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Lettera Enciclica "Evangelium Vitae"

LETTERA ENCICLICA
EVANGELIUM VITAE
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
AI RELIGIOSI E ALLE RELIGIOSE
AI FEDELI LAICI E A TUTTE LE PERSONE
DI BUONA VOLONTÀ
SUL VALORE E L'INVIOLABILITÀ
DELLA VITA UMANA


INTRODUZIONE

1. Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù.Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amoreesso va annunciato concoraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca ecultura.

All'aurora della salvezzaè la nascita di un bambino che vieneproclamata come lieta notizia: « Vi annunzio una grande gioiachesarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella cittàdi Davide un salvatoreche è il Cristo Signore » (Lc 210-11). A sprigionare questa « grande gioia » ècertamente la nascita del Salvatore; ma nel Natale è svelato ancheil senso pieno di ogni nascita umanae la gioia messianica appare cosìfondamento e compimento della gioia per ogni bimbo che nasce (cf. Gv1621).

Presentando il nucleo centrale della sua missione redentriceGesùdice: « Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano inabbondanza » (Gv 1010). In veritàEgli si riferiscea quella vita « nuova » ed « eterna »che consistenella comunione con il Padrea cui ogni uomo è gratuitamentechiamato nel Figlio per opera dello Spirito Santificatore. Ma proprio intale « vita » acquistano pieno significato tutti gli aspetti e imomenti della vita dell'uomo.

Il valore incomparabile della persona umana

2. L'uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre ledimensioni della sua esistenza terrenapoiché consiste nellapartecipazione alla vita stessa di Dio.

L'altezza di questa vocazione soprannaturale rivela la grandezzae la preziosità della vita umana anche nella sua fasetemporale. La vita nel tempoinfattiè condizione basilaremomento iniziale e parte integrante dell'intero e unitario processodell'esistenza umana. Un processo cheinaspettatamente e immeritatamenteviene illuminato dalla promessa e rinnovato dal dono della vita divinache raggiungerà il suo pieno compimento nell'eternità (cf.1 Gv 31-2). Nello stesso tempoproprio questa chiamatasoprannaturale sottolinea la relatività della vita terrenadell'uomo e della donna. Essain veritànon è realtà« ultima »ma « penultima »; è comunque realtàsacra che ci viene affidata perché la custodiamo con senso diresponsabilità e la portiamo a perfezione nell'amore e nel dono dinoi stessi a Dio e ai fratelli.

La Chiesa sa che questo Vangelo della vitaconsegnatole dal suoSignore(1) ha un'eco profonda e persuasiva nel cuore di ogni personacredente e anche non credenteperché essomentre ne superainfinitamente le attesevi corrisponde in modo sorprendente. Pur tradifficoltà e incertezzeogni uomo sinceramente aperto alla veritàe al benecon la luce della ragione e non senza il segreto influsso dellagraziapuò arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nelcuore (cf. Rm 214-15) il valore sacro della vita umana dal primoinizio fino al suo terminee ad affermare il diritto di ogni essere umanoa vedere sommamente rispettato questo suo bene primario. Sulriconoscimento di tale diritto si fonda l'umana convivenza e la stessacomunità politica.

Questo diritto devonoin modo particolaredifendere e promuovere icredenti in Cristoconsapevoli della meravigliosa verità ricordatadal Concilio Vaticano II: « Con l'incarnazione il Figlio di Dio si èunito in certo modo ad ogni uomo ».(2) In questo evento di salvezzainfattisi rivela all'umanità non solo l'amore sconfinato di Dioche « ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito »(Gv 316)ma anche il valore incomparabile di ogni personaumana.

E la Chiesascrutando assiduamente il mistero della Redenzionecogliequesto valore con sempre rinnovato stupore (3) e si sente chiamata adannunciare agli uomini di tutti i tempi questo « vangelo »fonte di speranza invincibile e di gioia vera per ogni epoca della storia.Il Vangelo dell'amore di Dio per l'uomoil Vangelo della dignitàdella persona e il Vangelo della vita sono un unico e indivisibileVangelo.

È per questo che l'uomol'uomo viventecostituisce la prima efondamentale via della Chiesa.(4)

Le nuove minacce alla vita umana

3. Ciascun uomoproprio a motivo del mistero del Verbo di Dio che si èfatto carne (cf. Gv 114)è affidato alla sollecitudinematerna della Chiesa. Perciò ogni minaccia alla dignità ealla vita dell'uomo non può non ripercuotersi nel cuore stessodella Chiesanon può non toccarla al centro della propria fedenell'incarnazione redentrice del Figlio di Dionon può noncoinvolgerla nella sua missione di annunciare il Vangelo della vitain tutto il mondo e ad ogni creatura (cf. Mc 1615).

Oggi questo annuncio si fa particolarmente urgente per l'impressionantemoltiplicarsi ed acutizzarsi delle minacce alla vita delle persone e deipopolisoprattutto quando essa è debole e indifesa. Alle antichedolorose piaghe della miseriadella famedelle malattie endemichedellaviolenza e delle guerrese ne aggiungono altredalle modalitàinedite e dalle dimensioni inquietanti.

Già il Concilio Vaticano IIin una pagina di drammatica attualitàha deplorato con forza molteplici delitti e attentati contro la vitaumana. A trent'anni di distanzafacendo mie le parole dell'assiseconciliareancora una volta e con identica forza li deploro a nome dellaChiesa interacon la certezza di interpretare il sentimento autentico diogni coscienza retta: « Tutto ciò che è contro la vitastessacome ogni specie di omicidioil genocidiol'abortol'eutanasiae lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l'integritàdella persona umanacome le mutilazionile torture inflitte al corpo ealla mentegli sforzi per violentare l'intimo dello spirito; tutto ciòche offende la dignità umanacome le condizioni infraumane divitale incarcerazioni arbitrariele deportazionila schiavitùla prostituzioneil mercato delle donne e dei giovanio ancora leignominiose condizioni di lavoro con le quali i lavoratori sono trattaticome semplici strumenti di guadagnoe non come persone libere eresponsabili; tutte queste cosee altre similisono certamentevergognose ementre guastano la civiltà umanainquinano coloroche così si comportano ancor più che non quelli che lesubiscono; e ledono grandemente l'onore del Creatore ».(5)

4. Purtroppoquesto inquietante panoramalungi dal restringersisi vapiuttosto dilatando: con le nuove prospettive aperte dal progressoscientifico e tecnologico nascono nuove forme di attentati alla dignitàdell'essere umanomentre si delinea e consolida una nuova situazioneculturaleche dà ai delitti contro la vita un aspetto ineditoe — se possibile — ancora più iniquo suscitandoulteriori gravi preoccupazioni: larghi strati dell'opinione pubblicagiustificano alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti dellalibertà individuale esu tale presuppostone pretendono non solol'impunitàma persino l'autorizzazione da parte dello Statoalfine di praticarli in assoluta libertà ed anzi con l'interventogratuito delle strutture sanitarie.

Oratutto questo provoca un cambiamento profondo nel modo diconsiderare la vita e le relazioni tra gli uomini. Il fatto che lelegislazioni di molti Paesimagari allontanandosi dagli stessi principibasilari delle loro Costituzioniabbiano acconsentito a non punire oaddirittura a riconoscere la piena legittimità di tali pratichecontro la vita è insieme sintomo preoccupante e causa non marginaledi un grave crollo morale: scelte un tempo unanimemente considerate comedelittuose e rifiutate dal comune senso moralediventano a poco a pocosocialmente rispettabili. La stessa medicinache per sua vocazione èordinata alla difesa e alla cura della vita umanain alcuni suoi settorisi presta sempre più largamente a realizzare questi atti contro lapersona e in tal modo deforma il suo voltocontraddice sé stessa eavvilisce la dignità di quanti la esercitano. In un simile contestoculturale e legaleanche i gravi problemi demograficisociali ofamiliariche pesano su numerosi popoli del mondo ed esigonoun'attenzione responsabile ed operosa delle comunità nazionali e diquelle internazionalisi trovano esposti a soluzioni false e illusoriein contrasto con la verità e il bene delle persone e delle Nazioni.

L'esito al quale si perviene è drammatico: se è quanto maigrave e inquietante il fenomeno dell'eliminazione di tante vite umanenascenti o sulla via del tramontonon meno grave e inquietante èil fatto che la stessa coscienzaquasi ottenebrata da così vasticondizionamentifatica sempre più a percepire la distinzione trail bene e il male in ciò che tocca lo stesso fondamentale valoredella vita umana.

In comunione con tutti i Vescovi del mondo

5. Al problema delle minacce alla vita umana nel nostro tempo èstato dedicato il Concistoro straordinario dei Cardinalisvoltosia Roma dal 4 al 7 aprile 1991. Dopo un'ampia e approfondita discussionedel problema e delle sfide poste all'intera famiglia umana einparticolarealla comunità cristianai Cardinalicon votounanimemi hanno chiesto di riaffermare con l'autorità delSuccessore di Pietro il valore della vita umana e la sua inviolabilitàin riferimento alle attuali circostanze ed agli attentati che oggi laminacciano.

Accogliendo tale richiestaho scritto nella Pentecoste del 1991 unalettera personale a ciascun Confratello perchénellospirito della collegialità episcopalemi offrisse la suacollaborazione in vista della stesura di uno specifico documento.(6) Sonoprofondamente grato a tutti i Vescovi che hanno rispostofornendomipreziose informazionisuggerimenti e proposte. Essi hanno testimoniatoanche così la loro unanime e convinta partecipazione alla missionedottrinale e pastorale della Chiesa circa il Vangelo della vita.

Nella medesima letteraa pochi giorni dalla celebrazione del centenariodell'Enciclica Rerum novarumattiravo l'attenzione di tutti suquesta singolare analogia: « Come un secolo fa ad essere oppressa neisuoi fondamentali diritti era la classe operaiae la Chiesa con grandecoraggio ne prese le difeseproclamando i sacrosanti diritti dellapersona del lavoratorecosì oraquando un'altra categoria dipersone è oppressa nel diritto fondamentale alla vitala Chiesasente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo èsempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondodi quanti sonominacciatidisprezzati e oppressi nei loro diritti umani ».(7)

Ad essere calpestata nel diritto fondamentale alla vita è oggiuna grande moltitudine di esseri umani deboli e indifesicome sonoinparticolarei bambini non ancora nati. Se alla Chiesasul finire delsecolo scorsonon era consentito tacere davanti alle ingiustizie alloraoperantimeno ancora essa può tacere oggiquando alle ingiustiziesociali del passatopurtroppo non ancora superatein tante parti delmondo si aggiungono ingiustizie ed oppressioni anche più gravimagari scambiate per elementi di progresso in vista dell'organizzazione diun nuovo ordine mondiale.

La presente Enciclicafrutto della collaborazione dell'Episcopato diogni Paese del mondovuole essere dunque una riaffermazione precisa eferma del valore della vita umana e della sua inviolabilitàedinsieme un appassionato appello rivolto a tutti e a ciascunoin nome diDio: rispettadifendiama e servi la vitaogni vita umana! Solosu questa strada troverai giustiziasviluppolibertà verapace efelicità!

Giungano queste parole a tutti i figli e le figlie della Chiesa!Giungano a tutte le persone di buona volontàsollecite del bene diogni uomo e donna e del destino dell'intera società!

6. In profonda comunione con ogni fratello e sorella nella fede eanimato da sincera amicizia per tuttivoglio rimeditare e annunciareil Vangelo della vitasplendore di verità che illumina lecoscienzelimpida luce che risana lo sguardo ottenebratofonteinesauribile di costanza e coraggio per affrontare le sempre nuove sfideche incontriamo sul nostro cammino.

E mentre ripenso alla ricca esperienza vissuta durante l'Anno dellaFamigliaquasi completando idealmente la Lettera da meindirizzata « ad ogni famiglia concreta di qualunque regione dellaterra »(8) guardo con rinnovata fiducia a tutte le comunitàdomestiche ed auspico che rinasca o si rafforzi ad ogni livello l'impegnodi tutti a sostenere la famigliaperché anche oggi — pur inmezzo a numerose difficoltà e a pesanti minacce — essa siconservi sempresecondo il disegno di Diocome « santuario dellavita ».(9)

A tutti i membri della Chiesapopolo della vita e per la vitarivolgo il più pressante invito perchéinsiemepossiamodare a questo nostro mondo nuovi segni di speranzaoperando affinchécrescano giustizia e solidarietà e si affermi una nuova culturadella vita umanaper l'edificazione di un'autentica civiltà dellaverità e dell'amore.


CAPITOLO I

LA VOCE DEL SANGUE DI TUO FRATELLO GRIDA A ME DAL SUOLO

LE ATTUALI MINACCE ALLA VITA UMANA

« Caino alzò la mano contro il fratello Abele e louccise » (Gn 48): alla radice della violenza controla vita.

7. « Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina deiviventi. Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza... SìDioha creato l'uomo per l'incorruttibilità; lo fece a immaginedella propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo perinvidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono »(Sap 113-14; 223-24).

Il Vangelo della vitarisuonato al principio con la creazionedell'uomo a immagine di Dio per un destino di vita piena e perfetta (cf.Gn 27; Sap 92-3)viene contraddetto dall'esperienzalacerante della morte che entra nel mondo e getta l'ombra del nonsenso sull'intera esistenza dell'uomo.

La morte vi entra a causa dell'invidia del diavolo (cf. Gn 31.4-5) e del peccato dei progenitori (cf. Gn 217; 317-19). Evi entra in modo violentoattraverso l'uccisione di Abele da partedel fratello Caino: « Mentre erano in campagnaCaino alzòla mano contro il fratello Abele e lo uccise » (Gn 48).

Questa prima uccisione è presentata con una singolare eloquenzain una pagina paradigmatica del libro della Genesi: una paginaritrascritta ogni giornosenza sosta e con avvilente ripetizionenellibro della storia dei popoli.

Vogliamo rileggere insieme questa pagina biblicachepur nella suaarcaicità ed estrema semplicitàsi presenta quanto mairicca di insegnamenti.

« Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.Dopo un certo tempoCaino offrì frutti del suolo in sacrificio alSignore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il lorograsso. Il Signore gradì Abele e la sua offertama non gradìCaino e la sua offerta.

Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signoredisse allora a Caino: "Perché sei irritato e perché èabbattuto il tuo volto? Se agisci benenon dovrai forse tenerlo alto? Mase non agisci beneil peccato è accovacciato alla tua porta; versodi te è la sua bramosiama tu dominala".

Caino disse al fratello Abele: "Andiamo in campagna!".Mentre erano in campagnaCaino alzò la mano contro il fratelloAbele e lo uccise.

Allora il Signore disse a Caino: "Dov'è Abeletuofratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse il guardiano dimio fratello?". Riprese: "Che hai fatto? La voce del sangue dituo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suoloche per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quandolavorerai il suoloesso non ti darà più i suoi prodotti:ramingo e fuggiasco sarai sulla terra".

Disse Caino al Signore: "Troppo grande è la mia colpaper sopportarla! Eccotu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrònascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra echiunque mi incontrerà mi potrà uccidere".

Ma il Signore gli disse: "Però chiunque uccideràCaino subirà la vendetta sette volte!". Il Signore impose aCaino un segnoperché non lo colpisse chiunque l'avesseincontrato. Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paesedi Nodad oriente di Eden » (Gn 42-16).

8. Caino è « molto irritato » e ha il volto «abbattuto » perché « il Signore gradì Abele e lasua offerta » (Gn 44). Il testo biblico non rivela ilmotivo per cui Dio preferisce il sacrificio di Abele a quello di Caino;indica però con chiarezza chepur preferendo il dono di Abelenon interrompe il suo dialogo con Caino. Lo ammonisce ricordandoglila sua libertà di fronte al male: l'uomo non è per nullaun predestinato al male. Certocome già Adamoegli ètentato dalla potenza malefica del peccato checome bestia feroceèappostata alla porta del suo cuorein attesa di avventarsi sulla preda.Ma Caino rimane libero di fronte al peccato. Lo può e lo devedominare: « Verso di te è la sua bramosiama tu dominala! »(Gn 47).

Sull'ammonimento del Signore hanno il sopravvento la gelosia el'irae così Caino s'avventa sul proprio fratello e lo uccide.Come leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica« laScritturanel racconto dell'uccisione di Abele da parte del fratelloCainorivelafin dagli inizi della storia umanala presenza nell'uomodella collera e della cupidigiaconseguenze del peccato originale. L'uomoè diventato il nemico del suo simile ».(10)

Il fratello uccide il fratello. Come nel primo fratricidioinogni omicidio viene violata la parentela « spirituale »che accomuna gli uomini in un'unica grande famiglia(11) essendo tuttipartecipi dello stesso bene fondamentale: l'uguale dignitàpersonale. Non poche volte viene violata anche la parentela «della carne e del sangue »ad esempio quando le minacce allavita si sviluppano nel rapporto tra genitori e figlicome avviene conl'aborto o quandonel più vasto contesto familiare o parentaleviene favorita o procurata l'eutanasia.

Alla radice di ogni violenza contro il prossimo c'è uncedimento alla « logica » del malignocioè di coluiche « è stato omicida fin da principio » (Gv 844)come ci ricorda l'apostolo Giovanni: « Poiché questo èil messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni glialtri. Non come Cainoche era dal maligno e uccise il suo fratello »(1 Gv 311-12). Così l'uccisione del fratellofin daglialbori della storiaè la triste testimonianza di come il maleprogredisca con rapidità impressionante: alla rivolta dell'uomocontro Dio nel paradiso terrestre si accompagna la lotta mortale dell'uomocontro l'uomo.

Dopo il delittoDio interviene a vendicare l'ucciso. Di frontea Dioche lo interroga sulla sorte di AbeleCainoanzichémostrarsi impacciato e scusarsielude la domanda con arroganza: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello? » (Gn 49). « Non lo so »: con la menzogna Caino cerca dicoprire il delitto. Così è spesso avvenuto e avviene quandole più diverse ideologie servono a giustificare e a mascherare i piùatroci delitti verso la persona. « Sono forse io il guardiano dimio fratello? »: Caino non vuole pensare al fratello e rifiuta divivere quella responsabilità che ogni uomo ha verso l'altro. Vienespontaneo pensare alle odierne tendenze di deresponsabilizzazionedell'uomo verso il suo similedi cui sono sintomitra l'altroil venirmeno della solidarietà verso i membri più deboli dellasocietà — quali gli anzianigli ammalatigli immigratiibambini — e l'indifferenza che spesso si registra nei rapporti tra ipopoli anche quando sono in gioco valori fondamentali come la sussistenzala libertà e la pace.

9. Ma Dio non può lasciare impunito il delitto: dal suolosu cui è stato versatoil sangue dell'ucciso esige che Egli facciagiustizia (cf. Gn 3726; Is 2621; Ez 247-8).Da questo testo la Chiesa ha ricavato la denominazione di « peccatiche gridano vendetta al cospetto di Dio » e vi ha inclusoanzituttol'omicidio volontario.(12) Per gli ebreicome per molti popolidell'antichitàil sangue è la sede della vitaanzi «il sangue è la vita » (Dt 1223) e la vitaspeciequella umanaappartiene solo a Dio: per questo chi attenta alla vitadell'uomoin qualche modo attenta a Dio stesso.

Caino è maledetto da Dio e anche dalla terrache glirifiuterà i suoi frutti (cf. Gn 411-12). Ed èpunito:abiterà nella steppa e nel deserto. La violenza omicida cambiaprofondamente l'ambiente di vita dell'uomo. La terra da « giardino diEden » (Gn 215)luogo di abbondanzadi serene relazioniinterpersonali e di amicizia con Diodiventa « paese di Nod » (Gn416)luogo della « miseria »della solitudine e dellalontananza da Dio. Caino sarà « ramingo e fuggiasco sullaterra » (Gn 414): incertezza e instabilità loaccompagneranno sempre.

Diotuttaviasempre misericordioso anche quando punisce«impose a Caino un segnoperché non lo colpisse chiunquel'avesse incontrato » (Gn 415): gli dàdunqueuncontrassegnoche ha lo scopo non di condannarlo all'esecrazione deglialtri uominima di proteggerlo e difenderlo da quanti vorranno ucciderlofosse anche per vendicare la morte di Abele. Neppure l'omicida perdela sua dignità personale e Dio stesso se ne fa garante. Ed èproprio qui che si manifesta il paradossale mistero dellamisericordiosa giustizia di Diocome scrive sant'Ambrogio: «Poiché era stato commesso un fratricidiocioè il piùgrande dei crimininel momento in cui si introdusse il peccatosubitodovette essere estesa la legge della misericordia divina; perchése il castigo avesse colpito immediatamente il colpevolenon accadesseche gli uomininel punirenon usassero alcuna tolleranza némitezzama consegnassero immediatamente al castigo i colpevoli. (...) Diorespinse Caino dal suo cospetto erinnegato dai suoi genitorilo relegòcome nell'esilio di una abitazione separataper il fatto che era passatodall'umana mitezza alla ferocia belluina. Tuttavia Dio non volle punirel'omicida con un omicidiopoiché vuole il pentimento del peccatorepiù che la sua morte ».(13)

« Che hai fatto? » (Gn 410): l'eclissidel valore della vita

10. Il Signore disse a Caino: « Che hai fatto? La voce del sanguedi tuo fratello grida a me dal suolo! » (Gn 410). Lavoce del sangue versato dagli uomini non cessa di gridaredigenerazione in generazioneassumendo toni e accenti diversi e semprenuovi.

La domanda del Signore « Che hai fatto? »alla quale Cainonon può sfuggireè rivolta anche all'uomo contemporaneoperché prenda coscienza dell'ampiezza e della gravità degliattentati alla vita da cui continua ad essere segnata la storiadell'umanità; vada alla ricerca delle molteplici cause che ligenerano e li alimentano; rifletta con estrema serietà sulleconseguenze che derivano da questi stessi attentati per l'esistenza dellepersone e dei popoli.

Alcune minacce provengono dalla natura stessama sono aggravatedall'incuria colpevole e dalla negligenza degli uomini che non raramentepotrebbero porvi rimedio; altre invece sono il frutto di situazioni diviolenzadi odidi contrapposti interessiche inducono gli uomini adaggredire altri uomini con omicidiguerrestragigenocidi.

E come non pensare alla violenza che si fa alla vita di milioni diesseri umanispecialmente bambinicostretti alla miseriaallasottonutrizione e alla famea causa di una iniqua distribuzione dellericchezze tra i popoli e le classi sociali? o alla violenza insitaprimaancora che nelle guerrein uno scandaloso commercio delle armichefavorisce la spirale dei tanti conflitti armati che insanguinano il mondo?o alla seminagione di morte che si opera con l'inconsulto dissesto degliequilibri ecologicicon la criminale diffusione della droga o colfavorire modelli di esercizio della sessualità cheoltre ad esseremoralmente inaccettabilisono anche forieri di gravi rischi per la vita?È impossibile registrare in modo completo la vasta gamma delleminacce alla vita umanatante sono le formeaperte o subdoleche esserivestono nel nostro tempo!

11. Ma la nostra attenzione intende concentrarsiin particolaresuun altro genere di attentaticoncernenti la vita nascente eterminaleche presentano caratteri nuovi rispetto al passato esollevano problemi di singolare gravità per il fatto chetendono a perderenella coscienza collettivail carattere di «delitto » e ad assumere paradossalmente quello del « diritto »al punto che se ne pretende un vero e proprio riconoscimento legale daparte dello Stato e la successiva esecuzione mediante l'interventogratuito degli stessi operatori sanitari. Tali attentati colpiscono lavita umana in situazioni di massima precarietàquando èpriva di ogni capacità di difesa. Ancora più grave èil fatto che essiin larga partesono consumati proprio all'interno e adopera di quella famiglia che costitutivamente è invece chiamata adessere « santuario della vita ».

Come s'è potuta determinare una simile situazione? Occorreprendere in considerazione molteplici fattori. Sullo sfondo c'è unaprofonda crisi della culturache ingenera scetticismo sui fondamentistessi del sapere e dell'etica e rende sempre più difficilecogliere con chiarezza il senso dell'uomodei suoi diritti e dei suoidoveri. A ciò si aggiungono le più diverse difficoltàesistenziali e relazionaliaggravate dalla realtà di una societàcomplessain cui le personele coppiele famiglie rimangono spesso solecon i loro problemi. Non mancano situazioni di particolare povertàangustia o esasperazionein cui la fatica della sopravvivenzail doloreai limiti della sopportabilitàle violenze subitespecialmentequelle che investono le donnerendono le scelte di difesa e di promozionedella vita esigenti a volte fino all'eroismo.

Tutto ciò spiegaalmeno in partecome il valore della vitapossa oggi subire una specie di « eclissi »per quanto lacoscienza non cessi di additarlo quale valore sacro e intangibilecomedimostra il fatto stesso che si tende a coprire alcuni delitti contro lavita nascente o terminale con locuzioni di tipo sanitarioche distolgonolo sguardo dal fatto che è in gioco il diritto all'esistenza di unaconcreta persona umana.

12. In realtàse molti e gravi aspetti dell'odierna problematicasociale possono in qualche modo spiegare il clima di diffusa incertezzamorale e talvolta attenuare nei singoli la responsabilitàsoggettivanon è meno vero che siamo di fronte a una realtàpiù vastache si può considerare come una vera e propriastruttura di peccatocaratterizzata dall'imporsi di una culturaanti-solidaristicache si configura in molti casi come vera «cultura di morte ». Essa è attivamente promossa da forticorrenti culturalieconomiche e politicheportatrici di una concezioneefficientistica della società.

Guardando le cose da tale punto di vistasi puòin certo sensoparlare di una guerra dei potenti contro i deboli: la vita cherichiederebbe più accoglienzaamore e cura è ritenutainutileo è considerata come un peso insopportabile equindièrifiutata in molte maniere. Chicon la sua malattiacon il suo handicapomolto più semplicementecon la stessa sua presenza mette indiscussione il benessere o le abitudini di vita di quanti sono piùavvantaggiatitende ad essere visto come un nemico da cui difendersi o daeliminare. Si scatena così una specie di « congiura controla vita ». Essa non coinvolge solo le singole persone nei lororapporti individualifamiliari o di gruppoma va ben oltresino adintaccare e stravolgerea livello mondialei rapporti tra i popoli e gliStati.

13. Per facilitare la diffusione dell'abortosi sono investitee si continuano ad investire somme ingenti destinate alla messa a punto dipreparati farmaceuticiche rendono possibile l'uccisione del feto nelgrembo maternosenza la necessità di ricorrere all'aiuto delmedico. La stessa ricerca scientificasu questo puntosembra quasiesclusivamente preoccupata di ottenere prodotti sempre più semplicied efficaci contro la vita enello stesso tempotali da sottrarrel'aborto ad ogni forma di controllo e responsabilità sociale.

Si afferma frequentemente che la contraccezioneresa sicura eaccessibile a tuttiè il rimedio più efficace control'aborto. Si accusa poi la Chiesa cattolica di favorire di fatto l'abortoperché continua ostinatamente a insegnare l'illiceità moraledella contraccezione.

L'obiezionea ben guardaresi rivela speciosa. Può essereinfattiche molti ricorrano ai contraccettivi anche nell'intento dievitare successivamente la tentazione dell'aborto. Ma i disvalori insitinella « mentalità contraccettiva » — ben diversadall'esercizio responsabile della paternità e maternitàattuato nel rispetto della piena verità dell'atto coniugale —sono tali da rendere più forte proprio questa tentazionedi fronteall'eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la culturaabortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti cherifiutano l'insegnamento della Chiesa sulla contraccezione. Certocontraccezione ed abortodal punto di vista moralesono malispecificamente diversi: l'una contraddice all'integra veritàdell'atto sessuale come espressione propria dell'amore coniugalel'altrodistrugge la vita di un essere umano; la prima si oppone alla virtùdella castità matrimonialeil secondo si oppone alla virtùdella giustizia e viola direttamente il precetto divino « nonuccidere ».

Ma pur con questa diversa natura e peso moraleessi sono molto spessoin intima relazionecome frutti di una medesima pianta. È vero chenon mancano casi in cui alla contraccezione e allo stesso aborto si giungesotto la spinta di molteplici difficoltà esistenzialiche tuttavianon possono mai esonerare dallo sforzo di osservare pienamente la Legge diDio. Ma in moltissimi altri casi tali pratiche affondano le radici in unamentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti dellasessualità e suppongono un concetto egoistico di libertàche vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propriapersonalità. La vita che potrebbe scaturire dall'incontro sessualediventa così il nemico da evitare assolutamente e l'aborto l'unicapossibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita.

Purtroppo la stretta connessione chea livello di mentalitàintercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell'aborto emergesempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa apunto di preparati chimicidi dispositivi intrauterini e di vaccini chedistribuiti con la stessa facilità dei contraccettiviagiscono inrealtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vitadel nuovo essere umano.

14. Anche le varie tecniche di riproduzione artificialechesembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non pochevolte con questa intenzionein realtà aprono la porta a nuoviattentati contro la vita. Al di là del fatto che esse sonomoralmente inaccettabilidal momento che dissociano la procreazione dalcontesto integralmente umano dell'atto coniugale(14) queste tecnicheregistrano alte percentuali di insuccesso: esso riguarda non tanto lafecondazionequanto il successivo sviluppo dell'embrioneesposto alrischio di morte entro tempi in genere brevissimi. Inoltrevengonoprodotti talvolta embrioni in numero superiore a quello necessario perl'impianto nel grembo della donna e questi cosiddetti « embrionisoprannumerari » vengono poi soppressi o utilizzati per ricerche checon il pretesto del progresso scientifico o medicoin realtàriducono la vita umana a semplice « materiale biologico » di cuipoter liberamente disporre.

Le diagnosi pre-nataliche non presentano difficoltàmorali se fatte per individuare eventuali cure necessarie al bambino nonancora natodiventano troppo spesso occasione per proporre e procurarel'aborto. È l'aborto eugeneticola cui legittimazionenell'opinione pubblica nasce da una mentalità — a tortoritenuta coerente con le esigenze della « terapeuticità »— che accoglie la vita solo a certe condizioni e che rifiuta illimitel'handicapl'infermità.

Seguendo questa stessa logicasi è giunti a negare le cureordinarie più elementarie perfino l'alimentazionea bambini naticon gravi handicap o malattie. Lo scenario contemporaneoinoltresi faancora più sconcertante a motivo delle proposteavanzate qua e làdi legittimarenella stessa linea del diritto all'abortopersino l'infanticidioritornando così ad uno stadio di barbarie che si sperava diaver superato per sempre.

15. Minacce non meno gravi incombono pure sui malati inguaribilie sui morentiin un contesto sociale e culturale cherendendo più difficile affrontare e sopportare la sofferenzaacuisce la tentazione di risolvere il problema del soffrireeliminandolo alla radice con l'anticipare la morte al momento ritenutopiù opportuno.

In tale scelta confluiscono spesso elementi di diverso segnopurtroppoconvergenti a questo terribile esito. Può essere decisivonelsoggetto malatoil senso di angosciadi esasperazionepersino didisperazioneprovocato da un'esperienza di dolore intenso e prolungato.Ciò mette a dura prova gli equilibri a volte già instabilidella vita personale e familiaresicchéda una parteil malatononostante gli aiuti sempre più efficaci dell'assistenza medica esocialerischia di sentirsi schiacciato dalla propria fragilità;dall'altrain coloro che gli sono effettivamente legatipuòoperare un senso di comprensibile anche se malintesa pietà. Tuttociò è aggravato da un'atmosfera culturale che non coglienella sofferenza alcun significato o valoreanzi la considera il male pereccellenzada eliminare ad ogni costo; il che avviene specialmente quandonon si ha una visione religiosa che aiuti a decifrare positivamente ilmistero del dolore.

