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Gabriele D'Annunzio

 

UN ALBERO IN RUSSIA

 

     Poiché oggi la Santa Russiacieca eselvaggiaempie del suo nome l’Europa inquietavoglio qui riportare da uncronista mal noto il racconto d’un’avventura natalizia l’Ina Baranoff e diDimitri Kiriline.
     L’albero di Natale del palazzo Labanoff ècertamente il più bello e il più ricco fra quanti alberi fioriscono al sorrisodel soavissimo Bambino Gesù. Si leva nel mezzo d’una sala che ha l’altezzadi due piani; e su le verdi braccia la finta neve brilla e scintilla alla lucedi mille candele.
     La principessa Labanoff adunaintorno al suoalbero immensonon soltanto i parenti e gli alleatima anche i lontani amicidelle famiglie loro. Più che una festaquella dell’alberoè una solennitàmondana e religiosa che fa più stretti i legami di parentela e d’amicizia equalche volta è occasione di tenerezze. Tutta la città in fatti si occupa delgrand’albero dei Labanoff; eil giorno doposa minutamente tutto quel ches’è fatto e s’è detto all’ombra dei rami d’abete.
     La principessa è ancora assai bellae saràbella sempre. Ella resiste al tempoper virtù delle sue infinite curedel suoegoismo e del piacer suo. Non mai si preoccupa né si affligge di una qualunquedisgrazia. In veritàl’uomo ha i dolori che vuole averepoiché basta nonpensare alle cose tristi e spiacevoli per distruggerne l’influenza su lospirito. Forte di questo principiola principessa non s’è lasciata abbatterené dalli anni né dalle asperità della vita.
     Ella è biondacon i capelli un po’ crespi. Haun colorito caldo e li occhi verdi come quelli d’una ninfa lacustre: occhiloquacissimiche parlano quando la bocca tace. E la bocca è così vermiglia efresca che dànel sorrisoil diletto di un bacio. Tutta la persona haun’agile e fiera bellezza di attitudini e di gesti. La voce è melodiosasingolarmente roca a tratti.
     Alcuni de’ suoi amici son diventati suoi amantie tutti i suoi amanti son rimasti suoi amici. Il suo cuore è così largamenteospitale che s’apre a chiunque ne sia degnoe non si chiude dopo la partenzadei viaggiatori. Ella dicecon la massima schiettezzache non val più la penadi vivere nelle privazioniessendo così breve il tempo del nostro passaggio sula terra. Macon tutto ciòella non perde mai quella sua aria di gransignora.
     Il principe Labanoffgiudicando con criteriimolto elevati i fatti e i detti di sua moglienon ne combatte le teorie; malascia anzicon una perfetta urbanità coniugalech’ella le metta in praticae le esperimenti ad ogni occasione.

