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VITA DI MECENATE

DI CESARE CAPORALI

 

PARTE PRIMA .

ARGOMENTO .

Con gli occhie il naso Mecenate nacque Di Regia Schiattae diToscano Seme E alla pregna sua madre il Ciel non tacque Che ilBamboccio saría del Mondo speme . Ancor fanciullo ad Ottaviano Eipiacque : Fecero sempre in Scuola il chiasso insieme Furondivisie si rivider poi Che Cesar se n' andò pe' fatti suoi .Mecenate era un uomche aveva il nasogli occhie la boccacome abbiamonoifatti dalla Naturae non dal caso . 3 Si dilettava aver due gambeedoi piedi da camminaree aver due manida farsi da se stesso i fatti suoi .6 Scese per razza già da i Re Toscanie l' Avo del bisavo del suo avo Fecevenire il canchero a i Romani . 9 Fu buon Poetafu Soldato bravoe si leggech' Augusto un dì gli disseCapitan Mecenateio vi son schiavo . 12Maneggiò dunque l' armi a un tempoe scrissee spesso col pugnal temprò lapennae molto in Corte favorito visse . 15 Il Padre suo fu Menodor Porsennach' allor che Silla combattea con Mariomorì nel fatto d' arme di Ravenna .18 So che del tempo nullao poco varioperchè tutti gli annali ho sulleditae li raffronto al nostro Calendario . 21 Ma bisogna a descriver questaVita di ritrovar le vie più larghee drittee farci in somma discussionpiù trita . 24 Io trovo in certe istorie manuscritterecate già da DonTristano Acugnoquando fu Ambasciator del Re Davitte27 che Mecenate nacqueavanti Giugno due mesi in circae nel trar fuor le braccia diede su gli occhia l' Avarizia un pugno . 30 Il che fu segno d' una gran bonacciaonde le Musepreso del formentofecero al Dio degli Orti una focaccia . 33 Nell' Anno abUrbe condita seicento novanta quattrose però non hanno gl' Istoriciintricato il nascimento36 si leggeche la Madre senz' affanno lo partorì ;benchè Macrobio scrivache fu a gran rischio di sdruscirsi il panno ; 39 ech' ellamentre gravida dormivasognò di partorire un violoneche poipian pian s' era converso in piva42 dal cui liberalissimo trombone tantechiare Sampogne aveano il fiatoche di dolcezza empiano ogni regione . 45Tosto il fanciullo a scuola fu mandato dal Padre ad imparar la nobil arte didifender le cause nel Senato . 48 Benchè la scuolacirca questa partesolgli servì per starvi in compagnia con gli altri putti a schiccherar le carte .51 perch' ei nella real fisonomia avea giunta la linea superiore con l'Oroscòpo della Poesia . 54 Nondimenper far noto il suo valoree che nelventre de la Madre intese tutto quelche si scrive de Oratore ; 57 adifender per scherzo un dì si prese l' accusato in giudizio Legno santo d' averrotto la tregua al mal Francese . 60 Ove ingegnoe valor mostrò cotantocheCicerontinto d' invidiafinse gir a pisciare uscì dall' altro canto .63 Nessun di grazia in quell' età lo vinsenessun distese meglio il suoconcettonessun di più bei fior mai lo dipinse . 66 Sol notato gli fu questodifettoch' usava sempreche s' avea forbito il nasodi guardar sulfazzoletto . 69 Benchè dal Galateo ne fu avvertito ; nel resto poi quanto allapolitezzasembrava nato a Napolie nutrito : 72 ma 'l prender poi che fedomestichezza col nipote di Cesarfu cagionech' anch' ei fosse tenuto unagavezza .[*] 75 Massime quando a Mastro Labeonedormendo ne la Scuola undì di festaquella burla ordinar con quel soffione . 78 Peroch' alladecrepita sua vesta glie l' appiccarcome si legge espresso in LivioeQuinto Curzio anco l' attesta . 81 Tremò il Mastro a quel schioppoe a untempo stesso svegliossie vide quelle due fraschette fuggirridendoe alui voltarsi spesso . 84 Onde per l' erudite tavolette del proprio dizzionarioe per le sparse polver delle tarlate sue bachette87 giurò contro ambedue divendicarse più ch' altro Mastro fatto avesse maida che memini sta perricordarse . 90 Ma i Puttiche temeano i propri guaifecer risoluzioneambedue insieme per quella volta aver studiato assai . 93 Cesare intanto avendoil maggior seme spento del gran Pompeoe scorsa Spagnaper le parti di mezzoe per l' estreme96 e recandosi a scornoe gran magagnache i Parti nelTrionfo avesser posto Romulche gli pagava di calcagna99 chiamò i soldatia l' armee feche tosto vent' otto insegne di spazzacamini venissero atrovarlo al fin d' Agosto102 che non ardiva in sì lontan confini gir senzaqueste genti essercitate per lunghied oscurissimi camini . 105 Indi persoddisfar molte brigatea dar incominciò normaed effetto a le pubblichecosee a le private108 ordinando al nipote giovanettoch' andasse astudio in Apolloniadove le dotte Muse allor avean ricetto . 111 E perchè 'lcapo non volgesse altrovee per torgli ancche l' occasion del giocogliabbruciò un par di carte nove nove . 114 Gran cosa certoe da stupir non pocoche l' asso di Denarch' era nel fondorimase intatto fra le fiammee 'lfuoco ! 117 Onde preso l' augurio da quel tondopredisser gl' indovincheresterebbegli emuli estintiei sol padron del Mondo . 120 Il partir dicostui cotanto increbbe a Mecenateche più volte corse per attoscarsi a unfiasco di giulebbe : 123 ma poi che si ravvidee che s' accorseche potevaancor egli alla Valona gir con diece velatee in manco forse ; 126 tosto da sescacciòcome persona saggiaquei pensier tristied inquietiche un' oraaver non gli lasciavan buona . 129 Ei si fece venir fin da Spoleti Melissouomdotto negli studi umaniche gl' insegnasse l' arte de i Poeti . 132 Ne la qualfe profitti poi sì stranich' avria di capo a Febo i lauri toltis' eglinon ci correva con le mani . 135 Scrisse molt' elegiecompose molti sonettie celebrò leggiadramente la sorella d' Ottavio in versi sciolti . 138 Ondenacque un bisbiglio fra la gentech' Apolloentrando per la balestriera deltettoil giva a visitar sovente ; 141 e di più gli dettava ogni maniera diversie che quel Putto nulla cosa più sembrava quel Dioche ne la cera ;144 perch' una grazia avea miracolosa nel Zafir de i begl' occhie nel divinolampeggiar de la fronte spaziosa . 147 Là dove nostr' Adam nel Taccuino diceche a mezo dì venian le stelle a giocar con le Muse a sbaraglino . 150 Bajach' avanza in ver quante novellequante mai disser favolee carotestandoal fuoco a filar le vecchierelle ; 153 onde con l' opinion manco remote me negirò seguendo la scrittura più veridicamente che si puote . 156 Davatrattenimento ozioe pastura a tutti i letterati di quei tempie de i Poetiavea precipua cura ; 159 talchè vedeansi le colonnee i Tempi tuttiimpiastrati d' Epigrammie versifatti in onor de i suoi cortesi essempi .162 Diceancome ne i dì freddie perversifece aprir la cucina a Tuccae a Varoche pe 'l freddo de i piè givan dispersi . 165 Dicean com' egliofferse il calamaro a Maron per finir quei pochi carmiche tronchi nell'Eneide restaro . 168 Già gli venian da Paro i ricchi marmiper fare unnobilissimo Museo d' uomini illustri sol di lettree d' armi ; 171 ma diCesare il caso indegnoe reoil qual con ventitre parteggianate caddeinnanzi alla statua di Pompeo174 ritirar fe le Muse spaventatee le coronede i privati allori si trasformaro in pubbliche celate . 177 Si dicechefuggendo i Senatorinon furo accompagnati pur da un caneanzi fin lischifaro i servitori . 180 Perocchèmentre si menar le manemolti per temas' empiro i calzonie colava per tutto l' Ambracane .[*] 183 Sol un corpo diguardia di Mosconi gli accompagnò mai sempree li difese da l' assaltoimportun de i calabroni . 186 Tosto ch' in Apollonia ciò s' inteseperch' unavelocissima feluca vi spedì Mecenate a le sue spese189 diconche Ottaviovolto a certo Ducaal corpo ( disse ) del Re Massinissache mi faranno uscirfuor della buca . 192 I traditorsenza occasion di rissaCesare han mortoe quelche più mi caleRoma ancor se ne stà balordae fissa . 195 Ahiportati si son ( o Diavol ) male ! Orsù datemi il giaccoe la mia spadamarecatemi prima l' orinale . 198 Mecenate mi scriveche la strada prenda delmarsol per fuggir gli agguatie che verso l' Italia me ne vada . 201 Dunquein sua compagnia tosto chiamati alcuni capitan di Fanterieamici già diCesaree soldati204 a Brindisi passò per l' ampie vie del mardove iTedeschi arditie fieri stavan divisi in venti compagnie . 207 Quì prima a iCapitaniindi a gli Alfieri donò tanto vin Corsoe tanto Grecoch' aciascun ne toccar trenta bicchieri . 210 Fatto poi sagrificioe tolto secoqualunque in guerra bravo era pur dianzi o rimaso stroppiatoo mezo cieco213 lieto imbarcossi con trecento Lanzisciolta prima una ciferasecondo chene scrive Lucan ne i suoi Romanzi216 la qual dicea : Va pur lietoegiocondoma ponti su le spalle un matarazzoche non ti schiacci il gran pesodel Mondo . 219 Fer quel viaggio in ver con gran solazzovedendosi per tuttocorteggiare da pescie far tra lor garae schiamazzo222 A guisachebramasser di montare su la Real d' Ottavioa cui portate avesser moltecommission dal mare ; 225 ma quelche le marittime brigate non prezzò maida giorni magri in fuorasol gustò del sapor di certe Orate . 228 Al fin unamattinache l' Aurora uscia dalle riviere arsee biscotte dell' Indo Martutta dolente fuora231 anzi spargendo lagrime dirotteper esserle a l'aprir della finestra caduta in mar la scuffia della notte234 giunsero aTerracinae a man destra sbarcarmentre gridava il Pianoe 'l Monte Benereversa dominatio vestra . 237 Correan le genti tutte allegree prontesol per veder del gran Cesare il Figliocon tanti bravi armato come un Conte .240 Nacque per questo in Roma alto bisbigliotanto piùche i parentied ifautori del Puttonon temendo alcun periglio243 con infinite gentieservitori eran giti a incontrarloe ci fur anco non so che travestiti Senatori. 246 Già non avea più Terracinae manco i convicinistalla alcunaetettoper tanta gentenè pan brunoo bianco . 249 Ed è cosa certissimain effettoch' appena due Pretorche giunser tardiebber mezza scodella dibrodetto . 252 Quando ecco Mecenate da gagliardi schiavi portatoe da i garzonde l' ostegiunsema veramente a passi tardi . 255 Perocchè alquanto glidolean le costeavendo ricevuto da un cavallo un par di calci nel mutar leposte . 258 E questo lo trattenne [se non fallo] tanto a venirsiccome ancorlo scusa negli epigrammi suoi Cornelio Gallo . 261 Fersi tra lor gran ceracome s' usa tra i cari amicie fu tosto recatae aperta in sala una valigiachiusa264 piena di doni in ver di gran portataun sajo neroe unaberretta finae due camicie bianche di bucata . 267 Arme non mica goffeo dadozzinaun stoccoche co i denti in più partite s' avea già rosa mezza laguaina270 due fionde fatte a lievae ben guarniteun pistolese a ruotaun giacco a fuocouna picca mancina fatta a vite . 273 Or queste Mecenateapoco a poco cacciate fuordonolle al degno erede di Cesarche ne fe granfestae gioco . 276 E subito gridò : Venga una sede per Mecenate miochemille Rome non pagherian la sua bontadee fede . 279 Posto dunque a sedercominciò come Cesar fu morto a dirch' a più d' un pajo per lo spavento s'arricciar le chiome . 282 Cimbro [disse] gli diè con una ravajoBruto con unaronca BologneseCassio con un coltel da macellajo . 285 Disse ancorcome unpezzo si difesepoi spiccò un salto a guisa di leone dal tronoe Cassio alprimo balzo il prese . 288 Ma mosse più del resto a compassione il sentirraccontarche i traditori rovinato gli avean tutto il giubbone . 291 Indinarròche molti Senatoriper la disposizion del testamento di Cesarfureletti a grandi onori . 294 Ma che pur di quei Padri era l' intentonon siparlasse più nè malnè bene del parricidioe fosse ogni odio spento . 297E perciò data avean Cretae Cirene di Macedonia in vecee di Soria a Brutoe a Cassio per tenerli in speme . 300 Così dicevaed era tuttavia Mecenateper dir fino a compieta ; ma Ottaviosotto vel di cortesia303 per man lopresee nella più secreta camera entraroe mandar su la portache non v'entrasse Istoricoo Poeta . 306 Perchè sta gente è quellache rapportapubblicae scrive ciòche vedee sente tanto più volentierquanto piùimporta . 309 Scusandosiche questo inconveniente vien da Naturache desiafar note le coseche rinchiuse ha nella mente . 312 Nè ritrovar rimedio vi sipuotesebben con qualche segnalata noja molti gli han tratto sangue dalle gote. 315 Come già il Protomedico Lanojache al volto d' un Poeta appor fe certounguento corrosivo da Pistoja . 318 Rimedio in ver troppo crudele al merto . Ahinon socome Apollo non si sdegna ch' a un Vate sia col ferro il viso aperto !321 Perchè 'l dir malcome Galeno insegnasi suol purgar con certa calamitail cui proprio è tirare a se le legna . 324 Anzi appresso i Chirurgi è cosatrita ch' ogni mordace lingua ha la sua vena arterialche ver le spalle addita. 327 Ond' èche tanti oggi l' Italia han piena Cavalier da la Querciaiodico quelliche portan la Medaglia sù la schiena . 330 Ma mentre io radoaltrui sul vivo i velliche deve Ottavioe Mecenate or fare là dentro ?forse arruotano i coltelli 333 per trinciar Cassioe Bruto scorticare ? Pursia che vuolnoiche stiam quì di fuorenon vuò che ci mettiamo aindovinare336 come fe dianzi un garrulo Scrittoreche sognandosi ber l'onda Aganippas' accorse poi benissimo al sapore339 ch' era la lavatura d'una trippa .

V I T A DI MECENATE

PARTE SECONDA .

ARGOMENTO .

Mentre si leva il Sole dà in freddure In Terracina MecenateeAugusto Apprestan l' armie le cavalcature E fan poi su duebrenne il bellimbusto Marcian ver Roma pieni d' alte cure Chedel mangiar non tolgon loro il gusto Giacchè si pappan quella cena riaChe lor dà il Vatee fugge in Librerìa . Già sopra un velocissimoAndaluzzo montato il Solscopriva il Monte Cornoe la Majella altissima d'Abruzzo . 3 E come quelch' è gran mastro del giornoposto al collo queldì s' avea il Tosoned' ardenti felcie bei focili adorno . 6 Con che l'Aurora suol l' escae 'l carbone accender sul mattin quando s' invia avanti ilSol portando il lanternone . 9 Dicoche per far bella compagnia Febo adOttavioera quel dì montato sopra quel buon caval d' Andaluzia . 12 E messesile calze di broccato d' oroalla barba degli altri pianetise ne venia pe 'lCiel tutto attillato . 15 Quando lieta Giunontranquilla Tetiuscir diTerracina i protettorianzi i due gran sostegni dei Poeti . 18 Andar Signoriandar cari Signorigridavano a le turme dei Cavallii polverosie fiacchiservitori . 21 E già per quegl' istessi usati calli quattr' ore innanzi ilcuoco era partito con carriaggie scimmiee pappagalli . 24 Venia il figlioldi Cesare vestito di negroma però sotto al sajone portava una corazza grossaun dito . 27 Sopra un morel di tutta perfezionesenz' alcun segnofuor ch'in una cossastampato il marchio avea di Gneo Carbone . 30 Ma quasi ilcavalcava a la disdossaperocchè la bardella senza stoppa gli faceva gliarcion premer sull' ossa . 33 Presso a lui sen venia sopra una zoppa chineaDon Mecenate di Porsennacon la cavezza attaccata alla groppa . 36 Se ben danullo ancor questo s' accennacome a tutti inforcato sia rimasto sopra laspaccatura della penna . 39 Sol par che 'l Quinzian ne tocchi un tastodoveavendo a parlar degli Spondei fa dei piè lunghie brevi una grancontr<asto> con dirche Mecenate quattroo sei volte ch' ei cavalcòquesta Chinealo fece sempre in grazia de i Trochei . 45 Or per cagion d'Ottavio ogn' un s' avea messo quel dì il mestissimo gabbanoe 'l beretton daluttoe la giornea . 48 Avanti a luimenate erano a mano due leggiadreBurelle della razza del Principediceandi Bisignano . 51 Con lo stocco all'arcionee con la mazzae da due copertine cottonate nascosta era la sellapaonazza . 54 Non potea Ottavio a tante ben tornate rispondere egli solondecon molti fe l' ufficio per lui Don Mecenate . 57 Fur poi la sera entro Velletriaccoltiquì mangiarquì dormirquì molti carte sigillaron la mandalsonno sciolti . 60 E di quel dì ci consumar tal partech' al bujo in Romaentrar ; Romache nacque dall' adulterioche commise Marte63 ch' in unfolto canneto in riva all' acquelontano da gli armentie dalla gente con lasorella del buon Lauso giacque . 66 Onde quella Città meritamente sempre ècresciuta poi col Capricornoch' ebbe nel suo natal per ascendente . 69 Dicoch' egli era già tramontato il giornoprimache' in Roma entrasser tantesquadreche Ottavio accompagnar nel suo ritorno . 72 Il qual fe seco a casadella madre Mecenate alloggiarper esser nottee Roma allor piena di genteladre . 75 Ivi cenar non da persone ghiottemezza libbra di carnee trentaolivee un insalata di cipolle cotte . 78 Appiano poi minutamente scrive quelche tra lui successee Marcantonioche cacciar mano a cose altercative . 81Ma nulla però dice in testimonio di Mecenateil quale un dì stizzatodissead Ottavio : al corpo del Demonio84 se costui non ti dà quelche lasciatoti ha il Padree che per sorte lo ritrovo soloe senz' arme pel mio vicinato87 portisi pur con se la stoppae l' ovo per far la cura a le feritech'io gli son per daree non ti paja novo . 90 Nono soggiunse Ottaviononper Diomilite mille volte gloriosonon voche alcun riscatti l' onor mio. 93 E però volentier statti in riposo ; che spero un giorno io sol con questebraccia domar la razza di Ercole peloso . 96 Ma quì forse qualcun per darmitaccia diràche quanto scrivo è vanoe finto ; ma di grazia seguir non glidispiaccia . 99 Quando la Maestà di Carlo Quinto Tunesi saccheggiò di Barberiae n' ebbe a forza il fier Tiranno spinto102 ne la Realma sparsa libreriaove i Ginnosofistiove i Bracmani servar già i libri della lor Magia105trovati alcuni elogj de i Romani [ Dico di queiche dier famosi esempj ] vifur da certi fabri Oltramontani108 ch' eran per farne bruttie sporchiscempjse 'l Marchese del Vastoche tenuto fu il Re de i galant' uomin diquei tempi111 subito non ci avesse provvedutodandone loro in forma dibaratto certe sue scarpe vecchie di velluto . 114 Questo era un libro miniatoe fatto di propria man d' Accilioallor liberto di Mecenatee ci era il suoritratto . 117 Ma non si ritrovava uom così esperto tra i libriche snodarquella scrittura sapessee far l' oscuro senso aperto . 120 non che mutato ilcorpoo la figura fosse a le lettre nòma sbigottiva l' intrigataeperpetua abbreviatura ; 123 perchè ogni lettra semplice serviva per sillabase ben d' altra maniera parche l' Arcidiacono le scriva . 126 Maacciò sen' abbia una perfettae vera notizia : ancorchè poco al fin c' importechescriviam quasi ogni sillaba intera129 vi dò un esempio . Un volea scriverCorte : questa voce bestialche nella rima meritamente ha per compagna Morte132 Giungeva al Cch' era la lettra primaun pò di codae ciò con grangiudizioed a la T due virgolette in cima : 135 la coda nella C facea l'offizio de la silla Core quei due segni sul capo al Tdell' altra eranoindizio . 138 E così già quei pellegrini ingegni scrissero abbreviandoe ciintricaro forse ancor qualche enigma in quei disegni ; 141 Perchèponendoqueste lettre a paro segnate con la codae con le orecchiela Corte avea laforma di somaro . 144 caratter degno in verdove si specchi chi corteggiandovivee non si striga da sì brutto mestierpria che s' invecchi . 147 Questadunque difficile fatiga con tanti segni abbreviatae mistapose molticervelli in molta briga . 150 Altri esser della scuola Trimegista opra diceaned altri un invenzione dannata di qualch' empio cabalista . 153 Ma poichè contant' uominie persone fu ricevuto in Roma Carlo invittoe fatto a sechiamar Messer Trifone ; 156 tosto innanzi a quel Re stando egli drittocontal facilità quel libro lessecome di propria man l' avesse scritto . 159ond' ei per questo in premio gli concesse di poter gir tutto infangatoebruttoe che alla filosofica vivesse . 162 Questo fu dunque il guiderdonee'l fruttoche Trifon n' ebbe ; pur gli restò in mano il libroche a tradurse 'l pose tutto . 165 e già di Mecenate e di Norbano tradotte ne vid' io leVite un giornoche a le sue stanze fui in Vaticano . 168 donde cavaiquandomi posi intorno a scriver questa Vitaalcune cose di autoritàper nonricever scorno . 171 Deh dunqueanime bellee virtuosenon vi dispiacciacreder quanto scrivose ben pajon materie favolose . 174 poichè AccilioLibertouom ch' era vivo quando le scrisseaffermache fa errore chi nonle credee che di senno è privo . 177 chiamando Mecenate per autore di quelmodo novel di abbreviaree non luiche ne fu puro scrittore . 180 Crediche i nostri oggi il sapesser fare ? Altissime cavezze Pegaseeche Diavololà sù state a badare183 che stringendo le gole iniquee ree degliassassin Poetior non punite i rubbati Episodje le Epopee ? 186 Ma se aqueste invisibili infinite materie corronqual famelica Orsa al flavo meleala matura vite189 che crediamche facessero a una borsa piena di scudi ?Orsù mentre in effetto la causa de sti ladri è quì discorsa192 ciascuntenga le man su 'l fazzoletto .