Ma nell'orizzonte culturale complessivo non manca di incidere anche unasorta di atteggiamento prometeico dell'uomo chein tal modosi illude dipotersi impadronire della vita e della morte perché decide di essementre in realtà viene sconfitto e schiacciato da una morteirrimediabilmente chiusa ad ogni prospettiva di senso e ad ogni speranza.Riscontriamo una tragica espressione di tutto ciò nella diffusionedell'eutanasiamascherata e strisciante o attuata apertamente epersino legalizzata. Essaoltre che per una presunta pietà difronte al dolore del pazienteviene talora giustificata con una ragioneutilitaristicavolta ad evitare spese improduttive troppo gravose per lasocietà. Si propone così la soppressione dei neonatimalformatidegli handicappati gravidegli inabilidegli anzianisoprattutto se non autosufficientie dei malati terminali. Né ci èlecito tacere di fronte ad altre forme più subdolema non menogravi e realidi eutanasia. Essead esempiopotrebbero verificarsiquandoper aumentare la disponibilità di organi da trapiantaresiprocedesse all'espianto degli stessi organi senza rispettare i criterioggettivi ed adeguati di accertamento della morte del donatore.

16. Un altro fenomeno attualeal quale si accompagnanofrequentemente minacce e attentati alla vitaè quellodemografico. Esso si presenta in modo differente nelle diverse partidel mondo: nei Paesi ricchi e sviluppati si registra un preoccupante caloo crollo delle nascite; i Paesi poveriinvecepresentano in genere untasso elevato di aumento della popolazionedifficilmente sopportabile inun contesto di minore sviluppo economico e socialeo addirittura di gravesottosviluppo. Di fronte alla sovrapopolazione dei Paesi poveri mancanoalivello internazionaleinterventi globali — serie politichefamiliari e socialiprogrammi di crescita culturale e di giustaproduzione e distribuzione delle risorse — mentre si continua amettere in atto politiche antinataliste.

Contraccezionesterilizzazione e aborto vanno certamente annoverati trale cause che contribuiscono a determinare le situazioni di forte denatalità.Può essere facile la tentazione di ricorrere agli stessi metodi eattentati contro la vita anche nelle situazioni di « esplosionedemografica ».

L'antico faraonesentendo come un incubo la presenza e il moltiplicarsidei figli di Israeleli sottopose ad ogni forma di oppressione e ordinòche venisse fatto morire ogni neonato maschio delle donne ebree (cf. Es17-22). Allo stesso modo si comportano oggi non pochi potenti dellaterra.

Essi pure avvertono come un incubo lo sviluppo demografico in atto etemono che i popoli più prolifici e più poveri rappresentinouna minaccia per il benessere e la tranquillità dei loro Paesi. Diconseguenzapiuttosto che voler affrontare e risolvere questi graviproblemi nel rispetto della dignità delle persone e delle famigliee dell'inviolabile diritto alla vita di ogni uomopreferiscono promuoveree imporre con qualsiasi mezzo una massiccia pianificazione delle nascite.Gli stessi aiuti economiciche sarebbero disposti a darevengonoingiustamente condizionati all'accettazione di una politica antinatalista.

17. L'umanità di oggi ci offre uno spettacolo davvero allarmantese pensiamo non solo ai diversi ambiti nei quali si sviluppano gliattentati alla vitama anche alla loro singolare proporzione numericanonché al molteplice e potente sostegno che viene loro datodall'ampio consenso socialedal frequente riconoscimento legaledalcoinvolgimento di parte del personale sanitario.

Come ebbi a dire con forza a Denverin occasione dell'VIII GiornataMondiale della Gioventù« con il tempole minacce contro lavita non vengono meno. Esseal contrarioassumono dimensioni enormi. Nonsi tratta soltanto di minacce provenienti dall'esternodi forze dellanatura o dei "Caino" che assassinano gli "Abele"; nosi tratta di minacce programmate in maniera scientifica e sistematica.Il ventesimo secolo verrà considerato un'epoca di attacchimassicci contro la vitaun'interminabile serie di guerre e un massacropermanente di vite umane innocenti. I falsi profeti e i falsi maestrihanno conosciuto il maggior successo possibile ».(15) Al di làdelle intenzioniche possono essere varie e magari assumere formesuadenti persino in nome della solidarietàsiamo in realtàdi fronte a una oggettiva « congiura contro la vita »che vede implicate anche Istituzioni internazionaliimpegnate aincoraggiare e programmare vere e proprie campagne per diffondere lacontraccezionela sterilizzazione e l'aborto. Non si puòinfinenegare che i mass media sono spesso complici di questa congiuraaccreditando nell'opinione pubblica quella cultura che presenta il ricorsoalla contraccezionealla sterilizzazioneall'aborto e alla stessaeutanasia come segno di progresso e conquista di libertàmentredipinge come nemiche della libertà e del progresso le posizioniincondizionatamente a favore della vita.

« Sono forse il guardiano di mio fratello? » (Gn49): un'idea perversa di libertà

18. Il panorama descritto chiede di essere conosciuto non soltanto neifenomeni di morte che lo caratterizzanoma anche nelle molteplicicause che lo determinano. La domanda del Signore « Che hai fatto?» (Gn 410) sembra essere quasi un invito rivolto a Caino adandare oltre la materialità del suo gesto omicidaper cogliernetutta la gravità nelle motivazioni che ne sono all'originee nelle conseguenze che ne derivano.

Le scelte contro la vita nasconotalvoltada situazioni difficili oaddirittura drammatiche di profonda sofferenzadi solitudinedi totalemancanza di prospettive economichedi depressione e di angoscia per ilfuturo. Tali circostanze possono attenuare anche notevolmente laresponsabilità soggettiva e la conseguente colpevolezza di quanticompiono queste scelte in sé criminose. Tuttavia oggi il problemava ben al di là del pur doveroso riconoscimento di questesituazioni personali. Esso si pone anche sul piano culturalesociale epoliticodove presenta il suo aspetto più sovversivo e conturbantenella tendenzasempre più largamente condivisaa interpretare imenzionati delitti contro la vita come legittime espressioni dellalibertà individualeda riconoscere e proteggere come veri e propridiritti.

In questo modo giunge ad una svolta dalle tragiche conseguenze un lungoprocesso storicoche dopo aver scoperto l'idea dei « diritti umani »— come diritti inerenti a ogni persona e precedenti ogni Costituzionee legislazione degli Stati — incorre oggi in una sorprendentecontraddizione: proprio in un'epoca in cui si proclamano solennementei diritti inviolabili della persona e si afferma pubblicamente il valoredella vitalo stesso diritto alla vita viene praticamente negato econculcatoin particolare nei momenti più emblematicidell'esistenzaquali sono il nascere e il morire.

Da un latole varie dichiarazioni dei diritti dell'uomo e le moltepliciiniziative che ad esse si ispirano dicono l'affermarsi a livello mondialedi una sensibilità morale più attenta a riconoscere ilvalore e la dignità di ogni essere umano in quanto talesenzaalcuna distinzione di razzanazionalitàreligioneopinionepoliticaceto sociale.

Dall'altro latoa queste nobili proclamazioni si contrappone purtropponei fattiuna loro tragica negazione. Questa è ancora piùsconcertanteanzi più scandalosaproprio perché sirealizza in una società che fa dell'affermazione e della tutela deidiritti umani il suo obiettivo principale e insieme il suo vanto. Comemettere d'accordo queste ripetute affermazioni di principio con ilcontinuo moltiplicarsi e la diffusa legittimazione degli attentati allavita umana? Come conciliare queste dichiarazioni col rifiuto del piùdeboledel più bisognosodell'anzianodell'appena concepito?Questi attentati vanno in direzione esattamente contraria al rispettodella vita e rappresentano una minaccia frontale a tutta la culturadei diritti dell'uomo. È una minaccia capaceal limitedimettere a repentaglio lo stesso significato della convivenza democratica:da società di « con- viventi »le nostre cittàrischiano di diventare società di esclusidi emarginatidirimossi e soppressi. Se poi lo sguardo si allarga ad un orizzonteplanetariocome non pensare che la stessa affermazione dei diritti dellepersone e dei popoliquale avviene in alti consessi internazionalisiriduce a sterile esercizio retoricose non si smaschera l'egoismo deiPaesi ricchi che chiudono l'accesso allo sviluppo dei Paesi poveri o locondizionano ad assurdi divieti di procreazionecontrapponendo losviluppo all'uomo? Non occorre forse mettere in discussione gli stessimodelli economiciadottati sovente dagli Stati anche per spinte econdizionamenti di carattere internazionaleche generano ed alimentanosituazioni di ingiustizia e violenza nelle quali la vita umana di interepopolazioni viene avvilita e conculcata?

19. Dove stanno le radici di una contraddizione tanto paradossale?

Le possiamo riscontrare in complessive valutazioni di ordine culturale emoralea iniziare da quella mentalità che esasperando epersino deformando il concetto di soggettività riconosce cometitolare di diritti solo chi si presenta con piena o almeno incipienteautonomia ed esce da condizioni di totale dipendenza dagli altri. Ma comeconciliare tale impostazione con l'esaltazione dell'uomo quale essere «indisponibile »? La teoria dei diritti umani si fonda propriosulla considerazione del fatto che l'uomodiversamente dagli animali edalle cosenon può essere sottomesso al dominio di nessuno. Sideve pure accennare a quella logica che tende a identificare la dignitàpersonale con la capacità di comunicazione verbale ed esplicitaein ogni casosperimentabile. È chiaro checon talipresuppostinon c'è spazio nel mondo per chicome il nascituro oil morenteè un soggetto strutturalmente debolesembra totalmenteassoggettato alla mercé di altre persone e da loro radicalmentedipendente e sa comunicare solo mediante il muto linguaggio di unaprofonda simbiosi di affetti. Èquindila forza a farsi criteriodi scelta e di azione nei rapporti interpersonali e nella convivenzasociale. Ma questo è l'esatto contrario di quanto ha volutostoricamente affermare lo Stato di dirittocome comunità nellaquale alle « ragioni della forza » si sostituisce la «forza della ragione ».

Ad un altro livellole radici della contraddizione che intercorre trala solenne affermazione dei diritti dell'uomo e la loro tragica negazionenella pratica risiedono in una concezione della libertà cheesalta in modo assoluto il singolo individuoe non lo dispone allasolidarietàalla piena accoglienza e al servizio dell'altro. Se èvero che talvolta la soppressione della vita nascente o terminale sicolora anche di un malinteso senso di altruismo e di umana pietànon si può negare che una tale cultura di mortenel suo insiemetradisce una concezione della libertà del tutto individualisticache finisce per essere la libertà dei « più forti »contro i deboli destinati a soccombere.

Proprio in questo senso si può interpretare la risposta di Cainoalla domanda del Signore « Dov'è Abeletuo fratello? »: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello? » (Gn49). Sìogni uomo è « guardiano di suo fratello »perché Dio affida l'uomo all'uomo. Ed è anche in vista ditale affidamento che Dio dona a ogni uomo la libertàche possiedeun'essenziale dimensione relazionale. Essa è grande donodel Creatoreposta com'è al servizio della persona e della suarealizzazione mediante il dono di sé e l'accoglienza dell'altro;quando invece viene assolutizzata in chiave individualisticala libertàè svuotata del suo contenuto originario ed è contraddettanella sua stessa vocazione e dignità.

C'è un aspetto ancora più profondo da sottolineare: lalibertà rinnega sé stessasi autodistrugge e si disponeall'eliminazione dell'altro quando non riconosce e non rispetta piùil suo costitutivo legame con la verità. Ogni volta che lalibertàvolendo emanciparsi da qualsiasi tradizione e autoritàsi chiude persino alle evidenze primarie di una verità oggettiva ecomunefondamento della vita personale e socialela persona finisce conl'assumere come unico e indiscutibile riferimento per le proprie sceltenon più la verità sul bene e sul malema solo la suasoggettiva e mutevole opinione oaddiritturail suo egoistico interessee il suo capriccio.

20. In questa concezione della libertàla convivenza socialeviene profondamente deformata. Se la promozione del proprio io èintesa in termini di autonomia assolutainevitabilmente si giunge allanegazione dell'altrosentito come un nemico da cui difendersi. In questomodo la società diventa un insieme di individui posti l'uno accantoall'altroma senza legami reciproci: ciascuno vuole affermarsiindipendentemente dall'altroanzi vuol far prevalere i suoi interessi.Tuttaviadi fronte ad analoghi interessi dell'altroci si deve arrenderea cercare qualche forma di compromessose si vuole che nella societàsia garantito a ciascuno il massimo di libertà possibile. Vienemeno così ogni riferimento a valori comuni e a una veritàassoluta per tutti: la vita sociale si avventura nelle sabbie mobili di unrelativismo totale. Allora tutto è convenzionabiletutto ènegoziabile: anche il primo dei diritti fondamentaliquello allavita.

È quanto di fatto accade anche in ambito più propriamentepolitico e statale: l'originario e inalienabile diritto alla vita èmesso in discussione o negato sulla base di un voto parlamentare o dellavolontà di una parte — sia pure maggioritaria — dellapopolazione. È l'esito nefasto di un relativismo che regnaincontrastato: il « diritto » cessa di essere taleperchénon è più solidamente fondato sull'inviolabile dignitàdella personama viene assoggettato alla volontà del piùforte. In questo modo la democraziaad onta delle sue regolecamminasulla strada di un sostanziale totalitarismo. Lo Stato non è piùla « casa comune » dove tutti possono vivere secondo principi diuguaglianza sostanzialema si trasforma in Stato tirannochepresume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesidalbambino non ancora nato al vecchioin nome di una utilità pubblicache non è altroin realtàche l'interesse di alcuni.

Tutto sembra avvenire nel più saldo rispetto della legalitàalmeno quando le leggi che permettono l'aborto o l'eutanasia vengonovotate secondo le cosiddette regole democratiche. In veritàsiamodi fronte solo a una tragica parvenza di legalità e l'idealedemocraticoche è davvero tale quando riconosce e tutela la dignitàdi ogni persona umanaè tradito nelle sue stesse basi: «Come è possibile parlare ancora di dignità di ogni personaumanaquando si permette che si uccida la più debole e la piùinnocente? In nome di quale giustizia si opera fra le persone la piùingiusta delle discriminazionidichiarandone alcune degne di esseredifesementre ad altre questa dignità è negata? ».(16)Quando si verificano queste condizioni si sono già innescati queidinamismi che portano alla dissoluzione di un'autentica convivenza umana ealla disgregazione della stessa realtà statuale.

Rivendicare il diritto all'abortoall'infanticidioall'eutanasia ericonoscerlo legalmenteequivale ad attribuire alla libertà umanaun significato perverso e iniquo: quello di un potere assolutosugli altri e contro gli altri. Ma questa è la morte della veralibertà: « In veritàin verità vi dico:chiunque commette il peccato è schiavo del peccato » (Gv834).

« Mi dovrò nascondere lontano da te » (Gn 414):l'eclissi del senso di Dio e dell'uomo

21. Nel ricercare le radici più profonde della lotta tra la «cultura della vita » e la « cultura della morte »non cisi può fermare all'idea perversa di libertà sopra ricordata.Occorre giungere al cuore del dramma vissuto dall'uomo contemporaneo:l'eclissidel senso di Dio e dell'uomotipica del contesto sociale e culturaledominato dal secolarismoche coi suoi tentacoli pervasivi non mancatalvolta di mettere alla prova le stesse comunità cristiane. Chi silascia contagiare da questa atmosferaentra facilmente nel vortice di unterribile circolo vizioso: smarrendo il senso di Diosi tende a smarrireanche il senso dell'uomodella sua dignità e della sua vita; asua voltala sistematica violazione della legge moralespecie nellagrave materia del rispetto della vita umana e della sua dignitàproduce una sorta di progressivo oscuramento della capacità dipercepire la presenza vivificante e salvante di Dio.

Ancora una volta possiamo ispirarci al racconto dell'uccisione di Abeleda parte del fratello. Dopo la maledizione inflittagli da DioCaino cosìsi rivolge al Signore: « Troppo grande è la mia colpa persopportarla! Eccotu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrònascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sullaterra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere » (Gn413-14).

Caino ritiene che il suo peccato non potrà ottenere perdono dalSignore e che il suo destino inevitabile sarà di doversi «nascondere lontano » da lui. Se Caino riesce a confessare che la suacolpa è « troppo grande »è perché egli sadi trovarsi di fronte a Dio e al suo giusto giudizio. In realtàsolo davanti al Signore l'uomo può riconoscere il suo peccato epercepirne tutta la gravità. È questa l'esperienza diDavideche dopo « aver fatto male agli occhi del Signore »rimproverato dal profeta Natan (cf. 2 Sam 11-12)esclama: «Riconosco la mia colpail mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro ditecontro te solo ho peccatoquello che è male ai tuoi occhiiol'ho fatto » (Sal 5115-6).

22. Per questoquando viene meno il senso di Dioanche il sensodell'uomo viene minacciato e inquinatocome lapidariamente afferma ilConcilio Vaticano II: « La creatura senza il Creatore svanisce...Anzil'oblio di Dio priva di luce la creatura stessa ».(17) L'uomonon riesce più a percepirsi come « misteriosamente altro »rispetto alle diverse creature terrene; egli si considera come uno deitanti esseri viventicome un organismo chetutt'al piùharaggiunto uno stadio molto elevato di perfezione. Chiuso nel ristrettoorizzonte della sua fisicitàsi riduce in qualche modo a «una cosa » e non coglie più il carattere « trascendente »del suo « esistere come uomo ». Non considera più la vitacome uno splendido dono di Diouna realtà « sacra »affidata alla sua responsabilità e quindi alla sua amorevolecustodiaalla sua « venerazione ». Essa diventa semplicemente «una cosa »che egli rivendica come sua esclusiva proprietàtotalmente dominabile e manipolabile.

Cosìdi fronte alla vita che nasce e alla vita che muorenon èpiù capace di lasciarsi interrogare sul senso più autenticodella sua esistenzaassumendo con vera libertà questi momenticruciali del proprio « essere ». Egli si preoccupa solo del «fare » ericorrendo ad ogni forma di tecnologiasi affanna aprogrammarecontrollare e dominare la nascita e la morte. Questedaesperienze originarie che chiedono di essere « vissute »diventano cose che si pretende semplicemente di « possedere » odi « rifiutare ».

Del restouna volta escluso il riferimento a Dionon sorprende che ilsenso di tutte le cose ne esca profondamente deformatoe la stessanaturanon più « mater »sia ridotta a « materiale» aperto a tutte le manipolazioni. A ciò sembra condurre unacerta razionalità tecnico-scientificadominante nella culturacontemporaneache nega l'idea stessa di una verità del creato dariconoscere o di un disegno di Dio sulla vita da rispettare. E ciònon è meno veroquando l'angoscia per gli esiti di tale «libertà senza legge » induce alcuni all'opposta istanza di una« legge senza libertà »come avvienead esempioinideologie che contestano la legittimità di qualunque interventosulla naturaquasi in nome di una sua « divinizzazione »cheancora una volta ne misconosce la dipendenza dal disegno del Creatore. Inrealtàvivendo « come se Dio non esistesse »l'uomosmarrisce non solo il mistero di Dioma anche quello del mondo e ilmistero del suo stesso essere.

23. L'eclissi del senso di Dio e dell'uomo conduce inevitabilmente almaterialismo praticonel quale proliferano l'individualismol'utilitarismo e l'edonismo. Si manifesta anche qui la perenne validitàdi quanto scrive l'Apostolo: « Poiché hanno disprezzato laconoscenza di DioDio li ha abbandonati in balìa d'unaintelligenza depravatasicché commettono ciò che èindegno » (Rm 128). Così i valori dell'esseresono sostituiti da quelli dell'avere.

L'unico fine che conta è il perseguimento del proprio benesseremateriale. La cosiddetta « qualità della vita » èinterpretata in modo prevalente o esclusivo come efficienza economicaconsumismo disordinatobellezza e godibilità della vita fisicadimenticando le dimensioni più profonde — relazionalispirituali e religiose — dell'esistenza.

In un simile contesto la sofferenzainevitabile pesodell'esistenza umana ma anche fattore di possibile crescita personaleviene « censurata »respinta come inutileanzi combattuta comemale da evitare sempre e comunque. Quando non la si può superare ela prospettiva di un benessere almeno futuro svanisceallora pare che lavita abbia perso ogni significato e cresce nell'uomo la tentazione dirivendicare il diritto alla sua soppressione.

Sempre nel medesimo orizzonte culturaleil corpo non viene piùpercepito come realtà tipicamente personalesegno e luogo dellarelazione con gli altricon Dio e con il mondo. Esso è ridotto apura materialità: è semplice complesso di organifunzionied energie da usare secondo criteri di mera godibilità edefficienza. Conseguentementeanche la sessualità èdepersonalizzata e strumentalizzata: da segnoluogo e linguaggiodell'amoreossia del dono di sé e dell'accoglienza dell'altrosecondo l'intera ricchezza della personadiventa sempre piùoccasione e strumento di affermazione del proprio io e di soddisfazioneegoistica dei propri desideri e istinti. Così si deforma efalsifica il contenuto originario della sessualità umana e i duesignificatiunitivo e procreativoinsiti nella natura stessa dell'attoconiugalevengono artificialmente separati: in questo modo l'unione ètradita e la fecondità è sottomessa all'arbitrio dell'uomo edella donna. La procreazione allora diventa il « nemico »da evitare nell'esercizio della sessualità: se viene accettataèsolo perché esprime il proprio desiderioo addirittura la propriavolontàdi avere il figlio « ad ogni costo » e noninveceperché dice totale accoglienza dell'altro equindiapertura alla ricchezza di vita di cui il figlio è portatore.

Nella prospettiva materialistica fin qui descrittale relazioniinterpersonali conoscono un grave impoverimento. I primi a subirne idanni sono la donnail bambinoil malato o sofferentel'anziano. Ilcriterio proprio della dignità personale — quello cioèdel rispettodella gratuità e del servizio — viene sostituitodal criterio dell'efficienzadella funzionalità e dell'utilità:l'altro è apprezzato non per quello che « è »maper quello che « hafa e rende ». È la supremazia del piùforte sul più debole.

24. È nell'intimo della coscienza morale che l'eclissidel senso di Dio e dell'uomocon tutte le sue molteplici e funesteconseguenze sulla vitasi consuma. È in questioneanzituttolacoscienza di ciascuna personache nella sua unicità eirripetibilità si trova sola di fronte a Dio.(18) Ma è purein questionein un certo sensola « coscienza morale » dellasocietà: essa è in qualche modo responsabile non soloperché tollera o favorisce comportamenti contrari alla vitamaanche perché alimenta la « cultura della morte »giungendo a creare e a consolidare vere e proprie « strutture dipeccato » contro la vita. La coscienza moralesia individuale chesocialeè oggi sottopostaanche per l'influsso invadente di moltistrumenti della comunicazione socialea un pericolo gravissimo emortale: quello della confusione tra il bene e il male inriferimento allo stesso fondamentale diritto alla vita. Tanta partedell'attuale società si rivela tristemente simile a quell'umanitàche Paolo descrive nella Lettera ai Romani. È fatta « diuomini che soffocano la verità nell'ingiustizia » (118):avendo rinnegato Dio e credendo di poter costruire la città terrenasenza di lui« hanno vaneggiato nei loro ragionamenti » sicché« si è ottenebrata la loro mente ottusa » (121); «mentre si dichiaravano sapienti sono diventati stolti » (122)sonodiventati autori di opere degne di morte e « non solo continuano afarlema anche approvano chi le fa » (132). Quando la coscienzaquesto luminoso occhio dell'anima (cf. Mt 622-23)chiama «bene il male e male il bene » (Is 520)è ormaisulla strada della sua degenerazione più inquietante e della piùtenebrosa cecità morale.

Eppure tutti i condizionamenti e gli sforzi per imporre il silenzio nonriescono a soffocare la voce del Signore che risuona nella coscienza diogni uomo: è sempre da questo intimo sacrario della coscienza chepuò ripartire un nuovo cammino di amoredi accoglienza e diservizio alla vita umana.

« Vi siete accostati al sangue dell'aspersione » (cf.Eb 1222.24): segni di speranza e invito all'impegno

25. « La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! »(Gn 410). Non è solo la voce del sangue di Abeleilprimo innocente uccisoa gridare verso Diosorgente e difensore dellavita. Anche il sangue di ogni altro uomo ucciso dopo Abele è voceche si leva al Signore. In una forma assolutamente unicagrida a Dio lavoce del sangue di Cristodi cui Abele nella sua innocenza èfigura profeticacome ci ricorda l'autore della Lettera agli Ebrei: «Voi vi siete invece accostati al monte Sion e alla città del Diovivente... al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersionedalla voce più eloquente di quello di Abele » (1222.24).

È il sangue dell'aspersione. Ne era stato simbolo e segnoanticipatore il sangue dei sacrifici dell'Antica Alleanzacon i quali Dioesprimeva la volontà di comunicare la sua vita agli uominipurificandoli e consacrandoli (cf. Es 248; Lv 1711).Oratutto questo in Cristo si compie e si avvera: il suo è ilsangue dell'aspersione che redimepurifica e salva; è il sanguedel Mediatore della Nuova Alleanza « versato per moltiin remissionedei peccati » (Mt 2628). Questo sangueche fluisce dalfianco trafitto di Cristo sulla croce (cf. Gv 1934)ha la «voce più eloquente » del sangue di Abele; esso infatti esprimeed esige una più profonda « giustizia »ma soprattuttoimplora misericordia(19) si fa presso il Padre intercessione per ifratelli (cf. Eb 725)è fonte di redenzione perfetta edono di vita nuova.

Il sangue di Cristomentre rivela la grandezza dell'amore del Padremanifesta come l'uomo sia prezioso agli occhi di Dio e come siainestimabile il valore della sua vita. Ce lo ricorda l'apostoloPietro: « Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibilicomel'argento e l'orofoste liberati dalla vostra vuota condotta ereditatadai vostri padrima con il sangue prezioso di Cristocome di agnellosenza difetti e senza macchia » (1 Pt 118-19). Propriocontemplando il sangue prezioso di Cristosegno della sua donazioned'amore (cf. Gv 131)il credente impara a riconoscere e adapprezzare la dignità quasi divina di ogni uomo e puòesclamare con sempre rinnovato e grato stupore: « Quale valore deveavere l'uomo davanti agli occhi del Creatore se "ha meritato di avereun tanto nobile e grande Redentore" (Exultet della Vegliapasquale)se "Dio ha dato il suo Figlio"affinché eglil'uomo"non muoiama abbia la vita eterna" (cf. Gv 316)! ».(20)

Il sangue di Cristoinoltrerivela all'uomo che la sua grandezzaequindi la sua vocazioneconsiste nel dono sincero di sé. Proprioperché viene versato come dono di vitail sangue di Gesùnon è più segno di mortedi separazione definitiva daifratellima strumento di una comunione che è ricchezza di vita pertutti. Chi nel sacramento dell'Eucaristia beve questo sangue e dimora inGesù (cf. Gv 656) è coinvolto nel suo stessodinamismo di amore e di donazione di vitaper portare a pienezzal'originaria vocazione all'amore che è propria di ogni uomo (cf.Gn 127; 218-24).

È ancora nel sangue di Cristo che tutti gli uomini attingonola forza per impegnarsi a favore della vita. Proprio questo sangue èil motivo più forte di speranzaanzi è il fondamentodell'assoluta certezza che secondo il disegno di Dio la vittoria saràdella vita. « Non ci sarà più la morte »esclama la voce potente che esce dal trono di Dio nella Gerusalemmeceleste (Ap 214). E san Paolo ci assicura che la vittoriaattuale sul peccato è segno e anticipazione della vittoriadefinitiva sulla mortequando « si compirà la parola dellaScrittura: "La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov'èo mortela tua vittoria? Dov'èo morteil tuo pungiglione?"» (1 Cor 1554-55).

26. In realtàsegni anticipatori di questa vittoria non mancanonelle nostre società e culturepur così fortemente segnatedalla « cultura della morte ». Si darebbe dunque un'immagineunilateraleche potrebbe indurre a uno sterile scoraggiamentose alladenuncia delle minacce alla vita non si accompagnasse la presentazione deisegni positivi operanti nell'attuale situazione dell'umanità.

Purtroppo tali segni positivi faticano spesso a manifestarsi e ad esserericonosciutiforse anche perché non trovano adeguata attenzionenei mezzi della comunicazione sociale. Ma quante iniziative di aiuto e disostegno alle persone più deboli e indifese sono sorte e continuanoa sorgerenella comunità cristiana e nella società civilea livello localenazionale e internazionalead opera di singoligruppimovimenti ed organizzazioni di vario genere!

Sono ancora molti gli sposi checon generosa responsabilitàsanno accogliere i figli come « il preziosissimo dono del matrimonio ».(21)Né mancano famiglie cheal di là del loroquotidiano servizio alla vitasanno aprirsi all'accoglienza di bambiniabbandonatidi ragazzi e giovani in difficoltàdi personeportatrici di handicapdi anziani rimasti soli. Non pochi centri diaiuto alla vitao istituzioni analoghesono promossi da persone egruppi checon ammirevole dedizione e sacrificiooffrono un sostegnomorale e materiale a mamme in difficoltàtentate di ricorrereall'aborto. Sorgono pure e si diffondono gruppi di volontari impegnatia dare ospitalità a chi è senza famigliasi trova incondizioni di particolare disagio o ha bisogno di ritrovare un ambienteeducativo che lo aiuti a superare abitudini distruttive e a ricuperare ilsenso della vita.

La medicinapromossa con grande impegno da ricercatori eprofessionistiprosegue nel suo sforzo per trovare rimedi sempre piùefficaci: risultati un tempo del tutto impensabili e tali da aprirepromettenti prospettive sono oggi ottenuti a favore della vita nascentedelle persone sofferenti e dei malati in fase acuta o terminale. Enti eorganizzazioni varie si mobilitano per portareanche nei Paesi piùcolpiti dalla miseria e da malattie endemichei benefici della medicinapiù avanzata. Così pure associazioni nazionali einternazionali di medici si attivano tempestivamente per recare soccorsoalle popolazioni provate da calamità naturalida epidemie o daguerre. Anche se una vera giustizia internazionale nella ripartizionedelle risorse mediche è ancora lontana dalla sua pienarealizzazionecome non riconoscere nei passi sinora compiuti il segno diuna crescente solidarietà tra i popolidi un'apprezzabilesensibilità umana e morale e di un maggiore rispetto per la vita?

27. Di fronte a legislazioni che hanno permesso l'aborto e a tentativiqua e là riuscitidi legalizzare l'eutanasiasono sorti in tuttoil mondo movimenti e iniziative di sensibilizzazione sociale in favoredella vita. Quandoin conformità alla loro ispirazioneautenticaagiscono con determinata fermezza ma senza ricorrere allaviolenzatali movimenti favoriscono una più diffusa presa dicoscienza del valore della vita e sollecitano e realizzano un piùdeciso impegno per la sua difesa.

Come non ricordareinoltretutti quei gesti quotidiani diaccoglienzadi sacrificiodi cura disinteressata che un numeroincalcolabile di persone compie con amore nelle famiglienegli ospedalinegli orfanotrofinelle case di riposo per anziani e in altri centri ocomunità a difesa della vita? Lasciandosi guidare dall'esempio diGesù « buon samaritano » (cf. Lc 1029-37) esostenuta dalla sua forzala Chiesa è sempre stata in prima lineasu queste frontiere della carità: tanti suoi figli e figliespecialmente religiose e religiosiin forme antiche e sempre nuovehannoconsacrato e continuano a consacrare la loro vita a Dio donandola peramore del prossimo più debole e bisognoso.

