li uomini scelerati e lo esterminio delli iusti. Ed è sommamente vendicativoin tanto che etiam le minime iniurie cerca con grande crudelità di vindicareper dare timore alli altriperché lui ha paura di ognuno.
E chi sparla di luibisogna che si ascondaperché lo perseguita etiam insino nelle estreme parti del mondo; e con tradimentio con venenio altri modifa le sue vendetteed è grande omicidaperché desidera sempre di rimovere li ostaculi del suo governobenché sempre monstri di non essere quelloe che li rincresca della morte di altri. E simula molte volte di volere punire che ha fatto tale omicidioma poi lo fa fuggire occultamente; il qualesimulando dopo un certo tempo di chiedere misericordialo ripiglia e tienlo appresso di sé.
Ancora el tiranno in ogni cosa vuole essere superioreetiam nelle cose minimecome in giucarein parlarein giostrarein far correre cavalliin dottrina; e in tutte le altre cosenelle quale accade concorrenzacerca sempre di essere el primo; e quando per sua virtú non puòcerca di essere superiore con fraude e con inganni.
Eper tenersi piú in reputazioneè difficile a dare audienziae molte volte attende a' suoi piaceri e fa stare li cittadini di fuori e aspettaree poi dà loro audienzia breve e risposte ambigue; e vuole essere inteso a cenniperché pare che si vergogni di volere e chiedere quello che è in sé maleo di denegare el bene; però dice parole mozzeche hanno spezie di benema vuole essere inteso. E spesso schernisce li uomini da bene con parole o con attiridendosi con li suoi complici di loro.
Ha secrete intelligenzie con li altri principie poinon dicendo el secreto che hafa consiglio di quello che s'ha a fareacciò che ognuno risponda a venturae lui solo para prudente e savio e investigatore delli secreti de' signori; e però lui solo vuole dare le legge a tutti li uomini; e vale piú uno minimo suo polizzinoo una parola di uno suo staffiereappresso a ciascuno iudice e magistratoche ogni iustizia.
Insommasotto el tiranno non è cosa stabileperché ogni cosa si regge secondo la sua voluntàla quale non è retta dalla ragionema dalla passione; onde ogni cittadinosotto di luista in pendente per la sua superbia; ogni ricchezza sta in aria per la sua avarizia; ogni castità e pudicizia di donna sta in pericolo per la sua lussuria: e ha per tutto ruffiani e ruffianeli quali per diversi modi le donne e figliuole d'altri conducono alla mazzae massime nelli conviti grandidove molte volte nelle camere hanno vie occultedove son condotte le donneche non se ne avedanoe ivi rimangano prese al laccio; lasciando stare la sodomiaalla quale è molte volte etiam dedito per tale modoche non è garzone di qualche apparenza che sia sicuro. Sería longa cosa volere discorrere per tutti li peccati e mali che fa el tiranno; ma questi basteranno al presente trattato. E verremo al particulare della città di Firenze.




De' beni delle cittàe' quali el tiranno impedisce;
e che il governo del tirannoinfra l'altre città
è massimamente nocivo alla città di Firenze.

Capitolo terzio

S'el governo del tiranno è pessimo in ogni città e provinciamassimamente parmi questo essere vero nella città di Firenzevolendo noi parlare come Cristiani. Perché tutti li governi delli uomini cristiani debbono essere ordinati finalmente alla beatitudine a noi da Cristo promessa: e perché a quella non si vase non per el mezzo del ben vivere cristianodel quale (come abbiamo provato in altri luoghi) niuno può essere miglioredebbono li Cristiani instituire tutti li loro governie particulari e universaliper tale modoche questo ben vivere cristiano consèguiti da quelli principalmente e sopra ogni altra cosa. E perché questo ben vivere si nutrisce e augumenta dal vero culto divinodebbono sempre sforzarsi di mantenere e conservare e augumentare questo cultonon tanto di cerimoniequanto di veritàe di buoni e santi e dotti ministri della Chiesae relligiosie dalla cittàquanto è lecito e quanto possonorimuovere li cattivi preti e relligiosi: perché non si trovanocome dicono li santipeggiori uomini di questiné che piú guastino el vero culto divino e ben vivere cristiano e ogni bono governo. E piú tosto avere pochi e buoni ministriche assai e cattivi: perché li cattivi provocano l'ira di Dio contra la cittàeprocedendo ogni bono governo da luisono causa che Dio tira a sé la manoe non lascia correre la grazia del bon governo per la gravezza e multiplicazione delli lor peccatiper li quali si tirano dietro gran parte del popolo e perseguitano sempre li boni e iusti uomini; onde leggete e rileggete nel vecchio e nuovo Testamentoe troverrete che tutte le persecuzione de' iusti sono da tali uomini principalmente procedutee che per li loro peccati son venuti li flagelli di Dio nel popoloe che loro hanno sempre guasto ogni bono governocorrompendo le menti delli re e principi e altri governatori.