V I T A DI MECENATE

PARTE TERZA .

ARGOMENTO .

In segno di amistade un' anticaglia Del morto Zio diè Augusto aMecenate . Ambo pigliaron poscia e stoccoe maglia Per reprimerdi Antonio le bravate ; Modena vide la feral battaglia ; Sudaronl' uova e preparar chiarate ; Il nostro Eroe nel braccio fu ferito Maper grazia del Cielo ora è guarito . Io non ho mai per burlanè da verodannato il modo del rubbarche ha fatto Virgilio da Teocritoe da Omero .3 perchè egli a guisa d' uom nei furti adattosol tolto avria due pezze a lelor vestema nonche li lasciasse nudi affatto . 6 e se ben eran di altrofil contesteei le copriva di stame Romanotalchè di quelle diventavanqueste . 9 poi dato all' agoe al fil tosto di manocon certo nobilissimopudore ci andava racconciando il suo gabbano . 12 talchè le pezzecheapparian di fuorecotanta somiglianza avean col restoche fin si ci gabbavail proprio autore . 15 Questo rappezzamentodice il testoche moltigiudicaro traduzione . giudizio veramente da capestro ! 18 che chi non sach'è pura imitazionema da lui con più pompae più grandezza di stilrecata nel Latin sermone ? 21 anzi quelche in altrui sembra mondezzain luidiviene or fintanto il puliscemeschiando il gravee la piacevolezza . 24Ma questa imitazionperchè finisce sol col dilettoe poco utile apporta almondoche piu questo amae gradisce27 il Vallache già fu personaaccortaper ornamento sol parche la mettacome si usano i fior sopra latorta . 30 Sol dunque l' imitar qualche perfetta azion del liberal secol vetustodegn' èche gli si faccia di berretta . 33 come il mandar di ricchi donionusto l' amicoo 'l familiarche hai sempre accantoChe così fece ilgeneroso Augusto36 allorche avendo a mettersi all' incanto l' arche delmorto Cesaree gli armarjdalla Milizia sì lodatoe pianto . 39 che priane trasse i dotti Comentarje a Mecenate ne fe largo donoche poscia iconservò da gli empj avari . 42 Quindi èche tanto i Posteri gli sono tenuticome a quel ch' è stato scalache 'l Mondo è bravo in armee a scriverbuono . 45 Inoltre gli donò per pompae galacome uomch' era in donarlargoe profusoun par di calze con la martingala48 che Cesare fu ilprimo a porle in usoperocchè avanti a lui non costumaro quei sempliciotti distoppar là giuso . 51 Ma egliquando fe quel gran riparo dal monte d' Iuraal lago di Genevache i Svizzeri passarlo in van tentaro54 perchè isoldati suoi tutti vedevasecondo l' uso aver le calze aperteche allacamicia fuor si conosceva57 e su 'l ripar le travi aguzzeed erteminacciavan periglio a i difensoriche vi scorreano a natiche scoperte60tosto a Roma spedì quattro Oratoriche a nome suo trattasser col Senato d'ingombrar per sei dì tutti i sartori63 a farsecondo che essi avean recatola formatante martingalee tanteche servir sen potesse ogni soldato . 66Lodar quei Padri assai quell' elegante foggia di guardanatichee in un trattofero spedir negozio sì importante . 69 Anziacciò più restasse soddisfattover Provenza inviar non so che balle di stringhe di durissimo cerviatto72che a posta fatte fur per allaccialle . Or quando in campo giunser tante cassedi martingale rosseazzurree gialle75 Cesar le calze subito si trassee vi cucì la sua ; poi fu partito il resto a i Capitan di classe in classe . 78Scrivonche quell' esercito fornito di tante martingalene divenne sì bravoche toccava il Ciel col dito . 81 Fra gli archi dunquee gli elmi pien dipennee gli stocchie le mazzee le celatecon che quel gran Roman sìillustre venne84 stavan le calze soprannominatereliquie militar nellasuperba guardaroba di Cesare appiccate . 87 Levolle Ottavioe disse : or le tiserba in memoria di luiche nell' Egitto Cleopatra legò tra i fiorie l'erba ; 90 che a te le donoMecenate invittoinvitto dicoomai contra ogniacuto ordignoche a ferir sia prontoe dritto . 93 Già il desiato tempo eravenutoche in Roma si facevan celebrare gli onorati spettacoli di Bruto96con tanta splendidezza nel donaree tanta cortesiache ci fur molti plebeiche incominciarono a gridare ; 99 Viva Bruto il Magnanimoche tolti n' hadalle man del pubblico Tirannoe dal giogo servil liberie sciolti . 102Viva ; e 'l Senato gli decreti ogni anno a quel Tirannicida suo coltello unaguaina pubblica di panno : 105 anzi in memoria d' atto così bellosi sospendanel Tempioe gli s' indori la manica di fuor tutta d' orpello . 108 Ecrescendo ognor più questi rumoritosto colà si trasse Mecenate con alcuniaderentie servitori111 e a dare incominciò brutte ceffate ; fra gli altria un certo Quinto Nebuloneche a gridar sollevava le brigate114 si lassògir con sì fatto sgrugnoneche gli cacciò nel gozzo la parola con forseundeci denti sdrucciolone . 117 Briccondicendoor godie ti consolachea mensa ti sarà di gran vantaggio L' aver i denti fin giù per la gola . 120Indi per forza cacciò gli occhi a un paggio di Cassioe sen gì l' acqua giùpel fiumeche 'l gridar per altrui non è da saggio . 123 se ben tenuto fuvillan costumeche almen dir gli dovevaBuona seracome usa dirchismorza ultimo il lume . 126 Basta : il rumor quietossi di manierache ipercussor di Cesar vider quanto fa grand' errorchi nella Plebe spera . 129 Orstandosi così tra risoe pianto Romache era usa ad esser ubbeditaun pòche gli occhi rivolgeva in canto ; 132 fece dar ne i tamburie fu bandita laguerra contro Antonioche a dispetto del Senato avea Modena assalita . 135 eDecio ivi assediatoe così strettoche per la fame a tutti omai pareva unsardellonche avesse il corsaletto . 138 Sol dunque a far soldati si attendevanè più s' udian per Roma o bajeo scherzima un gridar serra serraunlieva lieva141 con tanto ardirche quasi i quattro terzi del popolo passatoera alla banca con le belle bracciate de i sesterzj : 144 anzi una pagaanticipatae franca fu loro data . Ahi povera milizia d' Italia oggi sì vilsì abbiettae manca ! 147 Tu pur dietro alla barbara avarizia passi oltre a imonti a far del nuovoe fresco tuo sangue per tre scudi ampia dovizia150nè miriche lo Svizzeroe 'l Tedescopiù di te saggiopria contaebilancia l' argentoe l' or sopra il bisunto desco153 poi sbuca fuor con l'affumata lancia dall' aspra tana altier d' una ventina di scudiparte in pagae parte in mancia . 156 Così si è fatta d' or quasi Argentina ; cosìmantien la Svizzera Lucerna il lume dell' antica disciplina . 159 E tu rivoltain poveretta sbernaa Casa di tornar non prendi a sdegno con la cannuccia inman quando più verna ; 162 Là dove a pena giunta fai disegnoper rivestirtiliberar quei campiche al tuo partir altrui lasciasti in pegno . 165 nètemi il finnè di vergogna avvampi ! Ma i Consoli già son montati in sellaper farche Decio dall' assedio scampi . 168 Pansa porta dinanzi una rotellae sulle spalle un gran spiedo da porcied Ircio un Corsesconee una Randella: 171 ambo con barba rasae crini scorcied ambo con le vesti consolarimaquella d' Ircio un po rosa da i sorci174 Or non avendo esercito del pari divalornè di numero a i nemiciPansa sen gì a Bologna a far denari177 efatte col favor di molti amici due legionima in ver non molto degnee quelche è peggiocon maligni auspici180 verso Modena alzò le ardite insegneed ei con le bisacce sul cavalloche di torzuti cavoli avea pregne183marciava innanzi con molto intervallo per gir la sera a tempo a farli a cena ;Ma gli parran mal cottis' io non fallo . 186 perocchè Antonio ciò sentitoappena mille guerrier fra una palude ascosei quai di scapricciarsi erano invena . 189 Con queiche dianzi avea per vie fangosea far scorta al collegaIrcio mandatoscelte le miglior genti e più stizzose192 col Conte Carsuleoquel gran soldatoquelche nella giornata di Tessaglia uccise un fante apiè mez' ammalato . 195 or Pansache non pensa alla battagliama di fare unmortar di salsa fina da intinger l' ingroppata vettovaglia . 198 già la foltapalude avea vicinaquando scappar ne vide mill' elmettiche d' altrettanticapi eran guaina201 e vide mille perticoni eretticom' usan quelle gentiaffumicateche scopano i trombon de i nostri tetti . 204 Ma eiche ben percento cervellate avea cervelloun pò fermò gli sproniper aspettar le duelegioni armate . 207 che giunte : Olà Signor Commilitonidisseavvertiamperchè da quei pantani escon con lance a schiera i ranocchioni . 210 certo sonqueiche in Licia eran villanipoi ranocchi si ferperchè turbaro l'acqua alla Dea coi piedie con le mani . 213 Deh mirate di graziacome ilchiaro lor ventreopposto al Sol pare un cristallooper dir megliounvestitel d' acciaro ! 216 Ma chi in malora gli ha posti a cavalloed a cheeffetto romperci la strada ? Orsu vediam non por la mira in fallo : 219 diamdentro dunquee vada come vadache se questi son uominio ranocchilalancia ne fia giudicee la spada . 222 Diam dunque dentroperchè appenatocchi spero vederli dar la schiena in terra ; giacchè a rovescio portano iginocchi . 225 E così dettoil duro spiedo afferrae con l' ardire a untempoe con la mano mostròche gran maestro era di guerra . 228 provarfacendo a queiche stese al pianoche di ciascun quà giù mortal dolore ilmorire infilzato era i decano . 231 E certo egli quel dì n' avea l' onoresele foglie rimaste per sciagura dalle bisacce colle cime fuore234 non avesserchiamato a la pastura i cavai de i nemiciche a quei cavoli correvan tutti aguisa di congiura . 237 Non fate al nome di cento diavoliGridava Pansagitealtrove a pascereche malanno aggia l' alma dei vostri avoli . 240 Tapini voise m' incomincio a irascere : tornate in dietroo ch' io vi fo i più gramiRanocchiche sian mai natio per nascere . 243 Ma quei guerrierche siteneano infami di non torsi dal volto il vituperiod' esser chiamatiranocchion dagli ami246 gl' incominciar sul capo il battisteriomentreattendean le bestie a pasturarecon gran vergogna del Romano Imperio : 249 Egià storditogli eran per scappare fuor delle staffe le pianelle rosseeapria la bocca e non potea parlare : 252 ma da man dei nemici lo riscosseCarsuleoche vi corse a dargli ajutoe gli ristrinse su gli arcion le cosse. 255 S' era del par gran pezza combattutoquando vista piegata la bandiera diPansae 'l Conte Carsuleo caduto ; 258 sentita fu l' Antoniana schiera gridarVittoria ; ma pian pian di grazia : la vita il finee il dì loda la sera .261 La mensa dopo pasto si ringrazia ; ancor non era entrata la Pretoria squadrain battaglianon che fosse sazia ; 264 la qual per testimonio dell' istoriaurtò nel vincitor con tanto ardireche rincular fe indietro la Vittoria : 267nè per quel giorno osò più comparirefin che non vide rottae fracassataquella schiera fortissima perire . 270 E Pansa ricevuta una stoccataove l'usbergo è giunto con gli arnesid' altro imbrattò la sellache d' agliata. 273 Così molti fur mortie pochi presie fra gli altri prigion furontrecento cinquantasette giovan Bolognesi276 che fuor della battaglia asalvamento si stavan ritirati all' ombre opachee al volto si venian facendovento . 279 Si legge in quel trattato delle brache di Publio Petoe dovePlinio scrive il modo d' ingrossar le pastinache282 che queste genti furlasciate viveper caricarle di nemiche spogliee così in campo le menarcattive . 285 Ma mentre ogni vil preda si raccogliele some trapassar troppoil doverenè ci ebber pure un piumacciuol di foglie . 288 anzi ogni Capitanoed ogni Alfiere quel dì trattato fu da Dromedarioche usa portar la somae 'l mulattiere . 291 Onde fer voto alzar di marmo Pariose sane riportavanole pelliqualche memoria al gran Giove asinario294 il che ottenutoafuria di martelligiunti a Bolognaper pagare il votola torre edificar degli Asinelli . 297 Ferito Pansae omai di sangue votoanche egli in fuga alfin voltò la brigliabenchè alla piaga fe gran danno il moto . 300 e se benebber dietro un parapiglia Teneteloche già cadee non cadebasta ildestrier mertò doppia caniglia303 La fama in tantoche accorciò le stradefu prima ellache ad Ircio diè l' avviso delle legion tagliate a fil dispade . 306 il qualfatto chiamare all' improviso Ottavioche per ordin delSenatonon s' era mai da i Consoli diviso309 disse : A noi toccagiovaneonorato rimondar questa pera orche avem spiache il vincitor senza temer d'aguato312 avendo rotto tanta fanteriae 'l valor nostro non prezzando puntotutto allegro sen vien per dritta via : 315 Anzi con un confuso contrapuntocantando quel Sonetto del PetrarcaSatti buon la cipolla col pan unto . 318dunque imboschiancie diamogli una carca sì fattache al passar cotanteuccise gentifaccian crollar l' Infernal barca . 321 Sì potran poi nellecampagne Elise l' alme dianzi de i nostri andar cantando : Se Africa pianseItalia non ne rise . 324 E così dettoe nulla dimorandosen giro adimboscar fra certe valliil passar de i nemici ivi aspettando . 327 ove poigiunti per diversi callisubito Ottavio sbucò loro addosso con sì crudeltempesta di cavalli330 che la vanguardiaancorchè numer grosso d' uominid' armee di cavai leggieritutta si rovesciò nel vicin fosso . 333 Glialtri temendo incontri così fieritosto raccomandar la lor salute alle fedelcalcagna de i destrieri . 336 e fecer ben : perchè talor le acute lance danmorteed al parer dei savila vita è una bellissima virtute . 339 allabarba de i Turchi e degli Schiaviche per natura timidie codardi vanno afarsi ammazzar per parer bravi . 342 Quel giornoessendo sotto gli stendardidi Ottavio il Cavalier Don Mecenatetra i primi Capitanie più gagliardi345 poichè cento persone ebbe stroppiateed a cento altre forato la panciae cento alfane a terra rovesciate[*] 348 riportò in campoe non fu migacianciadue dei miglior guerriere dei più forti ambo infilzati in unastessa lancia ; 351 che i meschinnon essendo ancora mortivenivanmaneggiando or gambeor bracciae si dolean tra lor delle lor sorti . 354 Ormentre i vincitor davan la caccia a i vintia cui fortuna empia e ritrosa aveavoltato la matrigna faccia357 i prigionche vedean quasi ogni cosa gir inruinaposta giù la somaver Bolona truccar per la calcosa . 360 il che fucausache abbattuta e doma la superbia di Antoniosi facesse l' accordo poitanto dannoso a Roma . 363 Ma non si eran le spade ancor rimesseche Mecenatead infilzare il resto tornandoci patì qualche interesse : 366 perocchè l'elmo gli fu rottoe pestoe foratogli un braccio da una polza con viso senpartì grinzoed agresto . 369 Così gira fortuna e fuggee stolza ! Bastache si fe in Modena curareed in casa alloggiò del Signor Molza . 372 a cuidivenne poi sì familiareche in Roma gl' impetrò molte esenzionie nellelettre gli scrivea Compare . 375 Aveano i Molzi allor presso a i Rangoni leantiche case loroe vi si giva per certe scale vecchie di mattoni . 378 Quivicontinuamente il dì veniva a visitarlo quasi a concorrenza chiunque letteratoallor fioriva : 381 anzi fin dalla nobile Vicenzavi venne quel Grammaticoeccellenteche fe fra Guttae Stilla differenza . 384 Guarito Mecenateegià possente a poter far viaggiouna mattina quella Città gli fece un belpresente : 387 quindici libre di salsiccia finauna rotella tutta lavorata diuna manifatura pellegrina . 390 su la qual con piacer della brigatasi vedeala profondae larga istoria del già Potta di Modena intagliata . 393 Ma ildonch' egli ebbe per sempre in memoriae che sen valsechecom' uon dicorte poco temea l' autorità Censoria ; 396 fu in una cassa ben serrataefortefra molt' alga marinaintorno a cento maschere Modenesi di più sorte399 di che soddisfattissimoe contentotornando a Romafece aggiungerpoi la barba a moltech' eran senza mento . 402 Scrivon che più di un giornoe più di doiper veder quelle maschere di gessodurò la calca de gliamici suoi ; 405 ond' io non sò perchè con gli altri appresso chiari inventordi qualche bel mistieroda Polidor Virgilio ei non sia messo : 408 perocchè (a dir quel poverel del vero ) si trova per scritture di molt' annicheMecenate in Roma fu il primiero411 che v' introdusse il mascherar da zanni .