Questi gesti costruiscono nel profondo quella « civiltàdell'amore e della vita »senza la quale l'esistenza delle persone edella società smarrisce il suo significato piùautenticamente umano. Anche se nessuno li notasse e rimanessero nascostiai piùla fede assicura che il Padre« che vede nel segreto »(Mt 64)non solo saprà ricompensarlima già find'ora li rende fecondi di frutti duraturi per tutti.

Tra i segni di speranza va pure annoverata la crescitain molti stratidell'opinione pubblicadi una nuova sensibilità sempre piùcontraria alla guerra come strumento di soluzione dei conflitti tra ipopoli e sempre più orientata alla ricerca di strumenti efficaci ma« non violenti » per bloccare l'aggressore armato. Nel medesimoorizzonte si pone altresì la sempre più diffusaavversione dell'opinione pubblica alla pena di morte anche solo comestrumento di « legittima difesa » socialein considerazionedelle possibilità di cui dispone una moderna società direprimere efficacemente il crimine in modi chementre rendono inoffensivocolui che l'ha commessonon gli tolgono definitivamente la possibilitàdi redimersi.

È da salutare con favore anche l'accresciuta attenzione allaqualitàdella vita e all'ecologiache si registra soprattutto nellesocietà a sviluppo avanzatonelle quali le attese delle personenon sono più concentrate tanto sui problemi della sopravvivenzaquanto piuttosto sulla ricerca di un miglioramento globale dellecondizioni di vita. Particolarmente significativo è il risveglio diuna riflessione etica attorno alla vita: con la nascita e lo svilupposempre più diffuso della bioetica vengono favoriti lariflessione e il dialogo — tra credenti e non credenticome pure tracredenti di diverse religioni — su problemi eticianchefondamentaliche interessano la vita dell'uomo.

28. Questo orizzonte di luci ed ombre deve renderci tutti pienamenteconsapevoli che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammaticotra il male e il benela morte e la vitala « cultura della morte »e la « cultura della vita ». Ci troviamo non solo « difronte »ma necessariamente « in mezzo » a tale conflitto:tutti siamo coinvolti e partecipicon l'ineludibile responsabilitàdi scegliere incondizionatamente a favore della vita.

Anche per noi risuona chiaro e forte l'invito di Mosè: «Vediio pongo oggi davanti a te la vita e il benela morte e il male...;io ti ho posto davanti la vita e la mortela benedizione e lamaledizione; scegli dunque la vitaperché viva tu e la tuadiscendenza » (Dt 3015.19). È un invito che bensi addice anche a noichiamati ogni giorno a dover decidere tra la «cultura della vita » e la « cultura della morte ». Mal'appello del Deuteronomio è ancora più profondoperchéci sollecita ad una scelta propriamente religiosa e morale. Si tratta didare alla propria esistenza un orientamento fondamentale e di vivere infedeltà e coerenza con la legge del Signore: « Io oggi ticomando di amare il Signore tuo Diodi camminare per le suevie di osservare i suoi comandile sue leggi e le suenorme...; scegli dunque la vitaperché viva tu e la tuadiscendenzaamando il Signore tuo Dioobbedendo alla sua voce etenendoti unito a luipoiché è lui la tua vita e latua longevità » (3016.19-20).

La scelta incondizionata a favore della vita raggiunge in pienezza ilsuo significato religioso e morale quando scaturisceviene plasmata ed èalimentata dalla fede in Cristo. Nulla aiuta ad affrontarepositivamente il conflitto tra la morte e la vitanel quale siamoimmersicome la fede nel Figlio di Dio che si è fatto uomo ed èvenuto tra gli uomini « perché abbiano la vita e l'abbiano inabbondanza » (Gv 1010): è la fede nel Risortoche ha vinto la morte; è la fede nel sangue di Cristo «dalla voce più eloquente di quello di Abele » (Eb 1224).

Con la luce e la forza di tale fedequindidi fronte alle sfidedell'attuale situazionela Chiesa prende più viva coscienza dellagrazia e della responsabilità che le vengono dal suo Signore perannunciarecelebrare e servire il Vangelo della vita.


CAPITOLO II

SONO VENUTO PERCHÈ ABBIANO LA VITA

IL MESSAGGIO CRISTIANO SULLA VITA

« La vita si è fatta visibilenoi l'abbiamo veduta »(1 Gv 12): lo sguardo rivolto a Cristo« il Verbodella vita »

29. Di fronte alle innumerevoli e gravi minacce alla vita presenti nelmondo contemporaneosi potrebbe rimanere come sopraffatti dal senso diun'impotenza insuperabile: il bene non potrà mai avere la forza divincere il male!

È questo il momento nel quale il Popolo di Dioe in esso ciascuncredenteè chiamato a professarecon umiltà e coraggiolapropria fede in Gesù Cristo « il Verbo della vita » (1Gv 11). Il Vangelo della vita non è una sempliceriflessioneanche se originale e profondasulla vita umana; neppure èsoltanto un comandamento destinato a sensibilizzare la coscienza e aprovocare significativi cambiamenti nella società; tanto meno èun'illusoria promessa di un futuro migliore. Il Vangelo della vitaè una realtà concreta e personaleperchéconsiste nell'annuncio della persona stessa di Gesù. All'apostoloTommasoe in lui a ogni uomoGesù si presenta con queste parole: «Io sono la viala verità e la vita » (Gv 146). Èla stessa identità indicata a Martala sorella di Lazzaro: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in meanche se muorevivrà;chiunque vive e crede in menon morrà in eterno » (Gv1125-26). Gesù è il Figlio che dall'eternitàriceve la vita dal Padre (cf. Gv 526) ed è venuto tra gliuomini per farli partecipi di questo dono: « Io sono venuto perchéabbiano la vita e l'abbiano in abbondanza » (Gv 1010).

È allora dalla paroladall'azionedalla persona stessa di Gesùche all'uomo è data la possibilità di « conoscere »la verità intera circa il valore della vita umana; èda quella « fonte » che gli vienein particolarela capacitàdi « fare » perfettamente tale verità (cf. Gv 321)ossia di assumere e realizzare in pienezza la responsabilitàdi amare e serviredi difendere e promuovere la vita umana.

In Cristoinfattiè annunciato definitivamente ed èpienamente donato quel Vangelo della vita cheofferto giànella Rivelazione dell'Antico Testamentoed anzi scritto in qualche modonel cuore stesso di ogni uomo e donnarisuona in ogni coscienza «dal principio »ossia dalla creazione stessacosì chenonostante i condizionamenti negativi del peccatopuò essereconosciuto nei suoi tratti essenziali anche dalla ragione umana. Comescrive il Concilio Vaticano IICristo « con tutta la sua presenza econ la manifestazione di sécon le parole e con le operecon isegni e con i miracolie specialmente con la sua morte e la gloriosarisurrezione di tra i mortie infine con l'invio dello Spirito di veritàcompie e completa la rivelazione e la corrobora con la testimonianzadivinache cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebredel peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna ».(22)

30. È dunque con lo sguardo fisso al Signore Gesù cheintendiamo riascoltare da lui « le parole di Dio » (Gv 334) e rimeditare il Vangelo della vita. Il senso piùprofondo e originale di questa meditazione sul messaggio rivelato circa lavita umana è stato colto dall'apostolo Giovanniquando scriveall'inizio della sua Prima Lettera: « Ciò che era fin daprincipiociò che noi abbiamo uditociò che noi abbiamoveduto con i nostri occhiciò che noi abbiamo contemplato e ciòche le nostre mani hanno toccatoossia il Verbo della vita (poichéla vita si è fatta visibilenoi l'abbiamo veduta e di ciòrendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eternache era presso ilPadre e si è resa visibile a noi)quello che abbiamo veduto euditonoi lo annunziamo anche a voiperché anche voi siate incomunione con noi » (11-3).

In Gesù« Verbo della vita »viene quindi annunciatae comunicata la vita divina ed eterna. Grazie a tale annuncio e a taledonola vita fisica e spirituale dell'uomoanche nella sua fase terrenaacquista pienezza di valore e di significato: la vita divina ed eternainfattiè il fine a cui l'uomo che vive in questo mondo èorientato e chiamato. Il Vangelo della vita racchiude cosìquanto la stessa esperienza e ragione umana dicono circa il valore dellavitalo accoglielo eleva e lo porta a compimento.

« Mia forza e mio canto è il Signoreegli mi ha salvato» (Es 152): la vita è sempre un bene

31. In veritàla pienezza evangelica dell'annuncio sulla vita èpreparata già nell'Antico Testamento. È soprattutto nellavicenda dell'Esodofulcro dell'esperienza di fede dell'Antico Testamentoche Israele scopre quanto la sua vita sia preziosa agli occhi di Dio.Quando sembra ormai votato allo sterminioperché su tutti i suoineonati maschi incombe la minaccia di morte (cf. Es 115-22)ilSignore gli si rivela come salvatorecapace di assicurare un futuro a chiè senza speranza. Nasce così in Israele una precisaconsapevolezza: la sua vita non si trova alla mercé di unfaraone che può usarne con dispotico arbitrio; al contrarioessa èl'oggetto di un tenero e forte amore da parte di Dio.

La liberazione dalla schiavitù è il dono di una identitàil riconoscimento di una dignità indelebile e l'inizio di unastoria nuovain cui la scoperta di Dio e la scoperta di sévanno di pari passo. È una esperienzaquella dell'Esodofondanteed esemplare. Israele vi apprende cheogni volta in cui èminacciato nella sua esistenzanon ha che da ricorrere a Dio conrinnovata fiducia per trovare in lui efficace assistenza: « Io ti hoformatomio servo sei tu; Israelenon sarai dimenticato da me » (Is4421).

Cosìmentre riconosce il valore della propria esistenza comepopoloIsraele progredisce anche nella percezione del senso e delvalore della vita in quanto tale. È una riflessione che sisviluppa in modo particolare nei libri sapienzialimuovendo dallaquotidiana esperienza della precarietà della vita e dallaconsapevolezza delle minacce che la insidiano. Di fronte allecontraddizioni dell'esistenzala fede è provocata ad offrire unarisposta.

È soprattutto il problema del dolore ad incalzare la fede e ametterla alla prova. Come non cogliere il gemito universale dell'uomonella meditazione del libro di Giobbe? L'innocente schiacciato dallasofferenza ècomprensibilmenteportato a chiedersi: « Perchédare la luce ad un infelice e la vita a chi ha l'amarezza nel cuoreaquelli che aspettano la morte e non vieneche la cercano più di untesoro? » (320-21). Ma anche nella più fitta oscuritàla fede orienta al riconoscimento fiducioso e adorante del « mistero »:« Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibileper te » (Gb 422).

Progressivamente la Rivelazione fa cogliere con sempre maggiorechiarezza il germe di vita immortale posto dal Creatore nel cuore degliuomini: « Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempoma egli ha messola nozione dell'eternità nel loro cuore » (Qo 311).Questo germe di totalità e di pienezza attende dimanifestarsi nell'amore e di compiersiper dono gratuito di Dionellapartecipazione alla sua vita eterna.

« Il nome di Gesù ha dato vigore a questo uomo »(At 316): nella precarietà dell'esistenza umanaGesù porta a compimento il senso della vita

32. L'esperienza del popolo dell'Alleanza si rinnova in quella di tuttii « poveri » che incontrano Gesù di Nazaret. Come giàil Dio « amante della vita » (Sap 1126) avevarassicurato Israele in mezzo ai pericolicosì ora il Figlio diDioa quanti si sentono minacciati e impediti nella loro esistenzaannuncia che anche la loro vita è un beneal quale l'amore delPadre dà senso e valore.

« I ciechi riacquistano la vistagli zoppi camminanoi lebbrosivengono sanatii sordi odonoi morti risuscitanoai poveri èannunziata la buona novella » (Lc 722). Con queste paroledel profeta Isaia (355-6; 611)Gesù presenta il significatodella propria missione: così quanti soffrono per un'esistenza inqualche modo « diminuita »ascoltano da lui la buonanovella dell'interesse di Dio nei loro confronti ed hanno la confermache anche la loro vita è un dono gelosamente custodito nelle manidel Padre (cf. Mt 625-34).

Sono i « poveri » ad essere interpellati particolarmente dallapredicazione e dall'azione di Gesù. Le folle di malati e diemarginatiche lo seguono e lo cercano (cf. Mt 423-25)trovanonella sua parola e nei suoi gesti la rivelazione di quale grande valoreabbia la loro vita e di come siano fondate le loro attese di salvezza.

Non diversamente accade nella missione della Chiesafin dalle sueorigini. Essache annuncia Gesù come colui che « passòbeneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere deldiavoloperché Dio era con lui » (At 1038)sa diessere portatrice di un messaggio di salvezza che risuona in tutta la suanovità proprio nelle situazioni di miseria e di povertàdella vita dell'uomo. Così fa Pietro con la guarigione dellostorpioposto ogni giorno presso la porta « Bella » del tempiodi Gerusalemme a chiedere l'elemosina: « Non possiedo néargento né oroma quello che ho te lo do: nel nome di GesùCristoil Nazarenocammina! » (At 36). Nella fede in Gesù« autore della vita » (At 315)la vita che giaceabbandonata e implorante ritrova consapevolezza di sé e dignitàpiena.

La parola e i gesti di Gesù e della sua Chiesa non riguardanosolo chi è nella malattianella sofferenza o nelle varie forme diemarginazione sociale. Più profondamente toccano il sensostesso della vita di ogni uomo nelle sue dimensioni morali e spirituali.Solo chi riconosce che la propria vita è segnata dalla malattiadel peccatonell'incontro con Gesù Salvatore può ritrovarela verità e l'autenticità della propria esistenzasecondole sue stesse parole: « Non sono i sani che hanno bisogno del medicoma i malati; io non sono venuto a chiamare i giustima i peccatori aconvertirsi » (Lc 531-32).

Chiinvececome il ricco agricoltore della parabola evangelicapensadi poter assicurare la propria vita mediante il possesso dei soli benimaterialiin realtà si illude: essa gli sta sfuggendoed egli neresterà ben presto privosenza essere arrivato a percepirne ilvero significato: « Stoltoquesta notte stessa ti saràrichiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? »(Lc 1220).

33. È nella vita stessa di Gesùdall'inizio alla fineche si ritrova questa singolare « dialettica » tra l'esperienzadella precarietà della vita umana e l'affermazione del suo valore.Infattila precarietà segna la vita di Gesù fin dalla suanascita. Egli trova certamente l'accoglienza dei giustiche siuniscono al « sì » pronto e gioioso di Maria (cf. Lc138). Ma c'è ancheda subitoil rifiuto di un mondoche si fa ostile e cerca il bambino « per ucciderlo » (Mt213)oppure resta indifferente e disattento al compiersi delmistero di questa vita che entra nel mondo: « non c'era posto perloro nell'albergo » (Lc 27). Proprio dal contrasto tra leminacce e le insicurezze da una parte e la potenza del dono di Diodall'altrarisplende con maggior forza la gloria che si sprigiona dallacasa di Nazaret e dalla mangiatoia di Betlemme: questa vita che nasce èsalvezza per l'intera umanità (cf. Lc 211).

Contraddizioni e rischi della vita vengono assunti pienamente da Gesù:« da ricco che erasi è fatto povero per voiperchévoi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà » (2 Cor89). La povertàdi cui parla Paolonon è solospogliamento dei privilegi divinima anche condivisione delle condizionipiù umili e precarie della vita umana (cf. Fil 26-7). Gesùvive questa povertà lungo tutto il corso della sua vitafino almomento culminante della Croce: « umiliò se stesso facendosiobbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'haesaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 28-9). È proprio nella sua morte cheGesù rivela tutta la grandezza e il valore della vitainquanto il suo donarsi in croce diventa fonte di vita nuova per tutti gliuomini (cf. Gv 1232). In questo peregrinare nelle contraddizionie nella stessa perdita della vitaGesù è guidato dallacertezza che essa è nelle mani del Padre. Per questo sulla Croce puòdirgli: « Padre nelle tue mani consegno il mio spirito » (Lc2346)cioè la mia vita. Davvero grande è il valoredella vita umana se il Figlio di Dio l'ha assunta e l'ha resa luogo nelquale la salvezza si attua per l'intera umanità!

« Chiamati... ad essere conformi all'immagine del Figlio suo »(Rm 828-29): la gloria di Dio risplende sul voltodell'uomo

34. La vita è sempre un bene. Èquestauna intuizione oaddirittura un dato di esperienzadi cui l'uomo è chiamato acogliere la ragione profonda.

Perché la vita è un bene? L'interrogativoattraversa tutta la Bibbia e fin dalle sue prime pagine trova una rispostaefficace e mirabile. La vita che Dio dona all'uomo è diversa eoriginale di fronte a quella di ogni altra creatura viventein quantoeglipur imparentato con la polvere della terra (cf. Gn 27; 319; Gb 3415; Sal 103/10214; 104/10329)ènel mondo manifestazione di Diosegno della sua presenzaorma della suagloria (cf. Gn 126-27; Sal 86). È quanto havoluto sottolineare anche sant'Ireneo di Lione con la sua celebredefinizione: « l'uomo che vive è la gloria di Dio ».(23)All'uomo è donata un'altissima dignitàche ha lesue radici nell'intimo legame che lo unisce al suo Creatore: nell'uomorisplende un riflesso della stessa realtà di Dio.

Lo afferma il libro della Genesi nel primo racconto delle originiponendo l'uomo al vertice dell'attività creatrice di Diocome suocoronamentoal termine di un processo che dall'indistinto caos porta allacreatura più perfetta. Tutto nel creato è ordinatoall'uomo e tutto è a lui sottomesso: « Riempite la terra;soggiogatela e dominate... su ogni essere vivente » (128)comandaDio all'uomo e alla donna. Un messaggio simile viene anche dall'altroracconto delle origini: « Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nelgiardino di Edenperché lo coltivasse e lo custodisse » (Gn215). Si riafferma così il primato dell'uomo sulle cose: essesono finalizzate a lui e affidate alla sua responsabilitàmentreper nessuna ragione egli può essere asservito ai suoi simili equasi ridotto al rango di cosa.

Nella narrazione biblica la distinzione dell'uomo dalle altre creature èevidenziata soprattutto dal fatto che solo la sua creazione èpresentata come frutto di una speciale decisione da parte di Diodi unadeliberazione che consiste nello stabilire un legame particolare especifico con il Creatore: « Facciamo l'uomo a nostra immagineanostra somiglianza » (Gn 126). La vita che Diooffre all'uomo è un dono con cui Dio partecipa qualcosa di séalla sua creatura.

Israele si interrogherà a lungo sul senso di questo legameparticolare e specifico dell'uomo con Dio. Anche il libro del Siracidericonosce che Dio nel creare gli uomini « secondo la sua natura lirivestì di forzae a sua immagine li formò » (173).A ciò l'autore sacro riconduce non solo il loro dominio sul mondoma anche le facoltà spirituali più proprie dell'uomocome la ragioneil discernimento del bene e del malela volontàlibera: « Li riempì di dottrina e d'intelligenzae indicòloro anche il bene e il male » (Sir 176). La capacitàdi attingere la verità e la libertà sono prerogativedell'uomo in quanto creato ad immagine del suo Creatoreil Dio vero egiusto (cf. Dt 324). Soltanto l'uomofra tutte le creaturevisibiliè « capa- ce di conoscere e di amare il proprioCreatore ».(24) La vita che Dio dona all'uomo è ben piùdi un esistere nel tempo. È tensione verso una pienezza di vita; ègerme di una esistenza che va oltre i limiti stessi del tempo: «SìDio ha creato l'uomo per l'incorruttibilità; lo fece aimmagine della propria natura » (Sap 223).

35. Anche il racconto jahvista delle origini esprime la stessaconvinzione. L'antica narrazioneinfattiparla di un soffio divinoche viene inalato nell'uomo perché questi entri nellavita: « Il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo esoffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un esserevivente » (Gn 27).

L'origine divina di questo spirito di vita spiega la perenneinsoddisfazione che accompagna l'uomo nei suoi giorni. Fatto da Dioportando in sé una traccia indelebile di Diol'uomo tendenaturalmente a lui. Quando ascolta l'aspirazione profonda del suo cuoreogni uomo non può non fare propria la parola di veritàespressa da sant'Agostino: « Tu ci hai fatti per teo Signoree ilnostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Te ».(25)

Quanto mai eloquente è l'insoddisfazione di cui è preda lavita dell'uomo nell'Eden fin quando il suo unico riferimento rimane ilmondo vegetale e animale (cf. Gn 220). Solo l'apparizione delladonnadi un essere cioè che è carne dalla sua carne e ossodalle sue ossa (cf. Gn 223)e in cui ugualmente vive lo spiritodi Dio Creatorepuò soddisfare l'esigenza di dialogointer-personale che è così vitale per l'esistenza umana.Nell'altrouomo o donnasi riflette Dio stessoapprodo definitivo eappagante di ogni persona.

« Che cosa è l'uomo perché te ne ricordiil figliodell'uomo perché te ne curi? »si chiede il Salmista (Sal85). Di fronte all'immensità dell'universoegli è benpiccola cosa; ma proprio questo contrasto fa emergere la sua grandezza: «Lo hai fatto poco meno degli angeli (ma si potrebbe tradurre anche: «poco meno di Dio »)di gloria e di onore lo hai coronato » (Sal86). La gloria di Dio risplende sul volto dell'uomo. In luiil Creatore trova il suo riposocome commenta stupito e commossosant'Ambrogio: « È finito il sesto giorno e si èconclusa la creazione del mondo con la formazione di quel capolavoro che èl'uomoil quale esercita il dominio su tutti gli esseri viventi ed ècome il culmine dell'universo e la suprema bellezza di ogni essere creato.Veramente dovremmo mantenere un reverente silenziopoiché ilSignore si riposò da ogni opera del mondo. Si riposò poinell'intimo dell'uomosi riposò nella sua mente e nel suopensiero; infatti aveva creato l'uomo dotato di ragionecapaced'imitarloemulo delle sue virtùbramoso delle grazie celesti. Inqueste sue doti riposa Iddio che ha detto: "O su chi riposeròse non su chi è umiletranquillo e teme le mie parole?" (Is661-2). Ringrazio il Signore Dio nostro che ha creato un'opera cosìmeravigliosa nella quale trovare il suo riposo ».(26)

36. Purtroppo lo stupendo progetto di Dio viene offuscato dallairruzione del peccato nella storia. Con il peccato l'uomo si ribella alCreatorefinendo con l'idolatrare le creature: « Hannovenerato e adorato la creatura al posto del Creatore » (Rm 125). In questo modo l'essere umano non solo deturpa in se stessol'immagine di Dioma è tentato di offenderla anche negli altrisostituendo ai rapporti di comunione atteggiamenti di diffidenzadiindifferenzadi inimiciziafino all'odio omicida. Quando non siriconosce Dio come Diosi tradisce il senso profondo dell'uomo esi pregiudica la comunione tra gli uomini.

Nella vita dell'uomol'immagine di Dio torna a risplendere e simanifesta in tutta la sua pienezza con la venuta nella carne umana delFiglio di Dio: « Egli è immagine del Dio invisibile » (Col115)« irradiazione della sua gloria e impronta della suasostanza » (Eb 13). Egli è l'immagine perfetta delPadre.

Il progetto di vita consegnato al primo Adamo trova finalmente in Cristoil suo compimento. Mentre la disobbedienza di Adamo rovina e deturpa ildisegno di Dio sulla vita dell'uomo e introduce la morte nel mondol'obbedienza redentrice di Cristo è fonte di grazia che si riversasugli uomini spalancando a tutti le porte del regno della vita (cf. Rm512-21). Afferma l'apostolo Paolo: « Il primo uomoAdamodivenne un essere viventema l'ultimo Adamo divenne spirito datore divita » (1 Cor 1545).

A quanti accettano di porsi alla sequela di Cristo viene donata lapienezza della vita: in loro l'immagine divina viene restauratarinnovatae condotta alla perfezione. Questo è il disegno di Dio sugli esseriumani: che divengano « conformi all'immagine del Figlio suo » (Rm829). Solo cosìnello splendore di questa immaginel'uomopuò essere liberato dalla schiavitù dell'idolatriapuòricostruire la fraternità dispersa e ritrovare la sua identità.

« Chiunque vive e crede in menon morrà in eterno »(Gv 1126): il dono della vita eterna

37. La vita che il Figlio di Dio è venuto a donare agli uomininon si riduce alla sola esistenza nel tempo. La vitache da sempre è« in lui » e costituisce « la luce degli uomini » (Gv14)consiste nell'essere generati da Dio e nel partecipare allapienezza del suo amore: « A quanti l'hanno accoltoha dato ilpotere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nomeiquali non da sanguené da volere di carnené da volere diuomoma da Dio sono stati generati » (Gv 112-13).

A volte Gesù chiama questa vitache egli è venuto adonaresemplicemente così: « la vita »; e presenta lagenerazione da Dio come una condizione necessaria per poter raggiungere ilfine per cui Dio ha creato l'uomo: « Se uno non rinasce dall'altonon può vedere il regno di Dio » (Gv 33). Il dono diquesta vita costituisce l'oggetto proprio della missione di Gesù:egli « è colui che discende dal cielo e dà la vita almondo » (Gv 633)così che può affermare conpiena verità: « Chi segue me... avrà la luce della vita» (Gv 812).

Altre volte Gesù parla di « vita eterna »dovel'aggettivo non richiama soltanto una prospettiva sovratemporale. «Eterna » è la vita che Gesù promette e donaperchéè pienezza di partecipazione alla vita dell' « Eterno ».Chiunque crede in Gesù ed entra in comunione con lui ha la vitaeterna (cf. Gv 315; 640)perché da lui ascolta leuniche parole che rivelano e infondono pienezza di vita alla suaesistenza; sono le « parole di vita eterna » che Pietroriconosce nella sua confessione di fede: « Signoreda chi andremo?Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu seiil Santo di Dio » (Gv 668-69). In che cosa consista poi lavita eternalo dichiara Gesù stesso rivolgendosi al Padre nellagrande preghiera sacerdotale: « Questa è la vita eterna: checonoscano tel'unico vero Dioe colui che hai mandatoGesùCristo » (Gv 173). Conoscere Dio e il suo Figlio èaccogliere il mistero della comunione d'amore del Padredel Figlio edello Spirito Santo nella propria vitache si apre già find'ora alla vita eterna nella partecipazione alla vita divina.

38. La vita eterna èdunquela vita stessa di Dio ed insieme lavita dei figli di Dio. Stupore sempre nuovo e gratitudine senzalimiti non possono non prendere il credente di fronte a questa inattesa eineffabile verità che ci viene da Dio in Cristo. Il credente fa suele parole dell'apostolo Giovanni: « Quale grande amore ci ha dato ilPadre per essere chiamati figli di Dioe lo siamo realmente!...Carissiminoi fin d'ora siamo figli di Dioma ciò che saremo non èstato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si saràmanifestatonoi saremo simili a luiperché lo vedremo cosìcome egli è » (1 Gv 31-2).

Così giunge al suo culmine la verità cristiana sullavita. La dignità di questa non è legata solo alle sueoriginial suo venire da Dioma anche al suo fineal suo destino dicomunione con Dio nella conoscenza e nell'amore di Lui. È alla lucedi questa verità che sant'Ireneo precisa e completa la suaesaltazione dell'uomo: « gloria di Dio » èsì«l'uomo che vive »ma « la vita dell'uomo consiste nella visionedi Dio ».(27)

Nascono da qui immediate conseguenze per la vita umana nella sua stessacondizione terrenanella quale è già germogliata edè in crescita la vita eterna. Se l'uomo ama istintivamente la vitaperché è un benetale amore trova ulteriore motivazione eforzanuova ampiezza e profondità nelle dimensioni divine diquesto bene. In simile prospettival'amore che ogni essere umano ha perla vita non si riduce alla semplice ricerca di uno spazio in cui esprimerese stesso ed entrare in relazione con gli altrima si sviluppa nellagioiosa consapevolezza di poter fare della propria esistenza il «luogo » della manifestazione di Diodell'incontro e della comunionecon Lui. La vita che Gesù ci dona non svaluta la nostra esistenzanel tempoma la assume e la conduce al suo ultimo destino: « Io sonola risurrezione e la vita...; chiunque vive e crede in menon morràin eterno » (Gv 1125.26).

« Domanderò conto ... a ognuno di suo fratello »(Gn 95): venerazione e amore per la vita di tutti

39. La vita dell'uomo proviene da Dioè suo donosua immagine eimprontapartecipazione del suo soffio vitale. Di questa vitapertantoDio è l'unico signore: l'uomo non può disporne. Diostesso lo ribadisce a Noè dopo il diluvio: « Domanderòconto della vita dell'uomo all'uomoa ognuno di suo fratello » (Gn95). E il testo biblico si preoccupa di sottolineare come lasacralità della vita abbia il suo fondamento in Dio e nella suaazione creatrice: « Perché ad immagine di Dio Egli ha fattol'uomo » (Gn 96).

La vita e la morte dell'uomo sonodunquenelle mani di Dioin suopotere: « Egli ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio d'ognicarne umana »esclama Giobbe (1210). « Il Signore fa morire efa viverescendere agli inferi e risalire » (1 Sam 26).Egli solo può dire: « Sono io che do la morte e faccio vivere »(Dt 3239).

Ma questo potere Dio non lo esercita come arbitrio minacciosobensìcome cura e sollecitudine amorosa nei riguardi delle sue creature.Se è vero che la vita dell'uomo è nelle mani di Diononè men vero che queste sono mani amorevoli come quelle di una madreche accoglienutre e si prende cura del suo bambino: « Io sonotranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madrecome unbimbo svezzato è l'anima mia » (Sal 131/1302; cf.Is 4915; 6612-13; Os 114). Così nelle vicendedei popoli e nella sorte degli individui Israele non vede il frutto di unapura casualità o di un destino ciecoma l'esito di un disegnod'amore con il quale Dio raccoglie tutte le potenzialità di vita econtrasta le forze di morteche nascono dal peccato: « Dio non hacreato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti hacreato tutto per l'esistenza » (Sap 113-14).

40. Dalla sacralità della vita scaturisce la sua inviolabilitàinscritta fin dalle origini nel cuore dell'uomo nella sua coscienza.La domanda « Che hai fatto? » (Gn 410)con cui Dio sirivolge a Caino dopo che questi ha ucciso il fratello Abeletraducel'esperienza di ogni uomo: nel profondo della sua coscienzaegli vienesempre richiamato alla inviolabilità della vita — della suavita e di quella degli altri —come realtà che non gliappartieneperché proprietà e dono di Dio Creatore e Padre.

Il comandamento relativo all'inviolabilità della vita umanarisuona al centro delle « dieci parole » nell'Alleanza delSinai (cf. Es 3428). Esso proibisceanzituttol'omicidio: «Non uccidere » (Es 2013); « Non far morire l'innocentee il giusto » (Es 237); ma proibisce anche — comeviene esplicitato nell'ulteriore legislazione di Israele — ognilesione inflitta all'altro (cf. Es 2112-27). Certobisognariconoscere che nell'Antico Testamento questa sensibilità per ilvalore della vitapur già così marcatanon raggiungeancora la finezza del Discorso della Montagnacome emerge da alcuniaspetti della legislazione allora vigenteche prevedeva pene corporalinon lievi e persino la pena di morte. Ma il messaggio complessivochespetterà al Nuovo Testamento di portare alla perfezioneèun forte appello al rispetto dell'inviolabilità della vita fisica edell'integrità personaleed ha il suo vertice nel comandamentopositivo che obbliga a farsi carico del prossimo come di se stessi: «Amerai il tuo prossimo come te stesso » (Lv 1918).