Bisogna dunque avere gran diligenziache nella città si viva bene e ch'ella sia piena di buoni uominimassime ministri dello altare: perché crescendo el culto divino e il bene vivereè necessario ch'el governo si facci perfetto. Primaperché Dio e li angeli suoi ne hanno speziale curacome si legge spesso nel vecchio Testamentoche quando il culto divino stava o crescevasempre il regno delli Giudei andava di bene in meglio: e questo medesimo si legge nel novo Testamentodi Constantino Grande e di Teodosio e d'altri principi relligiosi. Secundoper le orazioneche continuamente si fanno da quelli che sono deputati al culto divino e dalli boni che sono nella cittàed etiam per le orazioni communi di tutto el popolo nelle sollennità; onde leggiamo nel vecchio e nuovo Testamento le città per le orazione essere state cavate di grandissimi pericoli e da Dio dotate di innumerabili beni spirituali e temporali. Terzioper li buoni consigliper li quali si conservano e augumentano li regni; perché essendo buoni li cittadinisono specialmente illuminati da Diocome è scritto: Exortum est in tenebris lumen rectis cordecioè: nelle tenebre delle difficultà di questo mondo li retti di core sono da Dio illuminati. Quartoper la loro unioneperché dove è il ben vivere cristiano non può essere discordiaperò che tutte le radice della discordia sono rimossecioèla superbia e ambizioneavarizia e lussuria: e dove è unionebisogna che sia forza; onde si è provato nelli tempi passatiche li regni piccoli per la unione son fatti grandi e li grandi per la discordia si sono dissipati. Quintoper la iustizia e per le buone leggele quali amano li buoni cristiani; onde dice Salamone: Iustitia firmatur soliumcioè: per la iustizia si ferma el regno. Cresceria ancora per questo ben vivere el regno in ricchezzeperchénon spendendo superfluamentecongregariano nello erario publico infinito tesoroper el quale pagheriano li soldati e officialie pasceriano li poverie fariano stare in timore li suoi inimici; e massime cheintendendo el loro buon governoli mercatanti e altri uomini ricchi volentieri concorreriano alla città; e li viciniche fussino mal governati da altridesiderrieno il loro governo. E per la unione loro e benivolenzia delli amici averiano bisogno di pochi soldatie tutte le arti e scienzie e virtú verriano nella cittàe quivi si congregheria uno infinito tesoroe dilateriasi el regno suo in molte parte; la qual cosa sería buonanon solamente alla cittàma etiam alli altri popoliperché seriano bene governatie il culto divino si dilateriae la fede e il ben vivere cristiano cresceria; la qual cosa sería grande gloria di Dioe del nostro salvatore Iesú Cristore de' re e signore de' signori.
Oratutto questo bene impedisce e guasta il governo tirannico: perché non è cosa che piú abbia in odio el tiranno che il culto di Cristo e il ben vivere cristianoperò che è direttamente suo contrarioe uno contrariocerca discacciare l'altro; e però el tiranno si sforzaquanto puòch'el vero culto di Cristo si lievi della cittàbenché lo facci occultamente. E se si truova qualche buono vescovoo sacerdoteo religiosomassime che sia libero in dire la veritàcautamente lo cerca di rimuovere dalla cittào di corrompere la mente sua con adulazione e presenti. E fa dare li beneficii alli cattivi pretie alli suoi ministrie a quelli che sono suoi complici; e favorisce li cattivi religiosi e quelli che lo adulano. E sempre cerca di corrompere la gioventúe tutto el ben vivere della cittàcome cosa a lui sommamente contraria: e se questo è grandeanzi sommo male in ogni città e regnomassime e gravissimo in quelle de' Cristianitra le quale a me pare che sia ancora maggiore nella città di Firenze. Primaperché questo popolo è molto inclinato al culto divinocome sa chi ne ha pratica; onde saria facilissima cosa instituire in lui uno perfettissimo culto e ottimo vivere cristianose fussi in lui un buono governo; chè certocome noi proviamo ogni giornose non fussino li cattivi preti e religiosiFirenze si ridurria al vivere de' primi Cristiani e sería come uno specchio di religione a tutto el mondo: onde noi vediamo al presenteche fra tante persecuzioni contra al ben vivere de' buonie tanti impedimenti di dentro e di fuorie fra escommunicazioni e male persuasionisi vive per tale modo nella città da' boniche (sia detto con pace di ogni altra) non si nominané è alcuna altra cittàdove sia maggiore numero e di maggiore perfezione di vita della città di Firenze. Se dunquefra tante persecuzioni e impedimentila cresce e fruttifica per el verbo di Dioche farebbe leiquando fussi in essa uno quieto vivere dentrorimossa la contradizione de' tepidi e cattivi preti e relligiosi e cittaddini?