V I T A DI MECENATE

PARTE QUARTA .

ARGOMENTO .

OttavioAntonioe Lepido fan pace ; Poi si spassano in Roma atagliar teste : Ma perchè Bruto in arme a lor non piace Glidanno addossoed egli è nelle peste . Mecenate si mostra uomo capaceIn ogni affare sìche il credereste Pieno di sennoe pur ei guidamale ; E il suo getta ai Poeti lo stivale . Se fin sul mar là dietroal Paradiso Terrestredove il Sole ogni mattina Le man si lavae 'lsonnacchioso viso ; 3 se fin dove la Sera poi declinacacciatosi di capo laberrettaa dar la buona notte alla marina6 e se per dove il dì corre astaffettasgozzato dalla setee pien di scorno di aver rotto per strada lafiaschetta ; 9 dicoche se girai cercando intornoper dir in tre brevissimeparolel' Orientel' Occasoe 'l Mezzo giorno12 Non troveraiperquanto gira il Solefra i popoli propinquie fra i lontanie sia pur qualnazione esser si vuole15 genteche omai con più maturie sani giudizjabbia i negozj suoi trattatiche fer quegli accortissimi Romani . 18 Perchèper fin nel por nome a i casati non si mosser giamai senza ragionecome vediamne i Lentulie Torquati21 Anzi quel severissimo Catoneche censurandoil Mondo avea riduttoche non ardiva pur far colazione . 24 fino a CajoMecenateessendo puttomutò il nomee 'l chiamò Cajo Malchino perchègiva discioltoe scinto tutto ; 27 Recando questo nome pellegrino dal Grecocome in un sermon d' Orazio dottamente discorre il buon Lambino : 30 Ma poicresciuto il puttoe non mai sazio di aver gente di pezza a cenar secoe nonbastava dirgliIo vi ringrazio : 33 che a forza dentro al liberal suo specoper la toga tirava le brigatedicendo : Io vòche voi cenate meco . 36 Perquel suo tanto dir : Meco cenate formandovi una sincope bastardaRomail chiamò poi sempre Mecenate . 39 Ma torniamo all' istoriache sol guarda l'azione i tempie le dà nojae tediose troppo fuor di strada siritarda : 42 Levato che fu a Modena l' assedioe Decio divenuto un zer viazeroche quando vuol dir malnon ci è remedio45 LepidoAntonioeOttavio a un tratto fero pace tra loroe senza contenzione uniti in Romaentrar con viso fiero ; 48 ove fer poi sì orribile occisioneche per ognicontrada si vedea far coi capi degli uomini al pallone ; 51 Nè contra l' iralor malvagiae rea giovar nè sepolturenè cloachedove qualche meschinsi nascondea . 54 Lucrezio il sàche vivoe senza brache fu d' un umidatomba tratto fuoriche l' avean mezzo roso le lumache . 57 Solo fra tantistrepitie rumori la vita ottenne in don Marco Serpillo che fe quel beltrattato de i sapori . 60 Mecenate lo chiesee a lui sortillo Ottaviotantopiùch' era eccellente nel giocoche si chiama Toccatillo . 63 Stancaenon sazia ancor l' empia lor mentegiunser gli avvisicome messo insiemeBruto aveva un esercito possente . 66 alla cui nuovaa guisa di chi temeLepido si fe smortoe torse il colloche parea proprio una zucca dal seme .69 Ciò visto Ottavioe volto a Quinto FrolloCostuidissesi muormettil di grazia nell' aceto rosato un poco a mollo . 72 In tanto avendo giàper la Dalmazia con tre legion Turpilio innanzi spinto( Turpilioche alledonne era in disgrazia) e con tutto l' esercito distinto marciava dopo informa di battagliadi armie di ricche vesti ornatoe cinto78 sopra unbajo corsier coperto a maglia sol per affrontar Brutoe far di nuovo del buonsangue Latin correr Tessaglia . 81 benchè in Appian tutto il contrario trovocioèche avea la febree giva scarco di armie che appena avria succhiatoun uovo . 84 Ma non dice ei perònè men Plutarconè TranquillonèTacitonè Festonè gli altriche or per brevità gli varco87 cheMecenate mai gisse con questo vittorioso esercito Romano oltre le due fortezzeAbidoe Sesto . 90 Con tutto ciò Lattanzio Firmianomosso e fondato sull'autoritate di Cajo Plinioe d' Albio Albinovano[*] 93 scriveche in questaguerra Mecenate con un Roncon da siepeandava innanti sfrattandosi da torno lebrigate ; 96 che resse intiera una legion di fanti e in tutta quella guerra egliintervennee sfidò Brutoe gli tirò coi guanti99 Quel dìche poi d'un colpo di bipenne partì la testae diè gli ultimi guai a Tullio Cimbroche affrontar lo venne . 102 benchè egli prima l' ammonisse assaicon dirgli: avverti benviso di favache s' io ti ammazzote ne pentirai . 105perocchè Mecenate non usava Uccider uom di qualsivoglia sortesenza priadirglise si contentava . 108 E così l' ammazzava o piano o fortesecondo ipattiche facean tra loros' intendea calcolato con la morte ; 111 tal ch'essi non patiano altro martorofuor ch' essere ammazzati da un Poetache eraun morir civilee con decoro . 114 se ben più facil cosae più quietaparve a Licambe un canape nodoso per sonar de i suoi giorni la Compieta . 117 Miha mostro poscia il molto virtuoso Anton de Ricci nobile scolaro in un comentoantico di Beroso120 che Mecenatequando poi tornaro i vincitor ver Romafu veduto cavalcar con Augusto a paro a paro : 123 e che avea in dosso il sajodi velluto di Cimbroe la celata coi pennacchi di Cassioe la manopola diBruto126 che fra tanti LatinGrecie Morlacchi di lui non era il piùgentil soldatonèche avesse i più nobili mustacchi . 129 Fu nell' entrardi Roma salutato dal sempre venerabile Pisoneche gli offerse se stessoe 'lsuo casato ; 132 il che fer parimente in processione tutti i Lentulie i Fabjche nel fiume non entrar dell' arguto Culeone135 ch' esserdiceafuordel Roman costumel' offerir ad un sol tanti minutiche bastava la specie diun legume . 138 Or essendo i tre Satrapi venuti a divider fra lor questa grantorta del Mondoove i boccon son conosciuti141 senza altrimente oprarcoltelloo stortaciascuno in mano il pezzo suo pigliossesebben la lineanel partir gì torta144 onde Lepido fuche pria si mosse per rubbar unboccon delle altrui parte : ma ci lasciò li dentie ci si cosse : 147 Nellacui brigaperchè rotto a Marte fu l' elmoonde portar glielo convenne aVulcanche era mastro di quell' arte . 150 finchè egli alla bottega se lotenne (Che 'l tenne un pezzo per la sua mercede) la bella Europa guerra nonsostenne : 153 E Mecenate anch' ei perciò si diede all' ozioalla quieteeal banchettare con certi amici della buona fede156 quasi Poeti tuttia cuisuol dare il Ciel liberalissima dispensa di non aver mai roba da sguazzare . 159Ma con questa occasion di essere a mensame ne girò toccando qualche tastodel viver suo migliorche altri non pensa . 162 ei di natura fu di poco pastoma il poco il volea buonoe ben conditonon crudoe men dal fuoco moltoguasto . 165 Mai trovato non fu senza appetitonè seppe maiche fosseindigestione ; l' arrosto molto amòma più il bollito . 168 Ecco se avantigli venia un capponeper procedere in ciò magistralmenteei gli spogliavasubito il giubbone . 171 dove facea veder minutamente l' epidermoil panniculoe la cuteda Notomista praticoe valente . 174 Prese poi quelle pelliedinvolute in certo saporettoil qual veniva per l' Ocean di là da Calicute177 soavemente la sua bocca aprivae subito con dir passae trapassae perartee per parte le inghiottiva . 180 Mai non usò d' inverno carne grassatanto gli dispiacevan quei ditali di sevoche pel gel si stringee ammassa .183 poichè alla barba de i nostri spedalinon eran anco a mensa de i Romanicomparse le forchette artificiali . 186 Di raro a pranzo si finia tre paniegli dava la vita un piatto opimo di raviuoli in brodo di Fagiani . 189 Beveapieno un bicchier da sommo ad imo tre volte a pasto ; il primo era vin mondol' altro senz' acquae 'l terzo come il primo . quinci rivolto con parlargiocondo solea dir agli amici : or quale ingegno non fe diserto un calicefecondo ? 195 Tutti allor rispondeanquasi ad un segno : ergo bibamuscon allegro visoe giva attorno un anfora di legno198 recata quivi conprudente avvisoperchè i Poeti in quel furor di vino avrebbero spezzato atutti il viso . 201 Quì cantò sulla lira il Venusino : O nata mecoessendo in Consolato Mallio ; col resto in grazia di Corvino . 204Nè essendo ancor da tavola levatoche per l' orecchie avviticchiatee sodetenendo il vaso verso il Cielo alzato207 compose ancor quell' altra gentillode : DoveBaccomi portior che son pieno del tuo liquoreecanto l' altrui lode ? 210 Così vivean quei fortunati appienofinchècolme di vin le fauci interne si versavano il resto giù pel seno : 213 anzi letazze Massichee Falerne li riduceano a talche parea a tuttiche unalucerna fosse due lucerne . 216 Al fin le Torte cotte ne i distrutti chiudean laricca mensaperchè a raridagli Umanisti in fuorpiaceano i frutti . 219Scrive Plinioove tratta degli avariche logrò Mecenatein far le spese ai Poetiuna barca di denari ; 222 e che aspramente un Venerdì contese colproprio Cuoco ; anzi di più si trovache poco ci mancòche non l' appese ;225 perch' ei non volle l' ostinato in prova far quel giorno a Virgilio imaccheroniche per capriccio suo non mangiava ova . 228 Cotanto egli onoròsempre i Maroni ! Nè comportòche in Corte sua giammai i lauri fosser rosida i castroni . 231 Vario Poetach' era ricco assaiperchè accettar nonvolle una collanadi essergli mai più amico ebbe dei guai . 234 così giànon feci io quando in Toscana l' altr' jer mi regalò d' un simil dono MadamaSerenissima Cristiana ; 237 che l' accettai come uomche inver non sono piùpratico che tantoe per decoro la porto al colloe parmi aver del buono .240 ma qual altro più riccoo bel tesoro nascer potea dalla Real Lorenasefin suona il bel nome Arena di oro ? 243 Oh quante volte Mecenate appena luogoebbe a mensa ! tanto era il favore de i dottiche sedean con esso a cena ! 246Oh quante volte dalle dita fuore traendosi l' anelche avea di or fino(segno di Cavaliereo Senatore ) 249 lo lasciò in pegno a un oste suo vicinoper Quinto Orazio Flaccoche perduto avea giocando coi compagni il vino ! 252Mai fuor di casa uscir non fu veduto senza una mandra di Poeti intornociascun( la sua mercè ) grassoe lanuto ; 255 Talchè per Roma ogni cantinaefornoal passar di sì dotta compagniagli s' inchinavae davagli il buongiorno . 258 Dice Salustioch' ei tenendo spia per tutta Italiasapea qualie quanti facevan profession di Poesia ; 261 e che a ciascun di lor ne l'Ognissanti mandavain vece di tributo e donouna fiasco di Trebbianoe unpar di guanti . 264 Quasi volendo dirche 'l dottoe buono Omer bevendospessoe poetandogiunsedove altri mai giunti non sono . 267 Si faceasempre da un Libertoquando mangiavai fatti recitar di Achilleper porglia paragon con quei di Orlando : 270 e fu sentito mille volte e mille dirsospirando : Ahi tu che là sù tuonie quà giù mandi folgorie faville273 che non mandasti a un tempo tai bravoni ? Oh che fora piacer stato a vedellisotto Troja attaccati a mostaccioni ! 276 Non sol si dilettò de i libri bellie di udir quei pasciuti suoi Poeti cantarcome le allodolee i fanelli ; 279ma compose ei così leggiadrie lieti versiche quando giunsero in Parnasole Muse i fer passar sopra i tappeti . 282 Nondimen l' eccellenza del suo nasosolo il Tragico stil si avea propostoonde n' ebbe a seguir . . . . . .sentite il caso ! quando la Circech' egli avea compostonobil Tragedia incinque atti divisafu recitataper ferrare Agosto288 tanti si pisciarsotto dalle risae tanti pianser poi l' altrui ruinache non potè finirsi anulla guisa . 291 Perocchè ad innondar si fu vicina Romacotanto il Tebro eracresciutoper la pioggia del piantoe della urina . 294 Quantunque il Laziotuttoche venuto era a veder questi Romani spassifosse fuor delle porteritenuto ; 297 Ond' ebbe Augusto a dir : Se mai più fassi o ComediaoTragedia di costuifate Roma allargar tre mila passi . 300 Questa sì grandeiperboledi cui si sia non sol' istorico secreto la scrivee me la dàper cosa altrui . 303 onde non è miracolse 'l Mureto non la vide giammainè forse manco ( Dio gli dia pace ) il Cardinal Sirleto . 306 Io trovo innoltrein un mio libro biancoove son di Pittagorae di Archita i versiche giàfer cantando in banco309 scritta in forma di epitomi la vita di Augustoeciòche scrisse a Mecenatein quella lettra sua così forbita . 312 ove concerte voci profumate l' Idol lo chiama della politezzaanzi il model dellecose attillate . 315 Nè Romaallor ch' era in suprema altezzatanto mai sivantòperchè guidava questo Mondo asinon per la cavezza318 quanto delmodo del vestir che usava questo giovan leggiadroche ogni mane con certepianellette a scaccafava321 e con le sue braghesse Venezianecon giubbonfatto a scacchi ed a rosette giva a impetrar da Augusto a i dotti il pane . 324portando poi le vesti così netteche dai Padri Coscritti fu chiamato il grandissipator delle scopette . 327 Diconche un dì trovandosi macchiato il sajone pigliò tanta passioneche certo era per dar nel disperato330 seOttavio non facea risoluzione di mandargli Boezio fin in casacon quel suolibro de consolatione . 333 Vi è gran contrasto s' ei portava rasa labarbao lungas' era rossao nera : ma l' ultima ai Grammatici è rimasa :336 Senecae Svetonio diconch' era di un colorche tirava nel carfagnoma questa opinion non s' ha per vera ; 339 perchè Jandone Olimpiodoro ilMagnonella question centesima seconda narranoe dicon di pel di castagno .342 Ma questo non mi parche corrisponda con quel ( voi m' intendete ) dehonestatedove al fermo si tienche fosse bionda : 345 anzi perciò sidiceche l' Abatee Scoto nell' uscir giù delle scuole si dier mentiteefero alle sassate . 348 E questeche io vi conto non son folee se nol dicongli altriavvien perchè io dico le cosee gli altri le parole . 351 Eibisogna trattar con mastro Oblioche ha la stampa Letea d' Elogj pienachil' altrui vite ha di narrar desio . 354 E ci vuole un buon mezzo a corlo in venacome sarebbe a dir Monna Invenzioneche gli caccia i concetti dalla schiena: 357 ma costeiche a pochissime persone si degnae che non vuolche le sifaccia intorno da certi uomini il buffone360 già di lontan mi accennacheio mi tacciafinchè altrove a proportela più bella chiamata se ne và conmiglior accia . 363 Ben promette tornar priache di sella giù smonti il Sol afar lietoe giojoso il fin de sta mia istorica Novella . 366 Ed io le offroall' incontro un prezioso esordioonde ne porti il capo ornatoe di piùfarle un abito pomposo 369 di un bel drappo elegantee figurato .

V I T A DI MECENATE

PARTE QUINTA .

ARGOMENTO .

