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Primavera

di Giovanni Verga

Allorché Paolo era arrivato a Milano colla sua musica sotto il braccio - inquel tempo in cui il sole splendeva per lui tutti i giornie tutte le donneerano belle - avea incontrato la Principessa: le ragazze del magazzino le davanoquel titolo perché aveva un visetto gentile e le mani delicate; ma soprattuttoperch'era superbiosettae la seraquando le sue compagne irrompevano inGalleria come uno stormo di passereella preferiva andarsene tutta solaimpettita sotto la sua sciarpetta biancasino a Porta Garibaldi. Così s'eranoincontrati con Paolomentre egli girandolavamasticando pensieri musicaliesogni di giovinezza e di gloria - una di quelle sere beate in cui si sentivatanto più leggiero per salire verso le nuvole e le stellequanto meno glipesavano lo stomaco e il borsellino -. Gli piacque di seguire le larve giocondeche aveva in mente in quella graziosa personcinala quale andava svelta dinanzia luitirando in su il vestitino grigio quand'era costretta a scendere dalmarciapiedi sulla punta dei suoi stivalini un po' infangati. In quel modoistesso la rivide due o tre voltee finirono per trovarsi accanto. Ellascoppiò a ridere alle prime parole di lui; rideva sempre tutte le volte che loincontravae tirava di lungo. Se gli avesse dato retta alla primaei nonl'avrebbe cercata mai più. Finalmenteuna sera che pioveva - in quel tempoPaolo aveva ancora un ombrello - si trovarono a braccettoper la via checominciava a farsi deserta. Gli disse che si chiamava la Principessapoichécome spesso avvieneil suo pudore rannicchiavasi ancora nel suo vero nomeedei l'accompagnò sino a casacinquanta passi lontano dalla porta. Ella nonvoleva che nessunoe lui meno d'ogni altropotesse vedere in qual castello datrenta lire al mese vivessero i genitori della Principessa.Trascorsero in tal modo due o tre settimane. Paolo l'aspettava inGalleriadalla parte di via Silvio Pellicorannicchiato nel suo gramosoprabito estivo che il vento di gennaio gli incollava sulle gambe; ellaarrivava lesta lestacol manicotto sul viso rosso dal freddo; infilava ilbraccio sotto quello di luie si divertivano a contare i sassicamminandoadagiocon due o tre gradi di freddo. Paolochiacchierava spesso di fughe e di cannonie la ragazza lo pregava di spiegarlela cossa in milanese. - La prima volta che salì nella cameretta di luial quarto pianoe l'udì suonare sul pianoforte una di quelle sue romanze dicui le avevano tanto parlatocominciò a capireancora in nubementreguardava attorno fra curiosa e sbigottitasi sentì venir gli occhi umidiegli fece un bel bacio - ma questo avvenne molto tempo dopo.Dalla modista si ciarlava sottovocedietro le scatole di cartone e imucchi di fiori e di nastri sparsi sulla gran tavola da lavorodel nuovo morosodella Principessae si rideva molto di quest'altroil quale aveva unsoprabitino che sembrava quello della misericordia di Dioe non regalavamai uno straccio di vestito alla sua bella. La Principessa fingeva nonintenderefaceva una spallatae agucchiavazitta e fiera.Il povero grande artista in erba le avea tanto parlato della gloriafuturae di tutte le altre belle cose che dovevano far corteo a madonna gloriache ella non poteva accusarlo di essersi spacciato per un principe russo o perun barone siciliano. - Una volta ei volle regalarle un anellinoun semplicecerchietto d'oro che incastonava una mezza perla falsa - erano i primi del meseallora. - Ella si fece rossa e lo ringraziò tutta commossa - per la prima volta- gli strinse le mani forte fortema non volle accettare il regalo: avea forseindovinato quante privazioni dovesse costare il povero gingillo al Verdidell'avveniree sì che aveva accettato assai più da quell'altrosenzatanti scrupolied anche senza tanta gratitudine. Quindiper fare onore al suoamantesi