Questo ancora piú conferma la sottilità delli ingegni che si trovano in leiperò che è noto a tutto el mondoche li Fiorentini hanno spiriti sottili: e noi sappiamo essere cosa pericolosissimache tali spiriti si volghino al malee massime che in quello si avezzino da fanciulloperché sono dipoi piú difficili a sanare e piú atti a fare multiplicare li peccati in terra. E per contrariose si volgono al beneserà difficile a pervertirlie seranno atti a multiplicare tale bene in diverse parti. E però bisogna nella città di Firenze avere gran diligenziache li sia buono governo e per modo alcuno non vi sia tirannosappiendo noi quanto male ha fatto in lei e nell'altre città el governo tirannico; però che tante sono state le loro astuzieche hanno molte volte ingannati li principi della Italiae tenute in divisione non solamente le città vicinema etiam le remote: e questo tanto piú facilmente può farequanto che è città pecuniosa e industriosa; onde ha molte volte messo in confusione tutta la Italia.
Ancora piú confirma el detto nostroche non può durare el governo tirannico longamenteperché niuno violento (come abbiamo detto) può essere perpetuoe perché parlando come Cristianoil governo tirannico è permesso da Dio per punire e purgare li peccati del popolo; li qualipoi che sono purgatibisogna che cessi tale governoperchérimossa la causabisogna che sia rimosso ancora lo effetto. Se dunque tal governo non può durare nell'altre città e regnimassimamente a Firenze non può durare longo tempo in paceperò che tali ingegni non si possano riposare; onde si è visto per esperienzia che spesso in lei è stata qualche commozione di cittadini contra a chi governava; e da queste commozione e guerre civili ne è seguita alcuna volta la commozione di tutta Italiae sonsi fatti di molti mali.
Per queste ragionidunquee altre che per brevità lascioappare manifestamente chese in ogni città si debbe rimuovere il governo tirannico e piú tosto patire ogni altro governo imperfetto che quello del tirannodal quale ne seguita tanti e cosí grandi mali che non se ne può trovare né piú né maggiorimolto maggiormente si debbe questo fare nella città di Firenze. E chi bene gusterà le cose precedentisenza difficultà intenderà che non è penané flagello alcuno tanto grave in questo mondoche sia proporzionato alla gravità del peccato di colui che cercasse o tentasseo ancora desiderasse di essere o di fare tiranno nella città di Firenzeperò che ogni penache si può pensare nella vita presenteè piccola a comparazione di tale peccato: ma lo onnipotente Dioiusto iudicelo saperrà punire come merita e in questa e nell'altra vita.





Trattato terzio



Della instituzione e modo del governo civile.

Capitolo primo

Avendo noi determinato che nella città di Firenze l'ottimo governo è il governo civilee il tirannico tra tutte le città in lei è pessimoresta che noi vediamo come si può provedere che non si facci in lei alcuno tirannoe come si ha a introdurre tale governo civile. E perché qualche volta per forza delle arme si fa el tirannoe alla forza non si può resistere con ragionecirca a ciò non possiamo dare altra instruzione; ma intendiamo di dichiarare come si può provedere che uno cittadinonon per forza di armema con astuzia e con amici non si facci tiranno della città a poco a pocopigliando el dominio di quellacome si è fatto per li tempi passati. Ma perché poteria credere alcuno che bisognassi provedereche niuno cittadino fussi eccessivamente riccoatteso che li danari congregano a sé el popoloe facilmente el cittadino eccessivamente ricco si fa tiranno; e perchévolendo cosí provederene seguiteriano molti inconvenientiessendo troppo pericoloso a volere tôrre la roba a' ricchie troppo difficile a mettere termine alle ricchezze de' cittadini però diciamo che le ricchezze non sono la principale causa che uno cittadino si facci tiranno; perché se un cittadino ricco non avesse altro che le ricchezzenon congregaria a sé la moltitudine delli altri cittadinidalla quale depende el governo della cittàpotendo loro poco sperare da tale ricco; però che li cittadini per pochi danari non consentirebbono che un si facessi tiranno; e un cittadinosia ricco quanto si voglianon può in una città cosí grande comprare tanti cittadini che facci el bisognovolendo ciascuno grande quantità di pecuniaed essendo la maggior parte ricchie naturalmente sdegnandosi di farsi servi a chi loro si reputano equali.
