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LETTERA ENCICLICA
DOMINUM ET VIVIFICANTEM
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
SULLO SPIRITO SANTO
NELLA VITA DELLA CHIESA E DEL MONDO


Venerati Fratellicarissimi Figli e Figlie
salute e Apostolica Benedizione!

INTRODUZIONE

1. La Chiesa professa la sua fede nello Spirito Santo come in colui «cheè Signore e dà la vita». Così essa professa nelSimbolo di Fededetto niceno-costantinopolitano dal nome dei due Concili-di Nicea (a. 325) e di Costantinopoli (a. 381) -nei quali fu formulatoo promulgato. Ivi si aggiunge anche che lo Spirito Santo «ha parlatoper mezzo dei profeti». Sono parole che la Chiesa riceve dalla fontestessa della sua fedeGesù Cristo. Difattisecondo il Vangelo diGiovannilo Spirito Santo è donato a noi con la nuova vitacomeannuncia e promette Gesù il grande giorno della festa deiTabernacoli: «Chi ha sete venga a mee beva chi crede in me. Comedice la Scritturafiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno».El'evangelista spiega: «Questo egli disse riferendosi allo Spiritoche avrebbero ricevuto i credenti in lui». È la stessasimilitudine dell'acqua usata da Gesù nel colloquio con laSamaritanaquando parla della «sorgente di acqua che zampilla per lavita eterna» e nel colloquio con Nicodemoquando annuncia lanecessità di una nuova nascita «dall'acqua e dallo Spirito»per «entrare nel Regno di Dio». La Chiesapertantoistruitadalla parola di Cristoattingendo all'esperienza della Pentecoste ed allapropria storia apostolicaproclama sin dall'inizio la sua fede nelloSpirito Santo come in colui che dà la vitacolui nel qualel'imperscrutabile Dio uno e trino si comunica agli uomini costituendo inessi la sorgente della vita eterna.

2. Questa fedeprofessata ininterrottamente dalla Chiesadeve esseresempre ravvivata ed approfondita nella coscienza del Popolo di Dio.Nell'ultimo secolo ciò è avvenuto più volte: da LeoneXIIIche pubblicò l'Epistola Enciclica Divinum illud munus (a.1897)interamente dedicata allo Spirito Santoa Pio XIIche nellaLettera Enciclica Mystici Corporis (a. 1943) si richiamò alloSpirito Santo come a principio vitale della Chiesanella quale operaunitamente al capo del Corpo MisticoCristo; al Concilio EcumenicoVaticano IIche ha fatto sentire il bisogno di una rinnovata attenzionealla dottrina sullo Spirito Santocome sottolineava Paolo VI «Allacristologia e specialmente all'ecclesiologia del Concilio deve succedereuno studio nuovo ed un culto nuovo sullo Spirito Santoproprio comecomplemento immancabile all'insegnamento conciliare». Nella nostraepocadunquesiamo nuovamente chiamati dalla sempre antica e semprenuova fede della Chiesa ad avvicinarci allo Spirito Santo come a colui chedà la vita. Ci viene qui in aiuto e ci è di sprone anche lacomune eredità con le Chiese orientali le quali hanno gelosamentecustodito le straordinarie ricchezze dell'insegnamento dei Padri intornoallo Spirito Santo. Anche per questo possiamo dire che uno dei piùimportanti eventi ecclesiali degli ultimi anni è stato il XVIcentenario del I Concilio di Costantinopolicelebrato contemporaneamentea Costantinopoli ed a Roma nella solennità della Pentecoste del1981. Lo Spirito Santo è meglio apparso alloragrazie allameditazione sul mistero della Chiesacome colui che indica le vie cheportano all'unione dei cristianianzi come la fonte suprema di questaunitàche proviene da Dio stesso ed alla quale san Paolo ha datoun'espressione particolare con le parole con cui non di rado inizia laliturgia eucaristica: «La grazia del Signore nostro GesùCristol'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia contutti voi». Da questa esortazione hanno presoin un certo sensoavvio e ispirazione le precedenti Encicliche Redemptor homonis e Dives inmisericordiale quali celebrano l'evento della nostra salvezza compiutosinel Figliomandato dal Padre nel mondo«perché il mondo sisalvi per mezzo di lui» e «ogni lingua confessi che GesùCristo è il Signore a gloria di Dio Padre». Da questa stessaesortazione nasce ora la presente Enciclica sullo Spirito Santocheprocede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adoratoe glorificato: Persona divinaegli è al cuore stesso della fedecristiana ed è la sorgente e la forza dinamica del rinnovamentodella Chiesa. Essa è stata attinta dal profondo dell'ereditàdel Concilio. I testi conciliariinfattigrazie al loro insegnamentosulla Chiesa in sé e sulla Chiesa nel mondoci stimolano apenetrare sempre più nel mistero trinitario di Dio stessoseguendol'itinerario evangelicopatristico e liturgico: al Padre - per Cristo -nello Spirito Santo. In tal modo la Chiesa risponde anche a certe istanzeprofondeche ritiene di leggere nel cuore degli uomini d'oggi: una nuovascoperta di Dio nella sua trascendente realtà di Spirito infinitocome lo presenta Gesù alla Samaritana; il bisogno di adorarlo «inspirito e verità» la speranza di trovare in lui il segretodell'amore e la forza di una «nuova creazione» sìproprio colui che dà la vita. Ad una tale missione di annunciare loSpirito la Chiesa si sente chiamatamentre insieme con la famiglia umanasi avvicina al termine del secondo Millennio dopo Cristo. Sullo sfondo diun cielo e di una terra che «passano»essa sa bene cheacquistano una particolare eloquenza le «parole che non passeranno».Sono le parole di Cristo sullo Spirito Santosorgente inesauribile dell'«acquache zampilla per la vita eterna»quale verità e graziasalvatrice. Su queste parole essa vuol rifletterea queste parole vuolrichiamare i credenti e tutti gli uominimentre si prepara a celebrare -come si dirà più avanti - il grande Giubileo che segneràil passaggio dal secondo al terzo Millennio cristiano. Naturalmenteleconsiderazioni che seguono non intendono esplorare compiutamente laricchissima dottrina sullo Spirito Santoné privilegiare unaqualche soluzione di questioni ancora aperte. Esse hanno lo scopo precipuodi sviluppare nella Chiesa la coscienza che «è spinta dalloSpirito Santo a cooperareperché sia portato a compimento ildisegno di Dioil quale ha costituito Cristo principio di salvezza per ilmondo intero».

PARTE I

LO SPIRITO DEL PADRE E DEL FIGLIODATO ALLA CHIESA

1. Promessa e rivelazione di Gesù turante la Cenapasquale

3. Quando era ormai imminente per Gesù Cristo il tempo dilasciare questo mondoegli annunciò agli apostoli «un altroconsolatore». L'evangelista Giovanniche era presentescrive chedurante la Cena pasquale precedente il giorno della sua passione e morteGesù si rivolse a loro con queste parole: «Qualunque cosachiederete nel nome mioio la faròperché il Padre siaglorificato nel Figlio... Io pregherò il Padreed egli vi daràun altro consolatoreperché rimanga con voi semprelo Spirito diverità». Proprio questo Spirito di veritàGesùchiama Paraclito - e parákletos vuol dire «consolatore»e anche «intercessore»o «avvocato». E dice che è«un altro» consolatoreil secondoperché egli stessoGesùè il primo consolatoreessendo il primo portatore edonatore della Buona Novella. Lo Spirito Santo viene dopo di lui e graziea luiper continuare nel mondomediante la Chiesal'opera della BuonaNovella di salvezza. Di questa continuazione della sua opera da partedello Spirito Santo Gesù parla più di una volta durante lostesso discorso di addiopreparando gli apostoliriuniti nel Cenacoloalla sua dipartitacioè alla sua passione e morte in Croce. Leparolealle quali faremo qui riferimentosi trovano nel Vangelo diGiovanniOgnuna di esse aggiunge un certo contenuto nuovo aquell'annuncio e a quella promessa. Al tempo stessoesse sono intrecciateintimamente tra di loro non solo dalla prospettiva dei medesimi eventimaanche dalla prospettiva del mistero del Padredel Figlio e dello SpiritoSantoche forse in nessun passo della Sacra Scrittura trovaun'espressione così rilevata come qui.

4. Poco dopo l'annuncio surriferito Gesù aggiunge: «Ma ilconsolatorelo Spirito Santoche il Padre manderà nel mio nomeegli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciòche vi ho detto». Lo Spirito Santo sarà il consolatore degliapostoli e della Chiesasempre presente in mezzo a loro - anche seinvisibile - come maestro della medesima Buona Novella che Cristo annunciò.Quell'«insegnerà» e «ricorderà»significa non solo che eglinel modo a lui propriocontinuerà adispirare la divulgazione del Vangelo di salvezzama anche che aiuteràa comprendere il giusto significato del contenuto del messaggio di Cristo;che ne assicurerà la continuità ed identità dicomprensione in mezzo alle mutevoli condizioni e circostanze. Lo SpiritoSantodunquefarà sì che nella Chiesa perduri sempre lastessa veritàche gli apostoli hanno udito dal loro Maestro.

5. Nel trasmettere la Buona Novellagli apostoli saranno associati inmodo speciale allo Spirito Santo. Ecco come continua a parlare Gesù:«Quando verrà il consolatoreche io vi manderò dalPadrelo Spirito di verità che procede dal Padreegli mi renderàtestimonianza; e anche voi mi renderete testimonianzaperché sietestati con me fin dal principio». Gli apostoli sono stati i testimonidirettioculari. Essi «hanno udito» e «hanno veduto con ipropri occhi»«hanno guardato» e perfino «toccato conle proprie mani» Cristocome si esprime in un altro passo lo stessoevangelista Giovanni. Questa loro umanaoculare e «storica»testimonianza su Cristo si collega alla testimonianza dello Spirito Santo:«Egli mi renderà testimonianza». Nella testimonianzadello Spirito di verità l'umana testimonianza degli apostoli troveràil supremo sostegno. E in seguito vi troverà anche l'interiorefondamento della sua continuazione tra le generazioni dei discepoli e deiconfessori di Cristoche si susseguiranno nei secoli. Se la suprema e piùcompleta rivelazione di Dio all'umanità è Gesù Cristostessola testimonianza dello Spirito ne ispiragarantisce e convalidala fedele trasmissione nella predicazione e negli scritti apostolicimentre la testimonianza degli apostoli ne assicura l'espressione umananella Chiesa e nella storia dell'umanità.

6. Ciò si rileva anche dalla stretta correlazione di contenuto edi intenzione con l'annuncio e la promessa appena menzionatache si trovanelle parole successive del testo di Giovanni: «Molte cose ho ancorada dirvima per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quandoperò verrà lo Spirito di veritàegli vi guideràalla verità tutta intera; perché non parlerà da séma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunceràle cose future». Nelle precedenti parole Gesù presenta ilconsolatorelo Spirito di veritàcome colui che «insegnerà»e «ricorderà»come colui che gli arenderàtestimonianza»; ora dice: «Egli vi guiderà alla veritàtutta intera». Questo «guidare alla verità tutta intera»in riferimento a ciò di cui gli apostoli «per il momento nonsono capaci di portare il peso»è in necessario collegamentocon lo spogliamento di Cristo per mezzo della passione e morte di Croceche alloraquando pronunciava queste paroleera ormai imminente. Inseguitotuttaviadiventa chiaro che quel «guidare alla veritàtutta intera» si ricollegaoltre che allo scandalum Crucisanche atutto ciò che Cristo «fece ed insegnò». Infattiil mysterium Christi nella sua globalità esige la fedepoichéè questa che introduce opportunamente l'uomo nella realtàdel mistero rivelato. Il «guidare alla verità tutta intera»si realizzadunquenella fede e mediante la fede: il che è operadello Spirito di verità ed è frutto della sua azionenell'uomo. Lo Spirito Santo deve essere in questo la suprema guidadell'uomola luce dello spirito umano. Ciò vale per gli apostolitestimoni oculariche devono ormai portare a tutti gli uomini l'annunciodi ciò che Cristo «fece ed insegnò» especialmentedella sua Croce e della sua Risurrezione. In una prospettivapiù lontana ciò vale anche per tutte le generazioni deidiscepoli e dei confessori del Maestropoiché dovranno accettarecon fede e confessare con franchezza il mistero di Dio operante nellastoria dell'uomoil mistero rivelato che di tale storia spiega il sensodefinitivo.

7. Tra lo Spirito Santo e Cristo sussistedunquenell'economia dellasalvezzaun intimo legameper il quale lo Spirito opera nella storiadell'uomo come «un altro consolatore»assicurando in manieraduratura la trasmissione e l'irradiazione della Buona Novellarivelata daGesù di Nazareth. Perciònello Spirito Santo Paraclitochenel mistero e nell'azione della Chiesa continua incessantemente lapresenza storica del Redentore sulla terra e la sua opera salvificarisplende la gloria di Cristocome attestano le successive parole diGiovanni: «Egli (cioè lo Spirito) mi glorificheràperché prenderà del mio e ve l'annuncerà». Conqueste parole viene ancora una volta confermato tutto ciò chedicevano gli enunciati precedenti: «Insegnerà...ricorderà...renderà testimonianza». La suprema e completa autorivelazionedi Diocompiutasi in Cristotestimoniata dalla predicazione degliapostolicontinua a manifestarsi nella Chiesa mediante la missionedell'invisibile consolatorelo Spirito di verità. Quantointimamente questa missione sia collegata con la missione di Cristoquanto pienamente essa attinga a questa missione di Cristoconsolidando esviluppando nella storia i suoi frutti salvificiè espresso dalverbo «prendere»: «Prenderà del mio e ve l'annuncerà».Quasi a spiegare la parola «prenderà»mettendo in chiaraevidenza l'unità divina e trinitaria della fonteGesùaggiunge: « Tutto quello che il Padre possiede è mio; perquestoho detto che prenderà del mio e ve l'annuncerà».Prendendo del «mio»per ciò stesso egli attingeràa «quello che è del Padre». Alla luce di quel «prenderà»dunquesi possono spiegare ancora le altre parole sullo Spirito Santopronunciate da Gesù nel Cenacolo prima della Pasquaparolesignificative: «È bene per voi che io me ne vadaperchése non me ne vadonon verrà a voi il consolatore; ma quando me nesarò andatove lo manderò. E quando sarà venutoegli convincerà il mondo quanto al peccatoalla giustizia e algiudizio». Occorrerà ritornare ancora su queste parole con unariflessione a parte.

2. PadreFiglio e Spirito Santo

8. Caratteristica del testo giovanneo è che il Padreil Figlio elo Spirito Santo vengono nominati chiaramente come Personela primadistinta dalla seconda e dalla terzae anche queste tra di loro. Gesùparla dello Spirito consolatoreusando più volte il pronomepersonale «egli» eal tempo stessoin tutto il discorso diaddiosvela quei legami che uniscono reciprocamente il Padreil Figlio eil Paraclito. Pertanto«lo Spirito... procede dal Padre» e ilPadre «dà» lo Spirito. Il Padre «manda» loSpirito nel nome del Figliolo Spirito «rende testimonianza» alFiglio. Il Figlio chiede al Padre di mandare lo Spirito consolatoremaafferma e promettealtresìin relazione alla sua «dipartita»mediante la Croce: «Quando me ne sarò andatove lo manderò».Dunque il Padre manda lo Spirito Santo nella potenza della sua paternitàcome ha mandato il Figlio. maal tempo stessolo manda nella potenzadella redenzione compiuta da Cristo - e in questo senso lo Spirito Santoviene mandato anche dal Figlio: «Ve lo manderò». Bisognaqui notare chese tutte le altre promesse fatte nel Cenacolo annunciavanola venuta dello Spirito Santo dopo la partenza di Cristoquella contenutanel testo di Giovanni 167 s. include e sottolinea chiaramente anche ilrapporto di interdipendenzache si direbbe causale tra la manifestazionedell'uno e dell'altro: «Quando me ne sarò andatove lo manderò».Lo Spirito Santo verràin quanto Cristo se ne andràmediante la Croce: verrà non solo in seguitoma a causa dellaredenzione compiuta da Cristoper volontà ed opera del Padre.

9. Così nel discorso pasquale di addio si tocca - possiamo dire -l'apice della rivelazione trinitaria. Al tempo stessoci troviamo sullasoglia di eventi definitivi e di parole supremeche alla fine sitradurranno nel grande mandato missionariorivolto agli apostoli eperloro mezzoalla Chiesa: «Andatedunquee ammaestrate tutte lenazioni»mandato che contienein certo sensola formula trinitariadel battesimo: «Battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e delloSpirito Santo». La formula rispecchia l'intimo mistero di Diodellavita divina che è il Padreil Figlio e lo Spirito Santodivinaunità della Trinità. Si può leggere il discorso diaddio come una speciale preparazione a questa formula trinitarianellaquale si esprime la potenza vivificante del Sacramentoche opera lapartecipazione alla vita di Dio uno e trinoperché dà lagrazia santificante come dono soprannaturale all'uomo. Per mezzo di essaquesti viene chiamato e reso «capace» di partecipareall'imperscrutabile vita di Dio.

10. Nella sua vita intima Dio «è amore»amoreessenzialecomune alle tre divine Persone: amore personale è loSpirito Santocome Spirito del Padre e del Figlio. Per questoegli «scrutale profondità di Dio»come amore-dono increato. Si puòdire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio uno e trino si fatutta donoscambio di reciproco amore tra le divine Personee che per loSpirito Santo Dio «esiste» a modo di dono. È lo SpiritoSanto l'espressione personale di un tale donarsidi questo essere-amore.È Persona-amore. È Persona-dono. Abbiamo qui una ricchezzainsondabile della realtà e un approfondimento ineffabile delconcetto di persona in Dioche solo la Rivelazione ci fa conoscere. Altempo stessolo Spirito Santoin quanto consostanziale al Padre e alFiglio nella divinitàè amore e dono (increato)da cuideriva come da fonte (fons vivus) ogni elargizione nei riguardi dellecreature (dono creato): la donazione dell'esistenza a tutte le cosemediante la creazione. la donazione della grazia agli uomini mediantel'intera economia della salvezza. Come scrive l'apostolo Paolo: «L'amoredi Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello SpiritoSantoche ci è stato dato».

3. Il donarsi salvifico di Dio nello Spirito Santo

11. Il discorso di addio di Cristo durante la Cena pasquale è inparticolare riferimento a questo «donare» e «donarsi»dello Spirito Santo. Nel Vangelo di Giovanni si svela quasi la «logica»più profonda del mistero salvifico contenuto nell'eterno disegno diDiocome espansione dell'ineffabile comunione del Padredel Figlio edello Spirito Santo. È la «logica» divinache dalmistero della Trinità porta al mistero della redenzione del mondoin Gesù Cristo. La redenzione compiuta dal Figlio nelle dimensionidella storia terrena dell'uomo - compiuta nella sua «dipartita»per mezzo della Croce e della Risurrezione - vieneal tempo stessonellasua intera potenza salvificatrasmessa allo Spirito Santo colui che «prenderàdel mio». Le parole del testo giovanneo indicano chesecondo ildisegno divinola «dipartita» di Cristo è condizioneindispensabile dell'«invio» e della venuta dello Spirito Santoma dicono anche che allora comincia la nuova comunicazione salvifica diDio nello Spirito Santo.

12. È un nuovo inizio in rapporto al primooriginario inizio deldonarsi salvifico di Dioche si identifica con lo stesso mistero dellacreazione. Ecco che cosa leggiamo già nelle prime parole del Librodella Genesi: «In principio Dio creò il cielo e la terra...elo spirito di Dio (ruah Elohim) aleggiava sulle acque». Questoconcetto biblico di creazione comporta non solo la chiamata all'esistenzadell'essere stesso del cosmocioè il donare l'esistenzama anchela presenza dello Spirito di Dio nella creazionecioè l'inizio delcomunicarsi salvifico di Dio alle cose che crea. Il che vale prima ditutto per l'uomo il quale è stato creato ad immagine e somiglianzadi Dio: «Facciamo l'uomo a nostra immaginea nostra somiglianza».«Facciamo»: si può ritenere che il pluraleche ilCreatore qui usa parlando di sésuggerisca già in qualchemodo il mistero trinitariola presenza della Trinità nell'operadella creazione dell'uomo? Il lettore cristiano che conosce già larivelazione di questo misteropuò scoprirne il riflesso anche inquelle parole. In ogni casoil contesto del Libro della Genesi cipermette di vedere nella creazione dell'uomo il primo inizio del donarsisalvifico di Dio a misura dell'«immagine e somiglianza» di séda Lui concessa all'uomo.

13. Sembradunque che anche le parole pronunciate da Gesù neldiscorso di addio debbano essere rilette in riferimento a quell'«inizio»così lontanoma fondamentaleche conosciamo dalla Genesi «Senon me ne vado non verrà a voi il consolatore; maquando me ne saròandatove lo manderò». Descrivendo la sua «dipartita»come condizione della «venuta» del consolatoreCristo collegail nuovo inizio della comunicazione salvifica di Dio nello Spirito Santoal mistero della redenzione. Questo è un nuovo inizioprima ditutto perché tra il primo inizio e tutta la storia dell'uomo -cominciando dalla caduta originale - si è frapposto il peccatocheè contraddizione alla presenza dello Spirito di Dio nella creazioneed èsoprattuttocontraddizione alla comunicazione salifica diDio all'uomo. Scrive san Paolo cheproprio a causa del peccato«lacreazione... è stata sottomessa alla caducità...geme esoffre fino ad oggi nelle doglie del parto» e «attende conimpazienza la rivelazione dei figli di Dio».