O Cicisbeidi quanto mal cagione In ogni etade fostein ogni loco! La vostra tresca fe d' Ilio un carbone E or minaccia a Perugiaun brutto gioco ; Perchè di Cleopatra il civettone DiventaAntonio ; Fulvia sputa foco La guerra accendee sono troppo braviDel Poeta i degnissimi Proavi . Or poichè il vostro Cittadinoe Vatedeve di voi cantar le alte ruinein questo elogio suo di Mecenate3 superbemurache tra dure spine sepolto aveste il vincitore del Mondoche vi tornòsì bellee pellegrine6 se nel fil della Istoria io non rispondo talor colveroo che la debil vena mi mancao che non tocco appunto il fondo9piacciavi in cortesianon già per penama sol per farmi motto leggermentedarmi di un vostro sasso nella schiena . 12 Sapete benche io non vi fuipresentecome voinè in concretonè in astrattosicchè tener potessiil tutto a mente . 15 Già tornato l' esercitoe già fatto per la Vittoriaaltieroe temerariochiedea per forzaquanto era di patto . 18 cioè leterre in predache nel vario gioco di Marte a lui furon promessee ne aveasulle spade l' inventario . 21 Vedeansi in tanto uscir da quelle istesse cittàle gentie tragittarsi a Romale povere bagaglie insieme messe . 24 vedeasiil padre scalzoe colla chioma sparsala madre dietro all' asinelloe ibambinche dormian sopra la soma ; 27 che per raddirizzarla avean da quellocanto più lieve aggiunto le gallinee 'l gattoch' era chiuso in uncrivello . 30 Poi giunte a Roma squallidee meschine givan gridando : Oimè cisi fa torto contra le umane leggie le divine ! 33 che non siam miga noi colorche han morto Cesarche meritiam pena sì rianè dato a Bruto abbiampassaggioo porto . 36 Così a quanti incontravan per la via uomin digravitadeo di maneggiochiedean mercègridando tuttavia . 39 E ci fu unMarco Querulo da Reggioche abbracciò Mecenate ne i ginocchie non volealasciarloch' era peggio42 Pietàdicendoalmen di noi ti tocchiesposti alle rapinealle vergogne ; Deh cacciati due lagrime dagli occhi ! 45Ed egli : in van ciòpaesanoagogneperchè io non piango maise perventura non mi schiaccio su gli occhi le scalogne . 48 Piangi dunque da te latua sciagurache io non me ne dilettoe te le buttee meco perdi il tempoe la fattura . 51 L' esercito fra tanto avea ridutte le cose ad una apertasedizionee minacciava con parole brutte . 54 vedendo intorno alladistribuzione delle Cittadi Ottavio ir lentoe tardoquasi avesse a queimiser compassione ; 57 E crescendo il furor senza riguardoNonioche aOttavio volea far la scusafu battuto da lor più finche un lardo . 60 maal fin quella terribilee confusa militar sedizione ebbe il suo intento ; cheove è la forzala ragion non si usa . 63 Pur di queiche predaron Beneventostreghe ne diventar la maggior partebenchè alcun dicache non furtrecento . 66 Fra diciotto Città fur dunque sparte quell' empie schierediche il popol lieto di RomaOttavio ringrazionnee Marte . 69 Era già ilMondo presso che quietoe di Brutoe di Cassioessendo mortialtro nonsi sentia che puzzae fieto ; 72 e già Sesto Pompeo ne i ricchi porti dellagrassa Cicilia avea i suoi legnifuor del mar tempestoso a tempo sorti . 75Per tutto si facean scommessee pegni che era per tornar presto il secol diorocon tanta pace ognun godea i suoi Regni . 78 e quasi ogni otto dì nelRoman foroo si facean commedieo mascherateod in forma di caccia uscivail toro81 ma però con le corna insaponateche così costumar quei padriprischi di assicurar le stitiche brigate . 84 Nondimen si correan di bruttirischi : di che Don Mecenate non ben pagoche in odio i giochi avea di sanguemisti87 e del voler di Ottavio anche presagoch' era in ogni stagion nonmenche fusse Valeriodi piacere al popol vago . 90 di Grecia in Romae diAfrica condusse tanti Istrionie Mimie Parasitiche l' antica allegrezzain lei ridusse . 93 Talchè solo a le festeed ai convitied a far cerimoniee usar creanze parean rivolti i nobili appetiti . 96 anzi per tanti giochietante danze più non sapean cacciar mano alle spadese non ballavan priaquattro mutanze . 99 E levata era via quella viltade d' inchiodarsi sul capo laberrettache altrui non fosse tolta per le strade102 e quasi in ognipicciola casettaaccordate le Ceteree le Pivesi sentiva cantar laGerometta . 105 Ma le menti degli uomini cattiveche tenean l' armi ascostesotto al mantoe dell' odio civil non eran prive108 condusser Lucio Antonioe Ottavio in tanto sdegno fra lormercè di un ambiziosa donnache Italiaebbe a tornare in pianto . 111 Perugia il sache ancor nella rugosa fronteserba i vestigj di quel fiero incendioche col tempo ardè ogni cosa . 114 Nonpotea Luciodi natura altierotrovandosi quell' anno in MagistratovederOttavio in sì felice Impero ; 117 e però contra lui già si era armatosoldal furor di Fulviaempiae bestialemoglie di Marc' Antonio fomentato .120 Costei sentendoche altri il suo Cotaleid estil suo marito sigodea( Buone personenon pensate male ) 123 e che ancor Cleopatra se loavea tirato in casa in quello appartamentoche ha la porta attaccata allaMoschea126 impazzia di dolor ; ma più tormento le era vedersi intantospigionate le proprie caseaperte all' acquae al vento . ma perchèalquanto si erano invecchiateed avean sotto un magazzin di aringheio perme ne fo scusa a le brigate . 132 Nè ti pensar peròche ciò mi fingheesia quest' Episodio un di quei forseche vi stan rappezzati con le stringhe .135 Plutarco il dice . Or senti quel che occorse ! Lucioche non sapea leastute trame del guerreggiarvenne in Perugia a porse . 138 Cittàche inver non so se me' la chiame o famosao affamata : che l' altro anno la famaebbe a morirci dalla fame . 141 Quì lo rinchiuse Ottaviose non fanno errorgli Annalicon perpetua fossapiù tosto per fargli utile che danno ; 144perchè avea Lucio allora un pò di tossa ; La lunga dieta gli asciugò ilcatarroe gli risolse ogni materia grossa . 147 Ma già veggo apparirmentreciò narroi guastator contr' ogni caso reocoperti da testudineo dacarro150 non lunge al murche poscia arsee cadeo ; ed han per scortaquindici bandieredi ch' era Colonnel Mario Ventreo153 Il qual per essergrassoe per avere nella sinistra natica un bisciolosudava tuttoe nonpotea sedere : 156 ma pur si giacerà su 'l verde suolo senza guancial per l'onorate mani di un di quei dentroe forse a un colpo solo ; Avvengacheoltre a i fanti Antoniani la Città militava sotto a un pajo de i suoi piùvalorosi Capitani . 162 l' un de i quai si chiamava il Capucciajo degli AfricanCalossil' altro il Ciuco de i Manganelli antichi del Verzajo . 165 ambiguerrier sine fallaciae fuco ambi arrischiatie bravi quanto il Solese bene il Sol si ficca in ogni buco . 168 Cavossi a sortecome far si suolefra quei che son di etadee di bravura e di onor parie pari ancor di prole171 e toccò al Manganel l' alta ventura di essere il primo a dar sopra 'lnemicoe farsi conto ad ogni età futura . 174 Tenea costui di quel valoreantico di quei gran braviche sfidaro il Cielo e si pensar mezzarlo[*] come unfico . 177 Misero ! a che provar l' ardente telotemerario Tifeopazzo diardirea non temer di Giove irato un pelo ? 180 L' arme del Manganelgiàsentii dire dal bisavolo mioche l' avea inteso dall' avol suo più volteriferire183 era un baston di smisurato pesoe una giornea di schiena d'Elefantecon un gran coltellaccio al fianco appeso ; 186 Onde io pensando vòche un tal sembiante avesse già quel celebrato in versiquel gran pezzacciod' uom detto il Morgante . 189 Costui con longhi crin nerie dispersi per l'ampie spallee pel mostaccio adustoe con barba annodata in mille versi192 si movea sopra il minaccioso bustoche senza il capo era due canne appuntoe col capo due cannee un sesto giusto . 195 Già sotto il mur l' esercitoera giuntoquandoaperto il porton degli Sperelliei saltò fuor co i suoisoldati in punto . 198 Sagrificato pria sopra i rastelli dell' armi un toro adErcol protettore de i ben ferratie saldi manganelli201 poi da soldatoegeneroso corevisto il nemico appressoalzò la manoindi la linguasciolse in tal tenore . 204 O valigion da tozzio Capitano panciaticopancion della Trippalda tu menti per la gola esser Romano ; 207 perchè i Romannon portano una falda di ceroto alle natiche impiastratose affrontar vannoun' ordinanza salda . 210 Perchè il petto ferito è sol lodatoe non laschienatalchè il tuo groppone mostra che con le chiappe hai guerreggiato .213 pur io ti porto un utile unzionecioè Grasso di querciacolto a Lunao vogliam dir sudor d' esto bastone ; 216 che se sul capo io te l' appiccooad una tempiamai più per qualsivoglia offesa tu non sei per sentir dogliaveruna . 219 Sorrise il buon Romanla burla intesapoi disse : non saltiamdi palo in fraschema stiam nella metaforache hai presa . 222 Tu che ilmedico faima l' arte infrascheove hai per cacciar sangue la lancettacapitan Merendon de i Mangialasche ? 225 E fu il dire 'l tirargli una saettaquasi ad un tempo : ma tra il fianco e 'l braccio senza nulla ferir sen passònetta . 228 Non sose mai di state alcun cagnaccio visto haiquando unamosca lo molestae l' assaltae lo pungee gli da impaccio231 alzar ladisdegnosa irata testae lanciarsi ove aver spera fra denti la stridula nemicaal fuggir presta . 234 tal con occhi rabbiosie d' ira ardentispiccò ilfier Manganello un leggier saltomentre par che il nemico altr' armi tenti .237 Ed alzato il bastonsbuffando in altomostròch' esser dovea con sìfier atto questo primo e ad un tempo ultimo assalto ; 240 perchè quel capoincaparbitoe matto nulla stimavatanto era cocciutole bastonateperchè dan di piatto . 243 Ma si fu con suo danno indi avvedutoche in ognirissatra il capoe il bastoneil battente è più forte che il battuto ;246 benchè il Dottor Celatae 'l Morione tentasser di produr certe difeseper render vana questa decisione . 249 Di un colpo adunque morto lo disteseel' alma sbucò fuor solae mendica svaligiata del corpoe d' ogni arnese .252 Cacciossi tosto poi fra la nemica gente il fier Manganelcome uno avarovillanche batte l' annebbiata spica . 255 Il che vedendo i guastatorvoltaro tosto le spallee nel squadrone armato dier degli amicie in guisalo trattaro258 che pareva un Virgilio squinternatoche fra quei dell'Eneide ci avesse i Georgici versi ancche intricato . 261 Sopraggiungendo poi l'arditee spesse schiere de i Perugingià sparsae rotta la falange Romanain fuga diesse . 264 Vedendo Ottavio ciòche si era allotta messo a mangiarsaltò fuor delle tendecon mezzo porro in manoe una pagnotta . 267 E tostoacciò la brutta fuga emendevi spinse il Colonnel Don Mecenate tuttoabbigliato di pennacchie bende . 270 il quale con parolee con stoccatefrenò la fugae fe voltar la faccia a quelle gentirottee spaventate .273 Indi a tornar per la medesma traccia sforzò il nemicoma non però taleche mostrasse di aver rincalzao caccia . 276 Il resto poi del dì fu ferialema i Perugin portar dentro le mura tante zappepicconbidentie pale279 cadute nel fuggir per la paura di mano a i guastatorche ne fer poi laferrata fortissimae sicura282 che anco in memoria di quei primi Eroi cinged' intorno la superba Fonte di piazzae i bronzie i freddi marmi suoi .Intanto Ottavio ritirossi al ponte del Tebro altierperchè gli parve il giocopassato con felicee ardita fronte . 288 e lodò Mecenate anche non poco : poila sera accostar fatto una cassa da Campoa mensa gli diè il primo loco291e la prima scodellae la più grassa .

V I T A DI MECENATE

PARTE SESTA .

ARGOMENTO .

Loda la Corte un tantinettoe poi Rivolge i carmi il Vate al fieroMarte . Entra nel Concistoro degli Eroi Onde il destin dellaCittà si parte ; O Peruginiproverete voi Che alla fortuna melcontrasta l' arte ; La Balistisca tuttae la Meccanica DiOttavio sol vi frutterà una manica . Poichè senz' adoprar altr' acquafortem' accorsi aver purgato le budella nel corrosivo aceto della Corte3 eche secchee girate a la fusella potean servir per corde ad ogni degno leutotocco da man dottae snella ; 6 tosto sul mal graditoe curvo legno leaccomodai della mia Tosca lirae le sonai con l' arco del disegno . 9 Dannandoil secol bruttoe che sol mira all' archeche omai crepan di tesoroe lanuda virtù piangee sospira . 12 contrario in tutto al secol di colorodicui cantò già il gran Maronee Flacco colla lira di argentoe 'l pletro d'oro : 15 nè l' unnè l' altro mai si vide stracco in lodar quei Signorieci avrian messo più roba assaise più capiva il sacco . 18 Ond' io benchèappo lor paja l' istessoche suol parer notturna luccioletta al lume immensodella Luna appresso21 pur volentier ne parloe mi diletta raccontar quegliEroiche già in Parnaso fur da i Poeti portati a staffetta . 24 dove vestitidi vellutoe rasole dotte Muse i fer passar per l' Ortoacciò mai nonvedessero l' Occaso . 27 Con cui soleva andar anco a diporto Don Mecenatepoich' ebbe renduto lo stocco a Martee l' arcobugio corto . 30 sebben poco allorquesto era tenuto arme da galant' uompur stando a mensa quella sera al gallongli fu veduto . 33 donde poi che riposti alla dispensa furono i tozzie gliavanzati torsiche in Corte altrui si dan per ricompensa36 si fecer moltedisputee discorsi intorno a quella guerraessendo quivi del Campo i maggiorPrincipi concorsi . 39 E fu concluso pur di attender ivi a por l' assediocomequel partitoche aver per fame fa i nemici vivi . 42 perchè le Città fortiassai di sitosi burlan delle lancee delle spadeche 'l lor mortal nemicoè l' appetito ; 45 e sianci pur denari in quantitadeche là dove non èfarinao panenè in amor vi si stanè in caritade . 48 Fu dunquerisoluto per la mane di dar l' assalto al mur da quella parteche vagheggiadel Tebro le fontane ; 51 e ciò con militare astuziaed arteche mentreeran le genti a quella grande difesa intentee su pel muro sparte54 allaporta Turrena con le bande de i Corsii guastator giungesser primache 'lSol s' avesse messe le mutande ; 57 e quinci con perpetua fossaed imacavasser fin a Porta Transimenae porta Borealch' era più in cima ; 60 EMecenate intanto nell' amena valle di Jano armato si fermassea mirar labattagliadi error piena ; 63 e là dove il soccorso bisognassetostomovendo i suoi valentie freschi commilitoni andar non ricusasse . 66 Aveacostui tre mila Romaneschicol terzo di Toscanae a questa gente aggiunto unreggimento di Tedeschi . 69 D' assaltar poi la porta d' Oriente fu commesso adAgrippae al Colonnello Cornelio Dolabella adolescente . 72 questache orporta d' Oriente appellaE` l' istesso portonche fu da poi dalla spera delSol detto Sperello . 75 Petreo fra tantoun de i famosi Eroi di quella etàdovea spingere innante a porta Marzia co i Soldati suoi : 78 posciacchè l'altraa questa non distante un tratto d' arcoesser dovea assaltatadaOttavio stesso nel medesmo istante : 81 Avvenga ch' egli per far cosa grata a inobili Romanch' eran l' altrjeri venutiper guastar questa porrata[*] 84se le avea eletta più che volentieriseco avendo Rutilioe 'l gentil CajoVibioche andar fa i nostri Vibj alteri . 87 Durato quel consiglio era un buonpajo d' oree già lo Dio Morfeo s' avea tratto per girsene a dormir le brachee 'l sajo90 quando d' accordo quei Signoria un tratto levati sù tornarver le lor tendea dormir chi di taglioe chi di piatto . 93 Quì da moltiPlutarco si riprendeche vuolche questi sino al mattutino vegliassero a darsesto alle faccende . 96 perchè si legge nel testo Latinoche sol fra tantiDiego di Siviglia attese al giocoe Gian Petit' al vino . 99 Ma poichè l' oreattissima famiglia del Solgli appresentaron nel Cortile di Oriente il Cavalcon Sellae Briglia102 se ben pareache oltre l' usato stile tardasse acavalcareessendo giunto per gir seco alla staffa il verde Aprile105 tostoquel grand' esercito fu in puntoe si mosse partito a schieraa schieraper adempir quel greve carco assunto . 108 Giva dinnanzi la Real Bandieracoll' Aquila nel mezzo monachinacioè di pennaverbi gratianera .111 Quella di Agrippa tutta era turchina con una scarpa d' or da podagrosotagliatama con trinci da dozzina . 114 Petreo giovane illustree valorosonella sua bianca insegna avea dipinto un lambicco da far l' olio petroso . 117Così venia l' esercito distinto con tanto ardiree tal valorche moltiscrisser per fin a Romache avean vinto : 120 ma pianche ancor i bracchinon son sciolti : Lucio saputo ciò la notte istessa da certi rifuggiti entroraccolti123 accommodata avea sul muroe messa di ogni arme da lanciar copiainfinitache minacciava altrui la morte espressa . 126 ordinando anche a penadella vitache ogni donna ad un segno il suo caldaro vi carreggiasse pien d'acqua bollita . 129 Le cui fervide ciance non han paro per appiccar altrui lapelarellama pur la dama non costa denaro . 132 Ottavio intanto già vicino aquella portaove dar doveva la battagliasicchè dal mur si udiva la favella135 tosto gridò : Le scale alla muragliasoldati mieiche aver laprecedenza io mi vergogno contro a sta canaglia . 138 Le cui parole piene d'insolenza udite da quei dentroe usar potendo la difensione di buona coscienza141 addosso lor versar così stupendo numer di sassiche non poter puredirsi l' un l' altro : me tibi commendo . 144 anzisepolti tra le rozzee dure pietreagli eredi risparmiar le spese degli Epitaffie delleSepolture . 147 Rotte le prime Scalee a terra stesetosto appoggiar sivider le seconde : e per levar da i merli le difese150 con certe Balearichelor fronde tiravan contro al murch' era vicinoe sassie pietreaccomodatee tonde . 153 che ciottoli le chiama il Fiorentino Boccaccioconche Brunoe Buffalmacco percosser l' invisibil Calandrino . 156 Su questescale giocavano a scacco la Mortee Marteed or su quei gradoni saliva unfrescoor sen levava un fiacco . 159 quì per pedine serviano i pedoniche aquesto gioco per pigliare il rocconè Alfierinè Cavai non eran buoni .162 Si era fermato Ottavioe come tocco non fusse a luistava ad un arborpiattocolla rotella in braccioe collo stocco . 165 Poimutato pensierspiccossi a un trattoe venne sopra l' alto egli in persona colla speranzadello Scaccomatto : 168 Ma non ci ebbe fortuna molto buonaperocchè un popolgrande era montato a difender de i merli la corona . 171 Uominie donne a ilor mariti a latodi cui sol una ve ne porrò in listama non se ne sa nomenè casato ; 174 se ben per questo ogni scrittura ho vista del vecchio armarioe quelche ultimamente scrive il nostro Pellinnobil Cronista . 177 Costeiveduto Ottavioil qual repente salito su una scala alta di sorboletrattava il marito amaramente180 Che ti venissetrista graziail morbonon ti vergogni appor con questo vecchiodisseche ha guasto un braccioedè mezz' orbo ? E toltoov' ella vide in apparecchio un trombon militarripien di molta pecesolfosalnistroolioe capecchio186 Messovifuocose nè andò alla volta di Ottavioe ardita glielo diè di botto nelvisoe replicò più di una volta . 189 talchè con barba arsicciae mezzocotto il visosi lasciò gira gran rischio del colloa ritrovar color disotto . 192 Levossi da quei dentro allora un fischio stupendoche 'l conobberoal colore del sajo non di pannoo d' altro mischio . 195 e tanto ripigliaroanimoe corech' ebbero ardir da mille fanti in tutto peruginied esternia sortir fuori198 assaltando l' esercito ridutto intorno a Ottavioil siavea beuto circa due libre di lardo distrutto . 201 Dove con tal valor fucombattutoch' ei fu forzatoin mezzo di un squadrone nemicodimandar piùvolte ajuto . 204 e mancò poco a non restar prigione del Capitan Bardella dellaConcae dello Scatenato del Frontone207 che fin gli attraversar fra i pièuna ronca e pel sajo il pigliar ; ma loro in mano sol ne rimase una manicatronca . 210 Benchè il rosso sajon da Capitano di eserciti quel dì non si aveamessoma un sajo verde di velluto piano . 213 fidandosise a sorte egli eraoppresso da i nemicinel sajo differentesebbene egli era luinon esseresso . 216 Questa manica posciain quel dolente incendioche ridusse inCalcinajo Perugiaallor Città bravae valente219 nel Tempio di Vulcanlà dentro a un pajo di bolge si salvò dal fiero giocoche i sassi ne sudarsin' al Gennajo . 222 e se l' incendio non toccò quel locofu solperchèsecondo il creder miole fiamme ebber rispetto al Dio del foco : 225 Ma posciache deposto il giogo rio dello Imperio Roman tornar le mura alteree belle nelterren natio . 228 superbi i Perugin per lor naturafatta poi quella manicaallargaresicchè vi entrasse un capo di misura231 quel cappuccio ne ferche suol portare fra due mazze di argento un uom robusto avanti il Magistratopopolare234 quasi in sembianza di un trionfo giustoper dimostrare a iposteri di avere fatta prigion la manica di Augusto . 237 Intanto a Porta Marziaun certo Alfiere avea precipitato giù Petreoche fe tanta ruina nel cadere240 che secondo Strabonee Tolomeoruppe una spalla a Titoe guastò unbraccio a Quintoe spezzò il capo a Carsuleo . 243 Dall' altra banda MarcoQuinternaccio dalla Cartolariache avea ferito il giovan Dolabella nelmostaccio246 essendosi anche Agrippa indi partitoche pur costui gli aveanell' aggrapparsi al mur con un matton schiacciato un dito249 avvisò LucioAntonioche accostarsi volesse quiviperchè già dal muro vedean DonMecenate avvicinarsi252 Che al coraggioso suon di un gran tamburo con molteinsegnearmato da alto a bassose ne venia bravissimoe sicuro . 255 fattoprima saperche avrebbe casso non di una vitama di millee millechiavesse osato entrargli avanti un passo . 258 Nessundiceacon me faccia l'Achilleche al corpo di quest' animache ho addossotel fo volare in atomie faville . 261 Io voglio esser il primo : anzi se possosoldati mieisulmur vedrete or ora questo pennacchio mio turchinoe rosso . 264 Nè 'l disseinvan : perchè senza dimora giunto al muro appogiò l' ardite scaleconstupor di quei dentroe di quei fuora . 267 perchè di rado a un rischio talsi saleche atteggiar non s' impari dalla mortee far quel saltochechimiam mortale . 270 Pur ei da Capitano arditoe forte sopra vi salseecavalcò sù un merlo ; ma gli furon le staffe alquanto corte . 273 e già mipare ad oraad or vederlo darindi ributtatoun gran stramazzoe vogliaDioche il Pò non passi il merlo . 276 Su dunque col più molle materazzodotte Museche sia ne i vostri arredicorrete priach' ei giunga nellospazzo . 279 Tre lancequattro ronchee cinque spiedi furche a un tempoil gettar da un baloardo col capo in giusoe verso il Ciel coi piedi : 282 mail gran Dio di Parnaso non fu tardo a dargli ajutoche giù svolti gli occhiparea una capraquando rode il cardo . 285 Salvollo Feboa lui la gloriatocchi ; bastache al padiglion fu riportatoche tutti scorticati avea iginocchi ; 288 E innoltre del pennacchio svaligiatoperò che un figlio d' undei percussori di Cesar glie l' avea sul mur levato . 291 ond' ei n' ebbe ascappar del senno fuoriche avesse osato un figlio di Perpenna torgli in testail cimier dei suoi maggiori . 294 perchè anchee quasi con l' istessa pennaazzurrae rossa comparì sul ponte già contro Orazio il bravo Re Porsenna .297 Ma io non avrei mai cotanta fronte di dirche sia venuta poi l' anticalivrea dei i Perugin da questa fonte300 perchè non trovo autore alcunche'l dica . Or poichè si fu mostra in questo assalto gran tempo a i Terrazzanfortuna amica303 avendo fatto rovinar dall' alto muro infinita gentee giùdistesae fracassata sul terreno smalto ; 306 con tutto ciò nell' ostinataimpresa la Città stancae tutto il dì digiunastata al fin saria vinta aforzae presa . 309 se col silenzio in braccioe in veste brunacoronatadi lampadee lucernenon compariva la notte opportuna312 che fece ritirardalle superne mura il nemicoe via tornar carponechi zoppoe chi portatonelle gerne . 315 Ma quì bisogna per mia defensionepriache abbia Uraniail calamo rimessorispondere a una tacita obiezione . 318 Che presuppostocome è il vero istessoche dalla privazion dar non si possa naturalmente all'abito regresso ; 321 Petreo come uscì dunque dalla fossae con la cassa alcul di Barberìa sen venne a questa guerra in carnee in ossas' eglie ilre Jubanon so che anni priada Cesar non sperando aver perdonos'ammazzaron fra lor per cortesia ? 327 Dicoche esto Petreodi cui ragiononon è quelche spogliato in giubbarellosi condusse con Juba a buono abuono : 330 ma ben figliuol di un suo maggior fratello ; Talchèser Momo mios' intorno a questo tu mi riprendisei malignoe fello . 333 perchè cosìva ben la Glosae il Testocosì alzan con garbo i cordovanie 'l grillonel suo buco entra di sesto336 e benissimo sta la sella a i cani .