Perché dunque li cittadini cercano piú tosto degnità e reputazione nella cittàche danarisappiendo loro che la reputazione aiuta l'uomo ad arricchirsibisogna provedere che niuno cittadino abbia autoritàper modo alcunodi potere dare li beneficii e officii e dignità della cittàperché questa è proprio la radice che fa nelle città uno tirannoamando molto li cittadini l'onore e volendo esser reputati. E peròquando vedeno che altrimenti non possono avere li beneficii e onori della cittàsi sottomettono a chi loro credono che li possa dare. E cosícrescendo a poco a poco el numero de' cittadini che si sottomettono a quello che ha maggiore autoritàsi fa el tiranno; e quando sono piúche si usurpano tale autoritàbisogna ch'el popolo si dividae chefinalmentecombatta l'uno contra l'altroe quello che ha piú seguitoo che rimane vittoriosodiventa tiranno. È necessario dunque instituireche l'autorità di distribuire li officii e li onori sia in tutto el popoloacciò che uno cittadino non abbia a risguardare all'altroe ciascuno si reputi equale all'altroe che non possi fare capo.
Ma perché sería troppo difficile congregare ogni giorno tutto el popolobisogna instituire un certo numero di cittadiniche abbino questa autorità da tutto el popolo: ma perché il piccolo numero poteria essere corrotto con amicizie e parentadi e danaribisogna constituire uno grande numero di cittadini; e perché forse ognuno vorria essere di questo numeroe questo poteria generare confusioneperché forse la plebe vorria ingerirsi al governola quale presto partorirebbe qualche disordinebisogna limitare per tal modo questo numero de' cittadini che non vi entri chi è pericoloso a disordinare; e ancorache niuno cittadino si possa lamentare. Fatto dunque questo numero di cittadiniel quale si domanda el Consiglio grandee avendo lui a distribuire tutti li onorinon è dubio che questo è il signore della città; e però è necessariodipoi che è creatofare tre cose.
Primastabilirlo con debiti modi e fortissime leggeacciò che non li possa essere tolto il stato. E perché li cittadini male amorevoli alla sua città sono piú solleciti alla loro specialità che al ben communeperò non si curano di ragunarsi al Consiglio (per la qual negligenzia poteria tale Consiglio perdere la sua signoria e disfarsi)si vorria provedereche chi non si congregassi al tempo debitonon essendo legittimamente impeditopagasse un tanto per la prima voltae la pena fussi gravee la seconda volta piú gravee la terza privarlo totalmente del Consiglioacciò che quello che non vuole fare per amoreessendone debitorelo faccia per forza: però che ognuno debba piú amare el ben commune ch'el proprio; e per quello è obligato ad esporre la roba e la vitamassime considerato che dal buono governo procedono tanti benie dal cattivo tanti maliquanti abbiamo detto. Simili altre legge e pene e provisioni bisogna faresecondo che la esperienzia va dimostrando di mano in manoper firmare el Consiglio e stabilire el stato del signore della città: perchétolto via quelloogni cosa ruinerebbe.
Secondosi debbe provedereche tale signore non possi diventare tiranno: perché come qualche volta uno uomoche è naturale signoresi lascia corrompere da' cattivi e diventa tirannocosí uno Consiglio buonoper la malizia de' cattividiventa cattivo e tirannico: e perché li uomini viziosi e sciocchiquando multiplicanosono causa di molti mali nelli governibisogna provedere di escludere tali uomini dal Consiglioquanto è possibile. Itemprovederecon gravissime peneche non si potessi fare intelligenziené chiedere fave o suffragii; e chi fussi trovato in fallosenza remissione alcuna fussi punito: perché chi non è severo in punire non può conservare li regni. Bisogna dunque provedere diligentemente di rimuovere tutte le imperfezione e male radiceper le quali il Consiglio potessi esser corrotto e potesse veniremassime la maggior partenelle mani de' cattivi uomini: perché incontinente sería destrutto e si faria el tiranno nella città.