41. Il comandamento del « non uccidere »incluso eapprofondito in quello positivo dell'amore del prossimovieneribadito in tutta la sua validità dal Signore Gesù. Algiovane ricco che gli chiede: « Maestroche cosa devo fare di buonoper ottenere la vita eterna? »risponde: « Se vuoi entrarenella vitaosserva i comandamenti » (Mt 1916.17). E citacome primoil « non uccidere » (v. 18). Nel Discorso dellaMontagnaGesù esige dai discepoli una giustizia superiore aquella degli scribi e dei farisei anche nel campo del rispetto della vita:« Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avràucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adiracon il proprio fratellosarà sottoposto a giudizio » (Mt521-22).

Con la sua parola e i suoi gesti Gesù esplicita ulteriormente leesigenze positive del comandamento circa l'inviolabilità dellavita. Esse erano già presenti nell'Antico Testamentodove lalegislazione si preoccupava di garantire e salvaguardare le situazioni divita debole e minacciata: il forestierola vedoval'orfanoil malatoil povero in generela stessa vita prima della nascita (cf. Es 2122; 2220-26). Con Gesù queste esigenze positive acquistano vigoree slancio nuovi e si manifestano in tutta la loro ampiezza e profondità:vanno dal prendersi cura della vita del fratello (familiareappartenente allo stesso popolostraniero che abita nella terra diIsraele)al farsi carico dell'estraneofino all'amare il nemico.

L'estraneo non è più tale per chi deve farsi prossimodi chiunque è nel bisogno fino ad assumersi la responsabilitàdella sua vitacome insegna in modo eloquente e incisivo la parabola delbuon samaritano (cf. Lc 1025-37). Anche il nemico cessa diessere tale per chi è tenuto ad amarlo (cf. Mt 538-48;Lc 627-35) e a « fargli del bene » (cf. Lc 627.33.35)venendo incontro alle necessità della sua vita conprontezza e senso di gratuità (cf. Lc 634-35). Vertice diquesto amore è la preghiera per il nemicomediante la quale ci sipone in sintonia con l'amore provvidente di Dio: « Ma io vi dico:amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutoriperchésiate figli del Padre vostro celesteche fa sorgere il suo sole sopra imalvagi e sopra i buonie fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (Mt 544-45; cf. Lc 628.35).

Così il comandamento di Dio a salvaguardia della vita dell'uomoha il suo aspetto più profondo nell'esigenza di venerazione edi amore nei confronti di ogni persona e della sua vita. Èquesto l'insegnamento che l'apostolo Paolofacendo eco alla parola di Gesù(cf. Mt 1917-18)rivolge ai cristiani di Roma: « Ilprecetto: Non commettere adulterionon ucciderenon rubarenondesiderare e qualsiasi altro comandamentosi riassume in queste parole:Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun maleal prossimo: pieno compimento della legge è l'amore » (Rm139-10).

« Siate fecondi e moltiplicateviriempite la terra;soggiogatela » (Gn 128): le responsabilitàdell'uomo verso la vita

42. Difendere e promuoverevenerare e amare la vita è un compitoche Dio affida a ogni uomochiamandolocome sua palpitante immagineapartecipare alla signoria che Egli ha sul mondo: « Dio li benedisse edisse loro: "Siate fecondi e moltiplicateviriempite la terra;soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e suogni essere viventeche striscia sulla terra" » (Gn 128).

Il testo biblico mette in luce l'ampiezza e la profondità dellasignoria che Dio dona all'uomo. Si trattaanzituttodel dominiosulla terra e su ogni essere viventecome ricorda il libro dellaSapienza: « Dio dei padri e Signore di misericordia... con la tuasapienza hai formato l'uomoperché domini sulle creature che tuhai fattoe governi il mondo con santità e giustizia » (91.2-3). Anche il Salmista esalta il dominio dell'uomo come segno dellagloria e dell'onore ricevuti dal Creatore: « Gli hai dato poteresulle opere delle tue manitutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti igreggi e gli armentitutte le bestie della campagna; gli uccelli delcielo e i pesci del mareche percorrono le vie del mare » (Sal87-9).

Chiamato a coltivare e custodire il giardino del mondo (cf. Gn215)l'uomo ha una specifica responsabilità sull'ambiente divitaossia sul creato che Dio ha posto al servizio della sua dignitàpersonaledella sua vita: in rapporto non solo al presentema anche allegenerazioni future. È la questione ecologica — dallapreservazione degli « habitat » naturali delle diverse specieanimali e delle varie forme di vitaalla « ecologia umana »propriamente detta (28) — che trova nella pagina biblica una luminosae forte indicazione etica per una soluzione rispettosa del grande benedella vitadi ogni vita. In realtà« il dominio accordatodal Creatore all'uomo non è un potere assolutoné si puòparlare di libertà di "usare e abusare"o di disporredelle cose come meglio aggrada. La limitazione imposta dallo stessoCreatore fin dal principioed espressa simbolicamente con la proibizionedi "mangiare il frutto dell'albero" (cf. Gn 216-17)mostra con sufficiente chiarezza chenei confronti della natura visibilesiamo sottomessi a leggi non solo biologichema anche moraliche non sipossono impunemente trasgredire ».(29)

43. Una certa partecipazione dell'uomo alla signoria di Dio si manifestaanche nella specifica responsabilità che gli viene affidatanei confronti della vita propriamente umana. Èresponsabilità che tocca il suo vertice nella donazione della vitamediante la generazione da parte dell'uomo e della donna nelmatrimoniocome ci ricorda il Concilio Vaticano II: « Lo stesso Dioche disse: "non è bene che l'uomo sia solo" (Gn 218) e che "creò all'inizio l'uomo maschio e femmina" (Mt194)volendo comunicare all'uomo una certa speciale partecipazionenella sua opera creatricebenedisse l'uomo e la donnadicendo loro: "crescetee moltiplicatevi" (Gn 128) ».(30)

Parlando di « una certa speciale partecipazione » dell'uomo edella donna all'« opera creatrice » di Dioil Concilio intenderilevare come la generazione del figlio sia un evento profondamente umanoe altamente religiosoin quanto coinvolge i coniugi che formano «una sola carne » (Gn 224) ed insieme Dio stesso che si fapresente. Come ho scritto nella Lettera alle Famiglie«quando dall'unione coniugale dei due nasce un nuovo uomoquesti porta consé al mondo una particolare immagine e somiglianza di Dio stesso:nella biologia della generazione è inscritta la genealogiadella persona. Affermando che i coniugicome genitorisonocollaboratori di Dio Creatore nel concepimento e nella generazione di unnuovo essere umano non ci riferiamo solo alle leggi della biologia;intendiamo sottolineare piuttosto che nella paternità ematernità umane Dio stesso è presente in modo diverso dacome avviene in ogni altra generazione "sulla terra". Infattisoltanto da Dio può provenire quella "immagine e somiglianza"che è propria dell'essere umanocosì come è avvenutonella creazione. La generazione è la continuazione della creazione ».(31)

È quanto insegnacon linguaggio immediato ed eloquenteil testosacro riportando il grido gioioso della prima donna« la madre ditutti i viventi » (Gn 320). Consapevole dell'intervento diDioEva esclama: « Ho acquistato un uomo dal Signore » (Gn41). Nella generazione dunquemediante la comunicazione della vitadai genitori al figliosi trasmettegrazie alla creazione dell'animaimmortale(32) l'immagine e la somiglianza di Dio stesso. In questo sensosi esprime l'inizio del « libro della genealogia di Adamo »: «Quando Dio creò l'uomolo fece a somiglianza di Dio; maschio efemmina li creòli benedisse e li chiamò uomini quandofurono creati. Adamo aveva centotrenta anni quando generò a suaimmaginea sua somiglianzaun figlio e lo chiamò Set » (Gn51-3). Proprio in questo loro ruolo di collaboratori di Diochetrasmette la sua immagine alla nuova creaturasta la grandezza deiconiugi disposti « a cooperare con l'amore del Creatore e delSalvatoreche attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce laSua famiglia ».(33) In questa luce il Vescovo Anfilochio esaltava il «matrimonio santoeletto ed elevato al di sopra di tutti i doni terreni »come « generatore dell'umanitàartefice di immagini di Dio ».(34)

Così l'uomo e la donna uniti in matrimonio sono associati adun'opera divina: mediante l'atto della generazioneil dono di Dio vieneaccolto e una nuova vita si apre al futuro.

Maal di là della missione specifica dei genitoriilcompito di accogliere e servire la vita riguarda tutti e deve manifestarsisoprattutto verso la vita nelle condizioni di maggior debolezza. ÈCristo stesso che ce lo ricordachiedendo di essere amato e servito neifratelli provati da qualsiasi tipo di sofferenza: affamatiassetatiforestierinudimalaticarcerati... Quanto è fatto a ciascuno diloro è fatto a Cristo stesso (cf. Mt 2531-46).

« Sei tu che hai creato le mie viscere » (Sal 139/13813): la dignità del bambino non ancora nato

44. La vita umana viene a trovarsi in situazione di grande precarietàquando entra nel mondo e quando esce dal tempo per approdare all'eternità.Sono ben presenti nella Parola di Dio — soprattutto nei riguardidell'esistenza insidiata dalla malattia e dalla vecchiaia — gliinviti alla cura e al rispetto. Se mancano inviti diretti ed espliciti asalvaguardare la vita umana alle sue originiin specie la vita non ancoranatacome anche quella vicina alla sua fineciò si spiegafacilmente per il fatto che anche la sola possibilità di offendereaggredire o addirittura negare la vita in queste condizioni esuladall'orizzonte religioso e culturale del popolo di Dio.

Nell'Antico Testamento la sterilità è temuta come unamaledizionementre la prole numerosa è sentita come unabenedizione: « Dono del Signore sono i figliè sua grazia ilfrutto del grembo » (Sal 127/1263; cf. Sal 128/1273-4). Gioca in questa convinzione anche la consapevolezza di Israele diessere il popolo dell'Alleanzachiamato a moltiplicarsi secondo lapromessa fatta ad Abramo: « Guarda il cielo e conta le stelleseriesci a contarle... tale sarà la tua discendenza » (Gn155). Ma è soprattutto operante la certezza che la vitatrasmessa dai genitori ha la sua origine in Diocome attestano le tantepagine bibliche che con rispetto e amore parlano del concepimentodelplasmarsi della vita nel grembo maternodella nascita e dello strettolegame che v'è tra il momento iniziale dell'esistenza e l'agire diDio Creatore.

« Prima di formarti nel grembo maternoti conoscevoprima che tuuscissi alla luceti avevo consacrato » (Ger 15):l'esistenzadi ogni individuofin dalle sue originiè nel disegno di Dio.Giobbedal fondo del suo doloresi ferma a contemplare l'opera diDio nel miracoloso formarsi del suo corpo nel grembo della madretraendone motivo di fiducia ed esprimendo la certezza dell'esistenza di unprogetto divino sulla sua vita: « Le tue mani mi hanno plasmato e mihanno fatto integro in ogni parte; vorresti ora distruggermi? Ricordatiche come argilla mi hai plasmato e in polvere mi farai tornare. Non m'haicolato forse come latte e fatto accagliare come cacio? Di pelle e di carnemi hai rivestitod'ossa e di nervi mi hai intessuto. Vita e benevolenzatu mi hai concesso e la tua premura ha custodito il mio spirito »(108-12). Accenti di adorante stupore per l'intervento di Dio sulla vitain formazione nel grembo materno risuonano anche nei Salmi.(35)

Come pensare che anche un solo momento di questo meraviglioso processodello sgorgare della vita possa essere sottratto all'opera sapiente eamorosa del Creatore e lasciato in balìa dell'arbitrio dell'uomo?Non lo pensa certo la madre dei sette fratelliche professa la sua fedein Dioprincipio e garanzia della vita fin dal suo concepimentoe altempo stesso fondamento della speranza della nuova vita oltre la morte: «Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e lavitané io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senzadubbio il Creatore del mondoche ha plasmato all'origine l'uomo e haprovveduto alla generazione di tuttiper la sua misericordia vi restituiràdi nuovo lo spirito e la vitacome voi ora per le sue leggi non vi curatedi voi stessi » (2 Mac 722-23).

45. La rivelazione del Nuovo Testamento conferma l'indiscussoriconoscimento del valore della vita fin dai suoi inizi. L'esaltazionedella fecondità e l'attesa premurosa della vita risuonano nelleparole con cui Elisabetta gioisce per la sua gravidanza: « IlSignore... si è degnato di togliere la mia vergogna » (Lc125). Ma ancor più il valore della persona fin dal suoconcepimento è celebrato nell'incontro tra la Vergine Maria edElisabettae tra i due fanciulli che esse portano in grembo. Sono proprioloroi bambinia rivelare l'avvento dell'era messianica: nel loroincontro inizia ad operare la forza redentrice della presenza del Figliodi Dio tra gli uomini. « Subito — scrive sant'Ambrogio — sifanno sentire i benefici della venuta di Maria e della presenza delSignore... Elisabetta udì per prima la vocema Giovanni percepìper primo la grazia; essa udì secondo l'ordine della naturaegliesultò in virtù del mistero; essa sentì l'arrivo diMariaegli del Signore; la donna l'arrivo della donnail bambinol'arrivo del Bambino. Esse parlano delle grazie ricevuteessi nel senodelle loro madri realizzano la grazia e il mistero della misericordia aprofitto delle madri stesse: e queste per un duplice miracolo profetizzanosotto l'ispirazione dei figli che portano. Del figlio si dice che esultòdella madre che fu ricolma di Spirito Santo. Non fu prima la madre aessere ricolma dello Spiritoma fu il figlioripieno di Spirito Santoaricolmare anche la madre ».(36)

« Ho creduto anche quando dicevo: "Sono troppo infelice"» (Sal 116/11510): la vita nella vecchiaia e nellasofferenza

46. Anche per quanto riguarda gli ultimi istanti dell'esistenzasarebbeanacronistico attendersi dalla rivelazione biblica un espresso riferimentoall'attuale problematica del rispetto delle persone anziane e malate eun'esplicita condanna dei tentativi di anticiparne violentemente la fine:siamo infatti in un contesto culturale e religioso che non èintaccato da simile tentazionee che anziper quanto riguarda l'anzianoriconosce nella sua saggezza ed esperienza una insostituibile ricchezzaper la famiglia e la società.

La vecchiaia è segnata da prestigio e circondata davenerazione (cf. 2 Mac 623). E il giusto non chiede diessere privato della vecchiaia e del suo peso; al contrario cosìegli prega: « Sei tuSignorela mia speranzala mia fiducia findalla mia giovinezza... E oranella vecchiaia e nella canizieDiononabbandonarmifinché io annunzi la tua potenzaa tutte legenerazioni le tue meraviglie » (Sal 71/705.18). L'idealedel tempo messianico è proposto come quello in cui « non cisarà più... un vecchio che non giunga alla pienezza dei suoigiorni » (Is 6520).

Manella vecchiaiacome affrontare il declino inevitabile della vita?Come atteggiarsi di fronte alla morte? Il credente sa che la sua vitasta nelle mani di Dio: « Signorenelle tue mani è la miavita » (cf. Sal 16/155)e da lui accetta anche il morire: «Questo è il decreto del Signore per ogni uomo; perchéribellarsi al volere dell'Altissimo? » (Sir 414). Comedella vitacosì della morte l'uomo non è padrone; nella suavita come nella sua morteegli deve affidarsi totalmente al « voleredell'Altissimo »al suo disegno di amore.

Anche nel momento della malattial'uomo è chiamato avivere lo stesso affidamento al Signore e a rinnovare la sua fondamentalefiducia in lui che « guarisce tutte le malattie » (cf. Sal103/1023). Quando ogni orizzonte di salute sembra chiudersi difronte all'uomo — tanto da indurlo a gridare: « I miei giornisono come ombra che declinae io come erba inaridisco » (Sal102/10112) —anche allora il credente è animato dallafede incrollabile nella potenza vivificante di Dio. La malattia non lospinge alla disperazione e alla ricerca della mortema all'invocazionepiena di speranza: « Ho creduto anche quando dicevo: "Sonotroppo infelice" (Sal 116/11510); « Signore Dio mioate ho gridato e mi hai guarito. Signoremi hai fatto risalire dagliinferimi hai dato vita perché non scendessi nella tomba » (Sal30/293-4).

47. La missione di Gesùcon le numerose guarigioni operateindica quanto Dio abbia a cuore anche la vita corporale dell'uomo.« Medico della carne e dello spirito »(37) Gesù èmandato dal Padre ad annunciare la buona novella ai poveri e a sanare icuori affranti (cf. Lc 418; Is 611). Inviando poi isuoi discepoli nel mondoegli affida loro una missionenella quale laguarigione dei malati si accompagna all'annuncio del Vangelo: « Estrada facendopredicate che il regno dei cieli è vicino. Guaritegli infermirisuscitate i mortisanate i lebbrosicacciate i demoni »(Mt 107-8; cf. Mc 613; 1618).

Certola vita del corpo nella sua condizione terrena non èun assoluto per il credentetanto che gli può essere richiestodi abbandonarla per un bene superiore; come dice Gesù« chivorrà salvare la propria vitala perderà; ma chi perderàla propria vita per causa mia e del Vangelola salverà » (Mc835). Diverse sonoa questo propositole testimonianze del NuovoTestamento. Gesù non esita a sacrificare sé stesso eliberamentefa della sua vita una offerta al Padre (cf. Gv 1017) e ai suoi (cf. Gv 1015). Anche la morte di Giovanni ilBattistaprecursore del Salvatoreattesta che l'esistenza terrena non èil bene assoluto: è più importante la fedeltà allaparola del Signore anche se essa può mettere in gioco la vita (cf.Mc 617-29). E Stefanomentre viene privato della vita neltempoperché testimone fedele della risurrezione del Signoresegue le orme del Maestro e va incontro ai suoi lapidatori con le paroledel perdono (cf. At 759-60)aprendo la strada all'innumerevoleschiera di martirivenerati dalla Chiesa fin dall'inizio.

Nessun uomotuttaviapuò scegliere arbitrariamente di vivere odi morire; di tale sceltainfattiè padrone assoluto soltanto ilCreatorecolui nel quale « viviamoci muoviamo ed esistiamo »(At 1728).

« Quanti si attengono ad essa avranno la vita » (Bar41): dalla Legge del Sinai al dono dello Spirito

48. La vita porta indelebilmente inscritta in sé una suaverità. L'uomoaccogliendo il dono di Diodeve impegnarsi amantenerela vita in questa veritàche le è essenziale.Distaccarsene equivale a condannare se stessi all'insignificanza eall'infelicitàcon la conseguenza di poter diventare anche unaminaccia per l'esistenza altruiessendo stati rotti gli argini chegarantiscono il rispetto e la difesa della vitain ogni situazione.

La verità della vita è rivelata dal comandamento diDio. La parola del Signore indica concretamente quale indirizzo lavita debba seguire per poter rispettare la propria verità esalvaguardare la propria dignità. Non è soltanto lospecifico comandamento « non uccidere » (Es 2013; Dt517) ad assicurare la protezione della vita: tutta intera laLegge del Signore è a servizio di tale protezioneperchérivela quella verità nella quale la vita trova il suo pienosignificato.

Non meravigliadunqueche l'Alleanza di Dio con il suo popolo sia cosìfortemente legata alla prospettiva della vitaanche nella sua dimensionecorporea. Il comandamento è in essa offerto come viadella vita: « Io pongo oggi davanti a te la vita e il benelamorte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuoDiodi camminare per le sue viedi osservare i suoi comandile sueleggi e le sue normeperché tu viva e ti moltiplichi e il Signoretuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere inpossesso » (Dt 3015-16). È in questione non soltantola terra di Canaan e l'esistenza del popolo di Israelema il mondo dioggi e del futuro e l'esistenza di tutta l'umanità. Infattinon èassolutamente possibile che la vita resti autentica e piena distaccandosidal bene; e il benea sua voltaè essenzialmente legato aicomandamenti del Signorecioè alla « legge della vita »(Sir 179). Il bene da compiere non si sovrappone alla vita comeun peso che grava su di essaperché la ragione stessa della vita èprecisamente il bene e la vita è costruita solo mediante ilcompimento del bene.

È dunque il complesso della Legge a salvaguardarepienamente la vita dell'uomo. Ciò spiega come sia difficilemantenersi fedeli al « non uccidere » quando non vengonoosservate le altre « parole di vita » (At 738)allequali questo comandamento è connesso. Al di fuori di questoorizzonteil comandamento finisce per diventare un semplice obbligoestrinsecodi cui ben presto si vorranno vedere i limiti e si cercherannole attenuazioni o le eccezioni. Solo se ci si apre alla pienezza dellaverità su Diosull'uomo e sulla storiala parola « nonuccidere » torna a risplendere come bene per l'uomo in tutte le suedimensioni e relazioni. In questa prospettiva possiamo cogliere lapienezza di verità contenuta nel passo del libro del Deuteronomioripreso da Gesù nella risposta alla prima tentazione: « L'uomonon vive soltanto di panema... di quanto esce dalla bocca del Signore »(83; cf. Mt 44). È ascoltando la parola del Signore chel'uomo può vivere secondo dignità e giustizia; èosservando la Legge di Dio che l'uomo può portare frutti di vita edi felicità: « quanti si attengono ad essa avranno la vitaquanti l'abbandonano moriranno » (Bar 41).

49. La storia di Israele mostra quanto sia difficile mantenere lafedeltà alla legge della vitache Dio ha inscritto nel cuoredegli uomini e ha consegnato sul Sinai al popolo dell'Alleanza. Di frontealla ricerca di progetti di vita alternativi al piano di Diosono inparticolare i Profeti a richiamare con forza che solo il Signore èl'autentica fonte della vita. Così Geremia scrive: « Il miopopolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato mesorgente di acqua vivaper scavarsi cisternecisterne screpolatechenon tengono l'acqua » (213). I Profeti puntano il dito accusatoresu quanti disprezzano la vita e violano i diritti delle persone: «Calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri » (Am27); « Essi hanno riempito questo luogo di sangue innocente »(Ger 194). E tra essi il profeta Ezechiele più voltestigmatizza la città di Gerusalemmechiamandola « la cittàsanguinaria » (222; 246.9)la « città che sparge ilsangue in mezzo a se stessa » (223).

Ma mentre denunciano le offese alla vitai Profeti si preoccupanosoprattutto di suscitare l'attesa di un nuovo principio di vitacapacedi fondare un rinnovato rapporto con Dio e con i fratellidischiudendopossibilità inedite e straordinarie per comprendere e attuare tuttele esigenze insite nel Vangelo della vita . Ciò saràpossibile unicamente grazie al dono di Dioche purifica e rinnova: «Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificheròda tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò uncuore nuovometterò dentro di voi uno spirito nuovo » (Ez3625-26; cf. Ger 3131-34). Grazie a questo « cuorenuovo » si può comprendere e realizzare il senso piùvero e profondo della vita: quello di essere un dono che si compie neldonarsi. È il messaggio luminoso che sul valore della vita civiene dalla figura del Servo del Signore: « Quan- do offriràse stesso in espiazionevedrà una discendenzavivrà alungo... Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce » (Is5310.11).

È nella vicenda di Gesù di Nazaret che la Legge si compiee il cuore nuovo viene donato mediante il suo Spirito. Gesùinfattinon rinnega la Leggema la porta a compimento (cf. Mt 517): Legge e Profeti si riassumono nella regola d'oro dell'amore reciproco(cf. Mt 712). In Lui la Legge diventa definitivamente «vangelo »buona notizia della signoria di Dio sul mondoche riportatutta l'esistenza alle sue radici e alle sue prospettive originarie. Èla Legge Nuova« la legge dello Spirito che dà vitain Cristo Gesù » (Rm 82)la cui espressionefondamentalea imitazione del Signore che dà la vita per i propriamici (cf. Gv 1513)è il dono di sénell'amore ai fratelli: « Noi sappiamo di essere passati dallamorte alla vitaperché amiamo i fratelli » (1 Gv 314). È legge di libertàdi gioia e di beatitudine.

« Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto » (Gv1937): sull'albero della Croce si compie il Vangelo della vita

50. Al termine di questo capitolonel quale abbiamo meditato ilmessaggio cristiano sulla vitavorrei fermarmi con ciascuno di voi a contemplareColui che hanno trafitto e che attira tutti a sé (cf. Gv1937; 1232). Guardando « lo spettacolo » della Croce(cf. Lc 2348)potremo scoprire in questo albero glorioso ilcompimento e la rivelazione piena di tutto il Vangelo della vita.

Nelle prime ore del pomeriggio del venerdì santo« il solesi eclissò e si fece buio su tutta la terra... Il velo del tempiosi squarciò nel mezzo » (Lc 2344.45). È ilsimbolo di un grande sconvolgimento cosmico e di una immane lotta tra leforze del bene e le forze del maletra la vita e la morte. Noi pureoggici troviamo nel mezzo di una lotta drammatica tra la « culturadella morte » e la « cultura della vita ». Ma da questaoscurità lo splendore della Croce non viene sommerso; essaanzisi staglia ancora più nitida e luminosa e si rivela come il centroil senso e il fine di tutta la storia e di ogni vita umana.

Gesù è inchiodato sulla Croce e viene innalzato da terra.Vive il momento della sua massima « impotenza » e la sua vitasembra totalmente consegnata agli scherni dei suoi avversari e alle manidei suoi uccisori: viene beffeggiatoderisooltraggiato (cf. Mc 1524-36). Eppureproprio di fronte a tutto ciò e « vistolospirare in quel modo »il centurione romano esclama: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio! » (Mc 1539). Sirivela cosìnel momento della sua estrema debolezzal'identitàdel Figlio di Dio: sulla Croce si manifesta la sua gloria!

Con la sua morteGesù illumina il senso della vita e della mortedi ogni essere umano. Prima di morireGesù prega il Padreinvocando il perdono per i suoi persecutori (cf. Lc 2334) e almalfattoreche gli chiede di ricordarsi di lui nel suo regnorisponde: «In verità ti dicooggi sarai con me nel paradiso » (Lc2343). Dopo la sua morte « i sepolcri si aprirono e molti corpidi santi morti risuscitarono » (Mt 2752). La salvezzaoperata da Gesù è donazione di vita e di risurrezione. Lungola sua esistenzaGesù aveva donato salvezza anche sanando ebeneficando tutti (cf. At 1038). Ma i miracolile guarigioni ele stesse risuscitazioni erano segno di un'altra salvezzaconsistente nelperdono dei peccatiossia nella liberazione dell'uomo dalla malattia piùprofondae nella sua elevazione alla vita stessa di Dio.

Sulla Croce si rinnova e si realizza nella sua piena e definitivaperfezione il prodigio del serpente innalzato da Mosè nel deserto(cf. Gv 314-15; Nm 218-9). Anche oggivolgendo losguardo a Colui che è stato trafittoogni uomo minacciato nellasua esistenza incontra la sicura speranza di trovare liberazione eredenzione.

51. Ma c'è ancora un altro avvenimento preciso che attira il miosguardo e suscita la mia commossa meditazione: « Dopo aver ricevutol'acetoGesù disse: 'Tutto è compiuto!'. Echinato ilcaporese lo spirito » (Gv 1930). E il soldato romano «gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue eacqua » (Gv 1934).

Tutto ormai è giunto al suo pieno compimento. Il « renderelo spirito » descrive la morte di Gesùsimile a quella diogni altro essere umanoma sembra alludere anche al « dono delloSpirito »col quale Egli ci riscatta dalla morte e ci apre a unavita nuova.

È la vita stessa di Dio che viene partecipata all'uomo. Èla vita chemediante i sacramenti della Chiesa — di cui il sangue el'acqua sgorgati dal fianco di Cristo sono simbolo — vienecontinuamente comunicata ai figli di Diocostituiti così comepopolo della Nuova Alleanza. Dalla Crocefonte di vitanasce e sidiffonde il « popolo della vita ».

La contemplazione della Croce ci porta così alle radici piùprofonde di quanto è accaduto. Gesùche entrando nel mondoaveva detto: « Eccoio vengo per fareo Diola tua volontà »(cf.Eb 109)si rese in tutto obbediente al Padre eavendo «amato i suoi che erano nel mondoli amò sino alla fine » (Gv131)donando tutto se stesso per loro.

Luiche non era « venuto per essere servitoma per servire e darela propria vita in riscatto per molti » (Mc 1045)raggiunge sulla Croce il vertice dell'amore. « Nessuno ha un amore piùgrande di questo: dare la vita per i propri amici » (Gv 1513). Ed egli è morto per noi mentre eravamo ancora peccatori (cf.Rm 58).

In tal modo egli proclama che la vita raggiunge il suo centroilsuo senso e la sua pienezza quando viene donata.

La meditazione a questo punto si fa lode e ringraziamento enellostesso tempoci sollecita a imitare Gesù e a seguirne le orme (cf.1 Pt 221).

Anche noi siamo chiamati a dare la nostra vita per i fratellirealizzando così in pienezza di verità il senso e il destinodella nostra esistenza.

Lo potremo fare perché Tuo Signoreci hai donato l'esempio eci hai comunicato la forza del tuo Spirito. Lo potremo fare se ognigiornocon Te e come Tesaremo obbedienti al Padre e faremo la suavolontà.

Concediciperciòdi ascoltare con cuore docile e generoso ogniparola che esce dalla bocca di Dio: impareremo così non solo a «non uccidere » la vita dell'uomoma a venerarlaamarla epromuoverla.


CAPITOLO III

NON UCCIDERE

LA LEGGE SANTA DI DIO

« Se vuoi entrare nella vitaosserva i comandamenti »(Mt 1917): Vangelo e comandamento

52. « Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: "Maestroche cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?" » (Mt1916). Gesù rispose: « Se vuoi entrare nella vitaosserva icomandamenti » (Mt 1917). Il Maestro parla della vitaeternaossia della partecipazione alla vita stessa di Dio. A questa vitasi giunge attraverso l'osservanza dei comandamenti del Signorecompresodunque il comandamento « non uccidere ». Proprio questo èil primo precetto del Decalogo che Gesù ricorda al giovane che glichiede quali comandamenti debba osservare: « Gesù rispose: "Nonucciderenon commettere adulterionon rubare..." » (Mt1918).

Il comandamento di Dio non è mai separato dal suo amore: èsempre un dono per la crescita e la gioia dell'uomo. Come talecostituisce un aspetto essenziale e un elemento irrinunciabile delVangeloanzi esso stesso si configura come « vangelo »ossiabuona e lieta notizia. Anche il Vangelo della vita è ungrande dono di Dio e insieme un compito impegnativo per l'uomo. Essosuscita stupore e gratitudine nella persona libera e chiede di essereaccoltocustodito e valorizzato con vivo senso di responsabilità:donandogli la vitaDio esige dall'uomo che la amila rispetti ela promuova. In tal modo il dono si fa comandamentoe ilcomandamento è esso stesso un dono.

L'uomoimmagine vivente di Dioè voluto dal suo Creatore comere e signore. « Dio ha fatto l'uomo — scrive san Gregorio diNissa — in modo tale che potesse svolgere la sua funzione di re dellaterra... L'uomo è stato creato a immagine di Colui che governal'universo. Tutto dimostra che fin dal principio la sua natura ècontrassegnata dalla regalità... Anche l'uomo è re. Creatoper dominare il mondoha ricevuto la somiglianza col re universaleèl'immagine viva che partecipa con la sua dignità alla perfezionedel divino modello ».(38) Chiamato ad essere fecondo e amoltiplicarsia soggiogare la terra e a dominare sugli esseri infraumani(cf. Gn 128)l'uomo è re e signore non solo delle cosema anche ed anzitutto di se stesso (39) ein un certo sensodella vitache gli è donata e che egli puó trasmettere mediante l'operageneratrice compiuta nell'amore e nel rispetto del disegno di Dio. La suatuttavianon è una signoria assolutama ministeriale;è riflesso reale della signoria unica e infinita di Dio. Perquesto l'uomo deve viverla con sapienza e amorepartecipando allasapienza e all'amore incommensurabili di Dio. E ciò avviene conl'obbedienza alla sua Legge santa: un'obbedienza libera e gioiosa (cf.Sal 119/118)che nasce ed è nutrita dalla consapevolezzache i precetti del Signore sono dono di grazia affidati all'uomo sempre esolo per il suo beneper la custodia della sua dignità personale eper il perseguimento della sua felicità.