sobbarcò a gravi spese; prese a credenza una vesticciuola alCordusio; comperò una mantellina da venti lire sul Corso di Porta Ticineseedei gingilli di vetro che si vendevano in Galleria Vecchia. L'altro leaveva ispirato il gusto e il bisogno di certe eleganze. Paolo non lo sapevalui; non sapeva nemmeno che si fosse indebitatae le diceva: - Come sei bellacosì! - Ella godeva di sentirselo direera felice per la prima volta di nondover nulla della sua bellezza al suo amante. Ladomenicaquand'era bel tempoandavano a spasso fuori la cinta daziariaolungo i bastioniall'Isola Bellao all'Isola Bottain una di quelle isole diterraferma affogate nella polvere. Erano i giorni delle pazze spese; sicchèquand'era l'ora di pagare lo scottola Principessa si pentiva delle folliefatte nella giornatasi sentiva stringere il cuoree andava ad appoggiare igomiti alla finestra che dava sull'orto. Egli veniva a raggiungerlasi mettevaaccanto a leispalla contro spallae lìcogli occhi fissi in quel quadrettodi verduramentre il sole tramontava dietro l'Arco del Sempionesentivano unagrande e melanconica dolcezza. Quando pioveva avevano altri passatempi: andavanoin omnibus da Porta Nuova a Porta Ticinesee da Porta Ticinese a PortaVittoria; spendevano trenta soldi e scarrozzavano per due ore come signori. LaPrincipessa arricciava blonde e attaccava fiori di velo su gambi di ottonedurante sei giornipensando a quella festa della domenica; spesso il giovanottonon desinava il giorno prima o il giorno dopo. Passaronol'inverno e l'estate in tal modogiocando all'amore come dei bimbi giocano allaguerra o alla processione. Ella non accordavagli nulla più di codestoel'innamorato si sentiva troppo povero per osare di chieder altro. Eppure ellagli voleva proprio bene; ma aveva troppo piantoper via di quell'altroed ora credeva aver messo giudizio. Non sospettava che dopo quell'altroora che gli voleva proprio benenon buttarglisi fra le braccia fosse l'unicaprova d'amore che il suo istinto delicato le suggerisse: povera ragazza!Venne l'ottobre; ei sentiva la grande melanconia dell'autunnoe le aveaproposto di andare in campagnasul lago. Approfittarono di un giorno in cui ilbabbo di lei era assente per fare una scappatauna scappata grossa che costòcinquanta liree andarono a Como per tutto un giorno. Quando furonoall'albergol'oste domandò se ripartivano col treno della sera; Paolo lungo ilviaggio avea domandato alla Principessa come avrebbe fatto se fosse statacostretta a rimaner la notte fuori di casa; ella avea risposto ridendo: - Direidi aver passata la notte al magazzino per un lavoro urgente -. Ora il giovaneguardava imbarazzato lei e l'ostee non osava dir altro. Ella chinò il capo erispose che partivano il domani; quando furono soli si fece di bracia - cosìgli si lasciò andare. Ohi bei giorni incui si passeggiava a braccetto sotto gli ippocastani fioriti senza nascondersisenza vedere le belle vesti di seta che passavano nelle carrozze a quattrocavallie i bei cappelli nuovi dei giovanotti che caracollavano col sigaro inbocca! le domeniche in cui si andava a far baldoria con cinque lire! le bellesere in cui stavano un'ora sulla portaprima di lasciarsiscambiando ventiparole in tuttotenendosi per manomentre i viandanti passavano affrettati!Quando avevano cominciato non credevano che dovessero arrivare a volersi benesul serio; - ora che ne avevano le prove sentivano altre inquietudini.Paolo non le avea mai parlato di quell'altro di cui aveaindovinato l'esistenza fin dalla prima volta che Principessa si era lasciatamettere sotto il suo ombrello; l'avea indovinato a cento nonnullaa centoparticolari insignificantia certo modo di fareal suono di certe parole. Oraebbe un'insana curiosità. - Ella possedeva in fondo una gran rettitudine dicuoree gli confessò tutto. Paolo non disse nulla; guardava