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Guittone d'ArezzoO dolce terra aretina
O dolce terra aretinapianto m'aduce e dolore(e ben chi non piange ha dur coreover che mattezza el dimina)membrando ch'eri di ciascun deliziaarca d'onni diviziasovrapienaarna di mel terren tuttocorte d'onni disduttoe zambra di riposo [carca] e d'agiorefittoro e palagioa privadi e a stran' d'onni savored'ardir gran miradoreforma di cortesia e di piagenzae di gente accoglienzanorma di cavaler'di donne assempro.Ohquando mai mi temprodi piantodi sospiri e di lamentopoi d'onni ben ti veggioin mal ch'aduce peggiosì che mi fai temer consummamento?Or è di caro piena l'arcal'arna di tosco e di felela corte di pianto crudelela zambra d'angostia tracarca.Lo refittoro ai boni ha savor pravie ai fellon soavi;especchio e mirador d'onni vilezzadi ciascuna laidezzavillana e brutta e dispiacevel formanon di cavalier' normama di ladronie non di donne assemproma d'altro: ove mi tempro?sì ha'rea genteel bon fatto malvagiound' al corp' hai mesagioa l'alma penae merto eternal morte:ché Dio t'ha in ira fortea te medesma e a ciascun se' 'n noia;e a fermato eredech'ai figliuoi tuoi procedesì che ver' lor tristia è la tua gioia.Ahicomo malmala gentede tutto bene sperditricete stette sì dolce notricee antico tanto valente!Ché di ben tutto la trovasti piena:secca hai quasi la vena;l'antico tuo acquistò l'onor tutto:tu l'hai oramai destruttotulupo [ de la greggia ] ispergitoresiccom' esso pastore.Ma se pro torna danno ed onor ontala perta a cui si conta?pur vostraArtin felloni e forsennati.Ahiche non fuste natidi quelliiniqui schiavie vostra terrafusse in alcuna serrade le grande Alpi che si trovan loco!e là poria pugnarevostro feroce affareorsileonidragon' pien' di foco.O gente iniqua e crudelesuperbia saver sì te tollee tanto venir fa te follevenen t'ha savor più che mele.Ora te sbenda ormai e mira u' sedie poi te volli e vedidetro da te il loco ove sedesti;e ove sederestifussiti retta benehai a pensare.Ahiche guai tu déi trareciascun se'n sé ben pensa ed in comonoche onorche pro e che bonoche per amici che per tein'hai preso!Che s'hai altrui offesoe altri a te: ché mal né ben for mertonon funé seràcerto;per che saggio om che gran volgran sementa:ché già non pò sperarede mal ben alcun trarené di ben malné Dio credo 'l consenta.Crudeliaggiate merzededei figliuoi vostri e di voi:ché mal l'averebbe d'altruichi sé medesimo decede.E se vicina né divina amanzano mette in voi pietanzael fatto vostro solo almen la i metta;e s'alcun ben delettael vostro coreor lo mettete avanteché non con sol semblantené con parlare in mal far vo mettestema con quanto poteste.Degn'è donque che ben poder forziateni del ben non dottiatepoi che nel male aveste ogni ardimento:ché senza alcun tormentonon torna a guerigion gran malatiae chi accatta carolo malnon certo avaroad acquistar lo bene essere dia.Non corra l'omo a cui conven gir tardiné quei pur miri e guardia cui tutt'avaccianza aver bisogna:ché 'n un punto s'eslognae fugge temposì che mai non riede.Ferma tu donque el piedechés'ello te trascorre e ora cadino atender mai vadi;né mai dottare alcun tempo caderese or te sai tenere.Adonque onni tuo fatto altro abandonae sol pens' e ragionae fa' come ciò meni a compimento:chése bene ciò faionne tuo fatto fai;se nonciascun tuo ben va' perdimento.Ahicome foll'è queiprovatamenteche dotta maggiormenteperder altrui che sé né 'l suo non facema che quant'ha desfacea pro de tal unde non solo ha grato!ed è folle el malatoche lo dolor de la 'nfertà sua fortee temenza di mortesosteneavante che sostener vogliade medicina doglia;e foll'è quei che s'abandona e grida:«AhSignor Dioaida!»;e foll'è anche chi mal mette e ha messonel suo vicin prosmanoper om no stante e strano;e foll'è chi mal prova e torna a esso.