Come già di fronte alle coseancor più di fronte allavital'uomo non è padrone assoluto e arbitro insindacabilema —e in questo sta la sua impareggiabile grandezza — è «ministro del disegno di Dio ».(40)

La vita viene affidata all'uomo come un tesoro da non disperderecomeun talento da trafficare. Di essa l'uomo deve rendere conto al suo Signore(cf. Mt 2514-30; Lc 1912-27).

« Domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo »(Gn 95): la vita umana è sacra e inviolabile

53. « La vita umana è sacra perchéfin dal suoiniziocomporta "l'azione creatrice di Dio" e rimane per semprein una relazione speciale con il Creatoresuo unico fine. Solo Dio èil Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessunoin nessunacircostanzapuò rivendicare a sé il diritto di distruggeredirettamente un essere umano innocente ».(41) Con queste parolel'Istruzione Donum vitae espone il contenuto centrale dellarivelazione di Dio sulla sacralità e inviolabilità dellavita umana.

La Sacra Scritturainfattipresenta all'uomo il precetto «non uccidere » come comandamento divino (Es 2013; Dt517). Esso — come ho già sottolineato — si trovanel Decalogoal cuore dell'Alleanza che il Signore conclude con il popoloeletto; ma era già contenuto nell'originaria alleanza di Dio conl'umanità dopo il castigo purificatore del diluvioprovocato daldilagare del peccato e della violenza (cf. Gn 95-6).

Dio si proclama Signore assoluto della vita dell'uomoplasmato a suaimmagine e somiglianza (cf. Gn 126-28). La vita umana presentapertantoun carattere sacro ed inviolabilein cui si rispecchial'inviolabilità stessa del Creatore. Proprio per questo saràDio a farsi giudice severo di ogni violazione del comandamento « nonuccidere »posto alle basi dell'intera convivenza sociale. Egli èil « goel »ossia il difensore dell'innocente (cf. Gn 49-15; Is 4114; Ger 5034; Sal 19/1815). Anchein questo modo Dio dimostra di non godere della rovina dei viventi (cf.Sap 113). Solo Satana ne può godere: per la sua invidiala morte è entrata nel mondo (cf. Sap 224). Egliche è« omicida fin da principio »è anche « menzognero epadre della menzogna » (Gv 844): ingannando l'uomoloconduce a traguardi di peccato e di mortepresentati come mete e fruttidi vita.

54. Esplicitamenteil precetto « non uccidere » ha un fortecontenuto negativo: indica il confine estremo che non può maiessere valicato. Implicitamenteperòesso spinge ad unatteggiamento positivo di rispetto assoluto per la vita portando apromuoverla e a progredire sulla via dell'amore che si donaaccoglie eserve. Anche il popolo dell'Alleanzapur con lentezze e contraddizioniha conosciuto una maturazione progressiva secondo questo orientamentopreparandosi così al grande annuncio di Gesù: l'amore delprossimo è comandamento simile a quello dell'amore di Dio; «da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti » (cf.Mt 2236-40). « Il precetto... non uccidere... e qualsiasialtro comandamento — sottolinea san Paolo — si riassume inqueste parole: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" » (Rm139; cf. Gal 514). Assunto e portato a compimento nellaLegge Nuovail precetto « non uccidere » rimane come condizioneirrinunciabile per poter « entrare nella vita » (cf. Mt 1916-19). In questa stessa prospettivarisuona perentoria anche la paroladell'apostolo Giovanni: « Chiun- que odia il proprio fratello èomicida e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vitaeterna » (1 Gv 315).

Sin dai suoi inizila Tradizione viva della Chiesa — cometestimonia la Didachèil più antico scrittocristiano non biblico — ha riproposto in modo categorico ilcomandamento « non uccidere »: « Vi sono due vieuna dellavitae l'altra della morte; vi è una grande differenza fra diesse... Secondo precetto della dottrina: Non ucciderai... non farai perireil bambino con l'aborto né l'ucciderai dopo che è nato... Lavia della morte è questa: ... non hanno compassione per il poveronon soffrono con il sofferentenon riconoscono il loro Creatoreuccidonoi loro figli e con l'aborto fanno perire creature di Dio; allontanano ilbisognosoopprimono il tribolatosono avvocati dei ricchi e giudiciingiusti dei poveri; sono pieni di ogni peccato. Possiate star semprelontanio figlida tutte queste colpe! ».(42)

Procedendo nel tempola stessa Tradizione della Chiesa ha sempreunanimemente insegnato il valore assoluto e permanente del comandamento «non uccidere ». È noto chenei primi secolil'omicidioveniva posto fra i tre peccati più gravi — insiemeall'apostasia e all'adulterio — e si esigeva una penitenza pubblicaparticolarmente onerosa e lunga prima che all'omicida pentito venisseroconcessi il perdono e la riammissione nella comunione ecclesiale.

55. La cosa non deve stupire: uccidere l'essere umanonel quale èpresente l'immagine di Dioè peccato di particolare gravità.Solo Dio è padrone della vita! Da sempretuttaviadifronte ai molteplici e spesso drammatici casi che la vita individuale esociale presentala riflessione dei credenti ha cercato di raggiungereun'intelligenza più completa e profonda di quanto il comandamentodi Dio proibisca e prescriva.(43) Vi sonoinfattisituazioni in cui ivalori proposti dalla Legge di Dio appaiono sotto forma di un veroparadosso. È il casoad esempiodella legittima difesaincui il diritto a proteggere la propria vita e il dovere di non lederequella dell'altro risultano in concreto difficilmente componibili.Indubbiamenteil valore intrinseco della vita e il dovere di portareamore a se stessi non meno che agli altri fondano un vero diritto allapropria difesa. Lo stesso esigente precetto dell'amore per gli altrienunciato nell'Antico Testamento e confermato da Gesùsupponel'amore per se stessi quale termine di confronto: « Amerai ilprossimo tuo come te stesso » (Mc 1231). Al dirittodi difendersidunquenessuno potrebbe rinunciare per scarso amore allavita o a se stessoma solo in forza di un amore eroicoche approfondiscee trasfigura lo stesso amore di sésecondo lo spirito dellebeatitudini evangeliche (cf. Mt 538-48) nella radicalitàoblativa di cui è esempio sublime lo stesso Signore Gesù.

D'altra parte« la legittima difesa può essere non soltantoun dirittoma un grave dovereper chi è responsabile della vitadi altridel bene comune della famiglia o della comunità civile ».(44)Accade purtroppo che la necessità di porre l'aggressore incondizione di non nuocere comporti talvolta la sua soppressione. In taleipotesil'esito mortale va attribuito allo stesso aggressore che vi si èesposto con la sua azioneanche nel caso in cui egli non fosse moralmenteresponsabile per mancanza dell'uso della ragione.(45)

56. In questo orizzonte si colloca anche il problema della pena dimortesu cui si registranella Chiesa come nella societàcivileuna crescente tendenza che ne chiede un'applicazione assailimitata ed anzi una totale abolizione. Il problema va inquadratonell'ottica di una giustizia penale che sia sempre più conformealla dignità dell'uomo e pertantoin ultima analisial disegno diDio sull'uomo e sulla società. In effettila pena che la societàinfligge « ha come primo scopo di riparare al disordine introdottodalla colpa ».(46) La pubblica autorità deve farsi vindicedella violazione dei diritti personali e sociali mediante l'imposizione alreo di una adeguata espiazione del criminequale condizione per essereriammesso all'esercizio della propria libertà. In tal modol'autorità ottiene anche lo scopo di difendere l'ordine pubblico ela sicurezza delle personenon senza offrire allo stesso reo uno stimoloe un aiuto a correggersi e redimersi.(47)

È chiaro cheproprio per conseguire tutte queste finalitàla misura e la qualità della pena devono essereattentamente valutate e decisee non devono giungere alla misura estremadella soppressione del reo se non in casi di assoluta necessitàquando cioè la difesa della società non fosse possibilealtrimenti. Oggiperòa seguito dell'organizzazione sempre piùadeguata dell'istituzione penalequesti casi sono ormai molto rarisenon addirittura praticamente inesistenti.

In ogni caso resta valido il principio indicato dal nuovo Catechismodella Chiesa Cattolicasecondo cui « se i mezzi incruenti sonosufficienti per difendere le vite umane dall'aggressore e per proteggerel'ordine pubblico e la sicurezza delle personel'autorità silimiterà a questi mezzipoiché essi sono meglio rispondentialle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alladignità della persona umana ».(48)

57. Se così grande attenzione va posta al rispetto di ogni vitapersino di quella del reo e dell'ingiusto aggressoreil comandamento «non uccidere » ha valore assoluto quando si riferisce alla personainnocente. E ciò tanto più se si tratta di un essereumano debole e indifesoche solo nella forza assoluta del comandamento diDio trova la sua radicale difesa rispetto all'arbitrio e alla prepotenzaaltrui.

In effettil'inviolabilità assoluta della vita umana innocente èuna verità morale esplicitamente insegnata nella Sacra Scritturacostantemente ritenuta nella Tradizione della Chiesa e unanimementeproposta dal suo Magistero. Tale unanimità è frutto evidentedi quel « senso soprannaturale della fede » chesuscitato esorretto dallo Spirito Santogarantisce dall'errore il popolo di Dioquando « esprime l'universale suo consenso in materia di fede e dicostumi ».(49)

Dinanzi al progressivo attenuarsi nelle coscienze e nella societàdella percezione dell'assoluta e grave illiceità morale delladiretta soppressione di ogni vita umana innocentespecialmente al suoinizio e al suo termineil Magistero della Chiesa haintensificato i suoi interventi a difesa della sacralità edell'inviolabilità della vita umana. Al Magistero pontificioparticolarmente insistentes'è sempre unito quello episcopaleconnumerosi e ampi documenti dottrinali e pastoralisia di ConferenzeEpiscopalisia di singoli Vescovi. Né è mancatoforte eincisivo nella sua brevitàl'intervento del Concilio VaticanoII.(50)

Pertantocon l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e aisuoi Successoriin comunione con i Vescovi della Chiesa cattolicaconfermoche l'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente èsempre gravemente immorale. Tale dottrinafondata in quella legge nonscritta che ogni uomoalla luce della ragionetrova nel proprio cuore(cf. Rm 214-15)è riaffermata dalla Sacra Scritturatrasmessa dalla Tradizione della Chiesa e insegnata dal Magisteroordinario e universale.(51)

La scelta deliberata di privare un essere umano innocente della sua vitaè sempre cattiva dal punto di vista morale e non può maiessere lecita né come finené come mezzo per un fine buono.Èinfattigrave disobbedienza alla legge moraleanzi a Diostessoautore e garante di essa; contraddice le fondamentali virtùdella giustizia e della carità. « Niente e nessuno puòautorizzare l'uccisione di un essere umano innocentefeto o embrione chesiabambino o adultovecchioammalato incurabile o agonizzante.Nessunoinoltrepuò richiedere questo gesto omicida per se stessoo per un altro affidato alla sua responsabilitàné puòacconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorità puòlegittimamente imporlo né permetterlo ».(52)

Nel diritto alla vitaogni essere umano innocente èassolutamente uguale a tutti gli altri. Tale uguaglianza è la basedi ogni autentico rapporto sociale cheper essere veramente talenon puònon fondarsi sulla verità e sulla giustiziariconoscendo etutelando ogni uomo e ogni donna come persona e non come una cosa di cuisi possa disporre. Di fronte alla norma morale che proibisce lasoppressione diretta di un essere umano innocente « non ci sonoprivilegi né eccezioni per nessuno. Essere il padrone del mondoo l'ultimo miserabile sulla faccia della terra non fa alcuna differenza:davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali ».(53)

« Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi » (Sal139/13816): il delitto abominevole dell'aborto

58. Fra tutti i delitti che l'uomo può compiere contro la vital'aborto procurato presenta caratteristiche che lo rendono particolarmentegrave e deprecabile. Il Concilio Vaticano II lo definisceinsiemeall'infanticidio« delitto abominevole ».(54)

Ma ogginella coscienza di moltila percezione della sua gravitàè andata progressivamente oscurandosi. L'accettazione dell'abortonella mentalitànel costume e nella stessa legge è segnoeloquente di una pericolosissima crisi del senso moraleche diventasempre più incapace di distinguere tra il bene e il malepersinoquando è in gioco il diritto fondamentale alla vita. Di fronte auna così grave situazioneoccorre più che mai il coraggiodi guardare in faccia alla verità e di chiamare le cose con illoro nomesenza cedere a compromessi di comodo o alla tentazione diautoinganno. A tale proposito risuona categorico il rimprovero delProfeta: « Guai a coloro che chiamano bene il male e male il beneche cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre » (Is 520). Proprio nel caso dell'aborto si registra la diffusione di unaterminologia ambiguacome quella di « interruzione della gravidanza »che tende a nasconderne la vera natura e ad attenuarne la gravitànell'opinione pubblica. Forse questo fenomeno linguistico è essostesso sintomo di un disagio delle coscienze. Ma nessuna parola vale acambiare la realtà delle cose: l'aborto procurato èl'uccisione deliberata e direttacomunque venga attuatadi un essereumano nella fase iniziale della sua esistenzacompresa tra ilconcepimento e la nascita.

La gravità morale dell'aborto procurato appare in tutta la suaverità se si riconosce che si tratta di un omicidio einparticolarese si considerano le circostanze specifiche che loqualificano. Chi viene soppresso è un essere umano che si affacciaalla vitaossia quanto di più innocente in assoluto sipossa immaginare: mai potrebbe essere considerato un aggressoremeno chemai un ingiusto aggressore! È deboleinermeal punto diessere privo anche di quella minima forma di difesa che ècostituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. Ètotalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che loporta in grembo. Eppuretalvoltaè proprio leila mammaadeciderne e a chiederne la soppressione e persino a procurarla.

È vero che molte volte la scelta abortiva riveste per la madrecarattere drammatico e dolorosoin quanto la decisione di disfarsi delfrutto del concepimento non viene presa per ragioni puramente egoistiche edi comodoma perché si vorrebbero salvaguardare alcuni importantibeniquali la propria salute o un livello dignitoso di vita per gli altrimembri della famiglia. Talvolta si temono per il nascituro condizioni diesistenza tali da far pensare che per lui sarebbe meglio non nascere.Tuttaviaqueste e altre simili ragioniper quanto gravi e drammatichenon possono mai giustificare la soppressione deliberata di un essere umanoinnocente.

59. A decidere della morte del bambino non ancora natoaccanto allamadreci sono spesso altre persone. Anzituttopuò esserecolpevole il padre del bambinonon solo quando espressamente spinge ladonna all'abortoma anche quando indirettamente favorisce tale suadecisione perché la lascia sola di fronte ai problemi dellagravidanza: (55) in tal modo la famiglia viene mortalmente ferita eprofanata nella sua natura di comunità di amore e nella suavocazione ad essere « santuario della vita ». Né vannotaciute le sollecitazioni che a volte provengono dal più ampiocontesto familiare e dagli amici. Non di rado la donna è sottopostaa pressioni talmente forti da sentirsi psicologicamente costretta a cedereall'aborto: non v'è dubbio che in questo caso la responsabilitàmorale grava particolarmente su quelli che direttamente o indirettamentel'hanno forzata ad abortire. Responsabili sono pure i medici e ilpersonale sanitarioquando mettono a servizio della morte la competenzaacquisita per promuovere la vita.

Ma la responsabilità coinvolge anche i legislatoriche hannopromosso e approvato leggi abortive enella misura in cui la cosa dipendeda lorogli amministratori delle strutture sanitarie utilizzate perpraticare gli aborti. Una responsabilità generale non meno graveriguarda sia quanti hanno favorito il diffondersi di una mentalitàdi permissivismo sessuale e disistima della maternitàsia coloroche avrebbero dovuto assicurare — e non l'hanno fatto — validepolitiche familiari e sociali a sostegno delle famigliespecialmente diquelle numerose o con particolari difficoltà economiche ededucative. Non si può infine sottovalutare la rete di complicitàche si allarga fino a comprendere istituzioni internazionalifondazioni eassociazioni che si battono sistematicamente per la legalizzazione e ladiffusione dell'aborto nel mondo. In tal senso l'aborto va oltre laresponsabilità delle singole persone e il danno loro arrecatoassumendo una dimensione fortemente sociale: è una ferita gravissimainferta alla società e alla sua cultura da quanti dovrebberoesserne i costruttori e i difensori. Come ho scritto nella mia Letteraalle Famiglie« ci troviamo di fronte ad un'enorme minacciacontro la vitanon solo di singoli individuima anche dell'intera civiltà».(56) Ci troviamo di fronte a quella che può definirsi una« struttura di peccato » contro la vita umana non ancora nata.

60. Alcuni tentano di giustificare l'aborto sostenendo che il frutto delconcepimentoalmeno fin a un certo numero di giorninon puòessere ancora considerato una vita umana personale. In realtà«dal momento in cui l'ovulo è fecondatosi inaugura una vita chenon è quella del padre o della madrema di un nuovo essere umanoche si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se nonlo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre... la scienzagenetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dalprimo istante si trovi fissato il programma di ciò che saràquesto vivente: una personaquesta persona individua con le sue notecaratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione èiniziata l'avventura di una vita umanadi cui ciascuna delle grandicapacità richiede tempoper impostarsi e per trovarsi pronta adagire ».(57) Anche se la presenza di un'anima spirituale non puòessere rilevata dall'osservazione di nessun dato sperimentalesono lestesse conclusioni della scienza sull'embrione umano a fornire «un'indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenzapersonale fin da questo primo comparire di una vita umana: come unindividuo umano non sarebbe una persona umana? ».(58)

Del restotale è la posta in gioco chesotto il profilodell'obbligo moralebasterebbe la sola probabilità di trovarsi difronte a una persona per giustificare la più netta proibizione diogni intervento volto a sopprimere l'embrione umano. Proprio per questoal di là dei dibattiti scientifici e delle stesse affermazionifilosofiche nelle quali il Magistero non si è espressamenteimpegnatola Chiesa ha sempre insegnatoe tuttora insegnache al fruttodella generazione umanadal primo momento della sua esistenzavagarantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovutoall'essere umano nella sua totalità e unità corporale espirituale: « L'essere umano va rispettato e trattato come unapersona fin dal suo concepimento epertantoda quello stesso momentogli si devono riconoscere i diritti della personatra i quali anzituttoil diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita ».(59)

61. I testi della Sacra Scritturache non parlano mai di abortovolontario e quindi non presentano condanne dirette e specifiche inpropositomostrano una tale considerazione dell'essere umano nel grembomaternoda esigere come logica conseguenza che anche ad esso si estendail comandamento di Dio: « non uccidere ».

La vita umana è sacra e inviolabile in ogni momento della suaesistenzaanche in quello iniziale che precede la nascita. L'uomofindal grembo maternoappartiene a Dio che tutto scruta e conosceche loforma e lo plasma con le sue maniche lo vede mentre è ancora unpiccolo embrione informe e che in lui intravede l'adulto di domani i cuigiorni sono contati e la cui vocazione è già scritta nel «libro della vita » (cf. Sal 139/1381.13-16). Anche lìquando è ancora nel grembo materno— come testimonianonumerosi testi biblici (60) — l'uomo è il terminepersonalissimo dell'amorosa e paterna provvidenza di Dio.

La Tradizione cristiana — come ben rileva la Dichiarazioneemanata al riguardo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (61) —è chiara e unanimedalle origini fino ai nostri giorninelqualificare l'aborto come disordine morale particolarmente grave. Fin dalsuo primo confronto con il mondo greco-romanonel quale erano ampiamentepraticati l'aborto e l'infanticidiola comunità cristiana si èradicalmente oppostacon la sua dottrina e con la sua prassiai costumidiffusi in quella societàcome dimostra la già citata Didachè.(62)Tra gli scrittori ecclesiastici di area grecaAtenagora ricorda che icristiani considerano come omicide le donne che fanno ricorso a medicineabortiveperché i bambinianche se ancora nel seno della madre«sono già l'oggetto delle cure della Provvidenza divina ».(63)Tra i latiniTertulliano afferma: « È un omicidio anticipatoimpedire di nascere; poco importa che si sopprima l'anima già natao che la si faccia scomparire nel nascere. È già un uomocolui che lo sarà ».(64)

Lungo la sua storia ormai bimillenariaquesta medesima dottrina èstata costantemente insegnata dai Padri della Chiesadai suoi Pastori eDottori. Anche le discussioni di carattere scientifico e filosofico circail momento preciso dell'infusione dell'anima spirituale non hanno maicomportato alcuna esitazione circa la condanna morale dell'aborto.

62. Il più recente Magistero pontificio ha ribadito congrande vigore questa dottrina comune. In particolare Pio XI nell'EnciclicaCasti connubii ha respinto le pretestuose giustificazionidell'aborto; (65) Pio XII ha escluso ogni aborto direttocioè ogniatto che tende direttamente a distruggere la vita umana non ancora nata«sia che tale distruzione venga intesa come fine o soltanto come mezzo alfine »; (66) Giovanni XXIII ha riaffermato che la vita umana èsacraperché « fin dal suo affiorare impegna direttamentel'azione creatrice di Dio ».(67) Il Concilio Vaticano IIcome giàricordatoha condannato con grande severità l'aborto: « Lavitauna volta concepitadeve essere protetta con la massima cura; el'aborto come l'infanticidio sono abominevoli delitti ».(68)

La disciplina canonica della Chiesafin dai primi secolihacolpito con sanzioni penali coloro che si macchiavano della colpadell'aborto e tale prassicon pene più o meno gravièstata confermata nei vari periodi storici. Il Codice di DirittoCanonico del 1917 comminava per l'aborto la pena della scomunica.(69)Anche la rinnovata legislazione canonica si pone in questa linea quandosancisce che « chi procura l'aborto ottenendo l'effetto incorre nellascomunica latae sententiae »(70) cioè automatica. Lascomunica colpisce tutti coloro che commettono questo delitto conoscendola penainclusi anche quei complici senza la cui opera esso non sarebbestato realizzato: (71) con tale reiterata sanzionela Chiesa additaquesto delitto come uno dei più gravi e pericolosispingendo cosìchi lo commette a ritrovare sollecitamente la strada della conversione.Nella Chiesainfattila pena della scomunica è finalizzata arendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato ea favorire quindi un'adeguata conversione e penitenza.

Di fronte a una simile unanimità nella tradizione dottrinale edisciplinare della ChiesaPaolo VI ha potuto dichiarare che taleinsegnamento non è mutato ed è immutabile.(72) Pertantoconl'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successoriin comunione con i Vescovi — che a varie riprese hanno condannatol'aborto e che nella consultazione precedentemente citatapur dispersiper il mondohanno unanimemente consentito circa questa dottrina —dichiaro che l'aborto direttocioè voluto come fine o comemezzocostituisce sempre un disordine morale gravein quantouccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina èfondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scrittaètrasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magisteroordinario e universale.(73)

Nessuna circostanzanessuna finalitànessuna legge al mondopotrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamenteillecitoperché contrario alla Legge di Dioscritta nel cuore diogni uomoriconoscibile dalla ragione stessae proclamata dalla Chiesa.

63. La valutazione morale dell'aborto è da applicare anche allerecenti forme di intervento sugli embrioni umani chepur mirandoa scopi in sé legittimine comportano inevitabilmente l'uccisione.È il caso della sperimentazione sugli embrioniincrescente espansione nel campo della ricerca biomedica e legalmenteammessa in alcuni Stati. Se « si devono ritenere leciti gliinterventi sull'embrione umano a patto che rispettino la vita e l'integritàdell'embrionenon comportino per lui rischi sproporzionatima sianofinalizzati alla sua guarigioneal miglioramento delle sue condizioni disalute o alla sua sopravvivenza individuale »(74) si deve inveceaffermare che l'uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto disperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignitàdi esseri umaniche hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambinogià nato e ad ogni persona.(75)

La stessa condanna morale riguarda anche il procedimento che sfrutta gliembrioni e i feti umani ancora vivi — talvolta « prodotti »appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro —sia come « materiale biologico » da utilizzare sia come fornitoridi organi o di tessuti da trapiantare per la cura di alcune malattie.In realtàl'uccisione di creature umane innocentiseppure avantaggio di altrecostituisce un atto assolutamente inaccettabile.

Una speciale attenzione deve essere riservata alla valutazione moraledelle tecniche diagnostiche prenataliche permettono diindividuare precocemente eventuali anomalie del nascituro. Infattiper lacomplessità di queste tecnichetale valutazione deve farsi piùaccurata e articolata. Quando sono esenti da rischi sproporzionati per ilbambino e per la madre e sono ordinate a rendere possibile una terapiaprecoce o anche a favorire una serena e consapevole accettazione delnascituroqueste tecniche sono moralmente lecite. Dal momento peròche le possibilità di cura prima della nascita sono oggi ancoraridotteaccade non poche volte che queste tecniche siano messe alservizio di una mentalità eugeneticache accetta l'abortoselettivoper impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi dianomalie. Una simile mentalità è ignominiosa e quanto mairiprovevoleperché pretende di misurare il valore di una vitaumana soltanto secondo parametri di « normali- tà » e dibenessere fisicoaprendo così la strada alla legittimazione anchedell'infanticidio e dell'eutanasia.

In realtàperòproprio il coraggio e la serenitàcon cui tanti nostri fratelliaffetti da gravi menomazioniconducono laloro esistenza quando sono da noi accettati ed amaticostituiscono unatestimonianza particolarmente efficace dei valori autentici chequalificano la vita e che la rendonoanche in condizioni di difficoltàpreziosa per sé e per gli altri. La Chiesa è vicina a queiconiugi checon grande ansia e sofferenzaaccettano di accogliere i lorobambini gravemente colpiti da handicapcosì come è grata atutte quelle famiglie checon l'adozioneaccolgono quanti sono statiabbandonati dai loro genitori a motivo di menomazioni o malattie.

« Sono io che do la morte e faccio vivere » (Dt3239): il dramma dell'eutanasia

64. All'altro capo dell'esistenzal'uomo si trova posto di fronte almistero della morte. Oggiin seguito ai progressi della medicina e in uncontesto culturale spesso chiuso alla trascendenzal'esperienza delmorire si presenta con alcune caratteristiche nuove. Infattiquandoprevale la tendenza ad apprezzare la vita solo nella misura in cui portapiacere e benesserela sofferenza appare come uno scacco insopportabiledi cui occorre liberarsi ad ogni costo. La morteconsiderata «assurda » se interrompe improvvisamente una vita ancora aperta a unfuturo ricco di possibili esperienze interessantidiventa invece una «liberazione rivendicata » quando l'esistenza è ritenuta ormaipriva di senso perché immersa nel dolore e inesorabilmente votataad un'ulteriore più acuta sofferenza.

Inoltrerifiutando o dimenticando il suo fondamentale rapporto con Diol'uomo pensa di essere criterio e norma a se stesso e ritiene di avere ildiritto di chiedere anche alla società di garantirgli possibilitàe modi di decidere della propria vita in piena e totale autonomia. Èin particolarel'uomo che vive nei Paesi sviluppati a comportarsi così:egli si sente spinto a ciò anche dai continui progressi dellamedicina e dalle sue tecniche sempre più avanzate. Mediante sistemie apparecchiature estremamente sofisticatila scienza e la pratica medicasono oggi in grado non solo di risolvere casi precedentemente insolubili edi lenire o eliminare il dolorema anche di sostenere e protrarre la vitaperfino in situazioni di debolezza estremadi rianimare artificialmentepersone le cui funzioni biologiche elementari hanno subito tracolliimprovvisidi intervenire per rendere disponibili organi da trapiantare.

In un tale contesto si fa sempre più forte la tentazione dell'eutanasiacioè di impadronirsi della morteprocurandola in anticipoe ponendo così fine « dolcemente » alla vita propriao altrui. In realtàciò che potrebbe sembrare logico eumanovisto in profondità si presenta assurdo e disumano. Siamoqui di fronte a uno dei sintomi più allarmanti della « culturadi morte »che avanza soprattutto nelle società delbenesserecaratterizzate da una mentalità efficientistica che faapparire troppo oneroso e insopportabile il numero crescente delle personeanziane e debilitate. Esse vengono molto spesso isolate dalla famiglia edalla societàorganizzate quasi esclusivamente sulla base dicriteri di efficienza produttivasecondo i quali una vitairrimediabilmente inabile non ha più alcun valore.

65. Per un corretto giudizio morale sull'eutanasiaoccorre innanzituttochiaramente definirla. Per eutanasia in senso vero e proprio sideve intendere un'azione o un'omissione che di natura sua e nelleintenzioni procura la morteallo scopo di eliminare ogni dolore. «L'eutanasia si situadunqueal livello delle intenzioni e dei metodiusati ».(76)

Da essa va distinta la decisione di rinunciare al cosiddetto « accanimentoterapeutico »ossia a certi interventi medici non piùadeguati alla reale situazione del malatoperché ormaisproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perchétroppo gravosi per lui e per la sua famiglia. In queste situazioniquandola morte si preannuncia imminente e inevitabilesi può incoscienza « rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto unprolungamento precario e penoso della vitasenza tuttavia interrompere lecure normali dovute all'ammalato in simili casi ».(77) Si dàcertamente l'obbligo morale di curarsi e di farsi curarema tale obbligodeve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare sei mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionatirispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzistraordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all'eutanasia;esprime piuttosto l'accettazione della condizione umana di fronte allamorte.(78)

Nella medicina moderna vanno acquistando rilievo particolare lecosiddette « cure palliative »destinate a rendere piùsopportabile la sofferenza nella fase finale della malattia e adassicurare al tempo stesso al paziente un adeguato accompagnamento umano.In questo contesto sorgetra gli altriil problema della liceitàdel ricorso ai diversi tipi di analgesici e sedativi per sollevare ilmalato dal dolorequando ciò comporta il rischio di abbreviarglila vita. Seinfattipuò essere considerato degno di lode chiaccetta volontariamente di soffrire rinunciando a interventiantidolorifici per conservare la piena lucidità e parteciparesecredentein maniera consapevole alla passione del Signoretalecomportamento « eroico » non può essere ritenuto doverosoper tutti. Già Pio XII aveva affermato che è lecitosopprimere il dolore per mezzo di narcoticipur con la conseguenza dilimitare la coscienza e di abbreviare la vita« se non esistonoaltri mezzi e senelle date circostanzeciò non impediscel'adempimento di altri doveri religiosi e morali ».(79) In questocasoinfattila morte non è voluta o ricercatanonostante cheper motivi ragionevoli se ne corra il rischio: semplicemente si vuolelenire il dolore in maniera efficacericorrendo agli analgesici messi adisposizione dalla medicina. Tuttavia« non si deve privare ilmoribondo della coscienza di sé senza grave motivo »: (80)avvicinandosi alla mortegli uomini devono essere in grado di potersoddisfare ai loro obblighi morali e familiari e soprattutto devonopotersi preparare con piena coscienza all'incontro definitivo con Dio.

Fatte queste distinzioniin conformità con il Magistero dei mieiPredecessori (81) e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolicaconfermo che l'eutanasia è una grave violazione della Legge diDioin quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di unapersona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sullaParola di Dio scrittaè trasmessa dalla Tradizione della Chiesa edinsegnata dal Magistero ordinario e universale.(82)

Una tale pratica comportaa seconda delle circostanzela maliziapropria del suicidio o dell'omicidio.