le cortine di quelgran letto d'albergo su cui delle mani sconosciute avevano lasciato ignobilimacchie. Sapevano che quella festa un giornoo l'altro avrebbe avuto fine; lo sapevano entrambi e non se ne davano pensierogran fatto- forse perché avevano ancora dinanzi la gran festa dellagiovinezza. - Lui anzi si sentì come alleggerito da quella confessione che laragazza gli avea fattoquasi lo sdebitasse di ogni scrupolo tutto in una voltae gli rendesse più agevole il momento di dirle addio. A quel momento cipensavano spesso tutt'e duetranquillamentecome cosa inevitabilecon certarassegnazione anticipata e di cattivo augurio. Ma adesso si amavano ancora e sitenevano abbracciati. - Quando quel giorno arrivò davvero fu tutt'altra storia.Il povero diavolo avea gran bisogno di scarpe e di quattrini; le suescarpe s'erano logorate a correr dietro le larve dei suoi sogni d'artistaedella sua ambizione giovanile- quelle larve funeste che da tutti gli angolid'Italia vengono in folla ad impallidire e sfumare sotto i cristalli lucentidella Gallerianelle fredde ore di notteo in quelle tristi del pomeriggio. Lemeschine follie del suo amore costavano care! A venticinque anniquando nons'è ricchi d'altro che di cuore e di mentenon si ha il diritto di amarefosse anche una Principessa; non si ha il diritto di distogliere lo sguardofosse anche per un sol momentosotto pena di precipitare nell'abissodallasplendida illusione che vi ha affascinato e che può farsi la stella del vostroavvenire; bisogna andare avantisempre avanticogli occhi intenti in quelfaroavidifissiil cuore chiusole orecchie sordeil piede instancabile einesorabiledovesse camminare sul cuore istesso. Paolo fu malatoe nessunoseppe nulla di lui per tre interi giorninemmen la Principessa.Erano incominciati i giorni squallidi e lunghi in cui si va a passeggiarenelle vie polverose fuori le portea guardare le mostre dei gioiellierie aleggere i giornali appesi agli sportelli delle edicolei giorni in cui l'acquache scorre sotto i ponti del Naviglio dà le vertiginie guardando in alto sivedono sempre le guglie del Duomo che vi affascinano. La seraquando aspettavain via Silvio Pellicofaceva più freddo del solitole ore erano più lunghee la Principessa non aveva più la solita andatura svelta e leggiadra.In quel tempo gli capitò addosso una fortuna colossalequalcosa comequattromila lire all'anno perché andasse a pestare il piano pei caffe e iconcerti americani. Accettò colla stessa gioia come se avesse avuto il dirittodi scegliere: dopo pensò alla Principessa. La serala invitò a cenain ungabinetto riservato dei Biffial pari di un riccone dissoluto. Avea avuto unacconto di cento lire e ne spese buona parte. La povera ragazza spalancava gliocchi a quel festino da Sardanapaloe dopo il caffècol capo alquanto pesoappoggiò le spalle al muroseduta come era sul divano. Era un po' pallidaunpo' tristema più bella che mai. Paolo le metteva spesso le labbra sul collovicino alla nuca; ella lo lasciava faree lo guardava con occhi attonitiquasiavesse il presentimento di una sciagura. Ei sentivasi il cuore stretto in unamorsae per dirle che le voleva un gran bene le domandava come avrebbero fattoquando non si fossero più visti. La Principessa stava zittavolgendo il capodalla parte dell'ombracogli occhi chiusie non si muoveva per dissimularecerti lagrimoni grossi e lucenti che scorrevano e scorrevano per le guance.Allorché il giovane se ne accorse ne fu sorpreso: era la prima volta che lavedeva piangere. - Cos'hai? - domandava. Ella non rispondevao diceva - nulla!