V I T A DI MECENATE

PARTE SETTIMA .

ARGOMENTO .

Vacilla il muroogni torrione cade Manca il coraggiola speranzae il pane Lucio cede la piazzae per le strade Il Popol sisolleva e il chiama cane . Ma il Cappucciaiche sempre odiò le spadeGl' insegna a porger suppliche non vane . Ottavio dona ai Perugin lavita ; Ma Perugia dal fuoco è incenerita . Scrive un autorgravissimoe discretoche Apollo un dìpascendo al fiume Anfriso levacchee l' altre bestie del Re Ameto3 vide per quelle rive all' improvvisouna povera Ninfa in umil veste di macilente aspettoe magro viso6 checavando con l' unghia or quelleor queste radicila meschina si nutria dellemen duree al gusto men moleste . 9 Ma il Pastor d' infocata fantasianonmirando a bellezzao a nobiltadefece sìche l' indusse a sua balia . 12e n' ebbe una fanciullache all' etade nostra ancor vivePoesia si chiamafiglia di Apolloe della povertade . 15 La quale a questa guerra poi invitatada i fatti egregisi fermò sul fossonè si curò tentar quindi l' entrata. 18 porgendo un calamar di lucid' osso all' Istoriache dentro era rinchiusaper notar quanto pan si dava al grosso ; 21 aggiungendovi innoltre questascusach' ella era poco amica a quelle gentiche altrui guastando van lacornamusa ; 24 Ond' è che non si legge fra i valenti poeti de sta guerra unpicciol versoe ci fur pur sì nobili accidenti . 27 Cavati i fossii quaiper ogni verso fur trenta piedie cinque ottavi appuntose i computisti nondanno a traverso30 e intorno al fosso un mur perpetuo aggiuntoe sopra almur da millee cinquecento torri di legno saldoe ben congiunto . 33 entrònegli assediati alto spavento che in breve era mestierchiusa l' uscitadover come i pallonviver di vento36 E fu più notti anche una voce uditagridar : Misero augel ! che val senz' esca tagliarti il sopraculoe la pipita? 39 Tentiam dunque di uscirmentre ch' è fresca la cosadicea Lucioe semorimo bello è il morirquando si muore in tresca . 42 E così l' altra mansceso nell' imo fossoe poste le scale all' altra parteei di tutti a montarla sù fu il primo45 con tal valorche poi l' antiche carte disserchenon fu lui ; ma che ai listati stivai di maglia fu scoperto Marte . 48 perocchègli altri Dei non gir calzatidal Dio Mercurio in fuorcheperch' egli erada Norciail fer coi zoccoli ferrati . 51 Or attaccossi un ostinatae fierabattagliache non men di quelle reti Lucio bramava uscirche la sua schiera. 54 Quì a un tempo si vedean molti arietimossi con militar fortezzaeingegnourtar nelle fortissime pareti . 57 quì gettar si vedean ponti dilegno con macchine uncinatee grossi traviche davano al salir moltosostegno . 60 Lucio fu il primodopo molti bravipresto a cader ; purdisse ad ogni modovoglio gire a cercar per certe chiavi . 63 Nondimentuttavia più ardentee sodo seguia l' assaltoed avean quasi preso duetorriche quì il capo era del nodo . 66 ma Salvidenoa cui toccava il pesodi guardar questa parteancorchè tutto fosse pieno di repolee ripreso69vi corseo per dir me' vi fu condutto sull' altrui bracciae poco piùchestavail luogo era a mal termine ridutto . 72 costui da milleo più secomenava armati di spadonie corsalettie co i pennacchi rivolti alla brava .75 Sostenner gli Antonian con saldi petti più di un' ora il furor di quelsquadronecome soldati dei migliori eletti78 e mostrar di virtù granparagone ; ma perchè un certo Mallio Romanesco dava sul capo senza discrezione81 ed anche spinti dal nemico frescochi cadde nel ritrarsie chi discesesecondo che gli venne più manesco . 84 Bastache a moltia cui scappar lepresedier poscia amica tombae sepoltura i Corvi beccamorti del paese . 87E ci fu più di un parche sulle mura lasciate ambe le mansen tornò moncoe coi guanti avanzati alla cintura . 90 ed altriavendo un braccio mezzotroncolo vedevi ir con esso appeso al collofatto una benda di ginestraogionco . 93 Fur messi più di mille al protocollo dei morti ; ma gran cosa èche non aggio lettoche ne morisse alcun satollo ! 96 Ben è verma siadetto senza oltraggio de i Capitan di Ottavioa cui fu tolta l' insegnamorir tutti a disvantaggio . 99 tentossi nondimen più di una volta di quindiuscircon valor prontoe vivo ; ma sempre essi a sonar furo a raccolta . 102Se ben correr di sangue un largo rivo fer delle guardie lenteed oziosequeldì ch' era a i Roman sagroe festivo ; 105 atterrando con macchine ingegnosecento di quelle torri più munitee in poco spazio fer mirabil cose . 108 ese con tutte le legioni unite non vi correva Ottavioil qual trovosse a casoarmatovinta era la lite . 111 Quel dì con l' arme insanguinatee rossedell' altrui sanguequanto fosse bravo Paolo Emilio Scauro mostrosse114 chesoffrir non potendo il volgo ignavoche si avesse fatto Idoli i TiranniE ilSenato Roman neglettoe schiavo117 armato si era a manifesti danni diOttavioe da nemico empioe ferocestretto addosso gli avea più volte ipanni . 120 Or da costuicom' è pubblica vocesi tien che sia discesa laRomana splendidissima Casa Santacroce . 123 ma perchè quì trattarne è cosavanae acciò non paja altruiche io voglia in questo accordar un leutoeuna campana126 lasciam la Glosae ritorniamo al Testo . Già il popol persì lungoe così stretto assediotutto era dolentee mesto ; 129posciacchè quindi uscir gli era interdettoe cadevan di fame le brigatenèin piazza coparia pur un panetto . 132 perocchè i forniusi a mandar le gratenovelle di pan fresco ai difensorisi avean le fredde bocche sigillate ; 135nè più davan di se cattivi odori i solitarj destriusi ogni mane a riceverle visitee i favori . 138 Anzi s' incominciòmancato il panea dar lacaccia a i morbidi Raspantie alla stirpe gentil di Ruggier Cane . 141 nèciò bastandoe ruminato quanti sopra il titol de Edendo han scrittomai dottori elegantissimie prestanti144 si posero a studiarbenchè conguaila Topica materia ultimamentene i lunghi assedj anch' essa utile assai; 147 e beato era detto fra la gentechi temperar sapeva più trapelleeavea più luoghi Topici alla mente . 150 Ma tutte erano in somma bagattelle :crescea la fame ; onde a quel fier partito ricorserche fe i gridi ir allestelle . 153 Chiusero i servi in un fortee romito serragliocon dir lor chestando quivi a bocca aperta usciva l' appetito . 156 ove di ciboe di speranzaprivima con fameche roso avria i macignise ne venian morendo vivi vivi. 159 Ma priaoh con che preghi i lor benigni dei supplicar quei mestiepoveraccidi essere almen conversi in tanti cigni162 che vissuti sarian nei proprj stracci ! ma tutte zucche : non si mosse un pelo l' altezza lornèvolle quest' impacci . 165 Sol Giunionmossa da pietoso zelodiconchecolma d' acqua una gran tazza lor versò addosso un brindisi dal Cielo . 168Allordice il Querengoche la razza de i veri servitor si estinse affattoond' èche oggi il servizio si strapazza . 171 Ma non cessò per cosìorribil atto la fame : anzi ognor più contra i più fieri imperversandogliatterrava a un tratto . 174 e queiche pur vivean magried interi pareancorpi stillatio per dir meglioombre fuggite fuor de i cimiteri . 177 Alfin un dì fu vinto in un conseglio di dimandar al vincitor la paceper non sifar degli ostinati speglio ; 180 confessando ad Ottavio il pertinace ma benpunito errorche si era lesso nel proprio brodocome le spinace . 183 Lucioesser volle Ambasciadoree messo ; ma il modo dell' accordoe come cassofosse ogni odio fra lorleggil tu stesso . 186 Appian lo trattae pon dipasso in passoed è scrittor famoso oltra i Latini ; ma se legger non saivattene in chiasso . 189 Or ritornato Lucio da i confini del Campo coll' accordosigillatonulla fatta menzion de i Perugini192 il popolpien di collerae stizzatocominciò a dir : Al corpoal culal sangueche questotraditor ci ha assassinato ! 195 e merteria che sta Cittàche langue percolpa suache a tal ridotta l' aveil capo gli schiacciasse come a un' angue. 198 Ma il Cappucciarpersona accortae graveche in camera era statoalcuni mesicome quasi appiccatoe chiuso a chiave201 caduto essendosotto i gravi pesi di questa guerrae tutto si era guasto la vitaefracassato i proprj arnesi ; 204 sen venne in piazzae senza gran contrastoquietò ogni cosase ben questi sono cerveiche spesso si han levato ilbasto . 207 Consigliò poiche saria stato buono di spedir gente anch' essi aquei di fuorie chieder pacee dimandar perdono . 210 fur dunque eletticinque AmbasciatoriContuloCarestelCarsuccioe Boco chiaro per losplendor de i suoi maggiori . 213 ma però riserbando il primo loco di quest'Ambasceriatanto importantea un certo messer Berto Cericoco216 che peressere allor primo Mercantele brache non ardiancon riverenzatoccargliil culche andava sul portante . 219 Costuigiunti che furo alla presenzadel vincitore Ottavioche sul fido trono sedeaproruppe in tal sentenza .222 Quella Cittàche ha sì famoso gridonon tanto per le Scuole degliAuguriche per avervi tanti bravi il nido225 quellache fe centoecent' anni i muri tremar di Romaor nella mente entrate ragion le sonchepace si proccuri . 228 Ottavioio non so farti altre ambasciatene arrabbiamdalla famecome i lupicom' anche ho detto al nostro Mecenate . 231 dicoche questi nostri alti dirupi raccomandansi a teper mezzo mioche cinti glihai di fossi così cupi . 234 Olàcompagnisempre ho da dir' io ? Di graziadica un pò qualch' un di voi . dì tuCarsuccioomai dì sù per Dio . 237Stava Ottavio ascoltando ad un coi suoi gran Colonnelli Agrippae Salvidenoe Vibioe Mecenatee altri Eroi ; 240 e sentendo il parlar sì goffoepieno di parole affamatein tanto riso proruppech' ebbe quasi a venir meno. 243 Posciarivolto con severo visoCiricoco Demostenegli disse inquante parti hai l' Orazion diviso ? 246 Io avea determinato a fil di spademandarvi tutticom' è di ragione nel crimen della lesa Maestade ; 249Ma la tua elegantissima Orazione mi ha così dentro l' anima addolcitache miha fatto mutar risoluzione . 252 Quì vi perdono a tutti oggi la vita : macheperò fra un' ora costituta lasciate la Città sgombrae spedita255 siccomeindegnamente posseduta da voi ; sicchè oramai gitenei miei Ambasciatorchel' avete saputa . 258 Allor con molte lagrimeed omeise ne usciro i meschinfuor della tenda : anzi scacciati furcom' empje rei . 261 ma Mecenateper dar qualch' emendae mitigar la rigida rispostainvitati i menò seco amerenda . 264 ove mangiarsi una focaccia tostatrent' ova sodee diecicacchiatellee il mezzo indietro di una volpe arrosta . 267 Talchè la dianzilentae crespa pelle del ventre si gonfiòsiccome fanno gli utri dellesonanti Ciaramelle ; 270 e ben sarian crepati per l' affannoma si bagnar benben dentroe di fuori il gozzo con un vin greco di un anno . 273 Tornati insomma questi Ambasciatorie in piazza ragunato il popol tuttoda certivecchi catarrosi in fuori276 e riferendo a quelch' era ridutto l' amarostato lorcon mesti voti tosto si empì quella Città di lutto . 279 Con tuttociò vi si trovaron moltiche priache consentire a quel rapace accordoesser volean sul mur sepolti . 282 altri dannando il pazzoe pertinace ardirtenean che fosse più da saggiobaciando i catenacciirsene in pace285senz' aspettarche dal nemico oltraggio fosser forzati di fuggire in zoccolitolte lor fin le scarpe da viaggio . 288 Quand' ecco un Publio Cestio de iManoccoli gridando disse : Adunque mi conviene abbandonar la casae i mieibacioccoli ? 291 e dee Cola di Rienzo aversen bene con qualche MenaculRomaneschetto ? Ahi pria voglio abbruciarlae uscir di pene ! 294 Là dovecorsoe fatto un fardelletto di alcune sue più necessarie bajesi cacciòfuoco in casa per dispetto . 297 quivialzate le fiamme alle grondaje de itettied arsi i lettie i pagliariccifece i topi sbucar dalle forciaje :300 anzi le travii vergolie i graticci aridie secchi dier materia alfoco di cavarsi quel dì mille capricci . 303 Levossi intantoper far netto ilgiocoun vento talche senz' alcun ritegno sparse l' arida fiamma in ogniloco . 306 e trache molte case eran di legnoe perchè ad ogni modo esserrapina doveanoe preda del nemico indegno309 quella Città sì illustreepellegrinapriache aver dal nemico i danni estremicon volontario focoandò in ruina . 312 La qual fondata da i più chiari semi fu di quel granNocchieroe Patriarcache dopo il gran diluvioalzando i remi315 soprai monti di Armenia appese l' Arca .

V I T A DI MECENATE

PARTE OTTAVA .

ARGOMENTO .