14. PerciòGesù Cristo dice nel Cenacolo: «Èbene per voi che io me ne vada». «Quando me ne saròandatove lo manderò». La «dipartita» di Cristomediante la Croce ha la potenza della redenzione - e ciò significaanche una nuova presenza dello Spirito di Dio nella creazione: il nuovoinizio del comunicarsi di Dio all'uomo nello Spirito Santo. «E chevoi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostricuori lo Spirito del suo Figlioche grida: AbbàPadre!»:scrive l'apostolo Paolo nella Lettera ai Galati. Lo Spirito Santo èlo Spirito del Padrecome testimoniano le parole del discorso di addionel Cenacolo. Egli èal tempo stessolo Spirito del Figlio: èlo Spirito di Gesù Cristocome testimonieranno gli apostoli einparticolarePaolo di Tarso. Nell'invio di questo Spirito «nei nostricuori» inizia a compiersi ciò che «la creazione stessaattende con impazienza»come leggiamo nella Lettera ai Romani. LoSpirito Santo viene a prezzo della «dipartita» di Cristo. Setale «dipartita» ha causato la tristezza degli apostoliequesta doveva raggiungere il suo culmine nella passione e nella morte delVenerdì Santoa sua volta «questa afflizione si cambieràin gioia». Cristoinfattiinserirà nella sua «dipartita»redentrice la gloria della risurrezione e dell'ascensione al Padre.Pertantola tristezzaattraverso la quale traspare la gioiaè laparte che tocca agli apostoli nel quadro della «dipartita» delloro Maestrouna dipartita «benefica»perché grazie adessa un altro «consolatore» sarebbe venuto. A prezzo dellaCroceoperatrice della redenzionenella potenza di tutto il misteropasquale di Gesù Cristolo Spirito Santo viene per rimanere sindal giorno della Pentecoste con gli apostoliper rimanere con la Chiesa enella Chiesa emediante essanel mondo. In questo modo si realizzadefinitivamente quel nuovo inizio della comunicazione del Dio uno e trinonello Spirito Santo per opera di Gesù CristoRedentore dell'uomo edel mondo.

4. Il Messiaunto con lo Spirito Santo

15. Si realizza anche fino in fondo la missione del Messiacioèdi colui che ha ricevuto la pienezza dello Spirito Santo per il Popoloeletto di Dio e per l'umanità intera. Letteralmente «Messia»significa «Cristo»cioè «unto» enella storiadella salvezzasignifica «unto con lo Spirito Santo». Tale erala tradizione profetica dell'Antico Testamento. SeguendolaSimon Pietrodirà nella casa di Cornelio: «Voi conoscete ciò che èaccaduto in tutta la Giudea... dopo il battesimo predicato da Giovanni;cioècome Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesùdi Nazareth». Da queste parole di Pietro e da molte altre similioccorre risalire prima di tutto alla profezia di Isaiachiamata a volte «ilquinto Vangelo» oppure «il Vangelo dell'Antico Testamento».Alludendo alla venuta di un personaggio misteriosoche la rivelazioneneotestamentaria identificherà con GesùIsaia ne collega lapersona e la missione con una speciale azione dello Spirito di Dio Spiritodel Signore. Ecco le parole del Profeta:

«Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore
spirito di sapienza e di intelligenza
spirito di consiglio e di fortezza
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore».

Questo testo è importante per l'intera pneumatologia dell'AnticoTestamentoperché costituisce quasi un ponte tra l'antico concettobiblico dello «spirito»inteso prima di tutto come «soffiocarismatico»e lo «Spirito» come persona e come donodonoper la persona. Il Messia della stirpe di Davide («dal tronco diIesse») è proprio quella personasulla quale «si poserà»lo Spirito del Signore. È ovvio che in questo caso non si puòancora parlare della rivelazione del Paraclito: tuttaviaconquell'accenno velato alla figura del futuro Messia si apreper cosi direla via sulla quale vien preparata la piena rivelazione dello Spirito Santonell'unità del mistero trinitarioche si manifesterà infinenella Nuova Alleanza.

16. Proprio il Messia stesso è questa via. Nell'Antica Alleanzal'unzione era divenuta il simbolo esterno del dono dello Spirito. IlMessiaben più di ogni altro personaggio unto nell'AnticaAlleanzaè quell'unico grande Unto da Dio stesso. È l'Untonel senso che possiede la pienezza dello Spirito di Dio. Egli stesso saràanche il mediatore nel concedere questo Spirito all'intero Popolo. Eccoinfattialtre parole del Profeta:

«Lo Spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati
a proclamare la libertà degli schiavi
la scarcerazione dei prigionieri
a promulgare l'anno di misericordia del Signore».

L'Unto è anche mandato «con lo Spirito del Signore»:
«Ora il Signore Dio ha mandato me insieme col suo spirito». (Is4816)

Secondo il Libro di Isaia l'Unto e l'Inviato insieme con lo Spirito delSignore è anche l'eletto Servo del Signoresul quale si posa loSpirito di Dio:

«Ecco il mio servo che io sostengo
il mio eletto in cui mi compiaccio;
ho posto il mio spirito su di lui».

Si sa che il Servo del Signore è rivelato nel Libro di Isaia comeil vero uomo dei dolori: il Messia sofferente per i peccati del mondo. Edinsieme egli è proprio colui la cui missione porterà perl'intera umanità veri frutti di salvezza:

«Egli porterà il diritto alle nazioni...». e diventerà«l'alleanza del popolo e luce delle nazioni...»; «perchéporti la mia salvezza fino all'estremità della terra».

Poiché:

«Il mio spiritoche è sopra di tee le paroleche ti homesso in boccanon si allontaneranno dalla tua bocca né dallabocca della tua discendenza né dalla bocca dei discendentidice ilSignoreora e sempre».

I testi profeticiqui riportatidevono essere letti da noi alla lucedel Vangelo - comea sua voltail Nuovo Testamento acquista unaparticolare chiarificazione dalla mirabile luce contenuta in questi testivetero-testamentari. Il profeta presenta il Messia come colui che vienenello Spirito Santocome colui che possiede la pienezza di questo Spiritoin se eal tempo stessoper gli altri per Israeleper tutte le nazioniper tutta l'umanità. La pienezza dello Spirito di Dio vieneaccompagnata da molteplici donii beni della salvezzadestinati in modoparticolare ai poveri e ai sofferentia tutti coloro che a questi doniaprono i loro cuori - a volte mediante le dolorose esperienze dellapropria esistenzamaprima di tuttocon quella disponibilitàinteriore che viene dalla fede. Ciò intuiva il vecchio Simeone«uomogiusto e pio»sul quale «era lo Spirito Santo»al momentodella presentazione di Gesù al Tempioquando scorgeva in lui la «salvezzapreparata dinanzi a tutti i popoli» a prezzo della grande sofferenza- la Croce -che avrebbe dovuto abbracciare insieme con sua Madre. Ciòintuiva ancor meglio la Vergine Mariache «aveva concepito diSpirito Santo»quando meditava in cuor suo sopra i «misteri»del Messiaa cui era associata.

17. Occorre quindi sottolineare che chiaramente lo «spirito delSignore»che «si posa» sul futuro Messiaèanzituttoun dono di Dio per la persona di quel Servo del Signore. Macostui non è una persona isolata e a sé stanteperchéopera per volontà del Signorein forza della sua decisione oscelta. Anche se alla luce dei testi di Isaia l'operare salvifico delMessiaServo del Signoreinclude l'azione dello Spirito che si svolgemediante lui stessotuttavia nel contesto veterotestamentario non èsuggerita la distinzione dei soggettio delle Persone divinequalisussistono nel mistero trinitario e sono poi rivelate nel NuovoTestamento. Sia in Isaia sia in tutto l'Antico Testamento la personalitàdello Spirito Santo è completamente nascosta: nascosta nellarivelazione dell'unico Diocome anche nell'annuncio del futuro Messia.

l8. Gesù Cristo si richiamerà a questo annunciocontenutonelle parole di Isaiaall'inizio della sua attività messianica. Ciòavverrà nella stessa Nazarethnella quale aveva trascorsotrent'anni di vita nella casa di Giuseppeil carpentiereaccanto aMariasua Madre vergine. Quando ebbe occasione di prendere la parolanella Sinagogaaperto il Libro di Isaiaegli trovò il passo incui era scritto: «Lo spirito del Signore è sopra di me; perquestomi ha consacrato con l'unzione» edopo aver letto questobranodisse ai presenti: «Oggi si è adempiuta questaScritturache voi avete udito». In questo modo confessò eproclarnò di esser colui che «è stato unto» dalPadredi essere il Messiacioè colui nel quale dimora lo SpiritoSanto come dono di Dio stessocolui che possiede la pienezza di questoSpiritocolui che segna il «nuovo inizio» del dono che Dio faall'umanità nello Spirito.

5. Gesù di Nazareth«elevato» nello SpiritoSanto

19. Anche se nella sua patria di Nazareth Gesù non èaccolto come Messiatuttaviaall'inizio dell'attività pubblica lasua missione messianica nello Spirito Santo viene rivelata al popolo daGiovanni Battista. Questifiglio di Zaccaria e di Elisabettaannunciapresso il Giordano la venuta del Messia ed amministra il battesimo dipenitenza. Egli dice: «Io vi battezzo con acquama viene uno che èpiù forte di meal quale io non son degno di sciogliere neppure illegaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».Giovanni Battista annuncia il Messia-Cristo non solo come colui che «viene»nello Spirito Santoma anche come colui che «porta» lo SpiritoSantocome rivelerà meglio Gesù nel Cenacolo. Giovanni èqui l'eco fedele delle parole di Isaiale quali nell'antico Profetariguardavano il futuromentre nel suo proprio insegnamento lungo le rivedel Giordano costituiscono l'introduzione immediata alla nuova realtàmessianica. Giovanni è non solo un profetama anche un messaggero:è il precursore di Cristo. Ciò che egli annuncia si realizzadavanti agli occhi di tutti. Gesù di Nazareth viene al Giordano perricevere anch'egli il battesimo di penitenza. Alla vista di colui chearrivaGiovanni proclama: «Ecco l'agnello di Dioecco colui chetoglie il peccato del mondo». Ciò dice per ispirazione delloSpirito Santorendendo testimonianza al compimento della profezia diIsaia. Al tempo stessoegli confessa la fede nella missione redentrice diGesù di Nazareth. Sulle labbra di Giovanni Battista «Agnellodi Dio» è un'affermazione della verità intorno alRedentorenon meno significativa di quella usata da Isaia: «Servodel Signore». Cosìcon la testimonianza di Giovanni alGiordanoGesù di Nazarethrifiutato dai propri concittadiniviene elevato agli occhi di Israele come Messiacioè «Unto»con lo Spirito Santo. E tale testimonianza viene corroborata da un'altratestimonianza di ordine superioremenzionata dai tre Sinottici. Infattiquando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesùricevuto ilbattesimostava in preghiera«il cielo si aprì e scese su dilui lo Spirito Santo in apparenza corporeacome una colomba» econtemporaneamente«vi fu una voce dal cieloche disse: Questi èil Figlio mio predilettonel quale mi sono compiaciuto ». E unateofania trinitariache rende testimonianza all'esaltazione di Cristo inoccasione del battesimo al Giordano. Essa non solo conferma latestimonianza di Giovanni Battistama svela una dimensione ancora piùprofonda della verità su Gesù di Nazareth come Messia. Ecco:il Messia è il Figlio prediletto del Padre. La sua solenneesaltazione non si riduce alla missione messianica del «Servo delSignore». Alla luce della teofania del Giordanoquesta esaltazioneraggiunge il mistero della stessa persona del Messia. Egli èesaltatoperché è il Figlio del divino compiacimento.

La voce dall'alto dice: «Il Figlio mio».

20. La teofania del Giordano rischiara solo fugacemente il mistero diGesù di Nazarethla cui intera attività si svolgeràsotto la presenza attiva dello Spirito Santo. Tale mistero sarebbe statoda Gesù stesso svelato e confermato gradualmente mediante tutto ciòche «fece e insegnò». Sulla linea di questo insegnamentoe dei segni messianici che Gesù compì prima di giungere aldiscorso di addio nel Cenacolotroviamo eventi e parole che costituisconomomenti particolarmente importanti di questa progressiva rivelazione. Cosìl'evangelista Lucache ha già presentato Gesù «pienodi Spirito Santo» e «condotto dallo Spirito nel deserto»ci fa sapere chedopo il ritorno dei settantadue discepoli dalla missioneaffidata loro dal Maestromentre pieni di gioia gli raccontavano i fruttidel loro lavoro«in quello stesso istante Gesù esultònello Spirito Santo e disse: - Io ti rendo lodePadreSignore del cieloe della terrache hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e lehai rivelate ai piccoli. SìPadreperché così ti èpiaciuto». Gesù esulta per la paternità divina; esultaperché gli è dato di rivelare questa paternità;esultainfinequasi per una speciale irradiazione di questa paternitàdivina sui «piccoli». E l'evangelista qualifica tutto questocome «esultanza nello Spirito Santo». Una tale esultanzain uncerto sensosollecita Gesù a dire ancora di più.Ascoltiamo: «Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mioenessuno sa chi è il Figlio se non il Padrené chi èil Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

21. Ciò che durante la teofania del Giordano è venutopercosì dire«dall'esterno»dall'Altoqui proviene «dall'interno»cioè dal profondo di ciò che è Gesù. Èun'altra rivelazione del Padre e del Figliouniti nello Spirito SantoGesù parla solo della paternità di Dio e della propriafigliolanza - non parla direttamente dello Spirito che è amore eper questounione del Padre e del Figlio. Nondimenoquello che dice delPadre e di sé-Figlio scaturisce da quella pienezza dello Spiritoche è in lui e che si riversa nel suo cuorepervade il suo stesso «io»ispira e vivifica dal profondo la sua azione. Di qui quell'«esultarenello Spirito Santo». L'unione di Cristo con lo Spirito Santodi cuiegli ha perfetta coscienzasi esprime in quell'«esultanza»chein certo modo rende percepibile la sua arcana sorgente. Si ha cosìuna speciale manifestazione ed esaltazioneche è propria delFiglio dell'uomodi Cristo-Messia la cui umanità appartiene allaPersona del Figlio di Diosostanzialmente uno con lo Spirito Santo nelladivinità. Nella magnifica confessione della paternità di DioGesù di Nazareth manifesta anche se stessoil suo «io»divino: egliinfattiè il Figlio «della stessa sostanza»eperciò«nessuno sa chi è il Figlio se non il Padrené chi è il Padre se non il Figlio»quel Figlio che «pernoi uomini e per la nostra salvezza» si è fatto uomo per operadello Spirito Santo ed è nato da una vergineil cui nome eraMaria.

6. Cristo risorto dice: «Ricevete lo Spirito Santo»

22. Grazie alla sua narrazione Luca ci conduce alla massima vicinanzacon la verità contenuta nel discorso del Cenacolo. Gesù diNazareth«elevato» nello Spirito Santodurante questodiscorso-colloquiosi manifesta come colui che «porta» loSpiritocome colui che lo deve portare e «dare» agli apostoli ealla Chiesa a prezzo della sua «dipartita» mediante la Croce.Col verbo «portare» qui si vuol direprima di tutto «rivelare».Nell'Antico Testamentofin dal Libro della Genesi lo spirito di Dio èstato in qualche modo fatto conoscere dapprima come «soffio» diDio che dà la vitacome «soffio vitale» soprannaturale.Nel Libro di Isaia è presentato come un «dono» per lapersona del Messia come colui che su di lui si posaper guidaredall'interno tutta la sua attività salvifica. Presso il Giordanol'annuncio di Isaia si è rivestito di una forma concreta: Gesùdi Nazareth è colui che viene nello Spirito Santo e lo porta comedono proprio della sua stessa personaper espanderlo attraverso la suaumanità: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo».Nel Vangelo di Luca è confermata e arricchita questa rivelazionedello Spirito Santocome intima sorgente della vita e dell'azionemessianica di Gesù Cristo. Alla luce di ciò che Gesùdice nel discorso del Cenacololo Spirito Santo viene rivelato in un modonuovo e più pieno. Egli è non solo il dono alla persona(alla persona del Messia)ma è una Persona-dono. Gesù neannuncia la venuta come quella di «un altro consolatore»ilqualeessendo lo Spirito di veritàcondurrà gli apostoli ela Chiesa «alla verità tutta intera». Ciò sicompirà in ragione della speciale comunione tra lo Spirito Santo eCristo: «Prenderà del mio e ve l'annuncerà».Questa comunione ha la sua fonte originaria nel Padre «Tutto quelloche il Padre possiede è mio; per questoho detto che prenderàdel mio e ve l'annuncerà». Provenendo dal Padrelo SpiritoSanto è mandato dal Padre. Lo Spirito Santo prima è statomandato come dono per il Figlio che si è fatto uomoper adempieregli annunci messianici. Dopo la «dipartita» di Cristo-Figliosecondo il testo giovanneolo Spirito Santo « verrà»direttamente - è la sua nuova missione - a completare l'operastessa del Figlio. Così sarà lui a portare a compimento lanuova èra della storia della salvezza.

23. Ci troviamo sulla soglia degli eventi pasquali. La nuovadefinitivarivelazione dello Spirito Santo come Persona che è il donosicompie proprio in questo momento. Gli eventi pasquali - la passionelamorte e la risurrezione di Cristo - sono anche il tempo della nuova venutadello Spirito Santocome Paraclito e Spirito di verità. Sono iltempo del «nuovo inizio» della comunicazione del Dio uno e trinoall'umanità nello Spirito Santoper opera di Cristo Redentore.Questo nuovo inizio è la redenzione del mondo: «Dio infatti hatanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito».

Già nel «dare» il Figlionel dono del Figlio siesprime la più profonda essenza di Dioil qualecome amoreèfonte inesauribile dell'elargizione. Nel dono fatto dal Figlio sicompletano la rivelazione e l'elargizione dell'eterno amore: lo SpiritoSantoche nelle imperscrutabili profondità della divinità èuna Persona-donoper opera del Figliocioè mediante il misteropasqualein modo nuovo viene dato agli apostoli e alla Chiesa epermezzo di essiall'umanità e al mondo intero.

24. L'espressione definitiva di questo mistero si ha nel giorno dellaRisurrezione. In questo giorno Gesù di Nazareth«nato dallastirpe di Davide secondo la carne» - come scrive l'apostolo Paolo -viene «costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito disantificazione mediante la risurrezione dai morti». Si puòdire così che l'«elevazione» messianica di Cristo nelloSpirito Santo raggiunga il suo zenit nella Risurrezionenella quale eglisi rivela anche come Figlio di Dio«pieno di potenza». E questapotenzale cui fonti zampillano nell'imperscrutabile comunionetrinitariasi manifestaprima di tuttonel fatto che il Cristo risortose da una parte adempie la promessa di Diogià espressa per boccadel Profeta: «Vi darò un cuore nuovometterò dentro divoi uno spirito nuovo...il mio spirito»dall'altra compie la suastessa promessafatta agli apostoli con le parole: «Quando me ne saròandatove lo manderò». È lui: lo Spirito di veritàil Paraclitomandato da Cristo risorto per trasformarci nella sua stessaimmagine di risorto. Ecco: «La sera di quello stesso giornoil primodopo il sabatomentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano idiscepoli per timore dei Giudeivenne Gesùsi fermò inmezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questomostròloro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre hamandato meanch'io mando voi". Dopo aver detto questoalitòsu di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"». Tutti iparticolari di questo testo-chiave del Vangelo di Giovanni hanno una loroeloquenzaspecialmente se li rileggiamo in riferimento alle parolepronunciate nello stesso Cenacolo all'inizio degli eventi pasquali. Ormaiquesti eventi - il triduum sacrum di Gesùche il Padre haconsacrato con l'unzione e mandato nel mondo - raggiungono il lorocompimento. Il Cristoche «aveva reso lo spirito» sulla Croce»come Figlio dell'uomo e Agnello di Diouna volta risortova dagliapostoli per «alitare su di loro» con quella potenzadi cuiparla la Lettera ai Romani. La venuta del Signore riempie di gioia ipresenti: «La loro afflizione si cambia in gioia»come giàaveva egli stesso promesso prima della sua passione. E soprattutto siavvera il principale annuncio del discorso di addio: il Cristo risortoquasi avviando una nuova creazione«porta» agli apostoli loSpirito Santo. Lo porta a prezzo della sua «dipartita»: dàloro questo Spirito quasi attraverso le ferite della sua crocifissione: «Mostròloro le mani e il costato». È in forza di questa crocifissioneche egli dice loro: «Ricevete lo Spirito Santo». Si stabiliscecosì uno stretto legame tra l'invio del Figlio e quello delloSpirito Santo. Non c'è invio dello Spirito Santo (dopo il peccatooriginale) senza la Croce e la Risurrezione: «Se non me ne vadononverrà a voi il consolatore». Si stabilisce anche uno strettolegame tra la missione dello Spirito Santo e quella del Figlio nellaredenzione. La missione del Figlioin un certo sensotrova il suo «compimento»nella redenzione. La missione dello Spirito Santo «attinge» allaredenzione: «Egli prenderà del mio e ve l'annuncerà».La redenzione viene totalmente operata dal Figlio come dall'Untoche èvenuto ed ha agito nella potenza dello Spirito Santooffrendosi alla finein sacrificio sul legno della Croce. E questa redenzione vieneal tempostessooperata costantemente nei cuori e nelle coscienze umane - nellastoria del mondo - dallo Spirito Santoche è l'«altroconsolatore».