- con voce soffocata; - diceva sempre cosìch'era poco espansivae avevasuperbiette da bambina. - Pensi a quell'altro? - domandò Paolo per la primavolta. - Sì! - accennò ella col capo- sì - ed era vero. Allora si mise asinghiozzare. L'altro! voleva dire ilpassato: voleva dire i bei giorni di sole e d'allegriala primavera dellagiovinezzail suo povero affetto destinato a strascinarsi cosìda un Paoloall'altrosenza pianger troppo quand'era gaio; voleva dire il presente che sene andavaquel giovane che oramai faceva parte del suo cuore e della sua carnee che sarebbe divenuto un estraneo anche luifra un mesefra un anno o due.Paolo in quel momento ruminava forse vagamente i medesimi pensieri e nonebbe il coraggio di aprir bocca. Soltanto l'abbracciò stretto stretto e si misea piangere anche lui. - Avevano cominciato per ridere.- Mi lasci? - balbettò la Principessa. - Chi te l'ha detto? - Nessunolo solo indovino. Partirai? - Ei chinò il capo. Ella lo fissò ancora unistante cogli occhi pieni di lagrimepoi si voltò in làe pianse chetacheta. Alloraforse perché non avea latesta a casao il cuore troppo grossoricominciò a vaneggiaree gliraccontò quel che gli aveva sempre nascosto per timidità o per amor proprio;gli disse com'era andata con quell'altro. A casa non erano ricchiperdir la verità; il babbo aveva un piccolo impiego nell'amministrazione delleferroviee la mamma ricamava; ma da molto tempo la sua vista s'era indebolitae allora la Principessa era entrata in un magazzino di mode per aiutare alquantola famiglia. Colàun po' le belle vestiche vedevaun po' le belle parole che le si dicevanoun po' l'esempioun po'la vanitàun po' la facilitàun po' le sue compagne e un po' quel giovanottoche si trovava sempre sui suoi passiavevano fatto il resto. Non avea capito diaver fatto il maleche allorquando aveva sentito il bisogno di nasconderlo aisuoi genitori: il babbo era un galantuomola mamma una santa donna; sarebberomorti di dolore se avessero potuto sospettare la cosae non l'aveano maicreduto possibilegiacché avevano esposto la figliuola alla tentazione. Lacolpa era tutta sua... o piuttosto non era sua; ma di chi era dunque? Certo chenon avrebbe voluto conoscere quell'altroora che conosceva il suo Paoloe quando Paolo l'avrebbe lasciata non voleva conoscer più nessuno...Parlava a voce bassasonnecchiandoappoggiando il capo sulla spalla dilui. Allorché uscirono dal Biffiindugiarono alquanto pel camminorifacendo tutta la triste via crucisdei loro cari e mesti ricordi: la cantonata dove s'erano incontratiilmarciapiedi sul quale s'erano fermati a barattar parole la prima volta. - To'! -dicevano- è qui! - No è più in là -. Andavano come oziandointontiti; nelsepararsi si dissero - a domani -. Il giornodopo Paolo faceva le valigee la Principessainginocchiata dinanzi al vecchiobaule sgangheratol'aiutava ad assestavi le poche robei librile carte dimusica sulle quali ella avea scarabocchiato il suo nomein quei giorni là. -Quei panni glieli aveva visti indosso tante volte! - una cosa copriva l'altraestringeva il cuore il vederle scomparire cosìuna alla volta. Paolo le porgevaad uno ad uno i panni che andava a prendere dal cassettone o dall'armadio; ellali guardava un momentoli voltava e rivoltavapoi li riponeva per benesenzache facessero una piegafra le calze e i fazzoletti; non dicevano molte parolee mostravano d'aver fretta. La ragazza avea messo da banda un vecchio calendariosul quale Paolo soleva fare delle annotazioni. - Questo me lo lascerai? - glidisse. Ei fece cenno di sì senza voltarsi. Quandoil baule fu pieno rimanevano ancora qua e làsu per le seggiole e ilportamantellidei panni logori e il vecchio soprabito. - A quella roba penseròdomani- disse Paolo; la ragazza premeva sul coperchio col ginocchio mentreegli affibbiava le corregge; poi andò a raccogliere il velo e l'ombrellino cheaveva lasciati sul letto e si mise a sedere sulla sponda tristamente. Le paretierano nude e tristi; nella camera non rimaneva altro che quella gran cassaePaolo il quale andava e veniafrugando nei cassettie raccogliendo in un granfagotto le