66. Orail suicidio è sempre moralmente inaccettabile quantol'omicidio. La tradizione della Chiesa l'ha sempre respinto come sceltagravemente cattiva.(83) Benché determinati condizionamentipsicologiciculturali e sociali possano portare a compiere un gesto checontraddice così radicalmente l'innata inclinazione di ognuno allavitaattenuando o annullando la responsabilità soggettivail suicidiosotto il profilo oggettivoè un atto gravemente immoraleperché comporta il rifiuto dell'amore verso se stessi e la rinunciaai doveri di giustizia e di carità verso il prossimoverso levarie comunità di cui si fa parte e verso la società nel suoinsieme.(84) Nel suo nucleo più profondoesso costituisce unrifiuto della sovranità assoluta di Dio sulla vita e sulla mortecosì proclamata nella preghiera dell'antico saggio di Israele: «Tu hai potere sulla vita e sulla morte; conduci giù alle portedegli inferi e fai risalire » (Sap 1613; cf. Tb 132).

Condividere l'intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarlamediante il cosiddetto « suicidio assistito » significa farsicollaboratorie qualche volta attori in prima personadi un'ingiustiziache non può mai essere giustificataneppure quando fosserichiesta. « Non è mai lecito — scrive con sorprendenteattualità sant'Agostino — uccidere un altro: anche se lui lovolesseanzi se lo chiedesse perchésospeso tra la vita e lamortesupplica di essere aiutato a liberare l'anima che lotta contro ilegami del corpo e desidera distaccarsene; non è lecito neppurequando il malato non fosse più in grado di vivere ».(85) Anchese non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell'esistenza dichi soffrel'eutanasia deve dirsi una falsa pietàanziuna preoccupante « perversione » di essa: la vera «compassione »infattirende solidale col dolore altruinonsopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza. Etanto più perverso appare il gesto dell'eutanasia se viene compiutoda coloro che — come i parenti — dovrebbero assistere conpazienza e con amore il loro congiunto o da quanti — come i medici —per la loro specifica professionedovrebbero curare il malato anche nellecondizioni terminali più penose.

La scelta dell'eutanasia diventa più grave quando si configuracome un omicidio che gli altri praticano su una persona che nonl'ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa alcunconsenso. Si raggiunge poi il colmo dell'arbitrio e dell'ingiustiziaquando alcunimedici o legislatorisi arrogano il potere di decidere chidebba vivere e chi debba morire. Si ripropone così la tentazionedell'Eden: diventare come Dio « conoscendo il bene e il male »(cf. Gn 35). Ma Dio solo ha il potere di far morire e di farvivere: « Sono io che do la morte e faccio vivere » (Dt 3239; cf. 2 Re 57; 1 Sam 26). Egli attua il suo poteresempre e solo secondo un disegno di sapienza e di amore. Quando l'uomousurpa tale poteresoggiogato da una logica di stoltezza e di egoismoinevitabilmente lo usa per l'ingiustizia e per la morte.

Così la vita del più debole è messa nelle mani delpiù forte; nella società si perde il senso della giustiziaed è minata alla radice la fiducia reciprocafondamento di ogniautentico rapporto tra le persone.

67. Ben diversainveceè la via dell'amore e della verapietà che la nostra comune umanità impone e che la fedein Cristo Redentoremorto e risortoillumina con nuove ragioni. Ladomanda che sgorga dal cuore dell'uomo nel confronto supremo con lasofferenza e la mortespecialmente quando è tentato di ripiegarsinella disperazione e quasi di annientarsi in essaè soprattuttodomanda di compagniadi solidarietà e di sostegno nella prova. Èrichiesta di aiuto per continuare a sperarequando tutte le speranzeumane vengono meno. Come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II«in faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo »per l'uomo; e tuttavia « l'istinto del cuore lo fa giudicarerettamentequando aborrisce e respinge l'idea di una totale rovina e diun annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell'eternitàche porta in séirriducibile com'è alla sola materiainsorge contro la morte ».(86)

Questa naturale ripugnanza per la morte e questa germinale speranza diimmortalità sono illuminate e portate a compimento dalla fedecristianache promette e offre la partecipazione alla vittoria del CristoRisorto: è la vittoria di Colui chemediante la sua morteredentriceha liberato l'uomo dalla morte« salario del peccato »(Rm 623)e gli ha donato lo Spiritopegno di risurrezione e divita (cf. Rm 811). La certezza dell'immortalità futura ela speranza nella risurrezione promessa proiettano una luce nuovasul mistero del soffrire e del morire e infondono nel credente una forzastraordinaria per affidarsi al disegno di Dio.

L'apostolo Paolo ha espresso questa novità nei termini diun'appartenenza totale al Signore che abbraccia qualsiasi condizioneumana: « Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per sestessoperché se noi viviamoviviamo per il Signore; se noimoriamomoriamo per il Signore. Sia che viviamosia che moriamosiamodunque del Signore » (Rm 147-8). Morire per il Signoresignifica vivere la propria morte come atto supremo di obbedienza alPadre (cf. Fil 28)accettando di incontrarla nell'« ora »voluta e scelta da lui (cf. Gv 131)che solo può direquando il cammino terreno è compiuto. Vivere per il Signoresignifica anche riconoscere che la sofferenzapur restando in sestessa un male e una provapuò sempre diventare sorgente di bene.Lo diventa se viene vissuta per amore e con amorenella partecipazioneper dono gratuito di Dio e per libera scelta personalealla sofferenzastessa di Cristo crocifisso. In tal modochi vive la sua sofferenza nelSignore viene più pienamente conformato a lui (cf. Fil 310; 1 Pt 221) e intimamente associato alla sua opera redentricea favore della Chiesa e dell'umanità.(87) È questal'esperienza dell'Apostoloche anche ogni persona che soffre èchiamata a rivivere: « Sono lieto delle sofferenze che sopporto pervoi e completo nella mia carne quello che manca alle tribolazioni diCristo nella mia carnea favore del suo corpo che è la Chiesa »(Col 124).

« Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini » (At529): la legge civile e la legge morale

68. Una delle caratteristiche proprie degli attuali attentati alla vitaumana — come si è già detto più volte —consiste nella tendenza ad esigere una loro legittimazione giuridicaquasi fossero diritti che lo Statoalmeno a certe condizionidevericonoscere ai cittadini econseguentementenella tendenza a pretenderela loro attuazione con l'assistenza sicura e gratuita dei medici e deglioperatori sanitari.

Si pensa non poche volte che la vita di chi non è ancora nato o ègravemente debilitato sia un bene solo relativo: secondo una logicaproporzionalista o di puro calcolodovrebbe essere confrontata esoppesata con altri beni. E si ritiene pure che solo chi si trova nellasituazione concreta e vi è personalmente coinvolto possa compiereuna giusta ponderazione dei beni in gioco: di conseguenzasolo luipotrebbe decidere della moralità della sua scelta. Lo Statoperciònell'interesse della convivenza civile e dell'armonia socialedovrebberispettare questa sceltagiungendo anche ad ammettere l'aborto el'eutanasia.

Si pensaaltre volteche la legge civile non possa esigere che tutti icittadini vivano secondo un grado di moralità più elevato diquello che essi stessi riconoscono e condividono. Per questo la leggedovrebbe sempre esprimere l'opinione e la volontà della maggioranzadei cittadini e riconoscere loroalmeno in certi casi estremianche ildiritto all'aborto e all'eutanasia. Del restola proibizione e lapunizione dell'aborto e dell'eutanasia in questi casi condurrebberoinevitabilmente — così si dice — ad un aumento dipratiche illegali: esseperaltronon sarebbero soggette al necessariocontrollo sociale e verrebbero attuate senza la dovuta sicurezza medica.Ci si chiedeinoltrese sostenere una legge concretamente nonapplicabile non significhialla fineminare anche l'autorità diogni altra legge.

Nelle opinioni più radicaliinfinesi giunge a sostenere chein una società moderna e pluralisticadovrebbe essere riconosciutaa ogni persona piena autonomia di disporre della propria vita e della vitadi chi non è ancora nato: non spetterebbeinfattialla legge lascelta tra le diverse opinioni morali etanto menoessa potrebbepretendere di imporne una particolare a svantaggio delle altre.

69. In ogni casonella cultura democratica del nostro tempo si èlargamente diffusa l'opinione secondo la quale l'ordinamento giuridico diuna società dovrebbe limitarsi a registrare e recepire leconvinzioni della maggioranza epertantodovrebbe costruirsi solo suquanto la maggioranza stessa riconosce e vive come morale. Se poi siritiene addirittura che una verità comune e oggettiva sia di fattoinaccessibileil rispetto della libertà dei cittadini — chein un regime democratico sono ritenuti i veri sovrani — esigerebbechea livello legislativosi riconosca l'autonomia delle singolecoscienze e quindinello stabilire quelle norme che in ogni caso sononecessarie alla convivenza socialeci si adegui esclusivamente allavolontà della maggioranzaqualunque essa sia. In tal modoognipoliticonella sua azionedovrebbe separare nettamente l'ambito dellacoscienza privata da quello del comportamento pubblico.

Si registranodi conseguenzadue tendenzein apparenza diametralmenteopposte. Da un latoi singoli individui rivendicano per sé la piùcompleta autonomia morale di scelta e chiedono che lo Stato non facciapropria e non imponga nessuna concezione eticama si limiti a garantirelo spazio più ampio possibile alla libertà di ciascunoconl'unico limite esterno di non ledere lo spazio di autonomia al quale ancheogni altro cittadino ha diritto. Dall'altro latosi pensa chenell'esercizio delle funzioni pubbliche e professionaliil rispettodell'altrui libertà di scelta imponga a ciascuno di prescinderedalle proprie convinzioni per mettersi a servizio di ogni richiesta deicittadiniche le leggi riconoscono e tutelanoaccettando come unicocriterio morale per l'esercizio delle proprie funzioni quanto èstabilito da quelle medesime leggi. In questo modo la responsabilitàdella persona viene delegata alla legge civilecon un'abdicazione allapropria coscienza morale almeno nell'ambito dell'azione pubblica.

70. Comune radice di tutte queste tendenze è il relativismoetico che contraddistingue tanta parte della cultura contemporanea.Non manca chi ritiene che tale relativismo sia una condizione dellademocraziain quanto solo esso garantirebbe tolleranzarispettoreciproco tra le personee adesione alle decisioni della maggioranzamentre le norme moraliconsiderate oggettive e vincolantiporterebberoall'autoritarismo e all'intolleranza.

Ma è proprio la problematica del rispetto della vita a mostrarequali equivoci e contraddizioniaccompagnati da terribili esiti praticisi celino in questa posizione.

È vero che la storia registra casi in cui si sono commessi deicrimini in nome della « verità ». Ma crimini non menogravi e radicali negazioni della libertà si sono commessi e sicommettono anche in nome del « relativismo etico ». Quando unamaggioranza parlamentare o sociale decreta la legittimità dellasoppressionepur a certe condizionidella vita umana non ancora natanon assume forse una decisione « tirannica » nei confrontidell'essere umano più debole e indifeso? La coscienza universalegiustamente reagisce nei confronti dei crimini contro l'umanità dicui il nostro secolo ha fatto così tristi esperienze. Forse chequesti crimini cesserebbero di essere tali seinvece di essere commessida tiranni senza scrupolifossero legittimati dal consenso popolare?

In realtàla democrazia non può essere mitizzata fino afarne un surrogato della moralità o un toccasana dell'immoralità.Fondamentalmenteessa è un « ordinamento » ecome taleuno strumento e non un fine. Il suo carattere « morale » non èautomaticoma dipende dalla conformità alla legge morale a cuicome ogni altro comportamento umanodeve sottostare: dipende cioèdalla moralità dei fini che persegue e dei mezzi di cui si serve.Se oggi si registra un consenso pressoché universale sul valoredella democraziaciò va considerato un positivo « segno deitempi »come anche il Magistero della Chiesa ha più volterilevato.(88) Ma il valore della democrazia sta o cade con i valori cheessa incarna e promuove: fondamentali e imprescindibili sono certamente ladignità di ogni persona umanail rispetto dei suoi dirittiintangibili e inalienabilinonché l'assunzione del « benecomune » come fine e criterio regolativo della vita politica.

Alla base di questi valori non possono esservi provvisorie e mutevoli «maggioranze » di opinionema solo il riconoscimento di una leggemorale obiettiva chein quanto « legge naturale » iscritta nelcuore dell'uomoè punto di riferimento normativo della stessalegge civile. Quandoper un tragico oscuramento della coscienzacollettivalo scetticismo giungesse a porre in dubbio persino i principifondamentali della legge moralelo stesso ordinamento democratico sarebbescosso nelle sue fondamentariducendosi a un puro meccanismo diregolazione empirica dei diversi e contrapposti interessi.(89)

Qualcuno potrebbe pensare che anche una tale funzionein mancanza dimegliosia da apprezzare ai fini della pace sociale. Pur riconoscendo unqualche aspetto di verità in una tale valutazioneèdifficile non vedere chesenza un ancoraggio morale obiettivoneppure lademocrazia può assicurare una pace stabiletanto più che lapace non misurata sui valori della dignità di ogni uomo e dellasolidarietà tra tutti gli uomini è non di rado illusoria.Negli stessi regimi partecipativiinfattila regolazione degli interessiavviene spesso a vantaggio dei più fortiessendo essi i piùcapaci di manovrare non soltanto le leve del poterema anche laformazione del consenso. In una tale situazionela democrazia diventafacilmente una parola vuota.

71. Urge dunqueper l'avvenire della società e lo sviluppo diuna sana democraziariscoprire l'esistenza di valori umani e moraliessenziali e nativiche scaturiscono dalla verità stessadell'essere umano ed esprimono e tutelano la dignità della persona:valoripertantoche nessun individuonessuna maggioranza e nessunoStato potranno mai crearemodificare o distruggerema dovranno soloriconoscererispettare e promuovere.

Occorre riprenderein tal sensogli elementi fondamentali dellavisione dei rapporti tra legge civile e legge moralequali sonoproposti dalla Chiesama che pure fanno parte del patrimonio delle granditradizioni giuridiche dell'umanità.

Certamenteil compito della legge civile è diverso e diambito più limitato rispetto a quello della legge morale. Però« in nessun ambito di vita la legge civile può sostituirsialla coscienza né può dettare norme su ciò che esuladalla sua competenza »(90) che è quella di assicurare il benecomune delle personeattraverso il riconoscimento e la difesa dei lorofondamentali dirittila promozione della pace e della pubblica moralità.(91)Il compito della legge civile consisteinfattinel garantire un'ordinataconvivenza sociale nella vera giustiziaperché tutti «possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà edignità » (1 Tm 22). Proprio per questola leggecivile deve assicurare per tutti i membri della società il rispettodi alcuni diritti fondamentaliche appartengono nativamente alla personae che qualsiasi legge positiva deve riconoscere e garantire. Primo efondamentale tra tutti è l'inviolabile diritto alla vita di ogniessere umano innocente. Se la pubblica autorità può talvoltarinunciare a reprimere quanto provocherebbese proibitoun danno piùgrave(92) essa non può mai accettare però di legittimarecome diritto dei singoli — anche se questi fossero la maggioranza deicomponenti la società —l'offesa inferta ad altre personeattraverso il misconoscimento di un loro diritto così fondamentalecome quello alla vita. La tolleranza legale dell'aborto o dell'eutanasianon può in alcun modo richiamarsi al rispetto della coscienza deglialtriproprio perché la società ha il diritto e il doveredi tutelarsi contro gli abusi che si possono verificare in nome dellacoscienza e sotto il pretesto della libertà.(93)

Nell'Enciclica Pacem in terrisGiovanni XXIII aveva ricordatoin proposito: « Nell'epoca moderna l'attuazione del bene comune trovala sua indicazione di fondo nei diritti e nei doveri della persona. Percui i compiti precipui dei poteri pubblici consistonosoprattuttonelriconoscererispettarecomporretutelare e promuovere quei diritti; enel contribuiredi conseguenzaa rendere più facile l'adempimentodei rispettivi doveri. "Tutelare l'intangibile campo dei dirittidella persona umana e renderle agevole il compimento dei suoi doveri vuolessere ufficio essenziale di ogni pubblico potere". Per cui ogni attodei poteri pubbliciche sia o implichi un misconoscimento o unaviolazione di quei dirittiè un atto contrastante con la lorostessa ragion d'essere e rimane per ciò stesso destituito d'ognivalore giuridico ».(94)

72. In continuità con tutta la tradizione della Chiesa èanche la dottrina sulla necessaria conformità della leggecivile con la legge moralecome appareancora una voltadall'enciclica citata di Giovanni XXIII: « L'autorità èpostulata dall'ordine morale e deriva da Dio. Qualora pertanto le sueleggi o autorizzazioni siano in contrasto con quell'ordinee quindi incontrasto con la volontà di Dioesse non hanno forza di obbligarela coscienza...; in tal casoanzichiaramente l'autorità cessa diessere tale e degenera in sopruso ».(95) È questo il limpidoinsegnamento di san Tommaso d'Aquinoche tra l'altro scrive: « Lalegge umana in tanto è tale in quanto è conforme alla rettaragione e quindi deriva dalla legge eterna. Quando invece una legge èin contrasto con la ragionela si denomina legge iniqua; in tal caso peròcessa di essere legge e diviene piuttosto un atto di violenza ».(96)E ancora: « Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione dilegge in quanto deriva dalla legge naturale. Se invece in qualche cosa èin contrasto con la legge naturaleallora non sarà legge bensìcorruzione della legge ».(97)

Ora la prima e più immediata applicazione di questa dottrinariguarda la legge umana che misconosce il diritto fondamentale e fontalealla vitadiritto proprio di ogni uomo. Così le leggi checonl'aborto e l'eutanasialegittimano la soppressione diretta di esseriumani innocenti sono in totale e insanabile contraddizione con il dirittoinviolabile alla vita proprio di tutti gli uomini e neganopertantol'uguaglianza di tutti di fronte alla legge. Si potrebbe obiettare chetale non è il caso dell'eutanasiaquando essa è richiestain piena coscienza dal soggetto interessato. Ma uno Stato che legittimassetale richiesta e ne autorizzasse la realizzazionesi troverebbe alegalizzare un caso di suicidio-omicidiocontro i principi fondamentalidell'indisponibilità della vita e della tutela di ogni vitainnocente. In questo modo si favorisce una diminuzione del rispetto dellavita e si apre la strada a comportamenti distruttivi della fiducia neirapporti sociali.

Le leggi che autorizzano e favoriscono l'aborto e l'eutanasia si pongonodunque radicalmente non solo contro il bene del singoloma anche controil bene comune epertantosono del tutto prive di autentica validitàgiuridica. Il misconoscimento del diritto alla vitainfattiproprioperché porta a sopprimere la persona per il cui servizio la societàha motivo di esistereè ciò che si contrappone piùfrontalmente e irreparabilmente alla possibilità di realizzare ilbene comune. Ne segue chequando una legge civile legittima l'aborto ol'eutanasia cessaper ciò stessodi essere una vera legge civilemoralmente obbligante.

73. L'aborto e l'eutanasia sono dunque crimini che nessuna legge umanapuò pretendere di legittimare. Leggi di questo tipo non solo noncreano nessun obbligo per la coscienzama sollevano piuttosto un gravee preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza. Findalle origini della Chiesala predicazione apostolica ha inculcato aicristiani il dovere di obbedire alle autorità pubblichelegittimamente costituite (cf. Rm 131-7; 1 Pt 213-14)ma nello stesso tempo ha ammonito fermamente che « bisogna obbedire aDio piuttosto che agli uomini » (At 529). Giànell'Antico Testamentoproprio in riferimento alle minacce contro lavitatroviamo un esempio significativo di resistenza al comando ingiustodell'autorità. Al faraoneche aveva ordinato di far morire ognineonato maschiole levatrici degli Ebrei si opposero. Esse « nonfecero come aveva loro ordinato il re di Egitto e lasciarono vivere ibambini » (Es 117). Ma occorre notare il motivo profondo diquesto loro comportamento: « Le levatrici temettero Dio »(ivi). È proprio dall'obbedienza a Dio — al quale solosi deve quel timore che è riconoscimento della sua assolutasovranità — che nascono la forza e il coraggio di resisterealle leggi ingiuste degli uomini. È la forza e il coraggio di chi èdisposto anche ad andare in prigione o ad essere ucciso di spadanellacertezza che « in questo sta la costanza e la fede dei santi » (Ap1310).

Nel caso quindi di una legge intrinsecamente ingiustacome èquella che ammette l'aborto o l'eutanasianon è mai lecitoconformarsi ad essa« né partecipare ad una campagna diopinione in favore di una legge siffattané dare ad essa ilsuffragio del proprio voto ».(98)

Un particolare problema di coscienza potrebbe porsi in quei casi in cuiun voto parlamentare risultasse determinante per favorire una legge piùrestrittivavolta cioè a restringere il numero degli abortiautorizzatiin alternativa ad una legge più permissiva giàin vigore o messa al voto. Simili casi non sono rari. Si registra infattiil dato che mentre in alcune parti del mondo continuano le campagne perl'introduzione di leggi a favore dell'abortosostenute non poche volte dapotenti organismi internazionaliin altre Nazioni invece — inparticolare in quelle che hanno già fatto l'amara esperienza disimili legislazioni permissive — si vanno manifestando segni diripensamento. Nel caso ipotizzatoquando non fosse possibile scongiurareo abrogare completamente una legge abortistaun parlamentarela cuipersonale assoluta opposizione all'aborto fosse chiara e a tutti notapotrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitarei danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sulpiano della cultura e della moralità pubblica. Così facendoinfattinon si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta;piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gliaspetti iniqui.

74. L'introduzione di legislazioni ingiuste pone spesso gli uominimoralmente retti di fronte a difficili problemi di coscienza in materia dicollaborazione in ragione della doverosa affermazione del proprio dirittoa non essere costretti a partecipare ad azioni moralmente cattive.Talvolta le scelte che si impongono sono dolorose e possono richiedere ilsacrificio di affermate posizioni professionali o la rinuncia a legittimeprospettive di avanzamento nella carriera. In altri casipuòrisultare che il compiere alcune azioni in se stesse indifferentioaddirittura positivepreviste nell'articolato di legislazioni globalmenteingiusteconsenta la salvaguardia di vite umane minacciate. D'altrocantoperòsi può giustamente temere che la disponibilitàa compiere tali azioni non solo comporti uno scandalo e favoriscal'indebolirsi della necessaria opposizione agli attentati contro la vitama induca insensibilmente ad arrendersi sempre più ad una logicapermissiva.

Per illuminare questa difficile questione morale occorre richiamare iprincipi generali sulla cooperazione ad azioni cattive. Icristianicome tutti gli uomini di buona volontàsono chiamatiper un grave dovere di coscienzaa non prestare la loro collaborazioneformale a quelle pratiche chepur ammesse dalla legislazione civilesonoin contrasto con la Legge di Dio. Infattidal punto di vista moralenonè mai lecito cooperare formalmente al male. Tale cooperazione siverifica quando l'azione compiutao per la sua stessa natura o per laconfigurazione che essa viene assumendo in un concreto contestosiqualifica come partecipazione diretta ad un atto contro la vita umanainnocente o come condivisione dell'intenzione immorale dell'agenteprincipale. Questa cooperazione non può mai essere giustificata néinvocando il rispetto della libertà altruiné facendo levasul fatto che la legge civile la prevede e la richiede: per gli atti checiascuno personalmente compie esisteinfattiuna responsabilitàmorale a cui nessuno può mai sottrarsi e sulla quale ciascuno saràgiudicato da Dio stesso (cf. Rm 26; 1412).

Rifiutarsi di partecipare a commettere un'ingiustizia è non soloun dovere moralema è anche un diritto umano basilare. Se cosìnon fossela persona umana sarebbe costretta a compiere un'azioneintrinsecamente incompatibile con la sua dignità e in tal modo lasua stessa libertàil cui senso e fine autentici risiedononell'orientamento al vero e al benene sarebbe radicalmente compromessa.Si trattadunquedi un diritto essenziale cheproprio perchétaledovrebbe essere previsto e protetto dalla stessa legge civile. Intal sensola possibilità di rifiutarsi di partecipare alla faseconsultivapreparatoria ed esecutiva di simili atti contro la vitadovrebbe essere assicurata ai mediciagli operatori sanitari e airesponsabili delle istituzioni ospedalieredelle cliniche e delle case dicura. Chi ricorre all'obiezione di coscienza deve essere salvaguardato nonsolo da sanzioni penalima anche da qualsiasi danno sul piano legaledisciplinareeconomico e professionale.

« Amerai il prossimo tuo come te stesso » (Lc 1027): « promuovi » la vita.

75. I comandamenti di Dio ci insegnano la via della vita. Iprecettimorali negativicioè quelli che dichiarano moralmenteinaccettabile la scelta di una determinata azionehanno un valoreassoluto per la libertà umana: essi valgono sempre e comunquesenza eccezioni. Indicano che la scelta di determinati comportamenti èradicalmente incompatibile con l'amore verso Dio e con la dignitàdella personacreata a sua immagine: tale sceltaperciònon puòessere riscattata dalla bontà di nessuna intenzione e di nessunaconseguenzaè in contrasto insanabile con la comunione tra lepersonecontraddice la decisione fondamentale di orientare la propriavita a Dio.(99)

Già in questo senso i precetti morali negativi hannoun'importantissima funzione positiva: il « no » che esigonoincondizionatamente dice il limite invalicabile al di sotto del qualel'uomo libero non può scendere einsiemeindica il minimo cheegli deve rispettare e dal quale deve partire per pronunciare innumerevoli« sì »capaci di occupare progressivamente l'interoorizzonte del bene (cf. Mt 548). I comandamentiinparticolare i precetti morali negativisono l'inizio e la prima tappanecessaria del cammino verso la libertà: « La prima libertà— scrive sant'Agostino — consiste nell'essere esenti dacrimini... come sarebbero l'omicidiol'adulteriola fornicazioneilfurtola frodeil sacrilegio e così via. Quando uno comincia anon avere questi crimini (e nessun cristiano deve averli)comincia alevare il capo verso la libertàma questo non è chel'inizio della libertànon la libertà perfetta ».(100)

76. Il comandamento « non uccidere » stabilisce quindi ilpunto di partenza di un cammino di vera libertàche ci porta apromuovere attivamente la vita e sviluppare determinati atteggiamenti ecomportamenti al suo servizio: così facendo esercitiamo la nostraresponsabilità verso le persone che ci sono affidate emanifestiamonei fatti e nella veritàla nostra riconoscenza aDio per il grande dono della vita (cf. Sal 139/13813-14).

Il Creatore ha affidato la vita dell'uomo alla sua responsabilesollecitudinenon perché ne disponga in modo arbitrarioma perchéla custodisca con saggezza e la amministri con amorevole fedeltà.Il Dio dell'Alleanza ha affidato la vita di ciascun uomo all'altro uomosuo fratellosecondo la legge della reciprocità del dare e delriceveredel dono di sé e dell'accoglienza dell'altro. Nellapienezza dei tempiincarnandosi e donando la sua vita per l'uomoilFiglio di Dio ha mostrato a quale altezza e profondità possagiungere questa legge della reciprocità. Con il dono del suoSpiritoCristo dà contenuti e significati nuovi alla legge dellareciprocitàall'affidamento dell'uomo all'uomo. Lo Spiritoche èartefice di comunione nell'amorecrea tra gli uomini una nuova fraternitàe solidarietàvero riflesso del mistero di reciproca donazione eaccoglienza proprio della Trinità santissima. Lo stesso Spiritodiventa la legge nuovache dona ai credenti la forza e sollecita la lororesponsabilità per vivere reciprocamente il dono di sé el'accoglienza dell'altropartecipando all'amore stesso di GesùCristo e secondo la sua misura.

77. Da questa legge nuova viene animato e plasmato anche il comandamentodel « non uccidere ». Per il cristianoquindiesso implica indefinitiva l'imperativo di rispettareamare e promuovere la vita di ognifratellosecondo le esigenze e le dimensioni dell'amore di Dio in GesùCristo. « Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamodare la vita per i fratelli » (1 Gv 316).

Il comandamento del « non uccidere »anche nei suoi contenutipiù positivi di rispettoamore e promozione della vita umanavincola ogni uomo. Essoinfattirisuona nella coscienza morale diciascuno come un'eco insopprimibile dell'alleanza originaria di Diocreatore con l'uomo; da tutti può essere conosciuto alla luce dellaragione e può essere osservato grazie all'opera misteriosa delloSpirito chesoffiando dove vuole (cf. Gv 38)raggiunge ecoinvolge ogni uomo che vive in questo mondo.

È dunque un servizio d'amore quello che tutti siamo impegnati adassicurare al nostro prossimoperché la sua vita sia difesa epromossa semprema soprattutto quando è più debole ominacciata. È una sollecitudine non solo personale ma socialechetutti dobbiamo coltivareponendo l'incondizionato rispetto della vitaumana a fondamento di una rinnovata società.

Ci è chiesto di amare e onorare la vita di ogni uomo e di ognidonna e di lavorare con costanza e con coraggioperché nel nostrotempoattraversato da troppi segni di mortesi instauri finalmente unanuova cultura della vitafrutto della cultura della verità edell'amore.


CAPITOLO IV

L'AVETE FATTO A ME

PER UNA NUOVA CULTURA DELLA VITA UMANA

« Voi siete il popolo che Dio si è acquistato perchéproclami le sue opere meravigliose » (1 Pt 29): ilpopolo della vita e per la vita

78. La Chiesa ha ricevuto il Vangelo come annuncio e fonte di gioia e disalvezza. L'ha ricevuto in dono da Gesùinviato dal Padre «per annunziare ai poveri un lieto messaggio » (Lc 418).L'ha ricevuto mediante gli Apostolida Lui mandati in tutto il mondo (cf.Mc 1615; Mt 2819-20). Nata da questa azioneevangelizzatricela Chiesa sente risuonare in se stessa ogni giorno laparola ammonitrice dell'Apostolo: « Guai a me se non predicassi ilVangelo » (1 Cor 916). « Evangelizzareinfatti— come scriveva Paolo VI — è la grazia e lavocazione propria della Chiesala sua identità piùprofonda. Essa esiste per evangelizzare ».(101)

L'evangelizzazione è un'azione globale e dinamicache coinvolgela Chiesa nella sua partecipazione alla missione profeticasacerdotale eregale del Signore Gesù. Essapertantocomporta inscindibilmentele dimensioni dell'annunciodella celebrazione e del servizio dellacarità. È un atto profondamente ecclesialechechiama in causa tutti i diversi operai del Vangelociascuno secondo ipropri carismi e il proprio ministero.

Così è anche quando si tratta di annunciare il Vangelodella vitaparte integrante del Vangelo che è GesùCristo. Di questo Vangelo noi siamo al serviziosostenuti dallaconsapevolezza di averlo ricevuto in dono e di essere inviati aproclamarlo a tutta l'umanità « fino agli estremi confinidella terra » (At 18). Nutriamo perciò umile e gratacoscienza di essere il popolo della vita e per la vita e in talmodo ci presentiamo davanti a tutti.

79. Siamo il popolo della vita perché Dionel suo amoregratuitoci ha donato il Vangelo della vita e da questo stessoVangelo noi siamo stati trasformati e salvati. Siamo stati riconquistatidall' « autore della vita » (At 315) a prezzo del suosangue prezioso (cf. 1 Cor 620; 723; 1 Pt 119) emediante il lavacro battesimale siamo stati inseriti in lui (cf. Rm64-5; Col 212)come rami che dall'unico albero traggonolinfa e fecondità (cf. Gv 155). Rinnovati interiormentedalla grazia dello Spirito« che è Signore e dà lavita »siamo diventati un popolo per la vita e come talisiamo chiamati a comportarci.