7. Lo Spirito Santo e il tempo della Chiesa

25. «Compiuta l'opera che il Padre aveva affidato al Figlio sullaterra (Gv 174)il giorno di Pentecoste fu inviato lo SpiritoSanto per santificare di continuo la Chiesae i credenti avessero cosìmediante Cristoaccesso al Padre in un solo Spirito». Èquesti lo Spirito di vitala sorgente dell'acqua zampillante fino allavita eterna (Gv 414); (Gv 738)colui per mezzo delquale il Padre ridona la vita agli uominimorti per il peccatofinchéun giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (Rm810)». In questo modo il Concilio Vaticano II parla della nascitadella Chiesa nel giorno della Pentecoste. Questo evento costituisce ladefinitiva manifestazione di ciò che si era compiuto nello stessoCenacolo già la domenica di Pasqua. Il Cristo risorto venne e «portò»agli apostoli lo Spirito Santo. Lo diede loro dicendo: «Ricevete loSpirito Santo». Ciò che era avvenuto allora all'interno delCenacolo«a porte chiusepiù tardiil giorno dellaPentecoste si manifesta anche all'esternodavanti agli uomini. Si apronole porte del Cenacoloe gli apostoli si dirigono verso gli abitanti e ipellegrini convenuti a Gerusalemme in occasione della festaper renderetestimonianza a Cristo nella potenza dello Spirito Santo. In questo modosi adempie l'annuncio: «Egli mi renderà testimonianza; e anchevoi mi renderete testimonianzaperché siete stati con me fin dalprincipio». Leggiamo in un altro documento del Vaticano II: «Indubbiamentelo Spirito Santo operava nel mondo prima ancora che Cristo fosseglorificato. Ma fu nel giorno della Pentecoste che egli discese suidiscepoliper rimanere con loro in eternoe la Chiesa apparvepubblicamente di fronte alla moltitudineed ebbe inizio mediante lapredicazione e la diffusione del Vangelo in mezzo ai pagani». Iltempo della Chiesa ha avuto inizio con la «venuta»cioècon la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti nel Cenacolo diGerusalemme insieme con Mariala Madre del Signore. Il tempo della Chiesaha avuto inizio nel momento in cui le promesse e gli annunciche cosìesplicitamente si riferivano al consolatoreallo Spirito di veritàhanno cominciato ad avverarsi in tutta potenza ed evidenza sugli apostolideterminando così la nascita della Chiesa. Di questo parlanodiffusamente e in molti passi gli Atti degli Apostoli dai quali risultachesecondo la coscienza della prima comunitàdi cui Luca esprimele certezzelo Spirito Santo ha assunto la guida invisibile - ma in certomodo «percepibile» - di coloro chedopo la dipartita delSignore Gesùsentivano profondamente di essere rimasti orfani. Conla venuta dello Spirito essi si sono sentiti idonei a compiere la missioneloro affidata. Si sono sentiti pieni di fortezza. Proprio questo haoperato in loro lo Spirito Santoe questo egli opera continuamente nellaChiesa mediante i loro successori. La grazia dello Spirito Santoinfattiche gli apostoli con l'imposizione delle mani diedero ai lorocollaboratoricontinua ad essere trasmessa nell'Ordinazione episcopale. IVescovi poi col Sacramento dell'ordine rendono partecipi di tale donospirituale i sacri ministri e provvedono a chemediante il Sacramentodella confermazionene siano corroborati tutti i rinati dall'acqua edallo Spirito. Cosìin certo modosi perpetua nella Chiesa lagrazia di Pentecoste. Come scrive il Concilio«lo Spirito dimoranella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (1Cor 316);(1Cor 619)e in essi prega e rende testimonianza della loroadozione a figli (Gal 46); (Rm 815). Egli introduce laChiesa in tutta intera la verità (Gv 1613)la unificanella comunione e nel ministerola edifica e dirige con i diversi donigerarchici e carismaticila arricchisce dei suoi frutti (Ef411); (1Cor 124); (Gal 522). Con la forza del Vangelomantiene la Chiesa continuamente giovanecostantamente la rinnova e laconduce alla perfetta unione col suo Sposo».

26. I passi riportati dalla Costituzione conciliare Lumen gentium cidicono checon la venuta dello Spirito Santoebbe inizio il tempo dellaChiesa. Essi ci dicono pure che questo tempoil tempo della Chiesaperdura. Perdura attraverso i secoli e le generazioni Nel nostro secoloin cui l'umanità si è ormai avvicinata al termine delsecondo Millennio dopo Cristoquesto tempo della Chiesa si èespresso in modo speciale mediante il Concilio Vaticano IIcome Conciliodel nostro secolo. Si sainfattiche questo è stato in manieraspeciale un Concilio «ecclesiologico»: un concilio sul temadella Chiesa. Al tempo stessol'insegnamento di questo Concilio èessenzialmente «pneumatologico»: permeato della veritàsullo Spirito Santocome anima della Chiesa. Possiamo dire che nel suoricco magistero il Concilio Vaticano II contiene propriamente tutto ciò«che lo Spirito dice alle Chiese» in ordine alla presente fasedella storia della salvezza. Seguendo la guida dello Spirito di veritàe rendendo testimonianza insieme con luiil Concilio ha dato una specialeconferma della presenza dello Spirito Santo consolatore. In certo sensoesso l'ha reso nuovamente «presente» nella nostra difficileepoca. Alla luce di questa convinzione si comprende meglio la grandeimportanza di tutte le iniziative miranti alla realizzazione del VaticanoIIdel suo magistero e del suo indirizzo pastorale ed ecumenico. Inquesto senso vanno anche ben considerate e valutate le successiveAssemblee del Sinodo dei Vescovi che mirano a far sì che i fruttidella verità e dell'amore - i frutti autentici dello Spirito Santo- diventino un bene duraturo del Popolo di Dio nel suo pellegrinareterreno lungo il corso dei secoli. È indispensabile questo lavorodella Chiesamirante alla verifica ed al consolidamento dei fruttisalvifici dello Spiritoelargiti nel Concilio. A questo scopo bisognasaperli attentamente «discernere» da tutto ciò cheinvecepuò provenire soprattutto dal «principe di questomondo». Questo discernimento è tanto più necessarionella realizzazione dell'opera del Concilioin quanto questo si èaperto largamente al mondo contemporaneocome appare chiaramente dalleimportanti Costituzioni conciliari Gaudium et spes e Lumen gentium.Leggiamo nella Costituzione pastorale: «La loro comunità (deidiscepoli di Cristo)... è composta di uominii qualiriunitiinsieme in Cristosono guidati dallo Spirito Santo nel loropellegrinaggio verso il Regno del Padree hanno ricevuto un messaggio disalvezza da propagare a tutti. Perciòessa si sente realmente edintimamente solidale con il genere umano e con la sua storia». «LaChiesa sa bene che soltanto Dioal cui servizio è consacratadàrisposta ai più profondi desideri del cuore umanoche non puòmai essere pienamente saziato dai beni terreni». «Lo Spirito diDio... con mirabile provvidenza dirige il corso dei tempi e rinnova lafaccia della terra».

PARTE II

LO SPIRITO CHE CONVINCE IL MONDO QUANTO AL PECCATO

1. Peccatogiustizia e giudizio

27. Allorché Gesùdurante il discorso nel Cenacoloannuncia la venuta dello Spirito Santo «a prezzo» della propriadipartita e promette: «Quando me ne sarò andatove lo manderò»proprio nello stesso contesto aggiunge: «E quando sarà venutoegli convincerà il mondo quanto al peccatoalla giustizia e algiudizio». Il medesimo consolatore e Spirito di veritàgiàpromesso come colui che «insegnerà» e «ricorderà»come colui che «renderà testimonianza»come colui che «guideràalla verità tutta intera»con le parole ora citate vieneannunciato come colui che «convincerà il mondo quanto alpeccatoalla giustizia e al giudizio». Significativo sembra anche ilcontesto. Gesù collega questo annuncio dello Spirito Santo alleparole che indicano la propria «dipartita» mediante la Croceedanzi ne sottolineano la necessità: «E bene per voi che io mene vadaperché se non me ne vadonon verrà a voi ilconsolatore». Ma ciò che più conta è laspiegazione che Gesù stesso aggiunge a queste tre parole: peccatogiustiziagiudizio. Dice infatti così: «Egli convinceràil mondo quanto al peccatoalla giustizia e al giudizio. Quanto alpeccatoperché non credono in me; quanto alla giustiziaperchévado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizioperchéil principe di questo mondo è stato giudicato». Nel pensierodi Gesù il peccatola giustiziail giudizio hanno un senso benprecisodiverso da quello che forse qualcuno sarebbe propenso adattribuire a queste parole indipendentemente dalla spiegazione di chiparla. Questa spiegazione indicaaltresìcome sia da intenderequel «convincere il mondo»che è proprio dell'azionedello Spirito Santo. Qui è importante sia il significato dellesingole parolesia il fatto che Gesù le abbia unite tra loro nellastessa frase. «Il peccato»in questo passosignifical'incredulità che Gesù incontrò in mezzo ai «suoi»cominciando dai concittadini di Nazareth. Significa il rifiuto della suamissioneche porterà gli uomini a condannarlo a morte. Quandosuccessivamente parla della «giustizia»Gesù sembraavere in mente quella giustizia definitivache il Padre gli renderàcircondandolo con la gloria della risurrezione e dell'ascensione al Cielo:«Vado al Padre». A sua voltanel contesto del «peccato»e della «giustizia» così intesi«il giudizio»significa che lo Spirito di verità dimostrerà la colpa del «mondo»nella condanna di Gesù alla morte di Croce. Tuttaviail Cristo nonè venuto nel mondo solamente per giudicarlo e condannarlo: egli èvenuto per salvarlo. Il convincere del peccato e della giustizia ha comescopo la salvezza del mondola salvezza degli uomini. Proprio questaverità sembra essere sottolineata dall'affermazione che «ilgiudizio» riguarda solamente il «principe di questo mondo»cioè Satana colui che sin dall'inizio sfrutta l'opera dellacreazione contro la salvezzacontro l'alleanza e l'unione dell'uomo conDio: egli è «già giudicato» sin dall'inizio. Se loSpirito consolatore deve convincere il mondo proprio quanto al giudizioeper continuare in esso l'opera salvifica di Cristo.

28. Qui vogliamo concentrare la nostra attenzione principalmente suquesta missione dello Spirito Santo che è di «convincere ilmondo quanto al peccato»ma rispettando al tempo stesso il contestogenerale delle parole di Gesù nel Cenacolo. Lo Spirito Santocheassume dal Figlio l'opera della redenzione del mondoassume con ciòstesso il compito del salvifico «convincere del peccato». Questoconvincere è in costante riferimento alla «giustizia»cioè alla definitiva salvezza in Dioal compimento dell'economiache ha come centro il Cristo crocifisso e glorificato. E questa economiasalvifca di Dio sottraein certo sensol'uomo dal «giudizio»cioè dalla dannazionecon la quale è stato colpito ilpeccato di Satana«principe di questo mondo»colui che a causadel suo peccato è divenuto «dominatore di questo mondo ditenebra». Ed ecco chemediante tale riferimento al «giudizio»si schiudono vasti orizzonti per la comprensione del «peccato»nonché della «giustizia». Lo Spirito Santomostrandosullo sfondo della Croce di Cristo il peccato nell'economia della salvezza(si potrebbe dire: «il peccato salvato»)fa comprendere comesia sua missione «convincere» anche del peccato che è giàstato giudicato definitivamente («il peccato condannato»).

29. Tutte le parolepronunciate dal Redentore nel Cenacolo alla vigiliadella sua passionesi inscrivono nel tempo della Chiesa; prima di tuttoquelle sullo Spirito Santo come Paraclito e Spirito di verità. Essevi si inscrivono in modo sempre nuovoin ogni generazionein ogni epoca.Ciò è confermatoper quanto riguarda il nostro secolodall'insieme dell'insegnamento del Concilio Vaticano IIspecialmentedella Costituzione pastorale «Gaudium et spes». Molti passi diquesto documento indicano chiaramente che il Concilioaprendosi alla lucedello Spirito di veritàsi presenta come l'autentico depositariodegli annunci e delle promesse fatte da Cristo agli apostoli ed allaChiesa nel discorso di addio: in modo particolaredi quell'annunciosecondo il quale lo Spirito Santo deve «convincere il mondo quanto alpeccato alla giustizia e al giudizio». Ciò indica giàil testonel quale il Concilio spiega come intende il «mondo»: «Ilmondo che esso (il Concilio stesso) ha presente è perciòquello degli uominiossia l'intera famiglia umana nel contesto di tuttequelle realtàentro le quali essa vive. il mondo che èteatro della storia del genere umano e reca i segni dei suoi sforzidellesue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo che i cristiani credonocreato e conservato dall'amore del Creatoremondo certamente posto sottola schiavitù del peccatoma liberato da Cristo crocifisso erisortocon la sconfitta del Malignoaffinchésecondo il disegnodi Diosia trasformato e giunga al suo compimento». In riferimento aquesto testo molto sintetico bisogna leggere nella medesima Costituzionegli altri passiintesi ad esporre con tutto il realismo della fede lasituazione del peccato nel mondo contemporaneononché di spiegarela sua essenzapartendo da diversi punti di vista. Quando Gesùlavigilia di Pasquaparla dello Spirito Santo come di colui che «convinceràil mondo quanto al peccato»da una parte si deve dare a questa suaaffermazione la portata più vasta possibilein quanto comprendetutto l'insieme dei peccati nella storia dell'umanità. D'altraparteperòquando Gesù spiega che questo peccato consistenel fatto che «non credono in lui»tale portata sembrarestringersi a coloro che hanno rifiutato la missione messianica delFiglio dell'uomocondannandolo alla morte di Croce. Ma è difficilenon notare come questa portata più «ridotta» estoricamente precisata del significato del peccato si dilati fino adassumere un'ampiezza universale a motivo dell'universalità dellaredenzioneche si è compiuta per mezzo della Croce. La rivelazionedel mistero della redenzione apre la strada a una comprensionenellaquale ogni peccatodovunque ed in qualsiasi momento commessovieneriferito alla Croce di Cristo - edunqueindirettamente anche al peccatodi coloro che «non hanno creduto in lui» condannando GesùCristo alla morte di Croce. Da questo punto di vista occorre ritornareall'evento della Pentecoste.

2. La testimonianza del giorno della Pentecoste

30. Nel giorno della Pentecoste trovarono la loro più esatta ediretta conferma gli annunci di Cristo nel discorso di addio einparticolarel'annuncio del quale stiamo trattando: «Ilconsolatore... convincerà il mondo quanto al peccato». Quelgiornosugli apostoli raccolti in preghiera insieme con MariaMadre diGesùnello stesso Cenacolodiscese lo Spirito Santo promessocome leggiamo negli Atti degli Apostoli: «Ed essi furono tutti pienidi Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spiritodava loro il potere di esprimersi»«riconducendo in tal modoall'unità le razze disperse e offrendo al Padre le primizie ditutte le nazioni». È chiaro il rapporto tra l'annuncio fattoda Cristo e questo evento. Noi vi scorgiamo il primo e fondamentalecompimento della promessa del Paraclito. Questi viene mandato dal Padre«dopo»la dipartita di Cristo«a prezzo» di essa. Questa èdapprima una dipartita mediante la morte in Crocee poiquaranta giornidopo la risurrezionemediante l'ascensione al Cielo. Ancora nel momentodell'ascensione Gesù ordina agli apostoli «di non allontanarsida Gerusalemmema di attendere che si adempisse la promessa del Padre»;«sarete battezzati in Spirito Santofra non molti giorni»; «ricevereteforza dallo Spirito Santoche scenderà su di voie mi saretetestimoni a Gerusalemmein tutta la Giudea e la Samaria e fino agliestremi confini della terra»"'. Queste ultime parole racchiudonoun'ecoo un ricordo dell'annuncio fatto nel Cenacolo. E il giorno dellaPentecoste tale annuncio si avvera in tutta esattezza. Agendo sottol'influsso dello Spirito Santoricevuto dagli apostoli durante lapreghiera nel Cenacolodavanti ad una moltitudine di gente di diverselingueradunata per la festaPietro si presenta e parla. Proclama ciòche certamente non avrebbe avuto il coraggio di dire in precedenza: «Uominid'Israele... Gesù di Nazareth - uomo accreditato da Dio presso divoi per mezzo di miracoliprodigi e segniche Dio stesso operòfra voi per opera sua - dopo chesecondo il prestabilito disegno e laprescienza di Diofu consegnato a voivoi l'avete inchiodato sulla croceper mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitatosciogliendolodalle angosce della morteperché non era possibile che questa lotenesse in suo potere». Gesù aveva predetto e promesso: «Eglimi renderà testimonianza... e anche voi mi renderetetestimonianza». Nel primo discorso di Pietro a Gerusalemme tale «testimonianza»trova il suo chiaro inizio: è la testimonianza intorno a Cristocrocifisso e risorto. Quella dello Spirito-Paraclito e degli apostoli. Enel contenuto stesso di tale prima testimonianza lo Spirito di veritàper bocca di Pietro «convince il mondo quanto al peccato»: primadi tuttoquanto a quel peccato che è il rifiuto del Cristo finoalla condanna a mortefino alla Croce sul Golgota. Proclamazioni dianalogo contenuto si ripeterannosecondo il testo degli Atti degliApostoliin altre occasioni e in diversi luoghi.

31. Fin da questa iniziale testimonianza della Pentecostel'azionedello Spirito di veritàche «convince il mondo quanto alpeccato» del rifiuto di Cristoè legata in modo organico conla testimonianza da rendere al mistero pasquale: al mistero del Crocifssoe del Risorto. E in questo legame lo stesso «convincere quanto alpeccato» rivela la propria dimensione salvifica. Èinfattiun «convincere» che ha come scopo non la sola accusa del mondotanto meno la sua condanna. Gesù Cristo non è venuto nelmondo per giudicarlo e condannarloma per salvarlo. Ciò vienesottolineato già in questo primo discorsoquando Pietro esclama: «Sappiadunquecon certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signoree Cristo quel Gesùche voi avete crocifisso». E in seguitoquando i presenti domandano a Pietro e agli apostoli: «Che cosadobbiamo farefratelli?»ecco la risposta: «Pentitevi eciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristoperla remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello SpiritoSanto». In questo modo il «convincere quanto al peccato»diventa insieme un convincere circa la remissione dei peccatinellapotenza dello Spirito Santo. Pietro nel suo discorso di Gerusalemme esortaalla conversionecome Gesù esortava i suoi ascoltatori all'iniziodella sua attività messianica. La conversione richiede laconvinzione del peccatocontiene in sé il giudizio interiore dellacoscienzae questoessendo una verifica dell'azione dello Spirito diverità nell'intimo dell'uomodiventa nello stesso tempo il nuovoinizio dell'elargizione della grazia e dell'amore: «Ricevete loSpirito Santo». Così in questo «convincere quanto alpeccato» scopriamo una duplice elargizione: il dono della veritàdella coscienza e il dono della certezza della redenzione. Lo Spirito diverità è il consolatore. Il convincere del peccatomedianteil ministero dell'annuncio apostolico nella Chiesa nascentevieneriferito - sotto l'impulso dello Spirito effuso nella Pentecoste - allapotenza redentrice di Cristo crocifisso e risorto. Così si adempiela promessa relativa allo Spirito Santofatta prima di pasqua: «Egliprenderà del mio e ve l'annuncerà». Quando dunquedurante l'evento della PentecostePietro parla del peccato di coloro che«non hanno creduto» ed hanno consegnato ad una morte ignominiosaGesù di Nazarethegli rende testimonianza alla vittoria sulpeccato: vittoria che si è compiutain certo sensomediante ilpeccato più grande che l'uomo poteva commettere: l'uccisione di GesùFiglio di Dioconsostanziale al Padre! Similmentela morte del Figlio diDio vince la morte umana: «Ero mors tuao mors»come ilpeccato di aver crocifisso il Figlio di Dio «vince» il peccatoumano! Quel peccato che si consumò a Gerusalemme il giorno delVenerdì santo - e anche ogni peccato dell'uomo. Infattial piùgrande peccato da parte dell'uomo corrispondenel cuore del Redentorel'oblazione del supremo amoreche supera il male di tutti i peccati degliuomini. Sulla base di questa certezza la Chiesa nella liturgia romana nonesita a ripetere ogni annodurante la Veglia pasquale«Ofelixculpa!»nell'annuncio della risurrezione dato dal diacono col cantodell'«Exsultet!».