     Tra quelli che la principessa Labanoff haesaltati all’amor suo la cronaca segna in particolar modo il conte DimitriKiriline. Essendo fortebellogiovineammirato dalle donneegli siconsacrava alla felicità di parecchie amichese bene avesse una cura specialeper la felicità di Wera Labanoff.
     Era stato mandato in missioneassai lontano. Lacronaca non sa veramente se si trattasse d’esaminar terreni o uomini ocavalli; ma sa di certo che per ordine di S.M. l’Imperatore il conte Dimitrifu per sei mesi allontanato dal suo reggimentodalla Corteda Wera e"dalle altre"elette fra le più bellequali la contessa Fulmering ele signorine Olga Maximowitch ed Ebba Golenskipoiché ognun sa che in quelvergine paese il libero amore non aspetta l’emancipazione del matrimonio.
     Weracostretta più d’una volta a chiuder liocchidicevacon benignitàdoversi contentare della parte di sultanafavorita. Ma il fatto è che Dimitri Kiriline avrebbe volentieri dato"tutte le altre" per quell’amante matura la cui bellezzasopravviveva alla giovinezza cingendosi di quanti allettamenti può offerire illusso più raffinato.
     La principessa non aveva mai avuto figliuoli; main casa sua cresceva una nipote del maritoIna Baranoffsenza ch’ella se neadombrasse o si disegnasse di mostrarle la benché minima sollecitudine materna.Né pure il principe aveva cura della fanciullae non per indifferenzacheanzi egli l’amava assaima per essere continuamente ingolfato nel giuoco enella crapula. Egli era ricco a bastanza per poter perdere enormi somme senzabatter ciglioed a bastanza ben costruito per sopportare qualunque più igneamiscela di vini e di liquori. L’ebrietàquasi cotidianagli si adunavatutta nel cervello. Soltanto lo sguardoper la immobilitàindicava lo statodel principe; le labbrain quelle orenon profferivano mai una parola e leginocchia vacillavano. Insomma Boris Labanoff era gran giuocatore e granbevitore al conspetto di Dio.
     Egli era convinto che ogni sua responsabilità dizio e di tutore si limitasse alla dote d’Ina. Egli aveva già pensato a dotareIna con principesca magnificenza. Cosicché la pulzella era libera di ogni suoatto.
     Manon abusando affatto di questa libertà senzaconfiniella in mezzo a tanti e così splendidi esempi di viziosi serbavapura ed intatta come la neve che copre la terra nel giorno della natività diGesù Cristo.
     Pur tuttavia da lungo tempo avea preso radice nelsuo cuore un sentimento fortedolorosotumultuosocome una passione. Ellaamava Dimitri Kiriline.
     Poiché il suo spirito erasi precocementeilluminatonelle sale del palazzo Labanoffella comprendeva senza alcunaincertezza tutto quel che accadeva intorno a lei; e talvolta l’assaliva undesiderio pazzo di strozzare l’amatissima zia. Però essendo sempre padrona disé stessanon lasciava indovinare il suo pensiero.
     Quando il conte Kiriline partì per la frontieralontanaIna aveva a pena diciassette anni. Era magra e tutta fatta di angoli esenza alcuna grazia. Il candore non sano della sua faccia indicava la pugnadella giovinezza contro l’infanzia. In paragone della grande e lussureggianteWerala poverina non poteva ispirare al bollente Dimitri che la misericordia.
     Ma la primavera e l’estate del diciottesimo annofinalmente sopravvenivano e quel pallido fiore settentrionale si schiudeva conun vigor meraviglioso. Le forme prendevano una rotondità soaveli occhi neri earditi lampeggiavano rischiarando un volto delicato e fresco; e tutta labellezza; a pena dischiusaera piena di dolci promesse.
     Quandodopo sei mesi di assenzaDimitrigiuntoproprio alla vigilia di Nataleentrò nelle sale della principessa Labanoffinsul principio non riconobbe Ina.
     Ma l’albero di Natale fu... ministro del Fato.