Siamo mandati: essere al servizio della vita non è pernoi un vantoma un dovereche nasce dalla coscienza di essere « ilpopolo che Dio si è acquistato perché proclami le sue operemeravigliose » (1 Pt 29). Nel nostro cammino ci guida eci sostiene la legge dell'amore: è l'amore di cui èsorgente e modello il Figlio di Dio fatto uomoche « morendo ha datola vita al mondo ».(102)

Siamo mandati come popolo. L'impegno a servizio della vita gravasu tutti e su ciascuno. È una responsabilità propriamente «ecclesiale »che esige l'azione concertata e generosa di tutti imembri e di tutte le articolazioni della comunità cristiana. Ilcompito comunitario però non elimina né diminuisce laresponsabilità della singola personaalla quale èrivolto il comando del Signore a « farsi prossimo » di ogniuomo: « Và e anche tu fà lo stesso » (Lc 1037).

Tutti insieme sentiamo il dovere di annunciare il Vangelo dellavitadi celebrarlo nella liturgia e nell'intera esistenzadiservirlocon le diverse iniziative e strutture di sostegno e di promozione.

« Quello che abbiamo veduto e udito noi lo annunziamo anche avoi » (1 Gv 13): annunciare il Vangelo della vita

80. « Ciò che era fin da principiociò che noiabbiamo uditociò che noi abbiamo veduto con i nostri occhiciòche noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccatoossia il Verbo della vita... noi lo annunziamo anche a voiperchéanche voi siate in comunione con noi » (1 Gv 11.3). Gesùè l'unico Vangelo: noi non abbiamo altro da dire e da testimoniare.

È proprio l'annuncio di Gesù ad essere annuncio dellavita. Egliinfattiè « il Verbo della vita » (1Gv 11). In lui « la vita si è fatta visibile » (1Gv 12); anzi lui stesso è « la vita eternache erapresso il Padre e si è resa visibile a noi » (ivi).Questa stessa vitagrazie al dono dello Spiritoè statacomunicata all'uomo. Ordinata alla vita in pienezzala « vita eterna»anche la vita terrena di ciascuno acquista il suo senso pieno.

Illuminati da questo Vangelo della vitasentiamo il bisogno diproclamarlo e di testimoniarlo nella novità sorprendente chelo contraddistingue: poiché si identifica con Gesù stessoapportatore di ogni novità (103) e vincitore della «vecchiezza » che deriva dal peccato e porta alla morte(104) taleVangelo supera ogni aspettativa dell'uomo e svela a quali sublimi altezzeviene elevataper graziala dignità della persona. Così lacontempla san Gregorio di Nissa: « L'uomo chetra gli esserinonconta nullache è polvereerbavanitàuna volta che èadottato dal Dio dell'universo come figliodiventa familiare di questoEsserela cui eccellenza e grandezza nessuno può vedereascoltaree comprendere. Con quale parolapensiero o slancio dello spirito si potràesaltare la sovrabbondanza di questa grazia? L'uomo sorpassa la suanatura: da mortale diventa immortaleda perituro imperituroda effimeroeternoda uomo diventa dio ».(105)

La gratitudine e la gioia per l'incommensurabile dignitàdell'uomo ci spinge a rendere tutti partecipi di questo messaggio: «Quello che abbiamo veduto e uditonoi lo annunciamo anche a voiperchéanche voi siate in comunione con noi » (1 Gv 13). Ènecessario far giungere il Vangelo della vita al cuore di ogniuomo e donna e immetterlo nelle pieghe più recondite dell'interasocietà.

81. Si tratta di annunciare anzitutto il centro di questoVangelo. Esso è annuncio di un Dio vivo e vicinoche ci chiama auna profonda comunione con sé e ci apre alla speranza certa dellavita eterna; è affermazione dell'inscindibile legame che intercorretra la personala sua vita e la sua corporeità; èpresentazione della vita umana come vita di relazionedono di Diofruttoe segno del suo amore; è proclamazione dello straordinario rapportodi Gesù con ciascun uomoche consente di riconoscere in ogni voltoumano il volto di Cristo; è indicazione del « dono sincero disé » quale compito e luogo di realizzazione piena dellapropria libertà.

Nello stesso temposi tratta di additare tutte le conseguenzedi questo stesso Vangeloche così si possono riassumere: la vitaumanadono prezioso di Dioè sacra e inviolabile e per questoinparticolaresono assolutamente inaccettabili l'aborto procurato el'eutanasia; la vita dell'uomo non solo non deve essere soppressama vaprotetta con ogni amorosa attenzione; la vita trova il suo sensonell'amore ricevuto e donatonel cui orizzonte attingono piena veritàla sessualità e la procreazione umana; in questo amore anche lasofferenza e la morte hanno un senso epur permanendo il mistero che leavvolgepossono diventare eventi di salvezza; il rispetto per la vitaesige che la scienza e la tecnica siano sempre ordinate all'uomo e al suosviluppo integrale; l'intera società deve rispettaredifendere epromuovere la dignità di ogni persona umanain ogni momento econdizione della sua vita.

82. Per essere veramente un popolo al servizio della vita dobbiamoconcostanza e coraggioproporre questi contenuti fin dal primo annuncio delVangelo ein seguitonella catechesi e nelle diverse forme dipredicazionenel dialogo personale e in ogni azione educativa. Aglieducatoriinsegnanticatechisti e teologispetta il compito di metterein risalto le ragioni antropologiche che fondano e sostengono ilrispetto di ogni vita umana. In tal modomentre faremo risplenderel'originale novità del Vangelo della vitapotremo aiutaretutti a scoprire anche alla luce della ragione e dell'esperienzacome ilmessaggio cristiano illumini pienamente l'uomo e il significato del suoessere ed esistere; troveremo preziosi punti di incontro e di dialogoanche con i non credentitutti insieme impegnati a far sorgere una nuovacultura della vita.

Circondati dalle voci più contrastantimentre molti rigettano lasana dottrina intorno alla vita dell'uomosentiamo rivolta anche a noi lasupplica indirizzata da Paolo a Timoteo: « Annunzia la parolainsisti in ogni occasione opportuna e non opportunaammoniscirimproveraesorta con ogni magnanimità e dottrina » (2 Tm42). Questa esortazione deve risuonare con particolare vigore nelcuore di quantinella Chiesapartecipano più direttamenteadiverso titoloalla sua missione di « maestra » della verità.Risuoni innanzitutto per noi Vescovi: a noi per primi èchiesto di farci annunciatori instancabili delVangelo della vita; anoi è pure affidato il compito di vigilare sulla trasmissioneintegra e fedele dell'insegnamento riproposto in questa Enciclica e diricorrere alle misure più opportune perché i fedeli sianopreservati da ogni dottrina ad esso contraria. Una speciale attenzionedobbiamo porre perché nelle facoltà teologichenei seminarie nelle diverse istituzioni cattoliche venga diffusaillustrata eapprofondita la conoscenza della sana dottrina.(106) L'esortazione diPaolo risuoni per tutti i teologiper i pastori e perquanti altri svolgono compiti diinsegnamentocatechesi e formazionedelle coscienze: consapevoli del ruolo ad essi spettantenon siassumano mai la grave responsabilità di tradire la verità ela loro stessa missione esponendo idee personali contrarie al Vangelodella vita quale il Magistero fedelmente ripropone e interpreta.

Nell'annunciare questo Vangelonon dobbiamo temere l'ostilità el'impopolaritàrifiutando ogni compromesso ed ambiguitàche ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo (cf. Rm122). Dobbiamo essere nel mondo ma non del mondo (cf.Gv 1519; 1716)con la forza che ci viene da Cristoche conla sua morte e risurrezione ha vinto il mondo (cf. Gv 1633).

« Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio »(Sal 139/13814): celebrare il Vangelo della vita

83. Mandati nel mondo come « popolo per la vita »il nostroannuncio deve diventare anche una vera e propria celebrazione delVangelo della vita. È anzi questa stessa celebrazionecon laforza evocativa dei suoi gestisimboli e ritia diventare luogo preziosoe significativo per trasmettere la bellezza e la grandezza di questoVangelo.

A tal fineurge anzitutto coltivarein noi e negli altriunosguardo contemplativo.(107) Questo nasce dalla fede nel Dio dellavitache ha creato ogni uomo facendolo come un prodigio (cf. Sal139/13814). È lo sguardo di chi vede la vita nella sua profonditàcogliendone le dimensioni di gratuitàdi bellezzadi provocazionealla libertà e alla responsabilità. È lo sguardo dichi non pretende d'impossessarsi della realtàma la accoglie comeun donoscoprendo in ogni cosa il riflesso del Creatore e in ogni personala sua immagine vivente (cf. Gn 127; Sal 86). Questosguardo non si arrende sfiduciato di fronte a chi è nella malattianella sofferenzanella marginalità e alle soglie della morte; mada tutte queste situazioni si lascia interpellare per andare alla ricercadi un senso eproprio in queste circostanzesi apre a ritrovare nelvolto di ogni persona un appello al confrontoal dialogoalla solidarietà.

È tempo di assumere tutti questo sguardoridiventando capacicon l'animo colmo di religioso stuporedi venerare e onorare ogniuomocome ci invitava a fare Paolo VI in uno dei suoi messagginatalizi.(108) Animato da questo sguardo contemplativoil popolo nuovodei redenti non può non prorompere in inni di gioiadi lode edi ringraziamento per il dono inestimabile della vitaper il misterodella chiamata di ogni uomo a partecipare in Cristo alla vita di grazia ea un'esistenza di comunione senza fine con Dio Creatore e Padre.

84. Celebrare il Vangelo della vita significa celebrare il Dio dellavitail Dio che dona la vita: « Noi dobbiamo celebrare la Vitaeternadalla quale procede qualsiasi altra vita. Da essa riceve la vitaproporzionalmente alle sue capacitàogni essere che partecipa inqualche modo alla vita. Questa Vita divinache è al di sopra diqualsiasi vitavivifica e conserva la vita. Qualsiasi vita e qualsiasimovimento vitale procedono da questa Vita che trascende ogni vita ed ogniprincipio di vita. Ad essa le anime debbono la loro incorruttibilitàcome pure grazie ad essa vivono tutti gli animali e tutte le piantechericevono della vita l'eco più debole. Agli uominiesseri compostidi spirito e di materiala Vita dona la vita. Se poi ci accade diabbandonarlaallora la Vitaper il traboccare del suo amore versol'uomoci converte e ci richiama a sé. Non solo: ci promette dicondurcianime e corpialla vita perfettaall'immortalità. Ètroppo poco dire che questa Vita è viva: essa è Principio divitaCausa e Sorgente unica di vita. Ogni vivente deve contemplarla elodarla: è Vita che trabocca vita ».(109)

Anche noicome il Salmistanella preghiera quotidianaindividuale e comunitarialodiamo e benediciamo Dio nostro Padreche ciha tessuti nel seno materno e ci ha visti e amati quando ancora eravamoinformi (cf. Sal 139/13813. 15-16)ed esclamiamo con gioiaincontenibile: « Ti lodoperché mi hai fatto come unprodigio; sono stupende le tue operetu mi conosci fino in fondo » (Sal139/13814). Sì« questa vita mortale ènonostante i suoi travaglii suoi oscuri misterile sue sofferenzelasua fatale caducitàun fatto bellissimoun prodigio sempreoriginale e commoventeun avvenimento degno d'essere cantato in gaudio ein gloria ».(110) Di piùl'uomo e la sua vita non ci appaionosolo come uno dei prodigi più alti della creazione: all'uomo Dio haconferito una dignità quasi divina (cf. Sal 86-7). Inogni bimbo che nasce e in ogni uomo che vive o che muore noi riconosciamol'immagine della gloria di Dio: questa gloria noi celebriamo in ogni uomosegno del Dio viventeicona di Gesù Cristo.

Siamo chiamati ad esprimere stupore e gratitudine per la vita ricevutain dono e ad accoglieregustare e comunicare il Vangelo della vitanon solo con la preghiera personale e comunitariama soprattutto conle celebrazioni dell'anno liturgico. Sono qui da ricordare inparticolare i Sacramentisegni efficaci della presenza edell'azione salvifica del Signore Gesù nell'esistenza cristiana:essi rendono gli uomini partecipi della vita divinaassicurando lorol'energia spirituale necessaria per realizzare nella sua piena veritàil significato del viveredel soffrire e del morire. Grazie ad unagenuina riscoperta del senso dei riti e ad una loro adeguatavalorizzazionele celebrazioni liturgichesoprattutto quellesacramentalisaranno sempre più in grado di esprimere la veritàpiena sulla nascitala vitala sofferenza e la morteaiutando a viverequeste realtà come partecipazione al mistero pasquale di Cristomorto e risorto.

85. Nella celebrazione del Vangelo della vita occorre saperapprezzaree valorizzare anche i gesti e i simbolidi cui sono ricche le diversetradizioni e consuetudini culturali e popolari. Sono momenti e formedi incontro con cuinei diversi Paesi e culturesi manifestano la gioiaper una vita che nasceil rispetto e la difesa di ogni esistenza umanala cura per chi soffre o è nel bisognola vicinanza all'anziano oal morentela condivisione del dolore di chi è nel luttolasperanza e il desiderio dell'immortalità.

In questa prospettivaaccogliendo anche il suggerimento offerto daiCardinali nel Concistoro del 1991propongo che si celebri ogni anno nellevarie Nazioni una Giornata per la Vita quale già si attuaad iniziativa di alcune Conferenze Episcopali. È necessario chetale Giornata venga preparata e celebrata con l'attiva partecipazione ditutte le componenti della Chiesa locale. Suo scopo fondamentale èquello di suscitarenelle coscienzenelle famiglienella Chiesa e nellasocietà civileil riconoscimento del senso e del valore della vitaumana in ogni suo momento e condizioneponendo particolarmente al centrodell'attenzione la gravità dell'aborto e dell'eutanasiasenzatuttavia trascurare gli altri momenti e aspetti della vitache meritanodi essere presi di volta in volta in attenta considerazionesecondoquanto suggerito dall'evolversi della situazione storica.

86. Nella logica del culto spirituale gradito a Dio (cf. Rm 121)la celebrazione del Vangelo della vita chiede di realizzarsisoprattutto nell'esistenza quotidianavissuta nell'amore per glialtri e nella donazione di se stessi. Sarà così tutta lanostra esistenza a farsi accoglienza autentica e responsabile del donodella vita e lode sincera e riconoscente a Dio che ci ha fatto tale dono.È quanto già avviene in tantissimi gesti di donazionespesso umile e nascostacompiuti da uomini e donnebambini e adultigiovani e anzianisani e ammalati.

È in questo contestoricco di umanità e di amorechenascono anche i gesti eroici. Essi sono la celebrazione piùsolenne del Vangelo della vitaperché lo proclamano con ildono totale di sé; sono la manifestazione luminosa del grado piùelevato di amoreche è dare la vita per la persona amata (cf. Gv1513); sono la partecipazione al mistero della Crocenella qualeGesù svela quanto valore abbia per lui la vita di ogni uomo e comequesta si realizzi in pienezza nel dono sincero di sé. Al di làdei fatti clamorosic'è l'eroismo del quotidianofatto di piccolio grandi gesti di condivisione che alimentano un'autentica cultura dellavita. Tra questi gesti merita particolare apprezzamento la donazione diorgani compiuta in forme eticamente accettabiliper offrire unapossibilità di salute e perfino di vita a malati talvolta privi disperanza.

A tale eroismo del quotidiano appartiene la testimonianza silenziosamaquanto mai feconda ed eloquentedi « tutte le madri coraggiosechesi dedicano senza riserve alla propria famigliache soffrono nel darealla luce i propri figlie poi sono pronte ad intraprendere ogni faticaad affrontare ogni sacrificioper trasmettere loro quanto di meglio essecustodiscono in sé ».(111) Nel vivere la loro missione «non sempre queste madri eroiche trovano sostegno nel loro ambiente. Anzii modelli di civiltàspesso promossi e propagati dai mezzi dicomunicazionenon favoriscono la maternità. Nel nome del progressoe della modernità vengono presentati come ormai superati i valoridella fedeltàdella castitàdel sacrificionei quali sisono distinte e continuano a distinguersi schiere di spose e di madricristiane... Vi ringraziamomadri eroicheper il vostro amoreinvincibile! Vi ringraziamo per l'intrepida fiducia in Dio e nel suoamore. Vi ringraziamo per il sacrificio della vostra vita... Cristo nelMistero pasquale vi restituisce il dono che gli avete fatto. Egli infattiha il potere di restituirvi la vita che gli avete portato in offerta ».(112)

« Che giovafratelli miei se uno dice di avere la fede ma nonha le opere? » (Gc 214): servire il Vangelo dellavita

87. In forza della partecipazione alla missione regale di Cristoilsostegno e la promozione della vita umana devono attuarsi mediante il serviziodella caritàche si esprime nella testimonianza personalenelle diverse forme di volontariatonell'animazione sociale enell'impegno politico. Èquesta un'esigenza particolarmentepressante nell'ora presentenella quale la « cultura della morte» così fortemente si contrappone alla « cultura dellavita » e spesso sembra avere il sopravvento. Ancor primaperòè un'esigenza che nasce dalla « fede che opera per mezzo dellacarità » (Gal 56)come ci ammonisce la Lettera diGiacomo: « Che giovafratelli mieise uno dice di avere la fede manon ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratelloo una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno divoi dice loro: "Andatevene in paceriscaldatevi e saziatevi"ma non date loro il necessario per il corpoche giova? Così anchela fede: se non ha le opereè morta in se stessa » (214-17).

Nel servizio della carità c'è un atteggiamento che cideve animare e contraddistinguere: dobbiamo prenderci cura dell'altroin quanto persona affidata da Dio alla nostra responsabilità. Comediscepoli di Gesùsiamo chiamati a farci prossimi di ogni uomo(cf. Lc 1029-37)riservando una speciale preferenza a chi èpiù poverosolo e bisognoso. Proprio attraverso l'aiutoall'affamatoall'assetatoal forestieroall'ignudoal malatoalcarcerato — come pure al bambino non ancora natoall'anzianosofferente o vicino alla morte — ci è dato di servire Gesùcome Egli stesso ha dichiarato: « Ogni volta che avete fatto questecose a uno solo di questi miei fratelli più piccolil'avete fattoa me » (Mt 2540). Per questonon possiamo non sentirciinterpellati e giudicati dalla pagina sempre attuale di san GiovanniCrisostomo: « Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quandosi trova nudo. Non rendergli onore qui nel tempio con stoffe di setaperpoi trascurarlo fuoridove patisce freddo e nudità ».(113)

Il servizio della carità nei riguardi della vita deve essereprofondamente unitario: non può tollerare unilateralismi ediscriminazioniperché la vita umana è sacra e inviolabilein ogni sua fase e situazione; essa è un bene indivisibile. Sitratta dunque di « prendersi cura » di tutta la vita e dellavita di tutti. Anziancora più profondamentesi tratta diandare fino alle radici stesse della vita e dell'amore.

Proprio partendo da un amore profondo per ogni uomo e donnasi èsviluppata lungo i secoli una straordinaria storia di caritàche ha introdotto nella vita ecclesiale e civile numerose strutture diservizio alla vitache suscitano l'ammirazione di ogni osservatore nonprevenuto. È una storia checon rinnovato senso di responsabilitàogni comunità cristiana deve continuare a scrivere con unamolteplice azione pastorale e sociale. In tal senso si devono mettere inatto forme discrete ed efficaci diaccompagnamento della vita nascentecon una speciale vicinanza a quelle mamme cheanche senza il sostegnodel padrenon temono di mettere al mondo il loro bambino e di educarlo.Analoga cura deve essere riservata alla vita nella marginalità onella sofferenzaspecie nelle sue fasi finali.

88. Tutto questo comporta una paziente e coraggiosa opera educativache solleciti tutti e ciascuno a farsi carico dei pesi degli altri(cf. Gal 62); richiede una continua promozione di vocazionial servizioin particolare tra i giovani; implica la realizzazione diprogetti e iniziative concretestabili ed evangelicamenteispirate.

Molteplici sono gli strumenti da valorizzare con competenza eserietà di impegno. Alle sorgenti della vitai centri per imetodi naturali di regolazione della fertilità vanno promossicome un valido aiuto per la paternità e maternitàresponsabilinella quale ogni personaa cominciare dal figlioèriconosciuta e rispettata per se stessa e ogni scelta è animata eguidata dal criterio del dono sincero di sé. Anche i consultorimatrimoniali e familiarimediante la loro specifica azione diconsulenza e di prevenzionesvolta alla luce di un'antropologia coerentecon la visione cristiana della personadella coppia e della sessualitàcostituiscono un prezioso servizio per riscoprire il senso dell'amore edella vita e per sostenere e accompagnare ogni famiglia nella sua missionedi « santuario della vita ». A servizio della vita nascente sipongono pure i centri di aiuto alla vita e le case o i centri diaccoglienza della vita. Grazie alla loro operanon poche madri nubilie coppie in difficoltà ritrovano ragioni e convinzioni e incontranoassistenza e sostegno per superare disagi e paure nell'accogliere una vitanascente o appena venuta alla luce.

Di fronte alla vita in condizioni di disagiodi devianzadi malattia edi marginalitàaltri strumenti — come le comunitàdi recupero per tossicodipendentile comunità alloggio per iminori o per i malati mentalii centri di cura e accoglienza per malatidi AIDSle cooperative di solidarietà soprattutto per i disabili— sono espressione eloquente di ciò che la carità sainventare per dare a ciascuno ragioni nuove di speranza e possibilitàconcrete di vita.

Quando poi l'esistenza terrena volge al termineè ancora lacarità a trovare le modalità più opportune perchégli anziani specialmente se non autosufficientie i cosiddettimalati terminali possano godere di un'assistenza veramente umana ericevere risposte adeguate alle loro esigenzein particolare alla loroangoscia e solitudine. Insostituibile è in questi casi il ruolodelle famiglie; ma esse possono trovare grande aiuto nelle strutturesociali di assistenza equando necessarionel ricorso alle curepalliativeavvalendosi degli idonei servizi sanitari e socialioperanti sia nei luoghi di ricovero e cura pubblici che a domicilio.

In particolaredeve essere riconsiderato il ruolo degli ospedalidelle cliniche e delle case di cura: la loro veraidentità non è solo quella di strutture nelle quali ci siprende cura dei malati e dei morentima anzitutto quella di ambienti neiquali la sofferenzail dolore e la morte vengono riconosciuti edinterpretati nel loro significato umano e specificamente cristiano. Inmodo speciale tale identità deve mostrarsi chiara ed efficace negliistituti dipendenti da religiosi ocomunquelegati alla Chiesa.

89. Queste strutture e luoghi di servizio alla vitae tutte le altreiniziative di sostegno e solidarietà che le situazioni potranno divolta in volta suggerirehanno bisogno di essere animate da personegenerosamente disponibili e profondamente consapevoli di quantodecisivo sia il Vangelo della vita per il bene dell'individuo edella società.

Peculiare è la responsabilità affidata agli operatorisanitari: medicifarmacistiinfermiericappellanireligiosi ereligioseamministratori e volontari. La loro professione li vuolecustodi e servitori della vita umana. Nel contesto culturale e socialeodiernonel quale la scienza e l'arte medica rischiano di smarrire laloro nativa dimensione eticaessi possono essere talvolta fortementetentati di trasformarsi in artefici di manipolazione della vita oaddirittura in operatori di morte. Di fronte a tale tentazione la lororesponsabilità è oggi enormemente accresciuta e trova la suaispirazione più profonda e il suo sostegno più forte proprionell'intrinseca e imprescindibile dimensione etica della professionesanitariacome già riconosceva l'antico e sempre attuale giuramentodi Ippocratesecondo il quale ad ogni medico è chiesto diimpegnarsi per il rispetto assoluto della vita umana e della sua sacralità.

Il rispetto assoluto di ogni vita umana innocente esige anchel'eserciziodell'obiezione di coscienza di fronte all'aborto procurato eall'eutanasia. Il « far morire » non può mai essereconsiderato come una cura medicaneppure quando l'intenzione fosse soloquella di assecondare una richiesta del paziente: èpiuttostolanegazione della professione sanitaria che si qualifica come unappassionato e tenace « sì » alla vita. Anche la ricercabiomedicacampo affascinante e promettente di nuovi grandi benefici perl'umanitàdeve sempre rifiutare sperimentazioniricerche oapplicazioni chemisconoscendo l'inviolabile dignità dell'essereumanocessano di essere a servizio degli uomini e si trasformano in realtàchementre sembrano soccorrerlili opprimono.

90. Uno specifico ruolo sono chiamate a svolgere le personeimpegnate nel volontariato: esse offrono un apporto prezioso nelservizio alla vitaquando sanno coniugare capacità professionale eamore generoso e gratuito. Il Vangelo della vita le spinge adelevare i sentimenti di semplice filantropia all'altezza della caritàdi Cristo; a riconquistare ogni giornotra fatiche e stanchezzelacoscienza della dignità di ogni uomo; ad andare alla scoperta deibisogni delle persone iniziando — se necessario — nuovi camminilà dove più urgente è il bisogno e più debolisono l'attenzione e il sostegno.

Il realismo tenace della carità esige che il Vangelo dellavita sia servito anche mediante forme di animazione sociale e diimpegno politicodifendendo e proponendo il valore della vita nellenostre società sempre più complesse e pluraliste. Singolifamigliegruppirealtà associative hannosia pure a titolo ein modi diversiuna responsabilità nell'animazione sociale enell'elaborazione di progetti culturalieconomicipolitici e legislativichenel rispetto di tutti e secondo la logica della convivenzademocraticacontribuiscano a edificare una società nella quale ladignità di ogni persona sia riconosciuta e tutelatae la vita ditutti sia difesa e promossa.

Tale compito grava in particolare sui responsabili della cosapubblica. Chiamati a servire l'uomo e il bene comunehanno il doveredi compiere scelte coraggiose a favore della vitainnanzituttonell'ambito delle disposizioni legislative. In un regimedemocraticoove le leggi e le decisioni si formano sulla base delconsenso di moltipuò attenuarsi nella coscienza dei singoli chesono investiti di autorità il senso della responsabilitàpersonale. Ma a questa nessuno può mai abdicaresoprattutto quandoha un mandato legislativo o decisionaleche lo chiama a rispondere a Dioalla propria coscienza e all'intera società di scelte eventualmentecontrarie al vero bene comune. Se le leggi non sono l'unico strumento perdifendere la vita umanaesse però svolgono un ruolo moltoimportante e talvolta determinante nel promuovere una mentalità eun costume. Ripeto ancora una volta che una norma che viola il dirittonaturale alla vita di un innocente è ingiusta ecome talenon puòavere valore di legge. Per questo rinnovo con forza il mio appello a tuttii politici perché non promulghino leggi chemisconoscendo ladignità della personaminano alla radice la stessa convivenzacivile.

La Chiesa sa chenel contesto di democrazie pluralisteper la presenzadi forti correnti culturali di diversa impostazioneè difficileattuare un'efficace difesa legale della vita. Mossa tuttavia dallacertezza che la verità morale non può non avere un'econell'intimo di ogni coscienzaessa incoraggia i politicicominciando daquelli cristiania non rassegnarsi e a compiere quelle scelte chetenendo conto delle possibilità concreteportino a ristabilire unordine giusto nell'affermazione e promozione del valore della vita. Inquesta prospettivaoccorre rilevare che non basta eliminare le leggiinique. Si dovranno rimuovere le cause che favoriscono gli attentati allavitasoprattutto assicurando il dovuto sostegno alla famiglia e allamaternità: la politica familiare deve essere perno emotore di tutte le politiche sociali. Pertantooccorre avviareiniziative sociali e legislative capaci di garantire condizioni diautentica libertà nella scelta in ordine alla paternità ealla maternità; inoltre è necessario reimpostare lepolitiche lavorativeurbanisticheabitative e dei serviziperchési possano conciliare tra loro i tempi del lavoro e quelli della famigliae diventi effettivamente possibile la cura dei bambini e degli anziani.

91. Un capitolo importante della politica per la vita ècostituito oggi dalla problematica demografica. Le pubblicheautorità hanno certo la responsabilità di prendere «iniziative al fine di orientare la demografia della popolazione »;(114) ma tali iniziative devono sempre presupporre e rispettare laresponsabilità primaria ed inalienabile dei coniugi e dellefamiglie e non possono ricorrere a metodi non rispettosi della persona edei suoi diritti fondamentalia cominciare dal diritto alla vita di ogniessere umano innocente. Èquindimoralmente inaccettabile cheper regolare le nascitesi incoraggi o addirittura si imponga l'uso dimezzi come la contraccezionela sterilizzazione e l'aborto.

Ben altre sono le vie per risolvere il problema demografico: i Governi ele varie istituzioni internazionali devono innanzitutto mirare allacreazione di condizioni economichesocialimedico-sanitarie e culturaliche consentano agli sposi di fare le loro scelte procreative in pienalibertà e con vera responsabilità; devono poi sforzarsi di «potenzia re le possibilità e distribuire con maggiore giustizia lericchezzeaffinché tutti possano partecipare equamente ai beni delcreato. Occorre creare soluzioni a livello mondialeinstaurandoun'autentica economia di comunione e condivisione dei benisiasul piano internazionale che su quello nazionale ».(115) Questa sola èla strada che rispetta la dignità delle persone e delle famiglieoltre che l'autentico patrimonio culturale dei popoli.

Vasto e complesso è dunque il servizio al Vangelo della vita.Esso ci appare sempre più come ambito prezioso e favorevole per unafattiva collaborazione con i fratelli delle altre Chiese e Comunitàecclesiali nella linea di quell'ecumenismo delle opere che ilConcilio Vaticano II ha autorevolmente incoraggiato.(116) Essoinoltresi presenta come spazio provvidenziale per il dialogo e la collaborazionecon i seguaci di altre religioni e con tutti gli uomini di buona volontà:la difesa e la promozione della vita non sono monopolio di nessunomacompito e responsabilità di tutti. La sfida che ci sta difrontealla vigilia del terzo millennioè ardua: solo la concordecooperazione di quanti credono nel valore della vita potrà evitareuna sconfitta della civiltà dalle conseguenze imprevedibili.

« Dono del Signore sono i figliè sua grazia il fruttodel grembo » (Sal 126/1253): la famiglia «santuario della vita »

92. All'interno del « popolo della vita e per la vita »decisivaè la responsabilità della famiglia: è unaresponsabilità che scaturisce dalla sua stessa natura — quelladi essere comunità di vita e di amorefondata sul matrimonio —e dalla sua missione di « custodirerivelare e comunicare l'amore ».(117)È in questione l'amore stesso di Diodel quale i genitori sonocostituiti collaboratori e quasi interpreti nel trasmettere la vita enell'educarla secondo il suo progetto di Padre.(118) È quindil'amore che si fa gratuitàaccoglienzadonazione: nella famigliaciascuno è riconosciutorispettato e onorato perché èpersona ese qualcuno ha più bisognopiù intensa e piùvigile è la cura nei suoi confronti.

La famiglia è chiamata in causa nell'intero arco di esistenza deisuoi membridalla nascita alla morte. Essa è veramente « ilsantuariodella vita...il luogo in cui la vitadono di Diopuò essereadeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui èespostae può svilupparsi secondo le esigenze di un'autenticacrescita umana ».(119) Per questodeterminante e insostituibileè il ruolo della famiglia nel costruire la cultura della vita.