32. Di questa verità ineffabileperònessuno può «convincereil mondo»l'uomol'umana coscienzase non egli stessolo Spiritodi verità. Egli è lo Spiritoche «scruta le profonditàdi Dio». Di fronte al mistero del peccato bisogna scrutare «leprofondità di Dio» fino in fondo. Non basta scrutare lacoscienza umanaquale intimo mistero dell'uomoma bisogna penetrarenell'intimo mistero di Dioin quelle «profondità di Dio»che si riassumono nella sintesi: al Padre - nel Figlio - per mezzo delloSpirito Santo. È proprio lo Spirito Santo che le «scruta»e da esse trae la risposta di Dio al peccato dell'uomo. Con questarisposta si chiude il procedimento del «convincere quanto al peccato»come mette in evidenza l'evento della Pentecoste. Convincendo il «mondo»del peccato del Golgotadella morte dell'Agnello innocentecome avvienenel giorno della Pentecostelo Spirito Santo convince anche di ognipeccato commesso in ogni luogo ed in qualsiasi momento nella storiadell'uomo: egli dimostrainfatti il suo rapporto con la Croce di Cristo.Il «convincere» è la dimostrazione del male del peccatodi ogni peccatoin relazione alla Croce di Cristo. Il peccatomostratoin questa relazioneviene riconosciuto nell'intera dimensione del maleche gli è propriaper il «mistero dell'iniquità»che in se contiene e nasconde. L'uomo non conosce questa dimensione -non la conosce in alcun modo al di fuori della Croce di Cristo. Perciònon può essere «convinto» di essa se non dallo SpiritoSanto: Spirito di veritàma anche consolatore. Infattiilpeccatomostrato in relazione alla Croce di Cristonello stesso tempoviene identificato nella piena dimensione del «mistero della pietà»come ha indicato l'Esortazione Apostolica post-sinodale Reconciliatio etpaenitentia. Anche questa dimensione del peccato l'uomo non la conosce inalcun modo al di fuori della Croce di Cristo. E anche di essa egli non puòessere «convinto» se non dallo Spirito Santo: da colui che «scrutale profondità di Dio».

3. La testimonianza dell'inizio: la realtà originaria delpeccato

33. È la dimensione del peccato che troviamo nella testimonianzadell'inizioannotata nel Libro della Genesi. È il peccato chesecondo la Parola di Dio rivelatacostituisce il principio e la radice ditutti gli altri Ci troviamo di fronte alla realtà originaria delpeccato nella storia dell'uomo eal tempo stessonell'insiemedell'economia della salvezza. Si può dire che in questo peccato hainizio il «mistero dell'iniquità»ma anche che èquesto il peccatoin ordine al quale la potenza redentrice del «misterodella pietà» diventa particolarmente trasparente ed efficace.Ciò esprime san Paoloquando alla «disobbedienza» delprimo Adamo contrappone l'«obbedienza» di Cristoil secondoAdamo: «L'obbedienza fino alla morte». Stando alla testimonianzadell'inizioil peccato nella sua realtà originaria avviene nellavolontà - e nella coscienza - dell'uomoprima di tuttocome «disobbedienza»cioè come opposizione della volontà dell'uomo alla volontàdi Dio. Questa disobbedienza originaria presuppone il rifiuto oalmenol'allontanamento dalla verità contenuta nella Parola di Diochecrea il mondo. Questa Parola è lo stesso Verboche era «inprincipio presso Dio»che «era Dio» e senza il quale «nienteè stato fatto di tutto ciò che esiste»poiché «ilmondo fu fatto per mezzo di lui». È il Verbo che èanche eterna leggefonte di ogni leggeche regola il mondo especialmente gli atti umani. Quando dunquealla vigilia della suapassioneGesù Cristo parla del peccato di coloro che «noncredono in lui»in queste sue parolepiene di dolorevi èquasi un'eco lontana di quel peccatoche nella sua forma originaria siinscrive oscuramente nel mistero stesso della creazione. Colui che parlainfattiè non solo il Figlio dell'uomoma anche colui che è«il primogenito di fronte ad ogni creatura»«poichéper mezzo di lui sono state create tutte le cose:.... per mezzo di lui ein vista di lui». Alla luce di questa verità si capisce che la«disobbedienza»nel mistero dell'iniziopresuppone in certosenso la stessa «non-fede»quel medesimo «non hannocreduto»che si ripeterà nei riguardi del mistero pasquale.Come abbiamo dettosi tratta del rifiuto oalmenodell'allontanamentodalla verità contenuta nella Parola del Padre. Il rifiuto siesprime in pratica come «disobbedienza»in un atto compiutocome effetto della tentazioneche proviene dal «padre della menzogna».Dunquealla radice del peccato umano sta la menzogna come radicalerifiuto della verità contenuta nel Verbo del Padremediante ilquale si esprime l'amorevole onnipotenza del Creatore: l'onnipotenza edinsieme l'amore «di Dio Padrecreatore del cielo e della terra».

34. «Lo Spirito di Dio»che secondo la descrizione biblicadella creazione «aleggiava sulle acque»indica lo stesso «Spiritoche scruta le profondità di Dio»; scruta le profonditàdel Padre e del Verbo-Figlio nel mistero della creazione. Non solo èil testimone diretto del loro reciproco amoredal quale deriva lacreazionema è egli stesso questo amore. Egli stessocome amoreèl'eterno dono increato. In lui è la fonte e l'inizio di ognielargizione alle creature. La testimonianza dell'inizioche troviamo intutta la Rivelazionea cominciare dal Libro della Genesisu questo puntoè univoca. Creare vuol dire chiamare all'esistenza dal nulla;dunquecreare vuol dire donare l'esistenza. E se il mondo visibile vienecreato per l'uomodunque all'uomo viene donato il mondo. Econtemporaneamente lo stesso uomo nella propria umanità riceve indono una speciale «immagine e somiglianza» di Dio. Ciòsignifica non solo razionalità e libertà come proprietàcostitutiva della natura umanama anchesin dall'iniziocapacitàdi un rapporto personale con Diocome «io» e «tu» edunquecapacità di alleanza che avrà luogo con lacomunicazione salvifica di Dio all'uomo. Sullo sfondo dell'«immaginee somiglianza» di Dio«il dono dello Spirito» significainfinechiamata all'amicizianella quale le trascendenti «profonditàdi Dio» vengonoin qualche modoaperte alla partecipazione da partedell'uomo. Il Concilio Vaticano II insegna: «Dio invisibile (Col115); (1 Tm 117) nel suo grande amore parla agli uomini come adamici (Es 3311); (Gv 1514) e si intrattiene con loro (Bar338)per invitarli e ammetterli alla comunione con sé».

35. Pertantolo Spiritoche «scruta ogni cosaanche le profonditàdi Dio»conosce sin dall'inizio «i segreti dell'uomo».Proprio per questo egli solo può pienamente «convincere delpeccato» che ci fu all'iniziodi quel peccato che è la radicedi tutti gli altri e il focolaio della peccaminosità dell'uomosulla terrache non si spegne mai. Lo Spirito di verità conosce larealtà originaria del peccatocausato nella volontàdell'uomo ad opera del «padre della menzogna» - di colui che già«è stato giudicato». Lo Spirito Santo convincedunqueil mondo del peccato in rapporto a questo «giudizio»macostantemente guidando verso la «giustizia»che è statarivelata all'uomo insieme con la Croce di Cristo: mediante l'«obbedienzafino alla morte». Solo lo Spirito Santo può convincere delpeccato dell'inizio umanoproprio egli che è l'amore del Padre edel Figlioegli che è donomentre il peccato dell'inizio umanoconsiste nella menzogna e nel rifiuto del dono e dell'amorei qualidecidono dell'inizio del mondo e dell'uomo.

36. Secondo la testimonianza dell'inizioche troviamo nella Scrittura enella Tradizionedopo la prima (ed anche più completa) descrizionenel Libro della Genesi il peccato nella sua forma originaria èinteso come «disobbedienza»il che significa semplicemente edirettamente trasgressione di un divieto posto da Dio. Ma alla luce ditutto il contesto è pure palese che le radici di questadisobbedienza vanno ricercate in profondità nell'intera situazionereale dell'uomo. Chiamato all'esistenzal'essere umano - uomo e donna - èuna creatura. L'«immagine di Dio»consistente nella razionalitàe nella libertàdice la grandezza e la dignità del soggettoumanoche è persona. Ma questo soggetto personale è pursempre una creatura: nella sua esistenza ed essenza dipende dal Creatore.Secondo la Genesi«l'albero della conoscenza del bene e del male»doveva esprimere e costantemente ricordare all'uomo il «limite»invalicabile per un essere creato. In questo senso va inteso il divieto daparte di Dio: il Creatore proibisce all'uomo e alla donna di mangiare ifrutti dell'albero della conoscenza del bene e del male. Le paroledell'istigazionecioè della tentazionecome è formulatanel testo sacroinducono a trasgredire questo divieto - cioè asuperare quel «limite»: «Quando voi ne mangiastesiaprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio («come dèi»)conoscendo il bene e il male». La «disobbedienza» significaappunto il superamento di quel limiteche rimane invalicabile alla volontàe libertà dell'uomocome essere creato. Dio creatore èinfattil'unica e definitiva fonte dell'ordine morale nel mondoda luicreato. L'uomo non può da se stesso decidere ciò che èbuono e ciò che è cattivo - non può «conoscereil bene e il malecome Dio». SìDio nel mondo creato rimanela prima e suprema fonte per decidere del bene e del malemediantel'intima verità dell'esserela quale è il riflesso delVerbol'eterno Figlioconsostanziale al Padre. All'uomo creato adimmagine di Dio lo Spirito Santo dà in dono la coscienzaaffinchéin essa l'immagine possa rispecchiare fedelmente il suo modelloche èinsieme la sapienza e la legge eternafonte dell'ordine morale nell'uomoe nel mondo. La «disobbedienza»come dimensione originaria delpeccatosignifica rifiuto di questa fonteper la pretesa dell'uomo didiventare fonte autonoma ed esclusiva nel decidere del bene e del male. LoSpiritoche «scruta le profondità di Dio» e chealtempo stessoè per l'uomo la luce della coscienza e la fontedell'ordine moraleconosce in tutta la sua pienezza questa dimensione delpeccatoche si inscrive nel mistero dell'inizio umano. E non cessa di «convincerneil mondo» in rapporto alla Croce di Cristo sul Golgota.

37. Secondo la testimonianza dell'inizioDio nella creazione harivelato se stesso come onnipotenzache è amore. Nello stessotempo ha rivelato all'uomo checome «immagine e somiglianza»del suo Creatoreegli è chiamato a partecipare alla veritàe all'amore. Questa partecipazione significa una vita di unione con Dioche è la «vita eterna». Ma l'uomosotto l'influenza del «padredella menzogna»si è distaccato da questa partecipazione. Inquale misura? Certamente non nella misura del peccato di un puro spiritonella misura del peccato di Satana. Lo spirito umano è incapace diraggiungere una tale misura. Nella stessa descrizione della Genesi èfacile notare la differenza di grado tra «il soffio del male» daparte di colui che «è peccatore (ossia permane nel peccato)fin dal principio» e che già «è stato giudicato»ed il male della disobbedienza da parte dell'uomo. Questa disobbedienzatuttaviasignifica pur sempre il voltare le spalle a Dio ein un certosensoil chiudersi della libertà umana nei suoi riguardi.Significa anche una certa apertura di questa libertà - dellaconoscenza e della volontà umana - verso colui che è il «padredella menzogna». Questo atto di scelta consapevole non è solo «disobbedienza»ma porta con sé anche una certa adesione alla motivazione contenutanella prima istigazione al peccato e incessantemente rinnovata durantetutta la storia dell'uomo sulla terra: «Dio sa chequando voi nemangiastesi aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dioconoscendo il bene e il male». Ci troviamo qui al centro stesso di ciòche si potrebbe chiamare l'«anti-Verbo»cioè l'«anti-verità».Vieneinfattifalsata la verità dell'uomo: chi è l'uomo equali sono i limiti invalicabili del suo essere e della sua libertà.Questa «anti-verità» è possibileperchénello stesso tempo viene falsata completamente la verità su chi èDio. Il Dio creatore viene posto in stato di sospettoanzi addirittura instato di accusanella coscienza della creatura. Per la prima volta nellastoria dell'uomo appare il perverso «genio del sospetto». Essocerca di «falsare» il Bene stessoil Bene assolutoche proprionell'opera della creazione si è manifestato come il bene che donain modo ineffabile: come bonum diffusivum suicome amore creativo. Chi puòpienamente «convincere del peccato»ossia di questa motivazionedella disobbedienza originaria dell'uomose non colui che solo èil dono e la fonte di ogni elargizionese non lo Spiritoche «scrutale profondità di Dio» ed è l'amore del Padre e delFiglio?

38. Infattimalgrado tutta la testimonianza della creazione edell'economia salvifica ad essa inerentelo spirito delle tenebre ècapace di mostrare Dio come nemico della propria creatura eprima dituttocome nemico dell'uomocome fonte di pericolo e di minaccia perl'uomo. In questo modo viene innestato da Satana nella psicologiadell'uomo il germe dell'opposizione nei riguardi di colui che «sindall'inizio» deve essere considerato come nemico dell'uomo - e noncome Padre. L'uomo viene sfidato a diventare l'avversario di Dio!L'analisi del peccato nella sua originaria dimensione indica chead operadel «padre della menzogna»vi sarà lungo la storiadell'umanità una costante pressione al rifiuto di Dio da partedell'uomofino all'odio: «Amore di sé fino al disprezzo diDio»come si esprime sant'Agostino. L'uomo sarà incline avedere in Dio prima di tutto una propria limitazionee non la fonte dellapropria liberazione e la pienezza del bene. Ciò vediamo confermatonell'epoca modernanella quale le ideologie atee tendono a sradicare lareligione in base al presupposto che essa determini una radicale «alienazione»dell'uomo come se l'uomo venisse espropriato della propria umanitàquandoaccettando l'idea di Dioattribuisce a lui ciò cheappartiene all'uomoed esclusivamente all'uomo! Di qui un processo dipensiero e di prassi storico-sociologicain cui il rifiuto di Dio èpervenuto fino alla dichiarazione della sua «morte». Un'assurditàquestaconcettuale e verbale! Ma l'ideologia della «morte di Dio»minaccia piuttosto l'uomocome indica il Vaticano IIquandosottoponendo ad analisi la questione dell'«autonomia delle cosetemporali»scrive: «La creatura... senza il Creatoresvanisce... Anzil'oblio di Dio priva di luce la creatura stessa».L'ideologia della «morte di Dio» nei suoi effetti dimostrafacilmente di esseresul piano teoretico e praticol'ideologia della «mortedell'uomo».

4. Lo Spiritoche trasforma la sofferenza in amore salvifico

39. Lo Spiritoche scruta le profondità di Dioè statochiamato da Gesù nel discorso del Cenacolo il Paraclito. Infattisin dall'inizio «viene invocato» per «convincere il mondoquanto al peccato». Egli viene invocato in modo definitivo per mezzodella Croce di Cristo. Convincere del peccato vuol dire dimostrare il malein esso contenuto. Il che equivale a rivelare il mistero dell'iniquità.Non è possibile raggiungere il male del peccato in tutta la suadolorosa realtà senza «scrutare le profondità di Dio».Sin dall'inizio l'oscuro mistero del peccato è apparso nel mondosullo sfondo del riferimento al Creatore della libertà umana. Esso èapparso come un atto di volontà della creatura-uomo contrario allavolontà di Dio: alla volontà salvifica di Dio; anzièapparso in opposizione alla veritàsulla base della menzogna ormaidefinitivamente «giudicata»: menzogna che ha posto in stato diaccusain stato di permanente sospettolo stesso amore creativo esalvifico. L'uomo ha seguito il «padre della menzogna»ponendosi contro il Padre della vita e lo Spirito di verità. Il «convinceredel peccato» non dovràdunquesignificare anche il rivelarela sofferenza? Rivelare il dolore inconcepibile ed inesprimibilecheacausa del peccatoil Libro sacro nella sua visione antropomorfica sembraintravvedere nelle «profondità di Dio» ein un certosensonel cuore stesso dell'ineffabile Trinità? La Chiesaispirandosi alla Rivelazionecrede e professa che il peccato èoffesa di Dio. Che cosa nell'imperscrutabile intimità del Padredel Verbo e dello Spirito Santo corrisponde a questa «offesa»aquesto rifiuto dello Spirito che è amore e dono? La concezione diDiocome essere necessariamente perfettissimoesclude certamente da Dioogni dolorederivante da carenze o ferite; ma nelle «profonditàdi Dio» c'è un amore di Padre che dinanzi al peccatodell'uomosecondo il linguaggio biblicoreagisce fino al punto di dire:«Sono pentito di aver fatto l'uomo». «Il Signore vide chela malvagità degli uomini era grande sulla terra... E il Signore sipentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò incuor suo... Il Signore disse: "Sono pentito di averli fatti"».Ma più spesso il Libro sacro ci parla di un Padreche provacompassione per l'uomoquasi condividendo il suo dolore. In definitivaquesto imperscrutabile e indicibile «dolore» di padre genereràsoprattutto la mirabile economia dell'amore redentivo in GesùCristoaffinchéper mezzo del mistero della pietànellastoria dell'uomo l'amore possa rivelarsi più forte del peccato.Perché prevalga il «dono»! Lo Spirito Santoche secondole parole di Gesù «convince del peccato»èl'amore del Padre e del Figlio ecome taleè il dono trinitarioeal tempo stessol'eterna fonte di ogni elargizione divina al creato.Proprio in lui possiamo concepire come personificata e attuata in modotrascendente quella misericordiache la tradizione patristica eteologicasulla linea dell'Antico e del Nuovo Testamentoattribuisce aDio. Nell'uomo la misericordia include dolore e compassione per le miseriedel prossimo. In Dio lo Spirito-amore traduce la considerazione delpeccato umano in una nuova elargizione di amore salvifico. Da luinell'unità col Padre e col Figlio nasce l'economia della salvezzache riempie la storia dell'uomo con i doni della redenzione. Se ilpeccatorifiutando l'amoreha generato la «sofferenza»dell'uomo che in qualche modo si è riversata su tutta la creazionelo Spirito Santo entrerà nella sofferenza umana e cosmica con unanuova elargizione di amoreche redimerà il mondo. E sulla bocca diGesù Redentorenella cui umanità si invera la «sofferenza»di Diorisuonerà una parola in cui si manifesta l'eterno amorepieno di misericordia: «Misereor». Così da parte delloSpirito Santo il «convincere del peccato» diventa un manifestaredavanti alla creazione «sottomessa alla caducità» esoprattuttonel profondo delle coscienze umanecome il peccato vienevinto mediante il sacrificio dell'Agnello di Dioil quale èdivenuto «fino alla morte» il servo obbediente cheriparandoalla disobbedienza dell'uomoopera la redenzione del mondo. In questomodo lo Spirito di veritàil Paraclito«convince del peccato».

40. Il valore redentivo del sacrificio di Cristo è espresso conparole molto significative dall'autore della Lettera agli Ebreiil qualedopo aver ricordato i sacrifici dell'Antica Alleanzain cui «ilsangue dei capri e dei vitelli... purifica nella carne»soggiunge: «Quantopiù il sangue di Cristoil quale con uno Spirito eterno offrìse stesso senza macchia a Diopurificherà la nostra coscienzadalle opere morteper servire il Dio vivente»? Pur consapevoli dialtre possibili interpretazionile nostre considerazioni sulla presenzadello Spirito Santo in tutta la vita di Cristo ci portano a ravvisare inquesto testo come un invito a riflettere sulla presenza del medesimoSpirito anche nel sacrificio redentore del Verbo Incarnato. Riflettiamoprima sulle parole iniziali che trattano di questo sacrificio einseguitoseparatamentesulla «purificazione della coscienza»da esso operata. Èinfattiun sacrificio offerto «con (= peropera di) uno Spirito eterno»il quale da esso «attinge»la forza di «convincere del peccato» in ordine alla salvezza. Èlo stesso Spirito Santo chesecondo la promessa del CenacoloGesùCristo «porterà» agli apostoli il giorno della suarisurrezionepresentandosi loro con le ferite della crocifissionee che«darà» loro «per la remissione dei peccati»: «Ricevetelo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi».Sappiamo che «Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesùdi Nazareth»come diceva Simon Pietro nella casa del centurioneCornelio. Conosciamo il mistero pasquale della sua «dipartita»secondo il Vangelo di Giovanni Le parole della lettera agli Ebrei ora cispiegano in quale modo Cristo «offrì se stesso senza macchia aDio» e come ciò fece «con uno Spirito eterno». Nelsacrificio del Figlio dell'uomo lo Spirito Santo è presente edagisce così come agiva nel suo concepimentonella sua venuta almondonella sua vita nascosta e nel suo ministero pubblico. Secondo laLettera agli Ebreisulla via della sua «dipartita» attraversoil Getsemani e il Golgotalo stesso Cristo Gesù nella propriaumanità si è aperto totalmente a questa azione delloSpirito-Paraclitoche dalla sofferenza fa emergere l'eterno amoresalvifico. Egli è statodunque«esaudito per la sua pietà.Pur essendo Figlioimparò l'obbedienza dalle cose che patì».In questo modo tale Lettera dimostra come l'umanitàsottomessa alpeccato nei discendenti del primo Adamoin Gesù Cristo èdiventata perfettamente sottomessa a Dio ed a lui unita enello stessotempopiena di misericordia verso gli uomini. Si ha così una nuovaumanitàche in Gesù Cristo mediante la sofferenza dellaCroce è ritornata all'amoretradito da Adamo col peccato. Essa si èritrovata nella stessa fonte divina dell'elargizione originaria: nelloSpiritoche «scruta le profondità di Dio» ed èamore e dono egli stesso. Il Figlio di Dio Gesù Cristocome uomonell'ardente preghiera della sua passionepermise allo Spirito Santochegià aveva penetrato fino in fondo la sua umanitàditrasformarla in un sacrifcio perfetto mediante l'atto della sua mortecome vittima di amore sulla Croce. Da solo egli fece questa oblazione.Come unico sacerdote«offrì se stesso senza macchia a Dio».Nella sua umanità era degno di divenire un tale sacrificiopoichéegli solo era «senza macchia». Ma l'offrì «con unoSpirito eterno»: il che vuol dire che lo Spirito Santo agì inmodo speciale in questa assoluta autodonazione del Figlio dell'uomopertrasformare la sofferenza in amore redentivo.