Mecenate pacieroe Ambasciatore Ottavio rappattumae Marc'Antonio E spenta ogni semenza di rancore Dei loro sdegniformaun matrimonio ; Manda Sesto Pompeo del mondo fuore ; Fuga delladiscordia il reo demonio ; Fa guazzar Romae in premio del ben fareLo vogliono i Romani avvelenare . Arsa Perugiaindegnamente certonècol cenere suo ne i Roman petti spento il fuoco però : ma sol coperto . 3 ivincitorche di rubbar quei tetti avean speranzapoichè volto in gelo viderla spemee i lor pensier negletti6 tiravan giù con le bestemmie il Cielosi mordevan le manbattean i dentisi pelavan la barba a peloa pelo ; 9Perchèdove sperar ricchie contenti tornar con cappee saj alla divisaa riveder le moglie i lor parenti12 si vedean scalzie nudi essere inguisache sulle carni aveano il giubbon solocucitovi il collar della camisa: 15 Ma questa era una baja appo il gran duolo de i Peruginche aveantemendo il peggiolasciato in preda al fuoco il patrio suolo . 18 Però moltisen gir verso Boneggioaltri ver Panicalee ne gir molti a veder la Canonicadi Preggio : 21 Ma veramente i più furon raccolti ne l' antica Bettonaove abacchetta dopo molt' anni ressero i Crispolti . 24 e quì trovaro una pietàperfetta di ospiziosenza spendervi moneteche pur risultò lor qualchecosetta . 27 Intanto l' odio con armi segrete si era messoguatandoappo uncantoneper assalir di nuovo la quiete . 30 Già fatto avendo paceed unioneAntonioed Enobarboun di quei braviche in Senato giocaron di spadone33 ver Brindisi venian con mille navi : ma gli fe star di fuor circa due dita ilportinarche non avea le chiavi . 36 La loro Flotta molto era agguerrita[*]Carica di armied agile nel corsoE di ogni sorta d' uomini fornita ; 39menando seco un nobile concorso di genteche tagliava a pezzi il Mondomaperò con la spada del discorso . 42 Intanto un tal Cocceodettosecondo lafrase Ebreadall' aspra cocciae dura del capouom accortissimoefacondo45 Si pigliò da se stesso egli la cura di trattar fra quei Principil' accordoe liberar quell' assediate mura . 48 Nè trovò in questo l' unel' altro sordopurchè le parti fussero aggiustatesicchè il lardel ciascungodessee il tordo . 51 Talchèentrandovi Asinioe Mecenate di mezzoambedue chiari Cittadinile cose fur tra lor rappattumate . 54 e si fermòciascun ne i suoi confini : anzi per annodar più questoe quello coi canapiterrenie coi divini57 Ottavia dianzi sposa di Marcello dier ad Antoniovedovo rimasto anch' ei di Fulvia morta di martello . 60 e così accommodar labestiae il bastoe si pacificar gli occhialie il nasoe la piagaconforme ebbe il suo tasto . 63 A queste nozze sceser di Parnaso le dotte Musee Baccoche più volte giù per la piaggia competò Tomaso . 66 le quai daMecenate fur raccolteed esse in guiderdon per quelle amiche nozzerime glidier leggiadree colte . 69 con ch' ei cantò le provee le fatighe delbarbuto Imeneoche stanco usciva dagli ortiove rubbato avea le fiche . 72Disserche dal forte Ercole veniva il lignaggio di Antonioe quel di Ottaviadal gran figliuol di Anchisee della Diva . 75 e narrarch' ella a paragondi Lavia era bellae gentildall' altra parte più di lei costumataeassai più savia . 78 Nè però queste nozze nullao parte giovar a Romarisoluta un giorno di far del restoe gittar via le carte . 81 poichè SestoPompeochiusole intorno il traffico del marl' avea riduttapiù magraerufolosa d' uno storno . 84 talchè con occhi mollie bocca asciutta nelCampidoglio fu più volte uditaquasi Regina in servitù ridutta87 chiamaral funer suo l' imbastardita razza di Martee di disdegno pienamostrar lanudae macilente vita ; 90 ove scorgeasi ogni minuta venae il ventre erasì concavoe rimessoche avea la pelle attaccata alla schiena . 93 Mossequest' empioe miserando eccessoa pietà Ottavioancorchè contumacequal saldo molo incontro al mar commesso . 96 sicchè la tanto desiata pacealfin tra lor fu stipulatae chiusa : ma in ver più simulatache verace .99 nè sia chi mai per lor faccia la scusache gli atti non fur beidisse lavolpe a queiche la mostrardov' era chiusa ; 102 Anzi andaron del par quasile colpeancorchè per chiarir di Appiano il testo la scuola degl' Interpretisi spolpe . 105 poichè Sesto Pompeoche uscì del sestospingendo adepredar le rivee i mari d' Italiaafflitto or quel pirataor questomostrò con segni manifestie chiariche a posta per aprir l' uscio di Gianomandato innanzi avea questi chiavari . 111 Di che non poco col popol Romano sidolse Ottavioche costui gli avesse rotti gli accordi scritti di lor mano ;114 e tosto per lo pubblico interesse scrisse ad Antonioe per far seco legaDon Mecenate Ambasciator vi elesse . 117 Il qual per tanto onor venuto in fregae per mostrarche differenzee quali fosser tra un O Latinoe un GrecoOmega120 comprò un tamburro da certi sensalich' era già stato di ScipionMaggioree fe riscarpinare i suoi stivali . 123 Indiqual diligenteAmbasciatoreavendo ad orza il vento di maestrogiunse in Atene in centosedici ore . 126 ove nel negoziar fu così destroche in un dì fece quelche forse fatto non avrebber sei nunzj in un semestro . 129 Smontò a casa diAntonioe ratto ratto salì le scalee in camera cacciosselo videcorsee salutollo a un tratto . 132 poi tanto dissee feche al fin lo mosse alsuo volerseguendo tuttaviach' ei si avea fatto un par di calze rosse135per onorar sì grave ambascieria ; Di che Antonio il lodòch' era il doverenè comportòche andasse all' osteria . 138 ornandogli una stanza dispalliereove non so che paglia dava indizioch' era l' alloggiamento dellepere . 141 Quì poi gli fe un banchettoche a giudizio di ognunci avriapotuto convitare i Dei dell' amiciziae dell' Ospizio . 144 Fattasi posciaMecenate dare la pennascrisse a Ottavioe gli fe nota la lega giàconchiusa in terrae in mare . 147 dicendocome Antonio pur di un jota nongli saria mancatoe che l' avea fatto giurar su un archibugio a rota . 150 ese ben nella lettra non diceache il sopradetto schioppo fosse carcodice ilcommentoche ci s' intendea . 153 Poscia di ogni pensier liberoe scarcoei volle visitar le antiche scuole de i Grecied ogni statuaogni lor arco .156 E tra le cose più pregiatee solevidde la botteove Diogen disse adAlessandro : Scansa un pò dal Sole ; 159 la qual per quelche a Roma ei poine scrisseche le volle annasar fin il cucchionegli pareache di muffa unpò venisse . 162 Or dopo questa nobil legazione tornato a Romaanch' eitrovar si volse all' altra in mar novella spedizione . 165 e con Ottaviogeneroso sciolse contra Sesto Pompeo l' ardite veleanzi nel proprio legno eilo raccolse . 168 Benchè in Siciliaspinti da crudele tempestae da inemici mal trattatiempisser poi quel mar di alte querele . 171 pur tra queiche alla riva arsie bagnati pervenner viviMecenate anch' esso vi fumaco i calzon mezz' abbruciati . 174 Poc' anzi avendo col valore istessodi chequel mare ancor si meravigliaun vascel de i nemici al fondo messo177 e disua mano uccisovi il Caniglia Ygio del già Mui grandee poderoso Don IgnicoAmmirante di Castiglia . 180 onde poi si acquistò quel borioso titolo pien difastoe d' ambizionequel Don sì grato allo Spagnuol ventoso . 183Benchèspinta da falsa opinione Italia anch' essa or se l' usurpae involainfame scimia omai di ogni Nazione . 186 che non contenta aver la cappa solala berrettae il braconahi ci vuol anche le parole vestite alla Spagnuola !189 Passeggia Don Madriltenendo al fianco la curva man nel bel campo Lavinioe da Signor Roman dal lato manco . 192 mentre quel curioso è intorno a Plinioper trovar nell' Istoria naturale di questo Don l' originee ildominio ; 195 ma cerchi quanto sanon ci è pur sale . Orsù che Mecenate ègiunto a rivabevuto avendo in mar senza bocale ; 198 e perchè l' acqua salsaè solutivaquel dì fe colazion sulla predellatalchè la gentechientravae chi usciva . 201 Or acciò del naufragio la novella qualche tumultoin Roma non destasseche calcitravae non volea la sella204 Ottaviooperòch' ei subito andasse ; e perchè eran le vie guastee fangoseseconon volle valigionnè casse . 207 Ove poi giunto con destrezza impose a ibisbigli silenzioe parimente levò le sedizion pericolose . 210 Effettuando aguisa di prudente governator le commission segreteche così il dichiarava lapatente . 213 E fe tosto ordinar non so che rete da pigliar sulle torri icornacchioniche interrompevan la pubblica quiete216 menando i pescivendolia i Rioni delle botteghe oscureu' gir il veglio potessee il giovan permercar tenconi . 219 Inoltre in quell' età non fu chi meglio di lui parlasseper ragion di statocome chiaro si vede in quel conseglio222 quando essendoda Augusto dimandato del suo pareravendol prima Agrippa del rinunziar l'Imperio consigliato225 gli disse : Io vòche rinunzi una trippa : chi tiha messo in malora in questo trotto ? Và a dirlo a queiche giocano allaLippa . 228 Or sìche allor ti asconderesti sotto la toga per la baja dellegentivedendoti gir solcome un merlotto . 231 segni di matto proprjedevidenti : Dunque depor l' Imperio in man di quelliche nel segreto ti vorrianfra i denti ? 234 Miserchi barattato ti ha i cervelli ! Giuro a Diose piùparli di rinonciati porto allo spedal de i pazzarelli . 237 E così dettoscese di bigonciae fu approvato il suo parere in modoche Augusto pur nonne detrasse un oncia240 perchè gli parve fondato sul sodo ; anzi per piùtenerne ricordanzaportò poi sempre al dito grosso un nodo . 243 Fu in quelconsiglio inver qualche arroganza ; ma il libero parlar si tien per giojaoveè tanta amiciziae fratellanza . 246 e che sia ver : non ebbe manco a nojaquando anche in quell' orribil proscrizione gli disse : Leva sù viso di boja .249 A cui rispose : Avete voi ragione ; E drizzatosi in piè salvò la vitaPer quel suo dettoa un mondo di persone . 252 Santa amicizialibertàgraditache mentre fosti nel Senato intesatremar dell' armi tue l' Indoelo Scita ! 255 Bastache in tanto a Mecenate resa era grand' ubbidienzaancorchè rotte le porte a Gianoe Roma all' arme intesa . 258 Se benscrisseroch' ei ci ebbe una notteche corse a una question verso Ripettada certi Sgherri al bujo alcune botte . 261 Anzi mi pareche Svetonio mettache gli rubar la borsae a sestae a nona sonando gli trinciaron la berretta. 264 la qualper dire il veroera ancor buonae glie l' avea mandata l'anno prima Catullo Veronese da Verona . 267 ond' ei per questo la portava incima del capoe non l' usava mai per casacome cosa di prezzoe di granstima . 270 Già la fama per tutto si era spasa delle sue azioni : anzi l' aveanritrattee descritte i vasar fin su le vasa . 273 e fra l' altre opre illustriche avea fattevi eracome ei fu il primo a far gustare cotti in più modigli asini da latte . 276 che fu tenuto un cibo singolaree i Principi a queitempi solean farne gran contoe nol lasciavano frollare . 279 Ma poi l' usocontinuo del mangiarne produsse in lor certi asinini umoried altre qualitàdi quella carne282 che poi di mano in man gli altri Signori han con questodifetto originale prodotti i loro eredie successori . 285 ed io fin oggi neconosco un taleche se avessecome asinoi piè tondinel resto è unabestiaccia naturale . 288 Quei dunque antichinon di fiorio frondima dicarne asinina i lor conviti ornaroe se ne fer grassie giocondi . 291 cheancor quei nobilissimi appetiti dell' uso di ragion non eran privinè si eransiccome oggiinasiniti . 294 Perchè oggiche sono asin verie vivinon è da farne maraviglie stranese di mangiar la carne lor son schivi . 297Perchè non mangia il corvoe manco il cane della sua propria spezie lacarogna ; così disposte son le cose umane . 300 Ma qual' altro argomento usarbisogna a mostrarche costoro han del somaroche il ciboche da lor tantosi agogna ? 303 il pungente carcioffoil cardo amaro non mangiano i Signori aconcorrenza de i somarche il palato hanno d' acciaro ? 306 Dunque tra lor nonveggio differenzaperchè il pel varioa guisa di accidentein lor muta ilcolorma non l' essenza . 309 Con tutto ciò gli onoro ingenuamente . anziperchè vorrei coprirli di orodato ho lor questa man pria di mordente . 312posciacchè anch' io talor pringoe coloroperò l' azioni altruima sentodireche non servo de i Retori il decoro . 315 e come io non la sappia maifiniregli Umanisti ne fan molto bisbiglioe Quintiliano non la può patire; 318 con dirche traviato ho più di un miglio con questi miei somar dalsentier retto : ma eccoche io vi tornoe lo ripiglio . 321 Solea talordato a i negozj effettoDon Mecenate al gioco della corda esercitarsi il dìma col racchetto ; 324 siccome Orazio in quel sermon ricordache in Capua eglie Virgilioaddormentarsiper non giocarvie fer l' orecchia sorda . 327Mestier trovato a posta per stancarsie quando l' uomo ha molto ben sudatoper torre altra camiciae poi mutarsi . 330 Era anche spesso Mecenate usato laman pel fresco girdove avea fatto un Teatro al maneggio accomodato . 333 equì visto l' avresti agileed atto maneggiar un Bertonch' era tenuto piùdestro nel saltarche cervoo gatto . 336 quasi simile a quelma menforzutoche in Atri il mio Signor mi diede in dono Con staffe oratee selladi velluto . 339 Sceso poi dal Bertondi che io ragionosalia sopra un Rovanche dal pittore parea dipinto in eccellenza buono . 342 il qual poi CoridonCavalcatorecioèCavallerizzo alla modernalo pose tanto a Virgilio nelcore345 che si volea impegnare alla tavernae gire ad abitar piazza Giudeae rinunziar l' eredità paterna348 se Mecenate non gliel concedea ; ond' eiche sempre in pregio ebbe i Poetigli ci donò di più la sua chinea . 351Sicchè poteano bene grassie lietistaffeggiando ir per Roma i Tucchie iVariche oggi sarian balzati su i tappeti . 354 ma non pensar peròche frasì rari cavai qualche bestiaccia inciamorrita non ci fosse ancoe da pochidenari . 357 La nuova intanto con dolor sentita fu di Sesto Pompeoche messo apiedee senza testa era ito all' altra vita . 360 dove trovò il fratelchefacea fede anch' esso col tagliato suo calcagno che eran morti i Pompei da capoa piede . 363 così di quel già gloriosoe magno Pompeo finì la generosaprole ; e fu peccatoch' era buon compagno . 366 Dunquein Ponente siobedivan sole l' armi di OttavioLepido anche rottoe rimandato a Romaeposto al Sole . 369 Dove Don Mecenate avea ridotto un viver talche si avea untordo grasso per due quatrinbello pelatoe cotto . 372 avendo in tuttoscancellatoe casso ogni statutoe legge promulgata da Orchia Tribunoe daLacino Crasso : 375 i quai volean bastasse una frittatanè fossero albanchetto più di seie si mangiasse a porta spalancata . 378 Con tutto ciòcerti malvagie reinella stagionche i dì sembran Gigantie le nottidi razza di Pigmei381 tentar mandarlou' i Cavalieri erranti ne i campiElisie l' anime amorose fan nozzema però mangian coi guanti . 384 Equesti fursecondo alcune glosedue nati nobilmentee per segnaleaveanle palme delle man pelose . 387 costor consunto il lor patrimonialepromessoaveano andar scalzie digiuniscampando dalle forcheallo spedale . 390Nè però mai con uomini communi si vedean praticar : ma con ScipioneconLelioed altri Consolio Tribuni . 393 la notte poi con Furio CarpioneconTito Grimaldel da Graffignanocon Muzio Limae Cajo Tenaglione396 simettono ad entrardove il profano Dio degli avariil coniato argentostavanascosto col capestro in mano . 399 e rubbatol sen giano a lume spentosapendoche ogni notte Mecenate mandava ronde attorno a ventia cento . 402 Temendodunqueperchè esercitate troppo di notte avean le mani scioltedi non morircon esse un dì legate405 un banchetto ordinarlà dove accolte furonparecchie bellee pellegrine dame parenti lorcon altre molte . 408 Al cuiconvito in mezzo l' Aventine contrade pregar tantoe ripregaro Mecenatecheanch' egli andovvi alfine . 411 quivi i due ladrie furbi senza paroper tordi vita un tanto Cavalierecerto vin greco d' Ischia avvelenaro . 414 ma poicambiati i fiaschiil buttigliere porse a i due frati la bevanda fella .sciocchi a non dirche ancor non volean bere ! Come anche ai tempi nostriItalia bella vide il Sesto Alessandroe l' empio figlio gir da Montefiascone aToscanella420 e il Mondo uscir di affannoe di periglio .

V I T A DI MECENATE

PARTE NONA .

ARGOMENTO .