altre robe. La sera andarono aspasso l'ultima volta. Ella gli si appoggiava al braccio timidamentequasil'amante cominciasse a diventare un estraneo per lei. Entrarono al Fossaticomenei giorni di festama partirono di buon'orae non si divertirono molto. Ilgiovine pensava che tutta quella gente lì ci sarebbe tornata altre volte eavrebbe trovato la Principessa - ellache non avrebbe più visto Paolo fratutta quella gente. Solevano bere la birra in un caffeuzzo al Foro Bonaparte;Paolo amava quella gran piazza per la quale avea passeggiato tante voltenellesere di estatecolla sua Principessa sotto il braccio.Da lontano s'udiva la musica del caffe Gnocchie si vedevano illuminatele finestre rotonde del Teatro Dal Verme. Di tratto in trattolungo la viaoscuraformicolavano dei lumi e della gente dinanzi i caffè e le birrerie. Lestelle sembravano tremolare in un azzurro cupo e profondo; qua e lànel buiodei viali e fra mezzo agli alberiluccicava una punta di gasdavanti allaquale passavano a due a due delle ombre nere e tacite. Paolo pensava: - Eccol'ultima sera! - S'erano messi a sederelontano dalla follanel cantuccio meno illuminatovolgendo le spalle ad unacontrospalliera di arbusti rachitici piantati in vecchie botti di petrolio; laPrincipessa strappò due fogliuzze e ne diede una a Paolo - altre volte sisarebbe messa a ridere. - Venne un cieco che strimpellava un intero repertoriosulla chitarra; Paolo gli diede tutti i soldoni che aveva in tasca.Si rividero un'ultima volta alla stazioneal momento della partenzanell'ora amara dell'addio affrettatodistrattosenza pudoresenza espansionee senza poesiafra la ressal'indifferenzail frastuono e la folla dellapartenza. La Principessa seguiva Paolo come un'ombradal registro dei bagagliallo sportellino dei bigliettifacendo tanti passi quanti ne faceva luisenzaaprir boccacol suo ombrellino sotto il braccio: era bianca come un cencio enull'altro. - Egli al contrario era tutto sossopra e avea un'aria affaccendata.Al momento d'entrare nella sala d'aspetto un impiegato domandò i biglietti;Paolo mostrò il suo; ma la povera ragazza non ne aveva; - colà dunque sistrinsero la mano in fretta dinanzi un mondo di gente che spingeva per entraree l'impiegato che marcava il biglietto. Ellaera rimasta ritta accanto all'usciocol suo ombrellino fra le manicome seaspettasse ancora qualchedunoguardando qua e là i grandi avvisi incollatialle paretie i viaggiatori che andavano dallo sportello dei biglietti allesale d'aspetto; li accompagnava con quello stesso sguardo imbalordito dentro lasalae poi tornava a guardare gli altri che giungevano.Infinedopo dieci minuti di quell'agoniasuonò la campanae s'udì ilfischio della macchina. La ragazza strinse forte il suo ombrellinoe se neandò lenta lentabarcollando un poco; fuori della stazione si mise a sedere sudi un banco di pietra. - Addio! tu che te nevaitu con cui il mio cuore ha vissuto! Addio tu che sei andato prima di lui!Addio tu che verrai dopo di luie te ne andrai come lui se n'è andatoaddio!- Povera ragazza! E tupovero grandeartista da birreriava a strascinare la tua catena; va a vestirti meglio e amangiare tutti i giorni; va ad ubbriacare i tuoi sogni di una volta fra il fumodelle pipe e del ginnei lontani paesi dove nessuno ti conosce e nessunoti vuol bene; va a dimenticare la Principessa fra le altre principesse dilaggiùquando i danari raccolti alla porta del caffè avranno scacciato lamelanconica immagine dell'ultimo addio scambiato làin quella triste salad'aspetto. E poiquando tornerainon più giovanené poveroné sciocconé entusiastané visionario come allorae incontrerai la Principessanon leparlare del bel tempo passatodi quel risodi quelle lagrimeché anche ellasi è ingrassatanon si veste più a credenza al Cordusioe non ticomprenderebbe più. E ciò è ancora più triste - qualchevolta.