41. Nell'Antico Testamento più volte si parla del «fuoco dalcielo»che bruciava le oblazioni presentate dagli uomini. Peranalogia si può dire che lo Spirito Santo è il «fuocodal cielo»che opera nel profondo del mistero della Croce.Provenendo dal Padreegli indirizza verso il Padre il sacrificio delFigliointroducendolo nella divina realtà della comunionetrinitaria. Se il peccato ha generato la sofferenzaora il dolore di Dioin Cristo crocifisso acquista per mezzo dello Spirito Santo la sua pienaespressione umana. Si ha così un paradossale mistero d'amore: inCristo soffre un Dio rifiutato dalla propria creatura: «Non credonoin me!». manello stesso tempo dal profondo di questa sofferenza -eindirettamentedal profondo dello stesso peccato «di non avercreduto» - lo Spirito trae una nuova misura del dono fatto all'uomo ealla creazione fin dall'inizio. Nel profondo del mistero della Croceagisce l'amoreche riporta nuovamente l'uomo a partecipare alla vitacheè in Dio stesso. Lo Spirito Santo come amore e dono discendein uncerto sensonel cuore stesso del sacrifcio che viene offerto sulla Croce.Riferendoci alla tradizione biblicapossiamo dire: egli consuma questosacrifcio col fuoco dell'amoreche unisce il Figlio col Padre nellacomunione trinitaria. E poiché il sacrificio della Croce èun atto proprio di Cristoanche in questo sacrificio «egli riceve loSpirito Santo». Lo riceve in modo taleche poi egli - ed egli solocon Dio Padre - può «darlo» agli apostolialla Chiesaall'umanità. Egli solo lo «manda» dal Padre. Egli solo sipresenta davanti agli apostoli riuniti nel Cenacolo«alita su diloro» e dice: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete ipeccati saranno rimessi»come aveva preannunciato Giovanni Battista:«Egli vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco». Conquelle parole di Gesù lo Spirito Santo è rivelato ed insiemeè reso presente come amore che opera nel profondo del misteropasqualecome fonte della potenza salvifica della Croce di Cristocomedono della vita nuova ed eterna. Questa verità sullo Spirito Santotrova quotidiana espressione nella liturgia romanaquando il sacerdoteprima della comunionepronuncia quelle significative parole: «SignoreGesù CristoFiglio del Dio vivoche per volontà del Padree con l'opera dello Spirito Santo morendo hai dato la vita al mondo...».E nella III Preghiera Eucaristicariferendosi alla stessa economiasalvificail sacerdote chiede a Dio che lo Spirito Santo «faccia dinoi un sacrificio perenne a te gradito».

5. Il sangueche purifica la coscienza

42. Abbiamo detto cheal culmine del mistero pasqualelo Spirito Santoè definitivamente rivelato e reso presente in un mondo nuovo. IlCristo risorto dice agli apostoli: «Ricevete lo Spirito Santo».Viene in questo modo rivelato lo Spirito Santoperché le parole diCristo costituiscono la conferma delle promesse e degli annunci deldiscorso nel Cenacolo. E con ciò il Paraclito viene anche resopresente in un modo nuovo. Egliin realtàoperava sin dall'inizionel mistero della creazione e lungo tutta la storia dell'antica Alleanzadi Dio con l'uomo. La sua azione è stata pienamente confermatadalla missione del Figlio dell'uomo come Messiache è venuto nellapotenza dello Spirito Santo. Al culmine della missione messianica di Gesùlo Spirito Santo diventa presente nel mistero pasquale in tutta la suasoggettività divina: come colui che deve ora continuare l'operasalvificaradicata nel sacrificio della Croce. Senza dubbio quest'operaviene affidata da Gesù ad uomini: agli apostolialla Chiesa.Tuttaviain questi uomini e per mezzo di essilo Spirito Santo rimane iltrascendente soggetto protagonista della realizzazione di tale opera nellospirito dell'uomo e nella storia del mondo: l'invisibile eal tempostessoonnipresente Paraclito! Lo Spirito che «soffia dove vuole».Le parolepronunciate da Cristo risortoil giorno «primo dopo ilsabato»mettono in particolare rilievo la presenza del Paraclitoconsolatorecome di colui che «convince il mondo quanto al peccatoalla giustizia e al giudizio». Infattisolo in questo rapportosispiegano le parole che Gesù pone in diretto riferimento col «dono»dello Spirito Santo agli apostoli. Egli dice: «Ricevete lo SpiritoSanto; a chi rimetterete i peccati saranno rimessie a chi non lirimetterete resteranno non rimessi». Gesù conferisce agliapostoli il potere di rimettere i peccatiperché lo trasmettano ailoro successori nella Chiesa. Tuttaviaquesto potereconcesso ad uominipresuppone e include l'azione salvifica dello Spirito Santo. Divenendo «lucedei cuori»cioè delle coscienzelo Spirito Santo «convincedel peccato»ossia fa conoscere all'uomo il suo male enello stessotempo lo orienta verso il bene. Grazie alla molteplicità dei suoidoniper cui è invocato come il «settiforme»ognigenere di peccato dell'uomo può essere raggiunto dalla potenzasalvifica di Dio. In realtà - come dice san Bonaventura - «invirtù dei sette doni dello Spirito Santo tutti i mali sonodistrutti e sono prodotti tutti i beni». Sotto l'influsso delconsolatore si compiedunque quella conversione del cuore umanoche ècondizione indispensabile del perdono dei peccati. Senza una veraconversioneche implica una interiore contrizione e senza un sincero efermo proposito di cambiamentoi peccati rimangono «non rimessi»come dice Gesù e con lui la Tradizione dell'Antica e della NuovaAlleanza. Infattile prime parole pronunciate da Gesù all'iniziodel suo ministerosecondo il Vangelo di Marcosono queste: «Convertitevie credete al vangelo». La conferma di questa esortazione è il «convincerequanto al peccato» che lo Spirito Santo intraprende in modo nuovo inforza della redenzioneoperata dal sangue del Figlio dell'uomo. Perciòla Lettera agli Ebrei dice che questo «sangue purifica la coscienza».Essodunqueper così direapre allo Spirito Santo la via versol'intimo dell'uomocioè il santuario delle coscienze umane.

43. Il Concilio Vaticano II ha ricordato l'insegnamento cattolico sullacoscienzaparlando della vocazione dell'uomo ein particolaredelladignità della persona umana. Proprio la coscienza decide in modospecifico di questa dignità. Essainfattiè «ilnucleo più segreto e il sacrario dell'uomodove egli è solocon Diola cui voce risuona nell'intimo». Essa chiaramente «dicealle orecchie del cuore: Fa' questofuggi quest'altro». Una talecapacità di comandare il bene e di proibire il maleinserita dalCreatore nell'uomoè la principale proprietà del soggettopersonale. Maal tempo stesso«nell'intimo della coscienza l'uomoscopre una legge che non è lui a darsima alla quale deve inveceobbedire». La coscienzadunquenon è una fonte autonoma edesclusiva per decidere ciò che è buono e ciò che ècattivo; invecein essa è inscritto profondamente un principio diobbedienza nei riguardi della norma oggettivache fonda e condiziona lacorrispondenza delle sue decisioni con i comandi e i divieti che sono allabase del comportamento umanocome traspare fin dalla pagina del Librodella Genesigià richiamato. Proprio in questo senso la coscienza èl'«intimo sacrario»in cui «risuona la voce di Dio».Essa è «la voce di Dio» persino quando l'uomo riconosceesclusivamente in essa il principio dell'ordine moraledi cui umanamentenon si può dubitareanche senza un diretto riferimento alCreatore: proprio in questo riferimento la coscienza trova sempre il suofondamento e la sua giustificazione. L'evangelico «convincere quantoal peccato» sotto l'influsso dello Spirito di verità non puòrealizzarsi nell'uomo per altra via se non per quella della coscienza. Sela coscienza è rettaallora serve «per risolvere secondoverità i problemi moraliche sorgono tanto nella vita dei singoliquanto in quella sociale»; allora «le persone e i gruppi socialisi allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle normeoggettive della moralità». Frutto della retta coscienza èprima di tuttoil chiamare per nome il bene e il malecome fa ad esempiola stessa Costituzione pastorale: «Tutto ciò che ècontro la vita stessacome ogni specie di omicidioil genocidiol'abortol'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciòche viola l'integrità della persona umanacome le mutilazioniletorture inflitte al corpo e alla mente; gli sforzi di costrizionepsicologica. tutto ciò che offende la dignità umanacome lecondizioni di vita infraumanale incarcerazioni arbitrarieledeportazionila schiavitùla prostituzioneil mercato delledonne e dei giovanio ancora le ignominiose condizioni di lavorocon lequali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagnoenon come persone libere e responsabili»; edopo aver chiamato pernome i molteplici peccaticosì frequenti e diffusi nel nostrotempoessa aggiunge: «Tutte queste cose e altre simili sonocertamente vergognose ementre corrompono la civiltà umanainquinano coloro che così si comportano ben più di quelliche le subiscono; e offendono al massimo l'onore del Creatore».Chiamando per nome i peccati che più disonorano l'uomoedimostrando che essi sono un male morale che grava negativamente suqualsiasi bilancio del progresso dell'umanitàil Concilio insiemedescrive tutto ciò come una tappa «della lotta drammatica trail bene e il maletra la luce e le tenebre»che caratterizza «tuttala vita umanasia individuale che collettiva». L'assemblea delSinodo dei Vescovi del 1983 sulla riconciliazione e la penitenza haprecisato ancor meglio il significato personale e sociale del peccatodell'uomo.

44. Ebbenenel Cenacolola vigilia della sua Passionee poi la seradi PasquaGesù Cristo si è appellato allo Spirito Santocome a coluiil quale testimonia che nella storia dell'umanitàperdura il peccato. Tuttaviail peccato è sottoposto alla potenzasalvifica della redenzione. Il «convincere il mondo del peccato»non si esaurisce nel fatto che esso viene chiamato per nome e identificatoper quello che è su tutta la scala che gli è propria. Nelconvincere il mondo del peccatolo Spirito di verità s'incontracon la voce delle coscienze umane. Su questa via si giunge alladimostrazione delle radici del peccatoche sono nell'intimo dell'uomocome mette in rilievo la stessa Costituzione pastorale: «In veritàgli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quellosquilibrio più fondamentaleradicato nel cuore dell'uomo. Ènell'uomo stesso che molti elementi si contrastano a vicenda. Da unaparteinfatticome creatura fa l'esperienza dei suoi molteplici limiti;dall'altrasi sente illimitato nelle sue aspirazioni e chiamato ad unavita superiore. Sollecitato da molte attrattiveè costretto semprea sceglierne qualcuna e a rinunciare alle altre. Inoltredebole epeccatorenon di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello chevorrebbe». Il testo conciliare fa qui riferimento alle note parole disan Paolo. Il «convincere quanto al peccato»che accompagna lacoscienza umana in ogni approfondita riflessione su se stessaportadunque alla scoperta delle sue radici nell'uomocome anche deicondizionamenti della coscienza stessa nel corso della storia. Ritroviamoin questo modo quella realtà originaria del peccatodella quale siè già parlato. Lo Spirito Santo «convince quanto alpeccato» in rapporto al mistero dell'inizioindicando il fatto chel'uomo è un essere creato edunqueè in una totaledipendenza ontologica ed etica dal Creatoree ricordandoal tempostessol'ereditaria peccaminosità della natura umana. Ma loSpirito Santo consolatore «convince del peccato» sempre inrelazione alla Croce di Cristo. In questa relazione il cristianesimorespinge ogni «fatalità» del peccato. È «unadura lotta contro le potenze delle tenebrelotta checominciata findall'origine del mondocontinueràcome dice il Signorefinoall'ultimo giorno» - insegna il Concilio. «Ma il Signore stesso èvenuto a liberare l'uomo e a dargli forza». L'uomodunquelungi dallasciarsi «irretire» nella sua condizione di peccatoappoggiandosi alla voce della propria coscienza«deve combatteresenza soste per aderire al benené può conseguire la suaunità interiore se non a prezzo di grandi fatichecon l'aiutodella grazia di Dio». Il Concilio giustamente vede il peccato comefattore della rotturache grava sia sulla vita personale che su quellasociale dell'uomo; manello stesso temporicorda instancabilmente lapossibilità della vittoria.

45. Lo Spirito di veritàche «convince il mondo del peccato»s'incontra con quella fatica della coscienza umanadi cui i testiconciliari parlano in modo così suggestivo. Tale fatica dellacoscienza determina anche le vie delle conversioni umane: il voltare lespalle al peccatoper ricostruire la verità e l'amore nel cuorestesso dell'uomo. Si sa che riconoscere il male in se stessi a volte costamolto. Si sa che la coscienza non solo comanda o proibiscema giudicaalla luce degli ordini e divieti interiori. Essa é anche fonte dirimorsi: l'uomo soffre interiormente a causa del male commesso. Non èquesta sofferenza quasi un'eco lontana di quel «pentimento di avercreato l'uomo»che con linguaggio antropomorfico il Libro sacroattribuisce a Dio? di quella «riprovazione» cheinscrivendosinel «cuore» della Trinitàin forza dell'eterno amore sitraduce nel dolore della Crocenell'obbedienza di Cristo fino alla morte?Quando lo Spirito di verità consente alla coscienza umana dipartecipare a quel doloreallora la sofferenza della coscienza diventaparticolarmente profondama anche particolarmente salvifica. Alloramediante un atto di contrizione perfettasi opera l'autentica conversionedel cuore: è l'evangelica «métanoia». La faticadel cuore umanola fatica della coscienzain cui si compie questa «métanoia»o conversioneè il riflesso di quel processo per cui lariprovazione viene trasformata in amore salvificoche sa soffrire. Ildispensatore nascosto di questa forza salvatrice è lo SpiritoSanto: egliche viene chiamato dalla Chiesa «luce delle coscienze»penetra e riempie «la profondità dei cuori» umani.Mediante una tale conversione nello Spirito Santol'uomo si apre alperdonoalla remissione dei peccati E in tutto questo mirabile dinamismodella conversione-remissionesi conferma la verità di ciòche scrive sant'Agostino sul mistero dell'uomocommentando le parole delSalmo: «L'abisso chiama l'abisso». Proprio nei riguardi diquesta «abissale profondità» dell'uomo della coscienzaumanasi compie la missione del Figlio e dello Spirito Santo. Lo SpiritoSanto «viene» in forza della «dipartita» di Cristo nelmistero pasquale: viene in ogni fatto concreto di conversione-remissionein forza del sacrificio della Croce: in essoinfatti«il sangue diCristo... purifica le coscienze dalle opere morteper servire il Diovivente». Si adempiono così di continuo le parole sulloSpirito Santo come «un altro consolatore»le parole rivolte nelCenacolo agli apostoli e indirettamente a tutti: «Voi lo conosceteperché egli dimora presso di voi sarà in voi».

6. Il peccato contro lo Spirito Santo

46. Sullo sfondo di ciò che abbiamo detto finoradiventano piùcomprensibili alcune altre paroleimpressionanti e sconvolgentidi Gesù.Le potremmo chiamare le parole del «non-perdono». Esse ci sonoriferite dai Sinottici in rapporto ad un particolare peccatoche èchiamato «bestemmia contro lo Spirito Santo». Eccole come sonostate riferite nella triplice loro redazione.

Matteo:

«Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uominima la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunqueparlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma labestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né inquesto secoloné in quello futuro».

Marco:

«Tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uominie anchetutte le bestemmie che dirannoma chi avrà bestemmiato contro loSpirito Santonon avrà perdono in eterno: sarà reo di colpaeterna».

Luca:

«Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo gli saràperdonatoma a chi bestemmierà lo Spirito Santo non saràperdonato».

Perché la bestemmia contro lo Spirito Santo èimperdonabile?

Come intendere questa bestemmia? Risponde san Tommaso d'Aquino che sitratta di un peccato:

«irremissibile secondo la sua naturain quanto esclude queglielementigrazie ai quali avviene la remissione dei peccati». Secondouna tale esegesi la «bestemmia» non consiste propriamentenell'offendere con le parole lo Spirito Santo; consisteinvecenelrifiuto di accettare la salvezza che Dio offre all'uomo mediante loSpirito Santooperante in virtù del sacrificio della Croce. Sel'uomo rifiuta quel «convincere quanto al peccato»che provienedallo Spirito Santo ed ha carattere salvificoegli insieme rifiuta la «venuta»del consolatore - quella «venuta» che si è attuata nelmistero pasqualein unità con la potenza redentrice del sangue diCristo: il sangue che «purifica la coscienza dalle opere morte».Sappiamo che frutto di una tale purificazione è la remissione deipeccati. Pertantochi rifiuta lo Spirito e il sangue rimane nelle «operemorte»nel peccato. E la bestemmia contro lo Spirito Santo consisteproprio nel rifiuto radicale di accettare questa remissionedi cui egli èl'intimo dispensatore e che presuppone la reale conversioneda luioperata nella coscienza. Se Gesù dice che la bestemmia contro loSpirito Santo non può essere rimessa né in questa vita néin quella futuraè perché questa «non-remissione»è legatacome a sua causaalla «non penitenza»cioèal radicale rifiuto di convertirsi. Il che significa il rifiuto diraggiungere le fonti della redenzionele qualituttaviarimangono «sempre»aperte nell'economia della salvezzain cui si compie la missione delloSpirito Santo. Questi ha l'infinita potenza di attingere a queste fonti: «Prenderàdel mio»ha detto Gesù. In questo modo egli completa nelleanime umane l'opera della redenzionecompiuta da Cristodispensandone ifrutti. Ora la bestemmia contro lo Spirito Santo è il peccatocommesso dall'uomoche rivendica un suo presunto «diritto» diperseverare nel male - in qualsiasi peccato - e rifiuta così laredenzione. L'uomo resta chiuso nel peccatorendendo da parte suaimpossibile la sua conversione edunqueanche la remissione dei peccatiche ritiene non essenziale o non importante per la sua vita. Èquestauna condizione di rovina spiritualeperché la bestemmiacontro lo Spirito Santo non permette all'uomo di uscire dalla suaautoprigionia e di aprirsi alle fonti divine della purificazione dellecoscienze e della remissione dei peccati.

47. L'azione dello Spirito di veritàche tende al salvifico «convincerequanto al peccato»incontra nell'uomo che si trova in talecondizione una resistenza interiorequasi un'impermeabilità dellacoscienzauno stato d'animo che si direbbe consolidato in ragione di unalibera scelta: è ciò che la Sacra Scrittura di solito chiama«durezza di cuore». Nella nostra epoca a questo atteggiamento dimente e di cuore corrisponde forse la perdita del senso del peccatoallaquale dedica molte pagine l'Esortazione Apostolica Reconciliatio etpaenitentia. Già il Papa Pio XII aveva affermato che «ilpeccato del secolo è la perdita del senso del peccato»e taleperdita va di pari passo con la «perdita del senso di Dio».Nell'Esortazione citata leggiamo: «In realtàDio è laradice e il fine supremo dell'uomoe questi porta in sé un germedivino. Perciòè la realtà di Dio che svela eillumina il mistero dell'uomo. È vanoquindisperare che prendaconsistenza un senso del peccato nei confronti dell'uomo e dei valoriumanise manca il senso dell'offesa commessa contro Diocioè ilsenso vero del peccato». La Chiesaperciònon cessa diimplorare da Dio la grazia che non venga meno la rettitudine nellecoscienze umaneche non si attenui la loro sana sensibilitàdinanzi al bene e al male. Questa rettitudine e sensibilità sonoprofondamente legate all'intima azione dello Spirito di verità. Inquesta luce acquistano particolare eloquenza le esortazioni dell'Apostolo:«Non spegnete lo Spirito». «Non vogliate rattristare loSpirito Santo». Soprattuttoperòla Chiesa non cessa diimplorare con sommo fervore che non aumenti nel mondo quel peccatochiamato dal Vangelo «bestemmia contro lo Spirito Santo»; cheessoanziretroceda nelle anime degli uomini - e per riflesso neglistessi ambienti e nelle varie forme della società -cedendo ilposto all'apertura delle coscienzenecessaria per l'azione salvificadello Spirito Santo. La Chiesa implora che il pericoloso peccato contro loSpirito lasci il posto ad una santa disponibilità ad accettare lasua missione di consolatorequando egli viene per «convincere ilmondo quanto al peccatoalla giustizia e al giudizio».