Ecco le naviecco il fatal conflitto Da cui il destin dell' Universopende ; Fugge la bella donna dell' Egitto ; La siegue Antonio (tanto amor l' offende ) La siegueed è inseguitoe già è sconfitto; E Ottavio Vincitor sul mare splende . Mecenate di se fece granprova Bravando l' acquail ferrol' untoe l' uova . Voglionmoltiche Amor Dio degli amori siasi mezzo fanciulloe mezzo augelloe sipasca di corcome gli astori ; 3 altriche un verme sia simile a quelloche nasce entro le corna de i Castroni ; e gli raggirae cava di cervello ; 6moltifra quai vi furo anche de i buonidisserch' era uno spirtobalestieree che avea la civettaed i panioni . 9 Ma io queste opinion nonho per veree della verità sempre fui vagomi ci ho messo Platon fino avedere . 12 nè men però di lui molto mi appagobenchè nell' opre sue nedica assaiche 'l fa Poetail fa Sofistae mago . 15 Che cosa è dunqueAmore ? or se nol saiio tel dirò : ma facciam prima lega di non averci ainnamorar giammai . 18 Amore è una lasciva ignuda Stregache al bujo ( illume di ragione spento ) con l' oglio del piacer si ungee si frega . 21 india caval veloce più che il ventosopra il concupiscibile appetito alla nocesen va di Malevento ; 24 che Ben non si può dirdove il mentito banchetto èprivo dell' onesto Saleonde ne nasce un fin bruttoe pentito . 27 Questadunque empia stregae ascoso maleche sugge altrui l' affascinate venesotto ombra di un diletto sensuale30 spinse quel gran Roman là sull' areneDi Egitto a darsi di sua man la morte ; pazzoche egli fu sempre da catene !33 chese in man degli sbirri ei dava a sorte( Perchè ne va la vita ad unche spezza alla prigion dell' anima le porte ) 36 veramente troncava una cavezza; pur quel morire in aria ha più del grandee mostra in quel saltarche ciè allegrezza< .> or posciacchè del Mondo in tante bande ebber vintaesconfitta tanta genteche il sangue corse fino alle mutande42 Ottavio sifermò nell' Occidentericco d' armie trionfie Marc' Antonio nell'odoratoe lucido Oriente . 45 costuichecome scrisse già Svetonioeratenuto il primo Capitanoche uscisse allor dal bel paese Ausonio . 48 Amorposto l' avea per Ortolano di Cleopatraed ei le coltivava l' Orto avanti alpalazzo di sua mano . 51 e perchè d' innestar si dilettavaun dì salì su 'lfico Alessandrinoed innestovvi la Romana fava . 54 Onde gli Egizj poi dimarmo fino due simulacri fer congiunti insieme Venere CanopeaBacco latino ;57 che così lei nomar dalle supreme bellezzee lui dalle fumanti tazzechetracannò fin alle gocce estreme ; 60 perocchè alle tavernealle biscazzeor con Bibol sen givaor con Bibaculo assaggiando de i vin tutte le razze . 63Nè gli facendo più vergogna ostaculotalor scendea con Cleopatra al fiumela zucca avendo al fiancoe l' amo al baculo ; 66 ove queiche nuotando hanper costume di entrar sott' acquaun dì gli ci attaccaro un luccio seccoestato un anno al fume . 69 Alzò fuor di acqua il pescatore ignaro la seccapreda in un vistae neglettaonde le risa fin al Ciel volaro . 72 Or questaburla a Roma poi ridettaaggiuntovi di piùch' egli ogni sera stava agiocar coi Mimi alla Civetta ; 75 fe sìche Ottavio indusse la moglierache'l gisse in Alessandria a ritrovare con apparente scusae in parte vera ; 78cioèche avendo in breve egli a passare con l' esercito armato incontro a iParti lo volea di persona visitare . 81 Dunquei gonfiati lini al vento spartila bella donna navigò la costa di Greciae fece scala in quelle parti84aspettando anziosa la rispostadove ei voleache gli portasse i doni pe isoldatie per lui recati a posta . 87 Questi eran molti militar sajoni di orodi setadi pannoe di sajaparte con stringhee parte con bottoni90trenta par di scarpinie diece paja di camicie per lui con le lattuche di telasottilissia Cambraja . 93 Poi sopra barchegondolee feluche due mila fanticon i busti armatia guisa delle belle tartaruche . 96 in oltre per le paghede i soldati portò cuciti in certi sacconcelli mille mila migliaja di ducati .99 Ma Antonioche vedea per due piattelli non aver miccae che soventequeste[*] gelose donne avrian fatto a i capelli102 scrisse ad Ottavia : Faraisìche reste quelche hai portatoe tu ten torni a Romao che io tiacconcio pel dì delle feste . 105 Stracciossi allor la bella aurata chioma lagentil donnae dislealee infido l' adultero marito appellae noma . 108ma pur obbediente al patrio lido a riveder tornossi a remie a vele le bioccheche lasciate avea nel nido . 111 Questa dunque sì durae sì crudelerepulsa mosse Ottavio a tanto sdegnoche in Senato ne fè brutte querele . 114chiamando Antonio veramente degno di gir fiutando il Barbaro letamestallon diEgitto senza marchioo segno . 117 quantunque della razzae del pelame delfortissimo Alcide esser disceso si vantasse il bricconbugiardoinfame ; 120Di che avvisato Antonioe d' ira accesomandogli a dar mille mentiteeinnoltre a carcar lui d' un vie più brutto peso : 123 con dirche nei Filippiacciò le poltre[*] membra salvassee la vigliacca vitasi era fatto cucirdentro una coltre . 126 la cui ignominia tutto il mar sorbita mai non avrebbeancorchè tutto il mare fosse stata liscìa più che bollita . 129 Così tra lorsi venne al cartellaree dopo le parole furo i fattie ci ebbe il Mondoassai che diree fare . 132 se ben molti tentar con varj pattima in vandi racquetarliche i trovaro fra lorcome una saccola di gatti .[*] 135 FraquaiDon Mecenatead ambi carovi s' interpose anch' ei : ma viste quellementi ostinatee senza alcun riparo138 alfin vestito di armi illustriebelle contra le Navi d' Asiae dell' Egitto montò sulle Romane caravelle .[*]141 e poco prima del naval conflittotenendo i Capitani in man gli stocchiei fuche publicò quel grande editto : 144 che sotto pena di cento bajocchinon si facesse a trar colle cipolleperchè il lor sugo avvelenava gli occhi .147 Poi visto uscir tutto bagnatoe molle Ottavioche nel mare era cadutoEi gli prestò le brachee le zancolle . 150 e siccome era validoe membrutogì ad investir la Nave Capitanasulla quale Cleopatra avea veduto153 chetutta bellaarmata all' Africana portava sotto quella corazzinapiù volteusata alla giostra Romana . 156 Ma da una nave grossa Levantinacarca dimasseriziee di brigateconvenienti alla Real cucina159 fu per fiancoinvestito Mecenatee buttato rovescioanzi sepolto a furia d' ova sodeedi frittate ; 162 Nè Murena ancor ei sen lodò moltoche il capo gli lavarsenza saponecon brodo allora allor dal fuoco tolto165 che 'l pelò tuttocome un porchettone ; e già dall' Arcicuoco di Canopo si preparava il lardoelo spiedone ; 168 ma gli venne in soccorso al maggior uopo la trireme di Agrippagovernata dal Capitan Buffon cugin d' Esopo . 171 Intanto Mecenate rivocata laforza per virtù di un degno acetovenuto era alle man con Farinata . 174Questi era il Protoguattero secretoche della serenissima padella tenea lechiavi per Real decreto . 177 Costui portava a guisa di rotella cinto a traversoun certo fardellettopieno di pepezuccaroe cannella180 in cui DonMecenate a bel diletto tirò una puntae per uscir d' impacciocome unlardel glielo infilzò nel petto . 183 Talchè nel ritirar lo stoccoe ilbraccioversar le spezie a un tempoil sanguee l' unto da poter fare ungrasso sanguinaccio . 186 cadde l' esangue busto ; e diede appunto su certapignadove Satanasso preparava l' orzata pel defunto . 189 Al cader di costuitutte a fracasso gir le ciurme di Egittoe fu la Nave arsae lasciata girpel mare a spasso . 192 Quì Cantalizioautor fedele e gravescrivecheCleopatraavendo visto quel grande incendioa quelle fiamme brave 195Farinata chiamò malvagioe tristoche tanto avanti l' ora dell' arrosto siera di sì gran fuoco il dì provvisto . 198 Ma da un battelche giunseellaebbe tosto nuovacome la Nave ardeva tuttae ci era un caldoche parea d'Agosto ; 201 che il Cuocoe la cucina era distruttaeperchè ciò non leparesse fole . mostrava mezza vela arsicciae brutta . 204 Allor fu visto de ibegli occhi il sole turbarsiudendo nuove sì reumatichee dir rivolta alCiel queste parole : 207 Ahi stelle a favorirmi poco pratiche ! orche perdutoho la cucinae il cuocopotrò far la minestra con le natiche . 210 Indialzando le vele a poco a poco verso alto marfu principal cagioneche l'amante Roman perdesse il gioco . 213 perchè le tenne dietro il gocciolonegridando : anima miase tu mi porti il corportaci seco anche il polmone .216 che in questi casi perigliosie fortisenza il core il polmon non valeun fico : Deh portalvita miache hai mille torti . 219 Ferma le veleoimèsenti il tuo amico . Ma quella ognor più sordae pertinace fuggiva apiù poter quel fiero intrico . 222 Alfin pur la raggiunsee fer la paceele donne gli disser : Ben venutoavete buona cerae sì ci piace . 225 Fuben con gran bravura combattuto dalla sua armataancorchè le disparve sulprimo affronto così grande ajuto ; 228 Ma poichè un pezzo con diverse larvegiocato ebbe fortuna : alfin la sera Ottavio in mar vittorioso apparve231 esu la Capitanaove sculto era Ercolche il morto Anteo premea col piedeMecenate piantò la sua bandiera234 con quel pesce nel mezzoil qual sivede in riva all' acqua al Sol tutto quietopoi la notte a cantar nel fangoriede . 237 Or per sì gran successo allegroe lieto Ottavio fè chiamar DonMecenatee gli disse all' orecchia cheto cheto : 240 Corpo del MondoCavaliervoi fate tanto del grande dopo la vittoriache appena con gli amicivi degnate . 243 Piacciavi almenche la futura istoria dicache anch' iomesso ho le spalle sotto per ajutarvi a portar tanta gloria . 246 Ma lasciam girla burla : or che ridotto così il nemico abbiamche non occorre temer piùche si sani essendo rotto ; 249 gir mi bisogna in Grecia ivi a disporre coseimportantigiacchè per quest' anno l' armi si pon far ungeree riporre .252 Ma pria gli onorche a' meriti si dannovo che veggiatese però nonsete come Ghiandonche avea gli occhi di panno . 255 e però usciamo inpubblicoe traete la spada fuor del sangue ancor bagnata di tantiche jermandaste a guazzar Lete . 258 E in questo dir gli ornò con la Rostrata coronail nobil crincome a quel bravo guerrierch' ebbe l' onor della giornata .261 Come dunque esser puòche nell' ottavo dell' Eneide Maron non ne ragioni? io per me quanto possoglie ne gravo . 264 Ah non doveano i riceuti doni diAgrippa( come dirgioiee medagliee libri di segrete professioni267oltre molte altre nobili bagalieun' Odissea di propria man di Omeroe unbracco perfettissimo da quaglie ) 270 farche tacesse un sì gran Vate il veroe di quel meritato onor navale defraudare un tanto cavaliero273 che certoin quella età non ebbe eguale . Ma di grazia abbassiamo al Pegaseoper finche sventialquanto lo straccale . 276 E dica poi quelche gli piace Anneoche io non mi curo nullae se lo tenne questo severo Stoicoo buonoo reo. 279 Ma tuse vuoi fra le Latine penne trovar del suo valor le arteriee imuscolie quel che valsee quel che gli convenne282 leggi quell' Elegiache con gli opuscoli di Virgilio si stampae se non l' hai io n' aggio una perte fra i miei munuscoli . 285 Che soche a paragon tu lo porrai del grandeAlcidee del famoso Baccoe con l' esempio lor lo scuserai ; 288 perchèessi ancorpoi ch' ebber posto a sacco i Persie gl' Indie fatte altreopre magnee strangolata l' Idrae ucciso Cacco291 tornati a Tebefertante lasagneche finì il Mondoe fra le meretrici col mosto trionfarecon le castagne . 294 Sospese Ottavio poi l' armi vittrici pel seguente annoein men di una dozzina di mesi fe cagliar tutti i nemici . 297 sebben Antonioil qual di disciplina militar l' avanzavaebbe una voltarotti i cavalliametterle in ruina . 300 Ma il cieco Amorche tien l' alma sepolta dei mestiamanti nella cosa amatainver la Regia il corridor gli volta ; 303 per rivederMadonnache abbracciata che l' ebbeella pigliò quattr' ova frescheemerendar insieme una frittata . 306 Ma un giornoper uscir di queste trescheche il vide non aver più schermoo scudo contra l' armi infinite Romanesche309 diventato perciò bizzarroe crudofè a un liberto di Ottavio mandargiuso le calzee poi frustollo a culo ignudo . 312 Indi gliel rimandò cosìdelusoofferendogli innoltre anche l' eletta dell' armie disfidollo a campochiuso . 315 A cui rispose Ottavioche perfetta eraper risanar la suapazziadi Catone Uticense la ricetta318 che insegna a un disperatoche sidia con un coltel nel ventre da se stessosenza aspettar la pesteo la moria. 321 Il che fu certo un dimostrargli espresso la stradach' egli tenne auscir di vita : ma credo certoch' ei sen penta adesso ; 324 benchè ancor siasta la lite indiffinitase più della sua morte fu cagione la piaga femminileo la ferita . 327 Perchè mal per l' infermose al Falcone non mette ilcappellettoacciò non veda la starnache vicina gli si pone . 330 Rimasedunque al vincitore in preda il corpo del defuntoche la pelle avea foratacome una Lampreda .[*] 333 Giunsero poscia in campo acre novellecome ilSettentrione avea già prese contra il popol Roman l' armi rubelle . 336 cheRoma tostoche la morte intese di Marc' Antonio tutta risentissequasi perfar tumultuarie imprese . 339 Subito dunque Ottavioacciò impedisseanziostasse a un principio d' un gran malee l' imperio del Mondo stabilisse342dichiarò Mecenate Generale della Cavalleria d' Italia tuttae volleche alpartir mettesse le ale . 345 La quale a gran giornate ricondutta fu da luiposcia ne i Roman confinima pel lungo cammin zoppae distrutta . 348 Morirper strada centoe sei Ronzinidue cavai Turchie un nobile portante dicerti uomini di arme Vicentini . 351 fra quaichi sache un qualcheAlamostante non vi fosse anche della stirpe miach' ebbe in Vicenza già l'antiche piante . 354 Condotta a Roma essa Cavalleriafu mandata a svernarnella Sabinaprovincia da cacciar malinconia . 357 e perchè la milizia alfurto inchinae dove alloggiafa mille stranezzenè suol lassarci pennadi gallina360 Mecenate a vietar queste gravezzevi spedì un Commissarioanzi mandollo ben provvisto di bojae di cavezze363 per dar a i ladri l'ultimo tracollo sopra un alto steccato di tre legnicombattendo ei co i piediessi col collo . 366 Esempioche dovriachi regge i Regnie chi guidagli eserciti in viaggio sapersenz' aspettarche gli s' insegni . 369 Vennepoi Mecenate al fin di Maggioa visitar le bandeove in bonaccia trovollee che a nessun faceano oltraggio . 372 se ben sentì una vecchia a faccia afaccia gridar con un soldato Calabreseche rubato gli avea sei libbre d' accia. 375 Orperchè era arrivato al fin del meseei veder volle il numerodescritto della Cavalleria col proprio arnese ; 378 giacchè fin d' Alessandriagli era scritto la vittoria di Ottavioe che avea preso la Regina bellissimadi Egitto . 381 Per la cui nova di allegrezza accesoordinar fè una giostrae non gli calse porvi in premio un giojel di molto peso ; 384 dove ancor eimostròche in giostra valse : ma avendo già gran lance e rottee corseuna febre ardentissima l' assalse387 che il tenne un pezzo della vita inforse ; tanto piùche alzò bocca a un fiasco pieno di Greco ; onde a suespese allor s' accorse390 che gran vino a gran febre è gran veleno .

V I T A DI MECENATE

PARTE DECIMA .

ARGOMENTO .