Come chiesa domesticala famiglia è chiamata adannunciarecelebrare e servire il Vangelo della vita. È uncompito che riguarda innanzitutto i coniugichiamati ad esseretrasmettitori della vitasulla base di una sempre rinnovata consapevolezzadel senso della generazionecome evento privilegiato nel quale simanifesta che la vita umana è un dono ricevuto per essere a suavolta donato. Nella procreazione di una nuova vita i genitoriavvertono che il figlio « se è frutto della loro reciprocadonazione d'amoreèa sua voltaun dono per ambedueun dono chescaturisce dal dono ».(120)

È soprattutto attraverso l'educazione dei figli che lafamiglia assolve la sua missione di annunciare il Vangelo della vita.Con la parola e con l'esempionella quotidianità dei rapportie delle scelte e mediante gesti e segni concretii genitori iniziano iloro figli alla libertà autenticache si realizza nel dono sincerodi sée coltivano in loro il rispetto dell'altroil senso dellagiustizial'accoglienza cordialeil dialogoil servizio generosolasolidarietà e ogni altro valore che aiuti a vivere la vita come undono. L'opera educativa dei genitori cristiani deve farsi servizio allafede dei figli e aiuto loro offerto perché adempiano la vocazionericevuta da Dio. Rientra nella missione educativa dei genitori insegnare etestimoniare ai figli il vero senso del soffrire e del morire: lo potrannofare se sapranno essere attenti ad ogni sofferenza che trovano intorno a séeprima ancorase sapranno sviluppare atteggiamenti di vicinanzaassistenza e condivisione verso malati e anziani nell'ambito familiare.

93. La famigliainoltrecelebra il Vangelo della vita con lapreghiera quotidianaindividuale e familiare: con essa loda eringrazia il Signore per il dono della vita ed invoca luce e forza peraffrontare i momenti di difficoltà e di sofferenzasenza maismarrire la speranza. Ma la celebrazione che dà significato ad ognialtra forma di preghiera e di culto è quella che s'esprime nell'esistenzaquotidiana della famigliase è un'esistenza fatta di amore edonazione.

La celebrazione si trasforma così in un servizio al Vangelodella vitache si esprime attraverso la solidarietàsperimentata dentro e intorno alla famiglia come attenzione premurosavigile e cordiale nelle azioni piccole e umili di ogni giorno.Un'espressione particolarmente significativa di solidarietà tra lefamiglie è la disponibilità all'adozione oall'affidamento dei bambini abbandonati dai loro genitori o comunquein situazioni di grave disagio. Il vero amore paterno e materno sa andareal di là dei legami della carne e del sangue ed accogliere anchebambini di altre famiglieoffrendo ad essi quanto è necessario perla loro vita ed il loro pieno sviluppo. Tra le forme di adozionemeritadi essere proposta anche l'adozione a distanzada preferire neicasi in cui l'abbandono ha come unico motivo le condizioni di grave povertàdella famiglia. Con tale tipo di adozioneinfattisi offrono ai genitorigli aiuti necessari per mantenere ed educare i propri figlisenza doverlisradicare dal loro ambiente naturale.

Intesa come « determinazione ferma e perseverante di impegnarsi peril bene comune »(121) la solidarietà chiede di attuarsi ancheattraverso forme di partecipazione sociale e politica. Diconseguenzaservire il Vangelo della vita comporta che lefamigliespecie partecipando ad apposite associazionisi adoperinoaffinché le leggi e le istituzioni dello Stato non ledano in nessunmodo il diritto alla vitadal concepimento alla morte naturalema lodifendano e lo promuovano.

94. Un posto particolare va riconosciuto agli anziani. Mentre inalcune culture la persona più avanzata in età rimaneinserita nella famiglia con un ruolo attivo importantein altre cultureinvece chi è vecchio è sentito come un peso inutile e vieneabbandonato a se stesso: in simile contesto può sorgere piùfacilmente la tentazione di ricorrere all'eutanasia.

L'emarginazione o addirittura il rifiuto degli anziani sonointollerabili. La loro presenza in famigliao almeno la vicinanza ad essidella famiglia quando per la ristrettezza degli spazi abitativi o peraltri motivi tale presenza non fosse possibilesono di fondamentaleimportanza nel creare un clima di reciproco scambio e di arricchentecomunicazione fra le varie età della vita. È importanteperciòche si conservio si ristabilisca dove è andatosmarritouna sorta di « patto » tra le generazionicosìche i genitori anzianigiunti al termine del loro camminopossanotrovare nei figli l'accoglienza e la solidarietà che essi hannoavuto nei loro confronti quando s'affacciavano alla vita: lo esigel'obbedienza al comando divino di onorare il padre e la madre (cf. Es2012; Lv 193). Ma c'è di più. L'anziano non èda considerare solo oggetto di attenzionevicinanza e servizio. Anch'egliha un prezioso contributo da portare al Vangelo della vita. Grazieal ricco patrimonio di esperienza acquisito lungo gli annipuò edeve essere dispensatore di sapienzatestimone di speranza e di carità.

Se è vero che « l'avvenire dell'umanità passaattraverso la famiglia »(122) si deve riconoscere che le odiernecondizioni socialieconomiche e culturali rendono spesso più arduoe faticoso il compito della famiglia nel servire la vita. Perchépossa realizzare la sua vocazione di « santuario della vita »quale cellula di una società che ama e accoglie la vitaènecessario e urgente che la famiglia stessa sia aiutata e sostenuta.Le società e gli Stati le devono assicurare tutto quelsostegnoanche economico che è necessario perché lefamiglie possano rispondere in modo più umano ai propri problemi.Da parte sua la Chiesa deve promuovere instancabilmente una pastoralefamiliare capace di stimolare ogni famiglia a riscoprire e vivere congioia e con coraggio la sua missione nei confronti del Vangelo dellavita.

« Comportatevi come i figli della luce » (Ef 58): per realizzare una svolta culturale

95. « Comportatevi come i figli della luce... Cercate ciòche è gradito al Signoree non partecipate alle opere infruttuosedelle tenebre » (Ef 58.10-11). Nell'odierno contestosocialesegnato da una drammatica lotta tra la « cultura della vita »e la « cultura della morte »occorre far maturare un fortesenso criticocapace di discernere i veri valori e le autenticheesigenze.

Urgono una generale mobilitazione delle coscienze e un comunesforzo eticoper mettere in atto una grande strategia a favoredella vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita:nuovaperché in grado di affrontare e risolvere gli ineditiproblemi di oggi circa la vita dell'uomo; nuovaperché fattapropria con più salda e operosa convinzione da parte di tutti icristiani; nuovaperché capace di suscitare un serio e coraggiosoconfronto culturale con tutti. L'urgenza di questa svolta culturale èlegata alla situazione storica che stiamo attraversandoma si radicanella stessa missione evangelizzatricepropria della Chiesa. Il Vangeloinfattimira a « trasformare dal di dentrorendere nuova l'umanità»; (123) è come il lievito che fermenta tutta la pasta (cf.Mt 1333) ecome taleè destinato a permeare tutte leculture e ad animarle dall'interno(124) perché esprimano l'interaverità sull'uomo e sulla sua vita.

Si deve cominciare dal rinnovare la cultura della vita all'internodelle stesse comunità cristiane. Troppo spesso i credentiperfino quanti partecipano attivamente alla vita ecclesialecadono in unasorta di dissociazione tra la fede cristiana e le sue esigenze etiche ariguardo della vitagiungendo così al soggettivismo morale e ataluni comportamenti inaccettabili. Dobbiamo allora interrogarcicongrande lucidità e coraggiosu quale cultura della vita sia oggidiffusa tra i singoli cristianile famigliei gruppi e le comunitàdelle nostre Diocesi. Con altrettanta chiarezza e decisionedobbiamoindividuare quali passi siamo chiamati a compiere per servire la vitasecondo la pienezza della sua verità. Nello stesso tempodobbiamopromuovere un confronto serio e approfondito con tuttianche con i noncredentisui problemi fondamentali della vita umananei luoghidell'elaborazione del pensierocome nei diversi ambiti professionali e làdove si snoda quotidianamente l'esistenza di ciascuno.

96. Il primo e fondamentale passo per realizzare questa svolta culturaleconsiste nella formazione della coscienza morale circa il valoreincommensurabile e inviolabile di ogni vita umana. È di sommaimportanza riscoprire il nesso inscindibile tra vita e libertà.Sono beni indivisibili: dove è violato l'unoanche l'altrofinisce per essere violato. Non c'è libertà vera dove lavita non è accolta e amata; e non c'è vita piena se nonnella libertà. Ambedue queste realtà hanno poi unriferimento nativo e peculiareche le lega indissolubilmente: lavocazione all'amore. Questo amorecome dono sincero di sé(125) èil senso più vero della vita e della libertà della persona.

Non meno decisiva nella formazione della coscienza è lariscoperta del legame costitutivo che unisce la libertà alla verità.Come ho ribadito più voltesradicare la libertà dallaverità oggettiva rende impossibile fondare i diritti della personasu una solida base razionale e pone le premesse perché nella societàsi affermino l'arbitrio ingovernabile dei singoli o il totalitarismomortificante del pubblico potere.(126)

È essenziale allora che l'uomo riconosca l'originaria evidenzadella sua condizione di creaturache riceve da Dio l'essere e la vitacome un dono e un compito: solo ammettendo questa sua nativa dipendenzanell'esserel'uomo può realizzare in pienezza la sua vita e la sualibertà e insieme rispettare fino in fondo la vita e la libertàdi ogni altra persona. Qui soprattutto si svela che « al centro diogni cultura sta l'atteggiamento che l'uomo assume davanti al mistero piùgrande: il mistero di Dio ».(127) Quando si nega Dio e si vive comese Egli non esistesseo comunque non si tiene conto dei suoicomandamentisi finisce facilmente per negare o compromettere anche ladignità della persona umana e l'inviolabilità della suavita.

97. Alla formazione della coscienza è strettamente connessal'operaeducativache aiuta l'uomo ad essere sempre più uomolointroduce sempre più profondamente nella veritàloindirizza verso un crescente rispetto della vitalo forma alle giusterelazioni tra le persone.

In particolareè necessario educare al valore della vitacominciandodalle sue stesse radici. È un'illusione pensare di potercostruire una vera cultura della vita umanase non si aiutano i giovani acogliere e a vivere la sessualitàl'amore e l'intera esistenzasecondo il loro vero significato e nella loro intima correlazione. Lasessualitàricchezza di tutta la persona« manifesta il suointimo significato nel portare la persona al dono di sé nell'amore ».(128)La banalizzazione della sessualità è tra i principalifattori che stanno all'origine del disprezzo della vita nascente: solo unamore vero sa custodire la vita. Non ci si puòquindiesimeredall'offrire soprattutto agli adolescenti e ai giovani l'autentica educazionealla sessualità e all'amoreun'educazione implicante la formazionealla castitàquale virtù che favorisce la maturitàdella persona e la rende capace di rispettare il significato «sponsale » del corpo.

L'opera di educazione alla vita comporta la formazione dei coniugialla procreazione responsabile. Questanel suo vero significatoesige che gli sposi siano docili alla chiamata del Signore e agiscano comefedeli interpreti del suo disegno: ciò avviene con l'apriregenerosamente la famiglia a nuove vitee comunque rimanendo inatteggiamento di apertura e di servizio alla vita anche quandoper serimotivi e nel rispetto della legge moralei coniugi scelgono di evitaretemporaneamente o a tempo indeterminato una nuova nascita. La legge moraleli obbliga in ogni caso a governare le tendenze dell'istinto e dellepassioni e a rispettare le leggi biologiche iscritte nella loro persona.Proprio tale rispetto rende legittimoa servizio della responsabilitànel procreareil ricorso ai metodi naturali di regolazione dellafertilità: essi vengono sempre meglio precisati dal punto divista scientifico e offrono possibilità concrete per scelte inarmonia con i valori morali. Una onesta considerazione dei risultatiraggiunti dovrebbe far cadere pregiudizi ancora troppo diffusi econvincere i coniugi nonché gli operatori sanitari e sociali circal'importanza di un'adeguata formazione al riguardo. La Chiesa èriconoscente verso coloro che con sacrificio personale e dedizione spessomisconosciuta si impegnano nella ricerca e nella diffusione di talimetodipromovendo al tempo stesso un'educazione ai valori morali che illoro uso suppone.

L'opera educativa non può non prendere in considerazioneanche la sofferenza e la morte. In realtàesse fanno partedell'esperienza umanaed è vanooltre che fuorviantecercare dicensurarle e rimuoverle. Ciascuno invece deve essere aiutato a cogliernenella concreta e dura realtàil mistero profondo. Anche il doloree la sofferenza hanno un senso e un valorequando sono vissuti in strettaconnessione con l'amore ricevuto e donato. In questa prospettiva ho volutoche si celebrasse ogni anno la Giornata Mondiale del Malatosottolineando« l'indole salvifica dell'offerta della sofferenzache vissuta incomunione con Cristo appartiene all'essenza stessa della redenzione ».(129)Del resto perfino la morte è tutt'altro che un'avventura senzasperanza: è la porta dell'esistenza che si spalanca sull'eternitàeper quanti la vivono in Cristoè esperienza di partecipazioneal suo mistero di morte e risurrezione.

98. In sintesipossiamo dire che la svolta culturale qui auspicataesige da tutti il coraggio di assumere un nuovo stile di vita ches'esprime nel porre a fondamento delle scelte concrete — a livellopersonalefamiliaresociale e internazionale — la giusta scala deivalori: il primato dell'essere sull'avere(130) della personasulle cose.(131) Questo rinnovato stile di vita implica anche ilpassaggio dall'indifferenza all'interessamento per l'altro e dalrifiuto alla sua accoglienza: gli altri non sono concorrenti da cuidifendercima fratelli e sorelle con cui essere solidali; sono da amareper se stessi; ci arricchiscono con la loro stessa presenza.

Nella mobilitazione per una nuova cultura della vita nessuno si devesentire escluso: tutti hanno un ruolo importante da svolgere. Insiemecon quello delle famiglieparticolarmente prezioso è il compitodegli insegnanti e degli educatori. Molto dipenderàda loro se i giovaniformati ad una vera libertàsaprannocustodire dentro di sé e diffondere intorno a sé idealiautentici di vita e sapranno crescere nel rispetto e nel servizio di ognipersonain famiglia e nella società.

Anche gli intellettuali possono fare molto per costruire unanuova cultura della vita umana. Un compito particolare spetta agliintellettuali cattolicichiamati a rendersi attivamente presentinelle sedi privilegiate dell'elaborazione culturalenel mondo dellascuola e delle universitànegli ambienti della ricerca scientificae tecnicanei luoghi della creazione artistica e della riflessioneumanistica. Alimentando il loro genio e la loro azione alle chiare linfedel Vangelosi devono impegnare a servizio di una nuova cultura dellavita con la produzione di contributi seridocumentati e capaci di imporsiper i loro pregi al rispetto e all'interesse di tutti. Proprio in questaprospettiva ho istituito la Pontificia Accademia per la Vita conil compito di « studiareinformare e formare circa i principaliproblemi di biomedicina e di dirittorelativi alla promozione e alladifesa della vitasoprattutto nel diretto rapporto che essi hanno con lamorale cristiana e le direttive del magistero della Chiesa ».(132)Uno specifico apporto dovrà venire anche dalle Universitàin particolare da quellecattolichee dai CentriIstitutie Comitati di bioetica.

Grande e grave è la responsabilità degli operatori deimass mediachiamati ad adoperarsi perché i messaggi trasmessicon tanta efficacia contribuiscano alla cultura della vita. Devono allorapresentare esempi alti e nobili di vita e dare spazio alle testimonianzepositive e talvolta eroiche di amore all'uomo; proporre con granderispetto i valori della sessualità e dell'amoresenza indugiare suciò che deturpa e svilisce la dignità dell'uomo. Nellalettura della realtàdevono rifiutare di mettere in risalto quantopuò insinuare o far crescere sentimenti o atteggiamenti diindifferenzadi disprezzo o di rifiuto nei confronti della vita. Nellascrupolosa fedeltà alla verità dei fattisono chiamati aconiugare insieme la libertà di informazioneil rispetto di ognipersona e un profondo senso di umanità.

99. Nella svolta culturale a favore della vita le donne hannouno spazio di pensiero e di azione singolare e forse determinante: tocca aloro di farsi promotrici di un « nuovo femminismo » chesenzacadere nella tentazione di rincorrere modelli « maschilisti »sappia riconoscere ed esprimere il vero genio femminile in tutte lemanifestazioni della convivenza civileoperando per il superamento diogni forma di discriminazionedi violenza e di sfruttamento.

Riprendendo le parole del messaggio conclusivo del Concilio Vaticano IIrivolgo anch'io alle donne il pressante invito: « Riconciliategli uomini con la vita ».(133) Voi siete chiamate atestimoniare il senso dell'amore autenticodi quel dono di sée di quella accoglienza dell'altro che si realizzano in modo specificonella relazione coniugalema che devono essere l'anima di ogni altrarelazione interpersonale. L'esperienza della maternità favorisce invoi una sensibilità acuta per l'altra persona enel contempoviconferisce un compito particolare: « La maternità contiene insé una speciale comunione col mistero della vitache matura nelseno della donna... Questo modo unico di contatto col nuovo uomo che sista formando crea a sua volta un atteggiamento verso l'uomo — nonsolo verso il proprio figlioma verso l'uomo in genere — tale dacaratterizzare profondamente tutta la personalità della donna ».(134)La madreinfattiaccoglie e porta in sé un altrogli dàmodo di crescere dentro di ségli fa spaziorispettandolo nellasua alterità. Cosìla donna percepisce e insegna che lerelazioni umane sono autentiche se si aprono all'accoglienza dell'altrapersonariconosciuta e amata per la dignità che le deriva dalfatto di essere persona e non da altri fattoriquali l'utilitàlaforzal'intelligenzala bellezzala salute. Questo è ilcontributo fondamentale che la Chiesa e l'umanità si attendonodalle donne. Ed è la premessa insostituibile per un'autenticasvolta culturale.

Un pensiero speciale vorrei riservare a voidonne che avete fattoricorso all'aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono averinfluito sulla vostra decisionee non dubita che in molti casi s'ètrattato d'una decisione soffertaforse drammatica. Probabilmente laferita nel vostro animo non s'è ancor rimarginata. In realtàquanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto.Non lasciatevi prendereperòdallo scoraggiamento e nonabbandonate la speranza. Sappiate comprenderepiuttostociò chesi è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancoranon l'avete fattoapritevi con umiltà e fiducia al pentimento: ilPadre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la suapace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla èperduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambinoche ora vivenel Signore. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche ecompetentipotrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i piùeloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostroimpegno per la vitacoronato eventualmente dalla nascita di nuovecreature ed esercitato con l'accoglienza e l'attenzione verso chi èpiù bisognoso di vicinanzasarete artefici di un nuovo modo diguardare alla vita dell'uomo.

100. In questo grande sforzo per una nuova cultura della vita siamo sostenutie animati dalla fiducia di chi sa che il Vangelo della vitacomeil Regno di Diocresce e dà i suoi frutti abbondanti (cf. Mc426-29). È certamente enorme la sproporzione che esiste tra imezzinumerosi e potentidi cui sono dotate le forze operanti a sostegnodella « cultura della morte » e quelli di cui dispongono ipromotori di una « cultura della vita e dell'amore ». Ma noisappiamo di poter confidare sull'aiuto di Dioal quale nulla èimpossibile (cf. Mt 1926).

Con questa certezza nel cuoree mosso da accorata sollecitudine per lesorti di ogni uomo e donnaripeto oggi a tutti quanto ho detto allefamiglie impegnate nei loro difficili compiti fra le insidie che leminacciano: (135) èurgente una grande preghiera per la vitache attraversi il mondo intero. Con iniziative straordinarie e nellapreghiera abitualeda ogni comunità cristianada ogni gruppo oassociazioneda ogni famiglia e dal cuore di ogni credentesi elevi unasupplica appassionata a DioCreatore e amante della vita. Gesùstesso ci ha mostrato col suo esempio che preghiera e digiuno sono le armiprincipali e più efficaci contro le forze del male (cf. Mt 41-11) e ha insegnato ai suoi discepoli che alcuni demoni non si scaccianose non in questo modo (cf. Mc 929). Ritroviamodunquel'umiltàe il coraggio di pregare e digiunareper ottenere che la forzache viene dall'Alto faccia crollare i muri di inganni e di menzognechenascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la naturaperversa di comportamenti e di leggi ostili alla vitae apra i loro cuoria propositi e intenti ispirati alla civiltà della vita edell'amore.

« Queste cose vi scriviamoperché la nostra gioia siaperfetta » (1 Gv 14): il Vangelo della vita èper la città degli uomini

101. « Queste cose vi scriviamoperché la nostra gioia siaperfetta » (1 Gv 14). La rivelazione del Vangelo dellavita ci è data come bene da comunicare a tutti: perchétutti gli uomini siano in comunione con noi e con la Trinità (cf.1 Gv 13). Neppure noi potremmo essere nella gioia piena se noncomunicassimo questo Vangelo agli altrima lo tenessimo solo per noistessi.

Il Vangelo della vita non è esclusivamente per icredenti: è per tutti. La questione della vita e della suadifesa e promozione non è prerogativa dei soli cristiani. Anche sedalla fede riceve luce e forza straordinarieessa appartiene ad ognicoscienza umana che aspira alla verità ed è attenta epensosa per le sorti dell'umanità. Nella vita c'èsicuramente un valore sacro e religiosoma in nessun modo esso interpellasolo i credenti: si trattainfattidi un valore che ogni essere umano puòcogliere anche alla luce della ragione e che perciò riguardanecessariamente tutti.

Per questola nostra azione di « popolo della vita e per la vita »domanda di essere interpretata in modo giusto e accolta con simpatia.Quando la Chiesa dichiara che il rispetto incondizionato del diritto allavita di ogni persona innocente — dal concepimento alla sua mortenaturale — è uno dei pilastri su cui si regge ogni societàcivileessa « vuole semplicemente promuovere uno Stato umano.Uno Stato che riconosca come suo primario dovere la difesa dei dirittifondamentali della persona umanaspecialmente di quella più debole».(136)

Il Vangelo della vita è per la città degli uomini.Agire a favore della vita è contribuire al rinnovamentodella società mediante l'edificazione del bene comune. Non èpossibileinfatticostruire il bene comune senza riconoscere e tutelareil diritto alla vitasu cui si fondano e si sviluppano tutti gli altridiritti inalienabili dell'essere umano. Né può avere solidebasi una società che — mentre afferma valori quali la dignitàdella personala giustizia e la pace — si contraddice radicalmenteaccettando o tollerando le più diverse forme di disistima eviolazione della vita umanasoprattutto se debole ed emarginata. Solo ilrispetto della vita può fondare e garantire i beni piùpreziosi e necessari della societàcome la democrazia e la pace.

Infattinon ci può essere vera democraziase non siriconosce la dignità di ogni persona e non se ne rispettano idiritti.

Non ci può essere neppure vera pacese non sidifende e promuove la vitacome ricordava Paolo VI: « Ognidelitto contro la vita è un attentato contro la pacespecialmentese esso intacca il costume del popolo...mentre dove i diritti dell'uomosono realmente professati e pubblicamente riconosciuti e difesila pacediventa l'atmosfera lieta e operosa della convivenza sociale ».(137)

Il « popolo della vita » gioisce di poter condividere contanti altri il suo impegnocosì che sempre più numeroso siail « popolo per la vita » e la nuova cultura dell'amore e dellasolidarietà possa crescere per il vero bene della cittàdegli uomini.


CONCLUSIONE

102. Al termine di questa Enciclicalo sguardo ritorna spontaneamenteal Signore Gesùil « Bambino nato per noi » (cf. Is95) per contemplare in lui « la Vita » che « si èmanifestata » (1 Gv 12). Nel mistero di questa nascita sicompie l'incontro di Dio con l'uomo e ha inizio il cammino del Figlio diDio sulla terraun cammino che culminerà nel dono della vita sullaCroce: con la sua morte Egli vincerà la morte e diventeràper l'umanità intera principio di vita nuova.

Ad accogliere « la Vita » a nome di tutti e a vantaggio ditutti è stata Mariala Vergine Madrela quale ha quindi legamipersonali strettissimi con il Vangelo della vita. Il consenso diMaria all'Annunciazione e la sua maternità si trovano alla sorgentestessa del mistero della vita che Cristo è venuto a donare agliuomini (cf. Gv 1010). Attraverso la sua accoglienza e la suacura premurosa per la vita del Verbo fatto carnela vita dell'uomo èstata sottratta alla condanna della morte definitiva ed eterna.

Per questo Maria « è madre di tutti coloro che rinasconoalla vitaproprio come la Chiesa di cui è modello. È madredi quella vita di cui tutti vivono. Generando la vitaha come rigeneratocoloro che di questa vita dovevano vivere ».(138)

Contemplando la maternità di Mariala Chiesa scopre il sensodella propria maternità e il modo con cui è chiamata adesprimerla. Nello stesso tempo l'esperienza materna della Chiesa dischiudela prospettiva più profonda per comprendere l'esperienza di Mariaquale incomparabile modello di accoglienza e di cura della vita.

« Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita disole » (Ap 121): la maternità di Maria edella Chiesa

103. Il rapporto reciproco tra il mistero della Chiesa e Maria simanifesta con chiarezza nel « segno grandioso » descrittonell'Apocalisse: « Nel cielo apparve poi un segno grandioso: unadonna vestita di solecon la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo unacorona di dodici stelle » (121). In questo segno la Chiesa riconosceuna immagine del proprio mistero: immersa nella storiaessa èconsapevole di trascenderlain quanto costituisce sulla terra il «germe e l'inizio » del Regno di Dio.(139) Questo mistero la Chiesa lovede realizzato in modo pieno ed esemplare in Maria. È Lei la donnagloriosanella quale il disegno di Dio si è potuto attuare consomma perfezione.

La « donna vestita di sole » — rileva il Librodell'Apocalisse — « era incinta » (122). La Chiesa èpienamente consapevole di portare in sé il Salvatore del mondoCristo Signoree di essere chiamata a donarlo al mondorigenerando gliuomini alla vita stessa di Dio. Non può però dimenticare chequesta sua missione è stata resa possibile dalla maternitàdi Mariache ha concepito e dato alla luce colui che è « Dioda Dio »« Dio vero da Dio vero ». Maria èveramente Madre di Diola Theotokos nella cui maternità èesaltata al sommo grado la vocazione alla maternità inscritta daDio in ogni donna. Così Maria si pone come modello per la Chiesachiamata ad essere la « nuova Eva »madre dei credentimadredei « viventi » (cf. Gn 320).

La maternità spirituale della Chiesa non si realizza — anchedi questo la Chiesa è consapevole — se non in mezzo alledoglie e al « travaglio del parto » (Ap 122)cioènella perenne tensione con le forze del maleche continuano adattraversare il mondo ed a segnare il cuore degli uominifacendoresistenza a Cristo: « In lui era la vita e la vita era la luce degliuomini; la luce splende nelle tenebrema le tenebre non l'hanno accolta »(Gv 14-5).

Come la Chiesaanche Maria ha dovuto vivere la sua maternità nelsegno della sofferenza: « Egli è qui... segno dicontraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. Eanche a te una spada trafiggerà l'anima » (Lc 234-35). Nelle parole cheagli albori stessi dell'esistenza del SalvatoreSimeone rivolge a Maria è sinteticamente raffigurato quel rifiutonei confronti di Gesùe con Lui di Mariache giungerà alsuo vertice sul Calvario. « Presso la croce di Gesù » (Gv1925)Maria partecipa al dono che il Figlio fa di sé: offreGesùlo donalo genera definitivamente per noi. Il « sì» del giorno dell'Annunciazione matura in pienezza nel giorno dellaCrocequando per Maria giunge il tempo di accogliere e di generare comefiglio ogni uomo divenuto discepoloriversando su di lui l'amoreredentore del Figlio: « Gesù alloravedendo la madre e lìaccanto a lei il discepolo che egli amavadisse alla madre: "Donnaecco il tuo figlio" » (Gv 1926).

« Il drago si pose davanti alla donna... per divorare ilbambino appena nato » (Ap 124): la vita insidiatadalle forze del male

104. Nel Libro dell'Apocalisse il « segno grandioso » della «donna » (121) è accompagnato da « un altro segno nelcielo »: « un enorme drago rosso » (123)che raffiguraSatanapotenza personale maleficae insieme tutte le forze del male cheoperano nella storia e contrastano la missione della Chiesa.

Anche in questo Maria illumina la Comunità dei Credenti:l'ostilità delle forze del male èinfattiuna sordaopposizione cheprima di toccare i discepoli di Gesùsi rivolgecontro sua Madre. Per salvare la vita del Figlio da quanti lo temono comeuna pericolosa minacciaMaria deve fuggire con Giuseppe e il Bambino inEgitto (cf. Mt 213-15).

Maria aiuta così la Chiesa a prendere coscienza che la vita èsempre al centro di una grande lotta tra il bene e il maletra laluce e le tenebre. Il drago vuole divorare « il bambino appena nato »(Ap 124)figura di Cristoche Maria genera nella «pienezza del tempo » (Gal 44) e che la Chiesa devecontinuamente offrire agli uomini nelle diverse epoche della storia. Ma inqualche modo è anche figura di ogni uomodi ogni bambinospeciedi ogni creatura debole e minacciataperché — come ricorda ilConcilio — « con la sua incarnazione il Figlio di Dio si èunito in certo modo a ogni uomo ».(140) Proprio nella « carne »di ogni uomoCristo continua a rivelarsi e ad entrare in comunione connoicosì che il rifiuto della vita dell'uomo nelle suediverse formeè realmente rifiuto di Cristo. Èquesta la verità affascinante ed insieme esigente che Cristo cisvela e che la sua Chiesa ripropone instancabilmente: « Chi accoglieanche uno solo di questi bambini in nome mioaccoglie me » (Mt185); « In verità vi dico: ogni volta che avete fatto questecose a uno di questi miei fratelli più piccolil'avete fatto a me »(Mt 2540).

« Non ci sarà più la morte » (Ap214): lo splendore della risurrezione

105. L'annunciazione dell'angelo a Maria è racchiusa tra questeparole rassicuranti: « Non temereMaria » e « Nulla èimpossibile a Dio » (Lc 130.37). In veritàtuttal'esistenza della Vergine Madre è avvolta dalla certezza che Dio leè vicino e l'accompagna con la sua provvidente benevolenza. Cosìè anche della Chiesache trova « un rifugio » (Ap126) nel desertoluogo della prova ma anche della manifestazionedell'amore di Dio verso il suo popolo (cf. Os 216). Maria èvivente parola di consolazione per la Chiesa nella sua lotta contro lamorte. Mostrandoci il Figlioella ci assicura che in lui le forze dellamorte sono già state sconfitte: « Morte e vita si sonoaffrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; maoravivotrionfa ».(141)

L'Agnello immolato vive con i segni della passione nellosplendore della risurrezione. Solo lui domina tutti gli eventi dellastoria: ne scioglie i « sigilli » (cf. Ap 51-10) eaffermanel tempo e oltre il tempoil potere della vita sulla morte.Nella « nuova Gerusalemme »ossia nel mondo nuovoversocui tende la storia degli uomini« non ci sarà piùla mortené luttoné lamentoné affannoperchéle cose di prima sono passate » (Ap 214).

E mentrecome popolo pellegrinantepopolo della vita e per la vitacamminiamo fiduciosi verso « un nuovo cielo e una nuova terra »(Ap 211)volgiamo lo sguardo a Colei che è per noi «segno di sicura speranza e di consolazione ».(142)

O Maria
aurora del mondo nuovo
Madre dei viventi
affidiamo a Te la causa della vita:
guardao Madreal numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere
di poveri cui è reso difficile vivere
di uomini e donne vittime di disumana violenza
di anziani e malati uccisi dall'indifferenza
o da una presunta pietà.
Fà che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo
come dono sempre nuovo
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosaper costruire
insieme con tutti gli uomini di buona volontà
la civiltà della verità e dell'amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.

Dato a Romapresso San Pietroil 25 marzosolennitàdell'Annunciazione del Signoredell'anno 1995decimosettimo diPontificato.




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