48. Nel suo discorso di addio Gesù ha unito questi tre àmbitidel «convincere» come componenti della missione del Paraclito:il peccatola giustizia e il giudizio. Essi segnano lo spazio di quelmistero della pietàche nella storia dell'uomo si oppone alpeccatoal mistero dell'iniquità. Da un latocome si esprimesant'Agostinoc'è l'«amore di sé fino al disprezzo diDio»; dall'altroc'è l'«amore di Dio fino al disprezzodi sé». La Chiesa di continuo innalza la sua preghiera epresta il suo servizioperché la storia delle coscienze e lastoria delle società nella grande famiglia umana non si abbassinoverso il polo del peccato col rifiuto dei comandamenti divini «finoal disprezzo di Dio»ma piuttosto si elevino verso l'amorein cuisi rivela lo Spirito che dà la vita. Coloro che si lasciano «convincerequanto al peccato» dallo Spirito Santosi lasciano anche convincerequanto «alla giustizia e al giudizio». Lo Spirito di veritàche aiuta gli uominile coscienze umanea conoscere la verità delpeccatoal tempo stesso fa sì che conoscano la verità diquella giustizia che entrò nella storia dell'uomo con GesùCristo. In questo modocoloro che «convinti del peccato» siconvertono sotto l'azione del consolatorevengonoin un certo sensocondotti fuori dall'orbita del «giudizio»: di quel «giudizio»col quale «il principe di questo mondo è stato giudicato».La conversionenella profondità del suo mistero divino-umanosignifica la rottura di ogni vincolo col quale il peccato lega l'uomonell'insieme del mistero dell'iniquità. Coloro che si convertonodunquevengono condotti dallo Spirito Santo fuori dall'orbita del «giudizio»e introdotti in quella giustiziache è in Cristo Gesùe viè perché la riceve dal Padrecome un riflesso della santitàtrinitaria. Questa è la giustizia del Vangelo e della redenzionela giustizia del Discorso della montagna e della Croceche opera lapurificazione della coscienza mediante il sangue dell'Agnello. È lagiustizia che il Padre rende al Figlio ed a tutti coloroche sono uniti alui nella verità e nell'amore. In questa giustizia lo SpiritoSantoSpirito del Padre e del Figlioche «convince il mondo quantoal peccato»si rivela e si rende presente nell'uomo come Spirito divita eterna.

PARTE III

LO SPIRITO CHE DÀ LA VITA

1. Motivo del Giubileo del Duemila: Cristoil quale fuconcepito di Spirito Santo

49. Allo Spirito Santo si volgono il pensiero e il cuore della Chiesa inquesta fine del ventesimo secolo e nella prospettiva del terzo Millenniodalla venuta di Gesù Cristo nel mondomentre guardiamo verso ilgrande Giubileo con cui la Chiesa celebrerà l'evento. Tale venutainfattisi misurasecondo il computo del tempocome un evento cheappartiene alla storia dell'uomo sulla terra. La misura del tempoadoperata comunemente definisce gli annii secoli e i millenni secondoche trascorrono prima o dopo la nascita di Cristo. Ma bisogna anche tenerpresente che questo evento significa per noi cristianisecondol'Apostolola «pienezza del tempo»perché in esso lastoria dell'uomo è stata completamente penetrata dalla «misura»di Dio stesso: una trascendente presenza del «nunc» eterno. «Coluiche è che era e che viene». colui che è «l'alfa el'omegail primo e l'ultimoil principio e la fine». «Dioinfattiha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenitoperchéchiunque crede in lui non muoiama abbia la vita eterna». «Quandovenne la pienezza del tempoDio mandò il suo Figlionato dadonna...perché ricevessimo l'adozione a figli». E questaincarnazione del Figlio-Verbo è avvenuta per opera dello SpiritoSanto. I due evangelistiai quali dobbiamo il racconto della nascita edell'infanzia di Gesù di Nazarethsi pronunciano in questaquestione allo stesso modo. Secondo Luca all'annunciazione della nascitadi GesùMaria domanda «Come avverrà questo? Nonconosco uomo»e riceve questa risposta: «Lo Spirito Santoscenderà su di tesu di te stenderà la sua ombra la potenzadell'Altissimo. Colui che nascerà saràdunquesanto echiamato Figlio di Dio». Matteo narra direttamente: «Ecco comeavvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Mariaessendopromessa sposa di Giuseppeprima che andassero a vivere insiemesi trovòincinta per opera dello Spirito Santo». Turbato da questo stato dicoseGiuseppe riceve durante il sonno la seguente spiegazione: «Nontemere di prendere con te Mariatua sposaperché quel che ègenerato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà unfiglioe tu lo chiamerai Gesù: egliinfattisalverà ilsuo popolo dai suoi peccati». Perciòla Chiesa sindall'inizio professa il mistero dell'incarnazionequesto mistero-chiavedella federiferendosi allo Spirito Santo. Recita il Simbolo Apostolico:«Il quale fu concepito di Spirito Santonacque da Maria Vergine».Non diversamente il Simbolo niceno-costantinopolitano attesta: «Peropera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della VergineMaria e si è fatto uomo». «Per opera dello Spirito Santo»si è fatto uomo colui che la Chiesacon le parole dello stessoSimboloconfessa essere Figlio consostanziale al Padre: «Dio da DioLuce da LuceDio vero da Dio verogeneratonon creato». Si èfatto uomo «incarnandosi nel seno della Vergine Maria». Ecco checosa si è compiutoquando «venne la pienezza del tempo».

50. Il grande Giubileoconclusivo del secondo Millennioal quale laChiesa già si preparaha direttamente un profilo cristologico: sitrattainfattidi celebrare la nascita di Gesù Cristo. Nellostesso tempoesso ha un profilo pneumatologicopoiché il misterodell'incarnazione si è compiuto «per opera dello Spirito Santo».L'ha «operato» quello Spirito che - consostanziale al Padre e alFiglio - ènell'assoluto mistero di Dio uno e trinolaPersona-amoreil dono increatoche è fonte eterna di ognielargizione proveniente da Dio nell'ordine della creazioneil principiodiretto ein certo sensoil soggetto dell'autocomunicazione di Dionell'ordine della grazia. Di questa elargizionedi questa divinaautocomunicazione il mistero dell'incarnazione costituisce il culmine. Ineffettila concezione e la nascita di Gesù Cristo sono la piùgrande opera compiuta dallo Spirito Santo nella storia della creazione edella salvezza: la suprema grazia - la «grazia dell'unione»fonte di ogni altra grazia come spiega san Tommaso. A questa opera siriferisce il grande Giubileo e si riferisce anche - se penetriamo nel suoprofondo - all'artefice di quest'operaalla Persona dello Spirito Santo.Alla «pienezza del tempo» corrispondeinfattiuna particolarepienezza dell'autocomunicazione di Dio uno e trino nello Spirito Santo. «Peropera dello Spirito Santo» si compie il mistero dell'«unioneipostatica»cioè dell'unione della natura divina e dellanatura umana della divinità e dell'umanità nell'unicaPersona del Verbo-Figlio. Quando Mariaal momento dell'annunciazionepronuncia il suo «fiat»: «Avvenga di me quello che haidetto»ella concepisce in modo verginale un uomoil Figliodell'uomoche è il Figlio di Dio. Mediante una tale «umanizzazione»del Verbo-Figliol'autocomunicazione di Dio raggiunge la sua pienezzadefinitiva nella storia della creazione e della salvezza. Questa pienezzaacquista una particolare densità ed eloquenza espressiva nel testodel Vangelo di Giovanni: «Il Verbo si fece carne».L'incarnazione di Dio-Figlio significa l'assunzione all'unità conDio non solo della natura umanama in essain un certo sensodi tuttociò che è «carne»: di tutta l'umanitàditutto il mondo visibile e materiale. L'incarnazionedunqueha anche unsuo significato cosmicouna sua cosmica dimensione. Il «generatoprima di ogni creatura»incarnandosi nell'umanità individualedi Cristosi unisce in qualche modo con l'intera realtà dell'uomoil quale è anche «carne» - e in essa con ogni «carne»con tutta la creazione.

51. Tutto ciò si compie per opera dello Spirito Santo e dunqueappartiene al contenuto del futuro grande Giubileo. La Chiesa non puòprepararsi ad esso in nessun altro modose non nello Spirito Santo. Ciòche «nella pienezza del tempo» si è compiuto per operadello Spirito Santosolo per opera sua può ora emergere dallamemoria della Chiesa. Per opera sua può rendersi presente nellanuova fase della storia dell'uomo sulla terra: l'anno Duemila dallanascita di Cristo. Lo Spirito Santoche con la sua potenza adombròil corpo verginale di Mariadando in lei inizio alla maternitàdivinanello stesso tempo rese il suo cuore perfettamente obbediente neiriguardi di quell'autocomunicazione di Dioche superava ogni concetto eogni facoltà dell'uomo. «Beata colei che ha creduto!»:così viene salutata Maria dalla sua parente Elisabettaanche lei «pienadi Spirito Santo». Nelle parole di saluto a colei che «hacreduto» sembra delinearsi un lontano (main effettimolto vicino)contrasto nei riguardi di tutti colorodei quali Cristo dirà che «nonhanno creduto». Maria è entrata nella storia della salvezzadel mondo mediante l'obbedienza della fede. E la fedenella sua piùprofonda essenzaé l'apertura del cuore umano davanti al dono:davanti all'autocomunicazione di Dio nello Spirito Santo. Scrive sanPaolo: «Il Signore è lo Spiritoe dove c'è lo Spiritodel Signorec'è libertà». Quando Dio uno e trino siapre all'uomo nello Spirito Santoquesta sua «apertura» rivelaed insieme dona alla creatura-uomo la pienezza della libertà. Talepienezza si è manifestata in modo sublime proprio mediante la fededi Mariamediante «l'obbedienza della fede» davvero«beatacolei che ha creduto!».

2. Motivo del Giubileo: si è manifestata la grazia

52. Nel mistero dell'incarnazione l'opera dello Spirito«che dàla vita»raggiunge il suo vertice. Non è possibile dare lavitache in Dio è in modo pienoche facendo di essa la vita di unUomoquale è Cristo nella sua umanità personalizzata dalVerbo nell'unione ipostatica. Eal tempo stessocol misterodell'incarnazione si apre in modo nuovo la fonte di questa vita divinanella storia dell'umanità: lo Spirito Santo. Il Verbo«generatoprima di ogni creatura»diventa «il primogenito tra moltifratelli» e così diventa anche il capo del corpo che èla Chiesala quale nascerà sulla Croce e sarà rivelata ilgiorno della Pentecoste - e nella Chiesail capo dell'umanità:degli uomini di ogni nazionedi ogni razzadi ogni paese e culturadiogni lingua e continentetutti chiamati alla salvezza. «Il Verbo sifece carne(quel Verbo in cui) era la vita e la vita era la luce degliuomini... A quanti l'hanno accolto ha dato potere di diventare figli diDio». Ma tutto ciò si è compiuto ed incessantemente sicompie «per opera dello Spirito Santo». «Figli di Dio»infattisono - come insegna l'Apostolo - «tutti quelli che sonoguidati dallo Spirito di Dio». La figliolanza dell'adozione divinanasce negli uomini sulla base del mistero dell'incarnazionedunque graziea Cristol'eterno Figlio. Ma la nascitao rinascitaavviene quando DioPadre «manda nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio».Allorainfatti«riceviamo uno spirito da figli adottivi per mezzodel quale gridiamo: "AbbàPadre!"». Pertantoquella figliolanza di Dio innestata nell'anima umana con la graziasantificanteè opera dello Spirito Santo. «Lo Spirito stessoattesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figlisiamoanche eredi: eredi di Diocoeredi di Cristo». La grazia santificanteè nell'uomo il principio e la fonte della nuova vita: vita divinasoprannaturale. L'elargizione di questa nuova vita è come larisposta definitiva di Dio alle parole del Salmistanelle quali in certomodo risuona la voce di tutte le creature: «Se mandi il tuo Spiritosaranno creati e rinnoverai la faccia della terra». Colui che nelmistero della creazione dà all'uomo e al cosmo la vita nelle suemolteplici forme visibili ed invisibiliegli ancora la rinnova medianteil mistero dell'incarnazione. La creazione viene così completatadall'incarnazione e permeata fin da quel momento dalle forze dellaredenzioneche investono l'umanità e tutto il creato. Ce lo dicesan Paolola cui visione cosmico-teologica sembra riprendere la vocedell'antico Salmo: la creazione «attende con impazienza larivelazione dei figli di Dio»ossia di coloro che Dioavendoli «dasempre conosciuti»ha anche «predestinati ad essere conformiall'immagine del Figlio suo». Si ha così una soprannaturale «adozione»degli uominidi cui è origine lo Spirito Santoamore e dono. Cometale egli viene elargito agli uomini E nella sovrabbondanza del donoincreato ha inizionel cuore di ogni uomoquel particolare dono creatomediante il quale gli uomini «diventano partecipi della natura divina».Così la vita umana viene penetrata per partecipazione dalla vitadivina ed acquista anch'essa una dimensione divinasoprannaturale. Si hala nuova vitanella qualecome partecipi del mistero dell'incarnazione«gli uomini nello Spirito Santo hanno accesso al Padre». Vi èdunqueuna stretta relazione tra lo Spiritoche dà la vitae lagrazia santificante e quella molteplice vitalità soprannaturaleche ne deriva nell'uomo: tra lo Spirito increato e lo spirito umanocreato.

53. Si può dire che tutto ciò rientra nell'ambito delgrande Giubileosopra menzionato. Bisognainfattioltrepassare ladimensione storica del fattoconsiderato nella sua superficie. Bisognaraggiungerenello stesso contenuto cristologico del fattola dimensionepneumatologicaabbracciando con lo sguardo della fede i due millennidell'azione dello Spirito di veritàil qualeattraverso i secoliha attinto dal tesoro della redenzione di Cristo dando agli uomini lanuova vitaoperando in essi l'adozione nel Figlio unigenitosantificandolisicché essi possono ripetere con san Paolo: «Abbiamoricevuto lo Spirito di Dio». Maseguendo questo motivo del Giubileonon è possibile limitarsi ai duemila anni trascorsi dalla nascitadi Cristo. Bisogna risalire indietroabbracciare tutta l'azione delloSpirito Santo anche prima di Cristo--sin dal principioin tutto il mondoespecialmentenell'economia dell'Antica Alleanza. Questa azioneinfattiin ogni luogo e in ogni tempoanzi in ogni uomosi èsvolta secondo l'eterno piano di salvezzaper il quale essa èstrettamente unita al mistero dell'incarnazione e della redenzioneche asua volta esercitò il suo influsso nei credenti in Cristo venturo.Ciò è attestato in modo particolare nella Lettera agliEfesini. La graziapertantoporta congiuntamente in sé unacaratteristica cristologica ed insieme pneumatologicache si verificasoprattutto in coloro che espressamente aderiscono al Cristo: «In lui(in Cristo)... avete ricevuto il suggello dello Spirito Santoche erastato promessoil quale è caparra della nostra eredità inattesa della completa redenzione». Masempre nella prospettiva delgrande Giubileodobbiamo anche guardare più ampiamente e andare «allargo»sapendo che «il vento soffia dove vuole»secondol'immagine usata da Gesù nel colloquio con Nicodemo. Il ConcilioVaticano IIconcentrato soprattutto sul tema della Chiesaci ricordal'azione dello Spirito Santo anche «al di fuori» del corpovisibile della Chiesa. Esso parla appunto di «tutti gli uomini dibuona volontànel cui cuore opera invisibilmente la grazia. Cristoinfattiè morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo èeffettivamente una solaquella divina; perciòdobbiamo ritenereche lo Spirito Santo dia a tuttinel modo che Dio conoscela possibilitàdi essere associati al mistero pasquale».

54. «Dio è spiritoe quelli che lo adorano devono adorarloin spirito e verità». Queste parole Gesù le ha dette inun altro suo colloquio: quello con la Samaritana. Il grande Giubileochesi celebrerà al termine di questo Millennio ed all'inizio di quellosuccessivodeve costituire un potente appello rivolto a tutti coloro che«adorano Dio in spirito e verità». Deve essere per tuttiuna speciale occasione per meditare il mistero di Dio uno e trinoilquale in se stesso è completamente trascendente nei riguardi delmondospecialmente del mondo visibile: è infattiSpiritoassoluto«Dio è spirito» ed insiemein modo mirabileènon solo vicino a questo mondoma vi è presente ein certo sensoimmanentelo compenetra e vivifica dall'interno. Ciò vale in modospeciale per l'uomo: Dio è nell'intimo del suo esserecomepensierocoscienzacuore; e realtà psicologica e ontologicaconsiderando la quale sant'Agostino diceva di lui: «È piùintimo del mio intimo». Queste parole ci aiutano a capir meglioquelle rivolte da Gesù alla Samaritana: «Dio è spirito».Solo lo Spirito può essere «più intimo del mio intimo»sia nell'esseresia nell'esperienza spirituale; solo lo Spirito puòessere tanto immanente nell'uomo e nel mondopermanendo inviolabile eimmutabile nella sua assoluta trascendenza. Ma in modo nuovo e in formavisibile la presenza divina nel mondo e nell'uomo si è manifestatain Gesù Cristo. In lui davvero «è apparsa la grazia».L'amore di Dio Padredonograzia infinitaprincipio di vitaèdivenuto palese in Cristoe nell'umanità di lui si è fatto «parte»dell'universodel genere umanodella storia. Quell'«apparizione»della grazia nella storia dell'uomomediante Gesù Cristosi ècompiuta per opera dello Spirito Santoche è il principio di ogniazione salvifica di Dio nel mondo: egli«Dio nascosto»checome amore e dono «riempie l'universo». Tutta la vita dellaChiesaquale si manifesterà nel grande Giubileosignifica andareincontro al Dio nascosto: incontro allo Spiritoche dà la vita.

3. Lo Spirito Santo nel dissidio interno dell'uomo: la carne hadesideri contrari allo spiritoe lo spirito ha desideri contrari allacarne.

55. Purtropporisulta dalla storia della salvezza che quel farsi vicinoe presente di Dio all'uomo e al mondoquella mirabile «condiscendenza»dello Spirito incontra nella nostra realtà umana resistenza edopposizione. Quanto sono eloquenti da questo punto di vista le paroleprofetiche del vegliardo di nome Simeoneil quale «mosso dalloSpirito» si recò al tempio di Gerusalemmeper annunciaredavanti al bambino di Betlemme che «egli è qui per la rovina ela risurrezione di molti in Israelesegno di contraddizione».L'opposizione a Dioche è Spirito invisibilenasce in una certamisura già sul terreno della radicale diversità del mondo daluicioè dalla sua «visibilità» e «materialità»in rapporto a lui «invisibile» e «assoluto Spirito»;dalla sua essenziale e inevitabile imperfezione in rapporto a luiessereperfettissimo. Ma l'opposizione diventa conflittoribellione sul terrenoetico per quel peccato che prende possesso del cuore umanonel quale «lacarne... ha desideri contrari allo spiritoe lo spirito ha desidericontrari alla carne». Di questo peccato lo Spirito Santo deve «convincereil mondo»come abbiamo detto. San Paolo è colui che in modoparticolarmente eloquente descrive la tensione e la lottache agita ilcuore umano. «Vi dico dunque - leggiamo nella Lettera ai Galati - :camminate secondo lo spiritoe non sarete portati a soddisfare i desideridella carne; la carneinfattiha desideri contrari allo spiritoe lospirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono avicendasicché voi non fate quello che vorreste». Giànell'uomo come essere compostospirituale-corporaleesiste una certatensionesi svolge una certa lotta di tendenze tra lo «spirito»e la «carne». Ma essa di fatto appartiene all'eredità delpeccatone è una conseguenza enello stesso tempouna conferma.Essa fa parte dell'esperienza quotidiana. Come scrive l'Apostolo: «Delrestole opere della carne sono ben note: fornicazioneimpuritàlibertinaggioubriachezzeorge e cose del genere». Sono i peccatiche si potrebbero definire «carnali». Ma l'Apostolo ne aggiungeanche altri: «Inimiciziediscordiagelosiadissensidivisionifazioniinvidie». Tutto questo costituisce «le opere dellacarne». Ma a queste opereche sono indubbiamente cattivePaolocontrappone «il frutto dello Spirito»come «amoregioiapacepazienzabenevolenzabontàfedeltàmitezzadominio di sé». Dal contesto risulta chiaro che per l'Apostolonon si tratta di discriminare e di condannare il corpoche con l'animaspirituale costituisce la natura dell'uomo e la sua soggettivitàpersonale; egli trattainvecedelle opereo meglio delle stabilidisposizioni - virtù e vizi - moralmente buone o cattiveche sonofrutto di sottomissione (nel primo caso) oppure di resistenza (nelsecondo) all'azione salvifca dello Spirito Santo. Perciòl'Apostolo scrive: «Se pertanto viviamo dello spiritocamminiamoanche secondo lo spirito». E in altri passi: «Coloro infatti chevivono secondo la carnepensano alle cose della carne; quelliinveceche vivono secondo lo spiritoalle cose dello spirito»; «Viviamoinfattisotto il dominio dello spiritodal momento che lo Spirito di Dioabita in noi». La contrapposizione che san Paolo stabilisce tra lavita «secondo lo spirito» e la vita «secondo la carne»genera un'ulteriore contrapposizione: quella della «vita» edella «morte». «I desideri della carne portano alla mortementre i desideri dello spirito portano alla vita e alla pace»; diqui l'ammonimento: «Se vivete secondo la carnevoi morirete; seinvececon l'aiuto dello Spirito fate morire le opere del corpovoivivrete». A ben considerarequesta è un'esortazione a viverenella veritàcioè secondo i dettami della retta coscienzaenello stesso tempoè una professione di fede nello Spirito diveritàcome in colui che dà la vita. Il corpoinfatti«èmorto a causa del peccatoma lo spirito è vita a causa dellagiustificazione»; «Così dunque... siamo debitorima nonverso la carne per vivere secondo la carne». Siamo piuttosto debitoria Cristoche nel mistero pasquale ha operato la nostra giustificazioneottenendo a noi lo Spirito Santo: «Infattisiamo stati comprati acaro prezzo». Nei testi di san Paolo si sovrappongono--ereciprocamente si compenetrano - la dimensione ontologica (la carne e lospirito)quella etica (il bene e il male morale)quella pneumatologica(l'azione dello Spirito Santo nell'ordine della grazia). Le sue parole(specialmente nelle Lettere ai Romani e ai Galati ci fanno conoscere esentire al vivo la grandezza di quella tensione e lottache si svolgenell'uomo tra l'apertura verso l'azione dello Spirito Santo e laresistenza e l'opposizione a luial suo dono salvifìco. I terminio poli contrapposti sonoda parte dell'uomola sua limitatezza epeccaminositàpunti nevralgici della sua realtà psicologicaed etica; eda parte di Dioil mistero del donoquell'incessantedonarsi della vita divina nello Spirito Santo. Di chi sarà lavittoria? Di chi avrà saputo accogliere il dono.