Terziobisogna provedere ch'el non sia troppo aggravatocioè che per ogni minima cosa s'abbia a ragunare tanti cittadini: onde etiam li signori attendono alle cose importante e alli sudditi commettano le minoriconservandosi però sempre l'autorità di distribuire li officii e beneficiiacciò che ognuno passi per el suo vaglioper tôr via el principio della tiranniacome abbiamo detto; e però bisogna fare provisioneche si raguni a certi tempi manco incommodi a' cittadinie ragunare di molte cose insiemeche si abbiano a fare in tal dí che si ragunae trovare modo che le elezioni siano brevie che si espedischino piú presto che si può. Noi potremo dire molte cose circa a ciò e venire piú al particulare; ma se li cittadini fiorentini serveranno quello che noi abbiamo dettoe quello diremo nel sequente capitolonon averanno bisogno di mia instruzioneperché loro medesimise vorrannocon lo adiutorio di Diosaperanno provedere a ogni cosa a poco a pocoimparando ogni giorno meglio per la esperienzia. Io non vorria eccedere li termini del stato mioper non dare etiam materia alli avversarii nostri di mormorare.




Di quello che arebbono a fare li cittadini
per dare perfezione al governo civile.

Capitolo secondo


Ciascun cittadino fiorentinoche vuole essere buon membro della città e aiutarlacome ognun debbe volerebisogna prima che creda questo Consiglio e civile governo essere stato mandato da Diocome è in veritànon solamente perché ogni buono governo procede da luima etiam per speziale providenziache ha Dio al presente della città di Firenze: dalla qual cosachi in essa è stato in questi tre anni passati e non è cieco e totalmente senza iudicioè chiaro chese non fusse stato la mano di Dionon si sería mai fatto tale governo in tante e sí potente contradizioniné si sería potuto mantenere insino a questo giorno tra tanti insidiatori e pochi adiutori: ma perché Dio vuole che noi ci esercitiamo con lo intelletto e libero arbitrioche ci ha datofa le cose che appartengono al governo umano prima imperfetteacciò che noi col suo adiutorio le facciamo perfette. Essendo dunque questo governo ancora imperfettoe mancando in molte parteanzi non avendo quasi altro ch'el fondamentodebbe ciascuno cittadino desiderare e operarequanto puòdi darli la sua perfezione: la qual cosa volendo farebisogneria che tuttio la maggiore parteavessino queste quattro cose.
Primael timore di Dio; perché certa cosa èche ogni regno e governo procede da Diocome etiam ogni cosa procede da luiessendo lui la prima causa che governa ogni cosa; e noi vediamo ch'el governo delle cose naturale è perfetto e stabileperché le cose naturale sono a lui subiette e non repugnano al suo governo; cosíse li cittadini temessino Dio e si sottomettessino alli suoi comandamentisenza dubio li guidaria alla perfezione di questo governo e li illumineria di tutto quello che loro avessino a fare.
Secondobisogneria che amassino il ben commune della città e chequando sono nelli magistrati e altre dignitàlasciassino da canto ogni loro proprietà e le specialtà delli parenti e amicie avessino solamente l'occhio al ben communeperché questo affatto prima illumineria l'occhio dello intelletto loroed essendo spogliati di proprie affezioninon averiano li occhiali fallaci; però cherisguardando el fine del governonon poteriano facilmente errare nelle cose ordinate a lui. Dall'altra partemeriteriano ch'el ben commune da Dio fusse augumentatoondetra l'altre ragioni che li Romani dilatorono tanto el suo imperioquesta se ne assegna: perché loro molto amavano il ben commune della città; e però Diovolendo rimeritare questa operazione buona (il quale non vuole che alcun bene sia irremuneratoe non meritando tale opera vita eternaperché era senza la grazia)la remeritò di beni temporali correspondenti alla operacioè augumentando el ben commune della città e dilatando lo imperio loro per tutto il mondo.