     Quando dunque il conte Dimitri Kiriline entròi lunghi rami dell’abete leggendario già piegavano sotto il grave pondo deidoni reciprocamente offerti. Or dove mai avrebbe Dimitri appeso i suoi?
     Egli portava a Wera una pelliccia di martorazibellinoalla contessa Fulmering un tappeto d’orso biancoa OlgaMaximowitch e ad Ebba Golenski due bellissimi mantelli di lontra. Né aveva eglidimenticato Ina; ma come offrire a quella magnifica creatura un infelicemanicottino senza alcun valore?
     La valigia che conteneva i doni eranell’anticamera; ementre amici ed amiche gli facevano ressa intornorallegrandosiegli si stillava il cervello per trovare una qualunque soluzione.
     Pur rispondendo alle calde felicitazioniegliprovava un singolar senso di stanchezza.
     Quelle che nell’inverno precedente sicontendevano il suo cuoregli parevano ora quasi insignificanti. Ma Wera nonera invecchiata nemmen d’un giornoe le tre altre seguitavano a fiorireproprio come al tempo della partenza. Dunque? Egli si avvicinò a Inada cuiuna voltarestava sempre lontano. Voleva essere amabileper far passare ilmanicotto.
     «Sapete» le disse«ches’io vi avessiincontrata altrovenon vi avrei riconosciuta affatto?»
     «Dunque son meno brutta che nell’anno scorso?»
     «Brutta! ProprioInavoi siete stata brutta?Non si crederebbe— Certo qualcuno v’ha dovuto dire...»
     «Che cosa?»
     «Che siete bella.»
     «Me lo dicono tutti i giorni.»
     «Chi ve lo dice?»
     «Siete troppo curioso.»
     «Non volete prendermi per confidente?»
     «No.»
     «Purenoi siamo amici vecchi.»
     «Ahdavvero? Non l’avrei mai pensato.»
     «Perché mi dite questoIna?»
     «Ma perché voi neppure mostravate di accorgervidella mia presenza nella casa.»
     «Ebbeneio vi assicuro che ora me ne accorgo...molto. Viasiate buona: ditemi chi è colui...»
     «Colui! Ma dite "coloro".»
     «Ahsono parecchi?»
     «Sì.»
     «E non vi fanno che complimenti e madrigali?»
     «Bastano i madrigaliper cominciare. Ledichiarazioni verranno in seguito.»
     «E voi le ascolterete!»
     «Ne ascolterò una sola.»
     «Quale?»
     «Quella dell’uomo che io amo.»
     «Dunque amate già qualcuno.»
     «Da gran tempo.»
     «Chi? dite.»
     «No.»
     «Ma iotantolo saprò.»
     «Come farete per saperlo?»
     «Vi sorveglierò.»
     «Davvero? Troppa bontà.»
     Dimitri non poteva arrivare a capire s’ellaparlasse a diritto e a traverso come una bimba allegra e maliziosaoppures’ella volesse canzonarlo.
     «Venite dunqueKiriline» gridò con quellavoce un po’ roca il principe Labanoff. «Non s’aspetta che voi.»
     Fu portata la valigia. L’attenzione generalepesava su Dimitri; il qualecol pensiero sempre fisso a quel maledettissimomanicottonon sapeva come trarsi d’impaccio. Per un istante ebbe l’idea dioffrire ad Ina il mantello d’Olga o quello d’Ebba; ma sarebbe stata unaingratitudineed egli rinunziò all’espediente.
     Cavando fuori dalla valigia la pelliccialasospese al ramo della principessa; quindi appiccò le altre pelliccie ai ramidelle altre amiche. Egli operava con molta lentezzaper ritardare l’estrazionfinale del manicottoche gli dava brividi di terrore. I suoi doni suscitavanogrida di ammirazione ed urrà. Tutti si congratulavano e l’acclamavano. Einmezzo a quella magnifica adunanzasotto il fuoco di tutti gli sguardieglistava per offrire un dono ridicolo e meschino alla bellissima pupilla del suoospite! Il sangue gli batteva forte alle tempie e la vista gli si oscurava. Unastrana voglia l’assalivadi fuggiredi non farsi più vederedi non tornarmai più.
     Quandoper l’ultima voltasi volse allavaligiavide il piccolo manicotto schiacciato in un angolomezzo spelato dallosfregamento di una cordainsomma non presentabile.
     Alloracon un gesto risolutoil conte Kirilinechiuse la valigia; econ uno slanciosi afferrò al ramo d’Ina. Il suo corpoagile ed elegante pendeva fra la verdurafra i donifra le lanterne. Vedendotutti li sguardi pieni di meraviglia levati verso di luiDimitri sorridevasotto i baffi biondi.
     Nessuno giungeva a indovinare quel ch’ei volessefare lassù.
     «E sul mio ramo e me lo spezzerà» esclamò Inache capiva anche meno delli altri.
     «Non vedi dunque ch’egli ti si offre?» disseplacidamente la principessa Wera. «Va a staccarlo.»
     «Ina Baranoffaccettate tutti i doni di Natalesospesi al vostro ramo?» chiese il conte Dimitri.
     «Sìsì» gridò lietamente Inabalzando a pièdell’albero.
     «Ero dunque io l’uomo di cui volevo sapere ilnome?»
     «Ehaltrimentipotreste rimanere costassù unsecolo...»
     Dimitrifra i ramigittò verso la principessauno sguardo pieno d’inquietudine.
     «Oh!» disse Ina«non vi preoccupate affatto dimia zia. Queste cosemia zia le sa prender benecaro Dimitri.»