56. Purtroppola resistenza allo Spirito Santoche san Paolosottolinea nella dimensione interiore e soggettiva come tensionelottaribellione che avviene nel cuore umanotrova nelle varie epoche dellastoria especialmentenell'epoca moderna la sua dimensione esterioreconcretizzandosi come contenuto della cultura e della civiltàcomesistema filosoficocome ideologiacome programma di azione e diformazione dei comportamenti umani. Essa trova la sua massima espressionenel materialismosia nella sua forma teorica - come sistema di pensierosia nella sua forma pratica - come metodo di lettura e di valutazione deifatti e come programmaaltresìdi condotta corrispondente. Ilsistema che ha dato il massimo sviluppo e ha portato alle estremeconseguenze operative questa forma di pensierodi ideologia e di prassiè il materialismo dialettico e storicoriconosciuto tuttora comesostanza vitale del marxismo. In linea di principio e di fatto ilmaterialismo esclude radicalmente la presenza e l'azione di Dioche èspirito nel mondo esoprattuttonell'uomo per la fondamentale ragioneche non accetta la sua esistenzaessendo un sistema essenzialmente eprogrammaticamente ateo. È il fenomeno impressionante del nostrotempoal quale il Concilio Vaticano II ha dedicato alcune paginesignificative: l'ateismo. Anche se non si può parlare dell'ateismoin modo univoco né si può ridurlo esclusivamente allafilosofia materialisticadato che esistono varie specie di ateismo eforse si può dire che spesso si usa tale parola in senso equivocotuttavia è certo che un vero e proprio materialismointeso cometeoria che spiega la realtà e assunto come principio-chiavedell'azione personale e socialeha carattere ateo. L'orizzonte dei valorie dei fini dell'agireche esso delineaè strettamente legatoall'interpretazione come «materia» di tutta la realtà. Seesso parla a volte anche dello «spirito e delle questioni dellospirito»per esempio nel campo della cultura o della moraleciòfa soltanto in quanto considera certi fatti come derivati (epifenomeni)dalla materiala quale secondo questo sistema è l'unica edesclusiva forma dell'essere. Ne consegue chesecondo taleinterpretazionela religione può essere intesa solamente come unaspecie di «illusione idealistica»da combattere nei modi e coni metodi più opportuni secondo i luoghi e le circostanze storicheper eliminarla dalla società e dal cuore stesso dell'uomo. Si puòdirepertantoche il materialismo è lo sviluppo sistematico ecoerente di quella «resistenza» e opposizionedenunciate da sanPaolo con le parole: «La carne ha desideri contrari allo spirito».Questa conflittualità èperòreciprocacome mettein rilievo l'Apostolo nella seconda parte del suo aforisma: «Lospirito ha desideri contrari alla carne». Chi vuole vivere secondo loSpirito nell'accettazione e nella corrispondenza alla sua azionesalvificanon può non respingere le tendenze e le preteseinterneed esternedella «carne»anche nella sua espressioneideologica e storica di «materialismo» antireligioso. Su questosfondo così caratteristico del nostro tempo si devono sottolinearei «desideri dello spirito» nei preparativi al grande Giubileocome richiami che risuonano nella notte di un nuovo tempo di avventoinfondo al qualecome duemila anni fa«ogni uomo vedrà lasalvezza di Dio». Questa è una possibilità e unasperanzache la Chiesa affida agli uomini di oggi. Essa sa chel'incontro-scontrotra i «desideri contrari allo spirito»checaratterizano tanti aspetti della civiltà contemporaneaspecialmente in alcuni suoi àmbitie i «desideri contrarialla carne»con l'avvicinarsi di Diocon la sua incarnazioneconla sua sempre nuova comunicazione nello Spirito Santopuòpresentare in molti casi un carattere drammatico e forse risolversi innuove sconfitte umane. Ma essa crede fermamente cheda parte di Dioèsempre un comunicarsi salvificouna venuta salvifica esemmaiunsalvifico «convincere del peccato» ad opera dello Spirito.

57. Nella contrapposizione paolina dello «spirito» e della «carne»è inscritta anche la contrapposizione della «vita» edella «morte». Grave problemaquestocirca il quale bisognadire subito che il materialismocome sistema di pensieroin ogni suaversionesignifica l'accettazione della morte quale definitivo terminedell'esistenza umana. Tutto ciò che è materialeècorruttibile eperciòil corpo umano (in quanto «animale»)è mortale. Se l'uomo nella sua essenza è solo «carne»la morte rimane per lui un confine e un termine invalicabile. Allora sicapisce come si possa dire che la vita umana è esclusivamente un «esistereper morire». Bisogna aggiungere che sull'orizzonte della civiltàcontemporanea - specialmente di quella più sviluppata in sensotecnico-scientifico - i segni e i segnali di morte sono diventatiparticolarmente presenti e frequenti. Basti pensare alla corsa agliarmamenti e al pericoloin essa insitodi un'autodistruzione nucleare.D'altra partesi è rivelata sempre più a tutti la gravesituazione di vaste regioni del nostro pianetasegnate dall'indigenza edalla fame apportatrici di morte. Si tratta di problemi che non sono soloeconomicima anche e prima di tutto etici. Senonchésull'orizzonte della nostra epoca si addensano «segni di morte»anche più cupi: si è diffuso il costume - che in alcuniluoghi rischia di diventare quasi un'istituzione - di togliere la vitaagli esseri umani prima ancora della loro nascitao anche prima che sianoarrivati al naturale traguardo della morte. E ancora: nonostante tantinobili sforzi in favore della pacesono scoppiate e sono in corso nuoveguerreche privano della vita o della salute centinaia di migliaia diuomini. E come non ricordare gli attentati alla vita umana da parte delterrorismoorganizzato anche su scala internazionale? Purtroppoquesto èsolo un abbozzo parziale ed incompleto del quadro di morte che si stacomponendo nella nostra epocamentre ci avviciniamo sempre di piùalla fine del secondo Millennio cristiano. Dalle tinte fosche della civiltàmaterialistica ein particolareda quei segni di morte che simoltiplicano nel quadro sociologico-Storicoin cui essa si èattuatanon sale forse una nuova invocazionepiù o menoconsapevoleallo Spirito che dà la vita? In ogni casoancheindipendentemente dall'ampiezza delle speranze o delle disperazioni umanecome delle illusioni o degli inganniderivanti dallo sviluppo dei sistemimaterialistici di pensiero e di vitarimane la certezza cristiana che loSpirito soffia dove vuole e che noi possediamo «le primizie delloSpirito»e che perciòpossiamo anche essere soggetti allesofferenze dei tempo che passama «gemiamo interiormenteaspettando... la redenzione del nostro corpo»ossia di tutto ilnostro essere umanocorporeo e spirituale. Gemiamosìma inun'attesa carica di indefettibile speranzaperché proprio a questoessere umano si è avvicinato Dioche è Spirito. Dio Padreha mandato «il proprio Figlio in una carne simile a quella delpeccato ein vista del peccatoha condannato il peccato». Alculmine del mistero pasqualeil Figlio di Diofatto uomo e crocifissoper i peccati del mondosi è presentato in mezzo ai suoi apostolidopo la risurrezioneha alitato su di loro e ha detto: «Ricevete loSpirito Santo». Questo «soffio» continua sempre. Ed ecco«loSpirito viene in aiuto alla nostra debolezza».

4. Lo Spirito Santo nel rafforzamento dell'«uomo interiore»

58. Il mistero della Risurrezione e della Pentecoste è annunciatoe vissuto dalla Chiesache è l'erede e la continuatrice dellatestimonianza degli apostoli circa la risurrezione di Gesù Cristo.Essa è la testimone perenne di questa vittoria sulla morteche harivelato la potenza dello Spirito Santo e ha determinato la sua nuovavenutala sua nuova presenza negli uomini e nel mondo. Infatti nellarisurrezione di Cristo lo Spirito Santo Paraclito si è rivelatosoprattutto come colui che dà la vita: «Colui che harisuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpimortali per mezzo del suo Spiritoche abita in voi». Nel nome dellarisurrezione di Cristo la Chiesa annuncia la vitache si èmanifestata oltre il limite della mortela vita che è piùforte della morte. Al tempo stessoessa annuncia colui che dàquesta vita: lo Spirito vivificatore; lo annuncia e con lui coopera neldare la vita. Infattise «il corpo è morto a causa delpeccato...lo spirito è vita a causa della giustificazione»operata da Cristo crocifisso e risorto. E in nome della risurrezione diCristo la Chiesa serve la vita che proviene da Dio stessoin strettaunione ed in umile servizio allo Spirito. Proprio per questo serviziol'uomo diventa in modo sempre nuovo la «via della Chiesa»comeho già detto nell'Enciclica su Cristo Redentore ed ora ripeto inquesta sullo Spirito Santo. Unita con lo Spiritola Chiesa èconsapevole più di ogni altro della realtà dell'uomointerioredi ciò che nell'uomo è più profondo edessenzialeperché spirituale ed incorruttibile. A questo livellolo Spirito innesta la «radice dell'immortalità»dallaquale spunta la nuova vita: cioèla vita dell'uomo in Diochecome frutto della sua autocomunicazione salvifica nello Spirito Santopuòsvilupparsi e consolidarsi solo sotto l'azione di costui. Perciòl'Apostolo si rivolge a Dio in favore dei credentiai quali dichiara: «Piegole ginocchia davanti al Padre...perché vi conceda... di esserepotentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore». Sottol'influsso dello Spirito Santo matura e si rafforza quest'uomo interiorecioè «spirituale». Grazie alla divina comunicazione lospirito umanoche «conosce i segreti dell'uomo»si incontracon lo «Spirito che scruta le profondità di Dio». Inquesto Spiritoche è il dono eternoDio uno e trino si apreall'uomoallo spirito umano. Il soffio nascosto dello Spirito divino fa sìche lo spirito umano si apraa sua voltadavanti all'aprirsi salvifico esantificante di Dio. Per il dono della graziache viene dallo Spiritol'uomo entra in «una vita nuova»viene introdotto nella realtàsoprannaturale della stessa vita divina e diventa «dimora delloSpirito Santo»«tempio vivente di Dio». Per lo SpiritoSantoinfattiil Padre e il Figlio vengono a lui e prendono dimorapresso di lui. Nella comunione di grazia con la Trinità si dilatal'«area vitale» dell'uomoelevata al livello soprannaturaledella vita divina. L'uomo vive in Dio e di Dio: vive «secondo loSpirito» e «pensa alle cose dello Spirito».

59. L'intima relazione con Dio nello Spirito Santo fa sì chel'uomo comprenda in modo nuovo anche se stesso la propria umanità.Viene così realizzata pienamente quell'immagine e somiglianza diDioche è l'uomo sin dall'inizio. Tale intima veritàdell'essere umano deve essere di continuo riscoperta alla luce di Cristoche è il prototipo del rapporto con Dioein luideve essereanche riscoperta la ragione del «ritrovarsi pienamente attraverso undono sincero di sé» con gli altri uominicome scrive ilConcilio Vaticano II: proprio in ragione della somiglianza divina che «manifestache nella terra l'uomo... è l'unica creatura che Dio abbia volutoper se stessa»nella sua dignità di personama apertaall'integrazione e alla comunione sociale. La conoscenza efficace el'attuazione piena di questa verità dell'essere avvengono solo peropera dello Spirito Santo. L'uomo impara questa verità da GesùCristo e la attua nella propria vita per opera dello Spiritoche eglistesso ci ha dato. Su questa via - sulla via di una tale maturazioneinterioreche include la piena scoperta del senso dell'umanità -Dio si fa intimo all'uomopenetra sempre più a fondo in tutto ilmondo umano. Dio uno e trinoche in se stesso «esiste» cometrascendente realtà di dono interpersonalecomunicandosi nelloSpirito Santo come dono all'uomotrasforma il mondo umano dal di dentrodall'interno dei cuori e delle coscienze. Su questa via il mondoresopartecipe del dono divinodiventa - come insegna il Concilio - «semprepiù umanosempre più profondamente umano»mentre inesso maturamediante i cuori e le coscienze degli uominiil Regno in cuiDio sarà definitivamente «tutto in tutti»: come dono eamore. Dono e amore: è questa l'eterna potenza dell'aprirsi di Diouno e trino all'uomo e al mondonello Spirito Santo. Nella prospettivadell'anno Duemila dalla nascita di Cristo si tratta di ottenere che unnumero sempre più grande di uomini «possa ritrovarsipienamente... attraverso un dono sincero di sé»secondo lacitata espressione del Concilio. Che sotto l'azione dello SpiritoParaclito si realizzi nel nostro mondo quel processo di vera maturazionenell'umanitànella vita individuale e in quella comunitariainordine al quale Gesù stesso«quando prega il Padre perché"tutti siano una cosa solacome io e te siamo una cosa sola" (Gv1721)ci ha suggerito una certa similitudine tra l'unione delle Personedivine e l'unione dei figli di Dio nella verità e nella carità».Il Concilio ribadisce tale verità sull'uomoe la Chiesa vede inessa un'indicazione particolarmente forte e determinante dei propricompiti apostolici. Seinfattil'uomo è la via della Chiesaquesta via passa attraverso tutto il mistero di Cristocome divinomodello dell'uomo. Su questa via lo Spirito Santorafforzando in ciascunodi noi «l'uomo interiore»fa sì che l'uomo sempre meglio«si ritrovi attraverso un dono sincero di sé». Si puòdire che in queste parole della Costituzione pastorale del Concilio siriassuma tutta l'antropologia cristiana: quella teoria e prassifondatasul Vangelonella quale l'uomo scoprendo in se stesso l'appartenenza aCristo ein luil'elevazione a figlio di Diocomprende meglio anche lasua dignità di uomoproprio perché è il soggettodell'avvicinamento e della presenza di Dioil soggetto dellacondiscendenza divinanella quale è contenuta la prospettiva edaddirittura la radice stessa della definitiva glorificazione. Allora si puòveramente ripetere che «gloria di Dio è l'uomo viventemavita dell'uomo è la visione di Dio»: l'uomovivendo una vitadivinaè la gloria di Dioe di questa vita e di questa gloria loSpirito Santo è il dispensatore nascosto. Egli - dice il grandeBasilio - «semplice nell'essenzamolteplice nelle sue virtù...si diffonde senza che subisca alcuna diminuzioneè presente aciascuno di quanti sono capaci di riceverlo come se fosse lui soloed intutti infonde la grazia sufficiente e completa».

60. Quandosotto l'influsso del Paraclitogli uomini scoprono questadimensione divina del loro essere e della loro vitasia come persone checome comunitàessi sono in grado di liberarsi dai diversideterminismi derivati principalmente dalle basi materialistiche delpensierodella prassi e della sua relativa metodologia. Nella nostraepoca questi fattori sono riusciti a penetrare fin nell'intimo dell'uomoin quel santuario della coscienza dove lo Spirito Santo immette dicontinuo la luce e la forza della vita nuova secondo la «libertàdei figli di Dio». La maturazione dell'uomo in questa vita èimpedita dai condizionamenti e dalle pressioniche su di lui esercitanole strutture e i meccanismi dominanti nei diversi settori della società.Si può dire che in molti casi i fattori socialianzichéfavorire lo sviluppo e l'espansione dello spirito umanofiniscono con lostrapparlo alla genuina verità del suo essere e della sua vita -sulla quale veglia lo Spirito Santo - per sottometterlo al «principedi questo mondo». Il grande Giubileo del Duemila contienepertantoun messaggio di liberazione ad opera dello Spiritoche solo puòaiutare le persone e le comunità a liberarsi dai vecchi e nuovideterminismiguidandole con la «legge dello Spiritoche dàvita in Cristo Gesù»così scoprendo e attuando lapiena misura della vera libertà dell'uomo. Infatti - come scrivesan Paolo - là «dove c'è lo Spirito del Signorec'èlibertà». Tale rivelazione della libertà edunquedella vera dignità dell'uomo acquista una particolare eloquenza peri cristiani e per la Chiesa in stato di persecuzione - sia nei tempiantichisia in quello presente: perché i testimoni della Veritàdivina diventano allora una vivente verifica dell'azione dello Spirito diveritàpresente nel cuore e nella coscienza dei fedelie non dirado segnano col loro martirio la suprema glorificazione della dignitàumana. Anche nelle comuni condizioni della società i cristianicome testimoni dell'autentica dignità dell'uomoper la loroobbedienza allo Spirito Santocontribuiscono al molteplice «rinnovamentodella faccia della terra»collaborando con i loro fratelli perrealizzare e valorizzare tutto ciò che nell'odierno progresso dellaciviltàdella culturadella scienzadella tecnica e degli altrisettori del pensiero e dell'attività umanaè buononobilee bello. Ciò fanno come discepoli di Cristoche - come scrive ilConcilio - «con la sua risurrezione costituito Signore... opera nelcuore degli uomini con la virtù del suo Spiritonon solosuscitando il desiderio del mondo futuroma per ciò stesso ancheispirandopurificando e fortificando quei generosi propositicon i qualila famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vitae di sottomettere a questo fine tutta la terra». Così essiaffermano ancor più la grandezza dell'uomofatto a immagine esomiglianza di Diograndezza che s'illumina al mistero dell'incarnazionedel Figlio di Dioil quale «nella pienezza del tempo»peropera dello Spirito Santoè entrato nella storia e si èmanifestato vero uomolui generato prima di ogni creatura«in virtùdel quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui».

5. La Chiesa sacramento dell'intima unione con Dio

61. Avvicinandosi la conclusione del secondo Millennioche devericordare a tutti e quasi render di nuovo presente l'avvento del Verbonella «pienezza del tempo» la Chiesa ancora una volta intendepenetrare nell'essenza stessa della sua costituzione divino-umana e diquella missioneche la fa partecipare alla missione messianica di Cristosecondo l'insegnamento e il progetto sempre valido del Concilio VaticanoII. Seguendo questa lineapossiamo risalire al Cenacolodove GesùCristo rivela lo Spirito Santo come Paraclitocome Spirito di veritàe parla della propria «dipartita» mediante la Croce qualecondizione necessaria della sua «venuta»: «È beneper voi che io me ne vadaperchése non me ne vadonon verràa voi il consolatore; maquando me ne sarò andatove lo manderò».Abbiamo visto che questo annuncio ha avuto la prima realizzazione giàla sera del giorno di Pasqua e poi durante la celebrazione gerosolimitanadella Pentecostee che da allora esso si verifica nella storiadell'umanità mediante la Chiesa. Alla luce di quell'annuncio prendepieno significato anche ciò che Gesùsempre durantel'Ultima Cenadice a proposito della sua nuova «venuta». Èinfattisignificativo che nello stesso discorso di addio egli annunci nonsolo la sua «dipartita»ma anche la sua nuova «venuta».Dice appunto: «Non vi lascerò orfaniritornerò da voi».E nel momento del definitivo congedoprima di salire al Cieloripeteràancora più esplicitamente: «Ecco io sono con voi»losono «tutti i giornifino alla fine dei mondo». Questa nuova «venuta»di Cristoquesto suo continuo venire per essere con gli apostolicon laChiesaquesto suo «sono con voi fino alla fine del mondo»noncambia certo il fatto della sua «dipartita». Segue ad essa dopola conclusione dell'attività messianica di Cristo sulla terraedavviene nell'ambito del preannunciato invio dello Spirito Santo eper cosìdires'inscrive all'interno della sua stessa missione. E tuttavia sicompie per opera dello Spirito Santoil quale fa sì che il Cristoche è andato viavenga ora e sempre in modo nuovo. Questo nuovovenire di Cristo per opera dello Spirito Santo e la sua costante presenzae azione nella vita spirituale si attuano nella realtàsacramentale. In essa il Cristoche è andato via nella sua umanitàvisibilevieneè presente e agisce nella Chiesa in modo talmenteintimo da costituirla come suo corpo. Come talela Chiesa vive opera ecresce «fino alla fine del mondo». Tutto ciò avviene peropera dello Spirito Santo.