Terziobisogneria che li cittadini si amassino insiemee lasciassino tutti li odiie dimenticassino tutte le iniurie delli tempi passatiperché li odii e le male affezioni e invidie excecano l'occhio dello intelletto e non lasciano vedere la verità: e però nelli Consigli e nelli magistratichi non è ben purgato in questa parte fa di molti errorie Dio li lassa incorrere in punizione delli suoi e delli altrui peccatiel quale li illumineria quando fussino di tale affezione ben purgati. Oltra di questoessendo concordi e amandosi insiemeDio remuneraria questa loro benivolenziadando loro perfetto governo e quello augumentando: e questa è ancora una delle ragioni che Dio dette tanto imperio alli Romaniperché si amavano insieme e stavano in concordia nel principio: e benché questa non fusse carità sopranaturaleera però buona e naturalee però Dio la rimeritò di beni temporali. Se dunque li cittadini di Firenze si amassino insieme di carità naturale e sopranaturaleDio multiplicheria loro li beni spirituali e temporali.
Quartobisogneria che facessino iustiziaperché la iustizia purga la città dalli cattivi uominio li fa stare in timoree li buoni e iusti rimangono superioriperché sono eletti nelle dignità volentieri da chi ama la iustizia; li quali sono illuminati poi da Dio di tutte le buone leggee sono causa d'ogni bene della cittàla quale per questo si riempie di virtúe la virtú sempre è premiata dalla iustiziae si multiplicano li buoni uominili quali si congregano volentieri dove abita la iustizia: e Dioper questopoi ancora dilata lo imperiocome fece alli Romani; alli quali ancora per questa ragionecioè perché erano severi in fare iustiziadette lo imperio dello universovolendo che li suoi popoli fussino retti con iustizia.
Se dunque li cittadini fiorentini volessino considerare diligentemente e col iudicio della ragioneche a loro non conviene altro governo che quello che abbiamo dettoe volessino credere con fede che è stato a loro dato da Dioe osservassino queste quattro cose predettenon è dubio che in brieve tempo tale governo diventeria perfettosí per li buoni consigli che fariano insiemenelli quali Dio li illumineria di quello che cercassino di faresí etiam perché li averia specialmente illuminatiper li suoi servidi molte particularità che loro non saperriano per sé medesimi trovaree già averiano fatto uno governo di Paradisoe averiano conseguitate di molte grazie cosí spirituali come temporali; ma se non vorranno credere questo governo essere a loro dato da Dioné essere el loro bisognoné temere Dioné amare il ben communema attendere alle sue voglie propriené amarsi insiemema stare sempre in divisionené fare iustiziael governo fatto da Dio staràe loro si consumeranno insiemee saranno da Dio a poco a poco consumatie a' loro figliuoli sarà data la grazia di questo perfetto governo. E già Dio ha monstrati segni dell'ira suama loro non vogliono aprire le orecchieli quali Dio punirà in questo mondo e nell'altroperché in questo staranno sempre inquieti di mente e pieni di passioni e tristiziee nell'altro staranno nel foco eternopoiché non hanno voluto né seguitare el lume naturaleche dimostra questo essere il vero loro governoné el sopranaturaledel quale hanno visto segni. E già una parte di quelli che non sono andati retti in questo governoe sono sempre stati in esso inquietipatiscono al presente le pene dello Inferno. Sí cheavendo voiFiorentiniper molti segni visto che Dio vuole che questo governo stianon si essendo mutato in tante contradizioni che si sono fatte contra di lui dentro e di fuoried essendo li impugnatori di quello minacciati da lui di tante punizionivi priegoper le viscere della pietà del nostro signore Iesú Cristoche oramai siate contenti quietarviperché se non lo faretemanderà maggiore flagello assai sopra di voiche non ha fatto sopra li passatie perderete questo mondo e l'altro: ma se voi lo fareteconseguiterete le felicitàle quali descriveremo nel sequente capitolo.


Della felicità di chi bene regge
e miseria de' tiranni e suoi seguaci.

Capitolo terzio

Essendodunqueel presente governo piú di Dio che delli uominiquelli cittadiniche con gran zelo dello onore di Dio e del ben communeosservando le predette cosesi sforzeranno quanto potranno di ridurlo a perfezioneacquisteranno felicità terrenaspirituale ed eterna.