Il nostro Mecenate al fin dà segno Di Umanitàvolendo una mogliera; L' ottien di gran beltadee d' alto ingegno Castamasalamistrae faccendiera Che il primo amor tosto converte in sdegno ;Perchè la Grecia amica a lei non era E che poscia lo piantacomeun cavolo Onde ei s' ammalae pel dolor va al diavolo . Giàritornato al dolce aere Romano il gentil Mecenatee già guarito del mal fraCesi presoe Suriano3 e dubitando esser mostrato a ditocome uomcheper viltadee codardia non gli bastasse il cor d' esser marito6 ( Bench'era un porsi a rischio tuttavia di diventar Ronzin di qualche stregae gir incorso per notturna via ) 9 si dispose provarcome si lega al piè dellalettiera conjugale la libertàche in van si piangee prega . 12 E lafigliuola del Quondam Cotalenon mi ricordo il nomebasta ch' egli abitavafra il Celioe il Quirinale15 si pigliò per sua Sposae il padre dieglitanti Maravidis' in dotequanti la bella donna in capo avea capegli . 18 Aquesta nuova due suoi fidi Amantil' un per disperazion diventò Bojae l'altro si rimase fra i forfanti . 21 Or stette ellae il marito un tempo ingioja ; anzi avvampar fra lor di sì gran focoche Vesuvio un sembròl'altra una Troja . 24 Non era allora in Romao in altro locodi lei piùbellae vaga giovinettanè di più vezzidi più spassoe gioco . 27dall' altra banda alterae sdegnosettae più furbache un Sbirroesapea dove il Diavolo teneva la scarpetta . 30 Sempre avrebbe voluto cose nuovee quelche dentro in casa non aveaben da se stessa il procacciava altrove. 33 e perchè favorita si vedea ellae 'l Maritoin tanto fastoe gloriavenneche punto a Livia non cedea . 36 Siccome pon nella Romana istoria Dionche pur l' altr' jer lo lessi in sortedove di Mecenate fa memoria . 39 ch'ebbedice eibellissima Consortee ch' ella funon il favor de i Cielinè le virtùche il fer sì caro in Corte . 42 Ma tante volte ei mentequanti ha peliperocchè in Corte allora i Cornifici non eran graticomeoggi i Corneli . 45 Dunque le dotte Muse fur radicie la conformità delsangue regioche fer Augustoe Mecenate amici . 48 Anzi a costei l' onor futanto in pregioche a Publio Nemo Gentiluom RomanoGentiluom veroe non diprivilegio51 perchè danzando le fè un atto stranotrattasi dal pièdestro la pianellagliela scoppiò su 'l volto a piena mano . 54 Quinci altorumor nacquee questae quella spada fu trattama quietossi tosto che ilCuoco saltò fuor con la padella . 57 che mentre un la vuol lessae l' altroarrostoei gridò frit frit alla Tedesca[*] e subito ogni rissa ebbe composto. 60 Talchè Dion non sa quelche si pescaperchè fu tutta bellae buonain tuttoe del marito sol beccabil esca . 63 a cui poscia ella partorì un belputto per censoe paga di ben millee mille abbracciamenti a lei già dati afrutto . 66 Ma coluiche fè al Berna le postillee che insegnò alle donneschizzinose con la man di sapon tener l' anguille69 dice in certa operettach' ei composeche il putto in quell' etade uscì di vitache alla tomba senvà con fiorie rose . 72 onde la nobil stirpe allor finita fu di Porsennaequesta è la più soda opinionee più approvatae trita . 75 SicchèPoeta mioche per dar loda forse ad altruigisti in Parnasoed ivi la mulaabbeverasti a certa broda78 tu vuoi certo la burla quando scrivi che alcun sitrovi in questa infame etate che da quel liberal Ceppo derivi . 81 Salva peròla splendida bontate del mio Signoree i liberali effetticon che le Musespesso ha sollevate . 84 Appunto ster cinque anni benedetti Mecenatee lamoglie in giojae in pacequasi un' anima sol fosse in due petti . 87 maAmorche va spiando con la facese l' uomo dopo pasto d' altra carnechedella sua vaccina si compiace90 mostrò un giorno a Terrenzia certe starneover starnotti dopo la lettierache il marito un guazzetto volea farne . 93Terrenzia si chiamava la mogliera di Mecenatee come dissi dianzinon menche bella sdegnosettae altera . 96 La qual mai più non se lo volle innanziperciò veder ; bench' ei più scuse addusseperchè se ne pigliasse almen gliavanzi . 99 Oltre che a mortal odio anche l' indusse l' aver in un domesticobisbiglio sentito( benchè ciò per burla fusse ) 102 quando ei diceva a mododi consiglioche sul capo era meglio aver un maglioch' esser vicino allasua moglie un miglio . 105 Il che fu quanto averle dato un taglio su 'l visobenchè il sordo allor fingesseper attaccargli poi questo sonaglio . 108 eben lo fèche lo condusse spesse volte a pregarche per uscir di stentisulle sue bianche forche l' appendesse . 111 Soggiungendocor miose maipiù senti di me richiamo alcunvò che mi strappi dal duro fusto gli umidipendenti . 114 Ma fatto ella un fardel de' miglior drappie rivolta ver luistizzata disse : Circinnata son iose più m' incappi . 117 abbiti il tuoBattillo ; e maledissee Battillie battelliche alle navi van dietroetutta in collera partisse . 120 Quinci poicol parer degli uomin savida luifece il Divorzioe sulle soglie della sua porta ripigliò le chiavi123 comedalle Pandette si raccoglie . Leggete il libro vigesimoquarto De donationetra maritoe moglie ; 126 che io non vi aggiungo nullae non mi parto maidall' autorità de i saggie buoni autorche gli altri li ributtoe scarto. 129 Ei non però giammai restò con donie con preghie con messie conoffertee col far la civetta su i cantoni132 di mostrar segnieconjetture certech' egli impazziva di raccumunare seco il lettoi lenzuolie le coperte . 135 Ma in lei fece l' istessoche può fare scarpel di cerain un matton biscottoche vi si abbia un immagine a intagliare138 e duròquesta prattica più di otto mesi ; nè con denarnè con favori se la potèmai più rimetter sotto . 141 Nè credo già fra i tormentati cori nel bel regnodi Ciprou' vanno a caccia a braccoe reti i pargoletti Amori144 maifosse alcunche con più amara faccia di lui piangesse il ritrovarsi senza ladonna suache già l' ebbe in bonaccia . 147 Or per questo divorzioe lungaassenzasiccome scrive Seneca morale in quel trattato suo de Providenza150il pover Mecenate venne a taleche mai più non dormì ; sicchè la febre glirinforzò per raddoppiargli il male . 153 Benchè vi si adoprasse ogni celebrerimedioa tal che avria fin chiuso gli occhi alle cicaleche non hanpalpebre . 156 Opio corretto in brodo di finocchipapaveri conditi colditrutto di fel di granchie lingue di ranocchi . 159 ma il sonnoche fragli altri ha un vizio bruttoche quando non ha voglia di dormirenon l'addormenterebbe il Mondo tutto162 non volle mai rimedio alcun sentire ; ondei Galeni di quei tempi a Romanon ci sapendo più che farnè dire165tentar fargli sfregar pian pian la chiomamentre gli si leggeva sulle spondedel letto un libro di soave idioma ; 168 Provar il mormorio delle fresche ondee di fargli sentir là sull' Aurora dolce armoniache di lontan risponde . 171Con tuttociò sol un momento d' orach' egli chiudesse gli occhinon fuversotanto il mal l' affliggea dentroe di fuora . 174 Onde diconcheAugusto un dì converso a Papirio Cursorgli disse : fate i Medici venir dell'Universo . 177 Sicchè quasi in brevissime giornate ne venner tantiche feliciquelle gentiche poteano essere ammalate . 180 Non si vedean fuorchè lettighee selle da Pozzo biancovoltando a man mancafino a San Salvator delleCoppelle . 183 Nè restò barba consumatao bianca nel medicardi qualchefamao pregio in Parigiin Lovanioin Salamanca186 che non venisse demandato Regio volando a Romadove ogni mattina si faceva un pienissimoCollegio . 189 Fu mille volte vistogli l' orinae tocco il polsoe voltosotto sopra il corpo tutto dalla medicina . 192 Poi vistocome in van quàgiù si adopra per saper la cagion donde deriva il malche preparato vien disopra195 al fin concluser tutti a voce vivache Mecenate non aveva sonnoe questa era cagion che non dormiva . 198 Dottrina in verche ritrovar nonponno se non queiche studiato hanno il Grazianosopra quel testo devigiliae sonno . 201 Durò tre annie messo avea già mano nelquartoch' ei tenendo gli occhi apertimai chiusi non gli avease non invano . 204 Ebbe innanzi al morir prodigj certi della futura morteche astaffetta se ne venia per l' ombree pei deserti . 207 E fra gli altri ci fucerta civettache in camera gli entrò smarritae bruttae nel partirsgraffiogli la berretta . 210 E una gallina negrae mal riduttachestandosi in un piècantò tre voltee poiruspandoimpolverossi tutta .213 Queste cose fur visteed altre molteche a Mecenate in ver diederoaffannoper le scienzeche ne avea raccolte . 216 Cinquant' anni era vissoed un altr' annoquando gli venne vogliacome accadedi moriree morissie fu suo danno . 219 Fè testamento al fin della sua etadenel qualdopol' aver raccomandati il nomee l' alma all' immortalitade222 lasciò moltibellissimi legatidi cui non vo parlarfuor che di quelliche son più alsecol nostro appropriati . 225 Prima lasciò moltissimi Castelli in aria a queiche l' ambiziosa pioggia sospinse a desiar tanto i Cappelli . 228 Itemben mille rubbie mille moggia di speranze fallaci alla profana turbache inCortesospirandoalloggia . 231 ma con tal condizionquantunque stranache fossero in comuneo per dir meglio per indivise con la Tramontana . 234 Eciò fece eisuaso dal conseglio dell' egregio uom messer Tempo perdutodottore in Corte consumatoe veglio . 237 Itemacciò l' inutileecanutoanzi sparso servir della prefata turba fosse di più riconosciuto240del mobil suo lascolle anche una ratatra il qual era in un quadro vagoebello la vita Cortegiana figurata . 243 Quì si vedea dipinto Samuellochealla spelata Corte dava a nolo or un sajo ritintoor un mantello . 246 poigiunto il vernoir la vedevi a volo verso piazza Giudeaper mutar pegnoetor di sentinella il ferrajolo . 249 Pittura inver più bella pel disegnocheperchè cosa alcuna avesse sotto il senso tropologico d' ingegno . 252 Itemal secol nostro lasciò un Lottocon due benefiziate d' infinito valoreciascheduna avea il suo motto . 255 Dicea la prima a lettre lunghe un dito : perle mendichee misere virtudi benefiziata uno spedal fallito . 258 L' altr' eraa lettre d' orma goffee rudie dicea : Per li nobili Ruffianibenefiziata un magazzin di scudi . 261 Item lasciò a i moderni Capitaniuna pomposae nobil pennacchierae bande da posarvi e bracciae mani . 264molte spade indoratee di maniera braveda far tremar il Turcoe il Moroma per dirlale lame eran di cera . 267 Item lasciò a i Legisti un'argan d' oro per far giunger per forza un intellettoe stiracchiar le leggi amodo loro . 270 A i Filosofi poi d' animo infetto lasciò il Ginnasio suo ; mail fè scoprireacciò potesser creder sopra il tetto273 con un altrolegato da impazzirecioè un siroppo di Materia primache ancor non l' hanpotuto digerire . 276 Ma noimentre costor van per la cima degli arbori acader precipitosiseguiam gli altri legati di più stima . 279 Item a isempre afflittie bisognosi di tutti i ben di Dio magri Poetima nel restouomin chiarie virtuosi282 lasciò molti importantie bei segretidiaver mai sempre a mendicare il paneservendo indarno a i Principi indiscreti ;285 che si godon veder come le rane le dotte Muse star nudee digiune delcorrente Elicona alle fontane . 288 Sordide fascee maledette cunechenudriste del mondo in vituperio queste avare dell' oro anime brune ! 291 Giàperchè seppe il corvo di Tiberio dirCaesar salveil Principecortese gli diè il piatto conforme al desiderio . 294 ed oggi canti purspieghie palese le lodi lor il più canoroe bianco cignoche un dì nongli farian le spese . 297 Ah mestiero infelice ! ahi non fora anco meglio esserquell' augelche mena al vento sua vitaancorchè mal pasciutoe stanco ?300 Ma andiam oltre . Item di più contento fu lasciare a i Poeticomein dotee della lor virtute in argomento303 gli Ortiche avea nellefamosee note Esquiliaove potrian d' ogni stagione piantare seminargrosse carote . 306 ponendo però prima in infusione lo sparso seme lor di lodie vanti nell' acqua della falsa adulazione . 309 Or veniamo a i legati de iPedantipresuntuosie brutti animalaccie delle carni altrui viziosiamanti . 312 Ei lasciò loro un valigion di straccidue toghe rotteunberrettin macchiatoe una camicia vecchiae senza lacci ; 315 un osso diprosciutto spiluccatoche tremava dal freddoessendo ignudomercè lorche l' avean sì mal trattato . 318 Pur sel venian rodendo bello e crudocheaccender l' escaed appressarsi al foco sempre è lor parso un periglioso ludo. 321 Item lasciò a costor non so che poco di libricome a dir l' opredel Sasso nella grammatical palestrae gioco . 324 Ma gli Autor gravi restartutti in assobenchè i Pedanti dian colpa all' inopiase con essi il digiunfan del trapasso . 327 Con tutto ciò vi aggiunse il Cornucopialezion daporla in capite al Messere tosto che lor sia dato e tempoe copia . 330Sol dunque omai ci resta da vedere il seguente legatoe poi le mani porremo adaltroch' egli è ben dovere333 Item lasciòma in grazia de iRomanicerti par di pianelle alle lor Donneda far lunghi parer gli stinchinani . 336 che ancor fin oggise alzi lor le gonnevedraiche han sotto unpalmo di misuraalte le basi più che le colonne . 339 Inoltre lasciò lorcerta mistura da far la carne biancae lustrae fina ad onta della sempliceNatura . 342 nella qual con stillata trementina entrava olio di mirraincorporatocon chiara d' ovaed acqua di marina . 345 E loro avrebbe unvaso anche lasciato di balsamose a sorte non ci avea Virgilio al bujo pererror pisciato : 348 Diconche Mecenate possedea sì fatte robecome cose alui lasciate già da una maestra Ebrea . 351 Non ch' egli l' adoprasseo alcunde i suise ben fra queiche con malvagio avviso cercar di denigrar la famaaltrui354 fu da Cornelio Tacito derisoche sulle tempie si facesse i riccie quasi sposa si acconciasse il viso . 357 Ma questi son degli uomini icapricciche per mostrar l' ingegno lor acutocuocon nel forno altrui varjpasticci . 360 onde a giudizio mio sarebbe suto meglioche avessecome è ilsuo cognomequivi Cornelio Tacito taciuto . 363 Ma ciò sia detto perpassaggiocome uomche in tal caso a ogni altra cosa pensiche a tassar unautor di sì gran nome . 366 Il Testator pian pian mancare i sensi si senteeancor non è nel Testamento l' erede universal come conviensi . 369 Sbrighiamciaddunque . Or poi ch' ebbe il suo intento espostoe con legati anche notabilireso ogni servitor pagoe contento372 in tutti gli altri ben mobiliestabilipresentie da venirlibrie scritturee denarche fan gliuomini insaziabili375 Augusto instituìche dianzi pure fu a visitarloErede universale Omni meliore modo& pleno iure . 378 Rimettendo alsuo splendidoe Reale arbitrio l' osservar l' usoe lo stile degli altriCavalier nel Funerale . 381 Ma nell' esser magnanimoe gentilequelle virtùpregiando illustrie conte che ne tolgon da morte oscurae vile384Ottavio il mio Signorche uscir dal fonte dovea dell' Illustrissima Acquavivaerede nominò di propria sponte ; 387 di cui sentito avea già quella DivaVecchia da Norcia ragionarche spesso i gran segretial grande Augustoapriva . 390 Ma quìfra le gramagliee fra il cipresso le porpore meschiargli allorie l' ostroMusanon ci convienne ci è concesso . 393Però lasciamo a più purgato inchiostro che al Cielscrivendolo sublimie inalzie noi seguitiam pure il cammin nostro . 396 giacchè le Parchescapigliatee scalze son giunte a quelle camere a terrenou' Mecenate vuoltirar le calze . 399 Appena avea notato Jabolenopresenti gl' infrascrittitestimonicioèServioSulpizioe Labieno402 e Titoe GajoeLucio de i SemproniSpurio Cornuto allor d' umil casatoche poi si sparseper molti Rioni ; 405 dicoche appena aveva stipulato ser Jaboleno iltestamentoe il fine del foglio col suo publico segnato408 che vedendosiomai giunto al confine della sua vitae nell' afflittoe bianco voltoapparendo alcune fredde brine411 disse il buon Mecenate : Oimè che io mancooimèche io muojooimè siatemi intorno per fin che io passo all' altravita almanco . 414 Ben speroamiciritornar fra un giornose l' oste dall'insegna dell' uom morto di là tiene i cavalli di ritorno . 417 Così dicendoe fatto il collo tortomentre gli s' infondea con certa penna su le pallidelabra alcun conforto420 gli occhi serròsiccome Plinio accennanè lepalpebre gli avrian sù tenute quante forcine ha la selva d' Ardenna . 423 Sidiceche in quel punto fur vedute l' erbe del fioritissimo Parnaso diventartutte Aconitie Cicute . 426 e che un gatto morelsaltando a caso sopra unarmario in quel medemo istante fè cader l' orinal di Apolloe il vaso . 429 Ecerte gelatinepoco avante ch' ei morissedi lauro incoronatediventarbrodo liquidoe spumante . 432 Ora morto costuigli fur trovate dentro lecasse lettere infinite col soprascritto a Gajo Mecenate . 435 Che non eran ancorle penne ardite far sulle nizze i titoliche han posto tra il mertoe l'ambizion sì fiera lite . 438 Perocchè si pascean sol dell' arrostoe non delfumeanzi con fieri editti bandito il fasto sen fuggia discosto . 441 Che sianfatti in pasticcie lessie fritti queiche han con tanti titoli bastardiadulteratie guasti i soprascritti ! 444 Che ad altro oggi non par che ilMondo guardi che a farsi il nome ornar su 'l chiuso plicocon mille vaniepiteti bugiardi . 447 onde io vi giuro da Poetae dico che se non è chiscrive Molto Illustre va a rischio di poi perdersi l' amico . 450 Dall'altra banda a un uom scuroe palustre per sanguee per virtùcon checoscienza gli debbo dare il titolo d' illustre ? 453 E quell' altro somar dallasemenzache non eccede altruifuorchè ne i vizjcon che ragione ei vuoldell' Eccellenza ? 456 Ahi secol bruttoahi veramente indizj di un età guasta! ahi non avean tal fume quei già Catoni intonsie quei Fabrizj . 459 Non osail picciol rionè si presume gir per se stesso al marse pria non perde ilnomeentrando in qualche illustre fiume . 462 Sfacciata zucca si dilungaesperde piùch' edrama si secca in brevee quella nella sua nobiltà maisempre è verde . 465 Pon la briglia al somarpongli la sellaches' eglimerta il titol di corsieroben lo vedraicorrendo alla girella . 468 Voleadir quella pompae quell' altiero sepolcroche sul bel colle Aventino fufatto a questo nobil Cavaliero . 471 Volea dir l' epitaffio suo latinocheincominciava : Nil tumulum curoscolpito in marmo biancoe pellegrino: 474 Volea dirquante torcie accese furoe di quante mestissime Elegiefosse sparsa la tombae il sagro muro477 ma sentoche in Parnaso alcunespie mi han querelatoonde bisogna che io mi volga a più severe Poesie . 480La querela è fondata sopra il mio poco giudizio in tesser con l' istoria leburle magre in un essequie pio . 483 che son confusoche non ho memoriachequesta mia faccenda nulla vale senza l' Esordioe la dedicatoria . 486 Inoltreche il mio stil giù per le scale sdrucciolando sen vàche non ha piedieche un terzetto scendee l' altro sale . 489 TuMomoDio de i maldicentiil vedise ste querele datemi son degne di esser tagliate a pezzi con glispiedi . 492 onde convienche a mio poter m' ingegne di ributtarlee vomitil' amarodi che son dentro queste Muse pregne . 495 E già per tanta impresami preparopoichè con le acque irate d' Elicona ho rinfrescato alquanto ilcalamaro . 498 e sia la mia rispostao tristao buonabastacheprodurrolla da me stessoe non per interposita persona . 501 Ma priache s' incominci tal processoforse informare Apollo sarà benecon unalettra per fidato messo . 504 Ma che titolo dar me gli conviene ? Chè il MoltoIllustre omai più non si prezzatanto crescendo l' ambizion sen viene !507 Pur quando miro in Ciel l' alta chiarezza de i suoi bei raggia che tanteparolediamogli il Serenissimoe l' Altezza . 510 che non trovo uomche ilmerti a par del Sole .

NOTA AL TESTO

Il testo riproduce la lezione della stampa più diffusa delleopere del Caporali:

R I M E / DI CESARE CAPORALI / P E R U G I N O / DILIGENTEMENTECORRETTE/ COLLE OSSERVAZIONI / DI CESARE CAPORALI / In questa nuovaEdizione si aggiungono / molte altre Rime inedite dello stesso / Poetae la sua Vita. / [incisione] / IN PERUGIAMDCCLXX. / [doppia linea] / NELLASTAMPERIA AUGUSTA DI MARIO RIGINALDI / Con Licenza de' Superiori.

(pp. 41-232). L'esemplare utilizzato è quello dellaBiblioteca Marucelliana di Firenze segnato 1.OO.IV.2.

La trascrizione è diplomatica. Si conservano pertanto anchele incoerenzele oscillazionile aporie del sistema grafico settecentesco. Sicorreggono soltanto pochi evidentissimi refusi di stampasegnalando in nota lalezione erronea del testo. In notasenza intervenire sul testosi segnalanoalcuni apparenti (o evidenti) errori di letturasuggerendo il possibileemendamento. Qualche ovvio adattamento si è reso necessario nel tradurre iltesto cartaceo in testo elettronico. Si è introdotta la numerazione dei versi(per terzine).

Si è dovuto invece intervenire radicalmente sul sistema diriferimento delle annotazioni di Carlo Caporaliindicate nella stampa conlettere dell'alfabeto minuscole tra parentesi quadre (non senza qualchesporadica occorrenza di tonde)con progressione limitata alla singola pagina.Nella trascrizione si sono convertite in note in calce con numerazione inesponenteprogressiva dall'inizio alla fine del poema. Per le note dei curatoridella stampa settecentesca si è conservato il sistema di riferimento (unasterisco tra parentesi quadrenormalizzando le pochissime occorrenze diparentesi tonde) e l'uso del corsivo. Le nostre annotazioni si trovano alla finedel testo; il riferimento è costituito da lettere dell'alfabeto minuscole inesponenteprogressive dall'inizio alla fine.

Questa trascrizione è la prima tappa di un'edizione critica della Vitache comprenderà la trascrizione dell'autografo perugino (che non rappresental'ultima volontà dell'autoredefunto - per quanto si sa - mentre si accingevaa un'edizione della propria operaper la qualeevidentementeaveva approntatouna redazione più avanzata) e dell'editio princeps (tuttora daidentificare). Maggiori dettagli si daranno a tempo e luogo.