62. La più completa espressione sacramentale della «dipartita»di Cristo per mezzo del mistero della Croce e della Risurrezione èl'Eucaristia. In essa si realizza ogni volta sacramentalmente la suavenutala sua presenza salvifica: nel sacrificio e nella comunione. Sirealizza per opera dello Spirito Santoall'interno della sua propriamissione. Mediante l'Eucaristia lo Spirito Santo realizza quel «rafforzamentodell'uomo interiore»di cui parla la Lettera agli Efesini. Mediantel'Eucaristia le persone e le comunitàsotto l'azione del Paraclitoconsolatoreimparano a scoprire il senso divino della vita umanarichiamato dal Concilio: quel sensoper cui Gesù Cristo «svelapienamente l'uomo all'uomo»suggerendo «una certa similitudinetra l'unione delle Persone divine e l'unione dei figli di Dio nella veritàe nella carità». Una tale unione si esprime e si realizzaspecialmente mediante l'Eucaristianella quale l'uomopartecipando alsacrificio di Cristoche tale celebrazione attualizzaimpara anche a «ritrovarsi...attraverso un dono... di sé»nella comunione con Dio e congli altri uominisuoi fratelli. Per questo i primi cristianisin daigiorni successivi alla discesa dello Spirito Santo«erano assiduinella frazione del pane e nelle preghiere»formando in questo modouna comunità unita all'insegnamento degli apostoli. Cosìessi «riconoscevano» che il loro Signorerisorto e giàasceso al cielonuovamente veniva in mezzo a loronella comunitàeucaristica della Chiesa e per suo mezzo. Guidata dallo Spirito SantolaChiesa sin dall'inizio espresse e confermò se stessa mediantel'Eucaristia. E così è stato semprein tutte le generazionicristianefino ai nostri tempifino a questa vigilia del compimento delsecondo Millennio cristiano. Certodobbiamopurtroppoconstatare chequesto Millennioormai trascorsoè stato quello delle grandiseparazioni tra i cristiani. Tutti i credenti in Cristodunquesull'esempio degli apostolidovranno mettere ogni impegno nel conformarepensiero e azione alla volontà dello Spirito Santo«principiodi unità della Chiesa»affinché tutti i battezzati inun solo Spirito per costituire un solo corposi ritrovino fratelli unitinella celebrazione della medesima Eucaristia«sacramento di pietàsegno di unitàvincolo di carità!».

63. La presenza eucaristica di Cristo - il suo sacramentale «sonocon voi» - permette alla Chiesa di scoprire sempre piùprofondamente il proprio misterocome attesta tutta l'ecclesiologia delConcilio Vaticano IIper il quale «la Chiesa è in Cristo comeun sacramentoo segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unitàdi tutto il genere umano». Come sacramentola Chiesa si sviluppa dalmistero pasquale della «dipartita» di Cristovivendo della suasempre nuova «venuta» per opera dello Spirito Santoall'internodella stessa missione del Paraclito-Spirito di verità. Proprioquesto è il mistero essenziale della Chiesacome professa ilConcilio. Se in forza della creazione Dio è colui nel quale noitutti «viviamoci muoviamo ed esistiamo»a sua volta lapotenza della redenzione perdura e si sviluppa nella storia dell'uomo edel mondo come in un duplice «ritmo»la cui fonte si trovanell'eterno Padre. È il ritmoda un latodella missione delFiglioche è venuto nel mondonascendo da Maria Vergine per operadello Spirito Santo; edall'altroè anche il ritmo della missionedello Spirito Santoquale è stato rivelato definitivamente daCristo. Per la «dipartita» del Figliolo Spirito èvenuto e viene continuamente come consolatore e Spirito di verità.E nell'ambito della sua missionequasi nell'intimo dell'invisibilepresenza dello Spiritoil Figlioche «era andato via» nelmistero pasquale«viene» ed è continuamente presente nelmistero della Chiesaed ora si celaora si manifesta nella sua storiasempre conducendone il corso. Tutto ciò avviene in modosacramentale per opera dello Spirito Santoil qualeattingendo allericchezze della redenzione di Cristocontinuamente dà la vita. Nelprendere sempre più viva coscienza di questo misterola Chiesavede meglio se stessa soprattutto come sacramento. Ciò avvieneanche perchéper volere del suo Signoremediante i variSacramenti la Chiesa compie il suo ministero salvifico nei riguardidell'uomo. Il ministero sacramentaleogni volta che si attuaporta con séil mistero della «dipartita» di Cristo mediante la Croce e laRisurrezionein forza della quale viene lo Spirito Santo. Viene e opera:«dà la vita». I Sacramentiinfattisignificano lagrazia e conferiscono la grazia: esprimono la vita e danno la vita. LaChiesa è la dispensatrice visibile dei sacri segnimentre loSpirito Santo vi agisce come il dispensatore invisibile della vita cheessi significano. Insieme con lo Spirito c'è ed agisce Cristo Gesù.

64. Se la Chiesa è il sacramento dell'intima unione con Diotaleè in Gesù Cristoin cui questa stessa unione si attua comerealtà salvifca. Tale è in Gesù Cristo per operadello Spirito Santo. La pienezza della realtà salvificache èil Cristo nella storiasi diffonde in modo sacramentale nella potenzadello Spirito Paraclito. In questo modo lo Spirito Santo è l'«altroconsolatore»o nuovo consolatoreperché mediante la suaazione la Buona Novella prende corpo nelle coscienze e nei cuori umani esi espande nella storia. In tutto ciò è lo Spirito Santo chedà la vita. Quando usiamo la parola «sacramento» inriferimento alla Chiesadobbiamo tener presente che nel testo conciliarela sacramentalità della Chiesa appare distinta da quella che èpropriain senso strettodei Sacramenti. Leggiamo infatti: «LaChiesa è... come un sacramentoo segno e strumento dell'intimaunione con Dio». Ma ciò che conta ed emerge dal sensoanalogico con cui la parola è impiegata nei due casiè ilrapporto che la Chiesa ha con la potenza dello Spirito Santocolui chesolo dà la vita: la Chiesa è segno e strumento dellapresenza e dell'azione dello Spirito vivificante. Il Vaticano II aggiungeche la Chiesa è «un sacramento... dell'unità di tuttoil genere umano». Si tratta evidentemente dell'unità che ilgenere umanoin se stesso variamente differenziatoha da Dio e in Dio.Essa si radica nel mistero della creazione ed acquista una dimensionenuova nel mistero della redenzionein ordine all'universale salvezza.Poiché Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati egiungano alla conoscenza della verità»la redenzionecomprende tutti gli uomini ein certo modotutta la creazione. Nellastessa universale dimensione della redenzione agiscein forza della «dipartita»di Cristolo Spirito Santo. Perciò la Chiesaradicata mediante ilsuo proprio mistero nell'economia trinitaria della salvezzaa buondiritto intende se stessa come «sacramento dell'unità di tuttoil genere umano». Essa sa di esserlo per la potenza dello SpiritoSantodella quale è segno e strumento nell'attuazione del pianosalvifico di Dio. In questo modo si realizza la «condiscendenza»dell'infinito amore trinitario: l'avvicinarsi di DioSpirito invisibileal mondo visibile. Dio uno e trino si comunica all'uomo nello SpiritoSanto sin dall'inizio mediante la sua «immagine e somiglianza».Sotto l'azione dello stesso Spirito l'uomo eper suo mezzoil mondocreatoredento da Cristosi avvicinano ai loro definitivi destini inDio. Di questo avvicinamento dei due poli della creazione e dellaredenzioneDio e l'uomola Chiesa è «un sacramentocioèsegno e strumento». Essa opera per ristabilire e rafforzare l'unitàalle radici stesse del genere umano: nel rapporto di comunione che l'uomoha con Dio come suo CreatoreSignore e Redentore. E una veritàchein base all'insegnamento del Conciliopossiamo meditarespiegare eapplicare in tutta l'ampiezza del suo significato in questa fase dipassaggio dal secondo al terzo Millennio cristiano. E ci è caroprendere una coscienza sempre più viva del fatto che dentrol'azione svolta dalla Chiesa nella storia della salvezzainscritta nellastoria dell'umanitàè presente e operante lo Spirito Santocolui che col soffio della vita divina pervade il pellegrinaggio terrenodell'uomo e fa confluire tutta la creazione - tutta la storia - al suotermine ultimonell'oceano infinito di Dio.

6. Lo Spirito e la Sposa dicono: «Vieni!»

65. Il soffio della vita divinalo Spirito Santonella sua maniera piùsemplice e comunesi esprime e si fa sentire nella preghiera. Èbello e salutare pensare chedovunque si prega nel mondoivi è loSpirito Santosoffio vitale della preghiera. È bello e salutarericonoscere chese la preghiera è diffusa in tutto l'orbenelpassatonel presente e nel futuroaltrettanto estesa è lapresenza e l'azione dello Spirito Santoche «alita» lapreghiera nel cuore dell'uomo in tutta la gamma smisurata delle situazionipiù diverse e delle condizioni ora favorevoliora avverse allavita spirituale e religiosa. Molte voltesotto l'azione dello Spiritolapreghiera sale dal cuore dell'uomo nonostante i divieti e le persecuzionie persino le proclamazioni ufficiali circa il carattere areligiosooaddirittura ateo della vita pubblica. La preghiera rimane sempre la vocedi tutti coloro che apparentemente non hanno voce - e in questa vocerisuona sempre quel «forte grido»attribuito a Cristo dallaLettera agli Ebrei. La preghiera è anche la rivelazione diquell'abissoche è il cuore dell'uomo: una profonditàche èda Dio e che solo Dio può colmareproprio con lo Spirito Santo.Leggiamo in Luca: «Se dunque voiche siete cattivisapete dare cosebuone ai vostri figliquanto più il Padre vostro celeste daràlo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! ». Lo Spirito Santo èil donoche viene nel cuore dell'uomo insieme con la preghiera. In questaegli si manifesta prima di tutto e soprattutto come il donoche «vienein aiuto alla nostra debolezza». È il magnifico pensierosviluppato da san Paolo nella Lettera ai Romani quando scrive: «Noinemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandarema lo Spirito stessointercede con insistenza per noicon gemiti inesprimibili». Dunquelo Spirito Santo non solo fa sì che preghiamoma ci guida «dall'interno»nella preghierasupplendo alla nostra insufficienzarimediando allanostra incapacità di pregare: egli è presente nella nostrapreghiera e le dà una dimensione divina. Così «coluiche scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spiritopoichéegli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio». La preghieraper opera dello Spirito Santo diventa l'espressione sempre piùmatura dell'uomo nuovoche per mezzo di essa partecipa alla vita divina.La nostra difficile epoca ha uno speciale bisogno della preghiera. Se nelcorso della storia - ieri come oggi - numerosi uomini e donne hanno datotestimonianza dell'importanza della preghieraconsacrandosi alla lode diDio e alla vita di orazione soprattutto nei monasteri con grande vantaggioper la Chiesain questi anni va pure crescendo il numero delle personechein movimenti e gruppi sempre più estesimettono al primoposto la preghiera ed in essa cercano il rinnovamento della vitaspirituale. È questo un sintomo significativo e consolantegiacchéda tale esperienza è derivato un reale contributo alla ripresadella preghiera tra i fedeliche sono stati aiutati a meglio considerarelo Spirito Santo come colui che suscita nei cuori un profondo anelito allasantità. In molti individui e in molte comunità matura laconsapevolezza chepur con tutto il vertiginoso progresso della civiltàtecnico-scientificanonostante le reali conquiste e le mèteraggiuntel'uomo è minacciatol'umanità èminacciata. Dinanzi a questo pericoloe anzi sperimentando già lapaurosa realtà della decadenza spirituale dell'uomopersonesingole e intere comunitàquasi guidate da un senso interioredella fedecercano la forza capace di risollevare l'uomodi salvarlo dase stessodai propri sbagli e abbagliche spesso rendono nocive le suestesse conquiste. E così scoprono la preghieranella quale simanifesta lo «Spirito che viene in aiuto alla nostra debolezza».In questo modo i tempiin cui viviamoavvicinano allo Spirito Santomolte personeche ritornano alla preghiera. Ed io confido che tuttetrovino nell'insegnamento di questa Enciclica un nutrimento per la lorovita interiore e riescano ad irrobustiresotto l'azione dello Spiritoilloro impegno di preghiera in consonanza con la Chiesa e col suo Magistero.

66. In mezzo ai problemialle delusioni e alle speranzeallediserzioni e ai ritorni di questi tempila Chiesa rimane fedele almistero della sua nascita. Se è un fatto storico che la Chiesa èuscita dal Cenacolo il giorno di Pentecostein un certo senso si puòdire che non lo ha mai lasciato. Spiritualmente l'evento della Pentecostenon appartiene solo al passato: la Chiesa è sempre nel Cenacoloche porta nel cuore. La Chiesa persevera nella preghieracome gliapostoli insieme a MariaMadre di Cristoed a coloro che in Gerusalemmecostituivano il primo germe della comunità cristiana e attendevanopregandola venuta dello Spirito Santo. La Chiesa persevera nellapreghiera con Maria. Questa unione della Chiesa orante con la Madre diCristo fa parte del mistero della Chiesa fin dall'inizio: noi la ve diamopresente in questo misterocome è presente in quello di suoFiglio. Ce lo dice il Concilio: «La Beata Vergine...adombrata dalloSpirito Santo... diede alla luce il Figlioche Dio ha posto qualeprimogenito tra molti fratelli (Rm 829)cioè tra ifedelialla cui rigenerazione e formazione essa coopera con materno amore».ella è «per le sue singolari grazie e funzioni... intimamentecongiunta con la Chiesa: è figura della Chiesa». «LaChiesacontemplando l'arcana santità di lei ed imitandone la caritàdiventa anch'essa madre» e «ad imitazione della Madre del suoSignorecon la virtù dello Spirito Santoconserva verginalmenteintegra la fedesalda la speranzasincera la carità: essa pure(cioè la Chiesa) è vergineche custodisce... la fede dataallo Sposo». Si capisce così il senso profondo del motivopercui la Chiesaunita con la Vergine Madresi rivolge ininterrottamentequale Sposa al suo divino Sposocome attestano le parole dell'Apocalisseriportate dal Concilio: «Lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù:"Vieni!"». La preghiera della Chiesa è questainvocazione incessantenella quale «lo Spirito stesso intercede pernoi»: in certo modoegli stesso la pronuncia con la Chiesa e nellaChiesa. Lo Spiritoinfattiè dato alla Chiesaaffinchéper la sua potenza tutta la comunità del Popolo di Dioper quantolargamente ramificata e variaperseveri nella speranza: in quellasperanzanella quale «siamo stati salvati». È lasperanza escatologicala speranza del definitivo compimento in Diolasperanza del Regno eternoche si attua nella partecipazione alla vitatrinitaria. Lo Spirito Santodato agli apostoli come consolatoreèil custode e l'animatore di questa speranza nel cuore della Chiesa. Nellaprospettiva del terzo Millennio dopo Cristomentre «lo Spirito e laSposa dicono al Signore Gesù: "Vieni!"»questa loropreghiera è caricacome sempredi una portata escatologicadestinata a dare pienezza di significato anche alla celebrazione delgrande Giubileo. E una preghiera rivolta in direzione dei destinisalvificiverso i quali lo Spirito Santo apre i cuori con la sua azioneattraverso tutta la storia dell'uomo sulla terra. Nello stesso tempoperòquesta preghiera si orienta verso un preciso momento della storiain cuiè messa in rilievo la «pienezza del tempo»scanditadall'anno Duemila. A questo Giubileo la Chiesa desidera prepararsi nelloSpirito Santocome dallo Spirito Santo fu preparata la Vergine diNazarethnella quale il Verbo si fece carne.

CONCLUSIONE

67. Vogliamo concludere queste considerazioni nel cuore della Chiesa enel cuore dell'uomo. La via della Chiesa passa attraverso il cuoredell'uomoperché è qui il luogo recondito dell'incontrosalvifico con lo Spirito Santocol Dio nascostoe proprio qui lo SpiritoSanto diventa «sorgente di acquache zampilla per la vita eterna».Qui egli giunge come Spirito di verità e come Paraclitoquale èstato promesso da Cristo. Di qui egli agisce come consolatoreintercessoreavvocato - specialmente quando l'uomoo l'umanitàsi trova davanti al giudizio di condanna di quell'«accusatore»del quale l'Apocalisse dice che «accusa i nostri fratelli davanti alnostro Dio giorno e notte». Lo Spirito Santo non cessa di essere ilcustode della speranza nel cuore dell'uomo: della speranza di tutte lecreature umane especialmentedi quelle che «possiedono le primiziedello Spirito» ed «aspettano la redenzione del loro corpo».Lo Spirito Santonel suo misterioso legame di divina comunione colRedentore dell'uomoè il realizzatore della continuitàdella sua opera: egli prende da Cristo e trasmette a tuttientrandoincessantemente nella storia del mondo attraverso il cuore dell'uomo.

Qui egli diventa - come proclama la Sequenza liturgica della solennitàdi Pentecoste - vero «padre dei poveridatore dei doni luce deicuori»; diventa «dolce ospite dell'anima»che la Chiesasaluta incessantemente sulla soglia dell'intimità di ogni uomo.Egliinfattiporta «riposo e riparo» in mezzo alle faticheallavoro delle braccia e delle menti umane; porta «riposo» e «sollievo»in mezzo alla calura del giornoin mezzo alle inquietudinialle lotte eai pericoli di ogni epoca; portainfinela «consolazione»quando il cuore umano piange ed è tentato dalla disperazione. Perquestola stessa Sequenza esclama: «Senza la tua forza nulla ènell'uomonulla è senza colpa». Solo lo Spirito Santoinfatti«convince del peccato»del maleallo scopo diinstaurare il bene nell'uomo e nel mondo umano: per «rinnovare lafaccia della terra». Perciòegli opera la purificazione datutto ciò che «deturpa» l'uomoda «ciò che èsordido»; cura le ferite anche più profonde dell'umanaesistenza; cambia l'interiore aridità delle animetrasformandolein fertili campi di grazia e di santità. Quello che è «rigido- lo piega»quello che è «gelido - lo riscalda»quello che è «sviato - lo raddrizza» lungo le vie dellasalvezza. Pregando cosìla Chiesa incessantemente professa la suafede: c'è nel nostro mondo creato uno Spirito che è un donoincreato. È questi lo Spirito del Padre e del Figlio: come il Padree il Figlioè increatoimmensoeternoonnipotenteDioSignore. Questo Spirito di Dio «riempie l'universo»e tutto ciòche è creato in lui riconosce la fonte della propria identitàin lui trova la propria trascendente espressionea lui si volge e loattendelo invoca col suo stesso essere. A luicome a ParaclitoaSpirito di verità e di amoresi rivolge l'uomo che vive di veritàe di amore e che senza la fonte della verità e dell'amore non puòvivere. A lui si rivolge la Chiesache è il cuore dell'umanitàper invocare per tutti ed a tutti dispensare quei doni dell'amoreche permezzo suo «è stato riversato nei nostri cuori». A lui sirivolge la Chiesa lungo le intricate vie del pellegrinaggio dell'uomosulla terra: e chiedeincessantemente chiede la rettitudine degli attiumani come opera sua; chiede la gioia e la consolazioneche solo luiilvero consolatorepuò portare scendendo nell'intimo dei cuoriumani; chiede la grazia delle virtùche meritano la gloriaceleste; chiede la salvezza eternanella piena comunicazione della vitadivinaa cui il Padre ha eternamente «predestinato» gli uominicreati per amore ad immagine e somiglianza della Santissima Trinità.La Chiesa col suo cuoreche in sé comprende tutti i cuori umanichiede allo Spirito Santo la felicitàche solo in Dio ha la suacompleta attuazione: la gioia «che nessuno potrà togliere»la gioia che è frutto dell'amore edunquedi Dio che èamore; chiede «la giustiziala pace e la gioia nello Spirito Santo»in cuisecondo san Paoloconsiste il Regno di Dio. Anche la pace èfrutto dell'amore: quella pace interioreche l'uomo affaticato cercanell'intimo del suo essere. quella pace chiesta dall'umanitàdallafamiglia umana dai popolidalle nazionidai continenticon una trepidasperanza di ottenerla nella prospettiva del passaggio dal secondo al terzoMillennio cristiano. Poiché la via della pace passa in definitivaattraverso l'amore e tende a creare la civiltà dell'amorelaChiesa fissa lo sguardo in colui che è l'amore del Padre e delFiglio enonostante le crescenti minaccenon cessa di aver fiducianoncessa di invocare e di servire la pace dell'uomo sulla terra. La suafiducia si fonda su colui cheessendo lo Spirito-amoreè anche loSpirito della pace e non cessa di esser presente nel nostro mondo umanosull'orizzonte delle coscienze e dei cuoriper «riempire l'universo»di amore e di pace. Davanti a lui io m'inginocchio al termine di questeconsiderazioniimplorando checome Spirito del Padre e del Figlioegliconceda a noi tutti la benedizione e la graziache desidero trasmetterenel nome della Santissima Trinitàai figli e alle figlie dellaChiesa ed all'intera famiglia umana.

Dato a Romapresso San Pietroil 18 maggioSolennità diPentecostedell'anno 1986ottavo del mio Pontificato.




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