Primasi liberranno della servitù del tirannola quale quanto sia grande l'abbiamo dichiarato di sopra; e viveranno in vera libertàla quale è piú preziosa che l'oro e l'argento; e staranno securi nella sua città attendendo al governo delle case loroe alli onesti guadagnie alli loro podericon gaudio e tranquillità di mente. E quando Dio li multiplicherrà la roba o li onorinon averanno paura che sieno tolti loro. Poteranno andare in villao dove vorrannosenza adomandare licenzia al tiranno; e maritare le loro figliuole e figliuoli come piacerà a loro; e far nozzee stare allegrie avere quelli compagni che a loro piaceranno; e darse alle virtúo delli studii delle scienzieo delle artecome vorranno; e fare simili altre cosele quali seranno una certa felicità terrena.
Dapoi ne seguiterà la felicità spiritualeperché ciascuno poterà darsi al bene vivere cristianoe da niuno serà impedito. Nè serà alcuno constretto con minacce a non fare iustizia quando serà nelli magistratiperché ognuno serà libero; néper povertàa far cattivi contrattiperò cheessendo bono governo nella cittàabunderà di ricchezzee per tutto si lavoreràe li poveri guadagnerannoe li figliuoli loro e figliuole potranno nutrire santamenteperché si faranno legge bone circa la onestà delle donne e de' fanciullie massime che si multiplicherrà per questo el culto divino; però che Diovedendo la bona mente loroli manderà boni pastoridicendo la Scrittura che "Dio dà li pastori secondo popoli": e potranno tali pastori senza impedimento reggere le loro pecorellee multiplicheranno li boni sacerdoti e boni relligiosimassime che lí non potranno vivere li cattiviperché uno contrario scaccia l'altro: e cosíin brieve temposi ridurrà la città a tanta relligioneche sarà come uno Paradiso terrestree viverà in iubilo e in canti e psalmi; e li fanciulli e fanciulle saranno come angelie li nutriranno nel vivere cristiano e civile insieme: per li quali poial tempo suosi farà nella città il governo piú tosto celeste che terrestree sarà tanta la letizia delli boniche aranno una certa felicità spirituale in questo mondo.
Terzioper questo non solamente meriteranno la felicità eternama etiam grandemente augumenteranno li loro meritie crescerà la corona loro in Cieloperché Dio dà massimo premio a chi governa bene la città: però cheessendo la beatitudine premio della virtúquanto la virtú dello uomo è maggiore e fa maggior cosetanto merita maggior premio; conciosia dunque che sia maggiore virtú reggere sé e altrie massime una communità e uno regnoche reggere solamente sé medesimoseguita che chi regge bene una communità meriti grandissimo premio in vita eterna. Onde noi vediamo che in tutte le arte si dà maggiore premio al principaleche regge tutte le cose dell'arteche alli serventiche obediscono al principale: certo maggiore premio si dà al capitano dello esercito nell'arte militareche alli soldati: e nell'arte dello edificare similmente si dà maggiore premio al maestro e allo architettoreche alli manuali; e simile è nell'altre arte. Itemquanto la operazione dell'uomo è piú eccellentee piú onora Dioe fa maggiore utilità alli prossimitanto piú è meritoria. Conciosia dunque ch'el governare bene una communitàmassime una tale quale è la fiorentinasia opera eccellentee che resulti massimamente nello onore di Dioe facci grandissima utilità alle anime e corpi e a' beni temporali delli uominicome si può facilmente intendere per quello che abbiamo detto di sopranon è da dubitare che merita eccellente premio e grandissima gloria.
Itemnoi vediamo che chi fa una elemosinao pasce pochi poveriè grandemente premiato da Diodicendo el nostro Salvatoreche nel dí del iudicio si volterà alli iusti e dirà: - Venitebenedicti dal Padrepossedete el regno a voi apparecchiato dalla origine del mondo; perché quando io avevo fame e sete e che io era nudo e peregrinome avete pasciuto e vestito e ricevutoe visitato quando era infermo; però che quelloche avete fatto a uno delli miei minimiavete ancora fatto a me. - Se dunqueper le elemosine particulariDio premierà grandemente ognunoquanto premio darà a chi governerà bene una città grandeper el governo buono della quale si pascano infiniti poverisi provede a molti miserisi difende le vidue e pupillisi cava delle mani de' potenti e iniqui le persone che non si possono altrimenti contra la loro forza defenderesi libera el paese da ladri e assassinisi custodisce li bonie mantiensi il ben vivere e il culto divinoe fannosi infiniti altri beni? Itemogni simile ama el suo similee tanto piú è amato da luiquanto piú a lui si assimiglia: essendo dunque tutte le creature simile a Diosono da lui tutte amate; ma perché alcune sono piú simile a lui che l'altresono ancora quelle da lui piú amate: conciosia dunque che chi governa è molto piú simile a Dio che colui che è governatoè cosa manifesta chese governa iustamenteè piú da Dio amato e premiatoche nelle proprie operazioni quando non governa; massime che chi governa è in maggiore pericolo e maggiori fatiche di mente e di corpoche colui che non governa: onde ancora merita maggiore premio.
Per contrariochi vuole essere tirannoè infelice in questo mondoprimadi infelicità terrenaperò chequanto alle ricchezzenon le può godere per molte afflizioni di animo e timori e continui pensierie massime che bisogna spendere assai per mantenersi in statoe volendo tenere subietto ognunolui sta piú subietto a tuttibisognando che serva a tutti per farsi ognuno benivolo; dipoiè privato della amiciziala quale è delli maggiori e piú dolci beni che possa avere l'omo in questo mondoperché non vuole nissuno equale a sé e tiene ognuno in timoree massime perché il tiranno è quasi sempre odiato da ognuno per li mali che fa; e se è amato dalli cattivinon è perché voglino bene a luima amano quello che vogliono cavare da luie però tra tali non può essere vera amicizia. È privato ancora di bona fama e onoreper li mali che fa e per essere sempre odiato e invidiato dalli altri. Non può avere mai una vera consolazione senza tristiziaperché sempre ha da pensare e temere per le inimicizie che ha; onde sta in timore sempree non si fida ancora delle sue guardie medesime. Ancora ha infelicità spiritualeperché è privato della grazia di Dio e di ogni sua cognizionee circundato di peccati e di uomini perversiche lo seguitano ogni ora e fanno precipitare in molti erroricome abbiamo dichiarato di sopra. Ultimoaverà ancora la infelicità eternaperché el tiranno è quasi sempre incorrigibilesí per la moltitudine de' peccati che si vede avere fattinelli quali ha fatta tanta consuetudine che è molto difficile a lasciarlisí perché ha a restituire tanta roba mal tolta e a rifare tanti danni fattiche bisogneria che rimanesse in camicia: la qual cosaquanto sia difficile a chi è consueto vivere in tanta superbia e tante delizieognuno facilmente lo può intendere; sí etiam per li adulatori che lui hali quali alleggeriscono li suoi peccatianzi li dànno ad intendere essere bene quello che è maleonde etiam li tepidi relligiosi lo confessano e assolvanodimostrandoli el bianco per el nero: e però è misero in questo mondoe poi ne va allo Inferno nell'altrodove ha gravissima pena piú delli altri uominisí per la moltitudine delli peccati che ha commesso e fatto fare alli altri sí etiam per lo officio che si ha usurpato; però checome chi regge bene è sommamente premiato da Diocosí chi regge male è massimamente punito.
Tutti quelli ancorache seguitano el tirannoparticipano della sua miseriacosí nelle cose temporali come nelle spirituali ed eterne: onde perdono la libertàche è sopra tutti li tesorioltra che la loro roba e onori e figliuoli e donne sono in potestà del tiranno; e li peccati suoi vanno continuamente imitandoperché si sforzano di fare ogni cosa che li piace e assimilarsi a lui piú che possono: e però saranno nello Inferno partecipi della sua gravissima pena.
Ancora tutti li cittadini che non sono contenti del governo civilebenché non sieno tiranniperché non possonopartecipano queste medesime infelicitàmancando di ricchezze e di onore e reputazione e amiciziaperché a loro si congregano tutti li magri cittadiniper rifarsie tutti li cattivi uomini: onde bisogna che spendinoe da li boni sono fuggitie però non hanno con alcuno vera amiciziama ognuno che li seguita cerca di rubare; e per le compagnie cattive fanno migliaia di peccatiche non farebbonoe sono inquieti di core e sempre pieni di odiiinvidie e mormorazionie hanno lo Inferno in questo mondo e nell'altro.
Essendo dunque (come abbiamo provato) felice e simile a Dio chi regge benee infelice e simile al diavolo chi regge maledebbe ogni cittadino lassare li peccati e le proprie affezionie sforzarsi di reggere benee conservare e augumentare e fare perfetto questo governo civileper onore di Dio e salute delle animemassime essendo stato dato specialmente da lui per lo amore che porta a questa cittàacciò che sia felice e in questo mondo e nell'altroper grazia del nostro salvatore Iesú Cristore de' re e signore de' signoriel quale col Padre e Spirito santo vive e regna in saecula saeculorum. Amen.



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